I met Marco Sara at the Terroir Vino event in Genoa, was impressed by his three dessert wines, and was eager to visit him and his family at their place in Friuli. I headed up there this past Wednesday and toured his vineyards, saw something of the very pretty area north of Udine, and met Sandra and Pietro, Marco's wife and two-year-old son. I also met Marco's cousin, his mother, Sandra's mother -- it's that kind of place. Sandra and Marco at a cafe in San Daniele, prosciuttoville. Young as...
Ho appena finito di parlare al telefono con un giovane ristoratore, di quelli sempre entusiasti, che mi ha detto "Io se potessi smettere lo farei".Mi ha molto colpito perché da lui non me l'aspettavo."Questa è una vita di sacrifici -...
Mi scuso con tutti quelli che hanno inviato commenti in questi giorni. Purtroppo si è creato un errore permanente nella parte del database dedicata ai commenti. Sto cercando di ripristinarla ma per il momento ogni commento è sospeso - e purtroppo anche quelli passati sono scomparsi… Speriamo bene!
Ci ha lasciati Sergio Zenato, vignaiolo in San Benedetto di Lugana (VR) con l'omonima azienda. Sergio Zenato era persona che molti conoscevano e molti avrebbero dovuto conoscere. Oltre alla passione per il suo lavoro, trasmetteva una cordiale umanità, con quel...
Ce la farà Asa a diventare una chef di successo a Roma? Asa è una ragazza svedese di 28 anni, alta, bella, simpatica, cocciuta e timida. E' una cuoca, lei dice sempre chef, e vuole sfondare in questo mestiere di...
Trovo che il bello delle crêpes sia il fatto che ci si può sbizzarrire in un numero impressionante di ricette (come con la pizza, per intenderci). Per questo motivo, voglio proporre una serie di spunti per farcire le crêpes, fermo restando che l’unico limite è la fantasia (suvvia, un altro ce lo imponiamo: oggi parliamo solo di crêpes salate).
Per seguire questi suggerimenti, tengo sempre presente questa ricetta per fare le crêpes, ma quando ci sono ingredienti che devono avere il tempo di fondere è necessario assicurarsi di cuocere per bene la crêpe su un lato, e appena viene girata sull’altro lato va disposto l’ingrediente.
Crêpes con cotto e scamorza affumicata Questo abbinamento è davvero tanto banale quanto delizioso. Assicuratevi di tagliare la scamorza in fettine molto sottili e disponetele sul lato della crêpe appena la girate sull’altro lato. Prima di piegare la crêpe in due, aggiungete anche il prosciutto cotto.
Crêpes con speck, gorgonzola e rucola Il gorgonzola si ammorbidisce abbastanza velocemente. Siccome speck e rucola non vanno cotti, aggiungete gli ingredienti quando manca poco alla fine della preparazione. In alternativa, potete anche preparare le crêpe completamente e, dopo averle riempite con gorgonzola, speck e rucola, disporle in una pirofila e scaldarle in forno, con un po’ di burro fuso sopra.
Crêpes con prosciutto crudo e mozzarella Il prosciutto crudo deve restare crudo e la mozzarella deve avere il tempo di fondere, quindi o tagliate la mozzarella in fette molto sottili o addirittura la sminuzzate/sbriciolate.
Crêpes ricotta e spinaci Per questo abbinamento, ovviamente gli spinaci vanno prima lessati e poi ben mischiati con la ricotta.
Crêpes ai formaggi Qui sbizzarritevi con un bel mix di formaggi come fontina, gorgonzola, emmentaler. Ma dato che il formaggio deve avere il tempo di fondere per bene, anche qui è preferibile passare in forno le crêpes disposte in una pirofila.
La doc Lacryma Christi, nonostante il nome evocativo e la diffusa notorietà su cui i suoi vini hanno, storicamente, potuto contare sia in Italia che all'estero, è stata sempre piuttosto avara di etichette significative in grado di competere con l'eccellenza qualitativa insistentemente perseguita e raggiunta...
Aumento del peso specifico per l’Umbria nella guida 2009 del Touring Club ai Vini Autoctoni Italiani con ben 20 schede previste. Crescita grande anche qualitativa anche se con difficoltà per il Sagrantino 2005 che risente di piogge in vendemmia che hanno colpito le aziende in maniera poco uniforme con maggiori problemi nella parte alta (Montefalco) e [...]
Mi riaggancio alla segnalazione fatta un paio di giorni fa dalla mia carissima amica Veronica e al post impeccabile di Roberto che ha spiegato davvero tutto, perchè è bene segnalare anche qui una notizia a dir poco agghiacciante. Di un caso simile se n’era parlato già a suo tempo, quando volevano mettere un gigantesco [...]
Festa de l’Unità di Pianengo, come tutti gli anni viene presentata una grande specialità locale: i tortelli cremaschi, rigorosamente fatti a mano dalle signore del paese… Buoni, buonissimi, probabilmente migliori!
Per chi non lo conoscesse questo è un piatto tipico di Crema (CR) e dintorni. La sua caratteristica principale è probabilmente il ripieno di spezie, provenienti dai commerci con l?oriente, sui quali i veneziani avevano un netto predominio. Tra gli ingredienti principali troviamo gli amaretti tritati, il pane grattugiato, il cedro candito, la noce moscata, i biscotti mostaccino e altri talvolta con aggiunte di gusto personale come ad esempio mentini, uvetta, marsala, etc.Il condimento è semplice: burro e salvia.
Spiegato brevemente cosa sono i tortelli cremaschi, vi chiedo un consiglio: quale vino abbinare? Gli anziani del paese, e IMHO anch’io, probabilmente vi risponderanno Gutturnio. Il territorio cremasco non è produttore di vini, ma il piacentino e il pavese forniscono dei buoni vini, quali il Gutturnio appunto, il Barbera e il Buttafuoco… Ma quale abbinare?
Non si scherza con l'acqua. E' cosa ormai risaputa che la quantità di questo prezioso bene naturale si sta drammaticamente riducendo. Senza dubbio il surriscaldamento del pianeta sta contribuendo a svuotare i bacini acquiferi...
Pubblichiamo, tra i racconti segnalati del concorso letterario di Villa Petriolo, "Il vino dell'amicizia" di Vanni Marchioni, a cui vanno i nostri complimenti.
Vanni Marchioni è nato nel 1974 a Firenze, dove risiede. Dopo il diploma in Gestione d'impresa conseguito presso SSA - Scienze Aziendali - Specializzazione in Marketing, distribuzione e tecniche di vendita, diviene responsabile marketing/commerciale di Pitti Immagine. Sommelier A.I.S., si interessa di lettura, teatro, viaggi, fitness, cinema, canoa fluviale, pesca con la mosca, entomologia e micologia.
racconto
"IL VINO DELL'AMICIZIA"
di Vanni Marchioni
Gli occhiali si appannano sempre sul più bello. Quando vorresti vedere le cose più nitide, le lenti si velano di un velo invisibile ma percepibile. Forse per pulirle veramente bene e vederci finalmente chiaro sarebbe necessario entrare in un autolavaggio con una macchina coupè. Quale soddisfazione indescrivibile.
Ferruccio, ottantasette anni compiuti lo scorso martedì, gli occhiali li porta da tempo immemorabile. Da quando sognava, lui per primo, che fossero le spazzole di un autolavaggio a pulire le sue lenti appannate. Questo pomeriggio sta leggendo il suo giornale in un parco di Milano e si annoia da diventare matto. Le sue lenti, come la sua anima, hanno preso quel colore grigio fatto di smog e architetture da quattro soldi, che circonda il giardino e la sua panchina di legno vecchio, smaltato con un verde approssimativo.
Seduto accanto, come in un viaggio, Corso guarda nel vuoto. Chissà a che cosa pensa. Forse alla guerra, tutte le persone anziane pensano alla guerra, una volta al giorno. La terza età che ricorda la prima, o la seconda, fase della propria esistenza. Perché sebbene la miseria e la follia degli uomini facessero da padroni, quel tempo era il tempo della giovinezza. Che si fugge, tuttavia. Corso si è seduto sulla stessa panchina di Ferruccio un paio d?ore fa. Come passa lentamente il tempo, quando non si ha niente da fare. Ha salutato educatamente il suo sconosciuto compagno di banco occasionale, il quale ha risposto toccandosi il cappello con la mano sinistra.
Chi li vedesse adesso, senza avere appreso il buon gusto di non giudicare dalle apparenze, vedrebbe solamente due uomini soli. Ma quando la solitudine fa rumore, sono le sensazioni che prendono il posto delle parole.
I due uomini si guardano negli occhi, per la prima volta da quando sono fianco a fianco e non credono che sia vero, che sia possibile. Come un lampo improvviso che divide il dipinto del cielo, avviene la medesima reazione chimica nei due stanchi agglomerati di cellule e si apre un cassetto in quella parte del cervello che si dice richiami la memoria storica. Quel giorno di marzo del ?43 erano lì, nella stessa parte di mondo. Nel posto sbagliato e al momento sbagliato. L?un contro l?altro armati, entrambi credenti nei valori della patria, dell?esistenza indubbia di un essere superiore che tutto vede e giudica. L?importanza della libertà e della passione. Sebbene oggi sia così difficile da percepire, si credeva in un obiettivo anche quando era solo raccontato da terze persone e appariva così lontano, quando mancava il pane. Fatto sta che la Linea Gotica divise due paesi e due mondi confinanti. Famiglie che fino a ieri avevano pranzato insieme e che oggi impugnavano fucili rudimentali per spararsi addosso dalle finestre. I due uomini si guardano negli occhi e vedono dentro, vedono lontano. Nella memoria del tempo, tornano giovani e si ritrovano sporchi e stanchi. Magri e polverosi. Faccia a faccia, uno con un fucile scarico e l?altro con il colpo in canna.
- spara! che cosa aspetti, spara!
Ma quella cadenza emiliana, quella esse morbida strascicata tra le sillabe dell?aspettativa di morire fermò qualcosa nella testa e nelle mani di Ferruccio. Non premette il grilletto per un tempo immemorabile durante il quale non pensò a niente o forse a tutto, confusamente. Al fatto che stava per uccidere un ventenne, come lui, per il solo credo in un?altra bandiera. Eppure fratelli della medesima Italia e figli delle stesse madri che pregavano allo stesso modo, in due case poco distanti. Invece di fare fuoco disse qualcosa come anche tu sei di queste parti? A ripensarci adesso, avrebbe potuto tirar fuori qualcosa di più epico, ma meno vero e sincero. Pochi minuti più tardi si avviarono insieme verso la casa di Corso, a poche centinaia di metri da quel luogo di morte.
Adesso Ferruccio e Corso stanno bevendo assieme lo stesso vino che aprirono allora. Un lambrusco semplice semplice, un vino locale che sapeva - allora come oggi - di amicizia e lealtà. Così facile da bere, morbido e frizzante come una bella storia. Il resto del mondo ha abbandonato il grigio e assume i riflessi violacei che macchiano il bicchiere. Non c?è bisogno di parole, in un momento come questo. I due vecchi nemici sorseggiano insieme, senza fretta, il vino della loro amicizia.
Gli occhiali di Ferruccio sono di nuovo appannati. Per fortuna non si vede la pioggia sotto le lenti bifocali. Deve essere entrata un po? d?acqua durante il lavaggio dell?auto.
Lunedì questo blog compirà un anno: il primo post l'ho pubblicato il 14 luglio del 2007. Da allora, questo è il post numero 242, e non mi pare poca cosa. Avevo pensato di festeggiare: una bicchierata, ovviamente bardolinista, con gli amici. Ma non potrò far festa. Perché lunedì è un giorno triste. Perché lunedì accompagnerò nell'ultimo viaggio un maestro, un amico: Sergio Zenato. La malattia l'ha vinto. Non cerco parole retoriche, di circostanza: Sergio sappiamo bene tutti quali genio del vino fosse. Non se n'offenda nessuno, ma il Lugana non sarebbe il vino di successo che è senza la sua capacità di guardare avanti. Per me è stata una figura importante: il primo in assoluto a darmi fiducia, tanti anni fa, nel mondo del vino. Non potrò festeggiare, è evidente. Ma vi invito comunque a levare il calice per lui, lunedì. Col vino che vorrete, col vino che più amate. Credo che Sergio avrebbe voluto essere salutato così.
With everything in play the way it has been for the last 50 or so years, is anyone surprised that we now find ourselves in prime-time navel gazing mode regarding our future? In the early 1970?s we were not so gently warned to get our oil-addiction in check. And now, everyone is acting surprised that gas is $4 a gallon, like it?s the end of the world? Hello, that was the price of gas in Italy, in 1984.
Now we are starting to reluctantly see the introduction of the new pony cars, like the new Dodge Challenger or the new Chevy Camaro, which were designed way back when the price of oil was $40 a barrel and now it is $140. No wonder there isn?t too much excitement about those cars, except in places like the Chinese Billionaire Club or the Dubai Gazillionaire?s Guild.
Is it any surprise that now, not many fellows want to shell out the bucks for a pony car that will cost them $50 a day to run? The world that these cars were designed for no longer exists.
Likewise, in the Italian wine world, we also have these pony car wines that were dreamt up for a world that isn?t there waiting for them. The shelves are not begging for it, I have this on good counsel from the streets.
I know some of my importer friends and colleagues don?t like to hear it, but the world has presently turned away from something thought up to be uber and special, a luxury item created for an emerging market that can barely keep its head above water.
"It's not easy being green"
What is the typical wine of which I talk about? It is often from Tuscany but not limited to that area. The Maremma figures in here, seeing as there was a lot of investment and planting some years ago, in anticipation of the growth of the phantom category. It can be a blend of Sangiovese with Bordeaux varietals. Syrah can also be a component. It can also be found in the Veneto, in Piedmont, in Sicily, Sardegna, the Marche, almost anywhere. But Tuscany seems to be the poster child for these mis-planned opportunities that never materialized.
And I?m not meaning to throw down hate on my Tuscan brethren, but folks, I really don?t see how it will fly in these times. If anyone can find the rubes, please send some of them to me.
OK, so we get an email, or a meeting whereby we get this plea, more often in the form of a requisite for continued good relations. Time out.
Let?s say I am a salesman coming to your place, to sell you, let?s see, brushes. And I knock on your door, because you have been a good customer, have bought a lot of brushes from me in the past. Even tooth brushes and brushes to clean out the spokes in your car wheels. So you are a loyal client and you pay me always on time. Good times.
And I come to you and tell you I have built this brush factory and have invested heavily. And those brushes I have been selling to you for $5-6, I still want to sell them to you. But I need you to also buy a bunch of brushes for your house and they cost $12-15 and they only are good for the second floor. You can?t use them in the garage and they are useless in the dining room. They are only for the study on the 2nd floor or the guest bedroom. And not the bathrooms. And I need you to buy a dozen of them.
And you look at me and tell me you don?t need them, let alone a dozen of them. And I respectfully answer back that I hear you but I still need you to step up to the plate and honor the commitment that our relationship requires.
Can you feel the force of the door as it just got slammed in my face?
Now, I?m not saying that it would go that far. But just like Detroit has invested in something that is really not appropriate for the current market, so in other endeavors, there are products developed that just aren?t the greatest ideas for the world we find ourselves in.
What the world needs now - is it really another highfaluting Maremma wannabe that sells for $60, $80, $100? I don?t see it, anymore than I see myself getting behind the wheel of a 9mpg Viagra-mobile.
What does excite me is to press on with the refinement of those wines that appear to be Italian concept wines, but closer to entry level prices. Look at the Asian car market, or better, look at the European car market. Within 2 years VW is going to have a car for sale that will get 235 mpg. How about an Italian wine that doesn?t suck all the spare change out of the glove compartment, something we can drive around our dining rooms and still be able to put pasta and salad on the table as well?
Something for the wine-concept gurus to think about, when they?re staring at themselves in the mirror, while they put on their sunscreen, before they head out to the seaside, during the month of August.
Ci sono sempre più segnali che l'edificio della critica del vino stia pericolosamente riempiendosi di crepe. Per diversi motivi, guide dei vini, magazine specializzati e, soprattutto, i giornalisti e scrittori che si dedicano a questa attività, sono sempre più spesso...
Visto che da domani non mi rivedrete fino a lunedì (mettete via i fazzoletti, per piacere), cercate di baloccarvi fino ad allora con questa piccola sfida. Andrea Matranga e Marcello Valentino sono due chef blogger dall’intrigante, temperamentosa fantasia culinaria. Oltre dall’estro e dalla capacità (che un giorno o l’altro mi piacerebbe testare in prima persona), sono accomunati da un dato geografico più rilevante di quello che sembri: sono siciliani. Un’origine mediterranea, solare, che finisce per riverberarsi sulle loro creazioni.
Risponde Marcello con i suoi spaghetti alla chitarra al pesto Ballarò. Gli eserciti sono schierati, l’un contro lìaltro armati. Ebbene lettori: chi vince secondo voi? Ci vediamo lunedì.
Fine aprile di allegria e gita a Roma, città di eterna bellezza e fascino ammalliatore, a trovare due grandi amici: Giuseppe (nella foto mentre si gusta un Habana autentico...), ricercatore...
I'm sitting at the edge of Rome's Central Park, the Borghese Gardens. The Pines of Rome are on impressive display here, and they scent the mildly polluted air with hot summer as cicadas croak in the bushes and bosky dells behind me. Chalk this up as another lost photo op. I'm a bad b logger, too, I guess, because I should exploit more the varied possibilities of the medium. But, need I remind you, flaneurs do not occupy themselves with such things. A word picture or two is all I...
Alcune settimane fa un famoso blogger italiano (Aristide) ha lanciato una interessante iniziativa, invitando tutti gli appassionati a parlare di vini rosati. Ho raccolto entusiasticamente la "sfida" ed ho deciso di descrivere in breve le caratteristiche di quello che si può considerare uno dei rosati di maggiore riguardo a livello mondiale. Parliamo quindi del "Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo".
La produzione del Cerasuolo rappresenta una variante del Montepulciano d'Abruzzo, dal quale si differenzia, basilarmente, per l'utilizzo di tecniche di vinificazione diverse che, per la tipologia principale avviene "in rosso", mentre per il Cerasuolo viene attuata, con molte varianti, la cosidetta "vinificazione in bianco".
Le uve del vitigno montepulciano sono notoriamente molto ricche di antociani, tanto che, anche dopo un contatto assente o poco prolungato delle bucce con il mosto avviene una buona cessione di pigmenti, con un risultato che ristora il cuore alla sola vista. Il colore rosato brillante, splendido nei riflessi, accompagnato da profumi che dietro le note delicate tipiche del frutto lasciano trasparire la potenza tipica del vitigno. Un connubio che da sempre ha affascinato i viticoltori abruzzesi che ne hanno fatto un figlio prediletto, adatto alla tavola di tutti i giorni ed all'ospite di riguardo.
La tradizionale produzione dei vini rosati è molto radicata nella regione, sia nella fascia costiera che in quella del subappennino. Una consuetudine oramai consolidata che ci regala profumi e sapori ineguagliabili, al riverbero dell'incantevole colore. Sensazioni che stanno conquistando una fascia sempre crescente di semplici consumatori e di esperti qualificati. Un successo che si concretizza negli ottimi risultati che il Cerasuolo riscuote sulle guide e nei concorsi specializzati (si vedano ad esempio le sezioni dedicate ai rosati a denominazione d'origine del Concorso Enologico Internazionale del Vinitaly o della Selezione Nazionale dei Vini da Pesce).
Molto ampia e qualificata è la scelta offerta dai produttori regionali, che si differenzia per aree e modalità produttive. Senza volontà di sminuire gli altri bravi vitivinicoltori, ho deciso di parlare di un Cerasuolo di grande carattere, il "Piè delle Vigne", prodotto dall' Azienda Agricola Luigi Cataldi Madonna di Ofena (AQ).
TERRITORIO
Il comprensorio agricolo di Ofena è situato nel versante occidentale del massiccio del Gran Sasso d'Italia, all'interno di un anfiteatro naturale circondato da montagne. Una orografia che influisce in maniera molto audace sui fenomeni climatici, rendendoli aspri e tipici delle aree genuinamente continentali, con fenomeni meteorici improvvisi ed andamenti termici incostanti, con escursioni giornaliere e stagionali molto rilevanti. L'altitudine di circa 600 metri s.l.m. favorisce una insolazione poco schermata e ad ampio spettro luminoso, che arriva agli apparati fotosintetici delle viti in sinergia con elevate temperature estive diurne. Tali condizioni influiscono molto sulla formazione degli antociani e degli altri polifenoli, le cui quantità e qualità permettono alla pianta di adattarsi ai peculiari attributi fotoclimatici, al fine di sfruttarli al meglio dal punto di vista energetico e di difendersi dalle radiazioni solari. Il risultato si evidenzia con mosti e vini dal colore intenso e dalle sfumature originali, con ampie e piacevoli conseguenze organolettiche. Il bellissimo fiume Tirino completa il quadro di quello che viene definito il "forno d'Abruzzo".
IL PRODUTTORE
L'Azienda Agraria Luigi Cataldi Madonna è stata fondata nel 1920 ed ha sempre rappresentato una realtà produttiva importante. Ma la svolta è avvenuta da quando è gestita dal prof. Luigi, Ordinario di Filosofia e nipote del fondatore. La sua attività imprenditoriale ha assunto una connotazione esclusiva, improntata alla salvaguardia del paesaggio, dell'ambiente agrario e della biodiversità variatale. A lui, ad esempio, dobbiamo la riscoperta del vitigno pecorino. L'attività antropica in armonia con la natura. La chiave indispensabile per prodotti dal fascino senza tempo.
IL PRODOTTO: la tecnica della "svacata"
Il Cerasuolo "Piè delle vigne" è realizzato con una particolare digressione da quella che è la vinificazione in bianco standard: la "svacata". Il nome di questa tecnica, tradizionale del territorio, deriva dalla parola "vach" (che nel dialetto di gran parte dell'Abruzzo significa acino) e consiste in una vinificazione che avviene in fasi diverse. Dopo le operazioni di pigiatura e sgrondatura, il corpo principale del mosto viene avviato alla fermentazione, mentre le bucce vengono messe a fermentare a parte con una piccola frazione di mosto per un periodo variabile, passato il quale la fase liquida viene separata da quella solida ed aggiunta alla massa fermentante. Questa metodica consente di solubilizzare dalle bucce, in maniera condizionata, una quantità superiore di polifenoli, di componenti della frazione olfattiva e di alcuni composti della pruina che coadiuvano le fasi della fermentazione. Tale maggiore estrazione avviene però, dato il maggiore rapporto tra bucce e fase liquida, in condizioni vicine o pari alla saturazione, tanto da permettere un discioglimento molto bilanciato delle componenti chimiche.
Il vino che si ottiene presenta un colore rubino brillante, molto vivace, con riflessi sul granato. Il profumo è quello tipico del frutto della cultivar, con notazioni vinose ed alcoliche caratteristiche. All'assaggio si presenta fresco ed avvolgente, con un retrogusto che ricorda la mandorla e l'amarena, persistente e piacevole.
Si accompagna con i primi piatti della cucina abruzzese (ottimi i primi a base di pasta fatta in casa con i legumi), ma si sposa perfettamente con piatti di pesce complessi e strutturati. Una buona idea potrebbe essere quella di accostarlo ad un ottimo risotto alle seppie. La temperatura di servizio ideale è di circa 14°C.
Il costo?? Possiamo acquistarlo in enoteca ad un prezzo che si aggira sui 13 euri.
Allora cosa dire?? Buona Salute a Tutti!!!! Pierluigi Salvatore.
NELLE FOTO: GUERRIERO DI CAPESTRANO, CORSO DEL FIUME TIRINO, PANORAMA DEL "FORNO D'ABRUZZO" (FONTE: OFENA.ABRUZZO.IT), BOTTIGLIA DI CERASUOLO "PIE' DELLE VIGNE".
L'amico Francesco Turri, grand'esperto di ostriche e motorino infaticabile del portale OlioVinoPeperoncino, mi ha chiesto di realizzare una video intervista in tema bardolinista a Matilde Poggi durante la presentazione dei suoi Chiaretti in sughero e in Stelvin avvenuta l'altro sabato all'azienda agricola Le Fraghe (le riprese sono di Francesco). Chi volesse vedere i sei spezzoni d'intervista può andare a questa pagina di OlioVinoPeperoncino (i filmati sono residenti su YouTube). Qui sotto ne riporto uno.
Un altro film sul vinoooo..... Dopo Sideways e MondoVino ecco un film sul Merlot. Merlove, un documentario che celebra il merlot è un viaggio tutto americano attraverso il merlot (o meglio....il loro Merlot...) guidato dall'esperienza personale dei wine lover.
Il messaggio del documentario è che nessuna varietà può essere considerata superiore ad un'altra, nè tanto meno inferiore ad un'altra. Affianca il documentario il blog , mentre sul sito si potrà "percorrere" virtualmente il tour che è stato compiuto toccando la Napa Valley, la Sonoma, Washington State, st. Emilion e Pomerol.
Sbirciando qua e là la blogosfera, ho notato con piacere che impazzano i post con ricette per la colazione. Con piacere perchè io A-D-O-R-O fare colazione: per me è un momento sacro, un rito che rispetto anche a costo di alzarmi in anticipo.
Le basi della mia colazione sono una moka da 3 persone di caffè nero, bollente, che mi dà la carica già con il suo profumo, ed il giornale (ma in caso d'emergenza va bene anche una rivista, un volantino, qualsiasi cosa basta che io possa leggerla!).
Per quanto riguarda il cibo, seguo l'andamento delle stagioni e la voglia estemporanea del momento, perciò vario piuttosto spesso. L'unica colazione che davvero non mi dà soddisfazione (lo so, sono un'italiana degenere) è l'intramontabile e noiosissima abbinata latte+biscotti. Non me ne vogliate... ;-)
Vi propongo una ricetta deliziosa, da riservare magari alle mattine festive, in cui ci si può prendere qualche minuto in più.
Pain perdu con le fragole del mio orto
per 4 persone vi serviranno:
- 4 fette di pan brioche - 2 uova - 2 dl di latte freddo - cannella
- 30 gr di zucchero di canna
- 300 gr. di fragole...se non potete usare quelle del mio orto, potete tranquillamente comprarle ;-)
- una noce di burro
Sbattete le uova con zucchero, cannella a piacere e latte. Lavate ed asciugate le fragole, poi tagliatele a pezzetti (se amate i sapori dolci, zuccheratele un pochino).
Passate le fette nelle uove, sgocciolandole in un piatto; poi cuocetele in padella nel burro spumeggiante per un minuto, girandole a metà cottura. Devono essere ben dorate, mi raccomando. Asciugate eventualmente il burro in eccesso con della carta assorbente.
Infine servitele ricoperte di fragole, spolverizzando, se volete, con dello zucchero a velo.
Un nuovo blog sul vino va ad aggiungersi al nutrito gruppo di siti, blog e social network del circuito pubblicitario VinoClic. Si tratta de "Il Viandante Bevitore", il blog del napoletano Mauro Erro con il quale il network raggiunge la considerevole soglia dei 50 editori specializzati. Ecco come si presenta : Mi occupo di vino e gastronomia nei loro diversi aspetti. Innanzitutto ho un'enoteca, punto d'incontro di amici, ma anche Laboratorio enoico dove sviluppiamo progetti, degustazioni, corsi. Mi occupo anche di comunicazione, organizzazione eventi e di consulenze etiliche insieme ad Adele Chiagano, giornalista Free lance e autrice del blog Viola Melanzana un altro blog del network VinoClic. Il viandante bevitore è il mio diario di appunti dove annoto le emozioni, le persone, i grandi vini che ho la fortuna di incontrare lungo il mio cammino, tenendo bene a mente le parole scritte da Mario Soldati: "non faccio questo viaggio per poter poi descrivere un vino ai miei lettori; ma solo per invitarli a viaggiare a loro volta, e a scoprire così altri vini, tutti e sempre diversi, perché il gusto di un vino significa qualcosa solo in rapporto alla persona che lo beve, e al luogo e all'ora e alle condizioni in cui lo beve".Qui la scheda completa de Il Viandante Bevitore
Here is the third and penultimate segment of my definitive precis of the LastItalianWineMemoirYoullEverNeedtoRead. In it you will find joy and heartbreak, hard work and the ineffable pleasure of swanning about with men of noble name and meaningless title. Ladies and gentlemen...
Qualcuno si domanderà "ma che è successo ad Esalazioni etiliche? Non era un blog di vino? E' il secondo post dedicato alla musica...". Già, ma chi legge questo bloggaccio che si appoggia ad una piattaforma decisamente disonorevole per problemi di tempo, sa perfettamente che qui non si parla solo di vino ma anche di altre passioni, prima fra tutte la musica, la grande musica, quella che lascia il segno perché ha realmente qualcosa da dire, a prescindere dal gusto di ciascuno di noi.Nel caso di Keith Jarrett, poi, si può discutere quanto si vuole, ma rimane il fatto che è un musicista di talento che è riuscito a superare i confini e gli incasellamenti che tanti critici hanno tentato di affibiargli. Certo, le sue escursioni nella classica, con incisioni di un certo pregio come i 24 preludi e fughe op. 87 di Shostakovich, Das Wohltemperierte Klavier Buch I al pianoforte e Buch II al clavicembalo, una delle più difficili e straordinarie opere di Bach, le Goldberg Variations dello stesso autore, le bellissime Suites for Keyboard di Haendel, le meno entusiasmanti esecuzioni di tre concerti per piano e orchestra di Mozart, ecc., rappresentano il lato più "istituzionale" di Jarrett, e per certi aspetti meno avvincente.Indubbiamente il suo lavoro più difficile e libero sta nell'improvvisazione totale dei suoi concerti in solitudine, inevitabilmente altalenanti e a tratti ripetitivi ma con alcune pagine davvero memorabili, grazie anche al suo tocco straordinario e alla sua conoscenza pressoché totale della musica. Concerti difficilissimi, per i quali è necessaria una concetrazione assoluta, e che gli sono costati non pochi disturbi di salute, tanto che oggi, superata quella grave malattia psicosomatica che non gli ha permesso di suonare per alcuni anni, preferisce effettuare raramente quelle esecuzioni in solo, con una formula del tutto diversa: brani più brevi (prima effettuava due lunghe improvvisazioni in due tempi) e spazio agli standard, che gli permettono ovviamente un maggior respiro.Questa sera, chi si sarà ricordato di premunirsi in tempo del biglietto, avrà modo di apprezzarlo all'Auditorium di Roma, Sala Santa Cecilia, nella veste a lui più congeniale e ormai "standard", il trio, accompagnato da due musicisti il cui carattere si fonde perfettamente con le esigenze dell'artista di Allentown, Jack De Johnette alla batteria e Gary Peacock al contrabbasso. Un trio collaudatissimo con il quale ha forgiato decine di dischi e la cui formula funziona grazie alla loro ricchezza espressiva e creatività, alla tecnica perfetta e, soprattutto ad una sintonia musicale e di intenti che ha rari eguali nella storia del jazz. Si, ho detto jazz, perché in questo caso si tratta proprio di questo, jazz allo stato puro, un viaggio in questo mondo immenso, passando dai classici alle correnti più avanguardistiche, ma sempre con un tocco e un'eleganza raffinata che difficilmente può annoiare.Il Jarrett di oggi è indubbiamente diverso da quello del lontano Koln Concert, unico disco di piano solo che sia riuscito a vendere milioni di copie in tutto il mondo, la sua consapevolezza ed esperienza gli consentono un maggiore equilibrio, una misura e un uso della tecnica totalmente asserviti all'esigenza espressiva, con momenti di altissimo lirismo.Ora, i disattenti, sanno cosa si perderanno...