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Mondo Di Vino
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[10/19/2017, 22:05] Cartoline dal 700mo Meeting VG @La Veranda del Four Seasons Hotel ? Milano ? Chef Vito Mollica, Chef de Cuisine Marco Veneruso

A La Veranda del Four Seasons di Milano Vito Mollica ci è approdato nel 2015: nel pieno fermento della rivoluzione artistica e culturale che con EXPO ha ridisegnato il paesaggio urbano, nella forma e nella sostanza, la celebre insegna statunitense, sinonimo dell?accoglienza di lusso in tutto il mondo, ha chiamato alla guida del suo ristorante gourmet in città proprio lo chef lucano. Del resto, il rapporto di Mollica col Four Seasons è di lunga data, una relazione nata proprio a Milano e proseguita poi a Praga e a Firenze. In questi due anni il cerchio si è chiuso ed ora Mollica si destreggia tra la culla del Rinascimento e la città di Lodovico il Moro coordinando una folta brigata, che dirige con la precisione di un maestro d?orchestra. Durante il nostro pranzo con gli Amici Gourmet lo abbiamo ritrovato ad accoglierci all?ingresso, sorridente e in gran forma, affiancato dal suo braccio destro, il restaurant chef Marco Veneruso.

 

Archivio storico reportage:

-> Meeting del 9 Settembre 2015

L’arrivo al ristorante

Sala e mise en place

Il tavolo Amici Gourmet

Il nostro menù personalizzato

Ci accoglie lo chef Vito Mollica

Sorseggiamo un drink aspettando i nostri Amici Gourmet

VG con il restaurant chef Marco Veneruso

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Aperitivo

Un brindisi all’inizio di questa serata!

Lo chef Vito Mollica accoglie i suoi ospiti

Ed ecco il benvenuto della cucina

Lo chef aggiunge il tocco finale alla prossima portata

Crudo di tonno e melone invernale con ceviche alla menta

Tartare di Trota Oro affumicata con cialda di patate e gelato al rafano

Franciacorta Brut 2010 Teatro della Scala Magnum ? Bellavista

Il prossimo piatto viene servito in sala in pentola d?oro Agnelli

VG e gli chef presentano il piatto

Linguine tiepide con crudo di crostacei profumati al limone

Il tocco finale di Vito Mollica per la prossima portata

Risotto d’autunno con riso gigante Ideariso

Baccalà, lenticchie e crema all’aglio dolce

Pinot Nero Ruttars 2013 ? Villa Parens

Lombetto di capriolo arrostito, castagne e melograno

Passione Moscato Passito di Strevi 2008 ? Vini Passiti Bragagnolo

Tutta la brigata di cucina sfila in sala per il servizio del dessert

La parola a Vito Mollica

L’evoluzione della mandorla

Per il gran finale ci spostiamo nella chocolate room: ecco il nuovo allestimento a tema Tropical forest

Scultura di cioccolato

Diplomatico Rum Reserva Exclusiva ? distribuito da Compagnia dei Caraibi

VG con il Restaurant chef Marco Veneruso e il Pastry Chef Daniele Bonzi 

Caffè

Cadeau Inalpi per i nostri associati

Un grande GRAZIE a tutti!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

Consulta il calendario eventi qui e iscriviti!

Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della 700esima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Four Seasons Hotel Milano
20121 Milano (MI)
Via Gesù, 6/8
Tel. (+39) 02 77088
E-mail: milano@fourseasons.com
Sito internet: www.fourseasons.com/it/milan

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

Essere un nostro associato significa ricevere inviti personali per oltre 100 eventi (annuali) imperdibili che organizziamo per i nostri soci, un ricco calendario di eventi settimanali (aperitivi, pranzi, cene, serate mixology, degustazioni di grandi vini e di cibi rari e preziosi) privati ed esclusivi (Roadshow of Excellence Tour), tappe ufficiali che in Italia ogni anno vengono ospitate dalla migliore selezione di tutti gli 8 tre stelle, dei 41 due stelle e da una buona parte dei 294 ristoranti stellati Michelin, oltre che da una attenta selezione di Hotel 5 ***** stelle, SPA resort e relais selezionati tra i più prestigiosi e rappresentativi.

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[10/18/2017, 22:05] Ristorante Innocenti Evasioni ? Milano ? Chef Tommaso Arrigoni ed Eros Picco

Nella sua Innocenti Evasioni, Battisti è alle prese con i preparativi per una serata galante: fuoco acceso e giradischi per fare atmosfera, champagne ghiacciato pronto per essere stappato? Insomma, tutto è pronto per un appuntamento memorabile. Entrando nel ristorante di Tommaso Arrigoni ed Eros Picco, omonimo della canzone scritta da Mogol, viene da pensare che ? se solo ne avesse avuta la possibilità ? la sua serata Battisti l?avrebbe organizzata proprio qui. Addentrandosi nelle sale dall?arredo che oscilla tra il classico e l?art déco e buttando l?occhio verso il giardino zen oltre le vetrate siamo subito blanditi dall?accoglienza calda e avvolgente, preludio di un?esperienza gastronomica seducente e raffinata.

Il borsino delle guide cartacee 2017
Michelin assegna una stella e due coperti
Espresso lo segnala (nel 2016 altro sistema di valutazione)
Gambero Rosso assegna 78 – cucina 46

La squadra

Lo staff in cucina

Chef: Tommaso Arrigoni ed Eros Picco
Sous chef: Dominic Vergara
Chef de partie: Alessandro Pinton, Andrea Barbano,
Pastry chef: Shiuske Tabuchi

Lo staff in sala

Maître: Lucia Gatti
Sommelier: Alessandro Vavalà, Gamini De Silva

Ingresso

Sala e mise en place

Menu

Riportiamo, come sempre, il menu degustazione e quello alla carta.

Degustazione 2 portate e dessert ? 49,00/menu completo ? 73,00

Carpaccio di ombrina mango marinato al cardamomo, sedano al pepe, rucola e gel di gin
Foie gras d?anatra in terrina, composta melone leggermente senapata, pan brioches
Tortelli farciti con borragine, ricotta fresca di capra e prosciutto di maiale brado del Casentino
Tagliata di tonno pecorino, pane croccante, pesto di origano, menta e prezzemolo, finocchi confit
Tiramisù ai fichi e noci pan di spezie al marsala

Il Menu Milano ? 45

Cotechino dell?Alfredo, mostarda di frutta della casa, patata mantecata alle spezie
Risotto giallo, brodo di gallina e porri stracotti
Ossobuco di vitello, verdure di cottura e midollo soffice
Gorgonzola, sfoglia, mela e miele
Barbajada soffiata, tortino alle banane e gelato fior di latte

La carta

Antipasti

Polpo rosolato confit di patate prezzemolate, olive, insalata riccia e aria di aceto ? 18
Fiori di zucchina fritti ricotta, limone, acciuga del Cantabrico e Bloody Mary ? 18
Sella di coniglio crema di mandorla, capperi di Sicilia, sedano, menta e pan di spezie ? 17
Prosciutto del Casentino dalla Macelleria Fracassi, ?pantramvai? e burro dolce ? 17
Zuppa di pane e bufala cipollotto estivo, tuorlo d?uovo, the nero e lampone croccante ? 16
Crudo Matto gamberi rossi, ostriche, ricciola, lomo di baccalà e capesante abbinati a frutta e verdura di stagione ? 32

Primi

Spaghetti di Gragnano alla mediterranea e crema di peperone dolce alla paprika affumicata ? 17
Gnocchetti di pane e mortadella sugo tiepido di fagioli bianchi, pomodoro crudo al rosmarino e birra ? 18
Riso Carnaroli Acquerello al nero di seppia, crudo di seppia e polvere di peperone ? 19
Ravioli di ricciola, funghi porcini, chèvre e porri all?ibisco ? 19

Secondi

Lomo di Baccalà confit di melanzana alla parmigiana ? 28
Filetto di ricciola al vapore maionese di melone, cetriolo, fave e pastinaca ? 25
Filetto maiale patata al Grana Padano, pesche candite al dragoncello e anice stellato, aceto balsamico ? 24
Schiacciata di coscia di anatra, verde di zucchine al curry, Cognac e gruviera emulsionato all?evo ? 24

Dolci ? 12,00

Crumble al cacao, pesca candita, gelato al tè nero, salsa al lampone
Melone, gelato al di latte di soia e menta, sbrisolona di anacardi e porto
Millefoglie caramellato, cioccolatoso, ricotta di capra e purea di mango
Tiramisù ai fichi e noci col pan di spezie al Marsala
Semifreddo al latte di cocco e gingerbread al caffè, fragole e caramello
Composizione di gelati alla crema, frutta secca e salsa inglese
Sorbetto di albicocche e alloro, burro bianco al rum, pralinato e lamponi croccanti
Il Gran Galà di dolci ? 20,00

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Aperitivo servito dalla brava Lucia Gatti, sommelier del Ristorante

Champagne Brut à Mareuil-sur-Ay ? L. Bérnard Pitois

Pane

Tipologie di pane: olive, bianco, semi di papavero, grissini, grissini al Grana Padano, cracker ai semi di sesamo, cialdini di farina di ceci, semi di sesamo e pepe di Sichuan.

Piattooo!

Carpaccio di ombrina mango marinato al cardamomo, sedano al pepe, rucola e gel di gin 

Eisacktaler Riesling 2015 – Taschlerhof

Polpo rosolato confit di patate prezzemolate, olive, insalata riccia e aria di aceto

Gewürztraminer Alsazia 2007 ? Domaine Seilly

Fiori di zucchina fritti, ricotta, limone, acciuga del Cantabrico e Bloody Mary

Birra Evo Gluten Free ? Hordeum

Zuppa di pane e bufala cipollotto estivo, tuorlo d?uovo, tè nero e lampone croccante

Sella di coniglio, crema di mandorla, capperi di Sicilia, sedano, menta e pan di spezie

Ribolla Gialla ? Il Carpino

Spaghetti di Gragnano alla mediterranea e crema di peperone dolce alla paprika affumicata

Risotto giallo, brodo di gallina e porri stracotti

Il decanter

Riso carnaroli Acquerello al nero di seppia, crudo di seppia e polvere di peperone

Vino del Poggio Vino Bianco Malvasia – Andrea Cervini

Ravioli di ricciola, funghi porcini, chèvre e porri all?ibisco

6D3 Monferrato Rosso Biologico 2016 – Arrilonga Vini

Tortelli farciti con borragine, ricotta fresca di capra e prosciutto di maiale brado del Casentino

Tagliata di tonno, pecorino, pane croccante, pesto di origano, menta e prezzemolo, finocchi confit

Lomo di baccalà, confit di melanzana alla parmigiana

Côte du Rhone 2015 ? Domaine des Pères de l?Eglise

Filetto di ricciola al vapore maionese di melone, cetriolo, fave e pastinaca

Filetto maiale patata al Grana Padano, pesche candite al dragoncello e anice stellato, aceto balsamico

Sauternes 2001 ? Château Lahonade-Peyraguey

Foie gras d?anatra in terrina, composta melone leggermente senapata, pan brioches

Gorgonzola, sfoglia, mela e miele

Sorbetto di albicocche e alloro, burro bianco al rum, pralinato e lamponi croccanti

Tiramisù ai fichi e noci col pan di spezie al Marsala

Dulcis in Fundo Passito – Folini

Millefoglie caramellato, cioccolatoso, ricotta di capra e purea di mango

Caffè e coccole finali

Caffè Nespresso ristretto

Tipologie piccola pasticceria: tartufo al rum, canestrello, ovis mollis al lampone e macaron al pistacchio.

Cucina

Quando scelsero di aprire Innocenti Evasioni Picco e Arrigoni si trovarono di fronte a una sfida davvero ardua: i vecchi clienti erano affezionati ai piatti tradizionali della trattoria tipica che frequentavano prima del rilevamento dei due amici lombardi, parlare di cucina gourmet era fuori discussione. Eppure a poco a poco, con il garbo e l?eleganza che imprimono alle loro portate, gli chef sono riusciti nell?impresa, introducendo portate di pesce, ingredienti provenienti da terre lontane, tecniche di cottura contemporanee? E per rincuorare chi nel menù cerca il conforto di piatti più familiari, il menù Milano racconta la personale interpretazione di Picco e Arrigoni della cucina della loro città.

Servizio e accoglienza

La carta dei vini è una passione personale di Arrigoni, che oltre alla cucina si diletta, quando può, viaggiando e degustando per scoprire etichette di nicchia, senza dimenticare il grande apporto di Lucia nella selezione dei vini. Proprio Lucia ha riservato un?attenzione particolare alle produzioni biologiche e biodinamiche, italiane e straniere.

Conclusioni

Innocenti Evasioni, mai nome fu più azzeccato! Il locale di Picco e Arrigoni è proprio questo: un luogo dove recarsi per lasciarsi avvolgere dall?atmosfera del ristorante, per poi ?giocare? con le proposte degli chef, dove piatti e menù variano di mese in mese, al ritmo delle stagioni e della loro fantasia.

Viaggiatore Gourmet

Ristorante Innocenti Evasioni
Milano

Tel. (+39) 02 33001882
Chiuso
a pranzo e domenica
E-mail: ristorante@innocentievasioni.com
Sito internet: www.innocentievasioni.com

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[10/17/2017, 22:05] Ristorante Palazzo Petrucci ? Napoli ? GM Edoardo Trotta, Chef Lino Scarallo

“Sera d’està, Pusilleco lucente?”. Comincia così una delle canzoni più note della tradizione napoletana. E nonostante l?estate sia finita da un pezzo, seduti a uno degli eleganti tavoli di Palazzo Petrucci, lo sguardo fisso oltre le ampie vetrate sulla linea netta dell?orizzonte che separa mare e cielo, sembra quasi di sentirla, questa melodia struggente e bellissima. Dal 2016 il ristorante di Lino Scarallo ha cambiato casa e se c?è chi di fronte ai cambiamenti si intimorisce e si lascia prendere da inutili ansie, c?è anche chi è capace di trovare in questi spostamenti nuova linfa. È il caso dello chef partenopeo, primo a Napoli a ricevere la stella Michelin, nel 2008, che insieme al socio e GM Edoardo Trotta è riuscito a rimpiazzare la vecchia sede in Piazza S. Domenico Maggiore con un?altra, ancora più bella, la spiaggia di Palazzo Donn?Anna, una finestra sul mare.

Il borsino delle guide cartacee 2017
Michelin lo segnala come novità e assegna una stella e tre coperti
Espresso assegna un cappello (nel 2016 altro sistema di valutazione)
Gambero Rosso assegna 84 – cucina 50 )

La squadra

Lo staff in cucina

Chef: Lino Scarallo
Sous chef: Andrea Campanile
Pastry cehf: Lino Scarallo

Lo staff in sala

General Manager: Edoardo Trotta
Maître: Gennaro Marco Cirella
Sommelier: Sergio Martinelli
Chef de rang: Alfredo Abbate

Ingresso

Sala

Mise en place

Lo chef Lino Scarallo

Menu

Riportiamo, come sempre, il menu degustazione e quello alla carta.

Degustazione 5 portate ? 90

Degustazione con crudi 5 portate ? 120

Lino fai tu 7 portate ? 150

La carta

Antipasti

Esplosione di carciofo ? 28
Crudo di pesce con abbinamento di terra ? 40
Lasagnetta di mozzarella di bufala Campana e crudo di gamberi su salsa di fiori di zucca ? 32
Triglia alla puttanesca con pomodoro giallo, stracciata di bufala e sedano croccante ? 32
Tonno in fodera di maialino nero, brodo di gamberi affumicati, indivia e lime ? 32
Calamaro con crema di patate, limone, camomilla e polvere di pollo ? 30

Zuppe

Zuppa di fagioli cannellini con mazzancolle, musetto di vitello e lime ? 20
Zuppa di carote, cicoria, zenzero e mandorle tostate ? 14

Primi

Risotto con latte cotto affumicato, genovese al nero di seppia e passion fruit ? 32
Linguine con anguilla affumicata, salsa di finocchi, liquirizia e arancia salata ? 32
Paccheri ripieni di ricotta con ragù napoletano e grattugiata di ricotta di pecora ? 20
Tortello ripieno di caciocavallo e pomodoro su crema di zucchine ? 28
Matrioska di pasta e patate, vongole e limone di mare ? 30

Secondi

Pescato del giorno ? 36
Zuppa di pesce crudo cotto ? 34
Astice blu con melenzane, provola e basilico ? 40
Agnello con albicocche passite, pecorino e menta ? 32
Faraona con crema di mais e more acidule ? 30
Braciola di stoccafisso con porro e acqua di pomodoro ? 28
Tagliata di Kobe, fagiolini napoletani e prugna acidula ? 45 euro/etto

Dolci

Stratificazione di pastiera napoletana ? 14
Bisquit all?olio evo, olive nere disidratate, sorbetto alle arance e vellutata al rosmarino ? 14
Brownies al cioccolato, sorbetto alla pera, clementine candite, croccante al sesamo e vellutata all?anice ? 14
Goccia di cioccolato fondente ripiena di cremoso al cioccolato bianco, cuore di lamponi, arachidi salati e salsa di finocchio candito ? 14
Cannolo con ganache allo zenzero, rapa rossa, menta e lime ? 14

Abbnamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Pane

Tipologie di pane: tris di panini – rollè con pomodorini del Piennolo, ai cinque cereali e alla curcuma, grissini ai semi di papavero e bianchi, taralli della tradizione partenopea con strutto, mandorle e pepe nero. Tutti i prodotti serviti sono lievitati al naturale.

Piattooo!

Ventresca di tonno marinata, salsa di amarene e spuma di limone

Cuvée Aurora Talento Metodo Classico Alta Langa docg 2012 – Banfi

Calamaro con crema di patate, limone, camomilla e polvere di pollo

Il servizio del vino successivo

Sanct Valentin Chardonnay Alto Adige Sudtirol 2014 ? St. Michael-Eppan

Scampi con peperoni, limone candito e caffè

Dietro le quinte, lo chef  Lino Scarallo alle prese con la preparazione della portata successiva

In arrivo…

Il “nostro” crudo

Lasagnetta di mozzarella di bufala campana e crudo di gamberi su salsa di fiori di zucca

Paccheri ripieni di ricotta con ragù napoletano e grattugiata di ricotta di pecora

Trancio di ricciola ai sentori di brace, cavolo rosso marinato e lemon curd

L?Ecrù Passito di Zibibbo Terre Siciliane igt – Firriato

Bonbon al frutto della passione e cioccolato bianco

Cannolo con ganache allo zenzero, rapa rossa, menta e lime

Goccia di cioccolato fondente ripiena di cremoso al cioccolato bianco, cuore di lamponi, arachidi salati e salsa di finocchio candito

Coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: cannolo siciliano, pasta di mandorla, bacio di dama con crema al cioccolato, bignè con crema al limone, tartelletta con crema pasticcera e babà.

Caffè

Caffè Passalacqua in cialda.

Cucina

Scarallo rende omaggio allo spettacolo cui ha il privilegio di assistere ogni giorno dal suo ristorante: il mare del Golfo di Napoli e le onde che si rifrangono sulla spiaggia su cui si affaccia il locale. Lieve e raffinata, la sua cucina colpisce perché riesce a conservare una genuina semplicità che rimanda a Napoli e ai piatti, profumati e ?accoglienti?, della cucina popolare .

Servizio e accoglienza

La location è cambiata, ma l?importanza della cantina per Palazzo Petrucci resta immutata. Anzi, nella nuova sede di Palazzo Donn?Anna pare ancor più in primo piano, messa in risalto dalle pareti a vetrata da cui clienti e ospiti possono lustrarsi gli occhi ammirando le oltre 600 etichette che vi sono custodite.

Conclusioni

Un cambiamento che senza dubbio ha segnato un?evoluzione per Palazzo Petrucci, un?ulteriore passo verso un?idea di ristorazione, condivisa da Trotta e Scarallo, che nella nuova sede di Palazzo Donn?Anna hanno avuto l?occasione di rimettersi in discussione. A partire dal completo ripensamento degli spazi e degli arredi, molto più lineari ed essenziali, per lasciare spazio al mare, che riempie gli occhi e seduce il palato, una sinestesia di vista e gusto.

Viaggiatore Gourmet

Ristorante Palazzo Petrucci
80123 Napoli
Via Posillipo, 16
Tel. (+39) 081 5757538
Chiuso
lunedì a pranzo e domenica a cena
E-mail: info @palazzopetrucci.it
Sito internet: www.palazzopetrucciristorante.it

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[10/16/2017, 22:05] Osteria Gourmet La Dispensa ? San Felice del Benaco (BS) ? Patron Michele Bontempi, Chef Alessandro Liberini

Fu Roberto Bontempi ad aprire La Dispensa nel paesino di San Felice, sulla sponda bresciana del lago di Garda. Considerata la calma e ovattata atmosfera di questo piccolo comune, dove la tranquillità regna sovrana, l?idea di Roberto aveva un che di visionario. La ?sua? dispensa infatti è al tempo stesso negozio di abiti e accessori, gastronomia e osteria, un connubio piuttosto insolito e lo è ancora di più se ci si sofferma a leggere la carta del menù: ceviche, crudi di mare, tartare di carne ? e che carne! ? e un?immancabile hamburger, che ha la fama di essere il migliore d?Italia. Un assortimento di portate spiazzante dall?orizzonte internazionale che non ci si aspetta certo di trovare San Felice. Il merito è di Michele Bontempi, figlio di Roberto, che sin da giovanissimo ha affiancato il padre nella gestione del locale, occupandosi di quelle che erano e sono tutt?ora la sua passione: cucina e cantina.

Archivio storico reportage:

-> Reportage dell’11 Agosto 2012

Il borsino delle guide cartacee 2017
Michelin non segnala
Espresso segnala il locale
Gambero Rosso assegna 80 – cucina 49

La squadra

Lo staff in cucina

Executive chef: Alessandro Liberini
Sous Chef: Nicola Rosina
Chef de partie: Patty Boadi
Pastry chef: Monica Poli

Lo staff in salsa

Patron: Michele e Roberto Bontempi
PR Manager: Clara Martinangeli
Maître: Tiziano Passerella
Sommelier: Mario Bandera

L’insegna

La boutique della Dispensa

Il bancone al’ingresso

La scelta al calice del giorno

La mascotte del locale

Sala

La mise en place

Il dehors

Lo staff della Dipensa con il patron Michele Bontempi

Menu

Riportiamo, come sempre, il menu degustazione e quello alla carta.

I Classici ? 48

Burrata artigianale con gamberi rossi, olive taggiasche e pomodorini arrosto
Frittella di baccalà al profumo di limone
Pappa al pomodoro evolution, con gamberi rossi e acciughe del Cantabrico
?Dispensa Thai Soup? – La Tailandia arriva a San Felice scaldandovi gli animi
Tortello di pasta fresca all?uovo ripieno di zucca, con formaggio di capra e radicchio confit
Porcellino da latte croccante fuori e tenero dentro, servito con il suo jus e patate al fumo

Carta Bianca ? 90

Gli ingredienti di questo menu sono selezionati giornalmente da Michele e Alessandro. Scegliamo solo piccoli fornitori che mettono tanta passione quanta ne mettiamo noi per questo lavoro. Vi presenteremo carni e pesci cucinati in maniera molto leggera e minuziosa. Sarà un menu in condivisone curioso dove la materia prima parlerà da sola. Se hai intenzione di scegliere questa strada sei come uno di noi. Sei un amante della qualità e della ricerca; hai la mente aperta e ti piace essere trasportato. Per questo partiremo con un cocktail speciale

Plateau (componibili al momento, prezzo medio di ogni crostaceo/kg 5-7 euro)

Plateau Bretagna ? 55

2 capesante in tartare profumate al lime, 6 gamberi rosa, 2 scampi nostrani,2 gamberi rossi, 8 bulots e 2 mazzancolle cotte a vapore, 2 ostriche speciales de Gillardeau

Plateau Royal ? 120

8 gamberi rosa, 4 capesante in tartare, 8 bulots, 4 scampi nostrani, 4 gamberi rossi, 4 mazzancolle cotte a vapore, 4 ostriche Speciales de Gillardeau, 1 tartare di salmone, 1 tartare di spigola o cernia

La carta

I marinati al momento

Alici di lampara marinate al momento dell?ordine ? 13
Ceviche di salmone, salsa rocoto, mango e verdure croccanti ? 28
Ceviche di branzino con ananas via aerea e coriandolo Thai ? 30
Ceviche di astice leggermente piccante e leche de tigre sour ? 40
Frittelle di baccalà profumate al limone del Garda? 16
Pesce fritto del giorno secondo ciò che di meglio abbiamo trovato da ? 16
Selezione di carpacci di pesce secondo mercato ? 35
Burrata con gamberi rossi olive taggiasche, basilico e pomodorini arrosto ? 20
Tartare di trota bianca, le sue uova e citronette al bergamotto ? 18
Piatto di salumi e formaggi da piccoli produttori ? 18
Thai soup a modo nostro. Per gli amanti dell?Asia e dell?Oriente ? 15
Patanegra (paleta) bellota 5 jotas con crostini di pan y tomate ? 25
Tortelli di zucca, crema al formaggio di capra e radicchio confit ? 18
Carpaccio di manzo con crema di robiola e tartufo nero ? 22
La nostra tartare di controfiletto a coltello ? 20
Gnocchetto con ragù di Patanegra e maggiorana fresca ? 15
Rigatone integrale, granchio e profumi dell?orto di casa ? 20
Mare: spaghetto al nero, acqua di vongole e tartare di seppia chioggiotta ? 25
La costoletta alla milanese. Sì quella alta, sexy e croccante ? 38
Filetto frollato in osso, crema di topinambour e ed erbe di campo saltate ? 28
Rib eye extra marezzato cotto su barbeque con legna di ciliegio ? 35
Rib eye Selezione Wagyu cotto su bbq per due persone ? 100
Piccione toscano in 3 preparazioni. Petto, coscia e burger ? 30
Maialino da latte cotto lentamente, poi arrostito, con il suo jus e funghi spadellati ? 25
Fiorentina selezione ?dry age? extra marezzata cotta su barbeque da ? 6,00 x hg

Per finire in dolcezza

Essenza alla nocciola ? 10
Zabaione extra uovo ? 10
Sacher ma non troppo ? 10
Quasi una tatin di mele ? 10
Tortino fondente ? 10
Zuppetta di ananas e cremoso al cocco ? 10
Sorbetti del giorno ? 7

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Aperitivo

L?Ouverture Champagne Brut Premier Cru ? Frederic Savart

Michele Bontempi ci illustra il cestino del pane

Pane

Tipologie di pane: alle mandorle e semi di papavero, panini integrali, panini alle olive, brioches al burro Echiré, focaccia al rosmarino e sale Maldon. Servito con burro piemontese salato con alghe nori.

Piattooo!

Anguria marinata, avocado e granseola

Indivia bio alle spezie, pesto di germogli di rucola e cipresso

Carpacci di pesce misto: capesante, centrofolo viola, salmone Loch Fyne, spigola d?amo

La Roche Bézignon 2013 ? J.C. Garnier

Ceviche di salmone

Belle Vignole 2016 ? Tenuta Macchiarola

Tartare di filetto di bue sardo grass-fed con caviale Beluga Royal Food Calvisius

Tartare di pecora sarda e tartufo nero scorzone

Sull?Erba Franciacorta – 1701

Plateau Bretagna

Il sommelier Mario Bandera stappa il vino in abbinamento alla portata successiva

Malvasia 2013 – Kante

Fritto di gamberi bianchi dell?Adriatico

Raviolo al tovagliolo ripieno di ricotta di bufala, limone del Garda candito e menta piperita

Risotto ai formaggi di malga, tartufo nero e ricotta di pecora al fumo

La Vic Persaga 2014 ? Casa Caterina

Piccione toscano in tre preparazioni: petto, coscia confit e miniburger preparato con le frattaglie

Riesling Spätlesen Halbtrocken 1996 ? Ürziger Würzgarten

Polpo alle braci, lenticchie e tartufo nero

Michele Bontempi e VG…in versione carnivora

La cottura della costata

Montepulciano d?Abruzzo doc 2014 ? Emidio Pepe

Fiorentina di frisona danese grass-fed frollatura 90 giorni cotta sul bbq

Schioppettino Venezia Giulia igt 2010 – Bressan

La nostra costoletta alla Milanese

600g di vitello bianco da latte con osso impanato in uovo, pane e grissini e poi cotto lentamente nel burro chiarificato.

Bianco Zibibbo Vino Secco Terre Siciliane  Igt – Serragghia

I dessert

Zabaione ?extra uovo? al Marsala vergine, crumble di cacao e limone del Garda

Essenza alla nocciola 

Gelato mantecato al momento preparato con nocciole tonde gentili tostate e lavorate in casa.

Quasi una tatin 

Pasta sablé, gelato alla crema e mele renette cotte confit.

Prima del caffè, Michele ci fa assaggiare qualche chicca dalla cantina

Caffè e coccole finali

Caffè Jamaica Blue Mountain.

Con la piccola pasticceria optiamo per un rum

White Jamaica Pure Single Rum 2015 ? Forsyths WP 151 Proof

Tipologie di piccola pasticceria: brutti ma buoni al cacao e nocciole piemontesi, biscottini alla mandorla e cannella, ginevrine al burro, biscotti al caffè.

Cucina

Basta un colpo d?occhio al menù per capire che a La Dispensa ? in onore al suo nome – sulla materia prima non si scherza: pesce freschissimo, ricercate primizie di stagione, carne di ogni tipo e da ogni angolo d?Italia, di cui lo stesso Michele fa orgogliosamente apprezzare la marezzatura. C?è davvero l?imbarazzo della scelta e dopo il primo assaggio ci si ripromette di tornare di nuovo, per assaggiare tutto quello che, per ovvie ragioni, non si è potuto provare. Se Michele si occupa personalmente della selezione delle materie prime, andando ogni giorno alla scoperta del meglio che c’è sulla piazza, Alessandro si occupa di servirlo al meglio, proponendo i giusti abbinamenti e/o contrasti, delle cotture millimetriche e dei piatti golosissimi.

Servizio e accoglienza

Insomma, lo abbiamo già detto e ripetuto: a La Dispensa della qualità della materia Bontempi ha fatto quasi una religione. Questo è vero sia per la carta che per le referenze in cantina, un vero e proprio fortino che, da solo, vale il viaggio fino a San Felice. Grandi e famose bottiglie e piccoli produttori di vini naturali, un giusto mix in grado di accontare tutti i palati. Gli appassionati troveranno grandi soddisfazioni degustando le etichette più svariate grazie all’utilizzo del Coravin, che permette una scelta al calice pressoché illimitata.

Conclusioni

Piacevole e accogliente, il ristorante di famiglia di Michele Bontempi si conferma un indirizzo da appuntare in agenda. Dalla nostra ultima visita Michele è cresciuto, arricchendosi di esperienze e conoscenze che lasciano traccia sulla carta e sulla cantina della Dispensa, così come sulle scelte del servizio. A restare immutata è la sua cordialità e con lui quella dello staff, che si aggiunge alla lista di ottime ragioni per far ritorno più spesso al suo ristorante.

Viaggiatore Gourmet

Osteria Gourmet La Dispensa
25017 San Felice del Benaco (BS)
Piazza Municipio, 10
Tel. (+39) 0365 557023
Chiuso da martedì a giovedì  a pranzo, lunedì tutto il giorno

E-mail: info@ladispensasanfelice.it

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[10/15/2017, 22:05] Cartoline dal 699mo Meeting VG @ Relais Villa d?Amelia ? Benevello (CN) ? Chef Damiano Nigro

È iniziato con un aperitivo in giardino l?appuntamento degli Amici Gourmet a Villa d?Amelia, elegante relais di Benevello, immerso nella campagna langarola. Dalla sua posizione privilegiata, sulla cima di una collina, la Villa ci ha regalato una spettacolare panoramica sul paesaggio circostante, di cui ci siamo riempiti gli occhi mentre dalla cucina ci raggiungevano gli stuzzichini, preludio del nostro pranzo. Non sono mancate le Langhe nei piatti preparati dallo chef Damiano Nigro, con gli straordinari prodotti di cui questo territorio è ricco, tra cui la nocciola – tonda gentile sia chiaro – una vera tentazione e un regale tartufo bianco, una vera chicca considerando la stagione difficile. Ma quella di Nigro è un?anima peregrina, nata in Puglia e poi, sin dalla prima adolescenza, sempre più internazionale. Una ricchezza di esperienze e vissuti che si traduce in un?idea di cucina più organica e complessa, che non esita a portare a Benevello il mare, talvolta presentato con accostamenti spiazzanti ma azzeccati, come il Gambero in ceviche servito con un?estrazione di Parmigiano Reggiano e spinaci.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 12 Febbraio 2014
-> Meeting del 9 Aprile 2016

La squadra

Lo staff di cucina

Chef di cucina: Damiano Nigro
Sous chef di cucina: Diego Solazzo
Capo-partita ai secondi: Michele Duraccio
Commis ai secondi: Antonio Virgilio
Capo-partita agli antipasti: Leonardo Iacometti
Commis agli antipasti: Mirko Nocentini
Capo-partita ai primi: Niccolò Ponte
Commis ai primi: Nicola Marzano
Chef Pasticcere: Giovanni Nigro
Commis pasticceria: Chiara Barbero

Lo staff di sala

Maître: Elena Boffa
Sommelier: Mattia Valentino
Aiuto Sommelier: Sara Costa
Chef de rang: Angela Papagni
Commis di sala: Rosanna Mastrapasqua e Mariantonella Di Renzo

L’arrivo di VG al ristorante

L’ingresso

Il menu esposto

Sala e mise en place

Il Tartufo bianco d’Alba ci attende

Il tavolo Amici Gourmet

Il nostro menù personalizzato

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Ci spostiamo nel dehors del ristorante per l’aperitivo

La piscina

I prodotti del nostro Main Partner Inalpi

Il sommelier Mattia Valentino e VG ci presentano il vino che degusteremo durante l’aperitivo

Franciacorta Vintage Collection Satèn 2011 ? Ca? del Bosco

Il benvenuto della cucina

Bignè al formaggino di latte Inalpi

Nocciole salate

Cannollo di pasta all’olio, mousse di mortadella e granella di nocciola Piemonte dolce e croccante di riso al curry e crema di mela

Altri stuzzichini in arrivo!

Tipologie di stuzzichini: Piemonte dolce; tartelletta al formaggino di latte Inalpi, pomodorino confit, olive taggiasche e origano; croccante di tapioca e gambero con tartare di gambero; rotolo di salmone affumicato con la sua mousse.

Acciuga fritta e prezzemolo

Ci accomodiamo al tavolo dove ci viene servita la prima etichetta in abbinamento

Langhe Doc Bric Amel 2015 ? Marchesi di Barolo

Un brindisi tutti insieme!

Pane

Tipologie di pane: lievito madre, ai 5 cereali, grissini, focaccia al rosmarino, pane sfogliato al burro – Farine Mulino Marino

Piattooo!!

Amuse bouche

Melanzana grigliata, gambero in “ceviche”, estrazione di Parmigiano Reggiano e spinaci

Rotolo di seppia e patate, fagiolini e salsa al nero di seppia

Ribolla gialla 2013 ? Villa Parens

 Lo chef presenta in sala la prossima portata in Pentola d’oro Agnelli

VG e lo chef presentano il piatto

Gnocchetti di patate, scorfano e friggitelli

Riso mantecato con ricotta lisciata di bufala, burro alpino piemontese Inalpi, limone e carpaccio di scampi

VG all’assaggio

Barolo Docg Sarmassa 2010 ? Marchesi di Barolo

Pescato del Mediterraneo, fagioli, peperoni e prezzemolo

Ricciola arrosto, fagioli, peperoni e prezzemolo

Piccione arrosto, rapanello, albicocca e nocciola tonda gentile trilobata

Acqui Passito di Brachetto 2015 ? Vini Passiti Bragagnolo

Cupola di cioccolato bianco, lamponi e croccante di zucchero Moscovado

Estate alla frutta (selezione di frutta tagliata e sorbetto)

Caffè e coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: cannolino siciliano; biscotto alla nocciola; moretto; cioccolatino al mou; tartelletta al mascarpone. Caffè Rossini – Diano D’Alba.

VG distribuisce ai nostri associati i prodotti offerti dal nostro Main Partner Inalpi

Un grande GRAZIE a tutti!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

Consulta il calendario eventi qui e iscriviti!

Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della 699esima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Villa D?Amelia
12050 Benevello (CN)
Loc. Manera, 1

Chiuso il lunedì tutto il giorno e il martedì a pranzo
Tel. 0173 529225
E-mail: info@villadamelia.com
Sito internet: www.villadamelia.com

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

Essere un nostro associato significa ricevere inviti personali per oltre 100 eventi (annuali) imperdibili che organizziamo per i nostri soci, un ricco calendario di eventi settimanali (aperitivi, pranzi, cene, serate mixology, degustazioni di grandi vini e di cibi rari e preziosi) privati ed esclusivi (Roadshow of Excellence Tour), tappe ufficiali che in Italia ogni anno vengono ospitate dalla migliore selezione di tutti gli 8 tre stelle, dei 41 due stelle e da una buona parte dei 294 ristoranti stellati Michelin, oltre che da una attenta selezione di Hotel 5 ***** stelle, SPA resort e relais selezionati tra i più prestigiosi e rappresentativi.

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[10/13/2017, 22:05] Cartoline da The Starring Nights ? Cena a 4 mani al Gazebo Restaurant @GH Alassio ? Alassio (SV) ? Executive Chef Roberto Balgisi, Guest Chef Fabio Barbaglini

L?estate è ormai terminata e così anche la rassegna di appuntamenti gourmand che ha portato al Gazebo Restaurant del Grand Hotel Alsassio alcuni tra i più grandi nomi della cucina nazionale. Al fianco del resident chef, Roberto Balgisi, sempre in ricerca di nuovi equilibri e piatti che diano forma ed espressione alla sua idea di cucina, Fabio Barbaglini, fuoriclasse di Desio che dopo essersi ?fatto le ossa? a fianco di un grande maestro del calibro di Ezio Santin ha avviato diverse attività di successo per poi decidere, nel 2012, di liberarsi da ogni vincolo e dedicarsi alla consulenza. Dall?incontro delle loro personalità vulcaniche è nata una grande serata, ecco il nostro racconto.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 28 giugno 2016
-> Reportage del 26 Ottobre 2016
-> Reportage del 27 Ottobre 2016
-> Cena a 6 mani con Maurilio Garola e Davide Palluda
-> Meeting del 16 Giugno 2017
-> Reportage del 26 Luglio 2017
-> Cena a 4 mani con Andrea Provenzani
-> Cena a 4 mani con Marco Sacco

Il gazebo esterno del ristorante

Sala e mise en place

Il menu della serata

Il tavolo riservato a VG

VG con gli chef protagonisti della serata: Fabio Barbaglini e il resident chef Roberto Balgisi

Maserati, partner della serata

Piccolo briefing prima del servizio

Aperitivo

For England Rosé Pas Dosé 2011 ? Contratto

Lo chef ultima gli stuzzichini di benvenuto

Un brindisi con gli chef e il restaurant manager Daniel Gavinelli

Aperitivo

Tipologie di stuzzichini: melone e fico marinati con menta e mandorle salate; sarde in panure di semi di girasole con gel di cipolle rosse; ostrica con salsa al martini extra dry e orzata con rabarbaro fresco; involtino di porri con arance candita; carota, carota, carota (la carota nelle tre consistenze).

 Il GM Davide Crema con alcuni ospiti della serata

Musica dal vivo

Sbirciamo in cucina dove lo chef Barbaglini è alle prese con la preparazione del prossimo piatto

Pane

Tipologie di pane: grissini bianchi stirati a mano, focaccia genovese di farina integrale, focaccelle all?extravergine cotte al vapore, paninetti bianchi alle cipolle e alla maggiorana.

Pigato Doc Vigne Vëggie 2015 – Massimo Alessandri

VG apre le danze presentando il programma della serata

Il benvenuto agli ospiti del GM Davide Crema

Piattoo!!!

Crudo di cappone reale in zuppa by Roberto Balgisi

In cucina lo chef Barbaglini sta ultimando la prossima portata

Insalatina in foglie, ortaggi crudi e radici con trippette di baccalà allo spumante in salsa di ostriche e rafano fresco by Fabio Barbaglini

Curtefranca Bianco Doc Convento Ss. Annunciata 2012 – Bellavista

Carnaroli Acquerello Riserva al prezzemolo e patate con piovra e ceviche by Roberto Balgisi

Un assaggio delle pizze Lentini’s

In cucina procedono i preparativi della portata successiva

Lafóa Südtirol Alto Adige Doc  Gewürztraminer 2015 – Colterenzio

Scampo, lumache di terra, pancia di cinta e salsa al Bitter by Roberto Balgisi

Foie gras d’anatra laccato con lenticchie e acqua di melanzane by Fabio Barbaglini

De Miranda Asti Spumante 2013 ? Contratto

Fagioli caramellati al caffè con polvere di mandorle amare, torroncino al gruè di cacao e crema gelata al marsala by Fabio Barbaglini

VG presenta ai commensali gli chef della serata

La parola allo chef Fabio Barbaglini…

… e a il GM Davide Crema per i ringraziamenti finali

Uno scatto con gli chef protagonisti della serata per uno dei nostri associati storici

Caffè e coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: marshmallow al lampone con cuore di pinacolada, bon bon al cioccolato e bignoline alla panna montata.

Non c?è che dire, un finale coi fuochi d?artificio quello che ha chiuso la rassegna di The Starring Nights al Gazebo Restaurant del Grand Hotel Alassio, l?accoppiata Balgisi- Barbaglini si è dimostrata subito molto affiatata e il servizio coordinato dal Restaurant Manager Daniel Gavinelli è stato, al solito, impeccabile. Insomma, in attesa dell?estate, da Roberto Balgisi vale la pena tornare, anche d?inverno!

Viaggiatore Gourmet

Ristorante Gazebo ? Grand Hotel Alassio
17021 Alassio (SV)
Via Gramsci 2/4
Tel.(+39) 0182 641910
Chiuso dall?8 gennaio al 3 marzo
Email: ristorante@ghalassio.com 
Sito internet: www.grandhotelalassio.it

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[10/12/2017, 22:05] Cartoline del 698mo Meeting @Ristorante Lume ? Milano ? Chef Luigi Taglienti

Cena di gran classe quella degli Amici Gourmet al Lume di Milano. Dalla sua apertura, lo scorso anno, il ristorante di Luigi Taglienti si è affermato come una delle destinazioni più di tendenza sulla scena meneghina. Complice il fascino degli arredi e l?atmosfera calma e rilassata che si respira superato l?ingresso, dove la prevalenza del bianco e della luce naturale dalle ampie vetrate affacciate sul giardino interno allontanano i rumori del traffico urbano. Complice, soprattutto, la cucina del sempre più poliedrico Luigi Taglienti, che al Lume pare aver trovato la sua dimensione ideale: i piatti che ci ha servito racchiudono il frutto delle sue esperienze e delle sue continue ricerche, di quell?essenzialità ragionata e rigorosa che arriva dritta al punto, con garbo e fermezza.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 04 Agosto 2016
-> Meeting del 05 Ottobre 2016

L’arrivo di VG al ristorante

Sala e mise en place

La veranda esterna

I tavoli Amici Gourmet

Il nostro menu personalizzato

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Aperitivo

For England Blanc de Noir Pas Dosé 2012 ? Contratto

Un brindisi con lo chef!

Tegola croccante, polvere di cumino, fior di sale e burro Inalpi

Toast di ostrica con Fettalpine Inalpi

Lo chef al pass

Estrazione di semi di zucca e formaggino Inalpi

Caciotta Kremina Inalpi alla brace con marmellata di chinotto

Ci accomodiamo al tavolo dove viene servita la prossima etichetta in abbinamento

Un brindisi e si comincia! Cin cin!

VG con lo chef Taglienti e Roberto Beneventano della maison Steinbrück

Champagne Cuvée Brut Tradition ? Steinbrück

Pane

Tipologie di pane: bianco; pane cafone a lievitazione naturale; focaccia ligure; foglia croccante alle erbe aromatiche; grissini.

Piattooo!!!

Misticanza

Lo chef introduce il prossimo piatto

Quadro di Liguria: gamberi viola in trasparenza, zucchina trombetta e caviale

Prossimo abbinamento al calice del nostro Partner, la maison Steinbrück

Champagne Cuvée Les Etoiles de la Gastronomie Coeur de rosé ? Steinbrück

Scampi liguri alla plancia e crema d?ostrica

Fegato grasso d?oca in sfoglia di verza al vapore, salsa cassoeula

Lasagna d?astice

Ultima bollicina in abbinamento della maison Steinbrück

Champagne Cuvée Les Etoiles de la Gastronomie Millésimé Prestige 2006 ? Steinbrück

VG e lo chef presentano il piatto

Carnaroli Ideariso borragine e maggiorana

Morone al sugo di vitello

Pinot grigio Veneto Igt 2010 ? Terre di San Rocco

Pesce morone, estrazione di kiwi e frutti di mare

Limpronta Ruché di Castagnole Monferrato Docg 2011 ? Montalbera

Gallinella al naturale con crema di anacardi, fichi e acetosella

Animella di vitello cucinata in tegame, anacardi, fichi ubriachi in salsa dolceforte

La Serra Moscato d?Asti Docg 2016 ? Marchesi di Grésy

Ricoperto al cioccolato amaro e burro d?arachidi e pompelmo gentile

Vittorio Moretti Riserva 2008 Magnum ? Bellavista

Momento “merenda defaticante”

Lo chef ci raggiunge in sala con la pentola d?oro Agnelli per una graditissima sorpresa

Spaghetto alla colatura di alici, limone e Caciotta Kremina Inalpi affumicata

Caffè servito in moka Alessi

Coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: tartelletta di pasta frolla con crema pasticcera; cannelés alla marmellata di arancia amara; cannoncino con crema ricca alla vaniglia del Madagascar.

Gli omaggi del nostro main partner Inalpi per i nostri Amici Gourmet

Un grande GRAZIE a tutti!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

Consulta il calendario eventi qui e iscriviti!

Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della 698esima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Lume
20143 Milano
Via G. Watt, 37

Chiuso domenica a cena, lunedì tutto il giorno
Tel. 02 80888624
E-mail: restaurant@lumemilano.com
Sito internet: www.lumemilano.com

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

Essere un nostro associato significa ricevere inviti personali per oltre 100 eventi (annuali) imperdibili che organizziamo per i nostri soci, un ricco calendario di eventi settimanali (aperitivi, pranzi, cene, serate mixology, degustazioni di grandi vini e di cibi rari e preziosi) privati ed esclusivi (Roadshow of Excellence Tour), tappe ufficiali che in Italia ogni anno vengono ospitate dalla migliore selezione di tutti gli 8 tre stelle, dei 41 due stelle e da una buona parte dei 294 ristoranti stellati Michelin, oltre che da una attenta selezione di Hotel 5 ***** stelle, SPA resort e relais selezionati tra i più prestigiosi e rappresentativi.

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[10/11/2017, 22:05] L?Andana Tenuta La Badiola ? Castiglione della Pescaia (GR) ? GM Riccardo Ortogni

Immerso nella quiete della Maremma toscana, nelle intenzioni della Famiglia Moretti, proprietari dell?area dove sorge la struttura dal 2000, L?Andana doveva essere il rifugio sicuro per chi, amante del lusso, del gusto e delle cose belle, fosse in cerca di un luogo dove riposare e ritrovare un po? di serenità. A ormai 13 anni di distanza il sogno coltivato dai fondatori del progetto è diventato una solida realtà, tanto che L?Andana, all?interno della Tenuta La Badiola, è oggi una delle destinazioni a 5 stelle più ricercate al mondo. Del resto, la bellezza particolare di quest?area nella campagna maremmana fu notata già nell?Ottocento dal Granduca di Toscana Leopoldo II di Lorena, che vi costruì la sua residenza estiva, la stessa che oggi, sapientemente ristrutturata, ospita le camere e le suite dell?Andana.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 7 Gennaio 2014
-> Reportage del Ristorante Trattoria Bartolini dell’11 Ottobre 2017

Lo staff dell?hotel

Resort Manager: Filippo Lunardi; F&B/Bar Manager: Davide Macaluso; SPA Manager: Francesca La Rosa; Reservation Manager: Paolo Pacini; Sales & Marketing Manager: Rachele Badelli; Housekeeper: Pina Collalto

La Lounge

La selezione dei prodotti della Tenuta

Gli esterni

La cappella

Le attività all’aperto

Il parco e i giardini della Tenuta si estendono su circa 500 ettari e offrono agli ospiti tante attività, adatte a tutti, grandi e piccini. Dai corsi di yoga, pilates e fitbox guidati da personal trainer alle pedalate in mountain bike dentro e fuori la Tenuta, in solitario o nelle escursioni organizzate da guide professioniste. Per chi invece alle ruote preferisse una passeggiata rigenerante per la campagna toscana, dall?hotel parte un suggestivo cammino che si snoderà lungo la collina fino a raggiungere l?antico Eremo di San Guglielmo, da cui si gode di una vista mozzafiato sulla regione. Gli appassionati del tennis potranno trovare soddisfazione nel campo polivalente adiacente alla Tenuta, che può essere trasformato rapidamente in un campo da calcetto 5vs5. Gli amanti degli animali potranno prendere parte a escursioni a cavallo lungo i vigneti, durante le quali si possono vedere lepri, uccelli e, se si è fortunati, persino i cinghiali della Maremma. Ad aprile, maggio, settembre ed ottobre è persino possibile fare delle cavalcate sulla spiaggia, a soli 7 chilometri dalla Tenuta. Il ?pezzo forte? della Tenuta però è il campo pratica di golf, situato proprio davanti a Casa Badiola, un?area di circa 30.000 m² affacciata sui profili ondulati della Maremma.

Il campo da golf

La piscina all’aperto

La ESPA

Una struttura progettata per armonizzarsi e fondersi con il paesaggio esterno: tonalità calde, materiali naturali e profumi delicati. La SPA de L?Andana è in realtà un?ESPA, grazie alla collaborazione con l?azienda leader nei trattamenti di bellezza e per le terapie SPA. Dopo una sosta di puro relax nella Vitality Pool, la piscina coperta della struttura, gli ospiti possono scegliere tra moltissimi trattamenti, dall?anti-aging al rivitalizzante, dal drenante all?energizzante, tutti realizzati con ingredienti naturali.

La Vitality Pool

La sala fitness

Le camere

L?Andana dispone di 33 camere di cui 6 Junior Suite, 2 Superior e 5 Prestige Suite. Spazi ampi e luminosi dove i colori delle pareti e degli arredi richiamano le tinte tipiche della Maremma. Dal 2010 Casa Badiola amplia l?offerta di accoglienza con 14 camere e suite con vista sul campo da golf e sulle colline circostanti.

Le tariffe delle camere cambiano in base alla stagionalità, variano da ? 300,00 per la camera Superior ad un massimo di ? 1.425,00 per la Suite Prestige.

La Suite di VG

Il salotto

Il benvenuto dell’hotel

Il corner con il mini bar e il bollitore

La selezione di succhi, snack e liquori

La camera da letto

La sala da bagno

Le amenities e i prodtti di bellezza firmati ETRO

Il buffet della colazione

I dolci

Gli infusi

Succhi e bevande

La frutta, fresca e secca

Il salato

Il dehors de La Villa

La mise en place

Menu

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Aperitivo

Alma Gran Cuvée Franciacorta Brut – Bellavista

Pane

Tipologie di pane: toscano. Servito con olio extravergine d’oliva And’Olio.

Piattooo!

Fritto di calamari, zucchine e carciofi in tempura

Burratina di bufala, gazpacho di pomodoro e acciughe del Cantabrico

Bruschette con pomodorini datterini

Dall’orto…

Burgher di chianina

Insalata di cous cous, verdure croccanti e pesche alla brace

Tagliolini all? uovo con caciucco di polpo

Fregola mantecata con triglie di scoglio e telline

Caffè e coccole finali

Torrefazione Giamaica di Gianni Frasi, Verona, varietà Timor

Aperitivo al bar

Cocktail serviti: Tuscany Sake (sciroppo di lampone, albume, sake, gin, vermuth bianco) e Andana Estate (Vodka, basilico, lavanda)

Tipologie di stuzzichini: taralli pugliesi, patatine Alfredo, focaccia barese, finocchiona, bruschetta al pomodoro, tartare di tonno allo yuzu, pomodorino di pappa al pomodoro, panino al vapore, bruschetta acciuga limone arrostito e nocciola, coccoli fritti.

Cucina

Dallo scorso anno l?intera offerta ristorativa dell?Andana è curata dal toscano Enrico Bartolini, chiamato dalla proprietà proprio in virtù delle sue radici toscane, il suo indiscusso talento e la sua spiccata capacità imprenditoriale. A La Villa, il ristorante destinato esclusivamente agli ospiti della struttura, la carta messa a punto da Bartolini è dedicata alla cucina sostanziosa e casereccia della tradizione regionale, dove trovano spazio sia le eccellenti carni per cui la Toscana è celebre in tutto il mondo che il pescato proveniente dal vicino Mar Tirreno. A coronare il tutto, i prodotti provenienti dall?Azienda Agricola Acquagiusta, all?interno della Tenuta La Badiola.

Servizio e accoglienza

Al ristorante come al bar a bordo piscina, alla reception come nella (E)SPA, lo staff dell?Andana è composto da soli professionisti. Gli ospiti che scelgono di soggiornare in quest?antica residenza nobiliare sanno di essere in buone mani, che sia per un consiglio circa il trattamento da scegliere, il vino da abbinare o il cocktail da sorseggiare all?aperitivo.

Conclusioni

Bello godere della solida concretezza di un luogo che incarna la tradizione più autentica e, al tempo stesso, poter contare sulle comodità e sui servizi più esclusivi dell?epoca contemporanea. L?Andana è tutto questo, un connubio riuscito tra presente e passato che, uniti, danno vita a un unicum nel mondo dell?accoglienza di lusso.

Viaggiatore Gourmet

Hotel L?Andana Tenuta La Badiola
58043 Castiglione della Pescaia (GR)
Tenuta La Badiola, Località Badiola
Tel (+39) 0564 944800
E-mail: info@andana.it
Sito internet: www.andana.it

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[10/10/2017, 22:05] Trattoria Bartolini @ L?Andana Tenuta La Badiola ? Castiglione della Pescaia (GR) ? Chef Enrico Bartolini, Chef de Cuisine Chef Marco Ortolani

Il paesaggio è quello tipico della bassa Toscana: i profili morbidi delle colline che dal verde virano al giallo delle messi e al bruno della terra riarsa, nell?aria il profumo intenso della macchia mediterranea e degli arbusti di erbe aromatiche, e, qualche chilometro più a ovest, le dune della spiaggia e il mare. In questo angolo di Paradiso Alain Ducasse, 12 anni orsono aveva preso la guida della Trattoria Toscana dell?Andana, il relais di lusso di proprietà della Famiglia Moretti. Il 2016 però è stato un anno di grandi novità per il ristorante gourmet della Tenuta La Badiola e a prendere il posto del maestro francese è arrivato Enrico Bartolini, che insieme all?omonimo ristorante al MUDEC di Milano e al Casual di Bergamo ha accumulato 4 stelle Michelin, di cui una proprio qui, a Castiglione della Pescaia. La gestione della cucina è affidata a Marco Ortolani, storico collaboratore dello chef toscano, che ha sposato con entusiasmo la causa della ?nuova? Trattoria. E a distanza di un anno i risultati non si sono fatti attendere.

Il borsino delle guide cartacee 2017 (nel 2016 non era presente l’attuale team di cucina)
Michelin assegna quattro casette all’hotel e una stella e tre coperti al ristorante
Espresso assegna un cappello
Gambero Rosso assegna 80 – cucina 48

La squadra

Lo staff in cucina

Executive chef: Marco Ortolani
Sous chef: Andrea Cimino
Junior Sous chef: Silvia Grossi
Pastry chef: Alessio Galli
Chef de partie: Samuele Filippi; Luca Bressan; Giulio Biroli
Commis de partie: Salvatore Occhipinti; Andrea Modesto; Letizia Gitto; Benedetta Prati; Andrea Nistico

Lo staff in sala

Maître e sommelier: Davide Macaluso
Barman: Simona Barraco
Chef de rang: Alessandro Longhi; Feres Soua; Roberto Ridolfi; Virgil Roca
Commis Sommelier: Simone Sinisi
Commis: Domenico Figliolia; Ali Lohuam; Gheorghe Graur; Diana Negru

Ingresso

L’insegna

Il salotto all’ingresso con i prodotti e i vini della Tenuta

Il riconoscimento della guida Michelin 2017

Sala e mise en place

Lo chef Marco Ortolani alle prese con il forno a legna

Aperitivo al bancone: Sunset

Centrifugato di ananas, nettare di mango e fragola, lime e ginger ale.

Menu

Riportiamo, come sempre, il menu degustazione e quello alla carta.

I classici dall?Andana ? 95

Gamberi rossi mezzi fritti con nocciole e limone arrostito
Risotto rape rosse e gorgonzola
Pancia di maialino ?senese?, uva fragola e pistacchio
Millefoglie con tatin di mele, gelato al Calvados e Tè Lapsang Souchong

100 % Brace ? 130

La nostra espressione alla brace in 7 passaggi

La carta

Antipasti

Le nostre Verdure dell?Orto crude e cotte ? 27
Gamberi rossi mezzi fritti con nocciole e limone arrostito ? 35
Tartare di manzo italiano ? 28
Fegato grasso marinato al Vin Santo, salsa di pesche e porcini ? 38
Calamaretti ?cacciaroli?, salsa delicata al rafano e gnocchetti di pomodoro ? 32

Primi

Spaghetti Oro Verrigni, aragostella, arachidi toscane e coriandolo ? 36
Risotto, rape rosse e gorgonzola ? 28
Ravioli di erbe serviti con brodo infuso di aromi toscani e pollo ruspante ? 30
Pici ?veri? fatti a mano, datterini, zenzero e ?ò-toro? ? 28
Risotto al lime, cicale di mare e fagiolini in ceviche ? 38

Secondi

Brochette di astice con catalana di verdure ? 42
Pancia di Maialino senese, uva fragola e pistacchio ? 40
Branzino cotto a legna con salsa vergine ? 50
Bistecca classica alla fiorentina ? 52 p.p.

Dolci ? 16

Cioccocolato
Zuppa inglese con amarene del Candiano
Tiramisù, amaretti e aceto balsamico
Millefoglie con tatin di mele, gelato al Calvados e Tè Lapsang Souchong
Fragaria: fragole, formaggio fresco e agrumi

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Ci accomodiamo al tavolo

Champagne Brut ? Bruno Paillard

L?oliva di fegatino

Franciacorta Brut 2009 – Bellavista

Stuzzichini di benvenuto: donzella con farcia di burrata e gambero crudo; tacos di erbe e mandorle; panino al vapore e coppa; pomodorino di pappa al pomodoro

Pane

Tipologie di pane: a lievitazione naturale, focaccia alla pala, grissini con cipolla rossa di Tropea, cracker sfogliati; servito con una selezione And?olio della Tenuta.

Piattooo!

Gambero viola mezzo fritto, limone arrostito e nocciole

Chardonnay Toscana igt 2010 – Monteverro

Le nostre verdure dell?orto, marmellata di cuore di bue e basilico

Cocotte di fagioli rossi lucchesi con astice in guazzetto al dragoncello

Ostrica Tsarskaya alla brace, aglio orsino, asparagina di mare e pompelmo

Davide Macaluso scarta l’involucro dell’etichetta in abbinamento alla portata successiva

Chardonnay Toscana Igt 2010 – Monteverro

Davide Macaluso impiatta la nostra portata

Peperone di Senise cotto ai carboni

Ravioli di erbe serviti con brodo infuso di aromi toscani e pollo ruspante

Pici veri fatti a mano, datterini, zenzero e ò-toro

Chardonnay Toscana Igt 2012 – Monteverro

Ricciola di fondale laccata, sedano rapa e funghi porcini

L’avvinamento dei calici

Solesine Rosso del Sebino Igt – Bellavista

Bistecca classica alla fiorentina con le sue guarnizioni e salse

Pancia di cinta senese, uva fragola e pistacchio

Panino al vapore e fritto con capocollo di maiale cotto adagio

Animella di vitello, porro fondente e salsa cocco-pollo

Pre-dessert: pomodorino di frutto della passione

Ananas arrostito, panna cotta affumicata, sorbetto al mango e salsa agli agrumi

Millefoglie di tatin, gelato al Calvados e tè Lapsang Souchong

Il rito del caffè

Lo shackerato

Caffè e coccole finali

Caffè Torrefazione Giamaica di Gianni Frasi, Verona, varietà Chikmagalur.

Tipologie piccola pasticceria: macaron al caramello salato e cioccolato bianco, gelatina ai mirtilli selvatici, marshmallow al limone e fior di sale, baumkuchen con ganache ai frutti rossi, mini bombolone alla crema.

Cucina

Per la cucina della Trattoria, l?accoppiata Bartolini-Ortolani gioca la carta, vincente, della tradizione: nessun piatto ?ricercato?, nessun prodigio di tecniche e procedure, ma piuttosto perfezione di esecuzione, ligio rispetto dei tempi e dei dettami del passato senza rinunciare al concett0 di contemporary classic con cui Bartolini firma ogni suo menù. Protagonisti i prodotti della Tenuta La Badiola: le verdure dell?orto, la carne dagli allevamenti di vacche maremmane e l?olio, giustamente rinominato L?AndOlio.

Servizio e accoglienza

Sono oltre 600 le etichette custodite nella cantina della Trattoria Enrico Bartolini: referenze di tutto rispetto tra cui non possono certo mancare i brand di proprietà della famiglia Moretti, tra cui Bellavista e Contadi Castaldi, oltre ai vini firmati Petra e Acquagiusta, prodotti direttamente in Toscana. In sala Davide Macaluso presiede il servizio che, in linea con la carta del locale, mantiene i toni distesi e informali pur mantenendo un alto livello in termini di competenza e professionalità.

Conclusioni

I coperti a disposizione sono ben distribuiti sui 150 metri quadri su cui si sviluppa la struttura: due sale, una terrazza, cucina a vista e ampie vetrate affacciate sul panorama circostante, il paesaggio caratteristico della Maremma. Anche in questo caso Bartolini ha fatto centro.

Viaggiatore Gourmet

Trattoria Enrico Bartolini
58043 Castiglione della Pescaia (GR)
Località Badiola
Tel (+39) 0564-944322
Aperto dal 1 maggio al 31 ottobre
Chiuso lunedì e a pranzo
Email: ristorante@andana.it
Sito internet: www.andana.it

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[10/09/2017, 22:05] Ristorante Zur Rose ? San Michele Appiano (BZ) ? Chef/Patron Herbert Hintner

Ci sono luoghi che, proprio come le persone, sembrano nati per seguire una propria ?vocazione?, è il caso del Zur Rose di San Michele Appiano (BZ), costruito attorno al XII secolo e ristorante da oltre cinquecento anni. Dal 1985 a custodire e perpetrare questa importante eredità sono Herbert e Margot Hintner, coppia nel lavoro come nella vita, affiatati e ancora pieni di curiosità e stupore verso ciò che li circonda, nonostante in trent?anni di attività successi e riconoscimenti non sono mancati.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 1 Dicembre 2007

Il borsino delle guide cartacee 2017
Michelin assegna una stella e due coperti
Espresso assegna due cappelli (nel 2016 altro sistema di valutazione)
Gambero Rosso assegna 88 – cucina 52

La squadra

Lo staff in cucina

Chef: Herbert Hintner
Sous Chef: Gerardo Spinelli
Pastry chef: Daniel Hintner

Lo staff in sala

Maître: Margot Hintner
Capo sala: Paola Eccher

Esterno

Il bancone all’ingresso

Sala e mise en place

Menu

Riportiamo, come sempre, i menu degustazione e in questo caso le fascie di prezzo del menu alla carta.

Menu degustazione 6 portate ? 95,00

Menu vegetariano 5 portate ? 68,00

Menu regionale 5 portate ? 90,00

La carta

Antipasti da ? 20,00 a ? 24,00
Primi da ? 16,00 a ? 22,00
Pesce da ? 33,00 a ? 35,00
Carne da ? 33,00 a ? 35,00
Dessert da ? 12,00 a ? 17,00

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Aperitivo

Comitissa Brut Riserva 2012 ? Lorenz Martini

Pane

Tipologie di pane: di patate; di segale; bianco; grissini al carbone vegetale, ai peperoni e di grano duro. Servito con burro con panna acida.

Piattooo!

Entrée – Crema di ricotta al pepe nero e acciughe e pomodorino confit

Insalata di pasta tiepida con porcini

Südtirol Eisacktaler Sylvaner doc 2015 ? Kuen Hof

Tartare di bue in cialda di Schüttelbrot

Lafoa Sauvignon Blanc Alto Adige Sudtirol 2015 ? Colterenzio

Consommé di pomodoro con ravioli di burrata

Animelle di vitello con melanzane al tè rosso e purea di topinambur

Cupola di porcino con spaghetti alla chitarra

Beyond the Clouds Gran Cuvée Alto Adige Bianco doc 2013 ? Elena Walch

Paola ci presenta la portata successiva

Fegato di vitello in crosta di erba cipollina e tartare di patate

Cassiano 2013 ? Manincor

Risotto con variazione di aglio

Dolomytos Vino Bianco Alto Adige 2005 – Dolomytos

Uova poché in crosta di erbe fresche con bistecca di pomodoro e spinaci

Petto di piccione in salsa al vino rosso, insalata belga e finferli

Anthos Passito Bianco 2013 – Erste + Neue

Predessert – Gelato al lime e purea di banana

Rosatum Moscato Rosa Alto Adige 2011 ? Colterenzio

Sfera al cioccolato ripiena con lamponi e frutti di bosco

Semifreddo di pesca con frutti di bosco marinati

Caffè e coccole finali

Torrefazione Jamaica Caffè di Gianni Frasi, Verona

Tipologie di piccola pasticceria: praline di champagne in crosta di farina di cocco; macaron di Schüttelbrot con miele; cioko amaretti; biscottini di pasta frolla con crema al cioccolato bianco e frutta fresca; mou salato al cioccolato nero; mandorle tostate con cioccolato bianco; torroncino fatto in casa.

Cucina

Cucina altoatesina, su questo non ci piove. Le montagne che circondano Appiano, i boschi e i ruscelli che le percorrono sono per Herbert Hintner una costante fonte d?ispirazione, che nel caso dello chef si traduce in portate che rispecchiano l?alternanza delle stagioni, raccontano una tradizione culinaria antica e al tempo stesso lasciano libera espressione alla fantasia e alla sensibilità di Hintner.

Servizio e accoglienza

Margot Hintner è l?anima della sala: se il linguaggio prediletto da Herbert per raccontare e raccontarsi ai propri ospiti è il cibo, a ispirare Margot è il nettare degli dei nelle sue molteplici sfumature. La carta dei vini del Zur Rose infatti mette insieme importanti referenze internazionali e microscopiche realtà altoatesine, che vale la pena scoprire. Molto brava e attenta si è dimostrata anche Paola, che ci accompagnati durante tutta la nostra degustazione.

Conclusioni

Con un trentennio abbondante di esperienza come ristoratori e una stella Michelin confermata per oltre due decadi, Margot e Herbert Hintner sono una garanzia. Così come il loro locale, il Zur Rose, che nell?architettura e nella scelta degli arredi porta il segno di quell?identità altoatesina che si ritrova poi in cucina.

Viaggiatore Gourmet

Ristorante Zur Rose
39057 San Michele · Appiano (BZ)
Via Josef Innerhofer 2
Tel. (+39) 0471 662249
Chiuso
domenica, lunedì a mezzogiorno
E-mail: info@zur-rose.com
Sito internet: www.zur-rose.com

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[10/09/2017, 04:59] The Navelgazer?s Last Tour of Italy
Swept away by an apoplectic American destiny in a red plane in October

Nothing above me, nothing below me - So I jump off
One more time, I?m on a plane going from Rome, Italy to America, and the young Gen-Z narcissist sitting next to me is being a dick. The latest generation of Ugly American to emerge from this isolated piece of land, which for the last 100 or so years has dominated the world?s attention. He and his family just spent a vacation in Italy. They bought the posters, bought the t-shirts (probably also bought the coffee mugs) and now he couldn?t wait to get home and see if his Buffalo Bills won or lost. This is going to be one helluva long flight?


How is it someone goes to Italy and Italy doesn?t seem to rub off on them? How can they walk all over Rome and see the amazing energy that humans have put into life and only want to sprawl into a seat, eyes welded to their phone, spilling over into the next seat with their limbs, their heavy metal music thrashing over their ultralight earbuds, their water bottles, their candy wrappers and their absolute undaunted ignorance of history or life or just common sense? That, in a nutshell, is the brushfire that is spreading across America in this time. Not the floods, not the earthquakes, not the hurricanes or fires or tornadoes, not all the things Mother Earth is dropping on us. The humans are setting these cultural fires in motion. And they?ve been doing it for as long as I?ve been going to Italy.

In 1971, it wasn?t hard to see them. They were middle aged, wearing ridiculous shorts and shirts, unable to get into St. Peter?s because they weren?t dressed properly for a church. In the 1980?s they were young college students, on leave from America (and their minds) for a year, wandering across Italy with a bota bag and damn well near no perspective on their place in the civilized world. They were loud and brash and irreverent and, well, goddam boring to be around. I avoided them like the plague. Judging from the recent few nights I spent in Rome, they?re still out there, this time taking selfies to document their unconscious and entitled sense of themselves.

And all along, Italy offers a response. A curved arch here, a plate of pasta there. A Caravaggio, popping up along a wall in a dark corner of a cool church. A sweet little dog in a vineyard, who only wants to have his back scratched. A farmer and his young family, who are living on the edge of a volcanic outcropping, making a red wine for God knows who. Thank God.

Yeah, I reckon the ugly Americans aren?t going away anytime soon. In fact, they?re rising up again. The young man sitting next to me, unable to say anything in a complete sentence (and no, he wasn?t on the spectrum) when he wanted to get up and get a fifth cup of ice cream or another glass of red wine to go with his another Dr. Pepper. Who seethed with so much anger, and who wasn?t going to put his seat belt on, no matter what! Who wasn?t going to turn his phone off, until the flight attendant threatened to bring the captain back. Who could have made many of us (and his family) lose our connecting flight. The drip, drip, drip of the Ugly Apoplectic American wearing down the world, one acid rain drop at a time.

And behind us is Italy, with her pretty little beach here, her lovely wooded area on top of a hill there, with a castle of some sort hidden behind it. Here, a flock of pigeons waiting at someone's feet for a crumb from the focaccia the nice old man handed to them with a smile. All through this Italy smiles, Italy takes the slap across the face, day in and day out, and turns the cheek. And gives an eye contact with a gleam, and pours a sip of their last bottle of 35-year-old wine that someone?s long gone grandfather made. Ahh, Italy, you?re sometimes just too good for the rest of us.


Like the woman in the leather shop said, "When will these $@%????! American?s ever learn?"





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[10/01/2017, 15:58] The 2017 Harvest in Umbria and Tuscany - Fear and "Global Weirding" - Pt.II
Chianti Classico - O Brother, Where Art Thou?

We?re all struggling to seek, explain and unfold Chianti Classico in today?s world. Not a ?cool? wine in the wine world, though a wine that millions of people know and love ? hence the Catch-22 moment we find ourselves in.

And as well, our crew found ourselves within the Chianti Classico zone on a recent pass through Umbria and Tuscany. Here?s what we found at a few ?classic? estates.


Brolio ? It?s a bit of a mind-boggle trying to wrap one?s head around the reality of Brolio. The place is vast, with sprawling, never-ending vineyards, a huge castle, dripping with history, and a winery aspect that is a true fattoria. The place is a company town, complete with a local bar that opens to the local workers and neighbors one night a week with karaoke, food, drinks and dancing in the street.

Brolio?s master, Francesco Ricasoli, is searching for its place in the sun again. The light never went out, but it dimmed to an almost indiscernible whiff of a flame. The place runs like a Swiss watch, there?s a Teutonic order to Brolio, and is seems like this is part of the DNA of the place as initiated by Bettino Ricasoli, who is one of the reasons Chianti Classico exists today.

There?s plenty about Bettino and the spell his legacy has cast upon Sangiovese in Tuscany. But that was long ago and his descendant Francesco, along with the rest of the world, are no longer part of those glory days of the past. We?ve all arrived, and survived, to face our future along with the challenges that brings. In the end, this is easy stuff, for it is simply wine. We?re not trying to prevent a madman from lobbing a nuclear warhead halfway across the world. But in our little world of wine, Chianti Classico ain?t the ?bomb? it used to be. So, we dig in, we fight, and we don?t always win. But we persist, because that?s what slaves to the wine god do. And that is what Francesco Ricasoli and his team are doing as well. Never, ever, giving up ? this time.

Felsina ? Without the burden of such lengthy history as Brolio, but one of the indomitable estates in the Classico zone, Felsina reminds me, in a way, of a winery in Napa Valley that has been run by a family for a very long time. Not that the wines have any resemblance to Napa. But they have this aura about them that I recognize from my youth in California?s wine country.

Maybe it?s the independent streak, along with an entrepreneurial confidence that what they do will make things better for the world of wine, and along with it, Chianti Classico.

Smaller than Brolio, and more tractable, Felsina manages to treat Chianti Classico less as a dystopian punishment and more like a utopian affirmation. They face the same tests as many of the producers in the zone. They make those challenges seem powerless and pointless, at least when you are on the property. And the wines, well, you didn?t come here for a review, did you, with the ghost of Joe Garagiola transmitting his color commentary? Pick up a bottle, do your own taste test. If that isn?t good enough for you, Galloni, Parker, Suckling, and all the folks who people follow for tasting notes, will offer you more than a modicum of adjectives, scores and praise.

Pietro and Riccardo Losi
Querciavalle ? The epitome of the small-batch producer. The Losi family has been farming their land, and slowly expanding as their family grows, for several generations. They didn?t land here from an industrial northern city with a fortune, made from textiles, tech or centuries of being filthy rich and bored, looking for something to do. They are farmers, and they had to work the land to survive. Period. Along the way, they learned how to make wine, and, over time, the wine got better and better. Querciavalle has been, for as long as I have followed this property, a ?Quiet Man? kind of wine. It doesn?t shout or yell. It compels one to think, even to wax philosophically, beyond the glass of wine one is holding.


There is no reason for Querciavalle to exist, save for the desire of the Losi family to practice their right livelihood, day after day. Today?s patriarch, Pietro Losi, whom I have known since we were both young men, is the contemplative friar of Querciavalle. His children, Riccardo and Valeria, have been infused with the spirit of the place, and they too have a life ahead in service of this land. Thank God.

Roberto and Emanuela Stucchi Prinetti

Badia a Coltibuono ? And speaking of God, we arrive to the abbey of Coltibuono (good harvest) where our hosts, the siblings Roberto and Emanuela Stucchi Prinetti, are waiting for us.

The place is dripping with history, on so many levels. Perhaps not with the patina (and the weight) of Brolio. But Jesus himself might have passed through here, in one form or another. And yes, it was a wealthy family (banking ? Florence) who reclaimed Coltibuono from the encroaching wilderness that threatened to engulf the vines, the abbey and the history, back into obscurity. The last thing the bored gentry would sign up for. As it was, there was a strong entrepreneurial sense that accompanied the family that made life back in Florence seem, well, boring.

The Abbey is at the top of a hill. Imagine a time without power tools or engines to propel those tools up a hill. And then imagine, as in so many places in Europe before the industrial Revolution, just how long it took to build a place like this and to manage it. Roberto showed us antique, daily records of what transpired on the property, as it was a working farm that many families depended on for survival. Not a mono-culture, but a domain that was diversified and complex. All before computers. Everything written out by hand, and in the head of the headmaster, who had to make sure the place kept running. Something to think about when one rests one?s head on a pillow in one of the quiet rooms once reserved for the monks who lived there, before Napoleon arrived and changed the world forever.

And the wine? Yes, of course. Like Brolio, one can find ancient bottles of Badia a Coltibuono out among the world. For a time, in the early 1980?s, I had a contact in Florence who proffered re-corked bottles of the ?58,?62 and ?70, for tables in restaurants in Dallas. Imagine the glitzy 1980?s in Dallas ? the Cowboys (America?s team), the TV show (JR and Sue Ellen), the town dripping with cocaine, money and conspicuous consumption. And on the table a bottle of 1962 Badia a Coltibuono, back where the records were still being kept by hand. Where the mezzadria was still in evidence, and when people still went to church in the abbey after a long weeks? worth of work. Kind of blow?s one?s mind, doesn?t it?

Our short few days in Classico country only offered us a brief glimpse of life today, along with history lessons and real-time experiences. But the palimpsest of my mind was once again etched with the impression that Chianti Classico is nowhere near done with expressing itself to the outside world. And though the outside world has changed, and will always change, Chianti Classico isn?t looking in the rear-view mirror. They are, like the rest of us, just trying to work their way through this fog of a life on our funny little orb.




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[09/24/2017, 13:18] How do you solve a problem like Maremma?
For years, the aura of the Super Tuscan has reflected a masculine, testosterone-laden persona, depicting a ?Magnificent Seven? persona. The world was presented with a portrait of the tall, dark and handsome Italian cowboy, an outlier, albeit with perfectly matching boots, belt and cape. It was a Kodak moment, riding off into the sunset with their luscious, masculine, amped-up rosso in search of a Maremmana to wrestle, rope and quarter and serve over an open fire - the perfect accompaniment to that big ,juicy Super Tuscan.

But there is a problem with spiked-up Super Tuscans today: they?ve become collector?s items for the super wealthy, locked away in secret cellars, occasionally resurfacing on an auction block in Hong Kong, London or New York. Some have gotten far removed from the emerging tastes of the upcoming generation (and those whose palates have evolved towards wines with less volume). They?ve become Bubble Boys, living in their own rarified orb.


On my last trip to Tuscany and the Maremma, did I detect a metamorphosis? Are the tides shifting from Super Tuscans made by and for Supermen to ones made by and for Superwomen? That may be a stretch, but there is an underlying cultural foundation which has been in Tuscany for thousands of years. Take off your Western Civilization, white, male-dominated hat and let?s look at this from the Etruscan?s point of view, if only in a theoretical sense.

In a gentler time, women were not subservient to men. Think gender parity. A more balanced society. Women of power. Hera. Demeter. Maria. Something one finds laced through the South of Italy, which is not so far from the Tuscan coast. Tuscany as part of the South? An unthinkable prospect for many, but thousands of years ago, who reading here knows how little (or how much) they had in common with their Magna Graecia brothers and sisters?

The earth remembers. Think geologic time. So, a couple of thousand years, give or take a millennium, in those terms, is like the snap of a finger. No big deal. Oh yes, we?re living our life right here and now and we think that?s the reason for the Big Bang. But we?re not even a fleck of dust flying from the flick of those two fingers, not even a snapping sound. We in the present, are as insignificant now as we were two seconds ago. But we can dream, we can imagine, we can ponder.

And shifting into pondering mode, what if the female energy in Tuscany, in the Maremma, in Bolgheri, in Suvereto, has said, ?Enough!? ?

What if Cabernet Sauvignon is no longer the dominant male on the territory? Or Merlot? Or even the precious prince, Cabernet Franc? What if all these grapes and the older (indigenous?) ones exist to fulfill an occult maxim? What if they are here to serve (and blend within) a greater prospect? What if we?ve arrived into the era of the Super Tuscan, now vivified by the stirrings in the land of a latent force, perhaps from an Etruscan female goddess like Uni?

I know what you?re thinking now. ?He?s really gone off the deep end this time.? Yeah, so what? You think you and I have figured out the inclinations of the gods and goddesses, us mere mortals?

It?s not about grapes. It?s not about wood. It?s not about optical sorters. It?s not about concrete eggs, or clay amphorae. It?s about the energy of a place.

I?ve been grappling with the conundrum of what do we do with Super Tuscans on the front lines of commerce in America for many years. I was delighted to disseminate bottles of 1968 Sassicaia, 1982 Le Pergole Torte, and 1990 I Sodi di San Niccolò, in my young and heady days. They had energy, they brought something different to the table in a time when Chianti was even more in the doldrums than it is now. When Brunello was still decades away from mass appeal (and scandal). There was something about a Super Tuscan that appealed to a nonconformist. There was no tradition. No rules. It was Wild West, all the way! Italian cowboys, Sergio Leone, Ennio Morricone, riders on the storm. But was that really what it was/is?

My Tuscan friends and colleagues liken the Maremma to a place where the tradition isn?t set, where they can escape the rules that bind the mind of the everyday Italian in everyday life. The Maremma is a place where one can go to free their soul, tan their body, lighten up, run 20 kilometers in the wilderness before the start of a long day. It?s where they can plant their flag for a freescape of the mind. So why should a Super Tuscan, today, conform to a Tachian tradition? I doubt even Tachis would go for that?

And why do we need to box it in with even these words - Super Tuscan? One of Tachis masterpieces was the 1978 Morellino di Scansano that he midwifed for Le Pupille. What a great wine that was from the year of the 13 moons. No one bothered to wonder what it was ? it was Morellino. No more ? no less. And it was wonderful.

Bring it on- Syrah, Sangiovese, Alicante, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Malvasia Nera - all comers! The ancient energy has come back into the land, this is the stuff of supernatural terroir. And if you don?t believe it, then maybe you are just not ready to be a believer.

But Maremma, and her wines, are no longer a problem for me. Because I - blind, deaf and dumbstruck - am now a believer.










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[09/17/2017, 17:06] The 2017 Harvest in Umbria and Tuscany - Fear and "Global Weirding" - Pt.I
Italian wine often arrives in a van loaded with emotion. Call me moonstruck from day one. As an observer over the years, there?s something about Central Italy that gets under your fingernails and into your bloodstream. And it ain?t in the usual places.

This year marks a cycle of sorts for this observer. Moved by the floods of 1966, I made my way to Florence five years later. In the summer of 1971 there were still signs of a deluge of Biblical proportions which ravaged the largest town in Tuscany. I spent days walking the narrow streets, huddled in the cool galleries of museums, and sampling the food and wine, on the streets. I fell in love every ten minutes.


Six years later, in 1977, I came to stay for a longer period, in both Florence and in Umbria. It was autumn, the leaves were turning, the air was cooler and the grapes were coming in. It had been a long, hot summer.

Forty years later, I returned. This time, not to the urban centers, but to the countryside. With the floodwaters still rising in Houston and with the thoughts and hopes for friends and family in flood-ravaged South Texas, we traversed the center part of Italy with a somber approach. Yes, back home in Texas, and in Florida, and in the West, and almost everywhere in America, life as we knew it, was under assault - by flame and by water (and towards one another in some cerebral/visceral run-up to the end of the world?). And in the hills of Umbria and Tuscany, immediate climactic challenges were being presented to the vines and the people charged with sowing, reaping and harvesting.

Torgiano - September 3, 2017
Umbria - Torgiano

Lungarotti's vineyards, where we first stopped, were greener than what we would find in Tuscany, Torgiano had a still nervous aspect to it. It was as if the region was collectively holding its breath, just trying to not make any mistakes and get through harvest, unscathed. The 1977 vintage had been similar, in my memory, and the wines came out well enough, if not the longest lived on record. But fine wines, without a doubt. Still, at this point, in 2017 (September 3) the tanks, sat mostly empty, in silent (and nervous) anticipation.

Tuscany - Montalcino

Renieri, was our first stop, and our base for several days. A smallish winery owned and run by the Bacci family (Castello di Bossi), they?ve had a string of vintages lately that have been well received in critical circles. Young Jacopo Bacci is leading the charge here, and his sensibility is one of modulation. Small oak barrique is being replaced with larger botti and the Napa-like alcohol levels are dropping. Going from a flashy, sexy, long-legged blond in a red Ferrari, the wine is showing signs of depth and restraint. Think Caterina Deneuve, less as Séverine Serizy in Belle de Jour, more like Éliane Devries in Indochine.

Giacomo Neri
Casanova di Neri
Giacomo Neri appeared a few degrees short of verklempt. The open top fermenters, lined up and ready, were silent, save for two. Meticulous harvesting, and sorting, had yielded little at this point. But in all fairness, it was still early September. The problem is, they must gear up (with staff) and then Nature puts on a waiting game. It?s a matter of timing. And expectation. What they had picked looked good, but as we heard time and again, the harvest was down (30-50%, low, depending on who you talked to).

Fattoria dei Barbi
Harvesting had begun, but the main body of the crop was still hanging. As were all who were waiting. ?We need some rain,? was the common cry heard during the trip. Tuscany was parched. Sandpaper dry. Even the olives were whimpering in their Twiggy-like configuration. Would the 2017 Barbi Brunello be remembered someday like their 1977 Riserva? Too soon to tell, and to be blunt, I won?t be around to say. Our host, Raffaella Federzoni, sent us off with an older bottle of Barbi Brunello to assuage any apprehension in the coming days.

Castiglion del Bosco
One almost needs a Land Rover Defender to climb the dirt goat trail to Castiglion del Bosco. So how did that bright, shiny, new Maserati coupe get up there? Did it also arrive by helicopter? Well-manicured, this is one helluva curated place, from the barrel room, to the vineyard signage. And at the helm, winemaker Cecilia Leoneschi is chipping away at the big marble block of Castiglion del Bosco, looking for her David. As with much of what we are seeing in Italy, she is toning down the wood, the fruit, the machismo, of Castiglion del Bosco, and pursuing a wine with poise, with grace, with sensibility. Not some 1,200 count Egyptian cotton sensibility (that?s for the luxury suites accompanying the estate in the nearby Chateau and Relais property. Not the finely cut golfing green sensibility. After all, Brunello is Tuscan. And Tuscany still has a country side to it, whether you call it rustic, or just normal. And while nothing at Castiglion del Bosco is normal (unless you are a billionaire) the harvest of 2017 poses the same challenges to them as it does to the smallest-batch winery down the dusty road. Cecilia is working hard to make sure she doesn?t break our hearts with the 2017 vintage.


This recent trip was more involved than an 800-word blog post can sort out. So, I will break it up into smaller pieces and attempt to optically sort out the unique circumstances that 2017 vintage poses, now and in the future. Roberto Stucchi-Prinetti of Badia Coltibuono calls this a time of ?global weirding,? and for a farmer it is full of apprehension in the short term and as well down the long, green march of time.





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[09/12/2017, 09:17] Nebbiolo a Barolo, due paroline che suonano così piacevoli

A volte girare per cantine e vigneti a caccia di cose da comprare non è un fatto di scoperte ed esplorazioni. È piuttosto un fatto di lavori arretrati, è una cosa sul genere "c'è quel vino assaggiato in quella certa occasione, devo assolutamente andare in cantina dal taldeitali". Ad un certo punto gli arretrati diventano quasi una faccenda che ti fa sentire in colpa.

Per esempio: come mai ci ho messo tutto 'sto tempo per andare a trovare Scarzello? Gli assaggi dei suoi vini (Barolo del comune di Barolo, nebbioli soffusi e pieni di stile) risalivano allo scorso Vinitaly. Finalmente ieri una trasferta da quelle parti mi ha consentito di riassaggiare, e finalmente comprare, almeno un paio di cose.

L'azienda sta nel centro del paesino di Barolo, e ha circa cinque ettari in aree stracult (Sarmassa, per dirne una, vero e proprio cru storico). Il suo Barolo 2011 essendo in vigneti dello stesso comune ha appunto la denominazione comunale, Barolo di Barolo - che suona un po' come una reiterazione del concetto, "te lo ripeto, io sono proprio quello". Ecco i miei assaggi del cuore.

Langhe Nebbiolo 2015. Qui c'è quello che potrei dire lo stile aziendale: un vino che tiene a bada la durezza dei tannini del nebbio con una delicata eleganza, e poi la morbidezza dell'alcol fa il resto. Si apre con note di spezie e poi segue quella vena quasi di carne, o brodo di carne, che ricorda la nobiltà dell'uva di provenienza, e del territorio che ormai solo col nome evoca importanza. Alla fine, sarà la suggestione da terroir, senti anche un po' di nocciola. Amore a prima vista. 89/100, sui 18 euro.

Barolo del Comune di Barolo 2011. Dominare la potenza di questo vino in chiave di bevibilità e attraenza sembra una quadratura del cerchio impossibile, eppure Scarzello ci riesce. È per questo che un assaggio del genere si fissa nella memoria, non solo per le note olfattive un po' dark, tra la carne e la terra. Qui c'è soprattutto una bevibilità vivida, dove l'importanza non si trasforma mai in respingenza, è segnata in modo amabile dalla tostatura (cacao) e di nuovo viene da pensare ad un qualche tipo di stile aziendale. Assaggio notevolissimo, 91/100, sotto i 40 euro in enoteca.
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[09/10/2017, 12:00] Thank You, Italy
Echoes from the archives - Posted Nov 24, 2011


1) Thank you for the wonderful variety of your sparkling wines, especially the ones from Lombardia, Trentino and the Veneto. Franciacorta is a delicious wine for food, for pleasure and for more than just special occasions. Thank you for not thinking you have to be Champagne and forging ahead with your own sparkling destinies.

2) Thank you for the bright and mineral rich white wines of the Alto Adige and Friuli. I love your whites, whether it be Sauvignon or Kerner, Friulano or Sylvaner.

3) Thank you for the fruit driven Montepulciano wines from Abruzzo. For many of us who cut our teeth on field blends from California, Montepulciano is a taste that hearkens back to the roots of many of us reared in the West. And thank you when you let Montepulciano be Montepulciano; not Cabernet, Merlot or Pinot Noir.

4) Thank you for Aglianico. I cannot think of another wine from the South of Italy I have enjoyed so much over the years, especially from Basilicata.

5) Thank you Sicily for finally getting Etna wines back out there. Thank you for letting the terroir driven wines be exactly what they are ? highly acidic, minerally, rich but with an elegant austerity. Probably my next love of red wine from the South.

6) Thank you for the red wines of Piedmont, from Grignolino to Dolcetto to Barbera to Nebbiolo. These wines are constant companions on my table and are a joy to drink and to grace the Italian table.

7) Thank you for the extreme wine regions of Liguria, Valle D?Aosta and Valtellina. While the wines from these regions don?t make their way to America as well as the other more popular regions like Piedmont, Veneto, Tuscany and Sicily, these are an important part of the patrimony of Italy; they are wonderful wines from dramatic vineyard locations the likes of which are seen in other places like the Mosel and the Douro.

8) Thank you for Tuscany. Not Chianti or Brunello, not Vernaccia or Super Tuscans.
But just plain Tuscany. For without the tourism to Tuscany, Italian wines wouldn?t be as well received in the world as they are. And while many like to poo-poo Tuscany as sell outs and an older established wine region, they brought Italian wine to the American table early on in the game.

9) Thank you for Soave, Frascati, Verdicchio and Pinot Grigio. Even though much is now commercial and industrial, there can be found many examples of superb white wine from these appellations. And they brought many folks into the Italian genre ? they were the gateways. Thank you

10) And thank you for the souls that you send to America to tell the story of the ever changing Italian wine landscape and philosophies. There is no other place in the world like Italy and Italian wines are part of that unique expression of Italianità. Thank you!










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[09/06/2017, 10:03] Talmente possibile che ecco qua il programma

Dunque appunto, si diceva. Il nostro corso intravinico sul vino a Genova adesso ha il suo programma ufficiale:

Le date: si inizia il 9 ottobre prossimo, lunedì sera ore 21, e poi via via per i successivi lunedì fino alla serata conclusiva del 13 novembre, quindi 9 ? 16 ? 23 ? 30 ottobre e 6-13 novembre. Ogni incontro dura circa un paio di ore ma è facile che si sfori ? sai com?è, il tempo passa veloce quando ci si diverte. Ore 21, puntuali, non so se l?abbiamo già detto. 
Dove: a Genova presso il bar Soul Note Caffè, in Via Cesarea 95. È centrale, posteggi se ne trovano, insomma splendida cornice. 
Cosa succede in sostanza: si impara ad assaggiare, o si ripassa il concetto per chi già è capace, fornendo gli strumenti critici di analisi che sono tipici dell?assaggiatore. Il tutto (promettiamo) senza addormentare nessuno con digressioni enotecniche e di fisiologia dei sensi. Il materiale utilizzato è quello già online, selezionato in diversi post pubblicati su Intra. 
Cosa si beve: ecco, a questo ci teniamo un bel po?. Cose serie, importanti, niente vinelli didattici ma robe gloriose. Venite cenati, ma qualche grissino sì, dai, lo troviamo da mettere in tavola. 
Prezzo: le sei serate vi costeranno la bella cifra di 250 euro a persona. Non è poco, non è troppo, ma si berranno vini memorabili e vi resta il prezioso set da sei bicchieri da assaggio ? del tipo grande, niente bicchierini piccoli sul genere Iso.
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[09/03/2017, 12:00]  As you age does your taste in wine change?
Echoes from the archives - Posted May 20, 2012


That was the question I posed on a Facebook months ago. I have been thinking about it for some time now, and doing active research.

In my life, I have to say, my tastes have ranged all across the board, like waves of appreciation. For a while I would taste all the Bordeaux reds I could get my hands on. And I developed a taste for them. But my diet, which ranges from low to no red meat, really doesn?t complement them. I also was into Rhone reds as well, and again, aside from the occasional spicy chicken on the grill or holiday repast, I found them hard to take on a regular basis. Not that I didn?t like them, it was more that I just didn?t have a lifestyle where these wines fit on a regular basis.


Red wine, in fact, is getting harder for me to find a place for in my regular diet. What?s with that? As I wrote in an earlier post, the Riesling I had last week (with a baked potato and yogurt of all things) shook my world, and in a good way. If anything I am finding my taste towards wine is going more to white and then rosé and then red. If my fridge doesn?t have a slew of white and rosé wines in it I get worried, like I don?t have enough provisions. Meanwhile I have a whole walk-in closet full of red wines I have been collecting for the last 30 years. The closet really represents my personal tasting history. There are still Bordeaux reds in there, along with Rhone reds, mainly from the northern Rhone. Italians are in there, lots of Tuscan reds, Piedmont reds and reds from Abruzzo, along with the occasional oddity from the Marche, Apulia and Basilicata. And then there are those Texas reds I forgot about and are now ready or rotten, depending on which wine we are talking about. Now those wines seem more like historical notations rather than a record of my preferences.

What I am finding is that I am enjoying lighter wines. We opened a 1970 Chateau Latour recently. 11.5% in alcohol, so in effect a lighter wine. But what a powerful red it was. We simply sipped on it, like communion wine, rather than spoil it with a ?match.? It needed nothing to complement it, although it was still vigorous and not anywhere near having peaked.

White wines, anything from light Garganega blends from the Veneto to Verdicchio, whites from Campania or Alto Adige. Crisp, high acid, but fruity freshness. More of a beverage than an experience. Hey, I still have those moments when I get in front of greatness and sip from the chalice; I haven?t become immune to those experiences. But the days of opening a magnum of 1911 Chateau Lafite to go with BBQ are long gone (and yes we did things like that in the 1980?s).

No, what I am really getting at, searching for, is if some of us change what we are looking for in wine when we reach a certain age? I mean, some men (and women) start looking for younger mates and faster cars when they reach their 50?s. 60?s and 70?s. And while that might be more of a reflection of one?s personal and emotional maturity, is there something to it when I hear a man in his 50?s tell me he really likes ?Big red wines from Napa? (P.S. you should have seen his wife).

I guess what I am looking for from anyone else who is reading this and cares to comment, is their personal path; taste evolution let's call it, in conjunction with the aging process.

I could envision drinking Riesling for the rest of my life on a regular basis. And white Burgundy. And those lovely crisp white wines from Italy. Even the occasional Chardonnay. But what about all those reds in my closet? When am I going to get around to drinking them up?

So this is kind of a personal journey and even more it is a peculiar mystery, for I really don?t know how I got here from there. Is it me aging? Is it having tasted so many wines that I now know what I like? I mean, the thought of a Quintarelli red doesn?t repulse me, not at all. But I don?t dream about drinking Gaja or Sassicaia. They just don?t seem to appeal to me, even though it was a Gaja wine ('78 Barbera) that really opened me up to the wines of Piedmont. And while that was then and this is now, I am a little perplexed by my path. I like fruit. I love acid. I don?t mind tannin. But I am not fond of high alcohol or oak. Usually, but not always. What the hell kind of palate do I have and who has commandeered it? It?s as if what I like to drink and what I ?think? I should like are two different things. And we aren?t even descanting the salubrious world of natural wines; I?m just talking wine in general.

In the meantime, let?s hear from you folks out there, especially the older ones or ones who have been sipping on wine for some time, let?s say 20+ years. I know that might leave some of the young?uns out of this discourse, but feel free to join in if you want to. In any event you all will be in this situation sooner than you think. Like the next time you go to bed and wake up. Thirty years is merely a good night?s sleep. And a slew of wine pleasure.





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[08/31/2017, 08:34] Un altro corso (sul vino) è possibile
Dopo un bel po' dall'ultima volta, mi rimetto al lavoro ripensando un corso di assaggio. Stavolta, una cosa Intravino-style, e difatti non sarò da solo ma con la copertura culturale di Pietro. Qui un po' di anticipazioni. Per aumentarvi l'appetito (o la sete) potrei dire solo che ogni sera l'idea è quella di aprire, sempre e soltanto, vini grandiosi. Alle solite i corsi come piacciono a me sono senza vini didattici.

I vini didattici sono quelli difettosi. Si chiamano didattici perché ve li fanno bere volentieri ai corsi. Qui evitiamo, dai.

Poi ovviamente ci sarà molto di più di quello, ma insomma state con noi e non cambiate canale.
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[08/27/2017, 15:02]  Stripped, Shocked and Surprised - Is There a Unicorn in the Cave?
Over the lifespan of this blog, I?ve written a post, on average, once every three days. For those who aren't familiar, they?ve developed into essays, around 800 words. With over 1,300 posts written, over twelve years, there are several blog posts that have surprised me in the way they have been received in the oenosphère, these unsuspecting Unicorns in the cave.


You say Ripasso and I say Ripassa; Three versions (May 21, 2006). One of my earliest posts and one which has had a long run in terms of reader popularity. Maybe because it?s a bit wonky. Reading it now, I see I need to amend it, as I have since then discovered at least two other methods of Ripasso. Who knew? It keeps going and going, an Energizer bunny with a long tail.

The Endangered Wine List in the New Millennium (October 10, 2016). This post apparently hit a nerve; there were sommeliers in the audience who fancied that I forged a chapter from their biography. In reality it was sifted from a pasticcio of personalities. That didn?t prevent one from trying to have me banished from their restaurant. And another from writing an incendiary counter-attack. I guess they thought this song was about them. In a world of selfies, the larger message got drowned out by those who are called to give a snappy comeback. Blessed be the noisemakers - loads of traffic!

Why this might be our last Vinitaly in Verona: A Dear Giovanni letter to Veronafiere (March 24, 2015). Written in early morning, between hectic days at Vinitaly. By the time I got to the fair, it had gone viral. My phone was ringing, email, texts, tweets, high fives from Luca Currado. It somewhat took me aback. What had been a screed, something to get off my chest, resonated with a larger, influential group. Unfortunately, for this introvert, the organizers of the fair were none too pleased. I?m sure my triage methods failed in that regard. Looking back over the past 2½ years, though, something happened to Vinitaly. It did get better, and with all the wailing and gnashing of teeth, progress has moved forward. Vinitaly will always be a bit of a mess, there are so many people, so much passion. But the logistical side of the fair has made great strides forward. Did my blog post have anything to do with it? People tell me it did. I didn?t expect anything from my rant, other than to vent. It might have provided some oxygen to an already smoldering dumpster fire.

The Burgundization of Barolo - An Imminent Sea Change in the Langhe (January 18, 2015). This post hit a main vein, to the point that other posts and articles have spun off this one. Something resonated in this piece. I had people, Burgundy nuts, tell me this got them thinking about Nebbiolo from Langhe in a different way. Unicorn post? Perhaps, or maybe a Skinner box of sorts.

I just want wines reviewed by Parker (September 6, 2015). One of those off-the-cuff posts, written after an encounter with a wine buyer who was very set in their buying ways. But if you think people aren?t any more buying (and selling) wine based on a Parker review, and in a large way, then I want what you are smoking. There isn?t a day that passes without someone referring me to a wine with a review. It moves the market in a much bigger way than a blog post, an Instagram photo or a tweet. At least in the wine trade at-large. The Emperor may have no clothes, but he still has influence.

Wine in Italy ? from a Greek Perspective (May 29, 2016). OK, this one is truly my Unicorn wine blog post. Never in all my years of writing about wine did I think this would have the legs it has. Some weeks this post gets more readers than my regularly posted one (hmm, trying to tell me something, world?). In any case, it has altered how I think about wine blogging, charting a course in the future for posts I will pursue. One thing for sure, it got me thinking, ?I must get back to Greece (and New Zealand) and see what has happened there to wine culture in the last 40 years.? Soon, I hope.

I am an incurable introvert who had to learn to be out in the world, thanks to restaurants and the service industry. As I progressed from server to sommelier, to beverage director, to manager, my introversion was tested and modified. As I moved into the wine trade, I often called upon the spirit of my dad, who was an extrovert of sorts, but who surely knew how to put on a face and play the role. In my case the role he modeled for me was the greatest salesman on earth. Number one rule was, keep the client happy.

In the case of blog writing, that hasn?t always been possible. After all, one must stand up, occasionally, and speak the truth as they see it, no? It was never meant with malice, though there are some out there who like to paint truth with their own special set of crayons. We?re living in a time of made up reality, where the facts often have no real bearing on how someone makes a decision. The blogosphere is rampant with magical thinking.

Wine blogs fall into that trap as well. Who has time to sort through all the stems and bad fruit? If we could have an optical sorter for wine blogs that would cut though all the crap, maybe that would help. As it stands, one can either sort through the must and the muck, manually, or just move on.

Many of us have done that. We live an era where there are no wine gods, and every sommelier?s Instagram feed is as important (to themselves) as any review by Robert Parker, any essay by Matt Kramer, or any video by Antonio Galloni. History is dead, and along with it, storytelling.

But, there are still those in pursuit of the elusive Unicorns in the wine cave, the Next of Kyn?s. And if we cannot find them, maybe a picture, or a video. Or maybe for those who like a longer style, a blog post, perhaps in essay form. In today?s world, anything goes.






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[08/20/2017, 17:06] Making Wine Your #Life - And Making It Matter
We are now officially in the post-ferragosto dog days of summer. The kind of days where, if you walk outside to get the paper or the mail or jog around the block, when you come back inside you are soaked to the bone ? and not cold soaked. A warm, mushy, oatmeal kind of smotheriness that doesn?t abate for several hours. There are reasons why grapes do not grow so well here in North Texas.

What does grow well, though, is the wine community. In the past week, 1,000 or so have braved the heat of North Texas to witness, during a long (ponte de ferragosto) weekend, a full-immersion of wine!wine!!wine!!! at Texsom 2017. Texsom has become a Big Thing, now entering the terrible teen years from its natural birth in 2005. There are many interpretations as to how it got here from there, but the reality is that there are hundreds of people who come to the event, and there are hundreds more waiting to get into the event. It is three days of critical mass, an introvert?s dread, an extrovert?s frat party, and for the rest of the folks, a time to soak up all they can about wine, reading about it, tasting and drinking it, rubbing shoulders with masters (and not just the ones with the letters after their name) and gazing into the light of aspiration. A dream, perchance to become someone who can make wine a Big Thing in their life.


Making a life of wine ? to an outsider it?s such an odd notion. But if you look into the eyes and the hearts of the catechumens, this is not a flippant shuffle of their life cards. This is deadly serious.

So I pondered, on an abandoned tollway in the south of Texas, between San Antonio and Austin, this week, reflecting on those lives. My little German engineered car (made in Mexico) clipping at around 135 kilometers per hour, soaring past grazing herds of cattle, longhorns and mother cows with their young babies, chewing on the sweet green grass, wafting through the vents, exotic, heavily perfumed on a dry, hot, classic Texas summer day.

Earlier that day, inside an erstwhile (and once iconic) Texas brewery, which has been re-purposed as a hip boutique hotel, a band of (wine trade) brothers and sisters set up a couple of tables, showcasing a portfolio of Italian wines to trade invitees. The first one who arrived (on time) was a young man who went through the lineup, wine by wine.

Every once in a while, you see one that sticks out from the new crop who have made wine their life. The young man is one of them. A one-time Texsom Best Sommelier awardee, who had moved to San Antonio from Austin to set up a wine bar in the neighborhood - crazy, brave, hopeful, and intentional. He?s in for a long harvest.

The long harvest. A seasonal and perennial cycle of time. Winter, preparing the plot, cleaning up the place, whether it be weeds or inventory. Spring, seedlings, both in earth and in the minds of the buyers, maybe getting a wine list replanted with young new energy. Summer, the fat months, when the fruit grows and sometimes hangs. And hangs. And Autumn, the harvest, bringing the fruit in, and also moving more product out, into the stores, into the restaurants, the wine bars, into the mouths (and hearts) of the humanity that coalesces around a glass of fermented grapes, is fascinated by it, and like many of us in the trade, is draw to the light, close, very close, to the intense bright light of wine.

Yes, it seems silly to those for whom wine is just a beverage. ?Don?t make such a big deal out of it,? I hear a long-gone uncle screech in my inner lobe. And I get that. But I?ve also witnessed, countless times, how someone can fall into this rabbit hole and be totally enmeshed within the cellars, caverns, chateaux and castelli of the wine world. Yes, it isn?t the ?real world.? But how has that ?real world? thing been going for the real world lately? Why not make a big deal out of it?

Red wine. White wine. Rosé wine. Orange wine. Sparkling wine. Dessert wine. There comes a point, when looking at all of this from the sky box of the Hindenburg, when one can see that every one of these wines matter. French wine. Italian wine. German wine. California wine. Texas wine. Virginia wine. Even the ones you don?t prefer.

Look, as a broke, young, working-three-jobs ?hippie? in Altadena, California, I?d go down to my local health food store to access organic vegetables, the best possible milk and cheese we could get, whole grains (and whole grain bread) and eggs from the local farmer. And, if I had any money left, I?d occasionally end up at the wine store (the original Trader Joe?s, and a good one at the time) and buy funny little wines from producers from the Loire, Jerez, Tuscany, the Rheingau and Morgan Hill. Were these wines uber-pristine, in regards to their provenance? Looking back now, I?d say I got pretty lucky. These were wines that the mass markets couldn?t care less about. They didn?t love these wines - these wines didn?t matter. But to this ?hippie? they were my bridge to a culture and a tribe that has been nurturing this soul for what seems like forever (in human, not geologic, time). Those wines mattered to me. And they mattered to the women and men who worked the fields, the cellars, and quite possibly to those who worked the trade channels.

Do I love wine like Eric Asimov or Raj Parr or Alice Feiring? Probably not. They are spearheads, one-of-a-kinds, each in their own way. They kindle their followers to get closer to the light, singe-those-wings closer. And we should celebrate those people, for they are fervent, in their obsession, that wine matters.

I doubt they would (or should) agree on the ?all wine matters? ideology. That?s perfectly fine. But from the International Space Station, those differences aren?t so readily observable. The large swaths of land mass, this gorgeous orb we have sprung from, people, grapes, longhorn cattle, garlic, flies, fears, hopes, hate and love, all spinning, while careening at unbelievable speeds through the universe. That we can pour a glass of wine into a glass without it flying out, along with us, to the nether regions of the universe, is a wonder. A bloody miracle.


So, all fired up from a gathering or just the solitary wine trail that many of us trod, where now? Whether you are at the beginning, the middle or near the end, just keep going, keep moving forward. Keep loving what you?re doing. And if it suits you, love the wine that you?re with ? make it matter.






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[08/13/2017, 15:02] The Sunset Somm ? Tinkering Forever with Chance
?Start as a dishwasher. Become a salesman. Exit as an accountant. Sunset as ambassador. QED? ? Joseph Spellman, M.S.

I read the quote above, from a most distinguished Silverback in the wine/sommelier world, and experienced déjà vécu. No, it wasn?t an allergic reaction to some Grands Vins sans sulfite or the newest, petulant Pét-Nat. It was the mirror of time ? sans Dorian Gray. And it was strikingly accurate. So many of us who started out in the wine trade took this path. The progression was very much like a well-executed double play, performed once-upon-a-time, on a field of dreams. Loving wine, selling wine, mastering wine. Tinker to Evers to Chance.


Sunset ? a very romantic notion. Lovers post their imminent and very Instagrammable selfies hundreds of thousands of times per day with the sun setting behind them. Lots of warm colors, with possibly a picture-perfect Irish setter along for dearness and irony. All very wonderful. But what does the sun feel, heading into that abyss?

All those years of learning, of plying one?s trade, only to be, at the end, relegated to the role of an ambassador, as if it were a political perk given by a thankful president for having gotten him or her elected. ?Go to Rome, be my envoy,? the king edicts. ?Go to Omaha, spread the word about Paso Robles Cabernet or Barbera d?Alba,? the omnipotent (and invisible) god of the wine trade prescribes. Yes, let?s go to Siberia and do a Soave wine dinner in the September of one?s years.


That is how some of the young ones look at the Hollow Men of wine ? no more bang, just a whimper. But when you ask those men (and women) in the gray flannel body bags (as the arc of their careers heads towards the abyss), they bellow the boomer anthem, ?Hell no ? we won?t go!? Yes, the stronger ones resist. And insist that it isn?t futile. But is it? Isn?t it the most natural thing? The elephants do it ? so do the shamans of Australia. They just walk out into the savannah and disappear. There is no shame for these venerated souls. So why do some old pros fight the inevitable?

Well, for one, it took a hell of a long time to get here, whether clawing through the many academic programs available, or free-climbing our own personal Half Domes, without ropes or pitons. Time, for those of us locked into the carbon cycle of life on this planet, is finite, even for 20-year-olds ?? but ever so much more urgently for the senior spokesmen (and women) of the wine trade.

Here?s the deal, and I?ve said this before: When you are young ? let?s say 30 ? you?ve been young all your life. You don?t know anything else (unless you are Zachary Sussman, who is really an old soul ensnared in a young man?s body ? and good for him). No one likes to hear about anyone?s history; the young guns hate to hear about the ?way things were.? I feel likewise. When my 102-year-old friend tells me about his memories of 100 years ago (for real!), I have a hard time figuring out how this relates to my life. But I listen, because he deserves the respect. Contrast that with bar-talk I recently audited, ?Respect is so?1967.?

So here?s how it goes down. If you?re 25, the world is your oyster. Everything is there for the taking. If you?re 45, you?re on top of the world. And if you?re 65, you better keep your dark glasses on in the sky boxes. Do not stare directly into the sun, whether it is setting or not.

If you?re 25, it?s pretty much useless for the rest of us to talk to you. You?re the new crop, the ?Suited Somm.? Figure it out ? survive or die. Experience is the teacher. Godspeed.

If you?re 45, you are the Gen-Expert. There is really nothing you need from anyone. You are a God unto Yourself ? a ?Supreme Somm.? Carry on ? and good luck. Tempus fugit.

If you?re 65, you?re a ?Sunset Somm.? Go back to your cave and leave the young ones alone. They aren?t going to learn from your mistakes (btw, did you?). They don?t care what it was like in 1983. You?re done. You?re the walking dead. Goodbye, you have been sunsetted. #GTFOH.

In the meantime, Ron and I will be waiting here in the bardo, where the next 25 years for us will seem like 10 minutes. Oh, it will for you as well. You just don?t know it yet.


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[08/06/2017, 17:43] Reflections on (almost) turning 50 ? it?s the little things
Festina Lente
Steadfast upon this sweltering little orb in the universe, moving at 1,000 miles per hour, rotating around a sun at 67,000 miles per hour, in a solar system that is moving at 500,000 miles per hour, and in a galaxy that is barreling at 1.3 million miles per hour, one can't help but wonder what's the big dust-up over turning 50. 50 years is infinitely less in magnitude than a quark or an elementary boson. But it seems significant to humans here on an Earth propelled with an unthinkable velocity from the Big-Bang, billions and billions of years ago.

And so it was, one cool evening in the Pacific Northwest in July, surrounded by towering fir trees and observed by a family of Cooper?s Hawks, that we celebrated the almost 50-year-old?s life and death.


My own personal recall of 50 years ago is stashed inside a memory trove of photos, eight-track tapes, American cars, and driving around the beaches of Orange County in a summer listening to the Doors, Bob Dylan, Jimi Hendrix and The Association. All with the backdrop of a war in Vietnam, LBJ in his last days, riots in Detroit, and the Summer of Love in San Francisco. For my part, I?d just gotten my driver?s license, I had a dependable car (1961 Pontiac Tempest), my sister had a place for me to sleep near Newport Beach, and I had a childhood sweetheart who lived in Huntington Beach. I was good to go. Summer of Love it would be for me, the Southern California version.

At the same time, that almost 50-year-old ? whose life we celebrated ? was but a gleam in someone?s selezione massale, a million light years away in the Langhe. In a place where there were no fast cars, in fact hardly a paved road. But there was Nebbiolo - Michet, Lampia and Rosé.

The wine - 1969 Giuseppe Mascarello Barolo. I did not prepare by reading up. But Signore Galloni praised this wine and one can understand his passion for it. You can read his notes here, and you should. I don?t know many people who are as erudite as he is.

My perspective takes a different path. There were many Instagram-worthy tasting experiences, when I first jumped into the wine trade, on an almost daily basis. Now I get them occasionally. And that is just fine with me. I?ve touched the sun, many times.

Rather, something else happened when the ?69 glided down my gullet that night, seated, among friends, relaxing with a cool breeze and under the watchful hawk?s gaze. And off the clock ? not working.

And there is something about that not working business. Tasting wine and trying to ferret out the little elements is often like trying to figure out which direction we are actually moving in space, what with all the different forces pulling on us. And when one tastes a wine, do they not bring their own forces into the experience as well? Is this just something for us to determine ? to lay it all out on a grid? Fruit? Earth? Wood? Is that all there is?

Ok, fine if that is your path. But wine takes you somewhere. And this wine took me to a place I hadn't been in a long time..

This is the normal place for a tasting note to appear ? sorry to disappoint you (If you came here for that, once again, I refer you to Galloni?s notes ? he?s much, much better at that than I will ever wish to be).

Ah, but that night as we journeyed on Spaceship Earth, this wine transmitted. Or rather, it mind-melded. It was a Hubble mirror over the past 50 years. And it was all there, the whole universe, the vines, the beach, the dirt roads, the Southern California freeways, the butterfly in the stomach from the first love, and the fog (of both Newport Beach and the Langhe).

It was a darker wine than some of the other ancient Barolo wines I have had. But not singular in its appearance, for some older wines I have had, have been darker than one would initially suspect. Some enthusiasts venture to speculate that in those days there was Barbera, if not added into the blend, than possibly situated in the vineyards, perhaps ala coltivazione promiscua? 1969 was a light year, wet, not great. Nebbiolo at half a century with a bit of a tan. Those who know better than I, say otherwise - 100% Nebbiolo. Still, I wonder.

The parent hawks, above, veered into the nest, cramming food into the maw of their little ones, which were outgrowing the tree-topped aerie. There would be no Nebbiolo for them with their carne cruda. Unlike their bipedal brothers down below. Some get wine with their meat, some get to fly. Which would you rather have?

I?m sure flying is its own reward, but we mortals have our ways of traversing the dimensions. And this wine sent me soaring through space and time. Jim Morrison was bellowing ?break on through,? Dylan was braying, ?how does it feel?? and Jimi (local boy makes good) whispered, ?Who in your measly little world are trying to prove that .You're made out of gold.? And then along came Mary, with the wind in my face, driving down PCH in my old ?61, with the heady fragrance of my once-upon-a-time first love?s perfume, elusive all these 50 years past, filling the glass.

Yeah, all that in a lone bottle of old Barolo. As country music legend Sonny James crooned all those years ago, ?It?s the little things.?



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[05/16/2017, 07:17] La Casetta a Salino. Per la serie i vini sentimentali del lunedì

Salino, entroterra di Sestri Levante, sulla strada per Varese Ligure. È un borgo di tre case che si trova facilmente solo sulle mappe militari, e vederlo dal vivo fa un effetto del tipo "qui finisce la civiltà". La Casetta è un'azienda (e azienda suona già esagerato) che produce da un ettaro di vigna meno di tremila bottiglie tra rosso e bianco, e sta esattamente in questo posto sospeso sotto le nuvole. Per me è una vecchia conoscenza, ormai.

I fatti sentimentali si mettono di traverso, quando assaggi. Quelle strade, quella parte di Appennino, sono i luoghi della mia infanzia, quindi va a finire che il giudizio non è sereno. In questi casi moltiplico lo stress test a cercare difetti e imperfezioni: e niente, in questi vini non ne trovo, e a un certo punto accetto il fatto.


Il Bianco Liguria di Levante Igt 2016 è morbido, con frutta già matura, insospettabilmente pronto: magari non sarà longevo, ma ora è perfetto, col giusto equilibrio sale/frutta. Essenzialmente uva albarola, con un 10% di sauvignon che accenna solo vagamente il tono aromatico.


Spezie e ciliegie nel Rosso Liguria di Levante Igt 2015, scattante e finto-facile. Tra l'altro ha un aspetto che io amo ritrovare, ha capacità di evolvere nel bicchiere: parte riottoso ma dopo pochi minuti diventa confidenziale e infine si apre, concedendosi. Carattere ligure, potrei dire. Curioso mix di uve "c'è quel che c'è", dal syrah al dolcetto al pinot nero al cabernet (a un certo punto ho smesso di scrivere, tanto ce n'erano troppe da segnare). Un anno di barrique molto usata, che quindi non segna con note legnose. Nella foto in alto, la barricaia (si fa per dire).


Ci sarebbe, poi, il mito della produzione ridottissima, semi introvabile. La foto sotto dice qualcosa del marketing aziendale.


Alle solite quello, da solo, non è un valore, ma è comunque un aspetto che aggiunge fascino, perché alla fine conta quel che c'è nel bicchiere, cercando di mettere da parte i sentimenti (ma che fatica). In mezzo a quei punti vendita oggi ci si aggiunge il mio: prezzi in enoteca sugli undici euri, al netto dello sconto simpatia.
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[04/21/2017, 08:34] Vinitaly edizione 2017. Mi si nota di più se

Fammi dire due cose pure a me su Vinitaly edizione 2017, altrimenti pare che non sono abbastanza mediattivista. Per prima cosa ovviamente gli assaggi, che sono stati (facile da indovinare) una cifra iperbolica. Nel consueto mood "ricicliamo il lavoro già fatto altrove" quindi segnalo:
«Barolo 2011 di Giorgio Scarzello. Perché va bene la profondità, le spezie, la complessità e insomma la barolitudine austera, tutte componenti che qui ci sono con abbondanza. Però poi c?è quel bum di bontà in bocca, un po? indicibile in quanto spiazzante, cioè quasi intimorisce la perfezione bilanciata di questo nebbiolo, che si infila dritto e inamovibile tra i vini che non si dimenticano. Intorno ai 35 euro in enoteca, secondo me l?affare del millennio. Poi di seguito, c?è il Pinot Bianco Flowers 2015 di Von Blumen, un altoatesino che passa 8/10 mesi in botte grande e se ne esce bel bello ad esibire sontuosità e lunghezza, importante ma non lo fa pesare, con un finale da pasticceria che lo rende simpy. Per coerenza è importante pure il prezzo, sui 20».

In quel minireport, è inevitabile, resta fuori moltissimo, e al ritorno uno consulta gli appunti allungando un'ideale lista della spesa. Per esempio ci sarebbe il Raboso di Casa Belfi, assaggiato a Villa Favorita. Belfi poi fa un prosecco sur lie altrettanto glorioso ma quel rosso brillante con bollicina era micidiale per delizia di beva. Il classico vino che induce ammirazione nei confronti del vignaiolo. Per esempio (2) ci sarebbe un solito noto di Liguria, Terre Bianche, che non contento di fare Rossese di Dolceacqua grandiosi ha infilato due bianchi 2016, Vermentino e Pigato (Riviera di Ponente) solo spettacolari: pure un po' pirazinici/minerali, e sappiamo che minerale non si dice ma ecco, l'ho ridetto. Pazienza dai.

(Cosa vuol dire pirazinico/minerale, spiegato: immagina una cosa che ricorda vagamente l'odore dell'acqua di mare quando l'onda evapora veloce sui sassi roventi della spiaggia. Forse ci sono riuscito, o perlomeno ti sarà venuta voglia di vacanze).

Vinitaly inoltre consente quegli assaggi che hanno già fatto tutti i tuoi amici da anni, e un po' per caso e un po' per sfortuna tu hai sempre saltato. Per questo dire che Damiano Ciolli in Lazio fa cose sensazionali (Silene 2015, Cirsium 2013) non mi procurerà gloria, ma ci tenevo lo stesso a partecipare: rossi raffinati, speziati, morbidi. Considerando che a tutti e due ho dato punteggi prossimi ai 90/100, ora la domanda è solo una: perché diavolo ho aspettato tanto.

Ci sarebbe da dire, poi, qualcosa sulla annosa vicenda dell'organizzazione carente della fiera. Il fatto è che quest'anno, pare, non c'è quasi niente da dire. Personalmente non ho notato grossi problemi, anzi tutto filava liscio, lo stesso mi ha fatto notare più di un amico, e quindi insomma qui abbiamo un problema: abbiamo poco da lagnarci. Una funzione della blogghitudine viene meno.

Oppure, potremmo fare i ganassa e immaginare, anche, che le vecchie lagnazioni siano servite a dare un contributo. Ma no, pare troppo autoreferenziale.

Per me vale l'eterna idea che ho di questa fiera. Quindi ritorna il mood "ricicliamo il lavoro già fatto altrove":
«mi piace l'aria da grande mercato di paese che si respira. Questo probabilmente perché molta parte di chi espone appartiene, comunque, ad un certo mondo contadino che si sta estinguendo (evolvendo, diciamo) e che mi ricorda l'infanzia; alla Fiera ritorno un po' alle radici, e le suggestioni dettate dai ricordi di mio padre che trattava con i contadini (fornitori, si deve dire oggi) ha un peso non piccolo: stringere quelle mani e guardarsi negli occhi parlando di vendemmie e lavori in cantina fa scordare ogni ressa o coda».
Sarà che ormai ho superato le venti edizioni visitate (non ho tenuto il conto preciso, accidenti).

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[03/31/2017, 09:53] Appunti per il prossimo Vinitaly

La fiera veronese si avvicina, e possiamo cominciare a fare la lista della spesa. Per esempio un ripasso di questo nebbiolo alternativo:
La storia è più o meno sempre la stessa: assaggi molte cose, una sola ti resta in mente. Puoi usare i descrittori più fantasiosi e anche dare punteggi, ma c'è questa cosa dell'elemento affettivo, quella che ti fa ripensare a un assaggio anche giorni dopo, che vale ogni primato. Così adesso salto la fase degli assaggi totali durante Barolo Barbaresco & Friends (organizzato a Genova da GoWine) e mi dedico alla faccenda veloce: the winner is.
Il resto del post continua da questa parte.
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[03/10/2017, 09:30] Vecchio Samperi, il destino di un vino bizzarro (si parla di Marsala)

Qualche settimana fa ho assaggiato il Vecchio Samperi di De Bartoli, grazie al giovane De Bartoli che mi ha fatto visita a bottega. Questa per inciso è una parte del mio lavoro che amo particolarmente, quando un produttore dura la fatica di scarpinare fino da me e mi fa assaggiare le sue cose. In più c'era il prestigio storico dell'azienda e tanti ricordi personali legati a quel nome, insomma ero molto contento. E quel Vecchio Samperi era un'altra ragione di contentezza.

Il fatto è che quel vino era, è, pazzescamente buono. Si potrebbe definire un Marsala, ma vecchio stile, pre-english come dice De Bartoli, senza aggiunta d'alcol cioè prodotto nello stile ossidativo precedente alla colonizzazione commerciale fatta dagli inglesi, per quell'area. È un non-Marsala perché trascende il profilo noto di quel vino, riuscendo a superarlo, e diventando altro. E tecnicamente non è un Marsala quanto a denominazione, si chiama vino, e basta.

Già, il Marsala, si diceva. Un vino bizzarro, che ha un destino incredibile (lo dico sommessamente, facciamo finta che nessuno di Marsala stia leggendo) se pensiamo che nella sua denominazione contiene il descrittore di un difetto. Perché sì, non l'hai mai sentito dire, marsalato, di un vino che non è più buono? "È marsalato, puoi buttarlo". Cose così.

Ma allora, chi vorrà mai bere Marsala?

Comunque, avendo questo mezzodito di Vecchio Samperi, mi sono tenuto lì il bicchiere in enoteca per un paio di giorni. Ogni tanto ci mettevo il naso dentro, ne bevevo un goccio per farlo durare. Più ci stavo assieme più mi piaceva. Poi lo facevo annusare ai clienti di passaggio - "ma che cos'è??" - e ogni volta spiegavo.

Quando è finito ho continuato a parlarne con un certo trasporto mistico a tutti quelli che incontravo. Qualcuno ha cominciato a chiedere: sì va be' ma lo vendi? Dov'è? Quanto costa? Vedere?

Il fatto è che non lo avevo comprato. Nemmeno io so perché, parlavo in continuazione di un vino che non avevo in vendita. Perché anche io, da qualche parte, avevo in testa la vocina che chiedeva "chi vorrà mai bere Marsala?" - solo che io continuavo a pensare a quel vino con struggimento. Insomma ora l'ho comprato.

Non costa poco (49 euro la bottiglia da 75) e per quello lo terrò aperto, per farlo assaggiare. E probabilmente lo faccio anche per me, visto che ho una certa nostalgia di riaverlo nel bicchiere.

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[03/03/2017, 10:12] E adesso anche la mia newsletter

Dopo circa un milione di anni mi decido, oggi, a settare la newsletter dell'enoteca, che, in un impeto di creatività, si chiama Notiziario enotecario. Chi desidera sottoscriverla può usare questo form:




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Non so bene spiegare perché ci ho messo appunto un milione di anni, ma probabilmente ha a che fare con letture recenti, come questa: "Facebook Users Becoming Less Satisfied And Using The Service Less", uno dei molti (ormai) articoli che criticano l'effettiva utilità di altre forme di comunicazione social.

Quindi faccio qualcosa che mi viene familiare, si torna all'antico cioè alle newsletter, che sono una forma di comunicazione/racconto molto meno invasiva e (diciamolo) stressante rispetto a quel che consente, per esempio, Facebook. Comunque sia, la mia newsletter servirà a informarvi su qualsiasi evento/iniziativa/enochiacchiera che avviene a bottega, e perché no, offerte, corsi, ricchi premi eccetera.
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[02/08/2017, 08:35] Un arretrato e un note to self
Ci sarebbero queste due vicende, un arretrato e un appunto per future produzioni letterarie inestimabili.

Un post scritto per Intra che per una volta non parla di produttori, di prodotti né di terroir o cose simili, ma parla di quelli come me: quelli che vendono il vino. E di come quelli come me siano (oppure no) il tramite adeguato alla diffusione di prodotti che provengono da un ambito anche etico, cioè schierato per esempio secondo il criterio di sostenibilità ecologica dell'azienda.

In ogni post c'è un testo e c'è un sotto-testo: stavolta il sottotesto era fondamentalmente questo (e non pare piacevole): ci sono commercianti migliori di altri perché si pongono il problema. Indovinate chi sono io? Quello che si pone il problema. Ve l'avevo detto che il sottotesto era spiacevole, nel senso di scomodo. Il produttore, dal suo punto di vista, non si interroga più di tanto perché probabilmente noi nella filiera siamo un fatto slegato ed individualista, non siamo parte del sistema. E poi 'sto vino bisogna pur venderlo e, come nello spot dello shampo, io guardo al risultato, avrà pensato qualcuno. Quindi qualsiasi Coop-sei-tu va benissimo, non c'è differenza sostanziale nei canali di vendita. A 'sti punti potrei dire evabbè, pace, ma invece no, non mi rappacifico.

Parliamo invece di un altro fatto divertente: giorni fa ero in giro per i miei consueti tour per territori selvaggi (Castagnole Lanze, nell'estremo Monferrato, quasi Langa) ad assaggiare cose prodotte da Gianni Doglia.

Dall'azienda ho avuto solo (solo si fa per dire, non è poco) belle conferme, e pure una sorpresa: assaggio un rosso a base merlot, due anni di botte piccola - un vino in controtendenza, potremmo dire, rispetto al culto del territorio e dell'autoctono. Ebbene, grande assaggio: vino assolutamente monferrino, perché assieme alla confortevole posa orizzontale del merlot associava la spinta verticale che non so imputare ad altro se non all'area di provenienza. Insomma il territorio che domina comunque l'uva non territoriale. Orizzontale e verticale, 'mazza che bella 'sta descrizione, ma quanto mi piace? (Chiaramente comprato al volo. In enoteca sta sotto i trenta euri, prezzo importante ma vino prodotto in 600, dicasi seicento, bottiglie).

Ripensando all'assaggio del merlottone orizzontale+verticale ricordo un descrittore olfattivo facile facile: tartufo. Caspita, dico, che nuance di tarfufo che esce dal bicchiere.

Ecco il note to self: prima o poi bisognerà dire che le descrizioni dei vini non possono essere per forza "mi piace-non mi piace", come ogni tanto qualcuno esce fuori a reclamare, provocando il mio sgomento. La semplificazione delle cose complesse, che è così rassicurante, ogni volta si rivela una discreta fregatura. Note to self: elencare le metafore collegate con l'apparente semplificazione, il gentismo, il populismo, l'uscita dall'Euro e i rettiliani.


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[12/16/2016, 08:19] Segnali natalizi laterali

La GDO ci tiene ad informarci del Natale imminente. Così stamattina fuori dalla bottega qualcuno ha abbandonato una risma cospicua di volantini per terra, tra le auto parcheggiate. Il gran vento ha fatto il resto, tappezzando festosamente la strada di carta. Io dopo un po' mi sono scocciato di vedere 'sto scempio e ho raccolto pazientemente (quasi) tutto, rincorrendo i fogli volanti per consegnarli all'apposito cassonetto. E ribadendo in questo modo un'antica funzione nota a qualsiasi bottegaio old economy: tenere pulite le strade fuori dal negozio. Comincia un altro giorno.

Addendum. Qui ci vuole il disclaimer legalese: Il minimarket locale non ha nessuna colpa, se chi si incarica del volantinaggio a un certo punto preferisce buttare per terra quel che invece doveva lietamente inserire nelle cassette della posta.
Addendum bis, io sarei anche cliente, del minimarket locale.
Addendum ter. Per quanto io abbia raccolto, continua ad uscire carta sotto ogni auto, l'impresa pare incompleta.


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