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Mondo Di Vino
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[07/03/2021, 12:07] La situ a Ponente, nel senso della Riviera
Diario enotecario

Il mese appena trascorso ha visto un bel po' di assaggi che riguardano la prossima Guida essenziale ai vini d'Italia di Daniele Cernilli, per la quale curo la Liguria. Con l'occasione una mini trasferta di due giorni a Dolceacqua ? stata utile per ripassare la lezione: che aria tira a Ponente? Ecco un riassunto per sommi capi.

Terre Bianche
Succede che il Rossese di Dolceacqua 2020 by Filippo Rondelli coincide col 150? anniversario della fondazione aziendale. In questa annata l'azienda non ha prodotto le vigne singole, quelle che si chiamano Menzioni Geografiche Aggiuntive, e le uve sono tutte confluite nel Rossese classico - mai dire base, prendete nota, Rossese base ? una parolaccia e da quelle parti vi cacceranno via dalla cantina col fucile caricato a sale. Il Dolceaqua 2020, dicevamo: saranno le uve delle MGA che sono comprese nel blend, sar? che a Terre Bianche dopo centocinquant'anni hanno affinato qualche tipo di abilit? a fare vino, ma quel Rossese ? una bomba a tempo: nel senso che gi? adesso ? esplosivo, ma con due-tre anni di affinamento far? il botto. Quanto al loro Pigato 2020, sempre un bel lavorino, solito trionfo di erbe aromatiche e citrino il giusto. La verit? ? che Terre Bianche ? una specie di sicurezza, quass?.
(Di Terre Bianche in enoteca vendo il Rossese di Dolceacqua, sui venti euro)

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Un vigneto e la cantina da Terre Bianche

Maccario Dringenberg
? interessante notare che per un Terre Bianche che stavolta non produce MGA, c'? una Giovanna Maccario che ha letteralmente il culto della sottozona, arrivando a produrre un numero consistente di Menzioni Geografiche Aggiuntive, ognuna col suo bel perch?: chi ha ragione? Boh, per me tutti e due. A me piace, in Maccario, questa attenzione al genius loci, vabb? scusate il latino - era per dire: attenzione al particolare. Ogni MGA ha il suo caratterino definito, la sua dettagliata bellezza. Comunque, i 2019 di Luvaira, Curli, Posa? Biamonti (che ? una sotto-sottozona di Posa?, ecco ve l'avevo detto) sono semplicemente commoventi, sono quintessenziali per capire cosa sia Dolceacqua oggi: finezza, bellezza, eleganza, facilit? di beva e complessit? stratificata messi assieme. Il Rossese Classico 2020, molto promettente, era ancora nella botte d'acciaio (solo acciaio per i Dolceacqua di Maccario). A proposito: visitare la (piccola, ovviamente) cantina di Giovanna, nel borgo di San Biagio della Cima, vale il prezzo del biglietto di andata, ritorno, e pure soggiorno.

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Gli assaggi da Maccario

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Un angolo della cantina di Maccario

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Giovanna in cantina

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La botte che contiene 7 Cammini, la nuova MGA di Maccario

Ka' Mancin?
A me i vini di Maurizio Anfosso fanno impazzire: sempre un po' ruvidi, riottosi, si concedono poco e si aprono piano, poi dagli quel po' di tempo e te ne innamori. Esiste qualcosa di pi? ligustico, nel senso di territoriale, ligure, di questo? A partire dal suo bianco, il Tabaka 2020, che nel bicchiere spande un effluvio che il bravo assaggiatore creativo descrive cos?: belin che sei salito a fare fin qua su? Ma tornatene in spiaggia. E invece, se lo fai respirare - esattamente come il suo rosato - si diventa amiconi. Il Dolceacqua Galeae 2020 poi ? uno dei migliori mai assaggiati, bel lavoro davvero. Se pianificate una visita in cantina, questa ? un'altra destinazione per la quale dovete controllare bene, prima di partire, freno frizione e gomme dell'auto. Che s?, la scalata ? lunga e ripida, sopra Soldano.

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Gli Assaggi da K? Mancin?

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La vista da Soldano

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Una parte della cantina di K? Mancin?

Testalonga Perrino
Antonio Testalonga Perrino la tocca piano, dice sottovoce: io ormai ho sessanta vendemmie alle spalle. Questo signore, che per sessant'anni ha prodotto Rossese, ora affiancato da Erica, sua nipote, ? un'icona vivente a Dolceacqua. Al netto del fatto che i suoi vini sono alquanto introvabili, prodotti in misura davvero omeopatica, vi segnalo che il 2020 assaggiato in botte, nella micro cantina aziendale, si annuncia grandioso. Vi suggerirei l'acquisto compulsivo - a trovarlo. Particolarmente rilevante il suo bianco a base vermentino, se fossi uno di quei giovinastri che bevono vini naturali vi direi che ? orange ma siccome sono una persona di una certa vi dico solo che ? una pietra miliare di carattere e rocciosit?. Delle delizie del Rossese 2019 non vorrei parlarne troppo, ne ho comprato una dose ridicola per l'enoteca e sta gi? finendo, lasciate perdere, bevete altro, va bene?

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Alcuni assaggi

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Le botti col Dolceacqua 2020 in affinamento

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Vecchie etichette

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Il signor Perrino racconta

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La targa sulla porta della cantina

Extra bonus: Daniele Ronco
A Ranzo c'? questo giovine promettente. E a Ranzo che vuoi produrre? Ma Pigato, ovviamente, e pure un po' di Granaccia. Due ettari di vigna solamente, i latifondi in Liguria sono cos?. Assaggio ben tre annate di Pigato, '20 '19 e '18, tutte encomiabili (la mia preferita ? la 2019 adesso) e pure la Granaccia, da un vigneto alto, a 500 metri, ? tesa ed elegante, niente affatto seduta sul fruttone. Dario produce in proprio da poco, la sua famiglia fa uve da anni e annorum ma ha sempre conferito ad altre cantine. Le premesse e le promesse, dicevo, sono buone con tendenza all'ottimo.
(Di Daniele in enoteca vendo le ultime due annate di Pigato, sui sedici euri, e la Granaccia che sta a venti)

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Assaggi da Daniele Ronco, Pigato di 3 annate e Granaccia

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Il Borgo sopra Ranzo che porta alla cantina di Daniele

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Daniele nel vigneto
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[04/01/2021, 08:46] Due assaggi con svariate considerazioni a margine

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Si diceva che in assenza di fiere, le fiere vengono da te. Almeno in parte: non riuscendo pi? a girare per rassegne, i distributori pi? savi si industriano e girano per enoteche (tipo la mia) con la loro mercanzia, e l'enotecaro assaggia, valuta, medita, rimembra, considera, e se va bene compra. Anzi lanciamo un appello a tutti: c'? stato un tempo in cui dovevo dire no grazie, non inviarmi campioni, dimmi a quale fiera vai che io passo ed assaggio. Adesso vale il contrario, e per fortuna qualcuno si sta dando da fare in questo modo. Succede, anche, che si assaggino cose non esattamente centrate, ma vabb?, in quel caso non faremo nomi.

Parliamo piuttosto di due assaggi tra i molti proposti da Radici Natural Wines (grazie). C'? la parolina magica natural quindi che te lo dico a fare, parliamo di vini naturali. E siccome ogni volta che appare la parolina magica tocca fare il disclaimer, si tratta di vini naturali ben fatti. Durante gli assaggi mi ha quasi sorpreso trovare come un filo conduttore in mezzo alle aziende selezionate da questa distribuzione, tutti vini che assieme al carattere spiccato mostravano una pulizia esecutiva esemplare, come se l'assaggiatore che ha fatto la selezione seguisse la sua personale visione. In mezzo ai molti, dicevo, ecco i due che mi sono piaciuti di pi?, e infatti finiscono sullo scaffale.

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Vino Rosso "G", Auriel. Nome totalmente minimalista per questo rosso piemontese imbottigliato senza alcuna denominazione n? annata in etichetta. Trattasi di grignolino, da qui la "G" - con nota di stile: l'immagine ? disegnata da Dario Fo. Sottobanco apprendo pure che ? vendemmia 2019. Non mi dilungo sul why e il because molti produttori preferiscano tagliare ogni orpello burocratico e usino la denominazione (appunto, minimalista) ex lege di vino rosso, a me sta bene cos?, io credo che il temperamento artistico e creativo di chi produce vino gli consenta questo e altro. E siccome conta quel che c'? nel bicchiere, ecco: sorpresa. Frutta rossa e anche nera direi, fitta e profonda, succosa, matura, una cosa tra la fragola e l'amarena. In bocca ha tensione, freschezza, pienezza, vino di bella e confortante soddisfazione. Prezzo in enoteca, sui venti euri. Punteggio dai miei appunti: 87+
Qualche giorno dopo dello stesso produttore assagger? anche una barbera, fresca di agrume rosso e beverina, coerente con lo stile del produttore, cio? a dire molto bene.
Sito del produttore, per saperne di pi?

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Malvazjia 2019, Klabjan. Una malvasia slovena dall'area istriana, la dizione completa in etichetta ? Kakovostno vino ZGP - Pridelano in ustekleni?eno na posestvu. E se avete letto tutto capite perch? neanche ci provo a pronunciarlo, amici sloveni scusate ma non parlo la vostra bella lingua, la faccio breve e vi dico che ? malvasia istriana. L'assaggio ? spettacolare: colore con un velo di carica opaca, ma giusto un velo, giallo pieno. Al naso parte baldanzoso, fragrante tra la frutta e le erbe aromatiche, ampio e fittissimo. La bocca ha una presa gustativa goduriosa, di nuovo la frutta e il sale, finezza e potenza assieme - ma che bravo ? il signor Klabjan? Prezzo in enoteca, 22 euro. Punteggio dai miei appunti: 90
Qui altre info sul produttore, che ? anche un personaggio


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[03/05/2021, 10:50] Bartolo Mascarello, Eraclito e Achille Lauro nello stesso post (e nello stesso titolo)

Diario enotecario
Per una volta potrei iniziare dal punteggio. Questo Barolo 2011 di Bartolo Mascarello, oltre ad aver preso i tre bicchieri (un tempo famosi) sul Gambero Rosso, ? passato alla storia per aver preso 20/20 nella Guida ai vini d'Italia dell'Espresso - pure quella guida, un tempo famosa. Il fatto suscit? una discreta sorpresa, quando un vino raggiunge i punteggi massimi possibili ? sempre straniante: com'? successo? Cosa diavolo c'? in quel bicchiere, da arrivare a fondo scala nel palato degli assaggiatori? E considerate che chi faceva la guida de l'Espresso era gente ben seria, quindi appunto quel punteggio sorprese un po' tutti.

Siccome il miglior modo per valutare un vino ? assaggiarlo (non ve l'aspettavate, eh?) io questo Barolo l'ho assaggiato, ultimamente, un paio di volte. Dati gli eventi, uno si consola come pu?. ? trascorso del tempo da quel punteggio-boom, ? passato tempo pure tra i due assaggi, tutto scorre e le cose cambiano. Anche il vino, e gi? che siamo in fase citazioni, citer? quel che mi disse una volta Daniele Cernilli, che a sua volta citava Eraclito, credo: "cos? come non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume, non assaggiamo mai due volte lo stesso vino". Nel primo assaggio avevo la percezione della grandezza, ma durante il secondo assaggio, recente (e di cui scrivo adesso) quel vino s'? superato. Uno non vorrebbe esagerare con i paroloni e le iperboli, ma se c'? un vino che merita il punteggio massimo, ora per me c'? questo. E ancora una volta tocca parlare di punteggi quando probabilmente ? vero quello che dicono certi assaggiatori ieratici: il punteggio ? un grosso limite, non serve a descrivere un vino, lo incasella, lo riduce a un numero.

Tuttavia se le lunghe (e un po' noiose, scusate) elencazioni di descrittori olfattivi e gustativi alla fine stancano, allora meglio il punteggio, no? Che da solo fa tutto il lavoro.

Forse aiuta fare lo storyteller della domenica e dire che ci ho trovato in quel bicchiere, recentemente. Mettiamola cos?: quando hai aspettative alte pensi di trovare un sorso esagerato, flamboyant, una specie di Achille Lauro enologico. Invece c'? un flemmatico signore elegantissimo col gessato e la cravatta, un elegante senza tempo, fine come un gentleman quando sa essere fine. Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume, decisamente, le cose cambiano e tutto scorre, e questo vino sta continuando la sua fase ascendente, e si resta un bel po' a bocca aperta. Davvero io non ho mai dato un 100/100, ma ecco, a questo forse s?.

Il Barolo 2011 di Bartolo Mascarello si trova in vendita a prezzi un po' folli, purtroppo, intorno ai trecento euro. Da me a bottega ne sopravvive una cassa e qualcosa, non so, a questo punto potrei dire: si accettano offerte.

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[02/24/2021, 09:32] Vinitaly 2021 c'? (e lotta con noi)

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Dice Dissapore che l'edizione 2021 di Vinitaly si conferma, dal 20 al 23 giugno, ed ? in presenza, non virtuale. Al momento pare la miglior notizia del giorno, soprattutto quel in presenza. In un attimo di euforia ho cliccato il link degli accrediti stampa e, direi, ci stanno lavorando su. Manteniamo l'ottimismo. 

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Aggiornamento: niente da fare, salta anche quest'anno (seguono imprecazioni, ma lasciamo stare).
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[02/19/2021, 10:23] Assaggi fatti in casa

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Come dicevamo nel post precedente, qui non si fanno assaggi se non autoprodotti, a casa, che ormai c'? poco da girare. Quindi ecco un po' di appunti sparsi di cose aperte per verificare che c'? di nuovo - nella mia bottega funziona cos?, tutto quel che si vende si assaggia, prima. A volte pure dopo, per conferma. Insomma ? il solito lavoraccio. Comunque ecco qui.

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Langhe Nebbiolo 2018, Cascina Corte. Eccolo il nebbiolo dei giorni nostri: n? troppo pesante n? troppo ciccioso, anzi lieve, delicato, che se volessi citare un esempio fuori area tirerei a mezzo i pinot nero, i rossi borgognoni (nientemeno). Per? ? proprio cos?, questo elegantone, finto magro, brilla per il suo aplomb. Sar? che siamo in zona doglianese, l? i nebbioli vengono meno roboanti (credo). Sar? anche la vinificazione bionatural (credo). Un anno e mezzo in legno grande e non sentirlo: niente tono bois?e, ma semmai fiori e spezie - tutto all'insegna della delicatezza. Per me un punteggio di 87/100, prezzo in enoteca sui 22 euro. 

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Br?z?me 2018, Eric Texier
. Il syrah gi? dalle parti della C?tes du Rh?ne nell'interpretazione di Texier, bel tipo di ingegnere che un giorno molla tutto e si mette a fare vino, rigorosamente naturale. Perfetto gi? al colore fitto e profondo, i profumi sono quelli: pepe, frutti neri, ? succoso e succulento, una delizia totale, un'altra conferma da questo produttore che non mi delude mai. Qui direi 90/100 in carrozza, prezzo in enoteca 29 euro.

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Moscato d'Autunno 2017, Saracco
. No, non mi sono sbagliato, ? proprio vendemmia 2017: il Moscato d'Autunno deriva il suo nome dal fatto che le uve vengono vendemmiate tardi, quasi surmature, e danno un moscato sui generis, che si adatta ai lunghi, e lunghissimi, affinamenti. Tant'? che qui in enoteca io al momento ho una vera e propria mini verticale disponibile in vendita, di quattro annate. Questo '17 ha al naso note di crema pasticcera, salvia, frutta (tropicale, direi), e in bocca ha una vivida nervatura acida (ancora, e quando gli passa?) che ne determina la spettacolare bevibilit? attraverso la dolcezza e la maturit?. Grande bevuta sulla pasticceria, ma boh, io dico grande bevuta e basta. 91/100, in enoteca sta a 15 euro.

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Fiano di Avellino 2018, Rocca del Principe
. Si dice che i vini dell'area irpina siano vulcanici, sentono il territorio, sanno di vulcanico, insomma sono piccanti di venature sulfuree al naso e poi in bocca. Si dice, ? una specie di tassa, cio? ? un descrittore inevitabile. Fatta la premessa, ora devo dire che questo Fiano ? esattamente cos?: piccante, teso, estroso, sapido, pieno. Bevuta di grande godimento. Peccato che non riesco ad essere originale ma, s?: ? proprio vulcanico. 89/100, prezzo in enoteca 18 euro.

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[02/12/2021, 11:12] Non divaghiamo

Una volta, molto tempo fa, quando c'erano le fiere del vino (vi ricordate, prima della pandemia) c'erano quelli che si lagnavano delle fiere del vino. Perch?, dicevano, erano troppo caotiche, che il vino mica si assaggia cos? signora mia, in quella ressa. Oggi, che di fiere non se ne fanno pi?, chiss? se pure a loro le rassegne eno mancano. A me di certo mancano. Ma nemmeno per la socialitudine (pfui), le fiere sono un fatto di mestiere: a me servivano, eccome, per assaggiare cose nuove. Per fare acquisti. E adesso come si fa? Che nemmeno si riesce a girare per regioni, e il lavoro del cacciatore di vini ? diventato un percorso ad ostacoli? Ci si ingegna.

Va be', c'? YouTube, le videoconferenze, gli assaggi virtuali, gli incontri online coi produttori. Lasciate che ve lo dica: queste robe per me sono... come faccio a trovare le parole? A volte un'immagine ? pi? utile a restituire il senso di quel che vorrei dire. Per me gli assaggi virtuali sono, ecco: 

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E con questo ci siamo capiti.

Pi? che altro si fanno assaggi random comprando campioni in giro. Come sar? sto produttore? Eh, ci tocca mandare mail, aspettare, verificare, a volte va bene a volte meno. Com'?, come non ?, in enoteca abbiamo nuovi arrivi, cose buone e a volte buonissime, tipo lo spettacolare Verdicchio di Coroncino assaggiato ieri. 

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Ma non divaghiamo. Che ? successo ultimamente? Tutto e niente. Siamo sopravvissuti al 2020, e questo ? l'unico blog che vi fa il bilancio dell'anno a febbraio, e nel contempo vi fa gli auguri per l'anno nuovo: un bel record, eh?

Il lavoro dell'enotecario al tempo della pandemia ? difficile come qualunque altro lavoro, e se pensate che l'ultimo DPCM ci impone la chiusura alle 18 (lo sapevate? Sapevatelo) questi fatti sono in grado di far passare, a me, la voglia di commentare e di lagnarmi. A questo proposito vi mostro quanto diceva qualcuno ultimamente, che coincide col mio pensiero, di nuovo la cosa dell'immagine che vale pi? di mille parole (e i nomi sono nascosti per proteggere gli innocenti, come in Dragnet), comunque ecco che penso:

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Sar? anche che i fiumi di parole che strabordano ovunque mi hanno definitivamente annoiato, ma i fatti salienti del 2020 per me sono il (quasi totale) abbandono delle reti sociali. Ho pure mollato la collaborazione con Intravino, dopo pi? di dieci anni (signora mia, again) quindi cari produttori non sono manco pi? influencer, sorry. 

Ma non divaghiamo (again) e torniamo ai fatti. Questo diario enotecario risente, pure lui, della mia vaghezza ma almeno una cosa fatemela segnalare: questa enoteca in data 17 gennaio 2021 ha compiuto la bellezza di trenta anni di iscrizione alla camera di commercio. Tanti? Ma no, tranquilli, a Genova un negozio diventa storico solo dopo due o trecento anni dalla fondazione, quindi devo resistere ancora un po'. Nel frattempo, auguri a me, e a tutti quanti.

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[11/21/2020, 09:47] Botteghe oscure ma non troppo. (Oppure: cose che ho scordato di dire)

Diario enotecario

Ieri ? andata in onda la chiacchierata enotecaria del vostro quipresente, assieme a Guido Porrati, ospiti di Alessandro e Daniele di Papille Clandestine. Siccome la diretta era in orario lavorativo, ogni tre per due mollavo la postazione e servivo qualche cliente - con la conseguenza un po' comica di dire al cliente di cui sopra "scusa ho una diretta Facebook in corso con..." e registrare le varie reazioni, tra il comprensivo e il "ma chi se frega, vendimi il mio vino" ad opera del mio cliente (fintamente) brutale preferito, che peraltro legge sto blog e quindi saluto. Peccato non aver fatto la diretta dentro la bottega (ero nell'ufficio), sai che bel tranche de vie?

Tra un vai e vieni ho perso qualche passaggio e mi accorgo ora di aver anche saltato un paio di domande, per esempio questa

Diario enotecario

quindi adesso faccio una cosa metacomunicativa (butto l? un parolone a caso) e integro il filmato con un post.

La questione ha a che fare con aspetti che ho segnalato nell'incontro, specialmente quel che io vedo come un'involuzione di alcuni ambienti comunicativi, tipo Facebook, afflitti da un fragoroso rumore di fondo che limita l'efficacia delle conversazioni. A questo proposito (quando avete tempo) vi linko un paio di letture che ho citato, "La teoria dei giochi e il Covid-19. Perch? sapere troppo rischia di non farci capire niente", ma anche "Se i social ti hanno stufato, ? ora di costruirti un giardino digitale".

(Appare buffo dire durante una diretta Facebook che Facebook ? un postaccio, ma ? un mondo buffo, in effetti).

Venendo alla domanda in questione, a cui ho risposto parzialmente, Francesco chiede "Come vivono le cantine e le aziende vinicole questo momento?" - ecco, ho omesso di dire che chi produce vino si ? attivato, e bene, a vendere online direttamente: con i principali clienti (ristoratori eccetera) bloccati dal lockdown, ? stata una conseguenza naturale. La stessa cosa stanno facendo anche molti distributori e grossisti, e tutto ci? aumenta la famosa disintermediazione. 

La disintermediazione in apparenza ? un fatto che, ancora di pi?, comprime i margini di quelli come me, destinandoli a diventare, forse pi? velocemente, statuine del presepe. Tuttavia, per un paradosso riassumibile col brutto "tanto peggio, tanto meglio", questo fenomeno accresce ancora di pi? la portata del flusso oceanico di ulteriore rumore di fondo che aumenta la confusione nei nostri clienti. Ecco perch?, per paradosso, un giardino nemmeno digitale alternativo e utile ? rappresentato, ancora, dalla piccola bottega che ha una sua ragione, propositiva, di esistere. Del resto qualcosa del genere l'ha detta pure Guido.

Concludo parlando di vino, se non altro perch? questo ? un wine blog e ogni salmo finisce in gloria. La chiacchierata termina chiedendomi quale vino consiglio. In maniera davvero meta, ho consigliato esattamente quello che avevo venduto un minuto prima (dopo la mia ennesima sparizione dal set) ad un cliente: il Merlot rosato di Armin Kobler, semplicemente perch? ? un vino fenomenale ma pure confortevole - e insomma, c'? bisogno di comfort, eccome.

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[11/06/2020, 11:23] La comunicazione del vino passa per vie inaspettate

Diario enotecario

Entra il corriere con una bella pila di cartoni neri, eleganti come l'etichetta del suo contenuto, Gelso Nero di Podere 29. Dice "devo consegnare questo vino bio". Io, che la so lunga, lo correggo: Gelso Nero non ? mica biologico.

Lui, che sa leggere un documento di trasporto ed ? meno distratto di me, replica "oh, qui c'? scritto bio".

Ed ? cos? che scopro che la vendemmia 2019 di Gelso Nero, uva di Troia, pugliese nonch? decennale del vino, ? diventato ufficialmente bio. Ecco, le vie inaspettate di cui al titolo. Grazie anche all'addetto alle consegne.


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[10/30/2020, 10:35] Qual ? il vino che preferisco
Diario enotecario

Almeno una volta ogni enoqualcosa se l'? sentito chiedere: qual ? il vino che preferisci? Io, che quando dico cosa faccio nella vita dico "faccio l'assaggiatore di vino", normalmente ottengo quella domanda come prima reazione. Ogni volta mi invento una risposta nebulosa, del tipo ? il prossimo che assagger?, ? quello che non assagger? mai. Il fatto ? che non ho una risposta a quella domanda. Sono curioso e volubile nei gusti, oggi mi piace una cosa domani un'altra. Dipende dall'umore, che pi? del cibo per me determina l'abbinamento. 

Anche se, in effetti. Ultimamente mi succede un fatto.

Mi pare di aver sviluppato, per la prima volta, una possibile risposta alla domanda. Credo proprio di avere una generica preferenza per le rifermentazioni naturali. Che sono quei vini frizzanti ottenuti dalla presa di spuma in bottiglia - un po' come il metodo classico, ma senza il degorgement, cio? col fondo. Ormai quando vedo una produzione di qualsiasi vitigno che vada a formare un qualche tipo di rifermentato naturale, tac, lo voglio. Non ? sempre una bevuta perfetta (la formula della perfezione enoica non esiste) ma quasi sempre va a finire che mi piace. Come mai? Ci sono diversi motivi.

1. Sono vini antichi per? moderni. Sono la prima forma arcaica di bollicine, e ora sono diventati la modernit?. Strano, vero? Questo paradosso spaziotemporale mi diverte assai.

2. Sono bevute allegre e spensierate. E lo sa il cielo quanto gli enoqualcosa hanno bisogno di prendersi una pausa dalle formule rituali come "colore giallo paglierino scarico, naso di mela e banana, in bocca fresco e sapido".

3. Stanno bene su tutto come il blu. Sono turboversatili in abbinamento, probabilmente anche per quel che dicevo al punto due.

Ormai per me ? un riflesso condizionato, mi versano una bollicina torbida e opalescente e dico "benissimo". L'ultima volta era domenica scorsa, seduto all'aperto in un'osteria piacentina, l'oste arriva al tavolo con un vino cos?, che abbiamo prosciugato in un attimo. 

Cos? veloci che manco ho fatto la foto, ecco, per dire quanto m'? piaciuto. Quindi a titolo di esempio qui sotto metto un rifermentato che vendo - non serve dire che mi piace. La foto in alto, idem.

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[10/21/2020, 08:10] Birre di Franconia e difetti. Un laboratorio con Simone Cantoni
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Ed ora qualcosa di completamente diverso. Ho seguito un interessante laboratorio sui difetti riferibili alle birre di Franconia, tenuto da Simone Cantoni a Genova, al pub del cuore (Scurreria). L'argomento, declinato a quel modo, pare un po' tremendo, ma in realt? ? stato un lavoro di studio alquanto interessante, reso anche facile dall'abilit? del relatore.

Si ? parlato di difetti pur avendo nel bicchiere birre non esattamente difettate, ma semmai contrassegnate dal carattere rustico della birra fr?ncone - non ? stato un assaggio di birre didattiche (cio? cattive), ma un viaggio attraverso i possibili difetti che, tra un'olfazione e un sorso, potevano essere descritti attraverso quegli elementi di carattere. Queste le birre che hanno accompagnato il lab:

1. Hofmann Gr?fenberg Helles, 4,9% vol
2. Pfister Schwarzer Keller, 4,9% vol
3. Elch-Br?u Dunkel, 5,1% vol
4. Knoblach Stammberg Bock, 7% vol

Ecco il (lungo) estratto video, in due parti. Mettetevi comodi, possibilmente con una birra fr?ncone nel bicchiere. 





Per sapere qualcosa in pi? sulle birre di Franconia, consiglio questa lettura.


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