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Mondo Di Vino
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[09/21/2022, 09:36] Correlazioni spurie ma non troppo: nebbiolo e pinot nero

Diario enotecario

Negli ultimi giorni ho fatto due assaggi ravvicinati, il solito sistema del prelievo di scaffale ("vediamo un po' com'?") per verificare se quel che ho in vendita, per cos? dire, mantiene le promesse. Posto che s?, modestamente, il livello qualitativo delle due etichette in questione era pi? che eccellente, questo raffronto mi ha fatto ripensare ad un tipo di correlazione tra i due vitigni utilizzati, nebbiolo e pinot nero, che tendo a comparare volentieri, pure se queste uve generano vini ben diversi tra loro - al punto che questa correlazione si potrebbe definire spuria, cio? infondata, ma siccome questo sentimento ce l'ho da sempre, cos? senza vergogna, ora ne parlo. E a che servono i blog se non per narrare i fatti propri, ancorch? poco gloriosi?

1. Langhe Nebbiolo 2020 Rivella, azienda Montestefano

Nel comune di Barbaresco c'? questa specie di culto per il vigneto Montestefano, che genera nebbioli formidabili e severi. Rivella ha vigneto solo in Montestefano, quindi produce due vini, e basta: il Barbaresco, e il Langhe Nebbiolo, una specie di second vin come direbbero a Bordeaux - tuttavia questo nebbiolo ? secondo a nessuno. Gi? dal colore: la sua trasparenza ? pura accademia del nebbiolo. I profumi sono segnati da ampiezza e finezza, c'? tanta materia, dalla terra bagnata al tartufo al pepe e potrei continuare, fino al rabarbaro e alla menta ma meglio che ci dia un taglio, tutto per? accennato, leggiadro, tipo un soffio leggero. La bocca ha saldezza, entra sul palato con determinazione nebbiolesca, tannini e polpa. Fa un anno di legno grande, che non lo doma manco un po': ottimo adesso, chiss? che diventa tra qualche anno.
Prezzo in enoteca, 37 euro.

2 - Bourgogne Cuv?e Gravel 2019, Claude e Catherine Mar?chal

Borgogna, C?te d?Or, pinot nero: ho la vostra attenzione con poche parole, gi? lo immagino. Questo Bourgogne declinato in maniera inappuntabile nel suo terroir d'elezione conferma e supera ogni aspettativa: bello il colore nitido, profondo, al naso esibisce frutta nera, fiori. In bocca ha una morbidezza di frutto irresistibile, svelando una capacit? di abbinamento spiazzante: bevuto assieme a tortilla con chili di carne e fagioli (la signora ha una cucina creativa) segna l'abbinamento pi? funambolico e trionfale della mia carriera recente. La speziatura e la sapidit? della preparazione ha trovato nella morbidezza del frutto e nella bevibilit? inarrestabile del vino un match sorprendente.
Prezzo in enoteca, 37,90 euro.

Dove sta la correlazione? Certi nebbiolo, certi pinot nero, condividono grandezza e facilit? di beva. ? il genere di elemento gustativo che per me rende un vino grandioso: mettere assieme la profondit? gustativa di grande soddisfazione con la leggerezza, l'apparente distacco. Alcune uve riescono bene in questo: nebbiolo, pinot nero. Nelle mani del produttore giusto, e questo lo diamo per scontato.


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[08/02/2022, 15:32] Rossese di Dolceacqua, se 50 anni vi sembrano pochi
Diario enotecario

Il penultimo fine settimana di luglio 2022 me lo ricorder? per il caldo africano, come molti di voi, e per la ricorrenza festosa dei 50 anni dalla DOC del Rossese di Dolceacqua. Il 22, 23 e 24 luglio nonostante la calura torrida (s'? capito che faceva caldo?) nell'ameno paesino della Val Nervia ci sono state una serie di iniziative (cene, convegni, spettacoli, banchi di assaggio) che hanno degnamente ripercorso un periodo storico apparentemente lungo, ma comunque parziale: il Rossese a Dolceacqua ? un fatto ancora pi? risalente dell'et? della sua DOC. Questi racconti, narrazioni, storytelling - fatemi essere contemporaneo - hanno accompagnato queste giornate, assieme ai numerosi assaggi, quindi insomma non ci si lagna anzi grazie ai produttori di Dolceacqua che mi hanno invitato, manco fossi un influencer che danza su TikTok. E come direbbe pseudo Dante: per trattar del ben che vi trovai, dir? delle cose che vi ho scorte. 

Lo stato di molti assaggi (ad una cena) 
Si dice sempre, non si pratica mai abbastanza: il vino si valuta a tavola. Per dirla bene, chi sa e chi ricorda cita Sangiorgi, "il vino ? il ministro della tavola". Abbinato a preparazioni local estreme (tipo capra e fagioli), oppure a piatti delicati, il Dolceacqua dimostra una versatilit? di abbinamento che non ? facile trovare in altre denominazioni. A questo aggiungo che i numerosi assaggi hanno da subito presentato produttori altrettanto numerosi accomunati - e questo secondo me ? rilevante - da livelli qualitativi costantemente alti, e vale pure per etichette meno note: per fare un semplice esempio, Maixei ? una realt? cooperativa che produce tra l'altro Dolceacqua, e pure la cantina sociale non sfigura, anzi, mette nel bicchiere un rosso convincente, succoso, con la tensione e leggiadria tipica. Se mi passate il momento sciovinista, se sei enofilo e sei ligure non puoi che essere contento di verificare tutto questo. 
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La sala del convegno

"No, il dibattito no!" (Pseudo Nanni Moretti) 
?Il Rossese di Dolceacqua: ieri, oggi, domani? - Conferenza presso la sede dell?ex Comunit? Montana, recita il programma di domenica mattina. Uno cita Nanni Moretti per un fatto politico, siccome la conferenza ha visto, purtroppo, una folta apparizione di personalit? politiche regionali e nazionali, sulle quali chi scrive dovrebbe evitare di mugugnare per non apparire il solito guastafeste. Ma siccome io non so bene evitare questa, diciamo, funzione, devo dire: era meglio farne a meno. E non mi riferisco ai sindaci, che sono comunque rappresentanti politici che col territorio, per la loro funzione specifica, hanno a che fare. Mi riferisco ai capataz che hanno infarcito lunghe prolusioni di supercazzole come "fare sistema" e altre vacuit?. Soprattutto, hanno evocato concetti difficili da maneggiare, come un supposto salvifico enoturismo di massa che, credetemi, collide con una DOC prodotta in quantit? omeopatiche, su un territorio ristretto, in una regione in cui le infrastrutture che dovrebbero veicolare queste masse sono patetiche: sulla qualit? disastrosa delle autostrade liguri c'? una vasta letteratura che spazia tra la fantascienza e il surreale, ma niente: si deve per forza indicare negli spostamenti massivi un tipo di veicolo promozionale decente, lasciando fuori dal discorso un'altra parolina, sostenibilit?, che potr? essere utilizzata comunque in altri ambiti, con voluttuosa abbondanza. Vabb?, arrivati a questo punto della lagna uno dice "ma parliamo di vino che ? meglio", ed in effetti la conferenza ha avuto pure momenti di notevole interesse, per esempio quando Matteo Gallello (autore su Porthos, Verticale) ha parlato della versatilit? di abbinamento del Rossese di Dolceacqua di cui sopra: dalla cucina locale, alle preparazioni semplici fino a quelle pi? complesse, citando anche cucine orientali e/o etniche.
Per chi lo desidera, ed ? dotato di spirito di sacrificio, ho caricato su Youtube il video intero della conferenza, peraltro scippato dalla pagina Instagram degli organizzatori ma io continuo a preferire YT, sono antico.

Ma parliamo di vino che ? meglio 
Nel pomeriggio di domenica, sul tardi quando il calore era meno africano, in piazza a Dolceacqua c'erano un bel po' di tavoli di assaggio, con un buon numero di produttori, qualcuno anche poco noto e a me sconosciuto. ? il genere di dettaglio che aumenta il mio interesse. Dopo aver assaggiato tutti, modestamente, potrei fare, anzich? una lunga serie di appunti di degu, una specie di stato generale del Dolceacqua, sotto forma di classifica. Nel senso che: c'? un nocciolo duro di produttori, sempre quelli, che per me rappresentano l'eccellenza. Diciamo i primi cinque della classifica. C'? il gruppo degli inseguitori, altri cinque, che stanno facendo un ottimo lavoro. C'? un terzo gruppo, di nuovi, giovani, outsider, troppo piccoli per uscire dall'area produttiva, che lo stesso mi facevano dire ad ogni assaggio: ma che bravo, questo. 
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L'allestimento in piazza/1

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L'allestimento in piazza/2


I soliti bravi 
Terre Bianche aveva il Dolceacqua classico 2021 che ? riuscito, cosa per me alquanto strabiliante, a superare (forse) il mitico 2020 che venne prodotto usando anche le uve dei cru. Veramente un assaggio notevolissimo. Maccario Dringenberg forse non serve nemmeno presentarla, ? una specie di rassicurante certezza. Non esiste una nomeranza di quest'azienda che mostri mai anche un vago cedimento, l'esecuzione ? perennemente precisa e giocata su quel mix di nettezza e fisicit? che definisce questa DOC unica e desiderabile. Ka' Mancin? ? tra i miei preferiti perch? - nel fare vini pur diversi dai primi due citati - ? capace di inserire un profilo di personalit? unicissimo che si ritrova nel bicchiere: un rosso zergo, appena burbero, e ugualmente succoso, dalla bevuta invitante. Lo stesso discorso si potrebbe fare per Testalonga Perrino, azienda stracult per la risalenza produttiva (il signor Nino Perrino ha cominciato a far vino ben prima della DOC) e stracult al cubo per la difficolt? a trovare in giro quest'etichetta, prodotta in quantit? sempre troppo basse rispetto alla richiesta. Il vino peraltro ha una tensione tutta sua, pi? terra che frutto, e poi carne e sangue. Da bersi nella maturit?, meglio, e del resto il banco di assaggio gestito da Erica Perrino ha consentito di sentire annate un po' indietro, e che festa, difatti. Tenuta Anfosso continua a dare prove notevolissime col Poggio Pini, ma in realt? era sufficiente l'assaggio dell'ultima annata del suo Rossese classico per avere subito la misura di un produttore arrivato, nel senso buono del termine intendo, cio? affidabile. 
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Anfosso e le sue etichette

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Quello che restava di Perrino, alla fine

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Giovanna Maccario e un magnum di Sette Cammini

Gli inseguitori
Qui devo andare un po' pi? veloce se no mi esce fuori Guerra e Pace (e inevitabilmente qualcuno lo devo tagliare) ma ci sono alcuni produttori che stanno mettendo in giro delle vere delizie, ogni anno che passa un po' di pi?. Applausi quindi per Mauro Zino con un Superiore Peverelli 2019 dritto e serissimo. Oppure Roberto Rondelli che con Arenaria 2021 prosegue nel segnare la via per la definizione del suo Rossese, coerente. Un altro 2021 memorabile, e piacevolissimo, ? quello di Foresti, altro produttore che sta crescendo a ritmo sostenuto. E Gajaudo col Luvaira 2019, scusate il cru pazzesco verrebbe da dire, pure ben giocato col legno che qui a Dolceacqua pare sempre un'arma a doppio taglio. In coda ri-cito Maixei, esemplare cantina sociale che con cose come il Barbadirame Superiore 2019 mi fa pensare che, quando anche la cooperazione esprime risultati cos? alti, ebbene vuol dire che la denominazione intera ha raggiunto livelli encomiabili. 
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Il Peverelli di Mauro Zino

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Arenaria by Roberto Rondelli

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"Luvaira", fa sempre piacere leggere questa nomeranza

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La bella etichetta di Maixei


Attenti a quelli l? 
Adesso vi piazzo un paio di nomi, poi fate voi. Azienda Agricola Caldi, ettari tipo uno o due, assaggiato Superiore 2020 e Classico 2021, da comprare al volo. Piccolo problema: vino non ce n'?, quel poco ? venduto localmente ad aficionados (e qui ometto gli improperi dell'enotecaro). Ascari col Dolceacqua 2021 promette benissimo, considerando che ? poco pi? che un giovane esordiente, quindi again da tenere d'occhio. 
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Le etichette molto classiche di Caldi

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Ed ecco il giovane promettente


Gran finale, in giro per vigne
Luned? mattina, camminata per Posa? e Luvaira in compagnia di Giovanna Maccario. Potrei ripetere che faceva caldo anzi caldissimo, ma arrivati lass? c'era chi, come il signor Dringenberg, in vigna ci stava lavorando, e allora che faccio: mi lamento, io, che facevo il turista? Del resto vedere quei cru storicissimi e prestigiosi con la guida di Giovanna ? stato un fatto glorioso - che in fondo non era nemmeno cos? caldo, a ripensarci. Come direbbero quelli bravi, ora facciamo parlare le immagini, e da Dolceacqua ? (quasi) tutto.
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Il mare ? l? dietro

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I terrazzamenti con la pietra a secco

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Altri terrazzamenti tra i filari

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Alcune piante che soffrono la siccit?: quest'anno altrove l'azienda ha irrigato a goccia
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[05/12/2022, 09:55] Della lenta fine di Facebook (sempre troppo lenta)

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La mia aziendina, come ogni aziendina che si rispetti, ha una pagina Facebook. Non ne sono molto contento. Potrei parlare per ore della cattiva qualit? di quel social network - non che gli altri siano meglio, ma Facebook ? ormai da tempo il peggio del peggio. E nemmeno mi dilungo sul perch?, basterebbe leggere (o ricordare) le mille vicende al limite dell'intollerabile, dall'uso degli algoritmi che tendono a far uscire fuori il peggio delle discussioni a Cambridge Analytica, oppure le pubblicit? demenziali. Fatto sta che, per quanto riguarda il mio profilo personale, l'ho abbandonato da tempo e con notevole piacere, quel che forse avete letto in giro ? vero: se mollate Facebook guadagnerete tempo e salute mentale. E' anche il mio consiglio, adesso, e voi vedete un po'.

Comunque, mi ostino a tenere aperta la pagina dell'enoteca. Oggi ho provato a sponsorizzare un contenuto (dicono che la pubblicit? sia l'anima del commercio) ma Facebook, o meglio Meta come dice di chiamarsi adesso (e pure qui glissiamo) mi ha presentato alcuni messaggi surreali come da immagine. A parte la "probabile violazione della normativa" relativa alla promozione di prodotti alcolici (e scusate, io avrei una legalissima enoteca), spicca l'assurdo "problema con il metodo di pagamento" per il quale avrei un insoluto di euro zero. Ma...

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Ho provato a risolvere il problema e, ancora, mi sono scontrato con un buffo muro di gomma di autorisponditori che scrivono qualcosa come "non stiamo dietro a tutte le lamentele, vedi un po' nelle FAQ come cavartela". Comunque prova e riprova, forse l'ho spuntata. 

Poi per caso oggi leggo questo post di Wittgenstein (leggetelo, ? divertente). Narra simili vicende di intoppi e casini vari. Ma la cosa pi? allegra ? che si tratta di un post del 2011.

Ora, essendo io un utente anziano della rete, posso dire di aver visto iniziare, e finire pi? o meno drasticamente, svariati luoghi virtuali. Se vi dico che quando ho cominciato a usare Internet non c'era ancora Google, ho reso l'idea. Ebbene, non so quando Facebook smetter? una volta per tutte di essere un luogo di rilievo, ma ? gi? tardi adesso. 

Non condivider? questo post su Facebook, per qualche tipo di residua coerenza. E ugualmente, presto o tardi, ma ? meglio presto, la mia aziendina chiuder? quella pagina.

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[05/02/2022, 14:21] Corsi e ricorsi: il mio prossimo corso di degustazione inizia tra poco

Diario enotecario

Se io fossi attento all'ottimizzazione dei motori di ricerca dovrei titolare "Corso di degustazione in enoteca" e basta, ma siccome mi piace troppo essere zuzzurellone, si gioca con le parole.

Il prossimo corso che organizzo in enoteca ? cos?: abbastanza divertente. Si impara ad assaggiare il vino, come veri professionisti, ma (giuro) non ci si annoia. Quindi ecco la notizia: dal prossimo marted? 24 maggio, per cinque marted? di seguito, ore 20,30, vi porto nel meraviglioso mondo della tecnica d'assaggio. Sono aperte le iscrizioni, e il costo complessivo ? di euro 250. Nel prezzo ? compreso un set da sei bicchieri da degustazione, un libro di testo (molto bello) "Il piacere del vino" edito da Slow Food, e attestato finale di partecipazione. La sede del corso ? presso l'enoteca, Via Donizetti 92R a Genova, con posti limitati (massimo 12 partecipanti). E questo ? il programma dettagliato:

Marted? 24 maggio. Prima serata: full immersion di tecnica d?assaggio: analisi visiva ? olfattiva ? gustativa. Prime nozioni di tecnica, uso del bicchiere, e analisi sensoriale. Si assaggiano 4 vini alla cieca, cio? senza sapere cosa assaggiate. Un bianco fresco fruttato, uno maturo, e due rossi nello stesso modo.

Marted? 31 maggio. Seconda serata: ripasso della tecnica d?assaggio sulle tre fasi complessive. Un po? di storia: il modernismo degli anni novanta, l?affermazione del vino naturale. Riflessioni sui cambiamenti nella percezione del gusto. Nuovamente 4 vini in cieca, sempre 2 bianchi + 2 rossi. 

Marted? 7 giugno. Terza serata: ultimo ripasso sulla tecnica, approfondimenti su abbinamenti, cantina personale, il vino a tavola. Capitolo sui difetti: quali, come riconoscerli. Regioni vitivinicole. 4 vini in cieca, tutti con bollicine.

Marted? 14 giugno. Quarta serata: il corsista ha sviluppato la capacit? critica, quindi spazio all?assaggio, che sar? un po? pi? difficile in quanto costituisce un primo test degli strumenti finora in possesso. I vini speciali, spumanti, etc. Regioni vitivinicole/2. 4 vini in cieca, tutti dello stesso colore.

Marted? 21 giugno. Quinta serata: prosegue la serie di assaggi impegnativi, riepilogo definitivo. Il concetto di maturit? e affinamento, il ruolo del tempo. 6 vini in cieca, 3 bianchi e 3 rossi, in diverse fasi di maturit?.

Per iscriversi: email, oppure una telefonata in stile old economy allo 010 6531544, ma anche 347 5566554 (pure Watsapp, vabb?).

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[04/19/2022, 09:06] Sul vino naturale, e sulla tecnica d'assaggio

Il mondo del vino naturale ? stato spazzato dall'ennesimo venticello di bufera sorto dopo le  dichiarazioni del Consorzio ViniVeri riportate da Jacopo su Intravino. Alle osservazioni di Jacopo si aggiunge Pietro, che sul suo blog ospita l'intervento di Nicola Perullo. Letture lunghe, ma ci sta, quando si spacca il capello in quattro si abbonda parecchio nel descrivere i perch? e i percome. Per quanto mi riguarda, a parte la personalissima pensata "era ora", direi anche (scusate) "io l'avevo detto". Comunque, trovate il tempo di leggere tutto, perch? a mio modo di vedere si segna una svolta nel dibattito.

C'? poi, per me, una doppia utilit?, visto che mi appresto a mettere su il solito mini-corso di tecnica d'assaggio dedicato ai clienti dell'enoteca. Oggi, se si parla di educazione al gusto, ? davvero necessario avere chiaro quanto l'avvento del vino naturale abbia sovvertito la liturgia dell'assaggio - e pure qui, potrei dire: era ora.

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[03/03/2022, 09:59] E stavolta si chiude per un mesetto almeno

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Chi l'avrebbe mai detto che avrei appeso un cartello cos? verboso, tanto lungo che pare un post? Per? ci tocca, siccome marted? 8 marzo si parte per una simpatica operazione di protesi totale del ginocchio, in quel di Novara, nientemeno (un posto pi? lontano non c'era, per questo scalcinato SSN). Quindi ecco la comunicazione di servizio: da marted? 8 marzo l'enoteca ? chiusa, e riapre boh, non so esattamente quando: tra ricoveri e riabilitazione ci vorr? almeno un mese. 

Si tratta di una cosa che rimandavo da molto, conseguenza peraltro di un vecchio incidente al mio ginocchio destro - anzi, siccome i blog hanno memoria perenne (mica come quella fetenzia di Facebook) questo ? il post che narrava l'evento traggico (due gi), che in definitiva ? all'origine dei fatti odierni. 

Domani, che ? venerd? 4 marzo, sar? gi? assente per visite preliminari. Ultimo giorno in cui resto aperto ? sabato 5 marzo, a bottega io stappo qualcosa, semmai chi passa beve con me. Resta la posta elettronica e Whatsapp per comunicazioni veloci, e ci si rivede, prima o poi.

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[02/26/2022, 10:28] Cose da leggere, proprio oggi

"Niente sar? pi? come prima nell?Antropocene. Nemmeno la vigna che ho davanti agli occhi. Nemmeno i vini che ne verranno fuori. Non ci sar? alcun grand-cru class? a poter resistere a questa sovversione e qualunque idea di un terroir immobile, cristallizzata dentro disciplinari, pensata per la protezione di vitigni o parcelle indifendibili, ? destinata a franare. Con buona pace di ogni sovranit? immaginata dentro ai muretti a secco dei clos".

L'ha scritto Corrado Dottori (e dovrei aggiungere: ovviamente), in un post che si intitola La guerra in Ucraina vista da una vigna.

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[01/18/2022, 09:54] Si fa presto a dire nebbiolo

Diario enotecario

E' marted?, si torna dalla gita aziendale per vigneti del fine settimana. Domenica e luned? sono trascorsi veloci, tra una cantina e l'altra, e questa volta la meta era la Langa dei Barolo e Barbaresco. E' stato un ripasso molto utile, anche, per ridefinire un concetto probabilmente mai abbastanza ripetuto: il terroir fa la differenza. E non mi riferisco tanto al generico concetto di territorio langhetto, quanto proprio alle microzone, quello che in termine tecnico si chiama Menzione Geografica Aggiuntiva e in Francia si chiama cru, cio? il nome della vigna, della micro particella che a parit? di vitigno (si parla di nebbiolo) ogni volta ? in grado di restituire un vino profondamente diverso a seconda della particella.

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Gli assaggi con Francesco Principiano, in cantina

In effetti si fa presto a dire nebbiolo - come quando uno entra in enoteca e dice: dammi un nebbiolo. Certo, quale? Come lo preferisci? Fresco e giovanile, scattante e beverino, o magari complesso e austero? Perch? basta poco, bastano poche centinaia di metri e un versante, una riva, con una diversa esposizione e suolo: tutti fattori che generano vini molto distanti tra loro, nella percezione e nell'assaggio. Poi certamente influisce lo stile del produttore, cio? il progetto di vino che il produttore ha in mente, e che assieme al terroir compone quel che versiamo nel bicchiere.

A questo proposito basta confrontare due vini con stessa denominazione e annata, da due vigne diverse, ed ecco fatto: due vini totalmente differenti, e comunque notevolissimi, in ragione dell'assaggio. Quindi cominciamo il tour.

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Le due etichette di nebbiolo Principiano

Langhe Nebbiolo 2020, Giuseppe Principiano
Siamo nel comune di Monforte, area Barolo, e questo nebbiolo ? in sostanza il vino cadetto dei poderosi Barolo aziendali. Ha esattamente la tensione e il vigore di quell'uva, di quel terroir, esibisce un bel tannino fiero e quella specie di immediata soddisfazione che ti fa dire: eccolo qui, il nebbiolo da Barolo. Solo affinamento in acciaio, ora al naso ha un floreale molto invitante e un'eleganza nobile, compassata. In enoteca costa 14 euro (ma ? una specie di offerta momentanea, direi di accorrere, ecco).

Da Principiano assagger? anche la versione affinata in legno dello stesso nebbiolo, vendemmia 2018 - qui la maturit? ha aggiunto ulteriore complessit? e finezza. Si tratta di una curiosa versione dedicata, precisa il produttore, quasi esclusivamente al mercato straniero. Manco a dirlo, ne ho voluto un po' per me, e in enoteca cosa sui venti euro. 

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Il vigneto Montestefano, fuori dalla cantina di Teobaldo Rivella

Langhe Nebbiolo 2020, Serafino Rivella
Di Rivella scrissi annorum fa su Intravino. Qui ci troviamo nel comune di Barbaresco e soprattutto siamo in pieno cru Montestefano, uno dei vigneti storici dell'area, famoso per dare nebbioli possenti, profondi, dalla longevit? pazzesca. Otto mesi di legno grande per un rosso quasi cupo nella sua austerit?, forse ? la suggestione dell'assaggio ma ci trovi la terra che sa di tartufo, i capperi, la menta, e la frutta nera arriva dopo un bel po' - e in bocca ? solenne, maestoso, ha la grazia voluminosa dei grandi. Il prezzo in enoteca, 34 euro, riflette la microproduzione (due ettari in totale) e comunque lo stellare livello di artigianalit? che ? tipico di questo produttore cult.

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Piccoli produttori, piccole cantine: quella di Rivella, per esempio

In conclusioni vini molto diversi, anche nei prezzi come si vede, ma tutti molto adatti a rappresentare le infinite sfumature di qualit? che pu? raggiungere questo vitigno. Si torna a casa con la percezione precisa di aver solo sfiorato questa complessit?, e col desiderio di tornare, per studiare ancora un po'. 

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[11/25/2021, 09:09] La solita
La solita, bella e profonda, riflessione sul vino - naturale ed altro - di Corrado Dottori. "Solita" si fa per dire, ad averne di osservatori cos?. Dove si legge tra l'altro:

"Eppure oggi l'esplosione stile supernova del "naturale" e il suo enorme successo mi sembrano in gran parte una rappresentazione gi? vista, vecchia. Con tutte le sue narrazioni, i suoi selfie, le sue forzature, le sue bottiglie feticcio, i suoi influencer, il suo circo e i suoi circoli e le sue falsit? belle e buone. Proprio nel momento in cui i nodi della catastrofe ecologica che ci circonda vengono definitivamente al pettine, proprio quel mondo, il nostro mondo, balbetta parole come "sostenibilit?" e "biodinamica" ma in fondo in fondo ? del tutto silente. E politicamente ininfluente". 
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[11/23/2021, 08:56] Life hacking: come aprire le bottiglie vecchissime (? la Mario Pojer)

Questa tecnica di apertura di bottiglie ultra arcaiche richiede, peraltro, un caminetto e una pinza da fabbro (da qualche parte ne abbiamo tutti una) ma - scherzi a parte - ? straordinariamente efficace. Se non altro, notevole da vedere quindi ecco Super Mario all'opera.

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