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[05/19/2026, 07:02] MICHELIN Guide lancia Mindful Voices: dalla Stella Verde a una nuova piattaforma globale

MICHELIN Guide lancia Mindful Voices: il nuovo racconto globale tra gastronomia, hotellerie e vino

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto


La Guida MICHELIN introduce Mindful Voices, una nuova iniziativa editoriale pensata per amplificare l?impegno di chef, hotelier e produttori di vino capaci di ispirare, innovare e proporre nuovi modelli nei rispettivi universi professionali.

Un passaggio non secondario, perch? segna anche l?inizio di una nuova fase nella narrazione MICHELIN: la Green Star, iniziativa sino a oggi circoscritta alla gastronomia, verr? infatti progressivamente abbandonata.

Mindful Voices: la Guida MICHELIN guarda oltre la sola gastronomia

Forte della propria profonda competenza nel mondo dell?ospitalit? e del vino, la Guida MICHELIN si spinge ora oltre i confini tradizionali della gastronomia, offrendo attraverso Mindful Voices una piattaforma a tutte quelle figure che la ispirano nei mondi della cucina, dell?hotellerie e dei vigneti.

La nuova serie editoriale sar? sviluppata progressivamente e su scala globale. Parallelamente, la Green Star, che era limitata al solo ambito gastronomico, arriver? alla sua conclusione e verr? abbandonata.

Il primo passo nell?introduzione di Mindful Voices avverr? il 1? giugno 2026, in occasione della cerimonia della Guida MICHELIN dedicata ai Paesi Nordici.

La Guida MICHELIN lancia cos? Mindful Voices, un?iniziativa editoriale pionieristica nata per accendere i riflettori su donne e uomini che, attraverso il loro impegno e il loro lavoro quotidiano, propongono nuovi metodi e nuove prospettive nei mondi della gastronomia, dell?ospitalit? e del vino.

Una piattaforma editoriale per chef, hotelier e produttori di vino

In coerenza con il recente ampliamento della Guida MICHELIN verso il mondo dell?hospitality e del vino, e con la sua rapida espansione internazionale in oltre 60 destinazioni, nasce un concetto editoriale ambizioso e universale.

Pensato per cogliere con maggiore precisione il carattere unico di queste tre espressioni dell?arte di vivere cucina, ospitalit? e vino e per andare oltre i confini locali, Mindful Voices racconter? storie, percorsi e pratiche pionieristiche di chef, hotelier e produttori vinicoli.

Nel frattempo, l?iniziativa MICHELIN Green Star, sino a oggi limitata alla gastronomia, verr? gradualmente eliminata.

Le parole di Gwendal Poullennec

Secondo Gwendal Poullennec, Direttore Internazionale delle Guide MICHELIN:

?Mindful Voices offrir? una piattaforma a tutti coloro che stanno riscrivendo le regole nei rispettivi ambiti. Questa nuova cornice nasce direttamente da ci? che i nostri team di ispettori osservano in prima persona: incontri ed esperienze che stanno trasformando il modo in cui le cose vengono fatte e che meritano di essere condivisi. Restando fedele alla propria identit? e ai propri valori, la Guida MICHELIN amplificher? e dar? piena risonanza a queste voci provenienti dai mondi della gastronomia, dell?ospitalit? e del vino, affinch? possano essere ascoltate, ovunque esse si trovino?.

Mindful Voices: non solo luoghi, ma persone

I nuovi contenuti di Mindful Voices racconteranno, su scala globale, non tanto i luoghi in s?, quanto le persone che li incarnano: coloro che innovano, che avviano iniziative capaci di ispirare e che propongono nuove traiettorie nei rispettivi settori.

L?iniziativa sar? introdotta:

  • su tutte le piattaforme della Guida MICHELIN, digitali e cartacee, quindi web, app, social media e pubblicazioni stampate, attraverso profili di donne e uomini provenienti dai mondi della gastronomia, dell?ospitalit? e del vino;
  • nel magazine della Guida MICHELIN, con approfondimenti dedicati a queste figure;
  • in occasione di eventi chiave che coinvolgeranno direttamente queste personalit?.

La scheda editoriale ?Mindful Voices?, accessibile come scorciatoia dalla home page del sito e dell?app della Guida MICHELIN, permetter? a tutti di esplorare iniziative e progetti capaci di ispirare.

Il debutto il 1? giugno 2026 a Copenhagen

Mindful Voices sar? svelato ufficialmente il 1? giugno 2026 durante la cerimonia della Guida MICHELIN Nordic Countries, in programma a Copenhagen, Danimarca.

Il lancio proseguir? poi a livello europeo e successivamente su scala mondiale nel corso del 2026.

La nuova piattaforma partir? dalla gastronomia cuore storico della competenza MICHELIN per poi estendersi all?ospitalit? e, infine, al vino.

Dal simbolo alla voce: il cambio di passo editoriale

Il passaggio dalla Green Star a Mindful Voices appare, a tutti gli effetti, come un cambio di paradigma.

La Stella Verde aveva rappresentato un segnale importante, ma circoscritto: un riconoscimento legato alla ristorazione e alle pratiche sostenibili in cucina.

Con Mindful Voices, la Guida MICHELIN sembra invece voler ampliare il campo d?indagine: non soltanto il ristorante, non soltanto il piatto, non soltanto la cucina, ma l?intera costellazione dell?arte dell?accoglienza, del vino, del territorio e delle persone che, attraverso il proprio lavoro, contribuiscono a ridefinire il concetto stesso di eccellenza contemporanea.

Un racconto pi? trasversale, pi? umano, pi? editoriale.
E, probabilmente, anche pi? coerente con l?evoluzione della Guida MICHELIN in questi ultimi anni: non pi? soltanto guida gastronomica, ma osservatorio internazionale del vivere bene, dell?ospitalit? d?autore e delle esperienze memorabili.

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Le nostre abituali FAQ by Claudio Sacco aka AltissimoCeto Viaggiatore Gourmet

Mi traduci Mindful Voices ?

Mindful Voices si pu? tradurre, in modo elegante, come ?Voci consapevoli? o ?Voci illuminate?. Non ? una nuova stella, non ? un ranking e non sembra almeno da quanto Michelin ha comunicato oggi, 18 maggio 2026 un premio con punteggio. ? piuttosto una piattaforma editoriale globale con cui la Guida MICHELIN vuole raccontare persone, visioni e pratiche considerate ispiranti nel mondo di gastronomia, hotellerie e vino.

Abbandonate le Stelle verdi ??

La notizia importante ? questa: MICHELIN lancia Mindful Voices e, parallelamente, manda progressivamente in pensione la Green Star, che era limitata alla sola ristorazione sostenibile. La Green Star verr? gradualmente eliminata, mentre Mindful Voices verr? sviluppato su scala globale.

In pratica: di cosa si tratta?

Mindful Voices nasce per dare spazio non tanto ai ?luoghi? in s?, ma alle persone che li incarnano: chef, albergatori, produttori di vino, imprenditori e figure capaci di proporre nuovi modi di fare ospitalit?, cucina o viticoltura. Michelin parla di storie, profili, pratiche pionieristiche e iniziative capaci di ?riscrivere le regole? nei rispettivi settori. La piattaforma sar? presente su pi? canali: sito, app, social media, stampa, magazine Michelin e momenti/eventi dedicati. Ci sar? anche una sezione editoriale ?Mindful Voices? accessibile dalla home del sito e dell?app della Guida MICHELIN. Il debutto ? previsto il 1? giugno 2026, durante la cerimonia della Guida MICHELIN Nordic Countries a Copenhagen. Il lancio partir? dalla gastronomia, poi si allargher? all?hotellerie e infine al vino nel corso del 2026.

Il senso strategico ?

La lettura, secondo me, ? molto chiara: Michelin sta facendo un passo oltre il concetto di bollino verde. La Green Star identificava ristoranti virtuosi sul piano sostenibile; Mindful Voices invece vuole diventare un racconto pi? ampio, pi? flessibile e pi? internazionale, coerente con la nuova Michelin che oggi non parla pi? solo di ristoranti, ma anche di hotel e produttori di vino. Questo si inserisce in un percorso gi? avviato: Michelin ha introdotto le MICHELIN Keys per gli hotel, come distinzione dedicata alle strutture alberghiere pi? rilevanti, e ha annunciato anche le MICHELIN Grapes, dedicate ai produttori di vino, con valutazioni da una a tre ?uve?.

Esempi pratici ?

Un esempio concreto in ambito ristorante potrebbe essere uno chef che non viene raccontato solo perch? ?sostenibile?, ma perch? ha costruito un modello completo: orto proprio, filiera locale, riduzione degli sprechi, formazione della brigata, rapporto virtuoso con piccoli produttori e una cucina capace di rappresentare un territorio senza retorica.

In ambito hotel, una ?Mindful Voice? potrebbe essere un general manager o un proprietario che ha trasformato un albergo storico in un progetto di ospitalit? contemporanea: restauro rispettoso, valorizzazione del personale locale, fornitori territoriali, efficienza energetica, esperienze autentiche per l?ospite, non semplicemente camere belle,spa scenografica con ostentazione limitata all’esposizione dei metri quadri.

Nel vino, potrebbe essere un produttore che lavora su biodiversit?, agricoltura rigenerativa, tutela del paesaggio, vitigni autoctoni, adattamento al cambiamento climatico e trasmissione culturale del territorio. Non solo ?fa un buon vino?, ma diventa voce autorevole di un modo pi? consapevole di produrre.

Sintesi by Claudio Sacco

Mindful Voices ? la nuova piattaforma editoriale globale con cui la Guida MICHELIN sceglie di raccontare le personalit? che stanno ridisegnando il futuro della gastronomia, dell?ospitalit? e del vino. Non una nuova stella, ma una nuova grammatica del riconoscimento: meno simbolo, pi? racconto; meno bollino, pi? visione.

About Michelin

Michelin ? un gruppo manifatturiero leader a livello mondiale nella produzione di compositi ed esperienze capaci di cambiare la vita delle persone.

Pioniere nei materiali ingegnerizzati da oltre 130 anni, Michelin si trova in una posizione unica per contribuire in modo decisivo al progresso umano e a un mondo pi? sostenibile.

Facendo leva sulla propria profonda competenza nei compositi polimerici, Michelin innova costantemente per realizzare pneumatici e componenti di alta qualit? destinati ad applicazioni critiche in ambiti complessi e diversificati, quali mobilit?, edilizia, aeronautica, energie a basse emissioni di carbonio e sanit?.

La cura dedicata ai prodotti e la profonda conoscenza dei clienti ispirano Michelin anche nell?offrire le migliori esperienze. Questo approccio spazia dalle soluzioni connesse basate su dati e intelligenza artificiale per flotte professionali, fino alla raccomandazione di ristoranti e hotel d?eccellenza selezionati dalla Guida MICHELIN.

Con sede a Clermont-Ferrand, in Francia, Michelin ? presente in 175 Paesi e conta 122.600 dipendenti.

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[05/17/2026, 11:02] Ristorante FRE, R?va Resort: la Langa elegante dove la Francia incontra il Barolo

Ristorante FRE al R?va Resort: la Langa elegante dove la Francia incontra il Barolo

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

R?va Resort, un progetto di ospitalit? nel cuore delle Langhe

Ci sono luoghi che non si limitano ad accogliere, ma costruiscono intorno all?ospite un piccolo mondo coerente. R?va Resort, a Monforte d?Alba, appartiene a questa categoria: vigneti, ospitalit?, ristorazione, cantina, paesaggio. Non una semplice destinazione, ma un progetto di Langa contemporanea, pensato con ambizione e governato con misura.

All?interno di questo contesto si inserisce il Ristorante FRE, tavola gastronomica che negli anni ha saputo definire una propria identit?, sospesa tra radice piemontese, respiro francese e una visione moderna del fine dining. Una cucina che non cerca l?effetto facile, ma lavora sulla profondit? del gusto, sulla precisione delle salse, sulla maturit? dei passaggi e su una lettura colta del territorio.

La mano ? quella di Chef Francesco Marchese, interprete di una cucina elegante, tecnica e mai compiaciuta, capace di raccontare la Langa senza folclore e senza scorciatoie. A coordinare il progetto R?va, con presenza discreta e solida, Daniele Scaglia, Direttore Generale: figura di raccordo importante in un sistema dove resort, ristorante e cantina devono parlare la stessa lingua.

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

L?arrivo a FRE: misura, silenzio, eleganza

L?esperienza da FRE inizia ancora prima del piatto. Il paesaggio delle Langhe, la calma del resort, l?ingresso nella sala e il ritmo dell?accoglienza creano subito una sensazione di ordine. Non c?? ostentazione, non c?? eccesso scenografico: piuttosto una compostezza raffinata, quella dei luoghi che sanno di non dover dimostrare troppo.

La sala accompagna con un servizio attento, educato, presente senza invadere. Ed ? proprio in questa misura che il pranzo prende forma: un percorso costruito con coerenza, dove la cucina dialoga con il vino, il territorio con la tecnica, la memoria piemontese con un?idea pi? ampia e internazionale di ristorazione gastronomica.

[In foto] Andrea Gardella, ma?tre sommelier, svolger? personalmente tutto il servizio con competenza, eleganza e impeccabile attenzione al dettaglio.

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Il R?va SoloNoir Alta Langa DOCG 2022 apre il percorso con una bolla di bella precisione: 100% Pinot Nero, perlage fine, profilo teso e sapido, con note agrumate, fiori bianchi, cenni di crosta di pane e una struttura elegante che introduce il pranzo con autorevolezza discreta.

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Nel calice conferma la cifra pi? contemporanea della cantina R?va: un Metodo Classico verticale, pulito, gastronomico, capace di unire freschezza di beva, profondit? del Pinot Nero e quella piacevole cremosit? data dal lungo affinamento sui lieviti.

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Pane, grissini e olio EVO: il primo gesto dell?accoglienza

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Il primo segnale arriva dal servizio di pane, grissini e olio extra vergine d?oliva. Un incipit solo apparentemente semplice, in realt? molto rivelatore. Perch? in una grande tavola il pane non ? mai un dettaglio secondario: ? il biglietto da visita della cucina, l?apertura del discorso, il primo gesto di ospitalit?.

Da FRE il pane caldo, i grissini sottili, le piccole croccantezze e l?olio presentato al tavolo costruiscono subito un lessico di eleganza concreta: materia, profumo, manualit?, misura. Non una sequenza accessoria, ma una piccola introduzione al ritmo della casa. Il pranzo comincia da qui, da un gesto antico reso contemporaneo dalla cura del servizio.

Il R?va Grey 2023, Langhe Bianco DOC da Sauvignon Gris e Sauvignon Blanc, introduce una parentesi bianca di bella personalit?: agrume, frutto della passione, salvia e una lieve nota di pietra focaia disegnano un profilo aromatico nitido, contemporaneo e non banale.

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Al palato ? fresco, scattante, verticale, sostenuto da una bella spalla acida e da una chiusura sapida che lo rende estremamente gastronomico: un bianco capace di accompagnare il percorso con eleganza, precisione e una piacevole energia langarola.

L?asparago: finezza vegetale, latticello e sambuco

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Tra i passaggi pi? convincenti, l?asparago con mela fondente alla vaniglia, vinaigrette al latticello e sambuco. Un piatto di grande finezza, essenziale nell?estetica e molto preciso nella costruzione.

La parte vegetale ? nitida, la dolcezza della mela alla vaniglia accompagna senza appesantire, il latticello porta una acidit? composta e il sambuco apre una dimensione aromatica delicata, quasi floreale. ? un piatto che vive di equilibrio: nessun elemento prevarica, tutto concorre a disegnare un assaggio elegante, pulito, contemporaneo.

Qui si comprende bene la maturit? della cucina di Francesco Marchese: il vegetale non viene trattato come comprimario, ma come materia nobile, capace di sostenere un piatto gastronomico senza bisogno di eccessi.

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

I vini R?va: quando la cantina diventa parte del racconto

Uno degli aspetti pi? piacevoli dell?esperienza ? l?incontro con i vini della propriet? R?va Winery. Non un semplice accompagnamento, ma una parte integrante del progetto. Quando un resort, una cantina e un ristorante convivono nello stesso luogo, il rischio ? spesso quello della giustapposizione. Da R?va, invece, il dialogo appare naturale.

? una bella scoperta, perch? conferma R?va non solo come indirizzo gastronomico, ma come progetto agricolo, enologico e turistico compiuto. La cantina non ? uno sfondo: ? parte della narrazione.

Tajarin: la Langa al tavolo, tra fegatini e aceto di Barolo

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Molto bello il passaggio dei tajarin, serviti con una gestualit? di sala che restituisce al tavolo quel valore teatrale e sostanziale troppo spesso dimenticato. Con l’impiattamento espresso, il profumo che arriva prima del boccone, il movimento del servizio: tutto contribuisce a rendere il piatto vivo, presente, immediato.

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I tajarin con terrina di fegatini di pollo e gel?e di aceto di Barolo sono un omaggio alla Langa pi? profonda, ma senza nostalgia da cartolina. La pasta all?uovo ? sottile, lucida, avvolgente; la parte dei fegatini porta intensit?, memoria e golosit?; l?aceto di Barolo interviene con acidit?, slancio e pulizia.

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? un piatto identitario e colto, piemontese nell?anima ma contemporaneo nella costruzione. Goloso, s?, ma mai pesante. Tecnico, ma non cerebrale. Una di quelle portate che raccontano meglio di molte parole la differenza tra tradizione ripetuta e tradizione interpretata.

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Vitello cotto nel latte: profondit? classica e salsa poulette

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Il Barolo Ravera 2021 e il Barolo Cannubi 2016 raccontano due anime differenti e complementari della Langa: da un lato l?energia pi? giovane, verticale, territoriale; dall?altro una classicit? pi? distesa, profonda, autorevole. In abbinamento al percorso, i vini della casa diventano una chiave di lettura del luogo.

Il vitello cotto nel latte, con morchelle e salsa poulette, conferma la vocazione di FRE per una cucina di salse, cotture e profondit?. Qui il registro diventa pi? classico, pi? avvolgente, pi? francese nella grammatica, ma sempre con un fondo di riconoscibilit? territoriale.

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

La carne ? morbida, il latte lavora sulla dolcezza e sulla rotondit?, le morchelle aggiungono profondit? boschiva e la salsa poulette chiude il piatto con una cremosit? elegante, mai greve. ? una portata di sostanza, di quelle che non rincorrono la leggerezza a tutti i costi, ma cercano piuttosto la verit? del boccone.

Un piatto maturo, gastronomico, rassicurante nella memoria e raffinato nell?esecuzione. La cucina qui non si limita a comporre: cucina davvero.

Il dessert alle fragole: freschezza, acetosa e pepe verde

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

La chiusura dolce con fragole confit, gel?e della loro estrazione, pepe verde e sorbetto all?acetosa ? luminosa, fresca, intelligente. Un dessert che non cerca l?opulenza, ma la precisione.

La fragola viene rispettata nella sua identit? pi? pura: dolcezza, acidit?, succo, colore. La gel?e ne concentra l?essenza, il pepe verde aggiunge una speziatura gentile, l?acetosa porta una freschezza erbacea che allunga il finale e rende il boccone pulito, quasi dissetante.

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

? una chiusura moderna, molto centrata, coerente con il resto del percorso. Non un dessert di maniera, ma un finale che lascia la bocca viva e il ricordo nitido.

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Il caff? servito con la moka ? un gesto di casa raro e bellissimo, capace di riportare il finale del pranzo a una dimensione intima, familiare, autenticamente italiana: non semplice servizio, ma memoria, profumo e rito.

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Una chiusura elegante proprio perch? non ostentata, dove la moka diventa piccolo simbolo di accoglienza sincera: quel dettaglio domestico e affettuoso che, in un contesto gastronomico, sa emozionare pi? di molte scenografie.

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Il R?va Barolo Chinato ?Idillico? chiude il percorso con passo nobile e profondamente Piemontese: 100% Nebbiolo, 17% vol., intreccia l?eleganza del Barolo con la complessit? aromatica delle spezie in infusione, trasformandosi in un vero vino da meditazione.

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Nel calice regala una chiusura calda, avvolgente e speziata, tra china, genziana, chiodi di garofano e un finale piacevolmente amaricante: un sorso antico e colto, perfetto per accompagnare la parte dolce o per congedare il pranzo con aristocratica lentezza.

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

FRE oggi: una cucina matura, elegante, profondamente compiuta

La sensazione, al termine del pranzo, ? quella di una tavola cresciuta, solida, consapevole. FRE non appare come un ristorante in cerca di identit?: l?identit? c??, ? chiara, riconoscibile, ben governata.

La Langa ? presente, ma non diventa mai prigione. La Francia (anche a seguito dell’imprinting iniziale portato dalla consulenza di Yannick All?no) ? avvertibile nella tecnica, nelle salse, nella costruzione del gusto, ma non scade nell?esercizio di stile. Il servizio accompagna con misura. I vini completano il racconto. Il resort offre il contesto. Tutto concorre a creare una esperienza elegante, adulta, piacevolmente sorprendente.

FRE ? oggi una tappa importante per chi ama le Langhe e cerca una ristorazione gastronomica capace di andare oltre la prevedibilit? del territorio. Una cucina di materia, tecnica, profondit? e misura. Una cucina che sa essere raffinata senza diventare fredda, golosa senza essere pesante, contemporanea senza perdere memoria.

Ringraziamenti

Un ringraziamento sincero a Daniele Scaglia, Direttore Generale di R?va Resort, a Chef Francesco Marchese e a tutta la squadra di sala e cucina del Ristorante FRE per l?accoglienza, la cura e la qualit? del percorso.

Una menzione speciale merita?Andrea Gardella, giovane talento della sala e del vino, capace di accompagnare il percorso con un servizio da ma?tre sommelier impeccabile: preciso, elegante, mai invasivo, con quella naturale misura che trasforma l?abbinamento in racconto e l?accoglienza in memoria.

R?va ? stata una bella scoperta e, insieme, una conferma: quando ospitalit?, vino e cucina parlano la stessa lingua, la Langa sa ancora sorprendere.

Claudio Sacco aka AltissimoCeto / Viaggiatore Gourmet

Ristorante FRE ? R?va Resort

Localit? San Sebastiano, 68
12065 Monforte d?Alba, Cuneo
Chef: Francesco Marchese
Direttore Generale R?va Resort: Daniele Scaglia
Cantina: R?va Winery
Cucina: contemporanea, piemontese, tecnica francese, fine dining
Esperienza: pranzo gastronomico con vini della propriet?

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[05/12/2026, 08:36] The World?s 50 Best Bars 2026 arriva a Milano: per la prima volta la capitale mondiale del cocktail sar? in Italia

The World?s 50 Best Bars 2026 sceglie Milano: l?Italia del cocktail sale sul palcoscenico del mondo

Milano si prepara a diventare, per qualche giorno, la capitale mondiale della miscelazione d?autore. The World?s 50 Best Bars 2026, una delle classifiche pi? autorevoli e attese del panorama internazionale del beverage, approder? infatti per la prima volta in Italia, con la cerimonia ufficiale prevista a Milano all?inizio di ottobre 2026.

Una notizia che ha il sapore ? proprio il caso di dirlo di una consacrazione. Non soltanto per Milano, citt? dell?aperitivo per vocazione storica e antropologica, ma per l?intero movimento italiano del cocktail, oggi sempre pi? riconosciuto nel mondo per capacit? tecnica, visione estetica, cultura dell?accoglienza e talento imprenditoriale.

Prima dell?appuntamento mondiale di Milano, lo sguardo della community internazionale del cocktail sar? rivolto ad Amsterdam, dove verr? presentata la prima edizione di Europe?s 50 Best Bars 2026: un passaggio particolarmente significativo per leggere le dinamiche del continente, intercettare i nuovi protagonisti della mixology europea e comprendere quali insegne potranno poi ambire a un ruolo di rilievo nella classifica globale. Su AltissimoCeto abbiamo gi? dedicato un approfondimento alla cerimonia europea: Europe?s 50 Best Bars 2026 ad Amsterdam.

La 18? edizione di The World?s 50 Best Bars, sponsorizzata da Perrier, porter? nel capoluogo lombardo bartender, bar owner, giornalisti, opinion leader, brand ambassador e professionisti della hospitality internazionale. Un red carpet liquido, cosmopolita, ad alta gradazione di stile, nel quale Milano potr? raccontare la sua doppia anima: da un lato la memoria elegante del rito dell?aperitivo, dall?altro la nuova scena della mixology contemporanea, fatta di ricerca, design, ingredienti, contaminazioni gastronomiche e servizio.

ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Milano, capitale naturale dell?aperitivo

Milano non ? una scelta casuale. ? una citt? che ha costruito parte della propria identit? intorno al rito sociale del bere bene: dai grandi classici dell?aperitivo alle insegne storiche, dai cocktail bar pi? riservati agli indirizzi contemporanei dove la miscelazione dialoga ormai stabilmente con cucina, moda, arte, design e hotellerie.

Qui il cocktail non ? mai soltanto un drink. ? postura, ritmo urbano, conversazione, scenografia. ? un codice di appartenenza.

Non sorprende dunque che 50 Best abbia scelto proprio Milano per ospitare la cerimonia globale del 2026. Una citt? che, negli ultimi anni, ha visto crescere in modo esponenziale l?attenzione internazionale intorno ai suoi bar e ai suoi bartender, con indirizzi ormai stabilmente presenti nelle classifiche mondiali.

Nel ranking 2025, infatti, Moebius Milano si ? posizionato al numero 7 della classifica The World?s 50 Best Bars, mentre 1930 ha confermato la presenza milanese al numero 43. A completare il quadro italiano nella top 50, anche Locale Firenze e Drink Kong a Roma: segnali evidenti di una scena nazionale non pi? periferica, ma centrale nella geografia mondiale del bere miscelato.

The World?s 50 Best Bars 2026: cosa accadr? a Milano

La classifica The World?s 50 Best Bars 2026 sar? svelata durante una cerimonia dal vivo che si terr? a Milano all?inizio di ottobre. Il momento pi? atteso sar?, come sempre, l?annuncio del The World?s Best Bar, il miglior bar del mondo, titolo sponsorizzato da Perrier.

La kermesse comprender? il ricevimento ufficiale, il red carpet, l?annuncio della classifica e una serie di appuntamenti collaterali dedicati alla community internazionale del bar. La location precisa sar? comunicata successivamente.

Prima della cerimonia verranno inoltre annunciati i locali classificati dalla posizione numero 51 alla posizione numero 100, ampliando cos? la fotografia globale delle migliori destinazioni del bere contemporaneo.

Come viene votata la classifica

La classifica viene definita attraverso i voti segreti della The World?s 50 Best Bars Academy, composta da oltre 800 professionisti del settore, giornalisti ed esperti di cocktail selezionati in 29 regioni geografiche da altrettanti Academy Chairs.

Ogni votante esprime otto preferenze sulla base delle migliori esperienze vissute nei bar nei 18 mesi precedenti. Il voto ? anonimo, segreto e supervisionato in modo indipendente da Deloitte, a garanzia della procedura.

Un meccanismo che, come sempre accade per le grandi classifiche internazionali, genera interesse, discussione, ambizione e qualche inevitabile dibattito. Ma proprio questa capacit? di orientare l?attenzione globale rende The World?s 50 Best Bars un appuntamento centrale per il settore: entrare in classifica significa conquistare visibilit? internazionale, reputazione, flussi di appassionati e un posizionamento immediatamente riconoscibile.

I premi speciali attesi

Oltre alla classifica principale, la cerimonia milanese assegner? alcuni premi speciali, tra cui:

Michter?s Art of Hospitality
Premio dedicato al bar che ha offerto la migliore esperienza di accoglienza durante il periodo di voto.

Altos Bartenders? Bartender
Riconoscimento peer-to-peer assegnato a un professionista indicato dai bar presenti nella lista, per il contributo dato all?arte e alla pratica del bartending negli ultimi 18 mesi.

Saranno inoltre annunciati il Siete Misterios Best Cocktail Menu Award, il Best Bar Design Award e il vincitore della 50 Best Bars Scholarship, iniziativa pensata per sostenere la nuova generazione di talenti del settore.

Un segnale importante per l?Italia del bere miscelato

L?arrivo di The World?s 50 Best Bars a Milano ? anche una dichiarazione di fiducia verso l?Italia contemporanea del cocktail. Un?Italia che non vive pi? soltanto della nostalgia dei grandi classici, ma che ha saputo trasformare la propria cultura dell?ospitalit? in linguaggio internazionale.

Il Negroni, l?Americano, il Garibaldi, lo Sbagliato, il vermouth, gli amari, i bitter, la ritualit? dell?aperitivo: tutto questo resta patrimonio identitario. Ma oggi a quella memoria si aggiungono bar capaci di parlare una lingua globale, con menu concettuali, tecniche avanzate, pairing gastronomici, attenzione al design e una nuova generazione di bartender sempre pi? imprenditoriale.

Milano, in questo senso, diventa palcoscenico perfetto: capitale economica, citt? del design, della moda, dell?hotellerie internazionale, ma anche luogo in cui il bere bene continua a essere un gesto sociale prima ancora che gastronomico.

Come seguire la cerimonia

Gli appassionati di cocktail di tutto il mondo potranno seguire il conto alla rovescia e l?annuncio della classifica The World?s 50 Best Bars 2026 attraverso il canale YouTube ufficiale 50 Best.

AltissimoCeto seguir? l?evoluzione dell?evento, con aggiornamenti dedicati alla classifica, ai protagonisti, agli indirizzi italiani eventualmente premiati e al ruolo sempre pi? centrale di Milano nella geografia mondiale della mixology.

Informazioni sul partner principale: Perrier

Da oltre un secolo, Perrier? collabora con alcuni degli artisti pi? importanti al mondo, tra cui Andy Warhol, Salvador Dal?, Bernard Villemot e Jean-Gabriel Domergue, ognuno dei quali ha espresso a modo proprio una pungente prospettiva artistica. Con una storia iniziata nel 1863 a Verg?ze, comune situato nel dipartimento del Gard in Francia, il marchio Perrier? ? ora riconosciuto a livello globale grazie alla sua iconica bottiglia verde. Apprezzato in oltre 140 Paesi, il brand ? rinomato per la sua acqua minerale naturale combinata all’energia delle sue bollicine.

I partner di The World?s 50 Best Bars 2026

La cerimonia di The World?s 50 Best Bars 2026 sar? accompagnata da un parterre internazionale di partner ufficiali, espressione delle principali categorie del mondo beverage: acque minerali, spirits, whisky, tequila, vermouth, amari, bitter, liqueur, mixer e ingredienti professionali per la miscelazione contemporanea.

  • Perrier ? partner ufficiale per l?acqua e sponsor di The World?s Best Bar Award.
  • SevenRooms ? partner ufficiale per le piattaforme di prenotazione e sponsor del SevenRooms Best Bar Design Award.
  • DoorDash ? partner ufficiale per i servizi di delivery.
  • Michter?s ? partner ufficiale per i whisky americani e sponsor del Michter?s Art of Hospitality Award.
  • Nikka Whisky ? partner ufficiale per i whisky a livello mondiale e sponsor del Nikka Highest Climber Award.
  • Ketel One ? partner ufficiale per la vodka e sponsor del Ketel One Sustainable Bar Award.
  • Three Cents ? partner ufficiale per le bevande analcoliche e sponsor del Three Cents Best New Opening Award.
  • Siete Misterios ? partner ufficiale per il mezcal e sponsor del Siete Misterios Best Cocktail Menu Award.
  • NOAM ? partner ufficiale per la birra.
  • Roku Gin ? partner ufficiale per il gin e sponsor del Roku Industry Icon Award.
  • Altos Tequila ? partner ufficiale per la tequila e sponsor dell?Altos Bartenders? Bartender Award.
  • Cointreau ? partner ufficiale per i liquori all?arancia e sponsor dei foulard cerimoniali.
  • R?my Martin ? partner ufficiale per i cognac e sponsor del R?my Martin Legend of the List Award.
  • Monkey Shoulder ? partner ufficiale per gli scotch whisky e sponsor di un Best in Destination Award.
  • Campari ? partner ufficiale per i bitter e sponsor del Campari One To Watch Award.
  • Mr Black ? partner ufficiale per i liquori al caff? e sponsor di un Best in Destination Award.
  • Torres Brandy ? partner ufficiale per i brandy e sponsor di un Best in Destination Award.
  • Disaronno ? partner ufficiale per i liquori italiani e sponsor del Disaronno Highest New Entry Award.
  • Amaro Lucano ? partner ufficiale per gli amari e sponsor degli shaker cerimoniali.
  • Mancino Vermouth ? partner ufficiale per i vermut, sponsor di un Best in Destination Award e degli shaker cerimoniali.
  • St-Germain Elderflower Liqueur ? partner ufficiale per i liquori francesi.
  • Almave ? partner ufficiale per le bevande non alcoliche.
  • Polot 1882 ? partner ufficiale per gli sciroppi.
  • Les Vergers Boiron ? partner ufficiale per la purea di frutta.

Una costellazione di marchi che racconta la complessit? e l?evoluzione del bere contemporaneo: dalla grande miscelazione internazionale al mondo degli ingredienti professionali, fino alla crescente attenzione per il segmento analcolico e low alcohol.

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[05/09/2026, 16:17] Riva Del Fiume Restaurant ? Italian Dining ? Chef Andrea Accordi ? Four Seasons Hotel at Chao Phraya River ? Bangkok

Affacciato sulle acque lente del Chao Phraya, il Riva del Fiume Restaurant del Four Seasons Hotel Bangkok at Chao Phraya River ? uno di quei luoghi in cui l?italianit? smette di essere nostalgia e diventa interpretazione. Non un semplice ristorante italiano all?estero, ma un esercizio di traduzione culturale guidato dallo chef veronese Andrea Accordi, che qui orchestra una narrazione gastronomica costruita su ingredienti globali e memoria mediterranea.

L?arrivo ? gi? dichiarazione d?intenti: luce naturale che invade la sala, terrazze aperte sul fiume e un?estetica che richiama le ville del Lago di Como senza scivolare nel clich?. Il servizio ? dinamico, conversazionale, calorosamente italiano ma con la precisione quasi coreografica dell?h?tellerie asiatica di lusso. ? un equilibrio sottile, e proprio in questa tensione tra spontaneit? e perfezione si percepisce il progetto.

Riva del Fiume si propone come viaggio lungo la penisola: pasta fatta a mano, pizza napoletana cotta a legna, prodotti che arrivano dall?Italia accanto a materie prime asiatiche selezionate con la stessa ossessione qualitativa. Il risultato ? una cucina che parla italiano con accento internazionale, dove il concetto di stagionalit? non ? geografico ma sensoriale.

Qui la promessa ? semplice e ambiziosa: ingredienti eccellenti, trattati con rispetto, e una sequenza di piatti pensata come un percorso narrativo.

La squadra

Executive Chef: Andrea Accordi
Chef de Cuisine: Enrico Maritan
Restaurant Manager: Sofia Marizza
Executive Pastry Chef: Andrea Bonaffini
Hotel Sommelier: Maria Athanasiadou?

 

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Tavolo e mise en place

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Il men? degustazione “Un viaggio? alla scoperta di ogni portata come tappa emotiva e di grande bellezza.

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Arrivano pane, cracker e grissini fatti rigorosamente in casa a lievitazione naturale.

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Riva Del Fiume RestaurantRiva Del Fiume RestaurantArrivano gli amuse-bouche:

  • tartelletta di rucola e basilico con zucchine trombette della Liguria in agrodolce, pecorino e zucchine croccanti
  • cracker di grano saraceno con cipolle di Tropea, sardina salata cruda e cialda al peperone crusco
  • cantuccio salato con pat? di fegatelli, verdurine fermentate e gel di ciliegie

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Tiramis? di riccio di mare con melanzana affumicata.

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TONNO TONNATO: tartare di tonno Akami, caviale Kristal, bergamotto, salsa tonnata.

? una dichiarazione programmatica: il vitello tonnato trasformato in mare aperto. L?akami, la parte pi? magra del tonno, sostituisce la carne mantenendo la struttura della ricetta piemontese. Il bergamotto alleggerisce la grassezza della salsa tonnata e il caviale aggiunge una salinit? elegante. Un inizio raffinato e molto ?Four Seasons?: lusso controllato, equilibrio immediato, identit? italiana riletta con ingredienti globali.

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CAPESANTE: capesanta di Hokkaido marinata, pomodori ciliegini al carbone, agrumi, olio alla foglia di fico.

Qui si percepisce l?Asia come dispensa naturale dello chef. La capasanta giapponese ? dolce e lattica, l?olio di foglia di fico introduce una nota verde, quasi lattiginosa, sorprendentemente mediterranea. I pomodori bruciati portano profondit? e una punta affumicata. ? un piatto giocato sulla delicatezza aromatica pi? che sull?impatto: elegante, quasi sussurrato.

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CALAMARI: calamari BBQ, fagioli e ?nduja, bottarga, emulsione agli agrumi, limone nero.

Qui il registro cambia: entra il Sud Italia. ?Nduja e bottarga portano piccantezza e umami, mentre il limone nero (mediorientale) introduce acidit? fermentata. Il calamaro alla brace tiene tutto insieme con una nota affumicata. ? uno dei piatti pi? ?golosi? del percorso: mediterraneo, intenso, volutamente meno fine e pi? materico.

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AGNOLOTTI, OSSOBUCO E TOMA DEL MACCAGNO: agnolotti fatti in casa ripieni di ossobuco di vitello, toma del Maccagno, zucchine trombetta alla genovese.

Le zucchine alla genovese portano freschezza e alleggeriscono la ricchezza del ripieno. Questo ? il cuore emotivo del menu: memoria, tecnica e profondit?.

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GALLINELLA DI MARE: gallinella grigliata, melanzana viola, Parmigiano, salsa ai gamberi blue belly.

Il mare incontra la parmigiana senza dichiararlo apertamente. La gallinella ha carne compatta e saporita, perfetta per la griglia. Parmigiano e melanzana introducono un?eco di cucina casalinga italiana, mentre la salsa ai gamberi aggiunge complessit? marina. Pi? classico rispetto alle prime portate, ma molto coerente nel racconto.

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CAPPELLO DEL PRETE MAYURA M9: oyster blade Mayura M9 alla griglia su carbone, funghi finferli, cipollotto di Tropea.

La portata carnivora ? volutamente opulenta. Il wagyu australiano Mayura ? burroso e intenso; la griglia serve a tagliare la grassezza con l?affumicatura. Finferli e cipollotto riportano il piatto in territorio europeo. ? il momento ?lussurioso? del percorso, pensato per lasciare memoria gustativa.

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PANNA COTTA: panna cotta alla vaniglia, pistacchio di Bronte, fichi, sorbetto alla fragola.

Finale rassicurante e molto italiano. Pistacchio di Bronte e fichi evocano Sicilia e Sud, mentre il sorbetto alla fragola introduce freschezza e pulizia. Non cerca di stupire: vuole chiudere con eleganza e comfort, come una cena in famiglia che termina con un dolce classico fatto bene.

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Per concludere al meglio caff? e piccola pasticceria

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Pi? tardi abbiamo fatto merenda con il pastry chef e una selezione incredibile della sua pasticceria, dalla torta di nocciola classica senza farine con pralinato al cioccolato, con crema al mascarpone, al finto gianduiotto con croccante di nocciole.

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Mini meringa souffl? al cacao e nocciole con gelato alla nocciola.

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Cafe Madeleine | Riverside Cafe in Bangkok

Momento Merenda “defaticante” in stile VG con l’Executive Pastry Chef:?Andrea Bonaffini

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Come terminare se non con delle morbidissime madeleine!

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Un grazie di cuore per questo viaggio decisamente…memorabile!!

 

Cucina
La proposta del Riva del Fiume Restaurant ? una cucina italiana contemporanea che vive di equilibrio tra memoria e cosmopolitismo. Le ricette restano riconoscibili, ma gli ingredienti raccontano una geografia ampia e coerente con Bangkok: tonno giapponese, wagyu australiano, agrumi mediterranei. Il risultato ? una narrazione gastronomica fluida, elegante e tecnica, che evita l?effetto ?replica? e sceglie invece l?interpretazione.

Servizio e accoglienza
Il servizio ? uno dei punti di forza pi? evidenti: ritmo impeccabile, attenzione ai dettagli e una naturale capacit? di mettere l?ospite a proprio agio senza rigidit?. L?ospitalit? combina la precisione dell?h?tellerie asiatica con la calorosa informalit? italiana, creando un?atmosfera conviviale ma sempre raffinata. La sala vive di energia e dialogo, con una presenza discreta e costante.

Conclusioni
Riva del Fiume non ? semplicemente un ristorante italiano all?estero: ? un indirizzo che interpreta l?italianit? in chiave internazionale, con coerenza e ambizione. La posizione sul fiume, l?eleganza degli spazi e la solidit? del percorso degustazione lo rendono una destinazione gastronomica completa, capace di convincere sia il viaggiatore nostalgico sia il gourmet curioso. Un viaggio convincente, pensato per essere ricordato.

 

Riva del Fiume Restaurant

Four Seasons Hotel Bangkok at Chao Phraya River
300/1 ?. ????????? Yan Nawa, Sathon, Bangkok 10120, Thailandia

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[05/02/2026, 21:26] Grand Hotel Bristol, Stresa. Appunti da una site inspection by VG: quando il contenitore corre pi? veloce dell?ospitalit

Grand Hotel Bristol, Stresa. Appunti di un pranzo (site inspection VG) di riapertura: quando il contenitore corre pi? veloce dell?ospitalit?

Il Grand Hotel Bristol di Stresa ha riaperto Venerd? 1 Maggio 2026 dopo un importante progetto di rinnovamento e si inserisce in un pi? ampio percorso di riposizionamento del gruppo Zacchera Hotels. Le comunicazioni pubbliche parlano di trasformazione in luxury family resort, con prospettiva futura nell?area del cinque stelle lusso, degli hotel del gruppo ? quello con maggiore ambizione e lo si capisce gi? a partire dalle tariffe camere applicate le pi? alte a parit? di data e servizi. Siamo passati a pranzo per osservare da vicino non i rendering, ma la sostanza: accoglienza, sala, F&B, vino, servizio, conto e dettagli.

C?? un elemento che rende interessante questa riapertura del Grand Hotel Bristol di Stresa: l?arrivo, annunciato per inzialmente il 16 maggio, ma verosimilmente fine maggio/ inizi di giugno del nuovo ristorante ?Francesco?, progetto che nascer? proprio all?interno dell?hotel sulle sponde del Lago Maggiore. A guidarlo saranno Sabina Villaraggia, chef, e Ivan Fiorilla, anima di sala e cantina, protagonisti per dieci anni dell?esperienza di Villa Pizzini, il ristorante con camere in cima al Mottarone, sopra Stresa, immerso nei boschi e affacciato sul Lago Maggiore e sulle Isole Borromee.

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Nel comunicato pubblicato online da Villa Pizzini, il passaggio viene raccontato come una scelta di vita e di progetto: dopo dieci anni di montagna, natura, vista, pace e inevitabili complessit? operative; strada quotidiana, reperibilit? delle materie prime, meteo, logistica, Sabina e Ivan hanno deciso di trasferirsi in un luogo pi? accessibile, senza abbandonare il proprio pubblico ma, come scrivono loro stessi, ?andandogli incontro, letteralmente?. Il nuovo capitolo si chiamer? dunque Francesco e porter? a Stresa, dentro il Grand Hotel Bristol, una storia gastronomica gi? riconoscibile, fatta di cucina di territorio, sensibilit? di montagna, cantina personale e accoglienza diretta.

Villa Pizzini, del resto, non ? stata una parentesi qualunque: il progetto di Sabina Villaraggia e Ivan Fiorilla ? stato negli anni raccontato come un luogo appartato, identitario, costruito su materia prima, stagionalit?, natura e una forte impronta personale.

Per questo, la futura apertura di Francesco @ GH Bristol a Stresa? non rappresenta soltanto un nuovo outlet ristorativo all?interno di un grande albergo in fase di riposizionamento. ?, almeno sulla carta, l?incontro tra due mondi: da una parte la struttura storica con necessit? di un outlet fine dining del Grand Hotel Bristol, oggi in trasformazione; dall?altra una coppia di ristoratori abituata a lavorare in una dimensione pi? piccola, personale, artigianale, quasi domestica nel senso pi? nobile del termine. Proprio questo innesto, se ben governato, potrebbe diventare il vero banco di prova del nuovo corso gastronomico dell?hotel. Perch? il lusso, nella ristorazione d?albergo, non si misura solo con gli spazi rinnovati, ma con la capacit? di portare dentro quei metri quadri un?anima riconoscibile.


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Grand Hotel Bristol Stresa: riapertura, rinnovamento e ambizione family resort

Oggi, intercettando su LinkedIn il post di Andrea Zacchera relativo alla riapertura del Grand Hotel Bristol di Stresa, ho deciso, come spesso accade nel mio mestiere e nel mio vizio, di alzare il telefono e verificare di persona. Pronti, via!

Del resto, le comunicazioni pubbliche incuriosiscono e raccontano di una struttura in pieno percorso di trasformazione: importante rinnovamento, riposizionamento strategico, vocazione sempre pi? family, e prospettiva futura di un approdo nell?area del resort cinque stelle . Una direzione ambiziosa, interessante, certamente coerente con la potenza imprenditoriale del gruppo Zacchera sul Lago Maggiore.

Il sito ufficiale Zacchera Hotels parla infatti di un progetto avviato da ottobre 2024 per trasformare il Grand Hotel Bristol in un luxury family resort; Pambianco Hotellerie, in un articolo del 24 marzo 2026, colloca la prospettiva del primo family resort cinque stelle lusso dell?area tra fine 2027 e inizio 2028.? Nel frattempo, la struttura opera ancora come albergo 4 stelle.

-> Telefono, trovo una persona molto gentile, mi viene confermata l?apertura dal giorno precedente… e dunque prenoto per pranzo al ristorante che mi viene segnalato aperto, purtroppo non sar? il Fine Dining Restaurant Francesco ma il Daily Restaurant Stendahl-Bistrot ad attendermi..

Il parcheggio, l?incontro casuale e il primo dettaglio di ospitalit?

Parcheggio nell?autorimessa interrata e, quasi sceneggiatura involontaria, mentre recupero la giacca dall?auto incrocio proprio Andrea Zacchera, solo, in uscita verso il suo SUV Aston Martin (riconosciuto sulla rampa in uscita).

Preciso, per correttezza, che io e Andrea Zacchera non ci conosciamo personalmente, quindi non vi era alcun obbligo di riconoscimento o saluto ?nominativo?.

Resta per? il tema, pi? generale e pi? interessante, dell?approccio all?ospitalit?. Eravamo solo noi due in garage, in un contesto alberghiero, e non ? arrivato alcun cenno, alcun saluto, alcun gesto.

Episodio minimo, certamente. Ma l?ospitalit? di lusso, quella vera, nasce spesso proprio da questi minimi: nei grandi cinque stelle, dal proprietario all?ultimo facchino, lo sguardo dell?ospite viene intercettato prima ancora che l?ospite chieda qualcosa.

Qui, invece, il dettaglio resta sospeso. Piccolo, ma rivelatore.

Perch? il lusso non ? la cilindrata parcheggiata nel garage: ? il saluto, la cortesia del padrone di casa nei confronti di un ospite qualunque.

Il ristorante Francesco non ancora operativo vengo fatto accomodare nell’outlet “Daily Restaurant Stendahl-Bistrot

Arrivato in hotel, comprendo per? che il ristorante Francesco, ovvero quello che dovrebbe rappresentare l?outlet fine dining della struttura, non ? ancora operativo e che, verosimilmente, lo sar? solo verso fine maggio inizi di giugno.

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Poco male. Il pranzo, si sa, talvolta ? pi? istruttivo quando non cerca di impressionare.

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Una sala da pranzo tra Las Vegas, sala eventi e family hotel

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Vengo accompagnato in una sala da pranzo dall?estetica piuttosto ?Las Vegas incontra sala eventi?: tavoli che ricordano pi? il tavolo da gioco che la mise en place di un grande albergo, sedute conseguenti, atmosfera molto ampia, molto scenografica, molto poco raccolta.

La sala ? quasi vuota, ma il registro acustico ? gi? quello del family hotel in piena estate: bambini liberi tra i tavoli, qualche urlo, qualche corsa, e alcuni piccoli ospiti scalzi con le scarpe lasciate a bordo del tavolo.

Tutto legittimo, per carit?. Purch? si chiami con il suo nome: non siamo nel silenzio ovattato di un cinque stelle leisure, siamo in una macchina alberghiera che sta cercando una nuova identit? e che, al momento, appare ancora molto pi? vicina al mondo dei grandi volumi che a quello dell?ospitalit? di precisione.

Il men?: internazionale, ma non in italiano

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Mi viene consegnato il men?. Curiosamente, in varie lingue, ma non in italiano.

Anche qui, nessuna tragedia: il lago ? internazionale da sempre. Per? in Italia, a Stresa, nel 2026, in un grande albergo italiano, consegnare e verificare con la dovuta attenzione, un men? in italiano non sarebbe esattamente un vezzo provinciale.

Mi oriento quindi su un hamburger con patatine. Nel frattempo arriva il pane: un panino appoggiato su un piattino, decisamente dozzinale, da banchettistica ordinaria pi? che da ristorazione d?albergo con ambizione alta.

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Nulla di grave, ma tutto parla. Sempre.

Il vino al calice: ?? buono? non ? una scheda tecnica

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Chiedo un vino al calice. La carta vini, purtroppo, non aiuta: manca l?indicazione del produttore. Domando qualche dettaglio e la risposta, pi? che tecnica, ? rassicurante:

?? buono?.

Formula meravigliosa. Definitiva. Quasi filosofica.

Dettaglio: Il vino in questione ? sul mercato a 2,49? + iva la bottiglia e gi? vederlo proposto al calice (12 cl.) a 7,5? mi pone qualche riflessione…

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Chiedo una Barbera. Arriva un collega con il calice gi? versato, senza bottiglia, e la presentazione ?:

?Ecco il rosso?.

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Ora, comprendo la sintesi, ma in un ristorante d?hotel che ambisce a raccontare un nuovo posizionamento, ?il rosso? ? una categoria cromatica, non un servizio del vino.

Guardo il colore: qualcosa non torna. Chiedo cortesemente di vedere la bottiglia. Torna un altro collega con un Dolcetto. Faccio presente che avevo chiesto una Barbera d?Asti. Il calice viene infine sostituito.

Ecco, il punto non ? l?errore. L?errore accade. Il punto ? il sistema.

In un servizio formato, il vino al calice si presenta con la bottiglia, si dichiara produttore, denominazione, annata, e solo dopo si versa. Qui, invece, siamo ancora nella dimensione del ?rosso?, ?bianco?, ?? buono?.

Simpatico al circolo, meno efficace in un progetto che si auto-proclama luxury hospitality e guarda al cinque stelle.

Il piatto: hamburger e patatine, senza racconto

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L?hamburger arriva. Le patatine anche.

Ma…

Con un piccolo capolavoro di distrazione: il piatto viene appoggiato direttamente sopra entrambe le posate. Forchetta e coltello restano imprigionati sotto il piatto, come se fossero un?estensione creativa del sottopiatto. Errore minimo solo in apparenza, perch? in sala la geometria ? tutto: dove appoggi il piatto, come liberi lo spazio dell?ospite, come governi la mise en place. In una trattoria lo si perdona con un sorriso; in un hotel che dal profilo pubblico instagram di presenta come luxury hospitality che ambisce al cinque stelle, diventa materiale didattico per il prossimo training.

Il genere di proposta che assolve la funzione, ma non costruisce racconto. E oggi, per chi vuole riposizionarsi, il racconto gastronomico ? parte integrante dell?esperienza. Non accessorio.

Il carrello rumoroso e il tema vero: il training del personale

In sala, nonostante i pochi coperti presenti durante il mio servizio una decina circa, bambini e il sottoscritto inclusi, gira un carrello di servizio rumoroso (esentato dal rinnovamento), molto mensa, molto grande struttura, molto operativit? da banchetto.

Anche qui, il tema non ? il carrello in s?. Il tema ? il rumore culturale che porta con s?.

Perch? quando per anni il cuore di un albergo ? stato meeting, eventi, cerimonie, grandi numeri e sale modulari, il passaggio alla leisure hospitality di alta gamma non avviene con i tessuti, con le camere nuove o con una bella comunicazione.

Avviene con il personale. Con il training. Con il tono. Con i gesti. Con i tempi. Con il silenzio. Con la capacit? di capire chi hai davanti prima ancora di chiedere ?tutto bene??.

E qui il cambio di passo, almeno al pranzo di oggi, appare ancora tutto da costruire.

I percorsi interni: quando la logistica supera l?esperienza

Altro dettaglio: nonostante la ristrutturazione degli spazi, per raggiungere i servizi resta una sorta di piccolo pellegrinaggio interno. Andata e ritorno: almeno sei minuti.

Anche questo ? un classico degli hotel nati per gestire flussi ed eventi pi? che per accompagnare il singolo ospite in un?esperienza fluida.

Negli hotel davvero pensati per il leisure alto, i percorsi sono parte dell?ospitalit?. Qui sembrano ancora parte della logistica.

Il conto, il POS non collegato dalla sala da pranzo e il 5% di servizio

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Mentre mi arriva il caff?. Chiedo il conto. Mi viene detto che ci sono problemi con la linea e che, per pagare con carta, occorre andare alla cassa del ricevimento hotel.

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Nel preconto noto con piacere che il caff? e il calice di vino (causa disguido) sono stati omaggiati. Gesto apprezzato, naturalmente.

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Ma anche qui emerge un altro dettaglio operativo: dalla sala ristorante manca ancora il collegamento per il pagamento, quindi vengo accompagnato alla reception.

Riguardando poi con attenzione il men?, noto un ulteriore dettaglio: i prezzi esposti non includono il 5% di servizio. Nel conto finale, infatti, compare la relativa voce da 1,50 euro.

Anche qui, non ? evidentemente una questione economica. ? semmai una questione di impostazione.

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Nei cinque stelle, almeno per la mia esperienza, non ricordo questa pratica del servizio percentuale aggiunto a parte su una proposta di ristorazione interna, tanto pi? in un contesto che ambisce a un riposizionamento alto.

Il lusso, di norma, tende a includere, ad assorbire, a semplificare la percezione dell?ospite. Non ad aggiungere micro-voci che, pur formalmente indicate, restituiscono un?impressione pi? da locale turistico che da grande albergo.

Se poi da una parte vengono omaggiati caff? e calice, e dall?altra compare il 5% di servizio, l?effetto complessivo diventa curioso: una gentilezza da una parte, una piccola addizione dall?altra.

Nel lusso, anche le cifre minuscole parlano. A volte pi? delle cifre importanti.

E non ? ancora finita qui con le addizionali

Il parcheggio a pagamento dopo il pranzo

Pago. Mostro il ticket del parcheggio, immaginando ingenuamente che il pranzo in hotel includa almeno la cortesia della sosta.

Mi viene indicata la cassa automatica per saldare anche il parcheggio.

Non ? una questione economica. ? una questione di segnale.

In un progetto di ospitalit? alta, il parcheggio del cliente che viene a pranzo non ? un ricavo da spremere, ? una micro-attenzione da presidiare.

Anche perch? l?ospite non ricorda i due o tre euro: ricorda l?impressione.

E l?impressione, nel lusso, costa molto pi? del parcheggio.

Grand Hotel Bristol Stresa oggi: una struttura importante, ma una conversione ancora in corso

Morale, a oggi: il Grand Hotel Bristol ? una struttura importante, storica, con potenzialit? enormi, in una posizione magnifica e dentro un progetto industriale certamente ambizioso.

Ma, almeno per quanto visto e vissuto oggi a pranzo, la riconversione verso una vera ospitalit? cinque stelle non pu? dirsi ancora compiuta.

Forse non pretende nemmeno di esserlo, e va riconosciuto che siamo in una fase di riapertura e di rodaggio.

Per? il F&B, il servizio di sala, la gestione del vino, la comunicazione degli outlet aperti, l?accoglienza, i percorsi, i piccoli dettagli e la cultura dell?ospite sono ancora decisamente distanti da un livello coerente con quella promessa.

La ristrutturazione degli spazi si pu? completare in nove mesi.

La ristrutturazione dell?ospitalit?, invece, richiede molto pi? tempo.

E soprattutto richiede una cosa che nessun render potr? mai sostituire: la formazione.


FAQ

Il Grand Hotel Bristol di Stresa ? gi? un hotel cinque stelle?

Alla data della visita, il Grand Hotel Bristol risulta pubblicamente ancora indicato anche come albergo 4 stelle, mentre le comunicazioni parlano di un percorso di rinnovamento e riposizionamento verso un luxury family resort con SPA e servizi solo a fine 2027, inizio 2028.

Il Grand Hotel Bristol Stresa diventer? un family resort?

S?, secondo quanto comunicato dal sito Zacchera Hotels, il Grand Hotel Bristol ? coinvolto in un progetto di trasformazione in luxury family resort, con servizi pensati per famiglie, bambini e adulti.

Quando il Grand Hotel Bristol Stresa potrebbe diventare cinque stelle lusso?

Secondo Pambianco Hotellerie, il progetto di riposizionamento del Grand Hotel Bristol di Stresa dovrebbe condurre tra fine 2027 e inizio 2028 al primo family resort cinque stelle lusso dell?area.

Il ristorante annunciato “Fine dining Restaurant Francesco” del Grand Hotel Bristol era aperto?

Durante la visita a pranzo, il ristorante Francesco, indicato come l?outlet pi? fine dining della struttura, non risultava ancora operativo.

Com?? stata l?esperienza F&B al Grand Hotel Bristol?

L?esperienza osservata a pranzo ha evidenziato una fase ancora di rodaggio: servizio del vino non allineato a standard di alta ospitalit?, offerta gastronomica corretta ma senza particolare identit?, e alcuni dettagli operativi ancora distanti da un posizionamento cinque stelle.

Conclusioni by VG:?

La sensazione, usciti da questa prima site inspection, ? che il tema vero non sia la riapertura in s?, n? il cantiere ancora in corso, n? tantomeno la fisiologica fase di rodaggio. Tutto questo si comprende, si accetta, si contestualizza.

Il punto, pi? profondo, riguarda invece la cultura dell?ospitalit? e, in particolare, la cultura F&B.

Perch? il Grand Hotel Bristol oggi si presenta o comunque viene raccontato, dentro un percorso di riposizionamento verso una nuova dimensione di luxury hospitality, con ambizione family resort, rinnovamento degli spazi, camere ripensate, tessuti, arredi, domotica, ambienti aggiornati. Tutto molto bene. Ma l?impressione, almeno per quanto osservato a pranzo, ? che la parte ristorativa e di servizio sia rimasta ancorata a protocolli di un?altra epoca. Pi? anni Novanta che ospitalit? contemporanea. Pi? banchettistica da grande albergo di provincia che leisure hospitality di fascia alta.

E qui il tema diventa delicato, ma necessario.

Non basta rifare i pavimenti, ridisegnare le camere, scegliere nuovi materiali, cambiare sedie, tavoli, luci e palette cromatiche. Il lusso non si aggiorna solo con l?interior design. Il lusso si aggiorna attraverso il know-how delle persone. Con la formazione. Con la visione. Con l?ingresso di competenze nuove, capaci di portare dentro un?organizzazione storica una grammatica e una visione contemporanea del servizio.

Perch? se il mondo nel frattempo ? cambiato e il mondo dell?hotellerie di lusso ? cambiato moltissimo, non si pu? pensare di affrontarlo con gli stessi automatismi operativi di trent?anni fa. Il cliente leisure alto oggi non cerca solo la camera bella, il lago davanti e la hall tirata a lucido. Cerca fluidit?, precisione, naturalezza, competenza, ritmo, silenzio, personalizzazione. Cerca una sala che sappia leggere il tavolo, un vino che non venga ridotto a ?il rosso?, un men? che non sembri uscito da un archivio operativo non ancora aggiornato, un servizio che non tradisca abitudini da grandi numeri quando dovrebbe raccontare attenzione sartoriale.

E, spiace dirlo, lo si percepisce anche da piccoli indizi: dal modo in cui si serve un calice, da come si presenta una bottiglia, da come si appoggia un piatto, da come si gestisce una sala quasi vuota, da come si costruisce un men?. Dettagli? Certo. Ma nel lusso i dettagli non sono dettagli. Sono la sostanza.

La mia impressione ? che la struttura disponga certamente di collaboratori esperti, persone probabilmente abituate da anni, forse da decenni, a muoversi dentro quella macchina alberghiera. Ma proprio qui sta il punto: l?esperienza, se non viene aggiornata, rischia di trasformarsi in abitudine. E l?abitudine, nell?ospitalit? contemporanea, pu? diventare il pi? elegante dei freni a mano.

Serve un cambio di passo che porti una visione nuova. Serve training mirato, non generico. Serve un lavoro profondo sui protocolli di sala, sul linguaggio, sul vino, sui tempi, sui gesti, sulla costruzione dell?esperienza F&B. Serve tradurre la promessa estetica del nuovo Bristol in comportamento quotidiano. Perch? oggi, almeno da quanto visto, la distanza tra contenitore e contenuto resta evidente.

Il contenitore si sta rinnovando.
L?ospitalit?, invece, deve ancora fare il salto.

E quel salto…
Non lo fanno i tessuti.
Non lo fa la domotica.
Non lo fanno i render.

Lo fanno le persone, quando vengono formate, guidate e inserite dentro una visione contemporanea.

Altrimenti il rischio ? quello di avere un hotel che si veste da luxury hospitality, ma continua a muoversi con riflessi da banchetto anni Novanta. E oggi, per chi vuole davvero competere nel mondo dell?ospitalit? alta, questo non basta pi?. Anzi: si vede subito. E si sente ancora prima di sedersi.

Torneremo per provare, e raccontarvi di FrancescoStay tuned.

Grand Hotel Bristol
Luxury hospitality, Family tradition
On the shores of Lake Maggiore since 1873
Zacchera Hotels ? Dino ? Splendid ? Simplon ? Bristol
C.so Umberto I 73, Stresa 28838
zaccherahotels.com/grand-hotel-bristol
IG: grandhotelbristol_

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[05/02/2026, 08:40] Privil?ges su HBO Max: la mini serie da vedere per chi ama l?hospitality di lusso

Privil?ges, la serie HBO Max che racconta il lato invisibile dell?h?tellerie di lusso

Ci sono serie che si guardano per svago, e altre che invece sanno parlare con particolare intensit? a chi vive un settore con autentica passione. Privil?ges, disponibile su HBO Max, rientra senza dubbio in questa seconda categoria.

Per noi che da anni osserviamo, raccontiamo e frequentiamo il mondo dell?ospitalit? di alta gamma, si tratta di una visione particolarmente interessante: non soltanto per la costruzione narrativa, ma soprattutto per la capacit? di evocare con efficacia il dietro le quinte del lusso, quel territorio fatto di gerarchie, disciplina, tensione, controllo, discrezione e servizio, che il grande pubblico raramente percepisce fino in fondo.


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Privil?ges, una mini serie che va oltre il semplice intrattenimento

A colpire di Privil?ges ? innanzitutto il ritmo: una mini serie ben scandita, tesa, elegante nella forma e costruita con una narrazione che sa mantenere attenzione e atmosfera. Ma il suo valore, per chi ama l?hotellerie, sta soprattutto nella prospettiva.

Non siamo infatti di fronte soltanto a una storia ambientata in un contesto di lusso. Siamo davanti a un racconto che, pur con i codici della fiction, riesce a restituire molte sfumature reali di un ecosistema complesso: quello dei grandi hotel, dei palace, delle strutture in cui l?eccellenza percepita dall?ospite ? il risultato di un lavoro invisibile, continuo e rigoroso.

Ed ? proprio questo il punto di forza della serie: mostrare come il lusso non coincida mai soltanto con ci? che appare.


Il lusso vero ? ci? che l?ospite non vede

Chi osserva l?h?tellerie solo dall?esterno tende spesso a identificarla con elementi immediatamente riconoscibili: architetture scenografiche, suite impeccabili, concierge, mise en place perfette, servizio sorridente, ritualit? codificate.

Chi invece questo mondo lo conosce davvero sa che il vero lusso ? fatto soprattutto di ci? che non si vede.

Dietro un soggiorno memorabile si muove infatti una macchina sofisticata: relazioni interne, ruoli, standard, diplomazia, tempismo, gestione della pressione, attenzione assoluta al dettaglio, capacit? di risolvere problemi prima ancora che diventino visibili. In questo senso Privil?ges riesce a toccare un nervo autentico: il lusso come equilibrio delicato tra rappresentazione, potere, organizzazione e controllo.

Per chi ama il mondo dei 5 stelle, questa ? forse la chiave di lettura pi? affascinante.


ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Perch? Privil?ges interessa davvero chi ama l?hospitality

Ci sono contenuti che sfiorano il tema del lusso in maniera decorativa. Privil?ges, invece, lo usa come contesto narrativo per raccontare molto di pi?.

La serie pu? risultare particolarmente coinvolgente per:

  • chi lavora nell?hotellerie;
  • chi frequenta abitualmente hotel di fascia alta;
  • chi ama osservare il servizio come forma di cultura;
  • chi ? incuriosito dalle dinamiche invisibili che reggono la macchina dell?ospitalit?.

Il motivo ? semplice: la serie intercetta una verit? che ogni appassionato riconosce immediatamente.
Dietro ogni grande hotel c?? sempre un mondo.

Un mondo fatto di persone, ruoli, regole non scritte, tensioni silenziose, aspettative elevatissime e una costante ricerca di perfezione. E proprio questa dimensione, spesso assente nei racconti pi? superficiali sul lusso, qui emerge con maggiore forza.


Dietro le quinte di un palace tra servizio, potere e discrezione

Uno degli aspetti pi? interessanti di Privil?ges ? la sua capacit? di restituire il rapporto strettissimo tra servizio e potere.

Nel mondo dell?h?tellerie di alto livello, il servizio non ? mai soltanto esecuzione. ? postura, linguaggio, controllo, intelligenza relazionale, capacit? di comprendere contesti e persone. Ed ? anche uno spazio in cui il potere si manifesta in forme sottili: nella gestione delle priorit?, nelle gerarchie, nella protezione della reputazione, nella selezione di ci? che pu? emergere e di ci? che deve restare invisibile.

La serie suggerisce tutto questo con una formula narrativa accessibile, ma sufficientemente densa da offrire diversi livelli di lettura. Per questo motivo pu? essere apprezzata sia da chi cerca una storia coinvolgente, sia da chi ama riflettere sul funzionamento interno dell?ospitalit? di lusso.


La nostra recensione di Privil?ges dal punto di vista di AltissimoCeto

Dal nostro punto di vista, Privil?ges ? una mini serie da consigliare.
Non necessariamente perch? racconti in modo documentaristico il mondo dei grandi hotel, ma perch? riesce a evocarlo in modo credibile, suggestivo e per certi versi illuminante.

A renderla interessante ? il fatto che, dietro l?impianto narrativo, emergano alcuni temi centrali per chi ha familiarit? con questo universo:

  • il valore della discrezione;
  • il peso delle gerarchie;
  • la pressione costante del risultato;
  • il ruolo del servizio come espressione di eccellenza;
  • la distanza tra immagine pubblica e realt? operativa.

In altre parole, una serie che parla di lusso senza fermarsi alla superficie. E questa, per noi, ? gi? una qualit? non banale.


A chi consigliamo la visione di Privil?ges

Consigliamo la visione di Privil?ges a tutti coloro che vivono l?hotellerie con interesse autentico e con sensibilit? professionale o culturale.

In particolare:

  • agli appassionati di luxury hospitality;
  • a chi ama i grandi hotel e il loro immaginario;
  • a chi lavora nel mondo dell?accoglienza;
  • a chi ? affascinato dal rapporto tra estetica, servizio e potere;
  • a chi cerca una serie diversa dal solito racconto glamour sul lusso.

Per chi, come noi, considera l?ospitalit? non un semplice segmento del turismo ma una vera e propria cultura del dettaglio, Privil?ges rappresenta una visione consigliata.


ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

Conclusioni

In un panorama in cui il lusso viene spesso raccontato in modo stereotipato, Privil?ges offre uno sguardo pi? sottile e interessante. La sua forza non sta soltanto nell?atmosfera o nella tensione narrativa, ma nella capacit? di ricordarci che il vero lusso ? quasi sempre un fatto invisibile.

? ci? che accade quando nessuno guarda.
? ci? che rende possibile l?eccellenza senza ostentazione.
? ci? che distingue una semplice scenografia da una vera cultura dell?ospitalit?.

Ed ? proprio per questo che, dal nostro punto di vista, Privil?ges merita attenzione: perch? sa parlare anche a chi il mondo dei grandi hotel non si limita a osservarlo, ma lo vive con passione, dedizione e curiosit? autentica.


FAQ ? Domande frequenti su Privil?ges

H3: Di cosa parla Privil?ges?

Privil?ges ? una mini serie che unisce tensione narrativa e ambientazione luxury, portando lo spettatore dentro un contesto di ospitalit? di alto livello e nelle sue dinamiche meno visibili.

H3: Dove vedere Privil?ges?

La serie ? disponibile su HBO Max.

H3: Perch? Privil?ges interessa gli appassionati di hospitality?

Perch? racconta, seppure attraverso la fiction, alcuni aspetti molto riconoscibili del mondo dell?h?tellerie di lusso: servizio, gerarchie, pressione, discrezione e gestione della reputazione.

H3: Privil?ges ? consigliata a chi ama i grandi hotel?

S?. ? una visione particolarmente interessante per chi ama il mondo dei palace, degli hotel cinque stelle e il dietro le quinte dell?ospitalit? di alta gamma.

H3: Qual ? il punto di forza della serie?

La capacit? di mostrare che il vero lusso non ? soltanto ci? che appare, ma anche tutto ci? che accade dietro le quinte.

Per vedere Privil?ges:

La serie ? disponibile su HBO Max, piattaforma streaming del gruppo Warner Bros. Discovery. Per accedere alla visione ? possibile abbonarsi direttamente online, scegliendo tra i diversi piani disponibili.

https://www.hbomax.com/it/it

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[04/15/2026, 11:43] Guida MICHELIN Italia 2027: la cerimonia torna a Piacenza il 12 novembre

Guida MICHELIN Italia 2027: la cerimonia torna a Piacenza il 12 novembre

Tutto quello che devi sapere su… Nuove Stelle, Stelle Verdi, premi speciali e Passion Dessert: la grande premi?re italiana della Rossa torna in Emilia-Romagna.

La Guida MICHELIN torna a Piacenza per la 72? edizione della selezione Italia. La presentazione della Guida MICHELIN Italia 2027 si terr? infatti gioved? 12 novembre 2026 al Teatro Municipale, segnando il ritorno della grande liturgia della ?Rossa? in una citt? che aveva gi? ospitato la cerimonia nel 2019.

La scelta di Piacenza non ? affatto marginale: ? un ritorno simbolico e strategico nel cuore di una regione che, dopo Modena e Parma, accoglie per il terzo anno questo appuntamento, confermando il peso specifico dell?Emilia-Romagna nel racconto dell?alta cucina italiana e dell?ospitalit? di qualit?.

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A fare da cornice sar? il Teatro Municipale, splendido esempio di architettura tardo settecentesca, inaugurato il 10 settembre 1804, edificio che unisce nobilt? scenica, memoria culturale e quel senso di solennit? che ben si addice ai rituali della Guida MICHELIN. La Fondazione Teatri di Piacenza ricorda anche il celebre passaggio di Ernest Hemingway, che in Addio alle armi lo defin? ?un teatro severo, un traguardo arduo ma molto importante e prestigioso?.

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Durante la cerimonia verranno svelate le nuove Stelle MICHELIN, le nuove Stelle Verdi, i premi speciali e il riconoscimento Passion Dessert, dedicato ai ristoranti che si distinguono per l?alta qualit? della proposta dolce. La presentazione sar? trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube MICHELIN Guide e sulla pagina Facebook Michelin Italia; al termine dell?evento, la nuova selezione sar? disponibile sul sito e sull?app ufficiale.

Secondo una nota ufficiale della Regione Emilia-Romagna, l’inizio della cerimonia ? prevista alle ore 11:45 e sar? accompagnata anche da un educational tour dedicato a Food Valley e cultura, con la partecipazione di una decina di media internazionali provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, area DACH, Francia, Polonia e mercati asiatici. La presentazione piacentina ? organizzata in collaborazione con gli assessorati regionali ad Agricoltura e Turismo, Apt Servizi Emilia-Romagna, Visit Emilia, Comune di Piacenza ed Enoteca Regionale dell?Emilia-Romagna.

Ad oggi, la Guida MICHELIN 2026 assegna all?Emilia-Romagna 25 ristoranti stellati, 34 Bib Gourmand e 7 Stelle Verdi: numeri che spiegano bene perch? la regione continui a essere percepita come uno dei grandi teatri naturali del gusto italiano.

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Il ritorno della Guida MICHELIN a Piacenza ha un valore che va oltre la semplice cornice scenografica. Qui non si celebra soltanto una cerimonia: si celebra una geografia del gusto italiana in cui filiera, prodotto, cultura, memoria e ospitalit? si intrecciano con naturalezza. Piacenza, e pi? in generale l?Emilia-Romagna, rappresentano una piattaforma ideale per raccontare la cucina d?autore non come gesto isolato, ma come espressione di territorio, identit? e visione. In questa prospettiva, la premi?re del 12 novembre assume il tono di un ritorno autorevole, quasi inevitabile, nel cuore pi? narrativo della Food Valley.

Le dichiarazioni:

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Gwendal Poullennec, Direttore Internazionale della Guida MICHELIN, commenta:
?Siamo felici di annunciare il ritorno a Piacenza e di essere in Emilia-Romagna per il terzo anno, per svelare la prossima selezione italiana di ristoranti della Guida MICHELIN. Questa regione, rinomata a livello internazionale per i suoi prodotti tipici e le ricette tradizionali, si distingue come punto di riferimento gastronomico per tutto il Paese e offre un ambiente unico e stimolante per mettere in risalto la creativit? e la passione dei protagonisti della cucina italiana?.

Roberta Frisoni, Assessora Regionale al Turismo, Sport e Commercio, commenta:
?Per la clientela a cui si rivolge e per la vasta eco mediatica che le ruota attorno, la cucina stellata rappresenta un efficace strumento promozionale per l?Emilia-Romagna e il suo patrimonio turistico, dalla Motor Valley alle Citt? d?Arte, nonch? un potente generatore di indotto economico. Non solo, il riconoscimento delle Stelle Verdi introdotto dalla Guida MICHELIN anni fa ? in linea con le nostre politiche per un turismo sempre pi? green. Non c?? luogo migliore della nostra Food Valley, unica al mondo, per ospitare la presentazione della Guida che premia l?eccellenza culinaria italiana e siamo felici di avere con noi la ?Rossa? anche quest?anno, con Piacenza splendida cornice della premi?re dell?edizione 2027?.

Alessio Mammi, Assessore Regionale ad Agricoltura, Caccia, Pesca e rapporti con l?UE, evidenzia:
?Con i suoi 45 prodotti Dop e Igp, l?Emilia-Romagna si conferma la Food Valley d?Italia. Un patrimonio che vale 3,9 miliardi di euro per la sola Dop Economy. Nel complesso il comparto agroalimentare regionale genera un valore alla produzione di 37 miliardi di euro, con quasi 10 miliardi di export. Si tratta di produzioni di qualit? grazie ai nostri agricoltori, delle aziende agroalimentari, di una filiera consolidata sul territorio che genera qualit? alimentare, economia di territorio e posti di lavoro. La ristorazione ? un elemento chiave di questo cammino di qualit? perch? porta in tavola tutto il valore della nostra regione, ed ? un grande onore ospitare il prestigio della Guida MICHELIN, che sa tenere insieme il valore del food&wine e dell?accoglienza, un tratto distintivo dell?Emilia-Romagna?.

Nota di redazione

Nella comunicazione istituzionale diffusa dalla Regione Emilia-Romagna trovano spazio anche le parole di Simone Fornasari, presidente di Visit Emilia, e della sindaca di Piacenza Katia Tarasconi, a ribadire il valore identitario, turistico ed economico dell?evento per il territorio e per l?intera filiera agroalimentare regionale.

I premi speciali della Guida MICHELIN: cosa raccontano davvero, oltre le Stelle

Nel grande racconto annuale della Guida MICHELIN, le Stelle restano naturalmente il vertice simbolico pi? atteso. Eppure, a leggere bene la liturgia della cerimonia, i premi speciali hanno un valore tutt?altro che accessorio: servono a mettere in luce quei mestieri, quei talenti e quelle sensibilit? che rendono memorabile un ristorante ben oltre il solo piatto. Nelle ultime edizioni italiane, MICHELIN ha premiato in modo costante la giovane cucina d?autore, la grande sala, il servizio del vino e la capacit? di formare nuove generazioni; nel 2026 ha inoltre aggiunto anche il riconoscimento dedicato all?apertura dell?anno. Parallelamente, resta centrale anche Passion Dessert, segnalazione che valorizza l?eccellenza del capitolo dolce.

Young Chef Award: il premio al talento che promette futuro

Il MICHELIN Young Chef Award ? il riconoscimento che intercetta la nuova energia della cucina italiana. Non premia soltanto l?et? anagrafica o la brillantezza del momento, ma individua cuochi che, pur ancora in fase ascendente, mostrano gi? una firma personale, una visione leggibile e una maturit? tecnica capace di far intuire un futuro importante. Nella logica MICHELIN, questo premio non ? mai una semplice carezza generazionale: ? piuttosto una scommessa pubblica su chi sta costruendo, con idee chiare e mano gi? riconoscibile, il prossimo lessico dell?alta cucina italiana.

Service Award: quando la sala diventa arte dell?ospitalit?

Il MICHELIN Service Award nobilita uno dei reparti pi? decisivi e, troppo spesso, pi? sottovalutati da chi guarda solo alla cucina: la sala. Qui non si premia una gestualit? meccanica, ma la capacit? di accogliere, leggere il tavolo, creare ritmo, misura, eleganza e calore. La Guida, nelle motivazioni recenti, ha insistito proprio su sorrisi, accoglienza, professionalit? e capacit? di emozionare l?ospite: segno evidente che il servizio, per MICHELIN, non ? cornice ma parte sostanziale dell?esperienza. In altre parole, ? il premio che ricorda una verit? semplice: un grande ristorante non ? soltanto ci? che arriva dal pass, ma anche il modo in cui quell?esperienza viene accompagnata, spiegata e fatta vivere.

Sommelier Award: il vino come regia silenziosa dell?esperienza

Il MICHELIN Sommelier Award mette sotto i riflettori chi sa trasformare la carta dei vini in uno strumento di emozione, precisione e racconto. Non riguarda solo la profondit? della cantina o il prestigio delle etichette, ma la capacit? di costruire abbinamenti coerenti, di valorizzare piccoli produttori e grandi bottiglie, di capire il cliente e di guidarlo senza mai sovrastarlo. Nelle formulazioni pi? recenti, MICHELIN ha sottolineato proprio questa attitudine: creare armonia nel calice, dare senso alla proposta enologica e fare del vino non un?esibizione, ma una parte organica del percorso gastronomico. ?, in fondo, il premio alla cultura liquida del ristorante.

Chef Mentor Award: il prestigio di chi lascia una scuola, non solo una cucina

Il MICHELIN Chef Mentor Award ha un?aura diversa dagli altri: non guarda soltanto alla prestazione attuale, ma al lascito. Premia infatti gli chef che, oltre ad aver raggiunto l?eccellenza, hanno saputo formare brigate, far crescere talenti, trasmettere disciplina, metodo e visione. ? forse il riconoscimento pi? ?dinastico? del gruppo, quello che distingue i grandi cuochi dai veri maestri. Quando MICHELIN assegna questo premio, sta dicendo che quel nome non ha inciso solo un menu o una stagione, ma ha contribuito a costruire una genealogia professionale, una scuola di pensiero, una continuit? di mestiere.

Opening of the Year Award (Presentato da Angelo Agnelli CEO di Baldassarre Agnelli S.p.a.): il premio all?esordio che lascia subito il segno

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Dal 2026, nella selezione italiana compare anche il MICHELIN Opening of the Year Award, dedicato all?apertura che, in tempi rapidissimi, ? stata capace di imporsi per identit?, chiarezza di progetto e impatto complessivo. ? un premio molto contemporaneo, perch? intercetta non solo la qualit? culinaria, ma la forza dell?idea, la compattezza del format e la capacit? di entrare immediatamente nel radar degli ispettori. La sua introduzione segnala bene quanto, oggi, MICHELIN osservi con attenzione non solo i percorsi consolidati, ma anche quelle insegne nuove che arrivano gi? con una cifra precisa, adulta, memorabile.

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Passion Dessert: il finale dolce non come dettaglio, ma come firma

Accanto ai premi speciali in senso stretto, merita un discorso a parte il riconoscimento Passion Dessert. Introdotto nella selezione italiana 2024, questo sigillo accende il riflettore sulla proposta dei dessert e sulla qualit? del reparto pasticceria, valorizzando quei ristoranti in cui il capitolo finale del pasto non ? una formalit?, ma una vera esperienza. MICHELIN lo ha descritto come una segnalazione dedicata alla maestria dell?arte bianca e all?eccellenza qualitativa del comparto dolce. ? un passaggio tutt?altro che secondario: perch? il dessert, in un grande ristorante, non chiude soltanto il menu, ma lascia l?ultimo ricordo. E l?ultimo ricordo, molto spesso, ? ci? che resta.

Una nota utile per leggere bene la cerimonia 2027

Vale anche una precisazione interessante, utile per i lettori pi? attenti. Nelle ultime edizioni, la formula dei riconoscimenti ? leggermente evoluta: nel 2024 MICHELIN Italia parlava di cinque premi speciali, includendo anche Passion Dessert; nel 2025 i premi speciali indicati erano quattro, con Passion Dessert trattato come riconoscimento autonomo; nel 2026 i premi speciali sono diventati cinque grazie all?ingresso dell?Opening of the Year Award, mentre Passion Dessert ? rimasto una segnalazione distinta ma centrale nel racconto della cerimonia. Questo significa che, parlando della premi?re di Piacenza, sar? corretto spiegare ai lettori che i ?premi speciali? non sono un blocco immobile, ma una costellazione di riconoscimenti che MICHELIN sta affinando per raccontare in modo sempre pi? completo l?eccellenza del ristorante contemporaneo.

Box | La lettura di Claudio Sacco

“A ben vedere, i premi speciali sono la parte pi? colta della cerimonia MICHELIN. Le Stelle consacrano i ristoranti; questi riconoscimenti, invece, raccontano le persone, i reparti, le sensibilit?, le discipline invisibili che fanno grande una tavola. Sono il punto in cui la Guida smette di limitarsi al verdetto e inizia a spiegare, quasi in filigrana, quale idea di ristorazione intenda oggi considerare davvero esemplare: talento giovane, grande sala, cultura del vino, capacit? di trasmettere mestiere e, sempre pi?, forza progettuale delle nuove aperture. In questo senso, pi? che premi collaterali, sono autentici indicatori di civilt? gastronomica

FAQ | Quello che molti ci stanno gi? chiedendo sulla Guida MICHELIN Italia 2027 a Piacenza

Come si fa a partecipare alla cerimonia della Guida MICHELIN Italia 2027?

La partecipazione alla cerimonia non avviene tramite acquisto di biglietti n? attraverso libera registrazione al pubblico. L?accesso ? su invito diretto dell?organizzazione MICHELIN, che seleziona ospiti, giornalisti, partner, istituzioni e operatori del settore secondo criteri propri.

Posso candidarmi o accreditarmi autonomamente per essere presente?

Non si tratta di un evento aperto con accredito libero. Eventuali inviti e accreditamenti vengono gestiti direttamente da MICHELIN e dalla relativa organizzazione stampa e relazioni esterne. In altre parole: non ? una premi?re alla quale ci si ?prenota?, ma un appuntamento al quale si viene invitati.

I giornalisti possono partecipare liberamente?

No. Anche sul fronte media, la presenza ? normalmente riservata a giornalisti selezionati e invitati direttamente dall?organizzazione. Non ? dunque una dinamica indiscriminata, bens? una scelta editoriale e relazionale gestita a monte da MICHELIN.

Dove si potr? seguire la cerimonia se non si ? invitati?

La presentazione della nuova selezione sar? trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube MICHELIN Guide e sulla pagina Facebook Michelin Italia, permettendo anche agli appassionati di vivere in tempo reale il momento dell?annuncio.

Quando sar? consultabile la nuova Guida MICHELIN Italia 2027?

Come di consueto, al termine della cerimonia la nuova selezione sar? resa disponibile sui canali ufficiali della Guida MICHELIN, in particolare sul sito e sulla app.

Durante la cerimonia vengono assegnate solo le Stelle MICHELIN?

No. Oltre alle nuove Stelle MICHELIN, vengono annunciati anche i nuovi riconoscimenti Stella Verde MICHELIN, i premi speciali e il riconoscimento Passion Dessert, dedicato ai ristoranti che esprimono particolare eccellenza nel capitolo dolce.

Perch? la cerimonia genera cos? tanta attenzione?

Perch? non rappresenta soltanto un annuncio di premi, ma un momento ad altissima densit? simbolica per la ristorazione italiana. La Guida MICHELIN, piaccia o meno, continua a essere uno dei pochi rituali capaci di spostare attenzione mediatica, reputazione, prenotazioni, valore percepito e discussione di settore come nessuna altra guida o testata di settore.

About Michelin

Michelin si presenta oggi come gruppo internazionale con sede a Clermont-Ferrand, attivo in 175 Paesi e con 129.800 collaboratori. A livello corporate insiste sulla propria evoluzione da produttore di pneumatici a protagonista nei materiali compositi e nelle ?life-changing experiences?, comprendendo anche le raccomandazioni di ristoranti e hotel della Guida MICHELIN. In Italia la presenza Michelin risale al 1906 e il gruppo indica circa 3.800 dipendenti, con attivit? produttive a Cuneo e Alessandria, oltre a Torino e Milano.

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[04/09/2026, 08:56] Europe?s 50 Best Bars 2026: Amsterdam ospita la prima storica edizione europea

Europe?s 50 Best Bars 2026: Amsterdam alza il sipario sulla prima storica edizione europea


Marted? 30 giugno 2026, al De Kromhouthal di Amsterdam, andr? in scena la prima edizione di Europe?s 50 Best Bars: un debutto destinato a ridefinire il racconto dell?eccellenza nel bere miscelato, tra grandi capitali, hotel bar, insegne iconiche e nuove destinazioni emergenti. Un appuntamento che non parla soltanto di cocktail, ma di stile, ospitalit?, linguaggio contemporaneo e prestigio internazionale.

Nel grande teatro dell?ospitalit? internazionale, ci sono format che nascono gi? con il peso specifico degli appuntamenti destinati a lasciare un segno. Europe?s 50 Best Bars appartiene con evidenza a questa categoria. Dopo anni in cui il continente ha espresso alcune delle insegne pi? influenti al mondo, la scena europea del bere ottiene finalmente una piattaforma dedicata, autonoma, capace di leggerne identit?, differenze, gerarchie e nuove traiettorie con uno sguardo tutto suo. E per il debutto, la scelta della citt? ospitante non poteva essere pi? eloquente: Amsterdam.

Amsterdam, una capitale che parla il linguaggio giusto del bere contemporaneo

La prima edizione ufficiale di Europe?s 50 Best Bars si terr? marted? 30 giugno 2026 nella vibrante citt? di Amsterdam. Nelle FAQ ufficiali, 50 Best presenta il nuovo progetto come una guida specialistica capace di offrire una lettura pi? profonda e sfumata del panorama bar europeo, includendo tanto gli indirizzi consolidati quanto le destinazioni emergenti.

La scelta di Amsterdam non appare affatto casuale. ? una citt? che ha saputo costruire negli anni un?immagine internazionale sofisticata ma mai rigida, colta ma disinvolta, creativa ma perfettamente leggibile anche per il pubblico globale. E soprattutto, ? una destinazione che oggi possiede una scena cocktail riconosciuta e vitale: il portale turistico ufficiale I amsterdam parla apertamente di una citt? fatta di cocktail bar ?unici?, bartender che spingono la mixology oltre i confini consueti e una proposta capace di passare da rifugi raccolti a indirizzi cosmopoliti di alto profilo.

In altre parole, Amsterdam ha il tono giusto. Non soltanto come palcoscenico logistico, ma come contesto culturale. Qui il bere miscelato non si limita a essere consumo o intrattenimento: diventa esperienza urbana, estetica, design, atmosfera, racconto. Ed ? proprio questo il terreno sul quale un premio come Europe?s 50 Best Bars pu? trovare la sua cornice ideale.

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Un debutto che vale pi? di una semplice classifica

Il punto centrale ? proprio questo: Europe?s 50 Best Bars non nasce come una mera lista numerica. Nasce, piuttosto, come un dispositivo narrativo di grande potenza. 50 Best spiega di aver voluto lanciare la graduatoria europea perch? il continente ospita da tempo alcune delle culture cocktail pi? influenti al mondo, con bar che continuano a spingere in avanti tecnica, creativit? e ospitalit?. La nuova classifica vuole quindi illuminare con maggiore intensit? talento, innovazione e diversit? presenti nel continente.

Questa ? forse la notizia pi? importante sotto il profilo editoriale. Per anni l?Europa ? stata protagonista nel racconto globale del bere, ma spesso in un perimetro dispersivo, dove Londra, Barcellona, Parigi, Milano, Atene, Lisbona o Amsterdam apparivano come individualit? fortissime all?interno di classifiche pi? ampie. Ora invece cambia la prospettiva: il continente viene osservato come un organismo autonomo, con una propria tensione stilistica, con propri baricetri, con una propria maturit? culturale.

Per chi segue l?alta ospitalit?, questo rappresenta un passaggio tutt?altro che marginale. Perch? il bar, oggi, non ? pi? un complemento accessorio dell?esperienza. ? spesso il primo biglietto da visita di un hotel, il vero salotto di una citt?, il luogo dove si misurano servizio, personalit?, capacit? di costruire memorabilit? e senso del dettaglio. Europe?s 50 Best Bars arriva dunque in un momento in cui il bar vive una piena legittimazione culturale.

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De Kromhouthal, la venue industrial-chic che incornicer? il debutto

La cerimonia inaugurale si svolger? al De Kromhouthal, ad Amsterdam Noord, affacciato sull?IJ. Secondo il sito ufficiale della venue, si tratta di una grande ex hall industriale di oltre 5.000 metri quadrati, trasformata in spazio eventi nel 2012 e cresciuta negli anni fino a diventare una delle location di riferimento della citt? per eventi di ampia scala.

Il suo fascino risiede proprio in questa doppia anima: memoria produttiva e vocazione contemporanea. La venue deve il proprio nome alla storia dell?area, un tempo legata alla manifattura di grandi motori marini; oggi, quello stesso passato industriale sopravvive come texture estetica, come forza spaziale, come scenografia naturalmente teatrale. ? un luogo che non ha bisogno di artifici per imporsi, perch? possiede gi? una sua autorevolezza visiva.

A rendere ancora pi? coerente la scelta ? il contesto di Amsterdam Noord, descritto dalla venue stessa come ambiente creativo e vibrante. Non ? un dettaglio secondario: le grandi cerimonie dell?ospitalit? contemporanea cercano sempre pi? spesso spazi che sappiano parlare insieme di design, rigore, contemporaneit? e impatto. De Kromhouthal sembra rispondere perfettamente a questo identikit.

Anche sul piano pratico, la sede appare pensata per un pubblico internazionale: il sito ufficiale segnala accesso agevole con mezzi pubblici, auto o battello, con un molo privato e una distanza di circa cinque minuti in barca dalla stazione centrale di Amsterdam. Una nota che, in un appuntamento ad alta densit? di ospiti, media e operatori, pesa pi? di quanto possa sembrare.

Il programma: non una serata sola, ma tre giorni di relazioni, visibilit? e racconto

Uno degli aspetti pi? interessanti del progetto riguarda il format. Le FAQ ufficiali chiariscono che le celebrazioni si svilupperanno lungo tre giorni. Tra i momenti di punta figurano il celebre Bartenders? Feast, organizzato la sera precedente per i team dei bar presenti in classifica, un ?Meet the Bartenders? media roundtable, la serata di gala con red carpet, drinks reception e countdown live della top 50, fino al closing party del 1? luglio 2026.

Questa impostazione dice molto sul posizionamento del brand 50 Best. Non si tratta semplicemente di proclamare un numero uno, ma di generare incontro, conversazione, contenuto, networking, amplificazione. In altri termini: un ecosistema. E proprio qui si misura la differenza fra una classifica qualsiasi e una piattaforma capace di incidere davvero sul mercato, sui flussi di attenzione e sulla reputazione internazionale dei locali coinvolti.

Per il pubblico professionale, per i media e per gli osservatori dell?hospitality, ci? significa una cosa molto precisa: Europe?s 50 Best Bars 2026 sar? uno di quegli appuntamenti che andranno letti non soltanto attraverso il ranking, ma anche attraverso i segnali laterali che sapranno generare. Chi sale, chi sorprende, quali citt? si consolidano, quali nuove scene iniziano a imporsi.

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Come funziona il voto di Europe?s 50 Best Bars

Sul piano del metodo, il nuovo ranking si appoggia a una struttura che punta a rafforzare credibilit? e rappresentativit?. L?Academy di Europe?s 50 Best Bars comprende pi? di 300 membri, selezionati per la loro competenza sul panorama bar europeo e suddivisi in 11 regioni geografiche. Ogni regione ha un chairperson, incaricato di costruire e aggiornare annualmente un panel bilanciato di drinks writer, bartender e cocktail aficionados.

Il sistema di voto ufficiale prevede che ogni votante esprima sette preferenze sulla base delle migliori esperienze baristiche vissute nei precedenti 18 mesi. Per il debutto 2026, ciascun membro pu? votare fino a un massimo di cinque bar nel proprio Paese e pu? aggiungere ulteriori scelte fuori dal Paese di appartenenza se ha viaggiato durante il periodo di voto. Il processo ? dichiarato anonimo, confidenziale e corredato da richiesta di prova della visita, come ricevuta, conferma di prenotazione o fotografia datata.

C?? un altro passaggio interessante: per entrare in classifica, un bar deve ricevere voti da pi? di un Paese. ? un criterio che, almeno nelle intenzioni, sposta l?attenzione dal semplice entusiasmo locale verso una validazione pi? ampia e internazionale. E questo, per un ranking che aspira a diventare guida autorevole del continente, appare un elemento non irrilevante.

I premi speciali e la costruzione di un immaginario europeo del bar

La sera della cerimonia non sar? dedicata esclusivamente alla classifica dal numero 50 al numero 1. L?annuncio ufficiale conferma infatti una serie di premi speciali che contribuiranno a costruire immaginario e narrativa attorno all?evento. Tra questi figurano il One To Watch Award, pensato per un bar emergente con potenziale d?ingresso futuro in classifica, il Roku Industry Icon Award, dedicato a una figura di forte impatto sull?industria del beverage europeo, e il Three Cents Best New Opening Award, per una nuova apertura entrata con forza nel radar.

A questi si aggiungono altri riconoscimenti annunciati nelle FAQ, fra cui il Michter?s Art of Hospitality Award e l?Altos Bartenders? Bartender Award, che verranno rivelati prima della cerimonia, oltre ad altri premi assegnati direttamente sul palco. In filigrana, emerge una visione molto chiara: non celebrare solo il locale come luogo fisico, ma valorizzare anche ospitalit?, talento individuale, visione, capacit? di lasciare un segno.

?, in fondo, ci? che distingue i grandi indirizzi dai semplici locali corretti. Un grande bar non ? soltanto una carta bevande ben costruita. ? una grammatica di accoglienza, una regia dei tempi, una cultura del dettaglio, una capacit? di sedurre senza rumore. Ed ? proprio per questo che una classifica europea dedicata ha senso oggi pi? che mai.

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Perch? questa novit? interessa anche l?h?tellerie di lusso

Chi legge il fenomeno solo in chiave cocktail rischia di vedere soltanto una parte del quadro. Europe?s 50 Best Bars 2026 interessa in modo diretto anche il mondo dell?h?tellerie di alta gamma, dei grandi city hotel, dei rooftop bar, dei salotti d?albergo e delle destinazioni che usano il beverage come strumento di posizionamento. Amsterdam stessa, secondo I amsterdam, alterna rooftop, speakeasy contemporanei, hotel bar raffinati e luoghi ad alta riconoscibilit? scenografica: una variet? che riflette perfettamente la centralit? del bar nell?esperienza urbana contemporanea.

Nel lusso, il bar ? sempre pi? spesso un acceleratore di identit?. ? il luogo dell?aperitivo memorabile, della firma liquida di una casa, del rito serale che definisce tono e percezione dell?intero soggiorno. Non sorprende quindi che un?iniziativa come Europe?s 50 Best Bars arrivi in un momento in cui il bere miscelato ? ormai diventato una componente pienamente strategica del racconto hospitality.

In quest?ottica, la nuova piattaforma potr? diventare un osservatorio privilegiato non soltanto per gli addetti ai lavori, ma anche per brand partner, gruppi alberghieri, collezioni di indirizzi di lusso, investitori, media lifestyle e viaggiatori ad alto potenziale di spesa. Perch? l? dove si forma un nuovo canone di eccellenza, si riorganizzano anche attenzione, prestigio e desiderabilit?.

La geografia che aspettiamo: grandi capitali, sorprese e nuove traiettorie

C?? poi un aspetto quasi inevitabile, e per certi versi il pi? affascinante: la tensione dell?attesa. Una classifica inaugurale vale sempre pi? delle successive, perch? fissa per la prima volta un canone. Stabilisce chi sar? dentro, chi rester? fuori, quali capitali domineranno il racconto, quali outsider sapranno guadagnarsi spazio e quali nuove citt? emergeranno come destinazioni del bere europeo. La copertura comprender? l?intero continente, con un perimetro ampio che include, fra gli altri, Italia, Francia, Spagna, Regno Unito, Svizzera, Paesi Bassi, Grecia, Portogallo e molte altre nazioni.

? qui che Europe?s 50 Best Bars promette di diventare molto pi? di una premiazione. Potrebbe trasformarsi in una mappa aspirazionale del continente: una guida di riferimento per chi viaggia, una legittimazione per i vincitori, un acceleratore di curiosit? per il pubblico e un potente generatore di traffico, prenotazioni e reputazione per i locali selezionati. Del resto, la stessa 50 Best sottolinea che l?inclusione pu? offrire visibilit? internazionale, attrarre ospiti e aumentare il footfall.

?1-100 RANK BAR Italia 2025 ? LE TABELLE RIPRODUZIONE RISERVATA (@) DI ALTISSIMO CETO POWERED BY LUXURY BUREAU

I bar italiani presenti in The World?s 50 Best Bars 2025

Versione editoriale in stile “luxury bureau”, con ranking ufficiale 2025, tag Instagram, citt?, fondatori, riferimenti dietro al banco e bio sintetiche in chiave AltissimoCeto.? –> N.B.Scorri con il cursore a destra per gli altri campi in tabella –>

Rank Bar Instagram Citt? Patron / fondatore Capo barman / bar manager Breve bio
7 Moebius Milano @moebiusmilano Milano Lorenzo Querci Giovanni Allario Pi? che un cocktail bar, un manifesto milanese di contemporaneit? liquida: design industriale, cultura, cucina e miscelazione convivono in un?ex fabbrica tessile con rara naturalezza. ? il genere di locale che non si limita a servire drink: costruisce atmosfera, linguaggio, appartenenza.
22 Locale Firenze @localefirenze Firenze Faramarz Poosty (figura guida del progetto) Fabio Fanni Nel cuore di Palazzo Concini, Locale Firenze riesce in un piccolo prodigio: fondere grandezza storica e mixology d?avanguardia senza cadere nella maniera. Qui il cocktail si veste di rigore tecnico, ma continua a parlare con accento fiorentino e senso della scena.
40 Drink Kong @drinkkongbar Roma Patrick Pistolesi Francesco Giorgi (riferimento mixology pubblico 2025) Drink Kong resta il laboratorio romano pi? riconoscibile sul piano identitario: neon, immaginario giapponese, sensibilit? pop e una miscelazione che lavora su percezione, texture e memoria. Un bar che ha trasformato la propria estetica in firma internazionale.
43 1930 @1930cocktailbar Milano Flavio Angiolillo, Marco Russo Benjamin Fabio Cavagna Il culto milanese dello speakeasy che, pur avendo svelato il proprio nuovo indirizzo, continua a difendere un?aura da club iniziatico. 1930 non vive di sola segretezza: vive di rito, di selezione, di tono. E soprattutto di quella rara capacit? di far sentire l?ospite dentro una storia.
58 Freni e Frizioni @freniefrizioni Roma Luca Conzato, Riccardo Rossi, Cristian Bugiada Riccardo Rossi A Trastevere, Freni e Frizioni ? molto pi? di un nome storico: ? un fenomeno urbano. Ha portato il rito dell?aperitivo a Roma in forma adulta, vibrante, mai ingessata, conservando fino a oggi un?anima punk, inclusiva e sorprendentemente contemporanea.
63 L?Antiquario @lantiquario_napoli Napoli Alex Frezza, Francesco Cappuccio Dario Tortorella L?Antiquario porta a Napoli un?idea di ospitalit? da cocktail club internazionale, ma con quella teatralit? partenopea che ne amplifica il fascino. Ombre, velluti, jazz e grandi classici: qui l?eleganza non ? mai fredda, ma seduttiva, vissuta, profondamente notturna.
98 Jerry Thomas Speakeasy @jerrythomas.speakeasy Roma Roberto Artusio, Antonio Parlapiano, Leonardo Leuci, Alessandro Procoli Simone Onorati (riferimento gestionale pubblico) Il primo vero secret bar italiano resta, al di l? delle classifiche, una pietra angolare della moderna miscelazione nazionale. Al Jerry Thomas non si entra soltanto per bere: si entra per rendere omaggio a una scuola, a un lessico, a una rinascita culturale del bar in Italia.
99 Gucci Giardino 25 @gucciosteria Firenze Maison Gucci / progetto Gucci Garden Martina Bonci Pi? che un semplice cocktail bar di maison, Gucci Giardino 25 ? una raffinata estensione dell?immaginario Gucci nella sua citt?-madre. Firenze, moda, colore e miscelazione si fondono qui in un indirizzo scenografico, sofisticato e perfettamente narrativo.
Verdetto AltissimoCeto

La scena italiana del bere miscelato, guardata attraverso il prisma di 50 Best, appare oggi matura, plurale e finalmente riconoscibile anche sul piano internazionale: Milano detta il ritmo dell?avanguardia, Roma continua a difendere la propria centralit? culturale, Firenze affina il gesto, Napoli seduce con carattere. E soprattutto emerge una verit? preziosa: i migliori bar italiani non cercano pi? di somigliare a qualcun altro. Hanno imparato a parlare con voce propria.

Academy Chair i “registi” del voto

Luxury Bureau GUIDE
Europe?s 50 Best Bars 2026
Academy Chairs ? overview editoriale

Di seguito l?elenco degli Academy Chairs della prima edizione di Europe?s 50 Best Bars, con area di riferimento, account Instagram e breve profilo biografico.

Nome Account Instagram Area di riferimento Breve bio
Hamish Smith @hamishssmith UK and Ireland Senior Academy Chair. Giornalista drinks pluripremiato con base a Londra, editor di CLASS e Bars Editor di Drinks International; gi? editor di The World?s 50 Best Bars.
Alia Akkam @behdria Hungary, Southern Europe and Northern Balkans Giornalista americana basata a Budapest, specializzata in cocktail, design, travel, food e cultura; autrice di libri dedicati al mondo bar e hotel bar.
Ara Carvallo @aracarvallo Benelux Basata ad Amsterdam, vanta oltre vent?anni di esperienza nel settore bar e spirits; supporta imprenditori del beverage ed ? co-fondatrice di Barra Mexico.
Arina Nikolskaya @chasseur_de_vent Eastern Europe and Baltics Fondatrice di Nomad Bar Show e gi? anima del Moscow Bar Show; figura di riferimento per la scena bartending dell?Europa orientale.
B?ra Urbanov? @urbanovab Czechia, Slovakia and Poland Giornalista ed editor ceca con quasi vent?anni di esperienza nel food & drink; oggi ? editor-in-chief e co-owner di AtBars.com.
Eleni Nikoloulia @eleninikoloulia Greece, T?rkiye and Southern Balkans Dopo un percorso tra scienze politiche, lifestyle e travel journalism, ? oggi una figura attiva nel mondo bar e co-organizzatrice di festival dedicati agli spirits nel Mediterraneo orientale.
Fran?ois Monti @francoismonti Spain and Portugal Scrittore e giornalista belga con base a Madrid, autore di volumi su vermouth e cocktail e presenza autorevole nella scena iberica del bere miscelato.
Jakob Sundin @purfict Nordics Ha iniziato come bartender nel 2004; ? noto come host e co-fondatore dei Bartenders? Choice Awards ed ? managing partner di Purfict.
Juliane Reichert @juliane.reichert Germany, Austria and Switzerland Giornalista bar con base a Berlino, segue persone, tendenze e movimenti della scena drinks tedesca e internazionale.
Laurence Marot @marotlaurence France Giornalista e autrice specializzata in cocktail, spirits e birra, giudice in concorsi del settore e firma attenta ai nuovi talenti del bancone francese.
Penelope Vaglini @penelopevaglini Italy Editor food & beverage con base a Milano, managing editor di Robb Report Italia e co-fondatrice di Coqtail Milano, realt? di riferimento per la mixology italiana.

Luxury Bureau / Editorial layout for AltissimoCeto

Un appuntamento da segnare in agenda

Segnate dunque la data: 30 giugno 2026. Amsterdam sar? il palcoscenico della prima edizione di Europe?s 50 Best Bars, e il De Kromhouthal la sua cornice industriale, scenografica e contemporanea. Sul palco non si consumer? soltanto una premiazione, ma un atto fondativo: il momento in cui il bar europeo inizier? a raccontarsi attraverso un proprio sistema di riconoscimento, con una voce dedicata, con un lessico pi? preciso, con una visibilit? ancora pi? netta.

Per noi di AltissimoCeto, che da sempre osserviamo l?ospitalit? come somma di dettagli, linguaggi e rituali, questa novit? merita attenzione vera. Perch? i grandi bar, come i grandi hotel e i grandi ristoranti, non si limitano a servire: interpretano un?epoca. E quando un continente intero decide di consacrarli con un debutto di questa portata, vale la pena esserci, raccontarlo e leggerne fin da subito i segnali pi? sottili.

Non una semplice lista, dunque, ma un nuovo atlante del piacere liquido europeo. Un atlante fatto di banconi che valgono un viaggio, di bicchieri che raccontano citt?, di accoglienze che diventano stile, di indirizzi che non inseguono la moda ma la anticipano con garbo, precisione e personalit?. Amsterdam accender? il primo faro. E da quella sera in poi, nel grande lessico del lusso contemporaneo, anche il bar europeo avr? finalmente la sua consacrazione ufficiale

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Per gli operatori dell?hotellerie di lusso, per gli appassionati evoluti e per chi segue con attenzione il linguaggio dell?ospitalit? internazionale, l?appuntamento del 30 giugno 2026 merita dunque una nota in agenda. La prima edizione di Europe?s 50 Best Bars non sar? soltanto una premiazione: sar? un termometro, un manifesto e, con ogni probabilit?, uno dei momenti pi? osservati dell?anno nel mondo della mixology europea.

FAQ by VG.

Quando si terr? Europe?s 50 Best Bars 2026?

La prima edizione si terr? marted? 30 giugno 2026 ad Amsterdam.

Dove si svolger? la cerimonia?

La cerimonia ? prevista al De Kromhouthal, venue industriale situata ad Amsterdam Noord, sull?IJ.

Come funziona la classifica?

La lista ? compilata da oltre 300 esperti del settore beverage europeo, riuniti in un?Academy articolata in 11 regioni.

Il programma prevede solo la premiazione?

No: il format ufficiale prevede tre giorni di attivit?, tra cui Bartenders? Feast, media roundtable, awards ceremony e closing party.

Noi ovviamente PRESENTI! Vi aspettiamo.

Scrivici: eventi@altissimoceto.it? per Meet&Greet e nostra agenda iniziative 29-1 Luglio.

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[04/08/2026, 14:53] Nasce Buonocore Hospitality Group: da Langosteria a PEPE e Bagni Fiore

Nasce Buonocore Hospitality Group: la nuova maison gastronomica di Enrico Buonocore

A quasi vent?anni da quella prima intuizione milanese che nel 2007 prese il nome di Langosteria, il progetto imprenditoriale fondato da Enrico Buonocore entra oggi in una nuova fase della propria storia e sceglie una forma ancora pi? chiara, strutturata e internazionale. Nasce infatti Buonocore Hospitality Group, nuova identit? che raccoglie sotto un?unica regia non soltanto il marchio capostipite Langosteria, ma una visione pi? ampia dell?ospitalit? di alta gamma, capace di abbracciare ristorazione contemporanea, mixology, lifestyle e destinazioni di forte richiamo.

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Non si tratta semplicemente di un cambio di nome, bens? della formalizzazione di un?evoluzione gi? in atto. Nel comunicato ufficiale, Buonocore Hospitality Group viene infatti presentato come una vera e propria maison gastronomica, in grado di affiancare a Langosteria altre realt? complementari e coerenti: Langosteria Ally?s Bar, PEPE ? Barra Italiana e Bagni Fiore ? Spiaggia Italiana. Una costellazione di progetti differenti per tono e formato, ma accomunati da un?identica idea di eccellenza, servizio, riconoscibilit? estetica e centralit? dell?esperienza.

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Buonocore Hospitality Group: cosa cambia davvero

Il cuore della notizia ? proprio qui: ci? che negli anni era cresciuto come un insieme di indirizzi, aperture, concept e declinazioni del marchio Langosteria, oggi prende definitivamente la forma di un gruppo. Enrico Buonocore lo racconta come un passaggio naturale, necessario per dare struttura a un progetto cresciuto progressivamente in Italia e all?estero, mantenendo un approccio unitario all?ospitalit? e alla qualit? del prodotto. L?obiettivo dichiarato ? ambizioso: affermarsi come uno dei player pi? rilevanti al mondo nella ristorazione di matrice italiana, sviluppando i propri brand in destinazioni chiave e parlando a una clientela cosmopolita.

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Resta invariato anche l?assetto societario: il gruppo ? controllato da Enrico Buonocore e dai suoi soci storici, con il restante 40% detenuto da Archive, holding riconducibile alla famiglia Ruffini. Secondo quanto riportato nelle riprese di settore del comunicato, il gruppo conta oggi 9 Langosteria, comprese le imminenti aperture di Londra e Porto Cervo, oltre a un ristorante PEPE e a Bagni Fiore con annesso ristorante.

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Langosteria resta l?ammiraglia della nuova maison gastronomica

Langosteria rimane il cuore pulsante dell?intero racconto. Nata a Milano nel 2007, si ? affermata negli anni come uno dei nomi pi? riconoscibili della ristorazione contemporanea italiana, distinguendosi per la qualit? della materia prima, l?attenzione al servizio, il ritmo della sala e quella rara capacit? di tenere insieme eleganza, energia e convivialit?. Il sito ufficiale continua a confermare questa traiettoria internazionale, indicando accanto agli indirizzi attivi anche i ?coming soon? di London e Porto Cervo, ulteriore segnale della volont? di presidiare destinazioni ad alto tasso di visibilit? e clientela globale.

In questo scenario, Buonocore Hospitality Group non nasce per sostituire Langosteria, ma per valorizzarla come marchio madre, come insegna fondativa e come firma capace di generare ulteriori mondi coerenti. ? un passaggio importante anche sul piano del posizionamento: da insegna iconica a piattaforma pi? ampia di ospitalit? italiana contemporanea.

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PEPE e Ally?s Bar: la nuova anima urbana di Milano

Uno degli snodi pi? interessanti di questa evoluzione prende forma a Milano, nel progetto Langosteria Montenapoleone, definito dal sito ufficiale come ?un nuovo capitolo? e ?una nuova destinazione gastronomica nel cuore di Milano?. ? qui che si materializza con maggiore chiarezza la logica del gruppo: nello stesso ecosistema convivono il ristorante Langosteria, PEPE e Ally?s Bar, tre esperienze distinte ma perfettamente dialoganti.

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PEPE ? Barra Italiana rappresenta la declinazione pi? conviviale, diretta e teatrale del progetto. Il sito ufficiale lo descrive come ?un inno alla convivialit??, con tutto che ruota attorno alla barra e alla condivisione dei sapori pi? iconici della cucina italiana. A guidare il progetto c?? Luca Fantin, Corporate Executive Chef del brand, chiamato anche a seguire le future aperture internazionali. Anche su AltissimoCeto abbiamo gi? raccontato da vicino questo nuovo indirizzo milanese nella nostra recensione dedicata: PEPE Barra Italiana Milano: la nostra recensione del nuovo progetto Langosteria.

Accanto a PEPE si colloca Ally?s Bar, il cocktail bar di Langosteria, che il sito ufficiale posiziona al sesto piano di Langosteria Montenapoleone, con una drink list dedicata e una proposta pensata per gli amanti della mixology. Anche questo ? un dettaglio rilevante: Buonocore Hospitality Group non si limita a moltiplicare insegne, ma costruisce veri e propri microcosmi esperienziali in cui cucina, cocktail e atmosfera convivono in modo organico.

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Bagni Fiore: il versante luxury lifestyle del gruppo

Se Milano rappresenta il volto pi? metropolitano e cosmopolita del nuovo gruppo, Bagni Fiore ? Spiaggia Italiana ne incarna la dimensione pi? leisure e lifestyle. Nel comunicato viene descritto come un beach club che rilegge in chiave contemporanea e internazionale un immaginario balneare profondamente italiano; il sito ufficiale insiste invece sul suo fascino vintage, sull?esclusivit? del luogo e sulla scenografia unica della baia di Paraggi, evocando una vera e propria ode alla Dolce Vita.

Non ? un semplice dettaglio stagionale, ma una componente strutturale del posizionamento del gruppo. Bagni Fiore allarga infatti il perimetro narrativo di Buonocore Hospitality Group dal fine dining puro a un concetto pi? ampio di Italian luxury lifestyle, dove paesaggio, servizio, heritage, glamour e informalit? raffinata si intrecciano in un?unica esperienza. ? una mossa che rafforza la leggibilit? del gruppo e ne amplia il vocabolario ben oltre la sola tavola.

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Londra e Porto Cervo: le prossime aperture da osservare

Tra i segnali pi? eloquenti di questa nuova fase vi sono le imminenti aperture di Londra e Porto Cervo, entrambe gi? indicate sia nel comunicato sia nelle pagine ufficiali del brand come prossimi approdi del mondo Langosteria. Due destinazioni molto diverse tra loro, ma accomunate da una fortissima densit? di pubblico internazionale, profilo alto-spendente e riconoscibilit? simbolica.

Londra rappresenta la legittimazione definitiva nel circuito delle grandi capitali globali dell?ospitalit? e del dining; Porto Cervo, invece, appare come una scelta perfettamente coerente con il lato pi? mediterraneo, leisure e aspirazionale del gruppo. In entrambi i casi, la sensazione ? quella di un?espansione sempre pi? selettiva, costruita non sul numero puro delle aperture ma sul valore simbolico delle location prescelte. Questa ? una lettura editoriale, ma ? una lettura fortemente sostenuta dai materiali ufficiali e dalla direzione strategica dichiarata.

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I numeri del piano di crescita internazionale

Anche i numeri aiutano a comprendere la portata di questa trasformazione. Secondo il comunicato e le riprese della stampa specializzata, Buonocore Hospitality Group impiega oggi 500 collaboratori, con una previsione di arrivare a circa 1.000 entro il 2030. Sempre entro il 2030, il gruppo prevede di raggiungere un fatturato di circa 190 milioni di euro, partendo da una cifra d?affari 2025 indicata in 60 milioni di euro.

Al di l? del dato numerico, ci? che emerge ? la volont? di costruire una crescita industriale senza rinunciare a una forte identit? di stile. ? qui che la definizione di maison gastronomica acquista senso: non una semplice holding di ristoranti, ma una firma italiana dell?ospitalit? contemporanea, con una propria grammatica fatta di eccellenza, autenticit?, creativit?, precisione e cura dell?esperienza.

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Perch? questa novit? conta nel panorama dell?alta ristorazione italiana

La nascita di Buonocore Hospitality Group conta perch? mette nero su bianco una tendenza sempre pi? evidente nel settore: i grandi nomi dell?ospitalit? italiana non vogliono pi? essere letti solo come ristoranti, ma come piattaforme di esperienza. Luoghi che parlano di cucina, certo, ma anche di destinazione, design, ritualit?, servizio, bar culture, lifestyle e riconoscibilit? internazionale.

In questo senso, il passaggio da Langosteria a Buonocore Hospitality Group ? molto pi? di una novit? societaria. ? l?annuncio di una nuova maturit? imprenditoriale, di una visione che sceglie di dichiararsi con maggiore chiarezza e di prepararsi a una fase di espansione ancora pi? ambiziosa. Per chi osserva con attenzione il mondo dell?alta ristorazione e dell?hospitality di fascia alta, ? una notizia da seguire molto da vicino.

Link correlati:

Per chi desidera approfondire il mondo Buonocore-Langosteria attraverso il nostro archivio editoriale, consigliamo anche:

Link esterni ufficiali:

 

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[04/04/2026, 07:37] San Domenico Palace, Taormina, A Four Seasons Hotel: Stay & Dinner Principe Cerami pairing by Ch?teau Palmer

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San Domenico Palace Taormina, A Four Seasons Hotel: il fascino assoluto di una leggenda

Un soggiorno in una delle insegne pi? scenografiche e simboliche dell?ospitalit? italiana, tra il silenzio aristocratico dell?ex convento, una terrazza privata con piscina da togliere il respiro, l?eleganza accogliente di Rosso e la cucina di statura assoluta di Massimo Mantarro, protagonista di una memorabile degustazione Ch?teau Palmer.

 

Ci sono alberghi che accolgono. E poi ci sono alberghi che mettono in scena un luogo, ne raccolgono il passato, lo lucidano con intelligenza e lo restituiscono al presente con grazia, rigore e potenza evocativa. Il San Domenico Palace, Taormina, A Four Seasons Hotel appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. Arroccato sopra il Mar Ionio, rinato da un antico convento domenicano e da una storica ala Liberty, oggi ? una delle grandi icone dell?h?tellerie mediterranea: 111 camere e suite, giardini, terrazze, piscina a sfioro e una presenza scenica che, da sola, basterebbe a giustificare il viaggio.

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Ma il punto, qui, non ? soltanto la bellezza. Il punto ? il modo in cui questa bellezza viene amministrata. Con misura. Con ritmo. Con il senso, raro, di chi sa che il lusso vero non ha bisogno di spiegarsi troppo.

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Durante il mio soggiorno ho avuto il privilegio di essere ospitato in una sistemazione di rara piacevolezza, impreziosita da una terrazza esterna semplicemente magnifica, tra le pi? belle dell?hotel, completata da una piscina privata che trasformava ogni rientro in camera in un momento di sospensione assoluta. Qui Taormina non si guarda soltanto: si domina, la si respira, la si lascia entrare con lentezza. Il mare, la luce, il silenzio, il profilo del promontorio: tutto concorre a costruire quella sensazione sempre pi? difficile da trovare, cio? il privilegio di sentirsi davvero altrove.

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Team F&B:? Principe Cerami

Fabio Piric?

Food & Beverage Director

Massimo Mantarro

Exececutive Chef

Vincenzo Abagnale

Executive Pastry Chef

Ciro Sciarrino

Junior Sous Chef Principe Cerami

Alessandro Malfitana

Head Sommelier

Matteo Casati

Assistant restaurant manager Principe Cerami

Gaetano Impellizzeri

Supervisor Principe Cerami

Team Ristorante Rosso

Elisa Fric

Restaurant Manager

Andre Sorbello

Ass. restaurant manager

Stefania Simioni

Ass. restaurant manager Breakfast

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Welcome Gift.

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La CLAMOROSA terrazza sul mare della nostra Suite.

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E poi c?? il capitale umano, che negli alberghi di questo livello fa la differenza tra una bella struttura e un indirizzo davvero memorabile. Grande menzione, in questo senso, per Imelda Shllaku, General Manager della propriet?, presenza autentica, elegante, partecipe. Averla accanto nei momenti di tavola, nei pranzi e nelle cene, ha restituito con chiarezza il tono della casa: attenzione sincera, controllo dei dettagli, disponibilit? non formale ma vissuta. Un?ospitalit? alta, mai rigida, che conosce il valore della relazione.

E dopo il Check-in. procediamo per il nostro lunch di Benvenuto al Ristorante Rosso.

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All?interno del San Domenico Palace, Rosso interpreta il versante pi? accessibile e conviviale dell?offerta gastronomica, ma sarebbe un errore archiviarlo come semplice ?ristorante d?hotel?. La posizione, con vista sull?Etna e sulla baia di Taormina, fa gi? met? del lavoro; l?altra met? la fa una cucina italiana letta con senso della stagionalit?, buona mano, eleganza contemporanea e una rassicurante volont? di piacere senza cadere nella banalit?. La carta parla chiaro: burrata campana, vitello tonnato, baccal? al vapore, Carnaroli ?Riserva Gallo?, guancia di manzo al Marsala, costoletta alla milanese. Piatti riconoscibili, ma inseriti in un contesto che li nobilita e li rimette in asse.

Rosso, in sostanza, svolge perfettamente il compito pi? difficile: essere trasversale senza perdere identit?. ? il luogo in cui la grande hotellerie incontra una tavola pi? rilassata, ma con lo stesso standard di paesaggio, materia prima e servizio che qui non viene mai abbassato.

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Sequenza piatti del nostro Lunch in terrazza.

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Procediamo in direzione Pool & SPA

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La Botanica Spa del San Domenico Palace, Taormina, A Four Seasons Hotel, ? il rifugio benessere pi? raccolto e contemplativo della propriet?: inaugurata nella sua nuova veste nel 2024, dispone di 5 cabine trattamenti, una piscina coperta riscaldata con hot tub, oltre a sauna e bagno turco separati per donna e uomo. Ispirata ai giardini officinali dell?antico convento, propone rituali dal forte richiamo siciliano, dal signature San Domenico Palace ai percorsi Etna, Taormina e Naxos, fino ai trattamenti viso avanzati come il Botanica Signature Facial con Gua Sha e cryotherapy. Aperta ogni giorno dalle 9:00 alle 20:00, accoglie sia gli ospiti dell?hotel sia gli esterni, esclusivamente su prenotazione.

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Momento Aperitivo

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Al San Domenico Palace, Taormina, A Four Seasons Hotel, il classico Milano Torino si concede un raffinato cambio di passo e diventa Taormina Torino: un twist di impronta siciliana realizzato dal capo barman, con l?inserimento del liquore Paesano di Niscemi, firma territoriale che aggiunge identit?, carattere e un timbro aromatico tutto isolano.
Un piccolo gesto di mixology, ma con dentro paesaggio, memoria e stile.

Il marchio Paesano ha sede a Niscemi con l?Amaro al Carciofo di Niscemi; al San Domenico Palace il Bar Manager ufficiale ? Juri Romano.

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Sophie Guichard – Bartender

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Principe Cerami: il tavolo che conta

Poi c?? Principe Cerami, il tavolo che al San Domenico concentra la tensione gastronomica pi? alta. Oggi ? il ristorante stellato della casa, con la cucina di Massimo Mantarro e una cantina di oltre 1.000 etichette affidata alla regia del sommelier Alessandro Malfitana. Ma al di l? dei riconoscimenti, ci? che colpisce davvero ? la continuit? di pensiero: una cucina che resta saldamente siciliana senza provincialismi, tecnica senza freddezza, nitida ma mai arida, contemporanea senza perdere sangue.

La filosofia dichiarata dallo chef parla di ?ritorno all?essenziale?, di stagionalit?, territorialit? e ricerca della materia prima eccellente. Ed ? una dichiarazione che trova coerenza nei piatti, non resta confinata nelle parole di un manifesto.

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La degustazione Ch?teau Palmer: un percorso costruito con intelligenza e profondit?

L?occasione speciale del soggiorno ? stata la degustazione Ch?teau Palmer, costruita come un vero dialogo tra cucina e vino, non come un semplice esercizio di abbinamento. Gi? dagli assaggi iniziali si capiva la direzione: tacos croccante di mais e ceci con tartare di manzo, maionese di soia e acetosella; cestinetto allo zafferano con spuma di tuorlo e Ragusano e tartufo nero; biscotto alla nocciola con pat? di robiola di capra girgentana e gel al frutto della passione. A seguire, pane con farina di russello a lievitazione naturale di 24 ore, grissini alla pizzaiola, burro Bordier: dettagli che nei grandi tavoli non sono comparse, ma primi segnali di rigore.

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Ad accompagnare il percorso, una progressione enologica di livello, con Salina Bianco Piano della Croce 2024 di Caravaglio, Alter Ego de Ch?teau Palmer 2017, Ch?teau Palmer 2019, Ch?teau Palmer 2017 e chiusura su Malvasia delle Lipari Passita 2024. Qui il vino non faceva arredamento: scandiva, sosteneva, rilanciava.

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Ringraziamo per la disponibilit?: Thomas Duroux Amministratore Delegato, Ch?teau Palmer, Antonino Caravaglio CEO, Azienda Agricola Caravaglio, Alessandro Sarzi Amad? ? Amministratore Delegato, Sarzi Amad?_Grandi Vini e Distillati dal 1966, Rocco Stefano Pugliese Agente per Sarzi Amad?.

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Il men? che gran classe nella presentazione!

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Pane con farina Russello a lievitazione naturale di 24 ore, grissini alla pizzaiola con pomodori secchi e origano, burro demi sel della maison Bordier in Bretagna.

La Selezione di Olio del Principe Cerami.

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PIANO DELLA CROCE 2024 ? CARAVAGLIO
Bianco di isola, di vento e di sostanza. Al naso si muove tra agrumi maturi, scorza viva, foglia di cedro e richiami netti di macchia mediterranea; in bocca ha passo teso, materia fine, sale e una chiusura minerale lunga, precisa, profondamente territoriale. Un?apertura di tavola non ornamentale, ma identitaria e di razza.

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L?amuse-bouche giocava su una crema di piselli, piselli freschi appena saltati, fonduta di blu della Lessinia, chips croccante di Ragusano, polveri ricavate dagli scarti di piselli e pomodoro. Un piccolo manifesto tecnico, gi? capace di dire molto: sapore, recupero, misura, tensione.

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L?antipasto di quaglia ? stato uno dei passaggi pi? convincenti del percorso. Nel menu appare con cavolo rosso, verza e arachidi; nella lettura al piatto, la materia si allarga, si approfondisce, prende spessore: cottura in carcassa con burro di Normandia, terrina di cavolo viola, crema di arachide salato caramellato, crema di verza, chips di verza disidratata, fondo di quaglia aromatico al rosmarino, aceto di riso e lamponi. Un piatto che non cerca la carezza, ma la precisione.

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ALTER EGO DE CHATEAU PALMER 2017
Il volto pi? beverino, seducente e immediatamente leggibile della maison Palmer. Nel calice esprime rotondit?, setosit? e una trama aromatica elegante, dove il frutto resta vivo ma sempre sorvegliato da una finezza tutta margalese; il sorso ? generoso, vellutato, gi? godibile, ma con una classe che non scade mai nella compiacenza. Un Bordeaux di charme, ma con educazione aristocratica.

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Poi il raviolo, apparentemente pi? raccolto, in realt? tra i momenti pi? identitari della serata: pasta fresca quasi tutta tuorlo, farcia di brasato di pollo, frattaglie lavorate con Marsala Vergine Riserva 2009, ricotta di pecora leggermente asciugata e tuma persa, quindi rag? di frattaglie e fondo di pollo leggero a completare. Qui Mantarro dimostra ci? che i cuochi veri sanno fare: prendere il quinto quarto, la memoria, il gusto pieno, e trasformarli in alta cucina senza sterilizzarli.

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CHATEAU PALMER 2019
Un Palmer di annata grande, piena, solarmente autorevole. Alla ricchezza del millesimo unisce per? quella riserva, quella lucidit? e quella distinzione che fanno i vini veri: potenza, profondit?, tessitura nobile e una purezza aromatica di rara chiarezza. ? un rosso che non cerca l?effetto, ma il rango.

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Con il maialino nero si sale ancora in struttura: pancetta di Nero dei Nebrodi allevato allo stato brado, lunga cottura, rosolatura finale, glassatura con il suo fondo, confettura di limone Interdonato Messina IGP, crema di cime di rapa, mela annurca marinata. A parte, quasi in doppio servizio, una chips con pat? di maiale, limone e mela cruda. Un piatto pieno, aristocratico, territoriale, ma alleggerito da una regia acida molto ben calibrata.

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ViaggiatoreGourmet alias Altissimo Ceto

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CHATEAU PALMER 2017
Pi? classico, pi? cesellato, quasi pi? ?Palmer? nel senso pi? nobile del termine. Precisione, equilibrio, tannino vellutato e profondit? aromatica si rincorrono in un sorso senza eccessi, composto, signorile, di magnifico avvenire. Un vino che non alza mai la voce, ma resta in bocca e nella memoria con straordinaria autorevolezza.

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MALVASIA DELLE LIPARI PASSITO 2024 ? CARAVAGLIO
Un passito che sa essere generoso senza diventare mai stucchevole. Fico secco, dattero, albicocca, erbe officinali, eucalipto e zenzero disegnano un profilo ampio, mediterraneo, luminoso; al palato la dolcezza ? ben accompagnata da una freschezza elegante che gli conserva slancio, misura e profondit?. Chiusura di grande civilt? isolana.

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In chiusura, Bronte-Tokio: pistacchio, limone e caff? nella traccia menu; al tavolo, un dessert pi? articolato, con crema al pistacchio di Bronte, sorbetto al limone e fiori di osmanthus, ganache salata al miso giallo e salsa di soia, marmellata di limone e spuma al caff?. Un finale intelligente, non prevedibile, che evita il clich? del dessert ?piacione? e preferisce tenere il palato sveglio fino all?ultimo.

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Coccole Finali:

Caramella mou alla vaniglia di Tahiti da mangiare senza scartare, Cha no ka biscottino al the matcha con farcia di cioccolato bianco tipico di Kyoto, Girella zenzero e limone?composta da pat? de fruit al limone e zenzero e marshmallow.

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Momento “defaticante” … Caff? e tisane.

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Lavazza Tierra Brasile (Minas Gerais , Zona Lambari) Progetto Sostenibile Lavazza, blend di Arabica e Robusta.

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Massimo Mantarro ?, da anni, uno dei nomi pi? importanti del panorama siciliano e nazionale. La sua forza sta in una qualit? sempre pi? rara: non ha bisogno di effetti speciali per imprimersi. Non insegue la moda, non rincorre l?idea da social, non si rifugia nel manierismo di chi vuole sembrare contemporaneo a tutti i costi. Lavora invece su gusto, identit?, tecnica, riconoscibilit?.

E proprio per questo, a mio avviso, Principe Cerami ? un tavolo che merita di tornare con pieno diritto nel territorio delle due stelle. Non per nostalgia. Non per curriculum. Ma per statura effettiva della cucina, per maturit? del pensiero, per profondit? di gusto e per coerenza complessiva dell?esperienza.

Breakfast con lo Chef?

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Esperienza Art Concierge: il privilegio pi? colto del San Domenico Palace

Tra le esperienze pi? raffinate e meno scontate offerte dal San Domenico Palace, Taormina, A Four Seasons Hotel, merita una menzione speciale il percorso ?Art Concierge: an Intimate Tour of the San Domenico Palace?, una visita guidata pensata per accompagnare gli ospiti dentro l?anima pi? colta, stratificata e silenziosa della propriet?. Non un semplice giro dell?hotel, ma una vera immersione nel patrimonio artistico e culturale dell?antico convento domenicano che oggi ospita una delle insegne pi? affascinanti dell?h?tellerie mediterranea.

? un?esperienza che restituisce profondit? al soggiorno, perch? consente di leggere il San Domenico non soltanto come indirizzo di lusso, ma come luogo di memoria, architettura e racconto. La visita si snoda tra chiostri, corridoi, opere, dettagli restaurati, stratificazioni storiche e scorci che aiutano a comprendere il rango autentico di questa dimora: un ex convento domenicano con origini medievali, poi trasformato in hotel di grande prestigio sul finire dell?Ottocento, senza mai perdere il peso della propria identit? originaria.

La bellezza di questa esperienza sta proprio nel suo passo: non spettacolarizza, non semplifica, non banalizza. Al contrario, accompagna l?ospite in un itinerario misurato e colto, che mette in dialogo arte, spiritualit?, paesaggio e storia dell?ospitalit?, permettendo di cogliere il San Domenico Palace nella sua forma pi? completa. Non solo hotel, dunque, ma vero ?luogo?, con un?anima che si lascia scoprire lentamente.

Per chi ama gli alberghi non soltanto per ci? che offrono, ma per ci? che custodiscono, l?Art Concierge ? uno di quei dettagli che fanno davvero la differenza. Un privilegio discreto, intelligente, perfettamente coerente con il profilo di una casa che ha saputo trasformare il proprio passato in valore contemporaneo.

Un grande grazie alla nostra Guida Margaret Raneri.

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Lunch @ Rosso (sala interna)

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Sequenza Piatti:

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La Colazione in camera.

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Il San Domenico Palace Taormina, A Four Seasons Hotel non ? soltanto uno dei grandi alberghi italiani da provare almeno una volta. ? un luogo che tiene insieme storia, paesaggio, servizio e ristorazione con quella scioltezza che appartiene solo alle vere icone. Il soggiorno, la terrazza privata con piscina, la regia elegante di Imelda Shllaku, il volto pi? conviviale di Rosso e il livello gastronomico di Principe Cerami hanno composto un?esperienza completa, di quelle che lasciano una traccia netta.

Qui il lusso non ? un esercizio estetico. ? sostanza ben amministrata.
Ed ? esattamente il motivo per cui, quando tutto funziona cos?, Taormina torna a sembrare non soltanto bellissima, ma inevitabile.

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San Domenico Palace, Taormina, A Four Seasons Hotel
Piazza San Domenico 5, Taormina
General Manager: Imelda Shllaku
Executive Chef: Massimo Mantarro
Ristoranti e outlet: Principe Cerami, Rosso, Anciovi, Bar & Chiostro
Plus: storia monumentale, terrazze panoramiche, giardini, piscina a sfioro, Botanica Spa, vista su mare ed Etna

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