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| [01/01/1970, 02:00] | ?Sapori di Primavera? 9/10/11 maggio alla Fabbrica della Ruota a Pray Biellese |  | ?Sapori biellesi?, in collaborazione con il sistema ecomuseale della provincia di Biella organizza la settima edizione di ?sapori di primavera? mostra mercato dei prodotti di qualità dell?enogastronomia biellese, con il supporto della Regio Piemonte, della Provincia di Biella, della Comunità Montana Valsessera, della C.C.I.A.A. di Biella, e dell?ATL. Parteciperanno i produttori del territorio selezionati da ?Sapori Biellesi?, che offriranno in vendita e in degustazione i loro prodotti più pregiati, alcuni dei quali difficili da reperire sul mercato in quanto di produzione limitata. La sede è la Fabbrica della Ruota a Pray Biellese (Regione Vallefredda 1 strada provinciale biella- valsesia). Orario: Venerdì ore 20.30 22; Sabato 15-22 / Domenica 10-19. Ingresso 3 euro, ridotti 2,50. Per avere il programma completo della manifestazione si può andare direttamente nel sito www.saporibiellesi.it. Questa è una manifestazione nata per mettere a disposizione del consumatore una selezione dei prodotti biellesi presentati direttamente dai produttori. Le aziende collaboratrici di terradeivini presenti alla manifestazione e di cui vi invitiamo a provare i prodotti sono: Azienda Agricola Pastoris con i prodotti: Erbaluce di Caluso, passito e Rosso Canavese. Azienda Agricola Ca? d?Andrei con i formaggi. Azienda Agricola Aurum con i prodotti: miele, bugella e le nocciole biellesi. Non mancate a questo appuntamento perché il prossimo è stato fissato per il 2010. | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/04/2008, 13:14] | Mare e Vitovska - Castello di Duino (Trieste) |  | | Riceviamo e volentieri pubblichiamo un particolare e gradito invito. Il Consorzio per la tutela della Denominazione di Origine Controllata dei Vini ?Carso?, in collaborazione con la Provincia di Trieste, il Comune di Duino Aurisina, l?Unicredit Banca e la Regione Friuli... | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/12/2008, 16:07] | Leone de Castris, Five Roses IGT |  | Leggendo l’articolo precedente di Max, mi è venuto in mente questo che è uno dei miei vini rosati preferiti scoperto durante il corso dell’ONAV: il Five Roses IGT di Leone de Castris. Oltre alle qualità proprie di questo vino, mi ha affascinato la storia della sua nascita che risale al 1943. Fu, infatti, sul finire dell?ultima guerra che il generale Charles Poletti, commissario per gli approvvigionamenti delle forza alleate e, dal 1942 al 1943, governatore dello stato di New York, chiese una grossa fornitura di vino rosato. Italiano si, ma dal nome rigorosamente americano. Perché proprio Five Roses? Non lo so con esattezza, ma più concause sembrano portare a questa scelta: - Nome di una contrada nel feudo di Salice Salentino, ?Cinque Rose? appunto;
- Per caso o per tradizione, la maggior parte dei conti Leone de Castris ha avuto cinque figli;
- Il nome ricorda molto un prodotto tipico e dal nome rigorosamente americano come il bourbon Four Roses… Ammetto che questa è più una mia congettura, ma per il mio gusto personale credo sia comunque meglio averne cinque di rose invece che quattro… Che poi son pari e non va bene!
Se avete altre informazioni in merito aspetto curioso, come sempre per le storie che girano intorno al vino, i vostri commenti. | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/03/2008, 13:52] | il vino dell'amicizia |  |  Pubblichiamo, tra i racconti segnalati del concorso letterario di Villa Petriolo, "Il vino dell'amicizia" di Vanni Marchioni, a cui vanno i nostri complimenti.
Vanni Marchioni è nato nel 1974 a Firenze, dove risiede. Dopo il diploma in Gestione d'impresa conseguito presso SSA - Scienze Aziendali - Specializzazione in Marketing, distribuzione e tecniche di vendita, diviene responsabile marketing/commerciale di Pitti Immagine. Sommelier A.I.S., si interessa di lettura, teatro, viaggi, fitness, cinema, canoa fluviale, pesca con la mosca, entomologia e micologia.
racconto
"IL VINO DELL'AMICIZIA"
di Vanni Marchioni
Gli occhiali si appannano sempre sul più bello. Quando vorresti vedere le cose più nitide, le lenti si velano di un velo invisibile ma percepibile. Forse per pulirle veramente bene e vederci finalmente chiaro sarebbe necessario entrare in un autolavaggio con una macchina coupè. Quale soddisfazione indescrivibile.
Ferruccio, ottantasette anni compiuti lo scorso martedì, gli occhiali li porta da tempo immemorabile. Da quando sognava, lui per primo, che fossero le spazzole di un autolavaggio a pulire le sue lenti appannate. Questo pomeriggio sta leggendo il suo giornale in un parco di Milano e si annoia da diventare matto. Le sue lenti, come la sua anima, hanno preso quel colore grigio fatto di smog e architetture da quattro soldi, che circonda il giardino e la sua panchina di legno vecchio, smaltato con un verde approssimativo.
Seduto accanto, come in un viaggio, Corso guarda nel vuoto. Chissà a che cosa pensa. Forse alla guerra, tutte le persone anziane pensano alla guerra, una volta al giorno. La terza età che ricorda la prima, o la seconda, fase della propria esistenza. Perché sebbene la miseria e la follia degli uomini facessero da padroni, quel tempo era il tempo della giovinezza. Che si fugge, tuttavia. Corso si è seduto sulla stessa panchina di Ferruccio un paio d?ore fa. Come passa lentamente il tempo, quando non si ha niente da fare. Ha salutato educatamente il suo sconosciuto compagno di banco occasionale, il quale ha risposto toccandosi il cappello con la mano sinistra.
Chi li vedesse adesso, senza avere appreso il buon gusto di non giudicare dalle apparenze, vedrebbe solamente due uomini soli. Ma quando la solitudine fa rumore, sono le sensazioni che prendono il posto delle parole.
I due uomini si guardano negli occhi, per la prima volta da quando sono fianco a fianco e non credono che sia vero, che sia possibile. Come un lampo improvviso che divide il dipinto del cielo, avviene la medesima reazione chimica nei due stanchi agglomerati di cellule e si apre un cassetto in quella parte del cervello che si dice richiami la memoria storica. Quel giorno di marzo del ?43 erano lì, nella stessa parte di mondo. Nel posto sbagliato e al momento sbagliato. L?un contro l?altro armati, entrambi credenti nei valori della patria, dell?esistenza indubbia di un essere superiore che tutto vede e giudica. L?importanza della libertà e della passione. Sebbene oggi sia così difficile da percepire, si credeva in un obiettivo anche quando era solo raccontato da terze persone e appariva così lontano, quando mancava il pane. Fatto sta che la Linea Gotica divise due paesi e due mondi confinanti. Famiglie che fino a ieri avevano pranzato insieme e che oggi impugnavano fucili rudimentali per spararsi addosso dalle finestre. I due uomini si guardano negli occhi e vedono dentro, vedono lontano. Nella memoria del tempo, tornano giovani e si ritrovano sporchi e stanchi. Magri e polverosi. Faccia a faccia, uno con un fucile scarico e l?altro con il colpo in canna.
- spara! che cosa aspetti, spara!
Ma quella cadenza emiliana, quella esse morbida strascicata tra le sillabe dell?aspettativa di morire fermò qualcosa nella testa e nelle mani di Ferruccio. Non premette il grilletto per un tempo immemorabile durante il quale non pensò a niente o forse a tutto, confusamente. Al fatto che stava per uccidere un ventenne, come lui, per il solo credo in un?altra bandiera. Eppure fratelli della medesima Italia e figli delle stesse madri che pregavano allo stesso modo, in due case poco distanti. Invece di fare fuoco disse qualcosa come anche tu sei di queste parti? A ripensarci adesso, avrebbe potuto tirar fuori qualcosa di più epico, ma meno vero e sincero. Pochi minuti più tardi si avviarono insieme verso la casa di Corso, a poche centinaia di metri da quel luogo di morte.
Adesso Ferruccio e Corso stanno bevendo assieme lo stesso vino che aprirono allora. Un lambrusco semplice semplice, un vino locale che sapeva - allora come oggi - di amicizia e lealtà. Così facile da bere, morbido e frizzante come una bella storia. Il resto del mondo ha abbandonato il grigio e assume i riflessi violacei che macchiano il bicchiere. Non c?è bisogno di parole, in un momento come questo. I due vecchi nemici sorseggiano insieme, senza fretta, il vino della loro amicizia.
Gli occhiali di Ferruccio sono di nuovo appannati. Per fortuna non si vede la pioggia sotto le lenti bifocali. Deve essere entrata un po? d?acqua durante il lavaggio dell?auto. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/18/2008, 08:01] | The Tune-Up |  |  I have been driving around lately like gas wasn?t $4 a gallon. Just looked at the miles I've covered this week and I probably could have fed a family of four. In any event, Wednesday I headed out early from Dallas to Austin with a trunk full of wine, my trusty Koolatron chugging right along, ready to celebrate its 27th birthday in a few months.
Round Rock, Texas ? once a low-water crossing on the Chisholm Trail, now an ex-urb with row after row of strip mall and tollway overpasses.
The day would start somewhat ominously; I got lost. That kind of thing happens when the empty field that was there a few months ago is now a sprawling complex of low rise apartments, retail shops, with nary a gas station in sight. Where there once was a Bar-B-Que pit, it now houses a sushi bistro. Texas has taken to crudo in century 21.
What else? A "gentlemen?s" club or two, after all, they are on the route sheet. Disciplina, as they said in Ancient Rome. Imagine this: making a cold call in 100°F weather, going into dark and dank clubs, the smell of stale beer and cigarettes pounds you as you escape the heat of the day. Inside the dark, the wet, chilly air conditioning, the heavy bass beat and an empty pole waiting for the dancers to change their shift.
A sign that says ?WiFi here?, as if someone would come here to surf the net. Over in the corner a lonely guy is getting a heartless lap dance.
And somewhere around a series of corners, we lurch to find the bar manager.
My colleague walks straight and deliberate, like she is on a high wire. I'm impressed with her lack of fear in this den of improbability. But then again, she lived in Naples for four years.
We find a congenial guy, a businessman trying to figure out how to keep his margins healthy so he can stay open for this mixed blue and grey collar establishment. Every minute or so a ?waitress? comes up to the bar with an order, Jack Black and Coke, Stoly on the rocks, that kind of thing. High octane in a tumbler.
Everyone is looking for an opportunity. The Piemontese make a low alcohol sweet slightly frizzante red that sells well in these places. The client can buy it for $12 and sell it for $80. The girls can drink it all night and never lose their balance, on the job. We talk about pitching it on another visit, after all the formal introductions have been made.
Flash-forward several hours later, after our main event. A couple of us are sitting outside under the warmish Austin night, quenching our thirst with an Alsatian Riesling. One in our party, a Master somm, related a story of how they charged, in one of their clubs in the meat packing district of NY, $700 for a bottle of Cristal. It seems that was too low, the wine was selling too fast; they had to go around the regular channels of procurement. So they raised the price, $1200, $1700, $2500. It got to the point that they couldn?t ask too much for a bottle of the stuff. Makes the $80 buck bubbly look like chump change.
Back to the main event. After driving in circles around the torn up streets of downtown Austin (everything is under construction, reminds me of Rome) I finally find a valet park ( which I hate) close to the spot where we be having the tune-up, Taste Select. I?ve got a baker's dozen selections of Italian wine for the event. We have Italians coming and a Master sommelier, a wine buyer for one of the hottest Japanese places in town, another top restaurant owner who lived in Italy, an MW candidate, an assistant winemaker, and several colleagues from the wine biz. Wines opened: ? Contadi Castaldi Franciacorta Brut
? 2007 Araldica ?La Luciana? Gavi ? 2006 Re Manfredi Basilicata Bianco (Muller-Thurgau/ Traminer aromatico) ? 2000 Gravner Breg
? 2004 Capezzana Carmignano ? 2001 Podere Poggio Scalette Il Carbonaione (corked) ? 2000 Castello di Rampolla Sammarco
? 2003 Argiano Brunello di Montalcino ( the forbidden label) ? 1997 Angelo Sassetti Pertimali Brunello di Montalcino
? 2004 Re Manfredi Aglianico del Vulture ? 2004 Nino Negri ?5 Stelle? Sfursat
? 1999 Produttori del Barbaresco Barbaresco ? 2001 Bruno Giacosa Barolo
? 2006 Fama Fiororange (Maculan Dindarello)
With the exception of the corked Il Carbonaione, all the wines showed well. Plates of charcuterie and small producer cheeses were served, this was a simple event, food wise, but the foods served were way above the high water mark. I know folks in NY, LA, SF, Italy are saying, yeah, but. Whatever, last night at Taste Select in Austin, we had the Family Table rockin'. And we learned lots of words in Napolitan' dialect.
Next month Texsom runs in Austin. Any folk who live nearby should get on the bus, when we feature Italy for two seminars along with Argentina, Washignton, Loire Valley, New Zealand, Medoc & Graves, Porto, Madeira & Sherry and an important seminar on Erstes Gewaches. If you are a sommelier and live in Texas, Louisiana, Oklahoma or wherever, consider coming to this. This is a growing event. Where else in the US can you go for a couple of days and hang out with a lot of great wine geeks?
Speakers & Panel Members-The List So Far:
? Guy Stout MS ? Fred Dame MS ? Greg Harrington MS ? Shayn Bjornholm MS ? Ken Fredrickson MS ? Keith Goldston MS ? Charles Curtis MW ? Brian Cronin MS ? Bartholomew Broadbent ? Wayne Belding MS ? Laura DePasquale MS ? Brett Zimmerman MS ? Larry O'Brien MS ? Alfonso Cevola CSW ? Joe Spellman MS ? Tim Gaiser MS ? Fernando de Luna ? Josh Raynolds ? Rebecca Murphy ? Diane Teitelbaum ? Paul Roberts MS ? Sally Mohr MS ? Joe Phillips MS ? Darius Allyn MS
I know the guys that have put this together, Drew Hendricks and James Tidwell, would love to see you at the 2008 Texas Sommelier Association Conference, August 17-18, at the Four Seasons Hotel in Austin Texas.

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| [09/04/2007, 19:05] | Bah ! |  | 
Fuori piove, e così mi sono seduto un attimo davanti alla scatola catodica: su Raitre, a GeoMagazine, parlavano di biodinamica ! Rispetto chi lavora seguendo la biodinamica perchè è un lavoratore come gli altri, ma non accetto che si diano per fondate, talvolta miracolose o rivoluzionarie (!) cose di cui non c'è alcuna dimostrazione scientifica, cose che a volte sono ai limiti della semplice creduloneria. Pur apprezzando qualche principio di fondo, che tuttavia rientrano nel semplice buon senso, per me l'agricoltura biodinamica rimane essenzialmente un atto di fede. Non mi pare un'evoluzione del pensiero, piuttosto un'involuzione. | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/06/2008, 01:41] | La chef svedese di Roma |  | | Ce la farà Asa a diventare una chef di successo a Roma? Asa è una ragazza svedese di 28 anni, alta, bella, simpatica, cocciuta e timida. E' una cuoca, lei dice sempre chef, e vuole sfondare in questo mestiere di... | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/08/2008, 21:01] | Con gli occhi del cliente |  | | Prima di entrare si ferma a leggere il menu e confronta mentalmente il prezzo dei piatti di quel ristorante col prezzo dei piatti che lui ordina abitudinariamente nel ristorante vicino a casa. Là il cameriere lo saluta da lontano e... | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | Il ritorno |  | Quando le cose si mettono male, le vecchie tradizioni ritornano ?
I rapporti dell?uomo con il vino avevano avuto alti e bassi durante la lunga storia della civiltà. Bevanda degli dei concessa anche al popolo con grande magnanimità, era poi diventata alla portata di tutti nel periodo romano: erano sorte taverne e botteghe di mescita dove, ovviamente, la qualità era piuttosto scarsa. Ma tanto bastava per dare ebbrezza e far dimenticare la dura vita di quei tempi. I commerci fiorivano e le navi lo trasportavano in giro per il Mediterraneo e successivamente nei paesi del nord. Il vino aveva superato egregiamente i cosiddetti periodi bui del medioevo, lo splendore del rinascimento, lo sfarzo delle regge barocche ed era giunto senza tentennamenti fino ai tempi moderni. Ovviamente anche la sua qualità era cambiata. Le tecniche di vinificazione avevano permesso di eliminare tutti gli additivi, quali spezie, miele, resine, che avevano cercato di rendere piacevole un liquido piuttosto aspro, il cui solo scopo era quello di inserire alcol nel corpo umano e fargli abbandonare per un poco le miserie quotidiane. Poco alla volta era diventata anche bevanda raffinata, le cui migliori espressioni erano privilegio di nobili e di potenti. Nel ventesimo secolo la base di chi poteva permettersi anche le migliori produzioni s?allargò sensibilmente ed il vino ?buono? divenne alla portata di tutti o quasi. In realtà però restava profondamente diverso l?approccio che i differenti strati sociali davano al nettare degli dei. Ma non vi era una corrispondenza banale tra ricchezza e qualità. Chi se lo poteva permettere a volte beveva vini di dubbio valore, magari solo perché il prezzo era alto e forniva un segno chiaro del livello sociale raggiunto. Spesso non capiva neanche cosa trangugiava e la sua capacità gustativa era veramente misera. Chi riusciva invece a penetrare veramente nelle innumerevoli sfumature di una bevanda estremamente complessa, non aveva i mezzi per procacciarsela ed era costretto ad accettare compromessi più o meno onorevoli. In poche parole, difficilmente chi apprezzava il ?grande? vino poteva berlo, mentre normalmente chi ne aveva abbondantemente le possibilità si trovava a tracannare o a centellinare prodotti molto cari, che poco o nulla riuscivano a trasmettergli. La stragrande maggioranza della gente beveva invece quello che trovava e ben poco si curava della qualità. Vino, sempre e dovunque, ma basta che fosse a basso prezzo. Poi, lentamente, le divisioni sociali diminuirono la forbice tra ricchi e poveri, ed anche il vino più prezioso divenne teoricamente una bevanda che chiunque, con maggiore o minore sacrificio, poteva permettersi almeno qualche volta all?anno. Tuttavia, restava ancora ben difficile da superare l?approccio culturale che durante i secoli ne aveva scandito il rapporto con il consumatore abituale. Il vino buono si poteva trovare anche facilmente, ma ben pochi erano in grado di riconoscerlo. Le vere sensazioni che un prodotto di alto livello sapeva elargire, rimanevano privilegio di pochi, senza alcun diretto rapporto con la loro possibilità economica. In questo caos qualitativo e quantitativo emerse finalmente una delle figure più importanti nella storia enoica del nostro pianeta: l? esperto di vino. Più che un mestiere era un vera missione: egli doveva sacrificarsi a degustare di tutto e di più per definire finalmente in modo oggettivo una scala di qualità per gli innumerevoli prodotti che uscivano sul mercato. Alla fine, la sua titanica opera di ricerca, di confronto, di valutazione, sarebbe stata offerta a tutti i miseri mortali, che finalmente avrebbero potuto conoscere esattamente cosa stavano per bere. Il modo migliore per allargare a tutti le conclusioni di quei pochi illuminati era senz?altro un libro che riassumesse sinteticamente lo sforzo compiuto in mesi e mesi di sacrificio. Nacque così la ?guida dei vini?. Anzi ne nacquero molte, in quanto ogni nuovo benefattore era convinto di essere più oggettivo degli altri e di aver eseguito con maggiore serietà ed attenzione la valutazione finale. A lato di queste vere e proprie ?Bibbie? comparvero innumerevoli discepoli che iniziarono a portare il Verbo enoico in giro per il mondo.  Le degustazioni pubbliche crebbero a dismisura così come le tavole rotonde, le lezioni, i congressi, ecc. Fortunatamente, si allargò anche il numero dei veri esperti, in grado di valutare le migliaia di profumi nascosti ai comuni mortali: non solo frutta, fiori e verdure, ma anche petrolio, animali, liquidi organici e così via. Finalmente chiunque avrebbe saputo cogliere quello splendido sentore di pollaio o di muffa, di radice amara o di pelo bagnato, che gli sarebbe stato precluso per sempre senza la sapiente guida degli eletti. Inoltre, non solo i consumatori avevano ormai degli angeli custodi pronti a guidare le loro scelte, ma anche gli stessi produttori potevano approfittare di chi avrebbe in poche e sintetiche parole osannato o distrutto il loro lavoro di vigna e cantina. Avrebbero capito velocemente se l?annata era stata buona o cattiva, se meritava o no mettere in vendita ciò che avevano costruito in un anno di dura fatica. Bastava seguire le prediche pubbliche dei ?santoni? e tutto sarebbe stato chiaro. E poco importava se ciò accadeva normalmente a vendemmia conclusa. Il consumatore era comunque felice: aspettava con trepidazione spasmodica l?uscita delle ?Guide? e si scatenava nella caccia delle bottiglie più osannate. Il vino, benché spesso prodotto in grandi quantità, finiva quasi subito. Tutto era già venduto ben prima di uscire. Recuperare una sola bottiglia diventava un?opera di persuasione e di preghiera. I più fortunati riuscivano a commuovere il produttore e potevano portarsi a casa il gioiello tanto ambito anche se avevano dovuto pagare una cifra ben più alta del previsto. D?altra parte i prezzi erano per forza destinati a crescere. Gli ?esperti? benefattori dovevano sopravvivere e le guide dovevano essere pubblicate. Malgrado per loro fosse solo una missione culturale, i giornalisti, i curatori, gli esperti, i collaboratori ed i portaborse erano costretti gioco forza a mangiare, dormire, viaggiare, mantenere una famiglia. Dovevano, anche se controvoglia, chiedere una parte dei guadagni ai vignaioli che grazie a loro erano saliti nell?Olimpo della celebrità. La situazione continuò così per molti anni tra la soddisfazioni di tutti: il vino era diventata una realtà ?popolare? e la sua comprensione era saldamente nelle mani di chi lo sapeva analizzare con sapiente lucidità ed oggettività. Ma i sobillatori ed i rivoluzionari sono sempre esistiti nella storia dell?umanità. E così qualcuno, sicuramente in malafede, cominciò ad inserire qualche dubbio: perché lo stesso vino aveva giudizi così diversi da guida a guida? Perché le aziende più facoltose conquistavano sempre le migliori valutazioni? Perché si osannavano i vini più veri e tipici e poi si premiavano quelli più monotoni e ripetitivi? Furono subito accusati di eresia, ma la calunnia iniziò ad infiltrasi e ad ottenere i suoi primi frutti. Alcuni consumatori osarono addirittura degustare da soli, senza alcun appoggio esterno. In altre parole, si vollero sostituire agli esperti, dopo tutto i sacrifici che questi avevano fatto per loro. Qualcuno arrivò perfino a comprare bottiglie non recensite da nessuno dei portatori di verità. Il mondo del vino stava per crollare per colpa di pochi facinorosi. Si sarebbe tornati alla barbarie ed alle scelte individuali. Si sarebbe bevuto un Sauvignon anche senza apprezzare compiutamente e profondamente quello splendido profumo che solo il gatto di casa riusciva così bene e inconsciamente a riprodurre. Ci furono anni di caos e di sgomento, finché non comparve sulla scena enoica la poderosa e illuminata figura del ?Grande Estimatore?. Nessuno seppe mai quale fosse veramente il suo nome né come riuscì ad imporsi su tutto e su tutti. La sua scalata fu imperiosa e senza ostacoli. Cancellò facilmente ogni tipo di guida e ridusse all?anonimato il nutrito gruppo di portatori delle verità vinicole. E pensare che non dava classifiche e nemmeno consigli od ordini da seguire come atti di fede. Tutto ciò che faceva era di mostrarsi in qualche cantina e discorrere allegramente con i produttori davanti ad un bicchiere. Poi ringraziava ed usciva contento, tallonato dai Mass Media che lo seguivano ovunque, ma che non riuscivano mai ad ottenere il benché minimo commento. Le cantine visitate erano sempre più numerose ed i vignaioli facevano di tutto per migliorare i prodotti, sperando di accoglierlo un giorno o l?altro nelle loro abitazioni. Non chiedeva mai niente: assaggiava e parlava, parlava ed assaggiava. Sorrideva sempre, anche quando magari il vino non era stato di suo completo gradimento. Riusciva a non fare trasparire alcuna emozione.  I consumatori iniziarono a seguire il suo esempio ed a decidere con il proprio naso e palato. Costretti a provare in prima persona, iniziarono essi stessi a valutare ed a confrontare, sempre più coinvolti non solo dalle caratteristiche del vino, ma anche dalla simpatia del produttore, dalla bellezza del territorio circostante e da tutte quelle sfumature difficilmente esprimibili con aridi punteggi. Scomparve in una giornata di autunno. Fu visto l?ultima volta su una collina delle Langhe, seminascosta da una fitta ed umida nebbiolina. C?è chi giura che non era solo, ma circondato da un gruppo di giovani festanti e giocosi che suonavano e ballavano. Poi più nulla, ma il vino ormai veniva apprezzato per quello che riusciva a trasmettere: praticamente tutti erano in grado di decidere da soli. Nessuno volle mai credere a quel vecchio ?maestro di vigna? che in mezzo all?umida foschia di quel giorno, con il mozzicone di sigaro in bocca, si stava godendo solitario il languido panorama delle sue vigne di Nebbiolo. Eppure lui era proprio convinto di aver udito il gruppo festante chiamare il ?Grande Estimatore? con quello strano nome mai sentito prima ?Διονύσος, Διονύσος !!? (Dioniso, Dioniso !!) | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/04/2008, 13:35] | Maledetta Peonina |  | | (Clicca per ingrandire) Credo che la figura qui sopra spieghi qualche cosa riguardo al ?peccato? originale dell?enologia italiana, nonché riguardo alle ultime tristi vicende legate allo scandalo noto come ?Brunellopoli?. Sono infatti rappresentati i ?profili antocianici? di vari vini ottenuti da vitigni coltivati in Italia, ovvero il contenuto percentuale dei 5 antociani responsabili del colore del vino rosso, e delle loro forme esterificate (altri). Fra i suddetti antociani la Malvina dà colorazioni intense tendenti al blu ed è ritenuta da sempre la molecola più stabile e resistente all?ossidazione. Al contrario la Peonina tende maggiormente al rosso, e si ossida più facilmente verso tonalità granata e mattone. Vi dice qualche cosa? | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/16/2008, 08:08] | Shelf Deception |  | With everything in play the way it has been for the last 50 or so years, is anyone surprised that we now find ourselves in prime-time navel gazing mode regarding our future? In the early 1970?s we were not so gently warned to get our oil-addiction in check. And now, everyone is acting surprised that gas is $4 a gallon, like it?s the end of the world? Hello, that was the price of gas in Italy, in 1984.
Now we are starting to reluctantly see the introduction of the new pony cars, like the new Dodge Challenger or the new Chevy Camaro, which were designed way back when the price of oil was $40 a barrel and now it is $140. No wonder there isn?t too much excitement about those cars, except in places like the Chinese Billionaire Club or the Dubai Gazillionaire?s Guild.
Is it any surprise that now, not many fellows want to shell out the bucks for a pony car that will cost them $50 a day to run? The world that these cars were designed for no longer exists.
Likewise, in the Italian wine world, we also have these pony car wines that were dreamt up for a world that isn?t there waiting for them. The shelves are not begging for it, I have this on good counsel from the streets.
I know some of my importer friends and colleagues don?t like to hear it, but the world has presently turned away from something thought up to be uber and special, a luxury item created for an emerging market that can barely keep its head above water.
 "It's not easy being green" What is the typical wine of which I talk about? It is often from Tuscany but not limited to that area. The Maremma figures in here, seeing as there was a lot of investment and planting some years ago, in anticipation of the growth of the phantom category. It can be a blend of Sangiovese with Bordeaux varietals. Syrah can also be a component. It can also be found in the Veneto, in Piedmont, in Sicily, Sardegna, the Marche, almost anywhere. But Tuscany seems to be the poster child for these mis-planned opportunities that never materialized.
And I?m not meaning to throw down hate on my Tuscan brethren, but folks, I really don?t see how it will fly in these times. If anyone can find the rubes, please send some of them to me.
OK, so we get an email, or a meeting whereby we get this plea, more often in the form of a requisite for continued good relations. Time out.
Let?s say I am a salesman coming to your place, to sell you, let?s see, brushes. And I knock on your door, because you have been a good customer, have bought a lot of brushes from me in the past. Even tooth brushes and brushes to clean out the spokes in your car wheels. So you are a loyal client and you pay me always on time. Good times.
And I come to you and tell you I have built this brush factory and have invested heavily. And those brushes I have been selling to you for $5-6, I still want to sell them to you. But I need you to also buy a bunch of brushes for your house and they cost $12-15 and they only are good for the second floor. You can?t use them in the garage and they are useless in the dining room. They are only for the study on the 2nd floor or the guest bedroom. And not the bathrooms. And I need you to buy a dozen of them.
And you look at me and tell me you don?t need them, let alone a dozen of them. And I respectfully answer back that I hear you but I still need you to step up to the plate and honor the commitment that our relationship requires.
Can you feel the force of the door as it just got slammed in my face?
Now, I?m not saying that it would go that far. But just like Detroit has invested in something that is really not appropriate for the current market, so in other endeavors, there are products developed that just aren?t the greatest ideas for the world we find ourselves in.
What the world needs now - is it really another highfaluting Maremma wannabe that sells for $60, $80, $100? I don?t see it, anymore than I see myself getting behind the wheel of a 9mpg Viagra-mobile.
What does excite me is to press on with the refinement of those wines that appear to be Italian concept wines, but closer to entry level prices. Look at the Asian car market, or better, look at the European car market. Within 2 years VW is going to have a car for sale that will get 235 mpg. How about an Italian wine that doesn?t suck all the spare change out of the glove compartment, something we can drive around our dining rooms and still be able to put pasta and salad on the table as well?
 Something for the wine-concept gurus to think about, when they?re staring at themselves in the mirror, while they put on their sunscreen, before they head out to the seaside, during the month of August.

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| [06/25/2008, 18:17] | |  | Sabato on Wine
Ragazzi, fa caaaaldo; perfino in cantina. Ma rispetto ai 13 gradi della settimana scorsa trovo comunque più pertinente la calura... Vi segnalo un'altra bella iniziativa del Movimento Turismo del Vino che si inserisce nella filosofia delle Cantine Aperte: Sabato on Wine, promosso dalla trasmissione radiofonica Decanter.
L'ultimo sabato di ogni mese, a partire dal 28 giugno 2008, le cantine aderenti saranno aperte per le visite e proporranno volta per volta un programma diverso, che potrete vedere qui.
Anche la mia cantina sarà aperta; meditavo di gonfiare una piscina e preparare un po' di gavettoni... ;-) | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/07/2008, 21:44] | Vini di Moda, Vini Sempreverdi, Fascette e Biodinamica |  | Si è svolto il 2 maggio, con l’organizzazione a cura della Festa dei Vini Classici della Valpolicella di Pedemonte (VR) e del Palio del Recioto di Negrar (VR), il convegno dal titolo “Vini Trendy, Vini Evergreen: quando il trionfo di oggi diventa un successo senza tempo”. Molta la carne al fuoco, compreso una riunione del Consorzio della Valpolicella, con una novità abbastanza importante: quindi vedremo di parlarne e commentare. Biodinamica e Champagne:anche Poiana Maggiore era Biodinamico? Il primo intervento della serata è stato dell’enologo Hervè Jestin, della Maison Fleury Père et Fils Champagne (il sito): oltre a rappresentare il vero Sempreverde e sempre di Moda Champagne, la Maison da circa 10 anni pratica la viticoltura biodinamica, e nel settore in Francia è una delle voci più autorevoli, seconda forse al solo Nicholas Joly della Coulèe de Serrant. Non starò a tediarvi con la viticoltura biodinamica, perché la conosco poco, e quindi la castroneria è in agguato, al limite guardatevi il sito italiano di Rudolf Steiner, colui che codificò la biodinamica, per avere notizie precise: se credete all’influenza delle varie forze naturali e cosmiche sulla vita animale e vegetale, allora qui c’è da divertirsi. Monsieur Jestin, con l’ausilio di prove ed esperienze, dice che la viticoltura biodinamica dà grandi risultati, mentre per la vinificazione e tecniche di cantina la sperimentazione è ancora aperta, in quanto lo Steiner non fece in tempo a dedicarcisi, e quindi si opera rispettando i suoi principi. Alla fine comunque l’esortazione ai presenti è di provare la Viticoltura Biodinamica: alla Fleury i risultati sono ottimi Champagne. Una cosa soltanto: ho ricordi del nonno e di molti vecchi contadini che non muovevano foglia nei campi se Luna e Sole non erano “come si deve”o se non era Consigliato dal ” Lunario di Pojana Maggiore”, leggendario Astrologo-Contadino veneto, che tramite il suo lunario, appeso in ogni stalla e deposito agricolo, scandiva la vita contadina e le sue attività secondo la Luna ed altri astri. Vuoi vedere che i nostri nonni ascoltando Pojana Maggiore praticavano l’Agricoltura Biodinamica senza saperlo? L’Egoismo Solidale della Franciacorta Con questo semplice concetto, Mattia Vezzola, enologo gardesano della Bellavista, una delle maggiori aziende della Franciacorta, ha superbamente riassunto uno dei motivi che hanno reso questa zona vinicola come un nuovo classico, nell’attesa di diventare sempreverde, dello spumante in Italia, anche se giustamente si arrabbiano quando si chiama spumante un Franciacorta: questa denominazione, assieme a Champagne e la spagnola Cava, può escludere dall’etichetta la dicitura vino spumante e il metodo di produzione, Franciacorta vuol dire Franciacorta e basta, e lo stesso vale, ovviamente anche per Champagne e Cava. L’Egoismo Solidale che ha portato a questo risultato, dovrebbe fare scuola anche nelle altre regioni vinicole, ma i classici interessi del quartierino tipici dell’Italietta Vinicola fanno in modo che l’insegnamento bresciano resti quasi una parola al vento, anche se fortunatamente non sempre è così: abbiamo l’esempio della DOC Breganze e della DOCG Montefalco Sagrantino che si stanno muovendo allo stesso modo, con una sola differenza, che i Bresciani lo fanno meglio. Come Montefalco Sagrantino è diventato un classico L’intervento di Marco Caprai, dell’omonima azienda, con un breve excursus, ha spiegato come pochi ma volenterosi viticoltori di Montefalco, abbiano recuperato il vitigno Sagrantino, e nonostante i pareri contrari dei “soloni” locali, siano riusciti, cavalcando il concetto di vino di nicchia di qualità e di produzione inferiore alla domanda, a creare un nuovo classico. Amarone: le nuove fascette ne faranno un classico? Su quanto detto al convegno sull’Amarone non posso riportarvi alcunché, essendomi perso gli interventi di Severino Barzan della Bottega del Vino, tempio del vino in Verona e nel mondo, e di Emilio Pedron, AD dell Gruppo Italiano Vini e fino a poco fa, presidente del Consorzio Vini della Valpolicella, se non che di sicuro è trendy e tira, vedi anche il mio articolo, e che a Villa Quaranta giocava in casa. Quello che invece è interessante, invece, è l’assemblea del Consorzio Vini della Valpolicella, che nello stesso pomeriggio ha deliberato l’ormai mitica e più volte annunciata fascetta di stato per i vini della Valpolicella ottenuti da uve appassite, ovvero Recioto e Amarone, e atta a garantirne la tipicità e la qualità. Ma quello che mi chiedo: a cosa serve la nuova fascetta? Non è quella della di una volta della DOC, e nemmeno quella DOCG, e Dio ce ne scampi, visto che in Veneto la DOCG porta sfortuna, e vedi il caso Brunello, non salvaguarda nulla. Poi col discutibile disciplinare della Valpolicella, che permette l’imbottigliamento dei suoi vini anche fuori zona DOC, non salvaguarda nemmeno gli ignari consumatori stranieri, visto che mi sembra di capire che la fascetta sia solo per i vini venduti in Italia. Poi la fascettatura sarà obbligatoria non da una determinata vendemmia, ma per gli imbottigliamenti fatti dal 1 luglio 2008, e non è chiara la posizione delle bottiglie di quelle aziende che hanno già imbottigliato Amarone e Recioto, che lo stanno giustamente affinando in bottiglia prima di etichettarlo e commercializzarlo e che corrono il rischio di ritrovarsi con Amarone e Recioto di “serie B” perché senza fascetta. Sempre il disciplinare che dal 2003, ovvero dai vini in commercio dallo scorso anno, permette l’uso dei soliti vitigni gramigna cabernetmerlotsirah nella stessa percentuale dei veri vitigni veronesi come molinara e oseleta, che tipicità garantisce ai consumatori, quando storicamente i vini della Valpolicella sono sempre stati a base di uve corvina, rondinella, molinara e altre varietà realmente autoctone? Insomma, forse sono ignorante nel senso che ignoro lo scopo della fascetta, che non è ne DOC ne DOCG, visto che nei punti citati non vedo alcuna salvaguardia per il consumatore straniero, che si vede spesso e volentieri proporre Amaroni al prezzo di un Valpolicella Superiore, ovvero casi simili al Parmesan, alla Mozzarella della Campana o della Pommarola cinese, e quanto all’italiano sa benissimo leggere l’etichetta. E le tipologie Valpolicella, Valpolicella Superiore e Ripasso sono figlie di nessuno, visto che la “garanzia” è rivolta principalmente all’ Amarone e al Recioto? Insomma, questa fascetta qualcuno me la spieghi. Detto questo per adesso vi saluto. Max Pigiamino Perbellini | | TrackBack> |  |  |  |
| [03/18/2008, 23:32] | Off Topic |  | | Off Topic, cioè fuori tema. Infatti in questo blog vinoso voglio parlare di birre, e di come in qualche modo esse possano essere, come il vino, espressione di un territorio. Le birre in questione sono quelle del Birrificio Scarampola (Via Apollo Sanguinetti 18, 17014 Cairo Montenotte, (Sv), Tel 019/500196, Fax 019/520156). | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/14/2008, 22:51] | Verona Wine Top 2008: i Bardolino premiati |  | Sono 15 i vini bardolinisti premiati nell'edizione 2008 di Verona Wine Top, il concorso enologico voluto dalla Camera di Commercio di Verona. In tutto, la giuria ha premiato con l'eccellenza 107 etichette veronesi. La "Guida ai 100 migliori vini di Verona", completa delle analisi sensoriali di tutti i vini premiati curate da Richard Baudains, corrispondente della rivista "Decanter", sarà disponibile a partire dal mese di settembre e può già essere prenotata scrivendo a winetop@vr.camcom.it, inserendo come oggetto "Richiesta Guida Verona Wine Top 2008" e specificando l'indirizzo postale a cui spedire il materiale. Il materiale verrà spedito a titolo gratuito. Di seguito i top del panorama bardolinista. Bardolino Chiaretto spumante brut 2007 - Vigneti Villabella Bardolino Chiaretto Classico 2007 - Meneghello Bardolino Chiaretto Classico Vigne Alte 2007 - Zeni Bardolino Chiaretto 2007 - Villa Medici Bardolino Classico 2007 - Cantina Caorsa Bardolino Classico 2007 - Lenotti Bardolino Classico Val dei Molini 2007 - Cantina di Custoza Bardolino Classico Vigna Morlongo 2007 - Vigneti Villabella Bardolino 2007 - Ronca Bardolino Rubens 2007 - Cantina di Castelnuovo del Garda Bardolino Classico Vigneti di Ca' Nova 2006 - Sartori Bardolino Superiore 2006 - Villa Medici Bardolino Superiore Colline di Colà 2006 - Bergamini Bardolino Superiore Classico 2006 - D'Aulerio Nicoletta Bardolino Superiore Classico 2005 - Cantina Caorsa | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/08/2008, 16:33] | Appello in difesa dell'identità del vino italiano, raccolta firme a Terroir Vino |  | Anche a Terroir Vino a Genova, sarà possibile sottoscrivere l'appello per la salvaguardia dell'identità del vino italiano promosso da Porthos e già condiviso da numerosi protagonisti dell'informazione sul vino. In seguito allo scandalo del Brunello e ai conseguenti attacchi sferrati all'identità del vino italiano da cantine industriali, enologi e critici enoliberisti, la "parte resistente" dell'enologia nazionale si riunisce per la prima volta in un appello per la tutela del nostro vino, contro ogni progetto di omologazione ai modelli imposti dal mercato globalizzato e a favore di una viticoltura più rispettosa delle regole e del territorio. Vignaioli ed enologi naturali, giornalisti indipendenti e commercianti illuminati contro un establishment che antepone le necessità del marketing al valore sociale, economico e culturale del vino. Sarà possibile firmare l'appello direttamente anche all'ingresso di Terroir Vino 2008, la manifestazione organizzata da TigullioVino.it lunedì 16 Giugno a Palazzo Ducale, Genova dove abbiamo previsto uno spazio apposito per Porthos. Per il testo completo dell'appello, clicca qui Per sottoscrivere l'appello online, clicca qui | | TrackBack> |  |  |  |
| [03/21/2008, 12:42] | Terroir Vino e qualche dritta |  | | E' stata resa nota la lista (quasi) definitiva dei partecipanti al prossimo meeting di Tigulliovino, che si terrà il 16 giugno a Genova, nello splendido scenario del Palazzo Ducale, e che avrà come tema conduttore il binomio terroir-vino. | | TrackBack> |  |  |  |
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