Per tenere sotto controllo lo sviluppo vegetativo della vite nel corso della stagione, gli agronomi sono soliti ricorre agli indici pedoclimatici. Tali indici sono solo elaborazioni numeriche delle condizioni del pedoclima, cioè dell'insieme delle condizioni fisiche e chimiche dello strato superficiale del terreno, dipendenti dal clima stesso. Fra le grandezze fisiche e chimiche che normalmente si prendono in considerazione, la temperatura T in prossimità del suolo è probabilmente la più importante. Prima di proseguire con questo post, pregherei l'incauto lettore di scaricare e leggere quanto riportato in questo link. Lo so, sono pigro, ma quantomeno chi non ha trovato l'argomento interessante, può tranquillamente transitare su un altro blog.
[English translation at the end of the document] Fonte: Viniflhor Viniflhor pubblica una specie di classifica della competitivita? del prodotto vino per nazione. Lo fa praticamente dando un voto a ciascuna nazione misurandola su sei parametri, con un peso diverso, che portano a un giudizio espresso i millesimi. Il risultato lo vedete nel primo grafico. La Spagna, l?Italia e la Francia sono i tre mercati che eccellono nel panorama mondiale, seguiti dagli USA (a una certa distanza). In cosa eccelliamo? Secondo lo studio i nostri due punti forti sono la struttura molto diversificata delle esportazioni (coadiuvata dal mercato interno comunque molto grande), per cui siamo al primo posto, e la struttura del vigneto, ivi comprese le condizioni climatiche e ambientali.
Ho da poco fato le ultime analisi. La media dei Montepulciano che ho esaminato si attesta sui 17 Babo, certo ancora poco, ma testimoniano un anticipo, rispetto allo scorso anno, di circa 10-15 giorni. Sono convinto però che questo anticipo alla fine andrà a ridursi, concretizzandosi ad una settimana per le uve migliori. Mentre valutavo le uve di quest'annata, ho travasato dai tonneaux il Montepulciano Nuvole e Pane 2006, un pò ridotto ma ... bello ! Lo vedete qui nel bicchiere e sullo sfondo le vigne, le madri di tutti i sogni di un viticoltore !...
Nell'ambito delle strategie di comunicazione dell'impresa, le pubbliche relazioni risultano uno strumento molto efficace a disposizione del management per raggiungere nello stesso tempo una pluralità di scopi e un pubblico molto ampio e variegato. Col termine di relazioni pubbliche, si intende il lavoro di ?ponte? tra l?azienda e gli interlocutori più qualificati (in particolare giornalisti, ma anche più in generale gli opinion leader del settore) utili alla conoscenza della qualità dei prodotti, dell?azienda stessa e delle persone che la formano. Si prende cura dell'immagine aziendale, ovvero dell'immagine che si vuole trasmettere ma anche e soprattutto dell'immagine percepita dagli interlocutori. Il suo intervento va armonizzato, in primis con gli obiettivi dell?azienda e di conseguenza con i responsabili dei settori commerciale e produttivo perchè gli obiettivi di mercato ed i prodotti per raggiungerli, vanno definiti insieme affinchè il lavoro di responsabile delle relazioni pubbliche, ne sia supporto e complemento. In sintesi, si occupa di promozione, ufficio stampa, pubbliche relazioni, supporto alla scelta di indirizzi qualitativi, supporto alla scelta di mercati, campagne pubblicitarie, etc Le pubbliche relazioni lavorano prevalentemente sulla notorietà , sulla credibilità e sulla reputazione dell'azienda e hanno anche un elevato impatto nella costruzione da parte dell'azienda della Customer Social Responsability (CSR), contribuendo a creare una immagine che risulti duratura nel tempo e che identifica e valorizza la mission o visione dell'azienda.
Le pubbliche relazioni on line
L'obiettivo principale della PR online è massimizzare i commenti positivi sulla propria azienda, marca, prodotto o sito web nei siti web di terzi che possono essere visitati con più probabilità dal proprio target audience. Internet offre la possibilità di fruire di un interazione ?a due vie? (interazione), per comunicare con opinion leader e giornalisti, clienti e di rafforzare la marca o immagine di impresa. Favorendo l'aumento del numero di utenti qualificati ad un determinato sito web, dei contatti;e conseguentemente amplificando le possibilità dell'aumento delle vendite; la ricerca di potenziali nuovi clienti; l'offrire informazioni a persone che stanno completando il loro processo d'acquisto; l'affermazione del brand. E? importante quindi monitorare le varie sfere della rete, con particolare riferimento ai blog, ai forum, ad usenet, per conoscere la reale percezione che il mondo esterno (addetti ai lavori e consumatori ) ha della azienda, quale sia la percezione del marchio e del prodotto e se questa percezione sia o non sia in linea con quella che vorremmo effettivamente trasmettere. Tra le attività delle Pubbliche Relazioni online ricordiamo: Comunicazione con i media (giornalisti), scambio links o ottenimento di links, redazione di materiale editoriale, partecipazione a Comunità e networks, analisi della conversazione in rete sui brand, servizio di monitoraggio e alert. Gli obiettivi, in sintesi, della programmazione di una attività on line: fornire informazioni a opinion leaders e al consumatore: _aumentare _popularity _aumentare sentiment _aumentare fidelizzazione _ottenere feedback dagli utenti finali _consolidare immagine _azienda/prodotto
Da un’indagine svolta nel Regno Unito prendendo un campione di 1000 persone che consumano regolarmente vino, è emerso che la recessione non intaccherà il consumo di vino. All’interno del paniere del consumatore tipo saranno al contrario penalizzati prodotti come birra, dolci/caramelle e bibite gassate. L’indagine, svolta da Wine Intelligence, offre dei risultati particolarmente confortanti tenendo [...]
Qualcuno si domanderà "ma che è successo ad Esalazioni etiliche? Non era un blog di vino? E' il secondo post dedicato alla musica...". Già, ma chi legge questo bloggaccio che si appoggia ad una piattaforma decisamente disonorevole per problemi di tempo, sa perfettamente che qui non si parla solo di vino ma anche di altre passioni, prima fra tutte la musica, la grande musica, quella che lascia il segno perché ha realmente qualcosa da dire, a prescindere dal gusto di ciascuno di noi.Nel caso di Keith Jarrett, poi, si può discutere quanto si vuole, ma rimane il fatto che è un musicista di talento che è riuscito a superare i confini e gli incasellamenti che tanti critici hanno tentato di affibiargli. Certo, le sue escursioni nella classica, con incisioni di un certo pregio come i 24 preludi e fughe op. 87 di Shostakovich, Das Wohltemperierte Klavier Buch I al pianoforte e Buch II al clavicembalo, una delle più difficili e straordinarie opere di Bach, le Goldberg Variations dello stesso autore, le bellissime Suites for Keyboard di Haendel, le meno entusiasmanti esecuzioni di tre concerti per piano e orchestra di Mozart, ecc., rappresentano il lato più "istituzionale" di Jarrett, e per certi aspetti meno avvincente.Indubbiamente il suo lavoro più difficile e libero sta nell'improvvisazione totale dei suoi concerti in solitudine, inevitabilmente altalenanti e a tratti ripetitivi ma con alcune pagine davvero memorabili, grazie anche al suo tocco straordinario e alla sua conoscenza pressoché totale della musica. Concerti difficilissimi, per i quali è necessaria una concetrazione assoluta, e che gli sono costati non pochi disturbi di salute, tanto che oggi, superata quella grave malattia psicosomatica che non gli ha permesso di suonare per alcuni anni, preferisce effettuare raramente quelle esecuzioni in solo, con una formula del tutto diversa: brani più brevi (prima effettuava due lunghe improvvisazioni in due tempi) e spazio agli standard, che gli permettono ovviamente un maggior respiro.Questa sera, chi si sarà ricordato di premunirsi in tempo del biglietto, avrà modo di apprezzarlo all'Auditorium di Roma, Sala Santa Cecilia, nella veste a lui più congeniale e ormai "standard", il trio, accompagnato da due musicisti il cui carattere si fonde perfettamente con le esigenze dell'artista di Allentown, Jack De Johnette alla batteria e Gary Peacock al contrabbasso. Un trio collaudatissimo con il quale ha forgiato decine di dischi e la cui formula funziona grazie alla loro ricchezza espressiva e creatività, alla tecnica perfetta e, soprattutto ad una sintonia musicale e di intenti che ha rari eguali nella storia del jazz. Si, ho detto jazz, perché in questo caso si tratta proprio di questo, jazz allo stato puro, un viaggio in questo mondo immenso, passando dai classici alle correnti più avanguardistiche, ma sempre con un tocco e un'eleganza raffinata che difficilmente può annoiare.Il Jarrett di oggi è indubbiamente diverso da quello del lontano Koln Concert, unico disco di piano solo che sia riuscito a vendere milioni di copie in tutto il mondo, la sua consapevolezza ed esperienza gli consentono un maggiore equilibrio, una misura e un uso della tecnica totalmente asserviti all'esigenza espressiva, con momenti di altissimo lirismo.Ora, i disattenti, sanno cosa si perderanno...
Stormhoek ha usato strategie di marketing 2.0 sin dal suo debutto nella blogosfera nel 2005, quando veicolò il suo brand attraverso una campagna virale tra i blogger inglesi. Nel giro di un anno aumentò le casse di vino vendute nel Regno Unito di sei volte con un budget annuale speso in comunicazione di appena 20.000 dollari. Non male per un brand del vino locale con una riconoscibilità ormai globale.
Ma, poche settimane fa, il suo partner inglese Orbital ha dichiarato bancarotta, una crisi che va al di là del controllo di Stormhoek. Sebbene l’azienda sia ancora in una situazione finanziaria buona, tuttavia i suoi sub-contractor non lo sono: il che significa licenziamenti.
Fin qui ci siamo. Ma cosa sta succedendo adesso? Stormhoek vuole evitare questa situazione di crisi e di licenziamenti. Come? Con un altra campagna di marketing online virale.
Own a vine. Save a job
Sfruttando sempre il passaparola della blogosfera, l’azienda a chiesto al suo pubblico un prestito di poche centinaia di euro per affittare una vigna sulla quale verrà posto il nome del supporter. Quest’ultimo riceverà una fotografia della vigna e una bottiglia di vino fatta con l’uva di quella vigna.
Nello stesso tempo Stormhoek stanzierà il 5% dei suoi costi di produzione a un fondo per la restituzione del prestito, per restituirlo con gli interessi.
In pochi giorni dal lancio della nuova iniziativa sono stati pubblicati oltre 70 articoli online su di essa; il gruppo Facebook si è attivato; il passa parola si è diffuso all’interno del servizio di social bookmarking del Sud Africa Muti e del microblogging Twitter. Inoltre, il servizio di social media locale Zoopy.com sta facendo la sua parte anch’esso. Oltre 11 mila persone hanno visitato il nuovo sito di Stormhoek (www.stormhoek.co.za ? il vecchio sito www.stormhoek.com era controllato dalla compagnia inglese e sta finendo di funzionare). Per il momento poi sono state vendute 22 vigne, ancora ben lontani dall’obiettivo di 3000 vigne, ma Graham Knox, il proprietario, sembra essere confidente nel fatto che anche stavolta i social media faranno il loro dovere.
Considerazioni
Apertura e trasparenza Nella sua prima campagna online, Stormhoek invitò i blogger ad assaggiare il loro vino gratis. Non c’era alcun obbligo di scrivere qualche post su di esso, nè di scrivere solo cose buone. La trasparenza ha pagato e il passaparola si è diffuso velocemnte online.
Conversazione continua Sebbene ci siano stati periodi di stallo nella conversazione, Stomhoek possiamo dire che abbia comunque tenuta sempre alta l’attenzione su di sè. In Sud Africa sponsorizza il suo vino laddove i geek, i tecnologici, si radunano. E questi, ovviamente, parlano del brand.
Evoluzione continua Niente è stabile sul web, tutto è mutevole. Anche Stormhoek lo è, mutando continuamente la sua conversazione online e offline. La prossima mossa sarà quella di inserire i video attraverso il sistema di aggregazione Zoopy. Tra l’altro l’azienda sta mutando anche fisicamente.
Lato umano
In questo mondo virtuale è importante che ci sia la presenza effettiva di una persona dietro al blog, in altre parole il suo lato umano. Visitando il blog di Stormhoek si possono vedere le facce delle persone che lavorano nelle vigne (vedi immagine sopra), le loro vite, le loro esperienze. Vedrete quindi le persone cui realmente andrete a salvare il lavoro con il vostro prestito.
Maggiori info sull’iniziativa e la strategia di Stormhoek cliccando qui.
Poniamo che voi facciate le vostre vacanze nei 27 paesi dell'Unione Europea scegliendo in base alle tabelle dei prezzi che il Financial Times ha redatto. Bene, non scegliereste certo l'Italia per il dormire, è la più cara, 200 euro una...
Pubblichiamo, tra i racconti segnalati del concorso letterario di Villa Petriolo, "Il vino dell'amicizia" di Vanni Marchioni, a cui vanno i nostri complimenti.
Vanni Marchioni è nato nel 1974 a Firenze, dove risiede. Dopo il diploma in Gestione d'impresa conseguito presso SSA - Scienze Aziendali - Specializzazione in Marketing, distribuzione e tecniche di vendita, diviene responsabile marketing/commerciale di Pitti Immagine. Sommelier A.I.S., si interessa di lettura, teatro, viaggi, fitness, cinema, canoa fluviale, pesca con la mosca, entomologia e micologia.
racconto
"IL VINO DELL'AMICIZIA"
di Vanni Marchioni
Gli occhiali si appannano sempre sul più bello. Quando vorresti vedere le cose più nitide, le lenti si velano di un velo invisibile ma percepibile. Forse per pulirle veramente bene e vederci finalmente chiaro sarebbe necessario entrare in un autolavaggio con una macchina coupè. Quale soddisfazione indescrivibile.
Ferruccio, ottantasette anni compiuti lo scorso martedì, gli occhiali li porta da tempo immemorabile. Da quando sognava, lui per primo, che fossero le spazzole di un autolavaggio a pulire le sue lenti appannate. Questo pomeriggio sta leggendo il suo giornale in un parco di Milano e si annoia da diventare matto. Le sue lenti, come la sua anima, hanno preso quel colore grigio fatto di smog e architetture da quattro soldi, che circonda il giardino e la sua panchina di legno vecchio, smaltato con un verde approssimativo.
Seduto accanto, come in un viaggio, Corso guarda nel vuoto. Chissà a che cosa pensa. Forse alla guerra, tutte le persone anziane pensano alla guerra, una volta al giorno. La terza età che ricorda la prima, o la seconda, fase della propria esistenza. Perché sebbene la miseria e la follia degli uomini facessero da padroni, quel tempo era il tempo della giovinezza. Che si fugge, tuttavia. Corso si è seduto sulla stessa panchina di Ferruccio un paio d?ore fa. Come passa lentamente il tempo, quando non si ha niente da fare. Ha salutato educatamente il suo sconosciuto compagno di banco occasionale, il quale ha risposto toccandosi il cappello con la mano sinistra.
Chi li vedesse adesso, senza avere appreso il buon gusto di non giudicare dalle apparenze, vedrebbe solamente due uomini soli. Ma quando la solitudine fa rumore, sono le sensazioni che prendono il posto delle parole.
I due uomini si guardano negli occhi, per la prima volta da quando sono fianco a fianco e non credono che sia vero, che sia possibile. Come un lampo improvviso che divide il dipinto del cielo, avviene la medesima reazione chimica nei due stanchi agglomerati di cellule e si apre un cassetto in quella parte del cervello che si dice richiami la memoria storica. Quel giorno di marzo del ?43 erano lì, nella stessa parte di mondo. Nel posto sbagliato e al momento sbagliato. L?un contro l?altro armati, entrambi credenti nei valori della patria, dell?esistenza indubbia di un essere superiore che tutto vede e giudica. L?importanza della libertà e della passione. Sebbene oggi sia così difficile da percepire, si credeva in un obiettivo anche quando era solo raccontato da terze persone e appariva così lontano, quando mancava il pane. Fatto sta che la Linea Gotica divise due paesi e due mondi confinanti. Famiglie che fino a ieri avevano pranzato insieme e che oggi impugnavano fucili rudimentali per spararsi addosso dalle finestre. I due uomini si guardano negli occhi e vedono dentro, vedono lontano. Nella memoria del tempo, tornano giovani e si ritrovano sporchi e stanchi. Magri e polverosi. Faccia a faccia, uno con un fucile scarico e l?altro con il colpo in canna.
- spara! che cosa aspetti, spara!
Ma quella cadenza emiliana, quella esse morbida strascicata tra le sillabe dell?aspettativa di morire fermò qualcosa nella testa e nelle mani di Ferruccio. Non premette il grilletto per un tempo immemorabile durante il quale non pensò a niente o forse a tutto, confusamente. Al fatto che stava per uccidere un ventenne, come lui, per il solo credo in un?altra bandiera. Eppure fratelli della medesima Italia e figli delle stesse madri che pregavano allo stesso modo, in due case poco distanti. Invece di fare fuoco disse qualcosa come anche tu sei di queste parti? A ripensarci adesso, avrebbe potuto tirar fuori qualcosa di più epico, ma meno vero e sincero. Pochi minuti più tardi si avviarono insieme verso la casa di Corso, a poche centinaia di metri da quel luogo di morte.
Adesso Ferruccio e Corso stanno bevendo assieme lo stesso vino che aprirono allora. Un lambrusco semplice semplice, un vino locale che sapeva - allora come oggi - di amicizia e lealtà. Così facile da bere, morbido e frizzante come una bella storia. Il resto del mondo ha abbandonato il grigio e assume i riflessi violacei che macchiano il bicchiere. Non c?è bisogno di parole, in un momento come questo. I due vecchi nemici sorseggiano insieme, senza fretta, il vino della loro amicizia.
Gli occhiali di Ferruccio sono di nuovo appannati. Per fortuna non si vede la pioggia sotto le lenti bifocali. Deve essere entrata un po? d?acqua durante il lavaggio dell?auto.
"Se c'è una cosa che i produttori di vino non possono permettersi di fare, è quella di stare zitti e fermi, di non fare nulla, sperando che questa cosa passi. Perchè non passerà. Anzi. E' destinata ad aggravarsi".
L’associazione enogastronomica diVini assaggi.it, festeggia per il secondo anno di fila il suo compleanno. Dopo le fatiche invernali, le soddisfazioni primaverili è ora di ringraziare i propri affezionati soci e clienti, con una festa all’insegna della qualità del divertimento ma soprattutto dell’eleganza. 10 Agosto 2008 presso lo “Shinè club” ( Lido Clorinda via dei lidi località Laura di Paestum) diVini assaggi invita i suoi soci, clienti, e tutti gli ...
E' di queste ore la notizia che in Francia è in preparazione una proposta di legge che vuole regolamentare i siti Internet che trattano di vino alla stessa stregua dei siti pornografici. Secondo Decanter.com, sono trapelati alla stampa i dettagli...
Quando le cose si mettono male, le vecchie tradizioni ritornano ?
I rapporti dell?uomo con il vino avevano avuto alti e bassi durante la lunga storia della civiltà. Bevanda degli dei concessa anche al popolo con grande magnanimità, era poi diventata alla portata di tutti nel periodo romano: erano sorte taverne e botteghe di mescita dove, ovviamente, la qualità era piuttosto scarsa. Ma tanto bastava per dare ebbrezza e far dimenticare la dura vita di quei tempi. I commerci fiorivano e le navi lo trasportavano in giro per il Mediterraneo e successivamente nei paesi del nord. Il vino aveva superato egregiamente i cosiddetti periodi bui del medioevo, lo splendore del rinascimento, lo sfarzo delle regge barocche ed era giunto senza tentennamenti fino ai tempi moderni. Ovviamente anche la sua qualità era cambiata. Le tecniche di vinificazione avevano permesso di eliminare tutti gli additivi, quali spezie, miele, resine, che avevano cercato di rendere piacevole un liquido piuttosto aspro, il cui solo scopo era quello di inserire alcol nel corpo umano e fargli abbandonare per un poco le miserie quotidiane. Poco alla volta era diventata anche bevanda raffinata, le cui migliori espressioni erano privilegio di nobili e di potenti. Nel ventesimo secolo la base di chi poteva permettersi anche le migliori produzioni s?allargò sensibilmente ed il vino ?buono? divenne alla portata di tutti o quasi. In realtà però restava profondamente diverso l?approccio che i differenti strati sociali davano al nettare degli dei. Ma non vi era una corrispondenza banale tra ricchezza e qualità. Chi se lo poteva permettere a volte beveva vini di dubbio valore, magari solo perché il prezzo era alto e forniva un segno chiaro del livello sociale raggiunto. Spesso non capiva neanche cosa trangugiava e la sua capacità gustativa era veramente misera. Chi riusciva invece a penetrare veramente nelle innumerevoli sfumature di una bevanda estremamente complessa, non aveva i mezzi per procacciarsela ed era costretto ad accettare compromessi più o meno onorevoli. In poche parole, difficilmente chi apprezzava il ?grande? vino poteva berlo, mentre normalmente chi ne aveva abbondantemente le possibilità si trovava a tracannare o a centellinare prodotti molto cari, che poco o nulla riuscivano a trasmettergli. La stragrande maggioranza della gente beveva invece quello che trovava e ben poco si curava della qualità. Vino, sempre e dovunque, ma basta che fosse a basso prezzo. Poi, lentamente, le divisioni sociali diminuirono la forbice tra ricchi e poveri, ed anche il vino più prezioso divenne teoricamente una bevanda che chiunque, con maggiore o minore sacrificio, poteva permettersi almeno qualche volta all?anno. Tuttavia, restava ancora ben difficile da superare l?approccio culturale che durante i secoli ne aveva scandito il rapporto con il consumatore abituale. Il vino buono si poteva trovare anche facilmente, ma ben pochi erano in grado di riconoscerlo. Le vere sensazioni che un prodotto di alto livello sapeva elargire, rimanevano privilegio di pochi, senza alcun diretto rapporto con la loro possibilità economica. In questo caos qualitativo e quantitativo emerse finalmente una delle figure più importanti nella storia enoica del nostro pianeta: l?esperto di vino. Più che un mestiere era un vera missione: egli doveva sacrificarsi a degustare di tutto e di più per definire finalmente in modo oggettivo una scala di qualità per gli innumerevoli prodotti che uscivano sul mercato. Alla fine, la sua titanica opera di ricerca, di confronto, di valutazione, sarebbe stata offerta a tutti i miseri mortali, che finalmente avrebbero potuto conoscere esattamente cosa stavano per bere. Il modo migliore per allargare a tutti le conclusioni di quei pochi illuminati era senz?altro un libro che riassumesse sinteticamente lo sforzo compiuto in mesi e mesi di sacrificio. Nacque così la ?guida dei vini?. Anzi ne nacquero molte, in quanto ogni nuovo benefattore era convinto di essere più oggettivo degli altri e di aver eseguito con maggiore serietà ed attenzione la valutazione finale. A lato di queste vere e proprie ?Bibbie? comparvero innumerevoli discepoli che iniziarono a portare il Verbo enoico in giro per il mondo.
Le degustazioni pubbliche crebbero a dismisura così come le tavole rotonde, le lezioni, i congressi, ecc. Fortunatamente, si allargò anche il numero dei veri esperti, in grado di valutare le migliaia di profumi nascosti ai comuni mortali: non solo frutta, fiori e verdure, ma anche petrolio, animali, liquidi organici e così via. Finalmente chiunque avrebbe saputo cogliere quello splendido sentore di pollaio o di muffa, di radice amara o di pelo bagnato, che gli sarebbe stato precluso per sempre senza la sapiente guida degli eletti. Inoltre, non solo i consumatori avevano ormai degli angeli custodi pronti a guidare le loro scelte, ma anche gli stessi produttori potevano approfittare di chi avrebbe in poche e sintetiche parole osannato o distrutto il loro lavoro di vigna e cantina. Avrebbero capito velocemente se l?annata era stata buona o cattiva, se meritava o no mettere in vendita ciò che avevano costruito in un anno di dura fatica. Bastava seguire le prediche pubbliche dei ?santoni? e tutto sarebbe stato chiaro. E poco importava se ciò accadeva normalmente a vendemmia conclusa. Il consumatore era comunque felice: aspettava con trepidazione spasmodica l?uscita delle ?Guide? e si scatenava nella caccia delle bottiglie più osannate. Il vino, benché spesso prodotto in grandi quantità, finiva quasi subito. Tutto era già venduto ben prima di uscire. Recuperare una sola bottiglia diventava un?opera di persuasione e di preghiera. I più fortunati riuscivano a commuovere il produttore e potevano portarsi a casa il gioiello tanto ambito anche se avevano dovuto pagare una cifra ben più alta del previsto. D?altra parte i prezzi erano per forza destinati a crescere. Gli ?esperti? benefattori dovevano sopravvivere e le guide dovevano essere pubblicate. Malgrado per loro fosse solo una missione culturale, i giornalisti, i curatori, gli esperti, i collaboratori ed i portaborse erano costretti gioco forza a mangiare, dormire, viaggiare, mantenere una famiglia. Dovevano, anche se controvoglia, chiedere una parte dei guadagni ai vignaioli che grazie a loro erano saliti nell?Olimpo della celebrità. La situazione continuò così per molti anni tra la soddisfazioni di tutti: il vino era diventata una realtà ?popolare? e la sua comprensione era saldamente nelle mani di chi lo sapeva analizzare con sapiente lucidità ed oggettività. Ma i sobillatori ed i rivoluzionari sono sempre esistiti nella storia dell?umanità. E così qualcuno, sicuramente in malafede, cominciò ad inserire qualche dubbio: perché lo stesso vino aveva giudizi così diversi da guida a guida? Perché le aziende più facoltose conquistavano sempre le migliori valutazioni? Perché si osannavano i vini più veri e tipici e poi si premiavano quelli più monotoni e ripetitivi? Furono subito accusati di eresia, ma la calunnia iniziò ad infiltrasi e ad ottenere i suoi primi frutti. Alcuni consumatori osarono addirittura degustare da soli, senza alcun appoggio esterno. In altre parole, si vollero sostituire agli esperti, dopo tutto i sacrifici che questi avevano fatto per loro. Qualcuno arrivò perfino a comprare bottiglie non recensite da nessuno dei portatori di verità. Il mondo del vino stava per crollare per colpa di pochi facinorosi. Si sarebbe tornati alla barbarie ed alle scelte individuali. Si sarebbe bevuto un Sauvignon anche senza apprezzare compiutamente e profondamente quello splendido profumo che solo il gatto di casa riusciva così bene e inconsciamente a riprodurre. Ci furono anni di caos e di sgomento, finché non comparve sulla scena enoica la poderosa e illuminata figura del ?Grande Estimatore?. Nessuno seppe mai quale fosse veramente il suo nome né come riuscì ad imporsi su tutto e su tutti. La sua scalata fu imperiosa e senza ostacoli. Cancellò facilmente ogni tipo di guida e ridusse all?anonimato il nutrito gruppo di portatori delle verità vinicole. E pensare che non dava classifiche e nemmeno consigli od ordini da seguire come atti di fede. Tutto ciò che faceva era di mostrarsi in qualche cantina e discorrere allegramente con i produttori davanti ad un bicchiere. Poi ringraziava ed usciva contento, tallonato dai Mass Media che lo seguivano ovunque, ma che non riuscivano mai ad ottenere il benché minimo commento. Le cantine visitate erano sempre più numerose ed i vignaioli facevano di tutto per migliorare i prodotti, sperando di accoglierlo un giorno o l?altro nelle loro abitazioni. Non chiedeva mai niente: assaggiava e parlava, parlava ed assaggiava. Sorrideva sempre, anche quando magari il vino non era stato di suo completo gradimento. Riusciva a non fare trasparire alcuna emozione.
I consumatori iniziarono a seguire il suo esempio ed a decidere con il proprio naso e palato. Costretti a provare in prima persona, iniziarono essi stessi a valutare ed a confrontare, sempre più coinvolti non solo dalle caratteristiche del vino, ma anche dalla simpatia del produttore, dalla bellezza del territorio circostante e da tutte quelle sfumature difficilmente esprimibili con aridi punteggi. Scomparve in una giornata di autunno. Fu visto l?ultima volta su una collina delle Langhe, seminascosta da una fitta ed umida nebbiolina. C?è chi giura che non era solo, ma circondato da un gruppo di giovani festanti e giocosi che suonavano e ballavano. Poi più nulla, ma il vino ormai veniva apprezzato per quello che riusciva a trasmettere: praticamente tutti erano in grado di decidere da soli. Nessuno volle mai credere a quel vecchio ?maestro di vigna? che in mezzo all?umida foschia di quel giorno, con il mozzicone di sigaro in bocca, si stava godendo solitario il languido panorama delle sue vigne di Nebbiolo. Eppure lui era proprio convinto di aver udito il gruppo festante chiamare il ?Grande Estimatore? con quello strano nome mai sentito prima ?Διονύσος, Διονύσος !!? (Dioniso, Dioniso !!)
C'è un mare, che dell'elemento mediterraneo rappresenta l'ideale e sostanziale prosecuzione verso l'oriente. Uno strano bacino, che agli osservatori poco avvezzi alle discipline geografiche da l'impressione di un grande lago. Ma solo un disattento e colpevole sguardo può travisare la vera natura del Mar Nero. Un anomalo limes climatico, geografico e culturale, nel quale i fenomeni marini, meteorici ed antropici si intrecciano, si combattono e dialogano, come nell'ideale preludio ai limitrofi orizzonti caucasici.
A dispetto del suo aspetto lacustre era molto temuto dai navigatori dei secoli passati, che avevano come riferimento il faro della città anatolica di Trebisonda. Nelle notti buie e burrascose, "perdere la Trebisonda" poteva significare il trovarsi dispersi in un mare insidioso ed inospitale solcato dalle gelide ed indomite correnti provenienti dalla pianura ucraina, abili a rendere le sue acque fredde e scure. Il nome stesso (Mar Nero) pare che sia stato attribuito dai turchi sopraggiunti nell'area per distinguerlo dal meridionale e caldo Mediterraneo, da loro chiamato "Mar Bianco". Con lo stesso criterio, secondo alcuni, pare che siano stati attribuiti anche molti altri topònimi (Nilo Azzurro e Nilo Bianco, la Bielorussia, il Montenegro e l'Albania).
Il clima di questo bacino è in alcuni casi temperato, in altre zone più freddo. Ma in particolari situazioni, dove le catene montuose frenano i gelidi venti del nord, il clima si fa decisamente mediterraneo, con caratteristiche temperate e gradevoli, ideali alla viticoltura di qualità. E pare che alcuni dei ceppi originari della vite abbiano proprio avuto origine nelle regioni costiere della Georgia e della Crimea.
La Crimea, il cui nome ci evoca guerre antiche e cariche avvincenti. La cui terra si rivela sorprendentemente prodiga di vini dolci e pregiati.
I vini di queste terre assumono prerogative antiche, con tendenze diverse da quanto è oramai consolidato nelle enologie occidentali. Difatti, diversamente da quanto avviene per la nostra produzione, la gran parte dei volumi di vini prodotti nell'area è costituita da vini ad alto contenuto zuccherino residuo, ottenuti anche con l'impiego delle anfore nelle fasi di vinificazione ed affinamento.
In occasione del vino dei blogger#12, proposto da Marco Cenci, ho pensato di parlare del pinot grigio 2002dolce (?i?? ??i) prodotto dall'azienda Massandra (????????), situata nell'omonima localitàucraina. Ho cercato, con molte peripezie, di ottenere alcune bottiglie prodotte da queste azienda, il cui nome suscita molte suggestioni nel cuore di ogni amante del mondo enologico. Quando, finalmente, mi sono arrivati questi oggetti da noi pressoché introvabili non ho potuto resistere da un assaggio.
Il fascino del retroterra storico, geografico e culturale che questo vino ha estrinsecato all'assaggio, hanno pienamente ricompensato il disagio di una lunga attesa, ripagandomi con una pienezza di gusto e di aromi di grande eleganza.
Questo splendido vino viene ottenuto con uve della cultivar pinot grigio raccolte in vendemmia tardiva, sottoposte a leggero appassimento ed avviate alla vinificazione in anfora. Successivamente, la prelibata bevanda, subisce un periodo di invecchiamento in legno di due anni dopo di che viene destinato all'imbottigliamento ed all'affinamento in bottiglia. Il grado alcolico finale è pari al 13% del volume (senza ricorso alla pratica dell'arricchimento). Il colore è rosso granato, molto caratteristico. Il profumo è molto piacevole e ricorda il miele ed i fiori degli agrumi. Il gusto è pieno e raffinato, molto dolce, bilanciato da una gradevole nota acida, in un connubio tale da renderlo molto adatto come compagno di un pomeriggio di lettura. Ottimo anche abbinato al consumo di dolci a base di frutta. In Ucraina si usa, ad esempio, degustarlo insieme ad uno strudel di prugne (???????? ?? ???????). La prova da me fatta mi ha dato soddisfazioni davvero notevoli.
Il prezzo??? In Italia non ho parametri economici precisi ma, in Ucraina, viene venduto ad un prezzo di circa 12 euri. Un costo davvero contenuto per un autentico capolavoro.
Allora cosa dire??? Buona Salute a Tutti!!! Pierluigi Salvatore.
NELLE FOTO: VEDUTA DELLA FORTEZZA GENOVESE DI BALACLAVA, ALCUNE BOTTIGLIE PRODOTTE DALLA CASA VINICOLA "MASSANDRA". NEL VIDEO: ALCUNE IMMAGINI GIRATE NELLA STESSA CASA VINICOLA (VIDEO TROVATO IN RETE).
ScrivevaBaudelaire che il vino è simile all'uomo, quindi soggetto a tutte le tipiche emozioni terrene. Altre cose interessanti le scrisse Rabelais sul vino e uomini. Quel che è certo che ogni qualvolta ci troviamo dinnanzi alla dionisiaca bevanda ci sentiamo liberati da pensieri e dal grave fardello della vita. Come mi è successo mentre sorseggiavo piccoli ma audaci sorsi di questo Barbera d'Alba Borgogno. Tenete ben presente che questo vino ha bisogno di un bicchiere panciuto e generoso per ammirare il suo rosso rubino con delicati riflessi più chiari. Il profumo è elaborato e decisamente fruttato, con tocco inequivocabile di spezie. Sapore corposo, tagliente che lascia in bocca una freschezza come pochi. Uvaggio Barbera al 100%, gradazione di 13,5% questo Barbera deve esser servito attorno ai 18°, mi raccomando. Ottimo con secondi piatti, con gli arrosti in crosta e lardellati, amicante con le carni brasate e alla griglia. Bene con i bolliti misti accompagnati da purea o patate prezzemolate. Non male per una merenda dove imperano salumi tipici e formaggi stagionati. Concludo evocando una massima di Platone, tributo alla mia formazione classica che qualcuno vorrebbe come presidio anacronistico e celebrativo. È vero che il vino è il più grande dono che gli dei fecero all'umanità. Questo Barbera d'Alba DOC Borgogno è veramente un bel dono. [Giudizio ottimo]
Uva: fianoFascia di prezzo: da 5 a 10 euroFermentazione e maturazione acciaioMi voglio soffermare su questo vino, piccola rivelazione dell'estate: è andato in finale a Vini Buoni d'Italia conquistando la Gran Menzione, accompagnato tra l'altro da un rosato Lacryma Christi che si è fermato a Paestum risultando così tra le migliori sessanta bottiglie della Campania. Il bianco è il suo mestiere: mi riferisco all'enologo Mancini, un professionista della vecchia ...
With everything in play the way it has been for the last 50 or so years, is anyone surprised that we now find ourselves in prime-time navel gazing mode regarding our future? In the early 1970?s we were not so gently warned to get our oil-addiction in check. And now, everyone is acting surprised that gas is $4 a gallon, like it?s the end of the world? Hello, that was the price of gas in Italy, in 1984.
Now we are starting to reluctantly see the introduction of the new pony cars, like the new Dodge Challenger or the new Chevy Camaro, which were designed way back when the price of oil was $40 a barrel and now it is $140. No wonder there isn?t too much excitement about those cars, except in places like the Chinese Billionaire Club or the Dubai Gazillionaire?s Guild.
Is it any surprise that now, not many fellows want to shell out the bucks for a pony car that will cost them $50 a day to run? The world that these cars were designed for no longer exists.
Likewise, in the Italian wine world, we also have these pony car wines that were dreamt up for a world that isn?t there waiting for them. The shelves are not begging for it, I have this on good counsel from the streets.
I know some of my importer friends and colleagues don?t like to hear it, but the world has presently turned away from something thought up to be uber and special, a luxury item created for an emerging market that can barely keep its head above water.
"It's not easy being green"
What is the typical wine of which I talk about? It is often from Tuscany but not limited to that area. The Maremma figures in here, seeing as there was a lot of investment and planting some years ago, in anticipation of the growth of the phantom category. It can be a blend of Sangiovese with Bordeaux varietals. Syrah can also be a component. It can also be found in the Veneto, in Piedmont, in Sicily, Sardegna, the Marche, almost anywhere. But Tuscany seems to be the poster child for these mis-planned opportunities that never materialized.
And I?m not meaning to throw down hate on my Tuscan brethren, but folks, I really don?t see how it will fly in these times. If anyone can find the rubes, please send some of them to me.
OK, so we get an email, or a meeting whereby we get this plea, more often in the form of a requisite for continued good relations. Time out.
Let?s say I am a salesman coming to your place, to sell you, let?s see, brushes. And I knock on your door, because you have been a good customer, have bought a lot of brushes from me in the past. Even tooth brushes and brushes to clean out the spokes in your car wheels. So you are a loyal client and you pay me always on time. Good times.
And I come to you and tell you I have built this brush factory and have invested heavily. And those brushes I have been selling to you for $5-6, I still want to sell them to you. But I need you to also buy a bunch of brushes for your house and they cost $12-15 and they only are good for the second floor. You can?t use them in the garage and they are useless in the dining room. They are only for the study on the 2nd floor or the guest bedroom. And not the bathrooms. And I need you to buy a dozen of them.
And you look at me and tell me you don?t need them, let alone a dozen of them. And I respectfully answer back that I hear you but I still need you to step up to the plate and honor the commitment that our relationship requires.
Can you feel the force of the door as it just got slammed in my face?
Now, I?m not saying that it would go that far. But just like Detroit has invested in something that is really not appropriate for the current market, so in other endeavors, there are products developed that just aren?t the greatest ideas for the world we find ourselves in.
What the world needs now - is it really another highfaluting Maremma wannabe that sells for $60, $80, $100? I don?t see it, anymore than I see myself getting behind the wheel of a 9mpg Viagra-mobile.
What does excite me is to press on with the refinement of those wines that appear to be Italian concept wines, but closer to entry level prices. Look at the Asian car market, or better, look at the European car market. Within 2 years VW is going to have a car for sale that will get 235 mpg. How about an Italian wine that doesn?t suck all the spare change out of the glove compartment, something we can drive around our dining rooms and still be able to put pasta and salad on the table as well?
Something for the wine-concept gurus to think about, when they?re staring at themselves in the mirror, while they put on their sunscreen, before they head out to the seaside, during the month of August.
Quando si parla di vacanze non tutti avvertono un immediato entusiasmo, a qualcuno capita di provare una forte orticaria o quantomeno di sentirsi piuttosto nervoso, come se dover decidere dove, quando, con chi andare fosse un vero, angosciante problema del quale farebbe volentieri a meno...
Piccolo avviso natalizio, spero un regalo per le persone che mi leggono. Anche se è ancora un cantiere, anche se la grafica è in costruzione e si sta tra gli scatoloni e le impalcature da un po' ho ripreso a...
Luigi Bellucci è nato a Verucchio (RN) nel 1949 e risiede a Genova. Nel 1957 dalla Romagna i genitori, ristoratori, si trasferiscono a Genova. Luigi dà una mano nel servizio, ma nel 1972 si laurea in ingegneria elettronica e lavora come esperto di elaboratori e consulente. Dal 1995 è libero professionista. Dal 1997 è membro CCIAA delle commissioni di assaggio dei vini DOC e del panel dell?olio e partecipa a numerose selezioni di vini e oli in Italia. Sul sito www.tigulliovino.it, nella rubrica Viaggi, scrive le sue cronache minuziose in Italia e in Europa.
racconto
"I GIORNI DEL VINO E DELLE ROSE"
di Luigi Bellucci
?Cazzo se brucia il vino sulla pelle? e intanto soffiava sulla ferita appena aperta per attenuare il dolore mentre lui con estrema parsimonia faceva cadere ancora qualche goccia di liquido rosso da quella bottiglia straordinaria che suo padre custodiva così gelosamente. Quel brachetto aveva dei profumi di rosa che salivano dal ginocchio di lei e lo eccitavano ancora di più di quanto non facesse la vista della coscia mezza scoperta sotto la gonna a fiori.
Lei si era alzata particolarmente allegra, forse per il sole che brillava già alto nel cielo o forse per qualcosa di magico che volava nell?aria quel giorno, o forse perché c?era nell?aria un profumo di fiori, di mosto, di vino nuovo. Aveva voglia di regalare a qualcun altro la sua gioia, così prese la bicicletta sotto al portico, appoggiata alla porta del granaio, vi salì energica e iniziò a pedalare verso la Fratta. L?aria le lisciava le guance. Era calda e piacevole, si infilava nelle maniche corte del vestito e le accarezzava la pelle, risaliva sulle gambe in movimento e le faceva provare sensazioni quasi dimenticate di quando da bambina aveva iniziato a pedalare con l?aiuto del nonno. La strada cominciava poi a degradare molto lentamente e la bicicletta aumentava pian piano la sua velocità, ma la prudenza quella mattina non faceva parte dei suoi pensieri. Sentiva il rumore delle gomme che schiacciavano il pietrisco della carreggiata e quello scricchiolare strano e continuo dava gioia alle sue orecchie e a tutto il suo corpo e la pedalata era sempre più sciolta. Alla curva del Doccio non ricordava quella strettoia, il rumore improvviso che si avvicinava e aumentava spaventò una innocua biscia nera che se ne stava a prendere il sole sul bordo alto della scarpata e la fece scivolare verso la ruota anteriore che stava arrivando veloce. Fu un attimo perdere il controllo del mezzo e ritrovarsi, dopo uno zigzagare di una decina di metri verso la casa vecchia del Doccio, sdraiata a pancia sotto sul lato erboso della carreggiata, proprio vicino alla rete che separava la strada dall?orto, che stava proprio di fronte alla casa, con il grande noce al centro. Non era svenuta ma le ginocchia le bruciavano terribilmente e la bicicletta era rimasta in mezzo alla strada biancastra, a qualche metro da lei.
Lui era ancora stanco stamattina. Ieri aveva raccolto uva nel campo tutto il giorno. Forbici e mani nerastre e ceste riempite e tagli e ciocche sulle dita. Non ne poteva più. Ma non avevano ancora finito e dovevano per forza completare il raccolto in quella vigna perché l?uva era matura al punto giusto e bisognava tirarla via tutta. La stanchezza lo aveva tenuto a letto un po? più a lungo. Si era alzato e guardando dalla finestra della camera aveva visto gli altri già giù nella vigna. Un senso di rimorso lo aveva preso mentre si scaldava il caffé che la zia gli aveva lasciato nel tegame sul fornello e si tagliava dal violino una fetta di prosciutto crudo da accompagnare a un pezzo di pane del giorno prima preso dalla madia nel corridoio tra la camera e la cucina. Non stava pensando a nulla quando uscì di casa per andare giù nella vigna a fare la sua parte. Si stava tirando dietro la porta verde quando senti un tonfo strano alle sue spalle e uno strano rumore di lamiere sull?asfalto. Si girò di scatto e intravide al di là della rete dell?orto una sagoma dolorante. Per istinto corse lungo i dieci metri che lo dividevano dalla ragazza e la vide con la faccia a terra e le mani allungate sull?erba a proteggersi istintivamente il viso dalla caduta improvvisa. Capì che era proprio lei ed era quasi imbarazzato ad avvicinarsi per aiutarla ma si fece coraggio. ?Ti sei fatta male??. ?Cacchio! Se non cadevo stavo meglio!? rispose lei cercando di alzarsi. ?Ahi, ahi, ahi! Le ginocchia!?. Lui vide per primo il ghiaino della strada sporco di sangue. Le due rotule di lei erano rosse e lembi di pelle sollevata si mischiavano alle piccole pietruzze che la pressione del suo corpo aveva fatto quasi incollare alla carne. Le mani di lei erano messe anche peggio. ?Aspetta, che prendo qualcosa per disinfettarti. Non ti muovere di qui?. Lei si mise seduta per terra, sull?erba, con le spalle appoggiate alla rete morbida dell?orto. Raccolse le ginocchia ferite vicino al volto e iniziò a soffiare lentamente sulla carne delle palme e delle ginocchia, da cui usciva lentamente il sangue rosso. L?ombra del grande noce la proteggeva dai raggi del sole che ormai era alto nel cielo sopra di lei. Lui corse veloce verso casa, ma istintivamente non entrò, prese invece la porta della cantina.
Afferrò quella bottiglia di vino rosso sul coperchio di una botte che aveva aperto la sera prima per un assaggio e prese anche i due bicchieri di vetro, quelli piccoli e robusti, col fondo pesante. Corse fuori sulla strada dove lei si stava dando da fare per togliersi i sassolini dalle ginocchia con un fazzolettino a fiori ricamati che portava nella tasca del vestito e continuava a soffiarsi sulle ferite per sentire meno dolore. La gonna era scesa a metà coscia e mentre lui si inginocchiava al suo fianco non potè non godere della vista di quella coscia bianca che altre volte aveva desiderato accarezzare, ma il primo pensiero andò alla cura delle ferite.
Posò i due bicchieri sull?erba, prese la bottiglia per il collo e versò un dito di vino in entrambi. Afferrò deciso il primo bicchiere e lo porse a lei. ?Bevi che ti farà bene. Ti fa passare la paura della caduta?. Lei prese il bicchiere con le tre dita della mano destra perché il palmo le faceva ancora troppo male. Intanto lui buttò giù di un fiato il suo. Ne aveva più bisogno di lei perché questo incontro imprevisto e improvviso lo aveva sconvolto, ma era riuscito per miracolo a mantenere il controllo, apparentemente. Mentre lei sorseggiava timorosa dapprima e poi soddisfatta quel liquido rosso con quel buon profumo di rose che non aveva mai sentito prima, lui si fece coraggio e, tenendo il pollice della mano destra sull?apertura della bottiglia, la inclinò per spruzzarne sul ginocchio di lei, ma il liquido uscì con troppa velocità e andò a macchiare la gonna di lei un po? sollevata sulla coscia. ?Ma cosa combini?? gridò lei stizzita e stava per alzarsi, ma le ginocchia e le mani le facevano ancora troppo male e lui corresse subito la posizione del pollice e la direzione del liquido che usciva indirizzandolo verso il ginocchio più insanguinato: ?Scusami, scusami. Vedrai che ti fa passare il bruciore e poi ti disinfetta anche. Me lo ha sempre detto, mio nonno, che il vino è un toccasana per le ferite?. Anche per quelle del cuore, aggiunse nei suoi pensieri per completare la frase. Lei lo lasciava fare. Le piaceva quel suo armeggiare impacciato tra la sua gonna, le ginocchia ferite, il suo fazzolettino ricamato che usava come garza, la bottiglia da cui uscivano con grande parsimonia le gocce di quel liquido rosso che lei intanto stava sorseggiando con piacere. ?Me ne versi due gocce sulle mani, che mi bruciano??. Lui la guardò negli occhi e mentre le gocce di vino scivolavano sulle palme rosse e ferite le trasmise tutto il suo amore. Senza staccare gli occhi uno dall?altra dalla bocca di lei uscì un?altra richiesta: ?Me ne versi ancora un dito??. Non si fece pregare, riempì prima il bicchiere che lei teneva in mano e poi anche il suo. Sempre guardandosi negli occhi ognuno centellinava quei sorsi che davano piacere al naso, sollievo alle ferite esterne e interne, incantavano le papille in bocca e portavano un calore nuovo giù per la trachea fino allo stomaco. Istintivamente i bicchieri furono posati sull?erba, i visi si avvicinarono lentamente e le labbra si incontrarono calde e profumate di rosa. La lingua accarezzava dolcemente la bocca dell?altro mentre la mano di lui saliva lenta a sollevare la stoffa a fiori della gonna ampia in cerca della carne calda sui fianchi.