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Mondo Di Vino
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[04/12/2024, 09:45] Genova Wine Festival 2024, due o tre cose che so di lui


La seconda edizione del Genova Wine Festival, da qui in poi GWF, anno 2020, era bella che pronta a partire ma il lockdown ce l'ha levata di sotto il naso. Annullata, cancellata, non si fa. Tutto quel che ? successo dopo ? storia, ma ora che parlo di GWF 2024 non posso non iniziare con questo ricordo spiacevole. Un giorno studieranno questo incipit nelle scuole di scrittura creativa e lo indicheranno come esempio negativo: non iniziate un racconto con una menata. Quindi per emendarmi un po' da questo attacco respingente vi dico che succede adesso, ma a modo mio, per punti, elencando con attenzione le cose che non leggerete nei comunicati stampa. Che non cielo dicono.

Nota di stile: i link li metto tutti alla fine cos? se non vuoi sorbirti il pippone scrolla gi? in fondo.

Il Genova Wine Festival ? una figata

Nel panorama delle infinite rassegne enoiche questa ? una fiera su invito. Significa cio? che noi, il team di Papille Clandestine che organizza, ci siamo tolti lo sfizio di creare il nostro dream team degli espositori, scegliendo chi ci piace. Questa cosa ha creato infiniti guai per un motivo essenziale: le aziende eno che hanno successo e vendono tutto il prodotto senza alcuna fatica non fanno fiere. "Non ho vino. A che mi serve? La domenica riposo. Non ne ho voglia. Quel giorno ho judo":  normalmente ci hanno risposto cos?. Quindi li abbiamo implorati (alcuni anche moltissimo): per favore, siamo simpatici, siamo creativi, siamo umili, facciamo cose. Ha funzionato con una cinquantina di loro, che qui adesso ringrazio ancora, mentre a quelli che ci hanno risposto gne gne posso solo dire: vabb? tanto ci riproviamo l'anno prossimo. (Che a dirla tutta, veramente no, c'? pure qualcuno che ci siamo detti: "questo ? simpatico come un ausiliario del traffico e lo depenniamo forever". Sei forse tu, che leggi ora, quello? Eh, saperlo).

Papille Clandestine ? una macchina da guerra
L'associazione che organizza GWF si chiama Papille Clandestine ma nessuno la chiama cos?, ci chiamano tutti Papille Gustative e io ormai ci ho rinunciato a correggere, ragazzi cambiano nome che tanto usano quell'altro. Comunque sia l'associazione ? composta da una cupola di (circa) una dozzina di pazzi furiosi, quorum ego, ognuno dedito a uno o pi? aspetti che compongono una fiera del vino: il termine "logistica" non spiega niente, ci sono un milione di dettagli che vanno incastrati con precisione e i papilli (chiamiamoli cos? che faccio prima), durante innumerevoli riunioni operative nottetempo che manco i carbonari, sono esattamente i cavalieri che fecero l'impresa. Ogni dettaglio ha avuto il suo curatore, e ogni associato ha lavorato assai. Io per esempio mi sono occupato tra l'altro di laboratori (alcuni), eventi off GWF (alcuni) ma soprattutto una parte che ho amato molto, sognare a occhi aperti: "Fiorenzo chi chiameresti? - Ecco, io vorrei questo e quello". E poi via cos?.

La ricaduta sul territorio
Questo capoverso ha un titolo troppo serio, era meglio se lo cambiavo con uno cazzaro. Per? un po' ? vero, ci piaceva l'idea che la citt? risentisse in positivo di questa rassegna. Per questo ci sono numerosi eventi che collegano alla rassegna le realt? produttive cittadine (sto parlando come un assessore leghista, lo so, ora la pianto). Insomma ci sono queste serate in diversi ristoranti ed enoteche di citt? che comunque generano una vibe positivissima intorno al GWF. (Ho usato "vibe", ora sono a posto). Inoltre questa fiera consente l'accredito gratuito agli operatori, e signori miei questo succede a Genova, scusate ma mi pare rilevante. Di nuovo, ci piace accogliere gli enofili e ci piace avere un occhio di riguardo per quelli che fanno del vino il loro lavoro: come mi disse una volta un signore che stimo, "il vino si fa per venderlo".

E direi che basta, come post che annuncia "arriva il GWF 2024". Ci si vede il 4 e 5 maggio. Ecco i link come promesso.

Genova Wine Festival ? una (orgogliosa) produzione di Associazione Culturale Papille Clandestine.
La homepage di GWF ? qui, contiene tutto quel che c'? da sapere (tipo quali aziende ci sono).
Siccome tutto accade a Palazzo Ducale a Genova, date un'occhiata alla location (La grande bellezza, proprio).

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[03/31/2024, 11:40] Easter of the Immigrants ? A Feast for the Ages
From the archives..
Over the past month, as my personal fog has lifted, there have been dreams. And in these dreams, many of them have had family who are no longer with us. The Grande Cinema of them all is one which has taken on a life after waking.


We?re in a large family dining room. Around the table are my dad, and his parents, my grandmother and grandfather. Also there is my dad's sister and her husband, and my dad's uncles and aunts, wives and husbands. My mother?s mother is there as well as my mom's older sister and her two brothers and their wives.

The table is oval and large. It is covered with a white tablecloth, not too bright. There is an overhead light, a chandelier, but not too fussy. The light is warm, like that from a fireplace. There is opera music, not too tragic, playing, not too loud. Nothing is overplayed. Everything is just right.

Nearby, the kitchen emits archetypical aromas that came from an Italian-American kitchen in the 1950?s; onion, basil, roasted potatoes, olive oil, grated cheese, tomato sauce simmering, meatballs, warm bread, lamb roast. Somewhere in time and imagination it?s Easter. Easter of the immigrants.

In the kitchen, my mother is cooking. Not her mother or her mother in law, my grandmothers. No, they are sitting down, waiting. Everyone is waiting, even my father. He is displaying great patience. And his patience is about to be rewarded with a Feast for the Ages.

My mother has made fresh pasta, ribbons of egg-rich goodness. From a garden in the long-lost past, put-up tomatoes re-create the freshness of a once idyllic California summer.

And that is what everyone is waiting for. For the pasta to be ready. The roast is resting. The potatoes are nestling in the juice of the roast. The meatballs await, simmering in the sauce. The wine glasses, delicate little ones, etched gracefully with grapevines, are filled with wine from several decanters on the table. Red wine, from California and, if my uncle had anything to do with it, also from Italy.

My real-life memories from a table like this usually were more frenetic. People would be talking a little louder, maybe cutting up, telling a joke or two. But not this time. It is as if everyone is waiting for something or someone. And they are. They are waiting for my mother to bring her home-made pasta to the table.
?

My dad?s friend Mario, whom I worked for when I moved to Dallas, would tell me stories about the tables he sat around as a child and later as a young man. ?We?d go out to Escondido to my uncle?s ranch. There were oranges, avocados and fresh vegetables. They?d roast a lamb, the wine would flow. Several people would bring instruments out of their cars, everyone played something or sang and we?d sit there until the sun would set behind the Pacific Ocean. God, how I miss those days,? Mario would tell me. ?They?re all gone now. We were young and new to this country. We were filled with dreams and hope. We were becoming Americans, but we never forgot where we came from.?

We never forgot where we came from. Three generations later, it is all as if it had been a dream. My older sister still remembers. Maybe a cousin or two in California. I have pictures and the faintest of memories.
?

I remember once, when I was three or four, we were at my Aunt Mary and Uncle Lou?s house. Everyone was getting ready to go to a fair. It must have been in the springtime, for I remember the weather was perfect. I must have gone to the bathroom, maybe upstairs. For when I came out, the house was empty. Everyone was gone. Without me.

It probably was only ten or twenty minutes. But to me it seemed like an eternity. I remember crying, thinking that they didn?t want to take me. What had I done so wrong?

Eventually someone came back, I think it was my Aunt Mary, and fetched me. Aunt Mary, who did not suffer fools gladly, saw that I was upset. But she wouldn?t have any of my tears. ?Let?s go, little one, everyone is waiting for you.? And off we went, to get ice cream and balloons, and to sit in the carousel and listen to the calliope music. A day in the life. All gone as well.
?

Back, to the dream around the oval table. After the pasta arrived and the lamb and potatoes and salad and wine were all finished, several people would go outside to smoke and to watch the magnolia tree drop flowers on the roses in the garden. Inside the phonograph played the Easter Hymn from Cavalleria Rusticana. In a corner Aunt Anna was crying softly; the music recalled some memory which evoked her emotions.
Inneggiamo, il Signor non ? morto.
Ei fulgente ha dischiuso l'avel.
Inneggiamo al Signore risorto?
oggi asceso alla gloria del Ciel!

Easter as it once was. Easter as it never was. Easter as it never will be again. For all the immigrants are gone and once again, we are home, alone.







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[03/28/2024, 08:17] VOCE ? Aimo e Nadia @ Gallerie D?Italia ? Chef Lorenzo Pesci ? Piazza della Scala Milano (MI)

VOCE ? il progetto di ristorazione pi? recente del Gruppo Aimo e Nadia, guidato dagli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani insieme alla CEO Stefania Moroni, figlia di Aimo e Nadia, fondatori nel 1962 della Trattoria di via Montecuccoli, poi divenuta Il Luogo, che da trattoria di cucina toscana si ? trasformata nel tempo in ristorante e luogo del gusto, un?evoluzione che ha premiato il locale con numerosi riconoscimenti, sia in Italia che all?estero, compresa la stella Michelin che vanta dal 1980.

VOCE si inserisce nel percorso di crescita del Gruppo, rappresentando pienamente l?intreccio fra arte, cultura e cibo che contraddistingue l?evoluzione del brand. Progettato dall?architetto e designer Michele De Lucchi, esso si trova?infatti all?interno della sede di Milanese di?le?Gallerie d?Italia, un polo museale di grande importanza storica e artistica, formato da Palazzo Anguissola, Palazzo Canonica, Palazzo Beltrami e Casa Manzoni, che ospita l?omonimo centro studio.

Gallerie d’Italia?? il polo museale di propriet? di?Intesa Sanpaolo, allestito per rendere fruibile il proprio patrimonio artistico e architettonico, al pari delle collezioni provenienti dalla?Fondazione Cariplo?di?Milano.?Hanno sede a?Napoli,?Milano,?Torino?e?Vicenza. Il direttore delle Gallerie d?Italia ??Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di?Intesa Sanpaolo.

Il locale?offre la possibilit? di vivere quattro esperienze diverse in altrettanti ambienti: la?Caffetteria?dove intrattenersi in tutti i momenti della giornata, la?Gelateria artigianale?in partnership con Gusto 17, la?Dispensa dove scoprire e acquistare i prodotti alimentari di nicchia e il Ristorante Gourmet che nella stagione estiva si sposta nel?Giardino?incantato di Alessandro Manzoni.

La guida della cucina ? affidata a Lorenzo Pesci, giovane promessa marchigiana dell?alta gastronomia italiana cresciuto in provincia di Macerata e formatosi nella brigata di Carlo Cracco, scelto dal Gruppo Aimo e Nadia per il suo talento poliedrico, la creativit? e la gioia nello sperimentare in cucina.

?La mia idea ? quella di trasformare le migliori materie prime italiane in piatti gourmet valorizzando i sapori autentici di ogni territorio ed esaltando l?arte e la storia delle molteplici culture culinarie?, afferma lo chef.

Il menu nasce dal forte legame con il territorio italiano e dalla stretta relazione con i numerosi produttori di materie prime eccellenti e accuratamente selezionate; nei piattti, ispirati alla ?modernit? creativa?, spicca l?utilizzo delle eccellenze Made in Italy reinterpretate in chiave gourmet, in un?ottica di rispetto e cura dei sapori e dei prodotti utilizzati.

L’ampia carta dei vini offre spazio sia ad aziende giovani che a piccole realt? con una lunga storia alle spalle, sia infine a produttori con esperienza internazionale, tutti selezionati per la loro capacit? di raccontare e valorizzare i territori da cui provengono i loro vini.

La Squadra

In Cucina

Chef e Pastry chef: Lorenzo Pesci

Sous chef: Danilo Altamura

In Sala

Direttore / Ma?tre: Nicola Dell’AgnoloLucio Barbati

Sommelier: Fabien Coutant

Bar Manager: Marco Aprea

Chef de Rang: Cecilia Magnone, Federica Russo e Marina Brandalise

La mise en place.

Ecco Nicola dell’Agnolo ! Autentico Fuoriclasse e grande maestro di accoglienza che la sera potete sempre trovare presso Il Luogo – Aimo e Nadia.

Ruinart ? Champagne Brut

Il nostro pranzo si apre con un aperitivo a base di Ruinart Brut, uno champagne frutto dell?assemblaggio di pinot noir (dal 40 al 45%), pinot meunier (dal 10 al 15%) e chardonnay (40%), provenietni da da 40 – 50 cru dei terroir della C?te des Blancs e della Montagne de Reims. Si tratta di una creazione storica della celebre Maison di Reims. Alla vista si presenta di colore giallo dorato, molto luminoso; al naso rivela aromi fruttati, con sentori di nocciola uniti a profumi pi? complessi di brioche. Al palato si rivela armonioso ed avvolgente con un piacevole freschezza finale.

Amuse bouche

In accompagnamento all’aperitivo ci vengono proposti dei deliziosi stuzzichini, in dettaglio:

  • Tartelletta con farina di riso, cremoso allo zola, ketchup di carote
  • Cecina croccante con maionese alle acciughe e aneto
  • Focaccina di grano arso con pomodoro confit
  • Tarallo pugliese al finocchietto con pasta di cime di rapa

Zoom sulla focaccina!!!

Ostrica e granita al pomodoro verde

Iniziamo il persorso di degustazione con una freschissima ostrica accompagnata da una granita di pomodoro verde.

I pani serviti sono una pagnotta di semola di grano duro e dei grissini torinesi accompagnati da Olio EVO Coratina Le Quattro Contrade.

Carpaccio di ricciola nostrana, giardiniera di verdure in escapece, maionese al porro bruciato

Il primo antipasto ? un fresco carpaccio di ricciola nostrana, accompagnato da una giardiniera croccante di verdure di stagione leggermente agrodolci e una maionese al porro bruciato che dona una piacevole nota fum? al piatto.

Seppia arrostita, lardo di D?Osvaldo al ginepro con passatina di fagioli al rosmarino e uva al forno

Proseguiamo con un piatto ricco di sapori e consistenze, composto da un seppia arrostita sulla braceservita su una cremosa passatina di fagioli profumata al rosmarino e accompagnata da uno scioglievole lardo leggermente affumicato e uva passata al forno.

Borgo del Tiglio ? Collio DOC Friulano 2020

In accompagnamento agli antipasti a base di pesce degustiamo un?etichetta di una piccola cantina friulana, Borgo del Tiglio, i?cui vigneti si trovano tutti nella?zona del?Collio, su terreni composti da marne e arenarie che distano poco pi? di 20 chilometri dal mare. In particolare assaggiamo un Collio DOC, a base di Friulano in purezza, un vitigno tipico del Friuli Venezia Giulia che, nella DOC del Collio, trova una delle sue massime espressioni.?Di colore giallo paglierino, offre dei profumi delicati di fiori e frutta bianca con sfumature minerali. All?assaggio si rivela fresco, di medio corpo, con una piacevole nota minerale.

Fegato d?anatra arrostito con pan brioche, crudo di capasanta e salsa al cacao

Passiamo ad una originale creazione a base di foie gras. Il fegato grasso, in questo caso di anatra, viene arrostito mantenendone la morbidezza interna e servito su pan brioche. Il tocco pi? creativo dello chef sta nell?accompagnamento composto da fettine di capasanta cruda, che conferiscono al piatto una nota dolce e marina, ed una salsa al cacao.

Pierre Girardin – Cote de Nuits-Villages ‘Le Vaucrain’ 2021

Ad accompagnare il fegato grasso abbiamo un vino proveniente dalla zona della Borgogna denominata C?te de Nuits, una delle pi? prestigiose della regione i cui vigneti sono dominati da vini rossi a base di Pinot Noir.

Figlio del noto viticoltore Vincent Girardin, Pierre Girardin ha sicuramente ereditato dal padre la passione per il mestiere, oltre che parte dei vigneti di propriet? quando il genitore si ? ritirato nel 2012. Ma il giovane enologo ha anche saputo creare un suo stile personale ed originale nel panorama della Borgogna, diventando in breve tempo un riferimento del nuovo corso stilistico moderno che sta sempre pi? prendendo piede nella regione. Questo vino ? prodotto con uve provenienti da una vigna di oltre 35 anni, condotta in regime biologico, posta su uno dei migliori appezzamenti del villaggio di Comblanchien, caratterizzato da terrreno prevalentemente calcareo; affina per 9 mesi in legno e 6 mesi in acciaio.

Di colore rosso rubino, al naso offre profumi di frutta rossa complementati da aromi di sottobosco, funghi e spezie. Al palato ? rotondo con tannini delicati ed una piacevole acidit?.

Insalata di arance con olive taggiasche e bottarga di tuorlo

Passiamo a un intermezzo rinfrescante, con una insalata di arance servita con olive taggiasche e un ?bottarga? realizzata a partire da tuorlo d?uovo che viene marinato e disidratato e infine grattugiato sul piatto come finitura.

Lo chef illustra con trasporto e passione i piatti del men?, intrattenendosi con i clienti.

Paziente anche nell’ascoltare feedback e pareri.

In un bel clima conviviale di confronto e simpatia.

Risotto Gran Riserva Carnaroli con nocciole Tonda Gentile, topinambur e arancia

Il primo piatto ? un risotto, realizzato con un riso Carnaroli Gran Riserva, alla nocciola piemontese, topinambur e arancia.

In abbinamento, per affinit? di ingredienti, di territorio e di gusto, ci viene servito un calice di Frangelico, un liquore piemontese moderatamente alcolico, di colore dorato pallido, prodotto a partire da un’infusione di alcool e acqua di nocciole, della variet? Tonda Gentile, tostate e schiacciate a cui, dopo la distillazione, vengono aggiunti estratti e distillati di aromi naturali come cacao, caff? e vaniglia.

Scorfano alla brace, carota glassata, mandarino e la sua salsa

Passiamo ai secondi con un filetto di scorfano cotto alla brace e accompagnato da una carota glassata al mandarino ed una salsa a base dello stesso agrume. Un piatto lineare pensato per esaltare la qualit? del pesce.

Tornatore ? Etna Rosso DOC

Il vino Etna Rosso della cantina Tornatore deriva dall’unione dei due vitigni autoctoni per eccellenza della zona dell’Etna, il Nerello Cappuccio ed il Nerello Mascalese. Le uve, provenienti dal versante Nord, nel comune di Castiglione di Sicilia, dopo la raccolta manuale che avviene tra la seconda e la terza decade di ottobre, vengono sottoposte a una selezione, quindi diraspate non pigiate totalmente; sono quindi inviate in vasche di cemento, dove macerano per circa 10/12 giorni ad una temperatura di 22/25?C. Finita la fermentazione le uve rimangono a macerare ancora per qualche giorno prima di essere svinate e pressate con pressa verticale tradizionale. L?affinamento ? di circa 6 mesi in botti di legno grandi e circa 3 mesi in bottiglia. Di color rosso rubino con tenui riflessi violacei, al naso offre sentori di piccoli frutti rossi e di amarena. Al palato risulta pieno con note sapide e tannini vellutati.

Piccione di Miroglio al forno con patate arrostite e rag? di cardoncelli e olive

Quella dei fratelli Miroglio ? un?azienda familiare piemontese che vanta una tradizione secolare nel commercio di pollame, risalente alla met? del 1800. Come allora l?azienda reperisce i suoi prodotti avicoli ?nostrani? nelle cascine e nei piccoli allevamenti familiari, garantendo per? gli standard di qualit? e di sicurezza alimentare pi? moderni.

In questo piatto il piccione viene cotto al forno e, dopo essere sezionato per permettere di gustare al meglio le diverse parti, servito con un tortino di patate e un ?rag?? a base di funghi cardoncelli e olive.

Carlo Giacosa ? Barbaresco ?Montefico? DOCG 2018

Un abbinamento territoriale per il secondo di carne con un Barbaresco prodotto, secondo il disciplinare di questo nobile e prestigioso vino, con uve di nebbiolo provenienti dal cru Montefico situato a est del borgo di Barbaresco e ottimamente esposto a sud-est, ad un?altitudine di circa 250 metri s.l.m. Le viti hanno mediamente pi? di 50 anni. Il suolo argilloso-calcareo, con una buona presenza di marne, assicura al Barbaresco Montefico freschezza e mineralit?, con note floreali e cenni di liquirizia. Spicca un caratteristico sentore mentolato, dovuto alla presenza massiccia di menta selvatica in questo appezzamento.

Ananas e yogurt

Per preparare il palato al dolce che terminer? la nostra degustazione, ci viene servito dell?ananas fresco accompagnato da una salsa a base di yogurt. ?

Cantina Tramin – Alto Adige Gew?rztraminer DOC Vendemmia Tardiva “Roen”

In abbinamento al dessert degustiamo un Gew?rztraminer Vendemmia Tardiva prodotto dalla Cantina Tramin, una delle pi? famose e apprezzate realt? dell?Alto Adige. Si tratta di un vino prodotto con uve di Gew?rztraminer, un vitigno aromatico che trova in Alto Adige un?area di coltivazione particolarmente favorevole, provenienti da un vigneto che si trova in una frazione di Termeno a un?altitudine di circa 500 metri, alle pendici della catena montuosa del Roen. Dopo il taglio dei tralci, verso met? ottobre, i grappoli restano sulla pianta ad?appassire naturalmente?fino alla fine di novembre, inizio di dicembre, in modo che avvenga la concentrazione degli zuccheri e degli aromi. Fermentazione e maturazione avvengono in piccole barriques di legno francese per un anno,?segue ulteriore maturazione per qualche mese in bottiglia. Di colore giallo dorato intenso, questo vino sprigiona profumi caldi, di frutta esotica ed appassita, con note agrumate e vanigliate. In bocca ? intenso e vellutato.

Souffl? alla liquirizia con gelato all?amarena

Chiudiamo con un souffl? decisamente inconsueto, profumato alla liquirizia, accompagnato da un gelato all?amarena. ?

Per finire viene servito un caff? della torrefazione Dubbini accompagnato da un goloso bign? farcito con crema pasticcera al limone e vaniglia.

Una ?foto ricordo? con lo chef e il direttore/ma?tre!

Cucina

La cucina del giovane Lorenzo Pesci non tradisce le intenzioni della propriet? di raccontare l?eccellenza culinaria italiana, attraverso l?interpretazione in chiave moderna e creativa di ricette e prodotti considerati ?della tradizione?, utilizzando materie prime di eccellenza prodotte da fornitori accuratamente selezionati e con i quali il Gruppo Aimo e Nadia ha stabilito nel corso del tempo delle vere e proprie partnership.

La proposta gastronomica del ristorante, oltre che appagante per la qualit? e l’abile esecuzione delle varie preparazioni, ? anche particolarmente interessante per la variet? di ?proposte in grado di soddisfare le esigenze di una clientela diversificata. Oltre che scegliere da un ricco men? alla carta ? infatti possibile affidarsi a dei men? degustazione di 3 o 6 portate (pi? un appetizer, pre-dessert e dessert) che consentono di avere un?overview pi? o meno ampia dell?offerta del ristorante. Alternativamente si pu? selezionare uno dei diversi plateau di crudi e crostacei del Mar Tirreno o anche optare per un men? ?verticale? a base di caviale. Sono infine proposte delle soluzioni pi? veloci di Business Lunch per pranzi di lavoro rapidi ma di alta qualit?.

Servizio e accoglienza

Perfettamente complementare al lavoro della squadra di cucina ? il team di sala, un gruppo di giovani attenti, affiatati e preparati, coordinati dal bravo direttore ma?tre, Nicola Dell’Agnolo.

Per il servizio del vino ci si pu? affidare al sommelier che sapr? suggerire un percorso di degustazione al calice in abbinamento ai piatti scelti o guidare nella scelta dalla nutrita carta dei vini in base alle preferenze dei commensali.

Conclusioni

VOCE si conferma un luogo poliedrico, dove potersi fermare per numerose occasioni ed in diversi momenti della giornata: la colazione, la pausa caff? o un aperitivo nella Caffetteria, il pranzo (o la cena) rilassato o di lavoro al Ristorante, una merenda rinfrescante nella Gelateria artigianale, o infine uno shopping gourmet nella fornita Dispensa.

La location esclusiva, all?interno del Museo delle Gallerie d?Italia formato da un grande complesso artistico e architettonico,?lo rendono poi luogo ideale per chi predilige fondere l?esperienza gastronomica con quella culturale ed estetica.

La visita alle esposizioni e mostre dello spazio Museale completa l’esperienza ed ? consigliatissima!

Al link che segue il Calendario delle imperdibili rassegne:? ? https://gallerieditalia.com/it/milano/mostre-e-iniziative/

Accorrete!

Informazioni ? VOCE Aimo e Nadia

Piazza della Scala, 6
20121 MILANO

Prenotazioni.?+39 3493273374
Eventi.?+39 3457525584

E-mail. info@voceaimoenadia.com

Sito Web. https://www.aimoenadia.com/voce-aimo-e-nadia/

Orari:

Pranzo: tutti i giorni dalle 12:00 alle 15:00
Cena: dal luned? al sabato dalle 19:00 alle 23:00

L'articolo VOCE – Aimo e Nadia @ Gallerie D’Italia – Chef Lorenzo Pesci – Piazza della Scala Milano (MI) proviene da ViaggiatoreGourmet alias AltissimoCeto!.

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[03/24/2024, 14:59] Il Carnasciale - There Goes the Cabernet-borhood

We are in the month of March ? which has been, traditionally, in the wine trade, a time when winemakers and winery owners jet off and taste their clients on their releases, new and sometimes old. Slow Wine, Gambero Rosso, James Suckling, even Vinitaly with its Road Show, are crisscrossing the planet and spreading the Gospel of Italian Wine.

So, it came to be, on a Friday at Noon, one week before Good Friday, that the proprietor of the fabled Tuscan estate, Il Carnasciale, landed in Dallas, between Slow Wine gigs in Austin and Denver for a quick twelve-hour sip and swirl with local chefs and sommeliers.

Mortiz Rogosky was that person, and he came with a noteworthy story. The property is in Localita San Leolino, Bucine, in the province of Arezzo in Tuscany. It falls within the DOC of Vald?Arno Di Sopra, and as the crow flies is about eight miles from Gaiole in the Chianti Classico zone. But it is definitely an outlier in the area.

Upon meeting Moritz, he immediately presented as most affable and warm. He knew who I was, which is always a bit of a shock. We got down to talking about wine post haste.

Let me deviate for just a moment.

There are all kinds of people who get into the wine business, in the world and in Italy. Italy holds a special charm for many people, for the land is romantic and enchanting. If one bought into the place before the prices skyrocketed, it was a bargain. But Italy expects something back from their ?owners.? And that is to listen to the land, and in this case, the vines. On this property the vines were also outliers, or so it seems.


That is, the grape that the family (and now the world) calls Caberlot, is purported to be a marriage, over time, of Cabernet Franc and Merlot. A ?coltura promiscua? of sorts. I know, this sounds like an early wet dream of Riccardo Cotarella, imagining his not-too-distant future from his single post bedroom in Umbria. But this is an independent project of Nature, with Vittorio Fiore and Remigio Bordini filling in for the Archangels, Rafael and Gabriel. The Rogosky?s, now mother Bettina and son Moritz, have hitched a small part of their fortune to elaborating the grape and making it into a singular wine. I would say, early on, they achieved their goal. The wine known as Caberlot, is highly prized ( and valued) by a growing coterie of collectors and cognoscenti. I am guilty of being one of their willing acolytes on this journey. The wines, before I even begin to describe them, are world-class outstanding.

Caberlot has been called a ?cult? wine. When I hear that word, I tend to more think of Kool-Aid and Jim Jones, unfortunately. But the Latin and Greek word, cultus, focuses more on the process of cultivation. To inhabit, to tend, to care for. And in that way, I can perfectly imagine this wine to be made in the spirit of caring and salubriousness.

Sidebar: Mortiz told me something that I would also probably tell someone, if I were in his position. And that is that they have not genetically tested the grapes because they really don?t want to know at this point, don?t want to burst their bubble in case the grapes turn out to be different than what they had been told. I too would say that, on the record. But I sure as hell would want to know, just for curiosity?s sake. If they have, let it be their little secret. It doesn?t diminish the impact of the wine in my view.

This could really be a longer post, but I know our collective attention span doesn?t allow for an elaboration. So, let?s talk wines:


First to try was the 2019 Ottantadue ? a 100% Sangiovese made in stainless steel, no oak. Fresh nose and fruit, nice spice, in fact quite spicy. The flavors opened up into a warm gushy feel. Really nice wine for pronto bevere. I imagine a wine like this is good for the winery, as they need something to drink often without raiding the Caberlot silo. It?s one of those wines that if it were all I could drink for the rest of my life as an everyday, I would be none the worse for it. Quite pleasant. Appx $30-40.

Second up was the 2020 Carnasciale. From the Caberlot vines and handled similarly to the Caberlot releases, but with a lighter touch with regards to ageing. I found the wine to be rich and velvety, quite lovely. The oak was present but not overbearing. It was well balanced and again, a really nice wine. Hovers in price between $70-90.


Finally, a trio of Caberlot vintages, the 2019, 2018 and 2017. Pre-Covid era wines, we now call them. Let?s dig in:

2019 Il Caberlot ? I found a little closed in ? deep colors and flavors ? spicy ? some oak ? tannic, but supple (think Harry Waugh?s famous ?tender tannins? appertaining to Latour). Long finish and highly perfumed. I kept going back to this wine, especially the aroma. They were wonderfully integrated. Just another lovely wine.

2018 Il Caberlot ? deeper flavors, purple fruits. The thing about this wine that struck me was that while this might be seen as an ?international? style of red wine, it definitely said ?Italy? and even more so ?Tuscany? to me. It had tannins galore, and the spice was well woven into the flavors, making the tannins seem not so stringent and unmovable. The fruit haloed all of this, of course. If I were younger, I?d put this in the wine closet for the future, for sure.

2017 Il Caberlot ? this one had a fleshiness to it in the initial handshake. It was open and warm and slightly tannic - We are talking 2017 here -and that was a dry, droughty year, preceded by an early spring frost which determined many things, crop size among them. The wine was aromatic and lush, a great effort considering the challenges of 2017. A gorgeous, if lighter wine. I could cellar this one in my dotage, easily.

The winery produces 20,000 bottles of which 70% are 1.5 liter magnums. So, a lot of 750ml bottles don?t make it to America, and even fewer to Texas. And the Caberlot wines, in 750ml, retail in the mid-to-high $200+ per bottle. In restaurants, expect to part with $600-1000 for the experience of having somebody pour it for you in public.

That would make this wine either a special occasion wine or a wine for people for whom spending a thousand dollars is like spending ten bucks. And Dallas has no shortage of that caste. So, it really is a wine made for this glitzy urban refuge of 8+ million souls. Or, a fortunate fraction.


Antonio Galloni also loves this winery and their offerings. Galloni, who rolls with the patricians in the wine world, gives high marks (100 points for the 2018 Caberlot!) but he also gives praise to the Ottantadue, which pleases this plebe. Something for everyone. So many winners!

I?m a fan ? I?m not ashamed to admit it. It?s a wine for the Royal Oak and Nautilus crowd, and sometimes I get invited to the table. I?ll concede from time to time. After all, it is a gift from Italy, and I am a son of Italy. So, I am grateful to her, and to Moritz, for dropping into our neighborhood and gracing us with his presence and his very wonderful wines. Or as we say in the Dallas-Ft. Worth metroplex (DFW), these are ?DFW? (Delicious F***ing Wines!)

 


 

 

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[03/17/2024, 15:07] The New Gatekeepers

This past week, it was raining hard, and I needed to walk my new knee. So I went to the local mall, NorthPark Center, which is enclosed and dry and has a lot of great art and stores. It also has Eataly, an Italian emporium, a dozen places to get espresso, clean bathrooms, and some nice shops. I am into watches, so I like to look at the new offerings as I perambulate my way towards new-knee health. But recently I?ve tracked a trend in retail, which I have been sensing also happens in the world of wine ? the new gatekeepers.

Three incidents happened, almost at the same time.


This first one was in a watch shop. I?d avoided going into this shop, which arguably sells some of the most popular and iconic timepieces known to humankind. The company is extremely wealthy from the sale of their luxury watches, and  they have a foundation that donates millions and millions of dollars, yearly, to hospitals and other worthwhile concerns. They do good work. And their watches are flawless. They are also impossible to buy in their worldwide boutiques. But they have exhibition watches to try on and supposedly they have a waiting list if one hoped to buy one of their watches in the future. If not, there is a lively secondary market. And one will pay a 10-30% premium for the privilege of expediency. It is an odd setup. But world demand for these watches is off the charts.

Anyway, I waited behind a rope until the rent-a-cop gave me the OK to go in. I approached the table where the clerk was. We exchanged greetings and I explained to him that I had walked by this place probably hundreds of times but never gone in. ?This is my first time in.? I got a ?so what?? kind of look. I then told him a friend of mine was a big fan of these watches and I had noticed a watch on him that I liked, a Submariner. The clerk replied, ?We don?t have any in stock, these are just exhibition pieces.? Not a, ?Would you like to try our exhibition piece on your wrist and see how one might look?? No, nothing.

As the visit spiraled into what I considered an embarrassing and humiliating experience (one of the reasons why I never walked in the place until now) I realized this clerk was a gatekeeper, not a ferryman. He was not inclined to put my name on a list, just in case one of those watches showed up in the next few years. 


I was dressed well (Calvin Klein, Lagerfeld, etc.) and I had a nice titanium timepiece on my wrist (Bulgari Octo Finissimo) which should have signaled to the clerk that I was a serious watch person. We?re not talking about some backwater town in Mudville. This is a metropolis of over 8 million people! No matter, I could have been invisible for all it was worth.

So, I skulked out of there, wondering why the hell did I go in there in the first place? It was exactly as I had feared it would be ? excruciatingly humiliating ? all because a clerk decided to play gatekeeper instead of experience unfolder.

A few days earlier we were in the same mall and there was a new restaurant that had just opened. It was 3:45PM and they were having a happy hour. I went up to the front desk and a bevy of young, well-dressed women were waiting to receive us. First they asked if I had a reservation. At 3:45 PM on a weekday? No. Then they asked my name, my phone number, my email. I asked them if this was necessary, we just wanted to try the place out. 


They told us to wait, and they?d get to us soon. Mind you, the place was maybe ? full. I was getting ready to walk off and leave, when finally, someone said, ?Your table is ready.? So, off we went, reluctantly at that point. Look, the table was never not ready. It was just a bullshit power play these folks were profligating on the old folks. Again, gatekeepers, not event unravelers. I will think again before going back.

We have a nice Italian food and wine emporium in the mall, and we like to buy food, eat and walk around and see the new products. I decided to walk into the wine department and ask about a wine I once saw there. I spotted a gent who I had noticed in there a bit, he seemed to know the lay of the land. So, I asked him if he had the Erbaluce di Caluso in stock. ?What is the varietal,? he asked. ?Erbaluce,? I responded. ?From Piedmont, the Alta Langa.? I could have been speaking Klingon.

A small display of Erbaluce producers

?We have Gavi, Arneis, and other white wines from Piedmont, on the other side we have Sauvignon Blanc, etc. from Northeast Italy.? Yes, we have no Erbaluce.

I thanked him for his time and ambled off. I wasn?t looking for Gavi. Or Arneis. Or Sauvignon Blanc. Another teachable moment lost. (Then again, when I was in there one time, another clerk was trying to tell me Sassicaia had Sangiovese in it.) One would think, in a place like that, specializing in Italian wine, that the clerk would have been in the least curious? For God?s sake, they have a Trebbiano from Abruzzo in their ?reserve vault? for $1,000! Erbaluce is not out of their league. Or is it?

All this to signal a wariness that I am seeing in the world and also in the wine world. And that is a growing cadre of gatekeepers, trying to keep people from experiences rather than ferrying them over into new territory. What, someone out there says? What about the young kids and the crusade to put natural wines on the map?

Funny you should ask.


I was reading a profile on a wine buyer in one of the hot culinary spots in our city. He?s all over the natural wine scene. I mean, you will not find anything in the restaurant, where he works, that you can find in Total Wine, Kroger or the mainstream wine world. OK, that?s fine, he?s focused. But when asked where he hangs out in his off hours, he mentioned a dive bar. Now, I bet the back bar is loaded with mainstream, commercially popular products like Tito?s and Crown Royal. So, why the double standard? Is it just posturing? Or simply, more of the trendy curated gatekeeping that is pervading the service industry?

Here's the thing ? the folks we used to serve when I was a sommelier and a server, that we called customers, are now called guests. But now the guests need to be exposed to experiences that are curated by someone who is on a journey. It is no longer service. It is ?we will show you the way, you know nothing.? That is what service looks like in 2024. Welcome to Huxleyville.

We need fewer gatekeepers and more ferryman and women. Better listeners, not self-brand ambassadors. Devotees to service and study. 

Like the ferryman Vasudeva said in Siddhartha. ?The river has taught me to listen, from it you will learn it as well. It knows everything, the river, everything can be learned from it.?

 

 

 

? written and photographed by Alfonso Cevola limited rights reserved On the Wine Trail in Italy

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[03/10/2024, 14:55] What does it take to be the #1 Italian wine expert in the world?

Recently, I was introduced as an Italian wine expert. I bristled a little, and explained that at this time I am an enthusiast, and maybe one time I had been a little more involved in the day-to-day business of expertise, but that I have never considered myself an expert. But it got me to thinking about proficiency, and specifically, which person out there might be the #1 Italian wine expert in the world. A tall order, for sure, and one which might be different for different people, in different parts of the world.

For the sake of this speculative exercise, though, I decided to erect a few hurdles. Here goes:


  • They should not have any kind of affiliation with winery, importer, distributor, retailer or restaurant.
  • They should not have any connection with any government or governmental agency, whether it be Italian, American, Chinese or any other country.
  • They should be free of any attachment to any kind of awards program, wine competition, ambassador program, academy or marketing operations.
  • They should not have any connection to any commercial concern that interacts with the Italian wine trade ? that would include public relations, ambassadorships, product endorser, paid influencer positions or trade show affiliations.
  • They should not have any connection to any road show that Italian wineries participate in, whether it be gratis or pay-to-play. There should be a firewall between the expert and all commercial and trade related enterprises which seek to promote the role of Italian wines.
  • They should never take free trips, junkets or participate in anything that might be seen as trying to influence the expert from an outside source.


Ok, that?s the list of don?ts. How about the list of dos?

  • They should fully understand the classic traditional wines of Italy, the appellations, the sub-zones, the MGA?s, the DOC/DOCG wines and laws.
  • They should also understand the new and incoming wines and wine styles and be able to place them in the larger context of Italian wine and what their place in that world is and where it is going.
  • They should thoroughly understand every region, be fully briefed on the types of grapes Italian wine is made from as well as all the biotypes that exist and are being discovered in real time. They should understand the difference between a clone and a biotype and use the words correctly. Same goes for varieties and varietals.
  • While they might be acquainted with various producers and importers of Italian wine, they should maintain a professional distance from them so as to not send any message of collusion, conflict of interest, or violation of anything of an ethical nature.
  • They can write about, talk about, lecture on and even instruct others about Italian wine, so long as it does not favor any one wine or winery, region or marketing collective. They should share their knowledge and enthusiasm, by all means, but it should be objective.
  • Rating wine when writing about them? The 100-point scale has been bastardized by some ?experts? to enrich themselves personally, so I would look for someone who does not abuse the 100-point scale. I understand why it had become accepted in today?s world, but I would prefer them not to use it, if at all possible.

So, where does that leave us? I realize there are a lot of hurdles placed herein, but I think in order to be the #1 Italian wine expert in the world, they must rise above the fray. Is there anyone out there? One person comes pretty damn close. Another one might have been, at one time, in the running. But they are running a larger concern and that would take away from their overall momentum, and income generating. Another one claims to be all things to Italian wine, but it comes with a price. That person has benefited greatly in financial terms, but they also are getting close to being seen as the George Santos of the Italian wine world.

Don?t expect the Italian government or any of their agencies to foster expertise at this level. There is still too much corruption and the temptation for the money grab is just too great for most people. I understand this, as the EU and Italy often throw so much money around, it?s like going out into the back yard and pulling weeds after a week?s long rain. Unfortunately, with those inclined, when they harness the power that allows them to influence the direction of wine, it usually doesn?t end well for them. Like I said, corruption in the highest levels of Italian wine, at the government level, is part of the tradition of the institution. It?s a shame, but it exists and is quite real.

In a perfect world, this person should be free of any pecuniary encumbrances, therefore able to go about the business of expertise without any concerns for income generating activities. Other than someone in academia, if they were independently wealthy, that would be a plus. But we don?t live in a perfect world, do we?

So, who is out there? Are they Italian? Are they American? Are they from China? Are they in England? Male? Female? Gender fluid? I?d ask for comments, but this is more of a ?think on it? piece.

That?s what I?m going to do, over a fresh bottle of Langhe Nebbiolo.

 

 

 

 

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[03/05/2024, 06:25] M?BIUS Sperimentale ? Chef Enrico Croatti ? Moebius Milano (MI)

Ricavato nello spazio un tempo adibito a magazzino di tessuti di cui conserva, oltre alle dimensioni (circa 700 mq), anche un?affascinante atmosfera post-industriale, il Moebius ? un locale poliedrico, ?un luogo d?incontro, uno spazio di condivisione in cui cucina, musica e ospitalit? si fondono in un intreccio inestricabile?. Accanto ad una variegata offerta eno-gastronomica, il locale dispone infatti di uno spazio per la musica dal vivo e di un corner dedicato alla vendita di vinili.

Al piano terra, appena varcato l?ingresso, si trova il Cocktail bar che attira subito l?attenzione grazie ad una bottigliera in cemento alta 3 metri, con oltre 300 referenze di liquori e distillati, dalla quale attingono i bartender per preparare cocktail classici e originali, serviti con focaccia, mandorle, olive ed altri stuzzichini da aperitivo. Senza soluzione di continuit? rispetto al bar si apre il Tapa bistro, un ampio salone che si compone di tavolini con poltrone e divanetti, tavoli con sedute ordinarie e un Social Table conviviale da 30 coperti. Qui ? possibile scegliere da una carta che combina tapas, piatti di portata e cocktails.?

Ed infine, al piano superiore, su una piattaforma sospesa a quattro metri di altezza al centro del locale, alla quale si accede mediante una scenografica scala che affianca un ulivo secolare racchiuso in una teca di vetro, si trova il Moebius Sperimentale, nel quale abbiamo cenato. Si tratta di un locale nel locale, che ospita 14 coperti di cui sei alla ?barra?, il banco di fronte alla cucina per un?esperienza gastronomica totalmente immersiva, ed altri 8 su due tavoli da quattro commensali ciascuno.

La formula della ?barra? per il ristorante gastronomico cos? come l?offerta del Tapa bistro al piano inferiore non sono casuali. Ed infatti, tra le numerose esperienze dell?Executive Chef Enrico Croatti, riminese di nascita ma internazionale per formazione, ce n?? una molto significativa in Spagna dove, alla guida del ristorante Orobianco di Calpe ad Alicante, ha ottenuto una stella Michelin nel 2018 (unico italiano ad avere ricevuto questo riconoscimento in terra iberica). Prima di approdare in Spagna il percorso professionale di Enrico lo ha portato a toccare diversi i continenti: nel suo curriculum troviamo un?esperienza oltreoceano all?Angelini Osteria di Los Angeles, seguita dall?incontro con Paul Bocuse all?Auberge du Pont de Collonges, passando per il tristellato Akelarre di San Sebastian, Les Terrasses de Lyon della Ville Florentine di Lione, il Grand Hotel Miramonti Majestic di Cortina D?Ampezzo nonch? il Dolomieu di Madonna di Campiglio dove ha conquistato la sua prima stella Michelin nel 2013. Un cammino ricco e variegato che si riflette nella sua cucina, in particolare quella del Moebius Sperimentale, basata su ?ricerca, sperimentazione, voglia di esplorare e desiderio di divertire?. Per lo chef ?sperimentale significa divertirsi cucinando le migliori materie prime in totale libert? e conoscenza?, attraverso un processo creativo che parte da ?ortaggi coltivati in piena terra da agricoltura sostenibile?, ?animali allo stato brado, al pascolo o da allevamenti non intensivi?, e pesci che rispettano ?i cicli biologici dell?ecosistema seguendo i tempi e i luoghi del mare?.

Il men? pi? emblematico di questo approccio ? quello chiamato ?libert? ? le materie prime prendono forma?, una sequenza di 14 portate, tutte in stile tapa, dal nome ermetico che indica le principali materie prime di ciascuna mentre le tecniche di preparazione vengono descritte personalmente dallo chef durante il servizio, che prevede il completamento dei piatti direttamente di fronte all?ospite. Questo percorso, che noi abbiamo avuto modo di provare durante la serata, per il concept e la complessit? di realizzazione viene proposto per l?intero tavolo. Per chi desidera una soluzione meno impegnativa ? per? possibile scegliere tra altri due men?, che invece vengono realizzati anche per i singoli ospiti, ciascuno di 8 portate dedicate rispettivamente al ?mare? (piatti a base di pesce e vegetali ) e alla ?terra? (carne e vegetali), con alcune sovrapposizioni tra i due percorsi. ?

Lo staff della cucina del Ristorante Sperimentale?

Chef e Coordinatore gastronomico: Enrico Croatti

Sous chef: Luca Sinisi

Junior Sous chef: Luca Refosco

Responsabile pasticceria: Valerio Pippo

Lo staff di sala

Ma?tre e Sommelier: Filippo Arrighi

Sommelier: Luca Montanaro

Bar Manager: Giovanni Allario

Lo chef Enrico Croatti ci descrive il percorso degustazione che ci verr? servito durante la serata.

Vista della cucina dalla barra.

Tutti i piatti vengono completati e descritti dallo chef davanti agli ospiti.

Bloody Mary e pizza all?oliva verde toscana

Il nostro percorso di degustazione parte con una versione da mangiare di un cocktail iconico, il Bloody Mary, qui preparato in forma di zuppa fredda utilizzando dei pomodorini del piennolo, non essendo i pomodori in stagione nel periodo della nostra cena, insaporiti con gli ingredienti classici del drink.

In abbinamento al Bloody Mary, viene servita una focaccia preparata con lievito madre e cotta sulla brace, a ricordare il sapore tostato di una bruschetta, su cui viene posata una finta oliva verde di olio evo toscano infuso con erba cipollina fresca e lavorato a freddo, da spalmare ad libitum sul pane caldo.

Il sommelier Filippo Arrighi ci presenta il primo vino della serata.

Vigneti Massa – Derthona Costa del Vento 2021

Il primo vino del percorso in abbinamento al men? ? un Timorasso dei Colli Tortonesi, prodotto dalla cantina di Valter Massa, il vignaiolo che a partire dagli anni ?80 del secolo scorso, con tenacia ed impegno, ha portato alla riscoperta e alla valorizzazione di questo vitigno autoctono a bacca bianca che dopo anni di oblio, fortunatamente, ? oggi possibile assaggiare in svariate interpretazioni. Questa ? una delle migliori etichette della cantina essendo prodotta a partire da uno dei cru pi? prestigiosi di propriet? dell?azienda, il Costa del Vento appunto, una parcella esposta a sud-ovest, situata a un?altitudine di 300 metri sul livello del mare. Il vino si presenta di un bel colore giallo chiaro luminoso e brillante, con profumi complessi e intensi di frutta gialla e sentori vanigliati e speziati. Al palato conferma la ricchezza e complessit? gi? percepita al naso: un vino intenso e persistente, con una piacevole nota fresca e minerale.

Cavolfiore bianco, mandorla cruda e caviale

Continuiamo con un altro divertissement dello chef: una ricotta realizzata a partire da un ortaggio umile e sottovalutato, il cavolfiore, che qui viene lavorato come il celebre latticino, la cui consistenza viene perfettamente rievocata, servita con una crema di mandorla cruda e impreziosita da una generosa dose di caviale non pastorizzato, prodotto alle porte di Milano (quasi km zero!) dall?azienda Pisani Dossi.?

Il croccante di mandorle, in versione salata, che accompagna la ricotta di cavolfiore.

Lo staff di cucina all’opera per gli ultimi tocchi al prossimo piatto!

Tartare di calamari nostrani al caviale essiccato

I calamari crudi, fatti a dadini come per una tartare, sono mantecati come fossero un risotto con una pasta di riso al latte di cocco fresco, salsa verde messicana e pesto di lime siciliani; il piatto viene terminato con uova di storione essiccate.

Un piatto che non ? quello che sembra, tra i pi? interessanti dell?intero percorso!

Taco messicano

Passiamo ad una tapa da mangiare con le mani in un sol boccone. Una tortilla realizzata dalla radice di sedano alla brace racchiude un ripieno di fettine sottili di tonno crudo, mayo al wasabi, erbe e borrettane al Mezcal. Sfizioso e divertente.

Crudo di mare in salsa segreta, erbe di sabbia e alghe

Il mix di crudi alla base, composto da scampi e gamberi rossi di Siclia, capasanta e branzino, viene condito con una salsa segreta (cos? chiamata in quanto creata in modo estemporaneo durante una serata per un fuori men? e non ancora codificata ufficialmente, e quindi in continua evoluzione) e guarnito con una variet? di erbe di sabbia ed alghe che conferiscono un?interessante nota vegetale oltre che cromatica. Una reinterpretazione del sashimi decisamente creativa!

Masseria Setteporte ? Etna Rosso, Nerello Mascalese 2020

Il sommelier ci propone ora un vino rosso, un Etna Rosso da uve di Nerello Mascalese coltivate sulle pendici del vulcano siciliano su un terreno di roccia vulcanica che conferisce delle note peculiari alle uve che vi crescono.

Di colore rosso?rubino con sfumature granato scarico, ha profumi intensi di frutta rossa e di bosco con note tostate di tabacco e caff?.

Fagioli di Lamon fermentati, bacche e caccia

L?ispirazione per questo piatto, piccolo nelle dimensioni ma non nel contenuto, trae origine dall?esperienza dello chef sulle Dolomiti, delle quali vengono utilizzati degli ingredienti tipici e richiamati alcuni sapori tradizionali, ancora una volta con molta creativit?. La base della tapa ? formata da fagioli di Lamon fermentati, sui cui sono disposte delle fettine di cervo cacciato lavorato con la tecnica della carne salada trentina, interrompendo per? la salagione al decimo giorno (rispetto ai 30 della formula usata per la carne di manzo). Il tutto ? irrorato con un intingolo di melagrana rosa, olio evo al rosmarino, aneto rosso selvatico e acetosella.

Ravioli di zucca

Questo raviolo ? preparato utilizzando esclusivamente della zucca butternut: la sfoglia esterna viene cotta utilizzando il freddo (a -40? C), il ripieno ? invece preparato con la polpa arrostita. Il tutto condito con burro, salvia e pecorino di fossa, e accompagnato da un gustosissimo prosciutto di cinta senese la cui sapidit? bilancia perfettamente la dolcezza della zucca.

La Masia, Marimar Estate ? Pinot Noir, Russian River Valley 2013

Assaggiamo un altro vino rosso, in questo caso proveniente dalla California, in particolare dalla Russian River Valley, un?area vinicola della Sonoma County dove ? possibile produrre ottimi Pinot Noir grazie al clima fresco e all?influenza della vicina costa dell?Oceano Pacifico che dista solamente 10 miglia. Di colore rosso rubino, al naso si presenta con intensi aromi frutta rossa, con note speziate di cannella e agrumi. All?assaggio ? molto ricco, con tannini vellutati e una lunga persistenza.

Agnolotti di ossobuco

Passiamo ad un?altra pasta ripiena, in questo caso degli agnolotti farciti di ossobuco, serviti al tovagliolo come nella pi? classica tradizione piemontese ed accompagnati da loro sugo di di ossobuco, zafferano e gremolada.

Carne grigliata

In questo piatto il biancostato di manzo, taglio generalmente utilizzato in Italia come carne da da brodo, viene marinato in alga kombu, martini dry e pepe verde e successivamente cotto lentamente sulla brace nel forno Josper, e servito con salsa asiatica e radiccio rosa di Gorizia; una interessante combinazione di affumicato, dolce e amaro.

Risotto al parmigiano reggiano 72 mesi e frutto del cacao

Ultimo piatto salato ? un risotto al parmigiano di 72 mesi, con fava del cacao fresca, foglia di pepe giapponese shanso e vino passito. All?apparenza un ?semplice? risotto al parmigiano, all?assaggio un contrasto di sapori – una forte componente umami data dal parmigiano lungamente stagionato, una punta tannica delle fave di cacao, la nota dolce del passito e la freschezza vegetale delle foglie di pepe ? e consistenze con la cremosit? intrinseca del piatto bilanciata dalla cottura al dente del riso.???

Donnafugata ? Ben Rye, Passito di Pantelleria 2021

In abbinamento ai dessert ci viene servito un celebre passito, il Ben Rye della cantina siciliana Donnafugata, prodotto da uve zibibbo provenienti da ben 11 contrade diverse dell?isola di Pantelleria, ognuna delle quali ? caratterizzata da un differente microclima e regala quindi uve dalle caratteristiche uniche. Dal colore giallo ambrato, ha intense note fruttate di albicocca e pesca disidratate, fichi secchi, datteri, miele e piacevoli sentori minerali; in bocca ? ricco e avvolgente, ma con una piacevole freschezza.

Shiso verde ai pistacchi di Bronte agrumati

Dessert molto originale e rinfrescante. Sotto una coltre di foglie di shiso ghiacciate, piacevolmente croccanti, troviamo una morbida e avvolgente crema di pistacchio di Bronte e arancia, in cui la ricchezza del pistacchio ? bilanciata dalla freschezza dell?agrume e delle foglie di basilico giapponese gelate.

Cioccolatini

Per chiudere una selezione di cioccolatini preparati dal pastry chef che si dedica anche alla ricerca sul cioccolato ? con risultati decisamente convincenti.

Dettaglio delle praline proposte

? Pralina Cabossa: cioccolato 72 % monorigine, fave di cacao

? Pralina al latte: cioccolato 40% al latte, nocciole piemontesi

? Ossa da mordere: meringa al cacao, nocciole piemontesi, menta e cioccolato

? Torroncino alle noccioline:cioccolato, noccioline, caramello salato

??Torroncino pecan: cioccolato al latte, noci pralinate tostate

? The space cake: caprese alle fave di cacao, cioccolato 60% monorigine, marijuana

Gin lemon?

Per concludere una versione delle celeberrimo cocktail in forma di tapa: un mini gin tonic solidificato esternamente, liquido e freddo all?interno. Si presenta come una piccola capsula, guarnita con crema e scorza di limoni naturali di costiera.

Per finire viene servito un caff? Lavazza.

Cucina

Una cucina, quella di Enrico Croatti, decisamente originale e ricca di spunti, da cui traspare la sua esperienza cosmopolita, che si concretizza in piatti creativi dove le materie prime, selezionate in modo meticoloso, hanno sempre un ruolo di primo piano. E? evidente la padronanza della tecnica e la conoscenza dei prodotti che consentono allo chef di proporre abbinamenti e preparazioni sempre particolari, spesso insoliti e talvolta non immediati.

Molto interessante la sequenza delle portate che non segue l?ordine consueto di antipasti, ?primi e secondi ma prevede un crescendo di sapori e complessit?. L?applicazione della formula della tapa anche nel ristorante sperimentale, oltre ad essere molto divertente e prestarsi particolarmente al servizio alla ?barra?, consente di gustare con piacere una sequenza di piatti piuttosto lunga, soprattutto se si opta per il menu ?libert??.

Servizio e accoglienza

Il team dedicato all?accoglienza e al servizio dei clienti ? organizzato in maniera coerente con il modello polifunzionale del locale (e con le sue dimensioni).

Dall?accoglienza alla reception, al cocktail bar, al bistrot fino al ristorante al piano superiore, ogni componente dello staff ha un ruolo e dei compiti ben definiti e lavora in coordinamento con gli altri colleghi. Una macchina ben rodata per fare stare bene gli ospiti durante l?intera loro permanenza nel locale.

Se si decide di cenare nel ristorante Sperimentale, specialmente accomodandosi allo chef table di fronte alla cucina, si pu? godere di un?esperienza molto particolare per la possibilit? sia di interagire con lo chef che descrive con dettaglio gli ingredienti e le tecniche usate mentre ultima e completa i piatti di fronte ai commensali, sia di vedere la squadra di cucina all?azione durante la preparazione step by step delle singole portate del men? scelto.

Conclusioni

Proponendosi allo stesso tempo come cocktail bar, bistrot e ristorante gastronomico, il Moebius ? un locale in grado di soddisfare una molteplicit? di esigenze e tipologie di clienti; che si voglia sorseggiare un aperitivo, cenare in maniera sfiziosa e veloce o provare una cucina creativa e sperimentale, questo locale ? una meta da tenere in considerazione. E l?ambientazione, con il suo stile contemporaneo ed il fascino post- industriale che si ritrova nel vetro, il ferro ed il cemento utilizzati nella progettazione del locale, trasportano l?ospite in un contesto molto internazionale, come ci si aspetta di trovare in una citt? moderna ed al passo con i tempi come Milano.

Informazioni ? Moebius Milano

Via Alfredo Cappellini 25, 20124 Milano

Tel. t+39 02 36643680

E-mail. info@moebiusmilano.it

Sito Web. https://moebiusmilano.it

Orari:

Sperimentale:? gioved? – venerd? ? sabato:? 20:00 ? 22:30? (MAX 14 Posti ogni serata)

Tapa Bistrot:? domenica ? gioved?:? 18:00 ? 01:00;? venerd? ? sabato: 18:00 ? 02:00

L'articolo M?BIUS Sperimentale – Chef Enrico Croatti – Moebius Milano (MI) proviene da ViaggiatoreGourmet alias AltissimoCeto!.

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[03/03/2024, 17:21] Enrico Scavino - A Remembrance

Last Monday, I received a note from a friend in Italy. ?Enrico Scavino has crossed over into the Great Sea.?

Our paths first crossed 40 years ago, in 1984. It was my first business trip to Italy and I was with my friend and colleague Guy Stout. We had a duo of Italian restaurateurs with us and our guide Barone Armando de Rham, who represented Scavino to us in the U.S.

We were coming from Vinitaly, which in those days was a smallish (but growing) affair. Piedmont! It was so exciting to be going to the Burgundy of Italy, which was what we were told. In those days, the Italian wines and regions leaned on French equivalents, so the unknowing could find an entry point. Now, not so necessary, as Italian wine has become a force in the wine world.

1984 a very young yours truly at far left, Armando
de Rham and Enrico Scavino -  photo by Guy Stout

When we arrived to the winery and the sunny courtyard, Enrico met and greeted us with his famous smile. We toured the winery. Something about it was different than some of the others we had recently visited. There was a large room solely designated for small barrels, barriques, they called them. The barrels were French, and expensive, and some producers were experimenting with ageing the Nebbiolo wine in them. It was just short of scandalous, at the time. But, if used properly, the wines showed a vim and a vigor that some of the neighboring wineries just didn?t quite come up to.

Paolo Scavino

Enrico was a warm person, enthusiastic and youthful. His daughters and wife and father were around as well. It was a family affair. His father Paolo, was older then. Ha, I think about his age and laugh a little. It?s not that far from where I am now. And for those young?uns reading this, if you are lucky enough to get through the next 10 minutes, you might also be there, sooner than you think.


We tasted through some barrels and then went into the tasting room to sample some bottled wines, over some breadsticks and local cheeses, which was fairly de rigueur in those days. The wines were stout and young and strong and compelling to my young palate. We were told how much we could expect for our market (Texas) and we reserved all that we could have. Guy told me that the two restaurateurs would put the wine on the list, for sure, and Guy had big plans for other places, both retail and restaurant, in his territory, which was Houston. As for my territory, Dallas, which was a little staider and conservative, I felt reasonably certain that some of the high-end hotels and a few innovative Italian restaurants, like Alessio?s and Savino?s, would also follow suit. And just like that, voil?, we were going to bring in the wines of Paolo Scavino to Texas. Another first!

Enrico, daughter Enrica and Armando de Rham
 

What I remember about Enrico, and his whole family, was that they were pretty mellow. Driven yes, but calm. They looked at time in generational terms, something most Americans have a hard time gripping onto.



Thirty years later, in 2015, I returned to the winery, for the 30th anniversary festivities for their crowning achievement, their Barolo Bric del Fiasc. Luminaries from all over the wine world flew in for the party, and we were lucky to be in Italy at the time and get invited. 

I always had a soft spot in my heart for Elisa, ever since she was a toddler. But the whole family emanated a warmth and a familiarity that was welcoming and engaging. One of the great things about being in the wine world, and getting to know and love the people in it.

When I got word that Enrico has passed, it saddened me. So many people in the wine world that I grew up with have left us. Or rather, left their little rivulets and gone on to the Greater Sea.

Indeed, after a period of swimming in the vinous river of the Langhe, Enrico has also gone into that Larger Presence.  Bon anima, amico. See you on the other side.


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[02/25/2024, 14:04] ?Am I drinking too much wine??

I?ve been abstaining from drinking any kind of alcohol for the past month, as I had knee surgery and didn?t want it to interact with any medications I was on. Things also were tasting metallic, probably a reaction from all the chemicals that had been pumped into me. Do you want to know something? I really didn?t miss wine.

Meanwhile, I scroll past endless dinners and wine tastings from friends and colleagues. The effect is that some of these folks seem to be having an endless and moveable feast, from London to New York, Milan to Hong Kong. If I didn?t know better, I?d almost jump to the conclusion that some of my friends and colleagues might have a drinking problem. But that?s the problem with social media ? folks offer these brief snapshots of their life and it fills up the viewfinder, as if that were all they were doing. Of course, they are involved in other activities as well ? sleeping, bathing, paying bills, having sex, packing, traveling, waiting at airports, checking into hotels and taking out the garbage. But who wants to see any of that!


But I do wonder and worry if any of those folks are struggling with alcohol. The shot of the sandwich and a beer or a glass of wine at the airport. The shot of a bottle of wine as someone just arrived in Italy/France/Spain/etc. The shot of someone?s multi-course dinner with friends, accompanied by a plethora of trophy/grail wines. Over and over. As if obtaining those unobtainable wines allow oneself to slip under the radar of one who might or might not be addicted to alcohol. It?s become a bigger problem now that we are all up in everyone?s business, thanks to their Instagram feeds. I mentioned this once to a friend who likes to imbibe. He told me, quite candidly, ?Yes, but I?m a functional alcoholic.? I guess it sounds less catastrophic that way. But at the end of a night of eating and drinking, at the point when I?d called it quits 30-45 minutes before and switched to water, he was still opening bottles. I know some of you might be wondering if I?m casting the shame pole into the murky waters of the lives of others. Or some kind of virtue signaling. I assure you; those thoughts have crossed my mind. But I know most folks aren?t just hanging out at the bar, all day and all night, day in and day out. They are working, sleeping, etc. But some of us have gotten caught in a hook in which release is difficult, if not impossible. And I worry about that, for alcohol is tricky and moves stealthily.

As for myself, this has caused me to reflect on my relationship and usage of alcohol, couched in the figure of a vintage bottle of wine, preferably from Italy or France, as that is what is mainly taking up space in my wine closet/cave.

So, I asked myself, ?Am I drinking too much wine?? Last month notwithstanding, I took a look at my usage, based on what I depleted from my collection, which is tidily arranged on a spread sheet.


Well, since retirement, five years ago now, I definitely have been drinking less. Especially red wine. Not that I haven?t tried. It?s just that the way I eat now is sparser than it was when I was younger and in the work force. I just don?t eat as much. And, seeing as I often choose wine to go with our meals, if the meals get smaller or less often, then the consumption of wine decreases. And it has.

So, how does one know if they have a drinking problem, especially if one is involved in the trade? Well, it has always been expected that those in the job help promote the trade. And that involves popping corks and trying, promoting and encouraging others to imbibe as well. These days it might not be as politically correct to do so, but how does one balance the needs of one?s livelihood with the demands of one?s personal health? Is there a razor?s edge one must balance oneself upon in this quest to achieve work/life harmony?

A lot of questions. Not a lot of answers.


Funny, though, that this comes up more and more in the 21st century. Healthy living and longevity are sought after goals, and if wine (or overall, alcohol) consumption doesn?t promote those objectives, they could be seen as a precarious obstruction towards attaining those goals.

But alcohol is fun! There?s the buzz factor, which we rarely talk about in public, but which many folks muse over in private conversations. I?m not talking about getting snot-slinging drunk, just a wave of light exhilaration. Gotta be good for the blood pressure, no? So, how bad can it be in the long run?

When I had my tonsils taken out eight years ago, I stopped drinking any alcohol while recovering. I had a profusion of chemicals careening around my system: steroids, antibiotics, morphine, iodine, aspirin, ibuprofen. Alcohol was just one more toxic substance.


When I resumed, 100 days later, I could take wine. But distilled spirits burned. Badly. So, I laid off spirits. Eventually I would sip on a liqueur or even a scotch whiskey or tequila, but in small doses. I could feel the toxicity to my system, so I backed off.

For myself, I know that I am not drinking too much wine. I?m not drinking as much as I?d like, even though right now that is a pretty low bar. I know I?m not addicted to the stuff. I?m not even sure how much I like it anymore, to be brutally honest. I?m not in love with it. But I like it, occasionally. Maybe it?s just autumn season of my life I?m in.

This is an attempt to reconfigure wines importance in my life. It was never front-stage-and-center. Wine, to me, is a marker within a more inclusive cultural setting. It?s an appendage, rather than the heart.

Years ago, I wrote this, and it bears repeating in my present stage of recovery: ?Coming out of the fog I found myself in these past few weeks, I realize that balance, not only in wine, but in life, is more important than acid, than minerality, than fruit, or wood, or expression or concentration. Too much of a good thing is just that ? too much.?

What about you, friends and readers? 


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[02/22/2024, 12:23] Report, quello di adesso, 2024

Perch? scrivere l'ennesimo wall of text quando c'? gi? chi se la sbriga meglio, e pure velocemente? Allora tanto vale linkare Ernesto Gentili, che dice tutto quel che va detto sulla nuova puntata di Report dedicata, con modi sommari, alla nostra bevanda del cuore. Giusto una citazione:

"Dopo aver sentito definire WineandSiena come uno degli eventi pi? importanti del panorama nazionale e aver scoperto, bont? loro, che ci sono perfino due produttori (uno scovato in Abruzzo e uno in Veneto) dall?animo puro, qualche dubbio che ci stiano prendendo in giro pu? anche sorgere".

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[02/18/2024, 17:07] The Day After - A World and a Lifetime Ago

Yesterday morning, very early, I had this odd sensation. I remember lying in bed, as I have done for the past month, recovering from full-knee replacement surgery. I hadn?t been sleeping well for that month, so I just figured it was part of the process, wailing and flailing and general discomfort.

And then I heard an ancient song, by the Shangri-las, whispering lyrics to their hit song, ?Remember?:

(Remember) walking in the sand

(Remember) walking hand-in-hand

(Remember) the night was so exciting

(Remember) smile was so inviting

(Remember) then she touched my cheek

(Remember) with her fingertips

Softly, softly we'd meet with our lips

And then, I remembered.

The same day, a Saturday, 23 years ago to the day, February 17, 2001, I got a call from the care center where my wife Lizanne was. It was 5:30 AM. ?Mr. Cevola, you need to come. Your wife doesn?t have much more time.?

So, I got up, fed the cat, got dressed and headed out to say good-bye to my dear wife.


I got there in time for us to watch the sun rise, her last sunrise, before she slipped away. I was saddened, but relieved her suffering would be over. She had just turned 48 on the 14th. She was determined to make it to her birthday. She would never see 50, or 60, or 70. Multiple Sclerosis saw to that.

23 years later, how does it go? It goes. Life goes on, with or without us. But as I?ve witnessed in our age of social media, when friends of mine lose their mates too early or untimely, they let us know just how painful it is in the beginning. The truth is, it still is. It?s just that one lives to learn to endure the pain, to live with it. What else can you do?

The day of Liz?s passing, her best friend told me to come over and stay with them that night, to not be alone. I went home, got some things, fed the cat again, and headed over. We had a meal, some wine, and I went to bed in their guest room, which when Liz was her roommate, was once Liz?s room. As I was slipping into sleep, I felt Liz gently graze my arm with her touch, as she moved on into the greater cosmos. She was unbound, everything would be ok for her.


For those of us still tethered to our bodies and this earth, it would be a different story. Many years, many tears, a lot of pain. Rinse and repeat.

But I would find a way to stay the course. If only to honor the struggle she gave, by living the best life I could, for me and for her memory.

I?m not sure I excelled in that part. But I tried.

What I found out, along the way, was that things like work and career are highly over-rated. Sure, I raced up and down the wine trail in Italy for years until the race ended. And I took it so very seriously.


I laugh now, because it seems a bit delusional to think any one of us can make that big of a difference in anything, let alone making the world safe for Italian wine. Ha! Anyway, that was my lesson. I don?t expect anyone else to read this and take this as a cautionary tale. We all have our destinies lined up for us.

But love and family and peace and health and yes, happiness, are the Golden Fleece of this life for me. And for anyone listening, take heed. Your child is a million times more important than a placement, a blog post, an unforgettable meal or a once-in-a-lifetime 20-30-40-year vertical tasting of some fabulous wine property in Italy or France. Those pursuits are as dull as dishwater compared to the essential stuff of life.

One last note: I?ve kept a dream log every time I had a dream about Liz. I know her essence is still in my heart as well as running around the universe. Maybe one day, when I am no longer corporeal, our essences will dance together again, drink the wine of the cosmos, and everything will be as one, as the physicists tell us it is. Until then, I am here, 23 years to the day after, still loving, and still remembering our hand-in-hand walk, in the sands of time.

 

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[02/13/2024, 15:17] Da Vittorio Ristorante ? Meeting Winter Edition 2024 VG Roadshow ? Brusaporto (BG)

Non manca mai una tappa fondamentale del?nostro tour?di?eventi enogastronomici esclusivi?riservato ai nostri?associati,?Roadshow of Excellence, stiamo parlando dell’inimitabile “Success Story”? Ristorante tristellato?Da Vittorio a Brusaporto.

Rimanere classici, ai giorni d’oggi, ? quasi pi? arduo di un’offerta d’avanguardia. Qui, i palati pi? esigenti potranno sempre crogiolarsi nella ricerca meticolosa della nobile materia prima, che in questo angolo gourmet di mondo rimane tra le pi? selezionate e le pi? ricercate d’Italia. Classico non ? sinonimo di immobilismo, tutt’altro. La famiglia Cerea ? da sempre un caposaldo di magistrale accoglienza, professionalit? e disponibilit?. Il suggerimento ? quello di fidarvi dei professionisti, che sapranno consigliarvi eventuali fuori men? del giorno oltre a proporvi il GRANDI e iconici Classici Da Vittorio Sempre in Carta. Da quando si varca la soglia passando dal nostro aperitivo in cantina, terminando con le dolcezze, l’esperienza Da Vittorio rimarr? per sempre tra le nostre preferite.

Ecco il racconto?della nostra?ultima esperienza.

Archivio storico reportage:

->?Reportage del 17 Novembre 2006
->?Meeting del 1? Settembre 2008
->?Meeting del 23 Novembre 2009
->?Meeting del 13 Maggio 2010
->?Meeting del 19 Aprile 2011
->?Meeting del 20 Marzo 2012
->?Meeting del 25 Marzo 2013
->?Meeting del 24 Marzo 2014
->?Meeting del 30 Marzo 2015
->?Meeting del 18 Maggio 2015
->?Meeting del 21 Marzo 2016
->?Meeting del 3 Aprile 2017
->?Meeting del 26 Marzo 2018
->?Meeting del 10 Dicembre 2018
->?Meeting del 22 Febbraio 2019
->?Meeting del 26 Luglio 2019

-> Meeting del 25 marzo 2021

La squadra

  • Nicola Di Lisa: maitre
  • Fabrizio Muscatella: chef de rang
  • Fabrizio Sartorato: sommelier
  • Roberto Cerea: head chef
  • Giambattista Bergamelli: sous chef
  • Daniela Kuhnreich: pastry chef

Inizia il nostro viaggio, tra etichette importanti e una convivialit? ineccepibile.

In Cantina, la scrivania e posto di comando del Sommelier Fabrizio.

Aperitivo con un calice di Erbavoglio Metodo Classico Dosaggio Zero – Torraccia del Piantavigna

Di colore giallo paglierino con note dorate e con un perlage fine e persistente. Si presenta al naso con un profumo fragrante di sentori di frutta, spezie e fiori. Il sorso ? intenso, sapido, persistente ed armonico.

Stuzzichiamo! Crostone di pane integrale con composta di cipolle rosse e pancetta 48 mesi

Con noi Mattia Donna l’enologo di Torraccia del Piantavigna.

Mini toast: prosciutto cotto, fontina, parmigiano e tartufo nero

Con noi…

Mr. President – Real_ENZO_FULGINITI

Gioielli della cantina… By Lunelli.

Ci accomodiamo al tavolo e proseguiamo con un calice di Champagne Blanc De Blancs – TSARINE

Ottenuto da Chardonnay al 100% della C?te des Blancs, questo vino offre un colore oro pallido esaltato da sfumature smeraldo e bollicine fini e persistenti. Al naso rivela profumi di fiori di tiglio, biancospino, limone candito e aromi di tostatura, creando un’esperienza sensoriale indimenticabile.

Il men?

Iniziamo con una pepita di parmigiano: crema di parmigiano 48 mesi con all?interno una scaglia di parmigiano 101 mesi, polvere di oro e aceto balsamico

Tartelletta, finanziera di pollo e tartufo: tartelletta di pasta brick con finanziera di pollo, besciamella, parmigiano grattugiato e tartufo

Ancora bollicine: Champagne Royale R?serve Non Dos? – Philipponnat

Veste color oro pallido, dalla spuma fine e persistente. Al naso si percepisce fiore di tiglio, fior di vigna e biancospino. Il sorso ? dritto e puro, con note di agrumi e bella vivacit? senza aggressivit?. Finale lungo e limpido su note di pane caldo e mela fresca.

In accompagnamento uno splendido spaghetto di tonno, bagna cauda e crumble di pistacchio: spaghetto di tonno rosso servito con una salsa alla bagna cauda, zest di lime e crumble di pistacchio

Saluti al tavolo!

La signora Bruna – The REAL_Boss

A seguire baccal? candito con spuma di patate affumicata: filetto di moro antartico candito con spuma di patate affumicata e fagiolini verdi croccanti. Incantevole.

Ora il momento dello Champagne Fluence, brut nature – Franck Pascal

Molto interessante, a partire dalla bellissima brillantezza, con un colore giallo dorato, sfumature che vanno verso un oro antico, perlage molto fine e di ottima persistenza. Bel bouquet al naso, con un intensit? verticale del vino potente, ben strutturato e complesso, si sente tutta l?energia del Pinot Noir e il corredo fruttato del Pinot Meunier, che meraviglia con i suoi profumi di frutta arancione e matura come l?albicocca, i frutti di bosco, le more e i lamponi, finale fragrante e agrumeto interessante. Il sorso ? di un armonia meravigliosa con grande rotondit?, la freschezza ? presente grazie alla piccola parte di Chardonnay?che lo rende vivace, sul finale ottima sapidit? e minerali, con ritorni di agrumi e note speziate.

In abbinamento un’intrigante coda di scampo glassata alla barbabietola, puntarelle e ricotta in salvietta: coda di scampo di Sicilia glassata alla barbabietola, insalata di puntarelle e ricotta in salvietta.

Passiamo ad un’altra zona della Francia con Sur la Roche M?con-Villages – Domaine de la Croix Salain

Di colore giallo limpido e brillante, con riflessi dorati. Naso intenso, con note di frutta matura (pesca, mirabella) e frutta esotica (ananas). Il sorso ? morbido e delicato, i frutti esotici sono molto presenti a livello aromatico, un finale il tutto in freschezza, con un pizzico di agrumi e una sensazione sapida.

Da accompagnare al moscardino 2.0: fragoline di mare fritte, morbido di mais spinato, salsa verde e limone. Un sorprendente gioco di contrasti.

Grande attesa per il servizio dei panificati, che Da Vittorio rappresenta uno dei?momenti pi? attesi del pasto e regala un?esperienza di estrema piacevolezza.

Tipologia di pane/grissini serviti:

  • Croissant salato
  • Focaccina con pomodoro
  • Sfogliato con sale Maldon
  • Lunghi torinesi integrali e non
  • Gobbetti alla farina di mais orobica
  • Sfogliati al burro
  • ?Airbag?

A seguire “Quel cavolo di risotto“: riso Carnaroli mantecato con crema di broccoli, gambero crudo di Oneglia, bisque ed emulsione di alici. Geniale, colorato, di un equilibrio incredibile.

Passiamo al rosso con GHEMME D.O.C.G. 2008 – Vigne Pelizzane – Torraccia del Piantavigna.

Esposizione ad ovest ed il terreno di tipo argilloso conferiscono al Ghemme una complessit? ed eleganza uniche,??caratteristiche che riflettono il livello d?esperienza in vinificazione di Torraccia del Piantavigna. Il colore ? un rubino con riflessi aranciati, al naso spicca la viola con sentori di liquirizia ed al palato risulta corposo con tannini morbidi.

Accompagnato al profumatissimo raviolino del plin, rag? di tuberi, latticello e tartufo nero.

A seguire pancia di maialino, bernese di mele e ?Planet salad?: pancia di maialino, bernese di mele golden, mele fuji alla brace, insalata della loro ?Planet Farm?.

Un autografo di un certo valore…

Passiamo al dessert! E iniziamo ad addolcirci con un calice di Strevi DOC passito – Silvio Bragagnolo?

Un vino in grado di sorprendere per la longevit? e la ricchezza di profumi secondari. Si presenta color dell?oro, brillante, intenso; i suoi profumi e il suo gusto sono travolgenti e richiamano i fiori bianchi e la frutta gialla sciroppata.

Pre dessert: ?Agrumi? ? biscotto al limone, crema di bufala al mandarino, lemon curd, sorbetto al cedro e sambuco.

E poi ecco servito il divertimento in tavola! “Le nostre dolcezze“: tiramis?, trancio Op?ra, sfoglia alla cannella, bign? con pop corn e mango, tartelletta lampone e cioccolato, frolla con albicocca e rosmarino, cannoncino con crema pasticcera, ?Gioconda?.

E quando la crema ? espressa, c’? solo da godere!

Soprattutto se si stratta degli storici cannoncini!

Non diciamo di no nemmeno al panettone

…e nemmeno a qualche goloso bonbon!

Come degna conclusione, un ottimo gin tonic defaticante.

Preparato con meticolosa attenzione con base Gin Tanquerai nr 10.

Grazie infinite come sempre e?alla prossima!

Cucina

La golosa cucina?che?Chicco?e?Bobo?propongono, fatta con il?meglio?delle materie prime sul?mercato, trattate con?tecnica impeccabile?e assemblate con?accostamenti mai banali sono il lascito e il continuo di anni di ricerca, passione e dedizione. Il concetto “Tradizione lombarda e genio creativo” ben rappresenta il filo conduttore dei men? che i fratelli Cerea aggiornano e rivoluzionano insieme al divenire del mercato e delle stagioni.
La cura, l’attenzione, l’approfondimento dei temi culinari ? allargato per non far torto a nessun palato, tutti declinati con uno stile originale e sensibile anche alle nuove frontiere della cucina del benessere.

Servizio e accoglienza

La magia della magistrale accoglienza della famiglia Cerea ?, come sempre, un condensato di pura gioia?e ci insegna che il lavoro, la?professionalit?,?l?impegno, la?costanza, l?attenzione, pagano sempre.

Conclusione

Continuiamo a tornare ancora e ancora in questo tempio del gusto, uscendo sempre soddisfatti e appagati. Ad oggi non abbiamo conosciuto nessuno che, dopo averlo frequentato, non ne sia stato conquistato. Da Vittorio ? un’eccellenza che va valorizzata, e che nonostante abbia raggiungo grandi titoli non ha mai perso di vista la propria identit?, quel legame con la sostanza, con l?autenticit? delle?origini. Quelle origini che abbiamo ritrovato dagli antipasti ai cannoncini storici, nella loro splendida semplicit?.

 

Viaggiatore Gourmet

Ristorante Da Vittorio
Via Cantalupa, 17 ? Brusaporto (BG)
Tel. (+39) 035 681024
Chiuso?mercoled? a pranzo
E-mail:?info@davittorio.com
Sito internet:?www.davittorio.com

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[02/11/2024, 15:33] My Italian Bucket List ? Version 2024

After having been to Italy multiple times for work and play, since 1971, one would think someone like me might have ticked off all the boxes of an immersive and exhaustive Italian experience. It seems though, on further contemplation, that there are a few boxes remaining to be filled in. So, here goes.

  • Visit Sardegna ? Of all the regions I haven?t been to there remains one ? Sardegna. I?d love to visit the island, find the wild parts, hug the coastline, eat lamb, drink Cannonau and discover what it is about the island that makes it unique and wonderful.
  • Drive or ride around Italy in a Ferrari ? True confession: I have never driven or rode around Italy in the fabled motorcar. Or anywhere, for that matter! I?d like to break that spell and take a ride (short or long, fast or slow) in Italy in a Ferrari. Simple enough, yes?
  • Wineries to visit that I have never been to ? those would be Roberto Conterno, Angelo Gaja, Edoardo Valentini, Biondi-Santi and Sassicaia. These are iconic wineries and their wines. Although I have tasted and enjoyed many times, I have never had the pleasure, or privilege, of visiting ad locum.

 


Unfortunately, there is one thing I will never be able to check off. And that would have been to travel in Italy with my mom. We talked about it, even tried to plan it, but my wife Liz, at the time, was too sick. So, it never happened. Happily, my mom was able to go to Italy with my two sisters and a grand-daughter. It was a ?girl trip.? And they had a great time. But I missed out on being one of the girls.

Really, on reflection, there isn?t much I have missed in regards to my Italian journey. I?ll probably get to Sardegna, not sure about the other things on the list. But I have no complaints. Italy has been very kind and most generous in sharing her bounty and her beauty with me in my lifetime. And for that, I am most grateful.

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[02/05/2024, 14:15] BOLLE Restaurant (Stella Michelin) ? Lallio (BG) ? Patron Famiglia Agnelli

Il 31 Dicembre 2023 si ? conclusa la collaborazione con lo Chef Marco Stagi, che la propriet? Agnelli ha ringraziato per il supporto offerto durante il suo periodo alla guida della cucina e al quale augura un nuovo ed entusiasmante percorso fuori dal progetto di Bolle Restaurant.

Il Sous Chef ha preso in mano il coordinamento della brigata di cucina unita (sono rimasti tutti) nel rinnovato entusiasmo, dal costante e garantito processo di valorizzazione del Ristorante Bolle grazie all?investimento della famiglia Agnelli e dei suoi Partner.

Ad affiancare il Sous Chef, a partire da Aprile 2024, la propriet? ha gi? individuato due giovani e brillanti Chef con significative esperienze di ristorazione ?fine dining? in ambito nazionale ed internazionale, che andranno ad integrarsi con l?attuale brigata di cucina per migliorare ed elevare ulteriormente il livello di proposta che Bolle Restaurant vuole offrire al suo affezionato pubblico.

Nel frattempo eravamo davvero troppo curiosi di provare il “nuovo” Bolle e di seguito vi raccontiamo della nostra piacevolissima esperienza.

Hanno lavorato e lavorano alla nostra/vostra Esperienza (Team Bolle) :

Fulvia Rota

Nicola Valsecchi

Christian Lavelli

Andrea Rota

Luca Belotti

Antonio Rota

Luca Tiecher

Samuele De Bortoli

Bouslim Hakim

Il Benvenuto! Del Sommelier Nicola Valsecchi – Un autentico fuoriclasse

Famille Mouss? ?– Champagne Extra Brut L?Esquisse

In apertura del pranzo il nostro sommelier ci propone come aperitivo uno Champagne Extra Brut, L?Esquisse, prodotto dalla maison Famille Mouss?, un?azienda familiare fondata all?inizio del XX secolo, la cui sede si trova nel villaggio di Cuisles, nel cuore della prestigiosa Vall?e de la Marne, nota per i suoi blanc de noirs.?Si tratta di un blend di Pinot Meunier al 70% e Pinot Noir al 30%, prodotto con uve provenienti dalle parcelle pi? giovani della maison, affinate sui propri lieviti per 18 mesi con un basso dosaggio finale (2gg per litro). Tutti questi elementi contribuiscono alle caratteristiche finali di questo vino: grande freschezza, note fruttate e delicate ed una notevole bevibilit? che lo rendono perfetto come aperitivo e in accompagnamento a piatti leggeri e delicati.

Come di consueto, il servizio dei panificati del ristorante Bolle ? un momento imprescindibile del pasto e regala un?esperienza di estrema piacevolezza. L?utilizzo di lievito madre e di farine e cereali attentamente selezionati, l?elevata idratazione, la lunga e paziente maturazione degli impasti, unita all?evidente passione del giovane pastry chef Samuele De Bortoli, contribuiscono alla realizzazione di prodotti di altissimo livello qualitativo, dal gusto deciso e originale a cui risulta particolarmente difficile resistere.

Il pane ? una pagnotta ai 5 cereali e semi di lino, fragrante e profumata, la cui ampia alveolatura rivela l?alta idratazione e la lunga lievitazione.

La golosissima focaccia ? realizzata con acqua di grana, olio di pancetta e arricchita con polvere di pomodoro.

Quindi una sfiziosa tigella al sesamo coperta di semi di papavero.

Per finire due tipologie di grissini, uno al grano arso ed uno al mais.

In accompagnamento ai gi? gustosissimi panificati ci vengono serviti:

  • Un burro al sapore di casoncello alla bergamasca, composto da burro di centrifuga arricchito da sugo di pancetta e povere di salvia
  • Un olio extravergine biologico di Riva del Garda, dalla gradevole piccantezza finale.

Uno zoom sulla focaccia!

Castel Juval ? Blauburgunder Riserva 2020

Assaggiamo un Pinot Nero dell?Alto Adige, zona particolarmente vocata alla coltivazione di questa nobile uva di origine francese. La cantina Castel Juval si trova in Val Venosta, nella tenuta del leggendario alpinista altoatesino Reinhold Messner, il quale dal 1992 ha affidato la produzione ai coniugi tedeschi Gisela e Martin Aurich. Oltre a essere un abile enologo Martin ? anche professore presso l?Istituto Agrario di San Michele all?Adige. ?

Questa interpretazione di pinot nero (Blauburgunder in tedesco) regala un vino fruttato con profumi di ciliegia e frutti neri, ed un gusto elegante caratterizzato da tannini delicati che ben accompagna l?antipasto che ci viene servito.

Battuto tiepido di cervo siero di latte e ginepro

Al centro del piatto troviamo una battuta di cervo, servita tiepida con del siero di latte ed una cialda croccante di patate e cipolle con gelatina di sidro; come tocco finale una polvere di sottobosco i cui profumi e colori rievocano proprio il suolo che si sviluppa all?ombra degli alberi di un bosco. ??

Vincent Girardin ? Bourgogne Blanc Cuv?e Saint Vincent 2021

Il vino successivo ci porta in Borgogna, pi? precisamente nella C?te de?Beaune dove sorge il Domain Vincent Girardin. ?Il?Bourgogne Blanc?“Cuv?e Saint Vincent” ? un vino bianco a base di uve chardonnay,?provenienti da varie parcelle, ciascuna con diverse caratteristiche, che trovano la perfetta armonia nell?assemblaggio finale. Dopo la svinatura del mosto, il vino viene trasferito in botti di rovere francese da 500 litri con il 10% di rovere nuovo, dove avvengono sia la fermentazione alcolica che quella malolattica con lieviti indigeni, e successivamente affinato per 11 mesi. Si presenta di colore giallo paglierino luminoso e brillante. Al naso esprime aromi fruttati e floreali; al palato risulta molto equilibrato, ricco ma con una piacevole nota fresca e minerale.

Lasagnetta di mare

Passiamo ai primi piatti con una succulenta lasagnetta di mare, nella quale una delicata sfoglia di pasta al nero di seppia viene condita con un sugo di seppia, capesante, cozze e gamberi rossi, ed infine guarnita con una spuma di bouillabaisse. ?

La sorpresa golosa e intrigante che ci aspetta sotto la soffice spuma di bouillabaisse!

Gesti Tecnici:? ? Classe – Stile – Eleganza

Giovanni Rosso ? Barolo DOCG Serra 2015

Ci spostiamo in Piemonte per uno dei vini pi? rappresentativi di questa regione, il Barolo, in questo caso proveniente da?uno dei cru pi? celebri di Serralunga d?Alba, il Serra appunto, che dona vini di grande personalit? e finezza. Questo vino di Giovanni Rosso, storico produttore della Langhe, di colore rosso rubino, ha un naso complesso in cui dominano i profumi del sottobosco con sentori di frutta rossa, tabacco e balsamici; al palato risulta ricco e elegante, con tannini fini e una lunga persistenza.

Plin di coniglio alla cacciatora

Questo Barolo accompagna una originale interpretazione del plin, il raviolo piemontese il cui nome richiama il gesto di ?pizzicare? la pasta (plin appunto in dialetto piemontese) nel momento in cui i piccoli scrigni di pasta vengono?formati e chiusi. Tradizionalmente riempiti con un misto di carni brasate, in questo caso sono farciti di coniglio alla cacciatora, serviti su una base di salsa alla cacciatora e maionese di olive taggiasche e finiti con fondo di cottura del coniglio e foglioline di maggiorana che conferiscono al piatto una piacevole nota fresca ed erbacea.

Domain Baud ? C?tes du Jura Deux Grains de Paradis Tradition

Torniamo in Francia con un vino di grande struttura e personalit?, proveniente dal Jura, una piccola regione nell?est del paese con una lunga tradizione vinicola dove ? possibile trovare vini dallo stile originale ed inconfondibile, i pi? conosciuti dei quali sono il Vin Jaune e il Vin de Paille realizzati con tecniche produttive peculiari. Questo vino, appartenente alla denominazione C?tes du Jura, ? un blend composto da met? chardonnay, che viene affinato in barrique in maniera classica, e met? savagnin (vitigno autoctono del Jura) affinato invece in botte scolma in modo da favorire la formazione del cosiddetto ?voile? o ?flor? (velo) e la conseguente ossidazione; dopo circa 3 anni di invecchiamento i due vini sono assemblati. Il risultato ? decisamente interessante e particolare: di colore giallo dorato, regala aromi di mela cotogna, mandorle e noci verdi, con una lieve nota ossidata, mentre al palato risulta equilibrato con una buona freschezza ed una lunga persistenza.

Glacier 51, grano saraceno e scorzonera

Passiamo ai secondi con una ricetta che ha per protagonista un pesce unico nel suo genere, tra i pi? pregiati e ricercati, molto apprezzato per le carni bianchissime, il gusto dolce e delicato ed una consistenza particolare. Viene pescato a circa 2.000 metri di profondit? nelle gelide acque sub-antartiche a pi? di 4.000 km dalle coste australiane, nei pressi dell’isola di Heard dove sorge il ?ghiacciaio 51?, scoperto proprio nel 1951, da cui il pesce prende il nome. In questo piatto, il pesce viene laccato con una crema di grano saraceno e fondo vegetale ed accompagnato da scorzonera, una radice leggermente amara, un carpione vegetale e una salsa delicata al grano saraceno.

Per pulire il palato e prepararlo al dessert principale, ci viene servito un piccolo e rinfrescante pre-dessert, composto a strati da una cialda croccante di mela, un gel al limone ed un cremoso al limone, il tutto coperto da una meringa scottata all?italiana.

Cantina Pagnoncelli Folcieri ? Moscato di Scanzo DOCG 2012

In accompagnamento al dessert ci viene servito un passito a base di moscato di Scanzo, un?vitigno?presente esclusivamente in?Lombardia, la cui zona tipica di produzione ? circoscritta intorno al?comune?di?Scanzorosciate?nella?Valcalepio, in provincia di?Bergamo. ? l?unico?vitigno?autoctono?della provincia di?Bergamo?e rappresenta uno dei pochi esempi di variet? moscato a?bacca nera. Dall?appassimento e vinificazione dei grappoli di questa uva si ottiene il Moscato di Scanzo DOCG, un vino dal colore rosso rubino intenso, con un complesso profilo aromatico, dolce e molto ricco al palato.

La versione che assaggiamo ? prodotta da una delle poche aziende di questo piccolo territorio, la Cantina Pagnoncelli Folcieri, che produce questo prezioso e particolare vino dal 1962 ed ? stata una delle cantine che ha contribuito all’operazione di?salvataggio e di rilancio del vitigno.?

Torta di rose al Donizetti

Il dessert, dichiaratamente un omaggio alla citt? di Bergamo, ha la forma e la consistenza della celebre torta delle Rose ma ? realizzato con gli ingredienti della torta Donizetti, una soffice ciambella, dedicata al celebre compositore bergamasco, arricchita di frutta candita e aromatizzata con il liquore Maraschino. In questa originale interpretazione proposta dal pasticcere del ristorante troviamo ananas candito e albicocche disidratate. Il dolce, in versione monoporzione, viene servito in un pentolino Agnelli, omaggio alla famiglia proprietaria del locale.

In accompagnamento un goloso zabaione leggero aromatizzato alla vaniglia.

Decisamente una piacevole conclusione del nostro percorso di degustazione!

Caff? e coccole finali (@VG)

Ci viene servita una delle selezioni di specialty coffee della ?Difference Coffee Company?. ?

In accompagnamento al caff? sono offerte alcune golosit? finali, da gustare rigorosamente nell?ordine suggerito, da sinistra verso destra:

  • Tartelletta al cioccolato e caramello salato
  • Cioccolatino fondente ripieno di crema al pepe (un concentrato di dolce piccantezza)
  • Madeleine al limone e vaniglia servita nel padellino Agnelli.

Cucina

Una cucina solida quella del Bolle la cui squadra, a poche settimane dall?uscita dell’ head chef ? in grado di offrire un men? creativo e non scontato, che lascia trasparire una grande conoscenza degli ingredienti ed una padronanza della tecnica da parte di tutta la brigata.

Oltre che scegliere dalla carta stagionale ? possibile affidarsi all?estro della cucina, optando per il men? degustazione ?Viaggia con noi?, 6 passaggi a sorpresa. E per un?esperienza ancora pi? esclusiva ? possibile prenotare la ?Chef Table Experience?, un pranzo o una cena che si svolge interamente nel backstage della cucina del ristorante, e che consente quindi all?ospite di immergersi completamente nell?atmosfera in cui ogni piatto ed ogni percorso di degustazione vengono preparati dalla brigata.

Servizio e accoglienza

Lo stesso affiatamento della cucina si ritrova anche nel lavoro svolto dalla brigata di sala, una squadra composta da giovani preparati e sempre attenti alla soddisfazione del cliente, che viene accompagnato durante tutto il pasto con precisione e cura unite a un?adeguata discrezione. Anche il servizio dei vini, curato dal bravo sommelier Nicola Valsecchi, ? in linea con il livello di servizio complessivo: si pu? scegliere da una ricca carta che contempla etichette italiane ed internazionali o, in alternativa, affidarsi ad un percorso di degustazione che sar? studiato dal sommelier sulla base dei piatti scelti e dei gusti o i ?desiderata? dei commensali. ??

Conclusioni

Il progetto di ristorazione della famiglia Agnelli si conferma uno degli indirizzi pi? validi della provincia di Bergamo. Uno stile moderno, sia nell?elegante ed essenziale arredamento della sala, che nell?approccio alla cucina e al servizio ed in grado di evolversi in modo lineare e costante. Un plus per gli appassionati di cucina ? il bellissimo store Agnelli, al piano terreno dell?edificio che ospita il ristorante, dove potersi regalare una (o pi?) delle prestigiose pentole prodotte dall’azienda, ?amate dagli chef di tutto il mondo.

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Ristorante Bolle

Via Provinciale, 30, 24040 Lallio ? Bergamo (BG)

Tel. +39 035 0900208

Mail. info@bollerestaurant.com

Sito web. http://bollerestaurant.com

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ORARI

Dal marted? al sabato (dalle 12.30 alle 15.00/19.00 alle 22.00)

Giorni di chiusura domenica e luned?

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[02/04/2024, 19:51] What makes up Italian wine now?

As one looks over the evolution of Italian wine, one can find one consistent factor ? change. Nothing stays the same, whether it be technological, tastes or styles. Today's bright star was yesterday?s smoldering nebula, just waiting to appear in time. Wines that were thought to be the ?end of the world,? in 1980, are now conscripted to the dustbin of history. Not that this jives with quality or value. In fact, some of what propels Italian wine is this contrarian philosophy, a stubbornness to accede to whatever has become dominant, to maybe even become suppositious of that success.

?Every generation re-invents the wheel,? as the saying goes. And in wine, as in Italy, re-invention is part of the culture. ?One cannot take chances in the shallow end of the pool ? you must dive into the deep end, the unknown, with both dangers and rewards awaiting.?

How can it be that Italian wine, from 1946 until 2000 blazed a trail towards dominance in the wine world with incredible speed and accuracy, only to give it away to the new generation?


Well, if you live long enough, one realizes it is inevitable that we will have constraints on the time available to make one?s mark. And then that time is up. So, somebody must take up the baton, for the race is unending. Competition, desire, ambition, all motivate towards the perfected state. And wine, every year, faces new challenges, be it climatic, economic, societal or fashion.

Right now, we?re in a cauldron of Babel, where all things are enjoyed and shunned simultaneously, depending on the faction representing or dissenting. It?s exciting, for one can virtually taste all of the history of Italian wine in one setting, from the rustic and imperfect to the polished and unblemished. Oak, no oak, Amphora, no amphora. Indigenous yeast, designer yeast. Cork finished or screw top. Glass vessel or compostable box container. Red, white, ros?, yellow, orange, brown. Sparkling, still, dry, sweet. Expensive or value driven. Wine allows anyone with any taste level to enter and participate. It?s democratic, it socialistic, it?s anarchistic, it?s compliant. It?s all of the above. Pick and choose ? for now.


I anticipate new forms of expression and modulation from the different camps that represent interests in Italian wine. I imagine it to be somewhat like Burning Man, where all groups are present, tooting their own horns and in many cases celebrating other causes along the way. I see the groups on websites, whether they are devoted to the perspective of women, non-binary or minority groups, even the bastion of the old guard establishment ? middle aged and elderly white cisgender males. They?re all out there dancing in the streets where Italian wine flows.

Again, this piece isn?t about how wine tastes or the latest DOC/DOCG. I?m reporting on observations made about the direction of Italian wine in 2024. And like much of what we are witnessing today in the world, there is a not-so-quiet revolution in the making.

And along with that, there is the commercial behemoth that is Italian wine, the good, the bad and the ugly. One of the largest producers of wine in the world, historically, since the end of World War II. An endless fountain of fiscal support for hundreds of thousands of Italians, working in the fields, in the winery, in sales and marketing, in retail and restaurant, in importation and distribution, in government regulation and enforcement, in shipping, in warehousing, in delivery and in all the satellite industries that have sprung up to support the cause.


That is what makes up Italian wine nowadays ? it?s both exciting and terrifying, challenging and rewarding. And the end user, the wine lover, stands to win, over and over, in this heroic venture.

? written and photographed by Alfonso Cevola limited rights reserved On the Wine Trail in Italy
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[01/28/2024, 20:40] I Left My Heart in Barbaresco

[from the archives while our blog monster is out on medical leave]

High on a hill, it calls to me

What is it about a place that marks one?s soul? When a place seems more than recognizable the first time one walks in that place, although one had never been there? And that the spirit of the place infuses upon that soul and being, a sense of belonging, of an intimacy that transcends mere time and place? Such is the effect Barbaresco has had upon me for the greater part of my adult life. And it surprised no one more than myself, this attachment, this passion, for a place and its wine.


My first contact was in an Italian restaurant, Il Sorrento on Turtle Creek Boulevard in Dallas. One of the local distributor bigwigs, Pinky Parrish, was a barrel-chested bourbon loving extrovert. He?d take up a whole dining section with his infectious fervor for food and wine. And he was entertaining a party in my section when he ordered a bottle of wine he?d sold the sommelier, a 1969 Calissano Barbaresco Riserva Speciale.

?Take a taste,? he prompted this shy 28-year-old waiter. ?You need to know about wine like this.? I couldn?t at the time, as the owner forbid drinking (even tasting) on the job. But he got me a sample later and I tried it at home. It was unlike anything I?d had growing up in California. And it was the start of a long journey, and a love affair, with a wine that I?m still smitten over.

After I moved on to run a wine bar, I remembered that wine and wanted to put it on the list. the Calissano Barbaresco was no longer available, but their 1970 Barolo Riserva was and I put it on my list, for $12.00. I located another Barbaresco, a 1969 Prunotto Riserva and listed it, for the unbelievable price of $20.00.

What I didn?t know, at the time, was that these were two Barolo producers making Barbaresco. I didn?t know the difference between the two places, Italian wine being a complex study. But I was intrigued with Nebbiolo, and Barbaresco.

After I left the restaurant business I came into contact with the wines of Angelo Gaja. I was newly settled in a position, working for a wholesale distributor in Dallas, Texas. Estrada?s was a small, ramshackle kind of operation, based out of Galveston. Run by two brothers and a sister, George, Al and Pilar, they had impeccable taste in wine. And incredibly bad luck in business. Their portfolio was, at the time, in 1981, worthy of envy. Now, as well. DRC, Heitz, Schramsberg, Vega Sicilia, Dr. Pauly (this was before Thiese and Wiest) and any number of desirable wines from France, Germany, Spain, California and Italy. And we represented Gaja.

At the time, Gaja was relatively unknown. Because of my Italian origins, one of the Estrada?s asked if I would work up a reorder on the Telex machine to Gaja. What followed was an education in negotiation and in wine. For I was clueless as to the status of Gaja and Barbaresco. In truth, we all were. What Angelo was planning was none less than daring and almost inconceivable. And that was to make his wine, Gaja Barbaresco, synonymous in global stature (and value) to the great wines of the world at the time ? Lafite, Roman?e-Conti, Bernkasteler Doktor, Vega Sicilia.

What struck me, at the time, was how Gaja valued his wine. His Barbera was as expensive as many of the Nebbiolo wines coming out of Piedmont at the time. I didn?t have a great selection at the time, but the standard Barolo (we had Scanavino, which was a low to mid-tier product then) sold for less than his Barbera D?Alba. When I took a look at the price-list for his 1976 Barbaresco (the current offering at the time, which was about $7 a bottle, ex cellars) I was shocked. I didn?t have a base of clients for those wines in Dallas, Texas, in 1981. But we bought them, and we found homes for them. Sometimes we?d have to discount a bit more than we wanted to. Restaurateurs, at the time, were the most intractable. They wanted the cheapest Barolo, Amarone and Chianti they could find. And Barbaresco wasn?t even on their radar.

Gaja was from Barbaresco. Barbaresco was the wine from his village. Yes, he made Barolo. But to him, Barbaresco was the wine that equalized this place (Barbaresco) with some of the great places in Bordeaux and Burgundy. Gaja was very much a champion of ?galit? for Italian wine ? his wines being first and foremost. It was a hard sell, at the time. Now, the wines of Gaja, like the wines of DRC, are all but unobtainable to the unwashed masses. His crusade got him to the mountain top.

As I moved on to another small company, Arwood H. Stowe, to run the Italian wine business for them, the wines of Gaja followed. Dallas in 1982 was flowering into a full-blown love fest with all things shiny and bright. It was a Golden Age for pageantry. And the new wave of Italian restaurateurs, arriving from Milan, Florence, New York and Miami were looking for ?Il meglio del meglio.? I got in touch with people like Louis Bonaccolta of Trebon Wine in Flushing, NY, and Dominic Nocerino of Vinifera Imports in Wheaton, Illinois, looking for the best of the best. As well, our company had hooked up with a Florentine Barone, Armando de Rham, who had an Enoteca as well as an import brokerage business.

From Trebon we secured Gaja wine. It was the 1979 Barbaresco at the unheard-of price (then) of $100 ? per case (of 12). My boss questioned me about it. ?Look, we?re offering 1964 Salon and 1966 Margaux, 1935 Taylor Port, and 1889 Tokaji Essencia and 1959 Lafite. By comparison, Gaja is a bargain!? I know Angelo Gaja would have rebuked me for using that word, it was so against the grain of his ego. But I was in the trenches in Dallas, not New York, and I had to find an angle to keep bringing his wines into my city.

As well, from Dominic Nocerino, we had the wines of Bruno Giacosa with Barbaresco offerings from 1971 (Santo Stefano Riserva), 1979 (Gallina di Neive Riserva) and 1978 (Santo Stefano Riserva). These were comparably priced with Gaja. And equally world-class.

From Armando de Rham, we had the wines of Pietro Berutti, La Spinona. His 1975 Barbaresco, Bricco Faset Riserva, we could sell for considerably less than what we bought the Gaja or the Giacosa for. I thought of them as entry-level for the hard-liners, who still hadn?t bought into the ?galit? mantra. And we had older vintages, including magnums of the 1971 Riserva, that we could sell to the trade for $50! Mind you, I had yet to step on soil in Piedmont. But I was getting the fever, real fast.

When I did go, in the Spring of 1984, it was unlike anything I had ever seen in my earlier trip to Italy. Yes, I?d been to Tuscany and spent a bit of time there, as well as Rome and southern Italy. But there was something familiar about this place, Barbaresco, as if I had a memory of the place. Even though I hadn?t ever been there until 1984.

So here I was, on a little road that leads into the town, surrounded by localities and vineyards with names like Asili, Moccagatta and Rabaja. I was hooked. I remember taking a walk into town, needing to stretch my legs after a long lunch. I walked into the center of the town and saw the tower, the church and a winery, Produttori del Barbaresco. I walked inside where there was a counter and what looked like a provisional tasting setup. Most of the folks were home at lunch, or napping, and my cohort, an Italian, indicated that we could taste on our own, that the folks here wouldn?t mind. That was Barbaresco in 1984 - sleepy, without pretension, innocent. Wonderful. I still dream about that day.

And my love affair with Barbaresco blossomed.

I came home and proceeded over the years to represent any number of producers. But those four ? Gaja, Giacosa, La Spinona and Produttori ? set my heart in the direction of this little village. Barbaresco is my Mecca. I am unabashedly as head over heels about the place, the people and the wines, as I was when I first walked into it in 1984. I still recognize the place from my youth. Who can say that about one?s home town, or any number of places on the wine trail? Napa? The Napa Valley I first met in the early 1970?s only exists in my memories. Bordeaux? Have you been there lately? It?s all grown up. But there?s something about Barbaresco that still retains that small-town feeling, that feeling that the world, while it has changed hasn?t gone inexorably off the cliff, like so many places on earth seem, these days.

And the wines.

Since those early days, I?ve developed business and personal relationships with wineries like Produttori del Barbaresco, Giuseppe Cortese,  Marchesi di Gr?sy, La Ca Nova, Ceretto, Bruno Rocca and Carlo Boffa. I?m nowhere near the expert on the subject. But Barbaresco has a lifelong grip on me. I have an almost embarrassing overabundance of Barbaresco in my personal stockpile, to the detriment of other Italian wines, and without regards to maintaining a proper balance in such matters. But in affairs of the heart, whenever has balance been the key factor?

One thing is certain ? I?ll always know where I left my heart ? if ever I should wonder.
In memory of Bruno Giacosa -  Buon Anima


Further reading listening - Aldo Vacca on Barbaresco [Highly Recommended]


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[01/24/2024, 17:38] Varrone Pizza Milano ? Patron Massimo Minutelli ? ?The Philosophy of Pizza Excellence?

OGGI apre al Pubblico @varrone_pizza a Milano in Via Faruffini 15 a Milano, qui trovate le cartoline dell?anteprima di ieri sera.

Massimo Minutelli patron di @varrone_official ? un imprenditore GENEROSO, ricercatore di ECCELLENZE tra le materie prime come pochi, amante MANIACALE dei dettagli. ?

Troverete un luogo con i prodotti e la materia sempre al centro, trattata con rispetto attraverso strumenti di cottura all?avanguardia @morettiforni e @josperofficial

Capace di dare sapori unici e donare agli alimenti cottura e gusto perfetto, da Varrone Pizza come valore aggiunto non poteva mancare il forno Josper, che per Massimo Minutelli, esperto del Fuoco, e? ormai divenuto un valore culturale .?

@josperofficial

Mise en Place

L?imprenditore Massimo Minutelli, gi? fondatore e anima di Varrone ci presenta, con il claim ?The Philosophy of Pizza Excellence?, Varrone Pizza.

Il locale, con ampie vetrate su strada, sorge a Milano in Via Faruffini al numero 15.

La location, dall?estetica ricercata e moderna, trasmette energia ed entusiasmo. A caratterizzare lo spazio che accoglie fino a 90 posti a sedere, ? il re dei colori, un ?Rosso Fuoco? che – utilizzato con maestria – diventa simbolo di una storia tutta da raccontare.?

Un men? ricco e accattivante tra pizze classiche e sperimentali, focacce della migliore tradizione e frittatine napoletane. Pronta a far breccia nel cuore di tutti i pizza lovers ? la pizza con due cotture fritta e al forno.

Frittatina:? Papacella di Brusciano, Salsiccia di Castelpoto? (entrambi Presidi Slow Food) , provola d’Agerola.

L?impasto di Varrone Pizza vede l?utilizzo di grani antichi macinati a pietra ed ? realizzato con metodo Poolish. Un impasto indiretto che serve a rendere soffici e leggere le pizze lievitate da 48 a 72 ore. Ricerca della qualit? per Varrone Pizza, significa anche avvalersi delle migliori tecnologie in cucina e metodi di cottura ancestrali.?

Pizza in due cotture (Fritta e Al Forno)?

Salsa di pomodoro crudo, Parmigiano 30 mesi, stracciatella del Formagiatt (MI), pomodorini secchi e coulis di basilico.

La cottura della pizza ? affidata quindi ai Forni elettrici Moretti, capaci di raggiungere la temperatura di 430? gradi, e di mantenere le caratteristiche di cottura tipiche di un forno a legna, per una perfetta pizza napoletana contemporanea.?

Buzzonaglia di tonno, cipolla e pomodoro cotti al Josper, capperi, origano di Pantelleria e olive taggiasche.

La Cantabrica!? ? Acciughe Cantabriche, pomodoro giallo di Casa Marrazzo , Stracciatella del Formagiatt, origano di Pantelleria.

?Vogliamo valorizzare l?italianit? della pizza? afferma Massimo Minutelli, e la nostra proposta gastronomica si basa sulla selezione di materie prime di alta qualit? e sulla ricerca dei migliori produttori nazionali e internazionali. Grande attenzione quindi ai prodotti provenienti dalla Filiera del Biologico e dai Presidi Slow Food. Per Varrone ? importante salvaguardare le piccole produzioni di eccellenza gastronomica.

Ancora una volta, Massimo Minutelli, racconta la sua filosofia in un luogo dove l?eccellenza delle materie prime rimane protagonista di sapienti lavorazioni e interpretazioni capaci di rendere uniche le combinazioni degli ingredienti che danno vita ad audaci creazioni e abbinamenti intriganti, che stimolano il palato e stuzzicano l?appetito.

Excellence or Nothing!? ? ACCORRETE ? @varrone_pizza ? by Massimo Minutelli

Varrone Pizza Via Faruffini 15, Milano – Luned? Chiuso – MAR-DOM 19:00-00.00

#VarronePizza?#ThePhilosophyOfPizzaExcellence?#Varrone #luxurybureau #viaggiatoregourmet #altissimoceto?

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[01/13/2024, 16:21] Semola Fina Ristorante ? Chef Patron Manuel Merlo & Sofia Omodeo Iuli ? Madonna di Campiglio (TN)

Ed eccoci ritornati nel suggestivo scenario di Madonna di Campiglio, dove sorge Semola Fina, un’oasi gastronomica gestita con passione e dedizione da Manuel e Sofia, una giovane coppia di chef. Con soli sei tavoli, questo ristorante incarna l’incontro tra la tradizione montana e la creativit? culinaria, offrendo piatti autentici e freschi ispirati dalla natura circostante. La loro proposta gastronomica, vivace e originale, continua a sorprendere i palati pi? esigenti, dimostrando l’impegno e la bravura di Sofia e Manuel nel trasformare ingredienti di alta qualit? in delizie culinarie indimenticabili.

La squadra

Titolari/in Cucina: Sofia Omodeo Iuli e Manuel Merlo
In sala: Jessica Pallaoro

La mise en place semplice ed elegante di Semola Fina valorizza i ricchi elementi della natura e della tradizione montana, creando un’atmosfera accogliente e autentica che si riflette anche nei piatti serviti.

Iniziamo subito con il profumo inebriante dei lievitati, preparati con passione. Ci viene servita una variet? di pane a lievitazione naturale arricchito con semi di lino e girasole, accompagnato da burro ai semi di anice, e la focaccia condita con olio del Garda e panini di patate dal sapore avvolgente.?

Iniziamo con un? Metodo Classico Pas Dos? “2005” di Finigeto, l’essenza pura del Pinot Nero, con una struttura impeccabile e una sapidit? notevole. Di un bel giallo paglierino carico, con bollicine persistenti, offre un bouquet complesso di ribes nero, mela e frutti rossi, con sfumature di tostatura e panificazione. Al palato, si distingue per la sua vasta gamma aromatica e un’acidit? vivace, seguita da una salinit? persistente.

Le quiche di magro con puzzone di Moena offre una gustosa interpretazione di un classico della cucina montana.

Il primo antipasto ? un piatto di dentice con lingue di cacao e aceto ai fiori di sambuco, un’armoniosa sinfonia di sapori e contrasti. Il dentice, dal sapore delicato, si sposa con le lingue di cacao, aggiungendo profondit? e complessit? al piatto. L’aceto ai fiori di sambuco dona una fresca acidit? e una sottile dolcezza floreale, completando l’esperienza gastronomica con un tocco raffinato e sorprendente.

Proseguiamo con “Crus? Finigeto” del 2005, che rappresenta l’eccellenza vinicola di Finigeto, con note fruttate e floreali integrate in una struttura equilibrata. La sua eleganza si riflette nella delicata tonalit? dorata e nell’effervescenza piacevole. Un vino di grande qualit? e persistenza aromatica, perfetto per momenti speciali e degustazioni indimenticabili.

Il secondo antipasto, un piatto di calamaretti spillo con carciofi e pecorino, ? una deliziosa ricetta che unisce sapori di mare e di terra. I calamaretti spillo vengono saltati in padella con carciofi freschi finemente tagliati e aggiungendo poi il pecorino grattugiato per un tocco di sapore unico. Il risultato ? un piatto ricco e saporito, perfetto per gli amanti della cucina mediterranea.

Proseguiamo con ostrica con rafano e vino rosso unisce sapori marini e terrosi in un’esperienza gustativa unica. Le ostriche fresche offrono un sapore salmastro, mentre il rafano aggiunge una nota piccante e vibrante. Il vino rosso, con il suo profilo aromatico complesso, completa l’armonia dei sapori. Insieme, creano un piatto elegante e appagante che soddisfa i palati pi? esigenti.

Accompagnamo il tutto con uno Champagne Nomine Renard ? un’eccellenza della regione di Champagne, conosciuto per la sua qualit? e raffinatezza. Caratterizzato da una spuma fine e persistente, offre un bouquet di aromi complessi che spaziano da note fruttate a sfumature di agrumi e fiori bianchi. Al palato ? elegante, fresco e armonico, con una piacevole acidit? e una persistenza che invoglia a ogni sorso.

Passiamo poi a lumache trifolate, capesante, albume e bergamotto che si combinano per creare un piatto sofisticato, unendo sapori di terra e mare. L’albume, preparato con cura, aggiunge una cremosit? decadente. Il tocco finale di bergamotto conferisce una nota agrumata e rinfrescante, bilanciando l’insieme con la sua delicata acidit?. Questa composizione culinaria offre un’esperienza gustativa equilibrata e intrigante.

A seguire, ravioli di sesamo nero, percebes e cime di rapa che rappresentano un connubio audace di sapori e texture. I ravioli, realizzati con ripieno al sesamo nero, offrono un gusto ricco e leggermente tostato. I percebes, prelibatezze marine, aggiungono una nota salmastra e succulenta, mentre le cime di rapa conferiscono freschezza e croccantezza al piatto. Questa combinazione insolita promette un’esperienza gustativa sorprendente e sofisticata, che celebra la diversit? e la creativit? culinaria.

Accompagnamo con un vino Etna Bianco Statella 2022,?un’eccellenza della Sicilia, con note di frutta tropicale e agrumi, e una piacevole mineralit?. Questo bianco esprime l’autenticit? del territorio vulcanico dell’Etna, offrendo freschezza e vivacit? in un calice. Ideale da gustare giovane, rappresenta una scelta raffinata per gli amanti del vino di qualit?.

Eccoci pronti per degustare il?risotto con pomodoro verde, rossetti e pompelmo bruciato ? un piatto che combina sapori freschi e audaci. La cremosit? del risotto si armonizza con la dolcezza del pomodoro verde e la succosit? dei rossetti, creando un equilibrio gustativo unico. Il pompelmo bruciato aggiunge un tocco affumicato e sorprendente, completando l’esperienza culinaria con una nota distintiva.

Passiamo poi ai secondi, dove risalta subito l’astice, le rigaglie di piccione e le puntarelle che creano un piatto unendo sapori marini e terrosi. La dolcezza dell’astice si sposa con la ricchezza delle rigaglie di piccione, mentre le puntarelle aggiungono freschezza. Questa combinazione offre un’esperienza culinaria equilibrata e sofisticata, ideale per gli amanti della cucina gourmet.

Il tutto accompagnato da un Sarno 1860 Emme Fiano di Avellino, un pregiato vino bianco prodotto con uve Fiano delle colline di Avellino, esprimendo note di fiori bianchi, agrumi e mineralit?. Fresco e ben strutturato, ? perfetto per accompagnare piatti di pesce e formaggi freschi, incarnando l’autenticit? del terroir campano.

Come secondo, un piatto senza limiti: manzo con rosa e liquirizia, un piatto che fonde sapori audaci e aromatici. La carne tenera si combina con il profumo delicato delle rose, creando un contrasto elegante. La liquirizia aggiunge una nota dolce e speziata, offrendo un’esperienza gustativa unica e avvolgente.

Passiamo poi a una panna cotta ai capperi,?un’interpretazione sorprendente e innovativa di un classico dolce italiano. La delicata cremosit? della panna cotta si fonde con il sapore salato e intrigante dei capperi, creando un contrasto unico e appagante. Questa combinazione inaspettata apre la strada ai dolci con una nota salata e un tocco di originalit?, offrendo un’esperienza culinaria memorabile che stimola i sensi e delizia il palato.

A seguire, l’?clair di topinambur ? una versione sofisticata dell’iconico dolce francese. La pasta choux ? farcita con una crema al topinambur, che offre una dolcezza sottile e una nota terrosa. Decorato con zucchero caramellizzato, questo dessert ? un’esperienza gustativa raffinata e memorabile.

Un gin tonic a fine pasto per un tocco di freschezza e vivacit? !

E per concludere una Tarte Tatin, composta da mele caramellate che riposano su una base di pasta sfoglia croccante. Le mele, cotte lentamente in caramello, offrono un sapore dolce e succoso, mentre la pasta sfoglia fornisce una croccantezza deliziosa. Servita capovolta per rivelare il caramello dorato, la tarte Tatin ? un piacere irresistibile per i golosi di tutto il mondo.

La Merenda di VG!

Sofia e Manuel sono splendidi mentre posano con la deliziosa Tarte Tatin descritta sopra!

E per finire gelato alla vaniglia e alla cannella! Una fresca nota che regala un finale delizioso e appagante al pranzo.

Semola Fina

Viale Dolomiti di Brenta, 51/1
Via Al Sarca, 30 | Madonna di Campiglio ? 38086 TN

Tel: +39?0465 880014

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[01/12/2024, 13:22] FAMILIAMUS Family Hotel a 5* Alto Adige ? Maranza (BZ)

Magia per tutta la famiglia al Familiamus. Il nuovo (2022) 5 stelle in Alto Adige dove si pu? vivere la vacanza da sogno tra incanti, spettacolo, attivit? didattiche e formative, ma anche tanto benessere per adulti e bambini.

Divertimento e spensieratezza nel nuovo hotel 5 stelle all-inclusive a Maranza, in Val Pusteria: magiche avventure nella natura in estate e in inverno,? attivit? e laboratori per bambini e ragazzi nel Magolix Club e nel parco giochi esterno. Per i genitori, benessere nella SPA adults-only e nell?area Family Wellness dove l?intera famiglia pu? condividere piacevoli momenti nelle piscine con tanti divertenti scivoli e nella family sauna.

Camere Family.

Bagno ampio e con le dotazioni pi? attuali.

L?hotel Familiamus ha una posizione perfetta per gli amanti degli sport invernali, che qui trovano il loro paradiso: proprio fuori dalla porta dell?hotel, infatti, si snoda la pista ?Brunner?, dotata di skilift, nonch? la pista per bambini con tappeto magico per le prime esperienze sugli sci. A pochi passi, la cabinovia del Monte Cuzzo permette di accedere ai 55 chilometri di piste dell?intero comprensorio Gitschberg Jochtal, una realt? a misura di famiglia che offre attivit? per tutti i gusti. Per chi ? alle prime armi, il team di Familiamus offre corsi di sci di gruppo per bambini a partire dai 4 anni, suddivisi in base all?et? e alle capacit?, in collaborazione con la scuola di sci Snow Pro di Maranza: chi scia per la prima volta pu? imparare le basi di questo sport sul tappeto magico, mentre i bambini con un po? di esperienza possono esercitarsi nel nuovo parco sciistico dedicato, situato proprio di fronte all?hotel, oppure direttamente sulle piste. Tra i servizi offerti da Familiamus, la possibilit? di noleggiare l?attrezzatura necessaria con prenotazione online e recapito in hotel, un comodo deposito sci riscaldato con armadietti privati, nonch? l?acquisto in hotel dello skipass per accedere al comprensorio sciistico di Gitschberg Jochtal aperto dal 7 dicembre al 7 aprile.

Non solo sci e snowboard: grandi e piccini possono divertirsi insieme durante una gita in slitta trainata dai cavalli attraverso paesaggi incantati o una ciaspolata alla ricerca delle orme degli animali, circondati dal silenzio interrotto solo dal soffice rumore della neve che scricchiola sotto i piedi, infine provare un?emozionante discesa in slittino sulle piste dedicate o una passeggiata notturna con le fiaccole, dando vita a piacevoli e indimenticabili ricordi delle vacanze in famiglia.

3 2 1 …

Family ready to GO!

Food & Wine: Il ristorante di Familiamus offre una variet? di prelibatezze, spaziando dalle specialit? tipiche della cucina altoatesina, ai freschi sapori mediterranei e vegetariani, con una visione fondata su gusto e sostenibilit? e proiettata verso nuove interpretazioni. Una cucina ?local with a twist? per la quale vengono impiegati prodotti freschi e genuini forniti dalle fattorie locali. La formula all-inclusive permette agli ospiti di vivere la vacanza con i propri tempi: al mattino si fa il pieno di energia con una ricca colazione a buffet con specialit? del giorno, pane fatto in casa, fresche e rigeneranti centrifughe di frutta e verdura. Tra le 12 e le 14 nel ristorante con cucina a vista vengono serviti gli squisiti piatti del giorno realizzati con prodotti locali e stagionali, una vasta scelta di primi e pizze e un colorato buffet di insalate. Nel pomeriggio, merenda allo snack bar con frutta fresca e fingerfood di verdure, per poi concludere con la cena (servita tra le 18.30 e le 20.00) con un menu composto da 5 portate e un vasto buffet di insalate, antipasti e dessert. Anche le bevande fanno parte della formula all-inclusive, per una vacanza davvero senza pensieri: succo del giorno, acqua, bibite fresche e bevande calde sono gi? incluse nel prezzo, come gli aperitivi, i cocktail e i vini pregiati che ? possibile scegliere nella vasta selezione di etichette dell?Alto Adige e di altre regioni d?Italia e chicche internazionali.

Chef: Naim Kryeziu

Maitre e Sommelier: Michael Strickner

Bartender: Stefano Sfreddo

A TAVOLA, GUSTO E SOSTENIBILIT? INCONTRANO LA SPENSIERATEZZA CON LA FORMULA ALL-INCLUSIVE

Dotato di 70 camere familiari eleganti e spaziose con letti oversize, il family hotel entusiasma i suoi ospiti con un?ampia variet? di prelibatezze, che va dalle specialit? tipiche altoatesine ai freschi sapori mediterranei e vegetariani. Una cucina sostenibile e proiettata verso nuove interpretazioni che arricchisce di sfumature la formula all-inclusive di Familiamus: dal ricco buffet della colazione, al pranzo nel ristorante con cucina a vista, seguito dalla merenda allo snack bar e dalla cena con menu di 5 portate. I pasti sono accompagnati da succo del giorno, bibite fresche, ma anche vini, birre e aperitivi per gli adulti: ? tutto compreso nel pacchetto all-inclusive di Familiamus.

MAGIA E DIVERTIMENTO PER GRANDI E PICCINI: MAGOLIX CLUB E PARCO GIOCHI CON FATTORIA

Per una vacanza all?insegna della felicit? e della serenit?, Familiamus mette a disposizione di tutte le famiglie un servizio di assistenza qualificata per neonati, bambini e adolescenti con programmi ludico-educativi dedicati. Un team con esperienza pedagogica, coordinato da Nora Nestl, si prende cura dei pi? piccoli con amore e attenzione e assicura azione e divertimento ai ragazzi, per una vacanza davvero indimenticabile. I genitori, ma anche i nonni, possono scegliere se godersi del tempo da soli come coppia, oppure partecipare a giochi, attivit? e laboratori insieme ai figli nel Magolix Club, uno spazio di 1000 metri quadri dove trovano posto un laboratorio di magia, un atelier creativo, un laboratorio del legno e una zona per l?attivit? fisica. Un parco giochi all?aria aperta con fattoria degli animali completa la variegata offerta dedicata ai pi? piccoli.

Al rientro, dopo una giornata di attivit? sulla neve, Familiamus accoglie i suoi ospiti con eleganza e calore in ambienti raffinati nei quali il fascino della tradizione alpina ? interpretato da un design moderno, con una posizione privilegiata che offre una vista mozzafiato a 360? sulla Val Pusteria e sulla Valle Isarco ammirabile sia dalla infinity pool sulla terrazza panoramica, sia dalle ampie camere familiari con balcone distribuite su tutti i piani. Per rilassarsi e concedersi una coccola, la Familiamus spa ? il luogo ideale: l?area Family Wellness ospita piscine di varie profondit? con divertenti scivoli, nonch? una family sauna con gettate per grandi e piccini e un?area relax con comodi lettini per tutta la famiglia; nell?area riservata agli adulti si trovano invece sauna finlandese, cabina a raggi infrarossi, biosauna e bagno turco, e all?esterno laghetto naturale e vasca idromassaggio. Infine, a cena, le specialit? tradizionali reinterpretate con creativit? e fantasia soddisferanno i gusti di adulti e bambini. La combinazione tra avventure sulla neve, delizie culinarie e profondo relax fa dell?hotel Familiamus un rifugio perfetto per chi cerca il meglio dalle vacanze invernali in Alto Adige.

Breakfast with a VIEW!

FAMILY WELLNESS E AREA ADULTS-ONLY: 2 SPA PER IL DOPPIO DEL RELAX

La Familiamus spa ? composta da due aree benessere distinte per garantire benessere, divertimento e riposo. Nell?area wellness family, protagonista ? la piscina interna che prosegue all?esterno in una infinity pool con vista panoramica a 360? sulle vette dell?Alto Adige. Ad essa si aggiungono, una piscina per bambini e ragazzi con scivoli di vario tipo, una sauna per famiglie e una comoda area relax con snack bar. Fanno parte della spa adults-only la vasca idromassaggio all?aperto sul tetto panoramico, la piscina per nudisti, il laghetto naturale esterno con percorso Kneipp e il mondo delle saune: sauna finlandese, cabina a raggi infrarossi, biosauna, bagno turco, angolo tisane e sale relax. La Familiamus spa, dall?estensione complessiva di 2700 mq, si completa con un?area beauty dotata di 4 cabine in cui provare trattamenti naturali con i prodotti altoatesini Phyto Art e la nuova linea di trattamenti premium con i cosmetici del marchio francese Maria Galland Paris, sinonimo di eleganza e bellezza. Da non perdere, inoltre, i 5 rituali signature Familiamus, che richiamano le 5 parole chiave della filosofia della famiglia Nestl: Consapevolezza, Coraggio, Entusiasmo, Serenit?, Legame.

FAMILY WELLNESS E AREA ADULTS-ONLY: 2 SPA PER IL DOPPIO DEL RELAX

La Familiamus spa ? composta da due aree benessere distinte per garantire benessere, divertimento e riposo. Nell?area wellness family di oltre 1500 m2?, protagonista ? la piscina interna che prosegue all?esterno in una infinity pool con vista panoramica a 360? sulle vette dell?Alto Adige. Ad essa si aggiungono, una piscina per bambini e ragazzi con scivoli di vario tipo, una sauna per famiglie e una comoda area relax con snack bar. Fanno parte della spa adults-only di 900 m2 la vasca idromassaggio all?aperto sul tetto panoramico, la piscina per nudisti, il laghetto naturale esterno con percorso Kneipp e il mondo delle saune: sauna finlandese, cabina a raggi infrarossi, biosauna, bagno turco, angolo tisane e sale relax. La Familiamus spa, dall?estensione complessiva di 2700 mq, si completa con un?area beauty dotata di 4 cabine in cui provare trattamenti naturali con i prodotti altoatesini Phyto Art e la nuova linea di trattamenti premium con i cosmetici del marchio francese Maria Galland Paris, sinonimo di eleganza e bellezza. Da non perdere, inoltre, i 5 rituali signature Familiamus, che richiamano le 5 parole chiave della filosofia della famiglia Nestl: Consapevolezza, Coraggio, Entusiasmo, Serenit?, Legame.

ESCURSIONI MAGICHE ALLA SCOPERTA DELL?AREA VACANZE DI RIO PUSTERIA IN TUTTI I SUOI COLORI

Tour in mountain bike, passeggiate nella natura, ma anche rafting, arrampicata o parapendio: l?area escursionistica di Gitschberg-Jochtal ? tutta da scoprire e, grazie alla Almencard gratuita per l?estate, ? possibile esplorarla viaggiando gratis su tutti i mezzi pubblici e su alcuni impianti di risalita, con sconti e vantaggi per l?accesso a oltre 90 musei ed esposizioni in tutto l?Alto Adige. Nella bella stagione, la zona di Rio Pusteria offre sentieri escursionistici con scorci mozzafiato da percorrere a piedi, in bici oppure a cavallo. In inverno, il magico paesaggio innevato di Maranza ? perfetto per una giornata sugli sci ricca di avventure: proprio di fronte al Familiamus si trova lo skilift che permette di accedere al comprensorio sciistico di Gitschberg-Jochtal, con ben 55 chilometri di piste da scoprire! Ma non solo: anche le escursioni con le ciaspole e le gite sulla slitta trainata dai cavalli renderanno la vacanza davvero indimenticabile.

Laboratori per i Bambini.

C?era una volta una famiglia che, passeggiando nei pressi della funivia di Maranza, di fronte alla meravigliosa vista panoramica che spazia dal massiccio dello Sciliar fino alla Rocca dei Baranci, espresse il desiderio di poter vivere per sempre in questo fantastico luogo. Potrebbe iniziare cos?, come nelle favole, la storia del family hotel 5 stelle Familiamus e della famiglia Nestl, che lo ha pensato, voluto e realizzato con un concept ben preciso: dar vita a un luogo magico per vivere felici esperienze in famiglia, rilassanti momenti di coppia e dare la possibilit? ai pi? piccoli di scoprire i propri talenti. Consapevolezza, Coraggio, Entusiasmo, Serenit?, Legame sono le parole chiave che guidano ogni attivit? all?interno del Familiamus, come a indicare i sentimenti pi? importanti che si vivono durante le tappe principali della vita.?

Familienhotel Familiamus

Posizione: Maranza, Rio Pusteria (BZ)

Proprietari: Famiglia Nestl

Numero camere: 70 camere familiari (di cui 20 Magic, 49 Happiness, 1 Happiness Deluxe)

Indirizzo:?Vicolo K?ssler, 5, 39037 Rio di Pusteria BZ

Telefono:?0472 065000

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[12/06/2023, 19:54] Citt? Europea del Vino 2024 ? Alto Piemonte e Gran Monferrato

Il prestigioso riconoscimento conferito per L’Alto Piemonte e il Gran Monferrato come Citt? Europea del Vino 2024 ? motivo di grande orgoglio e soddisfazione. Consegnato a Bruxelles dalla rete RECEVIN (Rete Europea delle Citt? del Vino), questo titolo di eccellenza evidenzia la straordinaria qualit? delle aziende produttrici di questi territori, sottolineando il ruolo di protagonista che l’Italia gioca nel panorama vitivinicolo europeo.

La corona di alloro, simbolo di prestigio e raffinatezza, sar? portata per l’intero anno da venti citt? piemontesi, che collaboreranno sotto un’unica sigla per offrire un programma condiviso di eventi straordinari. Le provincie di Alessandria, Biella, Novara, VCO e Vercelli si uniranno per accogliere eventi, meeting, convegni e degustazioni nei Comuni di Acqui Terme, Barengo, Boca, Bogogno, Borgomanero, Briona, Brusnengo, Casale Monferrato, Fara Novarese, Gattinara, Ghemme, Grignasco, Maggiora, Mezzomerico, Ovada, Romagnano Sesia, Sizzano, Suno, Vigliano Biellese e Villa del Bosco.

In Foto un bellissimo scorcio del Comune di Mezzomerico (NO)?

Il dossier Alto Piemonte Gran Monferrato ha trionfato grazie al suo coinvolgimento esteso, abbracciando vasti territori e numerosi Comuni Citt? del Vino. La programmazione straordinaria legata all’evento ha giocato un ruolo cruciale nel differenziarsi dalla concorrenza, evidenziando la capacit? di offrire un’esperienza unica e coinvolgente.

Le tavole rotonde, le degustazioni, i convegni e le tematiche di carattere generale, incentrati sulle politiche comunitarie sulla vitivinicoltura, il mercato, il rapporto tra vino e salute, l’educazione al consumo consapevole e l’identit? dei territori, costituiranno il cuore pulsante di questo straordinario programma di eventi. Un continuo passaggio di testimone da una citt? all’altra durante l’intero anno promette di attrarre un vasto pubblico, composto da turisti, curiosi e professionisti del settore, contribuendo cos? a consolidare la reputazione di queste citt? come eccellenze nel mondo del vino.

Altres?, la scelta del disegno rappresentativo dell’Associazione per il 2024, realizzato dal talentuoso studente Emanuele Franchi dell’Istituto Enaip di Novara, ? un ulteriore motivo di celebrazione. Il vigneto che si tinge dei colori dell’arcobaleno, simbolo di pace e non violenza, rappresenta il desiderio collettivo di vivere in un territorio rigoglioso e sicuro.

La Professoressa Marika Leonardi, artefice della partecipazione dell’Istituto Enaip al concorso, esprime la sua felicit? per la vittoria, sottolineando il notevole impegno dimostrato dagli alunni nel rispondere allo spirito del bando. Quest’anno, con il tema della Pace, ? stata offerta ai ragazzi un’opportunit? di riflessione, integrando il loro ingegno artistico con le esperienze legate al mondo del vino, unendo creativit? e consapevolezza in un contesto educativo stimolante.

Viaggiatore Gourmet assumer? un ruolo proattivo in qualit? di Media Partner, con l’obiettivo di raccontare (VG-Live) e promuovere il calendario delle numerose iniziative programmate nell’ambito dei diversi comuni per l’intero anno 2024.

Stay tuned!

Citt? Europea del Vino 2024 – Alto Piemonte e Gran Monferrato.

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[12/05/2023, 10:30] Stua Noa Fine Dining & Bolle Restaurant ? Serata 4 Mani ? Hotel Concordia ? Livigno (SO)

Siamo tornati nell’affascinante Hotel Concordia, situato a Livigno, un luogo incantevole immerso tra le montagne della Valtellina. La nostra esperienza culinaria ? stata un’eccitante cena presso il prestigioso ristorante fine-dining dell’hotel, lo Stua Noa. La serata ? stata resa ancora pi? memorabile grazie alla collaborazione tra lo chef Resident Andrea Fugnanesi e Marco Stagi, rinomato per la sua maestria al ristorante “Bolle” di Lallio (BG), una stella Michelin e prossimamente (Marzo 2024) impegnato nella sua nuova avventura da Chef/Patron presso Metodo Ristorante a Marne (BG).

E in questa eccezionale serata gastronomica, ? stato presentato un menu straordinario dal titolo “Zero?Waste!“. Un percorso culinario che ha saputo valorizzare per rispettare il tema della sostenibilit?, seguendo il principio “Zero Waste”. Ogni portata ? stata concepita per ridurre al minimo gli sprechi, utilizzando ingredienti in modo creativo e consapevole.

La Squadra

Hotel Manager:?Daniel Giacomelli

In Cucina

Capocuoco:? Andrea Fugnanesi

Sottocuoco:? Gabriele Bianchi

Capo Partita Antipasti:?Federica Postorino

Capo Partita Primi:?Domenico Cassanelli?e?Lorenzo Marcelli

Capo Partita Secondi:?Yuri Meo

Pastry Chef:?Federica Bagnarelli

Nella sala

Maestro:? Mattia Rossetto

Vice Maestro:? Ergest Mecaj

Prima della cena, siamo andati nella nostra camera d’hotel, che ? in pratica un rifugio di comfort e stile. L’hotel stesso ? un gioiello, con stanze accoglienti che offrono un mix di design moderno e dettagli ispirati alle montagne. Dalla nostra stanza, possiamo godere di una vista mozzafiato sulla valle circostante, e c’? persino la possibilit? di rilassarci con servizi extra come sauna e idromassaggio. ? davvero il posto perfetto per staccare la spina e goderci un po’ di relax.

La Suite di VG.

Dettagli

Un piccolo benvenuto ci ha accolto nella stanza….

La nuovissima Fashion & Food Suite dell?Hotel Concordia, situata al terzo piano mansardato, regala una spettacolare vista sulla valle di Livigno. Con i suoi 60 metri quadri, ? l’ideale per una vacanza romantica, offrendo una sauna ad infrarossi, una vasca idromassaggio con vista sulle Alpi e un’atmosfera Fine Dining con tavolo da pranzo e una cantinetta climatizzata per i vini, con una selezione delle migliori etichette valtellinesi.

Il Concordia Lounge Bar, lungo il corso principale di Livigno, ? la tappa obbligata per coloro che cercano aperitivi alla moda.

Aperitivo. MI-TO.

Il menu Zero Waste ha offerto un’esperienza culinaria innovativa e consapevole, dimostrando come sia possibile creare piatti deliziosi riducendo al minimo gli sprechi alimentari. ? stata un’opportunit? unica per gustare piatti creativi, preparati con ingredienti freschi e di stagione, in un men? speciale a 4 mani esclusivamente per la serata.

In accompagnamento ai piatti delle serata, i vini sono dell’Azienda Vinicola Pietro Nera, rinomata per la sua tradizione secolare nella produzione di vini di alta qualit?, radicata nella regione delle Alpi Retiche. Con un impegno costante verso l’eccellenza, l’azienda coltiva variet? autoctone e internazionali, creando vini distintivi che riflettono il carattere unico del territorio montano. Grazie a metodi di vinificazione attenti e all’utilizzo di moderne tecnologie, Pietro Nera offre una gamma diversificata di vini apprezzati sia a livello locale che internazionale.

Abbiamo assaporato l’ospitalit? nell’antica Stube in legno, lasciandoci avvolgere da un’atmosfera intima e riservata.? Solo 5 tavoli per un’esperienza davvero speciale.

Ed ecco i due chef protagonisti della serata:?

Sulla destra, Andrea Fugnanesi, nato nel 1995, si distingue per la sua cucina “essenziale” e il profondo rispetto per il prodotto. Dopo aver partecipato a Top Chef Italia, la sua fama cresce, portandolo a lavorare in rinomati hotel valtellinesi come il Grand Hotel Bagni Nuovi e il Grand Hotel della Posta. Ora, al STUA NOA Fine Dining di Livigno, continua la sua ricerca di materie prime di alta qualit?, mescolando tradizione e innovazione per creare esperienze culinarie uniche e indimenticabili.

Sulla sinistra invece, Marco Stagi, prossimamente a Metodo Ristorante si distingue per la sua cucina innovativa e distintiva. La sua filosofia culinaria si concentra sull’essenzialit? e sulla precisione, con piatti caratterizzati da una sintesi geometrica di sapori. Stagi mira a offrire un’esperienza gastronomica unica, dove ogni piatto ? studiato per essere privo di fronzoli eccessivi, privilegiando la semplicit? e l’autenticit? degli ingredienti.

Iniziamo subito con alcune entr?e di benvenuto…

Cotenna soffiata, polvere di prugna fermentata e melissa di Andrea Fugnanesi
Tartelletta Broccolo Romanesco e Maggengo erborinato di Marco Stagi

In accompagnamento, il Caven Brut Metodo Classico 2020 della cantina Pietro Nera che ? un’elegante espressione di bollicine italiane, caratterizzato da un perlage fine e persistente, con note fresche di frutta e una piacevole mineralit?, che lo rendono perfetto per celebrare momenti speciali.

In accompagnamento 4 tipi di pane: pane sfogliato al burro che offre strati sottili e ricchi di burro, mentre il pane al 80% di idratazione ? leggero e soffice. poi il pane con lievito madre che ha un sapore profondo e aromatico, mentre quello con farina tipo 1 ha una mollica rustica e nutriente.

In accompagnamento agli antipasti, il Rezio Bianco IGT Alpi Retiche 2020 dell’azienda agricola Pietro Nera ? un vino bianco caratterizzato da un profilo fresco e fruttato, con note di agrumi e fiori bianchi che si sposano armoniosamente. Proveniente dalle Alpi Retiche, questo vino incarna l’autenticit? e la purezza del territorio montano.

Lattuga ai carboni, caramello di pomodoro e salsa ORO (Marco Stagi)

HANGER Diaframma con due consistenze di porcini (Andrea Fugnanesi)

L’ HANGER Diaframma con due consistenze di porcini ? un piatto che si distingue per la sua presentazione accattivante e il suo sapore ricco e complesso. La carne di diaframma ? preparata con due diverse consistenze di porcini, creando un contrasto interessante tra la tenera carne e la texture cremosa dei funghi. Con un equilibrio di sapori terrosi e aromatici, questo piatto promette un’esperienza gustativa memorabile.

Passiamo ai primi, partendo da Pasta al forno, ?Ricordi e tradizioni? di Marco Stagi

ZERO WASTE Risotto siero di latte, polline e fegatini (Andrea Fugnanesi)

Il risotto siero di latte, polline e fegatini incarna la creativit? culinaria sostenibile, valorizzando ingredienti spesso sottovalutati come il siero di latte e i fegatini. Il polline aggiunge freschezza e aromi complessi, mentre i fegatini conferiscono una consistenza cremosa e un sapore intenso al piatto. Questa combinazione innovativa trasforma gli ingredienti “scartati” in un’esperienza gastronomica sorprendente e appagante.

In accoumpagnamento, un Al Carmine Inferno Valtellina Superiore DOCG 2016,?un vino dal profilo elegante e raffinato, che porta in s? l’anima della prestigiosa regione vitivinicola della Valtellina. Caratterizzato da una splendida tonalit? rubino carico, questo vino offre un bouquet complesso di frutti di bosco maturi, note floreali e spezie delicate. In bocca si rivela pieno e strutturato, con tannini setosi e una fresca acidit? che equilibra perfettamente la sua potenza. Un vino di grande personalit? e carattere, ideale da abbinare a piatti di carne, formaggi stagionati o piatti tradizionali della cucina valtellinese.

E come secondo piatto, “CI METTO IL CUORE” ? un piatto che si distingue per la sua audacia e creativit? culinaria. Il cuore di manzo, tenero e saporito, ? il protagonista, accompagnato da una sorprendente scarola ripiena di pane raffermo che aggiunge una nota di croccantezza e sapore. Il tutto ? completato da una salsa ponzu, dal gusto acidulo e aromatico, che esalta i sapori del piatto con una delicata armonia. Un’esperienza culinaria avvincente e appagante che conquista il palato con un mix di sapori e consistenze.

A chiusura della cena, piccole coccole finali: Madleine ricetta HOF VAN CLEVE (Marco Stagi) e Macaron al cacao con sciroppo allo yuzu (Andrea Fugnanesi)

In abbinamneto ai dessert, ? stato servito un Anomalia Passito IGT Alpi Retiche 2013,?un vino eccezionale che incarna l’anima delle montagne delle Alpi Retiche. Con la sua ricca tonalit? dorata, questo passito offre un bouquet avvolgente di frutta secca, miele e spezie, arricchito da sfumature di agrumi canditi e vaniglia. In bocca ? opulento e vellutato, con una dolcezza equilibrata e un’intensa persistenza aromatica. Perfetto da gustare da solo come meditazione o in abbinamento a dolci e formaggi stagionati, questo vino ? un’esperienza unica da assaporare lentamente e con piacere.

A fine della serata, in un’atmosfera conviviale e festosa, abbiamo fatto un brindisi in cucina insieme agli chef e a tutta la brigata, per celebrare il successo di una giornata di lavoro intensa e condividere momenti di gioia e complicit?. Complimenti a tutti!

Il momento del Gin&Tonic defaticante…

Ancora un grande Grazie!

INFORMAZIONI ? Ristorante Stua Noa Fine Dining

Via Pontiglia, 39, 23041 Livigno (SO ? Valtellina), Italy

Tel.+39 0342 990 108

Mail. info@lungolivigno.com

Sito web.?lungolivigno.com

Orario:?si ricevono tavoli solo su prenotazione (tutte le sere) dalle 19:00 alle 21:00

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[11/24/2023, 17:53] La Peca ? Lonigo (VI) ? Famiglia Portinari ? Tappa Ufficiale VG Roadshow 2023

La Peca ? l’oasi gastronomica di Lonigo (VI) che sorprende ad ogni visita. Una tavola raccolta, intima, dove la passione per i sapori autentici e il calore dell’accoglienza sono la firma indelebile della Famiglia Portinari.?

In questo angolo di Lonigo, La Peca ha scelto di portare avanti la tradizione familiare e ci ha aperto, le porte del suo amato ristorante. Con una maestria culinaria che abbraccia le radici del territorio veneto e uno sguardo rivolto all’innovazione, la proposta gastronomica conquista per la sua freschezza e originalit?.

La selezione di materie prime di eccellenza, ricercate con cura e trasformate con maestria in piatti che esplodono di gusto e raffinatezza, continua a deliziare i palati degli ospiti che, come viaggiatori gourmet, ritornano costantemente per lasciarsi sorprendere e apprezzare la magia culinaria di La Peca.

Grazie ai due fratelli Pierluigi e Nicola, e i fedelissimi collaboratori ? stato possibile dare vita a un’esperienza culinaria che va al di l? delle aspettative, facendo de La Peca un luogo iconico, dove l’amore per la cucina si traduce in emozioni tangibili per ogni ospite che varca la soglia di questo ristorante unico nel suo genere.

La squadra

Sala:

Pierluigi Portinari Maitre, Cinzia Boggian Maitre, Matteo Bressan Sommelier, Carolina Balbo Somelier,?Alessandro Portinari Cameriere, Jorgia Stival Cameriere,?Solano Montero Gabriela Cameriera

Cucina:

Nicola Portinari Chef,?Pometti Niccol? Sous Chef,?Gregori Marco Capo Partita Antipasti, Benedetta Bresaola Capo Partita Primi Piatti,?Bandera Gabriele Antipasti,?Bazzo Riccardo Capo Pasticcere,?Gambron Riccardo Primi Piatti,?Filippo Nicente Secondi Piatti,?Ruzzante Brian Primi Piatti

Matteo Bressan – Classe e Stile.

Appena seduti al tavolo, ci viene servito un Cristo di Campobello metodo Classico extra Brut del 2017, ottenuto dalle uve grillo del territorio, che sorprende per la sua freschezza e acidit? grazie al minimo dosaggio zuccherino. I suoi toni netti richiamano la macchia mediterranea, con note di erbe, pesca, agrumi e pera, culminando in un inconfondibile retrogusto ammandorlato. Gli audaci possono attendere la sboccatura del 2022 per apprezzarne la maturit? dopo 50 mesi di affinamento.

Apriamo gli antipasti con un’ Ostrica in zuppetta di ostrica, piatto che si descrive da solo, un’elegante ostrica immersa in una zuppetta avvolgente e intensa, un connubio sublime di sapori marini che cattura il palato con la sua delicatezza e profondit? aromatiche.Viene servito subito un Louis Roederer et Philippe Starck Brut Nature 2012. L’eccelsa collaborazione tra Louis Roederer e Philippe Starck si esprime in questo champagne Brut Nature 2012, un’eccellenza vinicola che unisce maestria e innovazione. Le bollicine sottili e persistenti catturano i sensi, introducendo un bouquet complesso di frutta matura, agrumi e sfumature floreali, arricchito da note tostate e speziate. La sua freschezza vivace si armonizza con una straordinaria profondit?, regalando un’esperienza gustativa raffinata e indimenticabile.

Continuiamo con questa insalata di alalunga in ceviche di mais combina sapori sorprendenti e freschezza marina. L’alalunga, delicato e saporito, si sposa con la freschezza e la dolcezza del mais, creando un contrasto di consistenze e unione di gusti che si mescolano in armonia, regalando un’esperienza leggera e invitante.

Chiudiamo in bellezza gli antipasti con questo Soffice di capuccio, tuorlo marinato, succo e bottarga di faraona. Il?sublime soffice di capuccio, arricchita da un tuorlo marinato, si sposa con l’intensit? del succo e la pregiata bottarga di faraona in un piatto stellato Michelin. La delicatezza del cavolo cappuccio si fonde con la profondit? del tuorlo marinato, mentre il succo e la bottarga di faraona aggiungono strati di gusto complesso e raffinato, creando un’esperienza gastronomica di livello superiore, degna delle stelle Michelin.

Continuiamo poi il nostro pranzo con Lo Champagne Tsarine Ros? Brut che incarna l’eleganza raffinata e l’essenza del lusso. Con un colore rosato brillante e sfumature sottili, le bollicine vivaci danzano in armonia sul palato, introducendo un bouquet aromatico di fragole mature, lamponi e note floreali delicate. La sua complessit? si rivela con sentori di agrumi e spezie sottili, sostenuti da un equilibrio perfetto tra freschezza vibrante e una piacevole cremosit?. Un’esperienza effervescente che si conclude con un finale lungo e appagante, rendendo questo champagne una scelta sofisticata per celebrare momenti indimenticabili.

Matteo Bressan, sommelier, ? un giovane talento del settore, dedicato e appassionato. La sua filosofia si concentra sulla qualit? percepita e sull’esperienza sensoriale del cliente, creando abbinamenti spontanei e appassionanti senza vincoli predefiniti.?

Dopo una breve pausa, rincominciamo col botto! Ecco Gli spaghetti “Fracasso” al tonno e ibisco, un’opera culinaria che incanta i sensi. Preparati con maestria, gli spaghetti, serviti tiepidi, trasportano in un vortice di sapori equilibrati e raffinati. Il tonno, declinato in una nota saporita e delicata, si fonde elegantemente con l’essenza floreale dell’ibisco, creando una sinfonia di gusto unica. L’armonia tra consistenza e profondit? gustativa rende questo piatto una vera delizia per il palato. L’eccellenza e la precisione nella preparazione si riflettono in ogni boccone, offrendo un’esperienza gastronomica indimenticabile e degna di due stelle Michelin.

In accompagnamento viene servito Fiano di Avellino DOCG Riserva erre, Tenuta Sarno 1860, un’eccellenza enologica che incanta i sensi con la sua eleganza e complessit?. Prodotto nelle colline irpine, questo vino si distingue per il suo colore giallo paglierino intenso e per i profumi avvolgenti di fiori bianchi, pesca e note agrumate. In bocca, rivela una straordinaria struttura, equilibrata tra freschezza e morbidezza, con una persistenza che esalta sapori di frutta matura e spezie delicate. La sua maturazione in legno conferisce una profondit? e una rotondit? uniche, esaltando la sua complessit? e donando un finale lungo e appagante. Perfetto per accompagnare piatti di pesce, formaggi stagionati o piatti della tradizione campana, questo vino rappresenta l’eccellenza dell’enologia campana.

Anche il minestrone ? un piatto degno di nota a La Peca. Il minestrone di questo ristorante, infatti, ? un’opera d’arte culinaria che esalta la freschezza e la purezza delle verdure. Ogni ingrediente, cotto separatamente per preservare la propria consistenza e sapore distintivo, si fonde armoniosamente in una sinfonia di gusto. Le verdure, tagliate con precisione, mantengono la loro croccantezza originale, offrendo una sensazione di freschezza in ogni boccone. Il brodo, ricco e profondo, ? un’esplosione di sapori concentrati, mentre l’assemblaggio finale delle verdure rivelano un equilibrio perfetto tra dolcezza, acidit? e amarezza, regalando un’esperienza culinaria straordinaria.?

Gli gnocchi di patate conditi con funghi e fieno rappresentano un’elegante reinterpretazione di un classico comfort food. Gli gnocchi, preparati con cura artigianale, sono soffici e leggeri, avvolgendo il palato con la loro consistenza delicata. I funghi, selezionati con cura, offrono un sapore terroso e avvolgente che si fonde armoniosamente con la dolcezza delle patate. Il tocco distintivo del fieno dona al piatto un profumo erbaceo e avvolgente, regalando una nota campestre unica. La combinazione di questi ingredienti crea un equilibrio tra morbidezza e consistenza, tra sapori intensi e aromi sottili, offrendo un’esperienza gastronomica sorprendente e raffinata, che incanta sia il palato che l’olfatto.

Sempre il preparatissimo Matteo ci serve in accompagnamento un Margaux Cru Class, Ch?teau Kirwan 2019 ? un vino straordinario che incarna l’eleganza e la raffinatezza dei grandi vini di Bordeaux. Questo vino rosso presenta una profonda complessit? aromatica con note di frutti neri, ribes nero e sfumature floreali sottili. In bocca, si distingue per la sua struttura fine e avvolgente, con tannini setosi e una vivace freschezza. Il finale lungo e persistente rivela la maestria della vinificazione, promettendo un invecchiamento eccezionale, e confermando la reputazione di questo Ch?teau come produttore di vini di alta classe.

A seguire, l’anguilla in forno di braci, con shiitake, misticanza di alghe e daikon, offre un connubio sorprendente tra sapori marini e terrosi. La carne succulenta dell’anguilla, cotta con maestria, si sposa perfettamente con la dolcezza e l’umami dei funghi shiitake. La misticanza di alghe, con la sua freschezza salina, arricchisce il piatto con note oceaniche, mentre il daikon, con la sua croccantezza e leggero sapore piccante, aggiunge contrasto e freschezza. Questa combinazione equilibrata e sofisticata di ingredienti offre un’esperienza culinaria multisensoriale, unendo sapori complessi e contrastanti in ogni morso.

E proseguiamo con Cipolla Rossa di Tropea, arachidi e Parmigiano. La dolcezza unica della Cipolla Rossa di Tropea, accoppiata con la croccantezza delle arachidi tostate e la complessit? del Parmigiano, crea un’esplosione di sapori in questa combinazione sorprendente. Le sottili fette di cipolla, dalla consistenza morbida e il gusto delicato, si uniscono alle arachidi croccanti, offrendo un contrasto intrigante tra dolce e salato. Il Parmigiano, con la sua nota salina e lattiginosa, completa il piatto con un tocco di complessit? e cremosit?, donando profondit? e struttura al tutto. Questa fusione di ingredienti, semplice ma raffinata, regala una sinfonia di sapori che si fondono in un’esperienza gastronomica memorabile.

In accompagnamento all aparte dolce del pasto, abbiamo un?Passione Aret?, Bragagnolo Vini Passiti, un nettare rosso che incarna la dedizione e la maestria artigianale.? Questo vino passito si distingue per la sua intensit? aromatica, con note di frutta matura, ciliegia scura e sentori speziati. In bocca, rivela una complessit? avvolgente, con una dolcezza controllata e una persistenza che celebra la raffinatezza del processo di appassimento delle uve.

Apriamo i dessert con Agrumi marmorizzati yuzu e cannella, ?un’esplosione di freschezza e aromi vibranti. Le fette di agrumi, immersi in un mix di succo di yuzu e cannella, creano un equilibrio sorprendente tra dolce e acidit?, arricchito dalla nota speziata della cannella. La combinazione offre un’esperienza gustativa dinamica, con la vivacit? degli agrumi che si fonde con la sottile complessit? della yuzu e l’intensit? calda e avvolgente della cannella.

Terminiamo le portate con Semifreddo al pepe verde, olive caramellate, arancia, carota e zenzero, un’armonia di contrasti sorprendenti. La morbidezza e la freschezza del semifreddo si sposano con la dolcezza delle olive caramellate, creando una sinfonia di sapori. Le note agrumate dell’arancia donano una vivacit? rinfrescante, mentre la carota aggiunge una dolcezza naturale e un tocco croccante. L’elemento sorprendente ? lo zenzero, che aggiunge una nota piccante e terrosa, conferendo al piatto una complessit? e un’esplosione di gusto inaspettati, creando cos? un’esperienza culinaria unica e avvincente.

E per concludere piccole dolcezze: Crostatina di pane, Namelaka alla rosa, fragola bbq e lampone,?Bonbon al cioccolato caramellato, whisky torbato e caff? e?Gelatina ai frutti rossi e carcad?

Prima di andare via, un classico intramontabile: Il Tanqueray Gin Nr Ten. Distintivo per la sua freschezza e complessit?, questa bevanda offre un bouquet di aromi di agrumi freschi, coriandolo e ginepro. La sua base di ginepro ? bilanciata da note leggermente speziate e erbacee, offrendo un gusto fresco e vibrante.

Cucina

In cucina al ristorante due stelle Michelin La Peca, l’arte culinaria si svela attraverso l’impegno instancabile del team guidato dalla famiglia Portinari. Ogni piatto riflette una passione vibrante, in continua evoluzione. La loro cucina, ricca di sfide e di profonde conoscenze, si rivela come un viaggio incantevole che regala risultati sorprendenti. Le tecniche impiegate sono una danza di precisione e chiarezza, creando sapori nitidi che offrono un’esperienza avvolgente e appagante.

Servizio

La squadra di sala guidata da Pierluigi Portinari e Cinzia Boggian trasmette un’ospitalit? delicata e un’accoglienza impeccabile. La dedizione di tutto il personale si manifesta in ogni attimo del servizio, mentre la carta dei vini, curata da Matteo Bressan e Carolina Balbo, vanta etichette importanti, testimoniando la profonda ricerca di eccellenza.

Conclusioni

? un onore per noi raccontarvi un ristorante di fama come La Peca, consolidato da oltre un decennio con due stelle Michelin e spesso accostato all’?lite dei tre stelle. Il menu degustazione proposto per la nostra Tappa Ufficiale del Roadshow of Excellence 2023 Viaggiatore Gourmet,? ci ha regalato un’ esperienza straordinaria e sorprendente. Le portate, ricche di contrasti e intensit?, come gli Spaghetti ?Fracasso? tiepidi al tonno e ibisco o Spaghetti ?Fracasso? tiepidi al tonno e ibisco, hanno espresso una culinaria eccezionale. Un ristorante che assicura un’esperienza coinvolgente e divertente, confermando la straordinariet? di questa destinazione culinaria che vale ben oltre un solo VIAGGIO.

 

Ristorante La Peca

via Giovanelli 2
36045 Lonigo (VI) Italy

Tel: 0444830214 – Email: info@lapeca.it

Sito: www.lapeca.it

Orari di apertura:

Dal marted? al sabato 12:00 ? 14:00 / 19:45 ? 22:00

L'articolo La Peca – Lonigo (VI) – Famiglia Portinari – Tappa Ufficiale VG Roadshow 2023 proviene da ViaggiatoreGourmet alias AltissimoCeto!.

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[11/03/2023, 10:09] Di Fornovo, fiere, fastidi, e un libro (fondamentale)


Sono partito per Fornovo avendo in testa questo passaggio, tratto dall'opera pi? fondamentale recente sul vino (Epistenologia, cio?).

?Esco dall?ennesima fiera del vino, vivo vitale naturale indipendente nudo critico resistente e corsaro, con consueto disagio e un gran mal di testa. Non sono i solfiti, certo che no, e poi tanti vini che ho amato son qua, gli irregolari e scomposti. Non ? questo, non ti agitare: non ho cambiato gusti rispetto al precedente viaggio. ? piuttosto il chiacchiericcio costante da indulgenze plenarie, tutta quella polvere che l?ambulare continuo da un banco a un altro, da un ?prova questo? a quest?altro solleva, insieme alle solite baggianate sulle annate e le frasi fatte che le accompagnano. Tutto questo mi procura un po? di fastidio, ma sono io, non ? certo colpa del vino. Abbiamo conosciuto dei vecchietti siciliani un po? persi e sperduti per la prima volta evidentemente portati a Milano perch? ora il loro ?prodotto? si vende. Mi piace il loro vino ma non per quel misero assaggio al banchetto, dosi talmente omeopatiche che sembra di essere in quel film di Antonioni dove si gioca a tennis senza pallina; mi ? piaciuto perch? mi piacciono loro, e questo non ? un surrogato rispetto al piacere del vino. Anzi, ormai sono questi gli aspetti del vino che noto: quella frase ?conta solo quel che ? dentro il bicchiere? ? qualcuno ancora lo dice, e con supponenza, come se rivelasse una verit? persino profonda ? non vuol dire nulla. Non c?? nulla solo dentro il bicchiere, perch? quel che ? dentro ? sempre anche fuori. Nemmeno dal rigoroso punto di vista delle ricerche sul percepire: perch? gustare, come ormai sanno tutti, ? multi- e cross-sensoriale.
Poi una volta che esco m?infastidisco anche di me che ho provato fastidio?

Insomma ero malmostoso, preventivamente. Ma poi quell'ultimo passaggio, "mi infastidisco anche di me che ho provato fastidio", per me arriva a proposito, siccome mi ci specchio dentro da un pezzo.


A Fornovo pioveva (ma che notizia ?, del resto)

Fatto sta che ho improvvisato qualcosa per evitare il fastidio. Questa edizione di Fornovo era per me pi? libertaria del solito, non avevo mappe o desideri. Cos? in mezzo ai molti produttori notissimi, con folle di assaggiatori al tavolo, ho scelto sempre i tavoli dove il produttore meno noto, o proprio sconosciuto, era da solo, mezzo triste mezzo assonnato. Ecco, ho fatto una raffica di assaggi cos?. E sono stati quasi tutti assaggi molto interessanti, al punto che pure essendo partito per Fornovo pensando "non mi serve nulla" adesso ho tre o quattro nomi che considero con favore. Forse questa formula destrutturata si rivela ideale, ma comunque Fornovo non ha deluso nemmeno quest'anno.

Sconosciuti a me, sconosciuti al mondo come lo frequento, il mondo digitale, internet, la conoscenza condivisa. Che nel frattempo ? diventata cosa? Pure quella vittima di una forma di enshittification, ovvero: alcune cose cambiano, ma inevitabilmente in peggio. Potrei fare qualcosa in proposito per rimediare, uno di quei post riassuntivi di nomi, aziende, assaggi, schede, punteggi. Ma ci sono due problemi: ho detto che ho scelto in via preventiva produttori depressi e abbandonati, ora che figura ci faccio ad elencarli? Ma soprattutto: siccome non possiamo non dirci perulliani, cio? seguaci della filosofia di tanto autore, che smonta senza scampo chi fa il mestiere del redattore di schede (io, tra l'altro!), come si fa?

Ci? ? fastidioso, no? E ovviamente m?infastidisco anche di me che ho provato fastidio.

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[10/18/2023, 11:58] Due assaggi della domenica e si scopre che


Quando arriva domenica metto da parte qualche assaggio della festa, e riservo a quel giorno bevute che immagino pi? divertenti. Anche se come sempre quando apro una bottiglia di vino non so mai davvero cosa mi aspetta, come la scatola di cioccolatini di Forrest Gump. C'? un'idea di massima, spesso delle aspettative, che finiscono sempre per intralciare l'assaggio, o ti deludono o resti sorpreso, ma appunto non sai mai.

Ecco il Rosso di Montalcino 2022 di Tiezzi: produttore molto stimato per il lungo cursus honorum, per aver fatto cose grandiose col sangiovese a Montalcino su due piccoli vigneti, il Poggio Cerrino e Vigna Soccorso. Dunque mi aspettavo la sangiovesitudine e la montalcinit? (non saprei come dire meglio) in fondo a quel bicchiere. Aspettative molto soddisfatte: il Rosso subito ha un naso truculento di sangue e macelleria, poi si quieta piano verso il mentolato (un naso di erba aromatica, verde, direi) e il frutto. Bocca super salda, tannino davvero squillante, sorso dritto e verticale, come a dire di grande soddisfazione, nel complesso un vino che mi piace perch? non rinuncia al carattere ruvido e nello stesso tempo ? appagante, sul finale risulta confortevole a dispetto delle premesse e del quadro generale. Ma come ci riesce? Beh, ci riesce. Il genere di assaggio che vorrei rifare il giorno dopo.

 

E una retro etichetta non ce la vuoi mettere?


Nel relax del fine pranzo risento il Rum Millionario 15 Reserva Especial, solera, che viene dal Per?. Posso ripetere quel che ho detto l? per l?: non me lo ricordavo cos? buono. Assaggio che supera le aspettative quindi, perch? io guardo spesso al Rum (quello nello stile dolcione, perlomeno) come a una bevuta un po' appesantita dalla zuccherosit?, tant'? che il Rum migliore ? quello che riesce a maneggiare la botta mielosa alternandola ad altro - ma a cosa? Qui c'era in effetti un alcol pulito, l'invecchiamento col metodo solera lo ha asciugato, la bocca era sollecitata ma non stuccata di dolcezza lasciva. Caspita, mi dico da solo, bravo Millionario, bel lavoro. Ancora adesso non so come mai non lo ricordassi cos? bene, serviva proprio il ripasso della lezione.

Ora mi devo studiare qualcosa di nuovo per la prossima domenica, vediamo che mi invento.


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[10/10/2023, 10:05] Brut Tradition Vorin-Jumel. Le basi, proprio

Qualche considerazione dopo l'assaggio del nuovo Champagne Brut Tradition di Voirin-Jumel. Nuovo in quanto c'? stato un piccolo cambiamento nelle percentuali delle uve dell'assemblaggio, ora predomina il pinot nero col 61%, il restante ? chardonnay. Fino a un paio d'anni fa era cinquanta-e-cinquanta. Essendo arrivato fresco fresco, potevo esimermi dall'assaggiare subito, curioso come sono? Non potevo. 

Direttamente dalla mia galleria personale

Quindi ecco: il pinot nero prevale quanto basta, senza strafare, cio? non esagera in potenza ma fa il suo bel lavoro, conferisce una certa fierezza. Lo chardonnay segue a ruota, in secondo piano ma certo non dimesso, col suo corredo di crema pasticcera, insomma un po' di delicatesse che serve a completare il quadro. La retro etichetta ? del genere parecchio esplicativo, ci tiene a dire tra l'altro che la cuv?e in questione ? essenzialmente figlia della vendemmia 2020, e fa bene siccome ? una bellissima annata, col tradizionale saldo di vini di riserva.

Questo ? il genere di Champagne-base che praticamente ogni maison ha nel suo listino, in un certo senso ? il vino che rappresenta lo stile e le capacit? appunto basiche di chi produce. Per me i brut tradition (spesso si chiamano tutti cos?) sono assai significativi, perch? definiscono la champagnitudine (esiste 'sta parola? Boh) in maniera essenziale: eccolo qui, lo Champagne. Un po' come quando metti alla prova lo chef chiedendogli di fare la pasta al burro: vediamo un po' quanto sei bravo. E succede che quello ti stupisce tirando fuori un gran piatto, fatto di semplici materie prime di alto livello, e classe nell'esecuzione.


La retro in tutta la sua dettagliata spiegazione

Ma questo brut tradition, si diceva: bello e godevole, profuma di agrume e pan brioche, in bocca ha la vena salata tipica del genere, con quel dosaggio zuccherino che non ? n? poco n? tanto, ma ? in grado di sedurre le masse. Nuovamente, questa ? la missione delle cuv?e basiche, essere facili senza tradire la verve della tipologia. E farsi bere con volutt?. Il tradition di Voirin non mi delude nemmeno stavolta col piccolo cambiamento nel dosaggio. Ce ne sono tanti come lui, ma questo ? il mio. In quanto scelto da me.

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[07/07/2023, 08:23] Com'? fatto un produttore di vino

Oggi ho mandato un mail ad un vigneron che mi fornisce cose buone. L'indirizzo mail solito ha un autorisponditore, ed ecco la risposta:


Tradotto liberamente: ciao ma ho avuto una bimba, la seconda (la famiglia cresce!) quindi fino ad agosto ho il mio da fare, parlane con mia sorella o col cantiniere (seguono email relativi). 

Ecco, quando si parla, molto, di differenza tra produzione artigianale e produzione industriale, io ci mettere pure questo, come distinguo: il vignaiolo (vignaiola, in questo caso) artigianale ? un umano, al quale capitano felicemente cose umane, quindi regolati di conseguenza, aspetta un attimo, parlane con chi mi sostituisce perch? adesso non posso. Questo, spero sia chiaro, ? alquanto meraviglioso, ? l'essenza dell'avere a che fare con umani, e non con misteriose SpA, o gente che in vigna ci va per sport, se ci va. E again spero sia chiaro, questa enoteca sceglie pervicacemente fornitori della prima specie.

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[06/09/2023, 12:32] Di ritorno da Pantelleria, assaggi e cogitazioni laterali


Pantelleria ? una terra aspra. Distante, ai confini meridionali dell'Europa, spazzata da un vento impietoso che non a caso ? all'origine del suo nome arabo. Terreno vulcanico, ovunque la lava spunta con le sue lame di pietra nera e affilata. Isola senza spiagge, circondata da scogli inaccessibili fatti della stessa lava che scartavetra le estremit? degli umani, i quali pensando di essere al mare cercano un punto dove, chess?, fare un tuffo. Molto meglio fare camminate in mezzo a quella natura, meglio il trekking. Le strade sono spesso strettissime e inerpicate, ricordano le single track road viste in Scozia, quando preghi di non trovare nessuno in direzione opposta, perch? non sapresti dove accostare. Ma cos? hai la scusa buona per percorrere quelle strade molto lentamente, per goderti i paesaggi spettacolari tutto intorno. Nei pochi giorni in cui ho pilotato la vettura noleggiata, ho tenuto praticamente sempre la seconda marcia. La terza quasi mai. La quarta e la quinta sono praticamente inutili. 

Il vigneto pantesco (di Pantelleria, cio?) ? fatto cos?.

Pantelleria ? una terra estrema e difficile, le piante della vite sono alberelli infossati a proteggersi dal vento, e sono un bel disagio da vendemmiare, l? in basso. Questa terra dove l'uomo ha dovuto creare residenze, i dammusi, fatti di mura spessissime a proteggersi dal caldo che diciamo africano per amore dell'iperbole ma qui lo ? davvero, siccome siamo davanti all'Africa, questa terra durissima produce uno dei vini pi? dolci, flessuosi, accoglienti, confortevoli e deliziosi del globo. 

Il Passito di Pantelleria sembra la reazione opposta al suo contesto, quasi a contraddire le premesse. Qui sostanzialmente c'? un'unica uva, il moscato di Alessandria o moscatellone o zibibbo, clone diverso dal piemontese moscato bianco di Canelli. Vinificato come vino secco, senza alcun residuo zuccherino, ha l'aromaticit? gradevole del vitigno con un carattere spiccato e, questo s?, direi territoriale, indomito. Nella versione passita tocca il suo vertice, come dicevo pare un negativo fotografico di quella terra.

La situazione produttiva enologica a Pantelleria non ? dissimile da quella del resto del mondo: esiste un artigianato encomiabile che propone passiti da tuffo al cuore, struggenti e sensazionali. Esiste anche qualche tipo di industria che fa numeri ed ? certamente pi? pittoresca e turistica, diciamo. Nelle loro cantine si trovano pi? facilmente etichette disponibili e milanesi imbruttiti. I vini della prima categoria sono eternamente introvabili, e pure la visita in cantina ? meno agevole ("venite pure ma vino non ce n'?"). Lascio al mio lettore indovinare quello che piace a me. A questo proposito, ecco un paio di assaggi.

Salvatore Murana
Produttore storico, amato, stimato, rispettato. Vini inappuntabili e densi non solo nella struttura della dolcezza, ma anche densi di suggestioni e richiami. Murana ha diverse versioni del suo passito, Martingana imperativo e solenne, Mueggen una pietra miliare, Turb? apparentemente pi? delicato. Gad? ? la versione secca della stessa uva, salino e ampio. Il "Creato" ? raro e prezioso, ora si beve il 1983 (non ? un refuso) perch? affina per decenni, letteralmente. Ho provato a chiedere il suo prezzo, e alla risposta ("costa come un biglietto aereo per Pantelleria") non ho ritenuto di fare altre domande. Certo, che meraviglioso privilegio averlo nel bicchiere, con quel colore brunito e il finale interminabile.

Gli assaggi da Murana.

I vigneti intorno.

Da Murana ? visitabile, tra l'altro, il giardino pantesco: costruzione circolare a proteggere, di solito, una pianta di agrume, che senza il riparo non potrebbe crescere.

La retro etichetta del Creato racconta gi? molto.

Mueggen ha un equilibrio perfetto tra frutta essiccata e note marine.

Salvatore Ferrandes
Ci vuole un po' di fortuna, nel caso di Ferrandes: per trovarlo, anche geograficamente intendo, e trovarlo disponibile perch? gli impegni che ha sono numerosi, il lavoro in vigna per esempio. E comunque ? un altro produttore che, dati i numeri, ha scarsissimo vino disponibile - abbiamo prenotato qualcosa, abbiamo incrociato le dita, ora speriamo. Il suo passito ha una tensione dolce struggente, tiene impegnato l'assaggiatore per mezz'ore col naso infilato nel bicchiere perch? ogni olfazione ? un nuovo riconoscimento, una nuance inedita. In bocca pressoch? infinito. 

La strada per arrivare da Ferrandes ? una cosa cos?.

Assaggio di grande intensit?, definitivamente.

La (micro) cantina di Ferrandes, solo acciaio, niente legno.

L'uva appassita, peraltro buonissima.

E gli altri che non nomino
Nei miei giri per cantine naturalmente ho visitato anche il fashion e il decadente, poi c'? quello che non risponde al telefono e quello che non risponde alla mail, tutti questi non li nomino essenzialmente perch? non ho voglia di grane. Io comunque consiglio, nei preparativi delle visite di cantina, di infilare sempre un produttore che potrei definire industriale, o modaiolo, quello che ha sempre vino e ha la struttura fatta apposta per accogliere l'enoturista: ? un tipo di conoscenza utile, didattica, spesso costoro hanno numerosi meriti, consentono la visione ampia e soprattutto consentono di fare la scelta finale, viste tutte le opzioni.
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[04/01/2023, 09:27] Aspettati l'inaspettato


In questi giorni ho scaricato tra le altre cose il Dolcetto d'Alba 2022 di Francesco Principiano. Produttore di formidabili nebbiolo e Barolo in Monforte, Principiano riesce a stupire pure con cose solo apparentemente piccole, come questo dolcetto.

La denominazione del dolcetto ? vasta e varia: Ovada, Alba, Dogliani, Acqui, Asti, e altre che dimentico perch? sono troppissime. Io sono un fan di Ovada, per molteplici motivi che hanno a che fare col chilometro zero (praticamente Ovada ? entroterra di Genova) e col fatto che l? la mia famiglia aveva vigneti, lo scorso millennio, e io facevo vendemmie e lavori connessi. Senza dire che molti Dolcetto di Ovada sono buoni come il pane - e a questo proposito ultimamente da un ovadese fatto assaggi molto interessanti, ma questo ? un altro discorso, e un altro post.

Il Dolcetto d'Alba di Principiano, dicevo. Si conosce bene, nel nostro giro, la triste storia del dolcetto albese: volentieri espiantato per far posto al nebbiolo che ? pi? figo e, ops, remunerativo, sta diventando raro (quello buono). Anche per questo ho preso al volo l'occasione di aggiungere il dolcetto agli altri rossi del produttore. E adesso scusate, mi faccio i complimenti da solo, ho fatto proprio bene: che meraviglia nel bicchiere. Floreale di violetta come da accademia dell'assaggio, frutti neri fitti, bocca succosissima e viva, tannini e un po' di agrume rosso su quel finale cos? langarolo, ruvido con simpatia. Un po' non te lo aspetti, ma vedi? Bisogna aspettarsi l'inaspettato. 

A voler dare punteggi io direi 87/100, in enoteca circa 11 euro, roba da prenderne a casse, ecco.

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[01/11/2023, 08:54] Intelligenza naturale

Probabilmente sapete gi? cosa sia Chat GPT, la miglior versione di intelligenza artificiale in grado di elaborare testi e semplicemente chattare sulla qualsiasi. Oggi ci siamo intrattenuti in una simpatica conversazione, e il risultato, direi, non ? niente male.

"Il vino naturale ? un tipo di vino che viene prodotto senza l'utilizzo di additivi artificiali o conservanti e con il minimo intervento possibile durante il processo di produzione. La fermentazione avviene generalmente con lieviti presenti naturalmente sull'uva, senza l'aggiunta di lieviti selezionati in laboratorio. Inoltre, tali vini spesso non vengono filtrati o chiarificati prima dell'imbottigliamento".

Con Chat GPT si accede facilmente con l'account Google, per chi non ha voglia di ulteriori login. E con il robot uso modi educati, perch? quando Skynet prender? il potere si ricorder? che sono una personcina a modo, e non mi sterminer?.

 

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[12/10/2022, 09:48] Aprire in caso di panettone


Nel campionato molto stagionale del vino da panettone, questo assaggio recente della Malvasia dolce di Camillo Donati sale agilmente sul podio. Annata 2017, quindi un po' di stratificazione, e dolcezza suadente, mielosa senza stanchezza. La rifermentazione naturale in bottiglia le d? un'effervescenza pimpante, adatta ad abbinarsi al lievitato butirroso di un panettone ricco. Attenzione solo al momento della stappatura, perch? il tappo (metallico) libera una gran quantit? di effervescenza - tenete il bicchiere molto vicino, non si sa mai. E soprattutto, sprecarne anche una goccia sarebbe un vero peccato. In enoteca sta sui venti euro, ed ? arrivato il momento: aprire in caso di panettone, ma provata pure su formaggi appena stagionati, una delizia.

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