Quando arrivi a 7 giorni dall'evento al quale lavori da molti mesi credo sia normale una certa tensione. Lo è già meno il ritrovarsi di punto in bianco con alcuni punti dati ormai per definitivamente risolti da mesi completamente azzerati, con un tutto da rifare insomma. Una giornata quella di oggi che ricorderò per molto tempo.
Ero dal medico intorno alle 12.00 quando per puro caso apprendo da un collega che la domenica in cui dovremo movimentare qualche migliaio di colli di vino, la piazza sulla quale dovremo passare avanti e indietro sarà assediata da un mega raduno di auto d'epoca. Dopo qualche secondo di silenzio quando dall'altro capo sento, "pronto ? è ancora lì ?", con un lieve balzello dalla sedia rispondo "si scusi, sono rimasto senza parole", "raduno d'auto d'epoca ha detto ?", "si, pare sia un raduno di 600 d'epoca, arriveranno a Genova e occuperanno tutta la zona utile per il carico / scarico.
Passano 10 minuti e mentre sudo e il piccolo condizionatore dello studio medico non sembra aiutare granché, squilla nuovamente il telefono. Questa volta è il tizio del ghiaccio, quello con il quale era tutto chiuso e definito da mesi, quello che mi aveva assicurato, non preoccuparti, penso a tutto io, quello che chiamavo ogni quindici giorni da tre mesi per tenerlo sulla corda. Per farla breve, si rende conto - oggi ! - che probabilmente da solo non è in grado di gestire la cosa. Risolto - parzialmente - intorno alle 17.00 il problema del passaggio per i nostri furgoni, con peripezie che vi lascio solo immaginare, ho finito cinque minuti fa di chiamare praticamente tutte le pescherie e i grossisti tra genova la Riviera di Levante per il problema ghiaccio.
E' stato istruttivo perché quando i problemi li devi risolvere direttamente - come di fatto nel mio caso vale nella stragrande maggioranza dei casi - oltre alla scocciatura hai almeno il vantaggio del "senno di poi" immagazzinato in quello specifico frangente. In questo caso ho appreso che i più grossi grossisti - perdonate il bisticcio di parole - di pesce di Genova, tra i maggiori fornitori di ghiaccio della regione, il ghiaccio lo centellinano. C'è come una sorta di lista, come in discoteca, un'opzione per barche e pescherie - il che mi sembra anche giusto, comunque - e quel che resta per te non sono che le briciole.
Ho imparato la differenza tra il ghiaccio secco e il ghiaccio idrico, la temperatura del ghiaccio normale e del ghiaccio secco (-80), ho imparato cosa sono le kilofrigorie (le avevate mai sentite ?), i prezzi dell'uno e degli altri, le capienze dei sacchi del ghiaccio, i tipi, i furgoni necessari per trasportarlo, ecc. Alla fine comunque ho trovato qui in provincia, un grosso distributore di Casarza Ligure salverà il freddo del meeting. Sempre che non accadano altri intoppi.
E' stata una giornata campale, capitata a 7 giorni dal meeting ma per ora nervi saldi, tutto procede come deve.
Off Topic, cioè fuori tema. Infatti in questo blog vinoso voglio parlare di birre, e di come in qualche modo esse possano essere, come il vino, espressione di un territorio. Le birre in questione sono quelle del Birrificio Scarampola (Via Apollo Sanguinetti 18, 17014 Cairo Montenotte, (Sv), Tel 019/500196, Fax 019/520156).
Tempo fa, praticamente un anno fa, pubblicammo un articolo dedicato ad una visita e successiva degustazione verticale, presso l'azienda Borgogno a Barolo. L'azienda è una delle mete preferite da appassionati ed operatori del settore quando si decide di far visita ad un produttore langarolo...
Fonte: ISMEA/Agreste Stravolgo un pochino il calendario del blog per dare la precedenza alle prime previsione relative alla vendemmia 2008 che sono state emesse questa mattina da ISMEA-UIV e qualche giorno fa da Agreste in Francia. Diciamo subito che sono stime soggette a forti revisioni (la stima dello scorso anno di Agreste aveva sbagliato di un buon 4-5m/hl), ma che danno la sensazione di una vendemmia in recupero sul 2007 (soprattutto in Italia), ma comunque sotto le medie degli ultimi 5 anni. I am shifting the calendar of blog post to promptly report the first estimates of 2008 wine production in Italy and France, issued today by ISMEA-UIV (for Italy) and a couple of weeks ago for France by Agreste. These are very rough forecasts, with a potentially large forecasting error (last year Agreste in July was overestimating by 4-5m/hl the actual level of production), but they give a first flavour of what might happen: both expects are slight recovery (mainly in Italy), but production will anyway fall below the average of the last 5 years.
Passiamo ai numeri brutali: (1) 46.8m/hl in Italia, il 10% sopra il 2007 e il 3% sotto la media quinquennale; (2) 47.1m/hl in Francia, 1% sopra lo scorso anno ma 8% sotto la media quinquennale. Per farla breve, sembrerebbe una vendemmia piu’ positiva in Italia che in Francia, per quanto nel 2007 si era verificato esattamente l’opposto. (1) 46.8m/hl production seen in Italy, +10% vs. 2007 and about 3% below the historical level; (2) 47.1m/hl seen in France, 1% better than in 2007 but 8% below the 5-year average. Shortly said, it seems a better vintage in Italy than in France in terms of volumes, although in 2007 the exact contrary was happening.
Ricette facili per tutti da uno chef? Eccole proposte in questo nuovo blog che nasce dall'esperienza ormai consolidata del Bistrot Chez Maurice, quasi una sua costola. Maurice, l'autore di entrambi, mette qui a disposizione la sua esperienza professionale, per neofiti e cuochi casalinghi già esperti. Le ricette, complete di foto, sono qui esposte secondo l'esatta cronologia di esecuzione delle preparazioni. Dove necessario l'autore inserisce trucchi, variazioni e commenti per la migliore riuscita del piatto. Un sito da mettere assolutamente nei propri feed. Sheda completa editore su VinoClic
Non volevo scomodare la libertà di espressione, ma mi tocca. Perché scopro che la rete è piena di persone querelate da Luigi Moncalvo e perché la querela è ormai un atto politico, un esercizio di potere basato su una...
?Sapori biellesi?, in collaborazione con il sistema ecomuseale della provincia di Biella organizza la settima edizione di ?sapori di primavera? mostra mercato dei prodotti di qualità dell?enogastronomia biellese, con il supporto della Regio Piemonte, della Provincia di Biella, della Comunità Montana Valsessera, della C.C.I.A.A. di Biella, e dell?ATL. Parteciperanno i produttori del territorio selezionati da ?Sapori Biellesi?, che offriranno in vendita e in degustazione i loro prodotti più pregiati, alcuni dei quali difficili da reperire sul mercato in quanto di produzione limitata. La sede è la Fabbrica della Ruota a Pray Biellese (Regione Vallefredda 1 strada provinciale biella- valsesia). Orario: Venerdì ore 20.30 22; Sabato 15-22 / Domenica 10-19. Ingresso 3 euro, ridotti 2,50. Per avere il programma completo della manifestazione si può andare direttamente nel sito www.saporibiellesi.it. Questa è una manifestazione nata per mettere a disposizione del consumatore una selezione dei prodotti biellesi presentati direttamente dai produttori. Le aziende collaboratrici di terradeivini presenti alla manifestazione e di cui vi invitiamo a provare i prodotti sono: Azienda Agricola Pastoris con i prodotti: Erbaluce di Caluso, passito e Rosso Canavese. Azienda Agricola Ca? d?Andrei con i formaggi. Azienda Agricola Aurum con i prodotti: miele, bugella e le nocciole biellesi. Non mancate a questo appuntamento perché il prossimo è stato fissato per il 2010.
Semplificare i piatti e complicarsi la vita. Potrà sembrare un'affermazione un po' azzardata, ma mi sembra l'espressione più efficace per riassumere la mia esperienza da Giuseppe Iannotti... Clicca QUI per proseguire nella lettura dell?articolo >>
La vita è molto strana. Dopo settimane di calma piatta e atmosfera da siesta perenne, a ridosso delle ferie sono spuntati come funghi le faccende da sistemare, gli ordini da spedire, le scadenze burocratiche da rispettare...
E dato che ogni importatore ha etichette, controetichette, codici a barre e non barre diversi, qui è un delirio di stacca&attacca, stampa&taglia, taglia&cuci!
Ps: anche i codici a barre sanno essere creativi! dal Giappone arriva il bar-code design...io li ho scovati qui
Grande notizia: dalla bella e lontana perla di Conversano (BA) arriva a Torino la carovana del Pashà, celeberrimo ristorante di Puglia; farà tappa a Eataly il 30 di maggio per...
L’associazione enogastronomica diVini assaggi.it, festeggia per il secondo anno di fila il suo compleanno. Dopo le fatiche invernali, le soddisfazioni primaverili è ora di ringraziare i propri affezionati soci e clienti, con una festa all’insegna della qualità del divertimento ma soprattutto dell’eleganza. 10 Agosto 2008 presso lo “Shinè club” ( Lido Clorinda via dei lidi località Laura di Paestum) diVini assaggi invita i suoi soci, clienti, e tutti gli ...
"Generosa Barbera bevendola ci pare d'essere soli in mare sfidanti una bufera"
Incipit Carducciano d'obbligo per il Vino dei Blogger #10, organizzato questo mese da Via Freud 33. La Barbera è un vino che fa parte del DNA di ogni Italiano, a prescindere dalla provenienza geografica. E' passata sulla tavola di tutti spesso contenuta in bizzarri recipienti: bottiglioni, fiaschi e fiaschetti; molto volentieri sfusa e versata in una brocca. Allungata con acqua, ferma o frizzante, è stata anche "stuprata" in vari modi, a partire dallo scandalo del vino al metanolo fino ad arrivare a improbabili prodotti supermodernisti che con la Barbera come Dio comanda hanno ben poco a che fare. Come una fenice, è sempre risorta dalle proprie ceneri; generosa com'è, si è sempre accontentata di un ruolo da comprimaria -soprattutto in Langa- occupando particelle di vigneto un po' più sfigate, cedendo i sorì a Mr. Nebbiolo, salvo poi corrergli in soccorso laddove mostrava i propri limiti, vero monsù Gaja?
Amo questo vino, e lo amo nella sua forma più sincera, quando non vede legno, quando si sente il fruttino fresco, il bel floreale e l'acidità ti spacca la mandibola, facendoti salivare come una fontana. Lo so, sono enoperverso, ma tant'è, ho trovato la Barbera nella sua espressione perfetta in quel di Agazzano (PC) ad Anni Luce dalla culla storica del vitigno, l'Astigiano. L'artefice di questo gioiellino enologico è il Principe Gianlodovico Gonzaga, il vino è Rocca Barbera 2004, l'azienda è Le Torricelle. Un paio di ettari a Barbera e Croatina che, se solo in Italia si fosse un po' più lungimiranti, sarebbe classificato Gran Cru: un vero e proprio clos accanto la Rocca di Agazzano, viti vecchissime, terreno povero, esposizione a pieno sud e rese basse di natura. Completa il tutto la cantina scavata sotto la Rocca che è, per definizione, LA cantina, come tutti se l'immaginano, e la passione di Ludovico -un vero Principe "contadino", uno che si spacca le mani sul serio sia in vigna che in cantina- per il suo lavoro, nonostante le difficoltà e i problemi di ogni giorno.
Il risultato è questo vino che nel millesimo 2004 si esprime al suo meglio, a partire dal fantastico colore rosso porpora con bellissimi riflessi violacei, che la dice lunga su cosa ci aspetta nel bicchiere. Un naso vinoso, profumato di violetta, di prugna matura al punto giusto, elegante e delicato. In bocca un'acidità che è una goduria vera, un bel corpo pieno e tannini vellutati. Bevibilità stupenda, apri la bottiglia e in un attimo è già finita.
Prodotta in 2500 bottiglie e 200 magnum, se siete fortunati potete trovarne ancora qualcuna direttamente in cantina. Visita che comunque vi consiglio, anche per provare gli altri prodotti delle Torricelle, il Milione Rosso e il Cà del Barigello, rispettivamente Gutturnio Superiore e Riserva e la Barbera Massaveggia.
Slow Non so voi, ma io sono mentalmente in clima vacanziero; il brutto è che manca giusto giusto un mese alle ferie...
Le attività in cantina diminuiscono, così come gli eventi, le degustazioni, le visite; qui in campagna il ritmo si fa davvero lento, ai limiti della noia per una piccola stakanov iperattiva come me. ;-)
Abbiamo imbottigliato le nostre selezioni di Soave Classico, il Vigneto Sengialta e il Lunalonga, ed anch'esse dormono in cantina, a temperatura controllata fortunate loro, per maturare in santa pace.
Se guardo fuori dalla finestra, nell'immobilità totale della calura pomeridiana, potrei pensare di essere nell'entroterra messicano all'ora della siesta...
La lettura sul sempre interessante Winesurf di questo e di questo articolo sull'uso dei tannini in enologia, mi ha ispirato una considerazione paradossale. L'uso di questi preparati di origine talvolta totalmente estranea all'uva, è oramai un fatto diffuso e accettato senza tanti problemi. I motivi sono ampiamente spiegati dai due articoli citati. Tra le altre cose i tannini sono apprezzati come stabilizzatori del colore dei vini rossi, in quanto si legano con gli antociani formando composti colorati più scuri e più resistenti all'ossidazione. Orbene, vediamo se invece io riesco a essere chiaro nello spiegare questo paradosso. Tannini e antociani sono entrambi polifenoli, e hanno come costituente della loro molecola lo ione flavilio (che bel nome) rappresentato in figura. Sono due molecole "moralmente" equivalenti, se mi si passa il temine. Si legano e si stabilizzano a vicenda. Ma allora perché è accettato l'uso di tannini esogeni alla propria uva per stabilizzare il colore del vino, e invece respinto l'uso di antociani esogeni per stabilizzare i tannini? Perché posso usare tannini per dare al barolo un colore più stabile, e non posso usare, chessò, la malvina estratta da una melanzana per smussarne e stabilizzare i tannini, ottenendo anche un bel blu profondo? Mistero! Luk
Banzai è una parola giapponese che significa "diecimila anni (di vita)", lunga vita, e Sandra è la mitica Untoccodizenzero che ormai oltre ad essere food-blogger sta...
uUna sera d'agosto su e giù per la Via Aurelia per andare a mangiare con gli amici. Fai tu, dicono loro, e io mi ricordo il post in cui si elencavano i luoghi dove andare a mangiare, per una guida...
E' stata resa nota la lista (quasi) definitiva dei partecipanti al prossimo meeting di Tigulliovino, che si terrà il 16 giugno a Genova, nello splendido scenario del Palazzo Ducale, e che avrà come tema conduttore il binomio terroir-vino.
"In vignaiolo veritas". Questo è lo slogan che campeggia dal loro sito Internet. L'understatement non sarà il loro forte, ma accogliamo senza ironia e con grande considerazione la nascita della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI). Aristide già raccontò qualcosa circa...
Se vi viene la briga di navigare nel sito della Robert Mondavi Winery noterete che da poco tempo c’è una novità: nella sezione “Winemaking” nel menu in alto appare la dicitura: “Grape to Glass Blog”. Se ci cliccate esce un bel “Coming Soon!”
La notizia ce la passa direttamente Uncork29.com che garantisce: la scorsa settimana quel link non esisteva. I big del vino quindi stanno diventando sempre più blogger del vino: aspettiamo di vedere cosa ne viene fuori.
LE VOSTRE CLASSIFICHEIo sono un grande frequentatore di librerie e ho notato la crescita esponenziale di libri di ricette, all'interno di questo settore la crescita dei libri di ricette a costo sempre più basso, decine e decine, alcuni, addirittura, rilegati,...
Mare, spiaggia , vacanza! Questa la sensazione nel nostro "transito" da Claudio Tiranini dalla A'Spurcaciuna fantastica location (Bagno,Hotel,Ristorante) stile tropici della costa Savonese. A seguire un grandissimo finale di serata alla "Notte dei Culatelli" dai fratelli Spigaroli di Antica Corte Pallavicina...
"Salmastro" di Domenico Guarino è tra i racconti segnalati da Villa Petriolo nel concorso "I giorni del vino e delle rose". I nostri complimenti all'autore.
Domenico Guarino è nato a Battipaglia (SA) nel 1968 e risiede a Firenze. Laureato in Storia medioevale, lavora come giornalista a Controradio/Popolare Network. Nel 2006 ha vinto il premio letterario "Raccontare le periferie" del Gabinetto Viesseux e, nel 2007, il premio "Tiziano Terzani - un racconto per la pace". Nel 2008 si è aggiudicato il premio "Cronista dell'anno" dell'UNCI (Unione Nazionale Cronisti Italiani).
racconto
"SALMASTRO"
di Domenico Guarino
'Salmastro... e ... abrasivo!' 'Ma dai! Elegante... fruttato... e... corposo? 'No ti dico: salmastro, abrasivo...E anche... strepitoso. Si, senza dubbio: strepitoso! 'Sì... e poi...'
E poi, come sempre, eri tu a pretendere l?ultima parola, e a me non rimaneva che guardarti. Ridere, spogliarti, o assaporare con sensuale accondiscendenza tutto quello che ti apparecchiavo davanti. In quel piatto di ceramica bianco bordato di rosso e di fiori, che avevi voluto acquistare per forza in quella bottega di Lucca che avevamo trovato insolitamente aperta il Primo di Maggio. Quando tutti se ne stanno a festeggiare la Festa dei lavoratori. E a me sembrava un?offesa solo per quello! Perché, magari a te non te ne fregava niente, ma io a certe cose ci tenevo. Perché ero cresciuto col mito della classe operaia. Delle bandiere rosse svolazzanti nell?azzurropalstico di un cielo infinito e sorridente. 'Il futuro era nostro' pensavo. Lo sarebbe stato, senza ombra di dubbio. In famiglia la pensavamo tutti così. Nonostante la mamma ed il papà andassero regolarmente in chiesa, e a me era toccato pure il chirichetto; che quello dalle mie parti non te lo leva nessuno. Carletto: ecco, lui era stato l'unico. Ma lui era uno Stromilli, e per tutti in paese gli Stromilli erano 'gli eretici'. Miscredenti, bestemmiatori, atei. Gente massiccia, baffuta, con lo sguardo sguincio ed altero. Gente di quel sentore Risorgimentale, che si mantiene inalterato negli anni. Nonostante tutto. Come il vino buono.
?In futuro pensi di rimanere ancora qui o hai deciso di averne abbastanza?? ti chiesi all'improvviso. Girasti lo sguardo verso la finestra, lentamente. Nella penombra della stanza il verde dei campi si stagliava con evidenza translucida. In sottofondo le cicale sacrificavano al sole la propria indolenza componendo in musica tutto il peso della canicola asfissiante. Come fossimo all?Opera, assorti nella contemplazione di un'overture maestosa ed ondeggiante. Alzasti il calice, ed esclamasti con foga caricaturale: ?il mio trono è saldo, signore! Non fuggirò da questa terra che ho conquistato a suon di battaglie e stragi sanguinarie. Rosse e vellutate come questo nettare divino che assaporo con gioia!? E poi di nuovo scoppiasti a ridere. Facevi scorrere il vino sul palmo della mano. Qualche goccia. Abbastanza per formare un piccola pozza. E poi lo leccavi. Come si fa con la nutella. 'Ma non è così che si beve! Lo rovini...' All'improvviso la tua espressione si fece seria. 'Nessuno, nessuno può insegnarti come sia giusto godere delle cose che ami! Nessuno! Capito? Non lo permettere mai'. Mi strappasti di mano la bottiglia e tirasti giù un sorso più deciso. Pian piano, con piacere quasi tangibile - un piacere che quasi sentivo vibrare nel respiro della pelle- lo vidi transitare attraverso la tua lingua e poi in gola. I tuoi occhi brillavano tutta la sensuale pienezza di quell'approdo. Il riflesso profondo, insistente, di un attimo che non voleva scorrere. ?Non ho mai capito cosa ci trovi davvero in me? ti dissi. E fu allora, esattamente allora, che compresi quanto inutile sia cercare una ragione nelle cose che accadono. Mi accarezzasti la guancia con il palmo della mano ?Ma tu sei come questo vino! Salmastro, abrasivo, strepitoso. Come avrei potuto fare a meno di te!? Scoppiammo a ridere entrambi. Poi ricordo solo il freddo delle mattonelle di cotto e la tua schiena bianca che mi sfuggiva, fluttuando attraverso i muri grigi e possenti che mi ricordavano quanto fossi smaccatamente felice.
Camminare non mi è mai pesato. Affatto. Mi è sempre piaciuto sentire il movimento dei muscoli, il lento fluire dei passi. Le lievi frustate dei nervi e quella sottilissima patina di sudore che inumidisce la pelle dopo un po'. Sento scricchiolare la terra sotto i passi. Un crepitare vivace che mi rassicura. In prospettiva vedo la regolare armonia dei filari adagiati come spade fiorite sul crinale dei colli bassi e dolci. Rotondi, come se qualcuno li avesse disegnati con l'ovatta, disponendo i batuffoli ad uno ad uno. Il risultato di un'applicazione millenaria e solerte. Natura e lavoro che si fondono in un intreccio commuovente. Camminare è' uno dei piaceri che ancora mi concedo. Ogni volta che posso. E a pensarci bene anche questo sembra essere diventato un lusso: casamacchinaufficiomacchinacinemamacchinavacanzamacchinaletto. Variante: scooter. O, per i più fortunati: motocicletta. Tu dicevi sempre che il segreto stava nel fare con gusto le cose che si fanno. Cioè: lavorare con gusto, mangiare con gusto, fare l'amore con gusto, ballare con gusto, dormire con gusto. E io che invece avevo dimenticato quanto fosse bello respirare! Che non sapevo più nemmeno baciare una donna. Avevo perso la capacità di sorprendermi. L'avevo smarrita nei rivoli di un'abitudine malvagia e spossante che mi aveva reso tutto conforme alla noia. Eppure non si trattava di ripetizione. No! Non solo di quello almeno. Ciò che veramente mi aveva avvelenato l'anima portava un nome preciso. Si chiamava -si chiama- vigliaccheria. Sì: ero diventato codardo. Sordo. Non avevo più il coraggio di mettermi in gioco. Di rischiare. Non sapevo più affrontare le cose con la giusta generosità, con affetto. Me le facevo scorrere addosso come se nulla fosse. Le sentivo scivolare sulla pelle senza lasciare traccia. Senza affondare i colpi. Tutto molto più facile. Nessuna complicazione, un'apparente imperturbabilità. La sensazione di essere padrone delle cose. Di essere sempre in ordine. Sempre al posto giusto, nella maniera giusta. Non cedere. Non farsi coinvolgere più di tanto. Che cretino! Mi bastò vederti in un pomeriggio qualunque, in un posto qualunque, in un attimo qualunque per rivoltare come un sacco la presunzione della mia autosufficienza. Mi bastò quel battito di ciglia, quelle labbra che sapevano di ciliegia solo a respirarle, quel bagliore setoso ed affilato con cui mi trapassasti assolata e limpida. Mi bastò questo. In un attimo. Aspettavi l'autobus alla fermata della Fornace, di fronte alla vecchia pompa di benzina. La maglietta bianca, la vita stretta, i capelli corti appoggiati vezzosamente sul lato. I fianchi larghi da donna. Quei fianchi che solo le femmine possono avere. Forti, ampi, morbidi. Fianchi che ci avresti dormito un secolo intero sognando le terre dove il fuoco accompagna i tramonti più dolci... Eri una calamita. Attraversai la strada solo per passarti accanto e respirare il tuoi profumo. Fu il primo passo: recuperare l'olfatto! Sapevi di rose.
Raspi, acini, pigne, tannino, sulfiti, fermentare, rovere: il suono forte e l'inconsuetudine elegante delle parole che hanno a che fare con il vino. Suoni antichi. Lenti. Che richiedono attenzione. Ci sono parole che hanno il dono di meravigliare. Come 'stropicciato' La adoravi, quella parola. 'E' dolce e spigolosa insieme. Sa di neonati addormentati in lenzuola di lino' dicevi. E come sempre accompagnavi le frasi con il movimento delle mani. Quelle mani bianche affusolate e scarne con cui accarezzavi i miei sospiri quando i nostri corpi si stringevano nell'aria frizzante di una sera di maggio. Quella sessa aria che ora respiro aspettando che tu torni. Con te ho imparato il gusto dell'attesa. Sentirsi aggrappato agli attimi che scorrono, mentre il tempo passa.
'Arrivo: le sette e quarantatrè di martedì sera': solo un sms. Scarno essenziale, defintivo. Come le cose veramente preziose. Semplice. Come un calice di cristallo. Come tutte le cose che ti appartenevano. Fermo sulla soglia mi godo la brezza ed il rigoglioso sbocciare degli umori. Le viti sonnecchiano in lontananza. Gli ulivi ondeggiano di brezza leggera. Sarà il sole a render loro giustizia. Con calma. Spietato e dolce: lavorerà a lungo perché l'autunno possa godere dei frutti migliori. I grappoli a quel punto saranno carichi e noi potremmo mangiarne, e berne. E potremmo farceli scorrere addosso gustando il loro lieve solletico tiepido. Fino a mordere i chicchi ad uno ad uno. Assaporando lentamente il pretenzioso elastico della buccia, la vorace e papillosa frescura della polpa, e l'amaretto docile dei semi tra i denti. Sarà il tempo a regalarci tutto questo. Basterà saper aspettare. Con calma. Con la dovuta calma.
Ce lo spiegano Mariano Corso, docente di Organizzazione Aziendale presso il Politecnico di Milano e Stefano Mainetti, docente di Sistemi Informativi, sempre al Politecnico.
Un video di quattro minuti che ci porta all’interno del nuovo modo di pensare e fare impresa con i nuovi concetti di: - Collaborazione - Social Network - Conoscenza in rete - Processi e sistemi attorno agli individui - Global mobility
Il tutto grazie agli sviluppi tecnologici in corso. Nel frattempo vi segnalo l’articolo Cos’è l’Enterprise 2.0 e il blog da cui è tratto dell’Osservatorio Enterprise 2.0 della School of Management del Politecnico.
Sabato 2 agosto: Roma è abbastanza affollata, i negozi sono aperti, molti hanno ancora le insegne dei saldi, che sono andati malissimo. Molti ristoranti, che gli altri anni chiudevano, quest'anno sono aperti. "E' per fare il fatturato - mi dice...
Da un’indagine svolta nel Regno Unito prendendo un campione di 1000 persone che consumano regolarmente vino, è emerso che la recessione non intaccherà il consumo di vino. All’interno del paniere del consumatore tipo saranno al contrario penalizzati prodotti come birra, dolci/caramelle e bibite gassate. L’indagine, svolta da Wine Intelligence, offre dei risultati particolarmente confortanti tenendo [...]
Trovo che il bello delle crêpes sia il fatto che ci si può sbizzarrire in un numero impressionante di ricette (come con la pizza, per intenderci). Per questo motivo, voglio proporre una serie di spunti per farcire le crêpes, fermo restando che l’unico limite è la fantasia (suvvia, un altro ce lo imponiamo: oggi parliamo solo di crêpes salate).
Per seguire questi suggerimenti, tengo sempre presente questa ricetta per fare le crêpes, ma quando ci sono ingredienti che devono avere il tempo di fondere è necessario assicurarsi di cuocere per bene la crêpe su un lato, e appena viene girata sull’altro lato va disposto l’ingrediente.
Crêpes con cotto e scamorza affumicata Questo abbinamento è davvero tanto banale quanto delizioso. Assicuratevi di tagliare la scamorza in fettine molto sottili e disponetele sul lato della crêpe appena la girate sull’altro lato. Prima di piegare la crêpe in due, aggiungete anche il prosciutto cotto.
Crêpes con speck, gorgonzola e rucola Il gorgonzola si ammorbidisce abbastanza velocemente. Siccome speck e rucola non vanno cotti, aggiungete gli ingredienti quando manca poco alla fine della preparazione. In alternativa, potete anche preparare le crêpe completamente e, dopo averle riempite con gorgonzola, speck e rucola, disporle in una pirofila e scaldarle in forno, con un po’ di burro fuso sopra.
Crêpes con prosciutto crudo e mozzarella Il prosciutto crudo deve restare crudo e la mozzarella deve avere il tempo di fondere, quindi o tagliate la mozzarella in fette molto sottili o addirittura la sminuzzate/sbriciolate.
Crêpes ricotta e spinaci Per questo abbinamento, ovviamente gli spinaci vanno prima lessati e poi ben mischiati con la ricotta.
Crêpes ai formaggi Qui sbizzarritevi con un bel mix di formaggi come fontina, gorgonzola, emmentaler. Ma dato che il formaggio deve avere il tempo di fondere per bene, anche qui è preferibile passare in forno le crêpes disposte in una pirofila.