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| [01/01/1970, 00:00] | Dagustazione al Bar Caffetteria del corso a Biella |  | Venerdi 28 marzo il bar "Caffetteria del Corso" di Biella ha proposto ai propri clienti l?aperitivo serale con i vini della zona del Roero. Alla serata era presente Massimo, uno dei collaboratori di Terradeivini, che cogliamo l?occasione di ringraziare per la disponibilità che ci ha offerto nel partecipare a questa degustazione. Dove c?è odore di vino Terradeivini và! L?aperitivo è stato organizzato in modo da offrire al cliente l?opportunità di scegliere il semplice assaggio gratuito oppure un bicchiere di uno dei vini proposti pagando un piccolo obolo. A disposizione sul bancone erano stati preparati diversi spuntini, salatini e tortini di ogni genere. Dal numero di persone entrate nel locale si può dire che l?iniziativa è stata molto apprezzata. E questo fa ben sperare che presto ci possa essere una replica della serata. Due i punti vincenti del successo dell?aperitivo. In primo luogo il locale si trova in una delle più importanti vie di commercio cittadino biellese, "Via Italia". In secondo luogo i titolari del bar, Severino e Orietta, si sono dimostrati molto ospitali e hanno saputo rendere la loro "caffetteria" un ambiente confortevole ed accogliente. Un aspetto, questo, in grado di dare ovviamente una marcia in più alle iniziative di questo genere. Per chi volesse andare a trovare Severino e Orietta il Bar Caffetteria del Corso si trova in Via Italia 50 a Biella. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/04/2008, 10:35] | Maledetta Peonina |  | | (Clicca per ingrandire) Credo che la figura qui sopra spieghi qualche cosa riguardo al ?peccato? originale dell?enologia italiana, nonch? riguardo alle ultime tristi vicende legate allo scandalo noto come ?Brunellopoli?. Sono infatti rappresentati i ?profili antocianici? di vari vini ottenuti da vitigni coltivati in Italia, ovvero il contenuto percentuale dei 5 antociani responsabili del colore del vino rosso, e delle loro forme esterificate (altri). Fra i suddetti antociani la Malvina d? colorazioni intense tendenti al blu ed ? ritenuta da sempre la molecola pi? stabile e resistente all?ossidazione. Al contrario la Peonina tende maggiormente al rosso, e si ossida pi? facilmente verso tonalit? granata e mattone. Vi dice qualche cosa? | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/30/2016, 06:30] | Score del vino e big data, debutta Wine Lister |  | 
La sintesi superficiale recita che si tratta di un nuovo sistema di score del vino che usa una scala in millesimi. Al contrario, la sintesi di Aristide vi invita ad affacciarvi sull’alba di una probabile nuova era per i sistemi di valutazione del vino: un sistema olistico che esprime una valutazione integrando non solo la qualità dei vini (l’unico parametro usato dai critici), ma anche prezzi, longevità stimata, popolarità sul mercato, performance nelle aste, forza globale del marchio. In pratica, sono i fattori presi in considerazione dagli acquirenti di vini di fascia alta – i fine wines.  Ella Lister, Fondatore e CEO di Wine-Lister.com Tutto questo si chiama Wine Lister (@wine_lister). Ha richiesto oltre quattro anni di lavoro per la giornalista Ella Lister (con un passato professionale nel settore finanziario, e poi scrittrice del vino e consulente per collezionisti di fine wines) e il suo team di esperti di big data. Hanno aggregato i dati elaborati da sei partner diversi: tre siti web di critici di fama internazionale, Jancis Robinson (JancisRobinson.com), Michel Bettane e Thierry Desseauve (Bettane+Desseauve) e Antonio Galloni (Vinous). Si tratta dei siti di maggior successo, con una forte digitalizzazione della propria base di dati e recensioni, attualmente accessibili solo a pagamento. A questi si aggiungono i dati forniti da Wine-Searcher.com, il più grande motore di ricerca globale sui prezzi dei vini, Wine Market Journal, la maggiore fonte di informazione sulle aste dei vini, e Wine Owners, la più importante piattaforma di scambi commerciali e gestione di portafogli. Gli algoritmi creati da Wine Lister “pesano” i singoli parametri e li riassumono in un indice di valutazione – score – rappresentato su una scala di 1.000 punti. Ella Lister precisa che qui non si usa solo il 20% della “parte alta” della scala, ma tutta la scala (vedi il diagramma qui sotto). E la scala in millesimi è stata ritenuta più funzionale a discriminare le differenze tra i singoli vini e i vari parametri considerati.  La scala in 1.000 punti di Wine Lister In passato ho espresso numerose critiche ai sistemi di valutazione basati sugli score (qui un post tra i vari pubblicati). Ma l’approccio di Wine Lister mi ha incuriosito e devo segnalare due elementi che mi interessa evidenziare: - fino a oggi, lo score rappresenta un valore del vino basato sulla sola valutazione di qualità percepita, la quale è fortemente soggettiva, sia che si tratti di un singolo degustatore che di un gruppo di assaggiatori;
- per la prima volta si integra un dato soggettivo con una serie di dati via via più quantitativi e rilevabili in rete.
Ecco perché ho deciso di testare il sistema per comprendere meglio come sia stato articolato (è disponibile un periodo di prova gratuita di 14 giorni, mentre l’accesso costa £90/anno – ?118/anno ca. o £10/mese – ?13/mese ca.). E la sorpresa è stata notevole.  I criteri valutati da Wine Lister Wine Lister oggi ha un database di circa 2.000 vini, l’obiettivo è di arrivare a breve a 5.000. Considerata la base dati principale che proviene dai critici internazionali, i vini rappresentati rientrano tra i vini top nel mondo. I vini italiani – al momento in cui scrivo – sono 462. I criteri considerati nella composizione dello score sono raccolti in tre famiglie e in dettaglio sono questi: - Quality – Critic data: sono gli score espressi dalle recensioni dei tre siti dei critici sopra citati, nell’insieme “pesati” allo stesso modo, poi elaborati e ricondotti alla misura in base 1.000.
- Quality – Vintage indicators: la longevità di un vino (stimata dai critici) viene presa come un indicatore di qualità e presa come un parametro;
- Brand – Distribution: la presenza globale dei marchi sulle carte dei vini dei più importanti ristoranti del mondo, classificati nelle guide Michelin, 50 Best Restaurants e World of Fine Wine Best Wine List Restaurants;
- Brand – Popularity: la popolarità del marchio attraverso la misura delle ricerche effettuate sui marchi nel sito Wine-Searcher;
- Economics – Price: medie dei prezzi di breve periodo calcolate su 3 e 6 mesi dai siti di Wine Owners e Wine-Searcher. Inoltre, performance dei prezzi su 3 anni e relativa stabilità nel tempo.
- Economics – Liquidity: i volumi trattati sono una “spia” del successo del vino, qui vengono elaborati dal sito di Wine Market Journal.
Ma non finisce qui. A questi criteri si aggiungono valutazioni su bottiglie prodotte, rese per ettaro, età delle viti e varietà delle uve. Infine, tutti questi dati possono essere “filtrati” attraverso quattro criteri: Buzz  brands, i marchi dei quali si parla - Hidden gems, le gemme nascoste
- Value picks, i migliori rapporti qualità /prezzo
- Investment staples, i vini con le migliori performance nei portfolio di investimento
In pratica, il risultato di queste analisi e ricerche, non si traducono tanto in un singolo score, ma in una scheda rappresentata nella pagina di Wine Lister in una sorta di infografica che è più una fotografia dei punti di forza e debolezza del singolo vino. Per darvi un’idea, qui a lato ho estratto la pagina del vino italiano che al momento gode dello score più alto (cliccare sull’immagine per ingrandire). Si tratta del Giacomo Conterno Barolo Monfortino Riserva, il quale riporta uno score globale di 973 punti. I singoli parametri riportano score individuali molto ravvicinati (è un ottimo segno, ovviamente): - Quality: 974
- Brand: 973
- Economics: 972
Conclusioni Erano anni che prevedevo la fine del ciclo di vita degli score del vino. Ciò che Wine Lister rappresenta non è tanto uno score, ma un sistema olistico ricco di informazioni, una sorta di mappa delle prestazioni di un fine wine nelle percezione analitica dei mercati, raccolte analizzate e rappresentate in una singola scheda. Certo, il sistema è largamente perfettibile, ma già in questo stato “1.0” è di grande interesse e merita il vostro approfondimento. E’ un’anticipazione di numerose applicazioni che riguarderanno i mercati del vino: scaricatevi il report sul Bordeaux – per esempio – per gettare uno sguardo sul presente di un aspetto dell’uso dei big data del vino. E’ un manifesto contemporaneo e moderno sullo stato del vino, nella sua accezione più alta e sofisticata, una prima risposta alla lettura e interpretazione della complessità di un prodotto per troppo lasciato alla sensibilità di nasi e palati allenati, ma sempre soggettivi nella percezione e valutazione. Mancano molti dati ancora, soprattutto dalla parte delle percezioni elaborate dai consumatori armati di social media e strumenti di annotazione e recensione. Ne vedremo delle belle nei prossimi mesi, quando il sistema potrà evolversi a ulteriori integrazioni e analisi. In qualche modo, stiamo vivendo un mutamento che avrà una qualche storica rilevanza. The post Score del vino e big data, debutta Wine Lister appeared first on Aristide, a wine blog.  | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/08/2008, 16:37] | Il Comm. Ensale entra nel network |  | Vincenzo D'Antonio entra in VinoClic con il suo "Il Comm. Ensale", blog dedicato a quelle soste gastronomica che dopo cena consentono il pernottamento a km zero. Ecco come si presenta Vincenzo : "Ci si pu? definire oggi, nel XXI secolo, patrioti ? Io ritengo di s? e molto degnamente, allorquando diamo al termine la sua valenza dolce e giammai patriottarda. Ecco, allora, come definirei lo starter di questo blog: il patriottismo dolce che mi pervade, la sana voglia che ho di arrecare il mio piccolo contributo a chi, negli USA, si accinge a pianificare il suo trip to Italy. Il mio target, sia chiaro, non ? costituito dai neofiti. E' doveroso e normale che costoro, in viaggio di prima volta, optino per le mete imperdibili e magari, scotto di noviziato, si affidino all'ombrello rassicurante di un tour operator." La presentazione completa su VinoClic | | TrackBack> |  |  |  |
| [03/02/2013, 09:00] | Chardonnay Toscana IGT 2010 Capannelle |  | Difficile parlare di uno Chardonnay toscano importante e costoso come questo senza farsi influenzare dalla retorica del momento che vede variet? come questa, perdipi? affinate in legno, come il male assoluto. Se invece si riesce a bere senza paraocchi ? un vero godimento fatto di note tropicali agrumate e di frutta gialla piene decise ma mai surmature il tutto bilanciato sia al naso che al palato da note sapide, minerali e ferrose classiche del territorio chiantigiano. Un vino completo, equlibrato e bevibilissimo che si trova a suo agio su tante preparazioni e salumi. Da noi ? un must sulla ribollita profumata e intensa di stagione ma anche su carne bianca al forno sa dir la sua eccome. | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/18/2008, 19:24] | Cantine Aperte in Umbria, sceglie VinoClic |  | Cantine Aperte, l'evento ideato e promosso da Movimento Turismo del Vino su tutto il territorio nazionale ha scelto VinoClic, per la promozione della sua versione umbra. Il Comune di Montefalco, probabilmente anche grazie alla giovane et? e quindi probabile freschezza di vedute, ha incaricato VinoClic di promuovere l'evento su tutto il network per tutta la settimana precedente la manifestazione nazionale. Come gi? rilevato in altra occasione, la promozione di eventi ? a nostro avviso uno dei settori in cui il nostro network esprime il meglio di se dal momento che la pubblicit? cos? veicolata porta con se non solo un marchio ma un'informazione utile e quindi ben accolta dal suo potenziale destinatario. | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 00:00] | Fine |  | | No, non ? paura e neppure vilt?. ? stanchezza. Mi sono stancato. E chiudo. Chiudo questo blog (senza cancellare nulla, ci mancherebbe!) Come dice il mio amico Nick Tambone chi scrive su un blog lo fa per passione, senza... | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 00:00] | Don Oreste Benzi |  | | Don Oreste Benzi ? morto. Non lo frequentavo pi? da tanti, tantissimi anni, ma una persona che se ne va riapre sempre dei pezzi di vita. In passato ho molto apprezzato del suo lavoro, il suo stare con i... | | TrackBack> |  |  |  |
| [10/13/2008, 10:47] | Verso il Foscarino...Vendemmia |  | | E' nel periodo di vendemmia, in giornate autunnali piene di luce ancora calda, che metto pi? a fuoco tutte le ragioni della mia passione per questa terra. Son salita verso il Foscarino, colle ventoso che guarda la pianura (in giornate... | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/03/2008, 22:04] | Una semplice torta di mele |  | Sul nostro blog, maisazi.com, pubblichiamo tanto ricette, spesso proponendo dolci e creme. Noi ci diamo da fare per inventare nuove proposte, ma alla fine scopriamo che le persone vogliono qualcosa di semplice, come la torta di mele di Gioi e quella di copertina75, sempre alle mele. Queste due ricette, da poco pubblicate, sono tra le pagine più visitate del nostro blog, assieme alla Torta Caprese, che ha la palma di pagina più letta in assoluto. Segnale evidente di come si orientino i gusti dei nostri utenti e monito per chi sta ai fornelli. Giusto sperimentare, quindi, ma ricordiamoci anche delle tradizioni e dei ricordi che abbiamo della nostra fanciullezza. A volte una torta è importante non in quanto buona, ma perché si porta dietro un ricordo importante, un momento felice, un giorno di festa, un traguardo giovanile raggiunto. In questo caso, poi, la semplicità è massima. Le due torte di mele proposte da Gioi e copertina75 sono ai limiti del minimalismo, ma piacciono sempre. Io non sto a ripetervi le ricette, dato che potete facilmente leggerle sul blog alle pagine che vi ho indicato. Se avete voglia, preparatele con qualche variante, comunicandoci poi il risultato. In particolare, provate ad aggiungere qualche ingrediente che estenda i profumi, che in un dolce non sono mai troppi. Potreste anche pensare a qualche altro ingrediente corollario che completi la mela o faccia contrasto con essa. Non scostatevi troppo dalla ricetta, però, perché la snaturereste. | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/24/2008, 18:26] | VinoClic a Terroir Vino |  | Invitiamo tutti gli editori, gli inserzionisti e le agenzie media a partecipare a Terroir Vino, la quarta edizione del meeting nazionale organizzato da TigullioVino.it, momento d'incontro tra operatori e appassionati del vino e mondo della comunicazione online nel settore wine & food. L'appuntamento ? per luned? 16 giugno a Palazzo Ducale a Genova e in tale occasione VinoClic avr? un proprio spazio espositivo tramite il quale sar? possibile approfondire le attivit? del network. Chiunque desiderasse fissare un appuntamento tra le ore 11.00 e le ore 22.00 di luned? 16 giugno, potr? farlo scrivendo a : info@vinoclic.it o telefonando al 347 2119450. | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/04/2007, 00:00] | ARRIVA L'ESTATE. VOGLIA DI FRESCHI ROSATI. DALL'ABRUZZO, SUA MAESTA' IL CERASUOLO. |  | Alcune settimane fa un famoso blogger italiano ( Aristide) ha lanciato una interessante iniziativa, invitando tutti gli appassionati a parlare di vini rosati. Ho raccolto  entusiasticamente la "sfida" ed ho deciso di descrivere in breve le caratteristiche di quello che si pu? considerare uno dei rosati di maggiore riguardo a livello mondiale. Parliamo quindi del " Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo". La produzione del Cerasuolo rappresenta una variante del Montepulciano d'Abruzzo, dal quale si differenzia, basilarmente, per l'utilizzo di tecniche di vinificazione diverse che, per la tipologia principale avviene " in rosso", mentre per il Cerasuolo viene attuata, con molte varianti, la cosidetta " vinificazione in bianco". Le uve del vitigno montepulciano sono notoriamente molto ricche di antociani, tanto che, anche dopo un contatto assente o poco prolungato delle bucce con il mosto avviene una buona cessione di pigmenti, con un risultato che ristora il cuore alla sola vista. Il colore rosato brillante, splendido nei riflessi, accompagnato da profumi che dietro le note delicate tipiche del frutto lasciano trasparire la potenza tipica del vitigno. Un connubio che da sempre ha affascinato i viticoltori abruzzesi che ne hanno fatto un figlio prediletto, adatto alla tavola di tutti i giorni ed all'ospite di riguardo. La tradizionale produzione dei vini rosati ? molto radicata nella regione, sia nella fascia costiera che in quella del subappennino. Una consuetudine oramai consolidata che ci regala profumi e sapori ineguagliabili, al riverbero dell'incantevole colore. Sensazioni che stanno conquistando una fascia sempre crescente di semplici consumatori e di esperti qualificati. Un successo che si concretizza negli ottimi risultati che il Cerasuolo riscuote sulle guide e nei concorsi specializzati ( si vedano ad esempio le sezioni dedicate ai rosati a denominazione d'origine del Concorso Enologico Internazionale del Vinitaly o della Selezione Nazionale dei Vini da Pesce). Molto ampia e qualificata ? la scelta offerta dai produttori regionali, che si differenzia per aree e modalit? produttive. Senza volont? di sminuire gli altri bravi vitivinicoltori, ho deciso di parlare di un Cerasuolo di grande carattere, il " Pi? delle Vigne", prodotto dall' Azienda Agricola Luigi Cataldi Madonna di Ofena ( AQ). TERRITORIOIl comprensorio agricolo di Ofena ? situato nel versante occidentale del  massiccio del Gran Sasso d'Italia, all'interno di un anfiteatro naturale circondato da montagne. Una orografia che influisce in maniera molto audace sui fenomeni climatici, rendendoli aspri e tipici delle aree genuinamente continentali, con fenomeni meteorici improvvisi ed andamenti termici incostanti, con escursioni giornaliere e stagionali molto rilevanti. L'altitudine di circa 600 metri s.l.m. favorisce una insolazione poco  schermata e ad ampio spettro luminoso, che arriva agli apparati fotosintetici delle viti in sinergia con elevate temperature estive diurne. Tali condizioni influiscono molto sulla formazione degli antociani e degli altri polifenoli, le cui quantit? e qualit? permettono alla pianta di adattarsi ai peculiari attributi fotoclimatici, al fine di sfruttarli al meglio dal punto di vista energetico e di difendersi dalle radiazioni solari. Il risultato si evidenzia con mosti e vini dal colore intenso e dalle sfumature originali, con ampie e piacevoli conseguenze organolettiche. Il bellissimo fiume Tirino completa il quadro di quello che viene definito il "forno d'Abruzzo". IL PRODUTTOREL'Azienda Agraria Luigi Cataldi Madonna ? stata fondata nel 1920 ed ha sempre rappresentato una realt? produttiva importante. Ma la svolta ? avvenuta da quando ? gestita dal prof. Luigi, Ordinario di Filosofia e nipote del fondatore. La sua attivit? imprenditoriale ha assunto una connotazione esclusiva, improntata alla salvaguardia del paesaggio, dell'ambiente agrario e della biodiversit? variatale. A lui, ad esempio, dobbiamo la riscoperta del vitigno pecorino. L'attivit? antropica in armonia con la natura. La chiave indispensabile per prodotti dal fascino senza tempo. IL PRODOTTO: la tecnica della "svacata"Il Cerasuolo "Pi? delle vigne" ? realizzato con una particolare digressione da quella che ? la vinificazione in bianco standard: la "svacata". Il nome di questa tecnica, tradizionale del territorio, deriva dalla parola " vach" (che nel dialetto di gran parte  dell'Abruzzo significa acino) e consiste in una vinificazione che avviene in fasi diverse. Dopo le operazioni di pigiatura e sgrondatura, il corpo principale del mosto viene avviato alla fermentazione, mentre le bucce vengono messe a fermentare a parte con una piccola frazione di mosto per un periodo variabile, passato il quale la fase liquida viene separata da quella solida ed aggiunta alla massa fermentante. Questa metodica consente di solubilizzare dalle bucce, in maniera condizionata, una quantit? superiore di polifenoli, di componenti della frazione olfattiva e di alcuni composti della pruina che coadiuvano le fasi della fermentazione. Tale maggiore estrazione avviene per?, dato il maggiore rapporto tra bucce e fase liquida, in condizioni vicine o pari alla saturazione, tanto da permettere un discioglimento molto bilanciato delle componenti chimiche. Il vino che si ottiene presenta un colore rubino brillante, molto vivace, con riflessi sul granato. Il profumo ? quello tipico del frutto della cultivar, con notazioni vinose ed alcoliche caratteristiche. All'assaggio si presenta fresco ed avvolgente, con un retrogusto che ricorda la mandorla e l'amarena, persistente e piacevole. Si accompagna con i primi piatti della cucina abruzzese (ottimi i primi a base di pasta fatta in casa con i legumi), ma si sposa perfettamente con piatti di pesce complessi e strutturati. Una buona idea potrebbe essere quella di accostarlo ad un ottimo risotto alle seppie. La temperatura di servizio ideale ? di circa 14?C. Il costo?? Possiamo acquistarlo in enoteca ad un prezzo che si aggira sui 13 euri. Allora cosa dire?? Buona Salute a Tutti!!!! Pierluigi Salvatore. NELLE FOTO: GUERRIERO DI CAPESTRANO, CORSO DEL FIUME TIRINO, PANORAMA DEL "FORNO D'ABRUZZO" (FONTE: OFENA.ABRUZZO.IT), BOTTIGLIA DI CERASUOLO "PIE' DELLE VIGNE".maptalks_motif={"background":"#f7f0e9","top_background":"#c5b4b9","top_text_color":"#a3234e","comment_background":"#f5e4e9","text_color":"#632035","blurred_text_color":"#632035","anchor_color":"#bf277e","border_color":"#ab8d9c","separators_color":"#ebbdcc"};maptalks_widget={"api":{"apiKey":"UxA8aXamtD9NgD6y47ZCYVancrFq0Wf5","type":"post","version":"0.1","id":"487","features":{"photos_box":"on","linked_resource":"on","comments_brief":"on","comments":"on"}},"iframe":{"width":"100%","height":"240px"}}; | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 00:00] | Fate Brunello di Montalcino con sangiovese 100%? Dichiaratelo su Vino al Vino |  | | Qualcuno penser? ?a che serve un?iniziativa del genere? Figuriamoci se i produttori rispondono!?. Ebbene vi sbagliate, Franco Ziliani, giornalista autore del blog Vino al Vino, sta riscuotendo un forte interesse con la sua iniziativa; io stesso ero perplesso, ma ora devo ricredermi, ci sono produttori che hanno capito l?importanza... | | TrackBack> |  |  |  |
| [12/30/2008, 09:28] | E che vinca la scuola borgognona |  | Ogni tanto mi si chiede: "A cosa deve somigliare un Bardolino?". La risposta ? ovvia: "A un Bardolino". Ma l'affermazione cos? ovvia non ?, in realt?, se c'? chi ? costretto a domandare quale sia il punto di riferimento. E allora lascio la parola a quel che scrive la guida Vini d'Italia, targata Gambero Rosso & Slow Food, in poche, ma secondo me del tutto significative righe scritte, credo, da Nicola Frasson. Quste: "Interpretare la corvina, protagonista assoluta dei rossi veronesi, come fosse un pinot nero, trasmette al vino una splendida espressivit? aromatica fatta di frutti di bosco e pepe, leggerezza gustativa, sapidit? e tensione acida". Ecco, credo che qui ci sia dentro tutto. Primo: "interpretare la corvina". S?, i veronesi son maestri dell'uvaggio e pi? ancora della cuv?e, e il disciplinare del Bardolino (come quello del Valpolicella) prevede pi? uve. Ma talvolta - mica sempre - son uve che poco o nulla aggiungono, e semmai qualche volta tolgono, alla bellezza espressiva della corvina coltivata sulle colline moreniche gardesane, ch? l? la corvina s'esprime in maniera del tutto diversa che nelle vallate valpolicellesi. E dunque s?: che si faccia pi? o meno uvaggio o cuv?e, ? la corvina l'anima del territorio. Una delle matrici del terroir. E va interpretata. Secondo: "intrepretare la corvina come fosse un pinot nero". Lo sto dicendo e scrivendo da anni: il punto di riferimento de vigneron bardolinisti ha da essere la Borgogna. Mica per imitazione: il Bardolino deve somigliare a s? stesso. Ma per filosofia. E la filosofia ? quella dei Borgogna pre infatuazione americana (diciamo fino agli anni Ottanta) e post risveglio dalla sbornia parkeriana (diciamo gli ultimi cinque anni). Il Borgogna cio? che non punta a un colore che non ? suo, e dunque s'accontenta di tonalit? leggere, a volte cristalline. Il Borgogna che rifiuta il tannino eccessivo, e dunque rifugge dal legno marcato. Il Borgogna che ha il fruttino di bosco, e la fragolina e il lampone, in bell'evidenza, e sotto una speziatura che affascina. Il Borgogna che non crede che l'acidit? sia negativa, se ben calibrata. Terzo, dunque: "iterpretare la corvina come fosse un pinot nero per tasmettere al vino una splendida espressivit? aromatica fatta di frutti di bosco e pepe, leggerezza gustativa, sapidit? e tensione acida". Aggiungo solo: pi? fragolina a nord, pi? ciliegia a sud, e comunque, a partir dall'estate, chiodo di garofano, cannella, pepe, e una bella freschezza che d? slancio al frutto e alla spezia. Ecco: questo ? il "mio" Bardolino. Il Bardolino che risponde al richiamo del terroir e di nient'altro. E poco importa il resto, davvero. Se cos? fosse (e cos? confido che sar?, e gi? un bel manipolo di produttori cos? fa), davvero per il bevitore curioso sar? difficile resistere al fascino d'un rosso "che si beve". O almeno, quest'? la mia opinione. | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/31/2012, 09:25] | |  | Vi aspettiamo a ProWein, Dusseldorf, dal 4 al 6 Marzo 2012 See you at Hall 3 stand G 70! www.prowein.de | | TrackBack> |  |  |  |
| [02/07/2012, 09:32] | |  | Miscellaneous
Foto Laura Rizzotto | | TrackBack> |  |  |  |
| [03/10/2008, 12:02] | Stormhoek e il nuovo utilizzo dei social media |  |  Stormhoek ha usato strategie di marketing 2.0 sin dal suo debutto nella blogosfera nel 2005, quando veicol? il suo brand attraverso una campagna virale tra i blogger inglesi. Nel giro di un anno aument? le casse di vino vendute nel Regno Unito di sei volte con un budget annuale speso in comunicazione di appena 20.000 dollari. Non male per un brand del vino locale con una riconoscibilit? ormai globale. Ma, poche settimane fa, il suo partner inglese Orbital ha dichiarato bancarotta, una crisi che va al di l? del controllo di Stormhoek. Sebbene l’azienda sia ancora in una situazione finanziaria buona, tuttavia i suoi sub-contractor non lo sono: il che significa licenziamenti. Fin qui ci siamo. Ma cosa sta succedendo adesso? Stormhoek vuole evitare questa situazione di crisi e di licenziamenti. Come? Con un altra campagna di marketing online virale. Own a vine. Save a job Sfruttando sempre il passaparola della blogosfera, l’azienda a chiesto al suo pubblico un prestito di poche centinaia di euro per affittare una vigna sulla quale verr? posto il nome del supporter. Quest’ultimo ricever? una fotografia della vigna e una bottiglia di vino fatta con l’uva di quella vigna. Nello stesso tempo Stormhoek stanzier? il 5% dei suoi costi di produzione a un fondo per la restituzione del prestito, per restituirlo con gli interessi. In pochi giorni dal lancio della nuova iniziativa sono stati pubblicati oltre 70 articoli online su di essa; il gruppo Facebook si ? attivato; il passa parola si ? diffuso all’interno del servizio di social bookmarking del Sud Africa Muti e del microblogging Twitter. Inoltre, il servizio di social media locale Zoopy.com sta facendo la sua parte anch’esso. Oltre 11 mila persone hanno visitato il nuovo sito di Stormhoek (www.stormhoek.co.za ? il vecchio sito www.stormhoek.com era controllato dalla compagnia inglese e sta finendo di funzionare). Per il momento poi sono state vendute 22 vigne, ancora ben lontani dall’obiettivo di 3000 vigne, ma Graham Knox, il proprietario, sembra essere confidente nel fatto che anche stavolta i social media faranno il loro dovere. Considerazioni Apertura e trasparenza Nella sua prima campagna online, Stormhoek invit? i blogger ad assaggiare il loro vino gratis. Non c’era alcun obbligo di scrivere qualche post su di esso, n? di scrivere solo cose buone. La trasparenza ha pagato e il passaparola si ? diffuso velocemnte online. Conversazione continua Sebbene ci siano stati periodi di stallo nella conversazione, Stomhoek possiamo dire che abbia comunque tenuta sempre alta l’attenzione su di s?. In Sud Africa sponsorizza il suo vino laddove i geek, i tecnologici, si radunano. E questi, ovviamente, parlano del brand. Evoluzione continua Niente ? stabile sul web, tutto ? mutevole. Anche Stormhoek lo ?, mutando continuamente la sua conversazione online e offline. La prossima mossa sar? quella di inserire i video attraverso il sistema di aggregazione Zoopy. Tra l’altro l’azienda sta mutando anche fisicamente. Lato umano  In questo mondo virtuale ? importante che ci sia la presenza effettiva di una persona dietro al blog, in altre parole il suo lato umano. Visitando il blog di Stormhoek si possono vedere le facce delle persone che lavorano nelle vigne (vedi immagine sopra), le loro vite, le loro esperienze. Vedrete quindi le persone cui realmente andrete a salvare il lavoro con il vostro prestito. Maggiori info sull’iniziativa e la strategia di Stormhoek cliccando qui. ShareThis | | TrackBack> |  |  |  |
| [02/25/2013, 16:00] | Brunello di Montalcino Riserva 2007: la visione dei critici italiani e stranieri e Leonardo Romanelli |  | Rispetto all’annata 2008 pi? concordia nei giudizi sulla Riserva 2007 giudicata molto buona, elegante e complessa da molti critici anche se anche qui ? mancata l’unanimit? di giudizi positivi come era successo per la grandissima Riserva 2006. Di certo un’annata da valutare con pi? pazienza rispetto alla 2006…Ecco qui in successione alcuni pareri di critici italiani come?la Riserva 2007 che secondo alcuni critici italiani presenti a Benvenuto Brunello presenta una “maturazione lineare delle uve” per Daniel Thomases de I Vini di Veronelli, offe “vini complessi e ricchi” per Giancarlo Gariglio di Slow Wine, svela “maturit? e pienezza di bell’equilibrio” per Antonio Boco di Gambero Rosso, ha “punte di straordinario valore” per Daniele Cernilli di Doctor Wine e “conferma le impressioni sulle annate 2007″ per Paolo De Cristofaro di Gambero Rosso. Qui alcuni illustri pareri “esteri” ,?Monica Larner (Wine Enthusiast) “amo la Riserva 2007″, la Riserva 2007 per Walter Speller (Jancisrobinson.com) “avr? un grande successo sul mercato” e per Walter Tommasi (Freelancer) “ha una buona struttura”. Per Tomoko Ebisawa (Vinotheque)”the standar of the quality for Riserva 2007 is very good” e per Tim Atkin (Freelancer Wine Writer) “the quality is extremely good”. E infine il “nostro” Leonardo Romanelli dopo la prima giornata di assaggi tutta dedicata alle Riserve 2007: | | TrackBack> |  |  |  |
| [04/23/2008, 09:43] | Barilla chiama i blogger per Alixir |  |  Il 29 marzo scorso sono stato al temporary store di Alixir a Roma. Alixir ? una nuova linea di prodotti lanciata di recente da Barilla per la quale rimando al mio post scritto qui. L’occasione ? stato un invito ricevuto da Alex e Mirko di Ninjamarketing. Una bella occasione per conoscere personalmente diversi blogger con i quali si ? avuto modo di sentirsi su internet: Caterina Di Iorgi di Blogosfere, Lele Dainesi, Luca Conti di Pandemia, Stefano e Marco di Due Spaghi, Tommaso Maggio de Lospremiagrumi.com, Simone Sbarbati di Frizzifrizzi.it, Federico Quaranta e Tinto di Decanter su Radio2 Non ? abituale incontrare tanti blogger e personalit? del web 2.0 italiano che discutono insieme di un argomento, per cui qualche parola ? di dovere. L’incontro ? stato un esempio lampante di come le cose stanno cambiando: Barilla, una delle maggiori aziende del food italiano, incontrata i blogger per presentare la nuova linea di prodotti, ma soprattutto per avere un feedback su diversi aspetti: packaging, comunicazione, punti di forza e di debolezza, … Non far? il punto sulla comunicazione di Alixir nella blogosfera che, per certi aspetti, ha avuto dei risvolti non proprio ottimi, bens? proprio sul fatto del cambiamento in atto, cambiamento che nel mondo del vino appare un p? pi? lento. 1. Una grande azienda si apre 2. Obiettivo: avere un feedback, capire, ma anche veicolare il proprio nome tra gli influenti Mi ? rimasta impressa una frase che riporta anche Mauro Lupi nel suo blog: alla domanda “perch? non aprite un blog?”, il padrone di casa Eugenio Perrier di Barilla ha risposto Semplicemente perch? non lo sappiamo fare ShareThis | | TrackBack> |  |  |  |
| [09/11/2008, 04:00] | 9/11. Again a means to someone's ends |  | | No, it's not a Monday Rerun. But in it I commemorate, angrily, the base exploitation of this date by politicians of all stripes, largely the jingoistic, fear-mongering party in power. I can only add that what I said in 2006 goes double now. A shame. Truly shameful. Meanwhile, let me be the first to invite you to celebrate Terrorist Day. It's the old 9/11, but now we're giving credit to the Terrorists for winning, thanks to the cynicism, manipulation and of course the downright ineptitude of the Bush administration. This... | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 00:00] | L'appello in difesa dell'identit? del vino italiano: fanatismo enoico secondo Focuswine |  | | E' passato ormai un mese da quando ? partito l'Appello in difesa del vino italiano (al momento quasi 1000 firmatari) scritto e pubblicato sulla versione online di Porthos, il cui testo ? frutto dell'impegno di Marco Arturi e Sandro Sangiorgi. Un appello il cui testo chiarisce in modo inequivocabile quale pensiero ne abbia determinato l'esigenza, e che invito a leggere per esteso tutti coloro che ancora non lo hanno fatto e a firmare se ne condividono gli intenti.Trattandosi di una rivista a pagamento, vi riporto un estratto dell'articolo di Mancini:"La vicenda Brunello, con il suo lungo strascico, non solo sta causando danni economici e d'immagine ma ha generato un livore da barricate tra comunicatori ammantando l'intero comparto di un'atmosfera cupa. Nei momenti di difficolt? si dovrebbero innescare solidariet?, coesione, riflessione costruttiva, ma cos? non ?. Ancora una volta si rischia di gettare al vento l'opportunit?, sia pure sofferta per come si ? determinata, di un ampio confronto tra addetti ai lavori per giungere a un chiarimento onesto che spinga il settore fuori dalle sabbie mobili nelle quali sta sprofondando. Ma i puristi, lancia in resta, tornano all'assalto armati fino ai denti di micidiali autoctoni."E' evidente che Mancini si riferisce alla questione del disciplinare del Brunello di Montalcino e a quel benedetto 100% di sangiovese previsto. Ma che i "puristi" si siano fissati sul sangiovese per un forte amore per l'autoctono ? cosa assai ridicola oltre che riduttiva.Le motivazioni sono altre e ben pi? profonde e si inseriscono in un discorso pi? ampio che coinvolge l'intero comparto vitivinicolo e, ancora di pi?, il modus operandi e la filosofia del mondo commerciale.Se Mancini vuole fare finta di non aver capito ? suo diritto, ma farebbe bene a concentrarsi sui reali contenuti del pensiero di chi non ? d'accordo con questa linea che segue pedissequamente l'andamento di un mercato che non ha alcun interesse verso la qualit? e la diversit? di ciascun territorio.Il concetto ? molto ben espresso proprio nel testo di presentazione dell'appello:"I disciplinari di produzione sono stati creati allo scopo di salvaguardare e garantire l'identit? e l'integrit? dei vini italiani. Negli ultimi quarant'anni, con la complicit? e la disattenzione delle autorit? di controllo, alcuni dei territori pi? significativi sono stati trattati come dei contenitori da riempire, occupare o allargare a dismisura. In numerosi luoghi la vite si ? trasformata da coltura specializzata a coltivazione dominante, togliendo variet? e respiro al paesaggio. S? ? assistito a un'invasione di vitigni alloctoni con l'obiettivo di "migliorare" le specialit? italiane e realizzare prodotti pi? facili da consumare, senza badare allo svuotamento di contenuti a cui molti vini sarebbero andati incontro. L'establishment continua a modificare i disciplinari senza alcuna progettualit?, ma fotografando di volta in volta il cambiamento proposto dal marketing. Tutto ci? in nome di un riscontro economico immediato e seguendo i capricci del mercato. Un grave errore dal punto di vista etico ma anche sotto il profilo economico: la standardizzazione dei nostri vini ha come diretta conseguenza, nel medio-lungo periodo, un calo delle vendite e dell'attrattiva turistica esercitata dalle zone di produzione."E' proprio questo il punto focale. Ogni giorno si scopre che in una zona a denominazione, qualcuno non ha rispettato le regole del disciplinare, disciplinare che ? stato creato dai produttori stessi. Come dire: "Vi dimostriamo che siamo seri stabilendo delle regole da rispettare", per poi scoprire che da un numero variabile di aziende questi stessi disciplinari non vengono rispettati. Allora qual ? la proposta dei "non puristi", di quelli che, come Mancini stesso propone, sono per il "parliamone"? Visto che molti non rispettano i disciplinari, visto che per il consumatore quello che conta ? che il vino sia buono e non costi molto, perch? non adeguare i disciplinari alle esigenze del mercato?E visto che ad essere sotto inchiesta a Montalcino sono le aziende pi? grosse e importanti, cio? coloro (e Biondi Santi non conta nulla?) che hanno reso famoso il Brunello nel mondo, perch? non dargli una mano rendendo legale ci? che oggi non ??E' questo il modo di affrontare i problemi? A quanto pare non ? un tema caro solo a certi nostri politicanti, ma l'idea di modificare le regole in base alle proprie esigenze appare un fenomeno sempre pi? di massa.Continua Mancini: "Anche dinnanzi a fatti oggettivi gravidi di conseguenze si persevera a inneggiare istericamente alla tradizione dall'alto della propria torre d'avorio, con un atteggiamento intriso di snobismo drammaticamente distante da ci? che realmente chiede il consumatore. Cio? un vino buono e dal prezzo accessibile al di l? della purezza di razza vegetale."Dunque secondo Mancini il consumatore se ne frega delle regole, se ne frega delle tradizioni e della cultura da cui nasce il vino, peccato che oggi pi? che mai si stia avvicinando con grande interesse ai cosiddetti "vini veri" o "vini naturali", espressione certamente colorita e non proprio corrispondente, ma ? un fatto che non sono tutti dei semplici "compratori". La cultura, la conoscenza, la semplice curiosit?, le miriadi di corsi a cui un sempre pi? vasto numero di persone partecipano, sono la dimostrazione lampante che la gente non ? tutta uguale e che chi si informa, chi capisce come vanno le cose, di certo non condivide una politica basata solo su interessi economici totalmente privi di qualsiasi etica.E l'articolo prosegue: "Altro elemento pesante come un macigno, continuamente rimosso e sempre rotolato a valle, come la pena eterna di Sisifo, ? quello dei controlli. Cos? come congegnati evidentemente non funzionano, ne abbiamo gi? le prove ma certamente altre ne arriveranno. Parliamone!" Giusto, peccato che poi prosegue: "Certi disciplinari di produzione galleggiano sospesi in galassie poste a distanza siderale dal mercato, quindi dai consumatori; senza addentrarci in filosofiche acrobazie attorno al concetto di tipicit? e tradizione, forse ? il caso di intervenire con qualche ritocco. E il problema non riguarda soltanto il Brunello. Parliamone!" E ricadiamo nello stesso furbesco tema, modificare i disciplinari perch? vecchi, obsoleti ecc., dimenticando che il parametro con cui si vorrebbe considerarli vetusti non ha nulla a che vedere con la qualit? e la grandezza dei vini prodotti. Nel caso del Brunello di Montalcino, sono forse "vecchi" i vini di Soldera, Palmucci, Salvioni, Le Potazzine, Salicutti per citare i primi che mi vengono in mente?Infine Mancini conclude: "L'immobilismo al pari del puro discettare sono molto pericolosi come sta dimostrando l'esperienza. Ecco perch? faccio molta fatica a comprendere l'appello dei colleghi di Porthos dai toni cos? esasperati, estremi rivolto contro un mostruoso nemico: l'establishment", "...Ma il riscontro economico non ? alla base di qualsiasi attivit? imprenditoriale? E saper interpretare la domanda del mercato non ? una sana quanto necessaria abilit?? Ma di cosa stiamo parlando, di un'attivit? economica, sia pure dalla straordinaria ricchezza storico-culturale, oppure di un gingillo da vetrina per feticisti? Su questo tema provo un naturale feeling per molti colleghi, mentre altri, pur stimandoli come professionisti, non riesco a comprenderli e tra questi proprio i firmatari dell'appello. Forse, riconoscendone l'onest? intellettuale, il loro peccato ? l'eccesso d'amore. E troppo amore pu? anche soffocare, essere fatale e scatenare fanatismi. Il vino ha bisogno s? di passione ma soprattutto di lucidit? e visioni strategiche di mercato, altrimenti gli amici di Porthos non potranno pi? godere del loro "Nutrimento dello spirito"."Senza troppi giri di parole, il concetto ? e rimane di una banalit? sconcertante, ovvero solo adeguando costantemente i disciplinari all'andamento del mercato si pu? rimanere competitivi", errore madornale che non tiene conto minimamente dell'inevitabile appiattimento, in parte gi? ben visibile in molte denominazioni, a cui si andrebbe incontro, della mancanza totale di progetti a medio e lungo termine, dell'enorme rischio di perdere definitivamente proprio ci? che pi? ci rende unici e inimitabili, che fa del nostro vino una ricchezza fondamentale, il nostro patrimonio ampelografico, culturale e territoriale.Patrimonio che viene soffocato da pratiche sempre pi? spinte, e sulle quali i nostri "vecchi" disciplinari sono gi? molto "larghi". Ma allora perch? non essere del tutto onesti? Togliamoli del tutto, i disciplinari, che senso ha mantenerli se vanno bene solo se modificati ogni volta che cambia il vento?Come dice bene il testo dell'appello: "In questo momento le aziende vinicole possono utilizzare prodotti sistemici che, progressivamente, tolgono vita alla terra e ai vigneti; nella realizzazione del vino non lesinano lieviti, batteri ed enzimi selezionati dalla biotecnologia; inoltre, sono autorizzate sostanze, giustificate da una supposta origine enologica, che dovrebbero aggiustare il liquido. Tutte queste azioni rendono vano il concetto di territorialit?". E aggiungo che sono il sintomo di una politica dissennata, volta esclusivamente a compiacere un mercato viziato ma anche senza strumenti per potersi evolvere verso una cultura del vino, pressato a sua volta da un concetto produttivo massificante, dove la ragione non deve entrare, perch? il denaro ? l'unica regola e l'unica ragione. Il vino ridotto a puro fenomeno industriale, di business, non pu? che impoverirci tutti, la terra e gli uomini, perseguendo un fine autodistruttivo e autolesionistico, come sta avvenendo in modo a quanto pare inarrestabile in tutti i settori. Consumare meno e meglio ? un bello slogan, peccato che finch? le regole le detteranno le grandi industrie non potr? essere mai realizzato. | | TrackBack> |  |  |  |
| [10/29/2016, 14:52] | I vini toscani |  |
Quali sono i vitigni in Toscana? La Toscana ? una zona famosa nel mondo per la sua produzione di vino, e di vini rossi in particolare con il 70% della produzione. Il vitigno principale ? il Sangiovese con le sue varianti come il Canaiolo nero ed il Ciliegiolo. I vini classificati come supertuscans hanno portato l'integrazione ad altri vitigni a bacca nera internazionali, come il Pinot Nero, il Cabernet sauvignon, il Merlot e lo Syrah. Per quanto riguarda le uve bianche, la pi? diffusa ? il Trebbiano Toscano, seguito dalla Malvasia Bianca Lunga, la Vernaccia di San Gimignano e l?Ansonica. Anche lo Chardonnay, con cui producono vini bianchi spesso maturati in Barrique, ha una buona diffusione. Zone di produzione in Toscana Il Chianti e Chianti Classico Comprende in tutto o in parte le province di: Firenze, Siena, Arezzo, Pisa, Pistoia, Prato Vi sono diverse tipologie di Chianti, sette delle quali ricadono come sottozone all?interno della Chianti DOCG e sono i Colli Aretini, i Colli Senesi, i Colli Fiorentini, le Colline Pisane, Rufina, Montalbano e Montespertoli, alla quali si aggiunge la DOCG Chianti Classico, prodotto nella zona pi? antica e tradizionale, dalla quale provengono i Chianti pi? celebri. Il Vino Nobile di Montepulciano Il Nobile di Montepulciano era noto gi? nel 1500 per la sua qualit?, ma fu negli anni '60 che si inizi? a riscoprire questo vino del territorio di Montepulciano, splendido borgo in provincia di Siena, ed inizi? un processo di recupero dell?immagine che ebbe il suo compimento nel 1980, quando al Vino Nobile di Montepulciano venne riconosciuta la certificazione di DOCG. Il Brunello di Montalcino Il Brunello di Montalcino ? sicuramente il vino Toscano pi? famoso, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Il nome deriva dal nome dell'uva Sangiovese Grosso chiamata appunto Brunello, con cui viene prodotto. Fu ad opera di Ferruccio Biondi Santi, che avvenne la rinascita di questo vino ed il relativo successo e fama internazionale. Il Brunello di Montalcino, oggi riconosciuto come DOCG, viene prodotto con Sangiovese grosso in purezza e pu? essere immesso al consumo solo dopo 5 anni dalla vendemmia (6 per la riserva), con un periodo minimo di maturazione in botte di due anni. Oggi sono circa 250 le cantine che propongono il vino Brunello per una produzione di 6,5 milioni di bottiglie. Le altre zone vinicole della Toscana La Vernaccia di San Gimignano DOCG ? un vino bianco prodotto prodotto appunto con l?omonima uva. Il Morellino di Scansano, prodotto prevalentemente con uva Sangiovese, localmente detto Morellino. Il Vin Santo, prodotto anche in altre regioni d?Italia, in Toscana ? riconosciuto come DOC nelle denominazioni del Vin Santo del Chianti, Vin Santo del Chianti Classico e Vin Santo di Montepulciano. Il Vin Santo Toscano viene prodotto con uve Trebbiano Toscano e Malvasia Bianca, ma esiste anche una versione rossa da uve Sangiovese, che prende il nome di Occhio di Pernice. La Carmignano DOCG si trova in provincia di Prato e produce esclusivamente vini rossi da uve Sangiovese, Canaiolo Nero, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Cosa sono i Supertuscans? I Supertuscans, appartengono generalmente alla categoria IGT. I Supertuscans sono vini robusti e complessi prodotti in prevalenza con uve ?internazionali? quali Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Nero, alle quali in alcuni si unisce il Sangiovese.
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| [05/25/2008, 16:24] | Formati pubblicitari speciali: peel adv |  | L'effetto peeling (in italiano qualcosa di simile a "sbucciatura"), consiste nell'apporre sull'homepage del sito ospitante un particolare effetto che in assenza di azione da parte dell'utente si presenta in questo modo : In presenza di uno spostamento del mouse dell'utente sulla piccola "sbucciatura" della pagina, si apre invece una pubblicit? sottostante con un effetto simile a quello che si ha quando si sfogliano le pagine di un libro. Questa immagine ? ovviamente collegata alla pagina di destinazione dello spot. Ecco un esempio di quel che accade quando un utente posiziona il proprio mouse sul piccolo spazio in alto a destra dell'immagine precedente : Si tratta sicuramente di un effetto piacevole e discreto che non disturba l'utente in fase di navigazione come fanno per esempio le fastidiosissime e ormai desuete pop up, bloccate ormai da quasi qualsiasi browser. L'effetto peeling si fa notare solo nel momento in cui ? l'utente ad incuriosirsi e a puntare il mouse sopra lo spazio pubblicitario in piccolo e non viceversa. Il peel advertising ? uno strumento che VinoClic vende sui siti dei propri editori come sponsorizzazione fissa su base mensile. Per informazioni, clicca qui. | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/12/2008, 13:07] | Leone de Castris, Five Roses IGT |  | Leggendo l’articolo precedente di Max, mi ? venuto in mente questo che ? uno dei miei vini rosati preferiti scoperto durante il corso dell’ONAV: il Five Roses IGT di Leone de Castris. Oltre alle qualit? proprie di questo vino, mi ha affascinato la storia della sua nascita che risale al 1943. Fu, infatti, sul finire dell?ultima guerra che il generale Charles Poletti, commissario per gli approvvigionamenti delle forza alleate e, dal 1942 al 1943, governatore dello stato di New York, chiese una grossa fornitura di vino rosato. Italiano si, ma dal nome rigorosamente americano. Perch? proprio Five Roses? Non lo so con esattezza, ma pi? concause sembrano portare a questa scelta: - Nome di una contrada nel feudo di Salice Salentino, ?Cinque Rose? appunto;
- Per caso o per tradizione, la maggior parte dei conti Leone de Castris ha avuto cinque figli;
- Il nome ricorda molto un prodotto tipico e dal nome rigorosamente americano come il bourbon Four Roses… Ammetto che questa ? pi? una mia congettura, ma per il mio gusto personale credo sia comunque meglio averne cinque di rose invece che quattro… Che poi son pari e non va bene!
Se avete altre informazioni in merito aspetto curioso, come sempre per le storie che girano intorno al vino, i vostri commenti. | | TrackBack> |  |  |  |
| [09/10/2007, 18:30] | Vignaiolo virtuale |  | Quest'anno ? andata com'? andata, nonostante i miei buoni propositi, la mia prima vendemmia sar? per un'altra volta. Nel mondo reale, per?. In quello virtuale invece sono gi? alla seconda vinificazione su myWineFarm.com. Dopo essermi cimentato con un "buon" Cortese dell'Alto Monferrato da 320 punti, ho fatto quasi il botto con una "OTTIMA" Barbera D'Asti da 362 punti (il sito indica la Barbera al maschile... ahiahi!) prodotta nella sottozona Nizza, nel Cru Vigna Verde esposto a nord-est a 230mt di altezza. Potatura corta, rese basse, trattamento con verderame (come insegna pap?), ho chiamato la famiglia a darmi una mano, ho raccolto in ottobre con luna calante, vinificazione in rosso classica e imbottigliamento in agosto in giornata senza vento.
E voglio proprio vedere se Suckling non mi da almeno 97/100 su WS!
Sapete fare di meglio? Se si, vi invito tutti per una grigliata nella mia cascina Sorito. Suvv?a, ? a soli 6 km dal centro abitato pi? vicino! | | TrackBack> |  |  |  |
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