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| [05/19/2008, 14:14] | Ricetta delle Cr?pes |  | La crêpe ? una antica ricetta francese fatta con pochi e semplici ingredienti come farina, uova, latte, sale, zucchero e burro. È un preparato squisito sia salato sia dolce (in questo secondo caso, si aggiunge agli ingredienti anche la vanillina). Vediamo la ricetta per fare le crêpes. In successivi articoli la useremo per alcune delizie. Considerate per? che questa ricetta delle crêpes semplici, senza prevedere alcun ingrediente con il quale farcirle, potrebbe subire qualche lieve modifica in fase di preparazione. La cosa bella ? che, una volta capita la procedura per fare le crêpes, l’unico requisito richiesto ? la fantasia. Ingredienti: 250 gr di farina 500 ml di latte sale q.b. burro q.b. (circa 50 gr dovrebbero bastare) Preparazione: in una coppa ampia e con bordi sufficientemente alti, mettete 250 gr di farina, un pizzico di sale e mezzo litro di latte. Mescolare accuratamente finch? non ottenete un composto assolutamente fluido e privo di grumi. Potete aiutarvi con un frullatore ad immersione o una frusta, se preferite. A parte, sbattete per bene 3 uova e unitele poi all’impasto precedente. Mescolare ancora con cura e lasciar riposare la pastella per almeno mezz’ora. Prendete un padellino antiaderente con bordi molto bassi e mettetelo sul fuoco con fiamma abbastanza bassa. Mettete un po’ di burro a fondere e poi versate un mestolo di pastella (o comunque la quantit? di pastella sufficiente per riuscire giusto a ricoprire tutto il fondo della padella). Distribuitela su tutta la base della padella e lasciate per qualche minuto a cuocere. Quando il lato della crêpe sar? dorato, giratela e fatela cuocere anche sull’altro lato. Ripetete l’operazione per ciascuna crêpe aggiungendo sempre un po’ di burro nel padellino (con le quantit? di ingredienti qui riportate verranno fuori all’incirca una dozzina di crêpes - dipende ovviamente anche dalla dimensione della padella). A questo punto, le crêpes sono pronte. Sul cosa farci di preciso, vediamo nei prossimi giorni di dare alcuni suggerimenti, sia per crêpes salate sia per crêpes dolci. Teniamo qui la ricetta della base per i riferimenti futuri (ultimamente mi sono scatenato con le crêpes, quindi conto di riuscire a fare pi? post con parecchi spunti). | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 00:00] | Napoli, l'Anteprima di Vitigno Italia |  | | Il Salone va al castello Il patròn Chicco De Pasquale ( a destra) con Francesco Marinelli dello staff e l'architetto Colombo di Giulia Cannada Bartoli Vitigno Italia va in città. Per la precisione al castello. Si cambia sede, l’evento cresce, abbandona il format squisitamente fieristico che l’ha caratterizzato dalla nascita nel 2005 per trasformarsi in un salone – salotto ricco di opportunità. Wine Business in Espansione è il lead della campagna ... | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/03/2008, 22:04] | Una semplice torta di mele |  | Sul nostro blog, maisazi.com, pubblichiamo tanto ricette, spesso proponendo dolci e creme. Noi ci diamo da fare per inventare nuove proposte, ma alla fine scopriamo che le persone vogliono qualcosa di semplice, come la torta di mele di Gioi e quella di copertina75, sempre alle mele. Queste due ricette, da poco pubblicate, sono tra le pagine più visitate del nostro blog, assieme alla Torta Caprese, che ha la palma di pagina più letta in assoluto. Segnale evidente di come si orientino i gusti dei nostri utenti e monito per chi sta ai fornelli. Giusto sperimentare, quindi, ma ricordiamoci anche delle tradizioni e dei ricordi che abbiamo della nostra fanciullezza. A volte una torta è importante non in quanto buona, ma perché si porta dietro un ricordo importante, un momento felice, un giorno di festa, un traguardo giovanile raggiunto. In questo caso, poi, la semplicità è massima. Le due torte di mele proposte da Gioi e copertina75 sono ai limiti del minimalismo, ma piacciono sempre. Io non sto a ripetervi le ricette, dato che potete facilmente leggerle sul blog alle pagine che vi ho indicato. Se avete voglia, preparatele con qualche variante, comunicandoci poi il risultato. In particolare, provate ad aggiungere qualche ingrediente che estenda i profumi, che in un dolce non sono mai troppi. Potreste anche pensare a qualche altro ingrediente corollario che completi la mela o faccia contrasto con essa. Non scostatevi troppo dalla ricetta, però, perché la snaturereste. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/13/2008, 11:40] | La Ducati, il Papero e Forrester Research |  | | Sul Sole24Ore.com l'11 luglio è uscito un articolo di Gianni Rusconi intitolato I corporate blog? Sono ancora troppo noiosi.La società indipendente Forrester Research ha analizzato i blog aziendali e ha rilevato come il 70% dei blog campionati si limiti ad... | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/13/2008, 18:00] | I mercati del vino in Europa e nel mondo secondo Constellation Brands |  | [English translation at the end of the document] Riprendiamo il discorso di Constellation Brands per analizzare la sua strategia fuori dal mercato USA. In due parole, CB si propone di entrare in quei mercati dove il consumo si e? evoluto verso i vini di qualita?, mentre sono ancora considerati marginali quei mercati (come per esempio l?Italia o anche la Francia) dove il prezzo al dettaglio per bottiglia resta sotto una soglia minima, che viaggia intorno agli $8 per bottiglia (corrispondente come abbiamo visto all?inizio della categoria superpremium). Ecco quindi che i suoi mercati critici sono USA, UK, Australia, Canada e Nuova Zelanda. Restano fuori, anche se con le giuste caratteristiche, India, Giappone e Irlanda, che pero? hanno una dimensione ancora irrisoria per il mercato del vino.  (more…) 
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| [07/14/2008, 22:13] | Full immersion nel Bardolino: degustazione ed incontro con i produttori |  | E? davvero con grande curiosit? che ho deciso di dedicare tutta la giornata di oggi ad una full immersion (grande degustazione ed incontro-tavola rotonda con i produttori) nel mondo, che voglio decisamente conoscere meglio, di uno dei vini italiani pi? noti in casa nostra e nel mondo, il veronesissimo-gardesan-lacustre Bardolino, Doc dal lontano 1968. Sar? difatti, come pubblicamente annunciato qui da qualcuno che di Bardolino si occupa da anni, parlo di Angelo Peretti, curatore del blog BarDoc, non nella celebre localit? gardesana che d? il nome alla denominazione, bens? nella pianura di Sommacampagna, che insieme ad altri comuni (Torri del Benaco, Caprino, Rivoli, Pastrengo, Bussolengo, Castelnuovo del Garda, Sona, Peschiera del Garda, Valeggio sul Mincio) che diventano sedici, ovvero Affi, Bardolino, Bussolengo, Caprino veronese, Castelnuovo del Garda, Cavaion, veronese, Costermano, Garda, Lazise, Pastrengo, Peschiera del Garda, Rivoli veronese, Sona, Valeggio sul Mincio e Torri del Benaco, nel caso del Bardolino Docg, forma l?area di produzione del vino, per degustare nel corso della giornata non meno di una sessantina di Bardolino nelle diverse tipologie (Bardolino e Bardolino Classico, Bardolino Chiaretto e Bardolino Chiaretto Classico, Bardolino Superiore Doc - ?mi sono risparmiato il Bardolino Chiaretto spumante e Bardolino Novello e Bardolino Novello Classico?). E quindi, al termine di una prova assaggio che mi auguro stimolante, ampelograficamente e dal punto di vista dei riscontri qualitativi varia (le uve utilizzate sono diverse, Corvina, Rondinella, Molinara e Negrara soprattutto, che poi nel caso della discussa tipologia Superiore Docg diventano Corvina veronese (35-65%) pi? Rondinella (10-40%), oltre a Barbera, Cabernet Sauvignon, Corvinone, Marzemino, Merlot, Molinara Rossignola e Sangiovese che possono concorrere congiuntamente per un massimo del 10% oer ogni singolo vitigno) avr? il piacere di incontrare i produttori, per una discussione non solo sui vini che avr? provato e sulle mie impressioni, ma sulla realt? odierna, i problemi, le prospettive future di questo classico vino veronese e veneto. Tante le mie curiosit?: capire se la variet? di tipologie del Bardolino (da Novello a Chiaretto, da vino fresco e beverino a pi? impegnativa variet? Superiore quasi da ?invecchiamento?) siano un pregio o un limite della denominazione, comprendere se davvero il Bardolino Chiaretto costituisca la quintessenza dell?anima ?lacustre? del vino, e poi verificare quale armonia e collaborazione ci sia, nel Superiore Docg, tra le uve autoctone e quelle internazionali, e se l?area pi? antica, che produce il Bardolino D.O.C. classico e comprende tutto il territorio dei comuni di Bardolino e Garda ed in parte quello di Lazise, Cavaion, Costermano e Affi abbia davvero una ?marcia in pi?? rispetto al resto della denominazione. E ancora, visto che tra i produttori aderenti al Consorzio ci sono piccole aziende agricole, imbottigliatori, grandi case, cantine sociali, capire come si armonizzino filosofie e realt? produttive ben diverse tra loro. Sono persuaso che l?area di produzione del Bardolino, che si pu? visitare tramite una bella Strada del vino, sia un?area molto interessante e bella da visitare, soprattutto nella bella stagione, e che il vino, con la sua popolarit? universale (popolarit? che non ? sempre sinonimo di grande immagine: nel Regno Unito, ad esempio, non hanno un?immagine sconvolgente del Bardolino?), e la sua storia meriti di essere conosciuto, indagato, ?auscultato? con attenzione. Sono ben felice che il Consorzio tutela vino Bardolino, con grande disponibilit?, abbia accettato la mia proposta di organizzarmi questa degustazione, che vado a fare con assoluta apertura mentale e senza arri?res pens?es, con quella curiosit? intellettuale e volont? di capire che dovrebbe essere sempre, credo, il giusto atteggiamento di un cronista del vino. Che si accinga a degustare Barolo o Brunello di Montalcino, oppure, pi? semplicemente Bardolino, Soave oppure (altra verifica che prima o poi dovr? decidermi a fare) Gavi. | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/06/2007, 13:52] | Vino dei blogger #6. Riepilogo dei partecipanti. |  | Prendo il testimone dell'iniziativa da Aristide facendo un breve compendio dell'iniziativa dedicata ai rosati. I blogger che hanno partecipato all'ultima edizione del " Vino dei Blogger#6" con un post dedicato sono i seguenti: - J. G?mez Pallar?s, De VinisCibisque
Cantina Produttori Termeno, Lagrein Ros? 2006 Qui il post. - Maria Grazia M., Soavemente...
Azienda Agricola Costadoro, Bardolino DOC Chiaretto Brut 2006 Qui il post - Angelo Peretti, InternetGourmet.it
- Le Vigne di San Pietro, CorDeRosa IGT Rosato Veneto 2006 - La Prendina, Feniletto IGT Rosato Alto Mincio 2006 - Guerrieri Rizzardi, Rosa Rosae IGT Rosato Veronese 2006 Qui l'articolo. - Elisabetta Tosi (Lizzy), VinoPigro
Le Salette, Molinara del Veneto IGT 2006 Qui il post. - Luciano Pignataro, Luciano Pignataro WineBlog
Cantine del Notaio, Rogito IGT Basilicata 2005 Qui il post. - Pierluigi Salvatore, Vini dal mondo. Sapori di tradizioni da scoprire, Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo "Pi? delle Vigne" Az. Agricola Luigi Cataldi Madonna Qui il post.
- Massimiliano Perbellini, Wineplanet.it
Commendator G.B. Burlotto, Teres Vino da Tavola Qui il post. - Marco Grossi, Imbottigliato all'Origine
Leone de Castris, Five Roses Salento IGT 2005 Qui il post. - Pier Francesco Lisi, Il vino biologico
Il Duchesco, Alcione 2006 Qui il post. - Giacinto Chirichella, Il maiale ubriaco
Luigi Maffini, Denazzano Aglianico Rosato Paestum IGT 2006 Qui il post. - Filippo Ronco, TigullioVino.it Weblog
Domaine de Terrebrune di Georges et Reynald Delille di Ollioules Bandol AOC Ros? 2005 Qui il post. - Massimiliano (Max) Cocchetti, Wino, ovvero Marketing di vino
Librandi, Cir? Rosato DOC 2006 Qui il post. - Luca Risso, TheWineBlog.net
Luca Ferraris Vineyard, Grignolino d'Asti Vigna del Casot 2006 Qui il post. - Stefano Franceschi, enofilo ospite di Aristide
Michele Cal? & Figli, Mjere Alezio Rosato DOC 2005 Qui il post. - Giampiero Nadali, Aristide
Raymond Boulard, Champagne Cuv?e Ros? ?Ros? de Saign?e? Brut Nature Qui il post. - Michele Marziani, Appunti di Viaggio
Antichi Vigneti di Cantalupo, Il Mimo Colline Novaresi DOC Nebbiolo 2002
Complimenti a tutti questi bravissimi appassionati dell'arte enologica. Appuntamento alla prossima tornata del vino dei blogger..la numero 7.
Allora cosa dire??? Buona Salute a Tutti!!! Pierluigi Salvatore.
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| [07/13/2008, 22:08] | Tavel Ch?teau de Manissy, quando i rosati durano 4 anni, non solo quattro mesi? |  | Ho molto riflettuto sulla ?chiamata di correo?, pronunciata da Mattia Vezzola enologo in Franciacorta ma anche produttore gardesano, verso troppi Chiaretto del Garda ?fatti per vivere pochi mesi?, concettualmente pensati per cantare una sola estate, e magari nemmeno a voce tanto sicura. Sono persuaso che anche se il rosato ? una particolare tipologia di vino che offre il suo meglio da giovane, con la freschezza e l?esuberanza aromatica della sua giovent?, il suo variegato bouquet di profumi, il nerbo sapido del gusto, molti rosati italiani possano benissimo, grazie alle uve utilizzate, essere tranquillamente bevuti e apprezzati, forse addirittura con pi? gusto, nel secondo anno d?et?? e addirittura oltre. Per fare un grande rosato, e so bene che sto per pronunciare una lapalissiana ovviet?, ci vogliono grandi uve, dei terroir importanti, un attento savoir faire ed un pizzico di coraggio e di ?ardimento? da parte del produttore, che abbia l?ambizione di ottenere non un prodotto qualsiasi, ?alla moda?, ma un vino vero, di grande carattere e personalit?. Insomma, quando si ? in possesso di tutti questi elementi e la fortuna ed il caso aiutano, si possono produrre vini che non durino, quando va bene, quattro mesi, ma addirittura quattro anni. Non ho detto casualmente quattro anni piuttosto che tre o cinque, perch? una bottiglia di rosato, pardon, di ros?, ritrovata in cantina sabato pomeriggio e aperta la sera stessa mi ha confermato questa evidenza e fatto tornare in mente una bella esperienza dell?estate 2004. Era agosto e con la famiglia (fu ultimo anno che nostra figlia Valentina, classe 1985, accett? di venire in vacanza con noi) eravamo andati in Francia, in Provence, nella zona tra Avignon, Carpentras, il mitico Mont Ventoux e le Dentelles de Montmirail. La meta era una table d?h?te, l?Aube Safran, nella deliziosa localit? di Le Barroux, un piccolo paradiso, poche camere arredate con gusto, una piscina, intorno i profumi della garrigue, della lavanda, degli alberi da frutto e la scoperta che i proprietari, Marie e Fran?ois, parigini, avevano scelto questo posto da sogno per ricreare un?antica tradizione che si era persa nel tempo, la coltura del crocus sativus per la produzione di zafferano. Talmente bello quel posto e affascinante la scommessa da tornarci poi a fine ottobre, con Fredi Marcarini, geniale fotografo, per la raccolta dei fiori e le fasi di produzione di safran destinate ad un articolo poi pubblicato su Spirito di vino. Bene, nel corso della nostra settimana ? l?Aube, tra succulente colazioni a base di succo d?albicocca e confetture varie, arance, pere, ovviamente con zafferano, cenette preparate da Marie e giuste bottiglie, scelte con expertise da Fran?ois, oltre ai consueti giri turistici in questa zona meravigliosa il sottoscritto, che anche in vacanza non si dimentica di essere un cronista del vino, non manc?, con immaginabile ?gioia? di moglie e figlia, di fare qualche puntata a vinose localit?. Cos? me ne andai nell’amatissima Ch?teauneuf-du-Pape a fare una ricca degustazione un paio di giorni dopo che analoga cosa aveva fatto Robert Parker, e quindi rimandando a fine ottobre due visite con degustazioni nei territori delle AOC C?tes du Ventoux e Vacqueyras, trascorsi una bellissima mattina proprio nella capitale dei rosati francesi, Tavel, dove grazie alla preziosa collaborazione del Syndicat dell?unica A.O.C. interamente in ros? di Francia, il 23 agosto ebbi modo di fare una fantastica degustazione di una trentina di Tavel documentata in questo articolo pubblicato su WineReport. Per me che ero e sono un rosatista ?antemarcia? (ne ho scritto sin dai primissimi anni Novanta), non come certi ?colleghi? che si sono buttati e hanno ?scoperto? il rosato ora che ? diventato trendy e di moda, fu un?autentica goduria, la scoperta di un terroir, quasi mille ettari con tre diverse composizioni del terreno a determinare almeno tre micro-terroir, d?eccezione, di una cultura, di una consapevolezza e di un orgoglio del ros? di cui non trovo ancora traccia in Italia. Se si fa eccezione per il progetto, cui si sta lavorando sottotraccia e di cui si parla poco, di arrivare in Abruzzo, una delle due capitali riconosciute del rosato italiano, ad una Doc Cerasuolo d?Abruzzo scorporata dall?attuale Doc Montepulciano d?Abruzzo di cui il Cerasuolo ? una particolare, splendida modalit?. Bene, questa ?goduria?, abbinata alla gioia di trovare confermate quelle sensazioni e convinzioni che avevo maturato a Tavel, l?ho avuta sabato sera quando dopo aver avvistato in cantina, in uno spazio particolare dove conservo delle bottiglie ?cavia? che dimentico apposta per verificare come si evolvano nel tempo, una bottiglia del Tavel 2004 dello Ch?teau de Manissy (uvaggio molto variegato dove accanto a Grenache e Carignan figurano quote minori di Clairette de Cinsault, di Bourboulenc, di Picpoul provenienti da un vigneto di almeno 40 anni d?et?, e averla portata a casa la sera l?abbiamo (mia moglie ed io) testata e messa alla prova. Chapeau Messieurs!, quattro anni ed il vino non solo si ? mostrato in perfetta forma, ma si ? mostrato godibilissimo, pieno di quel carattere, che ? sintesi di frutto-terra-pietra-sole, che rende i ros? di Tavel ?I? rosati di riferimento per chiunque ami le vin en ros?. Colore cerasuolo corallo vivo con una leggera unghia rubino granata luminosissima, naso succoso, compatto, avvolgente profumato di frutta (cassis, lampone, fragola), ma fresco e vivo, con le sue note leggermente dolci di confetto e mandorla ed una nitida vena salata. Grande polpa carnosa in bocca, vino che si dispone largo e goloso sul palato, pieno di sapore, energia, consistenza, vinosit? molto pronunciata eppure quanta sapidit?, quanta vita, che bella acidit? a temperare i 13 gradi e mezzo di alcol e a rendere il vino, con la sua veneranda et?, ancora bilanciatissimo, piacevole, tr?s agr?able. C?? poco da dire: quando i rosati hanno attributi, personalit? e storia durano quattro anni, non solo quattro mesi? | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/26/2008, 16:26] | Slow Sud entra nel network |  | Si aggiunge alla lista degli editori del network Slow Sud, un contenitore di notizie dedicate ai giacimenti enogastronomici, agli eventi, alle iniziative, alla cultura, alla musica, agli spettacoli, ai luoghi e alle eccellenze della Campania ma anche di tutti quei tanti "altri Sud" da scoprire e raccontare. Curato da Luigi D'Alise, Slow Sud si aggiunge alla proposta per l'adv locale mirato di VinoClic. Scheda completa editore su VinoClic | | TrackBack> |  |  |  |
| [09/12/2008, 15:18] | Off topic? No apologies |  | | My recent obsession with the US presidential campaign has overwhelmed my blogging about wine. Wine is supposed to be the focus of this blog, and it usually is. I love tasting, drinking, thinking, reading, writing and debating wine. My deepest passion, as we know, is for Italian wine, and I am strongly attracted to the landscapes, culture and the people who make the wine. I love crazy old Italy. I feel at home there. But we live in perilous times, as the cliche goes. I'm not speaking so much about... | | TrackBack> |  |  |  |
| [02/02/2012, 13:52] | |  | La prima nevicata dell'inverno!  | | Foto Paolo Menapace | | | TrackBack> |  |  |  |
| [03/27/2008, 20:54] | Il vino dei Blogger - Capitolo 15: Il vino del comodino |  | | Decisamente birbone il tema di questo capitolo del Vino dei Blogger, proposto da Massimiliano Perbellini di Wineplanet. Vino del comodino, non inteso come vino che sa di legno, ma come strumento di seduzione, arma di conquista di cuori solitari, bottiglia galeotta di galeotti produttori. | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 00:00] | Il marito muto |  | | Chiedo scusa se parlo di Maria, ma ? una storia che conosco bene... Mi girano sempre in testa le parole della canzone di Giorgio Gaber quando penso a Il marito muto, primo romanzo di Claudio Castellani in uscita tra qualche... | | TrackBack> |  |  |  |
| [09/17/2008, 22:18] | If it's Wednesday, it must be Emilia-Romagna |  | | Already it's midnight here in Italy, and it's a been a long day. Good news: jetlag is finito. Also: though my suitcase is still among the missing, I did receive generous permission from Delta Airlines to buy "the bare essentials" so that I may walk proudly again among the well-scrubbed and presentable. Hypermarket shopping at its most luxurious. We drove a long way from Barolo to Reggio Emilia, or so it seemed after I took the wrong turn at a roundabout and found myself facing racing on-coming traffic. My partners... | | TrackBack> |  |  |  |
| [09/18/2008, 19:07] | Appunti di Gola |  | | Stefano Caffarri ? amico appassionato di cucina, cose buone e vino alla pari. Partendo dal vissuto amo il rognone, il fegato con le cipolle, il gioved? gnocchi e sabato trippa si finisce la domenica a degustare gli importanti Appunti di Gola di Caffari. Ho scoperto l'anno scorso questo elegante blog che volutamente esce dall'immaginario collettivo e sfocia in un angolo ricercato, documentato e alquanto originale. Dirottati disgusto e inappetenza in altri luoghi, nel blog Appunti di Gola troverete in realt? il vero godimento goduto. Cosa c'?, infatti, di pi? goduto di una bella cronaca al ristorante, di una bottiglia di vino bevuta al momento giusto e alla temperatura indicata e via discorrendo. Siamo oltre le realt? associative analogiche create dalla cultura degli orpelli o super tecnici in stato di estasi. Linguaggio curato, apertura gastronomica di rilievo, testi formattati bene e grammatica ineccepibile. Una danza del segno, di scritti e immagini accomunati da un forte senso del gusto e del buono? | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/11/2008, 08:20] | Provocazione: coprire le vigne valtellinesi per tutelare i vititicoltori? |  | Nella Valtellina del vino che domenica ha purtroppo subito una violenta grandinata che ha colpito soprattutto, e duramente, i vigneti della Sassella attorno a Sondrio (Arpepe e Fondazione Fojanini tra i pi? colpiti), e ha toccato i territori di Montagna, Albosaggia e Caiolo, si registra, come si pu? leggere da questo articolo pubblicato nelle pagine di Sondrio del quotidiano La Provincia, (vedi qui allegato Sciopero vigneti) una presa di posizione assolutamente provocatoria. Un vero sasso nello stagno. L?autore ? il direttore della Fondazione Fojanini Graziano Murada, che ha proposto una sorta ?di sciopero della vista dei vigneti al fine di valorizzare quello che sta a monte della qualit? dei vini valtellinesi e di riequilibrare il rapporto tra produzione e vendite?. Lo ha fatto, come si pu? leggere anche in quest?altro articolo (vedi qui allegato lavoro in vigna ) di Daniela Lucchini, in occasione della cerimonia premiazione della ventiquattresima edizione del Ciapel d?Oro che assegna riconoscimenti a viticoltori valtellinesi che si sono particolarmente distinti. Murada ha lanciato la sfida a nascondere dietro teli bianchi il tesoro dei terrazzamenti, per la maggior parte coltivati da piccoli produttori e le prime risposte sono state molto positive, sia da parte dei viticoltori che dal presidente della Fondazione Fojanini, nonch? direttore di Provinea, Introini, fino ad Alberto Marsetti, presidente della Coldiretti e al mondo politico. In un intervento pubblicato sul sito Internet Valtellina on line, il presidente della Provincia di Sondrio Fiorello Provera ha dichiarato: ?E bravo Murada! Il direttore della Fondazione Fojanini, nonch? sindaco di Albosaggia, ha messo ancora una volta il dito nella piaga, sottolineando come, a fronte di 8 milioni di bottiglie consumate annualmente in provincia di Sondrio, la gran parte sia rappresentata da vino prodotto fuori di qui. E? scoraggiante constatare che su una produzione provinciale di circa 3 milioni e mezzo di bottiglie di qualit?, anche eccellente, 400mila rimangano invendute?. Dati innegabili e verissimi, ma vagheggiare una sorta di ?autarchia? come fa il presidente leghista della pi? settentrionale delle province lombarde dichiarando ?l?Amministrazione Provinciale ha scelto di dare contributi unicamente a sagre, iniziative e feste che utilizzino vino locale. Un piccolo segno, ma significativo della nostra attenzione ai viticoltori e all?intero comparto vitivinicolo?, per tentare di recuperare l?attenzione dei consumatori valtellinesi verso i vini locali (che spesso qualitativamente lasciano a desiderare e profumano ben poco di Nebbiolo di montagna e scarsamente testimoniano uno stile produttivo e un?identit? valtellinese?), non mi sembra proprio la migliore soluzione. Come dice bene Marsetti ?al di l? delle provocazioni dobbiamo piuttosto perseverare perch? il trio composto da territorio, ambiente ed agricoltura sia il vero punto di forza della nostra valle?. E perch? la viticoltura ed i vini valtellinesi sappiano stare sul mercato, con una loro precisa identit?, senza forme di assistenzialismo, con un orgoglio produttivo che ancora oggi fa spesso difetto. P.S. Claudio Introini, direttore di Provinea mi scrive in merito agli interrogativi da me espressi ieri sull?attivit? della Fondazione che dirige: ?Caro Ziliani, rispondo con piacere alla domanda che poni nel blog circa l’attivit? di ProVinea. ?Per la candidatura UNESCO ProVinea sta procedendo alla stesura di un documento di analisi storico-comparativa che deve dimostrare agli ispettori ICOMOS l’unicit? e l’eccezionalit? della nostra viticoltura. Intanto stiamo cercando in ogni possibile modo di sensibilizzare l’INTERA filiera produttiva a che si renda conto che condizione indispensabile al riconoscimento a patrimonio UNESCO e alla sua spravvivenza ? avanti a tutto la garanzia che il terrazzamento vitatato sia, oggi e pi? ancora in futuro, mantenuto EVOLUTIVO e VIVO. E’ un impegno che viticoltori, vinificatori-trasformatori e istituzioni locali devono sottoscrivere per valorizzare attraverso l’unicit? del territorio e la sua conoscenza la specificit? dei vini ivi prodotti. Di tutto questo avr? per? grande piacere di parlarne in occasione di un prossimo eventuale incontro. Cordialmente Claudio Introini?. Attendiamo con fiducia l?incontro e ulteriori notizie? | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/09/2023, 12:32] | Di ritorno da Pantelleria, assaggi e cogitazioni laterali |  | Pantelleria ? una terra aspra. Distante, ai confini meridionali dell'Europa, spazzata da un vento impietoso che non a caso ? all'origine del suo nome arabo. Terreno vulcanico, ovunque la lava spunta con le sue lame di pietra nera e affilata. Isola senza spiagge, circondata da scogli inaccessibili fatti della stessa lava che scartavetra le estremit? degli umani, i quali pensando di essere al mare cercano un punto dove, chess?, fare un tuffo. Molto meglio fare camminate in mezzo a quella natura, meglio il trekking. Le strade sono spesso strettissime e inerpicate, ricordano le single track road viste in Scozia, quando preghi di non trovare nessuno in direzione opposta, perch? non sapresti dove accostare. Ma cos? hai la scusa buona per percorrere quelle strade molto lentamente, per goderti i paesaggi spettacolari tutto intorno. Nei pochi giorni in cui ho pilotato la vettura noleggiata, ho tenuto praticamente sempre la seconda marcia. La terza quasi mai. La quarta e la quinta sono praticamente inutili. Il vigneto pantesco (di Pantelleria, cio?) ? fatto cos?. Pantelleria ? una terra estrema e difficile, le piante della vite sono alberelli infossati a proteggersi dal vento, e sono un bel disagio da vendemmiare, l? in basso. Questa terra dove l'uomo ha dovuto creare residenze, i dammusi, fatti di mura spessissime a proteggersi dal caldo che diciamo africano per amore dell'iperbole ma qui lo ? davvero, siccome siamo davanti all'Africa, questa terra durissima produce uno dei vini pi? dolci, flessuosi, accoglienti, confortevoli e deliziosi del globo. Il Passito di Pantelleria sembra la reazione opposta al suo contesto, quasi a contraddire le premesse. Qui sostanzialmente c'? un'unica uva, il moscato di Alessandria o moscatellone o zibibbo, clone diverso dal piemontese moscato bianco di Canelli. Vinificato come vino secco, senza alcun residuo zuccherino, ha l'aromaticit? gradevole del vitigno con un carattere spiccato e, questo s?, direi territoriale, indomito. Nella versione passita tocca il suo vertice, come dicevo pare un negativo fotografico di quella terra. La situazione produttiva enologica a Pantelleria non ? dissimile da quella del resto del mondo: esiste un artigianato encomiabile che propone passiti da tuffo al cuore, struggenti e sensazionali. Esiste anche qualche tipo di industria che fa numeri ed ? certamente pi? pittoresca e turistica, diciamo. Nelle loro cantine si trovano pi? facilmente etichette disponibili e milanesi imbruttiti. I vini della prima categoria sono eternamente introvabili, e pure la visita in cantina ? meno agevole ("venite pure ma vino non ce n'?"). Lascio al mio lettore indovinare quello che piace a me. A questo proposito, ecco un paio di assaggi.
Salvatore Murana Produttore storico, amato, stimato, rispettato. Vini inappuntabili e densi non solo nella struttura della dolcezza, ma anche densi di suggestioni e richiami. Murana ha diverse versioni del suo passito, Martingana imperativo e solenne, Mueggen una pietra miliare, Turb? apparentemente pi? delicato. Gad? ? la versione secca della stessa uva, salino e ampio. Il "Creato" ? raro e prezioso, ora si beve il 1983 (non ? un refuso) perch? affina per decenni, letteralmente. Ho provato a chiedere il suo prezzo, e alla risposta ("costa come un biglietto aereo per Pantelleria") non ho ritenuto di fare altre domande. Certo, che meraviglioso privilegio averlo nel bicchiere, con quel colore brunito e il finale interminabile.  Gli assaggi da Murana. I vigneti intorno.
Da Murana ? visitabile, tra l'altro, il giardino pantesco: costruzione circolare a proteggere, di solito, una pianta di agrume, che senza il riparo non potrebbe crescere.
La retro etichetta del Creato racconta gi? molto.
Mueggen ha un equilibrio perfetto tra frutta essiccata e note marine.
Salvatore Ferrandes Ci vuole un po' di fortuna, nel caso di Ferrandes: per trovarlo, anche geograficamente intendo, e trovarlo disponibile perch? gli impegni che ha sono numerosi, il lavoro in vigna per esempio. E comunque ? un altro produttore che, dati i numeri, ha scarsissimo vino disponibile - abbiamo prenotato qualcosa, abbiamo incrociato le dita, ora speriamo. Il suo passito ha una tensione dolce struggente, tiene impegnato l'assaggiatore per mezz'ore col naso infilato nel bicchiere perch? ogni olfazione ? un nuovo riconoscimento, una nuance inedita. In bocca pressoch? infinito.
La strada per arrivare da Ferrandes ? una cosa cos?. Assaggio di grande intensit?, definitivamente. La (micro) cantina di Ferrandes, solo acciaio, niente legno.
L'uva appassita, peraltro buonissima.
E gli altri che non nomino Nei miei giri per cantine naturalmente ho visitato anche il fashion e il decadente, poi c'? quello che non risponde al telefono e quello che non risponde alla mail, tutti questi non li nomino essenzialmente perch? non ho voglia di grane. Io comunque consiglio, nei preparativi delle visite di cantina, di infilare sempre un produttore che potrei definire industriale, o modaiolo, quello che ha sempre vino e ha la struttura fatta apposta per accogliere l'enoturista: ? un tipo di conoscenza utile, didattica, spesso costoro hanno numerosi meriti, consentono la visione ampia e soprattutto consentono di fare la scelta finale, viste tutte le opzioni. | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 00:00] | Roma, 27 novembre. Biondi Santi al Trimani winebar |  | | ore 20.30 Trimani Wine bar Via Goito, 20 - Roma "Sangiovese plurale" Degustazione e cena per la serie "aquattromani" Le tre zone storiche: Chianti classico, Montepulciano e Montalcino guidata da Giampaolo Gravina della Guida Espresso e da Paolo Trimani All’interno del programma “aquattromani” ci sarà, in buona compagnia, la degustazione del Brunello di Montalcino DOCG 2003 Franco Biondi Santi Tenuta Greppo. “aquattromani” è un nuovo modo di proporre il vino ideato da Cristiana Lauro ... | | TrackBack> |  |  |  |
| [12/03/2025, 09:06] | Cortile Spirito Santo Chef Giuseppe Torrisi ? Palazzo Salomone Luxury Suites a Ortigia ? Siracusa (SR) |  | Tra le strette vie di Ortigia, dove la pietra calcarea del Seicento racconta ancora di mare e dominazioni antiche, sorge Palazzo Salomone: un boutique hotel che incarna l?essenza della Sicilia pi? autentica e raffinata. ? qui, nel suo cuore silenzioso e carico di fascino, che trova casa Cortile Spirito Santo, ristorante insignito di una stella MICHELIN e affacciato sull?omonima chiesa. Una location che unisce storia, cultura e contemporaneit?, avvolgendo l?ospite in un senso di intima eleganza?quella che si pu? trovare solo nei luoghi in cui ogni dettaglio ? pensato per accogliere. La filosofia culinaria che guida la cucina di Cortile Spirito Santo si fonda sulla stagionalit?, sulla territorialit? e sull?eticit? degli ingredienti: pesce locale di primissima scelta, carni siciliane, tartufi e funghi raccolti nei boschi dell?Etna e degli Iblei. Una selezione accurata che diventa materia di racconto gastronomico grazie allo Chef Giuseppe Torrisi, interprete di una Sicilia che non rinuncia alle proprie radici ma le rilegge con sensibilit? contemporanea. Il men?, costruito seguendo il ritmo delle stagioni e ci? che il mercato offre nel suo momento migliore, esprime un equilibrio fine tra tradizione e innovazione. Piatti di mare e di terra si susseguono con un?intenzione chiara: valorizzare l?identit? siciliana attraverso una cucina che accoglie, sorprende e appaga. Cenare qua significa investire in una serata che ? in grado di regalare autenticit? e ricerca, bellezza e gusto, dal retrogusto indimenticabile. La squadra: Executive Chef: Giuseppe Torrisi Head Chef: Rino De Gregorio Chef de partie: Parves Md Pastry chef: Daniele Licciardello Direttore di Sala: Raffaele Cond? Maitre: Rosario Campailla Sommelier: Antonino Amato Chef de rang: Imran Imu Chef de rang: Santino Marc? Commis de rang: Miriam Samindi Apriamo le danze con gli amuse-bouche: -
Siciliana di tuma e acciughe: una piccola pasta ?siciliana?, farcita con morbida tuma e un cuore sapido di acciughe, avvolta da un crumble di mollica tostata che richiama la pi? autentica tradizione isolana. Il boccone ? accompagnato da un?acqua di recupero di tuma servita in un delicato bicchierino: prima si assapora la croccantezza, poi si chiude il cerimoniale sorseggiando il brodo lattiginoso, in un gesto semplice ma denso di memoria. -
Pan Bao alle verdure orientali: un soffice pan bao introduce un inatteso ponte culturale: verdure lavorate all?orientale, cipolla rossa marinata e una maionese alla senape che lega con freschezza e aromaticit?. Un boccone agile, immediato, quasi un soffio speziato. -
Macco di fave fritto: il macco, pilastro della cucina povera siciliana, qui si trasforma in una crocchetta dorata e fragrante: l?esterno ? croccante, l?interno cremoso. Ad accompagnarlo, una maionese al limone e piccoli frammenti di limone candito che amplificano la parte agrumata e donano verticalit? al piatto. -
Crespellina con ricotta fermentata e sgombro marinato: una sottile crespellina custodisce ricotta di pecora leggermente fermentata, dal carattere deciso e lattico. In superficie incontriamo sgombro marinato, una maionese al limone e menta e un gel di cipolla che aggiunge freschezza e profondit? aromatica. Il risultato ? un equilibrio tra mare, erbe e note acidule. -
Tartelletta di pelle di pollo con fegatini e spuma alla cacciatora: una tartelletta inusuale, realizzata con pelle di pollo cotta al BBQ fino a diventare croccantissima, accoglie un morbido ripieno di fegatini e una spuma alla cacciatora, intensa e avvolgente. A completare l?esperienza, un piccolo bicchiere di consomm? di pollo aromatizzato al limone, pensato per ripulire il palato con eleganza e riportare tutto all?essenziale.  Abbinati a Terre Siciliane IGT Noblesse Carricante Spumante Brut Metodo Classico – Benanti Alla vista appare giallo paglierino scarico con accesi riflessi verdi. Perlage caratterizzato da bollicine numerose, fini e persistenti. Intenso e delicato al naso, con sentori agrumati di fiori di zagara e mela acerba. Al palato si presenta secco, minerale, con una piacevole acidit? e una gradevolissima persistenza aromatica al retrogusto.   La selezione del pane: in tavola arrivano grissini al sesamo sottili e fragranti, seguiti da cialde di cracker alla curcuma, arricchite da rosmarino e un tocco aromatico di pepe verde: leggeri, profumati, quasi eterei. Il cuore della proposta resta per? il pane della casa, preparato con un blend di due grani antichi siciliani?Tumminia e Russello?lavorati con pazienza in una lievitazione di 48 ore che regala struttura, intensit? e una naturale dolcezza. Il piattino del pane amplia ulteriormente il ventaglio dei sapori: una girella di sfoglia alla carota, tirata con burro d?alpeggio e rifinita con sale di Mozia, una focaccina di patate al cipollotto dal morso morbido e aromatico, e una fetta di pane ai cereali che arricchisce la degustazione con note tostate. A completare il servizio: - Olio Sciabacco, monocultivar Moresca della zona di Mazzarrona, intenso e verde, capace di raccontare la Sicilia in una sola goccia.
- Burro affumicato, montato con origano secco, foglie di limone essiccate, scorza fresca, erbette aromatiche (origano, timo, salvia, alloro) e un sottile velo di polvere di capperi: una crema vellutata e persistente, che profuma di macchia mediterranea.
 Per il prossimo abbinamento stappiamo un Gewurztraminer Beblenheim 2019 – Domaine Trapet Di colore giallo paglierino medio e brillante. Al naso note agrumate chiare e brillanti, come quelle dei limoni di Amalfi e del cedro, accompagnate da affumicature, calcare ed erbe aromatiche. Presenta un’acidit? elettrizzante con una vibrazione minerale, ricca di agrumi e frutta a nocciolo croccante con una nota salata.  Alalunga e Gambero Rosso d?Ortigia. Il piatto si apre con una base fresca di finocchio e sedano, che prepara il palato alla delicatezza del crudo. Sopra, si alternano le trasparenze dell?alalunga, la sapidit? del gialletto di Paceco e la dolcezza inconfondibile del Gambero Rosso d?Ortigia. Una maionese al limone e un gel di cipolla aggiungono profondit? acida e aromatica, mentre una leggera affumicatura all?origano avvolge l?insieme in una nota quasi rituale. A completare, un?essenza di agrumi siciliani che illumina il piatto.   Passiamo ora a Carricat – Alessandro Viola? Sapido e minerale, con note di fiori bianchi e frutta gialla. Ricco di acidit? e freschezza, ma anche di profondit? e struttura. Sicilia in un calice, dal profilo classico, eppure decisamente naturale.  Splendidamente abbinato alla?cipollata, un omaggio raffinato allo street food catanese. La cipolla, sbollentata per alleggerirne la forza, diventa involucro morbido che accoglie seppie e guanciale. Il piatto si completa con tenerumi, nero di seppia e ricci di mare, in un gioco di mare e terra che affonda nella memoria gastronomica dell?isola.    A lato, un sorprendente ?cappuccino? ottenuto dagli scarti della sacca del nero di seppia, con spuma di patate arrosto, polvere di olive e un?aria ottenuta dal liquido di cottura della seppia: un piccolo gesto contemporaneo che esalta il tema del recupero.  Coloriamo il calice con Venezia Giulia IGT “Jakot” 2019 – Dario Princic Nel calice si presenta con un colore aranciato brillante. Intenso e ampio al naso con note di erbe officinali, fieno, agrumi, frutta candita e zenzero. Il sorso rivela un discreto corpo, freschezza e grande sapidit?, oltre ad una lieve sensazione tannica sul finale.   Che degustiamo assieme alla sinfonia di carote d?Ispica: un piatto che celebra la dolcezza ancestrale della carota. La protagonista ? la carota d?Ispica, glassata con la sua stessa riduzione speziata. Intorno, piccole carotine marinate in una soluzione di aceto, zucchero e limone, che aggiungono verticalit? e acidit?. Alla base, una beurre blanc montata con burro al timo di mare, un hummus di pistacchio e un fondo vegetale ricavato dagli scarti della carota: una composizione che gioca su consistenze, tonalit? dolci-sapide e sentori vegetali.    Proviamo INTEGER Zibibbo Terre Siciliane IGP 2023 – Marco De Bartoli Di colore giallo oro brillante con riflessi luminosi, esprime al naso una complessit? di prugna mirabella, pesca, albicocca, arancia rossa, mandarino, fiori di acacia e mandorlo, con tocchi di curcuma e zafferano, mentre al palato ? potente, succoso e slanciato, sostenuto da una fine struttura fenolica, tannini gentili, acidit? precisa e una elegante nota amaricante a chiusura.  Accompagna splendidamente il signature dish dello chef: Tributo a Santa Lucia. Uno spaghettone mantecato in un pesto di finocchietto selvatico, arricchito da bottarga, alici e dalla presenza antica e potente della salsa garum?un rimando alla cucina dell?Impero romano, ottenuta da colatura di alici, interiora di pesce e latte d?asina. Un piatto dal carattere deciso, che intreccia memoria storica e contemporaneit?.   Ci spostiamo sui rossi con P?nkler Pinot Nero S?dtirol DOC 2019 – Franz Haas Winery Dal colore rosso rubino elegante e brillante, con un cuore luminoso, offre al naso una finezza ricca di lamponi maturi, salvia e note verdi-speziate nobili, con richiami finali a zenzero candito, rosa canina e arancia rossa; al palato mostra grande profondit? ed eleganza, si distende con aromi sottili, equilibrati e cesellati, animati da una vivace speziatura e da accenti leggermente minerali, chiudendo con un finale lunghissimo.   Passiamo alla Braciola Messinese, qui la tradizione diventa gesto tecnico. Un raviolo di pasta fresca, cotto a vapore e poi arrostito al BBQ, viene laccato con un?estrazione di cipolla arrosto. Il ripieno ? quello della tipica braciola messinese: vitellina, prezzemolo, origano, provola dei Nebrodi, pane saporito e limone. Al centro del piatto, una spuma di patata e una polvere di sommacco donano freschezza e acidit?. Il fondo di cottura del ripieno e una salsa salmoriglio completano l?esperienza con un richiamo ai sapori pi? autentici dello Stretto.  Alla cieca…  Scopriamo un sorprendente Cerasuolo di Vittoria Classico 2011 – COS Di splendido colore granato intenso, con riflessi violacei giovanili ai bordi. Al naso si esprime con frutta ricca e ben definita, accompagnata da una speziatura intensa, mentre al sorso stupisce con un’acidit? vivace ed equilibrio perfetto.   Che abbiniamo a Mupa: un trancio di mupa avvolto in una crepinette, ripieno come una beccafico, si adagia su una salsa mugnaia morbida e avvolgente. Broccoletto, lattuga di mare e caviale aggiungono marezza, sapidit? e verticalit? a un piatto che gioca su consistenze e stratificazione gustativa.    Segue l’agnello, un piatto che esplora il tema della doppia cottura e della variet? delle carni. Da un lato, la spalla ? lavorata come una porchetta e glassata con il suo fondo; dall?altro, carr? e filetto vengono cotti al BBQ, sprigionando note affumicate e succulente. Il tutto ? accompagnato da frutti rossi, una spuma di zabaione al dragoncello e verdure di stagione, in un equilibrio tra grassezza, acidit? e freschezza.    Abbinato al Chianti Classico Riserva DOCG 1993 – Carpineto Il vino si presenta di un intenso colore rubino-porpora e offre al palato una sensazione vellutata, piena e generosa, calda, con toni di frutta succosa su un delicato fondo vegetale, tannini morbidi, acidit? equilibrata e un lungo e persistente finale, mentre al naso si rivela elegante e armonioso, con un intreccio di lamponi maturi, prugne, vaniglia e cioccolato.  Un intermezzo fresco a base di sorbetto di pesca gialla, crumble di mandorle e una spuma di ?mojito siciliano?: vino alla mandorla infuso con rum, menta, basilico e limone verdello. Un ponte aromatico tra agrume, erbe e frutta.    Che fico! Dalla foglia al frutto Un dessert che rende omaggio al fico in tutte le sue forme. Si alternano composta di fichi, crumble all?amaretto, yogurt cagliato con latte di fico, gelato alle foglie di fico, polvere e olio di foglie di fico, fichi nature e piccole meringhe. Accanto, una tarte tatin al fico che aggiunge morbidezza caramellata e calore.    E infine…  La piccola pasticceria servita con caff? Illy intenso, comprende: - un rocher all?amaro dell?Etna,
- un?arachide pralinata,
- una caramella morbida al limone,
- un torroncino meringato con pistacchio e mandorle
Un commiato dolce, vario e ben calibrato, che chiude il percorso con equilibrio e misura.   …a un gin tonic non si dice (quasi) mai di no!  Eccoli!!    Il mattino seguente colazione ricca e golosa!           Grazie di cuore e…alla prossima! Cucina La cucina si distingue per una visione chiara e coerente, radicata nel territorio ma capace di slanci contemporanei. La selezione rigorosa delle materie prime, dal pescato locale ai prodotti dell?entroterra, trova espressione in piatti che combinano tecnica, equilibrio e sensibilit?. Tradizione e innovazione si intrecciano senza forzature, dando vita a una narrazione gastronomica che valorizza la Sicilia in forme nuove, rispettose e raffinate. A nostro giudizio siamo gi? a livello due stelle. Servizio e accoglienza Il servizio ? misurato, professionale e attento ai tempi della sala. La brigata riesce a trasmettere competenza senza rigidit?, con spiegazioni puntuali e un approccio cortese che accompagna l?ospite senza sovrastarlo. L?accoglienza riflette lo spirito del luogo: calda ma elegante, discreta ma sempre presente, capace di far vivere l?esperienza in modo fluido e confortevole. Conclusioni Cortile Spirito Santo si afferma come un ristorante in cui storia, tecnica e materia prima dialogano con naturalezza. L?ambientazione suggestiva, la solidit? della cucina e la qualit? del servizio creano un percorso gastronomico completo, armonioso e memorabile. Una tappa indispensabile per chi cerca una Sicilia autentica ma capace di guardare avanti, con consapevolezza e stile. CORTILE SPIRITO SANTO Via Salomone, 21 – 96100 SIRACUSA Tel. +39 0931 181 54 04 | +39 347 61 93 240 Mail: info@cortilespiritosanto.com Sito web: www.cortilespiritosanto.com L'articolo Cortile Spirito Santo Chef Giuseppe Torrisi – Palazzo Salomone Luxury Suites a Ortigia – Siracusa (SR) proviene da ViaggiatoreGourmet alias AltissimoCeto!. | | TrackBack> |  |  |  |
| [11/16/2025, 11:33] | The Most Important Meal of the Day |  |
 | | Family outing Old California circa early 1930's - Nonna bottom right |
Marion Nestle doesn't believe in breakfast. At 89, this nutrition expert who's spent decades exposing the food industry says most of the research claiming breakfast is the most important meal was sponsored by cereal companies. Kellogg's and General Mills needed to move boxes. They manufactured urgency. We bought it. But nobody marketed the meals that actually mattered. My grandfather's brick bar-be-cue in old California. Every Sunday under the grape arbor. Probably the first place wine touched my lips. Those traditions?gathering, sharing a meal, an anonymous bottle or two of wine?they're gone now.
 | | Family dinner al fresco - Palermo circa mid 1950's | | | |
We have better everything now. Custom grills, exotic charcoal, grass-fed steaks, wines we can trace to specific hillsides. But something essential slipped away in all this improvement. I walked into a new restaurant recently. Noise hit first?music, then voices bouncing off hard surfaces designed for Instagram. By evening they'd dimmed the lights and cranked the volume higher. Maybe I'm just over it. But I watched people half-shouting across small tables, trying to connect. So people stay home. Not from antisocial impulse, but because they need to hear each other again. To see a face when it tells a story. To not be constantly barraged by questions ("How is everything tasting?"). At home you pour what makes sense. Wine's just there, part of it. It's there while you're talking about the world or work or nothing much. You taste it because you're paying attention?wine rewards that. You can't taste it properly while distracted, while your phone lights up with the next crisis. With meals at home one can breathe with the wine. Conversation happens without someone constantly interrupting you. No one's eyeing your table, trying to upsell you every five minutes.  | | There was nothing like our Mamma's cooking | |
Eat food, not too much, mostly plants. Pollan's mantra, Nestle's practice. Simple. Real. Not ultra-processed. Not manufactured. Not at 85dB. With music you can hear, maybe even enjoy, rather than some that seek to help the establishment turn the tables quickly. In Italy, lunch is still an important meal. Businesses close. People sit. Wine flows, moderately. Then back to work. My grandfather's Sunday gatherings had that same understanding. Different place, different wine, same knowledge: an ordinary day can be made to matter. Why can't Tuesday have that attention? We're in upheaval?political, social, economic. Wine consumption trending down. But maybe wine isn't the problem. Maybe we forgot how to weave it into the fabric of a meal instead of making it the excuse for one. Holidays approach with their promise of important meals. Thanksgiving. Christmas. New Year's. But what if we didn't wait? What if Thursday lunch mattered? What if we stopped relegating lunch to desk salads grabbed standing up? The most important meal isn't breakfast or dinner or Thanksgiving at two. It's whichever one you show up for. The one you make matter through presence.  | | Southern California - Nonno's bar-be-cue circa 1950's | My grandfather's backyard. That arbor. Those Sundays. The wine wasn't great, compared to the stuff we pour down our gullets today. But the moments were. Not because everything was perfect?people showed up. They sat. They stayed. They made memories we inherited. We cannot go back to that California. It fell off the map some time ago, vanished into whatever country the past becomes. But the practice hasn't. Setting a table. Paying attention to what you're eating, who you're with, what's in the glass. Not for Instagram. Not to escape. Just presence. Food, perhaps wine, certainly time, gratitude not as sentiment but as the act of noticing what stands before you, and in uncertain times not because it repairs the outer chaos but because it reminds us we are still here, still human, still capable of that most ancient and essential act of sitting down and being in each other's presence.  | | Old California circa 1930's- our dad on the right |
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| [05/30/2016, 06:30] | Score del vino e big data, debutta Wine Lister |  | 
La sintesi superficiale recita che si tratta di un nuovo sistema di score del vino che usa una scala in millesimi. Al contrario, la sintesi di Aristide vi invita ad affacciarvi sull’alba di una probabile nuova era per i sistemi di valutazione del vino: un sistema olistico che esprime una valutazione integrando non solo la qualità dei vini (l’unico parametro usato dai critici), ma anche prezzi, longevità stimata, popolarità sul mercato, performance nelle aste, forza globale del marchio. In pratica, sono i fattori presi in considerazione dagli acquirenti di vini di fascia alta – i fine wines.  Ella Lister, Fondatore e CEO di Wine-Lister.com Tutto questo si chiama Wine Lister (@wine_lister). Ha richiesto oltre quattro anni di lavoro per la giornalista Ella Lister (con un passato professionale nel settore finanziario, e poi scrittrice del vino e consulente per collezionisti di fine wines) e il suo team di esperti di big data. Hanno aggregato i dati elaborati da sei partner diversi: tre siti web di critici di fama internazionale, Jancis Robinson (JancisRobinson.com), Michel Bettane e Thierry Desseauve (Bettane+Desseauve) e Antonio Galloni (Vinous). Si tratta dei siti di maggior successo, con una forte digitalizzazione della propria base di dati e recensioni, attualmente accessibili solo a pagamento. A questi si aggiungono i dati forniti da Wine-Searcher.com, il più grande motore di ricerca globale sui prezzi dei vini, Wine Market Journal, la maggiore fonte di informazione sulle aste dei vini, e Wine Owners, la più importante piattaforma di scambi commerciali e gestione di portafogli. Gli algoritmi creati da Wine Lister “pesano” i singoli parametri e li riassumono in un indice di valutazione – score – rappresentato su una scala di 1.000 punti. Ella Lister precisa che qui non si usa solo il 20% della “parte alta” della scala, ma tutta la scala (vedi il diagramma qui sotto). E la scala in millesimi è stata ritenuta più funzionale a discriminare le differenze tra i singoli vini e i vari parametri considerati.  La scala in 1.000 punti di Wine Lister In passato ho espresso numerose critiche ai sistemi di valutazione basati sugli score (qui un post tra i vari pubblicati). Ma l’approccio di Wine Lister mi ha incuriosito e devo segnalare due elementi che mi interessa evidenziare: - fino a oggi, lo score rappresenta un valore del vino basato sulla sola valutazione di qualità percepita, la quale è fortemente soggettiva, sia che si tratti di un singolo degustatore che di un gruppo di assaggiatori;
- per la prima volta si integra un dato soggettivo con una serie di dati via via più quantitativi e rilevabili in rete.
Ecco perché ho deciso di testare il sistema per comprendere meglio come sia stato articolato (è disponibile un periodo di prova gratuita di 14 giorni, mentre l’accesso costa £90/anno – ?118/anno ca. o £10/mese – ?13/mese ca.). E la sorpresa è stata notevole.  I criteri valutati da Wine Lister Wine Lister oggi ha un database di circa 2.000 vini, l’obiettivo è di arrivare a breve a 5.000. Considerata la base dati principale che proviene dai critici internazionali, i vini rappresentati rientrano tra i vini top nel mondo. I vini italiani – al momento in cui scrivo – sono 462. I criteri considerati nella composizione dello score sono raccolti in tre famiglie e in dettaglio sono questi: - Quality – Critic data: sono gli score espressi dalle recensioni dei tre siti dei critici sopra citati, nell’insieme “pesati” allo stesso modo, poi elaborati e ricondotti alla misura in base 1.000.
- Quality – Vintage indicators: la longevità di un vino (stimata dai critici) viene presa come un indicatore di qualità e presa come un parametro;
- Brand – Distribution: la presenza globale dei marchi sulle carte dei vini dei più importanti ristoranti del mondo, classificati nelle guide Michelin, 50 Best Restaurants e World of Fine Wine Best Wine List Restaurants;
- Brand – Popularity: la popolarità del marchio attraverso la misura delle ricerche effettuate sui marchi nel sito Wine-Searcher;
- Economics – Price: medie dei prezzi di breve periodo calcolate su 3 e 6 mesi dai siti di Wine Owners e Wine-Searcher. Inoltre, performance dei prezzi su 3 anni e relativa stabilità nel tempo.
- Economics – Liquidity: i volumi trattati sono una “spia” del successo del vino, qui vengono elaborati dal sito di Wine Market Journal.
Ma non finisce qui. A questi criteri si aggiungono valutazioni su bottiglie prodotte, rese per ettaro, età delle viti e varietà delle uve. Infine, tutti questi dati possono essere “filtrati” attraverso quattro criteri: Buzz  brands, i marchi dei quali si parla - Hidden gems, le gemme nascoste
- Value picks, i migliori rapporti qualità /prezzo
- Investment staples, i vini con le migliori performance nei portfolio di investimento
In pratica, il risultato di queste analisi e ricerche, non si traducono tanto in un singolo score, ma in una scheda rappresentata nella pagina di Wine Lister in una sorta di infografica che è più una fotografia dei punti di forza e debolezza del singolo vino. Per darvi un’idea, qui a lato ho estratto la pagina del vino italiano che al momento gode dello score più alto (cliccare sull’immagine per ingrandire). Si tratta del Giacomo Conterno Barolo Monfortino Riserva, il quale riporta uno score globale di 973 punti. I singoli parametri riportano score individuali molto ravvicinati (è un ottimo segno, ovviamente): - Quality: 974
- Brand: 973
- Economics: 972
Conclusioni Erano anni che prevedevo la fine del ciclo di vita degli score del vino. Ciò che Wine Lister rappresenta non è tanto uno score, ma un sistema olistico ricco di informazioni, una sorta di mappa delle prestazioni di un fine wine nelle percezione analitica dei mercati, raccolte analizzate e rappresentate in una singola scheda. Certo, il sistema è largamente perfettibile, ma già in questo stato “1.0” è di grande interesse e merita il vostro approfondimento. E’ un’anticipazione di numerose applicazioni che riguarderanno i mercati del vino: scaricatevi il report sul Bordeaux – per esempio – per gettare uno sguardo sul presente di un aspetto dell’uso dei big data del vino. E’ un manifesto contemporaneo e moderno sullo stato del vino, nella sua accezione più alta e sofisticata, una prima risposta alla lettura e interpretazione della complessità di un prodotto per troppo lasciato alla sensibilità di nasi e palati allenati, ma sempre soggettivi nella percezione e valutazione. Mancano molti dati ancora, soprattutto dalla parte delle percezioni elaborate dai consumatori armati di social media e strumenti di annotazione e recensione. Ne vedremo delle belle nei prossimi mesi, quando il sistema potrà evolversi a ulteriori integrazioni e analisi. In qualche modo, stiamo vivendo un mutamento che avrà una qualche storica rilevanza. The post Score del vino e big data, debutta Wine Lister appeared first on Aristide, a wine blog.  | | TrackBack> |  |  |  |
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