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| [06/03/2008, 22:04] | Una semplice torta di mele |  | Sul nostro blog, maisazi.com, pubblichiamo tanto ricette, spesso proponendo dolci e creme. Noi ci diamo da fare per inventare nuove proposte, ma alla fine scopriamo che le persone vogliono qualcosa di semplice, come la torta di mele di Gioi e quella di copertina75, sempre alle mele. Queste due ricette, da poco pubblicate, sono tra le pagine più visitate del nostro blog, assieme alla Torta Caprese, che ha la palma di pagina più letta in assoluto. Segnale evidente di come si orientino i gusti dei nostri utenti e monito per chi sta ai fornelli. Giusto sperimentare, quindi, ma ricordiamoci anche delle tradizioni e dei ricordi che abbiamo della nostra fanciullezza. A volte una torta è importante non in quanto buona, ma perché si porta dietro un ricordo importante, un momento felice, un giorno di festa, un traguardo giovanile raggiunto. In questo caso, poi, la semplicità è massima. Le due torte di mele proposte da Gioi e copertina75 sono ai limiti del minimalismo, ma piacciono sempre. Io non sto a ripetervi le ricette, dato che potete facilmente leggerle sul blog alle pagine che vi ho indicato. Se avete voglia, preparatele con qualche variante, comunicandoci poi il risultato. In particolare, provate ad aggiungere qualche ingrediente che estenda i profumi, che in un dolce non sono mai troppi. Potreste anche pensare a qualche altro ingrediente corollario che completi la mela o faccia contrasto con essa. Non scostatevi troppo dalla ricetta, però, perché la snaturereste. | | TrackBack> |  |  |  |
| [03/20/2012, 09:09] | Vinitaly 2012 |  | - Presso il pad.5 stand F4, il nostro stand aziendale, dove assaggiare tutti i vini e ben 3 novit?... - Presso l'enoteca "Vinitaly for you" al Palazzo della Gran Guardia in Piazza Br? potrete degustare il nostro Scaligio rosso - Luned? 26 Marzo dalle 15.30 alle 17.00, presso lo stand del Consorzio Tutela Vini Soave (PAD 5 stand G6-7), "Soavecru: quando il Soave ? una questione di famiglia". Presenteremo il nostro Soave Classico 2011 in abbinamento ad una specialit? gastronomica veronese. - Al "Ristorante Gusto Veneto ? Le Strade dei vini e dei sapori ? Regione Veneto" (dietro al pad.5) in mescita il nostro Soave spumante Brut - Presso il "Ristorante delle Donne del Vino" (Cittadella del Gusto ? ?Area F?) in mescita il nostro Scaligio rosso - Presso il "Ristorante d'autore" in mescita il nostro Soave Classico 2011 | | TrackBack> |  |  |  |
| [04/28/2008, 09:16] | Il blog di Don Sebastiani & Sons? |  |  Pochi giorni fa avevo scritto una bozza a proposito del blog di Don Sebastiani & Sons che tuttavia devo modificare. Inizialmente, andando sul sito dell’azienda si poteva leggere nel menu in alto la parola Blog. Oggi, per?, quella parola ? stata modificata in Press. Inutile dire che la recensione che avevo fatto di quel blog era molto negativa: tutto poteva apparire tranne un blog! E’ una semplice pagina in cui vengono visualizzati tutti i comunicati stampa in ordine cronologico. In sostanza: il termine Blog non era per nulla pertinente. Un blog non ? il contenitore dei comunicati stampa: ? conversazione. La notizia l’avevo scoperta su The winery web site report, ottimo blog che ogni tanto fornisce alcuni spunti interessanti sui movimenti dei siti delle cantine. Lo stesso sito diceva: Sorry, Don, but that is *not* a blog A parte il fatto che si tratta di comunicati stampa, da segnalare l’altro punto negativo: “Both comments and pings are currently closed. Comments are closed”. Naturalmente: chi commenterebbe un comunicato stampa asettico, promozionale e via discorrendo? Oggi, poi, mentre ricontrollavo la bozza mi sono imbattutto di nuovo nel post di The winery web site report scoprendo che la parola Blog ? stata sostituita con la pi? pertinente Press. Nello stesso post potete leggere un commento molto interessante, fatto dalla stessa azienda ad opera di Tyson Caly: I just replaced the word Blog with the word Press. It’s certainly more accurate in describing what that part of the website is. Funny you should post about this very thing as it’s something we just talked about fixing last week. We had thought of writing a Blog long long ago, and sadly it never happened. In any case, thanks for bringing it up! Next up is to work out the Feed issue. Qualche considerazione ? d’obbligo: 1. L’azienda ha fatto uno sbaglio e lo ha corretto. Sar? perch? The winery web site report ha fatto una recensione cos? negativa ma giusta? Non ha caso la stessa azienda ha risposto lasciando un commento e correggendo. 2. Stanno lavorando all’implementazione dei Feed: ottimo esempio di utilizzo di questa tecnologia mettendola a disposizione di chiunque voglia seguire i comunicati stampa aziendali. ShareThis | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/18/2008, 19:24] | Cantine Aperte in Umbria, sceglie VinoClic |  | Cantine Aperte, l'evento ideato e promosso da Movimento Turismo del Vino su tutto il territorio nazionale ha scelto VinoClic, per la promozione della sua versione umbra. Il Comune di Montefalco, probabilmente anche grazie alla giovane et? e quindi probabile freschezza di vedute, ha incaricato VinoClic di promuovere l'evento su tutto il network per tutta la settimana precedente la manifestazione nazionale. Come gi? rilevato in altra occasione, la promozione di eventi ? a nostro avviso uno dei settori in cui il nostro network esprime il meglio di se dal momento che la pubblicit? cos? veicolata porta con se non solo un marchio ma un'informazione utile e quindi ben accolta dal suo potenziale destinatario. | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 00:00] | Youssou N'Dour: la musica nel sangue |  | | Il primo ottobre di 49 anni fa nasce a Dakar Youssou N'Dour, in Senegal, un Paese al quale ? sempre stato profondamente legato, tanto da spingerlo a fare un percorso di vita e musicale assai diverso dalla maggior parte degli altri musicisti connazionali. Qui non sono mancati mai, purtroppo, tutti i problemi che assillano non pochi popoli africani, come la siccit?, le enormi difficolt? economiche, l'apartheid, la schiavit?, l'emigrazione, l'Aids.Fin da bambino era straordinariamente portato per la musica, tanto da essere diventata parte naturale della sua esistenza. Discendente da parte di madre di un'antica famiglia di "griots", poeti e cantori che hanno lo scopo di conservare e diffondere la tradizione orale degli antenati, ma anche il ruolo di interpreti e ambasciatori della propria cultura, Youssou ? diventato con il tempo una figura di spicco non solo in campo musicale, ma per il suo impegno nelle lotte sociali per il popolo senegalese e africano.Musicalmente ? un autentico trascinatore, il suo stile si ? evoluto negli anni fondendo ritmi africani al pop e alla musica caraibica; voce straordinaria e di ampissima estensione, riesce ad incantare con il suo entusiasmo e la sua profondit? espressiva, sia nella lingua originale, il wolof, che in francese e inglese. Vanta collaborazioni con musicisti del calibro di Peter Gabriel, Paul Simon, Sting, Nene Cherry, Johnny Dollar. Il 1994 segna la sua consacrazione come artista grazie al bellissimo album The Guide (Wommat), contenente il singolo 7 Seconds cantato con Nene Cherry, che vende quasi 2 milioni di copie e con cui viene nominato ai Grammy Awards nella sezione World Music.La sua discografia vanta numerose pietre miliari, fra cui amo ricordare lo splendido Egypt del 2004. Bellissimo anche il suo ultimo lavoro, Rokku mi Rokka (Give and Take), del quale ha presentato numerosi brani sabato sera alla Cavea dell'Auditorium di Roma.Una serata straordinaria, anche per la mumerosa presenza di senegalesi e africani fra il pubblico, che hanno ballato e coinvolto anche i pi? pigri e restii "uomini bianchi". La straordinaria umanit? e sensibilit? di questo musicista lo pone sul gradino pi? alto della comunicazione, al di l? di mode e commercializzazioni, il suo contributo all'Africa ? un elemento prezioso che va ben oltre la semplice diffusione di un linguaggio musicale, toccando temi fondamentali che fanno riflettere e mettono in discussione il nostro sistema sociopolitico sin nelle sue pi? profonde contraddizioni. | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/30/2016, 06:30] | Score del vino e big data, debutta Wine Lister |  | 
La sintesi superficiale recita che si tratta di un nuovo sistema di score del vino che usa una scala in millesimi. Al contrario, la sintesi di Aristide vi invita ad affacciarvi sull’alba di una probabile nuova era per i sistemi di valutazione del vino: un sistema olistico che esprime una valutazione integrando non solo la qualità dei vini (l’unico parametro usato dai critici), ma anche prezzi, longevità stimata, popolarità sul mercato, performance nelle aste, forza globale del marchio. In pratica, sono i fattori presi in considerazione dagli acquirenti di vini di fascia alta – i fine wines.  Ella Lister, Fondatore e CEO di Wine-Lister.com Tutto questo si chiama Wine Lister (@wine_lister). Ha richiesto oltre quattro anni di lavoro per la giornalista Ella Lister (con un passato professionale nel settore finanziario, e poi scrittrice del vino e consulente per collezionisti di fine wines) e il suo team di esperti di big data. Hanno aggregato i dati elaborati da sei partner diversi: tre siti web di critici di fama internazionale, Jancis Robinson (JancisRobinson.com), Michel Bettane e Thierry Desseauve (Bettane+Desseauve) e Antonio Galloni (Vinous). Si tratta dei siti di maggior successo, con una forte digitalizzazione della propria base di dati e recensioni, attualmente accessibili solo a pagamento. A questi si aggiungono i dati forniti da Wine-Searcher.com, il più grande motore di ricerca globale sui prezzi dei vini, Wine Market Journal, la maggiore fonte di informazione sulle aste dei vini, e Wine Owners, la più importante piattaforma di scambi commerciali e gestione di portafogli. Gli algoritmi creati da Wine Lister “pesano” i singoli parametri e li riassumono in un indice di valutazione – score – rappresentato su una scala di 1.000 punti. Ella Lister precisa che qui non si usa solo il 20% della “parte alta” della scala, ma tutta la scala (vedi il diagramma qui sotto). E la scala in millesimi è stata ritenuta più funzionale a discriminare le differenze tra i singoli vini e i vari parametri considerati.  La scala in 1.000 punti di Wine Lister In passato ho espresso numerose critiche ai sistemi di valutazione basati sugli score (qui un post tra i vari pubblicati). Ma l’approccio di Wine Lister mi ha incuriosito e devo segnalare due elementi che mi interessa evidenziare: - fino a oggi, lo score rappresenta un valore del vino basato sulla sola valutazione di qualità percepita, la quale è fortemente soggettiva, sia che si tratti di un singolo degustatore che di un gruppo di assaggiatori;
- per la prima volta si integra un dato soggettivo con una serie di dati via via più quantitativi e rilevabili in rete.
Ecco perché ho deciso di testare il sistema per comprendere meglio come sia stato articolato (è disponibile un periodo di prova gratuita di 14 giorni, mentre l’accesso costa £90/anno – ?118/anno ca. o £10/mese – ?13/mese ca.). E la sorpresa è stata notevole.  I criteri valutati da Wine Lister Wine Lister oggi ha un database di circa 2.000 vini, l’obiettivo è di arrivare a breve a 5.000. Considerata la base dati principale che proviene dai critici internazionali, i vini rappresentati rientrano tra i vini top nel mondo. I vini italiani – al momento in cui scrivo – sono 462. I criteri considerati nella composizione dello score sono raccolti in tre famiglie e in dettaglio sono questi: - Quality – Critic data: sono gli score espressi dalle recensioni dei tre siti dei critici sopra citati, nell’insieme “pesati” allo stesso modo, poi elaborati e ricondotti alla misura in base 1.000.
- Quality – Vintage indicators: la longevità di un vino (stimata dai critici) viene presa come un indicatore di qualità e presa come un parametro;
- Brand – Distribution: la presenza globale dei marchi sulle carte dei vini dei più importanti ristoranti del mondo, classificati nelle guide Michelin, 50 Best Restaurants e World of Fine Wine Best Wine List Restaurants;
- Brand – Popularity: la popolarità del marchio attraverso la misura delle ricerche effettuate sui marchi nel sito Wine-Searcher;
- Economics – Price: medie dei prezzi di breve periodo calcolate su 3 e 6 mesi dai siti di Wine Owners e Wine-Searcher. Inoltre, performance dei prezzi su 3 anni e relativa stabilità nel tempo.
- Economics – Liquidity: i volumi trattati sono una “spia” del successo del vino, qui vengono elaborati dal sito di Wine Market Journal.
Ma non finisce qui. A questi criteri si aggiungono valutazioni su bottiglie prodotte, rese per ettaro, età delle viti e varietà delle uve. Infine, tutti questi dati possono essere “filtrati” attraverso quattro criteri: Buzz  brands, i marchi dei quali si parla - Hidden gems, le gemme nascoste
- Value picks, i migliori rapporti qualità /prezzo
- Investment staples, i vini con le migliori performance nei portfolio di investimento
In pratica, il risultato di queste analisi e ricerche, non si traducono tanto in un singolo score, ma in una scheda rappresentata nella pagina di Wine Lister in una sorta di infografica che è più una fotografia dei punti di forza e debolezza del singolo vino. Per darvi un’idea, qui a lato ho estratto la pagina del vino italiano che al momento gode dello score più alto (cliccare sull’immagine per ingrandire). Si tratta del Giacomo Conterno Barolo Monfortino Riserva, il quale riporta uno score globale di 973 punti. I singoli parametri riportano score individuali molto ravvicinati (è un ottimo segno, ovviamente): - Quality: 974
- Brand: 973
- Economics: 972
Conclusioni Erano anni che prevedevo la fine del ciclo di vita degli score del vino. Ciò che Wine Lister rappresenta non è tanto uno score, ma un sistema olistico ricco di informazioni, una sorta di mappa delle prestazioni di un fine wine nelle percezione analitica dei mercati, raccolte analizzate e rappresentate in una singola scheda. Certo, il sistema è largamente perfettibile, ma già in questo stato “1.0” è di grande interesse e merita il vostro approfondimento. E’ un’anticipazione di numerose applicazioni che riguarderanno i mercati del vino: scaricatevi il report sul Bordeaux – per esempio – per gettare uno sguardo sul presente di un aspetto dell’uso dei big data del vino. E’ un manifesto contemporaneo e moderno sullo stato del vino, nella sua accezione più alta e sofisticata, una prima risposta alla lettura e interpretazione della complessità di un prodotto per troppo lasciato alla sensibilità di nasi e palati allenati, ma sempre soggettivi nella percezione e valutazione. Mancano molti dati ancora, soprattutto dalla parte delle percezioni elaborate dai consumatori armati di social media e strumenti di annotazione e recensione. Ne vedremo delle belle nei prossimi mesi, quando il sistema potrà evolversi a ulteriori integrazioni e analisi. In qualche modo, stiamo vivendo un mutamento che avrà una qualche storica rilevanza. The post Score del vino e big data, debutta Wine Lister appeared first on Aristide, a wine blog.  | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 00:00] | La querela ? un atto fascista |  | | Premessa: per me (libert? di opinione articolo 21 della Costituzione, lo penso io che sono un cittadino), la querela ? un atto fascista (spiegazione: lo ? la querela, non il querelante che ? quel che ? o preferisce essere). Penso... | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 00:00] | Inchiesta Montepulciano: tutto regolare per Vecchia Cantina |  | | Ricordate l'inchiesta partita all'inizi di giugno su presunte irregolarit?, ovvero il possibile utilizzo di uve provenienti da altre regioni per il Nobile e del Rosso di Montepulciano, che hanno portato al sequestro di migliaia di bottiglie di vino presso la Vecchia Cantina e che hanno visto il presidente Enrico Trabalzini coinvolto da avviso di garanzia?Ebbene, la scelta di non effettuare alcun ricorso e di preferire la linea collaborativa sembra sia stata lungimirante. E' di venerd? scorso la notizia riportata da La Nazione di Siena che Il tribunale di Montepulciano ha dissequestrato i vini dell'azienda e che tutto dovrebbe essere tornato alla normalit?.L'articolo non parla invece delle conseguenze di questa interruzione delle attivit? durata quasi un mese, per la quale era stato stipulato un accordo sindacale aziendale che garantiva l'impiego dei dipendenti in attivit? interne straordinarie solo fino al 15 giugno, cio? un mese fa. Qual ? la situazione per i numerosi lavoratori che di questa importante realt? che conta su circa 1000 ettari di vigneti, dei quali 280 destinati al Nobile e 150 al Rosso, con una produzione annua complessiva tra i 2,5 e i 3 milioni di bottiglie? | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/29/2008, 20:21] | Un necessario passo indietro del blog |  | Gentili lettori, e’ con un po’ di rammarico, ma soprattutto di rabbia, che annuncio il termine della collaborazione di Aldo Gay con “I numeri del vino”. E’ un evento improvviso ma necessario per mantenere intatto lo spirito e la credibilita’ del blog. Sono a vostra disposizione attraverso la mia email per fornirvi, in forma privata, ogni delucidazione in merito. Da questo momento, “I numeri del vino” torna alla sua programmazione storica: un giorno si’ e un giorno no. Marco Baccaglio 
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| [09/17/2008, 12:06] | Enomuseo all' Azienda Ca' Rugate: storia del "fare" il vino |  | | Riceviamo e volentieri pubblichiamo la bella notizia relativa a una nuova iniziativa dell'Azienda Ca' Rugate: un Enomuseo che raccoglie testimonianze sul percorso produttivo del vino. In dialetto veneto "le arte" definiscono gli arnesi di un mestiere... Qui si verdranno storiche... | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/09/2023, 12:32] | Di ritorno da Pantelleria, assaggi e cogitazioni laterali |  | Pantelleria ? una terra aspra. Distante, ai confini meridionali dell'Europa, spazzata da un vento impietoso che non a caso ? all'origine del suo nome arabo. Terreno vulcanico, ovunque la lava spunta con le sue lame di pietra nera e affilata. Isola senza spiagge, circondata da scogli inaccessibili fatti della stessa lava che scartavetra le estremit? degli umani, i quali pensando di essere al mare cercano un punto dove, chess?, fare un tuffo. Molto meglio fare camminate in mezzo a quella natura, meglio il trekking. Le strade sono spesso strettissime e inerpicate, ricordano le single track road viste in Scozia, quando preghi di non trovare nessuno in direzione opposta, perch? non sapresti dove accostare. Ma cos? hai la scusa buona per percorrere quelle strade molto lentamente, per goderti i paesaggi spettacolari tutto intorno. Nei pochi giorni in cui ho pilotato la vettura noleggiata, ho tenuto praticamente sempre la seconda marcia. La terza quasi mai. La quarta e la quinta sono praticamente inutili. Il vigneto pantesco (di Pantelleria, cio?) ? fatto cos?. Pantelleria ? una terra estrema e difficile, le piante della vite sono alberelli infossati a proteggersi dal vento, e sono un bel disagio da vendemmiare, l? in basso. Questa terra dove l'uomo ha dovuto creare residenze, i dammusi, fatti di mura spessissime a proteggersi dal caldo che diciamo africano per amore dell'iperbole ma qui lo ? davvero, siccome siamo davanti all'Africa, questa terra durissima produce uno dei vini pi? dolci, flessuosi, accoglienti, confortevoli e deliziosi del globo. Il Passito di Pantelleria sembra la reazione opposta al suo contesto, quasi a contraddire le premesse. Qui sostanzialmente c'? un'unica uva, il moscato di Alessandria o moscatellone o zibibbo, clone diverso dal piemontese moscato bianco di Canelli. Vinificato come vino secco, senza alcun residuo zuccherino, ha l'aromaticit? gradevole del vitigno con un carattere spiccato e, questo s?, direi territoriale, indomito. Nella versione passita tocca il suo vertice, come dicevo pare un negativo fotografico di quella terra. La situazione produttiva enologica a Pantelleria non ? dissimile da quella del resto del mondo: esiste un artigianato encomiabile che propone passiti da tuffo al cuore, struggenti e sensazionali. Esiste anche qualche tipo di industria che fa numeri ed ? certamente pi? pittoresca e turistica, diciamo. Nelle loro cantine si trovano pi? facilmente etichette disponibili e milanesi imbruttiti. I vini della prima categoria sono eternamente introvabili, e pure la visita in cantina ? meno agevole ("venite pure ma vino non ce n'?"). Lascio al mio lettore indovinare quello che piace a me. A questo proposito, ecco un paio di assaggi.
Salvatore Murana Produttore storico, amato, stimato, rispettato. Vini inappuntabili e densi non solo nella struttura della dolcezza, ma anche densi di suggestioni e richiami. Murana ha diverse versioni del suo passito, Martingana imperativo e solenne, Mueggen una pietra miliare, Turb? apparentemente pi? delicato. Gad? ? la versione secca della stessa uva, salino e ampio. Il "Creato" ? raro e prezioso, ora si beve il 1983 (non ? un refuso) perch? affina per decenni, letteralmente. Ho provato a chiedere il suo prezzo, e alla risposta ("costa come un biglietto aereo per Pantelleria") non ho ritenuto di fare altre domande. Certo, che meraviglioso privilegio averlo nel bicchiere, con quel colore brunito e il finale interminabile.  Gli assaggi da Murana. I vigneti intorno.
Da Murana ? visitabile, tra l'altro, il giardino pantesco: costruzione circolare a proteggere, di solito, una pianta di agrume, che senza il riparo non potrebbe crescere.
La retro etichetta del Creato racconta gi? molto.
Mueggen ha un equilibrio perfetto tra frutta essiccata e note marine.
Salvatore Ferrandes Ci vuole un po' di fortuna, nel caso di Ferrandes: per trovarlo, anche geograficamente intendo, e trovarlo disponibile perch? gli impegni che ha sono numerosi, il lavoro in vigna per esempio. E comunque ? un altro produttore che, dati i numeri, ha scarsissimo vino disponibile - abbiamo prenotato qualcosa, abbiamo incrociato le dita, ora speriamo. Il suo passito ha una tensione dolce struggente, tiene impegnato l'assaggiatore per mezz'ore col naso infilato nel bicchiere perch? ogni olfazione ? un nuovo riconoscimento, una nuance inedita. In bocca pressoch? infinito.
La strada per arrivare da Ferrandes ? una cosa cos?. Assaggio di grande intensit?, definitivamente. La (micro) cantina di Ferrandes, solo acciaio, niente legno.
L'uva appassita, peraltro buonissima.
E gli altri che non nomino Nei miei giri per cantine naturalmente ho visitato anche il fashion e il decadente, poi c'? quello che non risponde al telefono e quello che non risponde alla mail, tutti questi non li nomino essenzialmente perch? non ho voglia di grane. Io comunque consiglio, nei preparativi delle visite di cantina, di infilare sempre un produttore che potrei definire industriale, o modaiolo, quello che ha sempre vino e ha la struttura fatta apposta per accogliere l'enoturista: ? un tipo di conoscenza utile, didattica, spesso costoro hanno numerosi meriti, consentono la visione ampia e soprattutto consentono di fare la scelta finale, viste tutte le opzioni. | | TrackBack> |  |  |  |
| [09/10/2008, 23:29] | A proposito di rating: taggare il vino |  |  Premessa, in occasione della conferenza dei blogger tenutasi a fine agosto a Logrono in Spagna, tra le altre cose si ? parlato molto di sistemi di valutazione del vino, di rating, di voti, di opportunit? o meno di giudizi numerici o simbolici. Il tema ha trovato un particolare risvolto pratico nella proposta da parte di Giampiero Nadali di una sperimentazione di sistemi di valutazione di tipo edonistico della quale ci ha compiutamente parlato in questo articolo. Io sono tra coloro che credono che un qualche sistema di sintesi del valore / qualit? di un vino sia utile, per praticit? e sintesi, se affiancato alla descrizione testuale di un vino. Serve per catalogare le informazioni in modo efficace, pu? servire a dare un'idea di massima, in base al metro di ciascuno, sul valore e sulla tipologia di un vino. L'idea di un sistema di tipo edonistico ? molto affascinante e sicuramente di facile comprensione per il consumatore finale nella fase di scelta. Ma qual ?, in rete, lo strumento che ad oggi meglio di ogni altro ? in grado di assumere il ruolo tecnico di un sistema di valutazione che pur sempre si appoggia alle parole, sia pur in modo sintetico ? Il tag. Sempre di pi? i contenuti e le informazioni in rete vengono "taggate" dalle persone: una o pi? parole singole o composte che, associate ad un contenuto direttamente da chi lo scrive, sono in grado di sintetizzarne il significato pi? profondo ed ampliarne i confini con abbinamenti che spesso vanno ben oltre il freddo strumento della keyword, la parola chiave, generalmente ricavata meccanicamente da un agglomerato di parole pi? ampio. Il tag ? qualcosa di pi?. E' un'attivit? umana, presuppone un ragionamento ed un lavoro di sintesi che una volta compiuto diventa un bene prezioso inestimabile di catalogazione, definizione, espansione e ridefinizione. Certo, in parte soggettivo, ma cosa non ? soggettivo in questo mondo enoico ? A tal proposito mi piacerebbe verificare la possibilit? di affiancare / integrare se possibile questa sperimentazione di blogger promossa da Aristide con questa mia proposta di "classificare" il vino sinteticamente attraverso tags. Dove l'edonismo pu? essere la rotta (o meglio, una delle possibili rotte) e il tag il timone. Quello che propongo ? quindi di coniare, con l'aiuto della sperimentazione in atto, si panel di degustazione, di centri enologici, di esperti, di appassionati, linguisti, una serie di "tags" di vario tipo ma universalmente utili per descrivere univocamente un vino e renderlo comprensibile all'utente della strada con margini di errore molto limitati. Un'associazione che resterebbe naturalmente accessoria rispetto alla storia e al parlato che ovviamente restano sempre il cardine di una vera e approfondita degustazione. Tra l'altro, se ci pensate, una serie di pochi tags molto pertinenti, pu? anche essere molto semplicemente aggiunta in etichetta e allo stesso tempo uno strumento di semplicissima adozione da parte, per esempio, di un'enoteca che potrebbe assegnare alcuni tag su un cartellino insieme al prezzo. (esempi a casaccio : molto alcolico, adatto a cibi molto grassi, asciuga la lingua, fruttato, sensazione di legno, elegante, suadente, ceralacca, semplice, difficile, ecc.). Questo lavoro lo stiamo facendo ogni giorno su vinix con tutti i contenuti ma in modo molto pi? soggettivo di come lo si potrebbe fare seguendo uno schema riconosciuto e precostituito (ferma la sacrosanta libert? di ognuno di non seguirlo, ovviamente). Credo anche che oltre 11.000 tags diversi gi? raccolti, molti dei quali dedicati alla descrizione dei vini, potrebbero rappresentare una buona base di partenza per un eventuale studio. Se un domani fosse disponibile una serie di tag precostituiti da assumere come modello per un vino di un certo tipo, sarei lieto di aggiungerli ad ogni mia degustazione. Una sorta di esperanto del vino. Che ne pensate ? [Foto credit : Danembraceddc]
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| [04/06/2008, 12:42] | Velenitaly - quando il veleno nel vino lo inietta l?Espresso |  | | Siccome i giornali e le riviste non li compra pi? nessuno, all’Espresso si sono inventati di creare lo scandalo in occasione del Vinitaly, per giunta utilizzando in gran parte inchieste vecchie - e chiss? a quanto avranno venduto gli spazi pubblicitari nel numero uscito gioved? scorso e andato subito a ruba - e non solo [...] | | TrackBack> |  |  |  |
| [11/02/2025, 10:30] | The Great Inversion: How Italian Wine's Future Moved South |  | Here's the thing nobody's saying out loud: northern Italy is dying faster than the south. Not literally. Not yet. But the vines are telling a story that contradicts oodles of years of wine history. Barolo is sweating. Chianti is scrambling. Prosecco is looking nervously at the thermometer. Meanwhile, on a volcano in Sicily and in the forgotten hills of Basilicata, indigenous grapes that have spent millennia dealing with heat and drought are suddenly looking like the smartest bet in Italy. For the first time in modern wine history, the center of gravity is shifting. Not because of fashion or critics or investment. Because of physics. Because southern Italy?the part that was always too hot, too rustic, too other?turns out to be the part that already knows how to survive what's coming. This isn't about eight random wines from across Italy. It's about eight wines from the south?Sicily, Basilicata, Puglia, Calabria?that show what the next twenty years might look like. The Counterintuitive Reality In 2024, climate scientists published projections that should terrify anyone who loves Italian wine: 90% of traditional wine regions in coastal and lowland areas could be at risk by century's end.1 Not "might struggle." At risk of disappearing. But here's the twist. Northern vineyards?Nebbiolo in Piedmont, Sangiovese in Tuscany, even Chardonnay in Emilia-Romagna?are showing more heat stress than vineyards in Sicily and Basilicata, despite getting more rain.2 Why? Because northern vines evolved for cool, damp conditions. They're planted on steep hillsides with shallow soils designed to shed water. When extreme heat arrives, they have no defense. They're climate refugees on their own land. Southern indigenous varieties?Aglianico, Nero d'Avola, Carricante, Nerello Mascalese?have been coping with drought and sun for eons. Deep roots. Late ripening. Thick skins. They're not adapting to climate change. They were built for it.3 Winemakers in Emilia-Romagna are already ripping out Chardonnay they planted thirty years ago and replanting indigenous varieties.4 Some experts now predict Chardonnay won't be viable anywhere in Italy within a generation.5 Meanwhile, on Mount Etna and in Vulture, production is expanding. The wines that will define the next twenty years aren't the ones fighting the future. They're the ones that already live there. The Evidence: High-altitude volcanic viticulture as the blueprint. James Suckling named this Italian Wine of the Year for 2025.6 Not as a trend pick?as a model. Made from Nerello Mascalese planted in the 1950s at 600-900 meters on volcanic ash, it captures everything the future demands: late ripening, natural acidity, minerality, freshness despite warmth. Etna isn't just making great wine. It's showing other regions what survival looks like. Ungrafted vines on porous volcanic soil. Elevation that creates natural cooling. Indigenous varieties that ripen slowly even when the mercury climbs. This isn't innovation?it's validation of what southern Italy knew all along. The next twenty years will see this model replicated: higher, cooler, volcanic, indigenous. Etna got there first. Elena Fucci "Titolo" (Aglianico del Vulture, Basilicata) The Evidence: Southern volcanic terroir competing with the North?and winning. Aglianico has always been Italy's secret weapon. Planted on the slopes of an extinct volcano in Basilicata, it makes wines with the structure of Barolo, the aging potential of Brunello, and the effortless ability to handle heat.7 Elena Fucci's "Titolo" is single-vineyard, ungrafted, aged in large oak?proof that southern Italy doesn't need to imitate Piedmont. It already has the goods. Basilicata is positioned to become what Etna was fifteen years ago: the overlooked southern region that suddenly everyone realizes has been making world-class wine all along. Volcanic soils, high altitude (600-800m), late-ripening indigenous grapes. All the climate advantages, none of the hype. When collectors discover Vulture?and they will8?Elena Fucci will be one of the reasons. Cantine del Notaio "L'Atto" (Aglianico del Vulture, Basilicata) The Evidence: Biodynamic viticulture + research = understanding what actually works. Gerardo Giuratrabocchetti isn't just making wine?he's running experiments. Testing how altitude affects ripening. Studying ancient cave-aging systems carved into volcanic tuff in the 1600?s. Documenting which biodynamic practices actually build resilience in a warming climate. "L'Atto" is the estate's research-driven single vineyard bottling. It's structured, mineral, built to age for decades. But more importantly, it represents southern Italy doing the unglamorous work of figuring out why these vineyards work?so the knowledge can travel. If Basilicata emerges as a serious global player, it'll be because producers like Cantine del Notaio did the science. Maugeri "Carricante" (Etna) The Evidence: Volcanic whites rivaling the world's great expressions?and just getting started. While the world fell for Etna Rosso, Carricante was quietly evolving into one of Italy's most compelling white grapes. Electric acidity, volcanic minerality, precision that draws comparisons to Chablis and Mosel Riesling. High-altitude (eastern slopes, 700-900m), cool microclimate, built to age. Carla Maugeri's family estate is making some of the most profound whites in Italy9?proof that Etna's potential goes far beyond red wine. In twenty years, this could be the white wine sommeliers obsess over. The architecture is already there. The Evidence: The next generation claiming the volcano?on their own terms. Benedetto Alessandro represents the third wave.10 He grew up making wine in western Sicily, studied the pioneers (de Grazia, Foti), then convinced his cousins to buy land on Etna's northeastern slopes in 2016. His wines are modern, fruit-forward, precise?intentionally different from the brooding traditional style. Some will call them too clean. Others will call them the future. What matters: young Sicilian winemakers are taking over Etna, and they're not interested in imitating anyone. That creative tension?between reverence and rebellion?is where the next twenty years will be written. Tenute Rubino "Torre Testa" (Susumaniello, Puglia) The Evidence: Rescued indigenous varieties that thrive in drought. Susumaniello nearly went extinct in the 1990s. The grape's production drops dramatically after a decade?less than a kilogram per plant?which made it economically unviable when Puglia focused on volume. But Luigi Rubino understood something others missed: those few bunches that remain produce wines of extraordinary concentration and elegance.11 The grape is naturally hardy and resistant to extreme climate.11 Bush-trained vines with deep root systems, grown in Salento's arid soils with minimal water, Susumaniello is precisely what climate resilience looks like. Tenute Rubino's "Torre Testa" is their flagship single-vineyard bottling?intense, structured, built for aging?proof that Puglia's forgotten grapes are actually its future. When the Mediterranean gets too hot for irrigation-dependent varieties, Susumaniello will still be thriving. Librandi "Duca Sanfelice" (Cir? Riserva, Calabria) The Evidence: Ancient terroir meeting the future head-on. Cir? is considered one of the oldest wines in the world?allegedly served to Olympic champions in ancient Greece. The Librandi family brought it to international attention in the 1990?s, proving that Calabria's indigenous Gaglioppo grape, grown on calcareous marl soils near the Ionian Sea, could make world-class wine.12 Gaglioppo has thick skins and thrives in hot, dry conditions.12 Sea breezes moderate the intense summer heat. Many vineyards still use alberello?traditional bush-vine training that's naturally drought-resistant. "Duca Sanfelice" is Librandi's top Cir? Riserva, aged two years before release, made from old alberello vines. It's structured, complex, and built for the long haul. Calabria faces "harsh climate, persistent drought and high temperatures"12?but Gaglioppo was born for this. While northern Italy scrambles to adapt, Cir? just keeps doing what it's done for ages. Planeta"Santa Cecilia" (Nero d'Avola, Sicily) The Evidence: Drought-tolerant indigenous variety as climate solution. Nero d'Avola is Sicily's most important red grape, and for good reason: it thrives in scorching heat, retains refreshing acidity at high sugar levels, and requires minimal irrigation thanks to deep root systems.13 In a region receiving under 550mm of rain annually, these aren't luxuries?they're survival traits. Planeta's "Santa Cecilia" comes from the Noto hills in southeastern Sicily, where Nero d'Avola originated. Dry-farmed, grown on sandy soils in extreme heat, this is wine made exactly as the climate crisis would design it. The 2024 InnoNDA research project is exploring how to reduce alcohol levels by up to 4% without sacrificing flavor13?direct response to both consumer and climate pressures. Nero d'Avola isn't adapting to climate change. Climate change is proving that Nero d'Avola was right all along. What They Share Every wine on this list is responding to the same pressure: a world that's getting hotter, drier, more extreme. But they're not responding by adapting?they're responding by being exactly what they've always been. Southern volcanic terroir. Indigenous late-ripening varieties. Drought-resistant root systems. Traditional bush-vine training. These aren't innovations. They're inheritances. But none of them is pretending the climate isn't changing. The great irony is that southern Italy?historically dismissed as too hot, too rustic, too far from the action?is suddenly the part of Italy with structural advantages. Volcanic soils retain water. High altitude creates cooling.14 Indigenous varieties already know how to handle stress. These aren't adaptations. They're inherent in the legacy of Southern Italy. Northern Italy will adapt?it's already happening. But the momentum, the resilience, the built-in advantages? For the first time in modern history, they belong to the south. Twenty years from now, when someone asks what defined Italian wine in the 2020s and 2030s, will the answer be Super Tuscans or cult Barolos? Or will it be the moment Italy remembered that the grapes that thrived before air conditioning, before irrigation, before chemical interventions? ?the ones that inherently knew how to survive? The future was always there. It just had to get as hot as a volcano to be noticed. Notes 1. Van Leeuwen, C., et al. "Climate change impacts and adaptations of wine production." Nature Reviews Earth & Environment, March 26, 2024. Study projects that "about 90% of traditional wine regions in coastal and lowland regions of Spain, Italy, Greece and southern California could be at risk of disappearing by the end of the century because of excessive drought and more frequent heatwaves." 2. Guado al Melo, "Climate change and viticulture: appropriate or irresponsible choices?" The analysis notes: "It may sound absurd, but in recent summers there have been more stress problems in certain parts of the north of Italy than in the center and south, albeit that it has rained even less here." The explanation: northern vines evolved for cool conditions with shallow root systems on steep hillsides designed for drainage, while southern varieties and growers are already adapted to semi-arid conditions. 3. Decanter, "Beating the heat: How Italy's winemakers are responding to climate change," January 19, 2023. - by Aldo Fiorelli. Consultant Antonini: "The most resistant varieties are usually the indigenous ones in specific regions, for example Carricante in Sicily." 4. VinePair, "Italian Winemakers Are Finding Creative Ways to Battle Climate Change," - by Rebecca Van Hughes. January 6, 2022. Expert Bordini notes that "many wine producers in the region he lives in, Emilia-Romagna, began favoring Chardonnay over native varieties like Albana around 30 years ago. Now, however, they are returning to the indigenous varieties." 5. Ibid. Bordini states: "I think soon, it will not be possible to cultivate Chardonnay anywhere in Italy." 6. James Suckling, "Top 100 Wines of Italy 2025." The Tenuta delle Terre Nere Etna Rosso San Lorenzo 2023 was named Italian Wine of the Year with a 98/100 score. Available at jamessuckling.com. 7. Eric Guido, "Getting in on the Ground Floor: Aglianico del Vulture." Vinous, May 2024. Comprehensive report on the region's producers, including Elena Fucci, Basilisco, Grifalco, and Cantine del Notaio. 8. WineNews, "Vulture is 'Citt? Italiana del Vino' 2026," September 23, 2025. The Vulture region was selected for the prestigious 2026 designation, recognizing its "strategic vision and inter-municipal cooperation" in wine tourism and territorial development. 9. Gambero Rosso, "Italy wine guide 2025: the special awards," October 17, 2024. Maugeri was recognized with a special award: "In just three harvests, the winery of Renato Maugeri and his daughters Carla, Michela, and Paola has established itself as one of the denomination's most significant." 10. Wine Spectator, "The Volcano's Third Wave: What's New in Etna Wine?" February 23, 2024. By Robert Camuto. Feature on Benedetto Alessandro and other young Sicilian winemakers representing Etna's new generation. 11. Vinissimus, "Susumaniello." The grape is described as "vigorous, resistant to extreme climate, excellent for blending." Tenute Rubino's website notes: "Despite its notorious hardiness and resistance to pathogens, for many years Susumaniello was on the verge of falling into oblivion, until Tenute Rubino recovered it, enhancing its versatility and making it the emblem of its production philosophy." 12. Concours Mondial de Bruxelles, "Cir? ? Calabria's flagship wine." Raffaele Librandi, head of the Consortium of Doc Cir?: "In addition to our unique terroir, a great tradition of winemaking is reflected in the quality of our wines." Gaglioppo has thick skins and is genetically linked to Sangiovese. VinoVoss notes that Calabria's "harsh climate, with its persistent drought and high temperatures" has shaped the region's viticulture. 13. Vinerra, "Nero d'Avola: An In-Depth Grape Profile." The grape "retains a lively acidity even at high sugar levels, producing fresh, balanced wines in extreme heat." It excels under dry-farmed conditions thanks to "its deep root system and drought resistance." The 2024 InnoNDA Project is "aiming to reduce alcohol levels by up to 4% without sacrificing flavour or intensity?a direct response to consumer and climate pressures." 14. Gambero Rosso International, - by Donato Notarachille. "Above 1,000 meters: wine moves to higher altitudes to face climate change," October 17, 2024. Winemaker Michele Lorenzetti: "There are areas where high-altitude winemaking has been practiced successfully for a long time, like Valtellina, Valle d'Aosta, and Mount Etna, where excellent wines are made around 1,000 meters." wine blog + Italian wine blog + Italy W | | TrackBack> |  |  |  |
| [09/13/2008, 19:40] | Ciao for now |  | | Gee, I haven't been to Italy in so long. I'm not used to being at home for 6 whole weeks at a stretch. Well, that's about to change. We leave in 20 minutes for JFK, will be landing in Venice tomorrow. Our sprint from North to South begins on Monday morning. I don't know how often I'll be able to get Wi-Fi access, but thank Bacchus for my BlackBerry. Now I can only hope that being out of intimate touch with American political insanity will be salutary for my mental... | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/11/2008, 08:20] | Provocazione: coprire le vigne valtellinesi per tutelare i vititicoltori? |  | Nella Valtellina del vino che domenica ha purtroppo subito una violenta grandinata che ha colpito soprattutto, e duramente, i vigneti della Sassella attorno a Sondrio (Arpepe e Fondazione Fojanini tra i pi? colpiti), e ha toccato i territori di Montagna, Albosaggia e Caiolo, si registra, come si pu? leggere da questo articolo pubblicato nelle pagine di Sondrio del quotidiano La Provincia, (vedi qui allegato Sciopero vigneti) una presa di posizione assolutamente provocatoria. Un vero sasso nello stagno. L?autore ? il direttore della Fondazione Fojanini Graziano Murada, che ha proposto una sorta ?di sciopero della vista dei vigneti al fine di valorizzare quello che sta a monte della qualit? dei vini valtellinesi e di riequilibrare il rapporto tra produzione e vendite?. Lo ha fatto, come si pu? leggere anche in quest?altro articolo (vedi qui allegato lavoro in vigna ) di Daniela Lucchini, in occasione della cerimonia premiazione della ventiquattresima edizione del Ciapel d?Oro che assegna riconoscimenti a viticoltori valtellinesi che si sono particolarmente distinti. Murada ha lanciato la sfida a nascondere dietro teli bianchi il tesoro dei terrazzamenti, per la maggior parte coltivati da piccoli produttori e le prime risposte sono state molto positive, sia da parte dei viticoltori che dal presidente della Fondazione Fojanini, nonch? direttore di Provinea, Introini, fino ad Alberto Marsetti, presidente della Coldiretti e al mondo politico. In un intervento pubblicato sul sito Internet Valtellina on line, il presidente della Provincia di Sondrio Fiorello Provera ha dichiarato: ?E bravo Murada! Il direttore della Fondazione Fojanini, nonch? sindaco di Albosaggia, ha messo ancora una volta il dito nella piaga, sottolineando come, a fronte di 8 milioni di bottiglie consumate annualmente in provincia di Sondrio, la gran parte sia rappresentata da vino prodotto fuori di qui. E? scoraggiante constatare che su una produzione provinciale di circa 3 milioni e mezzo di bottiglie di qualit?, anche eccellente, 400mila rimangano invendute?. Dati innegabili e verissimi, ma vagheggiare una sorta di ?autarchia? come fa il presidente leghista della pi? settentrionale delle province lombarde dichiarando ?l?Amministrazione Provinciale ha scelto di dare contributi unicamente a sagre, iniziative e feste che utilizzino vino locale. Un piccolo segno, ma significativo della nostra attenzione ai viticoltori e all?intero comparto vitivinicolo?, per tentare di recuperare l?attenzione dei consumatori valtellinesi verso i vini locali (che spesso qualitativamente lasciano a desiderare e profumano ben poco di Nebbiolo di montagna e scarsamente testimoniano uno stile produttivo e un?identit? valtellinese?), non mi sembra proprio la migliore soluzione. Come dice bene Marsetti ?al di l? delle provocazioni dobbiamo piuttosto perseverare perch? il trio composto da territorio, ambiente ed agricoltura sia il vero punto di forza della nostra valle?. E perch? la viticoltura ed i vini valtellinesi sappiano stare sul mercato, con una loro precisa identit?, senza forme di assistenzialismo, con un orgoglio produttivo che ancora oggi fa spesso difetto. P.S. Claudio Introini, direttore di Provinea mi scrive in merito agli interrogativi da me espressi ieri sull?attivit? della Fondazione che dirige: ?Caro Ziliani, rispondo con piacere alla domanda che poni nel blog circa l’attivit? di ProVinea. ?Per la candidatura UNESCO ProVinea sta procedendo alla stesura di un documento di analisi storico-comparativa che deve dimostrare agli ispettori ICOMOS l’unicit? e l’eccezionalit? della nostra viticoltura. Intanto stiamo cercando in ogni possibile modo di sensibilizzare l’INTERA filiera produttiva a che si renda conto che condizione indispensabile al riconoscimento a patrimonio UNESCO e alla sua spravvivenza ? avanti a tutto la garanzia che il terrazzamento vitatato sia, oggi e pi? ancora in futuro, mantenuto EVOLUTIVO e VIVO. E’ un impegno che viticoltori, vinificatori-trasformatori e istituzioni locali devono sottoscrivere per valorizzare attraverso l’unicit? del territorio e la sua conoscenza la specificit? dei vini ivi prodotti. Di tutto questo avr? per? grande piacere di parlarne in occasione di un prossimo eventuale incontro. Cordialmente Claudio Introini?. Attendiamo con fiducia l?incontro e ulteriori notizie? | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/18/2008, 08:52] | Torta di riso? Finita! |  | | Perch? a Genova ? cos? difficile trovare un posto dove mangiare ed essere trattati bene, magari un po' coccolati, ad un prezzo non dico basso, ma corretto? Il meeting di Tigulliovino ? appena finito, con una bella scia di persone venute da mezza Italia che domenica 15 Giugno avranno trovato di sera quasi tutti i locali chiusi. | | TrackBack> |  |  |  |
| [11/22/2011, 10:55] | Un vino sostenibile nasce dalla pianta che l'ha prodotto. Il metodo Simonit&Sirch. |  | Ci? che rende un vino unico e inimitabile ?, innanzitutto, la salute della vite. Cos? insegnano i Preparatori d'Uva Simonit&Sirch che, dopo oltre 20 anni di osservazione e sperimentazione nelle vigne di tutta Europa, hanno definito un metodo di potatura in grado di allungare considerevolmente il ciclo di vita e la produttivit? dei vigneti. L?obiettivo ? quello di ottenere delle piante pi? sane e longeve in grado di produrre uve, e quindi vini, di qualit? superiore. Basandosi su un approccio rispettoso dei ritmi della natura e mirato sulla singola pianta, con potature sul solo legno giovane al fine di salvaguardare la salute della vite, si pu? parlare di una tecnica ?dolce? finalizzata a garantisce uno sviluppo sostenibile ed equilibrato della pianta, senza l?ansia dello sfruttamento intensivo ed immediato che oggi guida i processi di meccanizzazione ed omologazione dei vigneti. Per comunicare la passione e la filosofia che anima il loro lavoro, i Preparatori d'Uva hanno realizzato un video che, attraverso immagini suggestive dei luoghi del loro lavoro, le vigne dal Nord al Sud Italia, racconta con un linguaggio chiaro e immediato la loro originale filosofia di gestione del vigneto fondata su un sapiente mix di tradizione e innovazione. Il Metodo Simonit&Sirch ? stato abbracciato con entusiasmo tanto in ambito universitario (dove la loro sperimentazione viene monitorata e studiata da tempo su un piano teorico) quanto da importanti cantine italiane e straniere, dove i Preparatori d'Uva hanno trasferito la loro esperienza ultraventennale e la metodologia di lavoro, adattandola, di volta in volta, alle diverse esigenze e specificit? aziendali. Un approccio che adesso comincia a fare ?scuola?. Il progetto di Simonit&Sirch di restituire longevit? alla vite ha compiuto infatti un nuovo passo avanti con la nascita della prima Scuola Italiana Permanente di Potatura della Vite, giunta al suo terzo anno di corsi. Unica nel suo genere non solo in Italia, ma a livello internazionale, ? un centro di formazione permanente con corsi organizzati in partnership con importanti centri di ricerca ed universit | | TrackBack> |  |  |  |
| [04/10/2012, 14:23] | Cantine d'Italia 2012 |  | Balestri Valda premiata con le 2 impronte della guida "Cantine d'Italia 2012". Sono solamente 81 le cantine premiate, su 660 recensite! | | TrackBack> |  |  |  |
| [09/16/2008, 16:46] | 33^ Mostra Mercato dei Formaggi di Qualit? a Thiene (VI) |  | Nell?appuntamento pi? goloso di Thiene il ?sapore? dell?economia, del turismo, della cultura del territorio Thiene capitale veneta del formaggio nella rassegna che si terr? dal 20 al 21 settembre 2008. Con dieci eccellenti proposte in calendario, si accinge ad aprire i battenti tra pochi giorni l?edizione 2008 della Mostra Mercato ?Formaggi e Dintorni?, prestigioso evento tutto thienese, nato la bellezza di 70 anni fa. Confermando la filosofia, che gi? da alcuni anni caratterizza la manifestazione, focalizzata non pi? alla tecnologia del settore lattiero-caseario ma sensibile ai prodotti di qualit? e al rapporto produttori-consumatori, anche quest?edizione si qualifica per la formula della Mostra Mercato e diviene cos? la vetrina espositiva d?eccezione per ben 28 tra aziende e consorzi del Triveneto che presenteranno (e venderanno) al pubblico il fiore delle proprie produzioni di qualit?. Non solo Asiago, mezzano, stravecchio stagionato, dunque, ma anche asiago di malga, vezzena, puzzone di moena, casolet e fontal val di sole, ubriaco, sottocenere, conciato, erborinato, currate, caciotte, formaggi del grappa, formaggi lesina, tosella, formaggi di capra freschi e stagionati? L?appuntamento, particolarmente atteso sia dagli operatori di settore che dal vasto pubblico, pone l?accento sulla diffusione presso il consumatore di formaggi della tradizione locale, che costituiscono un patrimonio imperdibile, dal punto di vista economico, culturale e turistico, tutto da valorizzare? e da gustare! Oltre agli stand espositivi della Mostra Mercato che si terr? in centro Storico e all?Angolo di Slow Food, le Vie del Formaggio, per prendere in prestito il nome del Corso Itinerante tra le filiere di settore che ? uno tra i 10 eventi 2008, percorreranno angoli di Thiene con Thiene Golosa e passeranno per le pi? belle ville della Pedemontana, in cui con VVF, Vini Ville e Formaggi ad Hoc, si riconferma il felice connubio tra vini tipici e formaggi e, pi? in generale, piatti della cultura culinaria locale, scelti e preparati dalle aziende agrituristiche della zona. A due manifestazioni ? invece affidata la valorizzazione, la salvaguardia e la promozione della nostra pi? autentica e genuina tradizione contadina. La prima, il Casaro in Piazza, porter? l?arte del casaro davanti a quanti vorranno conoscerla in piazza Ferrarin per vedere come nasce il formaggio e, in particolare, la tosella. La seconda, Dalla Montagna alla Pedemontana, rievoca il ritorno dei maestri casari dalle malghe a fine alpeggio con le loro famiglie; colori, sapori e suoni del corteo di carri addobbati a festa sono curati da Pedemontana.Vi Turismo e costituir? un momento di grande attrazione turistica, oltre che di forte richiamo alle radici e all?identit? del territorio. Da segnalare che la data del 21 settembre, san Matteo, ? proprio quella che per tradizione secolare segna il ritorno a casa dalla montagna. Altre iniziative sono organizzate in collaborazione con ristoranti ed aziende agrituristiche, ?Il Formaggio nel Menu? e ?Dalla Terra alla Tavola?, a dare la complessit? di un settore e di una vocazione, quale quella della rassegna thienese, che coinvolge globalmente l?economia nelle diverse anime: agricoltura, commercio, servizi e turismo e la cultura, da quella eno-gastronomica a quella del costume, del patrimonio paesaggistico e architettonico fino al recupero e conservazione della nostra identit? veneta. Dulcis in fundo e fiore all?occhiello dell?edizione 2008 ? infine Caseus Veneti, concorso regionale dei formaggi del Veneto, giunto al IV anno di vita, che la Regione ha deciso quest?anno di tenere nello scenario della rassegna Thienese Formaggi e Dintorni, scelta ben ponderata, che riconosce con autorevolezza Thiene come punto di riferimento prestigioso nel settore. ?Insieme alla promozione del territorio e delle sue eccellenze produttive e al fatto di realizzazione una vetrina che permette ai piccoli imprenditori e ai maggiori consorzi di far conoscere le proprie produzioni spiegando qualit? e pregi delle stesse - dichiara soddisfatto l?Assessore Comunale alle Attivit? Produttive, al Turismo e all?Identit? Veneta, Giuseppe Zuccolo - una manifestazione come questa pu? contribuire a far conoscere ai consumatori l’esistenza di punti vendita nuovi e diversi rispetto a quelli classici, magari proprio presso le medesime aziende agricole espositrici e, ci?, con evidenti vantaggi di ordine economico. In un momento di grande incertezza a livello normativo ed economico in materia di agricoltura (e produzione del latte in particolare), questo appuntamento, vista l’importanza raggiunta e la capacit? mediatica, pu? rappresentare un’occasione fondamentale tanto per i produttori quanto, pertanto, per i consumatori. Acquistare prodotti a km 0, o come altrimenti detto dalla Provincia che utilizza lo slogan “mangia genuino, mangia vicentino” comporta oltre ad un evidente risparmio anche la migliore delle garanzie di qualit? e assoluta salubrit? del cibo. Thiene, pertanto, forte di una evidente importantissima tradizione nel settore, testimoniata oggi dalla borsa del formaggio e dalla presenza dell’istituto lattiero caseario regionale, si vuole riappropriare di un peculiare ruolo nel settore, rivangando e riassaporando i tempi e le tradizioni del passato (cos? con le iniziative tematiche del casaro in piazza e della rievocazione della transumanza), ma con un occhio e l’attenzione rivolti verso il futuro per la promozione e la tutela della qualit? tipica delle nostre produzioni?. Una Mostra ?doc?, dunque, che pu? vantare una storia di successo che viene da lontano, ma che sa guardare con serenit? anche al futuro. | | TrackBack> |  |  |  |
| [09/18/2008, 20:11] | Gli Amaroni Di San Briccio, impressioni di settembre |  | Come promesso nel mio precedente articolo in cui annunciavo l’evento degli Amaroni a Coppie di San Briccio, ecco le mie impressioni di questa mitica degustazione fatta in una caldissima giornata di inizio settembre. Nella splendida cornice di Villa Verit?-Fraccaroli a Lavagno (VR), si ? svolta questa splendida verticale di Amaroni prodotti da quattro aziende di San Briccio, in annate che partivano dal 2004 per arrivare al 1997. San Briccio, paese posto nella Valle di Mezzane, fa parte di quella zona vinicola detta, con una bruttissima parola “Valpolicella Allargata”. Per spiegare questa brutta parola torniamo alla recente storia della Valpolicella e del suo vino pi? famoso: l’Amarone, per l’appunto. Tanto si ? discusso sulla nascita dell’Amarone, soprattutto a livello di date, visto che ormai ? assodato che ? nato da un’evoluzione di quello che ? sempre stato (e sempre sar? per molti appassionati, tra cui il sottoscritto) il Re dei Vini della Valpolcella, Sua Maest? il Recioto, ovvero il vino dolce ottenuto vinificando le uve rosse appassite tipiche della Valpolicella, dolcezza ottenuta bloccandone la fermentazione per ottenere un buon residuo zuccherino: dolcezza che, completando la fermentazione ed esaurendo tutti gli zuccheri, sparir? e come risultato otterremo l’Amarone. Solo che il “Recioto Evoluto”, nominato in un editto del ‘700 citato dal padrone di casa, Sig. Fraccaroli, ha s? storia antica, ma solo recente notoriet?: si parla di Amarone, anzi, di Recioto tipo Amarone, solo dai primi anni ‘60, e il successivo successo di pubblico degli ultimi anni, ne ha fatto diventare uno dei quattro vini pi? famosi dell’Italia enologica, assieme alle tre B, ovvero Barbaresco, Barolo e Brunello. Tale successo, per motivi, diciamo “politici”, ha “costretto” ad allargare, megli anni ‘90, la zona di produzione della Valpolicella e dell’Amarone anche alle valli all’Est della zona storica o Classica: la Valpantena e le valli di Mezzane ed Illasi. Qui le uve tipiche della Valpolicella sono da sempre coltivate, ma il bello ? che quella che doveva essere solo una “zona politica”, alla fine si ? rivelata una vera e propria miniera di Cru ed ottime piccole cantine: da Cenerentola la Zona Est (ormai guai a chiamarla Allargata, vi guarderanno male come quando date dello Spumante al Franciacorta..) ormai esprime dei veri e propri riferimenti nel campo degli Amaroni. Le caratteristiche marne e rocce basaltiche della Zona Est, assieme alla pratica di tecniche di coltivazione viticole diverse dalla classica Pergola Veronese, stanno esprimendo riferimenti assoluti nel campo dell’Amarone. Due di questi riferimenti li abbiamo degutati ad Amarone a Coppie, e senza dubbio alcuno sia Roccolo Grassi che la Tenuta Sant’Antonio (il sito) lo sono diventati, e nonostante siano di storia recente, nella realt? sono le nuove forze di due aziende storiche della zona. Poi erano in degustazione l’azienda Grotta del Ninfeo (il sito), altra storica azienda, che per? si ? affacciata nel mondo dell’Amarone solo da poco, ovvero il primo millesimo in commercio ? stato il 2002, e infine Ernesto Ruffo (il sito), che si definisce l’Artigiano del Vino, ma qualcuno pi? che un’ artigiano lo ha paragonato ad un artista del calibro di Benvenuto Cellini, comunque un viticoltore per passione. Veniamo alla fredda cronaca delle mie brevi impressioni di degustazione: Amarone della Valpolicella DOC 2004 Grotta del Ninfeo Al naso principalmente la marasca e varie spezie come pepe verde e cannella, e anche una leggera liquirizia. Discreta acidit?, tannini rotondi ma non molto lungo, manca in bocca quanto promesso al naso, ma si presenta comunque elegante e beverino. Essendo giovane ? ancora slegato, ma rispetto alle precedenti degustazioni di qualche mese f?, col tempo ? migliorato e ancora migliorer?. Amarone della Valpolicella DOC 2003 Roccolo Grassi Al naso ciliegia matura, speziatura, tabacco e mineralit?.In bocca buona acidit?, la mineralit? si ripresenta, buona alcolicit?, e alcune aromaticit? da legno un pelo invadenti per i miei gusti, ma che a molti risultaranno perfette. Da un annata difficile come il ‘03 si viene colpiti dalla sua freschezza: allo stato attuale non ? Amarone da meditazione, ma pi? da abbinamento, e ci? sia considerato un complimento. Amarone della Valpolicella DOC 2002 Grotta del Ninfeo Al naso sia marasca che ciliegia, spezie, pepe e leggero tabacco. Buona acidit? e mineralit?, liquirizia e alcol leggermente prevalente, ma rotondo e beverino. Nell’altra annata difficile degli anni 2000, la zona est ha comunque dato buoni risultati, ? questo il primo Amarone messo in commercio dall’Azienda. Amarone della Valpolicella DOC 2001 Ernesto Ruffo Vinoso, ciliegia fresca, leggero tabacco e spezie come pepe bianco e chiodo di garofano, minerali. Buona acidit?, tannino elevato ma da uva e non da legno, vinoso anche in bocca e soprattutto buono e beverino e con ancora molta molta vita davanti, in cui non potr? che affinarsi e migliorare. Amarone della Valpolicella DOC 2000 Campo dei Gigli Tenuta Sant’Antonio Minerale e quasi leggermente floreale e salino, mentolato e marasca. Buona acidit? e mineralit?, ancora fresco e addirittura leggermente slegato, nel senso che ? ancora fin troppo giovane. Amarone della Valpolicella DOC 1999 Campo dei Gigli Tenuta Sant’Antonio Le caratteristiche del fratellino del 2000 le ritrovo tutte, ma ? leggermente pi? acido, minerale e tannico: in parole povere lo diresti addirittuta pi? giovane. Amarone della Valpolicella DOC 1998 Roccolo Grassi Subito balsamico al naso, confettura di prugne, leggera speziatura, tabacco e liquirizia. In bocca buona acidit?, rotondo, tannini morbidi e non si sente quasi l’alcool, liquirizia e cacao e ottima bevibilit?: da meditazione. Amarone della Valpolicella DOC 1997 Ernesto Ruffo Che spettacolo: al naso menta, china, agrumi canditi, erbe officinali. In bocca china, erbe officinali, rotondo, caldo e non dimostra affatto i suoi 17 gradi alcolici: ad ogni riassaggio spunta qualcosa di nuovo. Mai mi sarei aspettato una simile evoluzione, con sentori balsamici quasi da Barolo Chinato: il Ruffo ha detto che questo Amarone gli ? costato molto tempo, nel senso che lo ha dovuto affinare in botte e in vasca fino al 2004 per fargli perdere un residuo zuccherino che non voleva andarsene e finalmente imbottigliarlo! Per quanto mi riguarda su questo Amarone tarer? le mie papille per i futuri assaggi. Quali sono le mie impressioni di Settembre? Che l’Amarone deve affinare, ancora affinare e solo affinare, alla faccia di quelli che i vini li vogliono giovani: la mia esperienza di Amaroni ? poca cosa, prima di questa verticale ero arrivato ad assaggiare il 2000 e in cantina ho un ‘98, e a sentire tutti i produttori presenti, l’Amarone ha un affinamento nel tempo diverso dagli altri grandi vini rossi: mediamente questi dopo anni raggiungono il loro apice, e subito dopo una costante decadenza, mentre l’Amarone il suo apice lo pu? mantenere per moltissimi anni, il problema rimane sempre il scoprire quando, ma lo imparer?. Per un commento agli Amaroni di San Briccio posso solo dire che sono lunghi, ovvero hanno bisogno di un lungo affinamento, sinonimo di lunga vita, vedi il caso del Campo dei Gigli, che infatti ? difficile da capire per chi non cerca la longevit? in un vino: ma lo stesso vale anche per gli altri. Quindi, cari amici, se comprate un Amarone, abbiate il coraggio di tenerlo in cantina, non ve ne pentirete e ringrazierete Dio Bacco. Max Pigiamino Perbellini | | TrackBack> |  |  |  |
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