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| [06/30/2008, 13:04] | TigullioVino.it, un vecchio pieno di energie |  |  TigullioVino.it è un vecchio (saggio, lo possiamo dire ?) ancor pieno di energie. Sia pur con tutti gli acciacchi che si porta dietro un sito di queste dimensioni - parliamo di circa 18.000 pagine statiche fatte a manina, una per una che rendono improponibile o quanto meno spaventoso un lavoro di ristrutturazione completa - non smette di macinare degustazioni e articoli, sempre aggiornati e attuali con uno dei parchi rubriche più ampi del web enogastronomico che spaziano dalle degustazioni ai viaggi, dalle strade del vino ai parchi, dai formaggi alle ricette, dalle interviste alle malattie della vite, alle pratiche enologiche ai distillati, ecc. Energico dicevo ma pur sempre vecchio e bisognoso di cure e attenzioni. Per il prossimo futuro, vedo indispensabili lavori di ampia ristrutturazione e rinnovamento che consentano una gestione più umana del lavoro (come accennavo poco sopra, ad oggi, ogni pagina di tigulliovino, ogni news, ogni degustazione, ogni recensione di ristorante, ogni articolo, è fatta a mano, salvo pochissime eccezioni dinamiche come l'area club e l'area eventi, un lavoro imbrobo per chiunque). A tal proposito, anche per fare chiarezza a me stesso, mi piacerebbe condividere due o tre idee che ho in mente per superare questa situazione che di mese in mese di fa sempre più gravosa da sostenere ed ascoltare eventuali proposte alternative per poter fare il salto e proseguire il lavoro con rinnovato slancio e freschezza. Soluzione 1 - Voltare pagina Creare un sito ex-novo, completamente dinamico, lasciando accesso ai singoli archivi del vecchio sito pur visualizzati alla vecchia maniera, senza quindi modificarne la grafica. Pro, la facilità di ripartire con una soluzione nuova, contro, la perdita di molto traffico, la non coerenza grafica tra il vecchio e il nuovo. Soluzione 2 - Ibrido blog Focalizzare TigullioVino.it solo sulle degustazioni, sulle news e sul meeting che poi sono i tre canali principali trasferendo tutti i contenuti delle rubriche principali su appositi blog per autore. Il vantaggio maggiore con questa soluzione è di mantenere completamente intatto il brand (che per quanto sfigato ha ormai una sua rilevanza) trasferendo a sistemi di gestione del contenuto più flessibili le parti più dinamiche. Questa è forse la soluzione ottimale, sicuramente quella che vedo più "facilmente" percorribile. Soluzione 3 - Assorbimento in Vinix come Magazine Creazione di una macroarea "Magazine" in Vinix a cura di TigullioVino.it dove si mixano contenuti di autori di TigullioVino.it con contenuti (i migliori) di autori di vinix. Si perderà probabilmente il traffico enorme generato da tutto TigullioVino.it. Insomma, come vedete la soluzione non è semplice e il percorso è come sempre in salita, senza contare l'ulteriore investimento economico che tale importante ristrutturazione richiederà, sono certo tuttavia, che anche grazie al vostro aiuto potremo intraprendere la strada migliore.
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| [05/24/2008, 20:26] | VinoClic a Terroir Vino |  | Invitiamo tutti gli editori, gli inserzionisti e le agenzie media a partecipare a Terroir Vino, la quarta edizione del meeting nazionale organizzato da TigullioVino.it, momento d'incontro tra operatori e appassionati del vino e mondo della comunicazione online nel settore wine & food. L'appuntamento è per lunedì 16 giugno a Palazzo Ducale a Genova e in tale occasione VinoClic avrà un proprio spazio espositivo tramite il quale sarà possibile approfondire le attività del network. Chiunque desiderasse fissare un appuntamento tra le ore 11.00 e le ore 22.00 di lunedì 16 giugno, potrà farlo scrivendo a : info@vinoclic.it o telefonando al 347 2119450. | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/01/2008, 14:47] | Di meglio in meglio |  | | That means "better and better", as in I'm sitting in a First Class seat - a free upgrade on FREE ticket. Is that great or what, folks? Of course my reflexive Irish dread of tempting fate has me thinking, Oh fine, this is when they lose my bags. Or the plane crashes into the icy Atlantic. Then what good does all your legroom and free Champagne (very toasty) do ya, Misther Honey? But for now let us live, Lesbia, let us love... Sent from my Verizon Wireless BlackBerry | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/01/2008, 17:02] | |  | Questo caldo afoso paralizza davvero la mia vitalità, così come tutto ciò che mi circonda: intorno alla cantina la natura è immobile, come una fotografia. Qualche avventuroso appassionato ci raggiunge comunque per una degustazione, turisti affaticati bussano per visitare la cantina e godere probabilmente della sua frescura.
Le mie vacanze, invece, sono estremamente lontane. Mi consolo cucinando piatti che sprizzano estate e buonumore: oggi una classica pasta fredda con zucchine, pomodori datterini, qualche cappero ed un "pesto" leggero di basilico e mandorle... | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/04/2007, 03:00] | ARRIVA L'ESTATE. VOGLIA DI FRESCHI ROSATI. DALL'ABRUZZO, SUA MAESTA' IL CERASUOLO. |  | Alcune settimane fa un famoso blogger italiano ( Aristide) ha lanciato una interessante iniziativa, invitando tutti gli appassionati a parlare di vini rosati. Ho raccolto  entusiasticamente la "sfida" ed ho deciso di descrivere in breve le caratteristiche di quello che si può considerare uno dei rosati di maggiore riguardo a livello mondiale. Parliamo quindi del " Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo". La produzione del Cerasuolo rappresenta una variante del Montepulciano d'Abruzzo, dal quale si differenzia, basilarmente, per l'utilizzo di tecniche di vinificazione diverse che, per la tipologia principale avviene " in rosso", mentre per il Cerasuolo viene attuata, con molte varianti, la cosidetta " vinificazione in bianco". Le uve del vitigno montepulciano sono notoriamente molto ricche di antociani, tanto che, anche dopo un contatto assente o poco prolungato delle bucce con il mosto avviene una buona cessione di pigmenti, con un risultato che ristora il cuore alla sola vista. Il colore rosato brillante, splendido nei riflessi, accompagnato da profumi che dietro le note delicate tipiche del frutto lasciano trasparire la potenza tipica del vitigno. Un connubio che da sempre ha affascinato i viticoltori abruzzesi che ne hanno fatto un figlio prediletto, adatto alla tavola di tutti i giorni ed all'ospite di riguardo. La tradizionale produzione dei vini rosati è molto radicata nella regione, sia nella fascia costiera che in quella del subappennino. Una consuetudine oramai consolidata che ci regala profumi e sapori ineguagliabili, al riverbero dell'incantevole colore. Sensazioni che stanno conquistando una fascia sempre crescente di semplici consumatori e di esperti qualificati. Un successo che si concretizza negli ottimi risultati che il Cerasuolo riscuote sulle guide e nei concorsi specializzati ( si vedano ad esempio le sezioni dedicate ai rosati a denominazione d'origine del Concorso Enologico Internazionale del Vinitaly o della Selezione Nazionale dei Vini da Pesce). Molto ampia e qualificata è la scelta offerta dai produttori regionali, che si differenzia per aree e modalità produttive. Senza volontà di sminuire gli altri bravi vitivinicoltori, ho deciso di parlare di un Cerasuolo di grande carattere, il " Piè delle Vigne", prodotto dall' Azienda Agricola Luigi Cataldi Madonna di Ofena ( AQ). TERRITORIOIl comprensorio agricolo di Ofena è situato nel versante occidentale del  massiccio del Gran Sasso d'Italia, all'interno di un anfiteatro naturale circondato da montagne. Una orografia che influisce in maniera molto audace sui fenomeni climatici, rendendoli aspri e tipici delle aree genuinamente continentali, con fenomeni meteorici improvvisi ed andamenti termici incostanti, con escursioni giornaliere e stagionali molto rilevanti. L'altitudine di circa 600 metri s.l.m. favorisce una insolazione poco  schermata e ad ampio spettro luminoso, che arriva agli apparati fotosintetici delle viti in sinergia con elevate temperature estive diurne. Tali condizioni influiscono molto sulla formazione degli antociani e degli altri polifenoli, le cui quantità e qualità permettono alla pianta di adattarsi ai peculiari attributi fotoclimatici, al fine di sfruttarli al meglio dal punto di vista energetico e di difendersi dalle radiazioni solari. Il risultato si evidenzia con mosti e vini dal colore intenso e dalle sfumature originali, con ampie e piacevoli conseguenze organolettiche. Il bellissimo fiume Tirino completa il quadro di quello che viene definito il "forno d'Abruzzo". IL PRODUTTOREL'Azienda Agraria Luigi Cataldi Madonna è stata fondata nel 1920 ed ha sempre rappresentato una realtà produttiva importante. Ma la svolta è avvenuta da quando è gestita dal prof. Luigi, Ordinario di Filosofia e nipote del fondatore. La sua attività imprenditoriale ha assunto una connotazione esclusiva, improntata alla salvaguardia del paesaggio, dell'ambiente agrario e della biodiversità variatale. A lui, ad esempio, dobbiamo la riscoperta del vitigno pecorino. L'attività antropica in armonia con la natura. La chiave indispensabile per prodotti dal fascino senza tempo. IL PRODOTTO: la tecnica della "svacata"Il Cerasuolo "Piè delle vigne" è realizzato con una particolare digressione da quella che è la vinificazione in bianco standard: la "svacata". Il nome di questa tecnica, tradizionale del territorio, deriva dalla parola " vach" (che nel dialetto di gran parte  dell'Abruzzo significa acino) e consiste in una vinificazione che avviene in fasi diverse. Dopo le operazioni di pigiatura e sgrondatura, il corpo principale del mosto viene avviato alla fermentazione, mentre le bucce vengono messe a fermentare a parte con una piccola frazione di mosto per un periodo variabile, passato il quale la fase liquida viene separata da quella solida ed aggiunta alla massa fermentante. Questa metodica consente di solubilizzare dalle bucce, in maniera condizionata, una quantità superiore di polifenoli, di componenti della frazione olfattiva e di alcuni composti della pruina che coadiuvano le fasi della fermentazione. Tale maggiore estrazione avviene però, dato il maggiore rapporto tra bucce e fase liquida, in condizioni vicine o pari alla saturazione, tanto da permettere un discioglimento molto bilanciato delle componenti chimiche. Il vino che si ottiene presenta un colore rubino brillante, molto vivace, con riflessi sul granato. Il profumo è quello tipico del frutto della cultivar, con notazioni vinose ed alcoliche caratteristiche. All'assaggio si presenta fresco ed avvolgente, con un retrogusto che ricorda la mandorla e l'amarena, persistente e piacevole. Si accompagna con i primi piatti della cucina abruzzese (ottimi i primi a base di pasta fatta in casa con i legumi), ma si sposa perfettamente con piatti di pesce complessi e strutturati. Una buona idea potrebbe essere quella di accostarlo ad un ottimo risotto alle seppie. La temperatura di servizio ideale è di circa 14°C. Il costo?? Possiamo acquistarlo in enoteca ad un prezzo che si aggira sui 13 euri. Allora cosa dire?? Buona Salute a Tutti!!!! Pierluigi Salvatore. NELLE FOTO: GUERRIERO DI CAPESTRANO, CORSO DEL FIUME TIRINO, PANORAMA DEL "FORNO D'ABRUZZO" (FONTE: OFENA.ABRUZZO.IT), BOTTIGLIA DI CERASUOLO "PIE' DELLE VIGNE". | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/31/2008, 00:10] | Negli States la birra surclassa il vino nei consumi: e da noi? |  |  La notizia ha puntualmente suscitato le perplessità del wine blogger Tyler Colman, autore di un libro assolutamente da leggere, Wine Politics: how Governments, Environmentalists, Mobsters, and Critics Influence the Wines We Drink, in un post (leggi qui) pubblicato sul suo blog Dr Vino. Secondo l?annuale Gallup survey (sondaggio specializzato opera dell?Istituto Gallup) sulle preferenze nel bere degli americani, dopo il sorpasso compiuto nel 2005 dal vino ai danni della birra nella classifica delle bevande alcoliche preferite, tocca ancora alla spumeggiante bionda distanziare, e di molto, il prodotto a noi tanto caro, con un vantaggio, in termini numerici, schiacciante e a doppio zero, 42 per la birra e solo 31 per il vino (con i liquori ben distanziati, ma stabili a quota 23). Di questi e altri risultati del sondaggio, trattati in questo ampio report sintesi di testi e illuminanti diagrammi, parlo in questo articolo, pubblicato nelle news del sito Internet dell?A.I.S. Sarebbe interessante sapere come stiano le cose in Italia, se ?la bionda? prevale sul frutto di Bacco oppure no e quali siano i rapporti di forza, nei consumi, tra vino e birra? | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | Querelato da mister Padania, ovvero Luigi Moncalvo |  | | Mister Padania è un simpatico ed innocuo appellativo con il quale indico Luigi Moncalvo, detto Gigi, che della Padania, intesa come giornale quotidiano, fu direttore. Bene, il signore in questione mi avrebbe querelato. Uso il condizionale per cautela, perché... | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/05/2008, 00:10] | Cannonau di Sardegna 2006 Vigne Deriu |  | Con questo caldo so bene che non viene proprio voglia, nemmeno a me che rossista convinto sono e rimango, di stappare vini rossi, soprattutto se strutturati, corposi e dal tenore alcolico elevato. Ciononostante, data la provenienza del vino in oggetto da una zona, la Sardegna che soprattutto per gli happy few (che ovviamente trovandosi lì non saranno certo impegnati a ?smanettare? per siti e wine blog su Internet) che la frequentano è ora località di vacanza, voglio ugualmente segnalare alla vostra attenzione un eccellente e incredibilmente poco noto Cannonau di Sardegna. Il produttore è lo stesso, Vigne Deriu di Codrongianos nel sassarese, di un Vermentino di Sardegna 2007 di cui ho già parlato bene recentemente. Lascio la parola alla produttrice, Margherita Cabras, per presentare tecnicamente il vino, un Cannonau di Sardegna annata 2006. ?Il vigneto di Cannonau occupa circa tre ettari e rappresenta il 50% dell?intera superficie vitata della nostra Azienda. Dei vigneti impiantati nel 1974 con allevamento a guyot abbiamo conservato circa un ettaro mentre il resto è stato rinnovato nel 2003 con allevamento a cordone speronato. Come può intuire abbiamo utilizzato per il vino destinato a queste bottiglie le uve provenienti dal vecchio vigneto vendemmiate a inizio ottobre. Notizie tecniche sul vino? L?uva (100% Cannonau) è stata immediatamente diraspata e pigiata. Il mosto fatto fermentare in serbatoi di acciaio inox a temperatura controllata (max 28°) quindi svinato dopo una settimana a fine fermentazione. L?affinamento è avvenuto per 6 mesi in serbatoio di acciaio inox , altri 6 mesi in bottiglia E? ancora?si sta ulteriormente affinando nel nostro magazzino. Abbiamo scelto (pur avendole a disposizione) di non utilizzare barriques (o altro) perché è nostro desiderio che in questo Cannonau siano riconoscibili tutte le caratteristiche proprie del vitigno e del nostro particolare terreno calcareo-marnoso. Come vede non abbiamo riservato a questo vino delle lavorazioni particolari ma solo molta cura nella raccolta e selezione delle uve e molta attenzione durante la vinificazione che curo personalmente insieme a mio marito (sotto le direttive dell?enologo), con particolare riguardo alla quotidiana e costante pulizia di tutte le attrezzature (mio marito un po? mi prende in giro però sa benissimo che è necessaria)?. Quanto all?azienda, Margherita ci tiene a sottolineare che ?la nostra è una piccola azienda familiare, mio marito si occupa sia dei vigneti che della cantina, io aiuto in cantina, mi occupo delle vendite, a volte i nostri stessi bimbi (Filippo 12 anni Giovanna 6 anni) mi aiutano per gioco a etichettare e confezionare le bottiglie già riempite in precedenza con attrezzature semiautomatiche che per noi vanno più che bene. Il nostro orgoglio oltre i vigneti è la Cantina, nuova di zecca, non si immagini però la cantina tipica, bassa, con luci soffuse, fatta apposta per ricevere le visite dei turisti, ma un locale funzionale, alto, arioso e molto facile da pulire?. Modo simpatico e schietto di presentarsi e altrettanto genuino, autenticamente sardo nel carattere è questo bel vino (prezzo intorno ai 7 euro + Iva) che ho gustato su un filetto di maiale una sera che la temperatura a Bergamo era diventata più umana. Colore rubino violaceo di bella densità, ma agile nel bicchiere non inutilmente viscoso e super concentrato, naso caratteristico, caldo, ben maturo, con tessitura ampia e consistente, ed uno spiccato carattere selvatico, di more di rovo, liquirizia, ciliegia, macchia mediterranea (la garrigue si direbbe in Francia come nota distintiva di un Grenache?), non privo di un?area, fragrante freschezza floreale. Al gusto, dopo il primo attacco, asciutto, saldo, con sostegno tannico presente ma non aggressivo, emerge progressivamente, sino ad impadronirsi della bocca e darle soddisfazione, un frutto ben polputo, goloso, croccante ancora pieno d?energia e di nerbo, una giusta rotondità e pienezza, una bella stoffa calda, da vino davvero ben fatto, equilibrato, figlio di vigne ben condotte e di un?epoca di maturazione ben scelta e di savoir faire non invasivo, in cantina, davvero rimarchevole. Se siete in Sardegna e capitate da quelle parti, non mancate di fare visita (telefonando preventivamente allo 079 435101 - 347 4830449 e-mail) a questa bella cantina: garantisce Vino al Vino? | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/22/2008, 11:59] | Previsioni sull'andamento della vendemmia 2009 |  | No, non mi sono sbagliato a pistazzare: qui, in questo blog, siamo proprio piu' avanti.
 Sara' che ho appena letto le previsioni Ismea sulla vendemmia 2008 (in quattro cartelle dice: si produrra' un po' di piu' - fine; e con cio' risparmi tempo) sara' che ogni anno ci si deve cimentare con queste inevitabili profezie, insomma pure io non vorrei essere da meno, e comunque terrei a differenziarmi. Quindi, ecco le previsioni per la vendemmia 2009. Che la 2008 son capaci tutti.
In breve: dopo un inverno alquanto rigido, la primavera del 2009 portera' abbondanti piogge nel periodo di marzo; sicuramente piovera' durante la settimana del Vinitaly. E comunque piogge sono annuciate per i ponti prossimi al 25 aprile e primo maggio. Questo non inibira' lo sviluppo vegetativo, che anzi si annuncia nella norma; quanti faranno trattamenti per tempo, riuscendo a indovinare esattamente quando piovera', se la caveranno egregiamente; gli altri diranno che i trattamenti non servono, e comunque sono superati. L'estate si annuncia calda e/o caldissima, ma potrebbe pure essere fresca come quella del 2008, se anziche' il surriscaldamento globale si andra' incontro ad una nuova glaciazione - su questo il dibattito e' aperto. La vendemmia sara', comunque ed ineluttabilmente, "a macchia di leopardo". E verra' autorizzato l'uso del mosto concentrato pure nel 2009, a prescindere. E almeno su quest'ultima previsione coltivo qualche certezza. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/22/2008, 14:00] | Vendemmia 2008 - previsioni di produzione di vino - Italia e Francia |  | Fonte: ISMEA/Agreste Stravolgo un pochino il calendario del blog per dare la precedenza alle prime previsione relative alla vendemmia 2008 che sono state emesse questa mattina da ISMEA-UIV e qualche giorno fa da Agreste in Francia. Diciamo subito che sono stime soggette a forti revisioni (la stima dello scorso anno di Agreste aveva sbagliato di un buon 4-5m/hl), ma che danno la sensazione di una vendemmia in recupero sul 2007 (soprattutto in Italia), ma comunque sotto le medie degli ultimi 5 anni. I am shifting the calendar of blog post to promptly report the first estimates of 2008 wine production in Italy and France, issued today by ISMEA-UIV (for Italy) and a couple of weeks ago for France by Agreste. These are very rough forecasts, with a potentially large forecasting error (last year Agreste in July was overestimating by 4-5m/hl the actual level of production), but they give a first flavour of what might happen: both expects are slight recovery (mainly in Italy), but production will anyway fall below the average of the last 5 years.  Passiamo ai numeri brutali: (1) 46.8m/hl in Italia, il 10% sopra il 2007 e il 3% sotto la media quinquennale; (2) 47.1m/hl in Francia, 1% sopra lo scorso anno ma 8% sotto la media quinquennale. Per farla breve, sembrerebbe una vendemmia piu’ positiva in Italia che in Francia, per quanto nel 2007 si era verificato esattamente l’opposto. (1) 46.8m/hl production seen in Italy, +10% vs. 2007 and about 3% below the historical level; (2) 47.1m/hl seen in France, 1% better than in 2007 but 8% below the 5-year average. Shortly said, it seems a better vintage in Italy than in France in terms of volumes, although in 2007 the exact contrary was happening.  (more…) 
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| [08/04/2008, 16:30] | Maccheroni di Toscana ai magnifici sapori |  | | Una pasta così buona, che tiene il sugo con incredibile ''naturalezza'' non è evento frequente. I maccheroni di Toscana della Martelli sono una pasta saporita con cui realizzare tantissime ricette. Certo che tra il caldo e l'afa opprimente non abbiamo molta voglia di dedicarci alla cucina. Per 4 persone calcolate circa 350 g di pasta, 4 cucchiai di olio evo, due peperoni rossi, una cipolla intera, un rametto di rosmarino, ¾ foglioline di salvia, poco peperoncino fresco, noce moscata, 80 g di pecorino toscano, pepe bianco, sale. Mettete in cottura la pasta che dovrà essere al dente. In un tegame fate rosolare la cipolla con l'olio evo; tagliate i peperoni a listarelle e fateli rosolare sul fondo di cipolla unendo un pò di acqua di cottura della pasta. Unite la salvia, il rametto di rosmarino, il peperoncino e fate insaporire con poco sale. Scolate la pasta e unitela alla sauce preparata. Iniziate a saltare, integrando il pecorino ridotto a scaglie. Una bella spruzzata di noce moscata e servire caldi. Abbinare un delizioso Chiaretto del Garda e buon appetito. | | TrackBack> |  |  |  |
| [04/04/2007, 15:12] | VINITALY 2007. UNA FIERA DI SVOLTA. |  | Anche io sono tra i tanti reduci della grande fiera, vetrina dell'enologia italiana e mondiale, termometro delle tendenze dei produttori e dei consumi.Le impressioni sono state tante ed in alcuni casi contrastanti ma, per alcuni fenomeni, mi sembra di avere notato delle tendenze abbastanza chiare ed univoche. La prima osservazione la posso fare sulla distribuzione dei visitatori all'interno dei padiglioni nei quali erano suddivisi i produttori delle varie regioni e dei vari stati. Fatta salva una maggiore presenza nei padiglioni centrali posti nelle immediate vicinanze degli ingressi principali (San Zeno e Cangrande), meglio raggiungibili e che fungevano anche da punto di passaggio verso i settori periferici della fiera, ho notato un interesse, da parte del pubblico, molto accentuato nei confronti delle regioni meno blasonate. Gli operatori ed i wine-lovers stanno manifestando una buona attrazione nei confronti di aree geografiche un tempo semisconosciute (dal punto di vista enologico), come il Molise, la Basilicata, la Calabria e la Valle d'Aosta. Continua imperterrito anche il fascino dei vini siciliani, favoriti anche dall'ottima organizzazione che supporta i produttori di questa grande isola del Mediterraneo. Nel campo delle conferme continua il buon successo dei produttori del Veneto, del Piemonte e della Toscana. Nel padiglione riservato a quest'ultima regione (il numero 8) ho notato però un diverso bilancio nazionale, rilevando una preponderanza di visitatori provenienti dagli Stati Uniti. Buoni riscontri arrivano (nonostante la posizione decentrata del padiglione 11) anche per i produttori della regione Abruzzo, per i quali sta sempre di più pagando la forte scelta legata alla qualità, congiunta in maniera stretta alla riscoperta dei vitigni autoctoni ed al mantenimento di prezzi interessanti. Altro interessante fenomeno che ho riscontrato è l'attenzione dedicata dai visitatori nei confronti dei vini esteri. Ma la cosa più degna di nota è il  cambiamento della propensione dei presenti, maggiormente interessati nei confronti dei vini provenienti dall'Europa Centrale ed Orientale. Gli stand dei produttori austriaci, sloveni, tedeschi ed ungheresi hanno conosciuto un flusso continuo di persone interessate verso i vini di questi Paesi, sempre più inclini a farsi conoscere dai consumatori italiani. Questa opportunità è considerata in maniera sempre più ragguardevole, tanto che nella giornata di domenica è stata segnalata a Verona la presenza del Ministro dell'Agricoltura della Repubblica Ungherese. Questa è la conferma di alcune delle tesi che da molti anni tento di avvalorare, in merito ai vini di molti Paesi europei. Sono sempre più convinto che il Burgenland, la Slovenia, l' Ungheria, la Slavonia, la Vojvodina, la Slovacchia e la Repubblica Ceca costituiscano un'area al tempo stesso omogenea e ricca di grandi diversità. Una macro-regione che ci rallegrerà molte serate, animate dalla volontà di assaggiare prodotti eccellenti, anche se diversi dai nostri. Ho potuto rilevare anche una notevole ed importante riflessione sull'uso dei vasi vinari in legno di piccola capacità ( barriques). Molte aziende e molti enologi stanno finalmente ripensando l'utilizzo spregiudicato che di tali contenitori è stato fatto nelle fasi di invecchiamento, nella speranza di ottenere vini dal gusto internazionale. I produttori italiani stanno finalmente comprendendo che un vino, per essere buono, non deve per forza sapere di California.Un'ulterio  re tendenza degna di nota è quella dell'aggregazione dei piccoli produttori, il cui esempio maggiormente significativo è quello costituito dal "Consorzio Langa Style ", nel quale confluiscono otto piccoli produttori dell'area delle Langhe, accomunati dall'amore per la loro terra e dalla volontà di farsi conoscere con prodotti dalla qualità alta e dai prezzi concorrenziali. Auguro a questi nuovi attori della scena enologica italiana un ottimo successo e degli ottimi riscontri di mercato. Per concludere, tanti buoni segnali, da incoraggiare ed implementare. Allora cosa dire??? Buona Salute a Tutti!!! Pierluigi Salvatore. NELLE FOTO: LO STAND DI UN PRODUTTORE SLOVENO IN UN PADIGLIONE DEL VINITALY 2007, IL LOGO DEL CONSORZIO "LANGA STYLE". | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/07/2008, 21:44] | Vini di Moda, Vini Sempreverdi, Fascette e Biodinamica |  | Si è svolto il 2 maggio, con l’organizzazione a cura della Festa dei Vini Classici della Valpolicella di Pedemonte (VR) e del Palio del Recioto di Negrar (VR), il convegno dal titolo “Vini Trendy, Vini Evergreen: quando il trionfo di oggi diventa un successo senza tempo”. Molta la carne al fuoco, compreso una riunione del Consorzio della Valpolicella, con una novità abbastanza importante: quindi vedremo di parlarne e commentare. Biodinamica e Champagne:anche Poiana Maggiore era Biodinamico? Il primo intervento della serata è stato dell’enologo Hervè Jestin, della Maison Fleury Père et Fils Champagne (il sito): oltre a rappresentare il vero Sempreverde e sempre di Moda Champagne, la Maison da circa 10 anni pratica la viticoltura biodinamica, e nel settore in Francia è una delle voci più autorevoli, seconda forse al solo Nicholas Joly della Coulèe de Serrant. Non starò a tediarvi con la viticoltura biodinamica, perché la conosco poco, e quindi la castroneria è in agguato, al limite guardatevi il sito italiano di Rudolf Steiner, colui che codificò la biodinamica, per avere notizie precise: se credete all’influenza delle varie forze naturali e cosmiche sulla vita animale e vegetale, allora qui c’è da divertirsi. Monsieur Jestin, con l’ausilio di prove ed esperienze, dice che la viticoltura biodinamica dà grandi risultati, mentre per la vinificazione e tecniche di cantina la sperimentazione è ancora aperta, in quanto lo Steiner non fece in tempo a dedicarcisi, e quindi si opera rispettando i suoi principi. Alla fine comunque l’esortazione ai presenti è di provare la Viticoltura Biodinamica: alla Fleury i risultati sono ottimi Champagne. Una cosa soltanto: ho ricordi del nonno e di molti vecchi contadini che non muovevano foglia nei campi se Luna e Sole non erano “come si deve”o se non era Consigliato dal ” Lunario di Pojana Maggiore”, leggendario Astrologo-Contadino veneto, che tramite il suo lunario, appeso in ogni stalla e deposito agricolo, scandiva la vita contadina e le sue attività secondo la Luna ed altri astri. Vuoi vedere che i nostri nonni ascoltando Pojana Maggiore praticavano l’Agricoltura Biodinamica senza saperlo? L’Egoismo Solidale della Franciacorta Con questo semplice concetto, Mattia Vezzola, enologo gardesano della Bellavista, una delle maggiori aziende della Franciacorta, ha superbamente riassunto uno dei motivi che hanno reso questa zona vinicola come un nuovo classico, nell’attesa di diventare sempreverde, dello spumante in Italia, anche se giustamente si arrabbiano quando si chiama spumante un Franciacorta: questa denominazione, assieme a Champagne e la spagnola Cava, può escludere dall’etichetta la dicitura vino spumante e il metodo di produzione, Franciacorta vuol dire Franciacorta e basta, e lo stesso vale, ovviamente anche per Champagne e Cava. L’Egoismo Solidale che ha portato a questo risultato, dovrebbe fare scuola anche nelle altre regioni vinicole, ma i classici interessi del quartierino tipici dell’Italietta Vinicola fanno in modo che l’insegnamento bresciano resti quasi una parola al vento, anche se fortunatamente non sempre è così: abbiamo l’esempio della DOC Breganze e della DOCG Montefalco Sagrantino che si stanno muovendo allo stesso modo, con una sola differenza, che i Bresciani lo fanno meglio. Come Montefalco Sagrantino è diventato un classico L’intervento di Marco Caprai, dell’omonima azienda, con un breve excursus, ha spiegato come pochi ma volenterosi viticoltori di Montefalco, abbiano recuperato il vitigno Sagrantino, e nonostante i pareri contrari dei “soloni” locali, siano riusciti, cavalcando il concetto di vino di nicchia di qualità e di produzione inferiore alla domanda, a creare un nuovo classico. Amarone: le nuove fascette ne faranno un classico? Su quanto detto al convegno sull’Amarone non posso riportarvi alcunché, essendomi perso gli interventi di Severino Barzan della Bottega del Vino, tempio del vino in Verona e nel mondo, e di Emilio Pedron, AD dell Gruppo Italiano Vini e fino a poco fa, presidente del Consorzio Vini della Valpolicella, se non che di sicuro è trendy e tira, vedi anche il mio articolo, e che a Villa Quaranta giocava in casa. Quello che invece è interessante, invece, è l’assemblea del Consorzio Vini della Valpolicella, che nello stesso pomeriggio ha deliberato l’ormai mitica e più volte annunciata fascetta di stato per i vini della Valpolicella ottenuti da uve appassite, ovvero Recioto e Amarone, e atta a garantirne la tipicità e la qualità. Ma quello che mi chiedo: a cosa serve la nuova fascetta? Non è quella della di una volta della DOC, e nemmeno quella DOCG, e Dio ce ne scampi, visto che in Veneto la DOCG porta sfortuna, e vedi il caso Brunello, non salvaguarda nulla. Poi col discutibile disciplinare della Valpolicella, che permette l’imbottigliamento dei suoi vini anche fuori zona DOC, non salvaguarda nemmeno gli ignari consumatori stranieri, visto che mi sembra di capire che la fascetta sia solo per i vini venduti in Italia. Poi la fascettatura sarà obbligatoria non da una determinata vendemmia, ma per gli imbottigliamenti fatti dal 1 luglio 2008, e non è chiara la posizione delle bottiglie di quelle aziende che hanno già imbottigliato Amarone e Recioto, che lo stanno giustamente affinando in bottiglia prima di etichettarlo e commercializzarlo e che corrono il rischio di ritrovarsi con Amarone e Recioto di “serie B” perché senza fascetta. Sempre il disciplinare che dal 2003, ovvero dai vini in commercio dallo scorso anno, permette l’uso dei soliti vitigni gramigna cabernetmerlotsirah nella stessa percentuale dei veri vitigni veronesi come molinara e oseleta, che tipicità garantisce ai consumatori, quando storicamente i vini della Valpolicella sono sempre stati a base di uve corvina, rondinella, molinara e altre varietà realmente autoctone? Insomma, forse sono ignorante nel senso che ignoro lo scopo della fascetta, che non è ne DOC ne DOCG, visto che nei punti citati non vedo alcuna salvaguardia per il consumatore straniero, che si vede spesso e volentieri proporre Amaroni al prezzo di un Valpolicella Superiore, ovvero casi simili al Parmesan, alla Mozzarella della Campana o della Pommarola cinese, e quanto all’italiano sa benissimo leggere l’etichetta. E le tipologie Valpolicella, Valpolicella Superiore e Ripasso sono figlie di nessuno, visto che la “garanzia” è rivolta principalmente all’ Amarone e al Recioto? Insomma, questa fascetta qualcuno me la spieghi. Detto questo per adesso vi saluto. Max Pigiamino Perbellini | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/10/2008, 00:01] | Peperosso, il Moscal e il Bardolino |  | Wow! Mi ritrovo citato come "autorevole" in un pezzo pubblicato su PepeRosso 2.0, credo per la cortesia di Mario Stramazzo. L'articolo in questione (lo potete leggere per intero cliccando qui) è una recensione di una locanda-trattoria di Affi: il Moscal. Il testo comincia così: "Passando sull?autostrada che porta ai monti del trentino e dell?alto Adige o che da li scende in pianura, Affi è un cartello che indica un?uscita autostradale che spesso scivola via oppure viene scelta per i centri commerciali della zona. In realtà, e gli amanti del buon vivere e del bere meglio lo sanno bene, uscire dall?autostrada ad Affi, significa entrare nelle terre del Bardolino con la B maiuscola. Quella terra, per intenderci, tanto cara all?autorevole Angelo Peretti e ai molti altri giornalisti enogastronomi che, prima di parlare di vino, hanno preso l?uscita autostradale di Affi". Grazie! | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/11/2008, 07:25] | Su e giù per la Via Aurelia |  | | uUna sera d'agosto su e giù per la Via Aurelia per andare a mangiare con gli amici. Fai tu, dicono loro, e io mi ricordo il post in cui si elencavano i luoghi dove andare a mangiare, per una guida... | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/30/2008, 15:33] | Chimichanga de carne |  | Il chimichanga de carne (saccottino di carne) è un altro piatto della cucina messicana e tex-mex. Questa ricetta di chimichanga è con carne di manzo, ma viene ottimo anche con il pollo. Inoltre, si può anche decidere di aggiungere peperoni e pancetta (soprattutto se scegliete la variante di chimichanga con il pollo). Ecco comunque la ricetta del chimichanga di carne. Ingredienti per 4 persone: 4 tortillas di grano di 24 cm di diametro 1 scatola di fagioli borlotti 300 gr di controfiletto di manzo 1 litro di brodo di carne 2 pomodori 8 cucchiai di salsa messicana 8 cucchiai di panna da cucina 100 gr di formaggio tipo edamer 1 cipolla piccola olio di arachidi pepe sale Preparazione (1 ora + 45 min di cottura): lessare il controfiletto nel brodo lasciandolo cuocere per quarantacinque minuti circa. Togliere la carne dal brodo e lawsciarla raffreddare, sfilacciarla, salare e pepare. Distribuire al centro di ogni tortilla la carne, i fagioli, la salsa messicana, il formaggio tagliato a filetti e piegarla formando un saccottino. Friggere i saccottini in abbondante olio e servire caldi decorando con la panna e filetti di formaggio. | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/04/2008, 01:04] | Una semplice torta di mele |  | Sul nostro blog, maisazi.com, pubblichiamo tanto ricette, spesso proponendo dolci e creme. Noi ci diamo da fare per inventare nuove proposte, ma alla fine scopriamo che le persone vogliono qualcosa di semplice, come la torta di mele di Gioi e quella di copertina75, sempre alle mele. Queste due ricette, da poco pubblicate, sono tra le pagine più visitate del nostro blog, assieme alla Torta Caprese, che ha la palma di pagina più letta in assoluto. Segnale evidente di come si orientino i gusti dei nostri utenti e monito per chi sta ai fornelli. Giusto sperimentare, quindi, ma ricordiamoci anche delle tradizioni e dei ricordi che abbiamo della nostra fanciullezza. A volte una torta è importante non in quanto buona, ma perché si porta dietro un ricordo importante, un momento felice, un giorno di festa, un traguardo giovanile raggiunto. In questo caso, poi, la semplicità è massima. Le due torte di mele proposte da Gioi e copertina75 sono ai limiti del minimalismo, ma piacciono sempre. Io non sto a ripetervi le ricette, dato che potete facilmente leggerle sul blog alle pagine che vi ho indicato. Se avete voglia, preparatele con qualche variante, comunicandoci poi il risultato. In particolare, provate ad aggiungere qualche ingrediente che estenda i profumi, che in un dolce non sono mai troppi. Potreste anche pensare a qualche altro ingrediente corollario che completi la mela o faccia contrasto con essa. Non scostatevi troppo dalla ricetta, però, perché la snaturereste. | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/14/2008, 10:45] | Enchiladas |  | L’enchilada è un tipico piatto della cucina messicana e tex-mex. Enchilada significa “in chili”. Ed infatti, ingrediente fondamentale è una salsa (chiamata, guarda un po’, salsa enchilada) che può essere preparata in modi leggermente differenti. In sostanza, è comunque una salsa fatta con peperoncino secco macinato e salsa di pomodoro (oltre che altri ingredienti come aglio, cipolle etc). Vediamo velocemente una ricetta per la salsa enchilada che useremo poi per un paio di varianti di enchiladas. Pelare e tritare finemente due piccole cipolle e due spicchi d’aglio. In un apposito contenitore, unire 250 gr di polpa di pomodoro, due cucchiai di farina bianca, 20 gr di paprica dolce macinata, 1 cucchiaino di cumino macinato, un po’ di pepe nero e frullare fino ad ottenere una salsa omogenea. In una casseruola, scaldare qualche cucchiaio d’olio extravergine d’oliva, unire il trito di cipolla e aglio e fare rosolare. Aggiungere poi il composto freullato, aggiungere un litro di brodo di pollo e cuocere a fuoco lento per circa tre quarti d’ora. Preparata la salsa, vediamo come usarla partendo dalle enchiladas de queso (ovvero, con il formaggio). Preparare le tortillas di mais. In una ciotola mescolare 200 gr di formaggio fresco (a vostra scelta) con 50 gr di formaggio tipo edamer. Pulire 4 cipollotti e tagliarli finemente. Unirli al formaggio e condire con sale e pepe. Accendere il forno a 180 gradi. Intanto scaldare qualche cucchiaio d’olio extravergine d’oliva in una padella e passarci velocemente le tortillas da entrambi i lati. Prendere le tortillas, spalmarci sopra la salsa enchilada e cospargere con metà del formaggio aromatizzato in precedenza. Arrotolare le tortillas e sistemarle in una teglia unta d’olio. Ricoprire con salsa enchilada e il resto del formaggio. Cuocere in forno per circa venti minuti, finché il formaggio non sarà ben fuso e facendo attenzione che le enchiladas non si secchino troppo. Vediamo infine una variante famosa: le enchiladas con pollo. Lessare due petti di pollo e tagliarli molto finemente. Tritare due cipollotti ed unirli al pollo. Condire con sale, pepe e coriandolo tritato. Riempire le tortillas con il ripieno ed arrotolarle. Coprire poi con salsa enchilada e con formaggi tipo edamer tagliato a fettine. Mettere in forno per circa venti minuti. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/07/2008, 06:20] | Once Upon a July |  | It?s my month, definitely my month. This is the period when I take a breather from the daily grind, crank back, calm down and tan up. Often there is some beach time on the Adriatic. But this year, it?s all done as a remote viewer. There?s too much going on here. The wine trail in Italy must wait. And maybe my month as well might need to be put on the back burner.
I went looking for signs of economic life in America, in the restaurants, in the markets, in the liquor stores, in the lakeside dancing spots, looking for hope that the America I grew up in was still there. Maybe a little dented, bruised, but not down for the count.
The thing is, it looks like all across the globe, except for the extremely wealthy, we are in a pinch. Italy is in a crunch, things there are expensive. Across America, East Coast, West Coast, flyover country, there are signs not only that things are slowing down but the people don?t seem be able to recognize what we?re in. My 94 year old mother commented to me today, that she thinks this could be worse than the Depression she went through as a young American. My mother, who is paying almost $5 for a gallon of gas.
And folks at farmers markets, selling their organic berries, still think Barack Obama is a foreigner or a Muslim? We are standing in the square at High Noon and this is one noir moment in our history.
And what is the Italian response? From Italy, it seems that silence is what they are serving back. I am astonished that they think this would be an appropriate response. Like the cat that sits in the corner and pretends to not see you, thinking if they don?t look at you, you will think there aren?t there. Invisible. Not culpable. Unbelievable.
I have been reviewing wine lists across my region and am amazed that no one has thought to re-adjust their mark up so that folks could actually be persuaded to get in their SUV?s and go out to dinner and possibly order a bottle of wine. Salespeople all across my region are telling me, in places both reasonably priced and high end, things have slowed down, body count is down. Except in Afghanistan.
Listen, you buy a bottle of wine for $25, you charge $90. Wrong. You charge $60, maybe, and give the diners a break. They are already taking it in their tanks; find a way to bring them back in. Because if you don?t, you might not be able to get them back in, even if you charge only $50. It?s heading that way, faster than a brushfire in Southern California.
Here?s a sign of the times. We have 700-800 cases from a winery in Puglia, the wine just showed up. Suits on Stockton Street decide to move the wine over to another house. Happens all the time. This here now is fresh wine, retails for $11-12. Although a year or so ago the same wine could be found for $9-10. Anyway, I get to offering this wine for $5 for the whole lot, way below cost. Don?t know why, maybe to slow it down in its next life cycle, maybe to give a friendly account a deal. Now here?s the shocker. I run it by a couple of accounts across the state and the wind-up is, they can?t take it all. Yes, it?s a good deal, they admit, but cash flow or body count is low. So, no deal.
That, my friends, is not a good indication. For any of us. Not for the bio-dynamic, free-range, sulfite-free crowd and not for the let?s go get some K-J at Cost-Co crowd. I have been talking about this for a while now and folks are just trading down, not one or two price points, but more. Hey, Rumsfeld and the Pentagon tried it, and didn?t that work out real well for all of us? Now we have a whole country looking for something from somewhere cheaper than China? Good luck.
Is it all doom and gloom, sky is falling, badder than bad? Of course not, but the signs are all there.
A bunch of Italian working men go into a club at then end of their shift, have a beer or a whisky. Talk about their lives, their family, their women, their goomadas. At the end they all go home, where their kids and their wives are waiting for them, water boiling on the stove, a pot of sauce simmering, some pork riblets in it to thicken the sauce and supply some meager protein. The same story across the country for two, three generations. And then, no more, it?s gone. They?re gone, the people, the traditions, the hopes the sauce, the boiling water. The goomadas. La commedia è finita.
Forty years later we stare into screens, looking for meaning, searching for our simmering sense of belonging to something on a Sunday night in the middle of the desert on a hot night in July.
Yep, definitely my month.

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| [06/11/2008, 10:06] | VEUVE CLICQUOT VERTICAL LIMIT |  | 
VEUVE CLICQUOT VERTICAL LIMIT By Porsche Design Studio
Madame Clicquot sognava di creare uno Champagne capace di conquistare il mondo. Era una donna d?affari coraggiosa, forse la prima in assoluto, e non amava i compromessi. Il motto della Maison Veuve Clicquot Ponsardin è da sempre ?Una sola qualità, la migliore?. I suoi Millesimati sono la delizia degli amanti dello Champagne e di tutti gli epicurei del mondo. Per la prima volta 12 Magnum di annate rare, dal 1955 al 1990, che ripercorrono più di mezzo secolo di storia della Maison, sono stati raccolti in una modernissima ed esclusiva cantinetta per vino, creata da Porsche Design Studio. Una collezione di Champagne Millesimati assolutamente straordinaria, che meritava di essere celebrata con il più emblematico degli oggetti del desiderio.
Veuve Clicquot Vertical Limit by Porsche Design Studio, disponibile in soli 15 esemplari al mondo, uno dei quali destinato all?Italia, racchiude i 12 Millesimati più esclusivi a partire dal 1955, tutti nel formato Magnum, ideale per esaltare l?invecchiamento del vino. Veuve Clicquot Vertical Limit by Porsche Design Studio è il frutto dell?alleanza artistica tra due modi di espressione dell?immaginazione e dell?ingegno. Un oggetto d?arte raro, nato dal connubio tra la grande tradizione vinicola francese e l?audacia innovativa di uno dei team di designer più prestigiosi del mondo? una fusione senza tempo di due icone del lusso e del Design.
Per molti.....ma non per tutti ???? Mmmmh.....per pochi, forse troppo pochi....e a noi comuni mortali non resta che guardare e sognare ????
Maaaa, direi anche .... No ;-) | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/13/2008, 21:00] | I mercati del vino in Europa e nel mondo secondo Constellation Brands |  | [English translation at the end of the document] Riprendiamo il discorso di Constellation Brands per analizzare la sua strategia fuori dal mercato USA. In due parole, CB si propone di entrare in quei mercati dove il consumo si e? evoluto verso i vini di qualita?, mentre sono ancora considerati marginali quei mercati (come per esempio l?Italia o anche la Francia) dove il prezzo al dettaglio per bottiglia resta sotto una soglia minima, che viaggia intorno agli $8 per bottiglia (corrispondente come abbiamo visto all?inizio della categoria superpremium). Ecco quindi che i suoi mercati critici sono USA, UK, Australia, Canada e Nuova Zelanda. Restano fuori, anche se con le giuste caratteristiche, India, Giappone e Irlanda, che pero? hanno una dimensione ancora irrisoria per il mercato del vino.  (more…) 
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| [05/02/2008, 11:11] | Vino e premi letterari |  | | Chi segue da tempo questo blog e ha fatto caso al bannerino qui di f |
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