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Mondo Di Vino
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[05/18/2008, 20:02] Premonizioni ?

Quest'anno gli incubi pre-meeting sono iniziati con almeno 20 giorni di anticipo. Andiamo bene. Stanotte, per dire, ero nelle sale del Ducale, completamente distorte dalla rielaborazione onirica in una sorta di tugurio con impalcature e calcinacci. Io sopraffatto da orde di persone in anticipo che entravano durante gli allestimenti - inspiegabilmente spostati alla mattina stessa dell'evento - spegnendo mozziconi di sigaretta su marmi preziosissimi al suono di musica da rave party. Poche ore all'inizio della manifestazione e molti tavoli mancanti all'appello. L'omino del catering, intento a far quadrare una situazione ormai fuori controllo si asciugava la fronte con un fazzoletto stanco. Strane coperte blu shocking sui tavoli lasciavano supporre un clamoroso misunderstanding delle disposizioni precedentemente impartite. Quei pochi tavoli che ci sono sono larghi, larghissimi e penso tra me e me che sarà impossibile che un espositore tendendo al massimo le sue braccia riesca a far assaggiare i suoi vini agli astanti, sempre che siano interessati visto che impegnati in danze sfrenate a ritmi da rave. Ormai sopraffatto dal catastrofico moltiplicarsi di coincidenze impossibili mi accorgo che ho dimenticato di stampare i segnaposto, trovo sudatissimo una stampante in uno scantinato ma mi manca il cavo usb. Mentre sto per gettarmi sconfortato a terra senza più fiato per gridare o protestare, fortunatamente mia figlia mi sveglia con un sonoro eeeeegh. Mi alzo di scatto e vado a stampare i segnaposto.

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[07/23/2008, 17:51] Oca d?estate parte seconda: il salame di Giovanni Coccini

Lumassina

E’ forse ardito mangiar l’oca d’estate? Niente affatto. Già con la descrizione dell’Oca Ciuca l’avevate intuito. Lo conferma l’amico Edo Bresciano (che ha da poco ricostruito il suo blog: segnatevi il nuovo indirizzo) e la sua lussureggiante produzione di salumi di palmipedi vari, tra i più buoni e genuini d’Italia.
E lo ribadiscono a Mortara (Pavia), in Lomellina. Il salame d’oca di Mortara, quello cotto e in parte costituito da carne suina, è eccellente compagno del melone, quand’è fatto bene. Purtroppo non tutta la tradizione norcina della Lomellina si appoggia a oche allevate in loco: quando va male, arrivano da molto lontano, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili. Quando va bene, i salumai si appoggiano a piccoli allevatori del Piemonte o della Lombardia, per salvaguardare la qualità. E guarda caso, chi sta più attento negli approvigionamenti della carne è anche chi sta più attento a dosare pochi conservanti, che ne alterano il sapore in modo sensibile.
Di questi piccoli artigiani che lavorano bene, un degno rappresentante è Giovanni Coccini, di Olevano Lomellina (Pavia). A chi non abbia mai messo piede fuori da una grande città, Olevano può sembrare quasi uno scherzo, o qualcosa che non esiste più. Dalla circonvallazione che lambisce la brutta zona industriale di Mortara, si prende una stradicciola che si inoltra in campi immensi e porta nel paesino: 800 abitanti, la chiesa parrocchiale, il tabaccaio, il bar, le panchine dove si siedono i vecchi. Spiccano il castello medievale, vero fulcro del paese, e l’interessantissimo Museo di arte e tradizione contadina, che piacerebbe da matti all’amico Luca Ripellino. Tutte cose che attirano ogni tanto appassionati e turisti curiosi.
Turisti che, per la verità, vengono anche per visitare la bottega di Giovanni Coccini, detta anche Carnipiù: all’ingresso del paese c’è perfino il cartello indicatore. La macelleria si apre in un cortiletto, con semplicità. Di fatto, è un piccolo emporio di prodotti alimentari.
Il piatto forte però sono le carni. Giovanni Coccini inaugurò l’attività nel 1929. Più avanti, l’eredità fu raccolta da suo figlio Giorgio, a sua volta aiutato dal figlio Giovanni (per tradizione, in famiglia i nipoti si chiamano come i nonni). Un’esperienza di 80 anni, che si sente. Importante, per i Coccini, è la scelta delle bestie migliori. Loro vanno a reperirle in allevamenti piccoli e di fiducia. Gli animali da cortile poi sono allevati personalmente o reperiti dalle cascine circostanti.
Col tempo, i Coccini si sono fatti anche un nome nella lavorazione degli insaccati tradizionali, prodotti davvero senza il minimo cedimento a scorciatoie industrialistiche o risparmiose. In primis, il salame d’oca cotto, roseo, di grana piacevolmente grossa. Sentite il sapore: è dolce, ma non troppo. La dolcezza spinta, eccessiva di molti salami d’oca di Mortara è dovuta a un largo impiego di zuccheri, che sicuramente non sono essenziali. Coccini non li usa, e mette solo un poco di salnitro.
Altre chicche? Il salame d’oca crudo, meno personale e irruente di quello di Edoardo Bresciano, ma egualmente apprezzabile. Oppure il salame della duja, sempre d’oca, declinazione locale d’un prodotto amatissimo tra Vercelli e Novara, e qui morbido e gustosissimo.
Con l’oca abbiamo finito, ma c’è il maiale. E che maiale. Provate la pancetta. Da anni assaggio pancette su pancette, buone e cattive. La pancetta di Coccini è assolutamente tra le prime tre della Lombardia, e probabilmente metterebbe in riga anche alcune omologhe del Piacentino. E’ arrotolata, e non si vergogna di essere un po’ grassottella, come le pancette dabbene dei tempi che furono. La pancetta magra è figlia di un’epoca in cui impera il maiale bonsai, magari olandese o tedesco, magro finché si vuole ma insignificante. Il grasso nel salume ha funzione strutturale: serve a equilibrare la sapidità maggiore veicolata dalle parti magre, che “prendono” maggiormente la salatura. Da Coccini non si corre il rischio: la pancetta è un burro. La pancetta aglio e pepe dei Coccini vi conquisterà per l?equilibrio intenso, l?avvolgente pienezza. La pancetta aromatizzata al peperoncino, ben lungi dall?essere piccante, è pungente ma sempre rotonda, amichevole, espansiva. Una sorpresa sarà la pancetta con la scorza di limoni (rigorosamente non trattati).
Tirando le somme: artigiani coraggiosi, orgogliosi del loro lavoro e del loro ruolo, artefici di prodotti di suprema delizia.

Macelleria Carnipiù - Giovanni Coccini
Via San Martino, 42
Olevano di Lomellina (Pavia)
Tel. 038451014

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[07/27/2008, 21:00] Champagne - vendite e andamento superfici e rese produttive - aggiornamento 2007

[English translation at the end of the document]
Fonte: Boizel Chanoine Champagne company report
Aggiorniamo al 2007 le statistiche relative allo Champagne. Le vendite sono cresciute del 5.3% a 338.7m di bottiglie, dopo essere salite del 4.6% nel corso del 2006. Le principali conclusioni della nostra analisi sono: (1) c?e? stato un forte incremento delle vendite dal 2000 in avanti, pari al 34% cumulato dal 2001; (2) a questo incremento si e? fatto fronte con un aumento del 9% delle superfici vitate, da 30500 a 32722ha, ma soprattutto con un incremento del 25% circa della resa per ettaro. (3) I costi di produzione stanno crescendo rapidamente: sono passati da circa EUR450/q a EUR530/q in un paio di anni.


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[01/01/1970, 02:00] www.michelemarziani.org
Appuntatevi l'indirizzo del mio nuovo diario on line, da oggi ufficialmente operativo: www.michelemarziani.org Vi aspetto!...
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[07/22/2008, 16:02] Quelli miei, proprio mai
Lumassina
La notizia non e' data dal fatto che qualcuno, alla Camera dei deputati, si soffermi su questo indegno blogghe, come da report del mio contatore; la notizia e' che costoro usino un confortevolissimo Windows 2000. Mentre il Ministero della giustizia traligna con XP.
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[07/21/2008, 21:00] Esportazioni di vino italiano - aggiornamento aprile 2008

Fonte: ISTAT
I numeri resi pubblici da ISTAT un paio di giorni fa sulle esportazioni sono sorprendentemente buoni anche per il mondo del vino, probabilmente con qualche relazione all?impatto della Pasqua (che nel 2008 cadeva a Marzo e nel 2007 cadeva ad Aprile). In particolare, mentre continuano a vedersi alcuni segnali positivi (principalmente il miglioramento del prezzo-mix, soprattutto per i vini sfusi), Aprile e? stato un mese in cui tutte le categorie si sono mosse in modo positivo ed omogeneo ed in cui i volumi non sono stati inferiori all?anno scorso (+2% a 1.6m/hl): si tratta della primo mese positivo dopo una serie ininterrotta di segni negativi cominciata ad Agosto 2007. Il primo grafico mostra proprio questo: la linea rossa vi dice che il massimo volume annuo esportato e? stato raggiunto a luglio del 2007, dopo di che la linea e? sempre scesa; nel 2008 la linea riprende di colore giallo da gennaio e come potete notare in corrispondenza del numero 4 (aprile) la discesa si ferma: siamo a 18.4m/hl misurato sui 12 mesi rispetto a 19.2m/hl del medesimo periodo misurato ad aprile 2007 e ai 16.6m/hl del 2006


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[08/01/2008, 10:57] L?anno del Marsala? intanto forse abbiamo il Marsala dell?anno?
Tre coincidenze non sono mai da sottovalutare specie se convergono così nettamente come in questi giorni. Il mercato pare un pò stanco dei vini dolci siciliani “classici” stile Passiti e Moscati di Pantelleria (o per lo meno il mercato italiano, ad Amsterdam il Ben Rye va via come l’acqua nonostante non costi esattamente poco) [...]
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[04/04/2007, 15:12] VINITALY 2007. UNA FIERA DI SVOLTA.


Anche io sono tra i tanti reduci della grande fiera, vetrina dell'enologia italiana e mondiale, termometro delle tendenze dei produttori e dei consumi.Le impressioni sono state tante ed in alcuni casi contrastanti ma, per alcuni fenomeni, mi sembra di avere notato delle tendenze abbastanza chiare ed univoche.

La prima osservazione la posso fare sulla distribuzione dei visitatori all'interno dei padiglioni nei quali erano suddivisi i produttori delle varie regioni e dei vari stati. Fatta salva una maggiore presenza nei padiglioni centrali posti nelle immediate vicinanze degli ingressi principali (San Zeno e Cangrande), meglio raggiungibili e che fungevano anche da punto di passaggio verso i settori periferici della fiera, ho notato un interesse, da parte del pubblico, molto accentuato nei confronti delle regioni meno blasonate. Gli operatori ed i wine-lovers stanno manifestando una buona attrazione nei confronti di aree geografiche un tempo semisconosciute (dal punto di vista enologico), come il Molise, la Basilicata, la Calabria e la Valle d'Aosta.

Continua imperterrito anche il fascino dei vini siciliani, favoriti anche dall'ottima organizzazione che supporta i produttori di questa grande isola del Mediterraneo. Nel campo delle conferme continua il buon successo dei produttori del Veneto, del Piemonte e della Toscana. Nel padiglione riservato a quest'ultima regione (il numero 8) ho notato però un diverso bilancio nazionale, rilevando una preponderanza di visitatori provenienti dagli Stati Uniti. Buoni riscontri arrivano (nonostante la posizione decentrata del padiglione 11) anche per i produttori della regione Abruzzo, per i quali sta sempre di più pagando la forte scelta legata alla qualità, congiunta in maniera stretta alla riscoperta dei vitigni autoctoni ed al mantenimento di prezzi interessanti.

Altro interessante fenomeno che ho riscontrato è l'attenzione dedicata dai visitatori nei confronti dei vini esteri. Ma la cosa più degna di nota è ilLumassina cambiamento della propensione dei presenti, maggiormente interessati nei confronti dei vini provenienti dall'Europa Centrale ed Orientale.
Gli stand dei produttori austriaci, sloveni, tedeschi ed ungheresi hanno conosciuto un flusso continuo di persone interessate verso i vini di questi Paesi, sempre più inclini a farsi conoscere dai consumatori italiani. Questa opportunità è considerata in maniera sempre più ragguardevole, tanto che nella giornata di domenica è stata segnalata a Verona la presenza del Ministro dell'Agricoltura della Repubblica Ungherese.

Questa è la conferma di alcune delle tesi che da molti anni tento di avvalorare, in merito ai vini di molti Paesi europei. Sono sempre più convinto che il Burgenland, la Slovenia, l'Ungheria, la Slavonia, la Vojvodina, la Slovacchia e la Repubblica Ceca costituiscano un'area al tempo stesso omogenea e ricca di grandi diversità. Una macro-regione che ci rallegrerà molte serate, animate dalla volontà di assaggiare prodotti eccellenti, anche se diversi dai nostri.

Ho potuto rilevare anche una notevole ed importante riflessione sull'uso dei vasi vinari in legno di piccola capacità (barriques). Molte aziende e molti enologi stanno finalmente ripensando l'utilizzo spregiudicato che di tali contenitori è stato fatto nelle fasi di invecchiamento, nella speranza di ottenere vini dal gusto internazionale. I produttori italiani stanno finalmente comprendendo che un vino, per essere buono, non deve per forza sapere di California.

Un'ulterioLumassinare tendenza degna di nota è quella dell'aggregazione dei piccoli produttori, il cui esempio maggiormente significativo è quello costituito dal "Consorzio Langa Style", nel quale confluiscono otto piccoli produttori dell'area delle Langhe, accomunati dall'amore per la loro terra e dalla volontà di farsi conoscere con prodotti dalla qualità alta e dai prezzi concorrenziali. Auguro a questi nuovi attori della scena enologica italiana un ottimo successo e degli ottimi riscontri di mercato.

Per concludere, tanti buoni segnali, da incoraggiare ed implementare.

Allora cosa dire??? Buona Salute a Tutti!!! Pierluigi Salvatore.

NELLE FOTO: LO STAND DI UN PRODUTTORE SLOVENO IN UN PADIGLIONE DEL VINITALY 2007, IL LOGO DEL CONSORZIO "LANGA STYLE".


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[06/17/2008, 18:16] Premio Veronelli 2008: nomination per il Long Lever

Lumassina

Premio Veronelli terza edizione: mercoledì 18 giugno al Teatro Angelicum di Milano alle 16.30 verranno svelati i nomi dei vincitori di quest'anno delle ben 16 categorie.

I riconoscimenti sono destinati ai migliori Operatori internazionali - Comunicatori e Tecnici - dell'enogastronomia: ma più dei premi conta l'intenzione, quella di onorare la memoria di Luigi Veronelli, scrittore/giornalista e critico, grande uomo di "cultura materiale", ma non solo: io l'ho conosciuto e ho lavorato con lui, e so che era capace di grandi slanci verso le persone come verso le cose, i prodotti, i paesaggi, le opere d'ingegno.

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[01/01/1970, 02:00] Il marito muto
Chiedo scusa se parlo di Maria, ma è una storia che conosco bene... Mi girano sempre in testa le parole della canzone di Giorgio Gaber quando penso a Il marito muto, primo romanzo di Claudio Castellani in uscita tra qualche...
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[01/01/1970, 02:00] ?Sapori di Primavera? 9/10/11 maggio alla Fabbrica della Ruota a Pray Biellese

?Sapori biellesi?, in collaborazione con il sistema ecomuseale della provincia di Biella organizza la settima edizione di ?sapori di primavera? mostra mercato dei prodotti di qualità dell?enogastronomia biellese, con il supporto della Regio Piemonte, della Provincia di Biella, della Comunità Montana Valsessera, della C.C.I.A.A. di Biella, e dell?ATL.
Parteciperanno i produttori del territorio selezionati da ?Sapori Biellesi?, che offriranno in vendita e in degustazione i loro prodotti più pregiati, alcuni dei quali difficili da reperire sul mercato in quanto di produzione limitata.
La sede è la Fabbrica della Ruota a Pray Biellese (Regione Vallefredda 1 strada provinciale biella- valsesia).
Orario: Venerdì ore 20.30 22; Sabato 15-22 / Domenica 10-19.
Ingresso 3 euro, ridotti 2,50.
Per avere il programma completo della manifestazione si può andare direttamente nel sito www.saporibiellesi.it.
Questa è una manifestazione nata per mettere a disposizione del consumatore una selezione dei prodotti biellesi presentati direttamente dai produttori.
Le aziende collaboratrici di terradeivini presenti alla manifestazione e di cui vi invitiamo a provare i prodotti sono:
Azienda Agricola Pastoris con i prodotti: Erbaluce di Caluso, passito e Rosso Canavese.
Azienda Agricola Ca? d?Andrei con i formaggi.
Azienda Agricola Aurum con i prodotti: miele, bugella e le nocciole biellesi.
Non mancate a questo appuntamento perché il prossimo è stato fissato per il 2010.

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[01/01/1970, 02:00] La querela è un atto fascista
Premessa: per me (libertà di opinione articolo 21 della Costituzione, lo penso io che sono un cittadino), la querela è un atto fascista (spiegazione: lo è la querela, non il querelante che è quel che è o preferisce essere). Penso...
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[07/28/2008, 16:42] Ristorante NIF - Chieri (TO) - Chef Maurizio Capello
Lumassina

Provato a Pranzo Lunedì 23 Giugno 2008

Novità a soli 15 minuti da Torino Città, una location incantevole ed una cucina di assoluto livello grazie a Maurizio Capello , uno Chef classe 1967 ... Clicca QUI per proseguire nella lettura dell?articolo >>
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[06/10/2008, 02:24] Matilde Poggi: la terra, il tempo, il Bardolino
Inizia da Cavaion la prima pagina di AmiciDi VIni. Oltrepassando il cancello dell'Azienda Le Fraghe, dove ci accoglie Matilde Poggi. La giornata è di quelle che chiaman pioggia - come assai spesso ultimamente - Non sono sola. Chè il vino...
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[07/23/2008, 19:03] Giornalismo gastronomico: non solo ristoranti, anche prodotti

Alcuni commenti letti in questi ultimi tempi mi hanno stimolato numerose riflessioni. Come mai sui giornali non specializzati ci sono tante rubriche dedicate ai ristoranti, mentre quelle dedicate ai prodotti sono molto meno? Non si dica che i lettori sono meno interessati, perché non è affatto vero, e so quello che dico.
La verità è che parlare di ristoranti è più comodo.
Sviluppo diffusamente questo punto di vista in un pezzo sul blog di Gabriele Mastellarini.
Leggete e commentate.

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[01/01/1970, 02:00] L'Acquabuona cambia look e diventa anche esteriormente un giornale
Il bravo Luca Bonci, che non si limita a fare la parte del gaudente assaggiatore di vino e di cibo, come i suoi colleghi, ma è l'elemento determinante, il tecnico, che consente al lavoro effettuato dai numerosi collaboratori della testata "in rete dal 1999 per amor di terra", come recita il sottotitolo, di venire pubblicato e letto dai numerosi enogastronauti.Era un po' che ci lavorava, sapeva che la versione precedente de L'Acquabuona non era proprio affascinante e conteneva davvero troppi link, ma era stata fatta in velocità perché il tempo è tiranno, si sa, soprattutto quando si hanno mille altri impegni, da quello familiare a quello professionale. Così Luca, in una situazione di difficoltà che lo ha visto spesso occupato fino a tardi, a rischio di divorzio (voci di corridoio...), si è impegnato fino allo sfinimento per far sì che L'Acquabuona non fosse una testata giornalistica solo nei contenuti ma anche nell'aspetto.E il risultato è senz'altro positivo. Molto più piacevole, con largo spazio alle immagini (queste risentono ancora della mancanza di un vero fotografo...) e un'organizzazione dei contenuti più snella e facile da individuare. Molto utile e intelligente lo spazio inserito nelle pagine interne con la lista dei collaboratori e reletivo feed RSS che consente di individuare subito i più recenti articoli scritti da ciascuno.Peccato solo per lo spazio pubblicitario posizionato a destra che occupa un settore della home page troppo evidente, al quale avrei preferito l'indice per rubrica, posizionato in modo da essere visto solo scorrendo la pagina. Ma la pubblicità, lo sappiamo bene, è l'unica entrata di una testata internet e a volte costringe a fare scelte non proprio ottimali.Bravo Luca, uno stimolo in più ad andarsi a leggere una delle riviste enogastronomiche online più interessanti del settore, che gode anche di una sobria versione inglese. Anche l'occhio vuole la sua parte...
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[07/12/2008, 11:17] Il mantra dell'incomprensibilita' (contiene rece)
O mondo incomprensibile: e' il mio mantra preferito, meglio potrei dire il mio tormentone, che ripeto spesso e volentieri. Nel farlo, evito di approfondire le cause: se sia io che non ci arrivo oppure e' l'universo che non si spiega. In questi ultimi giorni, per dire, ho avuto notevoli difficolta' a spiegare al cliente curioso cosa e' successo col Brunello, e col Decreto Zaia: e' tornato tutto a posto? Bacchetta magica? Oppure: non e' proprio, mai, successo niente? Onestamente, qualcosa mi sfugge; appare certo che tutto, ora, sia a posto - un po' come la spazzatura a Napoli, e' sparita dal Tg4; segno che il problema e' risolto. Forse.

E certo, non e' colpa di internet che ci rende piu' stupidi - per fortuna qualcuno spiega perche': "la tesi stupida che i sistemi internet ci rendano meno intelligenti è stata messa in giro con molto clamore. E' un segno di paura da parte di chi controlla l'informazione, in particolare i giornali tradizionali (non a caso la notizia è stata molto diffusa dai quotidiani) e le televisioni (che hanno dato all'argomento ampio spazio). In realtà, hanno paura che il pubblico li abbandoni (o, come si direbbe con un linguaggio in voga, li mandi dove avete ben compreso)" - E grazie al qualcun altro che segnala il pezzo.

Come forse avrete letto in giro (vi basti la copertina dell'ultimo Espresso) siamo probabilmente sull'orlo dell'abisso economico-finanziario; per chi, come me, opera (comunque) in quell'ambito commerciale riconducibile al termine "accoglienza" (che mi piace una cifra, sottolineo) e' grande la sopresa nel vedere che c'e' chi insiste a darsi da fare, nonostante chi ci governa sia intento ai casi propri, per cui e' normale che si vada a rotoli - ma questo non si puo' dire, perche' si chiamerebbe qualunquismo. Quindi, rinunciamo a capire perche' stiamo scrutando l'orlo del suddetto abisso.

Piuttosto, diamo un senso vagamente food a questo post, inserendo la rece (sta a significare recensione, tutto ti devo spiegare?) d'un ristorante visitato ierisera. La sorpresa, probabilmente, e' tanto piu' piacevole quando nel corso della giornata ti hanno tenuto compagnia i cupi pensieri su esposti; ti siedi a tavola e ti sorprendi di ogni minuzia positiva, alla fine probabilmente la enfatizzi, ma appunto se non t'aspetti niente di buono godi due volte. Andiamo con ordine.

LumassinaIl ristorante sta in una stradina interna al quartiere di Pegli, Genova, non distante dalla mia magione; una strada senza pretese in un quartiere ex-glorioso, l'unico nel ponente della mia citta' ad esibire un lungomare e qualche vestigia d'un passato turistico; la porta, rossa, e' una nota cromatica cospicua, che fa molto bistro' - con stile vezzoso e buona misura, che, vedro' poi, e' la cifra complessiva degli arredi e degli interni. D'accordo, entrando, tra gli arredi aggraziati, la barrique con le bottiglie e varie leziosita' compare la solita Berkel; sull'eccesso di Berkel ad uso arredo molti altri si sono gia' dilungati, quindi eviterei d'infierire; resta sempre il dubbio: sopravvive qualcuno che usi una Berkel per affettare la mortadella? Comunque, esploro brevemente gli interni pieni di belle cose buttate qua e la', ed arrivo ad una stanzetta adibita a sala per bimbi: incredibile, in una citta' a crescita zero un ristoratore che pensa ai bambini; l'ho ancora detto che il mondo e' incomprensibile? La parte piu' bella, pero', e' il piccolo giardino all'aperto, dove mangeremo, su sedie in ferro battuto non comodissime ma stilose e coerenti; grandi ombrelloni coprono i pochi tavoli, ravvicinati (ma questa e' Genova, mica la Pianura padana) e, finalmente, ti godi una location, incredibile a dirsi, fighetta ma non banale. Sono seduto al limite dello spiazzo aperto, lungo il quale corre un antico muro che, immagino, divideva le proprieta' con i giardini di questi vecchi palazzi patrizi, anticamente ville fuori citta' ad uso dei borghesi che "uscivano" da Genova per andare al mare; oggi questi quartieri sono annegati nella citta'; ma questo muro, coperto dai rampicanti, sbrecciato e cadente, e' puramente retro' senza infingimenti, e' antico e basta, non mente, non e' evocazione posticcia di antichita': e' antico di suo. Osservare da vicino qualcosa/qualcuno che non mi racconta storie, da solo, e' gia' appagante. E ancora: personale simpatico e cordiale. Da queste parti, scusate, e' praticamente un optional che volentieri pagheresti.
Cosa si mangia? Diciamo subito: niente voli pindarici, cucina riconoscibile, facile, forse un po' riluttante, ma che ci volete fare, io sono il genere di gurmè che, quando gli presentano "paccheri con pomodorini e pancetta" fatti bene e golosi, non si lamenta. Gia' gli antipasti si annunciano godibili, con i muscoli (cozze) perfetti, con mozzarella piaciona, con peperoni in agrodolce - ecco, questi davvero - memorabili per dolcezza. E ottimo pane. Da queste poche cose si capisce che le evocazioni iberiche sono, ovviamente, ignote. E va bene cosi'; i piatti sono, ci crederesti? rotondi e bianchi. In generale le preparazioni hanno spunti da meridione d'Italia (non ho indagato piu' di tanto) e le esecuzioni sono, come dicevo, improntate sulla facilita', sono confortanti e confortevoli. Il menu e' scritto a mano su un foglio di carta-paglia (la stessa che ti fa da tovaglietta) e la carta dei vini, eh, quella non c'e'. Io chiedo un bianco ligure, la signorina mi propone un Vermentino (quale, ovvio, non si sa). Questa e' la classica premessa per una brutta sorpresa, e invece ti servono un clamoroso Vermentino Riviera Ponente 2007 di Ruffino, azienda assolutamente sugli scudi, che conosco ed apprezzo: applauso. Salto il secondo, passo al dolce, una pastiera ricottosa quanto basta, di ottima esecuzione. Antipasto, primo, dolce, vino serissimo e acqua: sui trenta euri a personcina. Coordinate:
Ristorante Antica Via Venti
Specialita' genovesi e napoletane
Via Martiri della Liberta' 63R - Genova Pegli
Tel. 010 664665
Esci col piacere d'aver trovato un esercente che onora la categoria, e quasi rinfrancato nel vedere un ristorante aperto da poco, ma al gran completo, segno di buon successo, a dispetto delle crisi e dei tracolli.
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[06/16/2008, 17:53] 
Alla conquista del grande Nord

Dopo una settimana dal ritmo decisamente sostenuto, sono di nuovo nella mia piccola e tranquilla cantina, a tirare le fila di questo tour promozionale e cercare possibilmente di concretizzare qualcosa. I contatti sono importanti, ma se non restano solo contatti è decisamente meglio. ;-)


Durante la 1a tappa ad Helsinki il tempo libero è stato davvero poco, ma ho cercato di fare la stakanovista (naturalmente ci sono pure portata e poi le ore di luce lassù sono moltissime adesso...) e vedere il più possibile di questa città pulita, ordinata, interessante.


Ecco la cattedrale bianca di Helsinki, che rispecchia il lindore della capitale finlandese.


Lumassina
Stoccolma mi è sembrata ancora più bella della volta precedente; sicuramente il fascino maggiore va imputato anche al fatto che la visita precedente risaliva a febbraio, quando il freddo è davvero pungente e la neve non manca mai. D'estate è invece una città vivacissima, piena di giovani, con tanti bei locali in cui bere qualcosa all'aperto; è cosmopolita ma allo stesso tempo sicura e pulita, in soldoni un posto in cui vivere.


Il nostro workshop si è svolto nelle opulente, scenografiche e quasi claustrofobiche sale del Grand Hotel, ma vi assicuro che in generale l'impronta è decisamente più minimalista...


Lumassina


Non lontano dal mio hotel, ho scovato un curioso mercato coperto, in cui avrei letteralmente saccheggiato ogni banco; pesce freschissimo, tra cui l'immancabile salmone preparato in svariate fogge, dolci speziati, fiori...un paradiso di profumi e sapori.


Lumassina


Infine, Oslo. Che francamente mi ha sorpreso per la scarsa pulizia, il disordine, la quantità di personaggi dubbi che mi hanno fatto sentire a disagio e di sera perfino insicura. La mia immagine di Norvegia era distante anni luce da ciò che ho trovato.


Tuttavia, meritano una nota ampiamente positiva il fiordo, con le celebri casette colorate ed il porto, in cui si concentra la movida, brulicante di gente ad ogni ora del giorno.

LumassinaLumassina

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[05/07/2008, 21:44] Vini di Moda, Vini Sempreverdi, Fascette e Biodinamica

Si è svolto il 2 maggio, con l’organizzazione a cura della Festa dei Vini Classici della Valpolicella di Pedemonte (VR) e del Palio del Recioto di Negrar (VR), il convegno dal titolo “Vini Trendy, Vini Evergreen: quando il trionfo di oggi diventa un successo senza tempo”.
Molta la carne al fuoco, compreso una riunione del Consorzio della Valpolicella, con una novità abbastanza importante: quindi vedremo di parlarne e commentare.

Biodinamica e Champagne:anche Poiana Maggiore era Biodinamico?

Il primo intervento della serata è stato dell’enologo Hervè Jestin, della Maison Fleury Père et Fils Champagne (il sito): oltre a rappresentare il vero Sempreverde e sempre di Moda Champagne, la Maison da circa 10 anni pratica la viticoltura biodinamica, e nel settore in Francia è una delle voci più autorevoli, seconda forse al solo Nicholas Joly della Coulèe de Serrant.
Non starò a tediarvi con la viticoltura biodinamica, perché la conosco poco, e quindi la castroneria è in agguato, al limite guardatevi il sito italiano di Rudolf Steiner, colui che codificò la biodinamica, per avere notizie precise: se credete all’influenza delle varie forze naturali e cosmiche sulla vita animale e vegetale, allora qui c’è da divertirsi.
Monsieur Jestin, con l’ausilio di prove ed esperienze, dice che la viticoltura biodinamica dà grandi risultati, mentre per la vinificazione e tecniche di cantina la sperimentazione è ancora aperta, in quanto lo Steiner non fece in tempo a dedicarcisi, e quindi si opera rispettando i suoi principi.
Alla fine comunque l’esortazione ai presenti è di provare la Viticoltura Biodinamica: alla Fleury i risultati sono ottimi Champagne.
Una cosa soltanto: ho ricordi del nonno e di molti vecchi contadini che non muovevano foglia nei campi se Luna e Sole non erano “come si deve”o se non era Consigliato dal ” Lunario di Pojana Maggiore”, leggendario Astrologo-Contadino veneto, che tramite il suo lunario, appeso in ogni stalla e deposito agricolo, scandiva la vita contadina e le sue attività secondo la Luna ed altri astri.
Vuoi vedere che i nostri nonni ascoltando Pojana Maggiore praticavano l’Agricoltura Biodinamica senza saperlo?

L’Egoismo Solidale della Franciacorta
Con questo semplice concetto, Mattia Vezzola, enologo gardesano della Bellavista, una delle maggiori aziende della Franciacorta, ha superbamente riassunto uno dei motivi che hanno reso questa zona vinicola come un nuovo classico, nell’attesa di diventare sempreverde, dello spumante in Italia, anche se giustamente si arrabbiano quando si chiama spumante un Franciacorta: questa denominazione, assieme a Champagne e la spagnola Cava, può escludere dall’etichetta la dicitura vino spumante e il metodo di produzione, Franciacorta vuol dire Franciacorta e basta, e lo stesso vale, ovviamente anche per Champagne e Cava.
L’Egoismo Solidale che ha portato a questo risultato, dovrebbe fare scuola anche nelle altre regioni vinicole, ma i classici interessi del quartierino tipici dell’Italietta Vinicola fanno in modo che l’insegnamento bresciano resti quasi una parola al vento, anche se fortunatamente non sempre è così: abbiamo l’esempio della DOC Breganze e della DOCG Montefalco Sagrantino che si stanno muovendo allo stesso modo, con una sola differenza, che i Bresciani lo fanno meglio.

Come Montefalco Sagrantino è diventato un classico
L’intervento di Marco Caprai, dell’omonima azienda, con un breve excursus, ha spiegato come pochi ma volenterosi viticoltori di Montefalco, abbiano recuperato il vitigno Sagrantino, e nonostante i pareri contrari dei “soloni” locali, siano riusciti, cavalcando il concetto di vino di nicchia di qualità e di produzione inferiore alla domanda, a creare un nuovo classico.

Amarone: le nuove fascette ne faranno un classico?
Su quanto detto al convegno sull’Amarone non posso riportarvi alcunché, essendomi perso gli interventi di Severino Barzan della Bottega del Vino, tempio del vino in Verona e nel mondo, e di Emilio Pedron, AD dell Gruppo Italiano Vini e fino a poco fa, presidente del Consorzio Vini della Valpolicella, se non che di sicuro è trendy e tira, vedi anche il mio articolo, e che a Villa Quaranta giocava in casa.
Quello che invece è interessante, invece, è l’assemblea del Consorzio Vini della Valpolicella, che nello stesso pomeriggio ha deliberato l’ormai mitica e più volte annunciata fascetta di stato per i vini della Valpolicella ottenuti da uve appassite, ovvero Recioto e Amarone, e atta a garantirne la tipicità e la qualità.
Ma quello che mi chiedo: a cosa serve la nuova fascetta?
Non è quella della di una volta della DOC, e nemmeno quella DOCG, e Dio ce ne scampi, visto che in Veneto la DOCG porta sfortuna, e vedi il caso Brunello, non salvaguarda nulla.
Poi col discutibile disciplinare della Valpolicella, che permette l’imbottigliamento dei suoi vini anche fuori zona DOC, non salvaguarda nemmeno gli ignari consumatori stranieri, visto che mi sembra di capire che la fascetta sia solo per i vini venduti in Italia.
Poi la fascettatura sarà obbligatoria non da una determinata vendemmia, ma per gli imbottigliamenti fatti dal 1 luglio 2008, e non è chiara la posizione delle bottiglie di quelle aziende che hanno già imbottigliato Amarone e Recioto, che lo stanno giustamente affinando in bottiglia prima di etichettarlo e commercializzarlo e che corrono il rischio di  ritrovarsi con Amarone e Recioto di “serie B” perché senza fascetta.
Sempre il disciplinare che dal 2003, ovvero dai vini in commercio dallo scorso anno, permette l’uso dei soliti vitigni gramigna cabernetmerlotsirah nella stessa percentuale dei veri vitigni veronesi come molinara e oseleta, che tipicità garantisce ai consumatori, quando storicamente i vini della Valpolicella sono sempre stati a base di uve corvina, rondinella, molinara e altre varietà realmente autoctone?
Insomma, forse sono ignorante nel senso che ignoro lo scopo della fascetta, che non è ne DOC ne DOCG, visto che nei punti citati non vedo alcuna salvaguardia per il consumatore straniero, che si vede spesso e volentieri proporre Amaroni al prezzo di un Valpolicella Superiore, ovvero casi simili al Parmesan, alla Mozzarella della Campana o della Pommarola cinese, e quanto all’italiano sa benissimo leggere l’etichetta.
E le tipologie Valpolicella, Valpolicella Superiore e Ripasso sono figlie di nessuno, visto che la “garanzia” è rivolta principalmente all’ Amarone e al Recioto?
Insomma, questa fascetta qualcuno me la spieghi.

Detto questo per adesso vi saluto.

Max Pigiamino Perbellini

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[01/01/1970, 02:00] Blog chiuso
Questo blog ha chiuso definitivamente il 20 novembre 2007. Tutti i post pubblicati fino a quel giorno rimangono on line....
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[07/09/2008, 07:42] Della roboante retroetichetta
Lumassina
Ci sono componenti del vino regolamentate dalla legge - perlomeno, ci si prova. Poi ci sono aree dell'enomondo totalmente anarchiche e deregolate, tipo le retro-etichette. Li' sembra che puoi proprio scrivere quello che ti pare, con qualche sprezzo del pericolo. Sul mio frizzantino bianco di riferimento leggo:
Vino profumato ed aromatico, con sentori che vanno dal fruttato del Pinot, al miele d'acacia dello Chardonnay, all'albicocca del Verduzzo e al peperino tipico del Sauvignon. Adatto a tutte le occasoni, e' ottimo con il pesce, con primi piatti a base di funghi e verdure, e persino con le carni rosse
Insomma, una roba cosi' ecumenica non s'era mai bevuta.

[Postfazione nr. 1: visto che dedico un post ad un frizzantino da sei euri, spero sia evidente una volta per tutte che son stato radiato dal club degli enosnobboni]
[Postfazione nr. 2: questo blog non linka il sito del produttore del vino - Legatura Mionetto - come forma di protesta nei confronti dei siti irrimediabilmente troppo brutti, in flash]
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[08/01/2008, 09:17] WineWebNews: aspettando Winot?

LumassinaHo volutamente scelto questa immagine, tratta dal Wine Camp blog dell?ottimo Craig Camp, che ritrae i cerchi dei carri formati dai cow boys in attesa dell?assalto dei pellerossa per illustrare l?uscita di oggi di WineWebNews, la rassegna stampa delle notizie più interessanti su vino ed enologia apparse negli ultimi sette giorni sul Web (siti Internet e wine blog) che realizzo per il sito Internet dell?A.I.S.
Mi è piaciuta tantissimo questa metafora dei tavoli in cerchio o a U paragonati alla posizione di difesa usata nel Vecchio West usata per descrivere la particolare atmosfera che si respira in occasione di grandi degustazioni dove ?il format è sempre lo stesso, una grande sala di un hotel con tavoli sistemati come i cerchi dei carri formati dai cow boys in attesa dell?assalto dei pellerossa? e una terribile ressa di gente che t?impedisce di degustare seriamente ed ?è difficile pensare ad una situazione peggiore per giudicare un vino?, perché ?una degustazione seria non è in programma ed è inutile aspettarsela?.
Si tratta, invece, solo di ?un party anche se in fondo non c?è nulla di male a concedersi un po? di tempo in compagnia di buoni vini?.
Un clima a metà tra il saloon, il Deserto dei Tartari di buzzatiana memoria, magistrale esempio della rappresentazione della vita come attesa di un grande ?evento? che non si sa mai se si manifesterà e se sarà davvero tale, e le metafisiche attese di Godot del Waiting for Godot o En attendant Godot di Samuel Beckett, dove spesso non accade niente e quel che accade, con il clima di divertita kermesse e niente più, non ci piace particolarmente?
C?è però molto altro in questa puntata che vi invito ad andare a leggere, la tentazione di Michele Marziani (e un po? mia) di ripartire nientemeno che da Frosinone e da una belle guida dei vini frusinati, il nostro viaggio nel vino italiano, la segnalazione di una bella intervista video al grande Bruno Giacosa, la cronaca di una visita a Maria Teresa Mascarello, un interrogativo malizioso, ma il vino era meglio quando si faceva peggio?, sorta davanti ad una bottiglia di Chianti Classico riserva del 1974, ?i vigneti che fanno la differenza? e la grandezza del vino di Langa, secondo un articolo del Chicago Tribune, le scelte di Tyler Colman, alias Dr. Vino sui vini più adatti a simboleggiare una American way to wine, scorci di Sonoma Valley sbattuti in etichetta e la nascita della Fivi, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, di cui parlerò dettagliatamente in un apposito post.
Beh, se volete leggere, qui, credo che le cose divertenti-stimolanti-interessanti non manchino proprio?

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[06/27/2008, 20:26] Dal M. Thurgau ai Rosati d'Italia

Lumassina

Nei giorni scorsi si è svolto a Cembra il 5° Concorso Internazionale del Müller Thurgau, nell'ambito della XXI Rassegna dei Müller Thurgau dell'Arco Alpino.

La mostra è in programma dal 2 al 6 luglio prossimi ma, come detto, le degustazioni degli oltre 90 campioni presentati si sono già tenute.

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[01/01/1970, 01:00] Campania, 10 agosto. Calici di Stelle
I programmi delle cantine associate al Movimento Turismo del Vino Il Movimento Turismo del Vino della Campania, in occasione di Calici Stelle il tradizionale appuntamento dedicato al vino nella notte di San Lorenzo, invita a scoprire e a vivere uno dei borghi più belli ed intatti della regione: Montefusco. Il piccolo centro irpino, poco più di mille abitanti, posto ad oltre 700 metri sul livello del mare, ...
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