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| [08/03/2008, 20:27] | Scarf people invade New York! |  | | It was comical enough last week when I saw people in Italy -- men as well as women -- wearing scarves in torrid weather. OK, you know how ridiculous I think the Italian obsession with a covered neck (no matter the rest of the upper body be nude). Now they're doing it here too! See this peculiar slide show by the Times's Bill Cunningham, who narrates the piece with an Eastern Massachusetts accent you could cut a knife with. (I feel right at hom.) I suspect a great many of... | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/07/2007, 19:43] | Vino dei Blogger #7: Tabula Rasa - Molinelli |  | 
Avrete capito leggendomi che ho una particolare predisposizione per i vini dei Colli Piacentini. Perchè le mie radici affondano in quella terra, che non è più Lombardia ma non è ancora Emilia piena, terra di mezzo per eccellenza. Un non luogo geografico, potrei dire, terra di confine da sempre un po' combattuta tra l'essere di "qua" o di "la". E come tutte le terre di confine, foriera di eccellenze in tutti i campi. Nelle persone, nel cibo (Piacenza è l'unica provincia Italiana ad avere tre DOP nei salumi: pancetta, salame e coppa) e nel vino.
Perchè il terroir dei Colli Piacentini non ha nulla da invidiare ad altre zone. Il substrato è bene o male lo stesso che dalle Langhe scende giù verso i colli Tortonesi, attraversa l'Oltrepo', percorre la provincia di Piacenza e si butta verso Parma e Bologna. Terreni di marne argillose e calcaree, del periodo tortioniano e elveziano, fondi marini emersi (e lo si può capire camminando nelle campagne intorno a Castell'Arquato, dove si trovano più conchiglie che a Rimini) dove solo questioni storico-culturali e climatologiche hanno "sviluppato diversamente" la viticultura rispetto a zone più blasonate.
Se a questa predisposizione naturale aggiungiamo anche un attento lavoro sia sui vitigni tradizionali -i due del taglio piacentino in primis e la malvasia- che su quelli meno conosciuti, raggiungiamo punte di eccellenza.
E' il caso del vino in questione, il Tabula Rasa dell'azienda Agricola Molinelli di Ziano Piacentino, che va oltre all'essere autoctono. E' di fatto l'uva di famiglia. Vitigno riscoperto in maniera casuale nei vigneti di famiglia negli anni '60, è stato fatto analizzare da varie università alla ricerca delle sue origini ampelografiche, senza risultato. Si è quindi provveduto a stilare una nuova scheda, a cura del Prof. Fregoni dell'Università di Piacenza, "brevettando" così una nuova tipologia, l'uva Molinelli, appunto, forse frutto di un incrocio tra Sauvignon e uva americana, e coltivata franca di piede.
Imbottigliato come Vino da Tavola per ovvie ragioni, il vino si presenta con un colore giallo paglierino tendente al dorato, molto acceso e vicino a quello di alcuni Riesling alsaziani. Il naso di prima battuta è un po' monocorde ed eccessivamente piacione, ma con un po' di pazienza esce la complessità del vino fatta di note fumée, di mostarda e di ghiaia bagnata ma non eccessive e austere, anzi, al naso persiste una rotondità sorprendente, quasi da vino con un certo residuo zuccherino. In bocca una sopresa, lama di acidità a tenerlo vivo, sparisce il dolce apparente che si avvertiva al sostituito da una grande sapidità, quasi salina. Finale sauvignoneggiante, forse un po' amaro e non lunghissimo, ma penso di più non si possa proprio chiedere a questo campione anche nel rapporto qualità prezzo. E il 2006, assaggiato dalla botte, è ancora più strutturato e sorprendente. Lasciamolo in cantina qualche anno, e vediamo cosa ne viene fuori.
E se avete tempo, fate un giro in cantina: l'incontro con Ginetto Molinelli, una forza d'uomo con un'energia e una determinazione che hanno in pochi, vale da solo il viaggio! | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/31/2008, 15:53] | PART 3: I SELL MY PASSION |  | | Here is the third and penultimate segment of my definitive precis of the LastItalianWineMemoirYoullEverNeedtoRead. In it you will find joy and heartbreak, hard work and the ineffable pleasure of swanning about with men of noble name and meaningless title. Ladies and gentlemen... | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/05/2008, 00:10] | Cannonau di Sardegna 2006 Vigne Deriu |  | Con questo caldo so bene che non viene proprio voglia, nemmeno a me che rossista convinto sono e rimango, di stappare vini rossi, soprattutto se strutturati, corposi e dal tenore alcolico elevato. Ciononostante, data la provenienza del vino in oggetto da una zona, la Sardegna che soprattutto per gli happy few (che ovviamente trovandosi lì non saranno certo impegnati a ?smanettare? per siti e wine blog su Internet) che la frequentano è ora località di vacanza, voglio ugualmente segnalare alla vostra attenzione un eccellente e incredibilmente poco noto Cannonau di Sardegna. Il produttore è lo stesso, Vigne Deriu di Codrongianos nel sassarese, di un Vermentino di Sardegna 2007 di cui ho già parlato bene recentemente. Lascio la parola alla produttrice, Margherita Cabras, per presentare tecnicamente il vino, un Cannonau di Sardegna annata 2006. ?Il vigneto di Cannonau occupa circa tre ettari e rappresenta il 50% dell?intera superficie vitata della nostra Azienda. Dei vigneti impiantati nel 1974 con allevamento a guyot abbiamo conservato circa un ettaro mentre il resto è stato rinnovato nel 2003 con allevamento a cordone speronato. Come può intuire abbiamo utilizzato per il vino destinato a queste bottiglie le uve provenienti dal vecchio vigneto vendemmiate a inizio ottobre. Notizie tecniche sul vino? L?uva (100% Cannonau) è stata immediatamente diraspata e pigiata. Il mosto fatto fermentare in serbatoi di acciaio inox a temperatura controllata (max 28°) quindi svinato dopo una settimana a fine fermentazione. L?affinamento è avvenuto per 6 mesi in serbatoio di acciaio inox , altri 6 mesi in bottiglia E? ancora?si sta ulteriormente affinando nel nostro magazzino. Abbiamo scelto (pur avendole a disposizione) di non utilizzare barriques (o altro) perché è nostro desiderio che in questo Cannonau siano riconoscibili tutte le caratteristiche proprie del vitigno e del nostro particolare terreno calcareo-marnoso. Come vede non abbiamo riservato a questo vino delle lavorazioni particolari ma solo molta cura nella raccolta e selezione delle uve e molta attenzione durante la vinificazione che curo personalmente insieme a mio marito (sotto le direttive dell?enologo), con particolare riguardo alla quotidiana e costante pulizia di tutte le attrezzature (mio marito un po? mi prende in giro però sa benissimo che è necessaria)?. Quanto all?azienda, Margherita ci tiene a sottolineare che ?la nostra è una piccola azienda familiare, mio marito si occupa sia dei vigneti che della cantina, io aiuto in cantina, mi occupo delle vendite, a volte i nostri stessi bimbi (Filippo 12 anni Giovanna 6 anni) mi aiutano per gioco a etichettare e confezionare le bottiglie già riempite in precedenza con attrezzature semiautomatiche che per noi vanno più che bene. Il nostro orgoglio oltre i vigneti è la Cantina, nuova di zecca, non si immagini però la cantina tipica, bassa, con luci soffuse, fatta apposta per ricevere le visite dei turisti, ma un locale funzionale, alto, arioso e molto facile da pulire?. Modo simpatico e schietto di presentarsi e altrettanto genuino, autenticamente sardo nel carattere è questo bel vino (prezzo intorno ai 7 euro + Iva) che ho gustato su un filetto di maiale una sera che la temperatura a Bergamo era diventata più umana. Colore rubino violaceo di bella densità, ma agile nel bicchiere non inutilmente viscoso e super concentrato, naso caratteristico, caldo, ben maturo, con tessitura ampia e consistente, ed uno spiccato carattere selvatico, di more di rovo, liquirizia, ciliegia, macchia mediterranea (la garrigue si direbbe in Francia come nota distintiva di un Grenache?), non privo di un?area, fragrante freschezza floreale. Al gusto, dopo il primo attacco, asciutto, saldo, con sostegno tannico presente ma non aggressivo, emerge progressivamente, sino ad impadronirsi della bocca e darle soddisfazione, un frutto ben polputo, goloso, croccante ancora pieno d?energia e di nerbo, una giusta rotondità e pienezza, una bella stoffa calda, da vino davvero ben fatto, equilibrato, figlio di vigne ben condotte e di un?epoca di maturazione ben scelta e di savoir faire non invasivo, in cantina, davvero rimarchevole. Se siete in Sardegna e capitate da quelle parti, non mancate di fare visita (telefonando preventivamente allo 079 435101 - 347 4830449 e-mail) a questa bella cantina: garantisce Vino al Vino? | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/14/2008, 06:36] | Under the Tuscan Stun |  | We?re deep into July now, the skin bakes well at 99° F. I might as well tell my sister not to print this one out for our mother, as she will just think I have lost my mind. And yes, I will digress.
Over the last week many wines were opened and tasted, in the course of duty and pleasure. Right now, I am tired of alcohol, but I am sure that will pass. Occupational hazard.
The coming week will be as equally challenging, with travel, tastings, a master class in Italian wine (in Austin), prepping the young pups for Texsom in August.
This whole wine thing, right now, has become such an obsession; it creeps into your life, your work, your closets, the fridge, under the table, another closet, a shelf with 20 years worth of Italian wine magazines. It really wraps itself around the saddle of your life and takes you on quite the ride.
Before you get to thinking this post is leaning towards the visually risqué, let me explain. The images shown have been created by the artistic duo known as Dormice. Dormice are Heinrich Nicolaus, born in Munich and Sawan Yawnghwe, born in Burma. Dormice live and work in Tuscany. I find their work compelling and I am fascinated with the way they pool their creative inspiration. They have a wonderful way with the use of color and form, and that is the simple reason why their work frames this post.
As the world turns, this time towards oblivion and that way towards exhilaration, I find this to be the stuff of summer and July. This month goes too fast for me; I could use two months of July. It sears my inspiration and keeps within me an overload of energy that fuels me deep into the late autumn- early winter time.
Tuscany, Tuscany, Tuscany. What on earth are they doing to you now? Earlier in the week I was sharing a bottle of a simple Chianti Classico from Melini, Il Granaio 2003, with three sommeliers. One, a Master-somm, who was in a great mood, replied something to the effect that this wine in it?s simplicity, how did she say it, something like it was so nice to just enjoy Sangiovese and Chianti like it is meant to be. I had to agree, not because I was trying to sell it to her and everyone else we had tasted that day. But it really was an epiphany to me, because here was this quiet little Chianti that had sat in the warehouse for many months, and it had blossomed into this pretty little wine. It wasn?t a stunner, but the experience was. Because, once again, you never know when the little wine god will creep up into a bottle and reveal itself, if you are quiet and fortunate and have others around you to help row the boat in the right direction. And those kinds of things are everywhere in this wine business.
Some time ago a salesman from a huge wine company called me up and asked me to please help him spread the word on their 2001 SuperTuscan. The wine was Alleanza, from Gabbiano. Usually that wine is not on the high priority list. There?s too little of it in any event. But when I took that wine home and tasted it during an evening, just by myself, again the midnight bloom arose from the bottle and beguiled me with its dance of seduction.
Over the years, another Chianti Classico, from Querciavalle and the Losi family, has been the reason for pause and reflection. This one comes with many visits and memories, something the over-inputted salesperson doesn?t have time for. Today as I was stretched upon the float in the pool, for one brief moment I was under anther sun, this time on the road near their winery going to the spot where their oak tree was struck down many moons ago. From that stunning moment, the raison d'être of the winery was forged.
Last week, another day, Gabrizia Cellai was in town to speak of her wines from Caparzo, La Doga and Borgo Scopeto. There was a moment when we were tasting Caparzo?s simple red, their Sangiovese. No Syrah, Merlot or Colorino, just straight Sangiovese. Again, here I was, at the altar, with something so simple and straightforward, just a blissfully uncomplicated come-across.
How is it a bee sting can be more significant than running into a wall? It might be because the bee pinpoints their focus on exactly one point. Running into a wall can be hard to spot, years down the road. Tonight I ran into a wall. At a friend house someone suggested I try the Silverado Reserve Merlot 1997. So I did. Just as I have tried many other wines lately from my home state. Somewhere I had a Russian River Chardonnay, and again I quizzed myself inside, wondering what it was I had missed. Oh please, California, look to the simple pleasures of wine and life. Less is more, really. Just as Italian food is characterized not by how much you can load into the dish, but rather how well you can work with three of four ingredients, isn?t time we looked to wines like that and celebrated them for their pure simplicity and the pleasure that it brings to us?
I walked away from the table after that ?97 Merlot. It was not something I would ask for with my last meal.
The other day of couple of older guys (older than me) came into a fine wine store where we were tasting the Chianti and they were asking for ?big and bold Syrahs.? I really thought, at first, that they were liquor board guys; they had the ?look.? I was disappointed when I heard them requesting the big Syrah like it was some kind of vinous Viagra.
So we have these characters looking to blow $60 on a big red lap dance and on the other end of the scale we have these jokers who come up and say something like this: ?Anyone can find a great wine for a $100. It takes a real snoop to suss out the great ones for under $10. Yeah, that would have been a pretty fair way to go about it, back when the price of oil was around $14 a barrel. But now that snoop has fallen behind the reality of the times. Just like the restaurant that cuts back on the quality of the ingredients in their food, so there are measures that can be taken like that with wine. But why would someone continue on with such self deception? Younger generations don?t do that, in fact they see wines at $15-20 as a baseline. And yes, I have gotten off track.
What I am saying is that here we were with this little Chianti from Melini that has five years of age on it, sells for about $20, has some maturity to it, is balance, is simple, is correct. What else do you want? That?s the end of the rainbow. The lightning bolt. The Golden Fleece .

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| [08/06/2008, 01:41] | La chef svedese di Roma |  | | Ce la farà Asa a diventare una chef di successo a Roma? Asa è una ragazza svedese di 28 anni, alta, bella, simpatica, cocciuta e timida. E' una cuoca, lei dice sempre chef, e vuole sfondare in questo mestiere di... | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/02/2008, 11:11] | Vino e premi letterari |  | | Chi segue da tempo questo blog e ha fatto caso al bannerino qui di fianco non si stupirà di questa segnalazione. Adoro la letteratura e la narrativa rappresenta per me quell’altra metà, non meno importante del vino, che mi completa e senza la quale non potrei mai essere la stessa persona. E’ per questo che [...] | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/23/2008, 20:19] | Mercato USA in crescita, conferme dalla California |  | | Aristide, in viaggio in California, ha partecipato nei giorni scorsi al Direct Symposium di Inertia Beverage Group, azienda di Napa, specializzata in soluzioni e sistemi software per il marketing online del vino, e promotrice di REthink Wine Blog, l'interessante corporate... | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/02/2008, 07:58] | Briscola (senza smile) getta la spugna: un addio o un arrivederci? |  | L?attacco è di quelli che non lasciano dubbi: l?ottima Briscola, che ci ha accompagnato con interventi geniali, divertenti, surreali, sempre originali e mai banali in questi mesi, getta la spugna, alza bandiera bianca, ci saluta e tirà giò la clèr come direbbe Jannacci. I motivi, comprensibilissimi, li spiega benissimo lei e non ci sarebbe nulla da aggiungere, se non, forse, imitare il suo esempio e fare altrettanto? Ad ogni modo, perché alla collaborazione di Briscola tengo molto e penso altrettanto ci tengano i lettori di questo blog a continuare a leggere i suoi apologhi sul vino, cercherò di convincere l?amica, una brava giornalista che si è occupata anche di uffici stampa di Consorzi, a ritornare sulle sue decisioni. ?Ho ancora un?idea? ha scritto in chiusura. Non è tanto, ma è sempre un?apertura, una speranza, uno spiraglio lasciato aperto per un ripensamento? Ad ogni modo, se non dovesse ripensarci, grazie, di cuore, per i suoi scritti, preziosi per intelligenza e ironia e per il loro stile inimitabile? f.z. L?annuncio è ufficiale e, seppur non ne possa fregar de meno, va dato: Briscola getta la spugna. Basta con le parole del vino, si cambia. Non a caso, Briscola è rimasta in silenzio per vari mesi. Per pensare, per capire. Ha pensato, non ha capito. Ma è risultata illuminante la frase di un?amica che, seppur ben avviata sulla strada della comunicazione, un giorno ha detto: ?Preferisco litigare con un pollo?. Intendeva un vero e proprio pollo, s?è infilata in una cucina e ora fa ciò che desiderava. Briscola ha fatto ben poco altro nella sua vita oltre a scrivere e a tenere nel portafogli un tesserino color vinaccia che testimonia ciò che è. Ma è una testimonianza irrilevante: in Italia, siamo tutti giornalisti. Le tecniche? Ridicolaggini. Vedere la notizia? Ma no, che c?entra. Scriverla??? Nemmeno a parlarne. In Italia siamo tutti giornalisti, chi nel bar sottocasa chi davanti a un computer. Perché in Italia non esiste quella cosa che si chiama ?informazione?, esiste soltanto quella cosa chiamata ?commento?. Se un tizio ne ammazza un altro, la notizia come tale si esaurisce in sei parole, sulle quali intervengono il sociologo, il consulente di problemi di copia, il parroco, il direttore del circolo didattico, il sindaco, un paio d?assessori, il messo comunale e una velina. Se Caio propone una legge in Parlamento e la legge passa (questa la notizia), occorre poi sentire che ne pensa Caio (che l?ha presentata, quindi qualcosa avrà pur pensato prima di presentarla), il quale, in modo inaspettato, dichiara: ?Sono soddisfatto?. Ma non lo è Sempronio, che la pensa diversamente, e Tazio, che la pensa giusta a metà. Sul vino, il paradigma si ripete. Non basta dare la notizia, occorre darla ?ragionandola?. Del resto, il meccanismo delle guide si basa o non si basa su questo? Fino a che punto le guide sono ? oggi ? la voce di chi se ne intende e non, piuttosto, lo spioncino attraverso il quale sapere che ne pensa Pinco e che ne pensa Pallo? Personalizzazioni della notizia, che spersonalizzano la notizia. Ma non perché sia l?autorevolezza a parlare, ma perché a parlare è il vip. Sono certa che se un tronista scrivesse una guida, La Guida di ?Uomini e donne? (con tutto il rispetto per una trasmissione di cui ho seguito totalmente 7 minuti in 3 anni, comprendendo nemmeno un terzo del meccanismo? sorvolo sui 2 terzi capiti), diventerebbe un cult. Noi giornalisti (ho ancora il tesserino color vinaccia in tasca) abbiamo la grande responsabilità di aver mitizzato il nulla, di aver confuso le idee, di aver attribuito definizioni di ?Lady? a povere ragazzotte di chiara inconsistenza e di ?Mister? a emblemi di ciò che non si dovrebbe essere. E abbiamo contribuito a rendere mitologico il vino ? anzi, i vini ? che spesso di mitologico avevano la pretesa di essere considerati passabili. Meglio sarebbe stato dire al produttore: ?Amico mio, non sai farlo. Riprova?. Ma non è stato così. Per opportunismo, per buonismo, per qualunquismo. Non per giornalismo, sicuramente. Di fronte a un mercato in crisi, e quello del vino in Italia ? in molte zone d?Italia, per varie ragioni ? è certamente un mercato in crisi, dignità deontologica vorrebbe che ci ponessimo domande sulle nostre esagerazioni, sui nostri commenti, sulla finta informazione, sui publiredazionali passati come notizie, sulle ?perversioni? del vino che diventa buono per una bella etichetta, che è sicuramente ottimo perché abbinato a una linea di moda griffata, che è straordinario perché lo beve l?attore di telenovela ospite di un talk show domenicale. Il vino, in tutto ciò, dove sta? Forse nella presunzione dell?agronomo o del vignaiolo che s?inventa ?giornalista ? comunicatore ? esperto di marketing?? E perché no? Non è forse quello che lasciamo fare spensieratamente all?agronomo e al vignaiolo, per opportunismo, per buonismo, per qualunquismo? Fate un giro in rete, visitate i siti aziendali di 30 cantine, scelte a caso e giudicateli con istintiva sincerità. Dopo aver visto i soliti vigneti (non sembrerà vero, ma l?uva nasce in tutto il mondo dalle vigne e le vigne in genere sono composte da viti, pali, tiranti e filari), le solite colline (stupore!!!), le solite descrizioni di storie famigliari che risalgono un attimo dopo l?increscioso episodio di Noè ubriaco e magari dopo esservi imbattuti in assordanti rock di sottofondo o in elegiache melodie ottocentesche, in cartoon ammiccanti e in immaginifici animali tropicali, ne concluderete che in Italia circolano almeno 20 su 30 web master completamente fuori di testa e altrettanti copy writer sulla soglia dell?analfabetismo. Ma io sono convinta che dietro a ogni web master e copy writer si nasconda (si fa per dire) uno che fa un altro lavoro, magari il vino, perché no, ma che dice la sua e, pagando, la sua diventa legge. Bisognerebbe (bisognava?) dire no e fermarsi prima di scrivere certe scempiaggini sul retro delle etichette, prima ancora di scrivere ?nasce dall?amore per la terra?, giacché difficilmente un vino nasce dall?odio per una terra che dà da vivere ai suoi proprietari, prima del ?racchiude in sé il territorio?, che fa pensare a sabbia e ghiaia sul fondo della bottiglia. E se a un agronomo salta il guizzo di chiamare un vino come il 78° figlio di Giove, bisognerebbe scrivere che fa ridere il mondo, non che è un?idea mirabolante. Ma tutto questo, ahimé, non accadrà, come non è accaduto. E, visto che le regole sono queste, mi chiamo fuori, alzo bandiera bianca. Ma ho un?idea, ho ancora un?idea (l?ultima idea di Briscola). Many Kisses! Briscola (senza smile) | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/05/2008, 15:25] | Al peggio non c'è mai fine? |  | | VINI DOC IN TETRAPAK Il vino in scatola ha vinto. Il Ministero delle Politiche Agricole ha autorizzato, con decreto, a confezionare i vini Doc in tetrapak e in "bag in box", cioè confezioni in sacche di alluminio o plastica. Hanno vinto... | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/11/2008, 08:22] | Red Letter Day |  | While one who sings with his tongue on fire Gargles in the rat race choir Bent out of shape from society's pliers Cares not to come up any higher But rather get you down in the hole That he's in. Busy time here, in refried country. Wine people from California to Montalcino have been joining us in the sun-baked trenches of the last market that makes sense. Italian wines are alive and well and this week gave proof to that preposterous assertion.
And what is the secret, the magic ingredient? It?s leather and the lack of it in certain places. It relates to the street and the tenacity of those who have joined us in our quest to take on the final frontier. Italy has gotten a hold on this state which is larger than Italy, as large as France. This is no easy task, but we are going to bristle and mow our way through the year to prove to New York, Chicago, LA and San Francisco that there is competition for the fine wine segment of the Italian wine market. This week was just the beginning.
Imagine getting up at 6:oo AM in order to get ready for a long day. Nine wines, six clients, 120 miles of driving, in a circle, like a carousel. Young palates, master tasters, Italians, chefs, wine bar enthoos, no we?re not talking about Austin (next week, Dottore). We?re a bit east of the Barnett Shale, the phenom that is transforming the local economy and making a lot of believers out of the Texas miracle. More on that another time. Right now we have just come off of three days of intensive tasting and pounding the streets. The leather I was talking about was on the bottom of my shoes. No, that?s not some lunar landscape; that, my friends is a badge of honor. Yes, we?re still paying our dues and proud of it.
Vacation to Europe? Not yet, the action is here in the armor plated patrol vehicles. With the inside of them coming up to 110-115° F, we have our Koolatron chests panting to keep our wine and our laptops cool. Suit, tie, long sleeve, yes grasshopper, we have entered the battle zone and we will not surrender and we will conquer the hubris and the entropy. With or without our punch lists.
I got a call from Hollywood today, from a friend who runs a studio. Actually, Burbank. Anyway, he?s got a movie that?s doing great right now. Famous for the way a shoe is integral to the story line. A hybrid.
I?m at lunch with four other gents. Checking out one of the haut-spots. I cannot find a wine on the list for less than $100 bucks. An old Italian SB for $12 a glass that is selling down the street for $9. I start to see red. The start of my red letter day.
Darkness at the break of noon Shadows even the silver spoon The handmade blade, the child's balloon Eclipses both the sun and moon To understand you know too soon There is no sense in trying Italy is turd-blossoming. A day after tasting wines from all over Italy, from Piedmont to Basilicata, from Sicily to Tuscany, we finish off the day with some Pinot Noirs from The Santa Rita Hills. A Seasmoke trio with a handful of cheeses from Italy to Spain, California, France, Wisconsin.
Later that night, I am dreaming of California; the dream is a wild ride with a young family member, Vinitaly, Dr. P and the rolling hills of the Central Coast, sometimes in the sunlight, sometimes on fire. Then, cool breezes, and a waterfall , emotion, and collapse. Powerful wines that provoke such vivid dreams, or was it the cheese? I know at 9:30 I fell asleep with the lights on, only to hear in the distance the light ring of a text message. It?ll have to wait, I?m in Monroe country.
You lose yourself, you reappear You suddenly find you got nothing to fear Alone you stand with nobody near When a trembling distant voice, unclear Startles your sleeping ears to hear That somebody thinks They really found you Dallas, Austin, Chicago, Hollywood, New York, Rome, Washington D.C., New Orleans, Sonoma, Castiglione della Pescaia, Harlingen, San Benedetto del Tronto; just some of the stops on the summer-fall tour.
?Take me with you to Italy,? they said in an aisle as I came up off my knees from placing the bottles of Oltrepo Pavese red on the rack. ?We?ll carry your luggage.? I had a master class in packing today. One pair of shoes, two pairs of pants, three shirts, no medicines ( get them there when or if you need them). One camera, no computer, travel light. Nothing to check, little to carry on, they have changed the rules. Like my film-maker friend said today, ?flying sucks, unless it?s business class on international or a private jet.? Have your gal call Clooney?s gal and let?s get hooked up, pal. (It?s alright ma, I can make it.)
A question in your nerves is lit Yet you know there is no answer fit to satisfy Insure you not to quit To keep it in your mind and not fergit That it is not he or she or them or it That you belong to.
Although the masters make the rules For the wise men and the fools I got nothing, Ma, to live up to

Red lettered words by Bob Dylan | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/30/2008, 20:28] | L'Atto - Cantine del Notaio |  | | L'Atto delle Cantine del Notaio è un vino rosso ottenuto prettamente da uve di Aglianico. I miei veri lettori sanno quanto io elogi e magnifichi questo vino. Se c'è un vino emblematico e degno vessillo della nostra realtà, questo è proprio l'Aglianico. Sui tufi vulcanici del Monte Vulture, nelle contrade più rinomate sono coltivate con rispetto e devozione le vigne che danno linfa vitale a questo vino. Ne deriva un vino eccellente, di accesa personalità che matura poi in piccoli carati di rovere nelle suggestive grotte di tufo del 1600. Il colore rosso dell'Atto esprime bellezza e purezza e con i suoi 14,5% di tenore alcolico è vino destinato a dar piacere. Tralascio la rituale descrizione del sentore, profumo et similia, per spendere due parole [decisamente poco tecniche] ma forse più emozionali. Dell'Aglianico scrissi che è vino evocativo. Aggiungo che racchiude altresì gioia, calore e anche molto sacrificio. Se il lavoro e la volontà sono tali per ottenere un regalo così intenso, significa che il buon vino, quello fatto con dedizione e con il cuore, esiste! Ne ero certo per questo e tanti altri vini, ma ora sorseggio ed esalto L'Atto. Et sigillum meum apposui. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/21/2008, 01:46] | Nuove campagne : Rasera sceglie VinoClic |  | Rasera, distributore di elettrodomestici da incasso, sceglie VinoClic per la promozione dei marchi di cantine frigo distribuiti in Italia. La campagna è in corso fino a fine luglio 2008. Mirko Rasera, titolare dell'azienda, così presenta il suo lavoro : "Dal 2000 abbiamo cominciato a vendere qualche frigorifero per vini, poi la passione è cresciuta ed ora questo settore rappresenta un'attività primaria con numerosi prodotti in assortimento, 6 marchi trattati tra i quali Artevino del quale siamo importatori esclusivi per l'Italia". | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/10/2008, 00:01] | Peperosso, il Moscal e il Bardolino |  | Wow! Mi ritrovo citato come "autorevole" in un pezzo pubblicato su PepeRosso 2.0, credo per la cortesia di Mario Stramazzo. L'articolo in questione (lo potete leggere per intero cliccando qui) è una recensione di una locanda-trattoria di Affi: il Moscal. Il testo comincia così: "Passando sull?autostrada che porta ai monti del trentino e dell?alto Adige o che da li scende in pianura, Affi è un cartello che indica un?uscita autostradale che spesso scivola via oppure viene scelta per i centri commerciali della zona. In realtà, e gli amanti del buon vivere e del bere meglio lo sanno bene, uscire dall?autostrada ad Affi, significa entrare nelle terre del Bardolino con la B maiuscola. Quella terra, per intenderci, tanto cara all?autorevole Angelo Peretti e ai molti altri giornalisti enogastronomi che, prima di parlare di vino, hanno preso l?uscita autostradale di Affi". Grazie! | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | Sito carbonaro |  | | Piccolo avviso natalizio, spero un regalo per le persone che mi leggono. Anche se è ancora un cantiere, anche se la grafica è in costruzione e si sta tra gli scatoloni e le impalcature da un po' ho ripreso a... | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | Produttori: I Fabbri |  | | Dal recente viaggio fatto con il collega Alessandro Franceschini a Lamole, una piccola frazione di Greve in Chianti, in occasione della settima edizione de "I profumi di Lamole", ho avuto modo di conoscere Susanna Grassi, dell'azienda I Fabbri, che con la sorella Maddalena... | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/20/2008, 14:40] | La noce moscata |  | Quanti di voi usano la noce moscata? Io spesso, o almeno ogni volta penso possa starci bene. Questa adorabile spezia mi sembra che spesso sia utilizzata solo nelle solite ricette: quando si fa la besciamella, in alcuni dolci oppure quando si fanno le polpette o i tortellini. Questa spezia originaria dell’Indonesia, con il suo inebriante profumo dovuto alla presenza di un olio aromatico, può donare ai cibi delle note veramente particolari. Una ricettina veloce, in cui la noce moscata dà un notevole contributo in termini di esperienza olfattiva è il mango nello stagno. Si taglia il mango a pezzi non troppo piccoli, lo si mette in una ciotola e gli si versa sopra una parte di aperol, una di ginger ed infine si grattuccia a piacere (io tendo ad abbondare) la noce moscata. Se mentre preparate questa simpatica e voloce, oltre che gustosissima, ricetta avete degli amici con voi, farete una magnifica figura se macinerete la noce moscata con un macinino professionale molto carino. Penseranno che siete dei veri cuochi :p Provare per credere! Sto parlando del macina noce moscata della Ad Hoc, che potete acquistare su Granshop.it. | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 01:00] | Paestum, 10 agosto. Buon Compleanno diVini assaggi.it |  | | L’associazione enogastronomica diVini assaggi.it, festeggia per il secondo anno di fila il suo compleanno. Dopo le fatiche invernali, le soddisfazioni primaverili è ora di ringraziare i propri affezionati soci e clienti, con una festa all’insegna della qualità del divertimento ma soprattutto dell’eleganza. 10 Agosto 2008 presso lo “Shinè club” ( Lido Clorinda via dei lidi località Laura di Paestum) diVini assaggi invita i suoi soci, clienti, e tutti gli ... | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/01/2008, 10:57] | L?anno del Marsala? intanto forse abbiamo il Marsala dell?anno? |  | Tre coincidenze non sono mai da sottovalutare specie se convergono così nettamente come in questi giorni. Il mercato pare un pò stanco dei vini dolci siciliani “classici” stile Passiti e Moscati di Pantelleria (o per lo meno il mercato italiano, ad Amsterdam il Ben Rye va via come l’acqua nonostante non costi esattamente poco) [...] | | TrackBack> |  |  |  |
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