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| [07/13/2008, 21:00] | I mercati del vino in Europa e nel mondo secondo Constellation Brands |  | [English translation at the end of the document] Riprendiamo il discorso di Constellation Brands per analizzare la sua strategia fuori dal mercato USA. In due parole, CB si propone di entrare in quei mercati dove il consumo si e? evoluto verso i vini di qualita?, mentre sono ancora considerati marginali quei mercati (come per esempio l?Italia o anche la Francia) dove il prezzo al dettaglio per bottiglia resta sotto una soglia minima, che viaggia intorno agli $8 per bottiglia (corrispondente come abbiamo visto all?inizio della categoria superpremium). Ecco quindi che i suoi mercati critici sono USA, UK, Australia, Canada e Nuova Zelanda. Restano fuori, anche se con le giuste caratteristiche, India, Giappone e Irlanda, che pero? hanno una dimensione ancora irrisoria per il mercato del vino.  (more…) 
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| [06/16/2008, 16:13] | il vino ? a lakarte ! |  | 
Lekarte.com è una bellissima idea per costruirsi la propria carta vini. Il sito è una banca dati di oltre 15 mila etichette di vini italiani e permette al ristoratore di comporre la carta dei vini per il proprio locale.
Per ogni etichetta basterà inserire i dati tecnici del vino come annata, grado alcolico, vitigno etc. accompagnati da una breve descrizione e la foto. A questo punto il ristoratore o il wine bar potranno realizzare la propria wine list. Il servizio si completa con la stampa in diversi formati e la possibilità di usare addirittura carte pregiate Fedrigoni. Per i formati e i prezzi cliccare qui
Veramente una gran bella idea...e voi che aspettate a fare la vostra karte dei vini?
fonte: vino24 | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/04/2008, 00:01] | Librandi: sentirsi (ed essere) vignerons in terra di Calabria |  |  Credo di essere sufficientemente rigoroso e dotato di una buona dose di onestà intellettuale da non farmi condizionare dall?amicizia, antica, profonda, saldissima con la famiglia Librandi, titolare della più bella casa vinicola cirotana e calabrese e una delle migliori di tutto il Sud Italia, da potere tranquillamente affermare che con quest?anno, con le produzioni attualmente in commercio, l?azienda, che pure ci aveva abituato negli anni a standard importanti, ha toccato vertici qualitativi straordinari e mai raggiunti, con così tanta evidenza, in passato. Quello che mi ha sorpreso, nei giorni ? bellissimi ? passati la scorsa settimana a Cirò marina, degustando tecnicamente i vini, ma soprattutto mettendoli ripetutamente alla “prova del nove”, quella che taglia la testa al toro, ovvero la verifica del loro funzionamento a tavola, in abbinamento ai piatti dell?appetitosa, saporita, colorata cucina locale, e girando per i vigneti ? uno spettacolo ? situati negli areali di Cirò, Crucoli, Strongoli, Casabona in Val di Neto, e discutendo di tante cose con gli amici Tonino e Nicodemo Librandi e con i figli di quest?ultimo Raffaele e Paolo, perfettamente inseriti in azienda e impegnatissimi, perché quando si hanno 240 ettari vitati e si producono circa due milioni di bottiglie, c?è da tirarsi su le maniche e da correre, è la assoluta consequenzialità di un percorso operativo. Un lavoro che parte dalle vigne, dalla loro concezione e gestione e cura minuziosa, sia che si tratti si vigne di proprietà sia di vigne di conferenti, con alcuni dei quali è stato creato un rapporto di collaborazione e di co-gestione votata alla qualità di stampo trentin-altoatesino, si trasferisce in cantina e finisce, secondo una logica di assoluta imprenditorialità, che prevede la giusta promozione del prodotto, il collocamento sui vari mercati, nella bottiglia. Contenitore il cui valore intrinseco si carica di ulteriori legati alla valorizzazione, e posso dirlo?, al ?riscatto? di un territorio splendido ma che gira ancora a tre marce su cinque a disposizione, ad iniziative di comunicazione e progetti di tipo culturale, ad operazioni coraggiose che richiedono tempo e pazienza per essere non solo condotte in porto, ma capite nella loro giusta portata. Bene, tutta questa serie di cose, una ricerca e una sperimentazione assidua condotta nel vigneto, centro di tutto il pensiero e dell?azione della famiglia Librandi, e giustissima pertanto la recente assegnazione del Premio Veronelli a Nicodemo, viticoltore nel sangue e vigneron di tempra langhetta o borgognona - con la collaborazione di ricercatori universitari ed esperti al massimo livello, lavoro che si è tradotto in diversi convegni organizzati negli anni e in uno splendido libro curato dal professor Mario Fregoni, Gaglioppo e i suoi fratelli, che fa egregiamente il punto su tutto quanto è stato fatto nel corso di quindici anni, ed un concetto di qualità cui offre un contributo fondamentale la consulenza tecnica del più serio dei nostri enologi, Donato Lanati, con il formidabile staff dei suoi collaboratori, costituirebbe un ?bluff? o qualcosa di gratuito se poi non si traducesse in vini veri che sanno esprimere la verità e l?unicità di questa autentica Enotria tellus. Invece, e mai come quest?anno, quando mi sono trovato di fronte ad una qualità complessiva altissima, ad una gamma compatta dove ogni vino ha una precisa identità e non cannibalizza nessun un altro proponendosi come doppione, da questo lavoro serissimo quasi ?matto e disperato? per dirla in termini leopardiani, esce un?idea di vino, cirotano, calabrese, meridionale, mediterraneo, italiano che ti fa capire, ad ogni sorso, in ogni circostanza di servizio, come quel vino non sia casuale, ma finalizzazione (come lo è un grande gol dopo una veloce azione in linea, condotta secondo schemi ed estro e tecnica), di un sentimento, di una coscienza viticola, vinicola, enologica di assoluto rigore e grande anima. Troppo facile parlarvi dei ?gioielli? di casa Librandi, di quel collaudatissimo Gravello, mirabile sintesi-dialogo di Gaglioppo e Cabernet Sauvignon, elegantissimo, morbido, avvolgente nella sua versione 2006 (prodotta in centomila esemplari), oppure di uno dei miei prediletti, il Magno Megonio la cui annata 2006, ancora scalpitante, bisognosa di tempo in bottiglia, imponente e dotato già ora di quel timbro che lo rende unico ed inimitabile, promette mirabilie. Provate invece a misurarvi, con una versione 2005 da standing ovation per eleganza, morbidezza, perfetta sintesi di struttura tannica (e che tannini signori!) e dolcezza calibrata del frutto, con il vino simbolo dei Librandi, con il Cirò riserva Duca San Felice, quintessenza di Gaglioppo, dimostrazione della grandezza e della duttilità di quest?uva cirotana per antonomasia (che solo gli ingenui possono pensare possa dare il proprio meglio sui rosati e non vinificata in rosso), e ricordarvi che di questo capolavoro sono disponibili qualcosa come 180 mila esemplari, oppure rimanere di sasso di fronte all?equilibrio assoluto, alla piacevolezza contagiosa, al nitore del frutto, ad un carattere ?nordico e piemontese? che ricorda quasi un grande Dolcetto, raggiunto dal Melissa Doc Asylia rosso 2007 (80 mila esemplari), alla perfetta sintesi di corpo, solarità, giusta maturità di frutto, tannino presente ma levigato, carattere leggermente e piacevolmente selvatico ma elegante raggiunta da un Cirò rosso 2007 (diverse centinaia di migliaia di pezzi) mai così diretto, compiuto, sinuoso nel suo modo di porsi! E poi, che dire - solo un miope e uno stolto può mettere in dubbio che rappresentino, e di gran lunga, il meglio della produzione regionale per questa particolare tipologia (e preferir loro vini sulla qui qualità preferisco tacere?) ? dei due rosati, il Cirò Doc e l?Igt Val di Neto Terre lontane che con l?edizione 2007 (e posso dirlo visto che li bevo e li seguo da almeno 10-12 anni) raggiungono la loro definitiva consacrazione? Cerasuolo corallo rubino smagliante il primo, naso profumato di lampone, ribes, rosa, succoso, ben polputo, eppure freschissimo, mirabilmente equilibrato e sapido il primo, un?enfatizzazione del rosato importante il secondo, tornato ad essere Gaglioppo in purezza dopo aver accolto per anni una quota di Cabernet franc (i Librandi stanno sensibilmente riducendo la quota dei vitigni internazionali a bacca rossa presenti in vigna), vino succulento e perdonatemi la metafora, sensuale e malioso come una bella moracciona calabrese con tutte le curve, un bel 90-60-90, al punto giusto e una terza abbondante che ti fa prendere dalla vertigine quando scruti nella sua scollatura! Vino ricchissimo, imponente nelle dimensioni, nella ricchezza di polpa, nell?avvolgente rotondità carnosa da seno non rifatto, pieno di tutto quel che vorresti un rosato, anche se tutto lascerebbe pensare, dal colore cerasuolo corallo acceso ? rubino trionfante, alla sinfonia fruttosa dei profumi, alla loro densità, alla materia quasi masticabile, golosa, alla lunghissima persistenza, con un tannino presente ma non aggressivo, trattarsi di un rosso. Un rosato per estimatori ?con gli attributi?, che ho iscritto d?imperio al club ristretto dei super rosati, il Montepulciano Cerasuolo Pié delle Vigne di Cataldi Madonna, Il Magilda di Barsento, il Campo di Mare Duca Guarini, il Montepulciano Cerasuolo Cerano di Pietrantonj, talvolta il Rogito di Cantine del Notaio, il Montepulciano Cerasuolo Villa Gemma del povero Gianni Masciarelli, che mi fanno letteralmente ?pazziare? con i loro proclamati eccessi. E poi che dire, se non che degustati alla cieca faticheresti a pensare che siano nati in Calabria, tanto sono eleganti nello stile, tecnicamente ineccepibili, freschi, vivaci (anche se bevuti dopo due o tre anni dalla vendemmia), dei bianchi, dal più impegnato e impegnativo Efeso base Mantonico, il cui 2007, del nitore cristallino e dal naso petroso, profumato di muschio e frutta esotica ha solo bisogno di almeno 7-8 mesi in bottiglia per emergere con la sua sorprendente personalità ai due Greco, Cirò bianco e Asylia bianco, dotati di una piacevolezza di beva, di una sapidità, di una facilità di accompagnare i cibi che lascia senza parole? ?Filosoficamente? m?interessa meno, con la sua composizione base Chardonnay e Sauvignon, ma come non negare che con le sue 350 mila bottiglie prodotte (che puntualmente si esauriscono e creano problemi di assegnazione all?azienda) il Val di Neto Critone, è una perfetta case history, un esempio di vino moderno, ma fatto con cuore e sensibilità, in terra meridionale? Come non dire sì, si stappi e si beva con piacere, evviva!, di fronte al suo giallo paglierino scintillante e multiriflesso, al naso svettante di gelsomino e agrumi e mandorla, al gusto ricco, vivo, sapido, di grande ampiezza, ad una magnifica acidità che tempera la materia succosa del frutto? Troppo generose e amicali le mie osservazioni? Niente affatto! Chiunque abbia occhi, naso e cuore ed intelligenza per capire e relazionare il tutto al particolare contesto potrebbe cogliere la particolarità ed il fascino innegabile della realtà Librandi, farsi coinvolgere ed emozionare, percorrendo con lo sguardo la tenuta Rosaneti (nelle prime tre foto), che visitai per la prima volta quando non era ancora stata piantata una sola vite e che oggi è un giardino vitato, toccando con mano quello che questa famiglia ed i suoi collaboratori (un team ricco di giovani motivati da un vero e proprio orgoglio aziendale) anno dopo anno realizzano. Ci saranno, com?è abitudine e gusto di casa Librandi, ulteriori sviluppi e addirittura sorprese (su cui mi è obbligo tacere, ma che mi paiono in prospettiva straordinarie e che mi hanno già dato in nuce testimonianza del loro significato) e nuovi prodotti verranno ad arricchire una gamma già articolata e vivace. Novità tutte attentamente meditate, studiate in ogni dettaglio, con tutto il tempo necessario a disposizione perché arrivino a giusta maturazione e al grado di espressione ottimale per renderle delle scommesse ben calcolate e vinte e non degli inutili azzardi. Il giusto tempo per tutto, in questo universo dominato dalla luce, in questo oceano di vigneti dove in fondo, all?orizzonte? riluce e ti richiama il mare?  | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/22/2008, 17:03] | Lorenzo Gammieri, il gioielliere del tartufo |  |  La parata dei Sovversivi del Gusto è ben lungi dall’esaurirsi. Come non dedicare una citazione a Lorenzo Gammieri, di Larino (Campobasso) come Travaglini, mentore dell’azienda Perle del Molise? Le perle, se qualcuno fosse curioso, sono i tartufi. Lorenzo è un tartufaro, un vero cercatore di tartufi, eccezionale conoscitore della materia. E non solo: è il primo tartufaro con un blog, anzi un diario web. Di solito, i cercatori di tartufo sono gelosissimi, reticenti sul “segreto professionale”. Lorenzo invece no, ed è una miniera di informazioni su scorzoni, bianchetti, Tuber magnatum e via dicendo. Nella foto di Marco Salzotto brandisce un bellissimo, grosso tartufo scorzone del Molise: uno scorzone che la sera del 13 luglio ha impreziosito un risotto buonissimo. La sua azienda, è facile intuirlo, manipola i tartufi, combinandoli con altri funghi e con olio extravergine fatto in casa. Si parla di una mirabolante salsa di porcini e tartufo bianco, d’una delicatezza impareggiabile; dei tartufi neri interi o in “brecce”, perfetti in cucina (il tartufo nero, a differenza del bianco, dà il meglio se usato in cottura); il miele al tartufo, che non ho provato. E si tratta solo di una piccola parte dell’assortimento. Come potete vedere, niente olio al tartufo. E capire il perché è facile: un olio al tartufo è un prodotto che non c’entra con un cercatore di tartufi, perché di tartufo di solito non ce n’è un grammo. C’è un aroma di sintesi, il bismetiltiometano, che arriva direttamente da idrocarburi trattati dalle mani di capaci chimici. Se n’è parlato anche il 13. Comunque provate i prodotti, meritano davvero. Perle del Molise Via Santa Chiara, 11 Larino (Campobasso) Tel. 3482537628 | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/27/2008, 23:30] | The Festival of Malvasia |  | This is the ideal time of summer; lying out in the pool, on my isola, thinking about the little sounds and sights and smells that make up the perfect day in July.
As I take a little nap, under the sun, above the body of water that occupies my isola, I have a dream. We are back in Southern Italy, walking. Somewhere off the distance there is a masserie; they are waiting for us, with wine and lunch. We are just a few minutes late, but we parked the car when the road would take us no further. There is music and the sound of drums coming from the distant winery. They are celebrating the Festa della Malvasia.
This is a yearly event, bringing dancers, artists, musicians, actors, clowns and jesters to this one place in the country, to celebrate the casks and the wine and the middle of the summer. Large women are seen carrying these gigantic platters for the fire; today they are feeding the artistic community and we have been invited by the winemaker.
My friend, Carlo the clown, is already there. We have a psychic communication, he is wondering where we are. But he?s fine, he?s playing with the monkey. My musician friend from California has called me; he is bringing a philosopher friend from Paestum, so he is behind us.
The invitation was only sent a few days before. To get all the players together was a major feat, but this is a dream, all things are possible. The invitation went like this:
Please, all who come, bring a little piece of your past to share, and take home a piece of your future. We have cooks from Naples, so no one should go home hungry. The wine is neither the old, dirty wine nor the new, lifeless wine. We are cracking open the barrels of real Italy; please bring a demijohn to take some home with you. Bring your mother, bring your sister, bring your sons and daughters and lovers. Or bring the priest, for we will all need him eventually. Come as you are, not as you wish to be. The party will last three days. We will not sleep, you?ll see. Do not RSVP. Just arrive when you can. Don?t be late.
I thought it a little strange when I got closer and started hearing all kind of animal sounds. A tent by the side of the building was pitched, a circus had stopped by. The smell of fresh seafood and garlic, mixed with the exotic aroma of capers, saffron and rosemary, filled the air.
Once inside the building we were greeted by an older woman with grayish to white hair, long and gathered in the back. She had a handful of young children surrounding her and her eyes where bright green. She handed us goblets. One of the young children took us to a room where there were pitchers. We were poured some cool, white wine.
Across the hall was a large open room, with tables and music and tiellas of rice and mussels, steaming and aromatic. Jugglers were practicing with tomatoes and squash, packs of trained dogs followed their every move. There seemed to be an order to all of this, although it didn?t seem to make any sense, nor like this could ever happen in real life. And then we sipped the wine.
This was the wine we had been searching for. It wasn?t some baked, tired, brown mass of lifeless juice with an alcohol base. And it wasn?t a mass of vanilla and butter, seamless and uniform, as if it could have come from anywhere in the New World Order of Winemaking. It was perfect. Crisp and juicy, an acidic marmelata to relieve the rice and the mussels of their responsibility to be the sole nurturing force. It was golden, it was sunshine, the tan on the arms of a young woman working in the fields, the little hairs on the small of the back of the newborn baby, the strength of the pizzaiolo, gathered after all those years in front of a hot oven, working his life away for his art.
The food, the circus performers, the exotic animals, they all retreated to the edges of the dream. All that was left was a pitcher in the late afternoon sun by the edge of the water and the sublime silence of a hot summer day; the synchronization of a life searching for that perfect moment, found by accident, over a festival for an ancient grape.

Punchinello Drawings by Giovanni Domenico Tiepolo | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/14/2008, 17:51] | |  | Fragole tutte da bere La mia coltivazione casalinga di fragole sta regalando risultati insperati. E visto che non di solo vino si disseta l'uomo (purtroppo)...
  Frullato di fragole semplice & chic
Per 2 persone: 125 gr di fragole 125 gr di yogurt naturale non troppo acidulo melissa fresca ghiaccio a piacere, miele o zucchero
In un frullatore mettete le fragole a pezzettoni, lo yogurt, ghiaccio e miele secondo il vostro gusto. Frullate fino ad ottenere un composto piuttosto omogeneo e spumoso. Completate con qualche fogliolina di melissa e ristoratevi! | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/01/2008, 16:11] | Crema verde e spezie |  | | Questa è una crema fredda ideale da consumare in queste lunghe giornate afose dove il caldo limita anche gli appetiti più robusti. Per due persone: 4 cetrioli piccoli, due pesche, una cipolla, qualche mestolo di brodo vegetale freddo, qualche cubetto di ghiaccio, olio evo, noce moscata, paprica dolce, pepe bianco, basilico, poco sale. In una padella far imbiondire la cipolla con poco olio evo; unire i cetrioli tagliati a rondelle, i pezzi di pesca tagliati a pezzi e spadellare a fuoco vivo per due minuti. Salare, pepare, cospargere di paprica, noce moscata e aggiungere le foglie di basilico. Far raffreddare dopo aver coperto, per circa un'ora. Mettere nel mixer e frullare aggiungendo il ghiaccio e il brodo vegetale freddo. Passare il tutto al colino, collocare in una coppa di vetro, lasciando in frigo per tre ore. Servire fredda, con un filo di olio evo, pepe, paprica e foglie di basilico a lato del piatto. Ideale è accompagnarla con crostoni di pane all'aglio. Vino consigliato Arneis. Foto Vinit.net magazine | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/03/2008, 19:40] | frutti inaspettati... |  | 
Un bel regalo, ancora uno, mi giunge dai partecipanti del concorso letterario di Villa Petriolo. Ilaria, Marco e Michela, come promesso, hanno contribuito a redarre il loro METARACCONTO, il racconto dei racconti... I giorni del vino e delle rose continuano a sprigionare aromi buoni...Grazie!
SAGGEZZA DELLA BOTTIGLIA OFFERTA
Come fare a parlare di qualcosa, come fare perché l?orecchio non si rifiuti di sentire. Comunicare diventa sempre più un baccanale in cui il rumore di fondo copre la sostanza delle cose. I sapori, gli aromi. La vita. Un vespaio di input modaioli: Elogio del Verbo, l?Aggettivo è morto, via la punteggiatura, guai agli Avverbi, tutto in breve, che i filosofi si impicchino e gli ermetici con loro.
Chissà mai se la vita è così chiara. Così limpida. Così sbattuta in faccia con evidenza tale che non abbia bisogno anche solo di un misero aggettivo. Uno ogni tanto ? così, giusto per dire che li sappiamo ancora usare.
In fondo ? sul fondo bruciato della bottiglia spazzolata ? in fondo l?aggettivo cosa fa mai. E? un ottimista. L?aggettivo aggiunge.
Passeggio matrimoniale dell?aggettivo brillo
Impertinente La storia di questo matrimonio comincia così. Lui è impertinente, lei riservata. Come direbbe Michela, è una donna del nord.
?Il profumo del geranio arrivò per primo, impertinente. Sbuffo di bimba nel grembiule rosa.? Da ?Rosso dischiuso? di Marco
Delicato E poi Michela direbbe anche che lei si può toccarla senza vederla, direbbe che è delicata, si immaginerebbe le prime parole di lui. Le sue prime parole nell?orecchio, piano piano come le note di un pianoforte.
?Miky,please, ogni sorso un petalo!?diceva. E io delicatamente eseguivo?. Da ?Ogni sorso? di Michela
Sanguigno La storia dei due non è lineare. E? da sbrogliare. E va a rilento ? come una balena. E va veloce ? come l?ape sul calice da corteggiare.
?Pupille antiche sprofondate nella pozza sanguigna? Da ?Rosso dischiuso? di Marco
Vicino Ma poi chissà se è proprio come diceva Michela, chissà se sarà lei la prima a cadere. Per adesso il profumo della bottiglia stappata è sulle labbra prima del bacio. Più vicino il vino, più vicino alla ragione.
?Le cerca lo sguardo con cecità di squalo ? lenti cerchi sempre più vicini, e ci sta cadendo, e forse c?è già caduto?. Da ?Il calice di Dio? di Ilaria
Migliore Per chi la posizione migliore? Chi ha le mani impastate più nell?esistenza, nella pasta di vita, nella tortura sfacciata della seduzione? Dentro e fuori la prima notte matrimoniale. Più e più notti, in un unico sole passato al contrario.
?Era il tempo dell?attesa, del decantare. Ci sarebbe stata un?altra generazione d?uomini, nuovo raccolto. Un?annata migliore? Da ?Rosso dischiuso? di Marco
Timido Si guardano. Lui ha gli occhi più scuri del mondo. Sono suoi i segreti più molecolari.
??serio e timido come solo gli uomini del nord a volte sanno essere?? Da ?Ogni sorso? di Michela
Lunghissimo La lunghissima notte del loro stupore. Le sostanze sfatte della carne non hanno niente da invidiare agli ubriachi. Ai sobri la compassione. Entrambi dannati.
?La notte era ancora giovane quando ci incamminammo verso casa mia, gli offrii di provare un vino che aveva fatto mio nonno?. Da ?Ogni sorso? di Michela
Arioso Dell?aria non hanno bisogno. Sono nella vita, la bottiglia è finita.
?Per Bianca è un lungo sonno quello dei sensi, una cellula che ancora se ne sta in boccio nel grembo delle sue lentiggini ariose, adolescenziali.? Da ?Il calice di Dio? di Ilaria
Impertinente, delicato, elicoidale, vicino, migliore, timido, lunghissimo, arioso. L?aggettivo si sposa. Si sposa col vino (come essere contrari). Si sposa con il Nome. Il Verbo l?accompagna all?altare.
Con il gentile contributo di Marco Taddei e Michela Ricciarelli. A cura di Ilaria Morbidini | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/02/2008, 16:52] | Sweet oregano: Wine surprise in Friuli |  | | I met Marco Sara at the Terroir Vino event in Genoa, was impressed by his three dessert wines, and was eager to visit him and his family at their place in Friuli. I headed up there this past Wednesday and toured his vineyards, saw something of the very pretty area north of Udine, and met Sandra and Pietro, Marco's wife and two-year-old son. I also met Marco's cousin, his mother, Sandra's mother -- it's that kind of place. Sandra and Marco at a cafe in San Daniele, prosciuttoville. Young as... | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/02/2008, 16:55] | |  | E gazpacho sia.

Nel vigneto che circonda la cantina ho ritagliato un fazzoletto di terra da adibire ad orto; è un orticello senza pretese, in cui non mancano quelle erbacce che farebbero inorridire i puristi ma che non ho davvero il tempo di strappare. Le file di piantine, poi, non sono perfettamente allineate...a voler essere sinceri, è un orto dominato dal caos. Ma trattasi di caos creativo, ecco! In questo momento stanno maturando i primi pomodori (sperando non siano anche gli ultimi) e casualmente io A-D-O-R-O il pomodoro. Intendiamoci, non quella sottospecie indegna di vegetale che si trova nei supermercati tutto l'anno: a mio parere il pomodoro si mangia in estate, punto. Se ne fa una bella scorpacciata e poi si passa oltre; le verdure invernali non sono poi così male! Il profumo stesso delle foglie non è la quintessenza dell'estate? Allora vai con il Gazpacho. Per questa versione del piatto spagnolo vi serviranno: - 500 gr di pomodori maturi a pezzetti - 1 cetriolo - 1 peperone verde - olio e.v.o, sale&pepe - cipolla ed aglio - 2 fette di pane casereccio - aceto bianco - ghiaccio in cubetti Si frullano i pomodori in un mixer, insieme a metà cetriolo, metà peperone e metà cipolla. Si aggiungono una punta d'aglio (o uno spicchio intero se non temete gli effetti) e le fette di pane, precedentemente ammollate in acqua acidulata con un cucchiaio di aceto e ben strizzate. Per un risultato omogeneo, si passa il tutto con un colino. Poi si regola di sale e pepe e si mette in frigorifero. Nel frattempo divertitevi a tagliare a pezzettini le metà di cetriolo, cipolla e peperone avanzati. Potete anche tostare del pane e ridurlo a dadini per arricchire il piatto. Quando è il momento di servire, frullate nuovamente il gazpacho con 6-7 cubetti di ghiaccio e un generoso giro di olio. Potete offrirlo in ciotoline o bicchieri tipo tumbler, lasciando ai commensali il piacere di personalizzarlo con i dadini di verdure e pane. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/30/2007, 23:34] | Vino dei blogger n° 9 - Ricordo ed Emozione |  | Era l'estate del 1996. A fine cena, il mio caro ospite tirò fuori una piccola bottiglia di vino cotto. Era del 1947, l'anno della sua nascita. Dalle mie parti, infatti, era tradizione accantonare una piccola botte di vin cotto per il primo figlio (possibilmente maschio !...). Non saprei ora farvi una descrizione di ciò che ho bevuto, ma vi posso assicurare che era qualcosa di meraviglioso !... Un vino cotto bianco di Pollutri, un paesino in provincia di Chieti. Non so, non ricordo il nome del contadino che lo fece, ricordo solo l'anno di produzione e il paese. E limpido è il ricordo di tutte le sensazioni che quel nettare mi diede. Tra i tanti momenti intensi vissuti assieme a qualche buona bottiglia, voglio consegnarvi il "ricordo e l'emozione" di quel magico vino cotto, senza nome ma vincitore del tempo. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/12/2008, 11:17] | Il mantra dell'incomprensibilita' (contiene rece) |  | O mondo incomprensibile: e' il mio mantra preferito, meglio potrei dire il mio tormentone, che ripeto spesso e volentieri. Nel farlo, evito di approfondire le cause: se sia io che non ci arrivo oppure e' l'universo che non si spiega. In questi ultimi giorni, per dire, ho avuto notevoli difficolta' a spiegare al cliente curioso cosa e' successo col Brunello, e col Decreto Zaia: e' tornato tutto a posto? Bacchetta magica? Oppure: non e' proprio, mai, successo niente? Onestamente, qualcosa mi sfugge; appare certo che tutto, ora, sia a posto - un po' come la spazzatura a Napoli, e' sparita dal Tg4; segno che il problema e' risolto. Forse.
E certo, non e' colpa di internet che ci rende piu' stupidi - per fortuna qualcuno spiega perche': "la tesi stupida che i sistemi internet ci rendano meno intelligenti è stata messa in giro con molto clamore. E' un segno di paura da parte di chi controlla l'informazione, in particolare i giornali tradizionali (non a caso la notizia è stata molto diffusa dai quotidiani) e le televisioni (che hanno dato all'argomento ampio spazio). In realtà, hanno paura che il pubblico li abbandoni (o, come si direbbe con un linguaggio in voga, li mandi dove avete ben compreso)" - E grazie al qualcun altro che segnala il pezzo.
Come forse avrete letto in giro (vi basti la copertina dell'ultimo Espresso) siamo probabilmente sull'orlo dell'abisso economico-finanziario; per chi, come me, opera (comunque) in quell'ambito commerciale riconducibile al termine "accoglienza" (che mi piace una cifra, sottolineo) e' grande la sopresa nel vedere che c'e' chi insiste a darsi da fare, nonostante chi ci governa sia intento ai casi propri, per cui e' normale che si vada a rotoli - ma questo non si puo' dire, perche' si chiamerebbe qualunquismo. Quindi, rinunciamo a capire perche' stiamo scrutando l'orlo del suddetto abisso.
Piuttosto, diamo un senso vagamente food a questo post, inserendo la rece (sta a significare recensione, tutto ti devo spiegare?) d'un ristorante visitato ierisera. La sorpresa, probabilmente, e' tanto piu' piacevole quando nel corso della giornata ti hanno tenuto compagnia i cupi pensieri su esposti; ti siedi a tavola e ti sorprendi di ogni minuzia positiva, alla fine probabilmente la enfatizzi, ma appunto se non t'aspetti niente di buono godi due volte. Andiamo con ordine.
Il ristorante sta in una stradina interna al quartiere di Pegli, Genova, non distante dalla mia magione; una strada senza pretese in un quartiere ex-glorioso, l'unico nel ponente della mia citta' ad esibire un lungomare e qualche vestigia d'un passato turistico; la porta, rossa, e' una nota cromatica cospicua, che fa molto bistro' - con stile vezzoso e buona misura, che, vedro' poi, e' la cifra complessiva degli arredi e degli interni. D'accordo, entrando, tra gli arredi aggraziati, la barrique con le bottiglie e varie leziosita' compare la solita Berkel; sull'eccesso di Berkel ad uso arredo molti altri si sono gia' dilungati, quindi eviterei d'infierire; resta sempre il dubbio: sopravvive qualcuno che usi una Berkel per affettare la mortadella? Comunque, esploro brevemente gli interni pieni di belle cose buttate qua e la', ed arrivo ad una stanzetta adibita a sala per bimbi: incredibile, in una citta' a crescita zero un ristoratore che pensa ai bambini; l'ho ancora detto che il mondo e' incomprensibile? La parte piu' bella, pero', e' il piccolo giardino all'aperto, dove mangeremo, su sedie in ferro battuto non comodissime ma stilose e coerenti; grandi ombrelloni coprono i pochi tavoli, ravvicinati (ma questa e' Genova, mica la Pianura padana) e, finalmente, ti godi una location, incredibile a dirsi, fighetta ma non banale. Sono seduto al limite dello spiazzo aperto, lungo il quale corre un antico muro che, immagino, divideva le proprieta' con i giardini di questi vecchi palazzi patrizi, anticamente ville fuori citta' ad uso dei borghesi che "uscivano" da Genova per andare al mare; oggi questi quartieri sono annegati nella citta'; ma questo muro, coperto dai rampicanti, sbrecciato e cadente, e' puramente retro' senza infingimenti, e' antico e basta, non mente, non e' evocazione posticcia di antichita': e' antico di suo. Osservare da vicino qualcosa/qualcuno che non mi racconta storie, da solo, e' gia' appagante. E ancora: personale simpatico e cordiale. Da queste parti, scusate, e' praticamente un optional che volentieri pagheresti. Cosa si mangia? Diciamo subito: niente voli pindarici, cucina riconoscibile, facile, forse un po' riluttante, ma che ci volete fare, io sono il genere di gurmè che, quando gli presentano "paccheri con pomodorini e pancetta" fatti bene e golosi, non si lamenta. Gia' gli antipasti si annunciano godibili, con i muscoli (cozze) perfetti, con mozzarella piaciona, con peperoni in agrodolce - ecco, questi davvero - memorabili per dolcezza. E ottimo pane. Da queste poche cose si capisce che le evocazioni iberiche sono, ovviamente, ignote. E va bene cosi'; i piatti sono, ci crederesti? rotondi e bianchi. In generale le preparazioni hanno spunti da meridione d'Italia (non ho indagato piu' di tanto) e le esecuzioni sono, come dicevo, improntate sulla facilita', sono confortanti e confortevoli. Il menu e' scritto a mano su un foglio di carta-paglia (la stessa che ti fa da tovaglietta) e la carta dei vini, eh, quella non c'e'. Io chiedo un bianco ligure, la signorina mi propone un Vermentino (quale, ovvio, non si sa). Questa e' la classica premessa per una brutta sorpresa, e invece ti servono un clamoroso Vermentino Riviera Ponente 2007 di Ruffino, azienda assolutamente sugli scudi, che conosco ed apprezzo: applauso. Salto il secondo, passo al dolce, una pastiera ricottosa quanto basta, di ottima esecuzione. Antipasto, primo, dolce, vino serissimo e acqua: sui trenta euri a personcina. Coordinate:
Ristorante Antica Via Venti Specialita' genovesi e napoletane Via Martiri della Liberta' 63R - Genova Pegli Tel. 010 664665 Esci col piacere d'aver trovato un esercente che onora la categoria, e quasi rinfrancato nel vedere un ristorante aperto da poco, ma al gran completo, segno di buon successo, a dispetto delle crisi e dei tracolli. | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/16/2007, 16:27] | VINO DEI BLOGGER #7. GLI AUTOBIANCHI DEL REFRIGERIO. |  | Siamo alla settima edizione del vino dei blogger e, in questi tempi, il desiderio di temperature torride si concretizza, stimolato dalle belle giornate e dall'imminenza astronomica della stagione estiva. Le mie afose serate dello scorso giugno sono state caratterizzate piacevolmente dai vini bianchi dal gusto fresco e dalla temperatura ristoratrice. Allora ho pensato: quale tema potrebbe interessare di più nell'imminenza dei mesi caldi? Quale refrigerio può essere più ristoratore di un buon prodotto che esprime pienamente un territorio? Allora...veniamo al tema!! Parliamo di un bianco che a nostro avviso sia il più piacevolmente bevibile nel periodo estivo, ottenuto da uve autoctone. La mia proposta:
- fate mente locale sul vino bianco che nelle scorse estati più vi ha dato benessere e refrigerio;
- fatene un ripasso, ovvero riassaggiatelo;
- sono ammessi sia i bianchi tranquilli che mossi;
- sono ammessi anche quelli elaborati in legno;
- sono ammessi esclusivamente bianchi da vitigni autoctoni, anche in uvaggio, purchè le cultivar che ne concorrono siano espressione del territorio;
- sono ammessi vini con denominazione I.G.T., D.O.C. e D.O.C.G.;
- nessun vincolo sul prezzo e sulla provenienza geografica;
- assaggio a temperatura consigliata;
- è gradito un riferimento al cibo accompagnato;
- seguendo il bell'esempio di Aristide pubblicheremo tutti lo stesso giorno, dalle 0,00 alle 24,00 di giovedì 7 giugno.
Oltre a queste piccole raccomandazioni invito anche tutti gli appassionati che non hanno un proprio blog a pubblicare le impressioni. Possono a questo scopo utilizzare blog di amici, oppure, posso mettere a disposizione il mio. Per qualsiasi chiarimento non fatevi problemi... contattatemi pure (pie.sal@gmail.com), sarà mio piacere dare tutte le delucidazioni del caso. Allora cosa dire??? In bocca al lupo...e...Buona Salute a Tutti!!!!! Pierluigi Salvatore. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/30/2008, 20:28] | L'Atto - Cantine del Notaio |  | | L'Atto delle Cantine del Notaio è un vino rosso ottenuto prettamente da uve di Aglianico. I miei veri lettori sanno quanto io elogi e magnifichi questo vino. Se c'è un vino emblematico e degno vessillo della nostra realtà, questo è proprio l'Aglianico. Sui tufi vulcanici del Monte Vulture, nelle contrade più rinomate sono coltivate con rispetto e devozione le vigne che danno linfa vitale a questo vino. Ne deriva un vino eccellente, di accesa personalità che matura poi in piccoli carati di rovere nelle suggestive grotte di tufo del 1600. Il colore rosso dell'Atto esprime bellezza e purezza e con i suoi 14,5% di tenore alcolico è vino destinato a dar piacere. Tralascio la rituale descrizione del sentore, profumo et similia, per spendere due parole [decisamente poco tecniche] ma forse più emozionali. Dell'Aglianico scrissi che è vino evocativo. Aggiungo che racchiude altresì gioia, calore e anche molto sacrificio. Se il lavoro e la volontà sono tali per ottenere un regalo così intenso, significa che il buon vino, quello fatto con dedizione e con il cuore, esiste! Ne ero certo per questo e tanti altri vini, ma ora sorseggio ed esalto L'Atto. Et sigillum meum apposui. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/09/2008, 23:18] | Franco Ziliani e il Chiaretto |  | Prezioso intervento di Franco Ziliani, alias Vino al Vino, sul sito internet delll'Associazione italiana Sommelier a proposito di Italia in Rosa e dei vini rosati, Chiaretto incluso (e dei rosè Franco è sempre stato un fan, occorre dargliene atto). Non mi soffermo qui su tutte le varie considerazioni espresse da Franco (chi volesse leggere integralmente l'articolo - e ne vale la pena - può cliccare qui), ma mi limito alle citazioni bardoliniste, giacché questo è un blog dedicato esclusivamente al Bardolino. Orbene Franco dice di aver apprezzato, tra i tanti vini in assaggio, "la precisione e la misura del Bardolino Chiaretto Rodon delle Fraghe e del 21.10 di Ronca". Poi più avanti annota che nella manifestazione erano "tanti, intriganti, divertenti, a volte sorprendenti e contraddittori i possibili percorsi d?assaggio, con passaggi arditi dai vini fermi - con una prevalenza, in ambito gardesano, dei veneti sui bresciani, con un Bardolino chiaretto più definito di tanti un po? troppo pallidi e fragili Chiaretto del Garda (con due eccezioni in particolare, il Rosamara di Costaripa ed il San Giovanni di Pasini)". Ancora oltre, citando alcuni interventi del talk show, Ziliani ricorda cheMatilde Poggi "ci ha tratteggiato la sua idea di 'vino goloso, profumato, fruttato, concepito per l?estate' del rosato". Fin qui i temi bardolinisti: il resto lo potete (e lo consiglio davvero) leggere qui.
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| [01/01/1970, 02:00] | Fine |  | | No, non è paura e neppure viltà. È stanchezza. Mi sono stancato. E chiudo. Chiudo questo blog (senza cancellare nulla, ci mancherebbe!) Come dice il mio amico Nick Tambone chi scrive su un blog lo fa per passione, senza... | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/14/2008, 23:01] | Estate nel verde degli olivi |  | La cantina Zeni di Bardolino aderisce all?iniziativa ?Estate nel verde degli olivi? promossa dal gruppo Ctg El Vissinel, in collaborazione con le amministrazioni comunali e le biblioteche dell?area gardesana. Dal 2001 gli animatori del Ctg promuovono un servizio di accoglienza ed animazione turistico-culturale alla scoperta della zona del Baldo-Garda, attraverso visite ed escursioni guidate. Le escursioni dei giorni di mercoledì 13 agosto e mercoledì 20 agosto termineranno con una visita guidata della Cantina Zeni e del Museo del Vino, seguita da una piccola degustazione in Barricaia.
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| [01/01/1970, 02:00] | Guida Completa ai grandi vini dell'Irpinia |  | | Luciano Pignataro ricomincia dall'Irpinia. Il giornalista del Mattino dopo le prime due edizioni della Guida Completa ai Vini della Campania (alle quali anche il sottoscritto ha contribuito) cambia formula e decide di procedere con una nuova impostazione scannerizzando il vino campano provincia per provincia in cinque volumi autonomi (il progetto sarà completato entro il 2008). Scelta forzata, più che probabilmente, dal proliferare di aziende su tutto il territorio, un fenomeno inarrestabile che rende sempre più difficile contenerle in un unico testo potendo assicurare a ciascuna il giusto spazio. In compenso questa scelta aiuta una più agevole consultazione e da la possibilità al lettore di acquistare, eventualmente, solo i volumi che possono essere di suo interesse. Si comincia, così, dalla zona più importante per l'enologia campana essendo l'Irpinia a detenere le uniche tre Docg della regione: Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi. Una guida senza vincitori né vinti che si propone come obiettivo principale l'esaustività e la specificità dell'informazione. Per la prima volta, in quest'ottica, sono state segnalate anche le aziende esterne alla provincia ed impegnate con le tre docg. Ogni cantina viene presentata attraverso dettagliati riferimenti anagrafici, una breve storia aziendale e le schede dei vini prodotti. La valutazione dei vini, ripeto, non prevede punteggi. Inevitabile deroga la segnalazione dei 40 vini del cuore attraverso i quali l'autore ripercorre e ricostruisce vent'anni di assaggi. Nella descrizione delle diverse etichette viene privilegiata l'indicazione delle caratteristiche generali del vino al fine di poter individuare lo stile del produttore evitando il riferimento all'annata. Per i più smaliziati questo potrà apparire, forse, l'unico limite. Solo nel caso di vini con uno storico importante alle spalle sono, comunque, indicate le annate più siginificative. In appendice troviamo i disciplinari, la produzione, i wine bar e i ristoranti. Una guida indispensabile per tutti coloro (semplici appassionati ed operatori del settore) per orientarsi attaverso una panorama produttivo sempre più affollato e complesso. Guida Completa ai grandi vini dell'Irpinia Edizioni dell'Ippogrifo 234 pagine, 10 euro | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/14/2008, 17:27] | Microfiche: J. Lohr Los Osos Merlot Paso Robles 2006 |  | | Produttore: Jerry Lohr Vino: Los Osos Merlot 2006 Denominazione: Paso Robles, California Prezzo: $15 in enoteca, bott. 750ML. Da un produttore californiano che realizza anche vini de-alcolizzati (sic! vedere qui la linea Ariel) è facile cadere in qualche prevenzione nei... | | TrackBack> |  |  |  |
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