MI piace pensare che la notizia resa pubblica quest' oggi e cioè che il MIPAAF (MInistro Luca Zaia) ha posto in commissariamento il Consorzio del Brunello di Montalcino, abbia qualcosa a che fare con l'appello lanciato da Porthos, in difesa...
Un nuovo blog sul vino va ad aggiungersi al nutrito gruppo di siti, blog e social network del circuito pubblicitario VinoClic. Si tratta de "Il Viandante Bevitore", il blog del napoletano Mauro Erro con il quale il network raggiunge la considerevole soglia dei 50 editori specializzati. Ecco come si presenta : Mi occupo di vino e gastronomia nei loro diversi aspetti. Innanzitutto ho un'enoteca, punto d'incontro di amici, ma anche Laboratorio enoico dove sviluppiamo progetti, degustazioni, corsi. Mi occupo anche di comunicazione, organizzazione eventi e di consulenze etiliche insieme ad Adele Chiagano, giornalista Free lance e autrice del blog Viola Melanzana un altro blog del network VinoClic. Il viandante bevitore è il mio diario di appunti dove annoto le emozioni, le persone, i grandi vini che ho la fortuna di incontrare lungo il mio cammino, tenendo bene a mente le parole scritte da Mario Soldati: "non faccio questo viaggio per poter poi descrivere un vino ai miei lettori; ma solo per invitarli a viaggiare a loro volta, e a scoprire così altri vini, tutti e sempre diversi, perché il gusto di un vino significa qualcosa solo in rapporto alla persona che lo beve, e al luogo e all'ora e alle condizioni in cui lo beve".Qui la scheda completa de Il Viandante Bevitore
La sangria è una bevanda alcolica a base di vino e frutta di origine spagnola e portoghese. Inoltre, va servita fredda. Per il resto, non esiste una ricetta unica. La sangria è un drink che viene fatto molto con l’ispirazione, mettendo un po’ di questo e un po’ di quello.
Una versione base (che quindi lascia ampio spazio all’improvvisazione) può essere quella che segue.
Ingredienti: - 1 bottiglia di vino rosso (di qualità, se volete una sangria all’altezza delle aspettative!) - 2 arance - 2 limoni - 2 pesche - 1 cucchiaino di zucchero - soda (o gassosa), circa 25 cl
Procedimento: spremete una arancia ed un limone e versate il succo in una grossa coppa o un’ampia caraffa. Tagliate invece a fettine sottili l’altra arancia e l’altro limone. Mettete anche queste fettine nella coppa. Tagliate le pesche a pezzetti e mettete anche questi nella coppa. Versate anche il vino e aggiungete lo zucchero. A questo punto, mescolate un po’ il tutto e mettete in frigo per diverse ore (la sangria deve essere fredda!). Prima di servire, aggiungete la soda e del ghiaccio.
Come detto, questa è una versione base (molto base) della sangria. Spesso nella sangria si trovano anche altri ingredienti, come chiodi di garofano, cannella, vaniglia, qualche superalcolico (gin, cointreau, rhum, brandy, vodka, etc…), altra frutta (mele, pere, etc.).
Inoltre, in alcune zone della Spagna esiste anche una versione fatta con vino bianco anziché rosso e prende il nome di sangria blanca.
Non esistendo una ricetta ufficiale, è chiaro che un ingrediente chiave diventa l’ispirazione del momento. L’unica cosa davvero importante da tenere a mente è che tutti gli ingredienti (a partire dal vino, ovviamente) devono essere di qualità. Con questo non dico che vada usato del Barolo, ovviamente. Però evitate vini da 1€ al litro, ecco
In particolare, vi consiglio un rosso abbastanza corposo: aglianico, cannonau, primitivo, etc.
Bandiere abbrunate oggi per rendere omaggio ad uno dei più grandi protagonisti del nostro tempo e del secolo appena trascorso, lo scrittore russo Alexander Isaevich Solgenitsin, scomparso ieri sera a Mosca all?età di 89 anni. Premio Nobel per la letteratura nel 1970, grazie a romanzi quali Una giornata di Ivan Denissovic o Divisione cancro, Solgenitsin non è stato solo un grandissimo scrittore, ma uno degli uomini che con la propria coraggiosa e instancabile testimonianza ha smascherato e raccontato gli orrori del sistema concentrazionario dell’Unione sovietica, in capolavori assoluti quali i tre volumi dell?Arcipelago Gulag, e dimostrato la natura diabolica, il costante essere contro l?uomo, la congenita malvagità di quello che giustamente l?ex presidente americano Ronald Reagan ha definito ?the evil empire”, l’impero del male, il sistema politico comunista. E? anche grazie ai suoi scritti, alla sua instancabile opera di denuncia, alla sua voce di dissidente, se un sistema fondato sulla menzogna, sulla soppressione della libertà e dei diritti umani, sulla miseria, è stato progressivamente sconfitto e consegnato agli archivi della storia. Il critico letterario Antonio D’Orrico a proposito di Solgenitsin e sul suo ruolo nel Novecento ha scritto: “L’importanza (ma la parola è inadeguata) di Solzenicyn, non per la storia della letteratura ma per quella del mondo, è immensa. Spesso si dice, e con qualche ragione, che è stato Karol Wojtyla a far cadere il Muro di Berlino. Con molte ragioni in più va detto che è stato lo scrittore russo ad abbattere quasi da solo il socialismo reale e, addirittura, la filosofia da cui traeva ispirazione. Un’impresa titanica. Vi sarete chiesti in qualche momento della vostra vita a che serve la letteratura. Ecco, la letteratura in alcune occasioni può servire a questo, ad abbattere un regime, piegare un impero. E non è un’esagerazione. Basta pensare alla vita di Solzenicyn, prima ancora che leggere la sua opera, basta guardare i suoi libri, messi su un tavolo come i modelli per una natura morta, per capire quello che semplicemente è successo. Solzenicyn è una forza (come si dice in fisica ma anche nei film di fantascienza di Lucas). Ricordate il ragazzo di Tienanmen davanti al carro armato? Solzenicyn è un po’ come lui, con l’aggiunta che il carro armato l’ha smontato a mani nude (ci sono mani più nude di quelle di uno scrittore?)“. Dedico un pensiero commosso e grato a questo indomabile figlio della Grande Madre Russia per la sua indimenticabile lezione di libertà?
Questa notte, un incendio di probabile origine dolosa ha causato gravi danni alla nota azienda vinicola Baroncini di San Gimignano (Siena). Dalle prime indagini sembrerebbe che l'incendio sia stato appiccato da un membro della famiglia dopo una violenta discussione. Le fiamme si sono sviluppate negli uffici e poi si sono propagate in tutta la tenuta, raggiungendo l'abitazione del custode dove vive anche una famiglia dello Sri Lanka che si è messa fortunatamente in salvo. Il danno ammonta, secondo le prime stime, a 300 mila euro.La famiglia Baroncini ha una lunga tradizione vitivinicola e olivicola, tramandata di generazione in generazione; oltre a produrre vino sotto il proprio nome, la famiglia è proprietaria di un gruppo di aziende sotto il marchio "Terre Vitate": Il Faggeto, dove viene prodotto il Nobile di Montepulciano, Aia della Macina, in Maremma, dove nasce il Morellino di Scansano, Poggio Castellare a Montalcino per il Brunello e il Rosso, Fattoria Sovestro e Torre Terza dove vengono prodotti numerosi vini fra cui il Chianti Colli Senesi e la Vernaccia di S.Gimignano, infine la Georgian Vineyard, situata a Kvareli in Georgia, dove si produce il Cabernet Saperavi.
Il bravo Luca Bonci, che non si limita a fare la parte del gaudente assaggiatore di vino e di cibo, come i suoi colleghi, ma è l'elemento determinante, il tecnico, che consente al lavoro effettuato dai numerosi collaboratori della testata "in rete dal 1999 per amor di terra", come recita il sottotitolo, di venire pubblicato e letto dai numerosi enogastronauti.Era un po' che ci lavorava, sapeva che la versione precedente de L'Acquabuona non era proprio affascinante e conteneva davvero troppi link, ma era stata fatta in velocità perché il tempo è tiranno, si sa, soprattutto quando si hanno mille altri impegni, da quello familiare a quello professionale. Così Luca, in una situazione di difficoltà che lo ha visto spesso occupato fino a tardi, a rischio di divorzio (voci di corridoio...), si è impegnato fino allo sfinimento per far sì che L'Acquabuona non fosse una testata giornalistica solo nei contenuti ma anche nell'aspetto.E il risultato è senz'altro positivo. Molto più piacevole, con largo spazio alle immagini (queste risentono ancora della mancanza di un vero fotografo...) e un'organizzazione dei contenuti più snella e facile da individuare. Molto utile e intelligente lo spazio inserito nelle pagine interne con la lista dei collaboratori e reletivo feed RSS che consente di individuare subito i più recenti articoli scritti da ciascuno.Peccato solo per lo spazio pubblicitario posizionato a destra che occupa un settore della home page troppo evidente, al quale avrei preferito l'indice per rubrica, posizionato in modo da essere visto solo scorrendo la pagina. Ma la pubblicità, lo sappiamo bene, è l'unica entrata di una testata internet e a volte costringe a fare scelte non proprio ottimali.Bravo Luca, uno stimolo in più ad andarsi a leggere una delle riviste enogastronomiche online più interessanti del settore, che gode anche di una sobria versione inglese. Anche l'occhio vuole la sua parte...
Decisamente birbone il tema di questo capitolo del Vino dei Blogger, proposto da Massimiliano Perbellini di Wineplanet. Vino del comodino, non inteso come vino che sa di legno, ma come strumento di seduzione, arma di conquista di cuori solitari, bottiglia galeotta di galeotti produttori.
I'm sitting at the edge of Rome's Central Park, the Borghese Gardens. The Pines of Rome are on impressive display here, and they scent the mildly polluted air with hot summer as cicadas croak in the bushes and bosky dells behind me. Chalk this up as another lost photo op. I'm a bad b logger, too, I guess, because I should exploit more the varied possibilities of the medium. But, need I remind you, flaneurs do not occupy themselves with such things. A word picture or two is all I...
Nell'ultimo mese, le caselle di posta elettronica di tutto il mondo del vino sono state invase dagli inviti e dalle segnalazioni per le migliaia di splendide iniziative organizzate per "Cantine Aperte" su tutto il territorio nazionale. Premesso che trovo comprensibile che un'azienda abbia il desiderio di segnalare le proprie iniziative, vorrei soffermare un istante l'attenzione su alcuni punti. Da un lato sono ancora moltissime le aziende che spediscono mail senza aver raccolto regolarmente l'indirizzo (io credo di aver ricevuto più di 3000 mail nei soli ultimi 15 giorni su svariati indirizzi di tigulliovino, vinix, ecc.) dall'altro penso che se la comunicazione fosse centralizzata si potrebbero ottenere migliori risultati.
I complimenti di Villa Petriolo ad Andrea Ciresola, autore del racconto "Luca 6-13".
Andrea Ciresola, nato a Verona nel 1961, vive la sua vita a Monteforte d'Alpone (VR) con la moglie Gabriella e i figli Alice e Alberto. Si occupa di restauro e conservazione delle opere d'arte dal 1982, anno in cui diventa artigiano. Da sempre coltiva la passione del comunicare, realizza infatti opere di arte visiva, teatro e scrittura. Ha messo in scena la commedia "Buono da morire", pubblicato il romanzo "Una fragola per capello" (Perosini editore) e il racconto "Vangog" (edizione ETS/Perosini editore). Nel 2007 ha vinto il premio letterario Villa Petriolo "I paesaggi del vino" ed è stato fra i vincitori del XXV Premio Firenze.
racconto
"LUCA 6-13"
di Andrea Ciresola
« Chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli »
Si fa presto a dire Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni. Ultima cena, Vangelo, in nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, amen! Per quanto mi riguarda la storia dei Dodici Apostoli segnò tutta la mia vita e non per eventi di fede. Tutt?altro. La vicenda ebbe inizio molti anni fa, in un pomeriggio passato a Sotheby?s dove all?asta vennero battuti alcuni dipinti del Seicento italiano. Londra ama il Seicento italiano. Anch?io.
La Direzione di M.me Tussaud?s, il museo delle cere, si risentì di quella mia ennesima assenza, tuttavia lasciai il laboratorio di restauro di cui ero il responsabile, per uscire dal portone secondario e dileguarmi tra la gente a passeggio. L?asta più appassionante quel pomeriggio fu per un dipinto, scuola di Annibale Carracci, 76x85 olio su tela, dove vi era rappresentato un curioso labirinto di vigne, tralci e grappoli d?uva. L?immagine del vigneto, notturna e dominata dal candore della luna, riportava nel cielo nuvole aggrovigliate, ora in luce ora confuse con la notte. Forme riconoscibili di donne, abbracci, amori saffici. ?Centonovantamila uno, centonovantamila due, centonovantamila tre! Il labirinto, olio su tela di scuola italiana è aggiudicato al signore là in fondo, con i capelli bianchi per centonovantamila euro. Grazie!? Il signore là in fondo con i capelli bianchi rispondeva al nome di Giorgio Antelami e quando mi avvicinai per congratularmi con lui, la mia vita cambiò. Ad un primo sguardo, l?avevo definito, come tutti quelli che lo avevano conosciuto, un uomo d?altri tempi. La famiglia Antelami vantava un albero genealogico piantato in terra ben ottocentosedici anni prima da Antelamo Antelami e Isadora di Altavilla e da allora la stirpe aveva fatto storia con personaggi di eccellenza.. Nonostante lo stile antico Giorgio Antelami fu uomo invece che seppe coniugare tradizione e modernità attraverso l?uso moderato di genio e sregolatezza. In questo non si smentì nemmeno nella sua uscita da questo mondo. ?Collezionista d?arte?? chiesi quel pomeriggio a Sotheby?s. ?Produco vino! Italia.? rispose secco, ma in quel dare la mano e ritrarla, proferire parole e accenti, qualcosa, non so cosa , fra di noi accadde. Lo servii per ben ventidue anni. Il primo maggio di un anno qualsiasi l?uomo fu trovato riverso sulla scrivania preferita con a fianco un bicchiere di vino rosso decantato da una bottiglia del 2004. Una vendemmia memorabile che le Cantine Antelami avevano interpretato con un Chianti leggendario. Davanti alla bara in legno di ulivo, nella camera ardente c?era il foglio con le sue ultime volontà e la gente sfilò davanti alla salma e al testamento con uguale rispetto e commozione. Le onoranze funebri avevano lavorato in modo perfetto, utilizzando gli stessi abiti dell?ultimo giorno come previsto dal signor Giorgio. La salma sembrava una statua. Per arrivare alla villa, i mezzadri delle sue terre, quelli degli altri proprietari, le autorità, le amanti e le mogli, gli amici, insomma tutti avevano percorso a piedi un sentiero che scriveva le iniziali del suo nome sulle colline nei pressi di Firenze. G. A.
Anche oggi tutto mi riporta a quel pomeriggio londinese quando, in men che non si dica, mi convinse a trasferirmi a casa Antelami nel cuore dell?Italia per realizzare un vigneto con la forma di quel labirinto. Ci vollero un paio d?anni e non fu nemmeno difficile. Altra cosa, invece, fu realizzare il progetto che il Marchese aveva espresso nel testamento: bisognava, dopo la sua morte, convincere i dodici proprietari confinanti con le terre delle Cantine Antelami a percorrere il labirinto per scoprirne il segreto. Una volta usciti dal vigneto e carpito l?arcano avrebbero potuto acquisire quella parte di terre confinanti con la proprietà dell?Antelami. Se non ci fossero riusciti avrebbero dovuto affidarsi al destino che la sorte (e il viaggio nel labirinto?) avrebbe scelto per loro e il pegno di consegnare i vigneti alle Cantine Antelami. Il signor Giorgio Antelami nel testamento fece assumere ai dodici confinanti il nome degli apostoli e questi accettarono la sfida. Cosa nascondeva il labirinto? Di forma rettangolare, duecentodieci metri per duecentonovantasette, il labirinto di viti occupa tutt?ora il lato est del grande brolo della villa e arriva fino al giardino all?italiana, dove una tauromachia di roseti racconta storie di toreri e belle donne. Un?invenzione rinascimentale con varietà di rosa che inebriano i sensi fin dentro le stanze della villa e, ovviamente, nei meandri del labirinto. I filari di vigna sono disposti con misteriosa geometria e da un ingresso si accede, se si riesce a scoprire la strada, nel cuore del labirinto dove si trova una torre senza finestre, costruita in blocchi di marmo Carrara. Un solo ingresso; da una scala esterna si accede sul tetto della torre ad un terrazzino utile per individuare la via d?uscita. Un labirinto di Sangioveto, Canaiolo, Malvasia con qualche pianta di Trebbiano, disposta qua e là secondo le storiche indicazioni del Barone Bettino Ricasoli descritte in un documento della metà dell?Ottocento di proprietà del signor Giorgio. Piante disposte ad arte, discusse, scelte, amate. Pensate. Gli apostoli entrarono, uno alla volta, uno per anno nella stagione dell?uva matura, a metà settembre, andando incontro al loro destino, pieni di speranza. Sicuri della vittoria. Per nessuno di loro fu così. Dopo che Pietro fu entrato, alle 14 del nove settembre e dopo che tutto il mondo l?aveva visto in religioso silenzio prima sul terrazzo, poi nella torre e aveva atteso la sua uscita fino a notte tarda tanto da azzittire le cicale prima e grilli poi? dopo tutto questo, la gente se ne tornò a casa rinchiusa nei suoi pensieri, ma sicura che l?Apostolo Pietro non sarebbe più tornato. Gli stessi pensieri ebbero per Andrea, Matteo e Giacomo e poi per tutti gli altri. E quelli furono giorni di silenzio per le cicale e i grilli. Pur sapendo quale rischio potevo correre, ma con un inconfessabile segreto che mi ero portato nel cuore per ben dodici anni, il tredicesimo settembre di quell?incredibile serie, fu il mese del mio ingresso nella selva di Sangioveto e Canaiolo e Malvasia. Trebbiano qua e là. Piante di rose damascene, della rara varietà purpurea, modellavano i corpi dei toreri e la chioma di Lucia Bosè. Nell?arena spettatori in visibilio. Settembre. Entrai.
Fuori piove, e così mi sono seduto un attimo davanti alla scatola catodica: su Raitre, a GeoMagazine, parlavano di biodinamica ! Rispetto chi lavora seguendo la biodinamica perchè è un lavoratore come gli altri, ma non accetto che si diano per fondate, talvolta miracolose o rivoluzionarie (!) cose di cui non c'è alcuna dimostrazione scientifica, cose che a volte sono ai limiti della semplice creduloneria. Pur apprezzando qualche principio di fondo, che tuttavia rientrano nel semplice buon senso, per me l'agricoltura biodinamica rimane essenzialmente un atto di fede. Non mi pare un'evoluzione del pensiero, piuttosto un'involuzione.
Noi privilegiati che abitiamo nella città più bella che mente umana possa concepire, abbiamo pure la fortuna di risiedere a nemmeno un’ora da uno dei litorali più gourmet del Mondo, ovvero quel lembo di costa (ed entroterra) toscana che racchiude una serie di ristoranti, trattorie e osterie che vanno da Viareggio fino giù all’Argentario (spesso [...]
L?attacco è di quelli che non lasciano dubbi: l?ottima Briscola, che ci ha accompagnato con interventi geniali, divertenti, surreali, sempre originali e mai banali in questi mesi, getta la spugna, alza bandiera bianca, ci saluta e tirà giò la clèr come direbbe Jannacci. I motivi, comprensibilissimi, li spiega benissimo lei e non ci sarebbe nulla da aggiungere, se non, forse, imitare il suo esempio e fare altrettanto? Ad ogni modo, perché alla collaborazione di Briscola tengo molto e penso altrettanto ci tengano i lettori di questo blog a continuare a leggere i suoi apologhi sul vino, cercherò di convincere l?amica, una brava giornalista che si è occupata anche di uffici stampa di Consorzi, a ritornare sulle sue decisioni. ?Ho ancora un?idea? ha scritto in chiusura. Non è tanto, ma è sempre un?apertura, una speranza, uno spiraglio lasciato aperto per un ripensamento? Ad ogni modo, se non dovesse ripensarci, grazie, di cuore, per i suoi scritti, preziosi per intelligenza e ironia e per il loro stile inimitabile? f.z.
L?annuncio è ufficiale e, seppur non ne possa fregar de meno, va dato: Briscola getta la spugna. Basta con le parole del vino, si cambia. Non a caso, Briscola è rimasta in silenzio per vari mesi. Per pensare, per capire. Ha pensato, non ha capito. Ma è risultata illuminante la frase di un?amica che, seppur ben avviata sulla strada della comunicazione, un giorno ha detto: ?Preferisco litigare con un pollo?. Intendeva un vero e proprio pollo, s?è infilata in una cucina e ora fa ciò che desiderava. Briscola ha fatto ben poco altro nella sua vita oltre a scrivere e a tenere nel portafogli un tesserino color vinaccia che testimonia ciò che è. Ma è una testimonianza irrilevante: in Italia, siamo tutti giornalisti. Le tecniche? Ridicolaggini. Vedere la notizia? Ma no, che c?entra. Scriverla??? Nemmeno a parlarne. In Italia siamo tutti giornalisti, chi nel bar sottocasa chi davanti a un computer. Perché in Italia non esiste quella cosa che si chiama ?informazione?, esiste soltanto quella cosa chiamata ?commento?. Se un tizio ne ammazza un altro, la notizia come tale si esaurisce in sei parole, sulle quali intervengono il sociologo, il consulente di problemi di copia, il parroco, il direttore del circolo didattico, il sindaco, un paio d?assessori, il messo comunale e una velina. Se Caio propone una legge in Parlamento e la legge passa (questa la notizia), occorre poi sentire che ne pensa Caio (che l?ha presentata, quindi qualcosa avrà pur pensato prima di presentarla), il quale, in modo inaspettato, dichiara: ?Sono soddisfatto?. Ma non lo è Sempronio, che la pensa diversamente, e Tazio, che la pensa giusta a metà. Sul vino, il paradigma si ripete. Non basta dare la notizia, occorre darla ?ragionandola?. Del resto, il meccanismo delle guide si basa o non si basa su questo? Fino a che punto le guide sono ? oggi ? la voce di chi se ne intende e non, piuttosto, lo spioncino attraverso il quale sapere che ne pensa Pinco e che ne pensa Pallo? Personalizzazioni della notizia, che spersonalizzano la notizia. Ma non perché sia l?autorevolezza a parlare, ma perché a parlare è il vip. Sono certa che se un tronista scrivesse una guida, La Guida di ?Uomini e donne? (con tutto il rispetto per una trasmissione di cui ho seguito totalmente 7 minuti in 3 anni, comprendendo nemmeno un terzo del meccanismo? sorvolo sui 2 terzi capiti), diventerebbe un cult. Noi giornalisti (ho ancora il tesserino color vinaccia in tasca) abbiamo la grande responsabilità di aver mitizzato il nulla, di aver confuso le idee, di aver attribuito definizioni di ?Lady? a povere ragazzotte di chiara inconsistenza e di ?Mister? a emblemi di ciò che non si dovrebbe essere. E abbiamo contribuito a rendere mitologico il vino ? anzi, i vini ? che spesso di mitologico avevano la pretesa di essere considerati passabili. Meglio sarebbe stato dire al produttore: ?Amico mio, non sai farlo. Riprova?. Ma non è stato così. Per opportunismo, per buonismo, per qualunquismo. Non per giornalismo, sicuramente. Di fronte a un mercato in crisi, e quello del vino in Italia ? in molte zone d?Italia, per varie ragioni ? è certamente un mercato in crisi, dignità deontologica vorrebbe che ci ponessimo domande sulle nostre esagerazioni, sui nostri commenti, sulla finta informazione, sui publiredazionali passati come notizie, sulle ?perversioni? del vino che diventa buono per una bella etichetta, che è sicuramente ottimo perché abbinato a una linea di moda griffata, che è straordinario perché lo beve l?attore di telenovela ospite di un talk show domenicale. Il vino, in tutto ciò, dove sta? Forse nella presunzione dell?agronomo o del vignaiolo che s?inventa ?giornalista ? comunicatore ? esperto di marketing?? E perché no? Non è forse quello che lasciamo fare spensieratamente all?agronomo e al vignaiolo, per opportunismo, per buonismo, per qualunquismo? Fate un giro in rete, visitate i siti aziendali di 30 cantine, scelte a caso e giudicateli con istintiva sincerità. Dopo aver visto i soliti vigneti (non sembrerà vero, ma l?uva nasce in tutto il mondo dalle vigne e le vigne in genere sono composte da viti, pali, tiranti e filari), le solite colline (stupore!!!), le solite descrizioni di storie famigliari che risalgono un attimo dopo l?increscioso episodio di Noè ubriaco e magari dopo esservi imbattuti in assordanti rock di sottofondo o in elegiache melodie ottocentesche, in cartoon ammiccanti e in immaginifici animali tropicali, ne concluderete che in Italia circolano almeno 20 su 30 web master completamente fuori di testa e altrettanti copy writer sulla soglia dell?analfabetismo. Ma io sono convinta che dietro a ogni web master e copy writer si nasconda (si fa per dire) uno che fa un altro lavoro, magari il vino, perché no, ma che dice la sua e, pagando, la sua diventa legge. Bisognerebbe (bisognava?) dire no e fermarsi prima di scrivere certe scempiaggini sul retro delle etichette, prima ancora di scrivere ?nasce dall?amore per la terra?, giacché difficilmente un vino nasce dall?odio per una terra che dà da vivere ai suoi proprietari, prima del ?racchiude in sé il territorio?, che fa pensare a sabbia e ghiaia sul fondo della bottiglia. E se a un agronomo salta il guizzo di chiamare un vino come il 78° figlio di Giove, bisognerebbe scrivere che fa ridere il mondo, non che è un?idea mirabolante. Ma tutto questo, ahimé, non accadrà, come non è accaduto. E, visto che le regole sono queste, mi chiamo fuori, alzo bandiera bianca. Ma ho un?idea, ho ancora un?idea (l?ultima idea di Briscola). Many Kisses! Briscola (senza smile)
La notizia ha puntualmente suscitato le perplessità del wine blogger Tyler Colman, autore di un libro assolutamente da leggere, Wine Politics: how Governments, Environmentalists, Mobsters, and Critics Influence the Wines We Drink, in un post (leggi qui) pubblicato sul suo blog Dr Vino. Secondo l?annuale Gallup survey (sondaggio specializzato opera dell?Istituto Gallup) sulle preferenze nel bere degli americani, dopo il sorpasso compiuto nel 2005 dal vino ai danni della birra nella classifica delle bevande alcoliche preferite, tocca ancora alla spumeggiante bionda distanziare, e di molto, il prodotto a noi tanto caro, con un vantaggio, in termini numerici, schiacciante e a doppio zero, 42 per la birra e solo 31 per il vino (con i liquori ben distanziati, ma stabili a quota 23). Di questi e altri risultati del sondaggio, trattati in questo ampio report sintesi di testi e illuminanti diagrammi, parlo in questo articolo, pubblicato nelle news del sito Internet dell?A.I.S. Sarebbe interessante sapere come stiano le cose in Italia, se ?la bionda? prevale sul frutto di Bacco oppure no e quali siano i rapporti di forza, nei consumi, tra vino e birra?
"Teardrop on the fire" di Anna Riuni tra i racconti segnalati da Villa Petriolo. Complimenti ad Anna!
Anna Riuni è nata - nel 1983 - e cresciuta in Provincia di Firenze, a Pontassieve. Dopo il diploma di maturità scientifica, si è iscritta, inaugurando il corso, all'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (CN). Nel 2007 ha conseguito la laurea triennale con una tesi in Marketing del Turismo enogastronomico ("Andare lenti. Percorsi e mobilità dolce nell'area della Comunità Montana Fiorentina). Attualmente sta frequentando il corso biennale di laurea specialistica in Valorizzazione e Gestione delle Risorse Gastronomiche.
racconto
"TEARDROP ON THE FIRE"
di Anna Riuni
TEARDROP Massive Attack
Love, love is a verb Love is a doing word Fearless on my breath Gentle impulsion Shakes me makes me lighter Fearless on my breath
Teardrop on the fire Fearless on my breath
Nine night of matter Black flowers blossom Fearless on my breath Black flowers blossom Fearless on my breath
Teardrop on the fire Fearless on my breath
Water is my eye Most faithful mirror Fearless on my breath Teardrop on the fire of a confession Fearless on my breath Most faithful mirror Fearless on my breath
Teardrop on the fire Fearless on my breath
Stumbling a little Stumbling a little
Amore,amore è un verbo Amore è una parola che implica un'azione Intrepida nel mio sussurro Dolce stimolo Mi fa tremare mi rende più leggero Intrepida nel mio sussurro
Lacrima sul fuoco Intrepida nel mio sussurro
Nove notti di fatti Fiori neri che sbocciano Intrepido nel mio sussurro Fiori neri che sbocciano Intrepido nel mio sussurro
Lacrima sul fuoco Intrepido nel mio sussurro
I miei occhi piangono acqua Lo specchio più fedele Intrepido nel mio sussurro Lacrima sul fuoco di una confessione Intrepida nel mio sussurro Lo specchio più fedele Intrepido nel mio sussurro
Lacrima sul fuoco Intrepido nel mio sussurro
Inciampando un poco Sbagliando un poco
La prima goccia
Un bicchiere e una mano. La Sua mano, diafana, illuminata da Quel brillante: carpiva il bicchiere con sicurezza accompagnandolo in un valzer; veloci piroette che facevano brillare il Rosso Fuoco intrappolato nel suo giaciglio di cristallo, di mille sfumature diverse.
Un bicchiere e un naso. Il Suo naso, così piccolo e perfetto: si insinuava nel giaciglio per scoprirvi il tabacco, il pepe, la frutta candita; bouquet di aromi?Il Bouquet.
Un Bicchiere e una bocca. La Sua bocca, ricca, succulenta, da mordere, da baciare: incontrò il Rosso e lo portò dentro di sé; lo mescolò a sé sentendolo, incontrandolo intimamente, scoprendovi robustezza, complessità, persistenza?scoprendovi un uomo, il Suo Uomo.
Lacrime nel bicchiere. Trasparenti, scendevano disegnando archi fino ad incontrare il Rosso Fuoco ? teardrop on the fire. Lacrime sul Suo viso. Trasparenti scendevano fino ad incontrare gli angoli della bocca Rosso Fuoco ? teardrop on the fire.
Water is my eye Most faithful mirror Fearless on my breath Teardrop on the fire of a confession Fearless on my breath
Una confessione: qualcosa di immenso che non puoi raccontare; blocca le parole, le fa diventare sussurro.
Un altro sorso di Rosso Fuoco, il sussurro diventa parola di confessione al Suo Uomo robusto, complesso: ? Non ti amo più.
Finì il Rosso Fuoco in un sorso? si spense nella sua bocca: sentì il calore ma non il sapore.
Cade?nel frattempo l?altro Rosso Fuoco cade dalla mano dell?Uomo, si frantuma sul pavimento assieme al suo fragile giaciglio di cristallo, si spande, si allarga.
Una lacrima scende dal volto dell?Uomo?lentamente, e si suicida nel mare Rosso Fuoco- teardrop on the fire.
Un Rosso Fuoco si è spento. Un altro si è rotto.
Il sapore di Quel Rosso Fuoco fu l?ultima cosa che li unì.
La seconda goccia
? Ho sete. ? Ho sete anche io. ? Beviamo allora.
Era lei che guidava la situazione, che dettava i giochi. La seguiva con lo sguardo muoversi in cucina. ? Arrivo subito. Scendo un attimo in cantina, voglio farti assaggiare una cosa. ?Ti aspetto qua, non scappo.
Era ancora bella. Più bella? Due anni senza vedersi. Eppure sembrava ieri quando? ? Eccoci qua ? disse poggiando una bottiglia polverosa sul tavolo.
La sua mano tremava? ? Cosa mi fai assaggiare di buono? Qualche cru della Côtes du Rhône o ci fermiamo in Italia?
Silenzio. Cercò il suo sguardo, ma non lo incontrò. ? Ehi, tutto a posto?
Le sfiorò la gamba con il ginocchio. ? Si scusa, mi ero distratta. No, no niente Francia?per due anni ho bevuto solo vino francese. E? italiano, un Rosso. Lo abbiamo già assaggiato assieme una volta, due anni fa. Tremava la sua voce, tremava la sua mano. ? Cos?è, sei in vena amarcord? ? disse lui scherzando, per smorzare la tensione.
E poi il broncio di lei. Quel broncio, il Suo piccolo naso che si arriccia. Un ricordo della loro vita assieme, ne trascinò a galla altri mille? Prese in mano la bottiglia e spolverò l?etichetta. Era Quella bottiglia. Non capiva. Che intenzioni aveva? La guardò, ma lei sfuggì i suoi occhi. Lui si alzò. ? A che gioco stai giocando?
Silenzio. ? Parla!
Lei si alzò lentamente, prese un bicchiere e lo poggiò sul tavolo accanto alla bottiglia. Prese in mano la bottiglia e la stappò. Girò il tappo e ne constatò le condizioni. ? Smettila di fare la sommelier e parla!Mi stai facendo impazzire!
Lei prese un bicchiere e versò un po? di vino. Rosso sì, ma non più Fuoco. Era cambiato. Lui era cambiato? O era ancora innamorato? Un bicchiere e una mano. La Sua mano, diafana, senza Quel brillante gli offriva nuovamente il Rosso, non più Fuoco. Esitò. Sapeva, ora, cosa Lei voleva fare.
Love, love is a verb Love is a doing word Fearless on my breath Gentle impulsion Shakes me makes me lighter Fearless on my breath
La guardò. Il volto di lei finalmente gli si mostrava. La Sua bocca, ricca, succulenta, da mordere, da baciare. I suoi occhi neri, black flowers blossom, fecero sbocciare una lacrima ? teardrop on the fire.
Prese il calice. Si portò alla bocca il giaciglio di cristallo e fece scivolare il Rosso non più Fuoco dentro di sé. Complessità, sì; persistenza, anche; ma non più robustezza. Due anni di riposo avevano tolto potenza al Rosso Fuoco e al suo amore. Una sensazione piacevole però, inaspettatamente morbida, vellutata?lo sciolse.
Il Rosso non più Fuoco cadde, liberando la mano di lui che prese il fianco di lei. E il sapore di Rosso non più Fuoco, che ancora era nella bocca di lui, si spanse dolcemente nella bocca di lei.
Due fuochi si riaccesero assieme. Il sapore di Quel Rosso non più Fuoco fu la prima cosa che li riunì.
uUna sera d'agosto su e giù per la Via Aurelia per andare a mangiare con gli amici. Fai tu, dicono loro, e io mi ricordo il post in cui si elencavano i luoghi dove andare a mangiare, per una guida...
Sul nostro blog, maisazi.com, pubblichiamo tanto ricette, spesso proponendo dolci e creme. Noi ci diamo da fare per inventare nuove proposte, ma alla fine scopriamo che le persone vogliono qualcosa di semplice, come la torta di mele di Gioi e quella di copertina75, sempre alle mele.
Queste due ricette, da poco pubblicate, sono tra le pagine più visitate del nostro blog, assieme alla Torta Caprese, che ha la palma di pagina più letta in assoluto. Segnale evidente di come si orientino i gusti dei nostri utenti e monito per chi sta ai fornelli.
Giusto sperimentare, quindi, ma ricordiamoci anche delle tradizioni e dei ricordi che abbiamo della nostra fanciullezza. A volte una torta è importante non in quanto buona, ma perché si porta dietro un ricordo importante, un momento felice, un giorno di festa, un traguardo giovanile raggiunto.
In questo caso, poi, la semplicità è massima. Le due torte di mele proposte da Gioi e copertina75 sono ai limiti del minimalismo, ma piacciono sempre. Io non sto a ripetervi le ricette, dato che potete facilmente leggerle sul blog alle pagine che vi ho indicato.
Se avete voglia, preparatele con qualche variante, comunicandoci poi il risultato. In particolare, provate ad aggiungere qualche ingrediente che estenda i profumi, che in un dolce non sono mai troppi. Potreste anche pensare a qualche altro ingrediente corollario che completi la mela o faccia contrasto con essa. Non scostatevi troppo dalla ricetta, però, perché la snaturereste.
L’associazione enogastronomica diVini assaggi.it, festeggia per il secondo anno di fila il suo compleanno. Dopo le fatiche invernali, le soddisfazioni primaverili è ora di ringraziare i propri affezionati soci e clienti, con una festa all’insegna della qualità del divertimento ma soprattutto dell’eleganza. 10 Agosto 2008 presso lo “Shinè club” ( Lido Clorinda via dei lidi località Laura di Paestum) diVini assaggi invita i suoi soci, clienti, e tutti gli ...
That means "better and better", as in I'm sitting in a First Class seat - a free upgrade on FREE ticket. Is that great or what, folks? Of course my reflexive Irish dread of tempting fate has me thinking, Oh fine, this is when they lose my bags. Or the plane crashes into the icy Atlantic. Then what good does all your legroom and free Champagne (very toasty) do ya, Misther Honey? But for now let us live, Lesbia, let us love... Sent from my Verizon Wireless BlackBerry
Produttore: Jerry Lohr Vino: Los Osos Merlot 2006 Denominazione: Paso Robles, California Prezzo: $15 in enoteca, bott. 750ML. Da un produttore californiano che realizza anche vini de-alcolizzati (sic! vedere qui la linea Ariel) è facile cadere in qualche prevenzione nei...
Con il racconto "La casa dei vedovi" di Miriam Casalini Serni termina la pubblicazione dei racconti segnalati da Villa Petriolo per il concorso letterario "I giorni del vino e delle rose". Complimenti a Miriam e a tutti i partecipanti, i cui racconti, tutti, verranno diffusi su Divinando i prossimi mesi.
Miriam Casalini Serni è nata a Firenze e risiede a Panzano in Chianti. Appassionata cultrice di memorie di vita paesana e di tradizioni toscane, ha pubblicato: ?Dal tetto al pagliaio. Bricciche del vecchio Chianti?, Edizioni Pagnini e Martinelli, 2001/2002, ?La triste storia della Mucca Pazza. Funerale della Fiorentina?, ?Cuore di luce. Storia di un trapianto di cuore?. Ha collaborato, inoltre, con racconti mensili, all?Informatore Coop Firenze e al settimanale Metropoli. Ha vinto il secondo premio Slow Food ?Galeotta fu la cena? con il componimento ?I? mal di? lesino?; ha vinto, nel 2002, il premio del concorso di GoWine e La Nazione ?Il vino e gli over 50?, oltre al premio del concorso ACI 2007 ? Automobil Club Firenze e al premio del concorso di poesia CALCIT , aggiudicandosi la Medaglia del Presidente nel maggio 2008.
racconto
"LA CASA DEI VEDOVI"
di Miriam Casalini Serni
Facevo villeggiatura in un agriturismo in collina. Avevo dovuto portarmi dietro Tigre, il mio gatto, non avevo nessuno a cui lasciarlo, e poi era la mia compagnia. Per quante precauzioni avessi preso a scanso di fughe, un giorno, il lazzerone, sentita aria di libertà, era evaso. Nel corso delle feline ricerche seppi che era stato visto aggirarsi nei pressi della ?Casa dei Vedovi?, dove pare ci fosse una micetta da corteggiare. Vi andai munita di allettanti bocconcini di ?ciccia?. Era pomeriggio inoltrato. Nell?attesa che le gentili persone di quella casa me lo recuperassero, passeggiai un po? attorno. Ammirai il panorama, vigne, olivete, guardai il vento piegare le punte dei cipressi, aspersori benedicenti la campagna. Passo dopo passo mi ritrovai in uno spazio fatato.Orto o giardino? I pampini di una grande pergola mossi da un lieve venticello, scomponevano la luce del sole che vi filtrava attraverso, pareva giocare a nascondino facendo sperluccicare acini d?oro di uva matura. Stavo in un quadro di Silvestro Lega. Altra magia: gli odori. Emanavano dal muro caldo e sbrecciato azzurro di ramato che sosteneva una spalliera di rose spampanate, quasi sfatte, complici in alchimia con malvoni, cespugli di cedrina e violacciocche. Più lontano, ma distinto, afro di conciaia. Un ronzare di api ritardatarie affaccendate a bottinare, in gran crescendo il frinire delle cicale. Tutto questo mi riportava a istantanee di memorie infantili nell?orto di una canonica. Recuperai il mio gatto riottoso, anzi, inca..volato nero, per ritrovarsi dietro le grate della gabbietta dopo tanta salace avventura. Ringraziamenti e saluti. ?L?aspetti signora, gli si coglie dalla pergola du? be? grappoli d?uva salamanna, la sentirà bona. Poi la ci rammenta.? Li rammentai per la cortesia e per la bontà dell?uva. Mi erano rimaste due curiosità. La prima la soddisfece il dizionario, ?salamanna?, avevo pensato a un toscanismo. Infatti : ?...pregiata uva da tavola a grossi acini ovoidali polposi e dolci, dal nome di S(er) Alamanno Salviati che ne importò il vitigno in Toscana dalla Catalogna nel secolo XVIII°.? La seconda, lo strano nome del luogo, ?la Casa dei Vedovi?, me ne spiegò il motivo la padrona dell?appalto in paese. Vi abitava una famiglia di contadini, padroni del loro podere da generazioni, che l?avevano sempre coltivato direttamente. Facevano un buon vino, spremuto dall?uva di vigne allineate su morbide colline che si intersecavano su incostanti livelli, esposte a mezzogiorno proprio come Dio comanda per dare il vino migliore. Solo al Catasto e sul carro agricolo rosso sbiadito, era scritto il nome del podere, un nome gaio e poetico, ?Pero Giugnolo?. Antica toponomastica di luoghi senza un perchè, o forse dimenticato nei secoli, in questa Toscana dove la poesia sta di casa. Ma ormai per tutti quella era la ?Casa dei Vedovi?. Erano rimasti prematuramente vedovi i due fratelli, le mogli morte alla svelta, una dietro l?altra, poverette. Un affanno tirar su quell?unico figlio, l?altro era volato in cielo con la sua mamma, senza aver toccato la terra con i piedini. Gente faticatora, Cesare e Omero, con la passione per il podere, per la campagna, coltivavano la vigna alla maniera antica, con quel magico equilibrio fra terra e cielo, retaggio di una sapienza ancestrale. Potare, piegare i tralci al tempo giusto, con un occhio alla luna, uno speranzoso al cielo benigno, i trattamenti per combattere tutti quei nemici che fan danni, poronospora, muffe, parassiti, quando la troppa pioggia, quando la siccità... la grandine! Il Vino. Bevanda. Alimento. Sangue vivo della terra. Il tempo che passa, il figlio, Marco, ormai grande, studente di agraria ed enologia era la gioia del padre e dello zio. Zio? Due padri erano, due genitori di un solo figlio, il loro orgoglio.Il ragazzo ne sapeva di cose. Aveva ereditato amore alla terra, alla vigna Cominciò presto a dare suggerimenti per migliorare il vino già buono. A volte il giovane cozzava con antichi pregiudizi, ma anche se dubbiosi, Cesare e Omero si adeguavano volentieri. Quando il figlio saggiando il vino diceva di bouquet, di mora, di tabacco, di tannini, i due scuotevano la testa: ?Quante storie, il vino è buono, sa di quel che deve sapere?. E Marco: ? Prima della vendemmia si devono togliere alcuni tralci per fare assorbire ai grappoli il sole più pieno.? ?Codesto l?abbiamo sempre fatto.? ?Lo so, infatti è un?abitudine di secoli. Lo dice anche Marco Bussato, alla fine del 1500 in un suo manoscritto che ho trovato alla Biblioteca Nazionale...? I vedovi si guardano negli occhi compiaciuti. Loro non sanno di manoscritti, ma conoscono un proverbio: ? Dice la vite: fammi povera, ti farò ricco e felice? Marco ogni tanto ha idee un po? spinte. ?Si devono eliminare i grappoli stenti e guasti.? Questo no, non possono accettarlo. E? per loro una sofferenza, uno spreco. Comunque ora il prodotto è davvero migliore, uniforme, abbondante, richiestissimo. Si può imbottigliare ed etichettare con la dicitura ? Podere Pero Giugnolo?. Un giorno il giovane portò a casa due dozzine di cespugli di rose con il loro ?pane?, acquistati a un vivaio Pesciatino. ?Dove li vuoi piantare??, chiesero i due genitori ?A capo dei filari della vigna. Ci staranno bene.? I due fratelli ricordarono allora che il vecchio nonno Simone parlava di questo uso antico. Un ?roso ? nella vigna era una vigile sentinella d?avanguardia per la sanità della vite. Se il ?roso? dava segni di sofferenza, anche le viti si sarebbero poi ammalorate, cosìcchè si doveva provvedere subito alle cure del caso. Con i nuovi trattamenti preventivi che il figlio attuava non c?era bisogno di quell?espediente a tutela delle viti, ma l?idea piacque senza riserve ai due fratelli. Il pensiero di un ?roso? nella vigna li conquistò, sapeva di buono. Tradizione e innovazione Come in una danza il vino arrubinava il calice mosso da mano esperta, sprigionava intriganti fragranze e sapori. Ora avrebbe rivelato anche un delicato sentor di rose. Ero ormai entrata in confidenza con quella brava gente, onorata e felice per l?amicizia che mi dimostravano. Seppi la loro vita, ammirai i vigneti, la cantina. ?Desinai? nella grande cucina. Centellinai il loro vino. Svelava in bocca un?emozione, una festa. Scendeva ?...come una cascata di seta episcopale...?, invadeva lo stomaco di amabile tepore. Ascoltai la storia dei ?rosi?, l?antica e la moderna. Dedicai loro una poesia.
? Ho sognato una rosa...?
? Il tralcio reciso che geme salute mi reca, non pene. Sento l?acqua d?aprile che fruscia tra pampini e foglie, il sole l?asciuga, le scrolla, ci mette fastelli di luce. Io suggo da terra e da cielo la vita. Va lenta la giostra del tempo co? cicli che ?l tempo comporta. Anelo al profumo d?un fiore.
O rosa, ai giardini rapita, non fu confine tra reale e sogno. Un refolo di vento, muove lieve nell?aria odor di rosa. E io lo chiudo in me.?
Vi confermo il nervosismo di cui vi parlavo due giorni fa per ieri sera, sommato al fatto che di venerdì 1 agosto riempire il locale di gente curiosa per la cena “teatro” mi ha fatto felicissimo ma pure messo addosso un pò di responsabilità… E invece Luana Ranallo e Michele Redaelli hanno tenuto la scena [...]
Sera del 30 maggio: dalle vetrate della sala ristorante del Museo Carpano al primo piano di Eataly tutto appare più bello, a cominciare dalla vecchia fabbrica di auto del Lingotto ora sede di...
Fine aprile di allegria e gita a Roma, città di eterna bellezza e fascino ammalliatore, a trovare due grandi amici: Giuseppe (nella foto mentre si gusta un Habana autentico...), ricercatore...