TagCloud:


Link to us:



  Blogs & Sites:



 






Mondo Di Vino
Mondo Di Vino





[02/10/2026, 00:00] Guida Michelin Gran Bretagna & Irlanda 2026: 2 nuovi Due Stelle, 20 nuove Stelle e tutti i Tre Stelle confermati (cerimonia a Dublino)

Due ristoranti ottengono per la prima volta Due Stelle MICHELIN nella Guida MICHELIN Gran Bretagna & Irlanda 2026

  • Bonheur by Matt Ab? entra in Guida con Due Stelle MICHELIN

  • Row on 5 promosso da Una a Due Stelle

  • 20 ristoranti ricevono Una Stella MICHELIN

  • Tutti i ristoranti Tre Stelle MICHELIN confermano il riconoscimento

  • Sette nuovi Green Star assegnati

  • 37 nuovi ristoranti ricevono un Bib Gourmand per l?ottimo rapporto qualit?-prezzo

Michelin ? lieta di presentare la selezione 2026 dei ristoranti della Guida MICHELIN Gran Bretagna & Irlanda, svelata durante la tradizionale Cerimonia della Guida MICHELIN, ospitata al Convention Centre di Dublino luned? 9 febbraio.

In totale, la selezione include 1.210 ristoranti ? tra cui 230 stellati ? con tutti gli indirizzi Tre Stelle MICHELIN che mantengono il proprio riconoscimento. La scena gastronomica di Londra continua a distinguersi, con due ristoranti che ottengono Due Stelle. Nell?insieme della selezione, 20 locali ricevono Una Stella MICHELIN. Sono stati inoltre assegnati 37 nuovi Bib Gourmand a ristoranti che offrono ottima cucina a un prezzo vantaggioso. Sette nuovi Green Star sono stati attribuiti per l?impegno eccezionale verso un approccio pi? responsabile alla gastronomia.

I riconoscimenti spaziano in tutta la Gran Bretagna & Irlanda, e la citt? ospitante di quest?anno, Dublino, ha vissuto un?annata particolarmente positiva con un nuovo ristorante stellato e tre nuovi Bib Gourmand. Motivi di celebrazione anche a Brighton and Hove, con le due citt? gemelle che ospitano per la prima volta un ristorante stellato dopo quasi 50 anni. Le Stelle rappresentano un ampio spettro di cucine e stili culinari, inclusi spagnolo, indiano e coreano.

Gwendal Poullennec, Direttore Internazionale delle Guide MICHELIN, ha commentato:
?Sono felice che questo sia stato un altro anno eccellente per la nostra Guida Gran Bretagna & Irlanda. In un anno pieno di sfide e turbolenze per il settore, chef e ristoratori hanno ancora una volta dimostrato una notevole resilienza e innovazione. Questo si riflette in un numero record di ristoranti aggiunti quest?anno alla Guida Gran Bretagna & Irlanda. I nuovi ristoranti premiati, inclusa una coppia di nuove realt? Due Stelle e 20 indirizzi che ricevono Una Stella MICHELIN, faranno giustamente notizia per la loro cucina eccezionale. Infine, sono entusiasta di vedere 37 nuovi Bib Gourmand che offrono un ottimo rapporto qualit?-prezzo, insieme a sette ristoranti modello che ricevono una Green Star.?


Due ristoranti premiati con Due Stelle MICHELIN

Quest?anno la Guida MICHELIN Gran Bretagna & Irlanda accoglie due nuovi ristoranti Due Stelle.

Ottenendo Due Stelle a pochi mesi dall?apertura, Bonheur by Matt Ab? ? stata una delle aperture pi? attese del 2025 e non ha deluso. Prendendo il posto dello spazio precedentemente occupato dal leggendario Le Gavroche, rappresenta un nuovo capitolo per lo chef omonimo dopo diversi anni alla guida di Restaurant Gordon Ramsay. Bonheur non si trattiene nel mettere in evidenza lo stile personale di Ab?: piatti leggeri e moderni, sostenuti da una tecnica classica straordinaria. La sola costruzione delle salse ? una testimonianza del talento di Ab? e della sua brigata.

Accanto a Bonheur tra le Due Stelle MICHELIN c?? Row on 5, promosso dopo aver ottenuto la prima Stella lo scorso anno. Questa collaborazione tra Jason Atherton e Spencer Metzger offre un?esperienza superbamente lussuosa dall?inizio alla fine, sostenuta da profondit? e qualit? di altissimo livello. Gli ingredienti sono tra i migliori che si possano trovare in qualsiasi ristorante, valorizzati con intelligenza dagli chef grazie a un mix di competenza tecnica e fine capacit? di giudizio. In particolare, i langoustine di Inverness serviti in pi? interpretazioni hanno colpito gli Ispettori.

In totale, la selezione di quest?anno conta 28 ristoranti Due Stelle.


20 nuovi ristoranti Una Stella MICHELIN

Nella Repubblica d?Irlanda, due ristoranti hanno ricevuto Una Stella MICHELIN. A Dublino, Forest Avenue ? stato promosso al livello Stella grazie alla cucina essenziale dello chef John Wyer, che permette a ingredienti superbi di brillare. Altro grande prodotto irlandese ? protagonista da The Pullman a Galway, dove la cucina di Angelo Vagiotis viene servita nella cornice sontuosa di due carrozze originali dell?Orient Express.

Anche la Scozia guadagna due nuove Stelle quest?anno. Killiecrankie House, vicino a Pitlochry, propone una miscela inebriante di ingredienti locali e sottili influenze giapponesi ? tutto gestito con grande perizia dallo chef Tom Tsappis. Ancora pi? a nord, 1887, con vista su Upper Loch Torridon, ? un luogo pittoresco e i piatti dello chef Danny Young sono all?altezza dello scenario, grazie a tocchi creativi e a un?apprezzabile misura.

Un altro vero ristorante ?destinazione? ? Vraic a Vale, Guernsey. Ultimo progetto dello chef Nathan Davies, che in precedenza deteneva una Stella da SY23 in Galles, Vraic ? un ristorante in posizione splendida con una cucina all?altezza, capace di sfruttare al meglio il paniere dell?isola.

Tornando in Inghilterra, J?RO di Luke French ? cresciuto rapidamente dopo il trasferimento da Sheffield alla vicina Oughtibridge. La cucina di French ? audace e originale ma al tempo stesso misurata, aggiungendo sfumature di sapore a ogni piatto. Pi? a nord, a Harrogate, FIFTY TWO si trova in un container navale riconvertito e offre una piattaforma teatrale allo chef Adam Degg e alla sua cucina di grande tecnica. Degg utilizza con eccellenza ingredienti conservati e ogni elemento nel piatto emerge con grande chiarezza di gusto.

Nelle Midlands, due ristoranti presenti nella selezione della Guida MICHELIN da circa un decennio vedono finalmente ripagati lavoro e perseveranza con la prima Stella MICHELIN. The Wilderness a Birmingham ? l?esperienza immersiva di Alex Claridge, dove l?originalit? ? oggi accompagnata da una raffinata sicurezza. Nella vicina Lichfield, The Boat?s Star ? la culminazione di anni di sviluppo da parte dello chef Liam Dillon. I suoi piatti intricati mettono in luce ottimo prodotto locale, pi? alcuni ingredienti provenienti dalla sua ?micro farm?.

Sulla costa sud, Mar? by Rafael Cagali diventa il primo ristorante stellato a Brighton and Hove dopo quasi 50 anni. Un delizioso locale di quartiere a Hove, ? gestito sotto l?egida dello chef omonimo di Da Terra (Due Stelle) a Londra, con lo chef Ewan Waller e il suo team che orchestrano con abilit? un?entusiasmante gamma di sapori globali. Restando sul mare, Ugly Butterfly by Adam Handling ? rinato quest?anno in una nuova sede a Newquay, ed ? migliore che mai, ottenendo Una Stella MICHELIN per l?equilibrio dei sapori e la bravura tecnica.

Adam Handling non ? l?unico chef ad aver ampliato il proprio portafoglio di Stelle. A Londra, Nieves Barrag?n Mohacho ha seguito il successo di Sabor con Legado a Shoreditch ? un?altra gioiosa celebrazione dei sapori spagnoli. Dall?altra parte della citt?, a Belgravia, Corenucopia by Clare Smyth ? l?interpretazione della celebre chef del bistr? di lusso, con Gary Mundi in cucina a eseguire versioni ?top-drawer? dei classici britannici. A Mayfair, il team di Trivet (Due Stelle), lo chef Jonny Lake e il co-proprietario e sommelier Isa Bal, ha aperto Labombe by Trivet con qualit? da Stella MICHELIN. I piatti eclettici dello chef Evan Moore sono leggeri nei fronzoli e ricchi di gusto.

Per la sua prima avventura a Londra, il celebre chef del Devon Michael Caines ha lanciato Michael Caines at The Stafford con grande successo. Lo chef Simon Ulph trasmette efficacemente lo stile familiare di Caines, di base classica, elevando ingredienti di qualit? con combinazioni collaudate. Anche il gruppo Gordon Ramsay aggiunge un?ulteriore Stella quest?anno. Restaurant Gordon Ramsay High ? noto per la vista spettacolare dal 60? piano, ma la cucina dello chef James Goodyear non ? una nota a margine: utilizza prodotto superlativo con equilibrio e precisione.

Altrove a Londra, The Kerfield Arms a Camberwell diventa uno dei soli due pub londinesi con una Stella. Lo chef Jay Styler ha impressionato gli Ispettori con piatti che mostrano quanto possa essere semplicemente deliziosa una cucina essenziale ? come la ciambella con crema di cotogna e foglia d?alloro. A Knightsbridge, invece, il maestro del seafood Tom Brown torna ad avere una Stella MICHELIN. Tom Brown at The Capital segna il suo ritorno nell?hotel dove si ? costruito la reputazione. Attese le sue tecniche ben rodate e ingredienti di prim?ordine.

Il gruppo JKS dietro Gymkhana e Trishna aggiunge un altro ristorante indiano stellato con Ambassadors Clubhouse. Lo chef Shantilal Bhushan firma un menu invitante di piatti dai sapori decisi, ispirati a ricette punjabi. Infine, Somssi by Jihun Kim ottiene una Stella per i piatti impeccabilmente costruiti dello chef omonimo, che fondono una base coreana con tocchi francesi e ottimo prodotto britannico.

Insieme ai ristoranti che hanno mantenuto il riconoscimento dallo scorso anno, nella selezione 2026 della Guida MICHELIN Gran Bretagna & Irlanda ci sono in totale 192 ristoranti Una Stella MICHELIN.


Tutti i 10 ristoranti Tre Stelle MICHELIN confermano il riconoscimento

Ricevere Tre Stelle MICHELIN ? il vertice dell?eccellenza gastronomica, un riconoscimento conquistato solo da pochi ristoranti eccezionali. Nella Guida di quest?anno, tutti e 10 gli indirizzi Tre Stelle mantengono la distinzione ? a testimonianza dell?impegno e della costanza dei rispettivi team.

I ristoranti Tre Stelle MICHELIN sono:

  • Alain Ducasse at The Dorchester, London

  • CORE by Clare Smyth, London

  • H?l?ne Darroze at The Connaught, London

  • L?Enclume, Cartmel

  • Moor Hall, Aughton

  • Restaurant Gordon Ramsay, London

  • Sketch, The Lecture Room and Library, London

  • The Fat Duck, Bray

  • The Ledbury, London

  • The Waterside Inn, Bray


Sette nuovi Green Star

La Green Star mette in luce i ristoranti che hanno colpito gli Ispettori con pratiche che contribuiscono a plasmare il futuro della gastronomia. Quest?anno, la squadra ispettiva della Guida MICHELIN ha assegnato la Green Star a sette ristoranti per iniziative innovative. Insieme, incarnano una forma di gastronomia pi? dinamica, capace di guidare il settore. Questo porta a 37 il numero totale di ristoranti ?modello?.

Le nuove Green Star sono:

  • 1887, Torridon

  • Eight at Gazegill by Doug Crampton, Rimington

  • Forest Side, Grasmere

  • Glebe House, Southleigh

  • Knepp Wilding Kitchen, near Horsham

  • The Free Company, Balerno

  • Timberyard, Edinburgh


37 nuovi ristoranti Bib Gourmand

Il Bib Gourmand ? il modo in cui la Guida MICHELIN riconosce i ristoranti che offrono buona cucina a un prezzo conveniente. Pur essendo diversi per stile e approccio, tutti i Bib Gourmand condividono lo stesso spirito di generosit? e l?impegno verso una cucina di qualit?. Una settimana prima della Cerimonia della Guida MICHELIN, luned? 2 febbraio, 37 nuovi Bib Gourmand sono stati annunciati sul sito della Guida MICHELIN. Insieme, mostrano la ricchezza di indirizzi in Gran Bretagna & Irlanda impegnati a offrire cucina accessibile e di alto livello.

I nuovi Bib Gourmand di quest?anno sono:

  • Akara, London

  • Alba, St Peter Port

  • Almanac, Glossop

  • Angeethi by Sagar Massey, Cardonald

  • Beau, Belfast

  • BIGFAN, Dublin

  • BORGO, Dublin

  • Cadet, London

  • Caf? Spice Namast?, London

  • Calong, London

  • Cantaloupe, Stockport

  • Canteen, London

  • Counter Culture, Newquay

  • Erst, Manchester

  • Farmgate Lismore, Lismore

  • For?t, Dublin

  • Gina, Chingford

  • Goodbye Horses, London

  • Jai Ho, Bishop?s Cleeve

  • Kruk, London

  • Lai Rai, London

  • Mara, Aberdeen

  • Norman?s Neighbourhood Kitchen, Kirkburton

  • Oren, London

  • Piccalilli, Nottingham

  • Post, Newnham

  • Purple Poppadom, Cardiff

  • RAG?, Bristol

  • Sebb?s, Glasgow

  • Shwen Shwen, Sevenoaks

  • Singburi, London

  • ssam ssam, London

  • Tamila, London

  • The Clarence, Glasgow

  • The Gaff, Abergavenny

  • The Oarsman, Marlow

  • The Yurt at Nicholsons, North Aston


Vincitori dei Premi Speciali

Quest?anno, oltre alle nuove Stelle e ai Bib Gourmand, sono stati assegnati cinque Premi Speciali a individui e team eccezionali che hanno particolarmente impressionato gli Ispettori della Guida MICHELIN nell?ultimo anno.

? MICHELIN Opening of the Year Award ? Shwen Shwen, Sevenoaks
Lo Shwen Shwen di Maria Bradford ? stato uno dei trionfi pi? grandi dell?anno, ottenendo un Bib Gourmand per i piatti generosi, visivamente sontuosi e pienamente appaganti della chef autodidatta, ispirati alla sua eredit? della Sierra Leone. Bradford ha garantito il successo dell?intero ristorante, non solo del cibo: una sala da pranzo gioiosamente colorata e un servizio scorrevole e attento completano l?esperienza.

? MICHELIN Young Chef Award, Sponsored by La Rousse Foods ? Tom Earnshaw da Bohemia, Saint Helier
Assumendo il ruolo di Head Chef nel ristorante stellato di lunga data di Jersey a 27 anni, Tom Earnshaw ha rapidamente dimostrato di essere un talento notevole, mantenendo la Stella di Bohemia per un altro anno. Mostra tecnica, guizzi di originalit? e una matura misura nella sua cucina. Gli Ispettori hanno particolarmente apprezzato un piatto di granchio di Jersey con panna cotta al curry rosso thailandese e sorbetto al kaffir lime.

? MICHELIN Service Award ? Barbara Nealon da Saint Francis Provisions, Kinsale
Incarnando la famosa ospitalit? calorosa irlandese, Barbara Nealon, proprietaria e General Manager del delizioso Saint Francis Provisions, ha contribuito a rendere il suo ristorante un gioiello della scena gastronomica della Contea di Cork. Il suo approccio rilassato e personale al servizio mette a proprio agio gli ospiti, assicurando al contempo che tutto funzioni nel modo pi? efficiente possibile. ? un ristorante in cui si percepisce l?amore investito ? un luogo che ti fa sorridere e ti fa gi? programmare il ritorno.

? MICHELIN Sommelier Award ? Roxane Dupuy da Row on 5, London
Poche carte dei vini possono competere con la selezione di oltre 2.400 etichette di Row on 5, che quest?anno ha ottenuto la seconda Stella MICHELIN. Come sommelier, Roxane Dupuy ? responsabile di questa lista straordinaria, usando la sua profonda conoscenza per riunire vini affascinanti da tutto il mondo. Altrettanto importante, ? una presenza naturale e coinvolgente, capace di mettere a proprio agio gli ospiti con modi rilassati e consigli ben calibrati.

? MICHELIN Exceptional Cocktails Award, Sponsored by Tokaj ? Alasdair Shaw da Sebb?s, Glasgow
Sebb?s ha vissuto un grande anno, ottenendo sia un Bib Gourmand sia l?Exceptional Cocktails Award per il responsabile beverage Alasdair Shaw. Questo ristorante e bar ? un paradiso per gli amanti dei cocktail, con una lista varia che spazia dai classici intramontabili a slushies, shot e drink su misura dal tratto creativo. Uno degli Ispettori ha trovato il miso and malt old fashioned un highlight particolare ? una reinterpretazione del classico con gusto rotondo e burroso e un accenno di passion fruit per freschezza.


Ristoranti e hotel: la selezione completa MICHELIN

La selezione dei ristoranti nella Guida MICHELIN Gran Bretagna & Irlanda ? affiancata dalla selezione hotel, disponibile gratuitamente sul sito e sull?app della Guida MICHELIN. La selezione mette in evidenza destinazioni uniche in Gran Bretagna & Irlanda e nel resto del mondo. Ogni hotel in selezione ? stato scelto dagli esperti MICHELIN per stile, servizio e personalit? straordinari, ed ? prenotabile direttamente tramite sito e app della Guida MICHELIN.


Guida MICHELIN Gran Bretagna & Irlanda 2026: in sintesi

1.210 ristoranti raccomandati, inclusi:

  • 10 ristoranti con Tre Stelle MICHELIN

  • 28 ristoranti con Due Stelle MICHELIN (2 nuovi)

  • 192 ristoranti con Una Stella MICHELIN (20 nuovi)

  • 37 ristoranti con Green Star (7 nuovi)

  • 168 ristoranti con Bib Gourmand (37 nuovi)

-> Per ulteriori notizie e immagini, visita news.michelin.co.uk.

L'articolo Guida Michelin Gran Bretagna & Irlanda 2026: 2 nuovi Due Stelle, 20 nuove Stelle e tutti i Tre Stelle confermati (cerimonia a Dublino) proviene da ViaggiatoreGourmet alias AltissimoCeto!.

TrackBack
[02/08/2026, 09:20] Ristorante Le Fucine Gourmet ? Chef Andrea Fantini ? Buttrio (UD)

C?? un punto, poco lontano da Udine, in cui il paesaggio sembra sospendersi tra memoria industriale e desiderio di futuro. ? l? che sorge Le Fucine: un?architettura d?avanguardia nata sulle ceneri di una vecchia stazione di servizio, oggi trasformata in destination hotel e presidio di una certa idea di ospitalit? contemporanea. Un luogo che non si mimetizza nel paesaggio, ma lo interroga. E, in qualche modo, lo sfida. Dentro questa cornice, Le Fucine Gourmet ? il cuore narrativo della struttura: una sala intima da 24 coperti, affacciata su una cucina a vista lunga sei metri, dove Andrea Fantini e Maurizio Piani mettono in scena, sera dopo sera, un racconto gastronomico che prende le mosse dal Friuli per spingersi oltre ogni retorica localistica. Qui la tradizione non ? mai nostalgia, ma materia viva da rielaborare; il territorio non ? un?etichetta da esibire, bens? una responsabilit? da assumersi.

Il contesto ? quello di Buttrio, Citt? del Vino, nel cuore dei Colli Orientali del Friuli: una delle aree pi? vocate d?Italia, spesso rimasta ai margini dei grandi circuiti turistici. Le Fucine si inserisce in questo scenario con un?estetica precisa, tra design nordico, suggestioni alpine e glamour anni Sessanta,?e una proposta gastronomica che punta a costruire esperienza prima ancora che stupore.

A guidarla ? uno chef che torna a casa dopo un percorso importante, Andrea Fantini, formatosi al Four Seasons di Milano con Sergio Mei, affiancato da una brigata affiatata e da una cantina monumentale curata da Nicholas Chiarcossi. Il risultato ? un fine dining che lavora sulla stagionalit?, sui piccoli produttori, sul chilometro zero, ma senza trasformare la sostenibilit? in slogan. Piuttosto, in metodo.

Il menu degustazione, che cambia ogni tre mesi, promette un viaggio strutturato, fatto di sedici tappe, dove pulizia, precisione e golosit? cercano un equilibrio costante.?Prima ancora di sedersi a tavola, per?, Le Fucine chiede di essere attraversata: dalla lounge con il camino e ?Il Toro? di Pietro De Tommaso, simbolo dichiarato di una visione che guarda avanti, fino alla sala illuminata come un piccolo teatro gastronomico. Un percorso che prepara lo sguardo, prima ancora del palato.

 

La squadra

Executive Chef: Andrea Fantini
Sous Chef: Matteo Matarese
Ma?tre Sommelier: Nicholas Chiarcossi

 

Entriamo nel viaggio…

Iniziamo con l‘aperitivo fronte camino…

Il men? degustaizone e la mise en place

 

Iniziamo con un calice di Alta Langa DOCG Extra Brut 2021 – Cantina Monsignore

La fermentazione avviene in botti di rovere, seguita da un affinamento di 36 mesi, donando complessit? ed equilibrio al vino. Questo spumante metodo classico si presenta con bollicine fini e persistenti. Al naso emergono note di frutta bianca matura e crosta di pane. Il palato ? cremoso e fresco, con un finale avvolgente.

La cucina a vista…

Dal men? Savor di Cjase, iniziamo con gli amuse-bouche.

Tartelletta di alga, file e daspe, bao.

File e daspe: ispirato ad un piatto tipico delle Valli del Natisone composto da patate, uovo ed erba cipollina. Millefoglie di patata con un cremoso di uovo, formaggio Montasio, latte ed aceto di riso emulsionato a caldo come fosse una maionese. Erba cipollina a completare il tutto.

Tartelletta di alga: tartelletta di grano saraceno ed alga spirulina, pesto di rucola, ketchup di susine fermentate, kolhrabi (cavolo rapa) macerato in aceto di riso, olio al porro e sale, polvere di alga kombu sopra.

Bao: tipico panino cinese cotto al vapore ripieno di una ?nduja fatta con prosicutto di San Daniele (una pasta piccante composta da pomodoro, paprika, aglio, cipolla e crudo di Bagatto). Completa il tutto una maionese al porro e dell?erba sale.

Brodo di radicchio e il suo raviolo: un brodo di radicchio in purezza con note di cardamomo e semi di senape, raviolo fatto unicamente con foglie di radicchio di Chioggia ripieno di una crema ricavata dal cuore del radicchio stesso, panna acida e cannella. A guarnire una punta di radicchio di Treviso fresco ed una foglia di pimpinella.

Il pane, opera di Enrico Nardini, viene fatto con lievito madre e farine biologiche provenienti dal Mulino Quaglia, in Veneto, con aggiunta di una piccola percentuale di farina di vinaccia. Per il burro invece partiamo dalla fermentazione della panna a cui vengono aggiunti aghi di abete bianco. Dopo quattro giorni otteniamo la panna acida che verr? stracciata in planetaria formando latticello e parte grassa, ovvero il burro. Li andiamo a dividere lavando in acqua e ghiaccio la parte grassa che prima del servizio viene montata aggiungendo il suo latticello poco per volta. Completiamo con un pizzico di sale Maldon.

Per l’abbinamento con il primo piatto del men? Riesling Kabinett ?rziger W?rzgarten 2003 – cantina C.H. Berres

Giallo dorato brillante. Al naso aromi intensi di pesche mature, miele, agrumi, fini note minerali. Elegante ed equilibrato al palato con acidit? vivace, note di albicocche, pesche, frutta esotica, lungo finale fresco.

Il men? sorprende fin dalla prima portata, che inizia con Maiale e rosa: pancia del maialino della macelleria Quagliaro di Martignacco cucinata a bassa temperatura per 24 ore, successivamente rosolata sulla coteca per renderla croccante e servita col suo fondo ricavato dalle ossa del maiale ed aromatizzato con santorreggia e timo. Accanto troviamo un radicchio chiamato Rosa Isontina dell?Azienda Agricola Bio Orto Felice di Udine che lavoriamo in tre maniere differenti. Il cuore del radicchio viene conservato sotto strutto di maiale e rosolato al momento in padella, conferendogli un gusto simile al carciofo, le foglie esterne conservate in agrodolce e fresche.

Stappiamo Mepari 2022 – Scarbolo

Di colore dorato con aromi di affumicatura a freddo e frutta secca fresca, cioccolato al latte, malto tostato, pesca rossa e arancia rossa. Al palato c’? un tocco di menta, oltre a morbide note tostate e mineralit? pietrosa, con una struttura solida e ricca senza goffaggine e con una salinit? oscillante nel finale.

In piacevole abbinamento con il Tiramis?. Versione salata e vegetale del tipico dolce Friulano. Alla base abbiamo un disco di sedano rapa cotto a vapore sottovuoto con un infuso di caff? di cicoria, un tuorlo cotto nel burro chiarificato, riduzione di Marsala, tartufo bianco isontino grattugiato coperto da una spuma di mascarpone salato e completato da una polvere di bucce di barbabietola fermentate e tostate in forno che conferiscono un gusto simile al cacao.

Passiamo ora al risotto kren, scampi e levistico. A base di ingredienti tipici delle zone con scampo tipico triestino, radice di rafano e levistico (sedano di montagna). Il riso utilizzato ? Riserva Melotti (Verona) e viene inizialmente tostato senza grassi e bagnato con acqua filtrata, mantecato con burro e kren fresco. Sul piatto aggiungiamo del nasturzio tritato in agrodolce, un disco di scampo crudo, olio al levistico e una polvere di alga wakame.

Arriva poi la coloratissima Pasta e fagioli. Modernizzazione di un piatto tipico delle zone; vengono utilizzati tre tipi di fagioli diversi: Borlotto, Cannellino e Fagiolo nero, tutti e tre ridotti a crema. Il Cannellino viene cotto con un solo fondo di cipolla ed aglio lasciandogli il suo sapore, il Borlotto viene cotto assieme a guanciale e rosmarino dandogli pi? intensit? mentre il Fagiolo nero viene cotto con una parte di bucce di Parmigiano per conferirgli una parte lattica. In aggiunta, una salsa al guanciale, olio al rosmarino, glassa di pomodoro e polvere di alloro. Alla base troviamo del peperoncino sotto aceto, fagioli Borlotti interi dell?Azienda Orto Felice e la pasta corta condita con olio al rosmarino.

Ci lasciamo stupire con Puligny Montrachet AOC 2022 – Jean Marc Boillot: incredibile interprete dello Chardonnay borgognone, da pi? di 40 anni si occupa di viticoltura sostenibile e l’azienda ai giorni nostri pu? vantare vecchie vigne, in alcuni casi anche centenarie. Le vigne del Puligny Montrachet sono state piantate tra il 1949 e il 1992? su terreni argillo-calcarei da 4 lieu-dit situati a ridosso dei Grand Cru.

Colore oro pallido con sfumature verdi. Al naso bouquet generoso ed espressivo con una texture cremosa di nocciola e vaniglia. In bocca ritroviamo una gradevole nota fum?e buona intensit? e ottima struttura. Vino rotondo, corposo ed elegante, di grande persistenza.

E anche Collio bianco riserva 2022 – Zuani

Uvaggio bianco ottenuto da uve di vitigni autoctoni e altri internazionali perfettamente acclimatati in Friuli e soprattutto nel Collio per le riconosciute qualit? geopedologiche e microclimatiche. Di colore giallo paglierino carico, tendente al dorato tenue. Naso?ricco di personalit?, lievi note di tostatura e vaniglia, sapore importante per ricchezza naturale di estratti fruttati, anche a seguito del raccolto tardivo. I ricordi di agrumi sono ben evidenti tanto al naso che in bocca. Complesso e continuo, dall?ingresso al lungo finale.

In abbinamento assaggiamo ora cervo e rapa. Ultimo piatto salato che con l?aiuto della salsa ricorda un Goulasch; controfiletto di cervo cotto alla brace da Macelleria Quagliato, con i ritagli e le ossa del cervo viene creata un salm? (vino rosso, bacche di ginepro, chiodi di garofano e pepe) che riposa per una notte. Successivamente viene aggiunto del fondo di cervo e fatto cuocere, ultimando la salsa. Accanto abbiamo la rapa: viene cotta in forno con la sua buccia avvolta nella stagnola per 20 minuti a 200 gradi, poi pelata e da l? si avvia il processo di congelamento e scongelamento della stessa, ripetuto cinque volte, per poi essere pressata in modo che rilasci tutti i succhi con cui la laccheremo. Questo processo che rompe le fibre della barbabietola fa s? che la texture assomigli alla carne stessa del cervo. Viene infatti presentata al tavolo per prima in maniera da trarre in inganno con la sua somiglianza alla carne.

Un piccolo extra, fuori men?: Gnocco di susine. Piccolo cadeaux per immergere ulteriormente l?ospite nel sapore della tradizione friulana. Gnocco composto di patata con ripieno di susine, noci, pangrattato e zucchero, ultimato in sala con una cucchiaiata di burro nocciola fuso e polvere di pane secco e cannella.

Come pre dessert arriva la tavolo vin brul? e radicchio. Base di crumble alle mandorle, sorbetto al vin brul?, punte di radicchio di Treviso condite con sale ed olio, salsa di assoluto di radicchio di Treviso. Questo dolce porta una bevanda come il vin br?l? fuori dall?ordinario sotto forma di gelato.

Terminiamo con riso e latte. Piatto che trae la sua origine dal vissuto dello chef Fantini; riso alla base servito ancora tiepido precedentemente cotto nel latte, vaniglia e zucchero. A contrasto una quenelle di gelato al caramello salato, una spuma di latte e delle cialde di aria di latte.

Si possono scegliere tre tipologie di caff? monorigine della Illy. La prima viene dall?Etiopia ed ha un gusto pi? acido, con note floreali. La seconda ? brasiliana, con un gusto pi? tostato e delle punte di caramello al palato. La terza viene dal Guatemala ed ? quella pi? morbida, con un sentore che ricorda il cioccolato.

La batteria vini, al ocmpleto!

Un grazie di cuore e….alla prossima!!

Cucina

La cucina di Le Fucine Gourmet si muove lungo una linea sottile: quella tra rigore tecnico e libert? espressiva. Andrea Fantini e Maurizio Piani non cercano scorciatoie narrative n? formule rassicuranti. Ogni piatto nasce da una materia prima riconoscibile, spesso locale, lavorata con rispetto ma senza timori reverenziali. Il risultato ? una cucina pulita, leggibile, mai gridata, che rifiuta l?estetica dell?eccesso per concentrarsi sulla profondit? del gusto. Le preparazioni sono essenziali, ma mai semplicistiche; la creativit? si manifesta nei contrasti misurati, nelle acidit? calibrate, nelle texture studiate con precisione. ? una cucina che non vuole stupire a tutti i costi, ma sedimentare nella memoria, lasciando tracce sottili e persistenti.

Servizio e accoglienza

Se la cucina costruisce il racconto, il servizio ne ? la voce narrante. In sala si percepisce immediatamente il lavoro di una squadra coesa, che conosce tempi, spazi e silenzi. L?accoglienza ? formale quanto basta, mai ingessata, capace di mettere a proprio agio senza scadere nella confidenza forzata. Il maitre sommelier Nicholas Chiarcossi guida l?esperienza enologica con competenza e sensibilit?, valorizzando una cantina importante senza trasformarla in esercizio di stile. Ogni passaggio, dalla presentazione dei piatti alla gestione dei ritmi, ? calibrato con attenzione, contribuendo a creare una sensazione di continuit?, in cui nulla sembra casuale e nulla appare superfluo.

Conclusioni

Le Fucine Gourmet rappresenta oggi una delle espressioni pi? interessanti del fine dining friulano contemporaneo: un progetto solido, consapevole, che non insegue mode ma costruisce identit?. Qui l?alta cucina non ? spettacolo autoreferenziale, bens? strumento di lettura del territorio, delle sue potenzialit? e delle sue complessit?. ? un ristorante che chiede tempo, ascolto, disponibilit? all?esperienza, e che restituisce in cambio coerenza, seriet? e visione. In un panorama spesso diviso tra nostalgia e omologazione, Le Fucine sceglie una terza via: quella di una modernit? radicata, critica, capace di guardare avanti senza dimenticare da dove viene. Un luogo in cui il cibo non ? solo piacere, ma linguaggio.

 

Le Fucine Gourmet
Via nazionale, 48 / 33042 Buttrio / Udine
telefono:?+39 0432 1833238
email:?hotel@lefucine.com
sito web: lefucine.com
Orari di apertura: dal mercoled? al sabato dalle 19:00 alle 23:00

L'articolo Ristorante Le Fucine Gourmet – Chef Andrea Fantini – Buttrio (UD) proviene da ViaggiatoreGourmet alias AltissimoCeto!.

TrackBack
[12/29/2025, 11:05] Da Vittorio Ristorante ? VG Roadshow 2025 ? Meeting Tappa Ufficiale ? Brusaporto (BG)

A dieci minuti dal centro di Bergamo, quando la citt? sfuma in una campagna opulente e silenziosa, Da Vittorio appare come un piccolo regno sospeso nel tempo. Relais & Ch?teaux immerso in dieci ettari di verde, la tenuta dei Cerea accoglie l?ospite con la stessa cura con cui si preserva qualcosa di prezioso: campi sportivi incastonati nel paesaggio, due laghetti naturali, un ritmo lento che invita ad abbassare le spalle. Qui perfino l?auto elettrica trova ristoro, mentre chi arriva si prepara a un?esperienza che ? molto pi? di un pranzo.

Dentro il ristorante, la promessa ?tradizione lombarda e genio creativo? non ? uno slogan, ma la sintesi pi? fedele di una cucina che continua a cambiare senza tradire mai se stessa. I fratelli Cerea lavorano come interpreti sensibili del tempo: seguono il mercato, ascoltano le stagioni, accolgono desideri e necessit? di ogni palato, che si tratti di frutti di mare scintillanti, selvaggina, tartufi d?Alba o piatti vegetali che parlano la lingua contemporanea della cucina del benessere. Le materie prime arrivano ogni giorno dai loro luoghi d?origine, dagli scampi di Mazara alle carni piemontesi, per essere lavorate con quella miscela di rigore, tecnica e libert? che ha reso Da Vittorio un riferimento globale.

E poi c?? la pasticceria: il territorio segreto, quasi intimo, di Enrico Cerea. Un laboratorio in fermento che sforna dolci dall?alba alla notte, oscillando tra classicit? e intuizioni che anticipano tendenze. A completare il racconto, la cantina custodita in una struttura antica di quattro secoli e il ?Rosso Faber?, il vino di casa, figlio del vigneto che circonda il relais e della storia agricola della famiglia.

Un luogo che non si limita a rappresentare l?eccellenza, ma la abita, la coltiva e la rinnova. Un?oasi del gusto e del tempo sospeso.

 

Il tavolo dedicato ai Viaggiatori Gourmet

Come si consueto, prima del pranzo, scendiamo in cantina per l’aperitivo!

Polentina e Zola con rinforzo di Salame della Bergamasca.

A tavola iniziamo CON? Champagne Brut 2013 – Salon

Un millesimo raro, luminoso e vibrante. Al calice, una sinfonia di fiori bianchi, agrumi canditi, mandorla fresca e gesso, con una tensione verticale che incanta il palato. Finale lungo, salino, di impeccabile precisione.?Un capolavoro di eleganza e complessit? che ha lasciato i nostri 16 selezionatissimi ospiti senza parole.

A guidarci per il percorso di abbinamenti il Sommelier Andrea Zamblera.

Che abbiniamo all’entr?e foglie e datteri.

Arriva a tavola il pane fatto in casa, ancora tiepido, insieme a Dedolio: uno dei nostri Premium Partner un extravergine pugliese dal profilo luminoso, pulito, contemporaneo.?Eleganza sul piatto, tra profumi di erbe, mandorla fresca e un finale lungo e armonico ? la definizione di alta qualit?.

More info -> :? ? DEDOLIO

Segue Champagne Lieux-dits Sous le Mont Mareuil Sur Ay Premier Cru Extra Brut – JACQUES SELOSSE

Lo Champagne Sous Le Mont di Selosse ? un meraviglioso cru prodotto con uve Pinot Nero provenienti dalla vigna di Mareuil-sur-Ay. Ricco e intenso al naso, presenta profumi di fiori, frutta secca, arancia, menta. Al palato ? sorprendente per l?eleganza, la complessit? e la pulizia del sorso. Finale lunghissimo su note fresche e minerali.

In abbinamento con “medusa“…

Rimaniamo ancora sullo Champagne con Cristal 2008 Magnum – Louis Roederer

Annata iconica, una delle pi? straordinarie in formato magnum. Un sorso di pura eleganza: agrumi canditi, fiori bianchi, mandorla e mineralit? gessosa. Bocca cesellata, vibrante, con finale infinito.?Classe cristallina e profondit? senza tempo.

Che gustiamo con la ventresca di tonno alla pizzaiola.

Il taglio pi? ricco e vellutato del tonno incontra la freschezza mediterranea del pomodoro, dell?origano e di un olio profumato che richiama la cucina di casa. Il grasso nobile della ventresca si scioglie in bocca, mentre la pizzaiola, alleggerita e raffinata, ne bilancia la profondit? con un?acidit? brillante.

Hai detto rosso?

E che rosso…Bolgheri DOC Sassicaia 2016 – Tenuta San Guido

L?eleganza scolpita. Al naso, cassis e mora, violetta. In bocca ? setoso e progressivo: tannino finissimo, acidit? vibrante, con una scia salina-balsamica che allunga il sorso per minuti. Finale preciso, nitido, interminabile.?Oggi in una fase di grazia, con prospettiva di ulteriore evoluzione.

Carezzevole e indimenticabile abbinato alla coda di scampo, quinoa, menta e sambuco.

Passiamo ora ad un altro tassello fondamentale della viticoltura italiana: Rosso Toscana IGT 2018 – Masseto

La sensualit? scolpita di Bolgheri!?Al naso, prugna nera e mora, violetta e lavanda; riflessi di cacao amaro, grafite, tartufo e macchia mediterranea. In bocca ? velluto con slancio: tannino finissimo, acidit? calibrata e una scia salino-minerale che prolunga il sorso per minuti. Finale puro, cesellato, interminabile. Oggi gi? seducente, con un orizzonte di evoluzione importante.

Con il risotto fusillo di calamaro

Chef in sala!

Sfilettato direttamente in sala arriva la cipolla all’argilla, merluzzo alla mugnaia affumicato.?Un piatto che costruisce un dialogo elegante tra rusticit? e finezza, tra la profondit? della terra e la leggerezza del mare.

Che spettacolo!!

E ovviamente…gli imperdibili paccheri alla Vittorio!!

Ed ecco che entra in scena Petra 2013

Di colore rosso rubino brillante. Al naso ? integro ed intenso con sentori che richiamano i frutti rossi, la mora selvatica, la ciliegia e il ribes. Questi aromi sono piacevolmente affiancati da note balsamiche che richiamano la macchia mediterranea, l?alloro e note speziate di pepe ed incenso con sfumature vanigliate, che creano un bouquet di grande complessit? e finezza. Al palato ? potente e voluminoso, piacevolmente fresco con una trama tannica ricca e setosa.

Nel frattempo viene preparato in sala l’ultimo impiattamento prima dei dessert…

Orecchia di elefante!

Oro colato: Sauternes AOC?2002 – Ch?teau d’Yquem?

L’unico al mondo a detenere la classificazione 1er cru class? sup?rieur in seguito a una richiesta speciale di Napoleone III. La tenuta, piantata con Semillon?e Sauvignon Blanc, copre una superficie totale di 113 ettari. Ch?teau d’Yquem 2002 ? una delle annate che meglio esprime il ricco terroir di Yquem. Mostra un equilibrio eccezionale tra zucchero e acidit?, che gli conferisce una purezza fantastica.

Il tavolo si colora con i pre dessert, un gioco per occhi, cuore e palato!!

L’incanto continua, con il dessert!

Immancabile anche la merenda

Gin tonic finale con Tanqueray nr ten…

E per chi lo gradisce, un infuso speciale dal carretto dei profumi!

Che giornata incredibile!!

Che meravigliosi ricordi che questo tempio della gastronomia ci permette di collezionare nel tempo! Un enorme grazie, come sempre, e….alla prossima!!

 

La cucina

Quella dei Cerea ? una cucina che respira profondamente il territorio senza lasciarsi imbrigliare da alcun confine. ? un linguaggio fatto di materia e tecnica, dove l?eccellenza degli ingredienti, dagli scampi di Mazara ai tartufi d?Alba, incontra una creativit? misurata, mai vanitosa. I piatti giocano sui contrasti, non per stupire, ma per costruire un?armonia progressiva: tocchi di colore che anticipano aromi vividi, consistenze calibrate, accostamenti liberi ma sempre intelligenti. ? una cucina che rassicura e allo stesso tempo apre spiragli, che parla ai palati curiosi senza dimenticare chi cerca la solidit? della tradizione. L?evoluzione ? costante, spinta da uno studio rigoroso e da una sensibilit? che trasforma il gesto tecnico in emozione.

Il servizio e l?accoglienza

Da Vittorio mette in scena un modello di ospitalit? che sembra naturale, ma che ? frutto di una sapienza rara. Il personale si muove con discrezione, leggendo desideri e ritmi degli ospiti come se ogni tavolo fosse un universo a s?. Non c?? distanza, n? formalit? ostentata: c?? un calore elegante, una precisione che non pesa, una competenza mai esibita. Dal racconto dei piatti alla gestione dei tempi, tutto scorre in modo fluido, quasi coreografico. ? un servizio che accompagna, non domina; che accoglie davvero, trasformando la sala in un?estensione della convivialit? che si respira in cucina.

Conclusioni

Da Vittorio non ? semplicemente un ristorante: ? un ecosistema del gusto che tiene insieme memoria, ricerca e un?idea di ospitalit? totale. La cucina dialoga con il territorio senza lasciarsi limitare, la pasticceria firma una chiusura luminosa, la cantina racconta storia e visione. Il servizio completa il quadro, rendendo l?esperienza umana oltre che gastronomicamente impeccabile. ? un luogo che non si visita: si vive. E, una volta fuori dal viale immerso nel verde, ci si accorge di portarne ancora addosso il ritmo gentile.

 

Da Vittorio

Via Cantalupa, 17 – 24060 Brusaporto (BG)

L'articolo Da Vittorio Ristorante – VG Roadshow 2025 – Meeting Tappa Ufficiale – Brusaporto (BG) proviene da ViaggiatoreGourmet alias AltissimoCeto!.

TrackBack
[12/22/2025, 20:15] Panettone & Pandoro ? Natale 2025 le selezioni personali di VG (Disclaimer: non ? una classifica)

Panettone & Pandoro ? Natale 2025 | La mia selezione personale (Disclaimer: non ? una classifica)

Dicembre ha un linguaggio tutto suo: burro caldo, vaniglia, agrumi, lievito madre che fa il suo lavoro in silenzio (ma con effetti speciali).


Ogni anno mi prendo il tempo, quello vero, per ricercare, assaggiare, confrontare, riascoltare il palato. Non inseguo ?il migliore? in senso assoluto: questa non ? una classifica. ? una ricerca/selezione personale alla ricerca del meglio e dei migliori, fatta di prove sul mercato, di consistenze, profumi, equilibrio zuccherino, qualit? dei canditi, pulizia aromatica, ?masticabilit?? dell?impasto e quel dettaglio che fa la differenza: la voglia di tornare alla seconda fetta.

La selezione 2025 mette insieme firme iconiche e artigiani con una mano precisissima. Tradizione, s? – ma senza nostalgia: qui la tradizione ? una cosa viva.

Qui sotto la mia personalissima selezione 2025, in rigoroso ordine alfabetico:

CAPOLINEA ? Panettone tradizionale

Un tradizionale che non fa filosofia: fa Natale. Arancia, uvetta, impasto morbido, comfort immediato. Quello da portare a pranzo ?anche se siamo gi? in troppi?, perch? tanto poi sparisce. E la cosa pi? bella ? che resta artigianale e sincero.

Capolinea nasce con l?anima da laboratorio (e da golosi curiosi): dal gelato ai lievitati il passo non ? breve, ma quando lo fai ?coccolando? davvero il lievito madre, il risultato si sente. Qui l?idea ? chiara: lavorare di tecnica e stagionalit?, con un approccio artigianale che non si prende troppo sul serio? ma fa molto sul serio le cose buone.
In degustazione: panettone tradizionale confortante, schietto, natalizio nel senso migliore. Impasto morbido e profumato, dolcezza composta, finale pulito. Quello che ?metti in tavola e sei gi? a posto?.


CIACCO LAB ? Panettone + novit? ?Torta di Rose?

Ciacco alias Stefano Guizzetti ? pulizia e personalit?: un panettone umido il giusto, soffice, con aromi netti e una dolcezza mai urlata. ? il classico esempio di lievitato ?moderno? che non cerca di piacere a tutti: cerca di piacere bene.
La Torta di Rose (novit?) ? la cosa conviviale che ti aspetti: si stacca, si condivide, si finisce troppo in fretta. E va benissimo cos?.

Ciacco ? un laboratorio che dichiara una cosa che mi piace: ricerca e innovazione, ma con l?ossessione della precisione. Profili aromatici netti, texture umida e soffice, ingredienti scelti con intenzione: non ? estetica, ? metodo.
In degustazione: panettone dalla trama setosa, profumo centrato, dolcezza mai invadente: sa essere contemporaneo senza diventare ?furbo?.
La Torta di Rose ? la sorpresa conviviale: morbida, da staccare con le mani, da finire troppo in fretta. ? quel dolce che mette tutti d?accordo senza nemmeno provarci.


DA VITTORIO ? Panettone Classico

Un classico di una “grande casa?: impasto pieno, elegante, con quella dolcezza ben dosata che non copre mai la parte burrosa. Canditi e uvetta in equilibrio, profumo lungo, finale pulito.

? il panettone che apparecchia la tavola da solo: lo apri e la stanza capisce che ? Natale.

Qui parliamo di una firma che non ha bisogno di presentazioni: famiglia, cucina, rigore e una cultura dell?ospitalit? che ? diventata scuola. Anche nel panettone si sente quella mano ?da grandi numeri?, dove la tradizione viene rispettata ma rifinita con disciplina e gusto.?
In degustazione: classico importante, profumo lungo, impasto soffice e dorato. Uvetta e canditi stanno al loro posto, la vaniglia resta elegante, e l?insieme ha una rotondit? da tavola delle feste: non stanca, accompagna.


DOLCEMASCOLO ? Panettone & Pandoro artigianali

DolceMascolo gioca in una categoria tutta sua: impasti setosi, equilibrio, eleganza.
Il Panettone ha materia prima riconoscibile (burro, vaniglia, canditi) e una trama che resta fine, ?signorile?.
Il Pandoro ? soffice, profumato, e ti fa capire perch? questo dolce, quando ? fatto bene, non ha bisogno di nient?altro.

Una storia di famiglia e di mestiere, costruita su generazioni e su una certa idea di ?alta pasticceria? che non deve dimostrare nulla: lavora bene e basta. Burro buono, vaniglia naturale, lievitazioni lunghe e una ricerca costante sulla pulizia del gusto.?
In degustazione:

  • Panettone armonico, gentile, dalla dolcezza misurata: ti invita a rientrare.

  • Pandoro soffice, burroso, vanigliato, con un morso uniforme e ?luminoso?: perfetto anche tiepido, senza bisogno di trucchi.


FORNO FOLLADOR ? Panettone & Pandoro

Qui si gioca sul registro della tradizione fatta bene: profumi nitidi, lievitazione che punta alla fragranza e alla golosit? senza pesantezza.
Il Panettone ? morbido, con canditi importanti e una vaniglia che resta educata.
Il Pandoro ? dorato, burroso, vanigliato: quello che, se lo scaldi appena, diventa quasi una crema d?aria.

Forno Follador racconta bene la sua identit?: artigianato che diventa impresa senza perdere l?anima, con una filiera e una selezione materie prime dichiarate e coerenti. Tradizione s?, ma aggiornata da una mentalit? moderna.
In degustazione: panettone pieno e profumato, pandoro pulito e rotondo: due prodotti che puntano alla sostanza e alla riconoscibilit?. Quelli che piacciono a tutti, ma fatti bene davvero.


LOISON ? Panettone al Mandarino Tardivo di Ciaculli

Loison ? una maison storica della pasticceria italiana: ?dal 1938? non ? una scritta, ? un?impronta.

E quando Dario Loison decide di lavorare un ingrediente identitario come il Mandarino Tardivo di Ciaculli (Presidio Slow Food), lo fa con un?impostazione quasi sartoriale: canditura su misura, intensit? agrumata riconoscibile, equilibrio studiato.

Qui l?agrume non ? ?nota?, ? firma. Il mandarino di Ciaculli porta un profumo intenso, naturale, con quella dolcezza agrumata che resta luminosa. ? un panettone che sembra fatto apposta per chi ama i finali freschi, puliti, e per chi cerca un regalo natalizio che si ricorda.

In degustazione: qui l?agrume ? protagonista ma non prepotente: profumo vivo, bocca fresca, finale luminoso. Panettone ?da regalo? (anche a te stesso) perch? resta in memoria.


OLIVIERI 1882 ? 3 panettoni + Pandoro

Olivieri 1882 porta addosso una data che pesa bene: famiglia e forno dal 1882, oggi con una visione contemporanea e un respiro internazionale, senza perdere l?ossessione per la lievitazione e la qualit?.

Olivieri ? la dimostrazione che il panettone pu? essere anche ?alta manifattura?: impasti ricchi ma leggibili, texture ariosa, gusto che resta lungo.
Nella mia degustazione 2025 ho messo in fila tre interpretazioni (dal Classico alle varianti pi? golose e particolari) e poi il Pandoro, che lavora sulla purezza: burro, vaniglia, morbidezza e una sensazione finale pulita. Se cercate la scatola ?importante? che fa scena, e sostanza, siete nel posto giusto.

Il Pandoro ? ?puro?: burro e vaniglia in primo piano, texture soffice, finale pulito. Uno di quelli che ti ricorda perch? il pandoro, quando ? fatto bene, ? un grande dolce.

In degustazione Focus: Panettone Nero con Mou e Nocciole
C?? anche il lato ?rock? del Natale, e Olivieri lo firma in nero.
Il Panettone Nero con Mou e Nocciole ? scuro, soffice, goloso, ma con una precisione da alta manifattura: quattro giorni di lievitazione, una glassa al cacao che ti prende al primo sguardo, mou vellutato in trama e nocciole tostate che danno ritmo e croccantezza.

? uno di quei lievitati che non chiedono permesso: entrano in tavola e si prendono la scena.
E s?, si capisce che dietro c?? stato un lavoro vero: provato, riprovato, calibrato fino a farlo diventare ?nuovo classico? per chi ama il lato pi? dark (ma elegantissimo) delle feste.


PAV? MILANO ? Panettone classico + Albicocca, Limone & Tonka

Pav? lavora come una boulangerie che ha studiato pasticceria: precisione, ritmo, struttura.

La versione Albicocca?Limone?Tonka ? la deviazione felice: agrume brillante, frutta che ?morde? e una spezia finale che non fa scena ? fa profondit?. Panettone contemporaneo, ma con buon senso.

Pav? ? parte della nuova grammatica della colazione milanese: nato nel 2012 in Porta Venezia, pasticceria artigianale con un?idea precisa di qualit? quotidiana.?
In degustazione:

  • Classico: lineare, compatto ma soffice, profumatissimo, senza fronzoli.

  • Albicocca, Limone & Tonka: pi? ?scintillante?, con agrume che alza il ritmo, frutta che d? polpa e una spezia finale che aggiunge profondit? senza profumare di profumeria.


PEPE MASTRO DOLCIERE ? Pandoro artigianale

Pandoro d?autore: burro e vaniglia in primo piano, con una struttura che resta ariosa e composta. ? quel tipo di pandoro che non chiede creme o salse per diventare interessante: lo ? gi?.

(Poi se vuoi giocare, una zabaione leggerissima ? il suo smoking.)

Qui c?? una continuit? di scuola e di famiglia: il solco del Maestro Alfonso e un?identit? campana che sa essere generosa ma precisa.?
In degustazione: pandoro opulento ma non stucchevole: burro e vaniglia con un profilo aromatico ricco, impasto soffice, finale che resta. Il pandoro ?da zabaione? ? ma anche da solo, a luci basse, funziona benissimo.


RENATO BOSCO ? Panettone & Pandoro tradizionali + pairing con Champagne

Bosco ? ?impasto? nel senso pi? alto: mano da lievitista, energia controllata, ritmo.
Il Panettone tradizionale ha profumo classico, struttura ariosa e una masticazione pulita: ? un dolce che si fa mangiare con facilit? disarmante.
Il Pandoro lavora di burro e vaniglia, ma con un finale preciso, non stucchevole.
E poi c?? il mio gioco serio del 2025: Panettone + Champagne V. Etien ?Classique Brut? (selezione Dalmaso). Un abbinamento che funziona perch? lo Champagne ?pulisce?, rialza gli agrumi e lascia il burro pi? nobile, pi? lungo.

Bosco ? un nome che ha spostato l?asticella sul tema lievitazioni, con la sua ?Pasta Madre Viva? e un approccio da ricercatore (prima ancora che da artigiano).
In degustazione:

  • Panettone tradizionale: impasto soffice, profumo nitido, equilibrio classico.

  • Pandoro tradizionale: burroso, elegante, con note agrumate/vanigliate ben dosate.
    E poi il mio ?twist? 2025: panettone + Champagne V. Etien 1er ?Brut Classique? (selezione Dalmaso). Uno Champagne sapido e fresco, che pulisce il burro e accende gli agrumi: pairing natalizio da segnare.


VIGNOLA ? Panettone Classico Milanese

Il Milanese nella sua grammatica pi? corretta: arancia e cedro, uvetta ben presente, profumo che richiama subito la fetta ?da colazione di festa?. Ha un carattere pulito, tradizionale, e una bella sensazione di pasticceria vera: niente effetti speciali, solo solidit?.

Pasticceria Vignola (Solofra, Irpinia) ? una storia di famiglia dal 1967, con un?identit? da lievitista che negli anni ha raccolto attenzioni e premi.
In degustazione: ?Classico Milanese? fatto con rigore: arancia e cedro ben presenti, uvetta in equilibrio, impasto soffice e profumato. Tradizione rispettata, ma con una pulizia moderna: il classico, senza polvere.


Eccovi l?elenco della selezione VG Natale 2025,? in ordine alfabetico per produttore, con citt? (provincia) e link diretto a sito/shop:

Questa selezione ? il mio modo di dire: Natale non ? solo un giorno, ? una somma di dettagli. E un grande lievitato ? uno di quei dettagli che cambiano l?umore della tavola.

Il grande lievitato, per me, ? questo: un lusso gentile. Non l?oggetto pi? costoso, ma quello pi? curato.

Se avete assaggiato qualcuno di questi, sono curioso: su quale vi siete ritrovati a tornare con la seconda fetta?

E, secondo voi, quali altri nomi meritano un posto nella selezione 2026?

Vi aspetto sui nostri social: voglio leggere i vostri pareri (e le vostre segnalazioni).

Instagram: @viaggiatoregourmet

Grazie dell’attenzione e Buone Feste,
VG / Viaggiatore Gourmet

L'articolo Panettone & Pandoro ? Natale 2025 le selezioni personali di VG (Disclaimer: non ? una classifica) proviene da ViaggiatoreGourmet alias AltissimoCeto!.

TrackBack
[12/21/2025, 11:15] Twenty Years In: A 2025 Retrospective

Twenty years ago this month, I started this blog. Nearly 1,800 posts later, I'm still here. I was contemplating an end the blog at twenty years. But 2025 brought a bevy of posts (and new readers) that were rewarding and widely read. Strange thing, for I really thought wine blogs and wine blogging were heading to the Smithsonian to rest next to the dinosaurs. It seems Substack has renewed the category, albeit in a different format, of sorts.

I considered switching over to Substack. They have better analytics and push from the platform, versus the necessary pull from the legacy platform, Blogspot, which even its owners AI representative (i.e. Gemini) claim has become a digital ghost town. Maybe so. Or perhaps it's like a vintage sports car that just needs to be cared for. While it doesn't have the bells and whistles of the newer models, it still can get up and go and eventually get you somewhere. That's where we've been going for the last twenty years on the wine trail in Italy.

2025 was a year of reckoning and remembrance. I wrote on average, a post a week?each one a conversation I needed to have, either with myself or with you. Looking back, they organized themselves into five distinct streams, which I am re-sharing with you below.

This almost year-end piece organizes some of my more notable posts from 2025 into five thematic streams. It's a way to see the full range of what I tackled this year.

I'll be back next week on the official day, the 20th anniversary date, with some thoughts and reflections and possible directions (maybe even some predictions) I plan on taking in 2026. In the meantime, enjoy the encore presentation, and Merry Christmas, y'all.


The Personal Trail: Wine, Life, and Looking

Some essays weren't about wine at all, except that everything's about wine when you've spent forty years in it.

"What Photography Taught Me About Wine Appreciation" (September 7, 2025)
Photography informed my wine journey from the start. Wynn Bullock taught me to be "always looking, with or without a camera"?a philosophy that shaped how I approach both crafts.

"Trebbiano and Chicken - A simple meal which might just save the world" (August 24, 2025)
The world burns, and I went to the kitchen. Sometimes the most radical act is making something simple and good.

"The Stages of a (Wine's) Life" (August 3, 2025)
I sat in my wine closet with the ancients?25% of my collection is 25 years or older. They had things to tell me about aging, about time, about what lasts.

"Love - Wine Appreciation's Secret Sauce" (August 17, 2025)
The wine-writing class kept harping about the sky falling. Meanwhile, actual people in actual shops were still buying wine, still falling in love with it. Turns out that matters more than all the bloviating.

"In Service of Italian Wine" (July 6, 2025)
Forty years in the trade. I survived. Not everyone did. Here's how I dodged those bullets.

"Midnight in the Cellar: Wine, Sleep, and the Slow Burn" (November 9, 2025)
Bucita, 1977. The scent of fermentation woke me at midnight. Sometimes memory works like that?reaching through decades, pulling you back to the cellar.

"The Most Important Meal of the Day" (November 16, 2025)
Marion Nestle doesn't believe in breakfast. My grandfather's Sunday barbecues under the grape arbor?those weren't marketed. They just mattered.

"Well, shut my mouth!" (August 10, 2025)
Lately when I'm out in the world, I keep getting this sense I had as a youngster: stop talking and let the adults talk.


The Industry Reckoning: Calling Out the Bullshit

Some conversations needed to happen out loud, in public, with receipts.

"The Economics of Bullshit: Wine's Junket Folly" (October 26, 2025)
Scroll Instagram?sun-drenched vineyard photos, perfectly plated lunches, #blessed #sponsored (maybe). But here's the unspoken contract: you don't bite the hand that flies you first class.

"Devotion, Direction and Dissent ? The Divergent Mantra of Contemporary Italian Winemakers" (August 31, 2025)
Change in Italian winemaking happens incrementally. But make no mistake?the revolution continues. Why would anyone think it would stop here?

"Has Wine Lost Its Moorings? A Response to Eric Asimov" (October 22, 2025)
Eric laid out prescriptions for an ailing industry. But reading through it, one question kept nagging: Has wine lost its cultural moorings?

"The Great Inversion: How Italian Wine's Future Moved South" (November 2, 2025)
Nobody's saying it out loud: northern Italy is dying faster than the south. For the first time in modern wine history, the center of gravity is shifting.

"Haven't we been here before? A signpost on the wine trail in Italy" (July 27, 2025)
Twenty years of writing. Looking back at the subject matter, I can't help wondering if I've reached the bottom of the barrel. The jury's still out.

"Problem: Wine in Crisis? Remedy: Move forward, like an arrow. Fearlessly." (July 13, 2025)
I've been working on a project in an Italian wine shop. I have good news: people are still buying wine, still discovering, still caring.

"Ten Years After: What I Got Right (and Wrong) About Italian Wine in America" (October 12, 2025)
A decade ago I threw some educated guesses into the wind. Looking back is easier than looking forward, but at least now I have data.

"How Much Do Wine Expert Ratings Matter?" (June 8, 2025)
Making shelf talkers for my local shop, I discovered the relative influence of wine writers has shifted. There are more voices than ever, so the field has been diluted.

"Wine on lists starting @ $100, concert seats @ $1,000, cars that run $100,000, watches for $250,000 ? Excuse me, what planet am I on?" (June 22, 2025)
We all live in a yellow submarine now. Inside the bubble, not all is rosy.

"That ain't Italy, folks ? Tourism in the 21st Century" (June 29, 2025)
A country turns into a cruise ship. The billionaire's Venetian wedding galvanized this concept into a gigantic, sparkling mess.


The Practical Guides: Still Teaching After All These Years

Some posts just needed to explain things clearly, without the noise.

"Your Essential Guide to Italy's DOC and DOCG Wines - 2025 Version" (October 15, 2025)
You're standing in front of a wine list. Barbaresco, Barolo, Brunello?all those B's swimming together. Someone asks what the difference is between DOC and DOCG. Here's the answer.

"What Makes Someone an Italian Wine Expert? (And Why It Doesn't Matter)" (December 14, 2025)
I helped a woman in my Italian market find wine. Walking away, I thought: "She doesn't know she just got advice from someone who spent forty years working with Italian wine." What a ridiculous thing to think.

"Don't Age Wine Longer than 10 Years!" (June 1, 2025)
A longtime colleague launched into a prolonged jeremiad about aging wine. I recorded it (with permission). The jury's still out.

"Prophecy and Perspective on the Blackland Prairie" (October 19, 2025)
Ten years ago I wrote about 5 Italian wine regions to watch. The buffalos are coming back. The crystal ball sits on my desk, a little cloudier, a little wiser.

"Whispers from the Forgotten Frontiers of Italian Wine" (September 21, 2025)
Beneath the surface lies a shadowed realm?wines yet unborn, waiting in the dark. Nowhere is this more evident than in Etna, where thousands of ancient indigenous vines lie dormant.


The Satire & Invention: When You Have to Laugh

Sometimes the only response to absurdity is more absurdity?but deadpan.

"Persona Non Grata" (November 12, 2025)
Retrieved from my spam file
?
[The confidential memo that arrived after I became persona non grata in the wine PR world]

"Spas, Tours, Golden Hour Too - We'll Be Blessed If You Come" (November 18, 2025)
Apparently word hasn't gotten around yet. This arrived in my inbox today.
[Another press junket invitation, lampooned]

"A Hundred Years Wrapped in Etna's Fiery Embrace" (October 5, 2025)
I enlisted my clandestine consigliere, ???fonso?an arcane ignis fatuus who whispers tweaks. We traced the 2022 Terre Nere Prephylloxera over a hundred imagined years, guided by Empedocles.

"Is Your Favorite Italian Wine 'Coded?'" (May 18, 2025)
It got me wondering if Italian wine is coded in these days of disruption. Almost anything can be, especially when one trawls the eddies of social media.

"The Bullshit-ification of the Italian Wine and Food Experience in America" (February 23, 2025)
Sometimes you just have to call it what it is.


Italy Beyond the Glass: Travel Philosophy & Cultural Critique

Wine is a way into Italy. But Italy is so much more.

"Kicking the Bucket List Habit ~ Five Ways to Surrender to Italy" (November 30, 2025)
I keep seeing these bucket lists. Nothing wrong with that, I suppose. But that's not the Italy that's stayed with me for fifty-some years. Italy reveals itself differently?not when you grasp at it, but when you open your hands.

"Go to Rome, go to Florence, go to Venice, but please don't go here!" (September 14, 2025)
People go to Rome, to Florence, to Venice. But Liguria? Why in Heaven's name would anyone go there? Liguria is one of Italy's best kept secrets.

"The Ugly American Has Come Home" (December 7, 2025)
When I first went to Italy in 1971, I got my introduction to the ugly American. Now the ugly American has come home to roost. There's no escaping their thunderous ubiety.

"Examining Cultural Appropriation in Italian-Inspired Cuisine: A Closer Look" (September 28, 2025)
A local chef opened an Italian-styled restaurant. One dish: Prosciutto e Melone made with Texas cantaloupe, culatello, candied hazelnuts, figs, and basil. The chef noted ironically, "We have a lot more of what people consider traditional Italian," but couldn't skip chicken parmesan.

"Like Nothing Ever Before" (July 20, 2025)
How often have you opened a bottle of wine and thought you'd never tasted anything like it in your lifetime? After thousands of wines a year, when does that special bottle percolate to the top?


The Gift of Memory

Looking back at these posts, I realize they centered around paying attention to wine, to Italy, to the industry, to the absurdity, to what lasts and what doesn't.

Twenty years is a long time to maintain the discourse. But maybe that's the point?it's not about having something new to say every week. It's about showing up, looking closely, and trusting that if you pay attention long enough, the things worth saying will find you. More on this next week.

 

wine blog +  Italian wine blog + Italy W
TrackBack
[12/18/2025, 11:11] Franciacorta, L?Albereta: una sera con Franco Pepe, tra cultura della pizza e ospitalit? d?autore ? Erbusco (BS)

L?ALBERETA RELAIS & CH?TEAUX OSPITA LA PRESENTAZIONE UFFICIALE DEL LIBRO DI FRANCO PEPE

?FRANCO PEPE: PIZZA CHEF?

Erbusco, 17 dicembre 2025?? L?Albereta Relais & Ch?teaux ? lieta di annunciare la presentazione del libro di Franco Pepe, ?Franco Pepe: Pizza Chef?, edito Phaidon (L?Ippocampo, Planeta Gastro). Il volume racconta la visione, la storia e la ricerca instancabile di Franco Pepe sull?impasto e sul gusto, portando la cultura della pizza oltre i confini della tradizione.
?? ?
Ci sono presentazioni che non sono ?solo? presentazioni: diventano dichiarazioni d?intenti, piccoli manifesti contemporanei sul modo in cui l?Italia sa raccontare s? stessa a tavola.

Per questo, come Altissimo Ceto / Viaggiatore Gourmet, ho voluto essere presente a L?Albereta Relais & Ch?teaux per la presentazione ufficiale di ?Franco Pepe: Pizza Chef? (Phaidon ? L?Ippocampo / Planeta Gastro), volume disponibile in pi? lingue e pensato per portare la cultura della pizza oltre i confini della tradizione, senza tradirne l?anima.

La serata dedicata alla stampa ha avuto il tono giusto: elegante, vero, concreto. Ad accogliere gli ospiti, Carmen Moretti e Franco Pepe, in un dialogo con Elisia Menduni (coautrice del libro), moderato da Chiara Maci. Un racconto fatto di visione e dettagli: impasti, gusto, ricerca, territorio, memoria. Ma soprattutto una cosa che ci interessa da sempre: identit?. Quella che non si improvvisa, e che si sente al primo morso.

Poi, il passaggio naturale dal racconto all?esperienza: la cena degustazione a La Filiale, la pizzeria d?autore di Franco Pepe all?interno de L?Albereta, in abbinamento ai Franciacorta di Contadi Castaldi. Un pairing che ha un senso preciso: qui la pizza non ?si abbina? per moda, si dialoga davvero con il vino. E quando succede, la tavola smette di essere un format e torna ad essere un momento.

C?? anche un contesto simbolico che rende questa tappa ancora pi? potente: la coincidenza, ricordata durante l?incontro, con i giorni successivi al riconoscimento della Cucina Italiana come patrimonio culturale dell?umanit? UNESCO. Un promemoria attualissimo: il nostro saper fare non ? solo tecnica, ? cultura viva. E la pizza, quando ? nelle mani giuste, diventa uno dei suoi linguaggi pi? universali.

Nel libro sfilano ricette che sono ormai icone: La Ritrovata, omaggio alla marinara del padre; la Crisommola del Vesuvio in versione dessert; Sensazione di Costiera; e la celebre Margherita Sbagliata, che ?sbagliata? non ? mai: ? una firma, un?idea, una traiettoria.

Franco Pepe:

“Per me presentare questo grande progetto a L?Albereta, insieme alla famiglia Moretti, ? un grande onore. Nel raccontare il mio percorso non posso che sentirmi profondamente ispirato dai nove anni trascorsi qui, a La Filiale, accanto alla famiglia Moretti. Un?esperienza che ha rafforzato una visione condivisa, fondata su valori autentici, rispetto del territorio e ricerca della qualit?. Gli stessi valori che guidano il nostro lavoro a Caiazzo e che, fin dall?inizio, abbiamo voluto trasferire anche qui in Franciacorta, dando vita a un dialogo continuo tra luoghi, persone e cultura del cibo”

Elisia Menduni, coautrice del libro:

?Questo libro nasce dall?amicizia decennale con Franco Pepe e dalla mia passione e ricerca sulla pizza. Tutto ? partito da un vero colpo di fulmine che Franco scaten? in me quando assaggiai per la prima volta il suo Calzone con la scarola. Scrivere questo libro ? stata un?avventura straordinaria, un?immersione nella passione di un uomo unico, il cui amore per la pizza ? autentico e profondo. Lavorare con il team di Pepe in Grani mi ha fatto sentire parte di una famiglia e mi ha permesso di conoscere meglio un territorio pazzesco.?

18 dicembre: L?Albereta apre l?esperienza anche agli appassionati: cena a La Filiale in compagnia di Franco Pepe e possibilit? di acquistare il volume. Un?occasione rara, perch? qui non si viene a cercare ?la pizza pi? famosa?: si viene a capire perch? una pizza pu? diventare cultura, e come un Relais & Ch?teaux possa accoglierla senza snaturarla, anzi elevandone il racconto.

Noi c?eravamo. E come sempre, quando il contenuto ? vero, non serve alzare la voce: basta ascoltare, osservare, assaggiare. E poi raccontare. Nel nostro modo.

Un grande grazie e arrivederci alla prossima esperienza.

La Filiale @ L’Albereta Relais&Chateaux
Indirizzo: Via Vittorio Emanuele, 23, 25030 Erbusco BS – Tel. 030 776 0550

L'articolo Franciacorta, L?Albereta: una sera con Franco Pepe, tra cultura della pizza e ospitalit? d?autore – Erbusco (BS) proviene da ViaggiatoreGourmet alias AltissimoCeto!.

TrackBack
[12/14/2025, 11:29] What Makes Someone an Italian Wine Expert? (And Why It Doesn't Matter)



I was in my local Italian market last week, picking up olive oil and pasta. A woman nearby stood staring at the wine section, Brunellos lined up like soldiers. She looked lost. I asked if she needed help. She did?looking for something specific. I found it for her, pointed out a couple alternatives, and moved on.

Walking away, a thought flickered through my mind: "I bet she doesn't know she just got advice from someone who spent forty years working with Italian wine." I laughed at myself and kept walking toward the eggs. What a ridiculous thing to think.

But it raises a question I've been chewing on for years: what actually makes someone an Italian wine expert?


The wine world has become obsessed with this. Certifications, credentials, letters after your name. Everyone's racing to establish themselves as THE authority on Italian wine. Take a course, pass a test, get certified, update your LinkedIn. Oh, and start a Substack, or better yet, a podcast. Don't forget to get on the junket circuit. Congratulations, you're now an expert.

Here's the uncomfortable truth: knowing the pH levels of Barbera or memorizing every sub-zone in Piedmont doesn't mean you understand what makes Barbera speak to people's souls. I remember walking into my first Vinitaly in 1984. I arrived imagining (in my wildest dreams!) that I might be one of those experts on Italian wine. Within an hour, I realized I was nowhere close. The room was full of people who had spent lifetimes learning, tasting, living this stuff. They knew the difference between Lampia and Michet (biotypes of Nebbiolo, btw) the way a musician knows scales.


I still see it at tastings today?young and old alike, all vying for their place on the ladder of preeminence. And honestly? I've met plenty of people who thought they were the world's authority on Italian wine. I've never actually met the person who was (Well actually, there was one or two, but they would deny it, vehemently).

Because here's what I've learned after four decades: real expertise isn't about knowing every DOCG or being able to recite vintage charts. It's about understanding why a simple Langhe Nebbiolo from an unknown producer can move you more than a 100-point Barolo that everyone's chasing.

Don't get me wrong?knowledge matters. You should know how to pronounce the names. You should understand where wines come from, why a Tuscan wine is different than one from Piedmont. But that's just the foundation. The real stuff?the stuff that actually matters when you're opening a bottle with friends or choosing something for dinner?that comes from somewhere else.

It comes from balance. From perspective. From understanding Italian wine within a larger global context, not just in its own bubble. It comes from staying curious instead of claiming mastery. Because once you think you're an expert at anything, there's always someone or something new to knock you down a peg or two.


The biggest revelation came for me after I retired from the wine trade in 2018. I'd spent decades as an "Italian wine director," translating and communicating the Italian wine message. And then I stepped away from all that. Suddenly, I wasn't invested in being irrefragable anymore. I wasn't proving my expertise. I was just... enjoying wine again.

It was liberating. I could walk into a wine shop and not automatically catalog everything I saw. I could order something at a restaurant without mentally rating it or comparing it to every other version I'd tasted. I could just drink the damn wine.

"Open the bottle. Drink the wine. Cut the crap." I find myself saying this more and more. Yeah, I said it again.

Here's what I want regular wine drinkers to know: don't be intimidated by people who call themselves experts. Trust your own palate. Trust your own experience. If you like a wine, you like it. If you don't, you don't. No certificate or credential changes that.

The best Italian wine knowledge doesn't come from courses or competitions. It comes from curiosity. From trying new things. From asking questions. From paying attention to what you're drinking and why you like it.


Maybe the real experts are the ones who've stopped needing to be experts. The ones who've shed that yoke and discovered they can now actually enjoy Italian wine for what it is: something to share, something to savor, something woven into a meal and a moment, not dissected and scored and ranked.

I know plenty of dead Italian wine experts who would rather be here, alive, drinking the most pedestrian bottle of Chianti than have their expertise memorialized in some dusty credential. "Give me life," they whisper.

So give yourself permission to just be an enthusiast. That's where the real joy lives anyway.

wine blog +  Italian wine blog + Italy W
TrackBack
[12/09/2025, 20:29] Ristorante Berton ? Chef Andrea Berton ? Milano (MI)

Ci sono ristoranti che raccontano una storia prima ancora che il primo piatto arrivi in tavola. Il Ristorante Berton ? uno di questi: un luogo in cui la modernit? incontra la precisione, dove ogni dettaglio, dalle linee essenziali degli arredi alle ampie vetrate che abbracciano il profilo futuristico di Porta Nuova, sembra essere parte di una narrazione pi? ampia, coerente, profondamente milanese.

L?esperienza qui non ? mai una sola. Si pu? scegliere l?intimit? raffinata del tavolo ?Carrozza?, avvolto in una nicchia di legno e affacciato, tramite un vetro garzato, direttamente sulla cucina; oppure spingersi oltre e accomodarsi allo Chef?s Table, un tavolo per due che regala la possibilit? di vivere la cucina ?senza filtri?, lasciandosi guidare in un menu libero, pensato al momento. Per chi cerca riservatezza assoluta, una saletta privata accoglie fino a otto ospiti, completata da uno schermo a parete che la rende ideale per incontri di lavoro o esperienze personalizzate. Chiaramente oltre alla sala principale, noi questa volta ci siamo accomodati nella splendida new entry del dehor.

Al centro di tutto c?? lui, Andrea Berton: friulano classe 1970, nato professionalmente nella scuola rigorosa di Gualtiero Marchesi e formatosi nelle cucine che hanno definito l?alta ristorazione europea, da Londra a Firenze, da Montecarlo al ritorno milanese. Stella dopo stella, riconoscimento dopo riconoscimento, Berton ha costruito un percorso cristallino, fino all?apertura del ristorante che porta il suo nome, nel 2013, alle Varesine: proprio l? dove, passando ogni giorno davanti al cantiere, aveva immaginato che un giorno avrebbe preso forma la ?sua? cucina.

Una cucina che mette al centro l?ingrediente, la sua storia e la sua verit?. Una cucina moderna ma mai criptica, dove il brodo diventa piatto, linguaggio, firma. Dove stagionalit? e precisione si incontrano in piatti che ricercano l?equilibrio, pi? che l?effetto. E dove la brigata, guidata da passione e rigore, trasforma ogni servizio in un racconto sensoriale fatto di consistenze, profondit? e trasparenze.

? in questo contesto, tra modernit?, rigore e una visione tanto nitida quanto personale, che si pu? vivere un percorso che attraversa il pensiero gastronomico di Berton, ne svela le geometrie, e restituisce, piatto dopo piatto, l?essenza di una cucina che non ha bisogno di alzare la voce per farsi ricordare.

La squadra

Chef Patron: Andrea Berton
Direttore di sala: Gianluca Laserra
Sommelier: Luca Enzo Bert?
Executive chef: Simone Sangiorgi
Sous chef: Luca Seccatore

Ci accomodiamo al tavolo

Subito a sintonizzare lo scenario di quartiere.

Iniziamo con un calice di Franciacorta “Annamaria Clementi” 2016 – Ca’ del Bosco

Dal colore giallo paglierino, rivela al naso profumi di lievito, fiori bianchi, agrumi e spezie. Al palato regala un gusto intenso, corposo e persistente.

La sequenza degli amuse bouche apre il percorso con piccoli assaggi che giocano su freschezza, contrasti e richiami mediterranei. Il croccante con tzatziki e cetriolo ? un morso pulito e rinfrescante, che spezza subito il ritmo e prepara il palato. Il wafer al mais accoglie una crema di tonno arricchita da pomodoro piccante e mandorle salate: un boccone ricco, rotondo, che si chiude con una nota croccante. Il cono di alghe con salmone e panna acida profuma di mare e richiama consistenze morbide, iodate, immediate. La sfera di parmigiana di melanzane ? un omaggio elegante alla tradizione, un piccolo concentrato di comfort food avvolto in una veste moderna. Infine, amaranto e barbabietola restituiscono un sapore pi? vegetale, terroso e gentile, che riporta l?attenzione sull?essenzialit? degli ingredienti.

Iniziamo il nostro percorso con il brodo di verdure e Grana Padano Riserva: un brodo limpido e aromatico che esalta la purezza delle verdure e la profondit? del Grana Padano, definendo immediatamente la filosofia della cucina.

Pane e grissini fatti in casa…

Segue il minestrone di verdure, fungo Portobello, prezzemolo e acetosella: un minestrone contemporaneo, preciso nei tagli e nei sapori, arricchito dalla presenza del Portobello e ravvivato dalla freschezza acida dell?acetosella.

Al quale abbiniamo Sauvignon ‘Quarz’ 2021 – Cantina Terlano

Il “Quarz” ? una ricca, complessa e corposa espressione di?Sauvignon?della cantina Terlano. Sprigiona profumi di mela, frutta gialla, frutta esotica ed erbe aromatiche. Al palato ? morbido, caldo e vellutato, di esuberante freschezza e sapidit?.

Che accompagna divinamente anche il brodo di calamari ? calamaro, melanzana alla brace e more: un brodo marino avvolgente che incontra la morbidezza del calamaro, l?affumicato della melanzana e la nota scura e sorprendente delle more.

Assaggiamo ora Gr?ner Veltliner Weinviertel DAC Reserve R?schitz Ried M?hlberg 2021 – BIO Weingut Gruber R?schitz

Giallo brillante con riflessi verdognoli. Il naso ricorda la mela fresca in contrapposizione a fini note erbacee. Il sorso ? succoso e fruttato, un po’ di pepe bianco, continuano anche le sfumature di pomacee fresche, delicato retrogusto speziato.

Che si sposa con la lasagna di piccione: un?interpretazione moderna e raffinata della tradizione, con sfoglie sottili e un ripieno intenso ma perfettamente equilibrato.

Segue la ricciola scottata e cruda, basilico, glassa al pomodoro, finocchio marino e limone confit: un gioco di consistenze tra crudo e cotto, armonizzato dalla dolcezza della glassa al pomodoro, dal profumo del basilico e dalla freschezza salmastra del finocchio marino. Il limone confit illumina il piatto.

Passiamo ai rossi con Bourgogne Dubreuil Fontaine 2023 – Notre Dame de Bonne Esperance?

Questo Pinot Noir ? ottenuto da uve vendemmiate manualmente; la vinificazione avviene in vasche di acciaio e l?affinamento, che dura da 10 a 12 mesi avviene in parte in botti di rovere usate. Un vino che si presenta con un piacevole profumo di frutti rossi, soprattutto more e lamponi. Al palato ? raffinato e leggermente speziato, con un bel finale di mora e fragola.

Ottimo matrimonio con la pluma di maiale al carbone, peperoni, zenzero e arachidi: carne succosa e affumicata al carbone, accompagnata dalla dolcezza dei peperoni, da note aromatiche di zenzero e dalla croccantezza delle arachidi.

Pluma di maiale al carbone, peperoni, zenzero e arachidi

Prima di passare ai dessert: Vermouth Rosso “721” – Dibaldo

Sprigiona un dolce profumo delicato di rosa, al palato ? irresistibile, la dolcezza, tutta naturale ovviamente, senza aggiunta di caramello o coloranti, ? perfettamente bilanciata da una sensazione amaricante che dona anche grande aromaticit?.

Spettacolare il brodo di foglie di fico ? ricotta, fichi e olio di foglie di fico: un intermezzo che profuma d?estate, dove la dolcezza del fico dialoga con la cremosit? della ricotta e con la delicatezza verde dell?olio di foglie di fico.

Che apre la strada al brodo di lamponi e cascara ? meringa, lamponi, olio al caff?, sorbetto alla menta e limone: un dessert costruito su acidit? e freschezza, bilanciato dalla leggerezza della meringa e dalla complessit? dell?olio al caff?, con un sorbetto che risveglia il palato.

Terminiamo con caff? e piccola pasticceria: un finale goloso con cioccolato declinato in varie combinazioni: amarena, passion fruit, arachidi, gianduia e nocciola,?insieme al morbido marshmallow al cocco, alla tarteletta al pistacchio, al bab? al rum e al biscotto bretone con frutti rossi, per una chiusura ricca e giocosa.

Grazie di cuore e…alla prossima!

CUCINA

La cucina di Andrea Berton ? una dichiarazione di intenti: modernit? limpida, tecnica misurata e una ricerca dell?essenza che non rinuncia mai alla profondit?. Ogni piatto nasce da un?idea chiara, spesso costruita attorno a un ingrediente che diventa protagonista assoluto, raccontato attraverso consistenze e temperature calibrate con precisione. L?uso del brodo, nobilitato a piatto e non pi? semplice preparazione di servizio, sintetizza perfettamente la filosofia dello Chef: estrarre l?anima dell?ingrediente, renderla riconoscibile, e trasformarla in un?esperienza gustativa che rimane impressa.

SERVIZIO E ACCOGLIENZA

Il servizio ? attento, discreto, misurato. La squadra di sala accompagna con naturalezza lungo il percorso gastronomico, senza invadenza ma con una professionalit? evidente in ogni gesto. L?accoglienza ? sartoriale: che si scelga l?atmosfera pi? conviviale della sala, la privacy del tavolo ?Carrozza? o l?immersione totale dello Chef?s Table, ogni ospite viene guidato attraverso un?esperienza costruita su misura. Ritmi, spiegazioni e cura dei dettagli risultano armonici, contribuendo a un senso di totale fluidit?.

CONCLUSIONI

Il Ristorante Berton si conferma un luogo dove eleganza e contemporaneit? convergono in una proposta gastronomica solida, identitaria e priva di ridondanze. Lo stile dello Chef, rigoroso ma empatico, tecnico ma mai freddo, emerge in ogni piatto e trova nella sala un prolungamento coerente. ? un?esperienza pensata per chi cerca autenticit?, precisione e una cucina che racconti davvero ci? che vuole dire. Un indirizzo che continua a evolversi senza tradire la propria essenza.

 

Ristorante Berton

Via Mike Bongiorno 13 – 20124 Milano
Tel: +39 02 67075801
Sito web: ristoranteberton.com
Mail: info@ristoranteberton.com

Marted?: 19:30 ? 22:00 | Da mercoled? a sabato: 12:30 ? 14:00 e 19:30 ? 22:00
Domenica e luned?: chiuso

L'articolo Ristorante Berton – Chef Andrea Berton – Milano (MI) proviene da ViaggiatoreGourmet alias AltissimoCeto!.

TrackBack
[12/07/2025, 11:00] The Ugly American Has Come Home

When I first went to Italy in 1971, I got my introduction to what people over there were calling the ugly American. Loud, overbearing, disregarding of local cultural norms ("What do you mean, you don't have ice?"), totally unaware that the rest of the world did things differently than we did in the U.S. of A.

A few years later I took a train from Mexicali to Mexico City - three days, stopping at every stop. More ugly Americans, unconscious and insensitive to the culture hosting them. Downright rude, and when drunk, dangerous. 

Over decades and many trips to Italy, France, Greece, Spain, and Portugal, I witnessed too many times the embarrassing and unconscionable behaviors - the attitudes, the mores, of American tourists. Fortunately, I blended in and took a side view to their ignorant ways.

But now, the Ugly American has come home to roost. There's no escaping their thunderous ubiety in the United States, no security in the homeland from the hordes of somnambulists roaming the countryside and city with their oversized vehicles and their propensity to disregard the law. Just try going through a green light without checking if stragglers are racing through the red. It happens all the time. Turns out the ugly American scaled perfectly - from loud tourist to national ethos.

What does that have to do with the wine trail in Italy?

This year started with fire. The town where I was born, the last home I lived in in California - leveled. And now as the year ends, what a year it has been, living under disruptive and chaotic leadership that seems designed to keep us perpetually off-balance, perpetually at each other's throats.

Over thirty years, I've watched American civil society coarsen in ways that would have seemed unimaginable in 1971. The polarization isn't just political anymore - it's invaded our daily interactions. We can still sit across from someone we fundamentally disagree with and be civil, but there's nothing underneath. No real connection, no meaningful exchange. We've lost some shared understanding that civilization requires restraint, respect for the commons, for each other.

As I rapidly approach twenty years of writing on this blog - two decades on the wine trail trying to make sense of what wine means beyond the bottle - I keep coming back to the same question: what is wine for? Not the commercial product, not the points and ratings, but the thing itself. The ritual, the slowing down. Wine as civilizing agent - not because it makes anyone drunk, but because it requires patience. You don't gulp good wine. You don't shout over it. It demands you pay attention, that you acknowledge you're part of something larger than yourself.

Italy taught me this. In the countryside, in the cellars, at tables where strangers become friends over a bottle, wine creates a space where civility isn't just possible - it's inevitable. You can't rush a winemaker. You can't bully terroir. The vine doesn't care about your politics or your schedule. It does what it does, and you either learn patience or you learn nothing.

And now wine itself is under attack from neo-prohibitionists who see it as nothing more than alcohol, a public health menace to be warned against, restricted, taxed into oblivion. They miss entirely what wine has been for millennia - a civilizing force, a bearer of culture, a reason to gather and remember we're human beings, not just consumers or demographics or rival tribes.

Can wine appreciation help heal what's broken in American civil society? I don't know. That might be asking too much of fermented grapes. But the rituals around wine - the attention it demands, the conversation it enables, the patience it requires - these are exactly the virtues we've abandoned in our rush to make everything faster, louder, more extreme.

When I'm in Italy now, I see something we've lost. Not some idealized past - Italy has its own problems, its own divisions. But there's still a shared understanding that meals matter, that gathering matters, that taking time with a bottle of wine isn't indulgence, it's civilization. It's the opposite of what I see at home - the inability to slow down enough to see the other person across the table.

Maybe wine can't save us. Maybe nothing can. But after forty years of watching how wine brings people together in Italy - not just Italians, but everyone who shows up willing to learn, to listen, to slow down - I'm not ready to give up on the idea that the rituals we've abandoned might show us a way back.


The ugly American abroad was always embarrassing because they refused to adapt, to respect, to learn. The ugly American at home is tragic because we've forgotten we once knew better. We built a country on the idea that we could disagree without being enemies, that there were standards of behavior that transcended politics, that civilization meant something.

Wine won't fix the polarization. It won't make people civil who've decided incivility is a virtue. But for those still looking for a roadmap back, still believing that how we treat each other matters, the wine trail offers something: proof that patience still works, that attention still matters, that sitting down together with something worth savoring can still create the space where we remember how to be human with each other.

It's not much. But it's something. And right now, I'll take it.

wine blog +  Italian wine blog + Italy W
TrackBack
[12/03/2025, 09:06] Cortile Spirito Santo Chef Giuseppe Torrisi ? Palazzo Salomone Luxury Suites a Ortigia ? Siracusa (SR)

Tra le strette vie di Ortigia, dove la pietra calcarea del Seicento racconta ancora di mare e dominazioni antiche, sorge Palazzo Salomone: un boutique hotel che incarna l?essenza della Sicilia pi? autentica e raffinata. ? qui, nel suo cuore silenzioso e carico di fascino, che trova casa Cortile Spirito Santo, ristorante insignito di una stella MICHELIN e affacciato sull?omonima chiesa. Una location che unisce storia, cultura e contemporaneit?, avvolgendo l?ospite in un senso di intima eleganza?quella che si pu? trovare solo nei luoghi in cui ogni dettaglio ? pensato per accogliere.

La filosofia culinaria che guida la cucina di Cortile Spirito Santo si fonda sulla stagionalit?, sulla territorialit? e sull?eticit? degli ingredienti: pesce locale di primissima scelta, carni siciliane, tartufi e funghi raccolti nei boschi dell?Etna e degli Iblei. Una selezione accurata che diventa materia di racconto gastronomico grazie allo Chef Giuseppe Torrisi, interprete di una Sicilia che non rinuncia alle proprie radici ma le rilegge con sensibilit? contemporanea.

Il men?, costruito seguendo il ritmo delle stagioni e ci? che il mercato offre nel suo momento migliore, esprime un equilibrio fine tra tradizione e innovazione. Piatti di mare e di terra si susseguono con un?intenzione chiara: valorizzare l?identit? siciliana attraverso una cucina che accoglie, sorprende e appaga.

Cenare qua significa investire in una serata che ? in grado di regalare autenticit? e ricerca, bellezza e gusto, dal retrogusto indimenticabile.

La squadra:

Executive Chef: Giuseppe Torrisi
Head Chef: Rino De Gregorio
Chef de partie: Parves Md
Pastry chef: Daniele Licciardello
Direttore di Sala: Raffaele Cond?
Maitre: Rosario Campailla
Sommelier: Antonino Amato
Chef de rang: Imran Imu
Chef de rang: Santino Marc?
Commis de rang: Miriam Samindi

Apriamo le danze con gli amuse-bouche:

  1. Siciliana di tuma e acciughe: una piccola pasta ?siciliana?, farcita con morbida tuma e un cuore sapido di acciughe, avvolta da un crumble di mollica tostata che richiama la pi? autentica tradizione isolana. Il boccone ? accompagnato da un?acqua di recupero di tuma servita in un delicato bicchierino: prima si assapora la croccantezza, poi si chiude il cerimoniale sorseggiando il brodo lattiginoso, in un gesto semplice ma denso di memoria.

  2. Pan Bao alle verdure orientali: un soffice pan bao introduce un inatteso ponte culturale: verdure lavorate all?orientale, cipolla rossa marinata e una maionese alla senape che lega con freschezza e aromaticit?. Un boccone agile, immediato, quasi un soffio speziato.

  3. Macco di fave fritto: il macco, pilastro della cucina povera siciliana, qui si trasforma in una crocchetta dorata e fragrante: l?esterno ? croccante, l?interno cremoso. Ad accompagnarlo, una maionese al limone e piccoli frammenti di limone candito che amplificano la parte agrumata e donano verticalit? al piatto.

  4. Crespellina con ricotta fermentata e sgombro marinato: una sottile crespellina custodisce ricotta di pecora leggermente fermentata, dal carattere deciso e lattico. In superficie incontriamo sgombro marinato, una maionese al limone e menta e un gel di cipolla che aggiunge freschezza e profondit? aromatica. Il risultato ? un equilibrio tra mare, erbe e note acidule.

  5. Tartelletta di pelle di pollo con fegatini e spuma alla cacciatora: una tartelletta inusuale, realizzata con pelle di pollo cotta al BBQ fino a diventare croccantissima, accoglie un morbido ripieno di fegatini e una spuma alla cacciatora, intensa e avvolgente. A completare l?esperienza, un piccolo bicchiere di consomm? di pollo aromatizzato al limone, pensato per ripulire il palato con eleganza e riportare tutto all?essenziale.

Abbinati a Terre Siciliane IGT Noblesse Carricante Spumante Brut Metodo Classico – Benanti

Alla vista appare giallo paglierino scarico con accesi riflessi verdi. Perlage caratterizzato da bollicine numerose, fini e persistenti. Intenso e delicato al naso, con sentori agrumati di fiori di zagara e mela acerba. Al palato si presenta secco, minerale, con una piacevole acidit? e una gradevolissima persistenza aromatica al retrogusto.

La selezione del pane: in tavola arrivano grissini al sesamo sottili e fragranti, seguiti da cialde di cracker alla curcuma, arricchite da rosmarino e un tocco aromatico di pepe verde: leggeri, profumati, quasi eterei. Il cuore della proposta resta per? il pane della casa, preparato con un blend di due grani antichi siciliani?Tumminia e Russello?lavorati con pazienza in una lievitazione di 48 ore che regala struttura, intensit? e una naturale dolcezza.

Il piattino del pane amplia ulteriormente il ventaglio dei sapori: una girella di sfoglia alla carota, tirata con burro d?alpeggio e rifinita con sale di Mozia, una focaccina di patate al cipollotto dal morso morbido e aromatico, e una fetta di pane ai cereali che arricchisce la degustazione con note tostate. A completare il servizio:

  • Olio Sciabacco, monocultivar Moresca della zona di Mazzarrona, intenso e verde, capace di raccontare la Sicilia in una sola goccia.
  • Burro affumicato, montato con origano secco, foglie di limone essiccate, scorza fresca, erbette aromatiche (origano, timo, salvia, alloro) e un sottile velo di polvere di capperi: una crema vellutata e persistente, che profuma di macchia mediterranea.

Per il prossimo abbinamento stappiamo un Gewurztraminer Beblenheim 2019 – Domaine Trapet

Di colore giallo paglierino medio e brillante. Al naso note agrumate chiare e brillanti, come quelle dei limoni di Amalfi e del cedro, accompagnate da affumicature, calcare ed erbe aromatiche. Presenta un’acidit? elettrizzante con una vibrazione minerale, ricca di agrumi e frutta a nocciolo croccante con una nota salata.

Alalunga e Gambero Rosso d?Ortigia. Il piatto si apre con una base fresca di finocchio e sedano, che prepara il palato alla delicatezza del crudo. Sopra, si alternano le trasparenze dell?alalunga, la sapidit? del gialletto di Paceco e la dolcezza inconfondibile del Gambero Rosso d?Ortigia. Una maionese al limone e un gel di cipolla aggiungono profondit? acida e aromatica, mentre una leggera affumicatura all?origano avvolge l?insieme in una nota quasi rituale. A completare, un?essenza di agrumi siciliani che illumina il piatto.

Passiamo ora a Carricat – Alessandro Viola?

Sapido e minerale, con note di fiori bianchi e frutta gialla. Ricco di acidit? e freschezza, ma anche di profondit? e struttura. Sicilia in un calice, dal profilo classico, eppure decisamente naturale.

Splendidamente abbinato alla?cipollata, un omaggio raffinato allo street food catanese. La cipolla, sbollentata per alleggerirne la forza, diventa involucro morbido che accoglie seppie e guanciale. Il piatto si completa con tenerumi, nero di seppia e ricci di mare, in un gioco di mare e terra che affonda nella memoria gastronomica dell?isola.

A lato, un sorprendente ?cappuccino? ottenuto dagli scarti della sacca del nero di seppia, con spuma di patate arrosto, polvere di olive e un?aria ottenuta dal liquido di cottura della seppia: un piccolo gesto contemporaneo che esalta il tema del recupero.

Coloriamo il calice con Venezia Giulia IGT “Jakot” 2019 – Dario Princic

Nel calice si presenta con un colore aranciato brillante. Intenso e ampio al naso con note di erbe officinali, fieno, agrumi, frutta candita e zenzero. Il sorso rivela un discreto corpo, freschezza e grande sapidit?, oltre ad una lieve sensazione tannica sul finale.

Che degustiamo assieme alla sinfonia di carote d?Ispica: un piatto che celebra la dolcezza ancestrale della carota. La protagonista ? la carota d?Ispica, glassata con la sua stessa riduzione speziata. Intorno, piccole carotine marinate in una soluzione di aceto, zucchero e limone, che aggiungono verticalit? e acidit?. Alla base, una beurre blanc montata con burro al timo di mare, un hummus di pistacchio e un fondo vegetale ricavato dagli scarti della carota: una composizione che gioca su consistenze, tonalit? dolci-sapide e sentori vegetali.

Proviamo INTEGER Zibibbo Terre Siciliane IGP 2023 – Marco De Bartoli

Di colore giallo oro brillante con riflessi luminosi, esprime al naso una complessit? di prugna mirabella, pesca, albicocca, arancia rossa, mandarino, fiori di acacia e mandorlo, con tocchi di curcuma e zafferano, mentre al palato ? potente, succoso e slanciato, sostenuto da una fine struttura fenolica, tannini gentili, acidit? precisa e una elegante nota amaricante a chiusura.

Accompagna splendidamente il signature dish dello chef: Tributo a Santa Lucia. Uno spaghettone mantecato in un pesto di finocchietto selvatico, arricchito da bottarga, alici e dalla presenza antica e potente della salsa garum?un rimando alla cucina dell?Impero romano, ottenuta da colatura di alici, interiora di pesce e latte d?asina. Un piatto dal carattere deciso, che intreccia memoria storica e contemporaneit?.

Ci spostiamo sui rossi con P?nkler Pinot Nero S?dtirol DOC 2019 – Franz Haas Winery

Dal colore rosso rubino elegante e brillante, con un cuore luminoso, offre al naso una finezza ricca di lamponi maturi, salvia e note verdi-speziate nobili, con richiami finali a zenzero candito, rosa canina e arancia rossa; al palato mostra grande profondit? ed eleganza, si distende con aromi sottili, equilibrati e cesellati, animati da una vivace speziatura e da accenti leggermente minerali, chiudendo con un finale lunghissimo.

Passiamo alla Braciola Messinese, qui la tradizione diventa gesto tecnico. Un raviolo di pasta fresca, cotto a vapore e poi arrostito al BBQ, viene laccato con un?estrazione di cipolla arrosto. Il ripieno ? quello della tipica braciola messinese: vitellina, prezzemolo, origano, provola dei Nebrodi, pane saporito e limone. Al centro del piatto, una spuma di patata e una polvere di sommacco donano freschezza e acidit?. Il fondo di cottura del ripieno e una salsa salmoriglio completano l?esperienza con un richiamo ai sapori pi? autentici dello Stretto.

Alla cieca…

Scopriamo un sorprendente Cerasuolo di Vittoria Classico 2011 – COS

Di splendido colore granato intenso, con riflessi violacei giovanili ai bordi. Al naso si esprime con frutta ricca e ben definita, accompagnata da una speziatura intensa, mentre al sorso stupisce con un’acidit? vivace ed equilibrio perfetto.

Che abbiniamo a Mupa: un trancio di mupa avvolto in una crepinette, ripieno come una beccafico, si adagia su una salsa mugnaia morbida e avvolgente. Broccoletto, lattuga di mare e caviale aggiungono marezza, sapidit? e verticalit? a un piatto che gioca su consistenze e stratificazione gustativa.

Segue l’agnello, un piatto che esplora il tema della doppia cottura e della variet? delle carni. Da un lato, la spalla ? lavorata come una porchetta e glassata con il suo fondo; dall?altro, carr? e filetto vengono cotti al BBQ, sprigionando note affumicate e succulente. Il tutto ? accompagnato da frutti rossi, una spuma di zabaione al dragoncello e verdure di stagione, in un equilibrio tra grassezza, acidit? e freschezza.

Abbinato al Chianti Classico Riserva DOCG 1993 – Carpineto

Il vino si presenta di un intenso colore rubino-porpora e offre al palato una sensazione vellutata, piena e generosa, calda, con toni di frutta succosa su un delicato fondo vegetale, tannini morbidi, acidit? equilibrata e un lungo e persistente finale, mentre al naso si rivela elegante e armonioso, con un intreccio di lamponi maturi, prugne, vaniglia e cioccolato.

Un intermezzo fresco a base di sorbetto di pesca gialla, crumble di mandorle e una spuma di ?mojito siciliano?: vino alla mandorla infuso con rum, menta, basilico e limone verdello. Un ponte aromatico tra agrume, erbe e frutta.

Che fico! Dalla foglia al frutto

Un dessert che rende omaggio al fico in tutte le sue forme. Si alternano composta di fichi, crumble all?amaretto, yogurt cagliato con latte di fico, gelato alle foglie di fico, polvere e olio di foglie di fico, fichi nature e piccole meringhe. Accanto, una tarte tatin al fico che aggiunge morbidezza caramellata e calore.

E infine…

La piccola pasticceria servita con caff? Illy intenso, comprende:

  • un rocher all?amaro dell?Etna,
  • un?arachide pralinata,
  • una caramella morbida al limone,
  • un torroncino meringato con pistacchio e mandorle

Un commiato dolce, vario e ben calibrato, che chiude il percorso con equilibrio e misura.

…a un gin tonic non si dice (quasi) mai di no!

Eccoli!!

Il mattino seguente colazione ricca e golosa!

Grazie di cuore e…alla prossima!

Cucina

La cucina si distingue per una visione chiara e coerente, radicata nel territorio ma capace di slanci contemporanei. La selezione rigorosa delle materie prime, dal pescato locale ai prodotti dell?entroterra, trova espressione in piatti che combinano tecnica, equilibrio e sensibilit?. Tradizione e innovazione si intrecciano senza forzature, dando vita a una narrazione gastronomica che valorizza la Sicilia in forme nuove, rispettose e raffinate. A nostro giudizio siamo gi? a livello due stelle.

Servizio e accoglienza

Il servizio ? misurato, professionale e attento ai tempi della sala. La brigata riesce a trasmettere competenza senza rigidit?, con spiegazioni puntuali e un approccio cortese che accompagna l?ospite senza sovrastarlo. L?accoglienza riflette lo spirito del luogo: calda ma elegante, discreta ma sempre presente, capace di far vivere l?esperienza in modo fluido e confortevole.

Conclusioni

Cortile Spirito Santo si afferma come un ristorante in cui storia, tecnica e materia prima dialogano con naturalezza. L?ambientazione suggestiva, la solidit? della cucina e la qualit? del servizio creano un percorso gastronomico completo, armonioso e memorabile. Una tappa indispensabile per chi cerca una Sicilia autentica ma capace di guardare avanti, con consapevolezza e stile.

 

CORTILE SPIRITO SANTO

Via Salomone, 21 – 96100 SIRACUSA
Tel. +39 0931 181 54 04 | +39 347 61 93 240
Mail: info@cortilespiritosanto.com
Sito web: www.cortilespiritosanto.com

L'articolo Cortile Spirito Santo Chef Giuseppe Torrisi – Palazzo Salomone Luxury Suites a Ortigia – Siracusa (SR) proviene da ViaggiatoreGourmet alias AltissimoCeto!.

TrackBack
[11/30/2025, 12:00] Kicking the Bucket List Habit ~ Five Ways to Surrender to Italy

I keep seeing these bucket lists. Italy bucket lists. Five things, ten things, twenty things you must do before you die. And they're all the same: the Amalfi Coast, a Tuscan villa with an infinity pool, dinner at some Michelin-starred place in Rome where you need a reservation six months out and a credit card that doesn't flinch.

Nothing wrong with any of that, I suppose. But that's not the Italy that's stayed with me for fifty-some years. The Italy that changed me wasn't the one I planned. It was the one I stumbled into when I got lost, when I let go, when I trusted a stranger's gesture instead of a guidebook.

Italy reveals itself differently. Not when you grasp at it, but when you open your hands.

Are you ready for Italy? Or are you only ready for the Italy you've already decided on?

So here are five experiences for your surrender list. Understand this: these aren't things to collect. They're ways to fail by tourist standards?and succeed by Italy's.

1. WANDERING: Surrender Your Need for Destination

Get deliberately lost in a southern hill town. Inland Calabria. Inner Sicily. The hinterlands of Basilicata. Places where tourists don't go because there's "nothing to see."

Turn off your GPS. Don't make a restaurant reservation. Walk.

Follow the smell of wild herbs floating down from the hills. Trust a sound, a stranger's direction, the way light falls on a particular alley. The confusion is the experience, the lostness is the point.

You won't find this at the Spanish Steps. You have to go where the road ends and trust that something will lead you somewhere worth being. 

2. DISCOVERING: Surrender Your Fear of Missing Out

Find your morning coffee bar in Venice or Rome. Not the best one. Not the one with reviews. YOUR bar. Go back every morning until the barista knows your order.

Step 100 meters away from San Marco and you'll find the quiet, almost deserted village that makes Venice bearable. The locals tolerate tourists in their typical Venetian manner?which is to say, they live here, we don't. We will leave, they will stay. It will always be their Venice, not ours. As it should be.

I learned this returning to Italy in 2023 after a four-year absence. I found a quirky little wine bar near my hotel, Ozio, specializing in natural wine. I sipped a Sicilian white?Catarratto-Zibibbo, a skin-contact orange?instead of the ubiquitous Spritz. Simple, dry, legitimate?everything the Spritz isn't.

Walk down the road, take a right, then a left. Find something no one knows about except the locals. You won't starve. And you might run into something better than all those pages of recommendations. Use your gut, listen to your heart.

The real Italy exists behind the heavily touristed fa?ade. But you have to be willing to miss the "must-see" to find it. 

3. PILGRIMAGING: Surrender Your Hunger for Spectacle

Choose Ercolano over Pompeii. An Umbrian hermitage over Assisi's basilica. A Renaissance-era olive orchard on a Calabrian escarpment where a Scandinavian importer once asked to be left alone for hours, just to sit among trees that have never seen Florence or Venice or the Vatican.

I lived in a trailer outside Assisi in 1977 for three weeks, five dollars a day. A short walk led to what was once a stall where they cooked food?local, healthy, humble. No crowds, no queues, just the simple Italian table. Until the New York Times "discovered" it decades later.

Sacred geography reveals itself in solitude, not in lines. You won't get the photo (or the "selfie") everyone else has. You might not even understand what you experienced until years later. But that's pilgrimage?walking toward something you can't quite name, letting it change you without fanfare.

St. Peter's used to be a place where you could park your car, have a picnic lunch on the steps, take your time. Now it's all restricting and queuing up. "Move on, hurry up, no pictures, people are waiting."

Go where the waiting isn't necessary. Go where silence still exists. Walk up the hill to Parioli and find a Rome for Romans and other wanderers. 

4. WORKING: Surrender Your Role as Consumer

Get your hands dirty. Harvest olives. Pick grapes. Help prep a village sagra. Work a fishing boat for a morning.

I arrived in a hilltop town called Bucita in Calabria in 1977, following the smell of wild herbs and figs baked in their leaves floating down from the hills. A storm threatened. The family needed hands in the fields for harvest. Like goats we swarmed the vineyards, competing with the bees for the nectar. The elements dominated everything?sun, rain, lightning, thunder?earth, alive and moving.

Years later, I spent days picking olives in Tuscany?900 pounds over several days, thinking about Italian work songs, dodging wasps. Tedious, physical, real.

Or maybe you end up sitting in someone's home at night, drinking their wine. Below you in the basement, thousands of crushed grapes fermenting. Above, a bare bulb lighting the room. The elders talking into the early hours of the morning. That's where I learned wine?not in books or at fancy tastings, but in rooms like that, with people who made it.

You understand terroir through your body, not your palate. You earn your place at the table differently when you've worked for it. Your muscles ache. Your hands smell like earth or oil or fish. And the meal that follows tastes like nothing you've ever paid for. 

5. FOOD AND WINE: Surrender Your Expectations

Find a no-menu trattoria. Or better yet, end up at someone's table where you eat what you're given.

I had one of these experiences in the hilltop town of Cir? in Calabria. L'Aquila d'oro?four tables for maybe eighteen people, a "truck stop" most would drive right by. The wife cooks. The husband and son serve. What followed was three hours, eighteen courses of throw-away food becoming revelation.

Baby goat intestines on oregano branches. Fava bean skins?tough, stringy things normally discarded for the prize inside. Ricotta that was milk in the creature yesterday morning. Not Saveur-magazine perfect. Not pretty. But memorable in ways no Michelin meal has ever been.

"This is the poorest of cuisines," my friend Paolo reminded me. "Made from things nobody in the city hungers for. Wild onions, herbs, parts of animals that get discarded, skins of plants no one would think were edible."

Throw away food. Or throw it down food, which is what we did.

If I served this meal to some friends back home, they might ask, "When are we going to start getting the Italian food?" But others would get it. They would understand they were in the kitchen of a woman from Calabria, tasting something out of this world that comforts and nourishes and is so delicious.

The same goes for wine. Skip the trophy bottles. Order the vino della casa. That house wine in many Italian trattorie is better than most wines you can buy in American supermarkets. Simple, fresh, for the moment. Go straight for it. You'll seldom be disappointed. 

Before You Go

These experiences share one requirement: you have to be ready to fail by bucket-list standards.

You might not get the photo. The directions you followed might lead nowhere.The winemaker might be out in the fields. You might sit on that bench for an hour and feel like you wasted time.

But if you're ready for Italy?truly ready?that won't matter.

Italy isn't a checklist. It's not a conquest. It's a country made up of people with feelings and emotions, with a culture that doesn't perform for tourists. Step off the trail everyone else is on.

Get lost. Sit still. Work. Eat what appears. Trust the locals over the algorithm.

Let Italy be Italy. And let it change you in ways you didn't plan.

Going to Italy?that's a good fortune most people never have. Don't waste it on checklists. This is one of the most intimate, beautiful places humans have created. Slow down enough, and it will let you in. That gift is worth more than any bucket list could promise. 


 

 Other reading: Italy is ready for you - Are you ready for Italy?

TrackBack
[11/27/2025, 07:26] Braccialieri Luxury Resort ? Ristorante Dodici Zappe ? Chef Francesco Giura ? Noto (SR)

Braccialieri ? un invito a rallentare, a respirare profondamente, a lasciarsi abbracciare dalla Sicilia pi? autentica. A sud-est, tra ulivi secolari e pietra bianca, a pochi minuti dal centro di Noto, prende forma un nuovo modo di intendere l?ospitalit?: un viaggio lento, multisensoriale, in cui paesaggio, tradizione e design dialogano nella stessa lingua.

Luxury resort ed eco-glamping allo stesso tempo, Braccialieri ? prima di tutto una casa condivisa. Sorge all?interno di un uliveto archeologico popolato da piante plurisecolari che custodiscono memoria e trasmettono serenit?. Qui la Sicilianit? si esprime attraverso un?estetica contemporanea, essenziale e accogliente: una bellezza sobria, mai ostentata, che mette al centro l?ospite e la natura circostante. La filosofia ? chiara: raccontare il lusso della semplicit?, dei ritmi lenti, dell?armonia con il territorio. Omaggiare la terra e chi l?ha lavorata nei secoli, i braccialieri, custodi silenziosi di un ecosistema rimasto integro e generoso. ? a loro, e alla loro eredit? fatta di cura e umilt?, che questo luogo rende tributo.

Ed ? proprio all?interno di questo luogo sospeso tra natura e memoria che prende vita Dodici Zappe, il ristorante che incarna la visione gastronomica di Braccialieri. Qui il racconto dell?ospitalit? si completa a tavola, dove il gesto del nutrirsi torna a essere un dialogo profondo con la terra. Un ristorante custodito tra le mura di un antico palmento dell?Ottocento, dove la memoria contadina pulsa ancora viva. Il nome rievoca l?antica unit? di misura dei braccianti, dodici colpi di zappa che scandivano il lavoro nei campi, simbolo di radici profonde, dedizione e rispetto per ci? che la natura offre.

In questo contesto autentico, lo chef Francesco Giura intreccia tecnica stellata e identit? territoriale, dando vita a una cucina essenziale e moderna, capace di emozionare senza superfluit?. Il suo percorso ? dall?Istituto Alberghiero Gasparrini di Melfi alle esperienze internazionali, fino alle cucine prestigiose del Marchesino di Gualtiero Marchesi e del Mandarin Oriental sotto la guida di Antonio Guida ? ha affinato uno sguardo gastronomico elegante, rigoroso e profondamente personale. Oggi, alla guida della cucina di Braccialieri, Giura porta avanti una visione che valorizza memoria e territorio, trasformando ogni piatto in un racconto. Buon viaggio!

La squadra

Executive Chef: Francesco Giura?
Pastry Chef: Mattia Savoca?
Capo partita: Giuseppe Iuvara?
Direttore di sala e Sommelier: Alessandra Fortunato?
Barista e Cameriere di sala: Gabriele Lippolis?

 

Il Benvenuto!

Ci avviamo verso il ristorante

Il caf? ??un?area incantevole circondata da un tripudio di bouganville e piante tipiche siciliane. Un?oasi di colori vivaci e profumi inebrianti che evocano il cuore autentico della Sicilia.

La piscina.

Tavolo conviviale… ideale per la nostra tappa primaverile in Sicilia VG Roadshow (Stay tuned)

L’ingresso a Dodici Zappe….

Sala e mise en place.

Aperitivo!

La cena si apre con una trilogia di amuse-bouche che introduce con immediatezza la filosofia della cucina.

La Sfera alla Norma ? un piccolo omaggio al grande classico siciliano, riletto con leggerezza e rigore tecnico. Un frollino al basilico e Parmigiano fa da base croccante a una semisfera di pomodoro datterino gelificato, farcita con una crema di melanzane montata a caldo. Completano il boccone ricotta salata e foglie di basilico. Nessuna frittura: solo precisione e pulizia di sapori.

Segue la tartelletta di pasta fillo ripiena di uno stracotto di cinghiale morbido e succoso, glassato con fondo bruno e rifinito con delicati fiori di sciso rosso. La lunga cottura a bassa temperatura garantisce una texture setosa, mentre la croccantezza della fillo aggiunge un piacevole contrasto al boccone servito tiepido.

Chiude il trittico il gambero rosso in tempura, leggero e fragrante grazie a una pastella a base di farina di riso e acqua frizzante. In accompagnamento, una maionese al sommacco e la sua polvere regalano una nota acida e speziata che pulisce il palato e prepara alla portata successiva.

Pane e grissini tirati a mano realizzati con lievito madre e semola 100%.

Stappiamo un Metodo Classico Brut Sicilia DOC – Terzavia

La ?terza via? del Grillo, uno spumante metodo classico che rappresenta la tradizione di un territorio in evoluzione, esaltando caratteri fino ad oggi inesplorati. Tradizione francese e spiccata personalit? siciliana. Una variet?, quella del Grillo, che continua a stupire per la sua poliedricit? e forza, in questa ?Terzavia? capace di comunicare una terra fortemente vocata ai grandi vini.

Splendidamente abbinato con il carpaccio di manzo che viene servito in una composizione fresca e mediterranea. La carne, tagliata finemente e condita all?ultimo per preservarne delicatezza e brillantezza, incontra una frisella cunzata resa morbida dall?idratazione con acqua di pomodoro. I pomodorini dry portano una dolcezza concentrata, mentre la cucuzza in agrodolce aggiunge la nota acidula necessaria a bilanciare il piatto. Un insieme equilibrato, che alterna morbidezze, croccantezze e sfumature dolci-acide con grande naturalezza.

L?Uovo a 65? arriva al tavolo come un esercizio di equilibrio tra dolcezza, grassezza e freschezza. La cottura a bassa temperatura lascia il tuorlo morbido e avvolgente, mentre il capuliato di pomodoro ne accentua la sapidit? mediterranea. Una spuma di cipolla, leggera e “sifonata”, aggiunge volume senza appesantire, e il limone salato fermentato introduce un?acidit? fine, quasi volatile, che bilancia il piatto. A completare, erba cipollina e un filo di olio verde per un finale aromatico e brillante.

Per il prossimo abbinamento proviamo un calice di AltroVerso Grillo Sicilia Doc 2024 Bio – Porta del vento

Di colore giallo dorato e brillante, al naso regala sensazioni fruttate e agrumate con note di pietra focaia e idrocarburi.
Il sorso ha un’ottima struttura ed eleganza, la sensazione sapido/salata lo rende fresco e persistente.

Il Risotto al peperone ? un piatto che gioca sulla purezza del gusto e sulla profondit? aromatica. La base nasce da una tostatura classica del riso, portato poi in cottura con un?estrazione limpida di peperone che ne definisce colore e intensit?. La mantecatura con burro e Ragusano dona cremosit? e una nota sapida elegante, senza mai coprire la componente vegetale. In chiusura, una finitura di peperoni arrostiti, ?all?abbraccio?, aggiunge una sfumatura affumicata e calorosa, completando un piatto che ? al tempo stesso essenziale e ricco di personalit?.

Passiamo ora all’incredibile Spaghetto con burro affumicato e alici di Cetara ? un piatto che vive di contrasti ben calibrati. Il burro, affumicato con delicatezza, avvolge la pasta senza sovrastarla, mentre le alici apportano una sapidit? profonda e pulita. L?uvetta introduce un tocco dolce che dialoga con i pinoli tostati, creando un equilibrio mediterraneo di grande armonia. Il finocchietto selvatico chiude il piatto con una nota erbacea luminosa, mentre la mantecatura con l?acqua di cottura garantisce una texture cremosa e avvolgente.

Passiamo ora a Firraru Family & Friends? Bianco Terre Siciliane IGT 2022 – Feudo Maccari

Nel calice si presenta di un giallo paglierino brillante con riflessi dorati e verdolini. Al naso offre un bouquet complesso e stratificato: agrumi gialli, albicocca fresca, pesca bianca e mela gialla, accompagnati da sfumature di ananas, mango e un delicato sentore di finocchio. Le note affumicate, dovute a un uso del legno misurato, si intrecciano a toni di pietra focaia, gelsomino e mandorla, creando un profilo aromatico ampio e articolato. Il sorso ? potente ma sempre preciso: un?acidit? lucida attraversa la frutta matura, sostenuta da una texture cremosa e da una freschezza armoniosa. La struttura rimane leggera ma ricca, con un finale lungo e persistente, segnato da una salinit? sottile, spezie fini e un elegante ritorno tostato. Una chiusura che sembra restituire l?eco del mare che modella questo vino.

Che accompagna con grande eleganza l?Ombrina all?abbraccio, che arriva con una cottura delicata che ne preserva tutta la morbidezza. Accanto, una tartare di pomodoro fresca crea un piacevole contrasto termico e di consistenze, mentre la salsa alle olive, finemente emulsionata, aggiunge profondit? e sapidit? al piatto. A completare, un friggitello fritto al momento che dona una nota croccante e leggermente amara, chiudendo l?insieme con equilibrio e personalit?.

Ed ora… dessert! Cioccolato e pomodoro ? un dessert che sorprende per equilibrio e coerenza aromatica. La sfera di cioccolato fondente, perfettamente temperata, racchiude un cuore di gel di pomodoro che introduce una freschezza inattesa ma perfettamente integrata. La crema inglese, delicatamente aromatizzata, avvolge il boccone con morbidezza, mentre origano e buccia di pomodoro completano il piatto mantenendo un filo conduttore vegetale che lega ogni elemento. Un finale dolce-sapido che gioca sulla finezza delle sfumature mediterranee.

Come piccola pasticceria: gelatina di lampone, tartelletta alla carruba, frutta invernale.

Se il buongiorno di vede dal mattino, qua ? dolcissimo

Nel cuore della tenuta Braccialieri nasce?l?Orto Bio Pizzuta, un luogo autentico dove la terra racconta la sua storia attraverso profumi, colori e sapori. Coltivato con metodi?biologici e sostenibili, l?orto rappresenta l?anima pi? genuina di Braccialieri e il legame profondo con la tradizione agricola siciliana.

Tra i filari di?pomodori ,?melanzane, zucchine, peperoni, erbe aromatiche e antiche variet? locali, ogni pianta cresce seguendo i ritmi naturali delle stagioni e viene curata con passione e rispetto per l?ambiente.

L?Orto Bio Pizzuta non ? solo un luogo di produzione, ma anche?un?esperienza sensoriale e culturale: gli ospiti possono visitarlo, raccogliere personalmente i prodotti freschi e partecipare a?percorsi di degustazione?o?cooking class insieme al nostro chef, per riscoprire i sapori autentici della campagna siciliana. Ogni ingrediente che nasce qui diventa protagonista delle creazioni del ristorante?Dodici Zappe, dove la cucina si trasforma in un racconto di territorio, stagionalit? e amore per la natura.

L?Orto Bio Pizzuta ?, in definitiva,?un piccolo ecosistema di armonia e bellezza, simbolo della filosofia di Braccialieri: vivere la terra, rispettarla e condividerne la sua ricchezza con chi la ama.

Per il light lunch: vitello tonnato

Focaccia con pomodorini

Tiramis?

La Piscina privata della nostra Suite.

La sera torniamo a fare visita a Dodici Zappe, d’altronde dove si ? stati bene…

Iniziamo con un calice di Metodo Classico Rosato Nero d?Avola Extra Brut 2020 – Cristo di Campobello?

Elegante e raffinato colore rosa cipria, brillante e trasparente, dal perlage fine e persistente. Profumi delicatamente fragranti, petali di rosa e ciliegia fresca, lampone e melograno. Al sorso ? ben strutturato, armonioso nella sua equilibrata acidit?-sapidit?, con riverberi di persistenza floreale e freschezza.

Gli amuse-bouche di questa sera sono tre piccoli assaggi che raccontano tecnica e identit?.

La tartelletta di tonno e buzzonaglia, completata da cipolla dolce e bottarga, ricorda la merenda del pescatore: un boccone crudo e saporito, in cui la componente ematica della buzzonaglia trova equilibrio nella sapidit? della bottarga e nella rotondit? vegetale della cipolla.

Segue il fungo croccante del bosco, un guscio dorato ottenuto con doppia panatura che racchiude un cuore morbido di patate e porcini. La ?polvere di terra?, ricavata da funghi essiccati, aggiunge un ulteriore livello aromatico e completa il richiamo al sottobosco.

Chiude la trilogia l?Uovo all?uovo, un gioco di consistenze in cui la crema d?uovo incontra la fonduta di caciocavallo, mentre la senape di bigione porta un contrappunto aromatico vivace. A lato, pane tostato e condito per accompagnare il boccone con una nota croccante.

Proviamo ora Salina Bianco Malvasia 2024 – Caravaglio

Focaccia al pomodoro

I dettagli degli interni sono una fusione elegante e commemorativa della Sicilia pi? vera.

Il men? di oggi inizia con il gambero rosso e la ventresca di ricciola, che compongono un piatto giocato su delicatezza e rotondit?. Le due marinature, eseguite separatamente, permettono a ogni elemento di mantenere identit? e precisione, mentre il servizio a temperatura ambiente esalta la texture setosa e la componente grassa della ricciola. La cicoria al limone porta una spinta acida brillante, bilanciata dalla dolcezza profumata della mostarda di fico. A rifinire, la bottarga di ricciola aggiunge profondit? sapida e un finale marino elegante.

La Scaccia d?agnello ? un boccone che unisce tradizione e finezza tecnica. La pasta, tirata molto sottile, avvolge un ripieno di agnello stracotto morbido e intenso, mentre il pecorino aggiunge una nota sapida e cremosa che arrotonda l?insieme. L?insalata di finocchi porta freschezza e croccantezza, creando un contrasto piacevole con la ricchezza del ripieno. La salsa verde, montata a freddo e arricchita con clorofilla, dona brillantezza e un finale erbaceo che illumina il piatto.

Stappiamo Occhio di Sale 2024 – Giuseppe Cipolla

Vino rosato ottenuto dall?assemblaggio di diverse uve, Nero d’Avola in prevalenza. ?Occhio? in siciliano spesso indica un piccolo spiraglio, pertanto Occhio di Sale va ad indicare una piccola area di terra, proprio un occhio, con concentrazione eccessiva di argilla e gesso, quindi salgemma.

In abbinamento al Gnocco ripieno di cinghiale,?un piccolo scrigno di sapori robusti e avvolgenti. L?impasto morbido e altamente idratato racchiude il cinghiale brasato, mentre la cipolla in agrodolce aggiunge una nota fresca e aromatica. La salsa verde all?erba cipollina e il fondo tirato completano il boccone, esaltando la sapidit? e il carattere deciso della carne.

Passiamo ora all?Anelletto in brodo di triglia,?un piatto elegante e armonioso. Il brodo limpido, estratto dolcemente da lische e teste, avvolge la pasta con delicatezza, mentre l?emulsione di ricotta aggiunge cremosit? e morbidezza. La caponata scomposta, servita in elementi separati, introduce contrasti di consistenze e sapori che rendono il piatto sorprendentemente dinamico.

Per il prossimo piatto: DBE Etna Rosso – Tenuta Solisciaro

Di un intenso colore rosso rubino, il Etna Rosso Doc Tenuta Solisciaro si distingue per la sua buona consistenza e per i suoi profumi avvolgenti. Al naso emergono sentori di frutta di bosco matura, sfumature speziate e delicate note di vaniglia, mentre in bocca si presenta caldo, morbido e asciutto, con tannini dolci e una discreta sapidit? che ne esalta la persistenza.

Il sorso esalta la Ricciola in panko, che propone un triplice gioco di consistenze e aromi: marinata, fritta e cruda, ogni porzione rivela una sfumatura diversa del pesce. La frittura veloce in panko regala croccantezza, il fondo di fungo porta profondit? umami e i cardoncelli, cotti e crudi, aggiungono contrasti di texture e un tono terroso equilibrato.

Infine, Lattico ? un dessert salato che gioca su equilibrio e contrasti. Un lingotto di caciocavallo concentrato si accompagna a una spuma acidulata all?aceto ridotto, mentre la cialda croccante all?origano completa il boccone con leggerezza e aromaticit?, chiudendo il percorso con un finale sapido e raffinato.

Come pre-dessert dolce prepariamo il palato con il peperone crusco: viene delicatamente glassato nel cioccolato di Modica, valorizzando il gioco dolce-salato senza ricorrere a fritture. Un boccone breve ma intenso, che prepara il palato alle portate successive.

La piccola pasticceria chiude il percorso in leggerezza e allegria: zeppole e paste di mandorla, servite in formato mignon, mantengono la delicatezza dei classici dolci tradizionali, grazie a cotture brevi e servizio immediato.

Il dessert ?Torrone non torrone? ? un omaggio creativo alla tradizione: una cake dolce con miele e frutta secca, leggermente affumicata per richiamare il carattere del torrone classico. La base montata al miele regala morbidezza, mentre la finitura affumicata aggiunge profondit? e memoria gustativa.

Uno scatto con i veri protagonisti di queste giornate!

Uno sguardo da vicino al resort

Con infinita gioia e gratitudine un immenso grazie, alla prossima!

Cucina

La cucina di Dodici Zappe nasce da una visione che unisce territorio e tecnica in un equilibrio misurato e incisivo. Lo chef Francesco Giura interpreta la materia prima con un approccio essenziale, lasciando che siano gli ingredienti ? spesso raccolti nei dintorni o selezionati da piccoli produttori ? a definire il ritmo del menu. Le sue esperienze nelle cucine stellate si percepiscono nella precisione dei tagli, nelle cotture millimetriche, nella pulizia del gusto. Ma ci? che colpisce davvero ? la capacit? di trasformare la memoria contadina in un linguaggio contemporaneo: piatti che non inseguono l?effetto, ma raccontano una storia attraverso consistenze nitide, sapori netti e una sensibilit? matura verso la tradizione siciliana.

Servizio e accoglienza

Il servizio rispecchia l?anima del luogo: misurato, cordiale, mai invadente. La sala accompagna l?esperienza gastronomica con un ritmo lento e rassicurante, lasciando spazio all?ospite di immergersi nei propri tempi. La conoscenza dei piatti e delle materie prime ? approfondita, ma condivisa con naturalezza. Il personale sa muoversi tra professionalit? e calore, creando un clima di accoglienza intima che amplifica il senso di autenticit? del ristorante. Ogni gesto, ogni parola, ogni dettaglio sembra pensato per far sentire l?ospite ascoltato, accolto e perfettamente a proprio agio.

Conclusioni

Dodici Zappe ? molto pi? di un ristorante: ? il completamento gastronomico di un progetto che celebra la Sicilia attraverso i suoi ritmi, i suoi sapori e la sua storia. L?esperienza qui ? coerente, armoniosa, capace di unire semplicit? e raffinatezza senza contraddizioni. ? un luogo in cui ci si nutre davvero di territorio, non solo attraverso i piatti ma attraverso un?atmosfera che invita a fermarsi, respirare e riconnettersi. Un indirizzo imprescindibile per chi cerca una cucina di identit?, profondit? e sincera eleganza.

Braccialieri Noto

Contrada Seggio Snc 96012 Avola (Siracusa)
Telefono:?+39 376 241 4542
Da Mar a Sab 19:30/22:30 | Dom 12:30/15:00

https://braccialieri.com/

L'articolo Braccialieri Luxury Resort – Ristorante Dodici Zappe – Chef Francesco Giura – Noto (SR) proviene da ViaggiatoreGourmet alias AltissimoCeto!.

TrackBack
[11/22/2025, 08:38] Ristorante Casa Romano ? Chef Luca Adobati ? Alzano Lombardo (BG)

Ci sono luoghi in cui la cucina non ? solo un mestiere, ma un?eredit?. Luoghi in cui il paesaggio non ? semplice cornice, ma parte integrante dell?esperienza. Casa Romano nasce esattamente qui: all?incrocio tra memoria familiare, vocazione territoriale e sguardo contemporaneo. Dalle colline bergamasche, dove tutto ebbe inizio negli anni Sessanta con la Trattoria Romano, la nuova generazione degli Adobati ha costruito un ristorante che ? insieme omaggio e nuovo capitolo, radice e slancio.

Sedersi a un tavolo di Casa Romano significa entrare in una storia lunga sessant?anni, oggi riletta attraverso la sensibilit? autoriale di Luca Adobati, cuoco cresciuto tra le brigate pi? influenti d?Europa e tornato a casa con una visione limpida: valorizzare la materia viva, ascoltare il ritmo della natura, trasformare la tradizione bergamasca in un linguaggio gastronomico capace di guardare altrove. Ogni piatto ? un frammento di questo racconto: un intreccio di ricerca, memoria e terroir, supportato da una rete di pi? di cinquanta piccoli produttori locali e illuminato da una finestra che si apre letteralmente sul cielo.

A Casa Romano non si mangia soltanto: si attraversa un paesaggio sensoriale in cui la cucina diventa emozione, la vista si fonde con il gusto, e il gesto dell?ospitalit? racconta ancora, e sempre, la forza silenziosa di una famiglia. In questo equilibrio sospeso tra passato e futuro, tra concretezza e visione, comincia il nostro viaggio.

 

La squadra

Chef: Adobati Luca
Sous-chef: Sonny Carrara, Edoardo Codalli
Pastry chef: Gianluca Cavalli
Ma?tre: Valentina Adobati, Sara Adobati
Sommelier: Marco Zanchi

 

Entriamo e ci lasciamo subito rapire dal panorama di fronte a noi…

Le danze si aprono con?un’amuse-bouche?davvero allettante a vista, olfatto, gusto: tartare di ombrina, gazpacho alle pesche e cosmos.

Tipologia pane e burro serviti:

  • Pagnottella con farina petra tipo 1
  • Focaccia a lunga maturazione con 80 per cento di idratazione
  • Grissini tirati a meno con polvere di cipolla caramellata.
  • Burro zangolato a mano fatto dalla zia dello Chef in una piccola azienda agricola ad Aviatico

Iniziamo con una tartare di tonno, bagna cauda di lago eseguita con pesce di lago sostituendo le acciughe, nasturzio e gel di lime. Il nasturzio aggiunge una nota erbacea e leggermente piccante, mentre il gel di lime dona freschezza e verticalit?, bilanciando il piatto con un tocco agrumato e pulito. Un incontro raffinato tra mare, lago e giardino.

Proseguiamo con altrettanti colori assaggiando il casoncello di mare, gambero rosso, arancia sanguigna e la sua bisque.

Un casoncello di mare che racconta un ricordo: l?ultima esperienza dello chef a Menton, tradotta in un boccone che unisce tecnica e memoria. La sfoglia racchiude una farcia lattica morbida e pulita, mentre la gourmandise del gambero rosso trova equilibrio nella gastrique di arancia sanguigna, vibrante e luminosa. La bisque intensifica la profondit? marina, e il pesto liquido richiama gli aromi mediterranei che hanno segnato quel periodo. Un piatto simbolico, dove mare, agrumi ed erbe diventano allegoria di un luogo e di un percorso personale.

In abbinamento con un calice di “SullaStella” Barbera d’Alba DOC Superiore 2019 – Hilberg-Pasquero

Il suo colore ? un rosso rubino, con riflessi tendenti al porpora. Al naso ? elegante e minerale, e ricorda le visciole e le marasche, una nota di sigaro e un estro minerale. L?assaggio risulta fresco e succulento, con un bel carattere fruttato e dei tannini delicati.

Passiamo ora ai tagliolini al tartufo. Tagliolino 30 tuorli fatto in casa con burro e parmigiano, demi glace al marsala e tartufo bianco a profumare.

Facciamo un salto verso la Francia con “Viaggio a Parigi”: il Cordon Bleu XL con contorni di stagione.

Un omaggio dichiarato agli anni trascorsi dallo chef nella capitale francese, reinterpretato con spirito giocoso e mano tecnica. Il protagonista ? un Cordon Bleu XL per due persone, realizzato con un controfiletto di vitello farcito con prosciutto cotto e fontina, racchiusi in una doppia impanatura dorata in burro chiarificato come da tradizione bistrot. A completare il piatto, una serie di contorni di stagione che richiamano il comfort casalingo, tra cui la peperonata di mamma Lory, ponte affettivo tra Parigi e casa. Un piatto ricco, conviviale, dal sapore nostalgico ma eseguito con rigore francese.

Ed eccoci al momento pi? dolce: cioccolato soffiato, cremoso al caramello salato e gelato ai funghi porcini.

Un dessert dal carattere profondamente autunnale che gioca sull?equilibrio tra comfort e sorpresa. Il cioccolato soffiato apre con una texture leggera e avvolgente, mentre il cremoso al caramello salato aggiunge rotondit? e profondit? aromatica. A spezzare la linearit? interviene il gelato ai funghi porcini, scelta volutamente audace: una nota terrosa e sapida che vibra contro la dolcezza, creando piccole scosse sensoriali. Un finale che non cerca compiacenza, ma curiosit?.

Chiudiamo con il caff? Gourmet 100 di Torrefazione Trismoka:?una miscela che racconta quarant?anni di ricerca e selezione, unendo sei delle migliori Arabiche provenienti da Guatemala, Per?, Brasile, Tanzania e India. In tazza si presenta con crema chiara e leggermente tigrata, tessitura fine e un corpo avvolgente. Al naso e al palato emergono note di frutta matura e agrumi, che al secondo sorso lasciano spazio a un profilo pi? caldo e profondo, dominato da cioccolato e cacao. Un caff? elegante, persistente, costruito con equilibrio e pensato per chi cerca una tazzina raffinata ma ricca di personalit?.

Immancabili le coccole finali con la piccola pasticceria:

  • Mini-cheesecake
  • Pralina al cioccolato bianco e pistacchio
  • Cremoso al cacao, hibiscus e aceto balsamico.

Grazie di tutto e…alla prossima!!

 

Cucina

La cucina di Casa Romano vive in quel punto esatto in cui la tradizione bergamasca smette di essere rassicurante e diventa materia viva, pronta a essere trasformata. Luca Adobati firma piatti che parlano il linguaggio del territorio senza mai cadere nell?ovvio: la stagionalit? guida ogni gesto, mentre tecniche assimilate nelle brigate pi? visionarie d?Europa modellano contrasti, texture e profili aromatici con precisione chirurgica. La filiera locale, pi? di cinquanta piccoli produttori selezionati personalmente, si traduce in ingredienti che arrivano in cucina gi? portatori di una storia: erborinati a latte crudo, ortaggi biodinamici, pescato fresco, tagli che restituiscono l?identit? rurale della regione. Ogni piatto ? un frammento narrativo che unisce concretezza, estetica e memoria con una sensibilit? contemporanea.

Servizio e accoglienza

Il servizio ? quello di una casa che ha fatto dell?ospitalit? un valore generazionale. Valentina e Sara Adobati portano in sala la stessa dedizione che da decenni definisce la famiglia: attenzione senza rigidit?, calore senza invadenza, una capacit? rara di anticipare i tempi dell?ospite mantenendo un ritmo naturale. L?ambiente, sospeso tra cielo e colline, accompagna l?esperienza con eleganza misurata: luci che cambiano al calare del sole, una sala che valorizza ogni stagione, un?atmosfera che invita a rallentare e lasciarsi avvolgere. La narrazione dei piatti ? chiara, competente, mai leziosa; il racconto del territorio emerge sincero, sostenuto da una profonda conoscenza della propria identit?.

Conclusione

Casa Romano rappresenta l?evoluzione di una storia familiare che ha saputo trasformarsi senza tradirsi. Dalla trattoria degli anni Sessanta al ristorante panoramico di oggi, tutto parla di un passaggio di testimone che non ? solo generazionale, ma culturale. Qui la cucina diventa un atto di gratitudine, il territorio il filo conduttore, la ricerca un orizzonte aperto. ? un luogo che invita a guardare lontano pur restando profondamente radicato, un ristorante in cui l?emozione entra nel piatto e si riflette sulle colline che lo circondano. Un?esperienza che non si limita a soddisfare: racconta, coinvolge e lascia un segno.

 

CASA ROMANO

Via belvedere 55, Alzano Lombardo
Tel: 035515135
Mail: info@casaromanoristorante.it
Sito web: www.casaromanoristorante,it

L'articolo Ristorante Casa Romano – Chef Luca Adobati – Alzano Lombardo (BG) proviene da ViaggiatoreGourmet alias AltissimoCeto!.

TrackBack
[11/18/2025, 19:10] "Spas, Tours, Golden Hour Too - We'll Be Blessed If You Come"

From the "Oops!... they did it again" dept. 

 

Apparently word hasn't gotten around yet. 
This arrived in my inbox today.
 
 Click images to enlarge  

TrackBack
[11/16/2025, 11:33] The Most Important Meal of the Day

Family outing Old California circa early 1930's - Nonna bottom right

Marion Nestle doesn't believe in breakfast. At 89, this nutrition expert who's spent decades exposing the food industry says most of the research claiming breakfast is the most important meal was sponsored by cereal companies. Kellogg's and General Mills needed to move boxes. They manufactured urgency. We bought it.

But nobody marketed the meals that actually mattered. My grandfather's brick bar-be-cue in old California. Every Sunday under the grape arbor. Probably the first place wine touched my lips. Those traditions?gathering, sharing a meal, an anonymous bottle or two of wine?they're gone now.

Family dinner al fresco - Palermo circa mid 1950's   

We have better everything now. Custom grills, exotic charcoal, grass-fed steaks, wines we can trace to specific hillsides. But something essential slipped away in all this improvement.

I walked into a new restaurant recently. Noise hit first?music, then voices bouncing off hard surfaces designed for Instagram. By evening they'd dimmed the lights and cranked the volume higher. Maybe I'm just over it. But I watched people half-shouting across small tables, trying to connect.

So people stay home. Not from antisocial impulse, but because they need to hear each other again. To see a face when it tells a story. To not be constantly barraged by questions ("How is everything tasting?").

At home you pour what makes sense. Wine's just there, part of it. It's there while you're talking about the world or work or nothing much. You taste it because you're paying attention?wine rewards that. You can't taste it properly while distracted, while your phone lights up with the next crisis.

With meals at home one can breathe with the wine. Conversation happens without someone constantly interrupting you. No one's eyeing your table, trying to upsell you every five minutes.

There was nothing like our Mamma's cooking 

Eat food, not too much, mostly plants. Pollan's mantra, Nestle's practice. Simple. Real. Not ultra-processed. Not manufactured. Not at 85dB. With music you can hear, maybe even enjoy, rather than some that seek to help the establishment turn the tables quickly.

In Italy, lunch is still an important meal. Businesses close. People sit. Wine flows, moderately. Then back to work. My grandfather's Sunday gatherings had that same understanding. Different place, different wine, same knowledge: an ordinary day can be made to matter. Why can't Tuesday have that attention?

We're in upheaval?political, social, economic. Wine consumption trending down. But maybe wine isn't the problem. Maybe we forgot how to weave it into the fabric of a meal instead of making it the excuse for one.

Holidays approach with their promise of important meals. Thanksgiving. Christmas. New Year's. But what if we didn't wait? What if Thursday lunch mattered? What if we stopped relegating lunch to desk salads grabbed standing up?

The most important meal isn't breakfast or dinner or Thanksgiving at two. It's whichever one you show up for. The one you make matter through presence.

Southern California - Nonno's bar-be-cue circa 1950's
 

My grandfather's backyard. That arbor. Those Sundays. The wine wasn't great, compared to the stuff we pour down our gullets today. But the moments were. Not because everything was perfect?people showed up. They sat. They stayed. They made memories we inherited.

We cannot go back to that California. It fell off the map some time ago, vanished into whatever country the past becomes. But the practice hasn't. Setting a table. Paying attention to what you're eating, who you're with, what's in the glass. Not for Instagram. Not to escape. Just presence.

Food, perhaps wine, certainly time, gratitude not as sentiment but as the act of noticing what stands before you, and in uncertain times not because it repairs the outer chaos but because it reminds us we are still here, still human, still capable of that most ancient and essential act of sitting down and being in each other's presence.  

wine blog +  Italian wine blog + Italy W
TrackBack
[11/13/2025, 20:26] Nuove Stelle MICHELIN Italia 2026: tutti i ristoranti stellati della Guida Michelin Italia 2026

Guida MICHELIN Italia 2026

Un nuovo 3 Stelle, nuove stelle dappertutto? l?Italia brilla ancora di pi?

La Guida MICHELIN Italia 2026 ? stata svelata al Teatro Regio di Parma, confermando l?Emilia-Romagna come palcoscenico d?elezione della grande kermesse. Un?edizione simbolica, che inaugura i festeggiamenti per i 120 anni di Michelin in Italia e porta con s? una pioggia di riconoscimenti.

Un nuovo 3 Stelle MICHELIN

 

Sale a 15 il numero dei ristoranti 3 Stelle MICHELIN in Italia grazie all?ingresso di:

La Rei Natura by Michelangelo Mammoliti ? Serralunga d?Alba (CN)
La cucina di Michelangelo Mammoliti, immersa tra i vigneti di Langa, ? un concentrato di precisione, poesia e memoria gustativa. Piatto dopo piatto, la materia prima viene celebrata con accostamenti audaci ma armonici, in un percorso totale per i sensi: non solo si mangia, si viaggia.

Confermano le 3 Stelle MICHELIN, e quindi lo status di ristoranti ?che valgono il viaggio?:

  • Casa Perbellini 12 Apostoli ? Verona

  • Villa Crespi ? Orta San Giulio (NO)

  • Piazza Duomo ? Alba (CN)

  • Da Vittorio ? Brusaporto (BG)

  • Le Calandre ? Rubano (PD)

  • Dal Pescatore ? Canneto sull?Oglio (MN)

  • Osteria Francescana ? Modena

  • Enoteca Pinchiorri ? Firenze

  • La Pergola ? Roma

  • Reale ? Castel di Sangro (AQ)

  • Uliassi ? Senigallia (AN)

  • Enrico Bartolini al MUDEC ? Milano

  • Quattro Passi ? Nerano (NA)

  • Atelier Moessmer Norbert Niederkofler ? Brunico (BZ)


Nuovi 2 Stelle MICHELIN

Due nuovi ingressi nella categoria dei ristoranti che ?valgono la deviazione?:

  • Famiglia Rana ? Oppeano (VR) ? chef Francesco Sodano
    Un racconto di unione e ricerca, tra orto, laboratorio e Mediterraneo: tecnica, materia e sensibilit? si incontrano in una cucina che parla di armonia e autenticit?.

  • I Tenerumi ? Isola di Vulcano (ME) ? chef Davide Guidara
    Una visione radicale sul mondo vegetale, portato al centro della scena con etica, studio e leggerezza creativa. Ogni piatto ? un gesto, ogni assaggio un?idea che resta.


22 nuovi ristoranti 1 Stella MICHELIN

Sono 22 le nuove 1 Stella MICHELIN, distribuite lungo tutta la penisola, con un forte segnale sulle nuove generazioni:
8 chef hanno 35 anni o meno, di cui 2 under 30.

Tra le novit? (elenco selezionato):

  • Le Petit Bellevue ? Cogne (AO) ? Valle d?Aosta

  • Cracco Portofino ? Portofino (GE) ? Liguria ? under 30

  • Rezzano Cucina e Vino ? Sestri Levante (GE)

  • Senso Lake Garda Alfio Ghezzi ? Limone sul Garda (BS) ? Lombardia

  • Abba ? Milano (MI)

  • Procaccini ? Milano (MI) ? under 30

  • Olio ? Origgio (VA)

  • Porcino ? Badia (BZ) ? Trentino-Alto Adige ? under 35

  • Quellenhof Gourmetstube 1897 ? San Martino in Passiria (BZ)

  • Agli Amici Dopolavoro ? Venezia / Isola delle Rose (VE) ? Veneto

  • Cavallino ? Maranello (MO) ? Emilia-Romagna ? under 35

  • Da Lucio ? Rimini (RN)

  • Luca?s by Paulo Airaudo ? Firenze (FI) ? Toscana

  • Sciabola ? Forte dei Marmi (LU)

  • Al Madrigale | Nuova Cucina Rurale ? Tivoli (RM) ? Lazio

  • INEO ? Roma (RM)

  • La Terrazza ? Roma (RM)

  • Casa Bertini ? Recanati (MC) ? Marche

  • Zunica 1880 a Villa Corallo ? Sant?Omero (TE) ? Abruzzo

  • Il ristorante Alain Ducasse Napoli ? Napoli (NA) ? under 35

  • Umberto a Mare ? Forio / Ischia (NA) ? Campania

  • Capogiro ? Baja Sardinia (SS) ? Sardegna

(In grassetto, nel comunicato originale, i ristoranti segnalati come novit? in corso d?anno.)

In totale, la selezione 2026 conta 394 ristoranti stellati:

  • 15 ristoranti ***

  • 38 ristoranti **

  • 341 ristoranti *


5 nuove Stelle Verdi MICHELIN

Si allarga anche la community della Stella Verde MICHELIN, che premia le pratiche virtuose e sostenibili in cucina. Entrano:

  • La Bursch ? Campiglia Cervo (BI) ? Piemonte

  • Kircherhof ? Albes (BZ) ? Trentino-Alto Adige

  • JOHANNS ? Molini di Tures (BZ) ? Trentino-Alto Adige

  • C? Matilde ? Rubbianino (RE) ? Emilia-Romagna

  • Une ? Capodacqua (PG) ? Umbria

Il totale sale cos? a 72 ristoranti con Stella Verde in Italia.

 

SONO 5 I PREMI SPECIALI MICHELIN NELLA SELEZIONE ITALIANA 2026

MICHELIN YOUNG CHEF AWARD 2026 offerto da Metro Italia, assegnato a Mattia Pecis del ristorante Cracco Portofino, Portofino (GE).

?Da zero a duemila: ? la giovane ma gi? intensa traiettoria di Mattia Pecis, capace di assorbire il meglio da maestri indiscussi della cucina italiana e di restituirlo con una voce propria, autentica e brillante. La sua cucina attraversa con naturalezza le vette alpine e le coste marine, sempre nel rispetto profondo del territorio in cui opera, valorizzandone le eccellenze agricole con sensibilit? e intelligenza. Spontanea, gioiosa, personale: la sua cucina riflette il suo carattere, e conquista per la capacit? di trasformare il piacere in esperienza.?

MICHELIN SERVICE AWARD 2026 offerto da Intrecci ? Alta

Formazione di Sala assegnato a Giulia Tavolaro del ristorante Maxi, Vico Equense (NA).

?Colonna portante di questo angolo incantevole della Costiera Sorrentina, Giulia accoglie e guida una clientela internazionale con eleganza, gentilezza e una passione autentica. La sua determinazione trasforma ogni incontro in un?esperienza memorabile, dove l?ospite ? sempre al centro e il servizio diventa la cornice perfetta che esalta la magia della proposta culinaria?

MICHELIN CHEF MENTOR AWARD 2026 offerto da Blancpain, assegnato ad Heinz Beck del ristorante La Pergola, Roma.

?In oltre vent?anni di tre Stelle MICHELIN, Heinz Beck ha trasformato La Pergola in un laboratorio di eccellenza gastronomica, dove generazioni di giovani cuochi hanno potuto formarsi sotto la guida di un maestro capace di trasmettere una visione unica della cucina: quella della leggerezza, dell?equilibrio, del benessere. Il suo approccio, frutto di una costante collaborazione con il mondo accademico e scientifico, ha ridefinito il concetto di alta cucina, coniugando gusto e salute in modo innovativo. Heinz Beck ? non solo uno chef di straordinario talento, ma anche un instancabileGUIDA MICHELIN divulgatore e formatore, che ha contribuito in modo decisivo alla crescita culturale della gastronomia contemporanea.?

MICHELIN SOMMELIER AWARD 2026 offerto dal Consorzio Franciacorta, assegnato a Ivana Capraro del ristorante Castel fine dining, Tirolo (BZ).

?Ivana ? un punto di riferimento per chi cerca emozioni pure nel calice. Con competenza e sensibilit?, interpreta i gusti dell?ospite e crea abbinamenti perfetti, valorizzando i piccoli produttori e rappresentando con eleganza i grandi vini pregiati. I suoi consigli sono un viaggio tra le vigne, raccontato con entusiasmo e passione, che trasforma ogni esperienza in un momento indimenticabile.?

MICHELIN OPENING OF THE YEAR AWARD 2026 offerto dal Agnelli 1907, assegnato a Gian Marco Bianchi del ristorante Al Madrigale |

Nuova Cucina Rurale, Tivoli (RM).

?La storica Tivoli apre le porte a un nuovo ristorante d?eccellenza, dove lo chef Bianchi e la sua squadra trasformano ogni esperienza in un viaggio attraverso le tradizioni gastronomiche della regione. Non un viaggio qualsiasi, ma un percorso personalizzato, in cui i sapori autentici si fondono con una visione contemporanea, avvolti da un servizio impeccabile e dall?eleganza di un ambiente storico.?


Numeri, geografia e panoramica

  • Lombardia conferma la leadership con 64 ristoranti stellati

  • Seguono Campania (48), Toscana (45), Piemonte (34) e Veneto (34)

  • Tra le province, guida Napoli (27 stellati), davanti a Roma (26), Bolzano (21), Milano (20) e Salerno (16)

Sul fronte Bib Gourmand (la ?buona cucina a prezzi contenuti?):

  • Piemonte ed Emilia-Romagna condividono la vetta con 34 insegne ciascuna

  • Seguono Toscana (26), Lombardia (23) e Veneto (18)

Complessivamente, il panorama 2026 della Guida MICHELIN Italia conta:

  • 15 ristoranti ***

  • 38 ristoranti **

  • 341 ristoranti *

  • 255 Bib Gourmand

  • 1322 ristoranti selezionati per la ?buona cucina?

Per un totale di 1971 ristoranti nella selezione.

ATTENZIONE!? ? DECLASSAMENTI e CHIUSURE


La selezione Italia 2026 della Guida MICHELIN ? disponibile gratuitamente su sito e app ufficiale dalle 15:00 del 19 novembre 2025, con possibilit? di prenotare direttamente ristoranti e hotel selezionati.

VG con Michael Ellis, ex direttore internazionale Guide Michelin – I miei primi anni…con qualche kg di meno

Permette un ballo ? Super evviva!??

Se desideri diventare un autentico Viaggiatore Gourmet e scoprire in anteprima, tappa dopo tappa del nostro VG Roadshow, le nuove stelle della ristorazione, entra nel nostro Club e vivi con noi queste esperienze da protagonista. (Link che segue sotto per maggiori informazioni)

https://altissimoceto.com/prodotto/green-card/

Scopri il nostro calendario di eventi esclusivi, tra cui molti dei ristoranti protagonisti della nuova guida Michelin 2026!

https://altissimoceto.com/meeting-eventi/

#GuidaMichelinIT #MichelinStar26

Arrivederci per l’edizione 2027! [VG Broadcasting LIVE in full effect]…

Viaggiatore Gourmet

Partner ufficiale della cerimonia di presentazione Pentole Agnelli since 1907?

{ "@context": "https://schema.org", "@type": "NewsArticle", "headline": "Nuove Stelle MICHELIN Italia 2026: tutti i ristoranti stellati", "datePublished": "2025-11-19T12:30:00+01:00", "dateModified": "2025-11-19T12:30:00+01:00", "author": { "@type": "Person", "name": "Claudio Sacco" }, "publisher": { "@type": "Organization", "name": "Altissimo Ceto", "logo": { "@type": "ImageObject", "url": "https://www.altissimoceto.com/path-al-logo.png" } }, "image": [ "https://www.altissimoceto.com/path-immagine-copertina.jpg" ], "description": "Nuove Stelle MICHELIN 2026 in Italia: elenco completo di 3, 2 e 1 stella, ristoranti, chef e regioni, con analisi firmate Altissimo Ceto." }

L'articolo Nuove Stelle MICHELIN Italia 2026: tutti i ristoranti stellati della Guida Michelin Italia 2026 proviene da ViaggiatoreGourmet alias AltissimoCeto!.

TrackBack
[11/12/2025, 10:20] Persona Non Grata

Retrieved from my spam file ?*

 
 
Click images to enlarge

wine blog +  Italian wine blog + Italy W
TrackBack
[11/09/2025, 11:27] Midnight in the Cellar: Wine, Sleep, and the Slow Burn
Wine, time and transformation


The scent woke me. Not an alarm, not a voice - just that yeasty, intoxicating pull of fermentation working in the dark. It reached through the window, through my first sleep, drew me from bed the way the aroma of those ripe figs had drawn me when we first arrived in Bucita that September of 1977. Siren calls, both of them. Irresistible.

I made my way to the cellar. Cool stone underfoot, a single light carving shadows from the darkness. My cousins were already there, not doing much of anything. Just present. Just attending. We didn't talk much. Didn't need to. The wine was holding court - that gentle gurgle and hiss of wild yeast doing ancient work in wicker-wrapped demijohns that might have held our great-grandparents' wine.

Outside, the stream. Wind whistling through the clay tiles. A light breeze carrying the scent of September hills. Outside, a waft of bergamot. Inside, just the slow burn of transformation.

This was the wakeful hour between sleeps - that pause where nothing productive happens but everything important does. We weren't checking temperatures or consulting charts. We were simply there, breathing the same air as the working wine, letting time notice itself.

Years later, I would learn that humans used to sleep this way: two sleeps with a conscious interval between. That our bodies still want to wake at 3am not because something's wrong, but because something's deeply right - something's remembering. In that Bucita cellar, I was living in that remembered rhythm without knowing its name.

The wine taught me before science did: transformation cannot be rushed. Attention cannot be scheduled. The slow burn asks nothing but presence.

For most of human history, no one slept through the night. At least not the way we think of it now - that continuous eight-hour block we're told is "normal" and worry we're broken when we can't achieve it.

Our ancestors slept in shifts. First sleep, then a wakeful hour or two around midnight, then second sleep until dawn. Historical records from Europe, Africa, Asia describe this pattern as unremarkably as we might describe breakfast. People woke around midnight, tended fires, prayed, made love, visited neighbors, contemplated their dreams. Then returned to sleep.

It wasn't insomnia. It was the rhythm.

The interval between sleeps had a quality. Not dead time but noticed time - the kind of attention that shapes how we experience duration. Without artificial light, those midnight hours felt different. Slower, richer, more permeable. Time you could actually feel passing through you rather than rushing past you.

We lost this rhythm through the steady creep of efficiency. First oil lamps, then gas lighting, then electricity turning night into usable waking time. Factory schedules demanding continuous blocks of rest to maximize continuous blocks of labor. By the early 20th century, eight uninterrupted hours had become the ideal, and anyone who woke in between was failing at sleep.

But the body remembers. That 3am waking isn't malfunction - it's your biology looking for the pause that used to be there.

 
Emotion changes how we experience time. Not metaphorically. Literally. When we're anxious, our internal clock slows and minutes stretch. When we're engaged and present, time flows. Sometimes it compresses. What's really happening is we stop measuring and start experiencing.

In that Bucita cellar, time felt slow not because it was boring but because it was full. Rich with sensory detail, emotional presence, the kind of attention that creates memory. That's why I can still smell that cellar 48 years later, still feel the cool stone, still hear the gurgle of fermentation and the stream outside.

This is what the slow burn creates: noticed time. Time you're actually present for.

Traditional winemaking built this into its structure. You couldn't rush fermentation, couldn't force aging, couldn't engineer away the waiting. You had to attend. Check on things not because a timer went off but because the smell called you, because you were in relationship with the working wine. The worry, the satisfaction, the anticipation building over months or years - that was the emotional texture that made the wine, and the winemaker, who they were.

But like sleep, wine got efficient.

Temperature-controlled stainless steel eliminated the need for midnight visits. Cultured yeasts made fermentation predictable. Micro-oxygenation accelerated aging that used to take years. We learned to make technically perfect wine faster, more consistently, with less risk and less attention.

We compressed the intervals out.

And something strange happened: the faster wine got, the more anxious the wine business became. Will it score well? Will it sell? Is it ready yet? What's the trend? The constant low-grade stress of quarterly thinking, of wines engineered for immediate pleasure because no one wants to wait, of measuring everything in 90-day cycles and shareholder value.

We traded the slow burn of deep engagement for the constant simmer of low-grade stress.

The irony is brutal: efficiency was supposed to free us from the tyranny of time, but instead it just changed the quality of our captivity. The old way was slow but emotionally rich. The new way is fast but feels endless. We're always working, always optimizing, always behind. Time drags even though everything's supposedly faster.

We compressed sleep into one efficient block and wonder why we wake anxious.

We compressed winemaking into predictable timelines and wonder why wine has lost its story.

Same problem. Same loss. 


Some winemakers still work the old way. Still visit the cellar when the smell calls them. Still wait for fermentation to finish on its own terms. Still let wine sleep through winters in barrel, waking and resting in its own rhythm. They're not behind the times. They're remembering a different relationship to time itself.

This isn't about rejecting technology or romanticizing poverty. That Bucita cellar was hard work, make no mistake. But it was work done in human time, emotional time, noticed time.

The slow burn isn't slower. It just feels different. Richer. More alive.

I've spent forty years in the wine business translating the Italian wine message to a country that mostly wanted Chardonnay and Cabernet. I've seen wines score 95 points and disappear in a year. I've seen wines with no scores at all become someone's epiphany, their own golden bottle in the cabinet, their own jasmine and honey moment they'll remember decades later.

What survives isn't the efficient wines. It's the ones that held their time.

When researchers remove artificial light and clocks from people's lives - put them in conditions like our ancestors knew - they naturally return to the old rhythm. Two sleeps. The wakeful interval between. The body remembers what the culture has forgotten.

I think about that Bucita cellar often now. How the smell called me. How we just stood there, cousins in the half-dark, breathing with the working wine. How time felt - not fast or slow but present.

The slow burn isn't a technique. It's a relationship with time itself - the kind our ancestors knew in their bones, in their two sleeps and wakeful intervals, in their patient attendance to things that cannot be rushed.

We're not behind the times when we wake at 3am or make wine the long way or wait for figs to ripen in their own season.

We're remembering what time is for.

 

 

wine blog +  Italian wine blog + Italy W
TrackBack
[11/02/2025, 10:30] The Great Inversion: How Italian Wine's Future Moved South
wine blog +  Italian wine blog + Italy W
TrackBack
[10/26/2025, 10:00] The Economics of Bullshit: Wine's Junket Folly

Scroll through Instagram on any given Tuesday and you'll see them: sun-drenched vineyard photos, perfectly plated lunches in Tuscan courtyards, selfies with winemakers, glasses raised against golden-hour light. Don't forget the hashtags ? #blessed #winetasting #sponsored (maybe). The aesthetic is flawless. The credibility? Not so much.

But here's what you won't see: the unspoken contract. The implicit understanding that this week in Chianti, these meals, this business-class ticket, comes with an expectation. Not a requirement, mind you. Just an... understanding. You don't bite the hand that flies you first class and puts you up in a restored monastery. That would be ungrateful.

Is this journalism? Marketing? Or something murkier that we've all agreed not to examine too closely?

The Quid Pro Quo No One Mentions

Let's be honest about what's happening here. When a winery or consortium spends thousands of euros bringing writers to their region, they're not funding some noble pursuit of truth. They expect return on investment. And the writers? They know it. They're not stupid?just conveniently flexible about what "editorial independence" means.

The selection process itself tells you everything. You don't get invited back if you wrote that the wines were overpriced or the hospitality was lacking. The system self-selects for the pliable, the positive, the ones who'll post pretty pictures and talk about "hidden gems" and "undiscovered terroirs." It's Darwinian, really. Survival of the most compliant.

Compare this to traditional journalism. The New York Times forbids staff and freelancers from accepting comped travel?a strict ethical policy against even the smallest hint of undue influence. The practical reality, as one editor explained, is that newspapers live in glass houses: you can't run expos?s on lobbyist junkets while your wine writer sips Barolo on someone else's dime. Ethics and optics are intertwined when credibility is your currency.

This is access journalism?when reporters become so dependent on their sources that they lose the ability to be critical. Ask the wrong question at a White House press conference and watch your credentials disappear. Wine writers face the same trap. When your livelihood depends on maintaining relationships with the very people you're covering, objectivity isn't just compromised. It's impossible. But hey, the Brunello is fantastic.

The Professional Junket Circuit: Serial Abusers of the System

But the real problem isn't the occasional press trip. It's the professional hangers-on?the serial junket-takers who've built entire careers on free travel. They're living the dream, funded by someone else's marketing budget.

You know them when you see them. Check their Instagram: Tuscany today, Pened?s tomorrow, Bordeaux next week, Napa by month's end. They're not wine writers who travel; they're travelers who occasionally mention wine between selfies. The telltale signs are everywhere: more photos of themselves than the wines, captions that could apply to any winery anywhere ("What a magical day!"), and a concerning ratio of exclamation points to actual information.

Here's the math that should alarm every winery owner: If someone is doing twelve or more press trips a year, when exactly are they writing? When are they developing the deep knowledge that makes coverage valuable? The answer: they're not. They're spreading shallow coverage thin, posting a TikTok video (one of 34 million posted daily!) that fades in twenty-four hours, maybe a blog post if you're lucky. But don't worry?they'll definitely tag you.

Yet wineries keep inviting them. Why? Because PR firms need to "fill seats." Because follower counts create an illusion of influence. Because nobody wants to admit they can't measure the return on investment. So let's just keep doing it and hope the algorithm rewards us.

Let's talk about what this actually costs. A week-long press trip to Italy?flights, hotels, meals, ground transportation, winery visits?runs easily three to five thousand dollars per person. Multiply that by eight or ten invitees. What did the winery get? A few social media posts that'll be buried in the algorithm within days? Maybe a blog entry that'll get a hundred views from other wine bloggers? But look?thirty-seven likes! That's basically virality.

That money could have hired a sales rep for a month. Could have upgraded the tasting room. Could have paid for a presence at a major trade show where actual buyers congregate. Instead, it funded someone's personal brand. And their next passport renewal.

And that's the perpetual motion machine at work. Each trip makes these "influencers" look more influential, which gets them invited on the next trip, which makes them look even more influential. They're building their brand on your dime. Rinse, repeat, provide minimal value. It's the circle of life, Tuscan villa edition.

The FTC Disclosure Theater

The Federal Trade Commission requires disclosure of "material connections"?which includes free trips. Influencers must use clear language like "#ad" or "#sponsored." Must place it prominently. Must make it "hard to miss."

In practice? You get "#ad" buried seventeen hashtags deep. Or "Thanks to XYZ Winery for hosting!" without clarifying that "hosting" meant five thousand dollars in expenses. Very transparent. Very ethical.

But here's the thing: even perfect disclosure doesn't solve the ethical problem. It just makes it legal. You can disclose a conflict of interest without eliminating it. Readers don't need labeled bias?they need unbiased information. There's a difference. Though apparently not one the FTC cares much about.

When the Influencer Becomes the Brand

We've reached a strange inflection point where people make their living as "wine content creators." Their full-time job is posting about wine. Which raises an uncomfortable question: when wine coverage is your livelihood, who's really the client? The readers, or the wineries paying for your lifestyle?

Trick question. It's neither. It's the algorithm.

The metrics game compounds the problem. Analysis shows more than sixty percent of influencers admit to buying followers, likes, or comments. Fake accounts number in the millions. Yet wineries make decisions based on these numbers, unable to verify what's real and what's manufactured. It's the economics of bullshit?spending real money on fake influence, measuring success in meaningless impressions while actual sales remain a mystery. But the engagement rate looks great in the PowerPoint.

And some of these folks have developed quite the sense of entitlement. I've heard stories?the blogger who demanded a business-class ticket before ever visiting a region, the influencer who refused to post without additional "compensation" beyond the free trip. When did we start treating wine producers like ATMs? Oh right?when someone figured out they'd actually pay.

The Uncomfortable Truth

Here's the question nobody wants to answer: Can you accept a five-thousand-dollar trip and still be objective?

Maybe the answer is simpler than we've been admitting. Maybe you can't. Maybe we need to stop pretending there's some magical ethical framework that makes it okay. Either commit to independence?pay your own way, accept the limitations?or admit you're doing PR and market yourself accordingly. Just don't call it journalism while you're working on your tan in someone else's vineyard.

But don't insult us by calling it journalism while posting from a Tuscan villa someone else paid for.

Wine lovers trying to navigate this increasingly murky information landscape deserve to know what's genuine. Which recommendations come from expertise and which from expedience? The trust that took decades to build in wine media is eroding, replaced by cynicism. Wine deserves better than song-and-dance men and Instagram hangers-on. The hardworking farmers and winemakers pouring their lives into bottles deserve advocates who can't be bought. And consumers deserve to know whether they're reading a review or an advertisement.

As they say in carpentry: measure twice, cut once. It's time the wine world cut the bullshit. 


 
wine blog +  Italian wine blog + Italy W
TrackBack
[02/21/2025, 09:06] Ho pubblicato un reel

Un reel, uno short, s? insomma quei filmati veloci, hai presente. Non ? farina del mio sacco, l'autore ? questo gentiluomo, ma ? perfetto per descrivere come io la pensi circa questo: in breve, si parla di un fatto, l'alcol fa male o no? Il cliente che frequenta il luogo analogico della mia enoteca gi? lo sa, perch? glielo ripeto anche io: l'alcol fa male. Che a dirlo sia quello che vende alcol poco importa, sarebbe (sempre) il caso di dire le cose come stanno. Dopodich?, io (e il mio cliente) siamo gente che beve alcolici, solo dovremmo farlo con attenzione, misura, cautela, posto che bere alcolici fa parte di una serie di comportamenti che ci mettono a rischio: andare in moto, fumare, intrattenere frequenti rapporti con l'Agenzia delle Entrate: posso garantire che sono tutti comportamenti dannosi per la salute. Per questo le supercazzole che negano il fatto si meritano il reel che segue.

TrackBack
[04/12/2024, 09:45] Genova Wine Festival 2024, due o tre cose che so di lui


La seconda edizione del Genova Wine Festival, da qui in poi GWF, anno 2020, era bella che pronta a partire ma il lockdown ce l'ha levata di sotto il naso. Annullata, cancellata, non si fa. Tutto quel che ? successo dopo ? storia, ma ora che parlo di GWF 2024 non posso non iniziare con questo ricordo spiacevole. Un giorno studieranno questo incipit nelle scuole di scrittura creativa e lo indicheranno come esempio negativo: non iniziate un racconto con una menata. Quindi per emendarmi un po' da questo attacco respingente vi dico che succede adesso, ma a modo mio, per punti, elencando con attenzione le cose che non leggerete nei comunicati stampa. Che non cielo dicono.

Nota di stile: i link li metto tutti alla fine cos? se non vuoi sorbirti il pippone scrolla gi? in fondo.

Il Genova Wine Festival ? una figata

Nel panorama delle infinite rassegne enoiche questa ? una fiera su invito. Significa cio? che noi, il team di Papille Clandestine che organizza, ci siamo tolti lo sfizio di creare il nostro dream team degli espositori, scegliendo chi ci piace. Questa cosa ha creato infiniti guai per un motivo essenziale: le aziende eno che hanno successo e vendono tutto il prodotto senza alcuna fatica non fanno fiere. "Non ho vino. A che mi serve? La domenica riposo. Non ne ho voglia. Quel giorno ho judo":  normalmente ci hanno risposto cos?. Quindi li abbiamo implorati (alcuni anche moltissimo): per favore, siamo simpatici, siamo creativi, siamo umili, facciamo cose. Ha funzionato con una cinquantina di loro, che qui adesso ringrazio ancora, mentre a quelli che ci hanno risposto gne gne posso solo dire: vabb? tanto ci riproviamo l'anno prossimo. (Che a dirla tutta, veramente no, c'? pure qualcuno che ci siamo detti: "questo ? simpatico come un ausiliario del traffico e lo depenniamo forever". Sei forse tu, che leggi ora, quello? Eh, saperlo).

Papille Clandestine ? una macchina da guerra
L'associazione che organizza GWF si chiama Papille Clandestine ma nessuno la chiama cos?, ci chiamano tutti Papille Gustative e io ormai ci ho rinunciato a correggere, ragazzi cambiano nome che tanto usano quell'altro. Comunque sia l'associazione ? composta da una cupola di (circa) una dozzina di pazzi furiosi, quorum ego, ognuno dedito a uno o pi? aspetti che compongono una fiera del vino: il termine "logistica" non spiega niente, ci sono un milione di dettagli che vanno incastrati con precisione e i papilli (chiamiamoli cos? che faccio prima), durante innumerevoli riunioni operative nottetempo che manco i carbonari, sono esattamente i cavalieri che fecero l'impresa. Ogni dettaglio ha avuto il suo curatore, e ogni associato ha lavorato assai. Io per esempio mi sono occupato tra l'altro di laboratori (alcuni), eventi off GWF (alcuni) ma soprattutto una parte che ho amato molto, sognare a occhi aperti: "Fiorenzo chi chiameresti? - Ecco, io vorrei questo e quello". E poi via cos?.

La ricaduta sul territorio
Questo capoverso ha un titolo troppo serio, era meglio se lo cambiavo con uno cazzaro. Per? un po' ? vero, ci piaceva l'idea che la citt? risentisse in positivo di questa rassegna. Per questo ci sono numerosi eventi che collegano alla rassegna le realt? produttive cittadine (sto parlando come un assessore leghista, lo so, ora la pianto). Insomma ci sono queste serate in diversi ristoranti ed enoteche di citt? che comunque generano una vibe positivissima intorno al GWF. (Ho usato "vibe", ora sono a posto). Inoltre questa fiera consente l'accredito gratuito agli operatori, e signori miei questo succede a Genova, scusate ma mi pare rilevante. Di nuovo, ci piace accogliere gli enofili e ci piace avere un occhio di riguardo per quelli che fanno del vino il loro lavoro: come mi disse una volta un signore che stimo, "il vino si fa per venderlo".

E direi che basta, come post che annuncia "arriva il GWF 2024". Ci si vede il 4 e 5 maggio. Ecco i link come promesso.

Genova Wine Festival ? una (orgogliosa) produzione di Associazione Culturale Papille Clandestine.
La homepage di GWF ? qui, contiene tutto quel che c'? da sapere (tipo quali aziende ci sono).
Siccome tutto accade a Palazzo Ducale a Genova, date un'occhiata alla location (La grande bellezza, proprio).

TrackBack
[02/22/2024, 12:23] Report, quello di adesso, 2024

Perch? scrivere l'ennesimo wall of text quando c'? gi? chi se la sbriga meglio, e pure velocemente? Allora tanto vale linkare Ernesto Gentili, che dice tutto quel che va detto sulla nuova puntata di Report dedicata, con modi sommari, alla nostra bevanda del cuore. Giusto una citazione:

"Dopo aver sentito definire WineandSiena come uno degli eventi pi? importanti del panorama nazionale e aver scoperto, bont? loro, che ci sono perfino due produttori (uno scovato in Abruzzo e uno in Veneto) dall?animo puro, qualche dubbio che ci stiano prendendo in giro pu? anche sorgere".

TrackBack
[11/03/2023, 10:09] Di Fornovo, fiere, fastidi, e un libro (fondamentale)


Sono partito per Fornovo avendo in testa questo passaggio, tratto dall'opera pi? fondamentale recente sul vino (Epistenologia, cio?).

?Esco dall?ennesima fiera del vino, vivo vitale naturale indipendente nudo critico resistente e corsaro, con consueto disagio e un gran mal di testa. Non sono i solfiti, certo che no, e poi tanti vini che ho amato son qua, gli irregolari e scomposti. Non ? questo, non ti agitare: non ho cambiato gusti rispetto al precedente viaggio. ? piuttosto il chiacchiericcio costante da indulgenze plenarie, tutta quella polvere che l?ambulare continuo da un banco a un altro, da un ?prova questo? a quest?altro solleva, insieme alle solite baggianate sulle annate e le frasi fatte che le accompagnano. Tutto questo mi procura un po? di fastidio, ma sono io, non ? certo colpa del vino. Abbiamo conosciuto dei vecchietti siciliani un po? persi e sperduti per la prima volta evidentemente portati a Milano perch? ora il loro ?prodotto? si vende. Mi piace il loro vino ma non per quel misero assaggio al banchetto, dosi talmente omeopatiche che sembra di essere in quel film di Antonioni dove si gioca a tennis senza pallina; mi ? piaciuto perch? mi piacciono loro, e questo non ? un surrogato rispetto al piacere del vino. Anzi, ormai sono questi gli aspetti del vino che noto: quella frase ?conta solo quel che ? dentro il bicchiere? ? qualcuno ancora lo dice, e con supponenza, come se rivelasse una verit? persino profonda ? non vuol dire nulla. Non c?? nulla solo dentro il bicchiere, perch? quel che ? dentro ? sempre anche fuori. Nemmeno dal rigoroso punto di vista delle ricerche sul percepire: perch? gustare, come ormai sanno tutti, ? multi- e cross-sensoriale.
Poi una volta che esco m?infastidisco anche di me che ho provato fastidio?

Insomma ero malmostoso, preventivamente. Ma poi quell'ultimo passaggio, "mi infastidisco anche di me che ho provato fastidio", per me arriva a proposito, siccome mi ci specchio dentro da un pezzo.


A Fornovo pioveva (ma che notizia ?, del resto)

Fatto sta che ho improvvisato qualcosa per evitare il fastidio. Questa edizione di Fornovo era per me pi? libertaria del solito, non avevo mappe o desideri. Cos? in mezzo ai molti produttori notissimi, con folle di assaggiatori al tavolo, ho scelto sempre i tavoli dove il produttore meno noto, o proprio sconosciuto, era da solo, mezzo triste mezzo assonnato. Ecco, ho fatto una raffica di assaggi cos?. E sono stati quasi tutti assaggi molto interessanti, al punto che pure essendo partito per Fornovo pensando "non mi serve nulla" adesso ho tre o quattro nomi che considero con favore. Forse questa formula destrutturata si rivela ideale, ma comunque Fornovo non ha deluso nemmeno quest'anno.

Sconosciuti a me, sconosciuti al mondo come lo frequento, il mondo digitale, internet, la conoscenza condivisa. Che nel frattempo ? diventata cosa? Pure quella vittima di una forma di enshittification, ovvero: alcune cose cambiano, ma inevitabilmente in peggio. Potrei fare qualcosa in proposito per rimediare, uno di quei post riassuntivi di nomi, aziende, assaggi, schede, punteggi. Ma ci sono due problemi: ho detto che ho scelto in via preventiva produttori depressi e abbandonati, ora che figura ci faccio ad elencarli? Ma soprattutto: siccome non possiamo non dirci perulliani, cio? seguaci della filosofia di tanto autore, che smonta senza scampo chi fa il mestiere del redattore di schede (io, tra l'altro!), come si fa?

Ci? ? fastidioso, no? E ovviamente m?infastidisco anche di me che ho provato fastidio.

TrackBack
[10/18/2023, 11:58] Due assaggi della domenica e si scopre che


Quando arriva domenica metto da parte qualche assaggio della festa, e riservo a quel giorno bevute che immagino pi? divertenti. Anche se come sempre quando apro una bottiglia di vino non so mai davvero cosa mi aspetta, come la scatola di cioccolatini di Forrest Gump. C'? un'idea di massima, spesso delle aspettative, che finiscono sempre per intralciare l'assaggio, o ti deludono o resti sorpreso, ma appunto non sai mai.

Ecco il Rosso di Montalcino 2022 di Tiezzi: produttore molto stimato per il lungo cursus honorum, per aver fatto cose grandiose col sangiovese a Montalcino su due piccoli vigneti, il Poggio Cerrino e Vigna Soccorso. Dunque mi aspettavo la sangiovesitudine e la montalcinit? (non saprei come dire meglio) in fondo a quel bicchiere. Aspettative molto soddisfatte: il Rosso subito ha un naso truculento di sangue e macelleria, poi si quieta piano verso il mentolato (un naso di erba aromatica, verde, direi) e il frutto. Bocca super salda, tannino davvero squillante, sorso dritto e verticale, come a dire di grande soddisfazione, nel complesso un vino che mi piace perch? non rinuncia al carattere ruvido e nello stesso tempo ? appagante, sul finale risulta confortevole a dispetto delle premesse e del quadro generale. Ma come ci riesce? Beh, ci riesce. Il genere di assaggio che vorrei rifare il giorno dopo.

 

E una retro etichetta non ce la vuoi mettere?


Nel relax del fine pranzo risento il Rum Millionario 15 Reserva Especial, solera, che viene dal Per?. Posso ripetere quel che ho detto l? per l?: non me lo ricordavo cos? buono. Assaggio che supera le aspettative quindi, perch? io guardo spesso al Rum (quello nello stile dolcione, perlomeno) come a una bevuta un po' appesantita dalla zuccherosit?, tant'? che il Rum migliore ? quello che riesce a maneggiare la botta mielosa alternandola ad altro - ma a cosa? Qui c'era in effetti un alcol pulito, l'invecchiamento col metodo solera lo ha asciugato, la bocca era sollecitata ma non stuccata di dolcezza lasciva. Caspita, mi dico da solo, bravo Millionario, bel lavoro. Ancora adesso non so come mai non lo ricordassi cos? bene, serviva proprio il ripasso della lezione.

Ora mi devo studiare qualcosa di nuovo per la prossima domenica, vediamo che mi invento.


TrackBack
[10/10/2023, 10:05] Brut Tradition Vorin-Jumel. Le basi, proprio

Qualche considerazione dopo l'assaggio del nuovo Champagne Brut Tradition di Voirin-Jumel. Nuovo in quanto c'? stato un piccolo cambiamento nelle percentuali delle uve dell'assemblaggio, ora predomina il pinot nero col 61%, il restante ? chardonnay. Fino a un paio d'anni fa era cinquanta-e-cinquanta. Essendo arrivato fresco fresco, potevo esimermi dall'assaggiare subito, curioso come sono? Non potevo. 

Direttamente dalla mia galleria personale

Quindi ecco: il pinot nero prevale quanto basta, senza strafare, cio? non esagera in potenza ma fa il suo bel lavoro, conferisce una certa fierezza. Lo chardonnay segue a ruota, in secondo piano ma certo non dimesso, col suo corredo di crema pasticcera, insomma un po' di delicatesse che serve a completare il quadro. La retro etichetta ? del genere parecchio esplicativo, ci tiene a dire tra l'altro che la cuv?e in questione ? essenzialmente figlia della vendemmia 2020, e fa bene siccome ? una bellissima annata, col tradizionale saldo di vini di riserva.

Questo ? il genere di Champagne-base che praticamente ogni maison ha nel suo listino, in un certo senso ? il vino che rappresenta lo stile e le capacit? appunto basiche di chi produce. Per me i brut tradition (spesso si chiamano tutti cos?) sono assai significativi, perch? definiscono la champagnitudine (esiste 'sta parola? Boh) in maniera essenziale: eccolo qui, lo Champagne. Un po' come quando metti alla prova lo chef chiedendogli di fare la pasta al burro: vediamo un po' quanto sei bravo. E succede che quello ti stupisce tirando fuori un gran piatto, fatto di semplici materie prime di alto livello, e classe nell'esecuzione.


La retro in tutta la sua dettagliata spiegazione

Ma questo brut tradition, si diceva: bello e godevole, profuma di agrume e pan brioche, in bocca ha la vena salata tipica del genere, con quel dosaggio zuccherino che non ? n? poco n? tanto, ma ? in grado di sedurre le masse. Nuovamente, questa ? la missione delle cuv?e basiche, essere facili senza tradire la verve della tipologia. E farsi bere con volutt?. Il tradition di Voirin non mi delude nemmeno stavolta col piccolo cambiamento nel dosaggio. Ce ne sono tanti come lui, ma questo ? il mio. In quanto scelto da me.

TrackBack
[07/07/2023, 08:23] Com'? fatto un produttore di vino

Oggi ho mandato un mail ad un vigneron che mi fornisce cose buone. L'indirizzo mail solito ha un autorisponditore, ed ecco la risposta:


Tradotto liberamente: ciao ma ho avuto una bimba, la seconda (la famiglia cresce!) quindi fino ad agosto ho il mio da fare, parlane con mia sorella o col cantiniere (seguono email relativi). 

Ecco, quando si parla, molto, di differenza tra produzione artigianale e produzione industriale, io ci mettere pure questo, come distinguo: il vignaiolo (vignaiola, in questo caso) artigianale ? un umano, al quale capitano felicemente cose umane, quindi regolati di conseguenza, aspetta un attimo, parlane con chi mi sostituisce perch? adesso non posso. Questo, spero sia chiaro, ? alquanto meraviglioso, ? l'essenza dell'avere a che fare con umani, e non con misteriose SpA, o gente che in vigna ci va per sport, se ci va. E again spero sia chiaro, questa enoteca sceglie pervicacemente fornitori della prima specie.

TrackBack
[06/09/2023, 12:32] Di ritorno da Pantelleria, assaggi e cogitazioni laterali


Pantelleria ? una terra aspra. Distante, ai confini meridionali dell'Europa, spazzata da un vento impietoso che non a caso ? all'origine del suo nome arabo. Terreno vulcanico, ovunque la lava spunta con le sue lame di pietra nera e affilata. Isola senza spiagge, circondata da scogli inaccessibili fatti della stessa lava che scartavetra le estremit? degli umani, i quali pensando di essere al mare cercano un punto dove, chess?, fare un tuffo. Molto meglio fare camminate in mezzo a quella natura, meglio il trekking. Le strade sono spesso strettissime e inerpicate, ricordano le single track road viste in Scozia, quando preghi di non trovare nessuno in direzione opposta, perch? non sapresti dove accostare. Ma cos? hai la scusa buona per percorrere quelle strade molto lentamente, per goderti i paesaggi spettacolari tutto intorno. Nei pochi giorni in cui ho pilotato la vettura noleggiata, ho tenuto praticamente sempre la seconda marcia. La terza quasi mai. La quarta e la quinta sono praticamente inutili. 

Il vigneto pantesco (di Pantelleria, cio?) ? fatto cos?.

Pantelleria ? una terra estrema e difficile, le piante della vite sono alberelli infossati a proteggersi dal vento, e sono un bel disagio da vendemmiare, l? in basso. Questa terra dove l'uomo ha dovuto creare residenze, i dammusi, fatti di mura spessissime a proteggersi dal caldo che diciamo africano per amore dell'iperbole ma qui lo ? davvero, siccome siamo davanti all'Africa, questa terra durissima produce uno dei vini pi? dolci, flessuosi, accoglienti, confortevoli e deliziosi del globo. 

Il Passito di Pantelleria sembra la reazione opposta al suo contesto, quasi a contraddire le premesse. Qui sostanzialmente c'? un'unica uva, il moscato di Alessandria o moscatellone o zibibbo, clone diverso dal piemontese moscato bianco di Canelli. Vinificato come vino secco, senza alcun residuo zuccherino, ha l'aromaticit? gradevole del vitigno con un carattere spiccato e, questo s?, direi territoriale, indomito. Nella versione passita tocca il suo vertice, come dicevo pare un negativo fotografico di quella terra.

La situazione produttiva enologica a Pantelleria non ? dissimile da quella del resto del mondo: esiste un artigianato encomiabile che propone passiti da tuffo al cuore, struggenti e sensazionali. Esiste anche qualche tipo di industria che fa numeri ed ? certamente pi? pittoresca e turistica, diciamo. Nelle loro cantine si trovano pi? facilmente etichette disponibili e milanesi imbruttiti. I vini della prima categoria sono eternamente introvabili, e pure la visita in cantina ? meno agevole ("venite pure ma vino non ce n'?"). Lascio al mio lettore indovinare quello che piace a me. A questo proposito, ecco un paio di assaggi.

Salvatore Murana
Produttore storico, amato, stimato, rispettato. Vini inappuntabili e densi non solo nella struttura della dolcezza, ma anche densi di suggestioni e richiami. Murana ha diverse versioni del suo passito, Martingana imperativo e solenne, Mueggen una pietra miliare, Turb? apparentemente pi? delicato. Gad? ? la versione secca della stessa uva, salino e ampio. Il "Creato" ? raro e prezioso, ora si beve il 1983 (non ? un refuso) perch? affina per decenni, letteralmente. Ho provato a chiedere il suo prezzo, e alla risposta ("costa come un biglietto aereo per Pantelleria") non ho ritenuto di fare altre domande. Certo, che meraviglioso privilegio averlo nel bicchiere, con quel colore brunito e il finale interminabile.

Gli assaggi da Murana.

I vigneti intorno.

Da Murana ? visitabile, tra l'altro, il giardino pantesco: costruzione circolare a proteggere, di solito, una pianta di agrume, che senza il riparo non potrebbe crescere.

La retro etichetta del Creato racconta gi? molto.

Mueggen ha un equilibrio perfetto tra frutta essiccata e note marine.

Salvatore Ferrandes
Ci vuole un po' di fortuna, nel caso di Ferrandes: per trovarlo, anche geograficamente intendo, e trovarlo disponibile perch? gli impegni che ha sono numerosi, il lavoro in vigna per esempio. E comunque ? un altro produttore che, dati i numeri, ha scarsissimo vino disponibile - abbiamo prenotato qualcosa, abbiamo incrociato le dita, ora speriamo. Il suo passito ha una tensione dolce struggente, tiene impegnato l'assaggiatore per mezz'ore col naso infilato nel bicchiere perch? ogni olfazione ? un nuovo riconoscimento, una nuance inedita. In bocca pressoch? infinito. 

La strada per arrivare da Ferrandes ? una cosa cos?.

Assaggio di grande intensit?, definitivamente.

La (micro) cantina di Ferrandes, solo acciaio, niente legno.

L'uva appassita, peraltro buonissima.

E gli altri che non nomino
Nei miei giri per cantine naturalmente ho visitato anche il fashion e il decadente, poi c'? quello che non risponde al telefono e quello che non risponde alla mail, tutti questi non li nomino essenzialmente perch? non ho voglia di grane. Io comunque consiglio, nei preparativi delle visite di cantina, di infilare sempre un produttore che potrei definire industriale, o modaiolo, quello che ha sempre vino e ha la struttura fatta apposta per accogliere l'enoturista: ? un tipo di conoscenza utile, didattica, spesso costoro hanno numerosi meriti, consentono la visione ampia e soprattutto consentono di fare la scelta finale, viste tutte le opzioni.
TrackBack
[04/01/2023, 09:27] Aspettati l'inaspettato


In questi giorni ho scaricato tra le altre cose il Dolcetto d'Alba 2022 di Francesco Principiano. Produttore di formidabili nebbiolo e Barolo in Monforte, Principiano riesce a stupire pure con cose solo apparentemente piccole, come questo dolcetto.

La denominazione del dolcetto ? vasta e varia: Ovada, Alba, Dogliani, Acqui, Asti, e altre che dimentico perch? sono troppissime. Io sono un fan di Ovada, per molteplici motivi che hanno a che fare col chilometro zero (praticamente Ovada ? entroterra di Genova) e col fatto che l? la mia famiglia aveva vigneti, lo scorso millennio, e io facevo vendemmie e lavori connessi. Senza dire che molti Dolcetto di Ovada sono buoni come il pane - e a questo proposito ultimamente da un ovadese fatto assaggi molto interessanti, ma questo ? un altro discorso, e un altro post.

Il Dolcetto d'Alba di Principiano, dicevo. Si conosce bene, nel nostro giro, la triste storia del dolcetto albese: volentieri espiantato per far posto al nebbiolo che ? pi? figo e, ops, remunerativo, sta diventando raro (quello buono). Anche per questo ho preso al volo l'occasione di aggiungere il dolcetto agli altri rossi del produttore. E adesso scusate, mi faccio i complimenti da solo, ho fatto proprio bene: che meraviglia nel bicchiere. Floreale di violetta come da accademia dell'assaggio, frutti neri fitti, bocca succosissima e viva, tannini e un po' di agrume rosso su quel finale cos? langarolo, ruvido con simpatia. Un po' non te lo aspetti, ma vedi? Bisogna aspettarsi l'inaspettato. 

A voler dare punteggi io direi 87/100, in enoteca circa 11 euro, roba da prenderne a casse, ecco.

TrackBack
[01/11/2023, 08:54] Intelligenza naturale

Probabilmente sapete gi? cosa sia Chat GPT, la miglior versione di intelligenza artificiale in grado di elaborare testi e semplicemente chattare sulla qualsiasi. Oggi ci siamo intrattenuti in una simpatica conversazione, e il risultato, direi, non ? niente male.

"Il vino naturale ? un tipo di vino che viene prodotto senza l'utilizzo di additivi artificiali o conservanti e con il minimo intervento possibile durante il processo di produzione. La fermentazione avviene generalmente con lieviti presenti naturalmente sull'uva, senza l'aggiunta di lieviti selezionati in laboratorio. Inoltre, tali vini spesso non vengono filtrati o chiarificati prima dell'imbottigliamento".

Con Chat GPT si accede facilmente con l'account Google, per chi non ha voglia di ulteriori login. E con il robot uso modi educati, perch? quando Skynet prender? il potere si ricorder? che sono una personcina a modo, e non mi sterminer?.

 

TrackBack