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| [08/04/2008, 00:01] | Librandi: sentirsi (ed essere) vignerons in terra di Calabria |  |  Credo di essere sufficientemente rigoroso e dotato di una buona dose di onestà intellettuale da non farmi condizionare dall?amicizia, antica, profonda, saldissima con la famiglia Librandi, titolare della più bella casa vinicola cirotana e calabrese e una delle migliori di tutto il Sud Italia, da potere tranquillamente affermare che con quest?anno, con le produzioni attualmente in commercio, l?azienda, che pure ci aveva abituato negli anni a standard importanti, ha toccato vertici qualitativi straordinari e mai raggiunti, con così tanta evidenza, in passato. Quello che mi ha sorpreso, nei giorni ? bellissimi ? passati la scorsa settimana a Cirò marina, degustando tecnicamente i vini, ma soprattutto mettendoli ripetutamente alla “prova del nove”, quella che taglia la testa al toro, ovvero la verifica del loro funzionamento a tavola, in abbinamento ai piatti dell?appetitosa, saporita, colorata cucina locale, e girando per i vigneti ? uno spettacolo ? situati negli areali di Cirò, Crucoli, Strongoli, Casabona in Val di Neto, e discutendo di tante cose con gli amici Tonino e Nicodemo Librandi e con i figli di quest?ultimo Raffaele e Paolo, perfettamente inseriti in azienda e impegnatissimi, perché quando si hanno 240 ettari vitati e si producono circa due milioni di bottiglie, c?è da tirarsi su le maniche e da correre, è la assoluta consequenzialità di un percorso operativo. Un lavoro che parte dalle vigne, dalla loro concezione e gestione e cura minuziosa, sia che si tratti si vigne di proprietà sia di vigne di conferenti, con alcuni dei quali è stato creato un rapporto di collaborazione e di co-gestione votata alla qualità di stampo trentin-altoatesino, si trasferisce in cantina e finisce, secondo una logica di assoluta imprenditorialità, che prevede la giusta promozione del prodotto, il collocamento sui vari mercati, nella bottiglia. Contenitore il cui valore intrinseco si carica di ulteriori legati alla valorizzazione, e posso dirlo?, al ?riscatto? di un territorio splendido ma che gira ancora a tre marce su cinque a disposizione, ad iniziative di comunicazione e progetti di tipo culturale, ad operazioni coraggiose che richiedono tempo e pazienza per essere non solo condotte in porto, ma capite nella loro giusta portata. Bene, tutta questa serie di cose, una ricerca e una sperimentazione assidua condotta nel vigneto, centro di tutto il pensiero e dell?azione della famiglia Librandi, e giustissima pertanto la recente assegnazione del Premio Veronelli a Nicodemo, viticoltore nel sangue e vigneron di tempra langhetta o borgognona - con la collaborazione di ricercatori universitari ed esperti al massimo livello, lavoro che si è tradotto in diversi convegni organizzati negli anni e in uno splendido libro curato dal professor Mario Fregoni, Gaglioppo e i suoi fratelli, che fa egregiamente il punto su tutto quanto è stato fatto nel corso di quindici anni, ed un concetto di qualità cui offre un contributo fondamentale la consulenza tecnica del più serio dei nostri enologi, Donato Lanati, con il formidabile staff dei suoi collaboratori, costituirebbe un ?bluff? o qualcosa di gratuito se poi non si traducesse in vini veri che sanno esprimere la verità e l?unicità di questa autentica Enotria tellus. Invece, e mai come quest?anno, quando mi sono trovato di fronte ad una qualità complessiva altissima, ad una gamma compatta dove ogni vino ha una precisa identità e non cannibalizza nessun un altro proponendosi come doppione, da questo lavoro serissimo quasi ?matto e disperato? per dirla in termini leopardiani, esce un?idea di vino, cirotano, calabrese, meridionale, mediterraneo, italiano che ti fa capire, ad ogni sorso, in ogni circostanza di servizio, come quel vino non sia casuale, ma finalizzazione (come lo è un grande gol dopo una veloce azione in linea, condotta secondo schemi ed estro e tecnica), di un sentimento, di una coscienza viticola, vinicola, enologica di assoluto rigore e grande anima. Troppo facile parlarvi dei ?gioielli? di casa Librandi, di quel collaudatissimo Gravello, mirabile sintesi-dialogo di Gaglioppo e Cabernet Sauvignon, elegantissimo, morbido, avvolgente nella sua versione 2006 (prodotta in centomila esemplari), oppure di uno dei miei prediletti, il Magno Megonio la cui annata 2006, ancora scalpitante, bisognosa di tempo in bottiglia, imponente e dotato già ora di quel timbro che lo rende unico ed inimitabile, promette mirabilie. Provate invece a misurarvi, con una versione 2005 da standing ovation per eleganza, morbidezza, perfetta sintesi di struttura tannica (e che tannini signori!) e dolcezza calibrata del frutto, con il vino simbolo dei Librandi, con il Cirò riserva Duca San Felice, quintessenza di Gaglioppo, dimostrazione della grandezza e della duttilità di quest?uva cirotana per antonomasia (che solo gli ingenui possono pensare possa dare il proprio meglio sui rosati e non vinificata in rosso), e ricordarvi che di questo capolavoro sono disponibili qualcosa come 180 mila esemplari, oppure rimanere di sasso di fronte all?equilibrio assoluto, alla piacevolezza contagiosa, al nitore del frutto, ad un carattere ?nordico e piemontese? che ricorda quasi un grande Dolcetto, raggiunto dal Melissa Doc Asylia rosso 2007 (80 mila esemplari), alla perfetta sintesi di corpo, solarità, giusta maturità di frutto, tannino presente ma levigato, carattere leggermente e piacevolmente selvatico ma elegante raggiunta da un Cirò rosso 2007 (diverse centinaia di migliaia di pezzi) mai così diretto, compiuto, sinuoso nel suo modo di porsi! E poi, che dire - solo un miope e uno stolto può mettere in dubbio che rappresentino, e di gran lunga, il meglio della produzione regionale per questa particolare tipologia (e preferir loro vini sulla qui qualità preferisco tacere?) ? dei due rosati, il Cirò Doc e l?Igt Val di Neto Terre lontane che con l?edizione 2007 (e posso dirlo visto che li bevo e li seguo da almeno 10-12 anni) raggiungono la loro definitiva consacrazione? Cerasuolo corallo rubino smagliante il primo, naso profumato di lampone, ribes, rosa, succoso, ben polputo, eppure freschissimo, mirabilmente equilibrato e sapido il primo, un?enfatizzazione del rosato importante il secondo, tornato ad essere Gaglioppo in purezza dopo aver accolto per anni una quota di Cabernet franc (i Librandi stanno sensibilmente riducendo la quota dei vitigni internazionali a bacca rossa presenti in vigna), vino succulento e perdonatemi la metafora, sensuale e malioso come una bella moracciona calabrese con tutte le curve, un bel 90-60-90, al punto giusto e una terza abbondante che ti fa prendere dalla vertigine quando scruti nella sua scollatura! Vino ricchissimo, imponente nelle dimensioni, nella ricchezza di polpa, nell?avvolgente rotondità carnosa da seno non rifatto, pieno di tutto quel che vorresti un rosato, anche se tutto lascerebbe pensare, dal colore cerasuolo corallo acceso ? rubino trionfante, alla sinfonia fruttosa dei profumi, alla loro densità, alla materia quasi masticabile, golosa, alla lunghissima persistenza, con un tannino presente ma non aggressivo, trattarsi di un rosso. Un rosato per estimatori ?con gli attributi?, che ho iscritto d?imperio al club ristretto dei super rosati, il Montepulciano Cerasuolo Pié delle Vigne di Cataldi Madonna, Il Magilda di Barsento, il Campo di Mare Duca Guarini, il Montepulciano Cerasuolo Cerano di Pietrantonj, talvolta il Rogito di Cantine del Notaio, il Montepulciano Cerasuolo Villa Gemma del povero Gianni Masciarelli, che mi fanno letteralmente ?pazziare? con i loro proclamati eccessi. E poi che dire, se non che degustati alla cieca faticheresti a pensare che siano nati in Calabria, tanto sono eleganti nello stile, tecnicamente ineccepibili, freschi, vivaci (anche se bevuti dopo due o tre anni dalla vendemmia), dei bianchi, dal più impegnato e impegnativo Efeso base Mantonico, il cui 2007, del nitore cristallino e dal naso petroso, profumato di muschio e frutta esotica ha solo bisogno di almeno 7-8 mesi in bottiglia per emergere con la sua sorprendente personalità ai due Greco, Cirò bianco e Asylia bianco, dotati di una piacevolezza di beva, di una sapidità, di una facilità di accompagnare i cibi che lascia senza parole? ?Filosoficamente? m?interessa meno, con la sua composizione base Chardonnay e Sauvignon, ma come non negare che con le sue 350 mila bottiglie prodotte (che puntualmente si esauriscono e creano problemi di assegnazione all?azienda) il Val di Neto Critone, è una perfetta case history, un esempio di vino moderno, ma fatto con cuore e sensibilità, in terra meridionale? Come non dire sì, si stappi e si beva con piacere, evviva!, di fronte al suo giallo paglierino scintillante e multiriflesso, al naso svettante di gelsomino e agrumi e mandorla, al gusto ricco, vivo, sapido, di grande ampiezza, ad una magnifica acidità che tempera la materia succosa del frutto? Troppo generose e amicali le mie osservazioni? Niente affatto! Chiunque abbia occhi, naso e cuore ed intelligenza per capire e relazionare il tutto al particolare contesto potrebbe cogliere la particolarità ed il fascino innegabile della realtà Librandi, farsi coinvolgere ed emozionare, percorrendo con lo sguardo la tenuta Rosaneti (nelle prime tre foto), che visitai per la prima volta quando non era ancora stata piantata una sola vite e che oggi è un giardino vitato, toccando con mano quello che questa famiglia ed i suoi collaboratori (un team ricco di giovani motivati da un vero e proprio orgoglio aziendale) anno dopo anno realizzano. Ci saranno, com?è abitudine e gusto di casa Librandi, ulteriori sviluppi e addirittura sorprese (su cui mi è obbligo tacere, ma che mi paiono in prospettiva straordinarie e che mi hanno già dato in nuce testimonianza del loro significato) e nuovi prodotti verranno ad arricchire una gamma già articolata e vivace. Novità tutte attentamente meditate, studiate in ogni dettaglio, con tutto il tempo necessario a disposizione perché arrivino a giusta maturazione e al grado di espressione ottimale per renderle delle scommesse ben calcolate e vinte e non degli inutili azzardi. Il giusto tempo per tutto, in questo universo dominato dalla luce, in questo oceano di vigneti dove in fondo, all?orizzonte? riluce e ti richiama il mare?  | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/24/2008, 07:45] | Bum |  | La centrale nucleare di Tricastin, avrete letto, ha dato piu' d'un problema, ultimamente. Oltre a quelli serissimi, pure qualcuno inaspettato: "il consorzio di produzione del 'Coteaux du Tricastin', prestigioso vino a denominazione di origine controllata del 'Midi' francese, ne cambiera' probabilmente l'appellativo entro il 2009, in tempo per la vendemmia: preoccupa infatti i responsabili dell'ente vinicolo l'omonimia con il sito dove sorge la centrale nucleare da dove l'8 luglio scorso si verifico' una fuga di uranio allo stato liquido". [Agi].
Questa vicenda potrebbe essere d'aiuto, preventivamente, al nostro deprecato legislatore, che ha deciso di darsi all'obsoleta tecnologia nucleare nei prossimi (almeno) dieci anni, quando nel frattempo andremo tutti in bicicletta - oppure, sperabilmente, ci verra' concesso l'uso della tecnologia aliena reperita a Roswell. Nel frattempo, dicevo, il nostro governo potrebbe evitare di impiantare centrali nucleari coincidenti coi toponimi enologici: immaginate un po' l'effetto che farebbe la "centrale nucleare di Neive"; oppure di Cormons, Montepulciano, Valdobbiadene. A pensarci bene, praticamente ogni toponimo del belpaese coincide con qualche tipo di virtu' nazionale, sia essa turistica o produttiva; le centrale nucleari di Venezia o di Firenze sarebbero altrettanto sciagurate. Si, a pensarci bene, sarebbe da cestinare l'idea stessa di centrale nucleare. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/20/2008, 17:11] | The Stake Behind the Sizzle |  | Driving along the scuttled roads of urban Austin, I finally found a parking place, after 10 minutes of searching. By some twist of fate, I managed to find a place in front of a building that once sheltered one of the most wonderful Italian spots in Texas. It was long gone now, replaced by serial restaurateurs with cash and concepts. The place was called Speranza?s, run by a young couple, Michael and Hallie Speranza, and it was a Mecca for anyone trying to show offbeat Italian wines in those days. The era was the early 1980?s and in those 25 years or so, many places have come and gone, and come again, professing to hold high the banner for all things Italian.
Austin is a place that defies categorization. So I won?t. But I am not sure the place is ready for the real deal, this time again. Italy isn't a fashion, not a flash-in-a-pan kind of thing.
Back to Speranza?s. Hallie was in the kitchen, and Michael would guard the door for interlopers. I remember him once telling me that people would come in looking for spaghetti and meatballs, or lasagna, and he would escort them out the door and show them to the nearby Spaghetti Warehouse, send them on their merry way. Speranza?s wasn?t a spaghetti and meatballs kind of place. Though if you wanted a really authentic Bolognese, you hit the jackpot.
Wine wise, we would bring in Dolcetto?s and Nebbiolo?s, Montepulciano d?Abruzzo?s and Tocai?s and they would be welcomed into this crazy little vortex of tipicita?. For a few brief moments, you were in a little trattoria in the Langhe or of some little side road in the Chianti zone. And then it went away. The Speranza?s shuttered their wonderful gem of a restaurant. It was like a death of a friend.
These days Hallie has rekindled her love for things Italian by offering to cater for private parties. And here we have the crux of the dilemma. Why does something as wonderful as the real Italian thing have to resurface on the side street of an emerging culture? Is it that the culture of Austin is so dominating there isn?t room for another ?real? experience? Is the importance and coolness of Austin so restrictive that there isn?t any air in the room for poor little Italian culture to breathe? Is the heat from a Neapolitan kitchen just a little too hot for the cool culture? I find that really hard to believe.
Don?t get me wrong, there are some wonderful experiences that have sprung up. There is the casual and laid back Asti, which is always fun to see the convergence of things Italian in the spirit of Austin. There is Siena, which is this lifelike reproduction of an Italian Castello, complete with the smells of the open hearth. And there is Vespaio, with its frenetic, Italian-with-a-nod-to-Nice fare. Good times. And there is Damian Mandola?s Trattoria Lisina in Driftwood, which gets so close you can almost smell it. But the real deal, without compromise, hasn?t been back since the Speranza?s shut the door on their little place.
I was talking with my Italian friend Daniela, a wonderful lady from Naples, who runs an Italian-styled place in Austin. I believe if she had the proper finances behind her, she would bring not only la cucina Italiana, but even better, la cucina povera, from the alleys and backstreets of Naples and Pozzuoli. That would be a dream worth hatching. With all respect to the hipness of Austin, to bring the ancient soul of Naples to the streets of Austin, complete with the proper, unspoofulated wines of Campania; a full-out love-fest from the Mezzagiorno.
I?m not talking about some Dellionaire who has a place in Tuscany and wants to impress their friends back in Austin with their manipulation of millions to appear to be Italian. I?m talking sweat, warts, octopus, Margherita pizza without Parmigiano, real, real, real. No compromises.
The Spaghetti Warehouse that Michael Speranza used to shuttle wayward clients off to is still there. OK, fine.
But for one moment, to just dream of gnocchi like Aunt Jena makes, to have an insalata di mare like one can only hope to find in Naples, or Ischia, or Mondello, or Austin? That is madness beyond anything imaginable, no?
Or maybe Austin will be remembered for its shrines to Tacos and Tex-Mex, and Bar-B-Que beyond belief, maybe that is really the channel for this lifestyle center. I?m OK with that, too.
But what if we could give someone like Daniela the means to fly her kite high and bring to Austin the thousands of years of imbedded love and lust and sweat and inspiration from Campania? Would that this were also a sweet dream of someone out there reading this, with a few extra dollars and would love to see, with those of us who know it is possible.
Then maybe we could feel the heat from an authentic Southern Italian sizzle.

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| [07/09/2008, 08:24] | Empty Suits |  | It seems like that scene in a movie with everyone sitting around the bar, in the desert, waiting for the all clear sign, after the H-bomb has gone off. The streets are empty, the atmosphere is heavy; have we entered the age of the American Malaise?
Steakhouses and fancy designer restaurants fill up early with Maseratis and Land Rovers parked outside, all in a neat little row. There is wealth hovering around us, but it has migrated to the north of the middle class faster than a jackrabbit in West Texas on the first day of hunting season.
How low can you go? Today I found some fresh Italian wine to sell to a client for $3.50 a bottle. Not distressed, actually from Trentino. A little fruity, but not like the bottle of Sonoma Chardonnay I opened up a few nights ago. That was one undrinkable white wine. Fruit, soaked in oily-oak. Like some of the food I had recently in a new place. Only then it was too much salt. Hey, chefs, if you are making a dish with capers, before you spice-a-spoofulate it with salt, taste the freakin? food! And they wonder why Italian places are closing here and elsewhere (i.e. NY, SF, LA, Vegas, Chicago, Birmingham, San Antonio, Baton Rouge, Denver, ad nauseum). Yeah it?s a bummer, but it?s even harder to understand why someone would make an investment in a restaurant and then not go to the trouble to prepare the food in a balanced way. And they wonder why we stay home to eat.
Let?s go over the reasons- Let me count the ways:
1) Fresh food prepared simply and not over spiced. 2) Wine that is of my choosing, not from some salesperson?s tick list. 3) While we?re at it, wine that I can access at a reasonable price, not 3, 4, 5 times marked up. 4) Water glasses that aren?t constantly getting refilled. 5) I can park my own car, so if I want to screw up my transmission I can do it at my leisure. 6) I can choose my music, my noise levels, and the people I want around me, not constantly having to be hostage to my neighbors drama and rudeness.
I can only imagine restaurateurs who are truly engaged nodding their heads, but the ones who need to read up aren?t checking in to blogs. Hey, they can barely get their orders out in time.
And here?s another issue, which it seems many restaurant operators are blissfully ignorant about. Diesel is $5 a gallon. So when a delivery truck heads out, with tomatoes or Teroldego, the clock is ticking on the driver to get the goods delivered efficiently. So how come so many restaurant operators are living back in the days when oil was $38 a barrel? And why are they stunned when their business fails? I?m just sayin?.
Back to the empty suits. I was watching one of my favorite movies, Sexy Beast, and was thinking about organization, whether it revolves around breaking into a bank or onto a wine list. It seems like cracking a wine list is more challenging these days. There is a service called Wineosaur, that can track and compare wine lists by regions, neighborhoods, zip codes, types of restaurants, class of restaurants ($$), really interesting analytical stuff. So I print out an analysis for a new place getting ready to open, try to show them what their competition is doing. This is good stuff, free professional consultation, the real deal. But hey what do we know; the organization I work for has only been around since 1909, eh?
OK, the bottom line? Restaurants that use wine pricing to shore up their profits are sticking it to their loyal clients; you know the ones who are looking at $60-75 to fill up their autos? Just like the fill-up used to be $30-35, so the wine that cost $15 also used to sell for $30-35. Now that wine costs $18 and those restaurants are now asking $60-75 for the same wine. No labor, not like the piccata dish with the capers and the salt. Yeah, the wholesalers are the bad guys, delivering wines to the forgetful restaurateurs on a Friday so they can mark the just-in-time inventory up 3,4,5 times and then when you walk in the empty place on a later that night they look at you, the paying customer, as if you were a bit off for not making a reservation. That?s after they enter your name is a database, send it off the homeland security, just in case you brought a wine opener on to the premises. Might be a security threat. Or worse, we might be giving a staff training.
That?s another thing. This week, this very week, in a restaurant, a server described a Montepulciano d?Abruzzo to a friend as tasting ?like a Cabernet.? And then in the same night, at the same table, to a group of food professionals, Gavi was compared to a ?Sauvignon Blanc.? Oh really? Managgia, porco dio, we really do have so many miles to go before we sleep.
Say good night, Gracie.

From the front lines of the battle for the love of wine.
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| [05/06/2007, 16:52] | Vino dei blogger #6. Riepilogo dei partecipanti. |  | Prendo il testimone dell'iniziativa da Aristide facendo un breve compendio dell'iniziativa dedicata ai rosati. I blogger che hanno partecipato all'ultima edizione del " Vino dei Blogger#6" con un post dedicato sono i seguenti: - J. Gómez Pallarès, De VinisCibisque
Cantina Produttori Termeno, Lagrein Rosé 2006 Qui il post. - Maria Grazia M., Soavemente...
Azienda Agricola Costadoro, Bardolino DOC Chiaretto Brut 2006 Qui il post - Angelo Peretti, InternetGourmet.it
- Le Vigne di San Pietro, CorDeRosa IGT Rosato Veneto 2006 - La Prendina, Feniletto IGT Rosato Alto Mincio 2006 - Guerrieri Rizzardi, Rosa Rosae IGT Rosato Veronese 2006 Qui l'articolo. - Elisabetta Tosi (Lizzy), VinoPigro
Le Salette, Molinara del Veneto IGT 2006 Qui il post. - Luciano Pignataro, Luciano Pignataro WineBlog
Cantine del Notaio, Rogito IGT Basilicata 2005 Qui il post. - Pierluigi Salvatore, Vini dal mondo. Sapori di tradizioni da scoprire, Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo "Piè delle Vigne" Az. Agricola Luigi Cataldi Madonna Qui il post.
- Massimiliano Perbellini, Wineplanet.it
Commendator G.B. Burlotto, Teres Vino da Tavola Qui il post. - Marco Grossi, Imbottigliato all'Origine
Leone de Castris, Five Roses Salento IGT 2005 Qui il post. - Pier Francesco Lisi, Il vino biologico
Il Duchesco, Alcione 2006 Qui il post. - Giacinto Chirichella, Il maiale ubriaco
Luigi Maffini, Denazzano Aglianico Rosato Paestum IGT 2006 Qui il post. - Filippo Ronco, TigullioVino.it Weblog
Domaine de Terrebrune di Georges et Reynald Delille di Ollioules Bandol AOC Rosé 2005 Qui il post. - Massimiliano (Max) Cocchetti, Wino, ovvero Marketing di vino
Librandi, Cirò Rosato DOC 2006 Qui il post. - Luca Risso, TheWineBlog.net
Luca Ferraris Vineyard, Grignolino d'Asti Vigna del Casot 2006 Qui il post. - Stefano Franceschi, enofilo ospite di Aristide
Michele Calò & Figli, Mjere Alezio Rosato DOC 2005 Qui il post. - Giampiero Nadali, Aristide
Raymond Boulard, Champagne Cuvée Rosé «Rosé de Saignée» Brut Nature Qui il post. - Michele Marziani, Appunti di Viaggio
Antichi Vigneti di Cantalupo, Il Mimo Colline Novaresi DOC Nebbiolo 2002
Complimenti a tutti questi bravissimi appassionati dell'arte enologica. Appuntamento alla prossima tornata del vino dei blogger..la numero 7.
Allora cosa dire??? Buona Salute a Tutti!!! Pierluigi Salvatore.
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| [05/04/2007, 03:00] | ARRIVA L'ESTATE. VOGLIA DI FRESCHI ROSATI. DALL'ABRUZZO, SUA MAESTA' IL CERASUOLO. |  | Alcune settimane fa un famoso blogger italiano ( Aristide) ha lanciato una interessante iniziativa, invitando tutti gli appassionati a parlare di vini rosati. Ho raccolto  entusiasticamente la "sfida" ed ho deciso di descrivere in breve le caratteristiche di quello che si può considerare uno dei rosati di maggiore riguardo a livello mondiale. Parliamo quindi del " Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo". La produzione del Cerasuolo rappresenta una variante del Montepulciano d'Abruzzo, dal quale si differenzia, basilarmente, per l'utilizzo di tecniche di vinificazione diverse che, per la tipologia principale avviene " in rosso", mentre per il Cerasuolo viene attuata, con molte varianti, la cosidetta " vinificazione in bianco". Le uve del vitigno montepulciano sono notoriamente molto ricche di antociani, tanto che, anche dopo un contatto assente o poco prolungato delle bucce con il mosto avviene una buona cessione di pigmenti, con un risultato che ristora il cuore alla sola vista. Il colore rosato brillante, splendido nei riflessi, accompagnato da profumi che dietro le note delicate tipiche del frutto lasciano trasparire la potenza tipica del vitigno. Un connubio che da sempre ha affascinato i viticoltori abruzzesi che ne hanno fatto un figlio prediletto, adatto alla tavola di tutti i giorni ed all'ospite di riguardo. La tradizionale produzione dei vini rosati è molto radicata nella regione, sia nella fascia costiera che in quella del subappennino. Una consuetudine oramai consolidata che ci regala profumi e sapori ineguagliabili, al riverbero dell'incantevole colore. Sensazioni che stanno conquistando una fascia sempre crescente di semplici consumatori e di esperti qualificati. Un successo che si concretizza negli ottimi risultati che il Cerasuolo riscuote sulle guide e nei concorsi specializzati ( si vedano ad esempio le sezioni dedicate ai rosati a denominazione d'origine del Concorso Enologico Internazionale del Vinitaly o della Selezione Nazionale dei Vini da Pesce). Molto ampia e qualificata è la scelta offerta dai produttori regionali, che si differenzia per aree e modalità produttive. Senza volontà di sminuire gli altri bravi vitivinicoltori, ho deciso di parlare di un Cerasuolo di grande carattere, il " Piè delle Vigne", prodotto dall' Azienda Agricola Luigi Cataldi Madonna di Ofena ( AQ). TERRITORIOIl comprensorio agricolo di Ofena è situato nel versante occidentale del  massiccio del Gran Sasso d'Italia, all'interno di un anfiteatro naturale circondato da montagne. Una orografia che influisce in maniera molto audace sui fenomeni climatici, rendendoli aspri e tipici delle aree genuinamente continentali, con fenomeni meteorici improvvisi ed andamenti termici incostanti, con escursioni giornaliere e stagionali molto rilevanti. L'altitudine di circa 600 metri s.l.m. favorisce una insolazione poco  schermata e ad ampio spettro luminoso, che arriva agli apparati fotosintetici delle viti in sinergia con elevate temperature estive diurne. Tali condizioni influiscono molto sulla formazione degli antociani e degli altri polifenoli, le cui quantità e qualità permettono alla pianta di adattarsi ai peculiari attributi fotoclimatici, al fine di sfruttarli al meglio dal punto di vista energetico e di difendersi dalle radiazioni solari. Il risultato si evidenzia con mosti e vini dal colore intenso e dalle sfumature originali, con ampie e piacevoli conseguenze organolettiche. Il bellissimo fiume Tirino completa il quadro di quello che viene definito il "forno d'Abruzzo". IL PRODUTTOREL'Azienda Agraria Luigi Cataldi Madonna è stata fondata nel 1920 ed ha sempre rappresentato una realtà produttiva importante. Ma la svolta è avvenuta da quando è gestita dal prof. Luigi, Ordinario di Filosofia e nipote del fondatore. La sua attività imprenditoriale ha assunto una connotazione esclusiva, improntata alla salvaguardia del paesaggio, dell'ambiente agrario e della biodiversità variatale. A lui, ad esempio, dobbiamo la riscoperta del vitigno pecorino. L'attività antropica in armonia con la natura. La chiave indispensabile per prodotti dal fascino senza tempo. IL PRODOTTO: la tecnica della "svacata"Il Cerasuolo "Piè delle vigne" è realizzato con una particolare digressione da quella che è la vinificazione in bianco standard: la "svacata". Il nome di questa tecnica, tradizionale del territorio, deriva dalla parola " vach" (che nel dialetto di gran parte  dell'Abruzzo significa acino) e consiste in una vinificazione che avviene in fasi diverse. Dopo le operazioni di pigiatura e sgrondatura, il corpo principale del mosto viene avviato alla fermentazione, mentre le bucce vengono messe a fermentare a parte con una piccola frazione di mosto per un periodo variabile, passato il quale la fase liquida viene separata da quella solida ed aggiunta alla massa fermentante. Questa metodica consente di solubilizzare dalle bucce, in maniera condizionata, una quantità superiore di polifenoli, di componenti della frazione olfattiva e di alcuni composti della pruina che coadiuvano le fasi della fermentazione. Tale maggiore estrazione avviene però, dato il maggiore rapporto tra bucce e fase liquida, in condizioni vicine o pari alla saturazione, tanto da permettere un discioglimento molto bilanciato delle componenti chimiche. Il vino che si ottiene presenta un colore rubino brillante, molto vivace, con riflessi sul granato. Il profumo è quello tipico del frutto della cultivar, con notazioni vinose ed alcoliche caratteristiche. All'assaggio si presenta fresco ed avvolgente, con un retrogusto che ricorda la mandorla e l'amarena, persistente e piacevole. Si accompagna con i primi piatti della cucina abruzzese (ottimi i primi a base di pasta fatta in casa con i legumi), ma si sposa perfettamente con piatti di pesce complessi e strutturati. Una buona idea potrebbe essere quella di accostarlo ad un ottimo risotto alle seppie. La temperatura di servizio ideale è di circa 14°C. Il costo?? Possiamo acquistarlo in enoteca ad un prezzo che si aggira sui 13 euri. Allora cosa dire?? Buona Salute a Tutti!!!! Pierluigi Salvatore. NELLE FOTO: GUERRIERO DI CAPESTRANO, CORSO DEL FIUME TIRINO, PANORAMA DEL "FORNO D'ABRUZZO" (FONTE: OFENA.ABRUZZO.IT), BOTTIGLIA DI CERASUOLO "PIE' DELLE VIGNE". | | TrackBack> |  |  |  |
| [03/30/2007, 02:03] | A PROPOSITO DEL XV CONCORSO ENOLOGICO INTERNAZIONALE VINITALY 2007 |  | In questo mio post non parlerò in modo esclusivo  di una sola tipologia di vino ma, coerentemente con le intenzioni " mondialiste" del mio blog, voglio soffermarmi sui risultati del concorso enologico internazionale svolto in concomitanza con la manifestazione Vinitaly 2007. I risultati sono da me condivisi e mi hanno riempito di gioia. Ho avuto occasione, in passato, di degustare molti dei vini risultati vincitori ed ho sempre ritenuto che questi fossero degni di grandi encomi. Trovare una fonte autorevole che concorda con le mie opinioni mi riempie di orgoglio. Sono lieto, inoltre, di aver menzionato nei miei post alcune delle aziende che oggi troviamo nel palmares dei grandi vini mondiali. Cantina Tollo , da me già descritta in occasione del mio post sul Cagiòlo, ha incassato ben quattro medaglie d'argento, una delle quali con lo stesso Cagiòlo dell'annata 2000. Cantina di Soave (da me menzionata nel mio post sul " Recioto di Soave Spumante D.O.C.G."), grande ed importante realtà dell'enologia italiana, ha meritatamente ottenute due "gran medaglia d'oro". Il "Castel Cerino" e l'" Amarone Rocca Sveva" avevano più volte deliziato le mie serate.... Sono inoltre molto felice (e chiedo a tutti i lettori la loro indulgenza per il mio momentaneo campanilismo) per l'ottima performance della mia regione, l' Abruzzo. I produttori della bella landa tra gli Appennini e l'Adriatico hanno ottenuto, nell'ambito di questo concorso internazionale, ben 14 medaglie su un totale di 101 assegnate. Sicuramente un successo, del quale andare fieri. Un risultato che parla di una enologia svolta nelle vigne e nelle cantine e non negli eventi mondani ed hollywoodiani!!
Tale responso, sicuramente brillante, è dovuto in particolare ai vini rosati, che nel "Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo D.O.C." trovano in queste terre la loro massima espressione. Il risultato di una sana ed antica tradizione produttiva che si esprime da sempre nella nostra regione, quella che permette all'Abruzzo di essere da sempre la culla dei vini rosati di eccellenza. Ed in questa ottica non posso non menzionare, per la continuità ed il prestigio dei risultati, l'ottimo lavoro svolto dalla Azienda Vitivinicola Italo Pietrantonj, una realtà a conduzione famigliare che da sempre esprime dei cerasuoli di qualità superiore e che ha ottenuto, anche in questa edizione del Vinitaly, l'importante riconoscimento della medaglia d'argento. Molto importanti, ma non nuove, sono le conferme della Sicilia e del Portogallo nel gruppo dei Vini Liquorosi, del Canada (nei Vini Dolci Naturali) e della Franciacorta nelle categorie riguardanti i Vini Spumanti. Degne di nota sono anche le affermazioni dei produttori della Repubblica Ceca e della Slovenia. Il mio amore per i vini sloveni è da sempre accompagnato da una mia certezza. Quella di un luminoso futuro di qualità. Una qualità derivata da territori molto interessanti e dalla grande dedizione dei vitivinicoltori di questo piccolo e dinamico Paese. Auguro a tutti i visitatori del Vinitaly una proficua ed interessante esperienza, con l'auspicio di vedere rinnovato e rinvigorito l'impegno di tutti verso la tutela della qualità, dell'ambiente agrario e delle tipicità. Allora cosa dire??? Buona Salute a tutti!!! Pierluigi Salvatore. NELLE FOTO: VEDUTA DI PIAZZA DELLE ERBE (VERONA), IMMAGINE TIPICA DEL VINITALY. | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | Inchiesta Montepulciano: tutto regolare per Vecchia Cantina |  | | Ricordate l'inchiesta partita all'inizi di giugno su presunte irregolarità, ovvero il possibile utilizzo di uve provenienti da altre regioni per il Nobile e del Rosso di Montepulciano, che hanno portato al sequestro di migliaia di bottiglie di vino presso la Vecchia Cantina e che hanno visto il presidente... | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | L'azienda vinicola Baroncini di S.Gimignano devastata da un incendio |  | | Questa notte, un incendio di probabile origine dolosa ha causato gravi danni alla nota azienda vinicola Baroncini di San Gimignano (Siena). Dalle prime indagini sembrerebbe che l'incendio sia stato appiccato da un membro della famiglia dopo una violenta discussione. Le fiamme si sono sviluppate negli uffici e poi si sono propagate in tutta la tenuta, raggiungendo l'abitazione del custode dove vive anche una famiglia dello Sri Lanka che si è messa fortunatamente in salvo. Il danno ammonta, secondo le prime stime, a 300 mila euro.La famiglia Baroncini ha una lunga tradizione vitivinicola e olivicola, tramandata di generazione in generazione; oltre a produrre vino sotto il proprio nome, la famiglia è proprietaria di un gruppo di aziende sotto il marchio "Terre Vitate": Il Faggeto, dove viene prodotto il Nobile di Montepulciano, Aia della Macina, in Maremma, dove nasce il Morellino di Scansano, Poggio Castellare a Montalcino per il Brunello e il Rosso, Fattoria Sovestro e Torre Terza dove vengono prodotti numerosi vini fra cui il Chianti Colli Senesi e la Vernaccia di S.Gimignano, infine la Georgian Vineyard, situata a Kvareli in Georgia, dove si produce il Cabernet Saperavi. | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | Inchiesta Montepulciano: tutto regolare per Vecchia Cantina |  | | Ricordate l'inchiesta partita all'inizi di giugno su presunte irregolarità, ovvero il possibile utilizzo di uve provenienti da altre regioni per il Nobile e del Rosso di Montepulciano, che hanno portato al sequestro di migliaia di bottiglie di vino presso la Vecchia Cantina e che hanno visto il presidente Enrico Trabalzini coinvolto da avviso di garanzia?Ebbene, la scelta di non effettuare alcun ricorso e di preferire la linea collaborativa sembra sia stata lungimirante. E' di venerdì scorso la notizia riportata da La Nazione di Siena che Il tribunale di Montepulciano ha dissequestrato i vini dell'azienda e che tutto dovrebbe essere tornato alla normalità.L'articolo non parla invece delle conseguenze di questa interruzione delle attività durata quasi un mese, per la quale era stato stipulato un accordo sindacale aziendale che garantiva l'impiego dei dipendenti in attività interne straordinarie solo fino al 15 giugno, cioè un mese fa. Qual è la situazione per i numerosi lavoratori che di questa importante realtà che conta su circa 1000 ettari di vigneti, dei quali 280 destinati al Nobile e 150 al Rosso, con una produzione annua complessiva tra i 2,5 e i 3 milioni di bottiglie? | | TrackBack> |  |  |  |
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