TagCloud:
Blogs & Sites:
|
|
| [07/22/2008, 16:02] | Quelli miei, proprio mai |  |  La notizia non e' data dal fatto che qualcuno, alla Camera dei deputati, si soffermi su questo indegno blogghe, come da report del mio contatore; la notizia e' che costoro usino un confortevolissimo Windows 2000. Mentre il Ministero della giustizia traligna con XP. | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 01:00] | Londra, famoso cuoco tv consiglia un'erba velenosa per l'insalata |  | | LONDRA. Un celebre cuoco britannico si è scusato per aver suggerito l'utilizzo di una pianta velenosa in una ricetta. In un'intervista apparsa sul numero di agosto del mensile «Healthy and Organic Living», Antony Worrall Thompson aveva affermato che il giusquiamo nero è «ottimo nelle insalate».Il sito web della rivista ha diramato un urgente comunicato nel quale spiega che «il giusquiamo è una pianta molto velenosa e non può essere ... | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/09/2008, 23:46] | Bernardo Pasquali e il Chiaretto in Stelvin |  | Sabato scorso Matilde Poggi ha fatto un esperimento: ha stappato in contemporanea le bottiglie del suo Chiaretto imbottigliato dalla medesima vasca in parte con tappo in sughero e in parte con tappo a vite di nuova generazione (lo Stelvin). Dell'imbottigliamento sperimentale in Stelvin avevo dato notizia in un mio post. Della comparazione fra i due imbottigliamenti scrive invece Bernardo Pasquali sul suo web site L'Acino Parlante, con un lungo e circostanziato intervento che vi invito ad andare a leggere integralmente cliccando qui. Cito solo una parte del testo di Bernardo. Ordunque, il testo comincia ricordando che "l'azienda Le Fraghe ha organizzato una bellissima serata in cui ha messo a confronto il proprio Chiaretto Bardolino DOC Rodon, nella versione con tappo di sughero classico e con il tappo a vite". E spiega così com'è andata: "All'inizio, dopo che il vino è stato versato nel bicchiere, il campione proveniente da bottiglia tappata con sughero, ha manifestato la sua intensità olfattiva e la sua complessità. L'altro campione proveniente da tappo Stelvin invece sembrava come chiuso, bloccato nella espressività dei profumi. Dopo qualche istante ecco la magia... Meglio ancora, la fisica! Il Chiaretto da tappo a vite raggiunge il suo equilibrio di tensione superficiale e le molecoline di profumo cominciano leggermente ma continuamente, a librarsi nella porzione di spazio racchiusa nel bicchiere fino a raggiungere il nostro naso. È come se lentamente quel vino stesse rinascendo, alzandosi dopo un lungo riposo. Ma cosa succede invece nell'altro campione proveniente dal sughero? I profumi impattanti iniziali si stanno lentamente scaricando lasciando spazio a fenomeni di incupimento delle sensazioni olfattive. Comincia a sentirsi un frutto più evoluto e tendente all'amarognolo. Non più integro e leggermente decadente. Insomma il vino si sta lentamente spegnendo nel bicchiere". | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/03/2008, 19:40] | frutti inaspettati... |  | 
Un bel regalo, ancora uno, mi giunge dai partecipanti del concorso letterario di Villa Petriolo. Ilaria, Marco e Michela, come promesso, hanno contribuito a redarre il loro METARACCONTO, il racconto dei racconti... I giorni del vino e delle rose continuano a sprigionare aromi buoni...Grazie!
SAGGEZZA DELLA BOTTIGLIA OFFERTA
Come fare a parlare di qualcosa, come fare perché l?orecchio non si rifiuti di sentire. Comunicare diventa sempre più un baccanale in cui il rumore di fondo copre la sostanza delle cose. I sapori, gli aromi. La vita. Un vespaio di input modaioli: Elogio del Verbo, l?Aggettivo è morto, via la punteggiatura, guai agli Avverbi, tutto in breve, che i filosofi si impicchino e gli ermetici con loro.
Chissà mai se la vita è così chiara. Così limpida. Così sbattuta in faccia con evidenza tale che non abbia bisogno anche solo di un misero aggettivo. Uno ogni tanto ? così, giusto per dire che li sappiamo ancora usare.
In fondo ? sul fondo bruciato della bottiglia spazzolata ? in fondo l?aggettivo cosa fa mai. E? un ottimista. L?aggettivo aggiunge.
Passeggio matrimoniale dell?aggettivo brillo
Impertinente La storia di questo matrimonio comincia così. Lui è impertinente, lei riservata. Come direbbe Michela, è una donna del nord.
?Il profumo del geranio arrivò per primo, impertinente. Sbuffo di bimba nel grembiule rosa.? Da ?Rosso dischiuso? di Marco
Delicato E poi Michela direbbe anche che lei si può toccarla senza vederla, direbbe che è delicata, si immaginerebbe le prime parole di lui. Le sue prime parole nell?orecchio, piano piano come le note di un pianoforte.
?Miky,please, ogni sorso un petalo!?diceva. E io delicatamente eseguivo?. Da ?Ogni sorso? di Michela
Sanguigno La storia dei due non è lineare. E? da sbrogliare. E va a rilento ? come una balena. E va veloce ? come l?ape sul calice da corteggiare.
?Pupille antiche sprofondate nella pozza sanguigna? Da ?Rosso dischiuso? di Marco
Vicino Ma poi chissà se è proprio come diceva Michela, chissà se sarà lei la prima a cadere. Per adesso il profumo della bottiglia stappata è sulle labbra prima del bacio. Più vicino il vino, più vicino alla ragione.
?Le cerca lo sguardo con cecità di squalo ? lenti cerchi sempre più vicini, e ci sta cadendo, e forse c?è già caduto?. Da ?Il calice di Dio? di Ilaria
Migliore Per chi la posizione migliore? Chi ha le mani impastate più nell?esistenza, nella pasta di vita, nella tortura sfacciata della seduzione? Dentro e fuori la prima notte matrimoniale. Più e più notti, in un unico sole passato al contrario.
?Era il tempo dell?attesa, del decantare. Ci sarebbe stata un?altra generazione d?uomini, nuovo raccolto. Un?annata migliore? Da ?Rosso dischiuso? di Marco
Timido Si guardano. Lui ha gli occhi più scuri del mondo. Sono suoi i segreti più molecolari.
??serio e timido come solo gli uomini del nord a volte sanno essere?? Da ?Ogni sorso? di Michela
Lunghissimo La lunghissima notte del loro stupore. Le sostanze sfatte della carne non hanno niente da invidiare agli ubriachi. Ai sobri la compassione. Entrambi dannati.
?La notte era ancora giovane quando ci incamminammo verso casa mia, gli offrii di provare un vino che aveva fatto mio nonno?. Da ?Ogni sorso? di Michela
Arioso Dell?aria non hanno bisogno. Sono nella vita, la bottiglia è finita.
?Per Bianca è un lungo sonno quello dei sensi, una cellula che ancora se ne sta in boccio nel grembo delle sue lentiggini ariose, adolescenziali.? Da ?Il calice di Dio? di Ilaria
Impertinente, delicato, elicoidale, vicino, migliore, timido, lunghissimo, arioso. L?aggettivo si sposa. Si sposa col vino (come essere contrari). Si sposa con il Nome. Il Verbo l?accompagna all?altare.
Con il gentile contributo di Marco Taddei e Michela Ricciarelli. A cura di Ilaria Morbidini | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/13/2008, 21:00] | I mercati del vino in Europa e nel mondo secondo Constellation Brands |  | [English translation at the end of the document] Riprendiamo il discorso di Constellation Brands per analizzare la sua strategia fuori dal mercato USA. In due parole, CB si propone di entrare in quei mercati dove il consumo si e? evoluto verso i vini di qualita?, mentre sono ancora considerati marginali quei mercati (come per esempio l?Italia o anche la Francia) dove il prezzo al dettaglio per bottiglia resta sotto una soglia minima, che viaggia intorno agli $8 per bottiglia (corrispondente come abbiamo visto all?inizio della categoria superpremium). Ecco quindi che i suoi mercati critici sono USA, UK, Australia, Canada e Nuova Zelanda. Restano fuori, anche se con le giuste caratteristiche, India, Giappone e Irlanda, che pero? hanno una dimensione ancora irrisoria per il mercato del vino.  (more…) 
 | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 01:00] | Colle Rotondella 2007 Piedirosso dei Campi Flegrei doc |  | | CANTINE ASTRONI Uva: piedirossoFascia di prezzo: da 5 a 10 euroFermentazione e maturazione: acciaio Bene, bene. Il Piedirosso 2007 continua a stupirmi per la sua piacevolezza, la capacità di entrare immediatamente nelle corde del momento, difficile per i consumi e di ritrazione psicologica provocata dalla crisi ormai sempre più evidente nel quotidiano. Gerardo Vernazzaro ha usato per questa selezione le uve dei Camaldoli, una vigna di famiglia di circa dieci anni ... | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/22/2008, 01:10] | Tartare di tonno con mela, cetriolo e lime |  |  Una ricettina semplice, molto fresca e nel contempo raffinata. Il tonno, che è l’ingrediente essenziale, deve essere freschissimo. Ingredienti - 2 fette di tonno rosso siciliano freschissimo
- 1 Mela verde Granny Smith
- 1 Cetriolo
- 10 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
- 2 lime
- Fior di Sale di Pirano
- Pepe di Sechuan
Preparazione Sbucciamo il cetriolo a dadini, priviamo la mela dei semi e tagliamo entrambi a dadini molto piccoli. Con un coltello da chef battiamo il tonno, riducendolo a tartare. In un bicchiere facciamo una citronette con l’olio, il succo dei lime, il sale e il pepe. In una terrina, mischiamo tutti gli ingredienti e, con l’aiuto di un coppapasta, impiattiamo la tartare, decorandola con due scorzette di lime arricciate. I vini che più si prestano sono quelli lievemente acidi con bouquet floreale. Un’ottima opzione è l’Etna Bianco (carricante) oppure anche un Fiano di Avellino. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/23/2008, 17:51] | Oca d?estate parte seconda: il salame di Giovanni Coccini |  |  E’ forse ardito mangiar l’oca d’estate? Niente affatto. Già con la descrizione dell’Oca Ciuca l’avevate intuito. Lo conferma l’amico Edo Bresciano (che ha da poco ricostruito il suo blog: segnatevi il nuovo indirizzo) e la sua lussureggiante produzione di salumi di palmipedi vari, tra i più buoni e genuini d’Italia. E lo ribadiscono a Mortara (Pavia), in Lomellina. Il salame d’oca di Mortara, quello cotto e in parte costituito da carne suina, è eccellente compagno del melone, quand’è fatto bene. Purtroppo non tutta la tradizione norcina della Lomellina si appoggia a oche allevate in loco: quando va male, arrivano da molto lontano, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili. Quando va bene, i salumai si appoggiano a piccoli allevatori del Piemonte o della Lombardia, per salvaguardare la qualità. E guarda caso, chi sta più attento negli approvigionamenti della carne è anche chi sta più attento a dosare pochi conservanti, che ne alterano il sapore in modo sensibile. Di questi piccoli artigiani che lavorano bene, un degno rappresentante è Giovanni Coccini, di Olevano Lomellina (Pavia). A chi non abbia mai messo piede fuori da una grande città, Olevano può sembrare quasi uno scherzo, o qualcosa che non esiste più. Dalla circonvallazione che lambisce la brutta zona industriale di Mortara, si prende una stradicciola che si inoltra in campi immensi e porta nel paesino: 800 abitanti, la chiesa parrocchiale, il tabaccaio, il bar, le panchine dove si siedono i vecchi. Spiccano il castello medievale, vero fulcro del paese, e l’interessantissimo Museo di arte e tradizione contadina, che piacerebbe da matti all’amico Luca Ripellino. Tutte cose che attirano ogni tanto appassionati e turisti curiosi. Turisti che, per la verità, vengono anche per visitare la bottega di Giovanni Coccini, detta anche Carnipiù: all’ingresso del paese c’è perfino il cartello indicatore. La macelleria si apre in un cortiletto, con semplicità. Di fatto, è un piccolo emporio di prodotti alimentari. Il piatto forte però sono le carni. Giovanni Coccini inaugurò l’attività nel 1929. Più avanti, l’eredità fu raccolta da suo figlio Giorgio, a sua volta aiutato dal figlio Giovanni (per tradizione, in famiglia i nipoti si chiamano come i nonni). Un’esperienza di 80 anni, che si sente. Importante, per i Coccini, è la scelta delle bestie migliori. Loro vanno a reperirle in allevamenti piccoli e di fiducia. Gli animali da cortile poi sono allevati personalmente o reperiti dalle cascine circostanti. Col tempo, i Coccini si sono fatti anche un nome nella lavorazione degli insaccati tradizionali, prodotti davvero senza il minimo cedimento a scorciatoie industrialistiche o risparmiose. In primis, il salame d’oca cotto, roseo, di grana piacevolmente grossa. Sentite il sapore: è dolce, ma non troppo. La dolcezza spinta, eccessiva di molti salami d’oca di Mortara è dovuta a un largo impiego di zuccheri, che sicuramente non sono essenziali. Coccini non li usa, e mette solo un poco di salnitro. Altre chicche? Il salame d’oca crudo, meno personale e irruente di quello di Edoardo Bresciano, ma egualmente apprezzabile. Oppure il salame della duja, sempre d’oca, declinazione locale d’un prodotto amatissimo tra Vercelli e Novara, e qui morbido e gustosissimo. Con l’oca abbiamo finito, ma c’è il maiale. E che maiale. Provate la pancetta. Da anni assaggio pancette su pancette, buone e cattive. La pancetta di Coccini è assolutamente tra le prime tre della Lombardia, e probabilmente metterebbe in riga anche alcune omologhe del Piacentino. E’ arrotolata, e non si vergogna di essere un po’ grassottella, come le pancette dabbene dei tempi che furono. La pancetta magra è figlia di un’epoca in cui impera il maiale bonsai, magari olandese o tedesco, magro finché si vuole ma insignificante. Il grasso nel salume ha funzione strutturale: serve a equilibrare la sapidità maggiore veicolata dalle parti magre, che “prendono” maggiormente la salatura. Da Coccini non si corre il rischio: la pancetta è un burro. La pancetta aglio e pepe dei Coccini vi conquisterà per l?equilibrio intenso, l?avvolgente pienezza. La pancetta aromatizzata al peperoncino, ben lungi dall?essere piccante, è pungente ma sempre rotonda, amichevole, espansiva. Una sorpresa sarà la pancetta con la scorza di limoni (rigorosamente non trattati). Tirando le somme: artigiani coraggiosi, orgogliosi del loro lavoro e del loro ruolo, artefici di prodotti di suprema delizia. Macelleria Carnipiù - Giovanni Coccini Via San Martino, 42 Olevano di Lomellina (Pavia) Tel. 038451014 | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/16/2008, 15:34] | Sangria |  | La sangria è una bevanda alcolica a base di vino e frutta di origine spagnola e portoghese. Inoltre, va servita fredda. Per il resto, non esiste una ricetta unica. La sangria è un drink che viene fatto molto con l’ispirazione, mettendo un po’ di questo e un po’ di quello. Una versione base (che quindi lascia ampio spazio all’improvvisazione) può essere quella che segue. Ingredienti: - 1 bottiglia di vino rosso (di qualità, se volete una sangria all’altezza delle aspettative!) - 2 arance - 2 limoni - 2 pesche - 1 cucchiaino di zucchero - soda (o gassosa), circa 25 cl Procedimento: spremete una arancia ed un limone e versate il succo in una grossa coppa o un’ampia caraffa. Tagliate invece a fettine sottili l’altra arancia e l’altro limone. Mettete anche queste fettine nella coppa. Tagliate le pesche a pezzetti e mettete anche questi nella coppa. Versate anche il vino e aggiungete lo zucchero. A questo punto, mescolate un po’ il tutto e mettete in frigo per diverse ore (la sangria deve essere fredda!). Prima di servire, aggiungete la soda e del ghiaccio. Come detto, questa è una versione base (molto base) della sangria. Spesso nella sangria si trovano anche altri ingredienti, come chiodi di garofano, cannella, vaniglia, qualche superalcolico (gin, cointreau, rhum, brandy, vodka, etc…), altra frutta (mele, pere, etc.). Inoltre, in alcune zone della Spagna esiste anche una versione fatta con vino bianco anziché rosso e prende il nome di sangria blanca. Non esistendo una ricetta ufficiale, è chiaro che un ingrediente chiave diventa l’ispirazione del momento. L’unica cosa davvero importante da tenere a mente è che tutti gli ingredienti (a partire dal vino, ovviamente) devono essere di qualità. Con questo non dico che vada usato del Barolo, ovviamente. Però evitate vini da 1€ al litro, ecco In particolare, vi consiglio un rosso abbastanza corposo: aglianico, cannonau, primitivo, etc. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/14/2008, 17:51] | |  | Fragole tutte da bere La mia coltivazione casalinga di fragole sta regalando risultati insperati. E visto che non di solo vino si disseta l'uomo (purtroppo)...
  Frullato di fragole semplice & chic
Per 2 persone: 125 gr di fragole 125 gr di yogurt naturale non troppo acidulo melissa fresca ghiaccio a piacere, miele o zucchero
In un frullatore mettete le fragole a pezzettoni, lo yogurt, ghiaccio e miele secondo il vostro gusto. Frullate fino ad ottenere un composto piuttosto omogeneo e spumoso. Completate con qualche fogliolina di melissa e ristoratevi! | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/04/2008, 17:07] | inebriamenti... |  | 
I complimenti di Villa Petriolo a Roberto Bellini, autore di "Inebriamenti", racconto segnalato per "I giorni del vino e delle rose".
Roberto Bellini è nato a Marradi (FI) nel 1953 e risiede a Pontelungo (PT). Consulente enogastronomico e del gusto, collabora con le riviste del settore enologico De Vinis (rivista nazionale Associazione Italiana Sommelier), rivista regionale Toscana A.I.S., Bibenda e Accademia dei Vini (AIS Japan). Dal 2005 è Ambassadeur du Champagne Italie C.I.V.C.
racconto
"INEBRIAMENTI"
di Roberto Bellini
Io che non vivo senza te ?, dello chansonnier Pino Donaggio, usciva, con un suono striminzito e ranocchieggiante da un Radiomarelli avvolto in uno chasseuil in legno, che dava un colpetto chicheggiante ad una cucina agreste. Mio zio lasciava, come al solito, una scia fumosa di schietto sigaro toscano triturato e alloggiato nella pipa consunta; il fumo usciva filtrato dai suoi baffi con una soavità così aerea che sembrava immobile. Per la verità non mi pareva che quel fumo fosse puro tabacco, ho sempre pensato ad un mix plasmato anche dai vapori del vino Sangiovese e dell?Albana, di cui ricordo ancora un colore rossiccio, come il manto della volpe e tante bottiglie a sonnecchiare, immerse nella sabbia, nella parte più bassa e buia di una umida e malsana cantina. Anche quell?anno, era il 1965, stavo trascorrendo gli ultimi giorni delle vacanze scolastiche in Romagna; i miei genitori pensavano che una sana attività contadina, dopo un periodo balneare, mi ritemprasse in quello spirito vagabondeggiante che mi ha accompagnato nell?allevamento esistenziale e poi s?è trasferito in un pensiero meno acerbo. In quegli anni, noi marmocchi, indossavamo i pantaloni corti e le gambe erano così secche che i miei stinchi assomigliavano alle canne che sostenevano i tralci delle viti. Ogni mattina il profumo della ruralità mi svegliava senza rumori metallici; coniglio o pollo in umido alle erbette selvatiche, con fette di pane a scarpettare il piatto, era la consueta colazione, fatta prestissimo, a combinar la fioca luce con il riverbero di un sole che non avrebbe illuminato il casolare fino alle dieci. E poi vino, e non caffellatte, semmai un caffè preparato nella napoletana, al fuoco delle braci del camino. Purtroppo a me era consentito bere solo acqua: troppo giovane per l?alcool; ma i germi di una immaginaria rivoluzione con le enologiche rose nei cannoni stavano già ansimando nei miei titubanti pizzicori. Come ogni mattina, era la prima decade di ottobre, cominciava il rito della vendemmia. In quell?epoca non c?erano le macchine a camminare le vigne, si andava nella stalla, si addobbavano due vacche, bianche e ornate da lucidi cunei cornuti, si agganciavano al carro riempito di lunghe casse di legno a forma rettangolare, nerastre nel colore, nette a tal punto da irrorarsi in riverberi di guscio di cozza. Era una viticoltura vaccina e a braccia. Non comprendevo allora perché si spargesse tanta frenesia ed energia nella giornata, la mia curiosa indolenza mi impediva di resistere a lungo nel taglio dei grappoli, preferivo la parte dell?accoglienza in cantina, dove non regnava la pigia diraspatrice e la pressatura era soffice perché prodotta dal peso di altri bimbetti come me. E? in quell?anno che iniziai ad odorare le essenze della vinosità, dell?inebriante vapore del ?sanzves? e del colore che macchiava la pelle delle gambe, disegnando rivoli dalla tinta petalo di rossa rosa, per profumarsi in un floreale infinito, quando il sapone di Marsiglia scivolava sui pori per illimpidire la cute. Il ritorno degli zingari vendemmianti era una vera festa, incontaminati sorrisi sbocciavano come rose di maggio sui volti accaldati di uomini e donne. Io credevo di vivere in un favola, immaginavo quei signori della vendemmia come masnadieri o pirati, che si rifugiavano nella tana dopo aver predato i campi invasi da pancate di filari, che si spartivano frizzi e cibi e sbevazzavano fino a notte tarda, raccontandosi l?un l?altro dei particolari di vita degni di un gossip d?altri tempi: la tivvù non c?era e l?intermezzo pubblicitario era il brindisi nei francesini, direttamente dal fiasco impagliato e più volte riciclato. Non so? che qualità avesse quel vino, so? ch?era bianco, quello della veglia (véggia in dialetto) vendemmiale, di certo una Albana rossiccia, che entrava e usciva dallo stesso fiasco per giorni e giorni, tanto che mi chiedevo che fosse un fiasco senza fine, o un infinito fiasco. La curiosità di quel fiasco fu presto esaudita da un?indagine dal facile epilogo: direttamente dalla botte si spillava, alla bisogna, nel solito fiasco, la quantità di vino per riempirlo. Il fatto di non dover bere quei vini mi riempiva di istinti sovversivi, a frenarmi era l?odore dei loro aliti, da me inteso come acetoso e asprigno. I giorni passarono e il tino cresceva di volume e di calore; il primo stanco sobbollimento lasciò il passo a un brusio più rumoreggiante, tutt?intorno si spandeva un aroma di triturati acini, dolcissimi nell?odor, come lo sciroppo di rose. La mia curiosità su ciò che accadeva in quel largo tino troncoconico prosperava, niente volli chiedere ai villici; é sì, pensavo in quel tempo che vivere in città significasse essere superiore: beh, cacchiate molto puerili. Poi venne finalmente il giorno del sangue di fragola e di rosa, dell?inviolettato e dolcissimo profumo fermentatosi dalla natura, di un qualcosa che poi compresi come ?atto a divenire?, e più tardi ancora ?fatto per il divenire?. Quel succo che sembrava uno sciroppo di more selvatiche diluito, poi scoprì chiamarsi mosto, attirava la mia immaginifica invasione di una realtà che ancora non comprendevo e decisi, non visto, di sorbir quel succo. Dolcissimo mi parve, come marmellata spalmata sul pane, inebriante il ritorno di sapore, illuminante in tutti gli attimi in cui stordiva le mie orecchie, con un ronzio delicato e insistente e si impossessava della mia volontà di essere partecipe di ciò che mi stava accadendo. Assaggio dopo assaggio mi ritrovai non più in grado di decidere delle mie immaginazioni, non riuscivo più a abbinare la favola alla realtà, avevo perso l?idea della sovversione, della fierezza di aver disubbidito a qualcuno; i lunghi lanciafiamme del tramonto aranciato e violaceo si impossessarono delle mie pupille e posero fine ai miei barcollamenti labirintitici. Fu la mia prima scuffia enologica, beata e incontrollata, la mia mente favoleggiava in giardini immaginari, come roseti, aleggiava in una situazione razionale priva di gravità e uno dei timori più grandi che mi attanagliò, fu quello di perdere la facoltà di sognare ad occhi aperti, perché rubatami dall?incontrollato che mi pervadeva. Quel senso della meraviglia non conosciuta, l?abbinai più avanti ad altre scoperte esistenziali, tipo il godere del sesso e l?eccitazione per la vittoria. Ricordai che il ?Doppio Rhum? dei fumetti beveva caffè nero per smaltir l?eccesso, così accadde anche a me, con quel liquido nero e amaro, che allora aborrivo, e il solo pensiero di bere mi procurava un senso di fastidio. Il passaggio dal paradiso artificiale di baudleriana memoria, alla realtà riluttante nei conati, generò in me un senso di rigetto e di opposizione, un elasticizzato fastidio che attanagliò il mio allontanamento dal vino per molti anni. Quel sangue di fragole e rose lasciò però una traccia indelebile nella corteccia della mia memoria, un ricordo che procurava un batticuore, identico all?atto di accostare le labbra su quelle di una donna molto desiderata. Fu come allontanarsi dalla prima cotta giovanile, e far promesse di non volersi innamorare più, poi ti ritrovi a comprar rose rosse e presentarle alla desiderata con un celato senso di sconvolgimento interiore, perché ti vedi esposto a offrir te stesso e temere i dinieghi. Infine, eccomi spensierato a riappropriami di quelle incertezze, sfogliare i petali di molte rose intellettuali, distillare le gioie delle emozioni regalando brindisi e sorrisi, odorando il vino come vitale assenzio e non temendo il suo confronto birichinamente alcolico. La maturità può presentarsi anche con un ipocrita auto controllo, ma il controllo spesso impensierisce i sorrisi, e il vino e le rose non son raccolti per meditare l?introverso, ma per eternizzare l?esuberanza e la rigogliosità della vita. E i canti campestri di quell?anno non sono ancora usciti dai nastri della mia memoria, tanto che potrei cantare: ?io che non vino senza te?. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/29/2008, 17:38] | Cos'è un blog? |  | | Il professor Marino Niola, Ordinario di Antropologia Culturale, sulla Repubblica di oggi, scrive una pagina intera per spiegarcelo. Allora da bravo blogger vado su google e digito il suo nome e mi viene come prima opzione il sito del professore,... | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | Produttori: Villa Dora |  | | La doc Lacryma Christi, nonostante il nome evocativo e la diffusa notorietà su cui i suoi vini hanno, storicamente, potuto contare sia in Italia che all'estero, è stata sempre piuttosto avara di etichette significative in grado di competere con l'eccellenza qualitativa insistentemente perseguita e raggiunta... | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/18/2008, 23:39] | la nuova cantina di Antinori |  | 
L?architetto Marco Casamonti l'ha definito "un luogo sacrale, un po? chiesa, fabbrica e campagna" il suo progetto, destinato a diventare la nuova cantina della Casata Antinori. Progettata dallo studio Archea Associati di Firenze ? fra i cui fondatori c?è anche il giovane e già illustre architetto fiorentino ? la nuova Cantina Antinori, sarà, a lavori ultimati previsti per il 2008, un'altra "Cattedrale del vino", meta di chi desidera scoprire tutti i segreti di una buona bottiglia.
Un tempio, che accoglierà il riposo di etichette come Tignanello, Badia a Passignano, Solaia ? questa ultima ha segnato il rinascimento enologico italiano ? e che il Marchese Piero Antinori, a capo dell?azienda omonima e tra i più grandi proprietari di vigneti in Europa -, ha voluto fortemente.
Vero gioiello sotto il profilo progettuale e ingegneristico, la Cantina di Casamonti si presenta come una suggestiva astronave, dolcemente inserita nel paesaggio toscano. Un edificio concepito come una sequenza di volte e navate, incassate nella terra e costruite a partire da un drappeggio di cotto, che ne colora la luce interna. Un progetto talmente armonizzato con il contesto naturale in cui è inserito, da presentare come facciata dell?edificio la collina stessa, mentre come copertura il vigneto. Strade, piazzali di carico e scarico merci, parcheggi, impianti e ogni altro elemento accessorio utilizzano il sottosuolo, per non offendere il paesaggio circostante.
Più che una Cantina, una città sotterranea di 37 mila metri quadrati, di cui 23 mila coperti. Una cittadella, all?interno della quale, si troverà il nuovo quartiere generale Antinori, che dopo decenni, si sposta dal centro di Firenze in piena campagna.
L?edificio, che sorge nel cuore del Chianti, oltre a essere concepito come culla che accompagna l?uva dalla sua nascita ai singoli passaggi fino a quello dell'?imbottigliamento, è stato pensato anche come luogo di accoglienza per il pubblico. E' stato previsto anche un museo, attraverso il quale sarà possibile intraprendere un percorso alla scoperta dei segreti su come viene prodotto e conservato il vino, un frantoio per l?olio della casa, un forno per il pane, la fabbrica delle barrique, dove viene conservato il vino, uno spaccio con i prodotti tipici della zona e un ristorante....una sorta di "fattoria toscana" del terzo millennio.
Dopo le altre celebri "Cantine-design" realizzate dai più importanti architetti del momento - Mario Botta per la Tenuta Petra a Suvereto, Renzo Piano per Panerai vicino a Gavorrano, e Piero Sartogo per i Frescobaldi a Montalcino - ecco un progetto pensato per il futuro...
www.antinori.it www.archea.it | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/13/2008, 11:45] | Un triste compleanno |  | Lunedì questo blog compirà un anno: il primo post l'ho pubblicato il 14 luglio del 2007. Da allora, questo è il post numero 242, e non mi pare poca cosa. Avevo pensato di festeggiare: una bicchierata, ovviamente bardolinista, con gli amici. Ma non potrò far festa. Perché lunedì è un giorno triste. Perché lunedì accompagnerò nell'ultimo viaggio un maestro, un amico: Sergio Zenato. La malattia l'ha vinto. Non cerco parole retoriche, di circostanza: Sergio sappiamo bene tutti quali genio del vino fosse. Non se n'offenda nessuno, ma il Lugana non sarebbe il vino di successo che è senza la sua capacità di guardare avanti. Per me è stata una figura importante: il primo in assoluto a darmi fiducia, tanti anni fa, nel mondo del vino. Non potrò festeggiare, è evidente. Ma vi invito comunque a levare il calice per lui, lunedì. Col vino che vorrete, col vino che più amate. Credo che Sergio avrebbe voluto essere salutato così. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/14/2008, 17:27] | Microfiche: J. Lohr Los Osos Merlot Paso Robles 2006 |  | | Produttore: Jerry Lohr Vino: Los Osos Merlot 2006 Denominazione: Paso Robles, California Prezzo: $15 in enoteca, bott. 750ML. Da un produttore californiano che realizza anche vini de-alcolizzati (sic! vedere qui la linea Ariel) è facile cadere in qualche prevenzione nei... | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/31/2008, 16:32] | Un grave lutto per il vino italiano: è morto Gianni Masciarelli |  | Ci sono notizie che non vorresti mai ricevere e quando arrivano, com?è arrivata questa, ti lasciano senza parole e sgomento e ti fanno chiedere che senso abbia correre e affannarsi e dannarsi l?anima quando poi basta un niente e tutto finisce. Così quando Riccardo Cotarella un?ora fa mi ha chiamato per dirmi che era improvvisamente mancato Gianni Masciarelli, il sanguigno, polemico, intraprendente vignaiolo e produttore abruzzese, sono rimasto in silenzio, indignato più che addolorato, per l?ennesimo ?scandalo? di quella Grande Signora che senza guardare in faccia nessuno, incurante della giovane età di Gianni (solo 53 anni?), del vuoto che lascia in sua moglie Marina e nei suoi figli, è passata a portare in un Vigneto più grande e bellissimo un altro protagonista del vino italiano degli ultimi vent’anni. Sarei un bugiardo se dicessi di essere stato suo amico, o di aver avuto grande confidenza con lui, ma di Gianni, delle poche volte che ci siamo visti (ricordo una bellissima cena con Marina ed il comune amico Giorgio Rinaldi, a Como, alcuni anni fa…) o delle telefonate che ogni tanto mi faceva per invitarmi ad andarlo a trovare in Abruzzo e stare un poco insieme, o per commentare qualche mia uscita, serbo un bellissimo ricordo. Il ricordo di una persona schietta, diretta, sanguigna, di un vignaiolo coraggioso e capace, intraprendente e innamorato del suo Abruzzo… Un uomo da cui ero lontano per tante cose, opinioni politiche, idee sul vino, giudizi sul giornalismo enologico, ma cui mi legava un rapporto di reciproco rispetto, di stima sua per il mio lavoro ed il mio spirito da ?franco tiratore? e di ammirazione, mia, per chi, partendo pressoché da zero, aveva creato un?azienda tra le più significative e vitali non solo del panorama abruzzese, ma di tutto il centro Sud. Dopo l?ictus che l?aveva colpito la notte di lunedì e aveva indotto i medici ad inviarlo d?urgenza, in coma farmacologico, a Monaco di Baviera, sperando in un miracolo, la forte tempra di Gianni non ha retto. Ha scritto bene sul forum del sito del Gambero rosso Daniele Cernilli, che l?ha lungamente frequentato e di cui era amico: ?Gianni aveva solo 53 anni e lascia moglie e tre figli, l?ultimo dei quali ha meno di un anno. Marina, sua moglie, avrà bisogno della solidarietà e dell?affetto di tutti quelli che hanno voluto bene a Gianni. Nessuno escluso?. Una grave perdita, un uomo, prima che un bravo produttore, che ci mancherà sicuramente… | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | Produttori: I Fabbri |  | | Dal recente viaggio fatto con il collega Alessandro Franceschini a Lamole, una piccola frazione di Greve in Chianti, in occasione della settima edizione de "I profumi di Lamole", ho avuto modo di conoscere Susanna Grassi, dell'azienda I Fabbri, che con la sorella Maddalena... | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/09/2008, 21:16] | Kilofrigorie |  |  Quando arrivi a 7 giorni dall'evento al quale lavori da molti mesi credo sia normale una certa tensione. Lo è già meno il ritrovarsi di punto in bianco con alcuni punti dati ormai per definitivamente risolti da mesi completamente azzerati, con un tutto da rifare insomma. Una giornata quella di oggi che ricorderò per molto tempo. Ero dal medico intorno alle 12.00 quando per puro caso apprendo da un collega che la domenica in cui dovremo movimentare qualche migliaio di colli di vino, la piazza sulla quale dovremo passare avanti e indietro sarà assediata da un mega raduno di auto d'epoca. Dopo qualche secondo di silenzio quando dall'altro capo sento, "pronto ? è ancora lì ?", con un lieve balzello dalla sedia rispondo "si scusi, sono rimasto senza parole", "raduno d'auto d'epoca ha detto ?", "si, pare sia un raduno di 600 d'epoca, arriveranno a Genova e occuperanno tutta la zona utile per il carico / scarico. Passano 10 minuti e mentre sudo e il piccolo condizionatore dello studio medico non sembra aiutare granché, squilla nuovamente il telefono. Questa volta è il tizio del ghiaccio, quello con il quale era tutto chiuso e definito da mesi, quello che mi aveva assicurato, non preoccuparti, penso a tutto io, quello che chiamavo ogni quindici giorni da tre mesi per tenerlo sulla corda. Per farla breve, si rende conto - oggi ! - che probabilmente da solo non è in grado di gestire la cosa. Risolto - parzialmente - intorno alle 17.00 il problema del passaggio per i nostri furgoni, con peripezie che vi lascio solo immaginare, ho finito cinque minuti fa di chiamare praticamente tutte le pescherie e i grossisti tra genova la Riviera di Levante per il problema ghiaccio. E' stato istruttivo perché quando i problemi li devi risolvere direttamente - come di fatto nel mio caso vale nella stragrande maggioranza dei casi - oltre alla scocciatura hai almeno il vantaggio del "senno di poi" immagazzinato in quello specifico frangente. In questo caso ho appreso che i più grossi grossisti - perdonate il bisticcio di parole - di pesce di Genova, tra i maggiori fornitori di ghiaccio della regione, il ghiaccio lo centellinano. C'è come una sorta di lista, come in discoteca, un'opzione per barche e pescherie - il che mi sembra anche giusto, comunque - e quel che resta per te non sono che le briciole. Ho imparato la differenza tra il ghiaccio secco e il ghiaccio idrico, la temperatura del ghiaccio normale e del ghiaccio secco (-80), ho imparato cosa sono le kilofrigorie (le avevate mai sentite ?), i prezzi dell'uno e degli altri, le capienze dei sacchi del ghiaccio, i tipi, i furgoni necessari per trasportarlo, ecc. Alla fine comunque ho trovato qui in provincia, un grosso distributore di Casarza Ligure salverà il freddo del meeting. Sempre che non accadano altri intoppi. E' stata una giornata campale, capitata a 7 giorni dal meeting ma per ora nervi saldi, tutto procede come deve. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/31/2008, 15:59] | Il più bello del mondo? |  | | Se tu giri per un parco di quattro ettari e mezzo nel centro di Firenze dove non ha mai messo piede nessuno, un parco sconosciuto ai fiorentini, la cosa in sè è già eccezionale. Se poi ci aggiungi un palazzo... | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/05/2008, 23:29] | Gli Effetti dei mutamenti climatici sulla vinificazione in bianco |  | Grande interesse ha suscitato nell’ambiente produttivo di Gambellara il seminario di approfondimento tenutosi presso la Sala Convegni della Casa Vinicola Zonin a Gambellara martedì 3 giugno. L’incontro ha visto la partecipazione di Gianni Menotti, enologo di Villa Russiz, in Friuli, uno dei “bianchisti” più noti d’Italia, e di Angelo Peretti giornalista esperto di vini e trend di mercato. L’incontro - dopo i saluti di Nicola Dal Maso, vicepresidente del Consorzio per la Tutela della D.O.C. dei vini Gambellara, e di Antonio Tonello, presidente della Strada del Recioto e dei vini Gambellara D.O.C, si è svolto sotto forma di una chiacchierata piacevole e dinamica, ed ha toccato svariati punti di interesse derivati dalle attuali problematiche legate all’innalzamento delle temperature e ha suggerito diversi e importanti spunti sia tecnici che dialettici. I primi segnali di aumento delle temperature di alcune aree solitamente temperate portano gli operatori della filiera vitivinicola a ripensare e rimodulare strategie e interventi sia in vigneto che in cantina. Dal seminario è emerso che sarebbe importante, sia da parte dei produttori che dei tecnici, concentrarsi sulla singola annata e sul territorio e preoccuparsi meno delle conseguenze sul lungo periodo del cambiamento del clima. Per l’enologo Gianni Menotti “Le problematiche esistono, tecnici e produttori devono adattarsi: a volte è logico doversi affidare a diversi sistemi agronomici che sfruttino tecniche di irrigazione innovative. L’elemento chiave però deve restare l’uva, il frutto - continua Menotti - il dna della pianta. La maturazione adatta va trovata in base alla natura della vigna. Risulta estremamente importante la gestione dell’acqua, della temperatura e della luce. Dico sempre che bisogna sempre ricercare l’equilibrio in tutto: dal bicchiere al campo, in cantina, nella raccolta e nelle tecniche di agronomiche che si vanno ad utilizzare. Io credo che ci sia una certa ciclicità dei climi nei vari secoli, la natura sembra avere un suo macro-equilibrio, sa adattarsi alle varie fasi. L’importante è interpretare al meglio ogni singola annata rispettando il terroir e la tipicità della zona. Intervenendo nella discussione anche Angelo Peretti ha manifestato un certo ottimismo: “Non è detto che questo innalzamento delle temperature sia per forza un dramma. Bisogna saper interpretare i segnali della natura, fanno anch’essi parte della vinificazione. Bisognerebbe essere coerenti e leali verso il proprio territorio, ricercare la tipicità a tutte le temperature. Nelle varie epoche storiche si sono già verificati determinati sbalzi e cambiamenti climatici, tutti hanno portato a diverse conseguenze, non tutte negative, anzi. Bisogna essere bravi a capire in quale direzione andare per sfruttare al meglio questo nuovo clima senza piangersi addosso e con grande voglia di lavorare”. Ulteriori notizie sulla DOC Gambellara sul sito della Strada del Recioto e dei vini di Gambellara. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/21/2008, 19:05] | Dario Cecchini non è mai scontato |  |  Dario Cecchini (qui in una delle bellissime foto che si possono vedere sul suo sito web) non cessa di alimentare polemiche e discussioni. Riporto qui la lettera che mi ha spedito un lettore qualche ora fa. E’ riferita proprio a Cecchini, di cui chi mi ha scritto, come me, è estimatore. La cosa che più mi fa arrabbiare è che la maggior parte della gente non ha mai assaggiato la sua carne sublime e si permette di criticarlo poiché è un personaggio mediatico e perciò un cialtrone palancaio. Io non ho mai conosciuto il buon Dario dal vivo ma ne avrò l’occasione lunedì 28, quando sbarcherà in quel di Serle (Bs) per una cena in piazza, ospite dell’ Osteria dei Tre Cantù (che da sempre propone i suoi prodotti). Visto la presenza di molti bresciani e nordici nel suo blog potrebbe essere l’occasione giusta per una smentita oppure per una conferma delle proprie teorie sul macellaio poeta. Ovviamente sono solo un appassionato come lei,non ho nessun legame con Dario e non ho nessun interesse nel fare pubblicità, ma vorrei solo che alcune persone provassero i suoi prodotti mettendoli sotto i denti e che non li giudicassero negativamente a causa di scialbe campagne televisive. Beh, che ne dite? Io a Serle non riuscirò ad esserci. Certo che Dario fa sempre scalpore e suscita commenti a non finire. | | TrackBack> |  |  |  |
 Tecnorati
|
|