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[10/19/2026, 22:12] Le Dune Piscinas: la Sardegna assoluta e la cucina di Angelo Biscotti

SARDEGNA ? COSTA VERDE ? OSPITALIT? E CUCINA D?AUTORE

A Le Dune Piscinas il paesaggio ha una presenza quasi fisica. La sabbia avanza fino alle architetture, il verde dei ginepri interrompe le ondulazioni dorate, il mare cambia colore con la luce. In questa cornice clamorosa, sulla Costa Verde di Arbus, il lusso assume il carattere del luogo: materico, colto, raccolto. E trova nella cucina di Angelo Biscotti una voce capace di accompagnare l?intera giornata con sorprendente ricchezza.

Le Dune Piscinas, tra architettura storica, dune e Costa Verde.

Il nostro reportage si sviluppa, seguendo il ritmo dell?ospitalit?: il pranzo all?American Bar I Gechi, l?aperitivo, la cena al Rosso Tramonto, il risveglio e il pranzo domenicale al Ginepro. A tenere insieme questi momenti ? una regia gastronomica che merita attenzione quanto l?eccezionalit? dell?indirizzo.

Le Dune Piscinas, un hotel tra le dune e il mare della Costa Verde

Arrivare a Piscinas significa attraversare una Sardegna che conserva un?evidente forza originaria. Lungo la discesa da Ingurtosu, le testimonianze dell?attivit? mineraria si alternano alla macchia mediterranea, fino all?apertura improvvisa della spiaggia. Qui le proporzioni cambiano: le dune, tra le pi? alte d?Europa, occupano l?orizzonte terrestre; davanti si allarga il mare della Sardegna sud-occidentale.

La spiaggia di Piscinas e il fronte delle dune visti dal mare.
La posizione dell?hotel direttamente sulla spiaggia di Piscinas.
Il dehor sulla sabbia, circondato dal paesaggio delle dune.

L?hotel sorge direttamente sulla spiaggia di Piscinas, in un complesso di edifici che apparteneva allo scalo delle miniere di Gennamari-Ingurtosu. Una posizione di tale intensit? richiede sensibilit? nel costruire l?accoglienza: gli ambienti devono offrire riparo, comfort e bellezza, lasciando intatta la percezione della natura. Le Dune Piscinas riesce a rendere abitabile questa vicinanza agli elementi.

Dai magazzini minerari all?ospitalit? cinque stelle lusso

I fabbricati custodiscono una storia concreta. Nell?Ottocento qui arrivavano i minerali destinati all?imbarco: l?ex deposito della blenda accoglie oggi la reception e I Gechi; quello della galena, pi? vicino al mare, ospita Il Ginepro. Il corpo basso che li unisce era la scuderia, memoria della prima trazione animale della ferrovia. Leggere questi spazi attraverso le loro funzioni originarie rende ancora pi? interessante il soggiorno.

L?attivit? alberghiera prende avvio nel 1995. Il successivo recupero, condotto tra il 2020 e il 2023, porta alla riapertura nell?aprile 2024 come ecoresort cinque stelle lusso. Le 28 camere e suite mantengono una scala intima, coerente con la singolarit? del contesto.

Design, colori e arte contemporanea a Le Dune Piscinas

Il progetto architettonico di Enrico Favero per FVR Engineering e gli interni di Antonio Gardoni e Luca Platto, PL-AG Studio, lavorano sulla relazione tra memoria e vita contemporanea. Marmo di Orosei, basalto, legni e ferro dialogano con la paglia intrecciata e con i tessuti artigianali sardi di Mariantonia Urru. Il risultato ha una precisa consistenza tattile, percepibile anche nei dettagli pi? piccoli.

Un dettaglio firmato Le Dune Piscinas.
Dalla camera un arco incornicia le dune: il paesaggio come elemento del progetto.

La luce organizza una tavolozza particolarmente felice: i bianchi caldi delle camere, i toni della pietra, l?oro della sabbia, il blu del mare e l?accento deciso del rosso nella sala gastronomica. Sono colori che cambiano con le ore e che accompagnano il passaggio dall?esterno agli interni. Nelle camere, materiali naturali e aperture sul paesaggio costruiscono un?intimit? luminosa; alcune soluzioni di ospitalit? includono terrazze e piscine private.

Una camera di Le Dune Piscinas: materiali chiari, tessuti naturali e aperture sul mare.
Un arco incornicia la terrazza e il paesaggio delle dune: la natura diventa parte dell?architettura.
Vista dall?alto di una camera con piscina privata, incastonata tra l?architettura dell?hotel e la sabbia di Piscinas.

Il lavoro gastronomico si inserisce in un?ospitalit? che comprende anche spa, palestra, piscina, biblioteca e cinema all?aperto con cuffie wireless. Il Maestrale, dedicato a un numero limitato di coppie sulla spiaggia, completa l?offerta di ristorazione dell?hotel con un?ulteriore possibilit? per la cena. Sono modi diversi di abitare questo paesaggio, sempre mantenendo una scala raccolta.

Il bar sulla sabbia: legno chiaro, ombrelloni e il mare di Piscinas.

L?arte partecipa alla vita dell?hotel. Le luci di Moritz Waldemeyer animano la galleria d?ingresso; l?arco in ferro di Francesca Frau, verso I Gechi, richiama i ginepri modellati dal vento. Alla reception una tela di Alessandro Papetti rilegge il paesaggio minerario; al Ginepro le opere di Medhat Shafik ne sviluppano una diversa interpretazione. Al Rosso Tramonto, il murale di Crisa, Federico Carta, avvolge la sala in una vegetazione grafica su fondo rosso.

Rosso Tramonto: pareti dai toni accesi, segni vegetali e travi a vista definiscono il carattere della sala.
La sala di Rosso Tramonto, tra arredi contemporanei, richiami botanici e la forza cromatica del rosso.

Piscinas Art alimenta questa relazione attraverso una residenza d?artista: le opere entrano nella collezione permanente, distribuendosi nelle camere e negli spazi comuni. Alle presenze delle precedenti edizioni si sono aggiunte Elisa Filomena nel 2025 e Milena Sgambato nel 2026. La dimensione culturale del soggiorno acquista cos? continuit?, insieme alla biblioteca dedicata anche alla Sardegna e al suo passato minerario.

Angelo Biscotti, il talento di una regia gastronomica completa

Dal 2025 Angelo Biscotti guida l?intera proposta gastronomica di Le Dune Piscinas. ? un incarico che richiede una visione larga: la precisione del fine dining, la spontaneit? di un pranzo di vacanza, l?ampiezza della colazione e il dialogo con il bar devono convivere. La qualit? di uno chef d?albergo si misura anche nella capacit? di dare a ciascuno di questi momenti un carattere riconoscibile.

Rosso Tramonto: la cucina a vista incorniciata dal murale rosso.

Qui il filo conduttore ? il lavoro sulle basi. Pane, lievitati e viennoiserie sono prodotti in casa; lo stesso vale per fondi, brodi e jus, ai quali si affiancano marinature, oli aromatici e polveri di finitura. Le paste fresche valorizzano i grani duri sardi Trigu Murru e Senatore Cappelli, mentre Tumminia e altre farine ampliano il vocabolario degli impasti. Sono scelte che ritroviamo lungo il soggiorno, dalla focaccia al cestino del pane, fino al French toast della mattina.

La Sardegna entra attraverso il pescato, i formaggi, i salumi ovini e caprini, lo zafferano di Arbus e il patrimonio vegetale. A questa radice si affiancano ingredienti e tecniche di diversa provenienza: dashi, garum, agrumi fermentati, shiso, yuzukosho. Nella cucina di Biscotti questi strumenti permettono di articolare acidit?, profondit? e profumi, mantenendo al centro la materia prima. Il talento sta anche nel governare tanta variet? con una direzione comune.

Sabato a pranzo a I Gechi, il piacere dell?informalit? curata

L?American Bar I Gechi conserva la fisicit? dell?antico magazzino: pietra, travi, un grande camino, sedute accoglienti e un dehor nella piazzetta affacciata sulla spiaggia. Le illustrazioni di Vanni Cuoghi accompagnano la carta. Il primo pranzo entra subito nel ritmo del luogo, con preparazioni leggibili e materie prime scelte con attenzione.

I Gechi: il menu sulla terrazza dell?American Bar.

Focaccia di Tumminia e girello di vitello

La focaccia fatta in casa con farina di Tumminia accoglie prosciutto crudo di Parma stagionato 24 mesi, caprino e rucola selvatica. ? una composizione generosa, nella quale la personalit? del pane sostiene la dolcezza del prosciutto e il carattere del formaggio. Il piacere del piatto nasce da un assemblaggio curato fin dagli impasti.

La focaccia di Tumminia con prosciutto crudo di Parma 24 mesi, caprino e rucola selvatica.

Il girello di vitello ? accompagnato dalla salsa tonnata della casa, preparata con ventresca di tonno rosso, capperi di Selargius e filetti di alici di Menaica. Un classico di grande familiarit? viene costruito attraverso dettagli che ne rendono pi? interessante la lettura, a partire dalla selezione degli ingredienti della salsa.

Girello di vitello con la salsa tonnata della casa.
Il cocktail rosso servito in calice a I Gechi.
Il pranzo a I Gechi: girello di vitello, focaccia e cocktail sulla terrazza.
La tavola del pranzo di sabato a I Gechi.

La chiusura segue lo stesso registro: cr?me caramel, quindi caff? con piccoli biscotti. La cucina dell?hotel si presenta cos? anche nella sua dimensione pi? quotidiana, quella che accompagna con naturalezza una pausa tra la spiaggia e il pomeriggio.

Il cr?me caramel di I Gechi.
Caff? e piccola pasticceria per chiudere il pranzo a I Gechi.

L?aperitivo a Piscinas, cocktail e luce del tramonto

Quando il sole scende, la piazzetta e la spiaggia cambiano temperatura cromatica. I tavoli acquistano un nuovo rapporto con l?orizzonte; il mare riflette toni pi? profondi e la sabbia prende sfumature ramate. ? uno dei momenti in cui la forza della location si avverte con maggiore immediatezza.

Il sole scende sul mare davanti a Le Dune Piscinas.
L?ora dell?aperitivo sulla terrazza di I Gechi.

La miscelazione ? affidata al capo bar Mattia Sgavicchia e al secondo barman Nicholas Teti. Le tre preparazioni raccontate nelle schede dedicate all?aperitivo mostrano un lavoro su classici italiani, infusioni e richiami mediterranei.

Mi-To, Boulevard Rouge e Green Coast

Il Mi-To unisce vermouth rosso e Campari, con una lavorazione in throwing: il passaggio del liquido tra i recipienti favorisce l?aerazione della miscela. Il peel d?arancia e i suoi oli essenziali completano il profilo aromatico. Il Boulevard Rouge mette invece in relazione Americano e Boulevardier: bourbon infuso alle fave di Tonka, Campari Bitter, sciroppo di fragola ottenuto per osmosi con lo zucchero, limone fresco e soda; la guarnizione ? una caramella di fragola fatta in casa.

Pi? articolato il Green Coast, nella versione preparata per la nostra visita: mezcal Espad?n artigianale infuso al basilico e chiarificato, liquore locale alla pompia, zafferano e kiwi, con un velo di aria al sale Maldon. Il progetto mette in dialogo la componente affumicata del distillato, il richiamo agrumato e una prima sensazione salina. Le preparazioni del bar sono accompagnate da assaggi salati, prolungando quel rapporto tra cucina e miscelazione che arricchisce l?aperitivo.

La selezione di stuzzichini che accompagna l?aperitivo.

Rosso Tramonto, la cena gastronomica di Angelo Biscotti

Il Rosso Tramonto rende esplicita l?ambizione gastronomica dell?hotel. La sala rossa, la cucina a vista e il tavolo dello chef costruiscono un ambiente di forte personalit?; all?esterno, il dehor apre la cena sul paesaggio. La luce del tramonto accompagna l?inizio del servizio, prima che il buio restituisca al mare una presenza pi? raccolta.

Rosso Tramonto: la terrazza apparecchiata si apre sul tramonto.
Una seduta sulla sabbia e l?orizzonte del tramonto.
Il tramonto di Piscinas visto dalla tavola.

La proposta si articola in tre percorsi, Acqua, Aria e Sabbia, che sviluppano rispettivamente il mondo marino, quello vegetale e quello delle carni. Il racconto della nostra tavola ne attraversa le diverse sensibilit?: piatti differenti per intensit? e costruzione, riconducibili a una stessa attenzione per salse, consistenze e dettagli aromatici.

La presentazione del percorso gastronomico al tavolo di Rosso Tramonto.
Il Sommelier Manuel Golin accompagna la scelta dei vini a Rosso Tramonto.
Il gioco del Puzzle con la grafica del menu di Rosso Tramonto, tra suggestioni del mare e della terra.
Il racconto del vino al tavolo.
Franciacorta Ros? Franca Contea, tra le etichette servite durante la cena.

Il benvenuto e il servizio del pane

L?apertura concentra il vocabolario della cucina in piccoli assaggi. La tartelletta di grano saraceno con Casizolu, aspic di champignon e crema al garum di funghi lavora sulla profondit?; la panzanella all?acqua di pomodori gialli fermentati e origano cubano mette in primo piano la componente vegetale e acidula. Completano le declinazioni dei percorsi l?ostrica di Tortol? con Granny Smith e caviale Calvisius, il bonbon di pecora nera e la fava con bonbon liquido di pecorino e sapa di fichi. Il cannoncino al carbone vegetale, rafano e tamarindo aggiunge un ulteriore accento.

La sequenza di benvenuto di Rosso Tramonto.
Un dettaglio dei bonbon della sequenza di benvenuto.

Il pane alla farina di riso Venere arriva con grissini al sale e al mais, crackers al sesamo nero e integrali al finocchietto. L?accompagnamento ha una precisa identit?: burro di pecora alla rucola, composta di fichi e polvere di prosciutto di pecora. Accanto, l?extravergine sardo Masoni Becciu e l?Ogliarola pugliese. ? un servizio al quale vale la pena dedicare tempo.

Il servizio del pane fatto in casa, con burro di pecora e oli extravergine.

Acqua, la cucina di mare tra freschezza e profondit?

Lo scampo con avocado, cetriolo e mela verde ? un piatto dalla costruzione minuziosa: al crudo profumato con sambuco e verbena si affiancano panna cotta di avocado, cetriolo al Midori, finocchio e kaffir lime. La mela verde, lavorata anche con olio al finocchietto, sviluppa il filo fresco della composizione. L?insieme mostra quanto contino, per Biscotti, le relazioni fra profumi e consistenze.

Scampo, avocado, cetriolo e mela verde: il percorso Acqua.

Negli spaghettini Oro Verrigni con triglia, salicornia e pepe affumicato, la pasta viene risottata in un dashi allo zafferano di Arbus. Il crudo di triglia incontra limone verde e pepe affumicato; il jus di pesce di fondale, Pernod e arancia aggiunge profondit?. La riscrittura della ?Zuppetta di cozze e vongole? prende invece la forma di bonbon, accompagnati da un concentrato di pomodori di Pula alla marinara.

Spaghettini con triglia, salicornia e pepe affumicato.
La ?Zuppetta di cozze e vongole?: i bonbon sul concentrato di pomodoro alla marinara.

Il dentice reale al barbecue, glassato con pil pil di dentice e zafferano, trova un contrappunto nel cremoso di ricotta di pecora. Limone fermentato, shiso in tempura con maionese all?aglio nero, tagete e fiori di zucca completano il piatto. Qui il dialogo tra mare e mondo pastorale sardo assume una forma particolarmente eloquente.

Dentice reale al barbecue, zafferano, ricotta di pecora e fiori di zucca: il mare incontra le erbe e i colori di Sardegna.
Il dentice del percorso Acqua, tra la glassatura allo zafferano e il contrappunto croccante della foglia di shiso in tempura.

Aria, il mondo vegetale come percorso compiuto

Il percorso Aria dedica agli ortaggi una progettazione autonoma. La cipolla con pane e ciliegia intreccia stufatura, affumicatura e pickle, con gelato al pane tostato e richiami all?aceto di X?r?s. Nei tortellini di fagiolo cannellino, il consomm? di funghi al garum costruisce un fondo intenso, attraversato da yuzukosho e cerfoglio.

Cipolla, pane e ciliegia: il percorso Aria.
Consomm? di funghi con tortellini di fagiolo cannellino e yuzukosho.

Il riso San Massimo con burrata, aglio nero, limone fermentato e lamponi lavora su cremosit?, fermentazione e contrappunti fruttati, con Parmigiano di 30 mesi e polveri di peperone arrosto. Il peperone con mandorla e basilico amplia la gamma: Piquillo, capperi di Pantelleria, caviale di olio al basilico, sedano rapa nel latte di mandorla, quinoa soffiata e accenti di ciliegia e fico. Una cucina vegetale che trova ricchezza nella trasformazione degli ingredienti.

Riso San Massimo, burrata, aglio nero, limone fermentato e lamponi.
Peperone, mandorla e basilico: la cucina vegetale del percorso Aria.

Sabbia, carni e grandi salse

Con Sabbia cambia il passo. L?animella di gola di vitello, arrostita al burro affumicato, si accompagna a royale di foie gras e barbabietola, tartufo nero uncinato e salsa perigordina: una composizione che dichiara il proprio legame con la grande cucina di salse. La ?Genovese di bufala? ? un gioco di rimandi: i tortelli racchiudono genovese di vitello, mentre la bufala compare nella spuma; cipolla di Montoro, fondo di cottura, salvia e cipolla rossa in tempura ne completano il disegno.

Animella, tartufo e rapa rossa: il percorso Sabbia.
?Genovese di bufala?: tortelli di genovese di vitello, fondo di cottura e spuma di bufala.
Un?altra prospettiva dei tortelli ?Genovese di bufala?.

La ?Scarpetta?, fuori carta, porta in tavola pane di semola fatto in casa e rag? alla cilentana, concedendo un gesto di convivialit? immediata. Il piccione con daikon e caff? torna a una costruzione pi? articolata: cottura al burro affumicato, topinambur, coscia e rigaglie, olandese al Madeira e jus con senape in pickle. La riduzione di caff? crudo scandisce il passaggio aromatico, mentre il daikon porta un richiamo acidulo e vegetale.

?Scarpetta?: pane di semola fatto in casa e rag? alla cilentana.
Piccione, daikon e caff?: la profondit? dei fondi e la precisione delle cotture nel percorso Sabbia.

La chiusura dolce e il lavoro della pasticceria

Il predessert di radici, arancia, melissa e sorbetto alla verbena prepara il passaggio ai dolci. Le tre direzioni conservano una loro identit?: pesca, mandorla e basilico per Acqua; souffl? al lampone con sorbetto allo shiso rosso e galanga per Aria; ?Come un tiramis?? per Sabbia, con cremoso al mascarpone, spugna e pellicola al caff?, croccantino e gelato al savoiardo, infuso di caff? crudo e cardamomo nero.

Il sorbetto alla verbena nel passaggio di predessert.
Pesca, mandorla e basilico: una composizione di consistenze e temperature che conclude il percorso Acqua.
Shiso rosso, lampone e galanga: il souffl? al lampone e il suo sorbetto chiudono il percorso Aria.
Il souffl? al lampone in dettaglio, con sorbetto allo shiso rosso e galanga e perlage croccante di lampone.
?Come un tiramis??: mascarpone, caff? e savoiardo riletti attraverso cremosi, gelato e una sottile pellicola al caff?.

La pasticceria di Dejana Scisciani sviluppa inoltre una piccola pasticceria che spazia dal cremino alle arachidi alla Pavlova, dalla cheesecake all?ibisco al mango e shiso, fino a zeppolina, castagnola e caramella al mango e passion fruit. La variet? delle preparazioni conferma quanto la parte dolce partecipi al progetto gastronomico nel suo insieme.

Il vino accompagna la cena attraverso il lavoro della sala e del sommelier Manuel Golin. La cura del calice e del servizio contribuisce alla continuit? dell?esperienza, insieme al racconto delle preparazioni. Fuori, Piscinas offre un?ultima immagine: il chiarore sul mare e il profilo delle dune nella notte.

La luna illumina le dune e il mare davanti a Le Dune Piscinas.

La colazione a Le Dune Piscinas, un progetto gastronomico a s?

La mattina riporta la luce piena sul mare. Al Ginepro il risveglio ha la bellezza di una tavola affacciata sulla spiaggia e la sostanza di un?offerta organizzata con grande ampiezza. La scheda della colazione 2026 censisce 155 referenze articolate in 24 corner, comprendendo il buffet, le bevande e le proposte su richiesta. La cifra d? la misura del lavoro; a renderlo interessante sono soprattutto le produzioni interne e l?attenzione alle filiere sarde.

Un tavolo affacciato sulla spiaggia: il paesaggio entra nell?architettura.
La colazione sulla sabbia, con il mare all?orizzonte.
La tavola della colazione davanti al mare di Piscinas.

La viennoiserie fatta in casa comprende cornetti, pain au chocolat, pain suisse e lievitati agli agrumi di Sardegna; il miele di corbezzolo caratterizza il cornetto integrale. Si aggiungono torte da credenza, crostate e biscotti. Anche il pane occupa uno spazio importante, con dieci referenze nella scheda: filoni, pan bauletto, focaccia e pani speciali.

Il buffet della colazione, tra lievitati, torte e proposte salate.
Il buffet della colazione negli ambienti luminosi de Le Dune Piscinas.
Il cornetto della colazione: la viennoiserie, come i pani e i lievitati dei diversi outlet, ? realizzata in casa.
La colazione davanti alla spiaggia di Piscinas, con il mare oltre la tavola e i lievitati della casa.
Caffetteria, piccola pasticceria e orizzonte marino: il risveglio a Le Dune Piscinas.

La parte salata permette un piccolo viaggio nell?isola. Ci sono la ricotta di pecora nera di Arbus del caseificio Funtanazza, le proposte ovine dell?azienda Pab?E? is Tellasa, le specialit? caprine di Mannalita e i salumi di Bonesa. Il Joddu, latte fermentato della tradizione, si affianca a formaggi, ricotte e prodotti di pecora e capra. Confetture e mieli valorizzano produttori come Azienda agricola San Paolo e Isola del Miele.

Per la nostra tavola arrivano due preparazioni fuori carta: l?omelette con misticanza di funghi, pomodori camona, Parmigiano 24 mesi e cipolla, e il French toast di Civraxiu con miele di corbezzolo e frutti rossi. Il pane tradizionale sardo entra cos? anche in una preparazione di memoria internazionale, con un risultato coerente con la filosofia dello chef.

Omelette alla misticanza di funghi, pomodori Camona, Parmigiano 24 mesi e cipolla, preparata fuori carta per la nostra colazione.
French toast di Civraxiu con miele di corbezzolo e frutti rossi: una colazione che parla anche la lingua del territorio.
Il French toast di Civraxiu in dettaglio, tra frutti rossi e miele di corbezzolo.
Il risveglio davanti alle dune: pane, frutta, caff? e spremuta.

La proposta comprende inoltre frutta, cereali, semi, verdure e bevande vegetali. I prodotti senza glutine vengono gestiti su richiesta dalla caffetteria, in confezione integra; alcune preparazioni e bevande prevedono un supplemento. L?ampiezza del servizio mantiene quindi diverse possibilit? di scelta, da concordare con la sala secondo le proprie esigenze.

Domenica a pranzo al Ginepro, la Sardegna a tavola

Il pranzo della domenica?si svolge al Ginepro, dove il paesaggio torna a essere parte della tavola. La sala e il dehor guardano direttamente la spiaggia; la luce attraversa il servizio con un?intensit? che accompagna bene un menu dedicato al mare e alle produzioni dell?isola.

Un tavolo all?aperto e la spiaggia a pochi passi: l?essenzialit? degli arredi lascia la scena al paesaggio di Piscinas.
Geometrie leggere, ombra e luce sulla terrazza affacciata sulla spiaggia.
La mise en place del pranzo al Ginepro, con il mare di Piscinas a completare la tavola.

Panzanella di tonno rosso e Fiore del Sasso

Si comincia con la panzanella di tonno rosso agli agrumi e alici di Menaica. Il tonno rosso di Carloforte, lavorato in tataki, incontra la riduzione di agrumi e passion fruit; la panzanella utilizza Civraxiu, pomodori secchi di Pula e olive taggiasche. Le alici aggiungono profondit? marina a una composizione di chiara vocazione mediterranea.

Panzanella di tonno rosso agli agrumi e alici di Menaica: tataki di tonno rosso di Carloforte, Civraxiu, pomodori secchi di Pula e olive taggiasche.
Il tonno rosso di Carloforte e la sua panzanella: un piatto solare, tra agrumi, passion fruit e sapidit? marina.

L?abbinamento ? con Fiore del Sasso di La Contralta, Vermentino di Gallura DOCG Superiore. La fermentazione principale in acciaio e la maturazione in cemento sulle fecce fini si affiancano a una piccola parte macerata, con passaggi in rovere e anfora. Il profilo agrumato, i richiami alla macchia mediterranea e il finale ammandorlato dialogano con il tono del piatto e con il suo intreccio di freschezza e materia.

Il servizio del vino al tavolo: gesti misurati e attenzione al dettaglio accompagnano il pranzo.
Il servizio con sistema Coravin durante il pranzo al Ginepro.
Fiore del Sasso di La Contralta, Vermentino di Gallura Superiore DOCG, in abbinamento alla panzanella di tonno rosso.
Il calice e la bottiglia di Fiore del Sasso, tra i riflessi del mare e la luce della terrazza.

Lorighittas ai crostacei, il piacere della condivisione

Le lorighittas ai crostacei e fiori di zucca arrivano in un ampio tegame da condividere. Scampo, gambero rosso e granciporro si intrecciano ai pomodorini rossi di acqua di mare, ai fiori di zucca e al limone verde. La forma della pasta e il servizio al centro della tavola invitano a un pranzo disteso, nel quale la generosit? convive con la precisione delle preparazioni.

Lorighittas ai crostacei e fiori di zucca, presentate in padella: scampo, gambero rosso e granciporro con pomodorini e limone verde.
Le lorighittas ai crostacei, con il servizio dalla padella alla tavola.
La padella delle lorighittas: pasta sarda, crostacei e una presentazione nel segno della convivialit?.
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[10/18/2026, 10:54] Ballor celebra 170 anni: la rinascita firmata Bonollo 1908, tra grande liquoristica e memoria italiana

AltissimoCeto ? Spirits & Mixology ? Milano

Ballor, 170 anni di storia italiana.
Dal Piemonte del vermouth alla Milano dei cocktail d?autore.

Ballor celebra 170 anni di storia al Rumore di Milano con una presentazione condotta da Elvio Bonollo, che ha raccontato con entusiasmo il legame fra la sua famiglia e lo storico marchio torinese. Fondata nel 1856, la casa attraversa l?et? d?oro del vermouth e arriva al presente grazie al lavoro di recupero e rilancio di Bonollo 1908: un patrimonio di ricette, bottiglie e immagini pubblicitarie, entrato anche nella memoria popolare attraverso il cinema.

Di Claudio Sacco ? Viaggiatore Gourmet / AltissimoCeto?

1856?2026: Ballor celebra 170 anni di storia al Rumore di Milano.
Manifesti d?epoca e allestimenti contemporanei: il patrimonio Ballor recuperato e valorizzato dalla famiglia Bonollo.

Dal 13 al 18 ottobre 2026, il racconto trova casa da Rumore, cocktail bar nel complesso del Portrait Milano, in corso Venezia 11. Le bottiglie storiche e i manifesti d?epoca dialogano con il bancone di oggi: un incontro fra cultura dell?aperitivo e miscelazione contemporanea, nel quale l?archivio offre spunti concreti per tornare a parlare di gusto.

Nel racconto di Elvio Bonollo, la rinascita di Ballor assume i contorni di un autentico progetto di famiglia: l?innamoramento per uno storico marchio italiano ? diventato un impegno concreto per custodirne l?identit? e restituirgli prestigio. Ballor ? il gioiello ultra premium al quale la famiglia Bonollo sta dedicando passione, competenza e visione, con la volont? di valorizzarne l?eredit? e accompagnarlo in un nuovo capitolo della sua storia.

Il percorso passa attraverso tre espressioni: Ballor Vermouth, Ballor Gin e Ballor 100. A riunirle ? anche Ballor170, il cocktail celebrativo ideato dal brand ambassador Mauro Suman. Un modo particolarmente pertinente di festeggiare una ricorrenza liquoristica: mettere la storia nelle mani di chi prepara il drink e, attraverso il servizio, restituirla alla conversazione degli ospiti.

Prunella Ballor, Fantozzi e il mitico Ippopotamo

A pronunciare Prunella Ballor, il sorriso arriva quasi da s?. Il ricordo corre al mitico Ippopotamo, il night cinematografico di Il secondo tragico Fantozzi, film del 1976 diretto da Luciano Salce. Nella memorabile uscita notturna con Fantozzi e Calboni, Filini porta da casa una bottiglia di Prunella Ballor, confidando di risolvere la questione delle consumazioni con un?iniziativa tanto previdente quanto inopportuna. Calboni provvede immediatamente a ordinare tre scotch’S .

Pochi istanti di cinema hanno consegnato quell?etichetta alla memoria collettiva. E ritrovarne oggi una bottiglia nell?esposizione milanese aggiunge al racconto un?affettuosa familiarit?: accanto alla storia delle ricette e dell?impresa, emerge quella degli italiani, delle loro abitudini e dei loro miti. La Prunella appartiene a questo capitolo storico; Vermouth, Gin e Ballor 100 sono i protagonisti del percorso contemporaneo presentato per l?anniversario.

La Prunella Ballor d?epoca: l?etichetta entrata nell?immaginario italiano anche attraverso il cinema di Fantozzi.

Dall?archivio al bicchiere

BALLOR CELEBRA 170 ANNI DI STORIA E SAPIENZA LIQUORISTICA ITALIANA

L?esperienza ultracentenaria della famiglia Bonollo ha riportato in auge lo storico marchio torinese fondato nel 1856, proponendo tre prodotti iconici frutto di ricette storiche e continuo spirito di innovazione. Dal 13 al 18 ottobre, presso l?esclusivo locale Rumore di Milano, un?esposizione speciale celebrer? questo importante traguardo.

Celebrare 170 anni di storia significa raccontare un viaggio straordinario nel gusto, nell?eleganza e nel saper fare italiano. Fondata a Torino nel 1856, Ballor ? stata protagonista del periodo d?oro della liquoristica piemontese. Un?eredit? ricca di fascino e prestigio che oggi rivive grazie alla visione e alla dedizione di Bonollo 1908 di Padova.

 

 

Elvio Bonollo conduce la presentazione al Rumore di Milano, raccontando con entusiasmo la passione della famiglia per Ballor e l?impegno nel valorizzarlo come gioiello ultra premium della propria proposta.

Con oltre un secolo di esperienza e quattro generazioni dedicate all?arte della distillazione, la famiglia Bonollo ? nota a livello internazionale per aver rivoluzionato il settore con la Grappa OF Amarone Barrique e per la continua ricerca attraverso il Sistema Unico Bonollo ? ? riuscita a rompere gli schemi del settore. La continua ricerca di innovazione e l?incondizionata passione per l?eccellenza hanno spinto la famiglia Bonollo a rilevare e valorizzare questo storico marchio, con l’obiettivo di integrarne l’eredit? secolare nel proprio know-how e riportare i suoi capolavori agli antichi splendori.

Elvio Bonollo (INTERVENTO COMPLETO)? conduce la presentazione al Rumore di Milano, raccontando con entusiasmo la passione della famiglia per Ballor e l?impegno nel valorizzarlo come gioiello ultra premium della propria proposta.

UN TRITTICO DI ECCELLENZA: I TRE PRODOTTI DI CASA BALLOR

La passione e la storia di Ballor vengono rivissute e reinterpretate dal team Bonollo per proporre esperienze nuove che si fondano sulla solidit? di know how ultra centenari, ma che tutt?ora fanno la differenza.

La rinascita del brand si ? concretizzata in tre capolavori liquoristici creati dai master blender di Casa Bonollo:

Ballor 100, Ballor Vermouth e Ballor Gin: le tre espressioni del progetto di valorizzazione firmato Bonollo 1908.

Ballor Vermouth (Il Vermouth di Paul): il liquore preferito da Paul Ballor, valso all’azienda 13 medaglie d’oro, 12 diplomi d’onore e il titolo di “Sovrintendente del Re d?Italia” conferito da Casa Savoia. La sua formulazione nasce da un attento lavoro di ricerca e sperimentazione che, partendo dal recupero della ricetta originale, ne rispetta fedelmente i metodi di lavorazione tradizionali per restituire un Vermouth di grande eleganza e storicit?. Prodotto a partire da un blend di 30 botaniche e un’infusione a due fasi per estrarre la massima ricchezza aromatica ed amaricante, si distingue per un profilo intenso e vivace. Prevalgono le note speziate di chiodi di garofano e cannella, affiancate da sentori fruttati di dattero e arancia candita, uniti alle piacevoli sfumature marsalate del vino. Perfetto da degustare liscio, alla moda piemontese dell’800, o come base raffinata per l’aperitivo. (Gradazione alcolica: 18% vol).

Un cocktail in coppa, con Ballor Vermouth e Ballor 100 sullo sfondo.

Ballor Gin (Il Gin di Emilie): un distillato intriso del fascino dei viaggi dell’ottocentesca botanista Emilie. Il suo carattere fresco e vivace nasce dalla sapiente unione del ginepro italiano distillato in alambicco con preparazioni aromatiche ed agrumate mediterranee: pompelmo rosa, arancia dolce di Sicilia, bergamotto di Calabria, uniti alle note balsamiche di menta piemontese e cardamomo, ed erbe aromatiche come timo e basilico. Un profilo sensoriale audace e bilanciato. (Gradazione alcolica: 40% vol).

Ballor Gin formato 450cl, dedicato a Emilie, tra botaniche e suggestioni mediterranee.

Ballor 100 (L?Esotico Italiano – L?Amaro di Henry): creato per stupire con la sua unicit?, racchiude ben 100 botaniche provenienti dai 5 continenti. Frutto di un’accurata selezione e di una macerazione differenziata secondo la pi? autentica tradizione erboristica italiana, Ballor 100 offre un viaggio olfattivo e gustativo in continuo divenire: note amaricanti (rabarbaro, genziana, assenzio, china, angostura), balsamiche (menta, lemongrass), speziate (cannella, pepe garofanato, curcuma, pepe di cubebe, mirra) e vegetali (fieno greco). Ideale liscio e freddo per apprezzarne la complessit? o come tocco di carattere per la miscelazione d’autore. (Gradazione alcolica: 32% vol).

Il cofanetto Ballor riunisce le tre espressioni della gamma contemporanea, protagoniste del rilancio curato dalla famiglia Bonollo.

Per celebrare la ricorrenza Mauro Suman, brand ambassador Ballor, ha realizzato l?esclusivo cocktail ?Ballor170?: Ballor Vermouth, Ballor Gin, Soda all?arancia e basilico, Velluto al Ballor 100 per un drink da servire in tumbler basso.

 

La presentazione di Ballor170, il cocktail celebrativo ideato dal brand ambassador Mauro Suman.
La preparazione dei cocktail al banco del Rumore di Milano.
Il servizio dei cocktail in tumbler basso durante l?appuntamento milanese.

LA STORIA DI BALLOR: DAL 1856 AI GIORNI NOSTRI

Nel 1856 Giuseppe Ballor fonda a Torino la storica azienda che, sotto la guida del figlio Paul e dei soci Freund e Roussette, assumer? successivamente la denominazione Freund, Ballor & C., raggiungendo il proprio apice grazie a una visione imprenditoriale solida e lungimirante. Nel pieno dell’ottocento Piemontese, l’et? d’oro del Vermouth, i tre soci seppero far conoscere i propri prodotti ben oltre i confini nazionali. Le etichette Ballor, storicamente caratterizzate dall’immagine della locomotiva come simbolo di velocit? e modernit?, conquistarono esposizioni universali e mercati internazionali come Londra, Dublino, Chicago e Parigi, ottenendo prestigiosi riconoscimenti e la stima della Casa Reale. Oggi, a 170 anni dalla sua origine, quell’entusiasmo e quello spirito pionieristico rivivono con inalterata passione grazie alla guida e alla maestria della famiglia Bonollo.

Gran Ballor: una delle bottiglie d?epoca che testimoniano il patrimonio storico custodito e valorizzato dalla famiglia Bonollo.
L?aperitivo Gong e il Vino Vermouth: due testimonianze dell?archivio Ballor recuperato dalla famiglia Bonollo.

L’EVENTO CELEBRATIVO AL “RUMORE” DI MILANO

Per festeggiare la ricorrenza dei 170 anni, Ballor organizza un appuntamento speciale dal 13 al 18 ottobre a Milano presso Rumore, l’esclusivo cocktail bar ed elegante lounge nel cuore della citt?. Un luogo raffinato, punto di riferimento per la nightlife milanese e l’alta miscelazione, che si conferma la cornice ideale per accogliere lo stile senza tempo di Casa Ballor.

Durante l’intera settimana sar? possibile godersi un cocktail Ballor e contemporaneamente ammirare alcuni pezzi storici esposti all’interno del locale, preziose testimonianze del passato recuperate e custodite con cura dalla famiglia Bonollo per rendere omaggio alla storia e alla grande arte liquoristica italiana.

BONOLLO 1908

Da oltre 100 anni e quattro generazioni la famiglia Bonollo si dedica all’arte della distillazione. L?azienda padovana ? nota in particolare per il ruolo di innovatore e per l’eccellenza dei suoi prodotti, considerati un punto di riferimento qualitativo per il settore. Gi? nei primi del Novecento, Giuseppe Bonollo, pioniere delle moderne tecnologie, part? con gli allora innovativi alambicchi a vapore, che consentivano di produrre una grappa dalle caratteristiche organolettiche migliori rispetto a quella tradizionale. I Bonollo non hanno mai smesso di sperimentare, anche nelle successive generazioni. In particolare, nel corso degli anni ’90, concretizza presso il Sistema Unico Bonollo, una filosofia produttiva che, unendo expertise ultracentenaria ed innovazione, abbraccia la gestione di tutte le fasi del processo: dalla selezione della vinaccia, passando attraverso la distillazione flessibile, che consente di ottenere acquaviti di ineguagliabile carattere sensoriale, sino al confezionamento ed alla continua attenzione ai consumatori. Il mondo Bonollo OF propone un innovativo modello di consumo di alto valore edonistico che ha evoluto ed elevato il segmento delle grappe invecchiate di valore, identificato oggi nelle barricate.

La lettura AltissimoCeto

Il Punto di Claudio Sacco

Fondatore ed Editor-in-Chief di AltissimoCeto?
Creatore di Viaggiatore Gourmet

Quando mi avvicino a un marchio storico, cerco anzitutto la corrispondenza fra ci? che racconta e ci? che propone. La data di fondazione apre una conversazione; sono le scelte produttive e la riconoscibilit? del prodotto a darle sostanza. Centosettanta anni costituiscono un patrimonio straordinario, che chiede di essere interpretato con competenza, passione e profondo rispetto.

Nel racconto di Elvio Bonollo mi ha colpito la partecipazione con cui la famiglia accompagna questa rinascita. L?innamoramento per Ballor si traduce nella volont? di dedicarvi competenze, energie e una cura particolare, riconoscendo allo storico marchio una propria identit?. Valorizzarlo come gioiello ultra premium di casa Bonollo significa dare continuit? a questa passione, attraverso la personalit? dei prodotti, la qualit? del servizio e la capacit? di farne comprendere il valore a chi li sceglie.

Al bar, come al ristorante, la qualit? dell?esperienza dipende dalla cura del servizio: il bicchiere appropriato, la temperatura, la misura della preparazione e la competenza con cui un?etichetta viene raccontata. ? qui che una storia importante acquista valore nel presente, quando chi accoglie sa trasformarla in un piacere comprensibile, personale, memorabile.

E poi c?? la Prunella di Filini all?Ippopotamo. Quel ricordo appartiene al costume italiano e merita di restare nel racconto di Ballor, con il suo sorriso intatto. La prospettiva pi? stimolante del rilancio ? accompagnare questa familiarit? verso una nuova curiosit?: far conoscere Vermouth, Gin e Ballor 100 attraverso buone proposte e servizi all?altezza. Il futuro del marchio si giocher? anche sulla sua capacit? di guadagnare un posto riconoscibile nelle carte dei migliori bar.

Claudio Sacco
Viaggiatore Gourmet ? AltissimoCeto?

Ballor e Rumore Milano: i riferimenti

Ballor ? 170? anniversario, 1856?2026
Celebrazioni al Rumore di Milano: 13?18 ottobre 2026.
Rumore ? Corso Venezia 11, Milano, nel complesso del Portrait Milano.
Siti ufficiali: Ballor ? Bonollo 1908 ? Rumore ? Portrait Milano.

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[10/08/2026, 20:42] 50 Best Bars 2026: Moebius Milano n.2 al mondo, primo in Europa

Breaking News ? Cocktail Culture & Luxury Hospitality ? Milano, 8 ottobre 2026

Moebius Milano ? il secondo miglior bar del mondo e conquista il titolo di The Best Bar in Europe 2026. Il successo del progetto di Lorenzo Querci illumina il risultato italiano di The 50 Best Bars: nella Top 50 figura anche Locale Firenze, al n.33, mentre Bar Leone di Hong Kong, cofondato dall?italiano Lorenzo Antinori, conserva il primato mondiale per il secondo anno consecutivo.

Il verdetto in cinque dati: Moebius n.2 al mondo e primo in Europa ? Bar Leone n.1 ? Locale Firenze n.33 ? 50 bar in 26 citt? ? 14 nuovi ingressi.



La comunit? internazionale dei bar riunita a Milano per la cerimonia di The 50 Best Bars 2026, il 7 ottobre.

Milano ha accolto il 7 ottobre 2026 la diciottesima edizione della cerimonia di The 50 Best Bars, sponsorizzata da Perrier. Un appuntamento che ha riunito la comunit? internazionale della miscelazione per celebrare bartender, imprenditori, squadre e marchi capaci di orientare l?evoluzione del settore.

Per l?Italia, la notizia ha il volto di una conquista di straordinario rilievo: Moebius Milano sale sul secondo gradino del podio mondiale e riceve il titolo ufficiale di miglior bar d?Europa. Un risultato che restituisce alla citt? una centralit? internazionale e invita a osservare il percorso delle persone che hanno reso possibile questa affermazione.

50 Best Bars 2026: l?Italia nella Top 50, con Moebius Milano e Locale Firenze

Due bar italiani figurano nei primi cinquanta del mondo: Moebius Milano, al n.2, e Locale Firenze, al n.33. Il piazzamento milanese porta inoltre in Italia il riconoscimento The Best Bar in Europe 2026, sponsorizzato da Torres Brandy.

Posizione mondiale Bar Citt? Risultato
2 Moebius Milano Milano The Best Bar in Europe 2026 ? Torres Brandy
33 Locale Firenze Firenze Top 50 mondiale

Il risultato di Locale Firenze mantiene la citt? toscana nella geografia internazionale dei cocktail e affianca al successo di Milano una seconda destinazione italiana. ? una presenza preziosa per leggere il nostro Paese attraverso la pluralit? dei suoi indirizzi e delle sue culture dell?accoglienza.

L?impronta italiana emerge anche oltre i confini nazionali: Lorenzo Antinori ? cofondatore del Bar Leone di Hong Kong, primo al mondo, mentre Giacomo Giannotti, insieme a Margarita Sader, ha fondato il Paradiso di Barcellona, n.17 e vincitore del R?my Martin Legend of the List Award. Sono percorsi distinti dalle due presenze italiane in classifica, ma significativi della capacit? dei nostri professionisti di costruire progetti riconoscibili su scala globale.

Moebius Milano: secondo al mondo, miglior bar d?Europa

Il titolo europeo ? parte essenziale della notizia. Moebius ? l?indirizzo meglio classificato del continente e riceve il relativo riconoscimento ufficiale nell?ambito della graduatoria mondiale. Una conquista che conferisce ulteriore profondit? al secondo posto assoluto.

La progressione acquista ulteriore forza rileggendo il nostro reportage dai World?s 50 Best Bars 2025 a Hong Kong: allora Moebius era n.7 al mondo e vincitore del Nikka Highest Climber Award. Il passaggio al n.2 nel 2026 racconta la continuit? di un percorso che oggi raggiunge il vertice europeo.



Moebius Milano sul palco con la sua squadra: il titolo di The Best Bar in Europe 2026, sponsorizzato da Torres Brandy, accompagna il secondo posto mondiale.

Fondato nel 2019 da Lorenzo Querci, Moebius occupa un ex magazzino tessile in via Alfredo Cappellini 25, a Milano. Il nome richiama l?universo artistico di Jean Giraud, conosciuto come Moebius; il progetto di Studio Q-Bic mette in relazione la memoria industriale degli spazi e il calore dei materiali, intorno a un ulivo andaluso secolare.

Il cocktail bar, il Tapa Bistrot, la musica dal vivo e i vinili compongono un luogo di incontro dalla personalit? articolata. La proposta gastronomica trova un ulteriore sviluppo nello Sperimentale di Enrico Croatti, chef e coordinatore gastronomico di Moebius: un dialogo fra tavola e bancone che rende l?esperienza pi? ricca e coerente.

Giovanni Allario e la squadra: la miscelazione incontra la cucina

Il bar manager Giovanni Allario guida una proposta nella quale la sensibilit? culinaria entra nella costruzione del cocktail. Il Pesto Martini, con vodka, balsamico bianco e pesto al basilico, e il Seed Negroni, con semi di zucca tostati e panna, esprimono questo linguaggio. Alle spalle del bancone, una bottigliera in cemento alta tre metri custodisce oltre trecento referenze di liquori e distillati.



La card di Moebius Milano, n.2 al mondo: la miscelazione ? una delle anime di un progetto che riunisce cucina, musica e ospitalit?.

Lorenzo Querci: una visione imprenditoriale diventata un sogno condiviso

Nella lettura di AltissimoCeto, il valore di Lorenzo Querci emerge nella capacit? di tenere insieme queste anime e dare loro una direzione comune. In pochi anni ha portato il proprio progetto al vertice europeo e sul podio mondiale, costruendo un ambiente nel quale competenze diverse possono incontrarsi e trovare spazio.

? un risultato che appartiene a tutta la squadra: ai professionisti del bar, della cucina, della sala e a ogni collaboratore che rende possibile l?accoglienza quotidiana. Il sogno di un imprenditore acquista la sua espressione pi? bella quando diventa anche occasione di crescita, riconoscimento e soddisfazione per le persone che lo condividono.

La lettura AltissimoCeto: Moebius dimostra quanto possa essere feconda una visione capace di riconoscere il talento, riunirlo e dargli fiducia. Il premio celebra un indirizzo; dietro quell?indirizzo vive una comunit? di persone.

Bar Leone di Hong Kong ? il miglior bar del mondo per il secondo anno consecutivo

Bar Leone conserva il n.1 e i titoli di The World?s Best Bar, sponsorizzato da Perrier, e The Best Bar in Asia. Dopo essere diventato nel 2025 il primo bar asiatico a conquistare il vertice mondiale, il locale di Hong Kong conferma nel 2026 la propria leadership.



Bar Leone di Hong Kong conserva il primato mondiale: la filosofia Cocktail Popolari di Lorenzo Antinori e della sua squadra conquista nuovamente il n.1.

Cofondato dal bartender italiano Lorenzo Antinori, porta nel quartiere Central un?interpretazione della cultura del bere romana, ispirata ai bar di Trastevere. La filosofia ?Cocktail Popolari? mette al centro l?accoglienza, la precisione dei classici e la qualit? degli ingredienti.

Legno, richiami vintage italiani, cimeli calcistici e arredi nostalgici costruiscono un?atmosfera di quartiere, calda e informale. I drink, spesso attraversati da influenze italiane, convivono con specialit? come le olive affumicate e il panino alla mortadella. Il desiderio ? offrire un luogo al quale tornare, nelle occasioni importanti come nei momenti pi? ordinari.

L?ascesa ? stata rapidissima: apertura nel 2023, debutto al n.1 di Asia?s 50 Best Bars nel 2024, conferma del primato regionale nel 2025. Nella classifica globale, Bar Leone ? passato dal n.2 del 2024 al n.1 del 2025, oggi riconfermato.

Abbiamo raccontato quella prima consacrazione mondiale nel nostro speciale sull?edizione 2025 dei 50 Best Bars, dedicando spazio alla filosofia di Antinori e alla presenza italiana nella classifica.

Faye Huggett, direttrice della Community di The 50 Best Bars, interpreta questa continuit? come una prova dell?impatto di Cocktail Popolari e del lavoro di Antinori e della sua squadra. Nel commentare l?edizione, sottolinea il talento, la dedizione, la cultura dell?ospitalit? e la capacit? di innovazione che accomunano i grandi nomi e i progetti emergenti: una celebrazione dei team e un invito agli appassionati a scoprirli.

La geografia dei 50 Best Bars 2026: 26 citt? e 14 nuovi ingressi

La classifica abbraccia 26 citt? e quattordici nuovi ingressi, distribuiti fra Atene, Bangkok, Buenos Aires, Hong Kong, Londra, Madrid, Medell?n, Citt? del Messico, New York, Parigi e San Paolo. Parigi, Hong Kong e New York condividono il primato per numero di presenze, con quattro bar ciascuna.

Europa: Parigi supera Londra per numero di presenze

Con 18 bar nella Top 50, l?Europa offre la rappresentanza pi? ampia. Per la prima volta Parigi supera Londra e diventa la citt? europea con pi? insegne: The Cambridge Public House, n.13; Bar Nouveau, n.15; De Vie, n.23; Danico, n.26. Le quattro presenze parigine costituiscono quasi un quarto del contingente continentale.

Londra conta Connaught Bar, n.8; Satan?s Whiskers, n.29; Waltz, n.32. Atene risponde con Line, n.5; The Bar in Front of the Bar, n.19; Barro Negro, n.40. In Spagna figurano Sips, n.16, e Paradiso, n.17, entrambi a Barcellona, e Angelita, n.50, a Madrid.

Accanto agli italiani Moebius e Locale Firenze, completano il quadro europeo Himkok di Oslo, n.24; Mirror Bar di Bratislava, n.34; Nouvelle Vague di Tirana, n.43. A Edimburgo, Panda & Sons riceve il premio per il miglior menu di cocktail, pur senza figurare nella Top 50 pubblicata.

Americhe: New York, Messico e il primato sudamericano di Alqu?mico

New York riunisce Schmuck, n.11; Sip & Guzzle, n.14; Martiny?s, n.46; Bar Snack, n.49. Schmuck conquista anche il premio alla migliore nuova apertura, mentre Takuma Watanabe, director di Martiny?s, ? stato nominato Altos Bartenders? Bartender nel mese precedente alla cerimonia.

A Citt? del Messico, Handshake Speakeasy, n.6, ottiene The Best Bar in North America, sponsorizzato da Monkey Shoulder. Lo affiancano Bar Mauro, n.10, pi? alto nuovo ingresso, e Tlec?n, n.47. A Guadalajara, El Gallo Altanero torna in classifica al n.28.

Il podio mondiale si completa con Alqu?mico di Cartagena, n.3 e The Best Bar in South America, gi? premiato con il Michter?s Art of Hospitality Award. ? una doppia affermazione che mette in relazione il risultato della destinazione e la qualit? dell?accoglienza.



Alqu?mico di Cartagena completa il podio mondiale al n.3 e si afferma come miglior bar del Sud America.


La squadra di Alqu?mico celebra sul palco milanese il riconoscimento The Best Bar in South America 2026.

A Medell?n si collocano Mamba Negra, n.22, e Bar Carmen, n.39. Lima ? rappresentata da Lady Bee, n.9, in crescita di tre posizioni, e Sastrer?a Martinez, n.37. San Paolo conta Ex?mia, n.20, e Tan Tan, n.35; Buenos Aires Tres Monos, n.21, e Victor Audio Bar, n.31.

Asia: Hong Kong guida, Bangkok segue con tre bar

Hong Kong torna a essere la citt? asiatica pi? rappresentata. Oltre a Bar Leone, figurano Argo, n.25, di ritorno in classifica, e i nuovi ingressi Montana, n.36, e Gokan, n.41. Il fondatore di quest?ultimo, Shingo Gokan, riceve il Roku Industry Icon Award. A Canton si trova Hope & Sesame, n.12.

Bangkok schiera Bar Us, n.4; Dry Wave Cocktail Studio, n.27; BKK Social Club, n.30. A Seul, Zest conquista il n.7. Singapore ? presente con Jigger & Pony, n.18, e Nutmeg & Clove, n.38; Tokyo con Bar Benfiddich, n.44, e Virt?, n.48.

Dubai, Melbourne e la prima affermazione di Accra

Mimi Kakushi di Dubai, n.42, conserva il titolo di The Best Bar in the Middle East, sponsorizzato da Mancino Vermouth. Caretaker?s Cottage di Melbourne, n.45, conferma The Best Bar in Australasia, sponsorizzato da Mr Black.

Il riconoscimento The Best Bar in Africa 2026, sponsorizzato da LAV HORECA, va a Front/Back di Accra, n.80 nella classifica estesa annunciata due settimane prima della cerimonia. Il locale ? una delle due nuove presenze della capitale ghanese nella graduatoria 51?100: ? la prima apparizione di Accra nella lista.

I migliori bar per area geografica nel 2026

Area Bar e destinazione Posizione mondiale Sponsor del titolo indicato nel comunicato
Asia Bar Leone ? Hong Kong 1 ?
Europa Moebius Milano ? Milano 2 Torres Brandy
Sud America Alqu?mico ? Cartagena 3 ?
Nord America Handshake Speakeasy ? Citt? del Messico 6 Monkey Shoulder
Medio Oriente Mimi Kakushi ? Dubai 42 Mancino Vermouth
Australasia Caretaker?s Cottage ? Melbourne 45 Mr Black
Africa Front/Back ? Accra 80 (classifica estesa) LAV HORECA

Il n.80 di Front/Back appartiene alla classifica estesa 51?100. I titoli geografici qui riportati sono quelli assegnati in occasione della classifica mondiale.

Tutti i premi speciali di The 50 Best Bars 2026

Premio Vincitore Destinazione / riferimento
Michter?s Art of Hospitality Award Alqu?mico Cartagena ? n.3
Altos Bartenders? Bartender Takuma Watanabe Director di Martiny?s ? New York
Roku Industry Icon Award Shingo Gokan Bartender, imprenditore e mentore
Campari One to Watch Award Three Horses Melbourne ? n.84 nella classifica estesa
Ketel One Sustainable Bar Award Line Atene ? n.5
Disaronno Highest New Entry Award Bar Mauro Citt? del Messico ? n.10
Nikka Highest Climber Award The Bar in Front of the Bar Atene ? n.19 ? +28 posizioni
R?my Martin Legend of the List Award Paradiso Barcellona ? n.17
Three Cents Best New Opening Award Schmuck New York ? n.11
The 50 Best Bars Scholarship Isa Mejia Ecuador ? stage a Line e Tres Monos
Siete Misterios Best Cocktail Menu Award Panda & Sons Edimburgo ? menu Transcend
SevenRooms Best Bar Design Award Saikind? Abu Dhabi

Alqu?mico: il riconoscimento all?arte dell?ospitalit?

Il Michter?s Art of Hospitality Award, annunciato prima della serata, premia Alqu?mico. La celebrazione sul palco milanese aggiunge al terzo posto mondiale un riconoscimento dedicato a una delle dimensioni pi? importanti dell?esperienza: la capacit? di accogliere.



Il Michter?s Art of Hospitality Award 2026 assegnato ad Alqu?mico: un riconoscimento dedicato all?arte dell?accoglienza.

Saikind? e Panda & Sons: design, ascolto e racconto del cocktail

Il SevenRooms Best Bar Design Award va a Saikind? di Abu Dhabi, nascosto dietro un atelier di moda nel Four Seasons Hotel Abu Dhabi ad Al Maryah Island. Il locale reinterpreta il listening bar giapponese attraverso un?esperienza teatrale: architettura ispirata agli altoparlanti, acustica di alto livello e interni articolati mettono in relazione suono, patrimonio giapponese, creativit? contemporanea e narrazione. La selezione, aperta ai bar di tutto il mondo, ? affidata a una giuria di esperti di design dell?ospitalit?.

Il Siete Misterios Best Cocktail Menu Award premia Panda & Sons di Edimburgo per Transcend. Il menu invita a leggere il drink attraverso la narrazione, la precisione tecnica e presentazioni capaci di stimolare la percezione, mantenendo il gusto al centro. Il premio ? aperto a qualsiasi bar del mondo e viene valutato dai 29 Academy Chairs.



Panda & Sons di Edimburgo riceve il Siete Misterios Best Cocktail Menu Award 2026 per il menu Transcend.

Shingo Gokan: un?icona fra precisione, creativit? e mentorship

Il Roku Industry Icon Award riconosce il percorso di Shingo Gokan, bartender, imprenditore e mentore. Dopo l?affermazione internazionale a New York, ha contribuito allo sviluppo della cultura asiatica dei cocktail con progetti come Speak Low a Shanghai e SG Club a Tokyo, ai quali si affianca Sip & Guzzle a New York. La sua capacit? di unire precisione giapponese, libert? creativa e ospitalit? ha influenzato professionisti e appassionati in tutto il mondo.

Bar Mauro, Schmuck e The Bar in Front of the Bar: tre premi, tre percorsi

Bar Mauro conquista il Disaronno Highest New Entry Award entrando direttamente al n.10: una proposta che combina creativit?, esecuzione meticolosa e cultura locale messicana riletta in chiave contemporanea.

Schmuck, n.11, ottiene il Three Cents Best New Opening Award, riservato al bar meglio classificato fra quelli aperti durante il periodo di votazione. Il suo approccio giocoso, i cocktail di ricerca e un?ospitalit? informale e irriverente propongono una lettura personale del fine drinking. Il premio alla nuova apertura ha quindi un criterio distinto da quello al pi? alto nuovo ingresso.

The Bar in Front of the Bar, ad Atene, vince il Nikka Highest Climber Award: guadagna 28 posizioni e raggiunge il n.19. Drink vivaci, design coinvolgente e atmosfera da festa di strada caratterizzano il suo modo di interpretare il cocktail bar.

Paradiso: il valore della continuit?

Il R?my Martin Legend of the List Award va a Paradiso di Barcellona, premiato per la costanza dei risultati nella storia della classifica. Fondato nel 2015 da Giacomo Giannotti e Margarita Sader, il bar ha costruito la propria identit? attraverso design surreale, servizio teatrale e ricerca continua, fino al titolo di The World?s Best Bar nel 2022.

Line, Three Horses e Isa Mejia: sostenibilit? e futuro del settore

Line di Atene, n.5, riceve il Ketel One Sustainable Bar Award, assegnato dalla Sustainable Restaurant Association. Fermentazione, produzione circolare e principi di zero sprechi orientano il progetto, dallo sviluppo degli ingredienti all?esperienza dell?ospite.

Three Horses di Melbourne, n.84 nella classifica estesa, conquista il Campari One to Watch Award. Il team di The 50 lo individua come un indirizzo con particolare potenziale di ingresso futuro nella Top 50.

La The 50 Best Bars Scholarship viene assegnata a Isa Mejia, dall?Ecuador, che svolger? due stage presso Line ad Atene e Tres Monos a Buenos Aires. La sua ricerca applica la fermentazione a ingredienti ancestrali, fra i quali il mais andino, e dedica ai drink a basso contenuto alcolico o analcolici la stessa cura riservata ai cocktail tradizionali, attingendo al patrimonio culturale dell?America centrale e meridionale.

La borsa di studio ? aperta a bartender di qualsiasi Paese, di almeno 21 anni e con meno di tre anni di esperienza. Il riconoscimento intende ampliare gli orizzonti dei talenti emergenti attraverso esperienze formative presso alcuni dei migliori bar del mondo.

La classifica completa 1?50 di The World?s 50 Best Bars 2026

Moebius Milano e Locale Firenze sono evidenziati in oro. La tabella ? scorrevole orizzontalmente sui dispositivi mobili.

Posizione Bar Citt?
1 Bar Leone Hong Kong
2 Moebius Milano Milano
3 Alqu?mico Cartagena
4 Bar Us Bangkok
5 Line Atene
6 Handshake Speakeasy Citt? del Messico
7 Zest Seul
8 Connaught Bar Londra
9 Lady Bee Lima
10 Bar Mauro Citt? del Messico
11 Schmuck New York
12 Hope & Sesame Canton
13 The Cambridge Public House Parigi
14 Sip & Guzzle New York
15 Bar Nouveau Parigi
16 Sips Barcellona
17 Paradiso Barcellona
18 Jigger & Pony Singapore
19 The Bar in Front of the Bar Atene
20 Ex?mia San Paolo
21 Tres Monos Buenos Aires
22 Mamba Negra Medell?n
23 De Vie Parigi
24 Himkok Oslo
25 Argo Hong Kong
26 Danico Parigi
27 Dry Wave Cocktail Studio Bangkok
28 El Gallo Altanero Guadalajara
29 Satan’s Whiskers Londra
30 BKK Social Club Bangkok
31 Victor Audio Bar Buenos Aires
32 Waltz Londra
33 Locale Firenze Firenze
34 Mirror Bar Bratislava
35 Tan Tan San Paolo
36 Montana Hong Kong
37 Sastrer?a Martinez Lima
38 Nutmeg & Clove Singapore
39 Bar Carmen Medell?n
40 Barro Negro Atene
41 Gokan Hong Kong
42 Mimi Kakushi Dubai
43 Nouvelle Vague Tirana
44 Bar Benfiddich Tokyo
45 Caretaker’s Cottage Melbourne
46 Martiny’s New York
47 Tlec?n Citt? del Messico
48 Virt? Tokyo
49 Bar Snack New York
50 Angelita Madrid


Il prospetto della classifica 1?50 dei 50 Best Bars 2026: Bar Leone, Moebius Milano e Alqu?mico sul podio. Tocca l?immagine per aprirla nelle sue dimensioni originali.

Come si vota: oltre 800 esperti, 29 regioni e verifica indipendente

La graduatoria nasce dalle preferenze della The 50 Best Bars Academy, composta da oltre 800 esperti internazionali del beverage, nel rispetto della parit? di genere: bartender, consulenti, giornalisti specializzati e professionisti dei cocktail.

L?Academy ? articolata in 29 regioni geografiche, ciascuna guidata da un Academy Chair che seleziona i votanti della propria area. La distribuzione tiene conto dello sviluppo e della sofisticazione del settore, insieme alla concentrazione di bar di qualit?.

Ogni membro esprime otto preferenze, basate sulle migliori esperienze vissute nei bar nei 18 mesi precedenti. I votanti rimangono anonimi; il voto ? riservato e sicuro, con monitoraggio indipendente di Deloitte.

The 50 Best Bars e William Reed: la storia della piattaforma

Pubblicata ogni anno dal 2009, la classifica dei bar ? diventata un appuntamento di riferimento per professionisti e appassionati. Le edizioni regionali dedicate all?Asia, al Nord America e all?Europa sono state avviate rispettivamente nel 2016, 2022 e 2026.

L?organizzazione fa capo a William Reed, proprietaria di The 50, marchio precedentemente noto come ?The World’s 50 Best?, e interamente responsabile dei premi, del sistema di voto e delle classifiche. Gruppo multimediale indipendente con oltre 150 anni di attivit?, sede nel Regno Unito e uffici internazionali, William Reed opera nell?editoria professionale per retail, ristorazione e food service, con testate fra cui The Grocer e Restaurant.

La piattaforma comprende The 50 Best Restaurants, nata nel 2002, le edizioni Restaurants Latin America e Asia del 2013, Middle East & North Africa del 2022 e North America del 2025; le classifiche dei bar globale e regionali; The 50 Best Hotels, dal 2023; The 50 Best Vineyards, dal 2025; The 50 Discovery, dal 2019; e World?s Best Sommeliers? Selection, dal 2024.

Perrier: il partner principale

La storia di Perrier comincia nel 1863 a Verg?ze, nel Gard francese. La bottiglia verde e le bollicine della sua acqua minerale naturale ne hanno costruito la riconoscibilit? in oltre 140 Paesi. Nel corso di pi? di un secolo il marchio ha collaborato con artisti come Andy Warhol, Salvador Dal?, Bernard Villemot e Jean-Gabriel Domergue, coltivando un rapporto con la creativit? e l?irriverenza artistica.

Tutti i partner ufficiali dei 50 Best Bars 2026

I partner indicati nel comunicato accompagnano l?edizione attraverso prodotti, servizi, riconoscimenti e luoghi dell?ospitalit? milanese.

Partner Ruolo ufficiale Premio
Perrier Acqua The World?s Best Bar
SevenRooms Piattaforma di prenotazione Best Bar Design Award
DoorDash Delivery ?
Michter?s Whisky americano Art of Hospitality Award
Nikka Whisky Whisky mondiale Highest Climber Award
Ketel One Vodka Sustainable Bar Award
Three Cents Miscelatori Best New Opening Award
Siete Misterios Mezcal Best Cocktail Menu Award
NOAM Birra ?
Roku Gin Gin Industry Icon Award
Altos Tequila Tequila Bartenders? Bartender Award
Cointreau Liquore all?arancia Sciarpe cerimoniali
R?my Martin Cognac Legend of the List Award
Monkey Shoulder Scotch whisky The Best Bar in North America
Campari Bitter One to Watch Award
Mr Black Liquore al caff? The Best Bar in Australasia
Torres Brandy Brandy The Best Bar in Europe
LAV HORECA Bicchieri The Best Bar in Africa
Disaronno Liquore italiano Highest New Entry Award
Amaro Lucano Amaro Shaker cerimoniali
Mancino Vermouth Vermouth The Best Bar in the Middle East; shaker cerimoniali
St-Germain Elderflower Liqueur Liquore francese ?
Almave Analcolici ?
Polot 1882 Sciroppi ?
Zoppis Distributore italiano ?
Parmigiano Reggiano Formaggio ?
The Doping Milano Hotel dell?evento ?
Bulgari Hotel Hotel dell?evento ?
Ceresio7 Pools & Restaurant Evento ?
Excelsior Hotel Gallia Hotel dell?evento ?
Casa Brera Hotel dell?evento ?
Deodato Arte Arte ?

Ospitalit? italiana nel mondo: leggi anche il nostro approfondimento 50 Best Hotels 2026: Italia, Europa e classifica completa.

50 Best Bars su AltissimoCeto: altre edizioni e approfondimenti

Il racconto prosegue attraverso le cerimonie, le classifiche regionali e gli incontri con i protagonisti. Ecco gli articoli del nostro archivio per ricostruire i percorsi e ampliare la lettura del risultato milanese.

La graduatoria regionale Europe?s 50 Best Bars e il titolo The Best Bar in Europe assegnato nell?ambito della lista mondiale sono due riconoscimenti distinti.

Editoriale ? Claudio Sacco

Il punto di Claudio Sacco: Lorenzo, un fuoriclasse capace di far crescere un sogno collettivo

Nel ventennale di AltissimoCeto, il risultato di Moebius mi offre una delle immagini pi? belle dell?ospitalit? italiana contemporanea. Il secondo posto mondiale ? straordinario. Il titolo di miglior bar d?Europa gli conferisce un significato ulteriore, che merita di essere riconosciuto e raccontato con piena evidenza.

Ma ci? che mi interessa pi? profondamente sono le persone. Considero Lorenzo Querci un autentico fuoriclasse: per la visione, per la determinazione e soprattutto per la capacit? di trasformare, in pochi anni, un?intuizione in un luogo che oggi appartiene alla geografia mondiale dell?eccellenza.

Realizzare il proprio sogno ? gi? un?impresa. Fare in modo che quel sogno diventi anche quello di una squadra richiede una qualit? imprenditoriale e umana ancora pi? rara. ? qui che riconosco il valore del suo lavoro: nell?avere riunito un gruppo di fantastici talenti e collaboratori, dando loro una direzione, fiducia e la possibilit? di esprimersi.

Il riconoscimento di Milano appartiene dunque anche a Giovanni Allario, a Enrico Croatti e a ogni persona che lavora a Moebius. A chi accoglie, a chi serve, a chi prepara un cocktail, a chi governa una cucina; a chi, spesso lontano dai riflettori, rende naturale un?esperienza che naturale diventa soltanto attraverso competenza, attenzione e lavoro quotidiano.

Per come intendo l?ospitalit?, la qualit? nasce da questa relazione fra visione e squadra. La tecnica trova compimento quando diventa piacere per l?ospite. Il design acquista vita quando invita a fermarsi. La musica, il cocktail e la cucina diventano memorabili quando condividono un ritmo e una sensibilit?.

Moebius mi interessa proprio per questa ambizione d?insieme. Il suo successo suggerisce quanto valore possa nascere dal dialogo fra competenze diverse, quando un imprenditore sa custodire l?identit? del progetto e riconoscere il contributo delle persone che lo fanno crescere.

Anche la conferma di Bar Leone porta con s? un messaggio che sento vicino: la forza di una cultura italiana del bar nella quale precisione e convivialit? convivono. Lorenzo Antinori ha dato forma a Hong Kong a un?idea capace di parlare una lingua internazionale conservando la propria memoria romana.

Le classifiche offrono un?occasione preziosa per incontrare queste storie. La lettura pi? fertile continua poi nei luoghi, nell?esperienza e nel rapporto con chi li anima. Il valore di una squadra merita attenzione ogni giorno, durante le celebrazioni e nel lavoro silenzioso che le precede e le segue.

A Lorenzo e a tutta la squadra di Moebius va il mio plauso pi? convinto. Per aver portato Milano sul podio mondiale e al vertice europeo, certamente. E per aver costruito insieme un luogo nel quale il sogno di uno ? diventato una conquista condivisa.

Claudio Sacco ? Viaggiatore Gourmet
Founder & Editor-in-Chief di AltissimoCeto.com – Managing Director LuxuryBureau.com

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[10/02/2026, 10:50] Chef?s Table TheFork Manager al Forte Village: la Sardegna che si confronta a tavola

Reportage di Claudio Sacco ? Forte Village, Sardegna, luned? 21 settembre 2026.

Ci sono tavole capaci di raccontare un territorio attraverso ci? che arriva nei piatti. Altre sanno restituirne anche il carattere, le ambizioni, il modo di accogliere e di immaginare il futuro. La seconda tappa di Chef?s Table by TheFork Manager, ospitata dal ristorante Belvedere del Forte Village, ha avuto questa felice profondit?: una grande esperienza gastronomica nella quale il piacere della cucina e dei vini ha accompagnato un confronto partecipe fra i protagonisti della ristorazione sarda.

 

 

Luned? 21 settembre 2026, il nostro viaggio ha raggiunto la Sardegna. Il men? firmato dallo chef Giuseppe Molaro, la cura della sala e una selezione di etichette di notevole personalit? hanno dato forma a un pranzo nel quale le conversazioni hanno trovato spazio con naturalezza. Intorno al tavolo, esperienze diverse si sono avvicinate: ciascuno con la propria storia professionale, tutti con la familiarit? di chi conosce il lavoro necessario per trasformare una prenotazione in un?ospitalit? riuscita.

Il tavolo unico del Chef?s Table TheFork Manager al Belvedere del Forte Village, pronto ad accogliere la tappa in terra sarda.

Dalle Calandre al Forte Village in Sardegna, il roadshow di Chef?s Table by TheFork Manager continua

Dopo l?esordio del 15 luglio a Le Calandre della famiglia Alajmo, raccontato nel reportage della prima tappa di Chef?s Table TheFork Manager, il progetto prosegue cambiando regione e interlocutori. La continuit? risiede nel suo presupposto: offrire a chi vive il ristorante ogni giorno un?occasione qualificata per incontrarsi, condividere esperienze e ragionare sul proprio mestiere.

Luxury Bureau sviluppa e organizza questo percorso per TheFork in Italia?mettendo al centro la relazione fra le persone. Un tavolo condiviso favorisce domande concrete e conversazioni che possono approfondirsi fra una portata e l?altra. La cucina crea il clima dell?incontro; il confronto ne amplia il significato.

In Sardegna questa formula acquista una sfumatura particolare. La forza di una destinazione passa anche attraverso i suoi ristoranti: luoghi nei quali il visitatore entra in contatto con il territorio e con chi lo abita. Per un professionista dell?ospitalit?, accogliere significa quindi contribuire a un racconto pi? ampio, del quale ogni esperienza individuale diventa una parte.

I primi incontri sulla terrazza del Belvedere: il paesaggio del Forte Village accompagna il benvenuto ai partecipanti.
Conversazioni e saluti prima del pranzo, nell?atmosfera luminosa della seconda tappa sarda.

Il Belvedere del Forte Village, una cornice che invita alla convivialit?

Il Ristorante Belvedere ? il luminoso gioiello gastronomico di Villa del Parco & Spa, l?esclusivo hotel cinque stelle del Forte Village, membro di The Leading Hotels of the World. Si affaccia sul parco da una terrazza immersa nel verde. La luce attraversa le aperture della sala, il legno ne scalda l?atmosfera e la vegetazione entra nel campo visivo dei commensali. ? una cornice nella quale l?eleganza lascia spazio alla familiarit? e alla conversazione.

La mise en place rende immediatamente riconoscibile lo spirito del pranzo: un?unica tavola, composizioni floreali distese lungo il centro, calici pronti per un percorso articolato e il men? dedicato all?incontro. Lo schermo accompagna la presentazione di TheFork Manager; intorno, rimane protagonista il dialogo fra gli ospiti.

Per noi di Altissimo Ceto, l?ospitalit? si legge anche da questi dettagli. Una sala ben preparata mette le persone a proprio agio, rende piacevole il tempo trascorso insieme e permette alla cucina di esprimersi nella giusta cornice. Al Belvedere, il lavoro della squadra di sala contribuisce alla riuscita dell?intera giornata, autentici fuoriclasse!

La sala del Belvedere allestita per Chef?s Table TheFork Manager: sullo schermo, l?identit? del progetto.
Fiori, calici e mise en place del tavolo dedicato ai ristoratori e ai professionisti dell?ospitalit? in Sardegna.
La copertina del men? della tappa del 21 settembre 2026, con TheFork Manager, Luxury Bureau e Forte Village.

Il confronto con i ristoratori sardi e l?intervento di Andrea Arizzi

Il valore di un incontro come questo emerge dalla qualit? dell?ascolto. Chi gestisce un ristorante conosce il rapporto quotidiano fra cucina, sala e organizzazione; sa quanto contino la programmazione del lavoro e la capacit? di comprendere le aspettative dell?ospite. Sedersi accanto a un collega permette di guardare la propria attivit? da una prospettiva diversa e di trovare punti di contatto anche fra realt? lontane per dimensione e impostazione.

Andrea Arizzi Sales Director di TheFork, protagonista della presentazione, porta con garbo gli strumenti di TheFork Manager dentro questa conversazione. Il tavolo offre il contesto per avvicinare le possibilit? della gestione digitale all?esperienza concreta dei ristoratori, lasciando spazio alle domande e allo scambio.

Da un punto di vista editoriale, ? qui che il progetto diventa particolarmente interessante. L?agenda delle prenotazioni contiene informazioni che possono aiutare a preparare il servizio, conoscere meglio la clientela e dare continuit? al rapporto con chi ritorna. La qualit? della gestione si riflette sul tempo che la squadra pu? dedicare all?accoglienza: un tema che riguarda tanto i piccoli ristoranti quanto le strutture pi? articolate.

Stefano Andreoli, Executive Chef del Forte Village (29 outlet Food & Beverage), con Andrea Arizzi Sales Director di TheFork
Andrea Arizzi di TheFork con Claudio Sacco di Luxury Bureau, durante un momento di presentazione al tavolo.
Ai nostri tavoli conviviali, il piacere di stare insieme si riconosce sempre dai sorrisi.

La specificit? della Sardegna aggiunge un ulteriore motivo di riflessione. Per chi lavora in una destinazione turistica, il rapporto con l?ospite pu? cominciare molto prima del suo arrivo e proseguire dopo il viaggio. Rendere semplice una prenotazione, comunicare con chiarezza e conservare memoria delle preferenze sono attenzioni che contribuiscono alla percezione complessiva dell?esperienza.

? un terreno sul quale tecnologia e sensibilit? professionale possono lavorare insieme. Gli strumenti aiutano a organizzare le informazioni; spetta alle persone interpretarle e trasformarle in gesti appropriati. Incontri come Chef?s Table danno a questa riflessione un contesto concreto, fatto di domande, esperienze condivise e relazioni che possono continuare oltre il pranzo.

I materiali TheFork Manager preparati per i partecipanti alla seconda tappa di Chef?s Table.
Il tavolo si anima: ristoratori e professionisti condividono il pranzo e le proprie esperienze al Belvedere.

Il men? di Giuseppe Molaro Chef del Belvedere

Il percorso di Giuseppe Molaro lavora sul mare, sulla freschezza della frutta e su un lessico gastronomico aperto a suggestioni differenti. Il men? rende evidente una sensibilit? per gli equilibri: l?acidit? dei lamponi, il carattere aromatico del coriandolo, la profondit? del miso, la vivacit? della ?nduja e il balsamico invecchiato sono elementi che orientano la lettura delle portate.

La sequenza predisposta per il nostro pranzo:

  • Gazpacho di lamponi con polvere di aneto
  • Kebab di ananas
  • Sashimi di tonno con aceto di alghe e tonnetto essiccato, olio al coriandolo, frutti rossi e chips di alga nori
  • Tagliatelle al rag? di mare con salsa al prezzemolo e croccante alla ?nduja
  • Spigola fritta sulla pelle e poi alla brace, mousse di miso, bietola, polvere di miso, limone e jus di pesce
  • Piccola sorpresa (Formaggio)
  • Caff? bianco e aceto balsamico invecchiato
  • Piccola pasticceria

? un itinerario che permette di seguire il pensiero dello chef attraverso preparazioni riconoscibili e accostamenti capaci di suscitare curiosit?. La cucina accompagna il dialogo del tavolo con una propria voce, mantenendo piacevole e vivo il ritmo della degustazione.

Le bollicine del benvenuto

A?Mare di Sidd?ra, Spumante Brut Ros? Millesimato

A?Mare di Sidd?ra porta nel percorso la freschezza di una bollicina rosata. Nato dal progetto Nudo, lega gi? nel nome il mare all?amore per la terra di origine. La presentazione della cantina ne descrive il colore delicato, richiami alla fragolina di bosco e alla rosa, con un finale agrumato. Un profilo che invita all?assaggio e apre con garbo la conversazione gastronomica.

Il servizio di A?Mare di Sidd?ra, Vino Spumante Brut Ros? Millesimato 2025, al tavolo del Belvedere.

Tagliamare Ros? di Argiolas

Un?altra interpretazione delle bollicine sarde arriva con Tagliamare Ros? di Argiolas. Spumante Brut prodotto con metodo Martinotti e affinamento sulle fecce nobili, presenta, secondo la scheda del produttore, un?impronta floreale e di piccoli frutti rossi, sostenuta da freschezza e sapidit?. La sua vocazione gastronomica amplia il racconto del rosato e della sua versatilit? a tavola.

Tagliamare Ros? Brut di Argiolas durante il servizio: una delle interpretazioni delle bollicine sarde degustate al pranzo.

Il servizio delle bollicine accompagna il benvenuto e i primi assaggi. Anche il gesto di presentare una bottiglia, mostrarne l?etichetta e versarla nei calici contribuisce alla relazione fra la sala e gli ospiti.

?Pescaja Nostalgia dell’Attimo Fuggente Dosaggio Zero Ros? 2020? (dalla cave du patron di Claudio Sacco… il MIO Piemonte)

Gazpacho di lamponi e aneto, un?apertura luminosa

Il gazpacho di lamponi con polvere di aneto introduce il percorso attraverso un colore intenso e una composizione raccolta nel bicchiere. La scelta del lampone suggerisce una lettura fresca e acidula del gazpacho; l?aneto ne orienta il carattere aromatico verso una sfumatura erbacea.

? un benvenuto che mette il palato in movimento e dichiara una disponibilit? al gioco gastronomico. Frutta ed erbe entrano subito nel racconto del pranzo, anticipando un filo che torner? anche nel piatto di tonno.

Gazpacho di lamponi con polvere di aneto: il primo benvenuto del men? firmato Giuseppe Molaro.

Kebab di ananas

Il kebab di ananas prosegue questa apertura con una preparazione dal nome immediatamente evocativo. Lo chef porta il frutto dentro un?immagine gastronomica familiare, invitando a leggerlo da un?angolazione diversa. La presentazione, articolata in piccoli bocconi, aggiunge ritmo e rende l?assaggio parte della convivialit?.

Gi? nei primi passaggi emerge una cucina interessata a mettere in relazione ingredienti e memorie. La curiosit? nasce dall?accostamento e trova nella tavola il proprio spazio naturale: si assaggia, si osserva, si torna alla conversazione.

Kebab di ananas: il secondo passaggio del benvenuto previsto nel men? del Belvedere.
Pane e sfoglie croccanti tipiche sarde, accompagnano la mise en place e il percorso gastronomico del pranzo.

Sashimi di tonno, frutti rossi e profondit? marina

Il sashimi di tonno mette a fuoco una delle chiavi del men?. La materia prima marina incontra aceto di alghe e tonnetto essiccato, olio al coriandolo, frutti rossi e chips di alga nori. La composizione distribuisce i bocconi lungo il piatto, lasciando leggibili i diversi elementi.

La costruzione offre pi? direzioni di lettura. Aceto e frutti rossi introducono una componente acida e fruttata; alghe e tonnetto essiccato rafforzano il registro marino; il coriandolo apre una finestra aromatica. La componente croccante della nori interviene sulla consistenza e rende pi? articolato il rapporto con il tonno.

I richiami alla cucina giapponese entrano cos? in una visione personale del piatto. ? un incontro fra sensibilit? gastronomiche che conserva al centro il pesce e affida agli altri ingredienti il compito di delinearne il contesto.

Sashimi di tonno con aceto di alghe e tonnetto essiccato, olio al coriandolo, frutti rossi e chips di alga nori.
Dettaglio del sashimi di tonno: la disposizione dei bocconi rende leggibile la composizione del piatto di Giuseppe Molaro.
Un?altra prospettiva sul sashimi di tonno del Belvedere e sulla sua combinazione di elementi marini, fruttati e aromatici.

Fra gli assaggi, il tavolo continua a vivere del piacere di stare insieme. Guardare un piatto, commentarne la costruzione, riconoscere il lavoro della sala: anche questi gesti creano un terreno comune fra professionisti. La degustazione offre occasioni di dialogo che si aggiungono alla presentazione e ai temi gestionali.

Il sashimi di tonno viene fotografato al tavolo: un dettaglio della degustazione e del racconto condiviso fra gli ospiti.
Il servizio del sashimi di tonno accompagna un momento della degustazione al tavolo unico.
Il piacere dell?assaggio e della conversazione durante la seconda tappa di Chef?s Table TheFork Manager.
La convivialit? del pranzo al Forte Village: cucina, accoglienza e confronto professionale procedono insieme.
Il brindisi dei partecipanti al Chef?s Table TheFork Manager, riuniti intorno al tavolo del Belvedere.

Ma?a di Sidd?ra, il carattere del Vermentino di Gallura

Con Ma?a di Sidd?ra, Vermentino di Gallura DOCG Superiore 2024, il racconto dei vini trova un riferimento territoriale preciso. Da Vermentino in purezza e da vigne su suoli granitici, ? la prima creazione della cantina; il nome richiama la ?magia? in gallurese. La descrizione del produttore ne evidenzia l?equilibrio fra morbidezza e freschezza, la sapidit? e il finale ammandorlato.

Il suo posto nel percorso permette di allargare il discorso sul vino sardo: una variet? pu? diventare il mezzo per raccontare un paesaggio e il lavoro di chi lo interpreta. Il servizio al tavolo d? a questa identit? uno spazio di attenzione, invitando gli ospiti a seguire il vino con la stessa curiosit? riservata ai piatti.

Ma?a di Sidd?ra, Vermentino di Gallura DOCG Superiore 2024 , viene versato nei calici del Chef?s Table.
La conversazione prosegue al tavolo unico, mentre il percorso gastronomico entra nel vivo.
Sofia Carta Head Sommelier Forte Village e il servizio del vino: il ritmo della sala accompagna quello dell?incontro.

Tagliatelle al rag? di mare, prezzemolo e ?nduja

Le tagliatelle al rag? di mare con salsa al prezzemolo e croccante alla ?nduja riportano la degustazione dentro il piacere riconoscibile di un primo piatto italiano. Il rag? di mare d? sostanza alla preparazione; il prezzemolo ne introduce il registro verde e aromatico, mentre la ?nduja aggiunge un richiamo deciso alla cucina del Sud.

La presenza della ?nduja in una componente croccante ? un passaggio significativo: il carattere dell?ingrediente entra nella portata anche attraverso la consistenza. La pasta diventa il punto d?incontro fra il mare e una memoria mediterranea pi? ampia, con una costruzione che invita a seguire il rapporto fra i diversi condimenti.

? uno dei momenti nei quali il men? chiarisce il proprio rapporto con la tradizione. Una preparazione familiare offre allo chef la possibilit? di articolare un linguaggio personale, mantenendo la centralit? dell?assaggio e il piacere di una portata conviviale.

Tagliatelle al rag? di mare, salsa al prezzemolo e croccante alla ?nduja, nel men? di Giuseppe Molaro.
La presentazione dei vini e il sorriso dell?accoglienza durante il pranzo al ristorante Belvedere.
Un momento di convivialit? fra il servizio dei vini e le conversazioni dei partecipanti.
Il confronto prosegue fra una portata e l?altra; sullo schermo, la tappa del Chef?s Table al Belvedere.

Riesling di Tenuta San Leonardo, una voce trentina nel percorso

Il Riesling 2021 di Tenuta San Leonardo porta la degustazione oltre i confini dell?isola. Questo Trentino DOC da Riesling Renano, proveniente dalla Valle di Cembra, interpreta il vitigno attraverso un affinamento sui lieviti in grandi tonneaux di rovere francese. La scheda della tenuta presenta un vino dalla tessitura morbida, con richiami agrumati e sfumature speziate.

Accanto alle espressioni sarde, questa presenza amplia il dialogo fra territori. Il pranzo diventa anche un?occasione per attraversare differenti sensibilit? enologiche e osservare come la scelta dei vini possa arricchire l?identit? di una tavola.

La presentazione del Riesling 2021 di Tenuta San Leonardo agli ospiti del Chef?s Table al Forte Village.
Il servizio del Riesling di Tenuta San Leonardo: una delle voci che ampliano il percorso enologico del pranzo.

Spigola, brace e miso, il mare incontra una nuova profondit?

La spigola fritta sulla pelle e poi alla brace mette il lavoro sulla cottura al centro della portata. La sequenza prevista dal men? accosta il trattamento della pelle al passaggio sulla brace, costruendo una relazione fra la consistenza esterna e la carne del pesce.

Mousse di miso, bietola, polvere di miso, limone e jus di pesce completano il piatto. Il miso interviene in due forme e apre un registro di profondit? sapida; il limone introduce una componente agrumata, la bietola quella vegetale, mentre il jus mantiene il legame con il mare.

? una portata nella quale si riconosce la continuit? del percorso di Molaro: ingredienti e tecniche di provenienza diversa vengono messi in relazione attraverso un elemento centrale ben definito. Dopo il tonno crudo e il rag? di mare, la spigola aggiunge una nuova consistenza e un?altra prospettiva alla degustazione.

Spigola fritta sulla pelle e poi alla brace, mousse di miso, bietola, polvere di miso, limone e jus di pesce.
La spigola servita al tavolo e il racconto del vino: la squadra di sala accompagna la degustazione.
Un momento di coordinamento al carrello di servizio del Belvedere, fra bottiglie e preparazione dei calici.

San Leonardo 2020 e il passaggio sui formaggi

Il San Leonardo 2020 introduce una firma autorevole della viticoltura trentina. IGT Vigneti delle Dolomiti, nasce dall?incontro fra Cabernet Sauvignon, Carmen?re e Merlot. ? il vino simbolo della tenuta, con una costruzione che si sviluppa attraverso l?affinamento in rovere e il tempo in bottiglia.

La presentazione della casa ne sottolinea l?eleganza e la vocazione alla longevit?. La sua presenza nel pranzo aggiunge al racconto dei bianchi e delle bollicine la prospettiva di un grande rosso italiano, invitando a soffermarsi sul rapporto fra struttura, evoluzione e misura.

La presentazione del San Leonardo richiama l?attenzione degli ospiti e diventa occasione di curiosit? e conversazione.
Sorrisi al tavolo durante il racconto del San Leonardo: il vino ? anche un momento di relazione.
San Leonardo 2020, IGT Vigneti delle Dolomiti, durante il servizio nei calici del Chef?s Table.

La tavola si concede anche una selezione di formaggi, che amplia la sequenza del men? e offre un ulteriore passaggio di degustazione. ? un momento che invita a rallentare e lascia alla conversazione il tempo di proseguire, mentre il percorso si avvicina al finale dolce.

La selezione di formaggi servita durante il pranzo al Belvedere del Forte Village.
San Leonardo 2020, il calice di rosso e la selezione di formaggi sulla tavola del Belvedere.

Caff? bianco e aceto balsamico invecchiato

Il dessert di caff? bianco e aceto balsamico invecchiato chiude il percorso principale con un accostamento di personalit?. Gi? il nome invita a separare l?immagine consueta del caff? dal suo possibile impiego in pasticceria. Il balsamico invecchiato introduce una componente complessa, nella quale acidit? e dolcezza entrano in relazione.

La presentazione alterna una base chiara a elementi scuri dal disegno circolare, dando al finale un carattere visivo preciso. La composizione prosegue la ricerca di equilibri che attraversa il pranzo e conserva, fino all?ultima portata, il piacere della curiosit?.

Caff? bianco e aceto balsamico invecchiato, il dessert di Giuseppe Molaro; sullo sfondo, N?ali di Sidd?ra.
Dettaglio del dessert di caff? bianco e aceto balsamico invecchiato, nel finale del men? del Belvedere.

N?ali di Sidd?ra 2022, Moscato di Sardegna DOC Passito

N?ali di Sidd?ra porta nel finale il carattere aromatico del Moscato di Sardegna DOC Passito. Da Moscato in purezza, con appassimento naturale e lenta fermentazione in acciaio, ? presentato dalla cantina attraverso richiami all?albicocca, al frutto della passione e all?arancia candita. La dolcezza trova nella freschezza il proprio equilibrio, dando al sorso una dimensione avvolgente e misurata.

Angialis 2019 di Argiolas

Nel finale compare anche Angialis 2019 di Argiolas, con la dicitura vino da uve stramature sull?etichetta. La presentazione del produttore descrive il carattere di Angialis attraverso sfumature dorate e ambrate, richiami al miele e alla frutta candita e una persistenza nella quale la ricchezza incontra accenti sapidi. Una voce mediterranea che invita a prolungare il tempo dell?assaggio.

La preparazione del servizio di Argiolas Angialis igt 2019 al carrello dei vini del Belvedere, nel finale del pranzo.

A rendere ancora pi? preziosa la nostra tavola ? stata Sofia Carta, Head Sommelier del Forte Village Resort, che ha curato personalmente il servizio dei vini. Un?autentica fuoriclasse, capace di trasformare la propria competenza in un?accoglienza attenta, elegante e spontanea. Nel suo modo di presentare un?etichetta, accompagnare l?assaggio e cogliere il ritmo della conversazione si riconosce quella sensibilit? che distingue i grandi professionisti della sala.

Siamo stati onorati di averla al nostro tavolo: ogni calice ha trovato nella sua cura una voce e un significato ulteriore. Grazie, Sofia, per aver condiviso con noi il tuo talento e il piacere contagioso del tuo mestiere.

Angialis 2019 di Argiolas, vino da uve stramature, con il suo calice nel finale del Chef?s Table al Belvedere.

La piccola pasticceria

La piccola pasticceria completa il pranzo con una selezione di autentiche coccole finali servite su alzate d?argento. ? l?ultima attenzione della cucina, offerta mentre le conversazioni proseguono e la giornata raccoglie i propri saluti.

Un dettaglio delle coccole finali che completano il men? dello Chef?s Table al Belvedere.
La piccola pasticceria sulle alzate d?argento, accanto al men? dedicato alla seconda tappa del progetto.

Le persone, il servizio e il valore dell?incontro

Rileggendo la giornata, il suo valore si ritrova nelle persone. La cucina di Giuseppe Molaro ha dato al pranzo un?identit? precisa; la squadra del Belvedere ne ha curato lo svolgimento; i ristoratori sardi hanno portato al tavolo esperienza e partecipazione. TheFork ha trovato in questa dimensione conviviale uno spazio nel quale avvicinare la propria proposta al lavoro quotidiano dei professionisti.

Chef?s Table prende forma attraverso la continuit? fra questi contributi. Preparare bene l?incontro significa creare le condizioni perch? la conversazione possa essere utile e piacevole. Il nostro lavoro di organizzazione trova qui la propria ragione: mettere le persone nella condizione di conoscersi, ascoltarsi e lasciare il tavolo con qualcosa da portare nella propria attivit?.

Andrea Arizzi presenta TheFork Manager mentre i partecipanti seguono il confronto al tavolo del Belvedere.
Il dialogo fra Andrea Arizzi e i ristoratori durante la presentazione dei numeri e degli strumenti di TheFork Manager.
Andrea Arizzi: la gestione delle prenotazioni (no-show) entra nella conversazione fra professionisti.
Una prospettiva sul tavolo durante l?intervento di Andrea Arizzi e l?illustrazione dei temi gestionali.

La presentazione sullo schermo, i materiali dedicati e le domande degli ospiti sono parte di questo lavoro. Il passaggio decisivo resta la relazione: un?esperienza condivisa rende pi? facile dare un volto agli interlocutori e proseguire il dialogo dopo l?evento.

I numeri dei ristoranti in Guida MICHELIN che collaborano con TheFork..
Sofia Carta al centro di un momento del pranzo: il servizio dei vini fa parte dell?esperienza condivisa.
Andrea Arizzi presenta il team TheFork attraverso lo schermo, davanti ai partecipanti alla tappa sarda.
Un altro momento del confronto guidato da Andrea Arizzi, nel contesto conviviale del Chef?s Table.
I materiali dedicati ai partecipanti: un dettaglio del cofanetto TheFork Manager consegnato al tavolo.
TheFork Manager Onboarding Kit e materiali informativi, a completamento dell?incontro con i professionisti.

Arrivederci a Milano, al Ristorante Berton il 7 ottobre

Lasciamo il Forte Village con il ricordo di una tavola nella quale la Sardegna ha potuto raccontarsi anche attraverso i suoi professionisti. Un pranzo di grande cucina e grandi vini, reso ancora pi? significativo dalla disponibilit? al confronto e dal piacere di condividere il proprio mestiere.

Un ringraziamento al Forte Village, al ristorante Belvedere, a Giuseppe Molaro, a Sofia Carta e a tutta la squadra di cucina e di sala, ai produttori dei vini presenti sulla tavola e a tutti i partecipanti. Grazie ad Andrea Arizzi e al team TheFork per aver condiviso con noi questa seconda tappa.

Il viaggio continua. La terza tappa di Chef?s Table by TheFork Manager ? in programma a Milano, mercoled? 7 ottobre 2026, al Ristorante Berton. Un nuovo tavolo e nuovi interlocutori daranno seguito al percorso iniziato in Veneto a Le Calandre e proseguito in Sardegna, con la stessa attenzione per la qualit? dell?incontro.

Arrivederci a Milano. Non vediamo l’ora di ritrovarci!

Foto conclusiva con Claudio Sacco e il team TheFork presente della seconda tappa di Chef?s Table al Belvedere del Forte Village.

Per proseguire il racconto: la prima tappa di Chef?s Table TheFork Manager a Le Calandre della famiglia Alajmo.


Editoriale

Il punto di Claudio Sacco

Al Belvedere del Forte Village ho ritrovato una delle ragioni per cui continuo a credere nel valore di questi incontri: concedere a chi si occupa ogni giorno degli altri il tempo di essere accolto, di ascoltare e di condividere il proprio sguardo. Per un ristoratore, sedersi accanto a un collega significa anche ritrovare la prospettiva dell?ospite e osservare con rinnovata attenzione quel patrimonio di gesti e sensibilit? che rende memorabile un?esperienza. ? da questa consapevolezza che prende forma il nostro Chef?s Table.

La cucina di Giuseppe Molaro, i grandi vini e l?accoglienza del Belvedere hanno dato alla giornata una cornice di autentico piacere. Il confronto con i ristoratori sardi e con Andrea Arizzi ha aggiunto profondit? all?incontro, avvicinando esperienze professionali e strumenti di gestione. Mi interessa questa disponibilit? a mettere in comune il proprio mestiere: raccontare ci? che si ? imparato, interrogarsi su ci? che pu? migliorare e riconoscere nell?esperienza altrui un?occasione di crescita.

La qualit? dell?ospitalit? cresce anche cos?: persone competenti che scelgono di ascoltarsi.

Per me, la tecnologia acquista il suo significato pi? interessante quando aiuta a conoscere meglio le persone e a dedicare loro attenzione. Una prenotazione ben gestita prepara un servizio migliore; la memoria delle preferenze rende pi? personale il ritorno di un ospite. La Sardegna porta in questo dialogo una personalit? gastronomica forte, insieme all?esperienza di chi accoglie viaggiatori provenienti da tutto il mondo. ? un patrimonio che merita occasioni di confronto curate con la stessa sensibilit? che chiediamo a una grande tavola. Con Luxury Bureau, il nostro lavoro comincia proprio da qui.

Porto con me il piacere di questa giornata e la gratitudine verso chi l?ha resa possibile. Dopo Le Calandre e il Forte Village, il percorso prosegue mercoled? 7 ottobre 2026 al Ristorante Berton, a Milano. Continueremo a riunire persone che hanno molto da condividere ma anche la curiosit? di accogliere il punto di vista degli altri. Perch? un incontro riuscito lascia, insieme a un bel ricordo, il desiderio di ritrovarsi.? Arrivederci presto!

Claudio Sacco

Founder & Editor-in-Chief di AltissimoCeto.com Viaggiatore Gourmet? – Managing Director? @?Luxury Bureau.com

Testo e fotografie: Altissimo Ceto ? Viaggiatore Gourmet. Progetto sviluppato e organizzato da Luxury Bureau per TheFork Italia.

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[09/29/2026, 20:54] Guida Bar d?Italia 2027: Gilli Bar dell?Anno e 57 Tre Tazzine Gambero Rosso

AltissimoCeto ? Guide e premi ? Milano, 29 settembre 2026

Caff? Gilli di Firenze conquista il Premio illy Bar dell?Anno. La guida I Migliori Bar d?Italia 2027 del Gambero Rosso, presentata a Milano il 29 settembre 2026 e realizzata in collaborazione con illycaff?, seleziona 912 insegne, 140 novit? e 57 locali con Tre Tazzine. La nuova edizione rinnova il sistema di valutazione e affianca alla carta una versione digitale gratuita, accessibile previa registrazione.

La copertina editoriale AltissimoCeto dedicata alla guida Bar d?Italia 2027 e al Premio illy Bar dell?Anno assegnato a Caff? Gilli di Firenze.

La lettura AltissimoCeto

Il passaggio a una valutazione complessiva porta al centro la coerenza dell?ospitalit?: ci? che arriva nella tazzina, la qualit? della proposta gastronomica, il servizio e il carattere degli ambienti concorrono a definire un?unica esperienza. ? su questa continuit?, dalla colazione all?aperitivo, che il bar italiano pu? costruire il proprio valore contemporaneo.

Gli ospiti della presentazione della guida Bar d?Italia 2027 nel giardino di Villa Necchi Campiglio a Milano.

Caff? Gilli di Firenze ? il Bar dell?Anno 2027

Affacciato su piazza della Repubblica, Caff? Gilli riceve il riconoscimento per la capacit? di custodire la propria identit? storica continuando a rinnovare gli ambienti e la proposta. Tra le realt? pi? iconiche di Firenze e le pasticcerie pi? antiche d?Italia, il locale interpreta una visione dell?accoglienza che accompagna i diversi momenti della giornata.

Il rinnovamento degli spazi, avvenuto all?inizio del 2026, si affianca a un?offerta nella quale caffetteria, pasticceria, cucina e miscelazione dialogano con continuit?. La tradizione dolciaria fiorentina, la stagionalit? della proposta gastronomica, la qualit? della mixology, l?eleganza della cornice e la cura del servizio costituiscono gli elementi richiamati nella motivazione del premio.

Caff? Gilli di Firenze ritira il riconoscimento delle Tre Tazzine nella guida Bar d?Italia 2027.

Il Premio illy Bar dell?Anno valorizza il locale che si distingue nell?interpretazione della qualit? a tutto tondo, secondo tre parametri: identit? distintiva, armonia dell?esperienza ed eccellenza dell?offerta.

La consegna del Premio illy Bar dell?Anno a Caff? Gilli di Firenze durante la presentazione della guida 2027.

?Gilli ? molto pi? di uno storico caff?. ? un luogo simbolo di Firenze, le cui sale hanno accompagnato la vita mondana, culturale e letteraria della citt? per generazioni. Marco Valenza, insieme alla sua famiglia, ha saputo custodire e valorizzare questo straordinario patrimonio, trasformandolo in un modello di eccellenza che continua a rinnovarsi e a ispirare il settore. Con il Premio illy Bar dell?Anno celebriamo una realt? che rappresenta al meglio la tradizione italiana dell?ospitalit? e una visione imprenditoriale capace di innovare senza mai perdere il legame con la propria storia?.

Cristina Scocchia, Amministratore Delegato di illycaff?

Caff? Gilli sul palco della presentazione: le Tre Tazzine si affiancano al Premio illy Bar dell?Anno.

I cinque finalisti del Premio illy Bar dell?Anno

  • Caff? Vatta ? Trieste
  • Pasticceria Sartori ? Erba (CO)
  • Gran Caff? Quadri ? Venezia
  • Caff? Gilli ? Firenze, vincitore
  • Ritorno ? Acerra (NA)
Gran Caff? Quadri di Venezia durante il ritiro delle Tre Tazzine. L?insegna ? anche tra i cinque finalisti del Premio illy Bar dell?Anno.

La giuria

La valutazione dei finalisti ? stata affidata a una giuria di esperti composta da:

  • Ciccio Sultano, illy Chef Ambassador, chef e titolare del Ristorante Duomo di Ragusa; Che ha inviato un video non riuscendo ad essere presente.

  • Lorenzo Ruggeri, direttore responsabile del Gambero Rosso;
  • Marina Savoia, curatrice della guida I Migliori Bar d?Italia 2027;
  • Vanina Asquini, Head of Universit? del Caff? di illycaff?;
  • David Brussa, Chief Total Quality & Sustainability Officer di illycaff?.

Come cambia la guida: un?unica valutazione in Tazzine

Il cambiamento pi? significativo riguarda il sistema di valutazione. Caffetteria e proposta gastronomica vengono ora considerate insieme: il precedente giudizio separato in Chicchi e Tazzine lascia spazio a un unico simbolo, la Tazzina, che esprime la qualit? complessiva del locale in una scala da uno a tre.

La valutazione prende in esame l?identit? del progetto, la qualit? e la ricerca sul caff?, l?offerta gastronomica, la selezione delle bevande, il servizio e l?ambiente, considerando l?armonia con cui le diverse anime del bar dialogano tra loro. Le Tre Tazzine rappresentano il massimo riconoscimento e premiano personalit?, coerenza e qualit? dell?esperienza.

Gustificio di Carmignano di Brenta (PD) sul palco per il riconoscimento delle Tre Tazzine 2027.

? una lettura che segue l?evoluzione dei locali: caffetterie classiche e specialty, pasticcerie, bakery e bar con cucina sviluppano formule capaci di accompagnare il pubblico dalla colazione all?aperitivo, passando per brunch, pranzo e merenda. La qualit? del singolo prodotto acquista cos? significato all?interno del progetto complessivo.

Mamm Pane, Vino e Cucina di Udine premiato Bar dell’anno 2026, durante la premiazione delle Tre Tazzine nella guida Bar d?Italia 2027.

?Abbiamo voluto osservare il bar nella sua interezza, superando la separazione tra la qualit? del caff? e quella dell?offerta complessiva. Oggi un grande locale si riconosce dalla capacit? di costruire un?esperienza coerente: ogni elemento, dalla tazzina al servizio, dalla pasticceria all?ambiente, deve contribuire a esprimere un?identit? precisa. Le Tre Tazzine premiano proprio i progetti nei quali qualit?, personalit? e armonia riescono a procedere insieme?.

Marina Savoia, curatrice della guida

Caff? San Carlo di Torino, Christian Costardi riceve le Tre Tazzine nell?edizione 2027 della guida del Gambero Rosso.

I numeri della guida I Migliori Bar d?Italia 2027

Indicatore Edizione 2027
Bar selezionati 912
Nuovi ingressi in guida 140
Locali con Tre Tazzine 57
Locali che ottengono per la prima volta le Tre Tazzine 10

La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di indirizzi selezionati. Seguono Sicilia, Emilia-Romagna, Lazio e Toscana. I dati riguardano le presenze complessive in guida.

Regione Insegne presenti
Lombardia 135
Sicilia 79
Emilia-Romagna 78
Lazio 72
Toscana 68

Le dieci nuove insegne con Tre Tazzine

Fra i 57 locali premiati con il massimo riconoscimento, dieci conquistano le Tre Tazzine per la prima volta nell?edizione 2027:

Insegna Localit?
La Corte Romanengo Genova
PAN Milano
Allegra Bologna
Forno Brisa Bologna
Barnum Caf? Roma
Walter Musco Roma
Bistrot Z? Rosa Sant?Anastasia (NA)
DaMa Italian Bakery Bari
Charleston Caf? Palermo
Morettino Caff? Palermo Palermo
PAN di Milano sul palco della premiazione: ? una delle dieci insegne che conquistano per la prima volta le Tre Tazzine nell?edizione 2027.

I premi speciali della guida Bar d?Italia 2027

Bar e Territorio: Pane & Marmellata, Lucca

Il premio Bar e Territorio viene assegnato a Pane & Marmellata di Lucca. Immerso nel verde e dotato di laboratorio a vista, il locale propone una produzione interamente artigianale fondata sulla frutta e sulla verdura della fattoria aziendale e su materie prime locali. La proposta valorizza i salumi di Gombitelli, le carni e i funghi della Garfagnana, i formaggi della Valle del Serchio e i vini delle colline circostanti: un progetto che costruisce la propria identit? attraverso il rapporto con il territorio.

Novit? dell?Anno: Man?, Rimini

Man? di Rimini conquista il premio Novit? dell?Anno. Aperto nell?aprile 2026 all?interno del Savoia Hotel, il progetto firmato dallo chef Mariano Guardianelli unisce caff? specialty e moderna pasticceria d?autore, mettendo al centro il lievito madre e le lavorazioni lente. Brunch, piatti leggeri, cocktail e tapas completano un?offerta pensata per accompagnare i diversi momenti della giornata.

La consegna del Premio Novit? dell?Anno a Man? di Rimini, il progetto aperto al Savoia Hotel nell?aprile 2026.

Premio 40 Anni: i bar che hanno fatto la storia

In occasione del quarantesimo anniversario del Gambero Rosso, sei insegne ricevono il Premio 40 Anni ? Bar che hanno fatto la storia. Il riconoscimento celebra le realt? che hanno lasciato un segno nell?evoluzione del settore attraverso creativit?, innovazione e divulgazione della cultura del caff?:

  • Caff? Mulassano ? Torino
  • Pav? ? Milano
  • Harry?s Bar ? Venezia
  • Gran Caff? Quadri ? Venezia
  • Ditta Artigianale ? Firenze
  • Caff? Sicilia ? Noto
Caff? Mulassano di Torino riceve il Premio 40 Anni ? Bar che hanno fatto la storia.
Un momento collettivo della premiazione dedicata ai bar che hanno fatto la storia, nel quarantesimo anniversario del Gambero Rosso.

Tra le insegne celebrate per il contributo alla storia del bar italiano, Pav? di Milano figura anche fra i locali con Tre Tazzine. La fotografia seguente documenta il ritiro di questo riconoscimento.

Pav? di Milano durante il ritiro delle Tre Tazzine 2027. Il locale riceve anche il Premio 40 Anni ? Bar che hanno fatto la storia.

Il metodo Gambero Rosso: visite anonime e indipendenza di giudizio

La selezione nasce dal lavoro di una rete di collaboratori scelti per competenza, esperienza e conoscenza diretta dei territori. Visite e assaggi vengono effettuati in forma anonima, sotto il coordinamento della curatrice e della redazione, con l?obiettivo di garantire indipendenza di giudizio, equilibrio critico e uniformit? nelle valutazioni.

Il rinnovamento della guida coincide con i quarant?anni del Gambero Rosso e con l?evoluzione della collana verso un sistema integrato di contenuti cartacei e digitali. Luoghi, persone e prodotti restano al centro del racconto dell?ospitalit? italiana.

?Nell?anno in cui Gambero Rosso festeggia i suoi primi quarant?anni, abbiamo scelto di rinnovare profondamente le nostre guide e il modo di renderle accessibili ai lettori. Cambiano gli strumenti e i linguaggi, ma non cambia il principio che orienta il nostro lavoro: giudizi indipendenti, visite anonime e il merito come unica bussola. I Migliori Bar d?Italia 2027 racconta un settore capace di esprimere qualit?, cultura dell?ospitalit? e una straordinaria variet? di identit??.

Lorenzo Ruggeri, direttore responsabile del Gambero Rosso

La presentazione a Milano: sullo schermo, il passaggio delle guide Gambero Rosso al formato digitale.

Dove consultare la guida Bar d?Italia 2027

La guida ? disponibile nelle librerie e negli store online, in una nuova edizione cartacea pi? agile, colorata e divulgativa. La versione digitale ? consultabile gratuitamente previa registrazione sul sito del Gambero Rosso e si affianca alla carta con uno strumento pensato per appassionati, professionisti e operatori del settore, aggiornabile e fruibile da ogni dispositivo.

Un?immagine dedicata alla guida Bar d?Italia 2027 e al rito quotidiano del caff?.

Il progetto prosegue il percorso di digitalizzazione gi? avviato con le guide dedicate a oli, panifici e gelaterie, rendendo pi? semplice e immediata la scoperta delle insegne selezionate.

Consulta la guida digitale I Migliori Bar d?Italia 2027 sul sito del Gambero Rosso

Un momento conviviale del Team Mamm Pane, Vino e Cucina di Udine.

Il punto di Claudio Sacco

Il mio legame con il mondo dei bar ha radici familiari. Sono nato nel 1970 a Verbania Pallanza: mio padre e mia madre erano i titolari del Bar La Grotta, nato come latteria per iniziativa di mio nonno e diventato poi bar e, successivamente, gelateria. Sono cresciuto dietro quel banco: una porticina conduceva alla cucina di casa, mentre al piano di sopra c?erano le nostre camere da letto. Si apriva presto e si chiudeva tardi, in un?epoca in cui nei locali si fumava e si giocava a carte. Ho imparato presto a servire il vino al bancone e a preparare cappuccini. In quegli spazi, bar, casa e scuola erano parte della stessa quotidianit?. Da quel banco nasce il mio affetto per questo settore: una premessa personale che sentivo doverosa, prima di condividere le riflessioni che seguono.

Il bar ? uno dei luoghi nei quali l?ospitalit? italiana viene messa alla prova ogni giorno. Nell?espresso preso al banco, nella colazione condivisa, nella pausa pranzo e nell?aperitivo ritroviamo gesti che sembrano semplici e che richiedono, invece, organizzazione, competenza e sensibilit?. La qualit? si misura nella capacit? di ripetere bene questi gesti, anche quando il locale ? pieno e il tempo ? poco.

Leggo quindi con interesse il passaggio a una valutazione complessiva. Un grande progetto si riconosce quando il lavoro sul caff? trova continuit? nella pasticceria, nella cucina, nelle bevande, nella sala e nel modo di rivolgersi all?ospite. La riconoscibilit? nasce da questa coerenza: sapere che cosa si vuole offrire e mantenere la promessa con precisione.

Il riconoscimento a Gilli invita a riflettere anche sulla responsabilit? di chi custodisce un?insegna storica. La storia richiede cura, investimenti e una proposta capace di parlare al presente. Il rinnovamento degli ambienti e il dialogo fra tradizione fiorentina, cucina stagionale e miscelazione esprimono una direzione che considero significativa per tutto il settore.

In questo senso, il premio a Gilli ha un valore simbolico. La storia di un caff? non vive soltanto nelle sue sale: deve continuare a esprimersi nei gesti contemporanei, nel servizio, nella qualit? dell?offerta e nella relazione con la citt?. ? la prospettiva che trovo pi? fertile nella nuova Tazzina: premiare i luoghi che sanno essere se stessi, oggi.

Mi interessano altrettanto i progetti che costruiscono un legame concreto con il territorio e le nuove aperture che portano nel bar il rigore delle lavorazioni e una cultura consapevole del prodotto. Per chi fa impresa, questi riconoscimenti possono diventare uno stimolo a investire nella formazione, nella continuit? del servizio e nella chiarezza della propria identit?.

Da vent?anni, attraverso AltissimoCeto, osservo quanto siano le persone a dare valore ai luoghi. Anche al bar, il risultato pi? prezioso ? un ospite che si sente accolto, comprende ci? che gli viene proposto e desidera tornare.

Claudio Sacco
Viaggiatore Gourmet ? Founder & Editor-in-Chief di AltissimoCeto.com

Gambero Rosso e illycaff?: i protagonisti del progetto

Gambero Rosso

Gambero Rosso opera nei contenuti, nella formazione, nella promozione e nella consulenza per il Wine Travel Food italiano. La sua attivit? integra servizi per l?agricoltura, l?agroalimentare, la ristorazione e l?ospitalit?, con un?offerta multimediale e multicanale che comprende periodici, libri, guide, broadcasting e web.

Diffonde i suoi contenuti anche attraverso i canali Sky 415 e 133, Gambero Rosso TV sul canale 257 del digitale terrestre HbbTV e la piattaforma gamberorosso.tv. Gambero Rosso Academy sviluppa formazione professionale e manageriale per la filiera agroalimentare, della ristorazione, dell?ospitalit? e del turismo; il programma di eventi B2B sostiene la promozione del sistema produttivo italiano sui mercati nazionali e internazionali.

gamberorosso.it ? gamberorossointernational.com

illycaff?

Azienda familiare italiana fondata a Trieste nel 1933, illycaff? indica come propria missione l?offerta del miglior caff? al mondo. Produce un unico blend 100% Arabica composto da nove ingredienti diversi. Secondo i dati riportati nel comunicato, ogni giorno vengono consumate oltre dieci milioni di tazzine di caff? illy in bar, ristoranti, alberghi, caff? monomarca, case e uffici di oltre 135 Paesi, raggiunti attraverso filiali e distributori.

Il rapporto con l?arte e il design attraversa il logo firmato da James Rosenquist, le illy Art Collection, le tazzine decorate da oltre 135 artisti internazionali e le macchine da caff? disegnate da designer di fama internazionale. L?Universit? del Caff?, nata per diffondere la cultura della qualit? fra coltivatori, baristi e appassionati, svolge corsi in 24 Paesi. Nel 2025 illycaff? ha generato un fatturato consolidato di 700 milioni di euro, come indicato nei materiali stampa.

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[09/28/2026, 06:30] Fine dining: l?alta cucina non ? uno spettacolo da guardare

Editoriale ? Fine dining e alta cucina

Il fine dining non ? morto: deve per? tornare a essere alta cucina, ospitalit? e desiderio, non mera rappresentazione. Dopo vent?anni trascorsi tra grandi ristoranti, tavole stellate e viaggi gastronomici, rifletto su ci? che distingue l?appassionato autentico da chi riduce il ristorante a un palcoscenico sul quale esibire un ego ipertrofico: talvolta con l?approccio estemporaneo del dopolavorista, in altre con l?obiettivo di trasformare ogni esperienza in uno strumento di profitto, fra sponsorizzazioni, clic e traffico remunerato sui social.

In sintesi. L?alta cucina pu? essere semplice o opulenta, ma deve avere materia prima, tecnica, gusto e cura dell?ospite. La visibilit? ? utile soltanto quando incontra una clientela reale. Il futuro del fine dining dipender? dalla capacit? di far tornare le persone a desiderare il viaggio, il piacere e l?esperienza.

Del fine dining, oggi, si parla spesso come si parlerebbe di un paziente al capezzale: troppo costoso, troppo rigido, autoreferenziale, distante dai desideri contemporanei. Pu? darsi che una parte del modello debba essere ripensata. Ma, prima di decretarne la crisi o perfino la fine, sarebbe utile tornare a domandarsi che cosa sia davvero l?alta cucina. E, soprattutto, chi siano le persone che ancora la desiderano, la cercano e sono disposte a sostenerla.

Perch? il punto non ? soltanto stabilire se un menu degustazione sia troppo lungo o se un conto sia diventato importante. Il punto ? capire che cosa stiamo cercando quando entriamo in un grande ristorante: un?esperienza capace di lasciarci qualcosa oppure una scena nella quale farci vedere?

Fine dining: prima della professione, la passione

Quando, nel 2006, ho iniziato a frequentare con assiduit? le grandi tavole, non stavo cercando un settore nel quale costruirmi un mestiere. Ero, molto semplicemente, un appassionato.

Svolgevo un altro lavoro, che mi consentiva di investire una parte importante delle mie risorse in ci? che amavo: viaggiare, prenotare nei ristoranti pi? importanti, conoscere i grandi chef, confrontare cucine, sale, cantine e differenti culture dell?ospitalit?. Pagavo il conto, tornavo nei luoghi che mi avevano emozionato e affrontavo nuove esperienze spinto da una curiosit? quasi inesauribile.

Essere ospite, non semplicemente un coperto

Non cercavo soltanto il piatto pi? goloso. Cercavo, prima di tutto, un luogo nel quale stare bene. Volevo sentirmi atteso, accolto; desideravo essere curato, coccolato e, perch? no, magnificamente viziato.

? ancora questa la mia idea pi? autentica di lusso: non l?ostentazione, ma l?attenzione. La sensazione che qualcuno abbia pensato a te prima ancora del tuo arrivo; che la sala sappia leggerti senza essere invadente; che cucina, servizio e ambiente concorrano a creare un momento nel quale tu non sia semplicemente un coperto, ma un ospite.

La lettura AltissimoCeto: prima di raccontare quel mondo, ne sono stato cliente. Prima di trasformare la passione in una professione, l?ho vissuta, desiderata e sostenuta nel modo pi? concreto: scegliendo, viaggiando, tornando portandoci altre persone e pagando il conto. Allora i social non esistevano e frequentare una grande tavola non garantiva n? visibilit? n? possibilit? di monetizzazione. Oggi, invece, una parte consistente dell?universo dei creator sembra avvicinarsi a questi luoghi soprattutto per trasformarli in contenuti, sponsorizzazioni, clic e traffico remunerato, pi? che per autentica passione e curiosit? gastronomica.

Come l?alta cucina cambia il modo di pensare

Frequentare l?alta cucina mi ha cambiato la testa ancora prima del palato. Mi ha insegnato a riconoscere la qualit? di una materia prima, a comprendere il valore della tecnica, a leggere un piatto oltre la sua apparenza. Mi ha educato al vino, alla stagionalit?, ai tempi del servizio, alle temperature, alle consistenze, ai bicchieri, alle mise en place, alle cotture e a quella somma di dettagli quasi invisibili che separa una buona cena da un?esperienza memorabile.

La cultura gastronomica non nasce da una fotografia e non si costruisce in poche cene. Richiede continuit?, confronto, curiosit?. Bisogna assaggiare, viaggiare, tornare; talvolta sbagliare valutazione e avere l?intelligenza di cambiare idea. Pi? si conosce, pi? si diventa esigenti: non necessariamente capricciosi, ma consapevoli.

Per me il fine dining coincide, nella sua espressione pi? vera, con l?alta cucina. E alta cucina non significa per forza complicazione, virtuosismo o interminabili costruzioni concettuali. Un piatto apparentemente semplice pu? essere altissima cucina quando nasce da una materia prima impeccabile, da una tecnica profonda, da una cottura millimetrica e da una precisa idea di gusto. La semplicit? autentica non ? una scorciatoia: ? spesso il punto di arrivo di una complessit? perfettamente governata.

L?alta cucina e il piacere che non deve chiedere scusa

La grande tradizione francese ci ha lasciato una lezione che oggi rischiamo talvolta di dimenticare: l?alta cucina pu? essere anche generosa, sontuosa, opulenta.

Penso al filetto alla Rossini, nel quale il foie gras non svolge il ruolo di timida guarnizione ma rivendica la propria presenza; ai grandi fondi, alle salse profonde, ai souffl?, al burro usato con cultura e precisione. Non ? un elogio dell?eccesso fine a s? stesso, n? la negazione delle cucine pi? essenziali, vegetali o leggere. L?alta cucina pu? esprimersi in molti linguaggi. Ci? che non dovrebbe perdere ? l?intensit?: di sapore, di pensiero, di tecnica e di piacere.

Viviamo in un tempo che tende a moralizzare ogni indulgenza. L?appassionato autentico, invece, non si siede a tavola dominato dalla paura del burro, di una salsa, di un grande vino o di un menu generoso. Si accomoda con appetito, curiosit? e disponibilit? all?abbandono. Misura e consapevolezza sono importanti, ma non possono diventare l?alibi per sottrarre gusto, profondit? e piacere.

Chi ama davvero questo mondo mangia e beve con entusiasmo, persino con una certa foga. Vuole capire, assaggiare, confrontare, fare domande, lasciarsi guidare. Non considera il ristorante un fondale davanti al quale apparire, ma una destinazione per la quale vale la pena mettersi in viaggio.

Fine dining e creator: passione, professione o rappresentazione?

Negli ultimi anni intorno alla ristorazione ? cresciuto un ecosistema enorme: uffici stampa, pubbliche relazioni, giornalisti, creator, influencer, Instagrammer e nuovi interpreti digitali. Molti lavorano con seriet?, competenza e sincero amore per questo mondo. Le buone PR sono indispensabili; i bravi comunicatori sanno creare conoscenza, reputazione e desiderio; alcuni giovani appassionati possiedono una preparazione straordinaria.

Sarebbe quindi ingiusto e intellettualmente pigro ridurre tutto a una guerra fra vecchi e nuovi media, oppure fra generazioni. Il problema non ? l?et?, il canale utilizzato o il fatto di svolgere una professione. Il problema nasce quando il mestiere precede la passione e finisce per sostituirla.

Un conto ? trasformare una passione in un lavoro. Un altro ? utilizzare la passione altrui come scenografia del proprio lavoro.

Nel primo caso, la competenza nasce dall?esperienza e continua a essere nutrita dalla curiosit?. Nel secondo, il ristorante rischia di diventare soltanto un set, il piatto un contenuto, l?invito gratuito una componente del modello economico personale. A quel punto la domanda non ? pi?: ?Che cosa ho compreso e che cosa posso restituire di questa esperienza??, ma: ?Quanto traffico riuscir? a generare intorno a me stesso??.

Essere invitati, naturalmente, non rende automaticamente meno credibili, cos? come pagare il conto non ? da solo un certificato di competenza. Gli inviti fanno legittimamente parte del lavoro di comunicazione. La differenza si misura nell?indipendenza, nella trasparenza, nella continuit? e in una domanda molto semplice: quella persona sarebbe disposta a viaggiare, tornare e scegliere quel ristorante anche senza ospitalit?, telecamera o compenso?

E il suo pubblico ama davvero andare al ristorante, oppure ama soltanto guardare qualcuno che ci va?

Visibilit? social e ristoranti: il grande equivoco

Per troppo tempo una parte della ristorazione ha confuso la platea con la clientela, le impression con l?influenza, la notoriet? con l?autorevolezza. Sono dimensioni differenti e, soprattutto, producono risultati differenti. ? un tema che riguarda anche la nuova geopolitica della prenotazione gastronomica: tecnologia, reputazione e dati hanno valore quando aiutano a costruire una relazione reale con l?ospite.

Un ristorante non vive di like. Vive di prenotazioni, ritorni, passaparola credibile e persone disposte a investire denaro nell?esperienza.

Un coperto offerto pu? essere un investimento di comunicazione perfettamente legittimo. Ma deve essere considerato e valutato come tale. Se genera reputazione qualificata, accesso a un pubblico coerente, prenotazioni o relazioni durevoli, ha raggiunto il proprio obiettivo. Se produce soltanto un?effimera esposizione all?interno di un circuito nel quale ristoratori e comunicatori si scambiano visibilit?, resta un costo: magari elegante, fotografato e molto commentato, ma pur sempre un costo.

Negli ultimi dieci anni l?industria dell?invito ha certamente moltiplicato i contenuti e riempito molti coperti. Non sempre, per?, ha generato reale redemption. Un tavolo pieno di ospiti non paganti pu? offrire l?immagine di una domanda vivace, ma non dimostra ancora l?esistenza di una clientela.

La domanda che ogni ristoratore dovrebbe porsi non ? soltanto ?quante persone vedranno questo contenuto??, ma ?quante di queste persone desiderano, possono e intendono prenotare, affrontare un viaggio, pagare un conto importante e magari tornare??.

Verdetto AltissimoCeto: la visibilit? ha un valore. Ma il valore, per diventare sostenibilit?, deve prima o poi incontrare il cliente reale.

Il ristorante come destinazione, non come palcoscenico

Una parte del pubblico contemporaneo non cerca propriamente l?alta cucina, ma la sua rappresentazione: il locale scenografico, l?ingresso riconoscibile, il tavolo giusto, la musica, il rito da condividere, la fotografia capace di attestare che si era l?.

? una domanda legittima e non necessariamente priva di valore. Spettacolo e intrattenimento possono arricchire l?ospitalit?. Una cornice straordinaria, come accade nelle migliori esperienze fra cucina, sala e paesaggio, pu? amplificare il ricordo quando sostiene il contenuto. Ma quando la scenografia diventa pi? importante del piatto, della sala e della sostanza gastronomica, ci troviamo davanti a un altro modello di consumo: non peggiore per definizione, semplicemente diverso.

L?equivoco nasce quando viene presentato come alta cucina ci? che ? soprattutto mondanit? con una componente gastronomica. ? il rischio che si corre quando il contenitore corre pi? veloce dell?ospitalit?.

Anche qui non ? una questione anagrafica. Esistono venticinquenni capaci di attraversare l?Europa per assaggiare un piatto e persone mature interessate unicamente a essere viste. Il discrimine ? fra chi entra in un ristorante per comprenderlo e chi vi entra soprattutto per rappresentare s? stesso.

L?appassionato parte per raggiungere un ristorante. Il pubblico della rappresentazione sceglie il ristorante perch? desidera essere visto mentre lo frequenta.

Clienti alto spendenti: un pubblico piccolo, ma reale

I veri appassionati e i clienti alto spendenti non sono scomparsi. In Italia rappresentano una comunit? relativamente circoscritta, oggi pi? informata, selettiva e attenta. Non si muovono per ogni novit? e non si lasciano conquistare soltanto da una stella, da un nome celebre o da una sala spettacolare. Osservano, confrontano e chiedono coerenza fra prezzo, qualit? e valore dell?esperienza.

In vent?anni, attraverso Viaggiatore Gourmet, i Roadshow e i meeting VG, ho cercato di riunire e accompagnare proprio queste persone. Non una folla indistinta, ma una comunit? fondata sulla fiducia: ospiti che viaggiano, scelgono, spendono, tornano e si affidano a me per vivere esperienze all?altezza delle promesse. Una comunit? che continua a riconoscersi anche nelle grandi tappe, come il VG Roadshow da Da Vittorio.

Sono numeri inevitabilmente pi? contenuti di quelli esibiti sui social, ma sono persone reali. Dietro ogni presenza c?? una decisione; dietro ogni viaggio, un investimento; dietro ogni ritorno, una relazione costruita nel tempo.

Questa fiducia comporta una responsabilit?. Quando chiedo a qualcuno di percorrere centinaia di chilometri e sostenere un conto importante, devo essere certo che ne valga la pena. Una comunit? non si costruisce sommando follower, ma mantenendo promesse. Per vent?anni.

Il pubblico internazionale e il futuro del fine dining italiano

Il futuro dell?alta cucina italiana passa inevitabilmente anche dal pubblico internazionale. Il nostro Paese esercita un?attrazione formidabile e molti ospiti stranieri possiedono una maggiore capacit? di spesa, una consolidata familiarit? con il lusso e la disponibilit? a costruire un viaggio intorno a una grande esperienza gastronomica. I migliori ristoranti internazionali, come dimostra il nostro reportage su S?hring Bangkok e la sua alta cucina da tre stelle Michelin, sono ormai destinazioni capaci di orientare interi itinerari.

Per intercettare questi ospiti, tuttavia, non basta apparire in una classifica o produrre immagini seducenti. Servono relazioni con l?hotellerie di lusso, concierge, operatori qualificati, media autorevoli e comunit? internazionali. Occorrono prenotazioni efficienti, comunicazione chiara, cantine adeguate, servizio all?altezza e un?accoglienza capace di dialogare con culture differenti.

Soprattutto, occorre meritare il viaggio. Il pubblico estero non ? un salvagente al quale affidarsi dopo aver trascurato quello italiano, n? una platea disposta a tollerare qualsiasi prezzo o incoerenza. Pu? ampliare il mercato, ma la piccola comunit? domestica dei grandi appassionati rimane uno zoccolo duro prezioso: porta continuit?, memoria e ritorno.

Editoriale ? Claudio Sacco

Il punto di Claudio Sacco: riportare il desiderio al centro

Non credo che il fine dining sia morto. Credo che una certa idea di fine dining? fredda, autoreferenziale, pi? concentrata sul proprio racconto che sul piacere dell?ospite, abbia esaurito una parte della propria forza. E credo che il settore debba liberarsi da molta della rappresentazione che gli ? cresciuta intorno.

Si possono ripensare formule, durata dei menu, prezzi, percorsi e occasioni di accesso. Si pu? restituire spazio alla carta, lavorare maggiormente sul pranzo, offrire esperienze pi? agili. Ma essere contemporanei non significa diventare inconsistenti, cos? come rendere un?esperienza pi? accessibile non significa banalizzarla.

L?alta cucina conserva un futuro quando riesce ancora a trasformare un pranzo o una cena in cultura, memoria, relazione e piacere. Quando l?ospite esce diverso da come ? entrato: pi? consapevole, pi? curioso e con il desiderio di tornare.

Il suo futuro non si decide nel numero di telefoni sollevati all?arrivo di un piatto, ma nel numero di persone che, dopo averlo vissuto o ascoltato raccontare, scelgono davvero di prenotare.

I ristoranti non hanno bisogno soltanto di essere visti. Hanno bisogno di essere amati, scelti e sostenuti da persone disposte a viaggiare, mangiare, bere e spendere per il privilegio di stare bene.

Un contenuto pu? esaurirsi in pochi secondi. Una grande esperienza, quando ? autentica, continua a lavorare nella memoria per anni.

E, soprattutto, continua a mettere le persone in viaggio.

Claudio Sacco alias Viaggiatore Gourmet
Fondatore ed Editor-in-Chief di AltissimoCeto?

 

Domande frequenti sul fine dining

Che cosa si intende per fine dining?

Il fine dining ? un?esperienza nella quale cucina, materie prime, tecnica, servizio, cantina, ambiente e accoglienza concorrono a creare qualcosa di memorabile. Non coincide necessariamente con piatti complessi o formalit? esasperate: anche una preparazione semplice pu? diventare alta cucina quando ? sostenuta da qualit?, precisione e autentica cura dell?ospite.

Fine dining e alta cucina sono la stessa cosa?

L?alta cucina riguarda soprattutto qualit? della materia prima, tecnica, cultura e profondit? del gusto. Il fine dining comprende anche tutto ci? che circonda il piatto: sala, servizio, cantina, atmosfera e ospitalit?. Nella loro espressione migliore, tuttavia, le due dimensioni finiscono per coincidere.

Il fine dining ? davvero in crisi?

Non ? morto, ma una parte del suo modello deve ritrovare centralit? nell?ospite e nel piacere. Durata dei menu, prezzi e formule possono essere ripensati senza rinunciare alla qualit?. La vera crisi riguarda soprattutto le esperienze autoreferenziali, nelle quali il racconto del ristorante diventa pi? importante del benessere di chi vi entra.

La visibilit? social porta davvero clienti ai ristoranti?

Soltanto quando raggiunge un pubblico coerente e genera desiderio, prenotazioni, ritorni e passaparola. Impression, follower e coperti offerti non costituiscono automaticamente una clientela. Per un ristorante, il valore della comunicazione si misura nella capacit? di trasformare la visibilit? in fiducia e scelte reali.

Approfondimenti AltissimoCeto: scopri il calendario di meeting ed eventi di Viaggiatore Gourmet, entra nel Club Gourmet e leggi il reportage su Chef?s Table TheFork Manager a Le Calandre.

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[09/24/2026, 07:07] Cavallino Bianco Caorle ? Venezia: il nuovo family luxury sul mare, dove la vacanza ? progettata intorno alla famiglia

REPORTAGE HOTEL ? CAORLE, VENEZIA

Un resort affacciato sull?Adriatico che prende sul serio anche le esigenze dei figli pi? grandi. Lo abbiamo vissuto in cinque: due notti per osservare da vicino suite, ristorazione, spiaggia e il delicato equilibrio fra tempo insieme e autonomia.

Il resort dall?alto: piscine, pineta e l?Adriatico a pochi passi.

Al Cavallino Bianco Caorle ? Venezia abbiamo soggiornato durante questa estate?2026 con i nostri tre figli. La domanda, per noi, era concreta: un resort pensato per le famiglie sa funzionare anche quando in viaggio ci sono ragazzi di 12 e 15 anni, oltre a un figlio pi? grande? La risposta passa dalla distribuzione degli spazi, dalla libert? di cambiare programma e da una suite capace di accogliere realmente cinque persone nella configurazione predisposta per il nostro soggiorno.

La prima stagione del resort ha gi? un?identit? riconoscibile: ambienti curati senza sacrificare la praticit?, servizi per i bambini e luoghi nei quali gli adulti possono ritrovare una dimensione propria. La ristorazione segue la giornata familiare con una formula continua. Resta un tassello da completare: durante la nostra visita il ristorante gastronomico Marco Polo non era operativo e il sito ufficiale lo indica ancora come Coming Soon alla verifica del 24 settembre 2026.

IN SINTESI ? IL NOSTRO SOGGIORNO

Quando: luglio 2026 ? Con chi: famiglia di cinque persone ? Suite: Family Grand Tower, 74 m? e balcone fronte mare ? Punti forti: organizzazione degli spazi, spiaggia direttamente collegata, proposta per adolescenti, alternanza fra aree family e adults-only ? Da seguire: apertura del Marco Polo Adults Only Restaurant.

Dalle Dolomiti al mare: il progetto Cavallino Bianco a Caorle

Aperto il 1? maggio 2026 nell?area dell?ex Colonia Pordenone, davanti all?Adriatico e accanto alla pineta, il resort porta al mare la filosofia di ospitalit? per famiglie sviluppata da Ralph A. Riffeser a Ortisei. Il motto It?s Family Time ? Live it Now trova qui una traduzione precisa: camere, percorsi e attivit? permettono di condividere la vacanza, lasciando spazio a bisogni ed et? differenti.

L?atrio a tutta altezza ? uno dei segni architettonici del resort.

Le 101 suite, da 46 a 118 m?, si inseriscono in un complesso dalle suggestioni veneziane. Facciate rosate, archi e dettagli dorati dialogano con la luce della costa; negli interni, curati dallo studio NOA, legno, superfici morbide e grandi vetrate rendono pi? domestica la scala del resort. ? un?estetica che si lascia abitare: dal garage alla spiaggia, la successione degli spazi rimane intuitiva anche con bambini, borse e orari diversi.

Archi e verde scandiscono il grande spazio centrale.

La hall si sviluppa su pi? livelli: archi, piante sospese e ballatoi creano prospettive sempre diverse. Questo grande vuoto centrale aiuta anche a orientarsi, perch? rende visibili le relazioni fra i piani e d? un centro riconoscibile alla struttura.

La vetrata porta luce naturale attraverso pi? piani.
Anche i percorsi interni diventano luoghi nei quali sostare.

Le camere fotografate nel resort mostrano la stessa attenzione: zone giorno da abitare, superfici di appoggio, bagni pensati per et? diverse e aperture sul paesaggio. Alcuni scatti che seguono illustrano le suite in generale; pi? avanti raccontiamo con le fotografie la nostra specifica Family Grand Tower Suite.

Una suite del resort: zone comunicanti e arredi pensati per stare insieme.
Nelle suite, grandi aperture lasciano entrare la luce dell?Adriatico.

Il General Manager Gianluca Innocenti guida un?organizzazione in cui i passaggi fra ricevimento, housekeeping, sala, cucina e attivit? per i pi? piccoli incidono sul soggiorno almeno quanto l?architettura. Durante la nostra visita abbiamo incontrato, fra gli altri, Veronica Zoff al ricevimento e Luminita Duhnic per l?housekeeping. I ruoli qui citati fotografano la squadra incontrata nel luglio 2026: la prova decisiva, per un progetto appena aperto, sar? mantenere la stessa qualit? di coordinamento nel tempo.

Il Cavallino Bianco quando si accendono le luci della sera.

Family Grand Tower Suite: la prova in cinque, con il mare davanti

La Family Grand Tower Suite misura 74 m?. La scheda ufficiale indica un?occupazione standard di 2?4 persone e prevede, oltre la configurazione ordinaria, un letto singolo aggiuntivo nel soggiorno. ? cos? che l?abbiamo vissuta in cinque: una soluzione effettiva del nostro soggiorno, la cui disponibilit? va confermata al momento della prenotazione. Da qui in avanti, le fotografie della suite ritraggono gli ambienti che abbiamo abitato.

La zona giorno della suite che abbiamo abitato: accessi e spazi ben distribuiti.

La distribuzione comprende una camera matrimoniale con accesso al balcone e una seconda camera con letto a castello e letto singolo. Le pareti a scomparsa modulano il rapporto con il living, dove trovano posto tavolo, sedute e TV. Il risultato concede ai ragazzi un margine di indipendenza e offre a tutti superfici e passaggi utilizzabili: una qualit? che si apprezza pi? dopo due giorni di vita reale che durante una visita di pochi minuti.

Una delle camere, con cromie vivaci e spazi separabili.
La camera matrimoniale conserva un rapporto visivo con il living.
Il living offre superfici e spazio per i ritmi di cinque ospiti.

Il bagno ? uno, con doppio accesso e due zone separabili internamente: doccia walk-in e sanitari per gli adulti da una parte; vasca, fasciatoio e dotazioni a misura di bambino dall?altra. ? una distinzione importante, perch? non si tratta di due bagni autonomi. Frigobar, bollitore, stoviglie, borsa piscina e pantry aggiungono praticit?; dal balcone fronte mare l?Adriatico torna a essere la presenza costante della stanza.

Lavabo e doccia: uno dei dettagli del bagno della nostra suite.
Un bagno del resort con doccia e vasca: due gesti diversi nella giornata familiare.

La ristorazione All-in: un?intera giornata da interpretare

La formula All-in Cavallino Bianco accompagna la famiglia dalla colazione alla cena, con pranzo, merenda, aperitivi a tema e proposte dedicate ai bambini. Per una struttura di queste dimensioni la difficolt? ? evidente: tenere insieme libert? di scelta, continuit? del servizio e piacere della tavola. L?Executive Chef Luca Casini sceglie una cucina italiana e mediterranea leggibile, con una proposta che deve convincere et? e appetiti diversi, giorno dopo giorno.

Uno degli angoli raccolti destinati alla convivialit?.

La colazione al Family Restaurant

Il breakfast ? uno dei momenti che rivelano meglio il funzionamento di un family hotel. Nel Family Restaurant, luminoso e affacciato verso il mare, l?area buffet organizza proposte dolci, salate, proteiche e fresche: ciascuno pu? comporre il proprio risveglio senza imporre lo stesso ritmo agli altri. La pasticceria coordinata, al momento della nostra visita, da Giuseppe Putaggio aggiunge un momento di piacere a un servizio che rimane ordinato anche nelle ore pi? frequentate.

Pancake, paste e confetture: un momento dolce della colazione.

Pranzo, merenda e cena

A pranzo il buffet propone un percorso pi? leggero, da accompagnare eventualmente a un primo ? la carte. Chi arriva dalla spiaggia pu? sedersi per una pausa rapida; chi preferisce fermarsi pi? a lungo trova comunque una preparazione espressa. Nel pomeriggio, la merenda con snack e bevande risolve con naturalezza uno dei passaggi pi? frequenti nella giornata di una famiglia al mare.

La sera, dopo gli aperitivi a tema, il servizio acquista un passo pi? disteso: menu ? la carte giornalieri e un buffet di verdure lasciano spazio alla scelta al tavolo. Il valore della formula emerge nella continuit? fra i pasti, pi? che nell?effetto di un solo piatto. La selezione delle bevande e le eventuali prestazioni extra seguono condizioni da verificare nel preventivo di soggiorno.

La cena lascia spazio anche al piacere di un calice.

Il Ristorante dei Bambini e i servizi per i pi? piccoli

Nel Ristorante dei Bambini i piccoli possono mangiare insieme con assistenza dedicata, scegliendo una socialit? diversa dal tavolo dei genitori. ? una possibilit?, non un obbligo: la famiglia decide di volta in volta se cenare insieme o organizzare tempi differenti. Per i neonati, Baby Food Corner, prodotti per lo svezzamento e un cucinotto accessibile 24 ore su 24 alleggeriscono la parte meno visibile, e spesso pi? impegnativa, del viaggio.

Aurum Bar e Marco Polo: presente e attesa

L?Aurum Bar, seguito durante la visita dal Bar Manager Giovanni De Marzi, ? il salotto del resort: cocktail, musica al piano e un?atmosfera serale che accoglie anche la vita familiare. Il Marco Polo Adults Only Restaurant promette invece un incontro fra cucina veneta e suggestioni d?Oriente. Non lo abbiamo provato: al 24 settembre 2026 la pagina ufficiale della ristorazione lo presenta ancora come Coming Soon. La sua apertura sar? il momento giusto per valutare anche l?ambizione gastronomica rivolta agli adulti.

La preparazione di un cocktail all?Aurum Bar.
Anche un calice trova il proprio spazio nel rito della sera.

Lea?s Beauty & Spa, piscine e terrazza adults-only

L?acqua, a misura di famiglia

Gli oltre 4.000 m? dedicati al benessere hanno due registri. Al piano terra, piscine indoor e outdoor, acqua riscaldata e spazi gioco sono pensati per la famiglia. Le ampie vetrate portano la luce negli ambienti coperti; fuori, la piscina accompagna il passaggio dalle ore di sole alla sera.

Le vetrate mettono in relazione piscina coperta e paesaggio esterno.
Acqua e spazi di sosta nell?area coperta.
La piscina interna prolunga le possibilit? della giornata al mare.

La possibilit? di alternare mare e piscine ? utile anche quando il tempo cambia o i figli hanno desideri differenti. Gli spazi risultano riconoscibili e raggiungibili senza allontanarsi dalla vita del resort.

All?aperto, l?acqua incontra la facciata rosata del resort.
L?area piscina nelle ore pi? morbide della sera.

La spa e i trattamenti

Lea?s Beauty & Spa offre trattamenti, dieci cabine, sauna, biosauna, bagno turco e aree relax. Durante il nostro soggiorno il reparto era seguito da Giorgia Delle Vedove. Una palestra con macchinari Technogym completa la proposta di movimento e cura di s?.

I prodotti e i rituali di Lea?s Beauty & Spa.
Una cabina per i trattamenti in coppia.

Cielo Panorama Pool & Lounge

Al terzo piano, Cielo Panorama Pool & Lounge affaccia sulla pineta e sull?Adriatico con la Infinity Sky Pool e un bar dedicato. L?area riservata agli adulti risponde a un?esigenza precisa: poter trascorrere qualche ora di coppia mentre i figli hanno spazi e attivit? adatti alla propria et?.

Una pausa davanti al mare, dentro la vacanza familiare.

Cinque ettari di spiaggia privata, dalla suite all?Adriatico

La spiaggia privata di cinque ettari ? direttamente collegata al resort: per raggiungerla non occorre attraversare strade. Le cabanas, distribuite fra dune rinverdite e macchia mediterranea, sostituiscono la rigida successione degli ombrelloni con piccoli spazi familiari attrezzati. ? uno dei luoghi in cui il progetto risulta pi? convincente: la spiaggia appartiene alla vita dell?hotel e rende semplice passare dal mare alla suite, alla piscina o al ristorante.

Dalle terrazze, lo sguardo corre oltre le cabanas fino all?Adriatico.
Le cabanas sono distribuite sulla sabbia, davanti all?hotel.

Sabbia fine, accesso all?acqua e attivit? sportive compongono una proposta balneare di respiro ampio. La cabana offre una base per stare insieme senza perdere comodit?; il punto di forza, per chi viaggia con figli, ? la continuit? degli spostamenti durante tutta la giornata.

Lino Land: anche gli adolescenti hanno un luogo proprio

Lino Land riunisce 750 m? di spazi per fasce d?et?: Baby da 1 a 42 mesi, Kids 4?6 anni, Junior 7?8, Preteen 9?11 e Teen Club 12?17. Giochi, laboratori, attivit? serali, iWall e zone lounge cambiano insieme all?et? dei partecipanti. La squadra era guidata, al momento della nostra visita, da Claudia Tschigg.

Il teatro ospita parte degli spettacoli e delle attivit? del resort.

Con due ragazzi di 12 e 15 anni al seguito, abbiamo apprezzato soprattutto la distinzione fra il mondo dei piccoli e quello degli adolescenti. A quell?et? i figli cercano relazioni e un?autonomia credibile: una sala pensata per bambini pi? piccoli non basta. Qui la segmentazione consente ai genitori di alternare attivit? condivise e tempo libero senza forzare la partecipazione di tutti a ogni momento.

Caorle oltre il resort: il borgo, la laguna e i servizi

Fuori dal resort, biciclette ed escursioni permettono di esplorare Caorle, la pineta e la laguna. Il borgo marinaro, le sue calli colorate e i casoni lagunari aggiungono un contesto che merita di essere scoperto anche in una vacanza centrata sull?hotel.

Caorle: un borgo marinaro che amplia il viaggio oltre il resort.
Il centro di Caorle e la lunga linea della costa.

Una passeggiata nel centro storico cambia la prospettiva sulla destinazione: dalle vedute aeree si passa alle calli, alle facciate colorate e alla memoria della laguna. Sono immagini del territorio, distinte dagli spazi del resort.

Colori e scorci del centro storico.
Un casone dal tetto di canne richiama il paesaggio lagunare.

All?interno, il bike hub nel garage coperto, La Botega, gli spazi per lavorare durante il soggiorno e il Wi-Fi esteso fino alla spiaggia completano un?offerta costruita intorno alla praticit? quotidiana.

Il bike hub nel parcheggio coperto: Caorle si pu? esplorare anche in bicicletta.
Dolci coccole sempre disponibili.

IL PUNTO DI CLAUDIO SACCO

Una vacanza di famiglia si giudica da quanto diventa facile viverla

Nel Cavallino Bianco Caorle mi ha convinto la coerenza fra parti molto diverse: la suite utilizzabile in cinque nella nostra configurazione, la spiaggia vicina, la tavola che accompagna la giornata, le attivit? dedicate ai ragazzi e gli spazi di quiete per gli adulti. Presi singolarmente sono servizi; insieme creano la sensazione di poter scegliere il proprio ritmo.

La prima stagione resta una prova di continuit? per una struttura cos? ambiziosa. Torner? a osservare soprattutto il servizio nel tempo e l?apertura del Marco Polo. Oggi, per una famiglia che cerca mare, comfort e una proposta capace di crescere con i figli, questo resort ? gi? un indirizzo da considerare e suggerire.

Claudio Sacco ? Viaggiatore Gourmet / AltissimoCeto.com

Da leggere anche: il nostro reportage family luxury dal GRACE LA MARGNA di St. Moritz.

Dalla spiaggia, il resort diventa un piccolo paesaggio luminoso.

Cavallino Bianco Caorle: indirizzo e informazioni utili

Struttura: Cavallino Bianco Caorle ? Venezia ? luxury family beach resort

Indirizzo: Viale dei Cacciatori 2/c, 30021 Caorle (VE)

Telefono: +39 0421 138 1000 ? E-mail: caorle@cavallino-bianco.com

Sito ufficiale: cavallino-bianco.com ? Apertura: 1? maggio 2026

La nostra esperienza: luglio 2026, Family Grand Tower Suite con sistemazione predisposta per cinque persone, formula All-in.

Domande frequenti sul Cavallino Bianco Caorle

Ci sono attivit? adatte anche a ragazzi di 12?17 anni?

S?. Lino Land distingue i gruppi per et? e prevede un Teen Club 12?17 anni, con spazi e attivit? specifici per adolescenti.

La spiaggia ? raggiungibile senza uscire dal resort?

S?. La spiaggia privata ? collegata direttamente alla struttura e si raggiunge senza attraversare strade.

Il ristorante Marco Polo ? gi? aperto?

Non era operativo durante la nostra visita di luglio 2026. Alla verifica del 24 settembre 2026 il sito ufficiale lo indica ancora come Coming Soon; per un soggiorno successivo ? consigliabile chiedere conferma al resort.

Reportage e punto di vista di Claudio Sacco, Viaggiatore Gourmet, per AltissimoCeto.com. Soggiorno effettuato luglio 2026; informazioni soggette a evoluzione dopo la visita. Credito fotografico: Marco Ramin per gli scatti che ne riportano il nome nei metadati; altre immagini dall?archivio del reportage.

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[09/23/2026, 08:03] Neptura al D?O: Davide Oldani interpreta rombo e sogliola Neptura: il menu, la cucina pop e il progetto di acquacoltura

ALTA CUCINA ? CORNAREDO

Rombo e sogliola allevati a terra entrano nella cucina del D?O. Davide Oldani ne esplora consistenze, tagli e possibilit? espressive in un percorso che va dalla sfoglia al quinto quarto, fino alla mugnaia: il debutto italiano di Neptura diventa un?occasione per parlare di materia prima attraverso i piatti.

?Il fine dining ? morto?: periodicamente la sentenza torna a circolare, spesso con pi? fortuna sui social che nelle sale dei ristoranti. Eppure la cucina d?autore continua a essere un laboratorio di idee. Tecniche, accostamenti e modi di leggere un ingrediente vengono sperimentati ai tavoli dell?alta ristorazione prima di trovare, talvolta, una diffusione pi? ampia.

? da qui che parte la scelta di Neptura, il marchio di Stolt Sea Farm dedicato a rombo e sogliola allevati a terra, per il proprio debutto nella ristorazione italiana: affidare il racconto del prodotto alla cucina di Davide Oldani. Al D?O di Cornaredo, vicino a Milano, lo chef ne mette alla prova la versatilit? in un menu che alterna essenzialit?, contrasti e quella riconoscibile intesa fra spirito pop e precisione gastronomica.

Davide Oldani e Jordi Trias, presidente di Stolt Sea Farm, al D?O. Foto: Raffaele Calafati.

Neptura e Stolt Sea Farm: l?idea di Haute Aquaculture

Neptura chiama Haute Aquaculture il proprio approccio all?acquacoltura a terra. Negli impianti lungo le coste del Nord Atlantico, rombi e sogliole crescono in acqua marina, in ambienti nei quali l?azienda controlla qualit? dell?acqua, alimentazione, condizioni di allevamento e tracciabilit?. Secondo Stolt Sea Farm, la ricerca su questi processi accompagna la sua attivit? da oltre cinquant?anni.

La dimensione del progetto va distinta dal giudizio sul singolo piatto. Stolt-Nielsen indica una capacit? produttiva annua di 7.200 tonnellate di rombo e 1.800 di sogliola, con distribuzione in pi? di 30 Paesi. Sono dati di capacit? dichiarata dall?azienda, non la misura del pescato o della produzione effettiva di un anno.

Per Jordi Trias, presidente di Stolt Sea Farm, il dialogo con gli chef ? il modo pi? diretto per mostrare il potenziale della materia prima. La scelta di Oldani ha dunque una sua logica: nella sua cucina la tecnica lavora per rendere leggibile il gusto e un ingrediente familiare pu? essere osservato da una prospettiva nuova.

Il rombo Neptura: dalla materia prima alle diverse parti valorizzate nel percorso del D?O.

IL FILO DEL MENU

Sogliola e rombo sono letti attraverso consistenza, cottura e impiego delle diverse parti. L?acidit? apre il percorso, il quinto quarto ne approfondisce il gusto, mentre la mugnaia riporta il racconto alla grande cucina classica.

Il menu di Davide Oldani al D?O: rombo, sogliola e cucina pop

La successione dei piatti non cerca un effetto dimostrativo. Ogni preparazione isola un carattere del pesce e lo mette in relazione con un altro elemento: la croccantezza, l?acidit?, il fondo di cottura, il riso. ? cos? che la presentazione di un prodotto diventa un vero percorso gastronomico.

Sogliola Neptura in sfoglia fine, agrodolce al tamarindo e shiso

La sogliola apre il percorso tra sfoglia croccante, tamarindo e shiso. Foto: Raffaele Calafati.

In una cucina d?autore, anche l?amuse-bouche pu? anticipare i temi della degustazione. Qui la sfoglia, sottile e croccante, d? risalto alla consistenza della sogliola; il tamarindo introduce una tensione agrodolce, mentre lo shiso chiude con una nota vegetale e balsamica. Il boccone ? goloso, ma soprattutto fissa una direzione: la materia prima rimane sempre riconoscibile.

Rombo Neptura ?al nero?, cardoncelli in giardiniera e composta di aneto

Rombo e cardoncelli: consistenze diverse, con la giardiniera a scandire il gusto. Foto: Raffaele Calafati.

Il minimalismo della composizione custodisce un boccone ricco. La struttura del rombo incontra i cardoncelli in un dialogo fra mare e terra; l?acidit? della giardiniera, domestica e volutamente lontana dalle mode, alleggerisce la rotondit? della spuma di funghi. L?aneto completa il piatto con una traccia aromatica precisa, senza sovrastare il pesce.

Quinto quarto di rombo Neptura: guancia, ali, gola, pesto di basilico e riso mantecato

Il quinto quarto di rombo con riso mantecato e pesto di basilico. Foto: Raffaele Calafati.

La mano di Oldani sul risotto ? nota, ma qui la questione ? la relazione fra riso e tagli meno celebrati del rombo. Il ?riso fresco di Novara?, presentato senza stagionatura, offre una masticazione che dialoga con guancia, ali e gola. Queste parti portano una sottile nota ematica, lasciata esprimere senza cercare il consueto contrappunto acido. Il basilico accompagna, mentre il piatto trova il proprio equilibrio nella profondit? del pesce.

?Pesce al forno con patate?, gnocchi arrostiti e succo di arrosto

Il ?pesce al forno con patate? cambia prospettiva attraverso gli gnocchi arrostiti. Foto: Raffaele Calafati.

Il titolo evoca un secondo di famiglia; nel piatto, invece, le patate prendono il centro della scena. Gli gnocchi acquisiscono con la rosolatura il sapore dell?arrosto, sostenuti da un fondo intenso e ben tirato. C?? la golosit? della reazione di Maillard e c?? l?ironia di Oldani: la foglia d?argento alimentare, memoria della lezione di Marchesi, ? ormai anche un segno riconoscibile del suo linguaggio.

Sogliola Neptura al burro nocciola, salsa mugnaia e caviale Kristal

La sogliola alla mugnaia, fra burro nocciola e caviale Kristal. Foto: Raffaele Calafati.

La cucina classica chiede misura pi? che effetti speciali. La salsa mugnaia tiene insieme la profondit? tostata del burro nocciola e una tensione acida nitida; il caviale aggiunge una nota salina senza togliere centralit? alla sogliola. Anche la pezzatura del pesce trova qui la sua occasione per farsi apprezzare: un piatto apparentemente semplice, nel quale l?esecuzione della brigata ? tutto.

Grana Padano Riserva 27 mesi, caldo e freddo, melanzana caramellata

Il finale salato appartiene al lessico pi? personale del D?O. Nella versione con melanzana e pomodoro, il celebre gioco di Oldani fra caldo e freddo, morbido e croccante si sposta verso l?idea di una parmigiana al cucchiaio. Ogni affondo ne modifica gli equilibri: una firma riconoscibile che non rinuncia a cambiare stagione.

Quando il prodotto diventa un?idea di cucina

La serata al D?O mostra perch? l?alta cucina continui ad avere un ruolo: fa domande alla materia prima e cerca risposte nel piatto. Neptura presenta il proprio modello di allevamento e la propria ambizione gastronomica; Oldani ne misura consistenze, versatilit? e potenziale con un percorso in cui la tecnica resta al servizio del gusto. Dal primo boccone di sogliola al quinto quarto di rombo, ? questa la parte pi? interessante del racconto.

Articolo a cura di Massimo De Marco per AltissimoCeto.com. Fotografie dei piatti e ritratto dello chef: Raffaele Calafati.

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[09/18/2026, 16:58] Chiavi MICHELIN Italia 2026: 224 hotel premiati, il primato europeo e quattro nuovi hotel con Tre Chiavi

Breaking News ? Luxury Hospitality ? Italia, 18 settembre 2026

La nuova selezione mondiale delle Chiavi MICHELIN accoglie 470 hotel in 79 destinazioni e porta a 2.832 il numero complessivo delle strutture insignite. L?Italia conquista uno dei risultati pi? significativi dell?edizione 2026: con 224 hotel premiati ? prima in Europa e seconda al mondo, preceduta soltanto dagli Stati Uniti. Quattro indirizzi italiani raggiungono il massimo riconoscimento delle Tre Chiavi.

In sintesi: 224 hotel italiani premiati ? Italia prima in Europa ? 34 nuove Una Chiave ? 6 Due Chiavi ? 4 hotel con Tre Chiavi ? 2.832 strutture insignite nel mondo.

Il lusso contemporaneo non si misura pi? soltanto nella magnificenza degli spazi, nella rarit? dei materiali o nella perfezione formale del servizio. Si riconosce, prima di tutto, nella capacit? di un luogo di possedere un?anima, interpretare la propria destinazione e trasformare il soggiorno in un ricordo autentico.

? su questa nuova grammatica dell?ospitalit? che si fonda la selezione 2026 delle Chiavi MICHELIN. Dopo mesi di visite condotte in forma anonima e indipendente, la Guida accoglie 470 nuovi hotel in 79 destinazioni e porta a 2.832 il numero delle strutture premiate nel mondo: 2.020 con Una Chiave, 657 con Due Chiavi e 155 con Tre Chiavi.

La selezione 2026 ? disponibile sulle piattaforme della Guida MICHELIN e sul magazine online, con gli approfondimenti dedicati alla selezione mondiale delle Chiavi MICHELIN e al dettaglio completo dell?Italia.

In questa geografia internazionale dell?eccellenza, l?Italia conquista un risultato che merita ben pi? di una lettura celebrativa: con 224 hotel insigniti diventa il Paese europeo con il maggior numero di Chiavi MICHELIN e il secondo al mondo, alle spalle soltanto degli Stati Uniti. Un primato che restituisce valore non solo alle grandi icone dell?hotellerie, ma a un sistema fondato su paesaggio, cultura, artigianato, cucina e arte dell?accoglienza.

Per chi osserva da anni le espressioni pi? alte dell?ospitalit?, il dato pi? significativo ? proprio questo: il lusso italiano continua a risultare credibile quando non rinuncia alla propria identit?.

Chiavi MICHELIN 2026: i numeri della nuova selezione mondiale

La seconda selezione mondiale delle Chiavi MICHELIN fotografa un comparto in piena trasformazione. Le nuove insegne premiate non appartengono a un unico modello: comprendono strutture di dimensioni, linguaggi, contesti e fasce di prezzo differenti. Dimore storiche e grand hotel convivono con boutique hotel indipendenti, rifugi remoti, nuove aperture e architetture capaci di ridisegnare il rapporto con il paesaggio.

  • 2.832 hotel detengono oggi Una, Due o Tre Chiavi MICHELIN nel mondo.
  • 470 nuove strutture entrano nella selezione 2026, distribuite in 79 destinazioni.
  • 10 destinazioni ricevono le Chiavi MICHELIN per la prima volta.
  • Pi? di 80 hotel vengono promossi all?interno della selezione.
  • 224 hotel italiani risultano premiati: ? il dato pi? alto d?Europa.
  • In Italia arrivano 34 nuove Una Chiave, 6 Due Chiavi e 4 Tre Chiavi.

La selezione alberghiera complessiva della Guida conta oggi oltre 9.400 strutture, delle quali 2.832 detengono almeno una Chiave. Pi? di 2.200 hotel sono stati aggiunti alla selezione mondiale dall?annuncio delle Chiavi dell?ottobre 2025: un?espansione che non riguarda soltanto le destinazioni pi? consolidate, ma intercetta mercati emergenti e nuove geografie del viaggio.

Europa e Asia registrano il maggior numero di nuovi ingressi. La crescita ? particolarmente evidente in Francia, Germania, Italia, Portogallo, Spagna e Regno Unito, cos? come in Cina, India, Indonesia, Giappone, Thailandia e Arabia Saudita. Nelle Americhe si distinguono Canada, Costa Rica, Messico e Stati Uniti; Africa e Oceania colpiscono invece gli ispettori per la qualit? delle nuove selezioni.

Nel 2026 la Chiave MICHELIN raggiunge per la prima volta Armenia, Benin, Botswana, Kazakistan, Liechtenstein, Mongolia, Myanmar, Ruanda, Slovacchia e Zimbabwe. ? un passaggio importante: l?autorevolezza di una guida internazionale si misura anche nella capacit? di ampliare lo sguardo, riconoscendo eccellenza e cultura dell?ospitalit? oltre le rotte pi? prevedibili.

Secondo Gwendal Poullennec, Direttore Internazionale della Guida MICHELIN, la crescita qualitativa nasce da progetti sempre pi? creativi, ambiziosi, immersivi e personali. A guidare questa evoluzione sono spesso albergatori indipendenti e visionari, capaci di ispirare l?intero settore; parallelamente, gli investimenti dei grandi gruppi internazionali contribuiscono ad accelerarne la trasformazione.

La lettura AltissimoCeto: la nuova geografia delle Chiavi non premia un?estetica uniforme. Riconosce, al contrario, la capacit? di costruire soggiorni immersivi, personali e coerenti con il luogo: la direzione pi? interessante per un lusso che voglia continuare a essere rilevante.

Europa: l?Italia ? il Paese con pi? Chiavi MICHELIN

Il primato italiano emerge con particolare nitidezza nel confronto europeo. L?Italia conta 224 hotel premiati, davanti alla Francia con 220, al Regno Unito con 131 e alla Germania con 130.

Nel complesso, la selezione europea 2026 comprende 1.338 hotel in oltre 35 destinazioni, con 194 nuove Chiavi e promozioni. Sette strutture salgono al livello delle Tre Chiavi, mentre Slovacchia e Liechtenstein fanno il loro ingresso nella geografia del riconoscimento.

L?Italia ? protagonista anche per la qualit? dei nuovi risultati: 34 strutture ottengono Una Chiave, sei ricevono Due Chiavi e quattro raggiungono per la prima volta le Tre Chiavi. Non si tratta, dunque, soltanto di una supremazia quantitativa. La selezione racconta la capacit? del nostro Paese di declinare l?ospitalit? d?eccellenza attraverso citt? d?arte, coste iconiche, patrimonio storico, design, alta cucina e relazione con il territorio.

I quattro nuovi hotel Tre Chiavi MICHELIN in Italia

I numeri acquistano pieno significato quando tornano a essere luoghi. Le quattro insegne italiane che raggiungono il massimo riconoscimento raccontano altrettante interpretazioni del ?soggiorno unico?: la Venezia appartata e monumentale di Airelles Palladio, la Costiera intima di Borgo Santandrea, la memoria fiorentina di Collegio alla Querce e la Dolce Vita senza tempo dello Splendido di Portofino.

Airelles Palladio, Venezia: il nuovo grand hotel veneziano

Aperto nel 2026 dopo un ambizioso restauro durato tre anni, Airelles Palladio, Venezia segna il debutto internazionale del prestigioso gruppo francese e introduce in laguna un progetto inedito per dimensione e concezione. Sorge alla Giudecca, di fronte a San Marco ma protetto dai percorsi pi? affollati, all?interno di un complesso storico articolato e immerso in ampi giardini: una presenza rara nel tessuto veneziano.

Il recupero architettonico custodisce il carattere degli edifici e lo mette in dialogo con interni sofisticati, antiquariato, design contemporaneo e lavorazioni dell?artigianato veneziano. La scala del progetto trova una delle espressioni pi? eloquenti nella Spa Airelles x Guerlain, 1.700 metri quadrati distribuiti su tre piani.

Altrettanto ambiziosa ? la proposta gastronomica, che riunisce le differenti visioni di Jean-Georges Vongerichten, Nobu Matsuhisa, Norbert Niederkofler e C?dric Grolet. Per la portata dell?intervento, la qualit? del restauro e la ricchezza dell?esperienza, la Guida assegna direttamente all?hotel Tre Chiavi MICHELIN e il Premio Speciale Opening of the Year 2026.

Verdetto AltissimoCeto: la scala monumentale del progetto convince quando non diventa distanza. Restauro, artigianato, benessere e gastronomia concorrono qui a una nuova interpretazione del grande albergo veneziano, ambiziosa ma leggibile nella destinazione.

Borgo Santandrea, Amalfi: la Costiera Amalfitana come esperienza totale

In posizione appartata sopra Conca dei Marini, lungo la Costiera Amalfitana, Borgo Santandrea discende verso il mare attraverso terrazze e giardini, fino a raggiungere una spiaggia privata: un elemento raro e profondamente distintivo.

Gli interni intrecciano design italiano del Novecento, pezzi provenienti dalla collezione dei proprietari, arredi su misura e lavorazioni artigianali, in sintonia con i colori e i materiali del territorio. Il legame con la Campania prosegue nella cucina, dove materie prime e tradizioni regionali vengono rilette con sensibilit? contemporanea.

Verdetto AltissimoCeto: design, artigianato, gastronomia e paesaggio definiscono un?identit? coerente. L?esperienza non potrebbe essere trasferita altrove senza perdere significato: ? proprio questo legame intimo con la Costiera a esprimere lo spirito delle Tre Chiavi.

Collegio alla Querce, Auberge Collection, Firenze: memoria e contemporaneit?

Aperto nel 2025 dopo un complesso intervento di recupero, Collegio alla Querce, Auberge Collection nasce dalla trasformazione di un complesso del XVI secolo che, per oltre cent?anni, ha ospitato il Collegio dei Barnabiti, prestigiosa istituzione educativa.

Adagiato sulle colline che dominano Firenze, in una posizione appartata e immersa nel verde, offre una prospettiva privilegiata sulla citt? e sul Duomo. La vicinanza al centro incontra cos? la dimensione raccolta di una residenza di campagna. Affreschi e soffitti a cassettoni dialogano con arte, arredi contemporanei e materiali locali, lasciando leggibile la storia del luogo senza trasformarla in semplice scenografia.

Il Bar Bertelli occupa quello che un tempo era l?ufficio del preside e conserva i ritratti originali dei ?Principi degli Studi?, gli allievi pi? meritevoli; anche la cappella e il teatro sono stati recuperati e restituiti alla nuova vita dell?hotel.

Verdetto AltissimoCeto: il risultato pi? prezioso non ? la semplice conservazione del passato, ma la sua trasformazione in esperienza abitabile. Memoria, eleganza e carattere del luogo trovano una misura contemporanea e profondamente fiorentina.

Splendido, A Belmond Hotel, Portofino: l?arte di custodire un?icona

Ospitato in un antico monastero benedettino e trasformato per la prima volta in hotel nel 1902, lo Splendido, A Belmond Hotel, Portofino ha accolto generazioni di ospiti illustri, diventando uno dei luoghi simbolo della Dolce Vita portofinese e consolidando una tradizione di servizio impeccabile.

La recente ristrutturazione firmata da Martin Brudnizki ne preserva e valorizza l?anima attraverso materiali, colori, artigianato e tradizioni decorative liguri, affiancati da pezzi d?antiquariato, arredi restaurati e creazioni su misura.

Verdetto AltissimoCeto: rinnovare un?icona significa custodirne il mito senza trasformarlo in nostalgia. Heritage, design, paesaggio e arte dell?accoglienza compongono qui un autentico sense of place, perfetta incarnazione delle Tre Chiavi MICHELIN.

Tre debutti italiani conquistano direttamente le Due Chiavi

La selezione italiana 2026 segnala anche tre nuove entrate capaci di ottenere immediatamente le Due Chiavi MICHELIN, riconoscimento riservato a un soggiorno eccezionale: Vetera Matera, a Matera; The Carlton, Milan, a Rocco Forte Hotel, a Milano; e Villa Treville, a Positano.

La lettura AltissimoCeto: Matera, Milano e Positano confermano quanto la forza dell?ospitalit? italiana nasca dalla pluralit?. Patrimonio e materia, eleganza urbana, paesaggio mediterraneo: tre linguaggi differenti, accomunati dalla capacit? di superare l?idea dell?hotel come semplice luogo di permanenza.

I 17 hotel Tre Chiavi MICHELIN in Italia

La selezione completa delle eccellenze italiane insignite delle Tre Chiavi MICHELIN. In evidenza le quattro nuove destinazioni entrate nel vertice dell?ospitalit? nazionale.

Editoriale ? Claudio Sacco

Il punto di Claudio Sacco: il primato italiano non ? soltanto numerico

Nel ventennale di AltissimoCeto, le 224 strutture italiane insignite di almeno una Chiave offrono un?occasione preziosa per riflettere su ci? che cerco, dal 2006, quando entro in un albergo: non soltanto una camera eccellente, ma una ragione per ricordare quel soggiorno.

Il risultato mi interessa soprattutto per la variet? delle risposte. Airelles Palladio, Borgo Santandrea, Collegio alla Querce e Splendido non sono variazioni sul medesimo tema. Esprimono sensibilit?, dimensioni e intenzioni differenti. ? proprio questa diversit? a suggerire una lettura meno superficiale del lusso.

L?ospitalit? pi? convincente non ? quella che somiglia a un?idea astratta di perfezione internazionale: ? quella che rende evidente dove siamo, perch? siamo l? e chi si sta prendendo cura di noi.

Un giardino non vale soltanto per la sua estensione. Un ristorante non coincide con il prestigio della firma. Una suite non si esaurisce nella qualit? dei materiali. Tutto questo acquista senso quando una squadra riesce a trasformarlo in naturalezza: nell?accoglienza, nella colazione, nella discrezione del servizio, nella capacit? di comprendere il ritmo del viaggio.

Naturalmente, un riconoscimento resta una prospettiva, non una misura esaustiva della qualit?. La conquista o la perdita di una Chiave non pu? raccontare interamente la competenza delle persone che ogni giorno rendono possibile l?accoglienza.

Il nostro compito editoriale ? usare questi riconoscimenti come occasione di lettura, senza delegare ai simboli il giudizio sull?esperienza. Celebrare i risultati, certamente. Ma continuare a osservare, incontrare, soggiornare e distinguere la promessa dalla sua realizzazione.

Claudio Sacco
Founder & Editor-in-Chief di AltissimoCeto.com
Viaggiatore Gourmet

Quattro Premi Speciali, quattro modi di interpretare l?eccellenza

Accanto alla gerarchia delle Chiavi, la selezione 2026 assegna quattro Premi Speciali ad altrettanti hotel il cui approccio ha attirato in modo particolare l?attenzione degli ispettori. Sono riconoscimenti che illuminano alcune delle direzioni decisive per il futuro del settore: architettura, benessere, nuove aperture e relazione autentica con il territorio.

  • Premio Architettura & Design ? Desert Rock Resort, Umluj, Arabia Saudita. Una struttura di forte impatto, incastonata nel paesaggio dei monti dell?Hegiaz e concepita in relazione profonda con la materia e la monumentalit? del luogo.
  • Premio Wellness ? Schloss Elmau Luxury Spa Retreat & Cultural Hideaway, Elmau, Germania. La Guida ne riconosce l?approccio particolarmente ricco e diversificato al benessere.
  • Premio Apertura dell?Anno ? Airelles Palladio Venice, Venezia. Prima struttura Airelles fuori dalla Francia, affacciata sul Canale della Giudecca, ? anche il grande debutto italiano da Tre Chiavi della selezione 2026.
  • Premio Esperienza Locale ? Londolozi Game Reserve, Kruger, Sudafrica. Una pionieristica struttura per safari, da tempo impegnata a creare una relazione autentica tra gli ospiti, il paesaggio e la cultura della regione.

Le sei tendenze che stanno ridisegnando l?ospitalit? di lusso

Letti nel loro insieme, i riconoscimenti non descrivono soltanto gli hotel migliori: anticipano i desideri di chi viagger? nei prossimi anni. Gli ispettori MICHELIN delineano un ospite pi? consapevole, disposto a fermarsi pi? a lungo, visitare meno luoghi e cercare esperienze pi? profonde.

  1. Viaggi pi? lenti e immersivi. Il tempo torna a essere un privilegio: si resta pi? a lungo in un numero minore di luoghi e si scelgono con maggiore frequenza destinazioni meno affollate e pi? accessibili.
  2. Viaggi pi? fluidi. Il confine tra lavoro e tempo libero si attenua. Gli ospiti passano con naturalezza tra stili di viaggio, fasce di spesa ed esperienze differenti, senza pi? aderire a categorie rigide.
  3. Un nuovo concetto di lusso. Dal ?lusso essenziale? alle esperienze all?aria aperta, dalle ville private all?ospitalit? residenziale, crescono il desiderio di privacy, autenticit? e connessione con il territorio.
  4. Benessere oltre la spa. Wellness e fitness diventano pi? sofisticati e pervasivi, riflettendo un?attenzione crescente all?equilibrio fisico e mentale dell?ospite.
  5. Design pensato per la scoperta. Gli interni si fanno pi? audaci, visivi e memorabili, ma servizio, atmosfera e senso del luogo restano gli elementi irrinunciabili di un?esperienza compiuta.
  6. Il lusso prende il largo. Progetti come Four Seasons Yachts, The Ritz-Carlton Yacht Collection e Aman at Sea trasferiscono in mare i codici dell?hotellerie di alta gamma e aprono una nuova frontiera dell?ospitalit?.

La lettura AltissimoCeto: ne emerge un lusso meno prevedibile e pi? personale. L?esclusivit? non coincide necessariamente con l?ostentazione, ma con libert?, spazio, silenzio, cura e accesso privilegiato alla cultura di un luogo. La vera sfida sar? interpretare queste tendenze senza perdere coerenza e identit?.

La selezione 2026 delle Chiavi MICHELIN in sintesi

Indicatore Dato 2026
Hotel con Una Chiave MICHELIN 2.020
Hotel con Due Chiavi MICHELIN 657
Hotel con Tre Chiavi MICHELIN 155
Totale hotel premiati 2.832
Nuovi hotel insigniti di almeno una Chiave MICHELIN che entrano nella selezione 470
Nuovi hotel Tre Chiavi, incluse le promozioni 18
Nuovi hotel Due Chiavi, incluse le promozioni 120
Hotel promossi all?interno della selezione Oltre 80

Come vengono assegnate le Chiavi MICHELIN

La selezione alberghiera della Guida MICHELIN si fonda sul lavoro di ispettori che viaggiano in forma anonima e indipendente, con l?obiettivo di individuare strutture capaci di offrire esperienze eccezionali. Il perimetro ? volutamente ampio: edifici storici e grand hotel, boutique hotel indipendenti, rifugi remoti e nuove aperture innovative possono convivere nella stessa selezione, perch? ci? che conta non ? l?appartenenza a un modello prestabilito, ma la qualit? complessiva del soggiorno.

Introdotta nel 2024 in 15 destinazioni tra Nord America, Europa e Asia e successivamente estesa a livello mondiale, la Chiave MICHELIN ? l?equivalente alberghiero della Stella MICHELIN dedicata ai ristoranti.

  • Una Chiave MICHELIN: un soggiorno speciale.
  • Due Chiavi MICHELIN: un soggiorno eccezionale.
  • Tre Chiavi MICHELIN: un soggiorno unico.

La lettura AltissimoCeto: la semplicit? delle tre definizioni contiene una visione precisa. L?esperienza alberghiera pi? alta non ? una somma meccanica di servizi, ma il risultato della coerenza tra luogo, progetto, persone, cultura del servizio e capacit? di lasciare un segno nella memoria dell?ospite.

Approfondimenti e selezioni ufficiali

Le Chiavi MICHELIN 2026: guida alla selezione mondiale

Tutte le Chiavi MICHELIN 2026 dell?Italia

Verdetto AltissimoCeto: il valore italiano comincia oltre i numeri

Duecentoventiquattro hotel premiati, il primato europeo e quattro indirizzi al massimo livello: il bilancio italiano delle Chiavi MICHELIN 2026 offre ragioni concrete di soddisfazione.

La lettura pi? interessante, tuttavia, comincia dopo i numeri. Airelles Palladio invita a riflettere sulla scala di un nuovo grande albergo; Borgo Santandrea sul legame con il paesaggio; Collegio alla Querce sul valore della memoria; Splendido sulla capacit? di rinnovare un?icona senza cancellarne l?anima.

Il compito non ? uniformare queste differenze per inseguire un modello vincente. ? coltivarle, sostenendole con competenza, continuit? e attenzione alle persone.

L?eccellenza pu? essere riconosciuta. L?ospitalit? deve essere riconquistata ogni giorno.

? su questa distinzione che continuer? a concentrare lo sguardo di AltissimoCeto.

Claudio Sacco ? Viaggiatore Gourmet
Founder & Editor-in-Chief di AltissimoCeto.com ? 2006?2026

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[09/16/2026, 08:56] The 50 Best Hotels 2026: Italia, Europa e classifica completa

Breaking News ? Luxury Hospitality – Parigi, 16 settembre 2026

L?Italia firma uno dei risultati pi? significativi dell?edizione 2026: sei hotel fra i primi cinquanta al mondo e quindici nella graduatoria complessiva 1?100. Passalacqua, sul Lago di Como, ? il migliore d?Europa e conquista per il terzo anno consecutivo il Best Boutique Hotel Award. Casa Maria Luigia, a Modena, raggiunge il n.18 e riceve il Lavazza Highest New Entry Award. L?Europa ? il continente pi? rappresentato; Rosewood Hong Kong conserva il vertice mondiale.

In sintesi: 6 hotel italiani nella Top 50 ? 15 italiani nei primi 100 ? Passalacqua primo in Europa ? 21 hotel europei nella Top 50.

Ci sono classifiche che invitano a contare. E classifiche che, lette con maggiore attenzione, aiutano a comprendere come stia cambiando il desiderio di viaggiare. The World?s 50 Best Hotels 2026, presentata il 15 settembre a Les Salles du Carrousel, a Parigi, appartiene a entrambe le categorie.

Per l?Italia, il risultato non si esaurisce nella presenza di sei insegne nella Top 50. Il dato acquista profondit? osservando le destinazioni premiate: il Lago di Como, Firenze, Modena, Roma, Milano e Taormina. Sei luoghi, sei personalit?, modi differenti di interpretare l?accoglienza.

? questa pluralit? a rendere interessante il verdetto. Non un unico modello di lusso da replicare, ma una cultura dell?ospitalit? capace di assumere la forma della dimora privata, del grande albergo d?arte, della casa gastronomica e della destinazione urbana contemporanea.

L?Italia nella Top 50: sei hotel e il primato europeo di Passalacqua

Italia e Francia condividono il primo posto europeo per numero di hotel nella Top 50, con sei strutture ciascuna. Il nostro Paese esprime per? l?indirizzo meglio classificato del continente: Passalacqua, n.5 al mondo e The Best Hotel in Europe 2026.

Posizione mondiale Hotel Destinazione Riconoscimenti speciali
5 Passalacqua Lago di Como The Best Hotel in Europe; Best Boutique Hotel Award
12 Four Seasons Firenze Firenze ?
18 Casa Maria Luigia Modena Lavazza Highest New Entry Award
32 Bulgari Roma Roma ?
39 Portrait Milano Milano ?
50 San Domenico Palace Taormina ?

Passalacqua, n.5: il migliore hotel d?Europa parla italiano

Il primo indirizzo europeo della classifica si trova sul Lago di Como. Passalacqua raggiunge il n.5 mondiale e conquista il Best Boutique Hotel Award per il terzo anno consecutivo.

La dimora settecentesca di Moltrasio, della famiglia De Santis, accoglie gli ospiti in 24 camere distribuite fra la villa principale, il Palazz e Casa al Lago. Giardini terrazzati, artigianato italiano e ambienti dalla forte personalit? restituiscono una dimensione residenziale, pi? vicina all?idea di una casa straordinaria che a quella di un albergo convenzionale.

? una distinzione importante anche per comprendere il premio. Secondo i criteri di The 50, una struttura boutique deve avere meno di cinquanta camere, essere indipendente da una grande catena o gruppo alberghiero e distinguersi per servizio personalizzato e relazione con la destinazione.

Verdetto AltissimoCeto: il risultato invita a riconoscere il valore della misura. La grandezza dell?ospitalit? non coincide necessariamente con la scala dell?investimento o con il numero delle camere: pu? esprimersi nella precisione di un?accoglienza, nella coerenza di una visione, nella capacit? di fare sentire l?ospite atteso.

Four Seasons Firenze, n.12: la forza della grande ospitalit? urbana

Four Seasons Firenze, al n.12, ? il secondo hotel italiano della graduatoria.

Il complesso riunisce Palazzo della Gherardesca e Palazzo del Nero intorno a un grande giardino privato. Le 121 camere, gli ambienti storici, la proposta gastronomica de Il Palagio e la dimensione del benessere compongono un?esperienza nella quale la citt? d?arte pu? essere vissuta anche attraverso il tempo lento del soggiorno.

Verdetto AltissimoCeto: il piazzamento fiorentino ci ricorda quanto possa essere attuale un grande albergo quando il patrimonio non viene semplicemente esibito, ma reso abitabile. La bellezza conta; la qualit? del tempo che vi si trascorre conta altrettanto.

Casa Maria Luigia, n.18: Modena e il valore dell?ospitalit? gastronomica

Fra le notizie italiane di maggiore rilievo c?? Casa Maria Luigia, al n.18, vincitrice del Lavazza Highest New Entry Award.

Il progetto di Massimo Bottura e Lara Gilmore interpreta la casa di campagna come un luogo di incontro fra arte contemporanea, musica, cucina e accoglienza personale. Aperta nel 2019, la propriet? permette di entrare in un universo creativo nel quale il soggiorno non ? separato dalla cultura gastronomica.

Le esperienze di Francescana at Maria Luigia, Al Gatto Verde e Casa Lu, con il contributo della chef Jessica Rosval, esprimono declinazioni diverse di questa sensibilit?: memoria emiliana, ricerca, convivialit? e attenzione ai produttori.

La formula ?nuovo ingresso? riguarda qui la Top 50 e il riconoscimento attribuito dall?organizzazione: non va confusa con l?apertura di un nuovo hotel. Il Nikka Best New Hotel Award, premio distinto, ? stato infatti assegnato a Patina Osaka.

Verdetto AltissimoCeto: per chi, come noi, osserva da sempre il dialogo fra alta cucina e ospitalit?, ? uno dei passaggi pi? interessanti dell?edizione. La gastronomia pu? diventare il principio attorno al quale costruire un soggiorno, non soltanto un servizio da aggiungere alla camera. A condizione che il racconto continui nell?accoglienza, negli spazi e nelle persone.

Bulgari Roma, n.32: il linguaggio contemporaneo della Citt? Eterna

Bulgari Roma occupa il n.32 mondiale.

Affacciato sul Mausoleo di Augusto e sull?area dell?Ara Pacis, l?hotel abita un palazzo razionalista degli anni Trenta reinterpretato da ACPV Architects Antonio Citterio Patricia Viel. Materiali, artigianato e disegno degli interni mettono in relazione l?identit? della maison con quella della capitale.

La proposta gastronomica di Niko Romito, le terrazze e una spa ispirata alla tradizione termale romana partecipano alla costruzione di un?esperienza urbana riconoscibile.

Verdetto AltissimoCeto: il lusso di marca diventa interessante quando non potrebbe trovarsi indifferentemente altrove. La sfida ? trasformare un codice internazionale in un indirizzo profondamente romano, leggibile tanto nell?estetica quanto nell?esperienza dell?ospite.

Portrait Milano, n.39: un albergo che dialoga con la citt?

Portrait Milano entra nella Top 50 al n.39.

Parte della Lungarno Collection della famiglia Ferragamo, occupa l?ex Seminario Arcivescovile nel Quadrilatero della Moda. Il progetto degli interni firmato Michele B?nan valorizza l?architettura storica, mentre il chiostro, oggi Piazza del Quadrilatero, mette in relazione ospitalit?, ristorazione, benessere e vita cittadina.

Le 73 camere e suite appartengono cos? a un progetto pi? ampio della sola funzione ricettiva, nel quale l?albergo diventa anche un luogo da frequentare.

Verdetto AltissimoCeto: la possibilit? di essere contemporaneamente rifugio per chi soggiorna e destinazione per chi abita la citt? ? una delle prove pi? stimolanti dell?h?tellerie urbana. Il valore sta nell?equilibrio fra apertura e riservatezza, vitalit? degli spazi e precisione del servizio.

San Domenico Palace, n.50: Taormina e il valore delle persone nell?ospitalit? d?eccellenza

Completa la rappresentanza italiana San Domenico Palace, Taormina, A Four Seasons Hotel, al n.50 della classifica mondiale: un indirizzo nel quale il patrimonio storico e la bellezza del paesaggio trovano la propria espressione pi? compiuta nella cultura dell?accoglienza.

L?antico convento domenicano, trasformato in albergo alla fine dell?Ottocento e rinato sotto l?insegna Four Seasons nel 2021, riunisce chiostri, giardini e terrazze affacciate sullo Ionio. Una cornice straordinaria, certamente, che da sola non basterebbe per? a raccontare ci? che rende questo soggiorno memorabile.

Per noi, a fare davvero la differenza ? la General Manager Imelda Shllaku. La sua ? una guida presente, sensibile e autorevole, che riconosce nell?attenzione all?ospite e nella valorizzazione della squadra il fondamento della grande ospitalit?. Non soltanto il governo di una propriet? iconica, ma la capacit? di darle una precisa impronta umana: cura dei dettagli, ascolto e un?accoglienza che sa essere personale senza rinunciare alla discrezione. ? qui che il prestigio dell?insegna si traduce in una relazione autentica, facendo sentire l?ospite non semplicemente atteso, ma riconosciuto.

La dimensione gastronomica trova il proprio riferimento nel ristorante Principe Cerami, guidato dall?Executive Chef Massimo Mantarro, interprete di una cucina che rinnova il patrimonio siciliano attraverso tecnica, sensibilit? e rispetto per la materia prima. La tavola diventa cos? parte integrante del soggiorno e del suo legame con il territorio.

Un?esperienza alla quale abbiamo dedicato il nostro recente reportage sul San Domenico Palace Taormina: soggiorno e cena al Principe Cerami con abbinamento Ch?teau Palmer, per raccontare questa destinazione attraverso il dialogo fra ospitalit?, alta cucina e grandi vini.

Verdetto AltissimoCeto: la bellezza del San Domenico Palace conquista lo sguardo; la qualit? delle persone d? profondit? all?esperienza. ? nella guida di Imelda Shllaku e nel lavoro della sua squadra che riconosciamo quel valore, difficilmente replicabile, capace di trasformare un grande albergo in un luogo al quale desiderare di tornare.

Quindici hotel italiani nei primi cento: il quadro completo

Ai sei indirizzi della Top 50 si aggiungono i nove italiani della fascia 51?100, gi? raccontati nel nostro approfondimento del 1? settembre. Il bilancio complessivo dell?edizione arriva quindi a quindici presenze italiane nei primi cento.

Posizione mondiale Hotel Destinazione
58 Il San Pietro di Positano Positano
60 Splendido, A Belmond Hotel Portofino
62 Rosewood Castiglion del Bosco Montalcino
66 Orient Express La Minerva Roma
68 Forestis Dolomites Bressanone
84 Borgo Santandrea Amalfi
88 Borgo Egnazia Savelletri
91 Villa Treville Positano
95 Reschio Lisciano Niccone

Leggi anche il nostro approfondimento sulla classifica 51?100 e sui nove hotel italiani.

Editoriale ? Claudio Sacco

Il punto di Claudio Sacco: il vero vantaggio italiano non si pu? standardizzare

Nel ventennale di AltissimoCeto, questa classifica offre un?occasione preziosa per riflettere su ci? che cerchiamo, dal 2006, quando entriamo in un albergo: non soltanto una camera eccellente, ma una ragione per ricordare quel soggiorno.

Il risultato italiano mi interessa soprattutto per la variet? delle risposte. Passalacqua, Casa Maria Luigia, Four Seasons Firenze, Bulgari Roma, Portrait Milano e San Domenico Palace non sono variazioni sul medesimo tema. Esprimono sensibilit?, dimensioni e intenzioni differenti. ? proprio questa diversit? a suggerire una lettura meno superficiale del lusso.

L?ospitalit? pi? convincente non ? quella che somiglia a un?idea astratta di perfezione internazionale: ? quella che rende evidente dove siamo, perch? siamo l? e chi si sta prendendo cura di noi.

Un giardino non vale soltanto per la sua estensione. Un ristorante non coincide con il prestigio della firma. Una suite non si esaurisce nella qualit? dei materiali. Tutto questo acquista senso quando una squadra riesce a trasformarlo in naturalezza: nell?accoglienza, nella colazione, nella discrezione del servizio, nella capacit? di comprendere il ritmo del viaggio.

In questa prospettiva, il riconoscimento a Casa Maria Luigia merita particolare attenzione. Per noi che raccontiamo da vent?anni l?eccellenza enogastronomica, il rapporto fra tavola e soggiorno non ? una questione accessoria. Una destinazione gastronomica diventa pienamente ospitale quando sa proseguire il proprio linguaggio oltre la cena: nel risveglio, negli spazi condivisi, nell?incontro con il territorio.

Allo stesso modo, il primato europeo di Passalacqua invita a riflettere sul valore di una dimensione raccolta. Non perch? il piccolo sia necessariamente migliore del grande, ma perch? la personalizzazione deve essere una pratica quotidiana, non una parola nel materiale promozionale.

Naturalmente, una classifica resta una prospettiva, non una misura esaustiva della qualit?. Il movimento di una posizione non dimostra, da solo, il miglioramento o il peggioramento di un albergo; l?assenza non cancella il valore di un indirizzo. E nessun ranking pu? raccontare interamente la competenza delle persone che ogni giorno rendono possibile l?accoglienza.

Il nostro compito editoriale ? questo: usare i riconoscimenti come occasione di lettura, senza delegare ai numeri il giudizio sull?esperienza. Celebrare i risultati, certamente. Ma continuare a osservare, incontrare, soggiornare e distinguere la promessa dalla sua realizzazione.

Claudio Sacco
Founder & Editor-in-Chief di AltissimoCeto.com
Viaggiatore Gourmet

Europa prima per presenze: ventuno hotel, fra grandi capitali e destinazioni di carattere

L?Europa ? il continente pi? rappresentato nella Top 50 del 2026, con 21 hotel, davanti all?Asia, che ne conta 18. Italia e Francia contribuiscono con sei strutture ciascuna, il Regno Unito con quattro; Austria, Grecia, Monaco, Svizzera e Turchia sono presenti con un hotel ciascuno.

Il dato va letto per ci? che rappresenta: una distribuzione delle preferenze espresse dall?Academy, non una quota di mercato n? un indicatore economico. La sua rilevanza editoriale sta nella compresenza di alberghi storici, progetti di recupero e interpretazioni contemporanee del soggiorno.

Francia: sei hotel, quattro a Parigi

La Francia pareggia il numero delle presenze italiane. H?tel de Crillon, al n.14, guadagna nove posizioni ed ? il primo indirizzo francese. A Parigi lo affiancano Le Bristol, n.19, Cheval Blanc Paris, n.20, e Plaza Ath?n?e, n.41, segnalato fra i nuovi ingressi.

Fuori dalla capitale figurano H?tel du Couvent, a Nizza, al n.38, vincitore del Johnnie Walker Art of Design Award, e Hotel du Cap-Eden-Roc, ad Antibes, che torna in classifica al n.44.

La lettura AltissimoCeto: il risultato francese mette accanto la continuit? delle grandi istituzioni alberghiere e la capacit? di proporre nuove sensibilit?. ? un confronto fecondo: custodire un?eredit? e innovare non devono essere obiettivi contrapposti.

Regno Unito: tre indirizzi londinesi e la progressione di Estelle Manor

La rappresentanza britannica ? guidata da Claridge?s, n.13, seguito da Raffles London at The OWO, n.28, e The Connaught, n.49.

Fuori Londra, Estelle Manor, a Witney, raggiunge il n.43, guadagnando quattro posizioni. La presenza di un indirizzo non metropolitano accanto a tre grandi nomi della capitale amplia la lettura dell?offerta britannica premiata dall?Academy.

Dal Mediterraneo alle Alpi: gli altri protagonisti europei

Four Seasons Astir Palace, ad Atene, si colloca al n.27; The Peninsula Istanbul entra in classifica al n.31; Badrutt?s Palace, a St. Moritz, raggiunge il n.36 e riceve il SeiBellissimi Art of Hospitality Award.

Completano il quadro H?tel de Paris Monte-Carlo, n.40, e Hotel Sacher Vienna, n.42.

Il premio al Badrutt?s Palace riconosce, secondo l?organizzazione, l?eccellenza del servizio, l?attenzione meticolosa ai dettagli e la qualit? dell?esperienza offerta. Un richiamo particolarmente pertinente: la bellezza di un hotel pu? essere immediatamente visibile; la sua cultura dell?accoglienza si rivela nel tempo.

Rosewood Hong Kong ? il migliore hotel del mondo per il secondo anno consecutivo

Il vertice mondiale rimane a Rosewood Hong Kong, n.1 nel 2026 dopo il successo del 2025, e n.3 nel 2024. L?hotel conquista anche il titolo di The Best Hotel in Asia.

Aperto nel 2019, si sviluppa su 65 piani affacciati su Victoria Harbour. Il progetto firmato dal designer taiwanese Tony Chi comprende 413 camere e suite e una proposta di undici ristoranti e bar.

Il benessere occupa una posizione centrale attraverso Asaya, articolato su pi? livelli, con nove sale per trattamenti terapeutici, estetici e olistici e una piscina a sfioro sul porto. Su una terrazza separata dall?edificio principale si trovano inoltre due Asaya Lodge, suite con sala spa privata e tecnologie dedicate al sonno.

Sul podio seguono Capella Bangkok, n.2, sulla sponda orientale del Chao Phraya, e Four Seasons Bangkok at Chao Phraya River, n.3. Capella, primo nel 2024 e terzo nel 2025, recupera una posizione.

La lettura AltissimoCeto: mentre l?Europa prevale per numero di presenze, l?Asia occupa tutte e tre le posizioni del podio. Pi? che suggerire una contrapposizione, il risultato invita a osservare modelli diversi di eccellenza: la dimensione raccolta e quella verticale, l?ospitalit? residenziale e la complessit? di una grande destinazione alberghiera.

La geografia mondiale della classifica 2026

La quarta edizione comprende hotel in 22 territori e sei continenti, con dieci nuovi ingressi segnalati dall?organizzazione.

Area geografica Hotel nella Top 50
Europa 21
Asia 18
Nord America 6
Sud America 2
Africa 2
Oceania 1

La distribuzione segue quella del comunicato ufficiale. Il riconoscimento dedicato al Medio Oriente ? distinto, mentre le strutture di Dubai rientrano nel conteggio asiatico.

Asia e Medio Oriente: Bangkok, Hong Kong, Giappone e Dubai

Bangkok colloca quattro hotel: ai due sul podio si aggiungono Mandarin Oriental Bangkok, n.10, e la nuova entrata Aman Nai Lert, n.48. A Hong Kong, oltre al vincitore, figurano Upper House Hong Kong, n.8, e The Peninsula Hong Kong, n.46. Pechino ? rappresentata da Mandarin Oriental Qianmen, n.7.

Il Giappone conta quattro indirizzi: Aman Tokyo, n.11, Bulgari Tokyo, n.24, Patina Osaka, n.33, vincitore del Nikka Best New Hotel Award, e Park Hyatt Kyoto, n.37.

Completano la rappresentanza Raffles Singapore, n.17, The Taj Mahal Palace a Mumbai, n.30, in crescita di otto posizioni, e gli indonesiani Desa Potato Head, n.21, a Bali, e Nihi Sumba, che rientra al n.35.

A Dubai, Atlantis The Royal, n.4, conquista The Best Hotel in the Middle East e il Best Beach Hotel Award; Jumeirah Marsa Al Arab, n.15, guadagna cinque posizioni.

Americhe: Messico protagonista e Brasile in evidenza

Il Messico esprime quattro dei sei hotel nordamericani: Chabl? Yucat?n, n.9, a Chochol?; One&Only Mandarina, n.23, nella Riviera Nayarit; Las Ventanas al Para?so, n.25, a Los Cabos, vincitore del WhistlePig Highest Climber Award; e Maroma, n.47, nella Riviera Maya.

Gli Stati Uniti sono rappresentati da due nuovi ingressi: San Ysidro Ranch, n.22, a Santa Barbara, e Amangiri, n.45, a Canyon Point.

In Sud America, Rosewood S?o Paulo raggiunge il n.6, guadagnando diciotto posizioni; Copacabana Palace, a Rio de Janeiro, si colloca al n.29.

Africa e Oceania: Marrakech, Citt? del Capo e Sydney

L?Africa ? presente con Royal Mansour, n.26, a Marrakech, e Mount Nelson, a Citt? del Capo, che torna in classifica al n.34. L?Oceania ? rappresentata da Capella Sydney, n.16.

Faye Huggett, direttrice della comunit? di The 50 Best Hotels, legge questa edizione come un momento significativo per l?ospitalit? globale: la conferma di Rosewood Hong Kong, la forte presenza europea e i nuovi ingressi descrivono, nelle sue parole, un panorama dinamico e competitivo. L?obiettivo dichiarato dell?organizzazione rimane valorizzare le persone, i luoghi e le idee che stanno orientando il futuro del settore.

Tutti i premi speciali di The 50 Best Hotels 2026

Premio Vincitore Destinazione / riferimento
Best Boutique Hotel Award Passalacqua Lago di Como
Lavazza Highest New Entry Award Casa Maria Luigia Modena
SeiBellissimi Art of Hospitality Award Badrutt?s Palace St. Moritz
Johnnie Walker Art of Design Award H?tel du Couvent Nizza
Nikka Best New Hotel Award Patina Osaka Osaka
SevenRooms Icon Award James McBride Nihi Hotels
Bombay Sapphire Eco Hotel Award Chabl? Yucat?n Chochol?
American Express Travel One to Watch Award The Fifth Avenue Hotel New York
Best Beach Hotel Award Atlantis The Royal Dubai
Ferrari Trento Most Admired Hotel Group Award Rosewood Gruppo alberghiero
WhistlePig Highest Climber Award Las Ventanas al Para?so Los Cabos

I premi raccontano dimensioni differenti dell?ospitalit?: il design, il servizio, la sostenibilit?, la personalit? di un albergatore e la visione di un gruppo. Non sono sinonimi di posizione in classifica: The Fifth Avenue Hotel, destinatario del riconoscimento One to Watch, si trova al n.78 nella graduatoria estesa.

H?tel du Couvent e Badrutt?s Palace: progetto e accoglienza

Il Johnnie Walker Art of Design Award assegnato a H?tel du Couvent premia, nella motivazione ufficiale, un design capace di superare la sola architettura e costruire un?esperienza multisensoriale.

Il SeiBellissimi Art of Hospitality Award a Badrutt?s Palace, annunciato prima della cerimonia e celebrato durante la serata, sposta invece l?attenzione sulla qualit? dell?accoglienza. Due dimensioni che, nella nostra lettura, dovrebbero completarsi: il progetto prepara l?esperienza, le persone le danno vita.

Chabl? Yucat?n: la sostenibilit? nelle pratiche operative

Chabl? Yucat?n, vincitore del Bombay Sapphire Eco Hotel Award, pone la sostenibilit? al centro della propria attivit?.

Secondo le informazioni diffuse dall?organizzazione, i pannelli solari generano circa il 60% dell?energia del resort. A questo si affiancano l?impegno a eliminare le bottiglie d?acqua in plastica, l?utilizzo in cucina dei prodotti coltivati nei tradizionali giardini maya ka?anche e iniziative per la biodiversit?, fra cui la protezione dell?ape Melipona, indicata nel comunicato come a rischio di estinzione.

Per l?assegnazione del premio, The 50 ha collaborato con la Sustainable Restaurant Association, che ha valutato le informazioni e le credenziali di sostenibilit? presentate dagli hotel della classifica.

Rosewood: il riconoscimento alla visione di gruppo

A Rosewood va il Ferrari Trento Most Admired Hotel Group Award.

Il riconoscimento deriva da una votazione indipendente nell?ambito del processo complessivo di premiazione e considera iniziative, innovazioni o miglioramenti di particolare rilievo introdotti negli ultimi tre anni. L?intento ? valorizzare un impatto significativo sull?ospitalit? nel suo insieme, oltre il risultato di una singola propriet?.

James McBride: l?Icon Award e il percorso di Nihi

Il SevenRooms Icon Award ? stato attribuito a James McBride, albergatore di origine sudafricana, cofondatore e CEO di Nihi Hotels.

Con oltre 35 anni di esperienza e un percorso iniziato presso The Ritz-Carlton Hotel Company, McBride ha ricoperto ruoli dirigenziali nell?h?tellerie internazionale. Nel 2012, insieme all?imprenditore Christopher Burch, ha acquisito Nihiwatu, remoto resort per surfisti sull?isola di Sumba, trasformandolo nel retreat di lusso oggi conosciuto come Nihi Sumba, ispirato alla filosofia ?Edge of Wildness?.

Nel 2026 ha aperto Nihi Rote, struttura gemella nel sud-est dell?Indonesia. Il premio riconosce un percorso personale e imprenditoriale; la presenza di Nihi Sumba al n.35 aggiunge alla celebrazione dell?albergatore il risultato della destinazione.

I migliori hotel per continente e il premio per il Medio Oriente

Il titolo geografico viene assegnato automaticamente alla struttura meglio classificata nella rispettiva area.

Area Hotel Posizione mondiale
Europa Passalacqua ? Lago di Como 5
Asia Rosewood Hong Kong ? Hong Kong 1
Medio Oriente Atlantis The Royal ? Dubai 4
Nord America Chabl? Yucat?n ? Chochol? 9
Sud America Rosewood S?o Paulo ? San Paolo 6
Oceania Capella Sydney ? Sydney 16
Africa Royal Mansour ? Marrakech 26

The Best Hotel in South America ? sponsorizzato da Bocktailed; The Best Hotel in Africa da Monte Vibiano.

La classifica completa 1?50 di The World?s 50 Best Hotels 2026

Gli hotel italiani sono evidenziati. Su dispositivi mobili la tabella ? scorrevole orizzontalmente.

Posizione Hotel Destinazione
1 Rosewood Hong Kong Hong Kong
2 Capella Bangkok Bangkok
3 Four Seasons Bangkok at Chao Phraya River Bangkok
4 Atlantis The Royal Dubai
5 Passalacqua Lago di Como
6 Rosewood S?o Paulo San Paolo
7 Mandarin Oriental Qianmen Pechino
8 Upper House Hong Kong Hong Kong
9 Chabl? Yucat?n Chochol?
10 Mandarin Oriental Bangkok Bangkok
11 Aman Tokyo Tokyo
12 Four Seasons Firenze Firenze
13 Claridge?s Londra
14 H?tel de Crillon Parigi
15 Jumeirah Marsa Al Arab Dubai
16 Capella Sydney Sydney
17 Raffles Singapore Singapore
18 Casa Maria Luigia Modena
19 Le Bristol Parigi
20 Cheval Blanc Paris Parigi
21 Desa Potato Head Bali
22 San Ysidro Ranch Santa Barbara
23 One&Only Mandarina Riviera Nayarit
24 Bulgari Tokyo Tokyo
25 Las Ventanas al Para?so Los Cabos
26 Royal Mansour Marrakech
27 Four Seasons Astir Palace Atene
28 Raffles London at The OWO Londra
29 Copacabana Palace Rio de Janeiro
30 The Taj Mahal Palace Mumbai
31 The Peninsula Istanbul Istanbul
32 Bulgari Roma Roma
33 Patina Osaka Osaka
34 Mount Nelson Citt? del Capo
35 Nihi Sumba Isola di Sumba
36 Badrutt?s Palace St. Moritz
37 Park Hyatt Kyoto Kyoto
38 H?tel du Couvent Nizza
39 Portrait Milano Milano
40 H?tel de Paris Monte-Carlo Monaco
41 Plaza Ath?n?e Parigi
42 Hotel Sacher Vienna Vienna
43 Estelle Manor Witney
44 H?tel du Cap-Eden-Roc Antibes
45 Amangiri Canyon Point
46 The Peninsula Hong Kong Hong Kong
47 Maroma Riviera Maya
48 Aman Nai Lert Bangkok
49 The Connaught Londra
50 San Domenico Palace Taormina

Come si vota: Academy, soggiorni e verifica indipendente

La graduatoria ? costruita attraverso la The 50 Best Hotels Academy, composta da oltre 800 votanti. Gli Academy Chair operano in tredici regioni geografiche e selezionano una giuria che ricerca un equilibrio fra albergatori, giornalisti di viaggio, educatori alberghieri, viaggiatori d?affari e appassionati esperti.

Almeno il 25% del gruppo viene rinnovato ogni anno. I votanti rimangono anonimi, a eccezione degli Academy Chair.

Ciascun membro esprime sette preferenze ordinate, basate su hotel nei quali ha effettivamente soggiornato nel periodo di voto di tre anni, senza essere limitato alla propria regione di origine. La votazione ? individuale e confidenziale, attraverso un sito sicuro; i risultati rimangono riservati fino all?annuncio.

Gli Academy Chair non conoscono i voti espressi dai membri della propria regione e non sono portavoce ufficiali del marchio. Secondo le regole dell?organizzazione, dipendenti di The 50 e sponsor non possono influenzare i risultati.

Deloitte ? il giudice indipendente ufficiale: ha accesso completo e indipendente al processo e ai dati di voto ed esegue procedure per confermarne l?integrit? e l?autenticit?. Si tratta di una verifica del processo di votazione, non di una certificazione tecnica di ogni servizio alberghiero.

Come leggere il risultato: la classifica restituisce le preferenze di questa Academy sulla base delle esperienze compiute nel periodo considerato. ? uno strumento di orientamento e di osservazione, non una valutazione esaustiva di tutti gli hotel del mondo.

Da Londra a Parigi: la quarta edizione e la comunit? dell?ospitalit?

Nata nel 2023, dopo le classifiche dedicate a ristoranti e bar, The 50 Best Hotels ha celebrato nel 2026 la sua quarta edizione. Dopo tre cerimonie a Londra, dal 2023 al 2025, l?appuntamento si ? trasferito per la prima volta a Parigi.

L?organizzazione fa capo a William Reed, proprietaria di The 50, marchio precedentemente noto come ?50 Best?, e responsabile dei premi, del sistema di voto e della classifica.

Il programma riunisce albergatori, ristoratori, proprietari di bar, media e viaggiatori, mettendo in relazione mondi che nell?esperienza dell?ospite sono sempre pi? vicini.

I partner ufficiali dell?edizione 2026

Il comunicato indica American Express Travel come partner per carte di credito e agenzie di viaggio; Johnnie Walker per lo scotch whisky; Perrier per l?acqua frizzante; Ferrari Trento per lo spumante; Nikka Whisky come Whisky of the World; SevenRooms per la piattaforma di prenotazione; Deliveroo per il delivery; WhistlePig per il whisky americano; Lavazza per il caff?; Bombay Sapphire per il gin; SeiBellissimi per i cocktail italiani; Natura Biss? per il marchio spa; Altamura Distilleries per la vodka; Saicho per il t? frizzante; La Bottega Collective per le esperienze degli ospiti; Monte Vibiano per l?olio d?oliva italiano; Bocktailed per i cocktail personalizzati; e Kaviari per il caviale.

Le rispettive sponsorizzazioni dei riconoscimenti sono riportate nelle sezioni dedicate ai premi speciali e ai titoli geografici.

Le strutture che hanno accolto gli appuntamenti parigini

Shangri-La ha ospitato l?Hoteliers? Feast; Four Seasons Hotel George V, The 50 Talks; Mandarin Oriental Lutetia ? Bar Jos?phine, il Welcome Event; The Peninsula Paris, The 50 Connects.

Fra le altre strutture ospitanti ufficiali indicate figurano Dorchester Collection, Cheval Blanc Paris, Sofitel Le Scribe, Park Hyatt Paris Vend?me e Le Royal Monceau ? Raffles Paris.

Verdetto AltissimoCeto: celebrare il risultato, continuare a osservare l?esperienza

Sei hotel nella Top 50, quindici nei primi cento, il migliore indirizzo europeo e il premio al pi? alto nuovo ingresso: il bilancio italiano di The World?s 50 Best Hotels 2026 offre ragioni concrete di soddisfazione.

La lettura pi? interessante, tuttavia, comincia dopo i numeri. Passalacqua ci invita a riflettere sulla personalizzazione; Casa Maria Luigia sul rapporto fra cucina e soggiorno; Firenze, Roma, Milano e Taormina sul modo in cui il patrimonio pu? diventare esperienza contemporanea.

Il compito non ? uniformare queste differenze per inseguire un modello vincente. ? coltivarle, sostenendole con competenza, continuit? e attenzione alle persone.

Il lusso si pu? progettare. L?ospitalit? deve essere rinnovata ogni giorno.

? su questa distinzione che continueremo a concentrare lo sguardo di AltissimoCeto.

Claudio Sacco ? Viaggiatore Gourmet
Founder & Editor-in-Chief di AltissimoCeto.com ? 2006?2026

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[06/19/2026, 11:57] Anvedi chi c'


Sono passati un po' di mesi dal mio addio, e difatti rieccomi. Ma in fondo, perch? sparire? Si continua a bere vino, si continua a fare assaggi, questo ? un wine blog, quindi ci sta. Rieccomi, appunto. 

Finito il mio mondo di enotecaro, il resto del mondo l? fuori continua, eccome, e io ci sono dentro. Che si fa? Per esempio, adesso sto facendo gli assaggi stagionali per la Guida Essenziale di Doctor Wine. Sono ormai una dozzina di anni che faccio l'assaggiatore ufficiale per questo editore, mi ? sempre piaciuto, ora forse mi piace un po' di pi?. C'? stato un tempo un po' assurdo nel quale mi preoccupavo che ci fossero conflitti di interessi - quando il vino lo vendevo a bottega, potevo pure rencensirlo? Quindi, siccome ero strano, evitavo di vendere i produttori liguri che premiavo, hai visto mai. Nel frattempo nessuno ha mai detto niente, per cui tutto quel preoccupismo ? stato inutile. Vi piace come lezione esistenziale? A me piace. E' bello scrivere schede di degustazione: l'editore raccomanda di essere brevi, "essenziali" appunto, io lo prendo come fosse un livello di difficolt? in un videogioco: tanto meglio. "Giallo paglierino scarico, fiori di campo, mela acerba, erbe aromatiche, in bocca sale marino e frutta bianca". Novanta centesimi, taac. Non ? bellissimo? Io lo adoro. Mentre l? fuori il mondo del vino si strugge su come comunicare il vino, io ve lo dico: questo sistema ? una figata. Le supercazzole "gne gne il voto centesimale ? il male" vanno bene per qualche circoletto, e il circoletto ? composto da venti o trenta. Quelli poi che pagano la bottiglia, sono circa dieci.

Certo, qua fuori non sono tutte rose e fiori, eh. Per dirne una, sono disoccupato - e non so, ancora, che fare davvero, chi se lo accolla un quasi pensionato che sta nel giro da sempre, ma ha una contrattura alla schiena che impedisce il bacio della pantofola? Ma questo ? un altro discorso. Guardo l'enomondo, se possibile, con maggiore distacco. Parlando tra noi, mi piace continuare questa cosa che da qualche parte hanno definito "lavoro intellettuale", che a me fa riderissimo ma figurati, uso il termine troppo volentieri. Tuttavia carmina non dant panem, e per restare coi piedi per terra, parlando di lavoro intellettuale, leggete quel che scrive il dott Mantellini qui, alle solite definitivo.

L'immagine apparentemente non c'entra un alcunch?, ma solo apparentemente. Mentre scrivo mi chiedo se rilanciare 'sta pippa sulla defunta pagina Facebook della defunta azienda, boh, ci penso ancora cinque minuti.  


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[02/28/2026, 10:50] Il gatto di Schr?dinger, la rana nella pentola, e altre metafore. Titolo breve: saluti


C'? una cattiva notizia, e una buona. La cattiva notizia ? che l'enoteca chiude. La buona notizia ? che l'enoteca chiude. Le due cose stanno assieme, in questo universo quantistico dove tutto ? sovrapposto. Si chiude, dicevo, la mia enoteca chiude, questione di pochi giorni, da marzo sar? qui per poco, il tempo di svuotare. E' stato un bel viaggio, durato quasi quarant'anni, quindi anche per questo posso dire: ? arrivata decisamente l'ora. Non so bene cosa andr? a fare e nemmeno che sar? di me, posso solo dire che sento il bisogno di dire ciao. Per il momento prendo le misure su cose impellenti da fare, smontare tutto e vendere quel che resta, quindi ho messo su una bella svendita di addio, compreso arredi e attrezzi e tutto quel che ha costituito il mio scenario degli ultimi decenni.

Questo blog ? stato il mio diario, serve a parlare da soli con l'idea, comunque, di mettere assieme una testimonianza che resta nel tempo, e cercare all'interno di questa, ogni tanto: che facevo quel mese, quell'anno? Questo post ? come tutti gli altri, parlo da solo ma lascio anche a chi passa il racconto di quel che succede. Pu? anche darsi che ci sia uno che dice: e Fiorenzo, che fa?

Negli ultimi anni la mia enoteca ha smesso, sempre di pi?, d'essere un luogo virtuale, per rifugiarsi, comodamente, nel mondo analogico. Bere un bicchiere di vino, e parlarne, ? un fatto analogico. Le reti sociali, quando sono arrivate, erano promettenti ma oggi, dobbiamo riconoscerlo, sono un luogo orribile, di certo non mi ci riconosco e per questo amavo dire a chi mi chiedeva "ma non scrivi pi??" che non ne sentivo il bisogno - e poi, chi sentiva davvero il bisogno di leggere un altro wine qualcosa? Era molto, molto meglio vedersi negli occhi, stappare quella bottiglia e versare quel bicchiere. Enoteca analogica dunque, proprio io che nel 1995 ero online e quelli che ora fanno i reel allora mi guardavano strano.

Ma questo discorso non mi piace gran che, sa di vecchio trombone, lasciamo perdere.

Altra domanda ricorrente: perch? chiudi? Ogni volta ho detto: troppo lungo da spiegare. E i motivi, che ci sono, sono troppi da elencare. Ora preferisco dirne solo uno: esercitare questo tipo di lavoro ? diventato, negli ultimi anni, insostenibile. La parola sostenibilit? ? assai in uso nel mio ambito, oltre all'accezione ecologica significa essere in un sano equilibrio tra costi e benefici, dove i costi non sono solo quelli finanziari ma sono impegno, tempo, fatica. E i benefici non sono solo i guadagni ma hanno a che fare con la serena consapevolezza che ne ? valsa la pena, visti i risultati. Oggi il mestiere del commerciante ?, molto semplicemente, insostenibile. 

Quelli che si lagnano dei negozi di quartiere che ormai, signora mia, chiudono tutti, dovrebbero considerare che l'attivit? di impresa ? un elemento biologico vivente: prospera dove c'? un ecosistema favorevole. Se questo ecosistema si altera fino a diventare tossico, l'entit? biologica si sposta, va altrove, abbandona l'area, oppure passa a miglior vita - avete presente la storia della rana, e dell'acqua che bolle. Io, ecco, sono la rana che ha fatto il suo bel salto fuori dalla pentola.

Tutto questo ? un fatto naturale. Le cose hanno un principio, una vita evolutiva, una fine (s?, come un vino, per dire). Spiace quando ci sono elementi esterni che inficiano l'evoluzione, ma pure quelli sono accadimenti naturali e scarsamente evitabili: alla fine prevale la consapevolezza della naturalit? degli eventi - e in fondo, sono cose che ho gi? detto (scritto); noi artigiani di qualchecosa finiremo tutti nel presepe.

Detto questo, voglio ringraziare chi ha diviso con me questo cammino, ? stato un piacere e un onore.

Probabilmente non finir? questo blog, ancora non ho smesso di bere vino. 

Parte di queste pensate le avevo annunciate all'estensore di questo articolo. Again resto a bottega un paio di settimane, a marzo, per smontare cose e boh regalare, magari se passi di qui ci salutiamo. 

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[12/21/2025, 11:15] Twenty Years In: A 2025 Retrospective

Twenty years ago this month, I started this blog. Nearly 1,800 posts later, I'm still here. I was contemplating an end the blog at twenty years. But 2025 brought a bevy of posts (and new readers) that were rewarding and widely read. Strange thing, for I really thought wine blogs and wine blogging were heading to the Smithsonian to rest next to the dinosaurs. It seems Substack has renewed the category, albeit in a different format, of sorts.

I considered switching over to Substack. They have better analytics and push from the platform, versus the necessary pull from the legacy platform, Blogspot, which even its owners AI representative (i.e. Gemini) claim has become a digital ghost town. Maybe so. Or perhaps it's like a vintage sports car that just needs to be cared for. While it doesn't have the bells and whistles of the newer models, it still can get up and go and eventually get you somewhere. That's where we've been going for the last twenty years on the wine trail in Italy.

2025 was a year of reckoning and remembrance. I wrote on average, a post a week?each one a conversation I needed to have, either with myself or with you. Looking back, they organized themselves into five distinct streams, which I am re-sharing with you below.

This almost year-end piece organizes some of my more notable posts from 2025 into five thematic streams. It's a way to see the full range of what I tackled this year.

I'll be back next week on the official day, the 20th anniversary date, with some thoughts and reflections and possible directions (maybe even some predictions) I plan on taking in 2026. In the meantime, enjoy the encore presentation, and Merry Christmas, y'all.


The Personal Trail: Wine, Life, and Looking

Some essays weren't about wine at all, except that everything's about wine when you've spent forty years in it.

"What Photography Taught Me About Wine Appreciation" (September 7, 2025)
Photography informed my wine journey from the start. Wynn Bullock taught me to be "always looking, with or without a camera"?a philosophy that shaped how I approach both crafts.

"Trebbiano and Chicken - A simple meal which might just save the world" (August 24, 2025)
The world burns, and I went to the kitchen. Sometimes the most radical act is making something simple and good.

"The Stages of a (Wine's) Life" (August 3, 2025)
I sat in my wine closet with the ancients?25% of my collection is 25 years or older. They had things to tell me about aging, about time, about what lasts.

"Love - Wine Appreciation's Secret Sauce" (August 17, 2025)
The wine-writing class kept harping about the sky falling. Meanwhile, actual people in actual shops were still buying wine, still falling in love with it. Turns out that matters more than all the bloviating.

"In Service of Italian Wine" (July 6, 2025)
Forty years in the trade. I survived. Not everyone did. Here's how I dodged those bullets.

"Midnight in the Cellar: Wine, Sleep, and the Slow Burn" (November 9, 2025)
Bucita, 1977. The scent of fermentation woke me at midnight. Sometimes memory works like that?reaching through decades, pulling you back to the cellar.

"The Most Important Meal of the Day" (November 16, 2025)
Marion Nestle doesn't believe in breakfast. My grandfather's Sunday barbecues under the grape arbor?those weren't marketed. They just mattered.

"Well, shut my mouth!" (August 10, 2025)
Lately when I'm out in the world, I keep getting this sense I had as a youngster: stop talking and let the adults talk.


The Industry Reckoning: Calling Out the Bullshit

Some conversations needed to happen out loud, in public, with receipts.

"The Economics of Bullshit: Wine's Junket Folly" (October 26, 2025)
Scroll Instagram?sun-drenched vineyard photos, perfectly plated lunches, #blessed #sponsored (maybe). But here's the unspoken contract: you don't bite the hand that flies you first class.

"Devotion, Direction and Dissent ? The Divergent Mantra of Contemporary Italian Winemakers" (August 31, 2025)
Change in Italian winemaking happens incrementally. But make no mistake?the revolution continues. Why would anyone think it would stop here?

"Has Wine Lost Its Moorings? A Response to Eric Asimov" (October 22, 2025)
Eric laid out prescriptions for an ailing industry. But reading through it, one question kept nagging: Has wine lost its cultural moorings?

"The Great Inversion: How Italian Wine's Future Moved South" (November 2, 2025)
Nobody's saying it out loud: northern Italy is dying faster than the south. For the first time in modern wine history, the center of gravity is shifting.

"Haven't we been here before? A signpost on the wine trail in Italy" (July 27, 2025)
Twenty years of writing. Looking back at the subject matter, I can't help wondering if I've reached the bottom of the barrel. The jury's still out.

"Problem: Wine in Crisis? Remedy: Move forward, like an arrow. Fearlessly." (July 13, 2025)
I've been working on a project in an Italian wine shop. I have good news: people are still buying wine, still discovering, still caring.

"Ten Years After: What I Got Right (and Wrong) About Italian Wine in America" (October 12, 2025)
A decade ago I threw some educated guesses into the wind. Looking back is easier than looking forward, but at least now I have data.

"How Much Do Wine Expert Ratings Matter?" (June 8, 2025)
Making shelf talkers for my local shop, I discovered the relative influence of wine writers has shifted. There are more voices than ever, so the field has been diluted.

"Wine on lists starting @ $100, concert seats @ $1,000, cars that run $100,000, watches for $250,000 ? Excuse me, what planet am I on?" (June 22, 2025)
We all live in a yellow submarine now. Inside the bubble, not all is rosy.

"That ain't Italy, folks ? Tourism in the 21st Century" (June 29, 2025)
A country turns into a cruise ship. The billionaire's Venetian wedding galvanized this concept into a gigantic, sparkling mess.


The Practical Guides: Still Teaching After All These Years

Some posts just needed to explain things clearly, without the noise.

"Your Essential Guide to Italy's DOC and DOCG Wines - 2025 Version" (October 15, 2025)
You're standing in front of a wine list. Barbaresco, Barolo, Brunello?all those B's swimming together. Someone asks what the difference is between DOC and DOCG. Here's the answer.

"What Makes Someone an Italian Wine Expert? (And Why It Doesn't Matter)" (December 14, 2025)
I helped a woman in my Italian market find wine. Walking away, I thought: "She doesn't know she just got advice from someone who spent forty years working with Italian wine." What a ridiculous thing to think.

"Don't Age Wine Longer than 10 Years!" (June 1, 2025)
A longtime colleague launched into a prolonged jeremiad about aging wine. I recorded it (with permission). The jury's still out.

"Prophecy and Perspective on the Blackland Prairie" (October 19, 2025)
Ten years ago I wrote about 5 Italian wine regions to watch. The buffalos are coming back. The crystal ball sits on my desk, a little cloudier, a little wiser.

"Whispers from the Forgotten Frontiers of Italian Wine" (September 21, 2025)
Beneath the surface lies a shadowed realm?wines yet unborn, waiting in the dark. Nowhere is this more evident than in Etna, where thousands of ancient indigenous vines lie dormant.


The Satire & Invention: When You Have to Laugh

Sometimes the only response to absurdity is more absurdity?but deadpan.

"Persona Non Grata" (November 12, 2025)
Retrieved from my spam file
?
[The confidential memo that arrived after I became persona non grata in the wine PR world]

"Spas, Tours, Golden Hour Too - We'll Be Blessed If You Come" (November 18, 2025)
Apparently word hasn't gotten around yet. This arrived in my inbox today.
[Another press junket invitation, lampooned]

"A Hundred Years Wrapped in Etna's Fiery Embrace" (October 5, 2025)
I enlisted my clandestine consigliere, ???fonso?an arcane ignis fatuus who whispers tweaks. We traced the 2022 Terre Nere Prephylloxera over a hundred imagined years, guided by Empedocles.

"Is Your Favorite Italian Wine 'Coded?'" (May 18, 2025)
It got me wondering if Italian wine is coded in these days of disruption. Almost anything can be, especially when one trawls the eddies of social media.

"The Bullshit-ification of the Italian Wine and Food Experience in America" (February 23, 2025)
Sometimes you just have to call it what it is.


Italy Beyond the Glass: Travel Philosophy & Cultural Critique

Wine is a way into Italy. But Italy is so much more.

"Kicking the Bucket List Habit ~ Five Ways to Surrender to Italy" (November 30, 2025)
I keep seeing these bucket lists. Nothing wrong with that, I suppose. But that's not the Italy that's stayed with me for fifty-some years. Italy reveals itself differently?not when you grasp at it, but when you open your hands.

"Go to Rome, go to Florence, go to Venice, but please don't go here!" (September 14, 2025)
People go to Rome, to Florence, to Venice. But Liguria? Why in Heaven's name would anyone go there? Liguria is one of Italy's best kept secrets.

"The Ugly American Has Come Home" (December 7, 2025)
When I first went to Italy in 1971, I got my introduction to the ugly American. Now the ugly American has come home to roost. There's no escaping their thunderous ubiety.

"Examining Cultural Appropriation in Italian-Inspired Cuisine: A Closer Look" (September 28, 2025)
A local chef opened an Italian-styled restaurant. One dish: Prosciutto e Melone made with Texas cantaloupe, culatello, candied hazelnuts, figs, and basil. The chef noted ironically, "We have a lot more of what people consider traditional Italian," but couldn't skip chicken parmesan.

"Like Nothing Ever Before" (July 20, 2025)
How often have you opened a bottle of wine and thought you'd never tasted anything like it in your lifetime? After thousands of wines a year, when does that special bottle percolate to the top?


The Gift of Memory

Looking back at these posts, I realize they centered around paying attention to wine, to Italy, to the industry, to the absurdity, to what lasts and what doesn't.

Twenty years is a long time to maintain the discourse. But maybe that's the point?it's not about having something new to say every week. It's about showing up, looking closely, and trusting that if you pay attention long enough, the things worth saying will find you. More on this next week.

 

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[12/14/2025, 11:29] What Makes Someone an Italian Wine Expert? (And Why It Doesn't Matter)



I was in my local Italian market last week, picking up olive oil and pasta. A woman nearby stood staring at the wine section, Brunellos lined up like soldiers. She looked lost. I asked if she needed help. She did?looking for something specific. I found it for her, pointed out a couple alternatives, and moved on.

Walking away, a thought flickered through my mind: "I bet she doesn't know she just got advice from someone who spent forty years working with Italian wine." I laughed at myself and kept walking toward the eggs. What a ridiculous thing to think.

But it raises a question I've been chewing on for years: what actually makes someone an Italian wine expert?


The wine world has become obsessed with this. Certifications, credentials, letters after your name. Everyone's racing to establish themselves as THE authority on Italian wine. Take a course, pass a test, get certified, update your LinkedIn. Oh, and start a Substack, or better yet, a podcast. Don't forget to get on the junket circuit. Congratulations, you're now an expert.

Here's the uncomfortable truth: knowing the pH levels of Barbera or memorizing every sub-zone in Piedmont doesn't mean you understand what makes Barbera speak to people's souls. I remember walking into my first Vinitaly in 1984. I arrived imagining (in my wildest dreams!) that I might be one of those experts on Italian wine. Within an hour, I realized I was nowhere close. The room was full of people who had spent lifetimes learning, tasting, living this stuff. They knew the difference between Lampia and Michet (biotypes of Nebbiolo, btw) the way a musician knows scales.


I still see it at tastings today?young and old alike, all vying for their place on the ladder of preeminence. And honestly? I've met plenty of people who thought they were the world's authority on Italian wine. I've never actually met the person who was (Well actually, there was one or two, but they would deny it, vehemently).

Because here's what I've learned after four decades: real expertise isn't about knowing every DOCG or being able to recite vintage charts. It's about understanding why a simple Langhe Nebbiolo from an unknown producer can move you more than a 100-point Barolo that everyone's chasing.

Don't get me wrong?knowledge matters. You should know how to pronounce the names. You should understand where wines come from, why a Tuscan wine is different than one from Piedmont. But that's just the foundation. The real stuff?the stuff that actually matters when you're opening a bottle with friends or choosing something for dinner?that comes from somewhere else.

It comes from balance. From perspective. From understanding Italian wine within a larger global context, not just in its own bubble. It comes from staying curious instead of claiming mastery. Because once you think you're an expert at anything, there's always someone or something new to knock you down a peg or two.


The biggest revelation came for me after I retired from the wine trade in 2018. I'd spent decades as an "Italian wine director," translating and communicating the Italian wine message. And then I stepped away from all that. Suddenly, I wasn't invested in being irrefragable anymore. I wasn't proving my expertise. I was just... enjoying wine again.

It was liberating. I could walk into a wine shop and not automatically catalog everything I saw. I could order something at a restaurant without mentally rating it or comparing it to every other version I'd tasted. I could just drink the damn wine.

"Open the bottle. Drink the wine. Cut the crap." I find myself saying this more and more. Yeah, I said it again.

Here's what I want regular wine drinkers to know: don't be intimidated by people who call themselves experts. Trust your own palate. Trust your own experience. If you like a wine, you like it. If you don't, you don't. No certificate or credential changes that.

The best Italian wine knowledge doesn't come from courses or competitions. It comes from curiosity. From trying new things. From asking questions. From paying attention to what you're drinking and why you like it.


Maybe the real experts are the ones who've stopped needing to be experts. The ones who've shed that yoke and discovered they can now actually enjoy Italian wine for what it is: something to share, something to savor, something woven into a meal and a moment, not dissected and scored and ranked.

I know plenty of dead Italian wine experts who would rather be here, alive, drinking the most pedestrian bottle of Chianti than have their expertise memorialized in some dusty credential. "Give me life," they whisper.

So give yourself permission to just be an enthusiast. That's where the real joy lives anyway.

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[12/07/2025, 11:00] The Ugly American Has Come Home

When I first went to Italy in 1971, I got my introduction to what people over there were calling the ugly American. Loud, overbearing, disregarding of local cultural norms ("What do you mean, you don't have ice?"), totally unaware that the rest of the world did things differently than we did in the U.S. of A.

A few years later I took a train from Mexicali to Mexico City - three days, stopping at every stop. More ugly Americans, unconscious and insensitive to the culture hosting them. Downright rude, and when drunk, dangerous. 

Over decades and many trips to Italy, France, Greece, Spain, and Portugal, I witnessed too many times the embarrassing and unconscionable behaviors - the attitudes, the mores, of American tourists. Fortunately, I blended in and took a side view to their ignorant ways.

But now, the Ugly American has come home to roost. There's no escaping their thunderous ubiety in the United States, no security in the homeland from the hordes of somnambulists roaming the countryside and city with their oversized vehicles and their propensity to disregard the law. Just try going through a green light without checking if stragglers are racing through the red. It happens all the time. Turns out the ugly American scaled perfectly - from loud tourist to national ethos.

What does that have to do with the wine trail in Italy?

This year started with fire. The town where I was born, the last home I lived in in California - leveled. And now as the year ends, what a year it has been, living under disruptive and chaotic leadership that seems designed to keep us perpetually off-balance, perpetually at each other's throats.

Over thirty years, I've watched American civil society coarsen in ways that would have seemed unimaginable in 1971. The polarization isn't just political anymore - it's invaded our daily interactions. We can still sit across from someone we fundamentally disagree with and be civil, but there's nothing underneath. No real connection, no meaningful exchange. We've lost some shared understanding that civilization requires restraint, respect for the commons, for each other.

As I rapidly approach twenty years of writing on this blog - two decades on the wine trail trying to make sense of what wine means beyond the bottle - I keep coming back to the same question: what is wine for? Not the commercial product, not the points and ratings, but the thing itself. The ritual, the slowing down. Wine as civilizing agent - not because it makes anyone drunk, but because it requires patience. You don't gulp good wine. You don't shout over it. It demands you pay attention, that you acknowledge you're part of something larger than yourself.

Italy taught me this. In the countryside, in the cellars, at tables where strangers become friends over a bottle, wine creates a space where civility isn't just possible - it's inevitable. You can't rush a winemaker. You can't bully terroir. The vine doesn't care about your politics or your schedule. It does what it does, and you either learn patience or you learn nothing.

And now wine itself is under attack from neo-prohibitionists who see it as nothing more than alcohol, a public health menace to be warned against, restricted, taxed into oblivion. They miss entirely what wine has been for millennia - a civilizing force, a bearer of culture, a reason to gather and remember we're human beings, not just consumers or demographics or rival tribes.

Can wine appreciation help heal what's broken in American civil society? I don't know. That might be asking too much of fermented grapes. But the rituals around wine - the attention it demands, the conversation it enables, the patience it requires - these are exactly the virtues we've abandoned in our rush to make everything faster, louder, more extreme.

When I'm in Italy now, I see something we've lost. Not some idealized past - Italy has its own problems, its own divisions. But there's still a shared understanding that meals matter, that gathering matters, that taking time with a bottle of wine isn't indulgence, it's civilization. It's the opposite of what I see at home - the inability to slow down enough to see the other person across the table.

Maybe wine can't save us. Maybe nothing can. But after forty years of watching how wine brings people together in Italy - not just Italians, but everyone who shows up willing to learn, to listen, to slow down - I'm not ready to give up on the idea that the rituals we've abandoned might show us a way back.


The ugly American abroad was always embarrassing because they refused to adapt, to respect, to learn. The ugly American at home is tragic because we've forgotten we once knew better. We built a country on the idea that we could disagree without being enemies, that there were standards of behavior that transcended politics, that civilization meant something.

Wine won't fix the polarization. It won't make people civil who've decided incivility is a virtue. But for those still looking for a roadmap back, still believing that how we treat each other matters, the wine trail offers something: proof that patience still works, that attention still matters, that sitting down together with something worth savoring can still create the space where we remember how to be human with each other.

It's not much. But it's something. And right now, I'll take it.

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[11/30/2025, 12:00] Kicking the Bucket List Habit ~ Five Ways to Surrender to Italy

I keep seeing these bucket lists. Italy bucket lists. Five things, ten things, twenty things you must do before you die. And they're all the same: the Amalfi Coast, a Tuscan villa with an infinity pool, dinner at some Michelin-starred place in Rome where you need a reservation six months out and a credit card that doesn't flinch.

Nothing wrong with any of that, I suppose. But that's not the Italy that's stayed with me for fifty-some years. The Italy that changed me wasn't the one I planned. It was the one I stumbled into when I got lost, when I let go, when I trusted a stranger's gesture instead of a guidebook.

Italy reveals itself differently. Not when you grasp at it, but when you open your hands.

Are you ready for Italy? Or are you only ready for the Italy you've already decided on?

So here are five experiences for your surrender list. Understand this: these aren't things to collect. They're ways to fail by tourist standards?and succeed by Italy's.

1. WANDERING: Surrender Your Need for Destination

Get deliberately lost in a southern hill town. Inland Calabria. Inner Sicily. The hinterlands of Basilicata. Places where tourists don't go because there's "nothing to see."

Turn off your GPS. Don't make a restaurant reservation. Walk.

Follow the smell of wild herbs floating down from the hills. Trust a sound, a stranger's direction, the way light falls on a particular alley. The confusion is the experience, the lostness is the point.

You won't find this at the Spanish Steps. You have to go where the road ends and trust that something will lead you somewhere worth being. 

2. DISCOVERING: Surrender Your Fear of Missing Out

Find your morning coffee bar in Venice or Rome. Not the best one. Not the one with reviews. YOUR bar. Go back every morning until the barista knows your order.

Step 100 meters away from San Marco and you'll find the quiet, almost deserted village that makes Venice bearable. The locals tolerate tourists in their typical Venetian manner?which is to say, they live here, we don't. We will leave, they will stay. It will always be their Venice, not ours. As it should be.

I learned this returning to Italy in 2023 after a four-year absence. I found a quirky little wine bar near my hotel, Ozio, specializing in natural wine. I sipped a Sicilian white?Catarratto-Zibibbo, a skin-contact orange?instead of the ubiquitous Spritz. Simple, dry, legitimate?everything the Spritz isn't.

Walk down the road, take a right, then a left. Find something no one knows about except the locals. You won't starve. And you might run into something better than all those pages of recommendations. Use your gut, listen to your heart.

The real Italy exists behind the heavily touristed fa?ade. But you have to be willing to miss the "must-see" to find it. 

3. PILGRIMAGING: Surrender Your Hunger for Spectacle

Choose Ercolano over Pompeii. An Umbrian hermitage over Assisi's basilica. A Renaissance-era olive orchard on a Calabrian escarpment where a Scandinavian importer once asked to be left alone for hours, just to sit among trees that have never seen Florence or Venice or the Vatican.

I lived in a trailer outside Assisi in 1977 for three weeks, five dollars a day. A short walk led to what was once a stall where they cooked food?local, healthy, humble. No crowds, no queues, just the simple Italian table. Until the New York Times "discovered" it decades later.

Sacred geography reveals itself in solitude, not in lines. You won't get the photo (or the "selfie") everyone else has. You might not even understand what you experienced until years later. But that's pilgrimage?walking toward something you can't quite name, letting it change you without fanfare.

St. Peter's used to be a place where you could park your car, have a picnic lunch on the steps, take your time. Now it's all restricting and queuing up. "Move on, hurry up, no pictures, people are waiting."

Go where the waiting isn't necessary. Go where silence still exists. Walk up the hill to Parioli and find a Rome for Romans and other wanderers. 

4. WORKING: Surrender Your Role as Consumer

Get your hands dirty. Harvest olives. Pick grapes. Help prep a village sagra. Work a fishing boat for a morning.

I arrived in a hilltop town called Bucita in Calabria in 1977, following the smell of wild herbs and figs baked in their leaves floating down from the hills. A storm threatened. The family needed hands in the fields for harvest. Like goats we swarmed the vineyards, competing with the bees for the nectar. The elements dominated everything?sun, rain, lightning, thunder?earth, alive and moving.

Years later, I spent days picking olives in Tuscany?900 pounds over several days, thinking about Italian work songs, dodging wasps. Tedious, physical, real.

Or maybe you end up sitting in someone's home at night, drinking their wine. Below you in the basement, thousands of crushed grapes fermenting. Above, a bare bulb lighting the room. The elders talking into the early hours of the morning. That's where I learned wine?not in books or at fancy tastings, but in rooms like that, with people who made it.

You understand terroir through your body, not your palate. You earn your place at the table differently when you've worked for it. Your muscles ache. Your hands smell like earth or oil or fish. And the meal that follows tastes like nothing you've ever paid for. 

5. FOOD AND WINE: Surrender Your Expectations

Find a no-menu trattoria. Or better yet, end up at someone's table where you eat what you're given.

I had one of these experiences in the hilltop town of Cir? in Calabria. L'Aquila d'oro?four tables for maybe eighteen people, a "truck stop" most would drive right by. The wife cooks. The husband and son serve. What followed was three hours, eighteen courses of throw-away food becoming revelation.

Baby goat intestines on oregano branches. Fava bean skins?tough, stringy things normally discarded for the prize inside. Ricotta that was milk in the creature yesterday morning. Not Saveur-magazine perfect. Not pretty. But memorable in ways no Michelin meal has ever been.

"This is the poorest of cuisines," my friend Paolo reminded me. "Made from things nobody in the city hungers for. Wild onions, herbs, parts of animals that get discarded, skins of plants no one would think were edible."

Throw away food. Or throw it down food, which is what we did.

If I served this meal to some friends back home, they might ask, "When are we going to start getting the Italian food?" But others would get it. They would understand they were in the kitchen of a woman from Calabria, tasting something out of this world that comforts and nourishes and is so delicious.

The same goes for wine. Skip the trophy bottles. Order the vino della casa. That house wine in many Italian trattorie is better than most wines you can buy in American supermarkets. Simple, fresh, for the moment. Go straight for it. You'll seldom be disappointed. 

Before You Go

These experiences share one requirement: you have to be ready to fail by bucket-list standards.

You might not get the photo. The directions you followed might lead nowhere.The winemaker might be out in the fields. You might sit on that bench for an hour and feel like you wasted time.

But if you're ready for Italy?truly ready?that won't matter.

Italy isn't a checklist. It's not a conquest. It's a country made up of people with feelings and emotions, with a culture that doesn't perform for tourists. Step off the trail everyone else is on.

Get lost. Sit still. Work. Eat what appears. Trust the locals over the algorithm.

Let Italy be Italy. And let it change you in ways you didn't plan.

Going to Italy?that's a good fortune most people never have. Don't waste it on checklists. This is one of the most intimate, beautiful places humans have created. Slow down enough, and it will let you in. That gift is worth more than any bucket list could promise. 


 

 Other reading: Italy is ready for you - Are you ready for Italy?

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[11/18/2025, 19:10] "Spas, Tours, Golden Hour Too - We'll Be Blessed If You Come"

From the "Oops!... they did it again" dept. 

 

Apparently word hasn't gotten around yet. 
This arrived in my inbox today.
 
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[11/16/2025, 11:33] The Most Important Meal of the Day

Family outing Old California circa early 1930's - Nonna bottom right

Marion Nestle doesn't believe in breakfast. At 89, this nutrition expert who's spent decades exposing the food industry says most of the research claiming breakfast is the most important meal was sponsored by cereal companies. Kellogg's and General Mills needed to move boxes. They manufactured urgency. We bought it.

But nobody marketed the meals that actually mattered. My grandfather's brick bar-be-cue in old California. Every Sunday under the grape arbor. Probably the first place wine touched my lips. Those traditions?gathering, sharing a meal, an anonymous bottle or two of wine?they're gone now.

Family dinner al fresco - Palermo circa mid 1950's   

We have better everything now. Custom grills, exotic charcoal, grass-fed steaks, wines we can trace to specific hillsides. But something essential slipped away in all this improvement.

I walked into a new restaurant recently. Noise hit first?music, then voices bouncing off hard surfaces designed for Instagram. By evening they'd dimmed the lights and cranked the volume higher. Maybe I'm just over it. But I watched people half-shouting across small tables, trying to connect.

So people stay home. Not from antisocial impulse, but because they need to hear each other again. To see a face when it tells a story. To not be constantly barraged by questions ("How is everything tasting?").

At home you pour what makes sense. Wine's just there, part of it. It's there while you're talking about the world or work or nothing much. You taste it because you're paying attention?wine rewards that. You can't taste it properly while distracted, while your phone lights up with the next crisis.

With meals at home one can breathe with the wine. Conversation happens without someone constantly interrupting you. No one's eyeing your table, trying to upsell you every five minutes.

There was nothing like our Mamma's cooking 

Eat food, not too much, mostly plants. Pollan's mantra, Nestle's practice. Simple. Real. Not ultra-processed. Not manufactured. Not at 85dB. With music you can hear, maybe even enjoy, rather than some that seek to help the establishment turn the tables quickly.

In Italy, lunch is still an important meal. Businesses close. People sit. Wine flows, moderately. Then back to work. My grandfather's Sunday gatherings had that same understanding. Different place, different wine, same knowledge: an ordinary day can be made to matter. Why can't Tuesday have that attention?

We're in upheaval?political, social, economic. Wine consumption trending down. But maybe wine isn't the problem. Maybe we forgot how to weave it into the fabric of a meal instead of making it the excuse for one.

Holidays approach with their promise of important meals. Thanksgiving. Christmas. New Year's. But what if we didn't wait? What if Thursday lunch mattered? What if we stopped relegating lunch to desk salads grabbed standing up?

The most important meal isn't breakfast or dinner or Thanksgiving at two. It's whichever one you show up for. The one you make matter through presence.

Southern California - Nonno's bar-be-cue circa 1950's
 

My grandfather's backyard. That arbor. Those Sundays. The wine wasn't great, compared to the stuff we pour down our gullets today. But the moments were. Not because everything was perfect?people showed up. They sat. They stayed. They made memories we inherited.

We cannot go back to that California. It fell off the map some time ago, vanished into whatever country the past becomes. But the practice hasn't. Setting a table. Paying attention to what you're eating, who you're with, what's in the glass. Not for Instagram. Not to escape. Just presence.

Food, perhaps wine, certainly time, gratitude not as sentiment but as the act of noticing what stands before you, and in uncertain times not because it repairs the outer chaos but because it reminds us we are still here, still human, still capable of that most ancient and essential act of sitting down and being in each other's presence.  

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[11/12/2025, 10:20] Persona Non Grata

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[11/09/2025, 11:27] Midnight in the Cellar: Wine, Sleep, and the Slow Burn
Wine, time and transformation


The scent woke me. Not an alarm, not a voice - just that yeasty, intoxicating pull of fermentation working in the dark. It reached through the window, through my first sleep, drew me from bed the way the aroma of those ripe figs had drawn me when we first arrived in Bucita that September of 1977. Siren calls, both of them. Irresistible.

I made my way to the cellar. Cool stone underfoot, a single light carving shadows from the darkness. My cousins were already there, not doing much of anything. Just present. Just attending. We didn't talk much. Didn't need to. The wine was holding court - that gentle gurgle and hiss of wild yeast doing ancient work in wicker-wrapped demijohns that might have held our great-grandparents' wine.

Outside, the stream. Wind whistling through the clay tiles. A light breeze carrying the scent of September hills. Outside, a waft of bergamot. Inside, just the slow burn of transformation.

This was the wakeful hour between sleeps - that pause where nothing productive happens but everything important does. We weren't checking temperatures or consulting charts. We were simply there, breathing the same air as the working wine, letting time notice itself.

Years later, I would learn that humans used to sleep this way: two sleeps with a conscious interval between. That our bodies still want to wake at 3am not because something's wrong, but because something's deeply right - something's remembering. In that Bucita cellar, I was living in that remembered rhythm without knowing its name.

The wine taught me before science did: transformation cannot be rushed. Attention cannot be scheduled. The slow burn asks nothing but presence.

For most of human history, no one slept through the night. At least not the way we think of it now - that continuous eight-hour block we're told is "normal" and worry we're broken when we can't achieve it.

Our ancestors slept in shifts. First sleep, then a wakeful hour or two around midnight, then second sleep until dawn. Historical records from Europe, Africa, Asia describe this pattern as unremarkably as we might describe breakfast. People woke around midnight, tended fires, prayed, made love, visited neighbors, contemplated their dreams. Then returned to sleep.

It wasn't insomnia. It was the rhythm.

The interval between sleeps had a quality. Not dead time but noticed time - the kind of attention that shapes how we experience duration. Without artificial light, those midnight hours felt different. Slower, richer, more permeable. Time you could actually feel passing through you rather than rushing past you.

We lost this rhythm through the steady creep of efficiency. First oil lamps, then gas lighting, then electricity turning night into usable waking time. Factory schedules demanding continuous blocks of rest to maximize continuous blocks of labor. By the early 20th century, eight uninterrupted hours had become the ideal, and anyone who woke in between was failing at sleep.

But the body remembers. That 3am waking isn't malfunction - it's your biology looking for the pause that used to be there.

 
Emotion changes how we experience time. Not metaphorically. Literally. When we're anxious, our internal clock slows and minutes stretch. When we're engaged and present, time flows. Sometimes it compresses. What's really happening is we stop measuring and start experiencing.

In that Bucita cellar, time felt slow not because it was boring but because it was full. Rich with sensory detail, emotional presence, the kind of attention that creates memory. That's why I can still smell that cellar 48 years later, still feel the cool stone, still hear the gurgle of fermentation and the stream outside.

This is what the slow burn creates: noticed time. Time you're actually present for.

Traditional winemaking built this into its structure. You couldn't rush fermentation, couldn't force aging, couldn't engineer away the waiting. You had to attend. Check on things not because a timer went off but because the smell called you, because you were in relationship with the working wine. The worry, the satisfaction, the anticipation building over months or years - that was the emotional texture that made the wine, and the winemaker, who they were.

But like sleep, wine got efficient.

Temperature-controlled stainless steel eliminated the need for midnight visits. Cultured yeasts made fermentation predictable. Micro-oxygenation accelerated aging that used to take years. We learned to make technically perfect wine faster, more consistently, with less risk and less attention.

We compressed the intervals out.

And something strange happened: the faster wine got, the more anxious the wine business became. Will it score well? Will it sell? Is it ready yet? What's the trend? The constant low-grade stress of quarterly thinking, of wines engineered for immediate pleasure because no one wants to wait, of measuring everything in 90-day cycles and shareholder value.

We traded the slow burn of deep engagement for the constant simmer of low-grade stress.

The irony is brutal: efficiency was supposed to free us from the tyranny of time, but instead it just changed the quality of our captivity. The old way was slow but emotionally rich. The new way is fast but feels endless. We're always working, always optimizing, always behind. Time drags even though everything's supposedly faster.

We compressed sleep into one efficient block and wonder why we wake anxious.

We compressed winemaking into predictable timelines and wonder why wine has lost its story.

Same problem. Same loss. 


Some winemakers still work the old way. Still visit the cellar when the smell calls them. Still wait for fermentation to finish on its own terms. Still let wine sleep through winters in barrel, waking and resting in its own rhythm. They're not behind the times. They're remembering a different relationship to time itself.

This isn't about rejecting technology or romanticizing poverty. That Bucita cellar was hard work, make no mistake. But it was work done in human time, emotional time, noticed time.

The slow burn isn't slower. It just feels different. Richer. More alive.

I've spent forty years in the wine business translating the Italian wine message to a country that mostly wanted Chardonnay and Cabernet. I've seen wines score 95 points and disappear in a year. I've seen wines with no scores at all become someone's epiphany, their own golden bottle in the cabinet, their own jasmine and honey moment they'll remember decades later.

What survives isn't the efficient wines. It's the ones that held their time.

When researchers remove artificial light and clocks from people's lives - put them in conditions like our ancestors knew - they naturally return to the old rhythm. Two sleeps. The wakeful interval between. The body remembers what the culture has forgotten.

I think about that Bucita cellar often now. How the smell called me. How we just stood there, cousins in the half-dark, breathing with the working wine. How time felt - not fast or slow but present.

The slow burn isn't a technique. It's a relationship with time itself - the kind our ancestors knew in their bones, in their two sleeps and wakeful intervals, in their patient attendance to things that cannot be rushed.

We're not behind the times when we wake at 3am or make wine the long way or wait for figs to ripen in their own season.

We're remembering what time is for.

 

 

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[11/02/2025, 10:30] The Great Inversion: How Italian Wine's Future Moved South
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[10/26/2025, 10:00] The Economics of Bullshit: Wine's Junket Folly

Scroll through Instagram on any given Tuesday and you'll see them: sun-drenched vineyard photos, perfectly plated lunches in Tuscan courtyards, selfies with winemakers, glasses raised against golden-hour light. Don't forget the hashtags ? #blessed #winetasting #sponsored (maybe). The aesthetic is flawless. The credibility? Not so much.

But here's what you won't see: the unspoken contract. The implicit understanding that this week in Chianti, these meals, this business-class ticket, comes with an expectation. Not a requirement, mind you. Just an... understanding. You don't bite the hand that flies you first class and puts you up in a restored monastery. That would be ungrateful.

Is this journalism? Marketing? Or something murkier that we've all agreed not to examine too closely?

The Quid Pro Quo No One Mentions

Let's be honest about what's happening here. When a winery or consortium spends thousands of euros bringing writers to their region, they're not funding some noble pursuit of truth. They expect return on investment. And the writers? They know it. They're not stupid?just conveniently flexible about what "editorial independence" means.

The selection process itself tells you everything. You don't get invited back if you wrote that the wines were overpriced or the hospitality was lacking. The system self-selects for the pliable, the positive, the ones who'll post pretty pictures and talk about "hidden gems" and "undiscovered terroirs." It's Darwinian, really. Survival of the most compliant.

Compare this to traditional journalism. The New York Times forbids staff and freelancers from accepting comped travel?a strict ethical policy against even the smallest hint of undue influence. The practical reality, as one editor explained, is that newspapers live in glass houses: you can't run expos?s on lobbyist junkets while your wine writer sips Barolo on someone else's dime. Ethics and optics are intertwined when credibility is your currency.

This is access journalism?when reporters become so dependent on their sources that they lose the ability to be critical. Ask the wrong question at a White House press conference and watch your credentials disappear. Wine writers face the same trap. When your livelihood depends on maintaining relationships with the very people you're covering, objectivity isn't just compromised. It's impossible. But hey, the Brunello is fantastic.

The Professional Junket Circuit: Serial Abusers of the System

But the real problem isn't the occasional press trip. It's the professional hangers-on?the serial junket-takers who've built entire careers on free travel. They're living the dream, funded by someone else's marketing budget.

You know them when you see them. Check their Instagram: Tuscany today, Pened?s tomorrow, Bordeaux next week, Napa by month's end. They're not wine writers who travel; they're travelers who occasionally mention wine between selfies. The telltale signs are everywhere: more photos of themselves than the wines, captions that could apply to any winery anywhere ("What a magical day!"), and a concerning ratio of exclamation points to actual information.

Here's the math that should alarm every winery owner: If someone is doing twelve or more press trips a year, when exactly are they writing? When are they developing the deep knowledge that makes coverage valuable? The answer: they're not. They're spreading shallow coverage thin, posting a TikTok video (one of 34 million posted daily!) that fades in twenty-four hours, maybe a blog post if you're lucky. But don't worry?they'll definitely tag you.

Yet wineries keep inviting them. Why? Because PR firms need to "fill seats." Because follower counts create an illusion of influence. Because nobody wants to admit they can't measure the return on investment. So let's just keep doing it and hope the algorithm rewards us.

Let's talk about what this actually costs. A week-long press trip to Italy?flights, hotels, meals, ground transportation, winery visits?runs easily three to five thousand dollars per person. Multiply that by eight or ten invitees. What did the winery get? A few social media posts that'll be buried in the algorithm within days? Maybe a blog entry that'll get a hundred views from other wine bloggers? But look?thirty-seven likes! That's basically virality.

That money could have hired a sales rep for a month. Could have upgraded the tasting room. Could have paid for a presence at a major trade show where actual buyers congregate. Instead, it funded someone's personal brand. And their next passport renewal.

And that's the perpetual motion machine at work. Each trip makes these "influencers" look more influential, which gets them invited on the next trip, which makes them look even more influential. They're building their brand on your dime. Rinse, repeat, provide minimal value. It's the circle of life, Tuscan villa edition.

The FTC Disclosure Theater

The Federal Trade Commission requires disclosure of "material connections"?which includes free trips. Influencers must use clear language like "#ad" or "#sponsored." Must place it prominently. Must make it "hard to miss."

In practice? You get "#ad" buried seventeen hashtags deep. Or "Thanks to XYZ Winery for hosting!" without clarifying that "hosting" meant five thousand dollars in expenses. Very transparent. Very ethical.

But here's the thing: even perfect disclosure doesn't solve the ethical problem. It just makes it legal. You can disclose a conflict of interest without eliminating it. Readers don't need labeled bias?they need unbiased information. There's a difference. Though apparently not one the FTC cares much about.

When the Influencer Becomes the Brand

We've reached a strange inflection point where people make their living as "wine content creators." Their full-time job is posting about wine. Which raises an uncomfortable question: when wine coverage is your livelihood, who's really the client? The readers, or the wineries paying for your lifestyle?

Trick question. It's neither. It's the algorithm.

The metrics game compounds the problem. Analysis shows more than sixty percent of influencers admit to buying followers, likes, or comments. Fake accounts number in the millions. Yet wineries make decisions based on these numbers, unable to verify what's real and what's manufactured. It's the economics of bullshit?spending real money on fake influence, measuring success in meaningless impressions while actual sales remain a mystery. But the engagement rate looks great in the PowerPoint.

And some of these folks have developed quite the sense of entitlement. I've heard stories?the blogger who demanded a business-class ticket before ever visiting a region, the influencer who refused to post without additional "compensation" beyond the free trip. When did we start treating wine producers like ATMs? Oh right?when someone figured out they'd actually pay.

The Uncomfortable Truth

Here's the question nobody wants to answer: Can you accept a five-thousand-dollar trip and still be objective?

Maybe the answer is simpler than we've been admitting. Maybe you can't. Maybe we need to stop pretending there's some magical ethical framework that makes it okay. Either commit to independence?pay your own way, accept the limitations?or admit you're doing PR and market yourself accordingly. Just don't call it journalism while you're working on your tan in someone else's vineyard.

But don't insult us by calling it journalism while posting from a Tuscan villa someone else paid for.

Wine lovers trying to navigate this increasingly murky information landscape deserve to know what's genuine. Which recommendations come from expertise and which from expedience? The trust that took decades to build in wine media is eroding, replaced by cynicism. Wine deserves better than song-and-dance men and Instagram hangers-on. The hardworking farmers and winemakers pouring their lives into bottles deserve advocates who can't be bought. And consumers deserve to know whether they're reading a review or an advertisement.

As they say in carpentry: measure twice, cut once. It's time the wine world cut the bullshit. 


 
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[02/21/2025, 09:06] Ho pubblicato un reel

Un reel, uno short, s? insomma quei filmati veloci, hai presente. Non ? farina del mio sacco, l'autore ? questo gentiluomo, ma ? perfetto per descrivere come io la pensi circa questo: in breve, si parla di un fatto, l'alcol fa male o no? Il cliente che frequenta il luogo analogico della mia enoteca gi? lo sa, perch? glielo ripeto anche io: l'alcol fa male. Che a dirlo sia quello che vende alcol poco importa, sarebbe (sempre) il caso di dire le cose come stanno. Dopodich?, io (e il mio cliente) siamo gente che beve alcolici, solo dovremmo farlo con attenzione, misura, cautela, posto che bere alcolici fa parte di una serie di comportamenti che ci mettono a rischio: andare in moto, fumare, intrattenere frequenti rapporti con l'Agenzia delle Entrate: posso garantire che sono tutti comportamenti dannosi per la salute. Per questo le supercazzole che negano il fatto si meritano il reel che segue.

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[04/12/2024, 09:45] Genova Wine Festival 2024, due o tre cose che so di lui


La seconda edizione del Genova Wine Festival, da qui in poi GWF, anno 2020, era bella che pronta a partire ma il lockdown ce l'ha levata di sotto il naso. Annullata, cancellata, non si fa. Tutto quel che ? successo dopo ? storia, ma ora che parlo di GWF 2024 non posso non iniziare con questo ricordo spiacevole. Un giorno studieranno questo incipit nelle scuole di scrittura creativa e lo indicheranno come esempio negativo: non iniziate un racconto con una menata. Quindi per emendarmi un po' da questo attacco respingente vi dico che succede adesso, ma a modo mio, per punti, elencando con attenzione le cose che non leggerete nei comunicati stampa. Che non cielo dicono.

Nota di stile: i link li metto tutti alla fine cos? se non vuoi sorbirti il pippone scrolla gi? in fondo.

Il Genova Wine Festival ? una figata

Nel panorama delle infinite rassegne enoiche questa ? una fiera su invito. Significa cio? che noi, il team di Papille Clandestine che organizza, ci siamo tolti lo sfizio di creare il nostro dream team degli espositori, scegliendo chi ci piace. Questa cosa ha creato infiniti guai per un motivo essenziale: le aziende eno che hanno successo e vendono tutto il prodotto senza alcuna fatica non fanno fiere. "Non ho vino. A che mi serve? La domenica riposo. Non ne ho voglia. Quel giorno ho judo":  normalmente ci hanno risposto cos?. Quindi li abbiamo implorati (alcuni anche moltissimo): per favore, siamo simpatici, siamo creativi, siamo umili, facciamo cose. Ha funzionato con una cinquantina di loro, che qui adesso ringrazio ancora, mentre a quelli che ci hanno risposto gne gne posso solo dire: vabb? tanto ci riproviamo l'anno prossimo. (Che a dirla tutta, veramente no, c'? pure qualcuno che ci siamo detti: "questo ? simpatico come un ausiliario del traffico e lo depenniamo forever". Sei forse tu, che leggi ora, quello? Eh, saperlo).

Papille Clandestine ? una macchina da guerra
L'associazione che organizza GWF si chiama Papille Clandestine ma nessuno la chiama cos?, ci chiamano tutti Papille Gustative e io ormai ci ho rinunciato a correggere, ragazzi cambiano nome che tanto usano quell'altro. Comunque sia l'associazione ? composta da una cupola di (circa) una dozzina di pazzi furiosi, quorum ego, ognuno dedito a uno o pi? aspetti che compongono una fiera del vino: il termine "logistica" non spiega niente, ci sono un milione di dettagli che vanno incastrati con precisione e i papilli (chiamiamoli cos? che faccio prima), durante innumerevoli riunioni operative nottetempo che manco i carbonari, sono esattamente i cavalieri che fecero l'impresa. Ogni dettaglio ha avuto il suo curatore, e ogni associato ha lavorato assai. Io per esempio mi sono occupato tra l'altro di laboratori (alcuni), eventi off GWF (alcuni) ma soprattutto una parte che ho amato molto, sognare a occhi aperti: "Fiorenzo chi chiameresti? - Ecco, io vorrei questo e quello". E poi via cos?.

La ricaduta sul territorio
Questo capoverso ha un titolo troppo serio, era meglio se lo cambiavo con uno cazzaro. Per? un po' ? vero, ci piaceva l'idea che la citt? risentisse in positivo di questa rassegna. Per questo ci sono numerosi eventi che collegano alla rassegna le realt? produttive cittadine (sto parlando come un assessore leghista, lo so, ora la pianto). Insomma ci sono queste serate in diversi ristoranti ed enoteche di citt? che comunque generano una vibe positivissima intorno al GWF. (Ho usato "vibe", ora sono a posto). Inoltre questa fiera consente l'accredito gratuito agli operatori, e signori miei questo succede a Genova, scusate ma mi pare rilevante. Di nuovo, ci piace accogliere gli enofili e ci piace avere un occhio di riguardo per quelli che fanno del vino il loro lavoro: come mi disse una volta un signore che stimo, "il vino si fa per venderlo".

E direi che basta, come post che annuncia "arriva il GWF 2024". Ci si vede il 4 e 5 maggio. Ecco i link come promesso.

Genova Wine Festival ? una (orgogliosa) produzione di Associazione Culturale Papille Clandestine.
La homepage di GWF ? qui, contiene tutto quel che c'? da sapere (tipo quali aziende ci sono).
Siccome tutto accade a Palazzo Ducale a Genova, date un'occhiata alla location (La grande bellezza, proprio).

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[02/22/2024, 12:23] Report, quello di adesso, 2024

Perch? scrivere l'ennesimo wall of text quando c'? gi? chi se la sbriga meglio, e pure velocemente? Allora tanto vale linkare Ernesto Gentili, che dice tutto quel che va detto sulla nuova puntata di Report dedicata, con modi sommari, alla nostra bevanda del cuore. Giusto una citazione:

"Dopo aver sentito definire WineandSiena come uno degli eventi pi? importanti del panorama nazionale e aver scoperto, bont? loro, che ci sono perfino due produttori (uno scovato in Abruzzo e uno in Veneto) dall?animo puro, qualche dubbio che ci stiano prendendo in giro pu? anche sorgere".

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[11/03/2023, 10:09] Di Fornovo, fiere, fastidi, e un libro (fondamentale)


Sono partito per Fornovo avendo in testa questo passaggio, tratto dall'opera pi? fondamentale recente sul vino (Epistenologia, cio?).

?Esco dall?ennesima fiera del vino, vivo vitale naturale indipendente nudo critico resistente e corsaro, con consueto disagio e un gran mal di testa. Non sono i solfiti, certo che no, e poi tanti vini che ho amato son qua, gli irregolari e scomposti. Non ? questo, non ti agitare: non ho cambiato gusti rispetto al precedente viaggio. ? piuttosto il chiacchiericcio costante da indulgenze plenarie, tutta quella polvere che l?ambulare continuo da un banco a un altro, da un ?prova questo? a quest?altro solleva, insieme alle solite baggianate sulle annate e le frasi fatte che le accompagnano. Tutto questo mi procura un po? di fastidio, ma sono io, non ? certo colpa del vino. Abbiamo conosciuto dei vecchietti siciliani un po? persi e sperduti per la prima volta evidentemente portati a Milano perch? ora il loro ?prodotto? si vende. Mi piace il loro vino ma non per quel misero assaggio al banchetto, dosi talmente omeopatiche che sembra di essere in quel film di Antonioni dove si gioca a tennis senza pallina; mi ? piaciuto perch? mi piacciono loro, e questo non ? un surrogato rispetto al piacere del vino. Anzi, ormai sono questi gli aspetti del vino che noto: quella frase ?conta solo quel che ? dentro il bicchiere? ? qualcuno ancora lo dice, e con supponenza, come se rivelasse una verit? persino profonda ? non vuol dire nulla. Non c?? nulla solo dentro il bicchiere, perch? quel che ? dentro ? sempre anche fuori. Nemmeno dal rigoroso punto di vista delle ricerche sul percepire: perch? gustare, come ormai sanno tutti, ? multi- e cross-sensoriale.
Poi una volta che esco m?infastidisco anche di me che ho provato fastidio?

Insomma ero malmostoso, preventivamente. Ma poi quell'ultimo passaggio, "mi infastidisco anche di me che ho provato fastidio", per me arriva a proposito, siccome mi ci specchio dentro da un pezzo.


A Fornovo pioveva (ma che notizia ?, del resto)

Fatto sta che ho improvvisato qualcosa per evitare il fastidio. Questa edizione di Fornovo era per me pi? libertaria del solito, non avevo mappe o desideri. Cos? in mezzo ai molti produttori notissimi, con folle di assaggiatori al tavolo, ho scelto sempre i tavoli dove il produttore meno noto, o proprio sconosciuto, era da solo, mezzo triste mezzo assonnato. Ecco, ho fatto una raffica di assaggi cos?. E sono stati quasi tutti assaggi molto interessanti, al punto che pure essendo partito per Fornovo pensando "non mi serve nulla" adesso ho tre o quattro nomi che considero con favore. Forse questa formula destrutturata si rivela ideale, ma comunque Fornovo non ha deluso nemmeno quest'anno.

Sconosciuti a me, sconosciuti al mondo come lo frequento, il mondo digitale, internet, la conoscenza condivisa. Che nel frattempo ? diventata cosa? Pure quella vittima di una forma di enshittification, ovvero: alcune cose cambiano, ma inevitabilmente in peggio. Potrei fare qualcosa in proposito per rimediare, uno di quei post riassuntivi di nomi, aziende, assaggi, schede, punteggi. Ma ci sono due problemi: ho detto che ho scelto in via preventiva produttori depressi e abbandonati, ora che figura ci faccio ad elencarli? Ma soprattutto: siccome non possiamo non dirci perulliani, cio? seguaci della filosofia di tanto autore, che smonta senza scampo chi fa il mestiere del redattore di schede (io, tra l'altro!), come si fa?

Ci? ? fastidioso, no? E ovviamente m?infastidisco anche di me che ho provato fastidio.

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[10/18/2023, 11:58] Due assaggi della domenica e si scopre che


Quando arriva domenica metto da parte qualche assaggio della festa, e riservo a quel giorno bevute che immagino pi? divertenti. Anche se come sempre quando apro una bottiglia di vino non so mai davvero cosa mi aspetta, come la scatola di cioccolatini di Forrest Gump. C'? un'idea di massima, spesso delle aspettative, che finiscono sempre per intralciare l'assaggio, o ti deludono o resti sorpreso, ma appunto non sai mai.

Ecco il Rosso di Montalcino 2022 di Tiezzi: produttore molto stimato per il lungo cursus honorum, per aver fatto cose grandiose col sangiovese a Montalcino su due piccoli vigneti, il Poggio Cerrino e Vigna Soccorso. Dunque mi aspettavo la sangiovesitudine e la montalcinit? (non saprei come dire meglio) in fondo a quel bicchiere. Aspettative molto soddisfatte: il Rosso subito ha un naso truculento di sangue e macelleria, poi si quieta piano verso il mentolato (un naso di erba aromatica, verde, direi) e il frutto. Bocca super salda, tannino davvero squillante, sorso dritto e verticale, come a dire di grande soddisfazione, nel complesso un vino che mi piace perch? non rinuncia al carattere ruvido e nello stesso tempo ? appagante, sul finale risulta confortevole a dispetto delle premesse e del quadro generale. Ma come ci riesce? Beh, ci riesce. Il genere di assaggio che vorrei rifare il giorno dopo.

 

E una retro etichetta non ce la vuoi mettere?


Nel relax del fine pranzo risento il Rum Millionario 15 Reserva Especial, solera, che viene dal Per?. Posso ripetere quel che ho detto l? per l?: non me lo ricordavo cos? buono. Assaggio che supera le aspettative quindi, perch? io guardo spesso al Rum (quello nello stile dolcione, perlomeno) come a una bevuta un po' appesantita dalla zuccherosit?, tant'? che il Rum migliore ? quello che riesce a maneggiare la botta mielosa alternandola ad altro - ma a cosa? Qui c'era in effetti un alcol pulito, l'invecchiamento col metodo solera lo ha asciugato, la bocca era sollecitata ma non stuccata di dolcezza lasciva. Caspita, mi dico da solo, bravo Millionario, bel lavoro. Ancora adesso non so come mai non lo ricordassi cos? bene, serviva proprio il ripasso della lezione.

Ora mi devo studiare qualcosa di nuovo per la prossima domenica, vediamo che mi invento.


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[10/10/2023, 10:05] Brut Tradition Vorin-Jumel. Le basi, proprio

Qualche considerazione dopo l'assaggio del nuovo Champagne Brut Tradition di Voirin-Jumel. Nuovo in quanto c'? stato un piccolo cambiamento nelle percentuali delle uve dell'assemblaggio, ora predomina il pinot nero col 61%, il restante ? chardonnay. Fino a un paio d'anni fa era cinquanta-e-cinquanta. Essendo arrivato fresco fresco, potevo esimermi dall'assaggiare subito, curioso come sono? Non potevo. 

Direttamente dalla mia galleria personale

Quindi ecco: il pinot nero prevale quanto basta, senza strafare, cio? non esagera in potenza ma fa il suo bel lavoro, conferisce una certa fierezza. Lo chardonnay segue a ruota, in secondo piano ma certo non dimesso, col suo corredo di crema pasticcera, insomma un po' di delicatesse che serve a completare il quadro. La retro etichetta ? del genere parecchio esplicativo, ci tiene a dire tra l'altro che la cuv?e in questione ? essenzialmente figlia della vendemmia 2020, e fa bene siccome ? una bellissima annata, col tradizionale saldo di vini di riserva.

Questo ? il genere di Champagne-base che praticamente ogni maison ha nel suo listino, in un certo senso ? il vino che rappresenta lo stile e le capacit? appunto basiche di chi produce. Per me i brut tradition (spesso si chiamano tutti cos?) sono assai significativi, perch? definiscono la champagnitudine (esiste 'sta parola? Boh) in maniera essenziale: eccolo qui, lo Champagne. Un po' come quando metti alla prova lo chef chiedendogli di fare la pasta al burro: vediamo un po' quanto sei bravo. E succede che quello ti stupisce tirando fuori un gran piatto, fatto di semplici materie prime di alto livello, e classe nell'esecuzione.


La retro in tutta la sua dettagliata spiegazione

Ma questo brut tradition, si diceva: bello e godevole, profuma di agrume e pan brioche, in bocca ha la vena salata tipica del genere, con quel dosaggio zuccherino che non ? n? poco n? tanto, ma ? in grado di sedurre le masse. Nuovamente, questa ? la missione delle cuv?e basiche, essere facili senza tradire la verve della tipologia. E farsi bere con volutt?. Il tradition di Voirin non mi delude nemmeno stavolta col piccolo cambiamento nel dosaggio. Ce ne sono tanti come lui, ma questo ? il mio. In quanto scelto da me.

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[07/07/2023, 08:23] Com'? fatto un produttore di vino

Oggi ho mandato un mail ad un vigneron che mi fornisce cose buone. L'indirizzo mail solito ha un autorisponditore, ed ecco la risposta:


Tradotto liberamente: ciao ma ho avuto una bimba, la seconda (la famiglia cresce!) quindi fino ad agosto ho il mio da fare, parlane con mia sorella o col cantiniere (seguono email relativi). 

Ecco, quando si parla, molto, di differenza tra produzione artigianale e produzione industriale, io ci mettere pure questo, come distinguo: il vignaiolo (vignaiola, in questo caso) artigianale ? un umano, al quale capitano felicemente cose umane, quindi regolati di conseguenza, aspetta un attimo, parlane con chi mi sostituisce perch? adesso non posso. Questo, spero sia chiaro, ? alquanto meraviglioso, ? l'essenza dell'avere a che fare con umani, e non con misteriose SpA, o gente che in vigna ci va per sport, se ci va. E again spero sia chiaro, questa enoteca sceglie pervicacemente fornitori della prima specie.

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[06/09/2023, 12:32] Di ritorno da Pantelleria, assaggi e cogitazioni laterali


Pantelleria ? una terra aspra. Distante, ai confini meridionali dell'Europa, spazzata da un vento impietoso che non a caso ? all'origine del suo nome arabo. Terreno vulcanico, ovunque la lava spunta con le sue lame di pietra nera e affilata. Isola senza spiagge, circondata da scogli inaccessibili fatti della stessa lava che scartavetra le estremit? degli umani, i quali pensando di essere al mare cercano un punto dove, chess?, fare un tuffo. Molto meglio fare camminate in mezzo a quella natura, meglio il trekking. Le strade sono spesso strettissime e inerpicate, ricordano le single track road viste in Scozia, quando preghi di non trovare nessuno in direzione opposta, perch? non sapresti dove accostare. Ma cos? hai la scusa buona per percorrere quelle strade molto lentamente, per goderti i paesaggi spettacolari tutto intorno. Nei pochi giorni in cui ho pilotato la vettura noleggiata, ho tenuto praticamente sempre la seconda marcia. La terza quasi mai. La quarta e la quinta sono praticamente inutili. 

Il vigneto pantesco (di Pantelleria, cio?) ? fatto cos?.

Pantelleria ? una terra estrema e difficile, le piante della vite sono alberelli infossati a proteggersi dal vento, e sono un bel disagio da vendemmiare, l? in basso. Questa terra dove l'uomo ha dovuto creare residenze, i dammusi, fatti di mura spessissime a proteggersi dal caldo che diciamo africano per amore dell'iperbole ma qui lo ? davvero, siccome siamo davanti all'Africa, questa terra durissima produce uno dei vini pi? dolci, flessuosi, accoglienti, confortevoli e deliziosi del globo. 

Il Passito di Pantelleria sembra la reazione opposta al suo contesto, quasi a contraddire le premesse. Qui sostanzialmente c'? un'unica uva, il moscato di Alessandria o moscatellone o zibibbo, clone diverso dal piemontese moscato bianco di Canelli. Vinificato come vino secco, senza alcun residuo zuccherino, ha l'aromaticit? gradevole del vitigno con un carattere spiccato e, questo s?, direi territoriale, indomito. Nella versione passita tocca il suo vertice, come dicevo pare un negativo fotografico di quella terra.

La situazione produttiva enologica a Pantelleria non ? dissimile da quella del resto del mondo: esiste un artigianato encomiabile che propone passiti da tuffo al cuore, struggenti e sensazionali. Esiste anche qualche tipo di industria che fa numeri ed ? certamente pi? pittoresca e turistica, diciamo. Nelle loro cantine si trovano pi? facilmente etichette disponibili e milanesi imbruttiti. I vini della prima categoria sono eternamente introvabili, e pure la visita in cantina ? meno agevole ("venite pure ma vino non ce n'?"). Lascio al mio lettore indovinare quello che piace a me. A questo proposito, ecco un paio di assaggi.

Salvatore Murana
Produttore storico, amato, stimato, rispettato. Vini inappuntabili e densi non solo nella struttura della dolcezza, ma anche densi di suggestioni e richiami. Murana ha diverse versioni del suo passito, Martingana imperativo e solenne, Mueggen una pietra miliare, Turb? apparentemente pi? delicato. Gad? ? la versione secca della stessa uva, salino e ampio. Il "Creato" ? raro e prezioso, ora si beve il 1983 (non ? un refuso) perch? affina per decenni, letteralmente. Ho provato a chiedere il suo prezzo, e alla risposta ("costa come un biglietto aereo per Pantelleria") non ho ritenuto di fare altre domande. Certo, che meraviglioso privilegio averlo nel bicchiere, con quel colore brunito e il finale interminabile.

Gli assaggi da Murana.

I vigneti intorno.

Da Murana ? visitabile, tra l'altro, il giardino pantesco: costruzione circolare a proteggere, di solito, una pianta di agrume, che senza il riparo non potrebbe crescere.

La retro etichetta del Creato racconta gi? molto.

Mueggen ha un equilibrio perfetto tra frutta essiccata e note marine.

Salvatore Ferrandes
Ci vuole un po' di fortuna, nel caso di Ferrandes: per trovarlo, anche geograficamente intendo, e trovarlo disponibile perch? gli impegni che ha sono numerosi, il lavoro in vigna per esempio. E comunque ? un altro produttore che, dati i numeri, ha scarsissimo vino disponibile - abbiamo prenotato qualcosa, abbiamo incrociato le dita, ora speriamo. Il suo passito ha una tensione dolce struggente, tiene impegnato l'assaggiatore per mezz'ore col naso infilato nel bicchiere perch? ogni olfazione ? un nuovo riconoscimento, una nuance inedita. In bocca pressoch? infinito. 

La strada per arrivare da Ferrandes ? una cosa cos?.

Assaggio di grande intensit?, definitivamente.

La (micro) cantina di Ferrandes, solo acciaio, niente legno.

L'uva appassita, peraltro buonissima.

E gli altri che non nomino
Nei miei giri per cantine naturalmente ho visitato anche il fashion e il decadente, poi c'? quello che non risponde al telefono e quello che non risponde alla mail, tutti questi non li nomino essenzialmente perch? non ho voglia di grane. Io comunque consiglio, nei preparativi delle visite di cantina, di infilare sempre un produttore che potrei definire industriale, o modaiolo, quello che ha sempre vino e ha la struttura fatta apposta per accogliere l'enoturista: ? un tipo di conoscenza utile, didattica, spesso costoro hanno numerosi meriti, consentono la visione ampia e soprattutto consentono di fare la scelta finale, viste tutte le opzioni.
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