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| [07/14/2008, 17:27] | Microfiche: J. Lohr Los Osos Merlot Paso Robles 2006 |  | | Produttore: Jerry Lohr Vino: Los Osos Merlot 2006 Denominazione: Paso Robles, California Prezzo: $15 in enoteca, bott. 750ML. Da un produttore californiano che realizza anche vini de-alcolizzati (sic! vedere qui la linea Ariel) è facile cadere in qualche prevenzione nei... | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | Tempo di vacanze...ma non dimentichiamoci dell'arte! |  | | Quando si parla di vacanze non tutti avvertono un immediato entusiasmo, a qualcuno capita di provare una forte orticaria o quantomeno di sentirsi piuttosto nervoso, come se dover decidere dove, quando, con chi andare fosse un vero, angosciante problema del quale farebbe volentieri a meno... | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/04/2008, 00:01] | Librandi: sentirsi (ed essere) vignerons in terra di Calabria |  |  Credo di essere sufficientemente rigoroso e dotato di una buona dose di onestà intellettuale da non farmi condizionare dall?amicizia, antica, profonda, saldissima con la famiglia Librandi, titolare della più bella casa vinicola cirotana e calabrese e una delle migliori di tutto il Sud Italia, da potere tranquillamente affermare che con quest?anno, con le produzioni attualmente in commercio, l?azienda, che pure ci aveva abituato negli anni a standard importanti, ha toccato vertici qualitativi straordinari e mai raggiunti, con così tanta evidenza, in passato. Quello che mi ha sorpreso, nei giorni ? bellissimi ? passati la scorsa settimana a Cirò marina, degustando tecnicamente i vini, ma soprattutto mettendoli ripetutamente alla “prova del nove”, quella che taglia la testa al toro, ovvero la verifica del loro funzionamento a tavola, in abbinamento ai piatti dell?appetitosa, saporita, colorata cucina locale, e girando per i vigneti ? uno spettacolo ? situati negli areali di Cirò, Crucoli, Strongoli, Casabona in Val di Neto, e discutendo di tante cose con gli amici Tonino e Nicodemo Librandi e con i figli di quest?ultimo Raffaele e Paolo, perfettamente inseriti in azienda e impegnatissimi, perché quando si hanno 240 ettari vitati e si producono circa due milioni di bottiglie, c?è da tirarsi su le maniche e da correre, è la assoluta consequenzialità di un percorso operativo. Un lavoro che parte dalle vigne, dalla loro concezione e gestione e cura minuziosa, sia che si tratti si vigne di proprietà sia di vigne di conferenti, con alcuni dei quali è stato creato un rapporto di collaborazione e di co-gestione votata alla qualità di stampo trentin-altoatesino, si trasferisce in cantina e finisce, secondo una logica di assoluta imprenditorialità, che prevede la giusta promozione del prodotto, il collocamento sui vari mercati, nella bottiglia. Contenitore il cui valore intrinseco si carica di ulteriori legati alla valorizzazione, e posso dirlo?, al ?riscatto? di un territorio splendido ma che gira ancora a tre marce su cinque a disposizione, ad iniziative di comunicazione e progetti di tipo culturale, ad operazioni coraggiose che richiedono tempo e pazienza per essere non solo condotte in porto, ma capite nella loro giusta portata. Bene, tutta questa serie di cose, una ricerca e una sperimentazione assidua condotta nel vigneto, centro di tutto il pensiero e dell?azione della famiglia Librandi, e giustissima pertanto la recente assegnazione del Premio Veronelli a Nicodemo, viticoltore nel sangue e vigneron di tempra langhetta o borgognona - con la collaborazione di ricercatori universitari ed esperti al massimo livello, lavoro che si è tradotto in diversi convegni organizzati negli anni e in uno splendido libro curato dal professor Mario Fregoni, Gaglioppo e i suoi fratelli, che fa egregiamente il punto su tutto quanto è stato fatto nel corso di quindici anni, ed un concetto di qualità cui offre un contributo fondamentale la consulenza tecnica del più serio dei nostri enologi, Donato Lanati, con il formidabile staff dei suoi collaboratori, costituirebbe un ?bluff? o qualcosa di gratuito se poi non si traducesse in vini veri che sanno esprimere la verità e l?unicità di questa autentica Enotria tellus. Invece, e mai come quest?anno, quando mi sono trovato di fronte ad una qualità complessiva altissima, ad una gamma compatta dove ogni vino ha una precisa identità e non cannibalizza nessun un altro proponendosi come doppione, da questo lavoro serissimo quasi ?matto e disperato? per dirla in termini leopardiani, esce un?idea di vino, cirotano, calabrese, meridionale, mediterraneo, italiano che ti fa capire, ad ogni sorso, in ogni circostanza di servizio, come quel vino non sia casuale, ma finalizzazione (come lo è un grande gol dopo una veloce azione in linea, condotta secondo schemi ed estro e tecnica), di un sentimento, di una coscienza viticola, vinicola, enologica di assoluto rigore e grande anima. Troppo facile parlarvi dei ?gioielli? di casa Librandi, di quel collaudatissimo Gravello, mirabile sintesi-dialogo di Gaglioppo e Cabernet Sauvignon, elegantissimo, morbido, avvolgente nella sua versione 2006 (prodotta in centomila esemplari), oppure di uno dei miei prediletti, il Magno Megonio la cui annata 2006, ancora scalpitante, bisognosa di tempo in bottiglia, imponente e dotato già ora di quel timbro che lo rende unico ed inimitabile, promette mirabilie. Provate invece a misurarvi, con una versione 2005 da standing ovation per eleganza, morbidezza, perfetta sintesi di struttura tannica (e che tannini signori!) e dolcezza calibrata del frutto, con il vino simbolo dei Librandi, con il Cirò riserva Duca San Felice, quintessenza di Gaglioppo, dimostrazione della grandezza e della duttilità di quest?uva cirotana per antonomasia (che solo gli ingenui possono pensare possa dare il proprio meglio sui rosati e non vinificata in rosso), e ricordarvi che di questo capolavoro sono disponibili qualcosa come 180 mila esemplari, oppure rimanere di sasso di fronte all?equilibrio assoluto, alla piacevolezza contagiosa, al nitore del frutto, ad un carattere ?nordico e piemontese? che ricorda quasi un grande Dolcetto, raggiunto dal Melissa Doc Asylia rosso 2007 (80 mila esemplari), alla perfetta sintesi di corpo, solarità, giusta maturità di frutto, tannino presente ma levigato, carattere leggermente e piacevolmente selvatico ma elegante raggiunta da un Cirò rosso 2007 (diverse centinaia di migliaia di pezzi) mai così diretto, compiuto, sinuoso nel suo modo di porsi! E poi, che dire - solo un miope e uno stolto può mettere in dubbio che rappresentino, e di gran lunga, il meglio della produzione regionale per questa particolare tipologia (e preferir loro vini sulla qui qualità preferisco tacere?) ? dei due rosati, il Cirò Doc e l?Igt Val di Neto Terre lontane che con l?edizione 2007 (e posso dirlo visto che li bevo e li seguo da almeno 10-12 anni) raggiungono la loro definitiva consacrazione? Cerasuolo corallo rubino smagliante il primo, naso profumato di lampone, ribes, rosa, succoso, ben polputo, eppure freschissimo, mirabilmente equilibrato e sapido il primo, un?enfatizzazione del rosato importante il secondo, tornato ad essere Gaglioppo in purezza dopo aver accolto per anni una quota di Cabernet franc (i Librandi stanno sensibilmente riducendo la quota dei vitigni internazionali a bacca rossa presenti in vigna), vino succulento e perdonatemi la metafora, sensuale e malioso come una bella moracciona calabrese con tutte le curve, un bel 90-60-90, al punto giusto e una terza abbondante che ti fa prendere dalla vertigine quando scruti nella sua scollatura! Vino ricchissimo, imponente nelle dimensioni, nella ricchezza di polpa, nell?avvolgente rotondità carnosa da seno non rifatto, pieno di tutto quel che vorresti un rosato, anche se tutto lascerebbe pensare, dal colore cerasuolo corallo acceso ? rubino trionfante, alla sinfonia fruttosa dei profumi, alla loro densità, alla materia quasi masticabile, golosa, alla lunghissima persistenza, con un tannino presente ma non aggressivo, trattarsi di un rosso. Un rosato per estimatori ?con gli attributi?, che ho iscritto d?imperio al club ristretto dei super rosati, il Montepulciano Cerasuolo Pié delle Vigne di Cataldi Madonna, Il Magilda di Barsento, il Campo di Mare Duca Guarini, il Montepulciano Cerasuolo Cerano di Pietrantonj, talvolta il Rogito di Cantine del Notaio, il Montepulciano Cerasuolo Villa Gemma del povero Gianni Masciarelli, che mi fanno letteralmente ?pazziare? con i loro proclamati eccessi. E poi che dire, se non che degustati alla cieca faticheresti a pensare che siano nati in Calabria, tanto sono eleganti nello stile, tecnicamente ineccepibili, freschi, vivaci (anche se bevuti dopo due o tre anni dalla vendemmia), dei bianchi, dal più impegnato e impegnativo Efeso base Mantonico, il cui 2007, del nitore cristallino e dal naso petroso, profumato di muschio e frutta esotica ha solo bisogno di almeno 7-8 mesi in bottiglia per emergere con la sua sorprendente personalità ai due Greco, Cirò bianco e Asylia bianco, dotati di una piacevolezza di beva, di una sapidità, di una facilità di accompagnare i cibi che lascia senza parole? ?Filosoficamente? m?interessa meno, con la sua composizione base Chardonnay e Sauvignon, ma come non negare che con le sue 350 mila bottiglie prodotte (che puntualmente si esauriscono e creano problemi di assegnazione all?azienda) il Val di Neto Critone, è una perfetta case history, un esempio di vino moderno, ma fatto con cuore e sensibilità, in terra meridionale? Come non dire sì, si stappi e si beva con piacere, evviva!, di fronte al suo giallo paglierino scintillante e multiriflesso, al naso svettante di gelsomino e agrumi e mandorla, al gusto ricco, vivo, sapido, di grande ampiezza, ad una magnifica acidità che tempera la materia succosa del frutto? Troppo generose e amicali le mie osservazioni? Niente affatto! Chiunque abbia occhi, naso e cuore ed intelligenza per capire e relazionare il tutto al particolare contesto potrebbe cogliere la particolarità ed il fascino innegabile della realtà Librandi, farsi coinvolgere ed emozionare, percorrendo con lo sguardo la tenuta Rosaneti (nelle prime tre foto), che visitai per la prima volta quando non era ancora stata piantata una sola vite e che oggi è un giardino vitato, toccando con mano quello che questa famiglia ed i suoi collaboratori (un team ricco di giovani motivati da un vero e proprio orgoglio aziendale) anno dopo anno realizzano. Ci saranno, com?è abitudine e gusto di casa Librandi, ulteriori sviluppi e addirittura sorprese (su cui mi è obbligo tacere, ma che mi paiono in prospettiva straordinarie e che mi hanno già dato in nuce testimonianza del loro significato) e nuovi prodotti verranno ad arricchire una gamma già articolata e vivace. Novità tutte attentamente meditate, studiate in ogni dettaglio, con tutto il tempo necessario a disposizione perché arrivino a giusta maturazione e al grado di espressione ottimale per renderle delle scommesse ben calcolate e vinte e non degli inutili azzardi. Il giusto tempo per tutto, in questo universo dominato dalla luce, in questo oceano di vigneti dove in fondo, all?orizzonte? riluce e ti richiama il mare?  | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/10/2007, 19:03] | VINO DEI BLOGGER#7-GLI AUTOBIANCHI DEL REFRIGERIO. IL RIEPILOGO DI UNA BELLA GIORNATA. |  | Come era successo per l'edizione numero 6 promossa da Aristide, anche per questa è stata d'ispirazione l'imminenza della stagione calda. Ed i risultati sono stati analoghi. Difatti, come era accaduto lo scorso mese, anche il nostro giovedì è stato funestato da piogge di tipo monsonico. Nel mio caso ho addirittura pubblicato il post durante una poetica grandinata!!! Questo è l'elenco dei partecipanti ed i loro post. - Maria Grazia Melegari di Soavemente ha realizzato, "tradendo" la vocazione veneta del suo blog, un post davvero interessante avente come oggetto l'Ansonica Costa dell'Argentario della Fattoria La Parrina 2006. Parla con passione della sorpresa ricevuta da un bianco prodotto in una terra di grandi rossi come è la Toscana. E lo fa con una lodevole dovizia di particolari, mettendo in risalto la notevole freschezza del prodotto, le cui caratteristiche rendono piacevolmente armonico l'insieme, nonostante l'importante tasso alcolico. Le note floreali tipiche dell'ansonica hanno fatto il resto. Complimenti all'amica Maria Grazia.
- Giacinto Chrichella di Maiale Ubriaco ha postato un articolo molto bello sul Cilento Bianco DOC 2004 di Carmine Botti. Giacinto parla di un rischioso esperimento andato fortunatamente a buon fine, facendo invecchiare questo vino genuinamente cilentano vinificato in acciaio. L'affinamento in bottiglia ha esaltato la naturale complessità del Fiano, dimostrando l'eccezionale longevità di questo prodotto, rendendolo degno compagno anche degli ottimi prodotti caseari che la Campania offre. Complimenti a Giacinto.
- Marco Grossi di Imbottigliato all'Origine ha realizzato un post che descrive un'autentica svolta nel campo enologico, descrivendo il Tabula Rasa dell'Azienda Agricola Molinelli di Ziano Piacentino, nell'area dei Colli Piacentini. Il suo racconto mi rimanda alle lezioni dell'anziano ed orgoglioso preside dell'Istituto Agrario nel quale mi sono diplomato (I.T.A.S. "P.Cuppari" di Alanno-PE) quando, parlando della catastrofe epocale della fillossera, definiva le strategie degli anni seguenti, che comprendevano, in alternativa alle barbatelle con piede americano tollerante, lo sviluppo di ibridi produttori diretti da poter mettere direttamente a dimora per talea. Strategia che non ha avuto sviluppo, in quanto l'ibridazione mendeliana con la vite americana portava spesso a snaturare la tipicità delle uve. Ma in alcuni contesti sono rimaste delle piccole realtà produttive, spesso bistrattate. Marco ha invece portato il caso molto interessante della famiglia Molinelli che ha creduto in un vitigno figlio di quell'epoca (ottenuto dall'incrocio tra il Sauvignon ed uva americana), facendone stilare la scheda ampelografica da un luminare dell'Università di Piacenza e brevettandolo come vitigno di famiglia. Un vitigno di confine sotto molti aspetti, sia concettuali che geografici. Un vitigno che, alla vinificazione, può presentare molte gradite sorprese dalle intensità pari o forse superiori allo stupore che ho provato leggendo questo bellissimo post. Complimenti Marco.
- Luca Risso di TheWineBlog.net ha invece descritto un prodotto meno stravagante ma non per questo meno interessante: la Malvasia Novae 2005 della Cantina Cerveteri. La particolare tecnica di vinificazione tendente a salvaguardare la composizione qualitativa dell'acidità fissa rende questo vino ricco in freschezza e piacevolezza. Il complesso aromatico tipico delle malvasie (e quindi di questa bella malvasia laziale) chiudono il quadro di un perfetto vino estivo. Complimenti Luca.
- Luciano Pignataro ci ha invece riportati in Campania, facendoci respirare le atmosfere della Costiera Amalfitana, con la famosa colatura di alici di Cetara ed i cartocci di pesce fritto (in Campania chiamati "cuoppi", con vari significati) che rappresentano la tradizione di tutte le coste del Mediterraneo. Luciano, in questo idillio, ci ha sorpresi con un bel post sul Selim 2006 Spumante capsula nera dei Viticoltori De Conciliis di Prignano Cilento. Luciano descrive con attenzione questo spumante (ottenuto con uve delle cultivar Fiano ed Aglianico) in grado di mettere in discussione molti pregiudizi sugli spumanti campani e meridionali, ponendo il lettore nella predisposizione e nell'attesa di trovarsi in riva al mare con un cuoppo (il cartoccio di pesce fritto, non la donna o l'uomo spregevole!!!!) ed un bel calice di Selim. Nel rosso sfondo di un tramonto di mezza estate. Complimenti Luciano.
- Mirco Mariotti di Blog&Wine ha iniziato il suo post facendo una panoramica sulle numerose cultivar di bianchi autoctoni dell'Emilia Romagna, andando a focalizzare la sua attenzione per un vitigno che per me rappresenta un mito, l'Albana, regina della Romagna. La scelta di Mirco è ricaduta sull'Albana secca DOCG "Compadrona" 2005 dell'Azienda Poderi delle Rocche. La descrizione di questo bravo blogger si sofferma sulle peculiarità del vitigno, le cui bucce sono molto ricche in polifenoli, tanto da rendere necessarie alcune accortezze nei processi di vinificazione, in modo da rendere le caratteristiche della cultivar dei veri punti di forza. I profumi e la ricchezza in glicerina dei mosti dell'Albana fanno il resto, rendendo possibile l'ottenimento di un vino piacevole e longevo, ottimo compagno di una buona piadina imolese. L'attenzione al territorio ed alle tradizioni rendono questo blogger molto interessante. Complimenti Mirco ed in bocca al lupo!!!
- Jomar Brustolin di QVinho, direttamente dal Brasile, ha descritto nel suo post il Lurton Torrontes 2005, prodotto in Argentina. Il suo articolo è scritto interamente in portoghese, lingua della quale non ho purtroppo dimestichezza. Ringrazio comunque l'amico Jomar che, con la sua partecipazione, ha dimostrato ancora una volta il carattere universalista e paritario della rete ed ha sancito il profilo internazionale del vino dei blogger. Complimenti Jomar. E grazie.
- Massimiliano (Max) Cochetti di Wino, ovvero Marketing di Vino, ha invece parlato, nel suo post, di un vitigno simbolo della freschezza più (meritatamente) blasonata espressa dall'enologia italiana: il Prosecco. Quello descritto da Max è il Borgo Fur di Sorelle Bronca, Colbertaldo di Vidor (TV), chiuso con la classica legatura a spago. Max parla con completezza dei profumi di questo Prosecco e del suo gusto che ben si armonizza con il clima caldo che tutti si aspettano per l'estate. Complimenti Massimiliano.
- Terence Hughes di Mondosapore è assente giustificato.
- Pierluigi Salvatore di Vini dal Mondo ha realizzato un post sul Bogdanu?a prodotto dalla Vinarija Plan?i? di Svir?e (Isola di Hvar, Croazia). Il Bogdanu?a è un vitigno autoctono della Dalmazia, il cui nome significa "dono del Signore". Scusatemi se, come usa fare Maradona, mi sono appena citato in terza persona!!!
Questa edizione è stata caratterizzata dalla presenza di molti vitigni interessanti, alcuni molto blasonati ed altri poco conosciuti, portati alla ribalta dalle descrizioni appassionate dei blogger di questa settima edizione. Due i vini spumanti menzionati. Molto piacevole, a mio avviso, anche il profilo dei produttori oggetto dei post, tutti poco conosciuti dal grande pubblico. Questi viticoltori sono quindi stati menzionati non in relazione alla loro "influenza politica" ma in base alla passione per il loro lavoro concretizzata negli ottimi prodotti espressi. Un vero successo del blogging indipendente. L'aspetto geografico è stato davvero interessante, con un sostanziale equilibrio tra il nord ed il sud della penisola e tra i bacini tirrenico ed adriatico. I vini descritti sono stati prodotti nei seguenti territori: Campania (2), Emilia Romagna (2), Toscana (1), Veneto (1), Lazio (1), Argentina (1) e Croazia (1). Tre vini del nord Italia, due del centro, due del sud, quattro del versante tirrenico, quattro del bacino adriatico. Ed uno dal continente americano. Davvero un bel mosaico di profumi!!! Voglio infine ringraziare i protagonisti di questa bella giornata per la passione dimostrata nella divulgazione enologica corretta e senza condizionamenti, passando il testimone al bravo Mirco Mariotti di Blog&Wine, al quale spetta ora l'onere e l'onore di organizzare la prossima edizione del vino dei blogger. La numero 8!!! Allora cosa dire??? Buona Salute a Tutti!!! Pierluigi Salvatore. | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/01/2008, 13:06] | luca 6-13 |  |  Labirinto di Leonardo
Continua su Divinando la pubblicazione dei racconti segnalati per il Concorso letterario di Villa Petriolo, edizione 2008.
I complimenti di Villa Petriolo ad Andrea Ciresola, autore del racconto "Luca 6-13".
Andrea Ciresola, nato a Verona nel 1961, vive la sua vita a Monteforte d'Alpone (VR) con la moglie Gabriella e i figli Alice e Alberto. Si occupa di restauro e conservazione delle opere d'arte dal 1982, anno in cui diventa artigiano. Da sempre coltiva la passione del comunicare, realizza infatti opere di arte visiva, teatro e scrittura. Ha messo in scena la commedia "Buono da morire", pubblicato il romanzo "Una fragola per capello" (Perosini editore) e il racconto "Vangog" (edizione ETS/Perosini editore). Nel 2007 ha vinto il premio letterario Villa Petriolo "I paesaggi del vino" ed è stato fra i vincitori del XXV Premio Firenze.
racconto
"LUCA 6-13"
di Andrea Ciresola
« Chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli »
Si fa presto a dire Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni. Ultima cena, Vangelo, in nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, amen! Per quanto mi riguarda la storia dei Dodici Apostoli segnò tutta la mia vita e non per eventi di fede. Tutt?altro. La vicenda ebbe inizio molti anni fa, in un pomeriggio passato a Sotheby?s dove all?asta vennero battuti alcuni dipinti del Seicento italiano. Londra ama il Seicento italiano. Anch?io.
La Direzione di M.me Tussaud?s, il museo delle cere, si risentì di quella mia ennesima assenza, tuttavia lasciai il laboratorio di restauro di cui ero il responsabile, per uscire dal portone secondario e dileguarmi tra la gente a passeggio. L?asta più appassionante quel pomeriggio fu per un dipinto, scuola di Annibale Carracci, 76x85 olio su tela, dove vi era rappresentato un curioso labirinto di vigne, tralci e grappoli d?uva. L?immagine del vigneto, notturna e dominata dal candore della luna, riportava nel cielo nuvole aggrovigliate, ora in luce ora confuse con la notte. Forme riconoscibili di donne, abbracci, amori saffici. ?Centonovantamila uno, centonovantamila due, centonovantamila tre! Il labirinto, olio su tela di scuola italiana è aggiudicato al signore là in fondo, con i capelli bianchi per centonovantamila euro. Grazie!? Il signore là in fondo con i capelli bianchi rispondeva al nome di Giorgio Antelami e quando mi avvicinai per congratularmi con lui, la mia vita cambiò. Ad un primo sguardo, l?avevo definito, come tutti quelli che lo avevano conosciuto, un uomo d?altri tempi. La famiglia Antelami vantava un albero genealogico piantato in terra ben ottocentosedici anni prima da Antelamo Antelami e Isadora di Altavilla e da allora la stirpe aveva fatto storia con personaggi di eccellenza.. Nonostante lo stile antico Giorgio Antelami fu uomo invece che seppe coniugare tradizione e modernità attraverso l?uso moderato di genio e sregolatezza. In questo non si smentì nemmeno nella sua uscita da questo mondo. ?Collezionista d?arte?? chiesi quel pomeriggio a Sotheby?s. ?Produco vino! Italia.? rispose secco, ma in quel dare la mano e ritrarla, proferire parole e accenti, qualcosa, non so cosa , fra di noi accadde. Lo servii per ben ventidue anni. Il primo maggio di un anno qualsiasi l?uomo fu trovato riverso sulla scrivania preferita con a fianco un bicchiere di vino rosso decantato da una bottiglia del 2004. Una vendemmia memorabile che le Cantine Antelami avevano interpretato con un Chianti leggendario. Davanti alla bara in legno di ulivo, nella camera ardente c?era il foglio con le sue ultime volontà e la gente sfilò davanti alla salma e al testamento con uguale rispetto e commozione. Le onoranze funebri avevano lavorato in modo perfetto, utilizzando gli stessi abiti dell?ultimo giorno come previsto dal signor Giorgio. La salma sembrava una statua. Per arrivare alla villa, i mezzadri delle sue terre, quelli degli altri proprietari, le autorità, le amanti e le mogli, gli amici, insomma tutti avevano percorso a piedi un sentiero che scriveva le iniziali del suo nome sulle colline nei pressi di Firenze. G. A.
Anche oggi tutto mi riporta a quel pomeriggio londinese quando, in men che non si dica, mi convinse a trasferirmi a casa Antelami nel cuore dell?Italia per realizzare un vigneto con la forma di quel labirinto. Ci vollero un paio d?anni e non fu nemmeno difficile. Altra cosa, invece, fu realizzare il progetto che il Marchese aveva espresso nel testamento: bisognava, dopo la sua morte, convincere i dodici proprietari confinanti con le terre delle Cantine Antelami a percorrere il labirinto per scoprirne il segreto. Una volta usciti dal vigneto e carpito l?arcano avrebbero potuto acquisire quella parte di terre confinanti con la proprietà dell?Antelami. Se non ci fossero riusciti avrebbero dovuto affidarsi al destino che la sorte (e il viaggio nel labirinto?) avrebbe scelto per loro e il pegno di consegnare i vigneti alle Cantine Antelami. Il signor Giorgio Antelami nel testamento fece assumere ai dodici confinanti il nome degli apostoli e questi accettarono la sfida. Cosa nascondeva il labirinto? Di forma rettangolare, duecentodieci metri per duecentonovantasette, il labirinto di viti occupa tutt?ora il lato est del grande brolo della villa e arriva fino al giardino all?italiana, dove una tauromachia di roseti racconta storie di toreri e belle donne. Un?invenzione rinascimentale con varietà di rosa che inebriano i sensi fin dentro le stanze della villa e, ovviamente, nei meandri del labirinto. I filari di vigna sono disposti con misteriosa geometria e da un ingresso si accede, se si riesce a scoprire la strada, nel cuore del labirinto dove si trova una torre senza finestre, costruita in blocchi di marmo Carrara. Un solo ingresso; da una scala esterna si accede sul tetto della torre ad un terrazzino utile per individuare la via d?uscita. Un labirinto di Sangioveto, Canaiolo, Malvasia con qualche pianta di Trebbiano, disposta qua e là secondo le storiche indicazioni del Barone Bettino Ricasoli descritte in un documento della metà dell?Ottocento di proprietà del signor Giorgio. Piante disposte ad arte, discusse, scelte, amate. Pensate. Gli apostoli entrarono, uno alla volta, uno per anno nella stagione dell?uva matura, a metà settembre, andando incontro al loro destino, pieni di speranza. Sicuri della vittoria. Per nessuno di loro fu così. Dopo che Pietro fu entrato, alle 14 del nove settembre e dopo che tutto il mondo l?aveva visto in religioso silenzio prima sul terrazzo, poi nella torre e aveva atteso la sua uscita fino a notte tarda tanto da azzittire le cicale prima e grilli poi? dopo tutto questo, la gente se ne tornò a casa rinchiusa nei suoi pensieri, ma sicura che l?Apostolo Pietro non sarebbe più tornato. Gli stessi pensieri ebbero per Andrea, Matteo e Giacomo e poi per tutti gli altri. E quelli furono giorni di silenzio per le cicale e i grilli. Pur sapendo quale rischio potevo correre, ma con un inconfessabile segreto che mi ero portato nel cuore per ben dodici anni, il tredicesimo settembre di quell?incredibile serie, fu il mese del mio ingresso nella selva di Sangioveto e Canaiolo e Malvasia. Trebbiano qua e là. Piante di rose damascene, della rara varietà purpurea, modellavano i corpi dei toreri e la chioma di Lucia Bosè. Nell?arena spettatori in visibilio. Settembre. Entrai.
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| [06/16/2008, 17:53] | |  | Alla conquista del grande Nord
Dopo una settimana dal ritmo decisamente sostenuto, sono di nuovo nella mia piccola e tranquilla cantina, a tirare le fila di questo tour promozionale e cercare possibilmente di concretizzare qualcosa. I contatti sono importanti, ma se non restano solo contatti è decisamente meglio. ;-) Durante la 1a tappa ad Helsinki il tempo libero è stato davvero poco, ma ho cercato di fare la stakanovista (naturalmente ci sono pure portata e poi le ore di luce lassù sono moltissime adesso...) e vedere il più possibile di questa città pulita, ordinata, interessante. Ecco la cattedrale bianca di Helsinki, che rispecchia il lindore della capitale finlandese. Stoccolma mi è sembrata ancora più bella della volta precedente; sicuramente il fascino maggiore va imputato anche al fatto che la visita precedente risaliva a febbraio, quando il freddo è davvero pungente e la neve non manca mai. D'estate è invece una città vivacissima, piena di giovani, con tanti bei locali in cui bere qualcosa all'aperto; è cosmopolita ma allo stesso tempo sicura e pulita, in soldoni un posto in cui vivere. Il nostro workshop si è svolto nelle opulente, scenografiche e quasi claustrofobiche sale del Grand Hotel, ma vi assicuro che in generale l'impronta è decisamente più minimalista... Non lontano dal mio hotel, ho scovato un curioso mercato coperto, in cui avrei letteralmente saccheggiato ogni banco; pesce freschissimo, tra cui l'immancabile salmone preparato in svariate fogge, dolci speziati, fiori...un paradiso di profumi e sapori. 
Infine, Oslo. Che francamente mi ha sorpreso per la scarsa pulizia, il disordine, la quantità di personaggi dubbi che mi hanno fatto sentire a disagio e di sera perfino insicura. La mia immagine di Norvegia era distante anni luce da ciò che ho trovato.
Tuttavia, meritano una nota ampiamente positiva il fiordo, con le celebri casette colorate ed il porto, in cui si concentra la movida, brulicante di gente ad ogni ora del giorno.  
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| [08/02/2008, 13:47] | the days of wine and roses... |  |  "I giorni del vino e delle rose" di Luigi Bellucci è tra i racconti segnalati del concorso letterario di Villa Petriolo. Complimenti all'autore!
Luigi Bellucci è nato a Verucchio (RN) nel 1949 e risiede a Genova. Nel 1957 dalla Romagna i genitori, ristoratori, si trasferiscono a Genova. Luigi dà una mano nel servizio, ma nel 1972 si laurea in ingegneria elettronica e lavora come esperto di elaboratori e consulente. Dal 1995 è libero professionista. Dal 1997 è membro CCIAA delle commissioni di assaggio dei vini DOC e del panel dell?olio e partecipa a numerose selezioni di vini e oli in Italia. Sul sito www.tigulliovino.it, nella rubrica Viaggi, scrive le sue cronache minuziose in Italia e in Europa.
racconto
"I GIORNI DEL VINO E DELLE ROSE"
di Luigi Bellucci
?Cazzo se brucia il vino sulla pelle? e intanto soffiava sulla ferita appena aperta per attenuare il dolore mentre lui con estrema parsimonia faceva cadere ancora qualche goccia di liquido rosso da quella bottiglia straordinaria che suo padre custodiva così gelosamente. Quel brachetto aveva dei profumi di rosa che salivano dal ginocchio di lei e lo eccitavano ancora di più di quanto non facesse la vista della coscia mezza scoperta sotto la gonna a fiori.
Lei si era alzata particolarmente allegra, forse per il sole che brillava già alto nel cielo o forse per qualcosa di magico che volava nell?aria quel giorno, o forse perché c?era nell?aria un profumo di fiori, di mosto, di vino nuovo. Aveva voglia di regalare a qualcun altro la sua gioia, così prese la bicicletta sotto al portico, appoggiata alla porta del granaio, vi salì energica e iniziò a pedalare verso la Fratta. L?aria le lisciava le guance. Era calda e piacevole, si infilava nelle maniche corte del vestito e le accarezzava la pelle, risaliva sulle gambe in movimento e le faceva provare sensazioni quasi dimenticate di quando da bambina aveva iniziato a pedalare con l?aiuto del nonno. La strada cominciava poi a degradare molto lentamente e la bicicletta aumentava pian piano la sua velocità, ma la prudenza quella mattina non faceva parte dei suoi pensieri. Sentiva il rumore delle gomme che schiacciavano il pietrisco della carreggiata e quello scricchiolare strano e continuo dava gioia alle sue orecchie e a tutto il suo corpo e la pedalata era sempre più sciolta. Alla curva del Doccio non ricordava quella strettoia, il rumore improvviso che si avvicinava e aumentava spaventò una innocua biscia nera che se ne stava a prendere il sole sul bordo alto della scarpata e la fece scivolare verso la ruota anteriore che stava arrivando veloce. Fu un attimo perdere il controllo del mezzo e ritrovarsi, dopo uno zigzagare di una decina di metri verso la casa vecchia del Doccio, sdraiata a pancia sotto sul lato erboso della carreggiata, proprio vicino alla rete che separava la strada dall?orto, che stava proprio di fronte alla casa, con il grande noce al centro. Non era svenuta ma le ginocchia le bruciavano terribilmente e la bicicletta era rimasta in mezzo alla strada biancastra, a qualche metro da lei.
Lui era ancora stanco stamattina. Ieri aveva raccolto uva nel campo tutto il giorno. Forbici e mani nerastre e ceste riempite e tagli e ciocche sulle dita. Non ne poteva più. Ma non avevano ancora finito e dovevano per forza completare il raccolto in quella vigna perché l?uva era matura al punto giusto e bisognava tirarla via tutta. La stanchezza lo aveva tenuto a letto un po? più a lungo. Si era alzato e guardando dalla finestra della camera aveva visto gli altri già giù nella vigna. Un senso di rimorso lo aveva preso mentre si scaldava il caffé che la zia gli aveva lasciato nel tegame sul fornello e si tagliava dal violino una fetta di prosciutto crudo da accompagnare a un pezzo di pane del giorno prima preso dalla madia nel corridoio tra la camera e la cucina. Non stava pensando a nulla quando uscì di casa per andare giù nella vigna a fare la sua parte. Si stava tirando dietro la porta verde quando senti un tonfo strano alle sue spalle e uno strano rumore di lamiere sull?asfalto. Si girò di scatto e intravide al di là della rete dell?orto una sagoma dolorante. Per istinto corse lungo i dieci metri che lo dividevano dalla ragazza e la vide con la faccia a terra e le mani allungate sull?erba a proteggersi istintivamente il viso dalla caduta improvvisa. Capì che era proprio lei ed era quasi imbarazzato ad avvicinarsi per aiutarla ma si fece coraggio. ?Ti sei fatta male??. ?Cacchio! Se non cadevo stavo meglio!? rispose lei cercando di alzarsi. ?Ahi, ahi, ahi! Le ginocchia!?. Lui vide per primo il ghiaino della strada sporco di sangue. Le due rotule di lei erano rosse e lembi di pelle sollevata si mischiavano alle piccole pietruzze che la pressione del suo corpo aveva fatto quasi incollare alla carne. Le mani di lei erano messe anche peggio. ?Aspetta, che prendo qualcosa per disinfettarti. Non ti muovere di qui?. Lei si mise seduta per terra, sull?erba, con le spalle appoggiate alla rete morbida dell?orto. Raccolse le ginocchia ferite vicino al volto e iniziò a soffiare lentamente sulla carne delle palme e delle ginocchia, da cui usciva lentamente il sangue rosso. L?ombra del grande noce la proteggeva dai raggi del sole che ormai era alto nel cielo sopra di lei. Lui corse veloce verso casa, ma istintivamente non entrò, prese invece la porta della cantina.
Afferrò quella bottiglia di vino rosso sul coperchio di una botte che aveva aperto la sera prima per un assaggio e prese anche i due bicchieri di vetro, quelli piccoli e robusti, col fondo pesante. Corse fuori sulla strada dove lei si stava dando da fare per togliersi i sassolini dalle ginocchia con un fazzolettino a fiori ricamati che portava nella tasca del vestito e continuava a soffiarsi sulle ferite per sentire meno dolore. La gonna era scesa a metà coscia e mentre lui si inginocchiava al suo fianco non potè non godere della vista di quella coscia bianca che altre volte aveva desiderato accarezzare, ma il primo pensiero andò alla cura delle ferite.
Posò i due bicchieri sull?erba, prese la bottiglia per il collo e versò un dito di vino in entrambi. Afferrò deciso il primo bicchiere e lo porse a lei. ?Bevi che ti farà bene. Ti fa passare la paura della caduta?. Lei prese il bicchiere con le tre dita della mano destra perché il palmo le faceva ancora troppo male. Intanto lui buttò giù di un fiato il suo. Ne aveva più bisogno di lei perché questo incontro imprevisto e improvviso lo aveva sconvolto, ma era riuscito per miracolo a mantenere il controllo, apparentemente. Mentre lei sorseggiava timorosa dapprima e poi soddisfatta quel liquido rosso con quel buon profumo di rose che non aveva mai sentito prima, lui si fece coraggio e, tenendo il pollice della mano destra sull?apertura della bottiglia, la inclinò per spruzzarne sul ginocchio di lei, ma il liquido uscì con troppa velocità e andò a macchiare la gonna di lei un po? sollevata sulla coscia. ?Ma cosa combini?? gridò lei stizzita e stava per alzarsi, ma le ginocchia e le mani le facevano ancora troppo male e lui corresse subito la posizione del pollice e la direzione del liquido che usciva indirizzandolo verso il ginocchio più insanguinato: ?Scusami, scusami. Vedrai che ti fa passare il bruciore e poi ti disinfetta anche. Me lo ha sempre detto, mio nonno, che il vino è un toccasana per le ferite?. Anche per quelle del cuore, aggiunse nei suoi pensieri per completare la frase. Lei lo lasciava fare. Le piaceva quel suo armeggiare impacciato tra la sua gonna, le ginocchia ferite, il suo fazzolettino ricamato che usava come garza, la bottiglia da cui uscivano con grande parsimonia le gocce di quel liquido rosso che lei intanto stava sorseggiando con piacere. ?Me ne versi due gocce sulle mani, che mi bruciano??. Lui la guardò negli occhi e mentre le gocce di vino scivolavano sulle palme rosse e ferite le trasmise tutto il suo amore. Senza staccare gli occhi uno dall?altra dalla bocca di lei uscì un?altra richiesta: ?Me ne versi ancora un dito??. Non si fece pregare, riempì prima il bicchiere che lei teneva in mano e poi anche il suo. Sempre guardandosi negli occhi ognuno centellinava quei sorsi che davano piacere al naso, sollievo alle ferite esterne e interne, incantavano le papille in bocca e portavano un calore nuovo giù per la trachea fino allo stomaco. Istintivamente i bicchieri furono posati sull?erba, i visi si avvicinarono lentamente e le labbra si incontrarono calde e profumate di rosa. La lingua accarezzava dolcemente la bocca dell?altro mentre la mano di lui saliva lenta a sollevare la stoffa a fiori della gonna ampia in cerca della carne calda sui fianchi. | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/26/2008, 02:45] | Menzioni e riconoscimenti di Terroir Vino 2008 |  | Ecco i riconoscimenti che le due commissioni degustatrici di TigullioVino.it assegneranno durante Terroir Vino, la Quarta Edizione di TigullioVino.it Meeting, lunedì 16 giugno 2008 a Palazzo Ducale, a Genova. Qui di seguito le eccellenze assolute e i riconoscimenti per l'ottimo rapporto qualità / prezzo che verranno assegnati dalle due commissioni degustatrici di TigullioVino.it durante la Quarta Edizione del meeting. Numerose anche le aziende che sulla base della costanza qualitativa negli anni, sono state mantenute all'interno della rosa qualità che consente la partecipazione all'evento. Oltre alle menzioni sotto elencate, quest'anno verrà consegnato, direttamente al meeting, un diploma di merito ai vincitori di tre premi speciali : 1) Premio azienda dell'anno 2008 Azienda che nell'ultimo anno di degustazioni si sia distinta per l'elevatissima qualità dei propri vini / oli, per la costanza qualitativa su tutta la linea produttiva (non quindi un solo vino buono e molti mediocri ma tutti eccellenti), per il rispetto del territorio e per l'utilizzo di vitigni in particolare sintonia con il Terroir della zona di produzione. 2) Premio miglior vino per rapporto qualità / prezzo Al vino che su tutti quelli degustati dalla nostra commissione degustatrice nell'ultimo anno si sia distinto in modo particolare per l'eccellente rapporto qualità / prezzo, tenuta presente la tipologia, la zona e i quantitativi di produzione. 3) Premio "Una vita per il vino" Ad una persona che abbia dedicato la maggior parte della sua vita al vino e/o al vigneto, con particolare riferimento a coloro che con il proprio lavoro hanno contribuito a salvaguardare un terroir. | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 01:00] | Fiano di Avellino 2007 docg Sannino |  | | Uva: fianoFascia di prezzo: da 5 a 10 euroFermentazione e maturazione acciaioMi voglio soffermare su questo vino, piccola rivelazione dell'estate: è andato in finale a Vini Buoni d'Italia conquistando la Gran Menzione, accompagnato tra l'altro da un rosato Lacryma Christi che si è fermato a Paestum risultando così tra le migliori sessanta bottiglie della Campania. Il bianco è il suo mestiere: mi riferisco all'enologo Mancini, un professionista della vecchia ... | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/04/2008, 13:35] | salmastro, abrasivo, strepitoso |  |  "Salmastro" di Domenico Guarino è tra i racconti segnalati da Villa Petriolo nel concorso "I giorni del vino e delle rose". I nostri complimenti all'autore.
Domenico Guarino è nato a Battipaglia (SA) nel 1968 e risiede a Firenze. Laureato in Storia medioevale, lavora come giornalista a Controradio/Popolare Network. Nel 2006 ha vinto il premio letterario "Raccontare le periferie" del Gabinetto Viesseux e, nel 2007, il premio "Tiziano Terzani - un racconto per la pace". Nel 2008 si è aggiudicato il premio "Cronista dell'anno" dell'UNCI (Unione Nazionale Cronisti Italiani).
racconto
"SALMASTRO"
di Domenico Guarino
'Salmastro... e ... abrasivo!' 'Ma dai! Elegante... fruttato... e... corposo? 'No ti dico: salmastro, abrasivo...E anche... strepitoso. Si, senza dubbio: strepitoso! 'Sì... e poi...'
E poi, come sempre, eri tu a pretendere l?ultima parola, e a me non rimaneva che guardarti. Ridere, spogliarti, o assaporare con sensuale accondiscendenza tutto quello che ti apparecchiavo davanti. In quel piatto di ceramica bianco bordato di rosso e di fiori, che avevi voluto acquistare per forza in quella bottega di Lucca che avevamo trovato insolitamente aperta il Primo di Maggio. Quando tutti se ne stanno a festeggiare la Festa dei lavoratori. E a me sembrava un?offesa solo per quello! Perché, magari a te non te ne fregava niente, ma io a certe cose ci tenevo. Perché ero cresciuto col mito della classe operaia. Delle bandiere rosse svolazzanti nell?azzurropalstico di un cielo infinito e sorridente. 'Il futuro era nostro' pensavo. Lo sarebbe stato, senza ombra di dubbio. In famiglia la pensavamo tutti così. Nonostante la mamma ed il papà andassero regolarmente in chiesa, e a me era toccato pure il chirichetto; che quello dalle mie parti non te lo leva nessuno. Carletto: ecco, lui era stato l'unico. Ma lui era uno Stromilli, e per tutti in paese gli Stromilli erano 'gli eretici'. Miscredenti, bestemmiatori, atei. Gente massiccia, baffuta, con lo sguardo sguincio ed altero. Gente di quel sentore Risorgimentale, che si mantiene inalterato negli anni. Nonostante tutto. Come il vino buono.
?In futuro pensi di rimanere ancora qui o hai deciso di averne abbastanza?? ti chiesi all'improvviso. Girasti lo sguardo verso la finestra, lentamente. Nella penombra della stanza il verde dei campi si stagliava con evidenza translucida. In sottofondo le cicale sacrificavano al sole la propria indolenza componendo in musica tutto il peso della canicola asfissiante. Come fossimo all?Opera, assorti nella contemplazione di un'overture maestosa ed ondeggiante. Alzasti il calice, ed esclamasti con foga caricaturale: ?il mio trono è saldo, signore! Non fuggirò da questa terra che ho conquistato a suon di battaglie e stragi sanguinarie. Rosse e vellutate come questo nettare divino che assaporo con gioia!? E poi di nuovo scoppiasti a ridere. Facevi scorrere il vino sul palmo della mano. Qualche goccia. Abbastanza per formare un piccola pozza. E poi lo leccavi. Come si fa con la nutella. 'Ma non è così che si beve! Lo rovini...' All'improvviso la tua espressione si fece seria. 'Nessuno, nessuno può insegnarti come sia giusto godere delle cose che ami! Nessuno! Capito? Non lo permettere mai'. Mi strappasti di mano la bottiglia e tirasti giù un sorso più deciso. Pian piano, con piacere quasi tangibile - un piacere che quasi sentivo vibrare nel respiro della pelle- lo vidi transitare attraverso la tua lingua e poi in gola. I tuoi occhi brillavano tutta la sensuale pienezza di quell'approdo. Il riflesso profondo, insistente, di un attimo che non voleva scorrere. ?Non ho mai capito cosa ci trovi davvero in me? ti dissi. E fu allora, esattamente allora, che compresi quanto inutile sia cercare una ragione nelle cose che accadono. Mi accarezzasti la guancia con il palmo della mano ?Ma tu sei come questo vino! Salmastro, abrasivo, strepitoso. Come avrei potuto fare a meno di te!? Scoppiammo a ridere entrambi. Poi ricordo solo il freddo delle mattonelle di cotto e la tua schiena bianca che mi sfuggiva, fluttuando attraverso i muri grigi e possenti che mi ricordavano quanto fossi smaccatamente felice.
Camminare non mi è mai pesato. Affatto. Mi è sempre piaciuto sentire il movimento dei muscoli, il lento fluire dei passi. Le lievi frustate dei nervi e quella sottilissima patina di sudore che inumidisce la pelle dopo un po'. Sento scricchiolare la terra sotto i passi. Un crepitare vivace che mi rassicura. In prospettiva vedo la regolare armonia dei filari adagiati come spade fiorite sul crinale dei colli bassi e dolci. Rotondi, come se qualcuno li avesse disegnati con l'ovatta, disponendo i batuffoli ad uno ad uno. Il risultato di un'applicazione millenaria e solerte. Natura e lavoro che si fondono in un intreccio commuovente. Camminare è' uno dei piaceri che ancora mi concedo. Ogni volta che posso. E a pensarci bene anche questo sembra essere diventato un lusso: casamacchinaufficiomacchinacinemamacchinavacanzamacchinaletto. Variante: scooter. O, per i più fortunati: motocicletta. Tu dicevi sempre che il segreto stava nel fare con gusto le cose che si fanno. Cioè: lavorare con gusto, mangiare con gusto, fare l'amore con gusto, ballare con gusto, dormire con gusto. E io che invece avevo dimenticato quanto fosse bello respirare! Che non sapevo più nemmeno baciare una donna. Avevo perso la capacità di sorprendermi. L'avevo smarrita nei rivoli di un'abitudine malvagia e spossante che mi aveva reso tutto conforme alla noia. Eppure non si trattava di ripetizione. No! Non solo di quello almeno. Ciò che veramente mi aveva avvelenato l'anima portava un nome preciso. Si chiamava -si chiama- vigliaccheria. Sì: ero diventato codardo. Sordo. Non avevo più il coraggio di mettermi in gioco. Di rischiare. Non sapevo più affrontare le cose con la giusta generosità, con affetto. Me le facevo scorrere addosso come se nulla fosse. Le sentivo scivolare sulla pelle senza lasciare traccia. Senza affondare i colpi. Tutto molto più facile. Nessuna complicazione, un'apparente imperturbabilità. La sensazione di essere padrone delle cose. Di essere sempre in ordine. Sempre al posto giusto, nella maniera giusta. Non cedere. Non farsi coinvolgere più di tanto. Che cretino! Mi bastò vederti in un pomeriggio qualunque, in un posto qualunque, in un attimo qualunque per rivoltare come un sacco la presunzione della mia autosufficienza. Mi bastò quel battito di ciglia, quelle labbra che sapevano di ciliegia solo a respirarle, quel bagliore setoso ed affilato con cui mi trapassasti assolata e limpida. Mi bastò questo. In un attimo. Aspettavi l'autobus alla fermata della Fornace, di fronte alla vecchia pompa di benzina. La maglietta bianca, la vita stretta, i capelli corti appoggiati vezzosamente sul lato. I fianchi larghi da donna. Quei fianchi che solo le femmine possono avere. Forti, ampi, morbidi. Fianchi che ci avresti dormito un secolo intero sognando le terre dove il fuoco accompagna i tramonti più dolci... Eri una calamita. Attraversai la strada solo per passarti accanto e respirare il tuoi profumo. Fu il primo passo: recuperare l'olfatto! Sapevi di rose.
Raspi, acini, pigne, tannino, sulfiti, fermentare, rovere: il suono forte e l'inconsuetudine elegante delle parole che hanno a che fare con il vino. Suoni antichi. Lenti. Che richiedono attenzione. Ci sono parole che hanno il dono di meravigliare. Come 'stropicciato' La adoravi, quella parola. 'E' dolce e spigolosa insieme. Sa di neonati addormentati in lenzuola di lino' dicevi. E come sempre accompagnavi le frasi con il movimento delle mani. Quelle mani bianche affusolate e scarne con cui accarezzavi i miei sospiri quando i nostri corpi si stringevano nell'aria frizzante di una sera di maggio. Quella sessa aria che ora respiro aspettando che tu torni. Con te ho imparato il gusto dell'attesa. Sentirsi aggrappato agli attimi che scorrono, mentre il tempo passa.
'Arrivo: le sette e quarantatrè di martedì sera': solo un sms. Scarno essenziale, defintivo. Come le cose veramente preziose. Semplice. Come un calice di cristallo. Come tutte le cose che ti appartenevano. Fermo sulla soglia mi godo la brezza ed il rigoglioso sbocciare degli umori. Le viti sonnecchiano in lontananza. Gli ulivi ondeggiano di brezza leggera. Sarà il sole a render loro giustizia. Con calma. Spietato e dolce: lavorerà a lungo perché l'autunno possa godere dei frutti migliori. I grappoli a quel punto saranno carichi e noi potremmo mangiarne, e berne. E potremmo farceli scorrere addosso gustando il loro lieve solletico tiepido. Fino a mordere i chicchi ad uno ad uno. Assaporando lentamente il pretenzioso elastico della buccia, la vorace e papillosa frescura della polpa, e l'amaretto docile dei semi tra i denti. Sarà il tempo a regalarci tutto questo. Basterà saper aspettare. Con calma. Con la dovuta calma. | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/01/2008, 09:17] | WineWebNews: aspettando Winot? |  | Ho volutamente scelto questa immagine, tratta dal Wine Camp blog dell?ottimo Craig Camp, che ritrae i cerchi dei carri formati dai cow boys in attesa dell?assalto dei pellerossa per illustrare l?uscita di oggi di WineWebNews, la rassegna stampa delle notizie più interessanti su vino ed enologia apparse negli ultimi sette giorni sul Web (siti Internet e wine blog) che realizzo per il sito Internet dell?A.I.S. Mi è piaciuta tantissimo questa metafora dei tavoli in cerchio o a U paragonati alla posizione di difesa usata nel Vecchio West usata per descrivere la particolare atmosfera che si respira in occasione di grandi degustazioni dove ?il format è sempre lo stesso, una grande sala di un hotel con tavoli sistemati come i cerchi dei carri formati dai cow boys in attesa dell?assalto dei pellerossa? e una terribile ressa di gente che t?impedisce di degustare seriamente ed ?è difficile pensare ad una situazione peggiore per giudicare un vino?, perché ?una degustazione seria non è in programma ed è inutile aspettarsela?. Si tratta, invece, solo di ?un party anche se in fondo non c?è nulla di male a concedersi un po? di tempo in compagnia di buoni vini?. Un clima a metà tra il saloon, il Deserto dei Tartari di buzzatiana memoria, magistrale esempio della rappresentazione della vita come attesa di un grande ?evento? che non si sa mai se si manifesterà e se sarà davvero tale, e le metafisiche attese di Godot del Waiting for Godot o En attendant Godot di Samuel Beckett, dove spesso non accade niente e quel che accade, con il clima di divertita kermesse e niente più, non ci piace particolarmente? C?è però molto altro in questa puntata che vi invito ad andare a leggere, la tentazione di Michele Marziani (e un po? mia) di ripartire nientemeno che da Frosinone e da una belle guida dei vini frusinati, il nostro viaggio nel vino italiano, la segnalazione di una bella intervista video al grande Bruno Giacosa, la cronaca di una visita a Maria Teresa Mascarello, un interrogativo malizioso, ma il vino era meglio quando si faceva peggio?, sorta davanti ad una bottiglia di Chianti Classico riserva del 1974, ?i vigneti che fanno la differenza? e la grandezza del vino di Langa, secondo un articolo del Chicago Tribune, le scelte di Tyler Colman, alias Dr. Vino sui vini più adatti a simboleggiare una American way to wine, scorci di Sonoma Valley sbattuti in etichetta e la nascita della Fivi, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, di cui parlerò dettagliatamente in un apposito post. Beh, se volete leggere, qui, credo che le cose divertenti-stimolanti-interessanti non manchino proprio? | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 01:00] | Caselle In Pittari, 7-9 agosto. XXII Sagra del Salame del Cilento |  | | La Sagra del Salame questo anno compie il suo ventiduesimo compleanno, con un successo che si è ampliato di anno in anno fino a renderla una tappa d'obbligo per coloro che in questo periodo soggiornano nelle località turistiche cilentane.La genuinità e la squisitezza dei salumi casellesi sono il fulcro del successo di questa manifestazione promossa dalla Pro Loco di Caselle in Pittari, che anche questo anno mira a far ... | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/20/2008, 02:37] | Terroir Vino 2008 i tre premiati della IV Edizione |  |  Una certezza ce l'abbiamo : il ghiaccio è bastato se abbiamo trascorso la nottata a riversare in piazza qualche quintale di ghiaccio non ancora utilizzato. Un'altra certezza è che alcuni obiettivi sono stati raggiunti con questa Quarta rinnovata edizione. In primo luogo siamo riusciti anche questa volta a portare al Ducale gran parte del mondo dell'enogastronomia in rete con un nutrito numero di giornalisti e di blogger (oltre 80 complessivamente) provenienti da ogni parte d'Italia e dall'estero (Barcellona, New York, Zurigo, ecc..). Sono poi estremamente contento di essere riuscito a ricreare anche in un ambiente estremamente più blasonato - hai detto niente, la casetta del Doge.. - quell'atmosfera informale e rilassata che è e voleva restare connotazione tipica del meeting. Non so se tutti gli espositori sono rimasti contenti, lo spero. Sicuramente ho visto molti sorrisi e molte facce entusiaste il che mi fa ben sperare per il futuro. Onde evitare di ripetermi, rimando al post che ho già scritto su Vinix per un riepilogo completo e per i rinraziamenti mentre qui di seguito segnalo per chi non fosse riuscito a venire, i tre riconoscimenti assegnati al meeting : 1) Premio Azienda dell'anno 2008 all'azienda Marco Sara che nell'ultimo anno di degustazioni si è distinta per l'elevatissima qualità dei propri vini, per la costanza qualitativa su tutta la linea produttiva, per il rispetto del territorio e per l'utilizzo di vitigni in particolare sintonia con il Terroir della zona di produzione. 2) Premio per il Vino dal miglior rapporto qualità / prezzo in assoluto all'azienda Zannotti per il vino "Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Grestio" distintosi in modo particolare per l'eccellente rapporto qualità / prezzo, tenuta presente la tipologia, la zona e i quantitativi di produzione. 3) Premio "Una vita per il vino" a Giulia Mergotti per aver dedicato gran parte della propria vita al vino e/o al vigneto, con particolare riferimento al lavoro investito per la salvaguardia di un Terroir (Cinque Terre) Per maggiori informazioni, foto e video resoconti da Terroir Vino, vi basta andare su I-Vinix e digitare "terroir vino".
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| [04/30/2008, 16:02] | Tenuta Valdipiatta - Adotta una barrique |  | | Lo scorso Vinitaly ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con Sara Passeri che si sta occupando per Tenuta Valdipiatta del progetto “Adotta una barrique“. Si tratta a mio avviso di un progetto interessante dal punto di vista del marketing sia per quanto riguarda la fidelizzazione del cliente - che sappiamo, nel caso del [...] | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/14/2008, 22:51] | Verona Wine Top 2008: i Bardolino premiati |  | Sono 15 i vini bardolinisti premiati nell'edizione 2008 di Verona Wine Top, il concorso enologico voluto dalla Camera di Commercio di Verona. In tutto, la giuria ha premiato con l'eccellenza 107 etichette veronesi. La "Guida ai 100 migliori vini di Verona", completa delle analisi sensoriali di tutti i vini premiati curate da Richard Baudains, corrispondente della rivista "Decanter", sarà disponibile a partire dal mese di settembre e può già essere prenotata scrivendo a winetop@vr.camcom.it, inserendo come oggetto "Richiesta Guida Verona Wine Top 2008" e specificando l'indirizzo postale a cui spedire il materiale. Il materiale verrà spedito a titolo gratuito. Di seguito i top del panorama bardolinista. Bardolino Chiaretto spumante brut 2007 - Vigneti Villabella Bardolino Chiaretto Classico 2007 - Meneghello Bardolino Chiaretto Classico Vigne Alte 2007 - Zeni Bardolino Chiaretto 2007 - Villa Medici Bardolino Classico 2007 - Cantina Caorsa Bardolino Classico 2007 - Lenotti Bardolino Classico Val dei Molini 2007 - Cantina di Custoza Bardolino Classico Vigna Morlongo 2007 - Vigneti Villabella Bardolino 2007 - Ronca Bardolino Rubens 2007 - Cantina di Castelnuovo del Garda Bardolino Classico Vigneti di Ca' Nova 2006 - Sartori Bardolino Superiore 2006 - Villa Medici Bardolino Superiore Colline di Colà 2006 - Bergamini Bardolino Superiore Classico 2006 - D'Aulerio Nicoletta Bardolino Superiore Classico 2005 - Cantina Caorsa | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | www.michelemarziani.org |  | | Appuntatevi l'indirizzo del mio nuovo diario on line, da oggi ufficialmente operativo: www.michelemarziani.org Vi aspetto!... | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/03/2008, 21:51] | HUMBLY requesting your help |  | | Dear faithful readers & other masochists, I am a proud and irascible man, yet one quick to forgive when there's no money at stake, and therefore I turn to you, fellow voyagers on the wine-dark seas, 'umbly beggin' your freely creative assistance in dreaming up a title for the fourth and final Part of my precis of TheLastItalianWineMemoirYoullEverHavetoRead. I have already referred to this concluding segment as an "apotheosis" of sorts, but there is a problem with this: I have never |
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