Questa foto rappresenta una importante realtà vinicola dell'Emilia Romagna, l'azienda Tre Monti di Imola (BO), che ho avuto l'onore di incontrare qualche sera fa durante una cena organizzata...
Un italiano che ha fatto conoscere il vino agli americani. O un genio del marketing, un businessman ancor prima che un vignaiolo. Queste sono solo una piccola parte delle definizioni della ricca e complessa testimonianza della vita di Robert Mondavi,...
From the 23rd Century, near a place in Tuscaremma, called Montalcinapaia.
Q. Montalcinapaia has changed, so it seems. What is the most important change, in your opinion, in wine in the last 200 years? A. For one, we are a dry area, very arid now. Ever since the Wind War of 2059-69, this area has relied more on natural species for their survival skills than for their elegance. But we have found out that if we work in this minimal environment, we can coax a lot out of the soil.
Q. Tell us in the past a little about the wine you are making in your time?
A. Interesting that you would ask, because right now we are seeing an interest in bringing back Sangiovosso to the vineyards. After Castello Banfi was leveled by a tornado ( see picture) and the community decided to establish a wind farm on the property once owned by Banfi, Antinori and Argiano, the area had been left to go wild. The earthquake cycle of 2101-12 also contributed to re-arranging the area. The whole time we had stories of the robots who worked on the windmills telling us about a vine that would grow up on the posts of the giant rotors. But because the area is so hot we rarely send humans out to investigate in the spring and the summer. Anyway, we have been making wine from Frappatocino and Nero D?Avellino, because they seemed more suitable for the region. But we are investigating these wild vines from around the ruins of Banfi?s property.
Q. Any other developments in the past 200 years or so?
A. This area now has been active in growing the blue Agave. We can concentrate the spirit and use it sparingly. Since we learned that drinking more than 2 glasses a day of red wine was harmful, in the 22nd century, we stepped back from overproducing wine and have sought to supplement our farming and our diet with more appropriate products.
Q. Agave, that was pretty drastic wasn?t it, getting a succulent from Central America to replace a large part of your wine production? A. You mean like the tomato and the potato? We were searching for sustainable spirits and agave was best suited to our world. We were very fortunate that the Sicilian grapes did well in Tuscany and that we were able to save them before Southern Italy was forever altered.
Q. Back in 2000, there was a lot of talk about the so called International varieties, Cabernet, Merlot, Syrah, that kind of thing. What has happened to them in your world?
A. When the Chaîne des Puys came back to life and erupted in 2076 in France, that changed everything for Bordeaux and Burgundy. And then 10 years later when Duppacher Weiher spewed, that brought Germany to their knees. We have actually been very lucky in Central Italy. Southern Italy, that is another story. What happened though was that winemakers and farmers were looking for crops to grow that were self sustaining and didn?t need fertilizers and little water.
Q. And what role does science play in winemaking these days?
A. It?s very important. Now we need ways to help the plant work on their own and since enology met nanology it has been a great boost. Now we can develop the grapes, via nanology, to notify the winery when they are ready to be harvested. We harvest berry by berry and so our yields have not really suffered. But because we are now a world population of 63 billion, the demand is still great. Another development is the birth of new fruits that we can harvest in space, the extra-terroir-estrial varieties, like Vitus Veronellus and Vitus Iacuccius. These have been heaven sent. The best (and now, the only) Riesling comes from a space station that circles the moons of Venus, from a variety called Vitus Theisus-Shiroshekar.
Q.What about the idea of alcohol in culture and society?
A. What a strange question. I'm not sure I understand the context. With the world being almost 2/3 Hinduslam and meat eating and alcohol seen as part of a life style for the privileged, this has had some social repercussions. Getting around on the land hover vehicles now is seen as a quaint but particulare? amusement for the Gigglionaires. But really now alcohol isn?t taboo with the eastern religions, it?s more a problem that the governments still try and tax and regulate it, to fund their space colonization programs.
Q. If I could have brought one thing from 2008 for you, what would you have wanted?
A. Water.
Q. If I could give you information from 2008, what would you want to know?
A. Nothing really. We have survived the Wind War, the Tornadic era and we have skirted the Volcanic era. We have been very fortunate. But there is one mystery you might be able to clear up for us. We have these ancient bottles of wine, from the 2003, that we found at the estates where the wind farms now are. One was called Brunello and the other was called Duemilatre. Could you please tell us what those wines were?
Capita di ritrovarsi a mangiare allo stesso tavolo con dei perfetti sconosciuti, e dando un'occhiata in giro scoprire che - oh-oh! che combinazione - i tuoi compagni di pausa-pranzo non sono dei congressisti qualsiasi.
Perché il tavolo è riservato, e i signori sono i vertici dell'OIV: presidente, vicepresidente, direttore generale.
Per ora vi abbiamo parlato solo del Magnolia dell'hotel Lord Byron, ma ora che siamo a due terzi, è giusto parlare del progetto Soft Living Places, voluto e realizzato da Salvatore Madonna. Trattasi di un tris di strutture alberghiere (il Byron, il Plaza a Viareggio e questo Green Park Resort), ognuna accoppiata al suo ristorante gastronomico affidato a un executive chef. Il Green Park Resort è sicuramente la più completa e ambiziosa delle tre... Clicca QUI per proseguire nella lettura dell?articolo >>
L’enchilada è un tipico piatto della cucina messicana e tex-mex.
Enchilada significa “in chili”. Ed infatti, ingrediente fondamentale è una salsa (chiamata, guarda un po’, salsa enchilada) che può essere preparata in modi leggermente differenti. In sostanza, è comunque una salsa fatta con peperoncino secco macinato e salsa di pomodoro (oltre che altri ingredienti come aglio, cipolle etc).
Vediamo velocemente una ricetta per la salsa enchilada che useremo poi per un paio di varianti di enchiladas.
Pelare e tritare finemente due piccole cipolle e due spicchi d’aglio. In un apposito contenitore, unire 250 gr di polpa di pomodoro, due cucchiai di farina bianca, 20 gr di paprica dolce macinata, 1 cucchiaino di cumino macinato, un po’ di pepe nero e frullare fino ad ottenere una salsa omogenea. In una casseruola, scaldare qualche cucchiaio d’olio extravergine d’oliva, unire il trito di cipolla e aglio e fare rosolare. Aggiungere poi il composto freullato, aggiungere un litro di brodo di pollo e cuocere a fuoco lento per circa tre quarti d’ora.
Preparata la salsa, vediamo come usarla partendo dalle enchiladas de queso (ovvero, con il formaggio).
Preparare le tortillas di mais. In una ciotola mescolare 200 gr di formaggio fresco (a vostra scelta) con 50 gr di formaggio tipo edamer. Pulire 4 cipollotti e tagliarli finemente. Unirli al formaggio e condire con sale e pepe. Accendere il forno a 180 gradi. Intanto scaldare qualche cucchiaio d’olio extravergine d’oliva in una padella e passarci velocemente le tortillas da entrambi i lati. Prendere le tortillas, spalmarci sopra la salsa enchilada e cospargere con metà del formaggio aromatizzato in precedenza. Arrotolare le tortillas e sistemarle in una teglia unta d’olio. Ricoprire con salsa enchilada e il resto del formaggio. Cuocere in forno per circa venti minuti, finché il formaggio non sarà ben fuso e facendo attenzione che le enchiladas non si secchino troppo.
Vediamo infine una variante famosa: le enchiladas con pollo. Lessare due petti di pollo e tagliarli molto finemente. Tritare due cipollotti ed unirli al pollo. Condire con sale, pepe e coriandolo tritato. Riempire le tortillas con il ripieno ed arrotolarle. Coprire poi con salsa enchilada e con formaggi tipo edamer tagliato a fettine. Mettere in forno per circa venti minuti.
Questa settimana gùgol news e' stato generoso di notiziole salutiste: sul vino che fa bene, avete presente il genere. Ad esempio, il famoso resveratrolo che, oltre ad aiutare il cuore, rallenterebbe l'invecchiamento (vèdasi, esempio tra tanti, il Washington Post). Quanti tra voi invece soffrono di artrite reumatoide (vi vedo, arzilli vecchietti, che smanettate col computer) potranno trarre etilico giovamento bevendo cinque bicchieri di vino alla settimana - via Agi, stavolta. Buon ultimo, un certo gruppo Espresso tratta del french paradox (mai sentito, scommetto) riprendendo quanto sopra, e cioe' che "il consumo di resveratrolo in alte dosi sia in grado di prolungare la vita negli invertebrati e prevenga la morte prematura in topi in regime di dieta ipercalorica". Credo sia un caso di omonimia con quell'altro Espresso, quello che durante il Vinitaly titolava "velenitaly" infilandoci, in mezzo, vini contraffatti, Brunello, ricchi premi e cotillons.
Ecco i riconoscimenti che le due commissioni degustatrici di TigullioVino.it assegneranno durante Terroir Vino, la Quarta Edizione di TigullioVino.it Meeting, lunedì 16 giugno 2008 a Palazzo Ducale, a Genova.
Qui di seguito le eccellenze assolute e i riconoscimenti per l'ottimo rapporto qualità / prezzo che verranno assegnati dalle due commissioni degustatrici di TigullioVino.it durante la Quarta Edizione del meeting. Numerose anche le aziende che sulla base della costanza qualitativa negli anni, sono state mantenute all'interno della rosa qualità che consente la partecipazione all'evento. Oltre alle menzioni sotto elencate, quest'anno verrà consegnato, direttamente al meeting, un diploma di merito ai vincitori di tre premi speciali :
1) Premio azienda dell'anno 2008 Azienda che nell'ultimo anno di degustazioni si sia distinta per l'elevatissima qualità dei propri vini / oli, per la costanza qualitativa su tutta la linea produttiva (non quindi un solo vino buono e molti mediocri ma tutti eccellenti), per il rispetto del territorio e per l'utilizzo di vitigni in particolare sintonia con il Terroir della zona di produzione.
2) Premio miglior vino per rapporto qualità / prezzo Al vino che su tutti quelli degustati dalla nostra commissione degustatrice nell'ultimo anno si sia distinto in modo particolare per l'eccellente rapporto qualità / prezzo, tenuta presente la tipologia, la zona e i quantitativi di produzione.
3) Premio "Una vita per il vino" Ad una persona che abbia dedicato la maggior parte della sua vita al vino e/o al vigneto, con particolare riferimento a coloro che con il proprio lavoro hanno contribuito a salvaguardare un terroir.
Ci sono giorni nei quali fuggiresti dalla pazza folla piu' rapidamente che in altri; cosi', la settimana scorsa, il mio rappr di riferimento mi propone una fuga di due giorni, lunedi' e martedi', in chiantishire, ed io volentieri m'involo; il tempo di affiggere sulla saracinesca "arrivederci a mercoledi'" e sono in viaggio. Destinazione Fattoria di Nozzole; inutile dire e descrivere cosa siano questi angoli di paradiso in terra; o lo sapete gia', perche' gia' bazzicate l'enomondo (e quindi e' inutile che ve lo racconti) oppure non avete idea di cosa sia questa delizia, per cui narrarvelo attirerebbe sul bloggarolo orrende invidie (bad vibrations).
Comunque sia, mi ritiro dal mondo per due giorni, e per due giorni non ho nemmeno voglia di accrocchiare la connettivita' UMTS al mio adorato, nuovo giocattolo geek; del resto ho solo voglia di fuggire, appunto, di non sapere nulla di alcunche'. Si assaggia, si confronta, si chiacchiera; martedi' mattina, poi, fuori programma, sono a Montalcino (l'azienda ospite ha nelle sue proprieta' La Fuga); a Montalcino, nella rocca, coi colleghi si beve la riserva di Soldera (15 euri il mezzo calice; una piccola felicita' a 15 euri: commovente) e manco a dirlo si discetta di brunellopoli. Uscendo l'occhio si ferma sulla locandina de La Nazione che strilla: dimissionario il presidente del Consorzio; ma che succede, chiedo io. Boh, nessuno sa niente, neppure il dir comm che ci anfitriona; sono a Montalcino nel mezzo dello showdown, ed e' come se fossi in Lapponia. Tutto perche', per due giorni, sono stato alla larga dai blogghe; oggi ovviamente recupero [1 & 2], di ritorno in un mondo pluggato.
Resta solo una vaga nostalgia del forzato ottundimento; via da tutto e da tutti, senza sapere; appena tornato, gia' ri-fuggirei.
Giovanni Fabbri e Paolo Gori da Burde hanno dato prova di quanto si può trasmettere, a chi sa ascoltare, della passione che è in noi. Uno con la sua pasta, l’altro con le sue ricette non si sono risparmiati e insieme ci hanno portati a passeggio tra campi di grano e oliveti, tra pascoli [...]
Concludiamo il mini tour dei tre hotel-ristoranti della catena Soft Living Placese sbarchiamo quindi a Viareggio, nell'ambientazione dello storico hotel Plaza e de Russie a sperimentare la cucina de "La Terrazza". Il prescelto per avviare il progetto è il giovane Alessandro Collavoli, di scuola Pinchiorri, che di sicuro, da quando è qui, ha pochissimo tempo libero...
Chiedo scusa se parlo di Maria, ma è una storia che conosco bene... Mi girano sempre in testa le parole della canzone di Giorgio Gaber quando penso a Il marito muto, primo romanzo di Claudio Castellani in uscita tra qualche...
Quando si tratta di taroccare, non siamo neppure nazionalisti; un grande classico e' lo Champagne fasullo, in realta' banale frizzantino. Hai visto mai che ci porti qualche genere di fortuna, stasera contro la Francia?
Il caldo finalmente ci attanaglia. Continuo a pensare che il miglior rimedio sia un buon libro, al fresco di qualche albero frondoso, sotto al quale magari terminare anche il labor limae sul racconto da inviare per il concorso "I giorni del vino e delle rose"....Il termine è fissato per il 30 giugno. Un consiglio per la lettura, L?abbuffone del grande Ugo Tognazzi. A seguire, la visione de La grande abbuffata di Marco Ferreri.
Dalla presentazione del libro L?abbuffone di Ugo Tognazzi.
Storie da ridere e ricette da morire. Con una testimonianza di Alberto Bevilacqua. Versatile attore e cuoco magnifico, Ugo Tognazzi tenne per anni gustose riunioni conviviali nella sua villa di Velletri, accogliendovi parenti, compagni di lavoro ed amici, che allietava con le sua estrosità di gastronomo e di anfitrione. Per le sue cene, ormai leggendarie, egli attingeva a piene mani dall?enorme frigorifero troneggiante in cucina, zeppo di ogni ben di Dio, considerato come la ?cappella di famiglia?. Questo libro nasce dalla sua inesausta passione per i fornelli e per la tavola imbandita, e dalla sua esperienza di interprete (con Michel Piccoli, Marcello Mastroianni e Philippe Noiret) del film di Marco Ferreri La grande bouffe. E così, alternando un ricordo di gioventù, una saporosa ricetta e il racconto degli episodi ora lieti ed ora malinconici accaduti sul set, il grande Ugo non solo ci insegna che mangiare bene è uno dei più squisiti piaceri della vita, ma ci sorprende anche con la sua bravura di scrittore. Per approfondire: http://www.mensamagazine.it/articolo.asp?id=590
Oggi non potevo essere della partita ma ormai la squadra speciale blogger fiorentini (che sta già lavorando al grande Main Event a Degustibooks il prossimo ottobre) lavora compatta sul web. Grazie al team di Leonardo Romanelli ecco in esclusiva le interviste rilasciate oggi a Leonardo da Simonetta Doni, Alessandro Frassica di ‘Ino e lo chef [...]
C'è un mare, che dell'elemento mediterraneo rappresenta l'ideale e sostanziale prosecuzione verso l'oriente. Uno strano bacino, che agli osservatori poco avvezzi alle discipline geografiche da l'impressione di un grande lago. Ma solo un disattento e colpevole sguardo può travisare la vera natura del Mar Nero. Un anomalo limes climatico, geografico e culturale, nel quale i fenomeni marini, meteorici ed antropici si intrecciano, si combattono e dialogano, come nell'ideale preludio ai limitrofi orizzonti caucasici.
A dispetto del suo aspetto lacustre era molto temuto dai navigatori dei secoli passati, che avevano come riferimento il faro della città anatolica di Trebisonda. Nelle notti buie e burrascose, "perdere la Trebisonda" poteva significare il trovarsi dispersi in un mare insidioso ed inospitale solcato dalle gelide ed indomite correnti provenienti dalla pianura ucraina, abili a rendere le sue acque fredde e scure. Il nome stesso (Mar Nero) pare che sia stato attribuito dai turchi sopraggiunti nell'area per distinguerlo dal meridionale e caldo Mediterraneo, da loro chiamato "Mar Bianco". Con lo stesso criterio, secondo alcuni, pare che siano stati attribuiti anche molti altri topònimi (Nilo Azzurro e Nilo Bianco, la Bielorussia, il Montenegro e l'Albania).
Il clima di questo bacino è in alcuni casi temperato, in altre zone più freddo. Ma in particolari situazioni, dove le catene montuose frenano i gelidi venti del nord, il clima si fa decisamente mediterraneo, con caratteristiche temperate e gradevoli, ideali alla viticoltura di qualità. E pare che alcuni dei ceppi originari della vite abbiano proprio avuto origine nelle regioni costiere della Georgia e della Crimea.
La Crimea, il cui nome ci evoca guerre antiche e cariche avvincenti. La cui terra si rivela sorprendentemente prodiga di vini dolci e pregiati.
I vini di queste terre assumono prerogative antiche, con tendenze diverse da quanto è oramai consolidato nelle enologie occidentali. Difatti, diversamente da quanto avviene per la nostra produzione, la gran parte dei volumi di vini prodotti nell'area è costituita da vini ad alto contenuto zuccherino residuo, ottenuti anche con l'impiego delle anfore nelle fasi di vinificazione ed affinamento.
In occasione del vino dei blogger#12, proposto da Marco Cenci, ho pensato di parlare del pinot grigio 2002dolce (?i?? ??i) prodotto dall'azienda Massandra (????????), situata nell'omonima localitàucraina. Ho cercato, con molte peripezie, di ottenere alcune bottiglie prodotte da queste azienda, il cui nome suscita molte suggestioni nel cuore di ogni amante del mondo enologico. Quando, finalmente, mi sono arrivati questi oggetti da noi pressoché introvabili non ho potuto resistere da un assaggio.
Il fascino del retroterra storico, geografico e culturale che questo vino ha estrinsecato all'assaggio, hanno pienamente ricompensato il disagio di una lunga attesa, ripagandomi con una pienezza di gusto e di aromi di grande eleganza.
Questo splendido vino viene ottenuto con uve della cultivar pinot grigio raccolte in vendemmia tardiva, sottoposte a leggero appassimento ed avviate alla vinificazione in anfora. Successivamente, la prelibata bevanda, subisce un periodo di invecchiamento in legno di due anni dopo di che viene destinato all'imbottigliamento ed all'affinamento in bottiglia. Il grado alcolico finale è pari al 13% del volume (senza ricorso alla pratica dell'arricchimento). Il colore è rosso granato, molto caratteristico. Il profumo è molto piacevole e ricorda il miele ed i fiori degli agrumi. Il gusto è pieno e raffinato, molto dolce, bilanciato da una gradevole nota acida, in un connubio tale da renderlo molto adatto come compagno di un pomeriggio di lettura. Ottimo anche abbinato al consumo di dolci a base di frutta. In Ucraina si usa, ad esempio, degustarlo insieme ad uno strudel di prugne (???????? ?? ???????). La prova da me fatta mi ha dato soddisfazioni davvero notevoli.
Il prezzo??? In Italia non ho parametri economici precisi ma, in Ucraina, viene venduto ad un prezzo di circa 12 euri. Un costo davvero contenuto per un autentico capolavoro.
Allora cosa dire??? Buona Salute a Tutti!!! Pierluigi Salvatore.
NELLE FOTO: VEDUTA DELLA FORTEZZA GENOVESE DI BALACLAVA, ALCUNE BOTTIGLIE PRODOTTE DALLA CASA VINICOLA "MASSANDRA". NEL VIDEO: ALCUNE IMMAGINI GIRATE NELLA STESSA CASA VINICOLA (VIDEO TROVATO IN RETE).
Altro assaggio quasi casuale, ma ancora una volta gradito e molto ma molto interessante. A dispetto della sua vocazione “bianchista”, il Friuli può vantare una buona tradizione di vitigni a bacca rossa. Oltre a cabernet e merlot (che pure qui ben difficilmente si possono dire “internazionali”, anzi sono quasi figli adottivi), il Friuli è terra di uve rosse più o meno autoctone: anche senza andare a parare su curiosità come il piculit neri, il cjanorie o il forgiarin, abbiamo il tazzelenghe, il refosco dal peduncolo rosso, il pignolo, il franconia (non è proprio friulano, ma anche lui è stato adottato) e lo schioppettino. Quest’ultimo, detto anche ribolla nera, è tipico della zona tra Prepotto (il comune in provincia di Udine, non l’omonima località carsica) e Cividale del Friuli, ed è in grado di dare vini assai variegati nelle caratteristiche, ma comunque originali e piacevoli. Ad esempio, si va dall’appassimento concentrato perseguito da Davide Moschioni, alla linearità di Zof di Corno di Rosazzo, capace di colpirmi nel 2000 con uno Schioppettino 1993 vivido e cordiale. L’assaggio di cui parlerò oggi è quello del Colli Orientali del Friuli Schioppettino 2005 di Vigna Traverso, proprio di Prepotto, azienda legata a una famiglia di produttori veneti di grande professionalità. Lo Schioppettino 2005 passa in barrique nuove e usate per poco tempo (7-8 mesi) prima di finire in bottiglia, e poi essere commercializzato dopo congrua attesa. Il risultato è un vino rosso che risulta piacevolissimo anche con questi climi caldi. Il colore è rosso rubino molto intenso ma non concentrato, decisamente trasparente. Al naso si mostra fruttato, ma non di quel fruttato “da barrique”: è selvatico, delicato nei suoi sentori di lampone che finiscono per chiudere su una nota di rabarbaro, china e menta davvero rinfrescante. In bocca corrisponde. Ha una polpa non dirompente ma movimentata, poco tannica, d’una scorrevolezza ammandorlata che appaga e, caso più unico che raro in un vino, addirittura stronca la sete. Buona la persistenza. Accostamenti? A parte le solite carni (bianche, direi), non mi sembra una bestemmia berlo su un boreto alla graesana, la corposa zuppa di pesce della laguna di Grado.
Chianti Villa Petriolo 2006 - DOCG TOSCANADenominazione o vitigno: Chianti D.O.C.G.Produttore: Villa PetrioloUvaggio: Sangiovese, MerlotTenore alcolico: 13°
Narro di un vino dal profumo deciso e caparbio, che sin dal primo sorso ammalia e seduce. Racconto di un vino che infonde calore e colore e sussurra le gesta ed il lavoro di una terra fiera ed antica, dove la storia, le tradizioni si mescolano con la bellezza del territorio dando vita a quell'unica e stupenda regione appellata Toscana. Parlo del vino di un'amica Silvia che più di ogni altra persona testimonia che per realizzare e fare buon vino bisogna entrare in sintonia con il territorio, magnificandolo. Vino risultato di una scrupolosa selezione tra uve Merlot e Sangiovese. Il colore è rosso, intenso, mentre il profumo che maliziosamente inebria, risulta fugace mix di ciliegia e tabacco. Come abbinamento bene con le carni sia rosse che bianche, meglio ad ogni modo con i secondi piatti. La temperatura per gustarlo è attorno ai 18°. È proprio vero che il vino è simile all'uomo e quindi con un'azione sublime, intensa incominciamo ad amarlo. Questo Chianti sembra proprio il partner giusto per una reciproca conoscenza - [Giudizio buono]
Dopo una settimana dal ritmo decisamente sostenuto, sono di nuovo nella mia piccola e tranquilla cantina, a tirare le fila di questo tour promozionale e cercare possibilmente di concretizzare qualcosa. I contatti sono importanti, ma se non restano solo contatti è decisamente meglio. ;-)
Durante la 1a tappa ad Helsinki il tempo libero è stato davvero poco, ma ho cercato di fare la stakanovista (naturalmente ci sono pure portata e poi le ore di luce lassù sono moltissime adesso...) e vedere il più possibile di questa città pulita, ordinata, interessante.
Ecco la cattedrale bianca di Helsinki, che rispecchia il lindore della capitale finlandese.
Stoccolma mi è sembrata ancora più bella della volta precedente; sicuramente il fascino maggiore va imputato anche al fatto che la visita precedente risaliva a febbraio, quando il freddo è davvero pungente e la neve non manca mai. D'estate è invece una città vivacissima, piena di giovani, con tanti bei locali in cui bere qualcosa all'aperto; è cosmopolita ma allo stesso tempo sicura e pulita, in soldoni un posto in cui vivere.
Il nostro workshop si è svolto nelle opulente, scenografiche e quasi claustrofobiche sale del Grand Hotel, ma vi assicuro che in generale l'impronta è decisamente più minimalista...
Non lontano dal mio hotel, ho scovato un curioso mercato coperto, in cui avrei letteralmente saccheggiato ogni banco; pesce freschissimo, tra cui l'immancabile salmone preparato in svariate fogge, dolci speziati, fiori...un paradiso di profumi e sapori.
Infine, Oslo. Che francamente mi ha sorpreso per la scarsa pulizia, il disordine, la quantità di personaggi dubbi che mi hanno fatto sentire a disagio e di sera perfino insicura. La mia immagine di Norvegia era distante anni luce da ciò che ho trovato.
Tuttavia, meritano una nota ampiamente positiva il fiordo, con le celebri casette colorate ed il porto, in cui si concentra la movida, brulicante di gente ad ogni ora del giorno.
Una certezza ce l'abbiamo : il ghiaccio è bastato se abbiamo trascorso la nottata a riversare in piazza qualche quintale di ghiaccio non ancora utilizzato. Un'altra certezza è che alcuni obiettivi sono stati raggiunti con questa Quarta rinnovata edizione. In primo luogo siamo riusciti anche questa volta a portare al Ducale gran parte del mondo dell'enogastronomia in rete con un nutrito numero di giornalisti e di blogger (oltre 80 complessivamente) provenienti da ogni parte d'Italia e dall'estero (Barcellona, New York, Zurigo, ecc..). Sono poi estremamente contento di essere riuscito a ricreare anche in un ambiente estremamente più blasonato - hai detto niente, la casetta del Doge.. - quell'atmosfera informale e rilassata che è e voleva restare connotazione tipica del meeting.
Non so se tutti gli espositori sono rimasti contenti, lo spero. Sicuramente ho visto molti sorrisi e molte facce entusiaste il che mi fa ben sperare per il futuro. Onde evitare di ripetermi, rimando al post che ho già scritto su Vinix per un riepilogo completo e per i rinraziamenti mentre qui di seguito segnalo per chi non fosse riuscito a venire, i tre riconoscimenti assegnati al meeting :
1) Premio Azienda dell'anno 2008 all'azienda Marco Sara che nell'ultimo anno di degustazioni si è distinta per l'elevatissima qualità dei propri vini, per la costanza qualitativa su tutta la linea produttiva, per il rispetto del territorio e per l'utilizzo di vitigni in particolare sintonia con il Terroir della zona di produzione.
2) Premio per il Vino dal miglior rapporto qualità / prezzo in assoluto all'azienda Zannotti per il vino "Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Grestio" distintosi in modo particolare per l'eccellente rapporto qualità / prezzo, tenuta presente la tipologia, la zona e i quantitativi di produzione.
3) Premio "Una vita per il vino" a Giulia Mergotti per aver dedicato gran parte della propria vita al vino e/o al vigneto, con particolare riferimento al lavoro investito per la salvaguardia di un Terroir (Cinque Terre)
Per maggiori informazioni, foto e video resoconti da Terroir Vino, vi basta andare su I-Vinix e digitare "terroir vino".
Quest'anno - prenotando per tempo - sarà possibile partecipare alla serata dopo-meeting che abbiamo organizzato insieme al ristornate "Le Terrazze del Ducale" che si trova proprio sul tetto di Palazzo Ducale, comodo comodo, in modo che dopo il meeting per salire al ristorante sarà sufficiente una rampa di scale o un piano di ascensore.
Gli espositori che si fermeranno anche dopo la manifestazione avranno la possibilità di portare con sé una o più bottiglie alla cena. In questo modo potremo continuare a degustare molti dei vini proposti durante la giornata e contemporaneamente siamo riusciti a contrattare con il ristorante un prezzo abbordabile per tutti (20,00 euro p.p.). Alcuni produttori, poi, ci metteranno le loro bollicine.
Sarà una cena leggera, informale, seduti, a base di focaccia al formaggio, trofiette al pesto, piccoli antipasti della tradizione ligure e dessert, con open bar a disposizione a pagamento fino alle ore 02.00 circa. TigullioVino.it - logistica permettendo - ci metterà anche la musica jazz dal vivo. Il costo per una persona è di 20 euro, fino ad esaurimento posti. La prenotazione, che invitiamo caldamente a fare solo per un numero di persone che si ritiene parteciperanno con certezza, va effettuata direttamente al ristorante Le Terrazze del Ducale (Tel. 010 588 600) tassativamente entro il 12 giugno 2008. Solo in caso di bel tempo ed eventuale disponibilità di posti residui, il ristorante potrà valutare la possibilità di accogliere ulteriori prenotazioni anche il giorno stesso dell'evento.
[English translation at the end of the document] Fonte: ISMEA ISMEA ha domandato a un campione di 601 persone di dire se conoscevano o meno le denominazioni italiane. Ne sono uscite tre classifiche, che vi presento oggi, nelle quali potete avere un?idea della cosiddetta “brand awareness” (licenza poetica) delle denominazioni italiane. Alla fine vi metto i dati anche in forma tabellare se ne aveste bisogno. Sorprese? Beh, qualcuna si anche se saremo tutti molto influenzati dalle nostre preferenze e conoscenze personali. Io trovo il Barbaresco poco conosciuto e il Brachetto d?Acqui molto, poi considererei stranamente sconosciuto il Sagrantino. In linea di massima si puo? dire che la gerarchia DOCG-DOC-IGT e? rispettata: come vedete dal primo grafico, il grado di conoscenza medio delle denominazioni DOCG (le prime 15) e? del 39%, contro il 28% per lo stesso numero sulle DOC e il 13% sulle IGT. Diciamo che la categoria IGT e? obiettivamente poco conosciuta.
Bloggerrando, scovo questo delizioso post su Soffio di maggio. Non resisto e ve lo riporto.
A voi non è mai capitato di dare un'anima alle cose..? A volte mi succede di pensare ai vini che riposano a lungo nella barriccaia di Villa Petriolo...come mi piacerebbe leggere di vini che parlano tra di loro in qualche racconto del nostro concorso letterario....
Eulalia e il supermercato dell' anima
Una prugna secca appassisce, come stanco e oscuro fiore, in un barattolo sullo scaffale. Tra le corsie del supermercato, ormai vicino all? ora di chiusura, risuona una musica insipida, che nessuno ascolta.
Nel banco frigo, le carote invendute parlano con le zucchine del tempo, della famiglia, e della prossima vacanza, mentre un cespo d?insalata si suicida per noia, lanciandosi nel sacco nero. Il riso thailandese racconta i propri viaggi, le amicizie esotiche, la miseria dei campi; intanto le ali di pollo si lamentano della separazione dal resto del corpo: mal comune nel reparto macelleria.
Frattaglie sparse cantano in coro la canzone della vaschetta di polietilene: ogni salsiccia la conosce a memoria, e le braciole intonano, a turno, splendidi assoli in falsetto.
E? bello vedere la panna liquida ondeggiare voluttuosa nel tetrapak: sembra una ballerina col tutu? bianco, e i frollini fanno la fila per un giro di valzer con lei. Panini, pagnotte e grissini fanno la corsa nei sacchi, e i salumi improvvisano un albero della cuccagna pieno di mortadelle, prosciutti e insaccati gustosi.
Liquori e bevande gassate brindano tra loro, e il pecorino sardo canta una nenia piena di malinconia. La nostalgia attanaglia anche le caciotte toscane e il parmigiano, che vorrebbero tornare a casa. Eulalia, in ritardo sulla tabella di marcia, compra dei ravanelli particolarmente allegri e si fa contagiare dal buonumore delle focaccine.
Paga il conto, esce, e non si avvede di un pacchetto di patatine che piange, da solo, in un angolo.
La sangria è una bevanda alcolica a base di vino e frutta di origine spagnola e portoghese. Inoltre, va servita fredda. Per il resto, non esiste una ricetta unica. La sangria è un drink che si fa molto con l’ispirazione, mettendo un po’ di questo e un po’ di quello.
Una versione base (che quindi lascia ampio spazio all’improvvisazione) può essere quella che segue.
Ingredienti: - 1 bottiglia di vino rosso (di qualità, se volete una sangria all’altezza delle aspettative!) - 2 arance - 2 limoni - 2 pesche - 1 cucchiaino di zucchero - soda (o gassosa), circa 25 cl
Procedimento: spremete una arancia ed un limone e versate il succo in una grossa coppa o un’ampia caraffa. Tagliate invece a fettine sottili l’altra arancia e l’altro limone. Mettete anche queste fettine nella coppa. Tagliate le pesche a pezzetti e mettete anche questi nella coppa. Versate anche il vino e aggiungete lo zucchero. A questo punto, mescolate un po’ il tutto e mettete in frigo per diverse ore (la sangria deve essere fredda!). Prima di servire, aggiungete la soda e del ghiaccio.
Come detto, questa è una versione base (molto base) della sangria. Spesso nella sangria si trovano anche altri ingredienti, come chiodi di garofano, cannella, vaniglia, qualche superalcolico (gin, cointreau, rhum, brandy, vodka, etc…), altra frutta (mele, pere, etc.).
Inoltre, in alcune zone della Spagna esiste anche una versione fatta con vino bianco anziché rosso e prende il nome di sangria blanca.
Non esistendo una ricetta ufficiale, è chiaro che un ingrediente chiave diventa l’ispirazione del momento. L’unica cosa davvero importante da tenere a mente è che tutti gli ingredienti (a partire dal vino, ovviamente) devono essere di qualità. Con questo non dico che vada usato del Barolo, ovviamente. Però evitate vini da 1€ al litro, ecco
In particolare, vi consiglio un rosso abbastanza corposo: aglianico, cannonau, primitivo, etc.
Signore e signori, è andata. Inaspettatamente il tempo ci ha graziati, regalandoci una bella giornata di clima mite. A voler essere proprio puntigliosi, nel primo pomeriggio ha piovuto per un'oretta, ma senza fare danni e consentendoci anzi di mangiucchiare uno pseudo-pranzo! ;-)
"Cartolina" di Soave dalla cantina, alle ore 8 di Domenica 25 Maggio: nessuna nube all'orizzonte!
Anche quest'anno Cantine Aperte mi ha dato buone soddisfazioni, sia per quantità di persone (quasi 500!) che per qualità; è sempre un piacere incontrare gente appassionata, che viene a scoprire realtà decisamente di nicchia come la nostra. Significa che c'è ancora chi non beve solo "con l'etichetta", ma con il proprio gusto e il proprio cervello.
Tra l'altro sono venuti moltissimi giovani, a spanne direi che più del 50% apparteneva sicuramente alla fascia 20-30 anni. Un segnale positivo di interesse verso il mondo del vino, alla faccia dei nauseabondi intrugli (che è un delitto chiamare cocktails) propinati in tanti locali notturni.
Due fugaci scatti delle mostre che avevamo allestito nella barricaia sotterranea, a partire dalle etichette create per l'occasione da Federico Paris, uno degli artisti scelti da Lucia Bosè per il Museo de Los Angeles di Segovia. Un artista estremamente professionale e disponibile, instancabile sperimentatore.
Un ringraziamento anche alla giovanissima Yari Grifalconi, pittrice veronese esordiente, che ha impreziosito con le sue tele le nostre sale di degustazione.
WINE & JAZZ NELLA VERDE IRPINIA Musica e Vino, torna per la quarta edizione il Festival Jazz in Collina 2008, a Sant’Angelo all’Esca, dove, nel cuore dell’areale d’eccellenza delle tre Docg campane, Taurasi, Fiano di Avellino e ...
Per chi avrà il tempo di partecipare ai vari convegni in programma al prossimo Vinitaly, ecco una selezione di quelli che avranno per tema gli argomenti trattati in queste pagine. Giovedì 3 aprile Ore: 15.00 - Centrocongressi Europa-Auditorium Verdi Convegno: Il vino nel mercato globale: evoluzione del prodotto e dei luoghi geografici di produzione, trend di consumo e [...]