Decisamente birbone il tema di questo capitolo del Vino dei Blogger, proposto da Massimiliano Perbellini di Wineplanet. Vino del comodino, non inteso come vino che sa di legno, ma come strumento di seduzione, arma di conquista di cuori solitari, bottiglia galeotta di galeotti produttori.
Quanti di voi usano la noce moscata? Io spesso, o almeno ogni volta penso possa starci bene. Questa adorabile spezia mi sembra che spesso sia utilizzata solo nelle solite ricette: quando si fa la besciamella, in alcuni dolci oppure quando si fanno le polpette o i tortellini.
Questa spezia originaria dell’Indonesia, con il suo inebriante profumo dovuto alla presenza di un olio aromatico, può donare ai cibi delle note veramente particolari.
Una ricettina veloce, in cui la noce moscata dà un notevole contributo in termini di esperienza olfattiva è il mango nello stagno. Si taglia il mango a pezzi non troppo piccoli, lo si mette in una ciotola e gli si versa sopra una parte di aperol, una di ginger ed infine si grattuccia a piacere (io tendo ad abbondare) la noce moscata.
Se mentre preparate questa simpatica e voloce, oltre che gustosissima, ricetta avete degli amici con voi, farete una magnifica figura se macinerete la noce moscata con un macinino professionale molto carino. Penseranno che siete dei veri cuochi :p Provare per credere!
Dose per due persone:180 g. di spaghetti n° 5, il succo di mezzo limone non troppo maturo e filtrato, pepe bianco macinato al momento, mezzo cucchiaino di curry mediamente piccante, due cucchiai di ottimo olio d?oliva extravergine, un ciuffo di prezzemolo verde tritato molto finemente e privato dei gambi, 2/3 gocce di worcester sauce, parmigiano grattugiato 50 g. Riempire una pentola d?acqua e portare all?ebollizione salandola solo quando l'acqua comincerà a sobbollire [vi ricordo 10 g. di sale marino per ogni litro]. Intanto spremere il succo di un limone medio non troppo maturo e filtrarne il succo. Mettere il succo in una coppa di vetro, unire il curry, il pepe appena macinato, l'olio d'oliva, il prezzemolo tritato finemente e 2/3 gocce di worcester sauce. Emulsionare per bene con una frusta, come una vinaigrette. Quando avrete ottenuto questa sauce, iniziate la cottura degli spaghetti, scolateli quindi ben al dente e tuffateli in una padella. Unite la sauce al limone ottenuta e mantecateli con il parmigiano finché non avrete ottenuto una certa consistenza e cremosità. Serviteli sia su piatto singolo o pirofilina con una spruzzata di pepe bianco e prezzemolo. Abbinateli con il Bacca verde Col Sant Angelo, con temeperatura attorno ai 10°.
Non ci pensa due volte. Il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Luca Zaia, come anticipato pochi giorni fa, ha nominato il Comitato di garanzia che dovrà coordinare e provvedere alle attività di controllo sulla produzione del vino Brunello di Montalcino.Il decreto, che è il primo effettuato sulle relazioni fra Ministero e Consorzi di tutela, vede il nuovo Comitato così composto: Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, la Federazione che associa tutti i consorzi di tutela del vino, Vasco Boatto, docente di Economia agraria all'Università di Padova e direttore del corso di Enologia presso lo stesso ateneo, nella sede di Conegliano Veneto, Fulvio Mattivi, responsabile del laboratorio di analisi dell'Istituto di San Michele all'Adige, in provincia di Trento, ai quali il Ministro Zaia ha affidato il compito di verificare la piena rispondenza tra Piano dei Controlli e immissione del prodotto al consumo. Il Consorzio è, quindi, esonerato dal suo ruolo, e sarà il nuovo Comitato a dover proporre al Ministro e alle autorità competenti interventi straordinari per assicurare il pieno rispetto delle regole, nel caso dovesse individuare non rispondenze o problemi specifici legati al prodotto.Un intervento che ha come obiettivo primario, è lecito immaginarlo, quello di riportare alto il livello di fiducia nei consumatori e mercati di tutto il mondo, affinché il Brunello di Montalcino non abbia a risentire ulteriormente di un momento indubbiamente difficile e profondamente complesso. Resta comunque il fatto che per il Consorzio del Brunello di Montalcino, per il suo presidente Marone-Cinzano e per tutto lo staff, questo è un messaggio chiaro che, se si vuole uscire dalla crisi e dare un'immagine decisa e affidabile della situazione, soprattutto agli occhi di coloro che hanno posto un chiaro veto alle importazioni, è necessario prendere il controllo in modo chiaro e inequivocabile.Certamente, almeno in questo caso, l'erga omnes, ovvero il ruolo di verifica di tutto il processo produttivo da parte di un Consorzio di Tutela, non ha avuto buon esito. Speriamo almeno che sia motivo di riflessione per tutti.
Pubblico la newsletter della Biondi Santi SPA che riguarda il “RITO” che ha creato la leggenda del Brunello di Montalcino.
E’ ormai una data che gli appassionati si segnano in agenda di anno in anno: “il primo sabato di giugno”, ovvero l’appuntamento al Greppo per la Ricolmatura delle Riserve Biondi Santi. Quel giorno Franco Biondi Santi fa rivivere il rito che suo padre Tancredi ha ideato nel 1927 per prolungare la vita delle Riserve di Brunello Biondi Santi.
Quest’anno è la volta delle vendemmie 1945, 1955, 1961, 1964, 1968, 1969, 1970, 1971, 1975, 1977, 1981, 1982, 1983 e 1985.
Il Brunello di Montalcino Riserva Biondi Santi ha nella longevità una delle caratteristiche di spicco tanto da essere considerato il vino più longevo al mondo; proprio per questo motivo è molto importante la cura e l’attenzione dedicata a queste Riserve, anche quando escono dalla cantina del Greppo.
I tappi usati da Biondi Santi sono composti da sughero della migliore qualità ma che inevitabilmente, con il passare del tempo, può perdere elasticità, asciugarsi e non chiudere più perfettamente la bottiglia, indebolendo la stabilità del vino.
La Ricolmatura, oltre ad essere un rito carico di fascino, è anche un’esigenza tecnica necessaria per conservare al meglio le bottiglie secolari a beneficio dei collezionisti e dei grandi degustatori e non si limita alla semplice sostituzione del tappo. Franco Biondi Santi nella sua cantina, alla luce di una candela e con la perizia di un certosino, analizza una per una le bottiglie da ricolmare per verificarne le condizioni generali e il livello, asporta il leggero strato di cera che copre il tappo e lo toglie delicatamente per procedere all’esame visivo, olfattivo e gustativo (expertise). Con l’ aiuto di una lunga pipetta di vetro (chiamata “ladra”) ricolma le bottiglie con vino coetaneo e le ritappa con sugheri marcati Biondi Santi. Ognuna di queste Riserve lascerà la cantina con la certificazione attestante tutta l’operazione.
Lo scrittore Mario Soldati ha assistito alla Ricolmatura e ne ha parlato con meraviglia nel suo libro “Vino al vino” registrando la sua sorpresa: “Sono rimasto di stucco, come davanti a un piccolo miracolo”.
Le Riserve custodite al Greppo sono state ricolmate varie volte a partire dal 1927: in quell’anno furono ricolmate le Riserve 1888 e 1891. Nel 1970 furono ricolmate le Riserve del 1888, 1891, 1925 e 1945. Nel 1978 furono ricolmate le Riserve del 1955. Nel 1985 furono ricolmate le Riserve del 1888, 1891, 1925, 1945 e 1964. Nel 2000 furono ricolmate le Riserve del 1955, 1968, 1975, 1981, 1983 e 1985. Nel 2001 furono ricolmate le Riserve del 1971. Nel 2005 furono ricolmate le Riserve del 1969.
L’ultima Ricolmatura è avvenuta nel 2007 e, in tale occasione, sono state ricolmate le Riserva del 1970. In queste Riserve non sono mai state trovate bottiglie difettose.
Questa procedura, nata per le bottiglie conservate nella cantina del Greppo, è stata estesa nel 1990 anche alle bottiglie di proprietà dei clienti secondo una cerimonia definita da un Bando di Ricolmatura e dal relativo Regolamento.
Nei 17 bandi annuali di Ricolmatura sono state espertizzate ben 2.860 bottiglie di proprietà dei clienti e 337 non hanno superato l’esame (evidentemente erano state mal conservate).
Queste sono le notizie date dalla Biondi Santi SPA riguardo a questo Rito unico nel mondo del vino. Maggiori informazioni sul sito dell’azienda, e tutto questo alla faccia dei vari Cab-Runello (o Cabernello che dir si voglia) che qualcuno vuole rifilarci con la complicità dei soliti quattro soloni… W il Vero Brunello Max Pigiamino Perbellini
Qualche giorno fa sono stato tra i relatori di un dibattito svoltosi a Gambellara, a cura del locale Consorzio di tutela, sugli effetti dei mutamenti climatici sulla vinificazione in bianco. L'incontro si è tenuto nella sala convegni della casa vinicola Zonin. A dibattito concluso, mentre io me n'andavo nella vicina sede consortile ad assaggiare i Gambellara 2007 coi produttori, una parte dei partecipanti al convegno è andata a fare una visita al museo del vino presente in cantina. E il mitico Max Pigiamino che cosa ci ha trovato nel museo? Una bottiglia di Bardolino del '59, che è tra l'altro il mio anno di nascita. Ora, sempre per iniziativa di Max Pigiamino, Maurizio Grassi me n'ha gentilmente fatto avere una foto, che pubblico in questo post: il Bardolino mio coetaneo sta accanto a una bottiglia di Americano e ad una serie di bicchierini vintage. Bene: il Bardolino '59 è proprio un pezzo da museo. Non vorrei che adesso qualcuno si mettesse a dirlo anche di me...
Stamani ho visto in vetrina nel negozio di alimentari in piazza a Cavoretto delle pesche di strana fattura, mai viste prima, piccole e schiacciate nella forma; incuriosito ho chiesto all'amico Mario...
La scorsa settimana ero a Roma per alcuni impegni di lavoro. Uno di questi impegni si è concluso con aperitivo cena e digestivo al Wine Time, wine bar e ristorante vicino a Castel Sant’Angelo. Questo bel locale si trova infatti in Piazza Pasquale Paoli.
Come aperitivo, ho preso un paio di Negroni. I miei compagni di merende (Alessio, Angelo e Elena: i primi due sono tra i coautori di Drink a drink, Elena invece ogni tanto scrive anche qui su Di vino & cibo) invece si sono scolati un paio di Americani (che Bacco abbia pietà di loro).
Quando Alessio ed Elena ci hanno lasciati per rientrare in Toscana, Angelo mi ha chiesto se volessimo cenare lì o cambiare ristorante. Dato che al Wine Time avevo cenato un anno fa (anche in quell’occasione, Angelo presente) e quindi ricordavo che si mangiava molto bene, ci siamo fermati.
E così, tra un bel tagliere di formaggi e salumi ed un filetto di manzo (rigorosamente grondante sangue), ci siamo riempiti la pancia e sollazzati lo spirito (e magari Angelo nei commenti mi ricorderà che vino ci siamo scolati…).
Per finire in bellezza la serata, due bicchieri di Macallan Fine Oak 18.
Per finire, le informazioni utili: Wine Time Piazza Pasquale Paoli, 15 - 00186 - ROMA Telefono e fax: (+39) 06.68.75.706 E-mail: wine@winetime.it Chiuso la domenica. Orario di apertura: dalle 12.00 alle 02.00
Probabilmente, anzi, togliamo il probabilmente, la migliore bottiglia di bianco della mia vita. E' che non ce n'è, insomma, i Francesi saranno pure superbi, antipatici, spocchiosi, vanitosi, egocentrici e via così però il vino lo sanno fare, mannaggia. E cosa che più mi fa andare in bestia, è che se non avessimo portato noi (cioè, i nostri avi romani) la vite fin lassù, si starebbero ancora ammazzando di birra, 'sti galli. Invece producono nettari divini, come questa Coulée de Serrant 1986. Un monumento.
Bella scelta per il Vino dei Blogger #11, vero? Il tema era "Matrimonio d'amore, il vino del vostro abbinamento del secolo", ospitato da Andrea Gori di Vino da Burde, anche se vorrei cambiare il titolo in "il vino del secolo per il vostro abbinamento", vista la qualità del vino messo in gioco.
Che dire che non sia già stato detto della Coulée, gioiellino di Messieu Joly? Contadino, scrittore, imprenditore, papà putativo di tutti i biodinamici, sostenitore del completo rispetto della natura e dei suoi ritmi e, diciamolo, responsabile dei fallimenti di quanti nel tentativo di emulare le sue gesta hanno onestamente preferito conferire all'acetaia il proprio vino.
Questo giovanotto di 21 anni è di un'integrità assurda, a partire dal tappo, perfetto sotto tutti i punti di vista. Aperto circa 6 ore prima di berlo, il vino riempe la cucina dei suoi profumi, gli stessi che ritrovo nel bicchiere, una sinfonia di profumi e note terziare veramente ipnotici. C'è di tutto, dalla cera d'api alle note floreali, liquerizia, salsedine e toni fortemente marini per un vino totalizzante. Che riconosceresti tra mille. In bocca ancora più affascinante, con una struttura e una cremosità spettacolare e una mineralità veramente spiccata.
Cosa abbini a un vino del genere? Io proverei un Brodetto di Pesce in Bianco di Portorecanati. Ci sono delle varianti di questo piatto che richiedono il pomodoro, credo la versione Vastese, ma penso che del rosso sia troppo anche per una Coulée. Questo piatto unisce il gusto del pesce grasso (triglie, sogliole, merluzzi, cefali, palombo, rospo, pannocchie...) a quello della zafferanella e alle fette di pane abbrustolito. La marinità della Coulée si sposa con quella del piatto mentre la sua acidità compensa il grasso del pesce. L'aromaticità dello zafferano selvatico invece viene esaltata dalla nota floreale del vino, in un connubio che, se non proprio marcariniano stretto, colpisce i sensi.
E dopo aver bevuto e mangiato così bene, vi sfido a resistere al declamare l'ode al Brudettu...
El Brudettu
Quant'è bbonu el brudettu purtannaru!
Che gustu sapuritu, marinaru!
E' 'n'arte antiga sempre più deffusa;
Nun ve so di' pe? fallu cusa s'usa.
De l?arte sua, ve giuru, so? un sumaru;
però quannu lu magnu è celu e maru!
Chi lu ?ssaggia lu ?rvô?, nu? lu recusa.
Lu sai? El brudettu è già ?rriâtu in USA.
Vôl dì? che gira ?ttornu al mappamonnu.
Ve pare gne?? Ma ?rmanne chì el segretu
che certamente l?à scuâtu nonnu.
E s?el brudettu dienta vagabonnu è segnu bonu, scì; però sta? quetu: quellu che magni chì te ?rmette al monnu.
From the 23rd Century, near a place in Tuscaremma, called Montalcinapaia.
Q. Montalcinapaia has changed, so it seems. What is the most important change, in your opinion, in wine in the last 200 years? A. For one, we are a dry area, very arid now. Ever since the Wind War of 2059-69, this area has relied more on natural species for their survival skills than for their elegance. But we have found out that if we work in this minimal environment, we can coax a lot out of the soil.
Q. Tell us in the past a little about the wine you are making in your time?
A. Interesting that you would ask, because right now we are seeing an interest in bringing back Sangiovosso to the vineyards. After Castello Banfi was leveled by a tornado ( see picture) and the community decided to establish a wind farm on the property once owned by Banfi, Antinori and Argiano, the area had been left to go wild. The earthquake cycle of 2101-12 also contributed to re-arranging the area. The whole time we had stories of the robots who worked on the windmills telling us about a vine that would grow up on the posts of the giant rotors. But because the area is so hot we rarely send humans out to investigate in the spring and the summer. Anyway, we have been making wine from Frappatocino and Nero D?Avellino, because they seemed more suitable for the region. But we are investigating these wild vines from around the ruins of Banfi?s property.
Q. Any other developments in the past 200 years or so?
A. This area now has been active in growing the blue Agave. We can concentrate the spirit and use it sparingly. Since we learned that drinking more than 2 glasses a day of red wine was harmful, in the 22nd century, we stepped back from overproducing wine and have sought to supplement our farming and our diet with more appropriate products.
Q. Agave, that was pretty drastic wasn?t it, getting a succulent from Central America to replace a large part of your wine production? A. You mean like the tomato and the potato? We were searching for sustainable spirits and agave was best suited to our world. We were very fortunate that the Sicilian grapes did well in Tuscany and that we were able to save them before Southern Italy was forever altered.
Q. Back in 2000, there was a lot of talk about the so called International varieties, Cabernet, Merlot, Syrah, that kind of thing. What has happened to them in your world?
A. When the Chaîne des Puys came back to life and erupted in 2076 in France, that changed everything for Bordeaux and Burgundy. And then 10 years later when Duppacher Weiher spewed, that brought Germany to their knees. We have actually been very lucky in Central Italy. Southern Italy, that is another story. What happened though was that winemakers and farmers were looking for crops to grow that were self sustaining and didn?t need fertilizers and little water.
Q. And what role does science play in winemaking these days?
A. It?s very important. Now we need ways to help the plant work on their own and since enology met nanology it has been a great boost. Now we can develop the grapes, via nanology, to notify the winery when they are ready to be harvested. We harvest berry by berry and so our yields have not really suffered. But because we are now a world population of 63 billion, the demand is still great. Another development is the birth of new fruits that we can harvest in space, the extra-terroir-estrial varieties, like Vitus Veronellus and Vitus Iacuccius. These have been heaven sent. The best (and now, the only) Riesling comes from a space station that circles the moons of Venus, from a variety called Vitus Theisus-Shiroshekar.
Q.What about the idea of alcohol in culture and society?
A. What a strange question. I'm not sure I understand the context. With the world being almost 2/3 Hinduslam and meat eating and alcohol seen as part of a life style for the privileged, this has had some social repercussions. Getting around on the land hover vehicles now is seen as a quaint but particulare? amusement for the Gigglionaires. But really now alcohol isn?t taboo with the eastern religions, it?s more a problem that the governments still try and tax and regulate it, to fund their space colonization programs.
Q. If I could have brought one thing from 2008 for you, what would you have wanted?
A. Water.
Q. If I could give you information from 2008, what would you want to know?
A. Nothing really. We have survived the Wind War, the Tornadic era and we have skirted the Volcanic era. We have been very fortunate. But there is one mystery you might be able to clear up for us. We have these ancient bottles of wine, from the 2003, that we found at the estates where the wind farms now are. One was called Brunello and the other was called Duemilatre. Could you please tell us what those wines were?
La Francia, e in particolare il territorio della Provenza, sono considerati il paradiso degli amanti dei vini rosati. Andare pertanto a conquistare un riconoscimento importante in un concorso enologico francese dedicato ai rosè è un gran bel risultato. Soprattutto se si tratta del Mondial du Rosè, il campionato mondiale dei rosè, organizzato dall'Unione enologici di Francia. Ebbene, a questo mondiale dei vini in rosa, svoltosi in aprile a Cannes, due Chiaretti bardolinisti hanno ottenuto un'ottima affermazione. Il Bardolino Chiaretto Vigne Alte 2007 dei Fratelli Zeni è stato premiato con la medaglia d'oro, mentre il Bardolino Chiaretto Classico 2007 targato Campagnola ha ottenuto l'argento.
Una ciliegia chiama...un clafoutis! Esiste un dolce più facile del clafoutis? Tra l'altro dà una tale soddisfazione mangiarlo a cucchiaiate direttamente dalla pirofila, mentre è ancora tiepido...
Visto che le mie piante di ciliegio quest'anno sono state particolarmente generose, mi ritrovo tonnellate di frutta da trasformare in torte, gelati, conserve e tutto ciò che la ciliegia consente. Se, come prevedono, il weekend sarà piovoso, mi cimenterò pure in una marmellata!
Nel frattempo, ecco la ricetta del clafoutis che ho preparato ieri sera (era ormai notte, a dirla tutta). La preparazione è velocissima, fatta eccezione per la necessaria operazione di snocciolare le ciliegie.
Gli ingredienti: 500 g di ciliegie 40 g di farina 20 g di mandorle in polvere + una manciata di mandorle a lamelle 2 uova 90 g di zucchero 2,5 dl di latte zucchero a velo burro, sale
Si sbattono le uova con lo zucchero e si incorpora la farina setacciata, le mandorle in polvere ed un pizzico di sale. Si aggiunge a filo il latte, continuando a sbattere il composto finché sarà del tutto omogeneo. Poi arriva il passaggio noioso: bisogna snocciolare le ciliegie e tagliarle a pezzettoni sul fondo di un recipiente da forno. Non resta quindi che aggiungere la pastella, cospargendo la superficie con altre mandorle a lamelle. Infine si cuoce in forno già caldo a 180° per 35 minuti circa. Potete servirlo tiepido o freddo, con una spolverata di zucchero a velo (sempre che non lo finiate a cucchiaiate). ;-)
Era prevedibile che non sarebbero usciti fuori i nomi delle aziende indagate, neanche di fronte alla minaccia del blocco delle importazioni, e che i funzionari dell'Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau (TTB) sarebbero tornati a casa con un pugno di mosche (fonte La Nazione di Siena). La minaccia del blocco delle importazioni non è servita a indurre il Vice presidente vicario del Consorzio del Brunello di Montalcino Patrizio Cencioni, a dichiarare cose di cui solo la magistratura è realmente informata: "I nomi non li sappiamo neanche noi e ci siamo limitati a dire che ne abbiamo letti alcuni sui giornali".Cencioni mette in chiaro la differenza di vedute fra il Consorzio e il ministro Luca Zaia, che si era mostrato disponibile ad una revisione del disciplinare del Brunello: "La maggior parte di noi - spiega Cencioni, proprietario dell'azienda Capanna - si è già espreso in modo decisamente contrario a questa ipotesi". La questione sangiovese in purezza non è da mtere in discussione, almeno con i membri dell'attuale Consorzio. Le dimissioni da presidente del conte Francesco Marone Cinzano non hanno cambiato di una virgola la loro posizione. Secondo Cencioni, inoltre, "l'annata 2003 è conforme al disciplinare, sarà poi la magistratura a dirci se ha ravvisato delle irregolarità sul vino sottoposto a un sequestro, lo ricordo, di tipo cautelativo". Per quanto riguarda i tempi dell'inchiesta, l'augurio è che si risolva in tempi rapidi perché "se si andasse oltre l'estate ci sarebbero dei contraccolpi sulle vendite che, invece, fin qui non hanno accusato problemi". Purtroppo le speranze del vice presidente vicario son vane, poiché è ormai certo che l'inchiestra si protrarrà almeno fino all'autunno inoltrato.I funzionari dell'Attb hanno avuto contatti anche con con tutti gli enti titolati ai controlli sull'agro-alimentare, Nas compresi, "Ma il loro atteggiamento - ha concluso Cencioni - è stato quello di persone che vogliono capire e che sono interessate a proseguire nell'importazione del nostro apprezzatissimo Brunello", purché gli sia garantito che è sangiovese in purezza, come dichiarato dal disciplinare.A questo punto, tenendo conto che i vertici del consorzio e numerosissimi produttori sono strenui difensori dell'attuale disciplinare, viene naturale chiedersi quali siano i reali propositi del ministro Zaia e i compiti della neo-eletta Commissione di garanzia e, soprattutto, da chi dovranno guardarsi tutti quei produttori che da sempre hanno creduto, investito, speso ttute le loro energie per proporre un vino unico e inimitabile, uno dei più grandi vini al mondo, ottenuto da quel sangiovese grosso che a Montalcino trova la sua massima espressione? La risposta, purtroppo, mi sembra fin troppo facile.
Il giorno 2/05/08 è mancato a Neive (CN) a 80 anni uno degli ultimi personaggi della Langa: Romano Levi. Un gran lavoratore che ha dedicato tutta la vita nella Sua distilleria a creare le grappe artigianali famose in tutto il mondo. Non basterebbero queste poche righe per descrivere un personaggio di questo taglio. È stata dedicata una biografia che vi invito a leggere. Il libro è scritto da Luigi Sugliano e Bruno Murialdo dal titolo Levi e la donna selvatica, Casa editrice: Sorì Edizioni. (Purtroppo non è facile da trovare!) Si dice che la sua vita si possa contare in fiammiferi. Ne accendeva uno all?anno in autunno. Quella fiammella gli serviva per mettere in funzione l?alambicco a fuoco diretto della Sua vecchia distilleria. Non lo avrebbe spento che in primavera. Fu Luigi Veronelli a scoprirlo e a segnalarlo su Epoca. Da quel giorno, senza mai muoversi dalla sua Neive, Romano Levi si ritrovò al centro di interessi e curiosità che ne hanno fatto un mito vivente. Su internet è pure presente un fans club al sito http://www.grapparomanolevi.ch/home.html. Veronelli lo battezzò il ?Gappaiol?angelico? per la sua aria eternamente sorpresa. Un uomo legato al territorio come lo sono le sue grappe. Seguiva tutta la procedura davanti all?alambicco dove bruciavano le vinacce. Poi andava nella stanzetta delle etichette e disegnava con la sua penna china su rettangoli di carta dai bordi irregolari un sole o una manciata di fiorellini per le signore e infine saliva da Lidia, la sorella che gli preparava le erbe da aggiungere ogni tanto alle grappe. Per tutta la sua vita non smise mai di disegnare e anche quando decise con sua sorella Lidia di ritirarsi nella casa di riposo di Neive, non smetteva mai di recarsi nella Sua distilleria.
Produttore: Wunderlich Pincészet - fondata a Villány da Alajos Wunderlich, enologo e vignaiolo auto-didatta. Vino: Villány Pinot Noir 2004 Denominazione: Villány (Ungheria) AOC Prezzo: ?18,00 in enoteca Ottimo colore e profumi, molto tipici e in linea con i migliori Pinot...
Alcuni mesi or sono avevo scritto un post sui vitivinicoltori calabresi, basato su alcune mie esperienze, non molto favorevoli, incontrate nella fase di reperimento delle informazioni necessarie alla stesura dei miei articoli. Ma fortunatemante, anche in quella bella regione italiana, qualcosa va mutando in meglio ed alcuni giovani produttori non ci stanno ad assogettarsi all'immobilismo atavico che attanaglia il Sud della nostra cara penisola. Nello svolgimento del mio lavoro di blogger mi sono imbattuto in un produttore abile nella realizzazione di prodotti di eccellenza e con la grande motivazione di fare conoscere i propri vini, dei quali può e deve essere orgoglioso. Ed ho così scoperto il Savuto Superiore D.O.C., prodotto dall'Azienda Vitivinicola Colacino di Rogliano (CS).
Avendo fatto uno studio preliminare del disciplinare di produzione di questa D.O.C., mi sono subito avveduto del fatto che il testo legislativo, ben fatto e rispettoso delle consuetudine locale, registra con insolita puntualità quello che avviene nelle realtà mediterranee ed in Calabria in particolare.
Il Mediterraneo è poesia. Differenze e uniformità si intersecano e si disgiungono, in un disegno superiore e perfetto nel suo caos. In tutti le regioni maggiormente integrate in questa realtà, esiste un orgoglio del viticoltore, avente come caratteristica il collezionare ed armonizzare le uve maggiormente rappresentative dei territori, favorendo nei secoli la conservazione della biodiversità varietale. L'arte di questi viticoltori consisteva nel ricavare, da questo mosaico di colori, dei vini capaci di deliziare il palato, rendere allegre le serate e più sincere e franche le conversazioni.
Sfido chiunque a visitare tutte le contrade della Calabria, del Peloponneso, della Sicilia, della Dalmazia, di Creta o dell'Anatolia, riuscendo a trovare un solo piccolo viticoltore tradizionale ed "incontaminato" che coltivi e vinifichi solo vitigni in purezza. Le coltivazioni polivarietali erano animate dalla curiosità del viticultore ed anche da una razionalità agronomica, finalizzata a valorizzare le diverse vulnerabilità alle avversità atmosferiche e patologiche. Anche nelle annate peggiori era necessario produrre almeno un pò di vino!!
Le cultivar di vite presenti in Calabria sono molte e di gran pregio e, tra queste, non possiamo non menzionare il magliocco canino, il greco nero ed il gaglioppo. Il Savuto Superiore D.O.C. viene realizzato dall'Azienda Vitivinicola Colacino con la denominazione commerciale "Britto" e presenta tutte le caratteristiche della vitivinicoltura tradizionale calabrese. Viene realizzato con un uvaggio molto ricco, la cui peculiarità mi invita ad elencare tutte le cultivar che vi sono presenti: Gaglioppo, Greco Nero, Nerello Cappuccio, Magliocco Canino, Sangiovese, Malvasia Bianca, Pecorino. Un vero e tradizionale connubio, nel quale rientrano anche varietà a bacca bianca.
Il "Britto" è ottenuto da una attenta scelta di uve prodotte in vigneti collinari, allevati ad alberello, appartenenti alle cultivar sopra elencate. Questo vino si presenta con un bel colore rosso rubino, dai riflessi granati. Il profumo ricorda molto il frutto d'uva e può ricordare in qualche aspetto la liquirizia. Il sapore è rotondo e gradevolmente speziato, con una nota di freschezza caratteristica. Gli abbinamenti consigliati dalla casa madre sono quelli classici dei grandi rossi, ovvero, arrosti, cacciagione e selvaggina. Sono abbinamenti sicuramente indovinati ma, assaggiandolo, ho subito pensato che un ottimo accostamento poteva essere realizzato con un piatto tipico dell'Italia Settentrionale: il baccalà con la polenta. Un ottimo modo di prepararlo è quello doviziosamente descritto dal post di Venere in Cucina.
Il prezzo?? Si può acquistare in enoteca ad un costo di circa 12 euri. Un prezzo giusto per un prodotto davvero valido, un necessario riconoscimento per un Mezzogiorno che non ci sta ad essere cenerentola.
Allora cosa dire?? Buona Salute a Tutti!! Pierluigi Salvatore.
NELLE FOTO: GRAPPOLO DI CULTIVAR GAGLIOPPO, TRATTO DELLA COSTA CALABRESE, IMMAGINE INVERNALE DELLA SILA, BOTTIGLIA DI BRITTO COLACINO.
C'è un mare, che dell'elemento mediterraneo rappresenta l'ideale e sostanziale prosecuzione verso l'oriente. Uno strano bacino, che agli osservatori poco avvezzi alle discipline geografiche da l'impressione di un grande lago. Ma solo un disattento e colpevole sguardo può travisare la vera natura del Mar Nero. Un anomalo limes climatico, geografico e culturale, nel quale i fenomeni marini, meteorici ed antropici si intrecciano, si combattono e dialogano, come nell'ideale preludio ai limitrofi orizzonti caucasici.
A dispetto del suo aspetto lacustre era molto temuto dai navigatori dei secoli passati, che avevano come riferimento il faro della città anatolica di Trebisonda. Nelle notti buie e burrascose, "perdere la Trebisonda" poteva significare il trovarsi dispersi in un mare insidioso ed inospitale solcato dalle gelide ed indomite correnti provenienti dalla pianura ucraina, abili a rendere le sue acque fredde e scure. Il nome stesso (Mar Nero) pare che sia stato attribuito dai turchi sopraggiunti nell'area per distinguerlo dal meridionale e caldo Mediterraneo, da loro chiamato "Mar Bianco". Con lo stesso criterio, secondo alcuni, pare che siano stati attribuiti anche molti altri topònimi (Nilo Azzurro e Nilo Bianco, la Bielorussia, il Montenegro e l'Albania).
Il clima di questo bacino è in alcuni casi temperato, in altre zone più freddo. Ma in particolari situazioni, dove le catene montuose frenano i gelidi venti del nord, il clima si fa decisamente mediterraneo, con caratteristiche temperate e gradevoli, ideali alla viticoltura di qualità. E pare che alcuni dei ceppi originari della vite abbiano proprio avuto origine nelle regioni costiere della Georgia e della Crimea.
La Crimea, il cui nome ci evoca guerre antiche e cariche avvincenti. La cui terra si rivela sorprendentemente prodiga di vini dolci e pregiati.
I vini di queste terre assumono prerogative antiche, con tendenze diverse da quanto è oramai consolidato nelle enologie occidentali. Difatti, diversamente da quanto avviene per la nostra produzione, la gran parte dei volumi di vini prodotti nell'area è costituita da vini ad alto contenuto zuccherino residuo, ottenuti anche con l'impiego delle anfore nelle fasi di vinificazione ed affinamento.
In occasione del vino dei blogger#12, proposto da Marco Cenci, ho pensato di parlare del pinot grigio 2002dolce (?i?? ??i) prodotto dall'azienda Massandra (????????), situata nell'omonima localitàucraina. Ho cercato, con molte peripezie, di ottenere alcune bottiglie prodotte da queste azienda, il cui nome suscita molte suggestioni nel cuore di ogni amante del mondo enologico. Quando, finalmente, mi sono arrivati questi oggetti da noi pressoché introvabili non ho potuto resistere da un assaggio.
Il fascino del retroterra storico, geografico e culturale che questo vino ha estrinsecato all'assaggio, hanno pienamente ricompensato il disagio di una lunga attesa, ripagandomi con una pienezza di gusto e di aromi di grande eleganza.
Questo splendido vino viene ottenuto con uve della cultivar pinot grigio raccolte in vendemmia tardiva, sottoposte a leggero appassimento ed avviate alla vinificazione in anfora. Successivamente, la prelibata bevanda, subisce un periodo di invecchiamento in legno di due anni dopo di che viene destinato all'imbottigliamento ed all'affinamento in bottiglia. Il grado alcolico finale è pari al 13% del volume (senza ricorso alla pratica dell'arricchimento). Il colore è rosso granato, molto caratteristico. Il profumo è molto piacevole e ricorda il miele ed i fiori degli agrumi. Il gusto è pieno e raffinato, molto dolce, bilanciato da una gradevole nota acida, in un connubio tale da renderlo molto adatto come compagno di un pomeriggio di lettura. Ottimo anche abbinato al consumo di dolci a base di frutta. In Ucraina si usa, ad esempio, degustarlo insieme ad uno strudel di prugne (???????? ?? ???????). La prova da me fatta mi ha dato soddisfazioni davvero notevoli.
Il prezzo??? In Italia non ho parametri economici precisi ma, in Ucraina, viene venduto ad un prezzo di circa 12 euri. Un costo davvero contenuto per un autentico capolavoro.
Allora cosa dire??? Buona Salute a Tutti!!! Pierluigi Salvatore.
NELLE FOTO: VEDUTA DELLA FORTEZZA GENOVESE DI BALACLAVA, ALCUNE BOTTIGLIE PRODOTTE DALLA CASA VINICOLA "MASSANDRA". NEL VIDEO: ALCUNE IMMAGINI GIRATE NELLA STESSA CASA VINICOLA (VIDEO TROVATO IN RETE).
No, non è paura e neppure viltà. È stanchezza. Mi sono stancato. E chiudo. Chiudo questo blog (senza cancellare nulla, ci mancherebbe!) Come dice il mio amico Nick Tambone chi scrive su un blog lo fa per passione, senza...
Nell'ultimo mese, le caselle di posta elettronica di tutto il mondo del vino sono state invase dagli inviti e dalle segnalazioni per le migliaia di splendide iniziative organizzate per "Cantine Aperte" su tutto il territorio nazionale. Premesso che trovo comprensibile che un'azienda abbia il desiderio di segnalare le proprie iniziative, vorrei soffermare un istante l'attenzione su alcuni punti. Da un lato sono ancora moltissime le aziende che spediscono mail senza aver raccolto regolarmente l'indirizzo (io credo di aver ricevuto più di 3000 mail nei soli ultimi 15 giorni su svariati indirizzi di tigulliovino, vinix, ecc.) dall'altro penso che se la comunicazione fosse centralizzata si potrebbero ottenere migliori risultati.
Ecco, si rimette a piovere...E oggi glielo voglio consentire. Anche domani. Voglio essere magnanima: anche venerdì.
Ma domenica NO, per favore. Il bello di Cantine Aperte è anche godersi la giornata primaverile seduti in mezzo al verde, sorseggiando un bel vino...e magari fare una passeggiata nei vigneti che circondano la cantina (così magari si "smaltiscono" gli assaggi, eh eh!). Il bello non è anche poter lasciar scorrazzare i marmocchi senza pericoli, liberi di giocare e godersi la campagna?
Dunque, se repetita iuvant, domenica NO, per favore!!!