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| [07/13/2008, 21:00] | I mercati del vino in Europa e nel mondo secondo Constellation Brands |  | [English translation at the end of the document] Riprendiamo il discorso di Constellation Brands per analizzare la sua strategia fuori dal mercato USA. In due parole, CB si propone di entrare in quei mercati dove il consumo si e? evoluto verso i vini di qualita?, mentre sono ancora considerati marginali quei mercati (come per esempio l?Italia o anche la Francia) dove il prezzo al dettaglio per bottiglia resta sotto una soglia minima, che viaggia intorno agli $8 per bottiglia (corrispondente come abbiamo visto all?inizio della categoria superpremium). Ecco quindi che i suoi mercati critici sono USA, UK, Australia, Canada e Nuova Zelanda. Restano fuori, anche se con le giuste caratteristiche, India, Giappone e Irlanda, che pero? hanno una dimensione ancora irrisoria per il mercato del vino.  (more…) 
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| [05/26/2008, 17:30] | Polvere di Stalle entra nel network |  | Ricette facili per tutti da uno chef? Eccole proposte in questo nuovo blog che nasce dall'esperienza ormai consolidata del Bistrot Chez Maurice, quasi una sua costola. Maurice, l'autore di entrambi, mette qui a disposizione la sua esperienza professionale, per neofiti e cuochi casalinghi già esperti. Le ricette, complete di foto, sono qui esposte secondo l'esatta cronologia di esecuzione delle preparazioni. Dove necessario l'autore inserisce trucchi, variazioni e commenti per la migliore riuscita del piatto. Un sito da mettere assolutamente nei propri feed. Sheda completa editore su VinoClic | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/16/2008, 16:13] | il vino ? a lakarte ! |  | 
Lekarte.com è una bellissima idea per costruirsi la propria carta vini. Il sito è una banca dati di oltre 15 mila etichette di vini italiani e permette al ristoratore di comporre la carta dei vini per il proprio locale.
Per ogni etichetta basterà inserire i dati tecnici del vino come annata, grado alcolico, vitigno etc. accompagnati da una breve descrizione e la foto. A questo punto il ristoratore o il wine bar potranno realizzare la propria wine list. Il servizio si completa con la stampa in diversi formati e la possibilità di usare addirittura carte pregiate Fedrigoni. Per i formati e i prezzi cliccare qui
Veramente una gran bella idea...e voi che aspettate a fare la vostra karte dei vini?
fonte: vino24 | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/10/2008, 22:16] | C'è spazio per il Bardolino: lo dice Jamie Goode |  | ?C?è spazio per questo genere di vini?: coi tempi che corrono, coi consumi in calo e la concorrenza globale, un?affermazione del genere è di quelle che tirano su il morale. Soprattutto se a farla è un giornalista inglese di notevole autorevolezza e se il vino in questione è il Bardolino. Con ordine: il collega in questione è Jamie Goode e del Bardolino ha parlato ieri sul suo blog The Wine Anorak. Racconta di un viaggio aereo di ritorno dal Portogallo, di un terribile pasto a bordo e di un vino che... Chi vuol leggere il testo in originale in inglese può cliccare qui, altrimenti qui sotto c?è la mia traduzione. ?Sto provando un Bardolino stasera, dopo essere tornato dal Portogallo. Il catering di bordo della Tap non brilla mai molto, ma di recente hanno rimpiazzato il sandwich tiepido semiedibile di prosciutto e formaggio con una grottesca alternativa riempita con una carne grigio chiara senza alcun sapore e dalla consistenza di un cartoncino bagnato. Così sto cercando di salvare il mio palato con del vino. È un Bardolino, e non lo definirei propriamente un vino rosso, perché pare piuttosto un rosè carico. Credo che lo potreste chiamare un ibrido fra rosso e rosè. Pensate a un Beaujolais italiano e non sarete lontani dal vero. Ma non è affatto una frivola bevanda alcolica: è anzi quasi un vino ?gastronomico?, con una buona acidità e un pelo di presenza tannica sul finale. Guerrieri Rizzardi Bardolino Classico 2007 Veneto, Italia Rosso leggero nel colore, è più un rosè molto scuro che non un rosso. Una dolce, brillante ciliegia domina al naso e al palato. È abbastanza rotondo, con una ricca tessitura, un accenno di sapidità e giusto un pizzico di tannino speziato sul finale. Gioioso e piuttosto bevibile, funzionerebbe bene anche con un buon numero di piatti. C?è spazio per questo genere di vini?. Poi il punteggio: 87/100. Niente male davvero. A proposito: ringrazio Franco Ziliani per avermi segnalato il post di Jamie Goode. | | TrackBack> |  |  |  |
| [03/10/2008, 14:02] | Stormhoek e il nuovo utilizzo dei social media |  |  Stormhoek ha usato strategie di marketing 2.0 sin dal suo debutto nella blogosfera nel 2005, quando veicolò il suo brand attraverso una campagna virale tra i blogger inglesi. Nel giro di un anno aumentò le casse di vino vendute nel Regno Unito di sei volte con un budget annuale speso in comunicazione di appena 20.000 dollari. Non male per un brand del vino locale con una riconoscibilità ormai globale. Ma, poche settimane fa, il suo partner inglese Orbital ha dichiarato bancarotta, una crisi che va al di là del controllo di Stormhoek. Sebbene l’azienda sia ancora in una situazione finanziaria buona, tuttavia i suoi sub-contractor non lo sono: il che significa licenziamenti. Fin qui ci siamo. Ma cosa sta succedendo adesso? Stormhoek vuole evitare questa situazione di crisi e di licenziamenti. Come? Con un altra campagna di marketing online virale. Own a vine. Save a job Sfruttando sempre il passaparola della blogosfera, l’azienda a chiesto al suo pubblico un prestito di poche centinaia di euro per affittare una vigna sulla quale verrà posto il nome del supporter. Quest’ultimo riceverà una fotografia della vigna e una bottiglia di vino fatta con l’uva di quella vigna. Nello stesso tempo Stormhoek stanzierà il 5% dei suoi costi di produzione a un fondo per la restituzione del prestito, per restituirlo con gli interessi. In pochi giorni dal lancio della nuova iniziativa sono stati pubblicati oltre 70 articoli online su di essa; il gruppo Facebook si è attivato; il passa parola si è diffuso all’interno del servizio di social bookmarking del Sud Africa Muti e del microblogging Twitter. Inoltre, il servizio di social media locale Zoopy.com sta facendo la sua parte anch’esso. Oltre 11 mila persone hanno visitato il nuovo sito di Stormhoek (www.stormhoek.co.za ? il vecchio sito www.stormhoek.com era controllato dalla compagnia inglese e sta finendo di funzionare). Per il momento poi sono state vendute 22 vigne, ancora ben lontani dall’obiettivo di 3000 vigne, ma Graham Knox, il proprietario, sembra essere confidente nel fatto che anche stavolta i social media faranno il loro dovere. Considerazioni Apertura e trasparenza Nella sua prima campagna online, Stormhoek invitò i blogger ad assaggiare il loro vino gratis. Non c’era alcun obbligo di scrivere qualche post su di esso, nè di scrivere solo cose buone. La trasparenza ha pagato e il passaparola si è diffuso velocemnte online. Conversazione continua Sebbene ci siano stati periodi di stallo nella conversazione, Stomhoek possiamo dire che abbia comunque tenuta sempre alta l’attenzione su di sè. In Sud Africa sponsorizza il suo vino laddove i geek, i tecnologici, si radunano. E questi, ovviamente, parlano del brand. Evoluzione continua Niente è stabile sul web, tutto è mutevole. Anche Stormhoek lo è, mutando continuamente la sua conversazione online e offline. La prossima mossa sarà quella di inserire i video attraverso il sistema di aggregazione Zoopy. Tra l’altro l’azienda sta mutando anche fisicamente. Lato umano  In questo mondo virtuale è importante che ci sia la presenza effettiva di una persona dietro al blog, in altre parole il suo lato umano. Visitando il blog di Stormhoek si possono vedere le facce delle persone che lavorano nelle vigne (vedi immagine sopra), le loro vite, le loro esperienze. Vedrete quindi le persone cui realmente andrete a salvare il lavoro con il vostro prestito. Maggiori info sull’iniziativa e la strategia di Stormhoek cliccando qui. ShareThis | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/05/2008, 00:10] | Cannonau di Sardegna 2006 Vigne Deriu |  | Con questo caldo so bene che non viene proprio voglia, nemmeno a me che rossista convinto sono e rimango, di stappare vini rossi, soprattutto se strutturati, corposi e dal tenore alcolico elevato. Ciononostante, data la provenienza del vino in oggetto da una zona, la Sardegna che soprattutto per gli happy few (che ovviamente trovandosi lì non saranno certo impegnati a ?smanettare? per siti e wine blog su Internet) che la frequentano è ora località di vacanza, voglio ugualmente segnalare alla vostra attenzione un eccellente e incredibilmente poco noto Cannonau di Sardegna. Il produttore è lo stesso, Vigne Deriu di Codrongianos nel sassarese, di un Vermentino di Sardegna 2007 di cui ho già parlato bene recentemente. Lascio la parola alla produttrice, Margherita Cabras, per presentare tecnicamente il vino, un Cannonau di Sardegna annata 2006. ?Il vigneto di Cannonau occupa circa tre ettari e rappresenta il 50% dell?intera superficie vitata della nostra Azienda. Dei vigneti impiantati nel 1974 con allevamento a guyot abbiamo conservato circa un ettaro mentre il resto è stato rinnovato nel 2003 con allevamento a cordone speronato. Come può intuire abbiamo utilizzato per il vino destinato a queste bottiglie le uve provenienti dal vecchio vigneto vendemmiate a inizio ottobre. Notizie tecniche sul vino? L?uva (100% Cannonau) è stata immediatamente diraspata e pigiata. Il mosto fatto fermentare in serbatoi di acciaio inox a temperatura controllata (max 28°) quindi svinato dopo una settimana a fine fermentazione. L?affinamento è avvenuto per 6 mesi in serbatoio di acciaio inox , altri 6 mesi in bottiglia E? ancora?si sta ulteriormente affinando nel nostro magazzino. Abbiamo scelto (pur avendole a disposizione) di non utilizzare barriques (o altro) perché è nostro desiderio che in questo Cannonau siano riconoscibili tutte le caratteristiche proprie del vitigno e del nostro particolare terreno calcareo-marnoso. Come vede non abbiamo riservato a questo vino delle lavorazioni particolari ma solo molta cura nella raccolta e selezione delle uve e molta attenzione durante la vinificazione che curo personalmente insieme a mio marito (sotto le direttive dell?enologo), con particolare riguardo alla quotidiana e costante pulizia di tutte le attrezzature (mio marito un po? mi prende in giro però sa benissimo che è necessaria)?. Quanto all?azienda, Margherita ci tiene a sottolineare che ?la nostra è una piccola azienda familiare, mio marito si occupa sia dei vigneti che della cantina, io aiuto in cantina, mi occupo delle vendite, a volte i nostri stessi bimbi (Filippo 12 anni Giovanna 6 anni) mi aiutano per gioco a etichettare e confezionare le bottiglie già riempite in precedenza con attrezzature semiautomatiche che per noi vanno più che bene. Il nostro orgoglio oltre i vigneti è la Cantina, nuova di zecca, non si immagini però la cantina tipica, bassa, con luci soffuse, fatta apposta per ricevere le visite dei turisti, ma un locale funzionale, alto, arioso e molto facile da pulire?. Modo simpatico e schietto di presentarsi e altrettanto genuino, autenticamente sardo nel carattere è questo bel vino (prezzo intorno ai 7 euro + Iva) che ho gustato su un filetto di maiale una sera che la temperatura a Bergamo era diventata più umana. Colore rubino violaceo di bella densità, ma agile nel bicchiere non inutilmente viscoso e super concentrato, naso caratteristico, caldo, ben maturo, con tessitura ampia e consistente, ed uno spiccato carattere selvatico, di more di rovo, liquirizia, ciliegia, macchia mediterranea (la garrigue si direbbe in Francia come nota distintiva di un Grenache?), non privo di un?area, fragrante freschezza floreale. Al gusto, dopo il primo attacco, asciutto, saldo, con sostegno tannico presente ma non aggressivo, emerge progressivamente, sino ad impadronirsi della bocca e darle soddisfazione, un frutto ben polputo, goloso, croccante ancora pieno d?energia e di nerbo, una giusta rotondità e pienezza, una bella stoffa calda, da vino davvero ben fatto, equilibrato, figlio di vigne ben condotte e di un?epoca di maturazione ben scelta e di savoir faire non invasivo, in cantina, davvero rimarchevole. Se siete in Sardegna e capitate da quelle parti, non mancate di fare visita (telefonando preventivamente allo 079 435101 - 347 4830449 e-mail) a questa bella cantina: garantisce Vino al Vino? | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 01:00] | Campania, 10 agosto. Calici di Stelle |  | | I programmi delle cantine associate al Movimento Turismo del Vino Il Movimento Turismo del Vino della Campania, in occasione di Calici Stelle il tradizionale appuntamento dedicato al vino nella notte di San Lorenzo, invita a scoprire e a vivere uno dei borghi più belli ed intatti della regione: Montefusco. Il piccolo centro irpino, poco più di mille abitanti, posto ad oltre 700 metri sul livello del mare, ... | | TrackBack> |  |  |  |
| [04/18/2008, 16:19] | Vinexpo apre un blog |  |  La mania del blog sta contagiando anche anche il nostro settore del vino, persino Vinexpo, la fiera del vino internazionale che si tiene a Bordeaux, che ha da poco aperto il Vinexpo Blog. Perchè dico mania? Perchè c’è modo e modo di aprire un blog. Vediamo cosa dice la stessa fiera: Vinexpo is the internazional wine and spirits exhibition, which is also the venue for people to meet and exchange ideas. It constitutes a focus point where all knowledge and expertise in the sector converges. We seek to use this international recognition that has been built up over the years here for your benefit. We have created the Vinexpo blog to share information on this constantly evolving world with you. Le premesse sembrano buone, ma: è davvero un blog quello di Vinexpo? Per avere un’idea di blog vi rimando qui. Se si va alla homepage del sito istituzionale della fiera noterete il grande spazio destinato al blog.  Tuttavia, come sottotitolo riporta: news about wines & spirit business. Non a caso il blog è il luogo in cui vengono pubblicate notizie categorizzate in cinque aree: - market developments - business news - new products and market trends - responsible drinking issues - news about the exhibition, naturalmente L’aggiornamento sembra essere costante, lo sto monitorando da diverse settimane e negli ultimi giorni sembra stia aumentando il numero di notizie pubblicate. Ci si può abbonare via RSS o via Newsletter, il che è positivo. Inoltre, è disponibile sia in lingua francese che in lingua inglese. Ma, a mio avviso, ci sono dei punti per i quali il blog non potrebbe essere chiamato con questo nome: manca la possibilità di lasciare commenti e, soprattutto, non crea nessuna discussione ne condivisione di idee nonostante il suo intento. Infatti, i post non sono altro che agenzie prese da altri o di Vinexpo, agenzie pubblicate senza alcuna interperetazione nè possibilità di conversazione. The blog today resembles a logbook chronicling events and is already a useful monitoring tool for market trends and industry news, but this is only a first step towards what Vinexpo intends it to become ? a fully fledged industry forum. Vedremo se per il momento si tratta di una fase beta di test, aspettiamo i prossimi mesi per vedere gli sviluppi futuri. Ciò che è significativo è come ormai il termine blog abbia fatto breccia ovunque. ShareThis | | TrackBack> |  |  |  |
| [02/01/2008, 15:00] | L?importanza di internet per il vino |  | Lo scorso 20 gennaio è apparso un articolo su The Napa Valley Register a proposito del consumo di vino in America. La parte che vorrei segnalarvi è quella relativa al vino e al web. Vi presento un sunto in tre punti preso da Serious About Wine: 1. Internet continuerà a giocare un ruolo importante nella vendita di vino. Il 18% dei bevitori regolari e il 9% di quelli occasionali ha comprato vino su internet. Di questi il 64% ha comprato direttamente dalla cantina mentre il 35% dai venditori online. Sebbene questi numeri possano sembrare piccoli, il trend è molto più ampio di quel che si pensi: nel 2003 solo il 6% dei bevitori regolari acquistava via internet (adesso siamo al 18%) 2. Il 23% dei millennial ha comprato vino via internet. Ha fatto lo stesso il 16% dei gen-Xers (generazione internet) e il 21% dei boomers 3. Oltre la metà dei millennial è andata su internet per ottenere informazioni sul vino: il 65% degli intervistati è andato direttamente sui siti delle cantine, il 40% su Wine Spectator e il 26% sui wine blog Per chi avesse ancora dei dubbi sull’importanza di internet per il futuro del wine business … ShareThis | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/18/2008, 21:24] | Cantine Aperte in Umbria, sceglie VinoClic |  | Cantine Aperte, l'evento ideato e promosso da Movimento Turismo del Vino su tutto il territorio nazionale ha scelto VinoClic, per la promozione della sua versione umbra. Il Comune di Montefalco, probabilmente anche grazie alla giovane età e quindi probabile freschezza di vedute, ha incaricato VinoClic di promuovere l'evento su tutto il network per tutta la settimana precedente la manifestazione nazionale. Come già rilevato in altra occasione, la promozione di eventi è a nostro avviso uno dei settori in cui il nostro network esprime il meglio di se dal momento che la pubblicità così veicolata porta con se non solo un marchio ma un'informazione utile e quindi ben accolta dal suo potenziale destinatario. | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/04/2008, 13:14] | Mare e Vitovska - Castello di Duino (Trieste) |  | | Riceviamo e volentieri pubblichiamo un particolare e gradito invito. Il Consorzio per la tutela della Denominazione di Origine Controllata dei Vini ?Carso?, in collaborazione con la Provincia di Trieste, il Comune di Duino Aurisina, l?Unicredit Banca e la Regione Friuli... | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/01/2008, 09:17] | WineWebNews: aspettando Winot? |  | Ho volutamente scelto questa immagine, tratta dal Wine Camp blog dell?ottimo Craig Camp, che ritrae i cerchi dei carri formati dai cow boys in attesa dell?assalto dei pellerossa per illustrare l?uscita di oggi di WineWebNews, la rassegna stampa delle notizie più interessanti su vino ed enologia apparse negli ultimi sette giorni sul Web (siti Internet e wine blog) che realizzo per il sito Internet dell?A.I.S. Mi è piaciuta tantissimo questa metafora dei tavoli in cerchio o a U paragonati alla posizione di difesa usata nel Vecchio West usata per descrivere la particolare atmosfera che si respira in occasione di grandi degustazioni dove ?il format è sempre lo stesso, una grande sala di un hotel con tavoli sistemati come i cerchi dei carri formati dai cow boys in attesa dell?assalto dei pellerossa? e una terribile ressa di gente che t?impedisce di degustare seriamente ed ?è difficile pensare ad una situazione peggiore per giudicare un vino?, perché ?una degustazione seria non è in programma ed è inutile aspettarsela?. Si tratta, invece, solo di ?un party anche se in fondo non c?è nulla di male a concedersi un po? di tempo in compagnia di buoni vini?. Un clima a metà tra il saloon, il Deserto dei Tartari di buzzatiana memoria, magistrale esempio della rappresentazione della vita come attesa di un grande ?evento? che non si sa mai se si manifesterà e se sarà davvero tale, e le metafisiche attese di Godot del Waiting for Godot o En attendant Godot di Samuel Beckett, dove spesso non accade niente e quel che accade, con il clima di divertita kermesse e niente più, non ci piace particolarmente? C?è però molto altro in questa puntata che vi invito ad andare a leggere, la tentazione di Michele Marziani (e un po? mia) di ripartire nientemeno che da Frosinone e da una belle guida dei vini frusinati, il nostro viaggio nel vino italiano, la segnalazione di una bella intervista video al grande Bruno Giacosa, la cronaca di una visita a Maria Teresa Mascarello, un interrogativo malizioso, ma il vino era meglio quando si faceva peggio?, sorta davanti ad una bottiglia di Chianti Classico riserva del 1974, ?i vigneti che fanno la differenza? e la grandezza del vino di Langa, secondo un articolo del Chicago Tribune, le scelte di Tyler Colman, alias Dr. Vino sui vini più adatti a simboleggiare una American way to wine, scorci di Sonoma Valley sbattuti in etichetta e la nascita della Fivi, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, di cui parlerò dettagliatamente in un apposito post. Beh, se volete leggere, qui, credo che le cose divertenti-stimolanti-interessanti non manchino proprio? | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/07/2007, 19:43] | Vino dei Blogger #7: Tabula Rasa - Molinelli |  | 
Avrete capito leggendomi che ho una particolare predisposizione per i vini dei Colli Piacentini. Perchè le mie radici affondano in quella terra, che non è più Lombardia ma non è ancora Emilia piena, terra di mezzo per eccellenza. Un non luogo geografico, potrei dire, terra di confine da sempre un po' combattuta tra l'essere di "qua" o di "la". E come tutte le terre di confine, foriera di eccellenze in tutti i campi. Nelle persone, nel cibo (Piacenza è l'unica provincia Italiana ad avere tre DOP nei salumi: pancetta, salame e coppa) e nel vino.
Perchè il terroir dei Colli Piacentini non ha nulla da invidiare ad altre zone. Il substrato è bene o male lo stesso che dalle Langhe scende giù verso i colli Tortonesi, attraversa l'Oltrepo', percorre la provincia di Piacenza e si butta verso Parma e Bologna. Terreni di marne argillose e calcaree, del periodo tortioniano e elveziano, fondi marini emersi (e lo si può capire camminando nelle campagne intorno a Castell'Arquato, dove si trovano più conchiglie che a Rimini) dove solo questioni storico-culturali e climatologiche hanno "sviluppato diversamente" la viticultura rispetto a zone più blasonate.
Se a questa predisposizione naturale aggiungiamo anche un attento lavoro sia sui vitigni tradizionali -i due del taglio piacentino in primis e la malvasia- che su quelli meno conosciuti, raggiungiamo punte di eccellenza.
E' il caso del vino in questione, il Tabula Rasa dell'azienda Agricola Molinelli di Ziano Piacentino, che va oltre all'essere autoctono. E' di fatto l'uva di famiglia. Vitigno riscoperto in maniera casuale nei vigneti di famiglia negli anni '60, è stato fatto analizzare da varie università alla ricerca delle sue origini ampelografiche, senza risultato. Si è quindi provveduto a stilare una nuova scheda, a cura del Prof. Fregoni dell'Università di Piacenza, "brevettando" così una nuova tipologia, l'uva Molinelli, appunto, forse frutto di un incrocio tra Sauvignon e uva americana, e coltivata franca di piede.
Imbottigliato come Vino da Tavola per ovvie ragioni, il vino si presenta con un colore giallo paglierino tendente al dorato, molto acceso e vicino a quello di alcuni Riesling alsaziani. Il naso di prima battuta è un po' monocorde ed eccessivamente piacione, ma con un po' di pazienza esce la complessità del vino fatta di note fumée, di mostarda e di ghiaia bagnata ma non eccessive e austere, anzi, al naso persiste una rotondità sorprendente, quasi da vino con un certo residuo zuccherino. In bocca una sopresa, lama di acidità a tenerlo vivo, sparisce il dolce apparente che si avvertiva al sostituito da una grande sapidità, quasi salina. Finale sauvignoneggiante, forse un po' amaro e non lunghissimo, ma penso di più non si possa proprio chiedere a questo campione anche nel rapporto qualità prezzo. E il 2006, assaggiato dalla botte, è ancora più strutturato e sorprendente. Lasciamolo in cantina qualche anno, e vediamo cosa ne viene fuori.
E se avete tempo, fate un giro in cantina: l'incontro con Ginetto Molinelli, una forza d'uomo con un'energia e una determinazione che hanno in pochi, vale da solo il viaggio! | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/31/2008, 11:27] | I attempt to continue the tale |  | | Ah me, I am in Rome and I am bitching again. Not about the Romans, who are charming in their world-weary way but about the dismal state of wi-fi even in "international" hotels like the Excelsior. Thus am I reduced to dancing with my thumbs. BTW, before I continue, I will say that we are paying one-tenth the rack rate, far less when you consider the pathetic state of the USD. More like one-twentieth. This is a personal endorsement of the Starwood frequent flopper program. AND the air conditioning works,... | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | L'azienda vinicola Baroncini di S.Gimignano devastata da un incendio |  | | Questa notte, un incendio di probabile origine dolosa ha causato gravi danni alla nota azienda vinicola Baroncini di San Gimignano (Siena). Dalle prime indagini sembrerebbe che l'incendio sia stato appiccato da un membro della famiglia dopo una violenta discussione. Le fiamme si sono sviluppate negli uffici e poi si sono propagate in tutta la tenuta, raggiungendo l'abitazione del custode dove vive anche una famiglia dello Sri Lanka che si è messa fortunatamente in salvo. Il danno ammonta, secondo le prime stime, a 300 mila euro.La famiglia Baroncini ha una lunga tradizione vitivinicola e olivicola, tramandata di generazione in generazione; oltre a produrre vino sotto il proprio nome, la famiglia è proprietaria di un gruppo di aziende sotto il marchio "Terre Vitate": Il Faggeto, dove viene prodotto il Nobile di Montepulciano, Aia della Macina, in Maremma, dove nasce il Morellino di Scansano, Poggio Castellare a Montalcino per il Brunello e il Rosso, Fattoria Sovestro e Torre Terza dove vengono prodotti numerosi vini fra cui il Chianti Colli Senesi e la Vernaccia di S.Gimignano, infine la Georgian Vineyard, situata a Kvareli in Georgia, dove si produce il Cabernet Saperavi. | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/05/2008, 23:29] | Gli Effetti dei mutamenti climatici sulla vinificazione in bianco |  | Grande interesse ha suscitato nell’ambiente produttivo di Gambellara il seminario di approfondimento tenutosi presso la Sala Convegni della Casa Vinicola Zonin a Gambellara martedì 3 giugno. L’incontro ha visto la partecipazione di Gianni Menotti, enologo di Villa Russiz, in Friuli, uno dei “bianchisti” più noti d’Italia, e di Angelo Peretti giornalista esperto di vini e trend di mercato. L’incontro - dopo i saluti di Nicola Dal Maso, vicepresidente del Consorzio per la Tutela della D.O.C. dei vini Gambellara, e di Antonio Tonello, presidente della Strada del Recioto e dei vini Gambellara D.O.C, si è svolto sotto forma di una chiacchierata piacevole e dinamica, ed ha toccato svariati punti di interesse derivati dalle attuali problematiche legate all’innalzamento delle temperature e ha suggerito diversi e importanti spunti sia tecnici che dialettici. I primi segnali di aumento delle temperature di alcune aree solitamente temperate portano gli operatori della filiera vitivinicola a ripensare e rimodulare strategie e interventi sia in vigneto che in cantina. Dal seminario è emerso che sarebbe importante, sia da parte dei produttori che dei tecnici, concentrarsi sulla singola annata e sul territorio e preoccuparsi meno delle conseguenze sul lungo periodo del cambiamento del clima. Per l’enologo Gianni Menotti “Le problematiche esistono, tecnici e produttori devono adattarsi: a volte è logico doversi affidare a diversi sistemi agronomici che sfruttino tecniche di irrigazione innovative. L’elemento chiave però deve restare l’uva, il frutto - continua Menotti - il dna della pianta. La maturazione adatta va trovata in base alla natura della vigna. Risulta estremamente importante la gestione dell’acqua, della temperatura e della luce. Dico sempre che bisogna sempre ricercare l’equilibrio in tutto: dal bicchiere al campo, in cantina, nella raccolta e nelle tecniche di agronomiche che si vanno ad utilizzare. Io credo che ci sia una certa ciclicità dei climi nei vari secoli, la natura sembra avere un suo macro-equilibrio, sa adattarsi alle varie fasi. L’importante è interpretare al meglio ogni singola annata rispettando il terroir e la tipicità della zona. Intervenendo nella discussione anche Angelo Peretti ha manifestato un certo ottimismo: “Non è detto che questo innalzamento delle temperature sia per forza un dramma. Bisogna saper interpretare i segnali della natura, fanno anch’essi parte della vinificazione. Bisognerebbe essere coerenti e leali verso il proprio territorio, ricercare la tipicità a tutte le temperature. Nelle varie epoche storiche si sono già verificati determinati sbalzi e cambiamenti climatici, tutti hanno portato a diverse conseguenze, non tutte negative, anzi. Bisogna essere bravi a capire in quale direzione andare per sfruttare al meglio questo nuovo clima senza piangersi addosso e con grande voglia di lavorare”. Ulteriori notizie sulla DOC Gambellara sul sito della Strada del Recioto e dei vini di Gambellara. | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/18/2008, 08:01] | The Tune-Up |  |  I have been driving around lately like gas wasn?t $4 a gallon. Just looked at the miles I've covered this week and I probably could have fed a family of four. In any event, Wednesday I headed out early from Dallas to Austin with a trunk full of wine, my trusty Koolatron chugging right along, ready to celebrate its 27th birthday in a few months.
Round Rock, Texas ? once a low-water crossing on the Chisholm Trail, now an ex-urb with row after row of strip mall and tollway overpasses.
The day would start somewhat ominously; I got lost. That kind of thing happens when the empty field that was there a few months ago is now a sprawling complex of low rise apartments, retail shops, with nary a gas station in sight. Where there once was a Bar-B-Que pit, it now houses a sushi bistro. Texas has taken to crudo in century 21.
What else? A "gentlemen?s" club or two, after all, they are on the route sheet. Disciplina, as they said in Ancient Rome. Imagine this: making a cold call in 100°F weather, going into dark and dank clubs, the smell of stale beer and cigarettes pounds you as you escape the heat of the day. Inside the dark, the wet, chilly air conditioning, the heavy bass beat and an empty pole waiting for the dancers to change their shift.
A sign that says ?WiFi here?, as if someone would come here to surf the net. Over in the corner a lonely guy is getting a heartless lap dance.
And somewhere around a series of corners, we lurch to find the bar manager.
My colleague walks straight and deliberate, like she is on a high wire. I'm impressed with her lack of fear in this den of improbability. But then again, she lived in Naples for four years.
We find a congenial guy, a businessman trying to figure out how to keep his margins healthy so he can stay open for this mixed blue and grey collar establishment. Every minute or so a ?waitress? comes up to the bar with an order, Jack Black and Coke, Stoly on the rocks, that kind of thing. High octane in a tumbler.
Everyone is looking for an opportunity. The Piemontese make a low alcohol sweet slightly frizzante red that sells well in these places. The client can buy it for $12 and sell it for $80. The girls can drink it all night and never lose their balance, on the job. We talk about pitching it on another visit, after all the formal introductions have been made.
Flash-forward several hours later, after our main event. A couple of us are sitting outside under the warmish Austin night, quenching our thirst with an Alsatian Riesling. One in our party, a Master somm, related a story of how they charged, in one of their clubs in the meat packing district of NY, $700 for a bottle of Cristal. It seems that was too low, the wine was selling too fast; they had to go around the regular channels of procurement. So they raised the price, $1200, $1700, $2500. It got to the point that they couldn?t ask too much for a bottle of the stuff. Makes the $80 buck bubbly look like chump change.
Back to the main event. After driving in circles around the torn up streets of downtown Austin (everything is under construction, reminds me of Rome) I finally find a valet park ( which I hate) close to the spot where we be having the tune-up, Taste Select. I?ve got a baker's dozen selections of Italian wine for the event. We have Italians coming and a Master sommelier, a wine buyer for one of the hottest Japanese places in town, another top restaurant owner who lived in Italy, an MW candidate, an assistant winemaker, and several colleagues from the wine biz. Wines opened: ? Contadi Castaldi Franciacorta Brut
? 2007 Araldica ?La Luciana? Gavi ? 2006 Re Manfredi Basilicata Bianco (Muller-Thurgau/ Traminer aromatico) ? 2000 Gravner Breg
? 2004 Capezzana Carmignano ? 2001 Podere Poggio Scalette Il Carbonaione (corked) ? 2000 Castello di Rampolla Sammarco
? 2003 Argiano Brunello di Montalcino ( the forbidden label) ? 1997 Angelo Sassetti Pertimali Brunello di Montalcino
? 2004 Re Manfredi Aglianico del Vulture ? 2004 Nino Negri ?5 Stelle? Sfursat
? 1999 Produttori del Barbaresco Barbaresco ? 2001 Bruno Giacosa Barolo
? 2006 Fama Fiororange (Maculan Dindarello)
With the exception of the corked Il Carbonaione, all the wines showed well. Plates of charcuterie and small producer cheeses were served, this was a simple event, food wise, but the foods served were way above the high water mark. I know folks in NY, LA, SF, Italy are saying, yeah, but. Whatever, last night at Taste Select in Austin, we had the Family Table rockin'. And we learned lots of words in Napolitan' dialect.
Next month Texsom runs in Austin. Any folk who live nearby should get on the bus, when we feature Italy for two seminars along with Argentina, Washignton, Loire Valley, New Zealand, Medoc & Graves, Porto, Madeira & Sherry and an important seminar on Erstes Gewaches. If you are a sommelier and live in Texas, Louisiana, Oklahoma or wherever, consider coming to this. This is a growing event. Where else in the US can you go for a couple of days and hang out with a lot of great wine geeks?
Speakers & Panel Members-The List So Far:
? Guy Stout MS ? Fred Dame MS ? Greg Harrington MS ? Shayn Bjornholm MS ? Ken Fredrickson MS ? Keith Goldston MS ? Charles Curtis MW ? Brian Cronin MS ? Bartholomew Broadbent ? Wayne Belding MS ? Laura DePasquale MS ? Brett Zimmerman MS ? Larry O'Brien MS ? Alfonso Cevola CSW ? Joe Spellman MS ? Tim Gaiser MS ? Fernando de Luna ? Josh Raynolds ? Rebecca Murphy ? Diane Teitelbaum ? Paul Roberts MS ? Sally Mohr MS ? Joe Phillips MS ? Darius Allyn MS
I know the guys that have put this together, Drew Hendricks and James Tidwell, would love to see you at the 2008 Texas Sommelier Association Conference, August 17-18, at the Four Seasons Hotel in Austin Texas.

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| [01/01/1970, 02:00] | Fine |  | | No, non è paura e neppure viltà. È stanchezza. Mi sono stancato. E chiudo. Chiudo questo blog (senza cancellare nulla, ci mancherebbe!) Come dice il mio amico Nick Tambone chi scrive su un blog lo fa per passione, senza... | | TrackBack> |  |  |  |
| [04/21/2008, 11:23] | Il blog di Robert Mondavi Winery: coming soon |  |  Se vi viene la briga di navigare nel sito della Robert Mondavi Winery noterete che da poco tempo c’è una novità: nella sezione “Winemaking” nel menu in alto appare la dicitura: “Grape to Glass Blog”. Se ci cliccate esce un bel “Coming Soon!” La notizia ce la passa direttamente Uncork29.com che garantisce: la scorsa settimana quel link non esisteva. I big del vino quindi stanno diventando sempre più blogger del vino: aspettiamo di vedere cosa ne viene fuori. ShareThis | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | Produttori: I Fabbri |  | | Dal recente viaggio fatto con il collega Alessandro Franceschini a Lamole, una piccola frazione di Greve in Chianti, in occasione della settima edizione de "I profumi di Lamole", ho avuto modo di conoscere Susanna Grassi, dell'azienda I Fabbri, che con la sorella Maddalena... | | TrackBack> |  |  |  |
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