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| [08/02/2008, 07:58] | Briscola (senza smile) getta la spugna: un addio o un arrivederci? |  | L?attacco è di quelli che non lasciano dubbi: l?ottima Briscola, che ci ha accompagnato con interventi geniali, divertenti, surreali, sempre originali e mai banali in questi mesi, getta la spugna, alza bandiera bianca, ci saluta e tirà giò la clèr come direbbe Jannacci. I motivi, comprensibilissimi, li spiega benissimo lei e non ci sarebbe nulla da aggiungere, se non, forse, imitare il suo esempio e fare altrettanto? Ad ogni modo, perché alla collaborazione di Briscola tengo molto e penso altrettanto ci tengano i lettori di questo blog a continuare a leggere i suoi apologhi sul vino, cercherò di convincere l?amica, una brava giornalista che si è occupata anche di uffici stampa di Consorzi, a ritornare sulle sue decisioni. ?Ho ancora un?idea? ha scritto in chiusura. Non è tanto, ma è sempre un?apertura, una speranza, uno spiraglio lasciato aperto per un ripensamento? Ad ogni modo, se non dovesse ripensarci, grazie, di cuore, per i suoi scritti, preziosi per intelligenza e ironia e per il loro stile inimitabile? f.z. L?annuncio è ufficiale e, seppur non ne possa fregar de meno, va dato: Briscola getta la spugna. Basta con le parole del vino, si cambia. Non a caso, Briscola è rimasta in silenzio per vari mesi. Per pensare, per capire. Ha pensato, non ha capito. Ma è risultata illuminante la frase di un?amica che, seppur ben avviata sulla strada della comunicazione, un giorno ha detto: ?Preferisco litigare con un pollo?. Intendeva un vero e proprio pollo, s?è infilata in una cucina e ora fa ciò che desiderava. Briscola ha fatto ben poco altro nella sua vita oltre a scrivere e a tenere nel portafogli un tesserino color vinaccia che testimonia ciò che è. Ma è una testimonianza irrilevante: in Italia, siamo tutti giornalisti. Le tecniche? Ridicolaggini. Vedere la notizia? Ma no, che c?entra. Scriverla??? Nemmeno a parlarne. In Italia siamo tutti giornalisti, chi nel bar sottocasa chi davanti a un computer. Perché in Italia non esiste quella cosa che si chiama ?informazione?, esiste soltanto quella cosa chiamata ?commento?. Se un tizio ne ammazza un altro, la notizia come tale si esaurisce in sei parole, sulle quali intervengono il sociologo, il consulente di problemi di copia, il parroco, il direttore del circolo didattico, il sindaco, un paio d?assessori, il messo comunale e una velina. Se Caio propone una legge in Parlamento e la legge passa (questa la notizia), occorre poi sentire che ne pensa Caio (che l?ha presentata, quindi qualcosa avrà pur pensato prima di presentarla), il quale, in modo inaspettato, dichiara: ?Sono soddisfatto?. Ma non lo è Sempronio, che la pensa diversamente, e Tazio, che la pensa giusta a metà. Sul vino, il paradigma si ripete. Non basta dare la notizia, occorre darla ?ragionandola?. Del resto, il meccanismo delle guide si basa o non si basa su questo? Fino a che punto le guide sono ? oggi ? la voce di chi se ne intende e non, piuttosto, lo spioncino attraverso il quale sapere che ne pensa Pinco e che ne pensa Pallo? Personalizzazioni della notizia, che spersonalizzano la notizia. Ma non perché sia l?autorevolezza a parlare, ma perché a parlare è il vip. Sono certa che se un tronista scrivesse una guida, La Guida di ?Uomini e donne? (con tutto il rispetto per una trasmissione di cui ho seguito totalmente 7 minuti in 3 anni, comprendendo nemmeno un terzo del meccanismo? sorvolo sui 2 terzi capiti), diventerebbe un cult. Noi giornalisti (ho ancora il tesserino color vinaccia in tasca) abbiamo la grande responsabilità di aver mitizzato il nulla, di aver confuso le idee, di aver attribuito definizioni di ?Lady? a povere ragazzotte di chiara inconsistenza e di ?Mister? a emblemi di ciò che non si dovrebbe essere. E abbiamo contribuito a rendere mitologico il vino ? anzi, i vini ? che spesso di mitologico avevano la pretesa di essere considerati passabili. Meglio sarebbe stato dire al produttore: ?Amico mio, non sai farlo. Riprova?. Ma non è stato così. Per opportunismo, per buonismo, per qualunquismo. Non per giornalismo, sicuramente. Di fronte a un mercato in crisi, e quello del vino in Italia ? in molte zone d?Italia, per varie ragioni ? è certamente un mercato in crisi, dignità deontologica vorrebbe che ci ponessimo domande sulle nostre esagerazioni, sui nostri commenti, sulla finta informazione, sui publiredazionali passati come notizie, sulle ?perversioni? del vino che diventa buono per una bella etichetta, che è sicuramente ottimo perché abbinato a una linea di moda griffata, che è straordinario perché lo beve l?attore di telenovela ospite di un talk show domenicale. Il vino, in tutto ciò, dove sta? Forse nella presunzione dell?agronomo o del vignaiolo che s?inventa ?giornalista ? comunicatore ? esperto di marketing?? E perché no? Non è forse quello che lasciamo fare spensieratamente all?agronomo e al vignaiolo, per opportunismo, per buonismo, per qualunquismo? Fate un giro in rete, visitate i siti aziendali di 30 cantine, scelte a caso e giudicateli con istintiva sincerità. Dopo aver visto i soliti vigneti (non sembrerà vero, ma l?uva nasce in tutto il mondo dalle vigne e le vigne in genere sono composte da viti, pali, tiranti e filari), le solite colline (stupore!!!), le solite descrizioni di storie famigliari che risalgono un attimo dopo l?increscioso episodio di Noè ubriaco e magari dopo esservi imbattuti in assordanti rock di sottofondo o in elegiache melodie ottocentesche, in cartoon ammiccanti e in immaginifici animali tropicali, ne concluderete che in Italia circolano almeno 20 su 30 web master completamente fuori di testa e altrettanti copy writer sulla soglia dell?analfabetismo. Ma io sono convinta che dietro a ogni web master e copy writer si nasconda (si fa per dire) uno che fa un altro lavoro, magari il vino, perché no, ma che dice la sua e, pagando, la sua diventa legge. Bisognerebbe (bisognava?) dire no e fermarsi prima di scrivere certe scempiaggini sul retro delle etichette, prima ancora di scrivere ?nasce dall?amore per la terra?, giacché difficilmente un vino nasce dall?odio per una terra che dà da vivere ai suoi proprietari, prima del ?racchiude in sé il territorio?, che fa pensare a sabbia e ghiaia sul fondo della bottiglia. E se a un agronomo salta il guizzo di chiamare un vino come il 78° figlio di Giove, bisognerebbe scrivere che fa ridere il mondo, non che è un?idea mirabolante. Ma tutto questo, ahimé, non accadrà, come non è accaduto. E, visto che le regole sono queste, mi chiamo fuori, alzo bandiera bianca. Ma ho un?idea, ho ancora un?idea (l?ultima idea di Briscola). Many Kisses! Briscola (senza smile) | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/03/2008, 17:55] | Crêpes salate |  | Trovo che il bello delle crêpes sia il fatto che ci si può sbizzarrire in un numero impressionante di ricette (come con la pizza, per intenderci). Per questo motivo, voglio proporre una serie di spunti per farcire le crêpes, fermo restando che l’unico limite è la fantasia (suvvia, un altro ce lo imponiamo: oggi parliamo solo di crêpes salate). Per seguire questi suggerimenti, tengo sempre presente questa ricetta per fare le crêpes, ma quando ci sono ingredienti che devono avere il tempo di fondere è necessario assicurarsi di cuocere per bene la crêpe su un lato, e appena viene girata sull’altro lato va disposto l’ingrediente. Crêpes con cotto e scamorza affumicata Questo abbinamento è davvero tanto banale quanto delizioso. Assicuratevi di tagliare la scamorza in fettine molto sottili e disponetele sul lato della crêpe appena la girate sull’altro lato. Prima di piegare la crêpe in due, aggiungete anche il prosciutto cotto. Crêpes con speck, gorgonzola e rucola Il gorgonzola si ammorbidisce abbastanza velocemente. Siccome speck e rucola non vanno cotti, aggiungete gli ingredienti quando manca poco alla fine della preparazione. In alternativa, potete anche preparare le crêpe completamente e, dopo averle riempite con gorgonzola, speck e rucola, disporle in una pirofila e scaldarle in forno, con un po’ di burro fuso sopra. Crêpes con prosciutto crudo e mozzarella Il prosciutto crudo deve restare crudo e la mozzarella deve avere il tempo di fondere, quindi o tagliate la mozzarella in fette molto sottili o addirittura la sminuzzate/sbriciolate. Crêpes ricotta e spinaci Per questo abbinamento, ovviamente gli spinaci vanno prima lessati e poi ben mischiati con la ricotta. Crêpes ai formaggi Qui sbizzarritevi con un bel mix di formaggi come fontina, gorgonzola, emmentaler. Ma dato che il formaggio deve avere il tempo di fondere per bene, anche qui è preferibile passare in forno le crêpes disposte in una pirofila. Altre idee per crêpes salate? | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/16/2008, 11:29] | Wine Time |  | La scorsa settimana ero a Roma per alcuni impegni di lavoro. Uno di questi impegni si è concluso con aperitivo cena e digestivo al Wine Time, wine bar e ristorante vicino a Castel Sant’Angelo. Questo bel locale si trova infatti in Piazza Pasquale Paoli. Come aperitivo, ho preso un paio di Negroni. I miei compagni di merende (Alessio, Angelo e Elena: i primi due sono tra i coautori di Drink a drink, Elena invece ogni tanto scrive anche qui su Di vino & cibo) invece si sono scolati un paio di Americani (che Bacco abbia pietà di loro). Quando Alessio ed Elena ci hanno lasciati per rientrare in Toscana, Angelo mi ha chiesto se volessimo cenare lì o cambiare ristorante. Dato che al Wine Time avevo cenato un anno fa (anche in quell’occasione, Angelo presente) e quindi ricordavo che si mangiava molto bene, ci siamo fermati. E così, tra un bel tagliere di formaggi e salumi ed un filetto di manzo (rigorosamente grondante sangue), ci siamo riempiti la pancia e sollazzati lo spirito (e magari Angelo nei commenti mi ricorderà che vino ci siamo scolati…). Per finire in bellezza la serata, due bicchieri di Macallan Fine Oak 18. Se volete leggere qualcos’altro sul Wine Time, potete leggere un post scritto da Angelo su Drink a drink. Per finire, le informazioni utili: Wine Time Piazza Pasquale Paoli, 15 - 00186 - ROMA Telefono e fax: (+39) 06.68.75.706 E-mail: wine@winetime.it Chiuso la domenica. Orario di apertura: dalle 12.00 alle 02.00 | | TrackBack> |  |  |  |
| [04/23/2008, 18:25] | L?importanza delle innovazioni di prodotto |  | | Rientro da dieci giorni londinesi e prendo un altro paio di giorni di tempo segnalando il mio ultimo articolo apparso su Tigulliovino. A breve riemergerò con nuovi post! [INCIPIT]In primavera, quando le fiere del vino si avvicendano con maggiore frequenza, emerge l’importanza delle innovazioni di prodotto. Gli importatori che visitano gli stand delle aziende le inseriscono [...] | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/25/2008, 19:59] | Momenti geek |  |  L'advanced desktop del mio eee 900 in tutto il suo splendore; mi chiedo come ho vissuto senza, tutto 'sto tempo. | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/04/2008, 08:24] | Bandiere abbrunate per la morte di Alexander Isaevich Solgenitsin |  | Bandiere abbrunate oggi per rendere omaggio ad uno dei più grandi protagonisti del nostro tempo e del secolo appena trascorso, lo scrittore russo Alexander Isaevich Solgenitsin, scomparso ieri sera a Mosca all?età di 89 anni. Premio Nobel per la letteratura nel 1970, grazie a romanzi quali Una giornata di Ivan Denissovic o Divisione cancro, Solgenitsin non è stato solo un grandissimo scrittore, ma uno degli uomini che con la propria coraggiosa e instancabile testimonianza ha smascherato e raccontato gli orrori del sistema concentrazionario dell’Unione sovietica, in capolavori assoluti quali i tre volumi dell?Arcipelago Gulag, e dimostrato la natura diabolica, il costante essere contro l?uomo, la congenita malvagità di quello che giustamente l?ex presidente americano Ronald Reagan ha definito ?the evil empire”, l’impero del male, il sistema politico comunista. E? anche grazie ai suoi scritti, alla sua instancabile opera di denuncia, alla sua voce di dissidente, se un sistema fondato sulla menzogna, sulla soppressione della libertà e dei diritti umani, sulla miseria, è stato progressivamente sconfitto e consegnato agli archivi della storia. Il critico letterario Antonio D’Orrico a proposito di Solgenitsin e sul suo ruolo nel Novecento ha scritto: “L’importanza (ma la parola è inadeguata) di Solzenicyn, non per la storia della letteratura ma per quella del mondo, è immensa. Spesso si dice, e con qualche ragione, che è stato Karol Wojtyla a far cadere il Muro di Berlino. Con molte ragioni in più va detto che è stato lo scrittore russo ad abbattere quasi da solo il socialismo reale e, addirittura, la filosofia da cui traeva ispirazione. Un’impresa titanica. Vi sarete chiesti in qualche momento della vostra vita a che serve la letteratura. Ecco, la letteratura in alcune occasioni può servire a questo, ad abbattere un regime, piegare un impero. E non è un’esagerazione. Basta pensare alla vita di Solzenicyn, prima ancora che leggere la sua opera, basta guardare i suoi libri, messi su un tavolo come i modelli per una natura morta, per capire quello che semplicemente è successo. Solzenicyn è una forza (come si dice in fisica ma anche nei film di fantascienza di Lucas). Ricordate il ragazzo di Tienanmen davanti al carro armato? Solzenicyn è un po’ come lui, con l’aggiunta che il carro armato l’ha smontato a mani nude (ci sono mani più nude di quelle di uno scrittore?)“. Dedico un pensiero commosso e grato a questo indomabile figlio della Grande Madre Russia per la sua indimenticabile lezione di libertà? | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | www.michelemarziani.org |  | | Appuntatevi l'indirizzo del mio nuovo diario on line, da oggi ufficialmente operativo: www.michelemarziani.org Vi aspetto!... | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | Il ritorno |  | Quando le cose si mettono male, le vecchie tradizioni ritornano ?
I rapporti dell?uomo con il vino avevano avuto alti e bassi durante la lunga storia della civiltà. Bevanda degli dei concessa anche al popolo con grande magnanimità, era poi diventata alla portata di tutti nel periodo romano: erano sorte taverne e botteghe di mescita dove, ovviamente, la qualità era piuttosto scarsa. Ma tanto bastava per dare ebbrezza e far dimenticare la dura vita di quei tempi. I commerci fiorivano e le navi lo trasportavano in giro per il Mediterraneo e successivamente nei paesi del nord. Il vino aveva superato egregiamente i cosiddetti periodi bui del medioevo, lo splendore del rinascimento, lo sfarzo delle regge barocche ed era giunto senza tentennamenti fino ai tempi moderni. Ovviamente anche la sua qualità era cambiata. Le tecniche di vinificazione avevano permesso di eliminare tutti gli additivi, quali spezie, miele, resine, che avevano cercato di rendere piacevole un liquido piuttosto aspro, il cui solo scopo era quello di inserire alcol nel corpo umano e fargli abbandonare per un poco le miserie quotidiane. Poco alla volta era diventata anche bevanda raffinata, le cui migliori espressioni erano privilegio di nobili e di potenti. Nel ventesimo secolo la base di chi poteva permettersi anche le migliori produzioni s?allargò sensibilmente ed il vino ?buono? divenne alla portata di tutti o quasi. In realtà però restava profondamente diverso l?approccio che i differenti strati sociali davano al nettare degli dei. Ma non vi era una corrispondenza banale tra ricchezza e qualità. Chi se lo poteva permettere a volte beveva vini di dubbio valore, magari solo perché il prezzo era alto e forniva un segno chiaro del livello sociale raggiunto. Spesso non capiva neanche cosa trangugiava e la sua capacità gustativa era veramente misera. Chi riusciva invece a penetrare veramente nelle innumerevoli sfumature di una bevanda estremamente complessa, non aveva i mezzi per procacciarsela ed era costretto ad accettare compromessi più o meno onorevoli. In poche parole, difficilmente chi apprezzava il ?grande? vino poteva berlo, mentre normalmente chi ne aveva abbondantemente le possibilità si trovava a tracannare o a centellinare prodotti molto cari, che poco o nulla riuscivano a trasmettergli. La stragrande maggioranza della gente beveva invece quello che trovava e ben poco si curava della qualità. Vino, sempre e dovunque, ma basta che fosse a basso prezzo. Poi, lentamente, le divisioni sociali diminuirono la forbice tra ricchi e poveri, ed anche il vino più prezioso divenne teoricamente una bevanda che chiunque, con maggiore o minore sacrificio, poteva permettersi almeno qualche volta all?anno. Tuttavia, restava ancora ben difficile da superare l?approccio culturale che durante i secoli ne aveva scandito il rapporto con il consumatore abituale. Il vino buono si poteva trovare anche facilmente, ma ben pochi erano in grado di riconoscerlo. Le vere sensazioni che un prodotto di alto livello sapeva elargire, rimanevano privilegio di pochi, senza alcun diretto rapporto con la loro possibilità economica. In questo caos qualitativo e quantitativo emerse finalmente una delle figure più importanti nella storia enoica del nostro pianeta: l? esperto di vino. Più che un mestiere era un vera missione: egli doveva sacrificarsi a degustare di tutto e di più per definire finalmente in modo oggettivo una scala di qualità per gli innumerevoli prodotti che uscivano sul mercato. Alla fine, la sua titanica opera di ricerca, di confronto, di valutazione, sarebbe stata offerta a tutti i miseri mortali, che finalmente avrebbero potuto conoscere esattamente cosa stavano per bere. Il modo migliore per allargare a tutti le conclusioni di quei pochi illuminati era senz?altro un libro che riassumesse sinteticamente lo sforzo compiuto in mesi e mesi di sacrificio. Nacque così la ?guida dei vini?. Anzi ne nacquero molte, in quanto ogni nuovo benefattore era convinto di essere più oggettivo degli altri e di aver eseguito con maggiore serietà ed attenzione la valutazione finale. A lato di queste vere e proprie ?Bibbie? comparvero innumerevoli discepoli che iniziarono a portare il Verbo enoico in giro per il mondo.  Le degustazioni pubbliche crebbero a dismisura così come le tavole rotonde, le lezioni, i congressi, ecc. Fortunatamente, si allargò anche il numero dei veri esperti, in grado di valutare le migliaia di profumi nascosti ai comuni mortali: non solo frutta, fiori e verdure, ma anche petrolio, animali, liquidi organici e così via. Finalmente chiunque avrebbe saputo cogliere quello splendido sentore di pollaio o di muffa, di radice amara o di pelo bagnato, che gli sarebbe stato precluso per sempre senza la sapiente guida degli eletti. Inoltre, non solo i consumatori avevano ormai degli angeli custodi pronti a guidare le loro scelte, ma anche gli stessi produttori potevano approfittare di chi avrebbe in poche e sintetiche parole osannato o distrutto il loro lavoro di vigna e cantina. Avrebbero capito velocemente se l?annata era stata buona o cattiva, se meritava o no mettere in vendita ciò che avevano costruito in un anno di dura fatica. Bastava seguire le prediche pubbliche dei ?santoni? e tutto sarebbe stato chiaro. E poco importava se ciò accadeva normalmente a vendemmia conclusa. Il consumatore era comunque felice: aspettava con trepidazione spasmodica l?uscita delle ?Guide? e si scatenava nella caccia delle bottiglie più osannate. Il vino, benché spesso prodotto in grandi quantità, finiva quasi subito. Tutto era già venduto ben prima di uscire. Recuperare una sola bottiglia diventava un?opera di persuasione e di preghiera. I più fortunati riuscivano a commuovere il produttore e potevano portarsi a casa il gioiello tanto ambito anche se avevano dovuto pagare una cifra ben più alta del previsto. D?altra parte i prezzi erano per forza destinati a crescere. Gli ?esperti? benefattori dovevano sopravvivere e le guide dovevano essere pubblicate. Malgrado per loro fosse solo una missione culturale, i giornalisti, i curatori, gli esperti, i collaboratori ed i portaborse erano costretti gioco forza a mangiare, dormire, viaggiare, mantenere una famiglia. Dovevano, anche se controvoglia, chiedere una parte dei guadagni ai vignaioli che grazie a loro erano saliti nell?Olimpo della celebrità. La situazione continuò così per molti anni tra la soddisfazioni di tutti: il vino era diventata una realtà ?popolare? e la sua comprensione era saldamente nelle mani di chi lo sapeva analizzare con sapiente lucidità ed oggettività. Ma i sobillatori ed i rivoluzionari sono sempre esistiti nella storia dell?umanità. E così qualcuno, sicuramente in malafede, cominciò ad inserire qualche dubbio: perché lo stesso vino aveva giudizi così diversi da guida a guida? Perché le aziende più facoltose conquistavano sempre le migliori valutazioni? Perché si osannavano i vini più veri e tipici e poi si premiavano quelli più monotoni e ripetitivi? Furono subito accusati di eresia, ma la calunnia iniziò ad infiltrasi e ad ottenere i suoi primi frutti. Alcuni consumatori osarono addirittura degustare da soli, senza alcun appoggio esterno. In altre parole, si vollero sostituire agli esperti, dopo tutto i sacrifici che questi avevano fatto per loro. Qualcuno arrivò perfino a comprare bottiglie non recensite da nessuno dei portatori di verità. Il mondo del vino stava per crollare per colpa di pochi facinorosi. Si sarebbe tornati alla barbarie ed alle scelte individuali. Si sarebbe bevuto un Sauvignon anche senza apprezzare compiutamente e profondamente quello splendido profumo che solo il gatto di casa riusciva così bene e inconsciamente a riprodurre. Ci furono anni di caos e di sgomento, finché non comparve sulla scena enoica la poderosa e illuminata figura del ?Grande Estimatore?. Nessuno seppe mai quale fosse veramente il suo nome né come riuscì ad imporsi su tutto e su tutti. La sua scalata fu imperiosa e senza ostacoli. Cancellò facilmente ogni tipo di guida e ridusse all?anonimato il nutrito gruppo di portatori delle verità vinicole. E pensare che non dava classifiche e nemmeno consigli od ordini da seguire come atti di fede. Tutto ciò che faceva era di mostrarsi in qualche cantina e discorrere allegramente con i produttori davanti ad un bicchiere. Poi ringraziava ed usciva contento, tallonato dai Mass Media che lo seguivano ovunque, ma che non riuscivano mai ad ottenere il benché minimo commento. Le cantine visitate erano sempre più numerose ed i vignaioli facevano di tutto per migliorare i prodotti, sperando di accoglierlo un giorno o l?altro nelle loro abitazioni. Non chiedeva mai niente: assaggiava e parlava, parlava ed assaggiava. Sorrideva sempre, anche quando magari il vino non era stato di suo completo gradimento. Riusciva a non fare trasparire alcuna emozione.  I consumatori iniziarono a seguire il suo esempio ed a decidere con il proprio naso e palato. Costretti a provare in prima persona, iniziarono essi stessi a valutare ed a confrontare, sempre più coinvolti non solo dalle caratteristiche del vino, ma anche dalla simpatia del produttore, dalla bellezza del territorio circostante e da tutte quelle sfumature difficilmente esprimibili con aridi punteggi. Scomparve in una giornata di autunno. Fu visto l?ultima volta su una collina delle Langhe, seminascosta da una fitta ed umida nebbiolina. C?è chi giura che non era solo, ma circondato da un gruppo di giovani festanti e giocosi che suonavano e ballavano. Poi più nulla, ma il vino ormai veniva apprezzato per quello che riusciva a trasmettere: praticamente tutti erano in grado di decidere da soli. Nessuno volle mai credere a quel vecchio ?maestro di vigna? che in mezzo all?umida foschia di quel giorno, con il mozzicone di sigaro in bocca, si stava godendo solitario il languido panorama delle sue vigne di Nebbiolo. Eppure lui era proprio convinto di aver udito il gruppo festante chiamare il ?Grande Estimatore? con quello strano nome mai sentito prima ?Διονύσος, Διονύσος !!? (Dioniso, Dioniso !!) | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/10/2008, 16:10] | Commenti sospesi |  | | Mi scuso con tutti quelli che hanno inviato commenti in questi giorni. Purtroppo si è creato un errore permanente nella parte del database dedicata ai commenti. Sto cercando di ripristinarla ma per il momento ogni commento è sospeso - e purtroppo anche quelli passati sono scomparsi… Speriamo bene! | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/01/2008, 14:47] | Di meglio in meglio |  | | That means "better and better", as in I'm sitting in a First Class seat - a free upgrade on FREE ticket. Is that great or what, folks? Of course my reflexive Irish dread of tempting fate has me thinking, Oh fine, this is when they lose my bags. Or the plane crashes into the icy Atlantic. Then what good does all your legroom and free Champagne (very toasty) do ya, Misther Honey? But for now let us live, Lesbia, let us love... Sent from my Verizon Wireless BlackBerry | | TrackBack> |  |  |  |
| [09/04/2007, 19:05] | Bah ! |  | 
Fuori piove, e così mi sono seduto un attimo davanti alla scatola catodica: su Raitre, a GeoMagazine, parlavano di biodinamica ! Rispetto chi lavora seguendo la biodinamica perchè è un lavoratore come gli altri, ma non accetto che si diano per fondate, talvolta miracolose o rivoluzionarie (!) cose di cui non c'è alcuna dimostrazione scientifica, cose che a volte sono ai limiti della semplice creduloneria. Pur apprezzando qualche principio di fondo, che tuttavia rientrano nel semplice buon senso, per me l'agricoltura biodinamica rimane essenzialmente un atto di fede. Non mi pare un'evoluzione del pensiero, piuttosto un'involuzione. | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/15/2007, 01:37] | LA D.O.C. SAVUTO SUPERIORE. UNA BELLA PAGINA DI STORIA CONTADINA. UNA BUONA SPERANZA PER IL FUTURO. |  | Alcuni mesi or sono avevo scritto un post sui vitivinicoltori calabresi, basato su alcune mie esperienze, non molto favorevoli, incontrate nella fase di reperimento delle informazioni necessarie alla stesura dei miei articoli. Ma fortunatemante, anche in quella  bella regione italiana, qualcosa va mutando in meglio ed alcuni giovani produttori non ci stanno ad assogettarsi all'immobilismo atavico che attanaglia il Sud della nostra cara penisola. Nello svolgimento del mio lavoro di blogger mi sono imbattuto in un produttore abile nella realizzazione di prodotti di eccellenza e con la grande motivazione di fare conoscere i propri vini, dei quali può e deve essere orgoglioso. Ed ho così scoperto il Savuto Superiore D.O.C., prodotto dall' Azienda Vitivinicola Colacino di Rogliano ( CS). Avendo fatto uno studio preliminare del disciplinare di produzione di questa D.O.C., mi sono subito avveduto del fatto che il testo legislativo, ben fatto e rispettoso delle consuetudine locale, registra con insolita puntualità quello che avviene nelle realtà mediterranee ed in Calabria in particolare. Il Mediterraneo è poesia. Differenze e uniformità si intersecano e si disgiungono, in un disegno superiore e perfetto nel suo caos. In tutti le regioni maggiormente integrate in questa realtà, esiste un orgoglio del viticoltore, avente come caratteristica il collezionare ed armonizzare le uve maggiormente rappresentative dei territori, favorendo nei secoli la conservazione della biodiversità varietale. L'arte di questi viticoltori consisteva nel ricavare, da questo mosaico di colori, dei vini capaci di deliziare il palato, rendere allegre le serate e più sincere e franche le conversazioni.  Sfido chiunque a visitare tutte le contrade della Calabria, del Peloponneso, della Sicilia, della Dalmazia, di Creta o dell' Anatolia, riuscendo a trovare un solo piccolo viticoltore tradizionale ed "incontaminato" che coltivi e vinifichi solo vitigni in purezza. Le coltivazioni polivarietali erano animate dalla curiosità del viticultore ed anche da una razionalità agronomica, finalizzata a valorizzare le diverse vulnerabilità alle avversità atmosferiche e patologiche. Anche nelle annate peggiori era necessario produrre almeno un pò di vino!! Le cultivar di vite presenti in Calabria sono molte e di gran pregio e, tra queste, non possiamo non menzionare il magliocco canino, il greco nero ed il gaglioppo. Il Savuto Superiore D.O.C. viene realizzato dall'Azienda Vitivinicola Colacino con la denominazione commerciale "Britto" e presenta tutte le caratteristiche della vitivinicoltura tradizionale calabrese. Viene realizzato con un uvaggio molto ricco, la cui peculiarità mi invita ad elencare tutte le cultivar che vi sono presenti: Gaglioppo, Greco Nero, Nerello Cappuccio, Magliocco Can ino, Sangiovese, Malvasia Bianca, Pecorino. Un vero e tradizionale connubio, nel quale rientrano anche varietà a bacca bianca. Il "Britto" è ottenuto da una attenta scelta di uve prodotte in vigneti collinari, allevati ad alberello, appartenenti alle cultivar sopra elencate. Questo vino si presenta con un bel colore rosso rubino, dai riflessi granati. Il profumo ricorda molto il frutto d'uva e può ricordare in qualche aspetto la liquirizia. Il sapore è rotondo e gradevolmente speziato, con una nota di freschezza caratteristica.  Gli abbinamenti consigliati dalla casa madre sono quelli classici dei grandi rossi, ovvero, arrosti, cacciagione e selvaggina. Sono abbinamenti sicuramente indovinati ma, assaggiandolo, ho subito pensato che un ottimo accostamento poteva essere realizzato con un piatto tipico dell'Italia Settentrionale: il baccalà con la polenta. Un ottimo modo di prepararlo è quello doviziosamente descritto dal post di Venere in Cucina. Il prezzo?? Si può acquistare in enoteca ad un costo di circa 12 euri. Un prezzo giusto per un prodotto davvero valido, un necessario riconoscimento per un Mezzogiorno che non ci sta ad essere cenerentola. Allora cosa dire?? Buona Salute a Tutti!! Pierluigi Salvatore. NELLE FOTO: GRAPPOLO DI CULTIVAR GAGLIOPPO, TRATTO DELLA COSTA CALABRESE, IMMAGINE INVERNALE DELLA SILA, BOTTIGLIA DI BRITTO COLACINO. | | TrackBack> |  |  |  |
| [06/20/2008, 09:22] | vino e designer, anche per il packaging |  | 
Non è la prima volta che mi capita di parlare di Salaparuta, uno dei punti di riferimanto dell'enologia siciliana. Esemplare sicuramente il modo in cui hanno gestito la comunicazione ed il marketing.
All'interno del sito aziendale hanno costruito una sezione riservata al packaging ed agli acessori firmati DUCA di Salaparuta...ma la cosa che ho notato, e che ho trovato veramente meritevole di segnalazione, è che su ogni prodotto dell'azienda viene citato il DESIGNER che l'ha progettato.....vi sembra una cosa tanto usuale e diffusa in Italia ? | | TrackBack> |  |  |  |
| [01/01/1970, 02:00] | Evoluzione delle pubbliche relazioni |  |  Nell'ambito delle strategie di comunicazione dell'impresa, le pubbliche relazioni risultano uno strumento molto efficace a disposizione del management per raggiungere nello stesso tempo una pluralità di scopi e un pubblico molto ampio e variegato. Col termine di relazioni pubbliche, si intende il lavoro di ?ponte? tra l?azienda e gli interlocutori più qualificati (in particolare giornalisti, ma anche più in generale gli opinion leader del settore) utili alla conoscenza della qualità dei prodotti, dell?azienda stessa e delle persone che la formano. Si prende cura dell'immagine aziendale, ovvero dell'immagine che si vuole trasmettere ma anche e soprattutto dell'immagine percepita dagli interlocutori. Il suo intervento va armonizzato, in primis con gli obiettivi dell?azienda e di conseguenza con i responsabili dei settori commerciale e produttivo perchè gli obiettivi di mercato ed i prodotti per raggiungerli, vanno definiti insieme affinchè il lavoro di responsabile delle relazioni pubbliche, ne sia supporto e complemento. In sintesi, si occupa di promozione, ufficio stampa, pubbliche relazioni, supporto alla scelta di indirizzi qualitativi, supporto alla scelta di mercati, campagne pubblicitarie, etc Le pubbliche relazioni lavorano prevalentemente sulla notorietà , sulla credibilità e sulla reputazione dell'azienda e hanno anche un elevato impatto nella costruzione da parte dell'azienda della Customer Social Responsability (CSR), contribuendo a creare una immagine che risulti duratura nel tempo e che identifica e valorizza la mission o visione dell'azienda. Le pubbliche relazioni on line L'obiettivo principale della PR online è massimizzare i commenti positivi sulla propria azienda, marca, prodotto o sito web nei siti web di terzi che possono essere visitati con più probabilità dal proprio target audience. Internet offre la possibilità di fruire di un interazione ?a due vie? (interazione), per comunicare con opinion leader e giornalisti, clienti e di rafforzare la marca o immagine di impresa. Favorendo l'aumento del numero di utenti qualificati ad un determinato sito web, dei contatti;e conseguentemente amplificando le possibilità dell'aumento delle vendite; la ricerca di potenziali nuovi clienti; l'offrire informazioni a persone che stanno completando il loro processo d'acquisto; l'affermazione del brand. E? importante quindi monitorare le varie sfere della rete, con particolare riferimento ai blog, ai forum, ad usenet, per conoscere la reale percezione che il mondo esterno (addetti ai lavori e consumatori ) ha della azienda, quale sia la percezione del marchio e del prodotto e se questa percezione sia o non sia in linea con quella che vorremmo effettivamente trasmettere. Tra le attività delle Pubbliche Relazioni online ricordiamo: Comunicazione con i media (giornalisti), scambio links o ottenimento di links, redazione di materiale editoriale, partecipazione a Comunità e networks, analisi della conversazione in rete sui brand, servizio di monitoraggio e alert. Gli obiettivi, in sintesi, della programmazione di una attività on line: fornire informazioni a opinion leaders e al consumatore: _aumentare _popularity _aumentare sentiment _aumentare fidelizzazione _ottenere feedback dagli utenti finali _consolidare immagine _azienda/prodotto | | TrackBack> |  |  |  |
| [05/06/2007, 16:52] | Vino dei blogger #6. Riepilogo dei partecipanti. |  | Prendo il testimone dell'iniziativa da Aristide facendo un breve compendio dell'iniziativa dedicata ai rosati. I blogger che hanno partecipato all'ultima edizione del " Vino dei Blogger#6" con un post dedicato sono i seguenti: - J. Gómez Pallarès, De VinisCibisque
Cantina Produttori Termeno, Lagrein Rosé 2006 Qui il post. - Maria Grazia M., Soavemente...
Azienda Agricola Costadoro, Bardolino DOC Chiaretto Brut 2006 Qui il post - Angelo Peretti, InternetGourmet.it
- Le Vigne di San Pietro, CorDeRosa IGT Rosato Veneto 2006 - La Prendina, Feniletto IGT Rosato Alto Mincio 2006 - Guerrieri Rizzardi, Rosa Rosae IGT Rosato Veronese 2006 Qui l'articolo. - Elisabetta Tosi (Lizzy), VinoPigro
Le Salette, Molinara del Veneto IGT 2006 Qui il post. - Luciano Pignataro, Luciano Pignataro WineBlog
Cantine del Notaio, Rogito IGT Basilicata 2005 Qui il post. - Pierluigi Salvatore, Vini dal mondo. Sapori di tradizioni da scoprire, Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo "Piè delle Vigne" Az. Agricola Luigi Cataldi Madonna Qui il post.
- Massimiliano Perbellini, Wineplanet.it
Commendator G.B. Burlotto, Teres Vino da Tavola Qui il post. - Marco Grossi, Imbottigliato all'Origine
Leone de Castris, Five Roses Salento IGT 2005 Qui il post. - Pier Francesco Lisi, Il vino biologico
Il Duchesco, Alcione 2006 Qui il post. - Giacinto Chirichella, Il maiale ubriaco
Luigi Maffini, Denazzano Aglianico Rosato Paestum IGT 2006 Qui il post. - Filippo Ronco, TigullioVino.it Weblog
Domaine de Terrebrune di Georges et Reynald Delille di Ollioules Bandol AOC Rosé 2005 Qui il post. - Massimiliano (Max) Cocchetti, Wino, ovvero Marketing di vino
Librandi, Cirò Rosato DOC 2006 Qui il post. - Luca Risso, TheWineBlog.net
Luca Ferraris Vineyard, Grignolino d'Asti Vigna del Casot 2006 Qui il post. - Stefano Franceschi, enofilo ospite di Aristide
Michele Calò & Figli, Mjere Alezio Rosato DOC 2005 Qui il post. - Giampiero Nadali, Aristide
Raymond Boulard, Champagne Cuvée Rosé «Rosé de Saignée» Brut Nature Qui il post. - Michele Marziani, Appunti di Viaggio
Antichi Vigneti di Cantalupo, Il Mimo Colline Novaresi DOC Nebbiolo 2002
Complimenti a tutti questi bravissimi appassionati dell'arte enologica. Appuntamento alla prossima tornata del vino dei blogger..la numero 7.
Allora cosa dire??? Buona Salute a Tutti!!! Pierluigi Salvatore.
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| [08/07/2008, 12:58] | Smettere di fare il ristoratore |  | | Ho appena finito di parlare al telefono con un giovane ristoratore, di quelli sempre entusiasti, che mi ha detto "Io se potessi smettere lo farei".Mi ha molto colpito perché da lui non me l'aspettavo."Questa è una vita di sacrifici -... | | TrackBack> |  |  |  |
| [08/04/2008, 00:01] | Librandi: sentirsi (ed essere) vignerons in terra di Calabria |  |  Credo di essere sufficientemente rigoroso e dotato di una buona dose di onestà intellettuale da non farmi condizionare dall?amicizia, antica, profonda, saldissima con la famiglia Librandi, titolare della più bella casa vinicola cirotana e calabrese e una delle migliori di tutto il Sud Italia, da potere tranquillamente affermare che con quest?anno, con le produzioni attualmente in commercio, l?azienda, che pure ci aveva abituato negli anni a standard importanti, ha toccato vertici qualitativi straordinari e mai raggiunti, con così tanta evidenza, in passato. Quello che mi ha sorpreso, nei giorni ? bellissimi ? passati la scorsa settimana a Cirò marina, degustando tecnicamente i vini, ma soprattutto mettendoli ripetutamente alla “prova del nove”, quella che taglia la testa al toro, ovvero la verifica del loro funzionamento a tavola, in abbinamento ai piatti dell?appetitosa, saporita, colorata cucina locale, e girando per i vigneti ? uno spettacolo ? situati negli areali di Cirò, Crucoli, Strongoli, Casabona in Val di Neto, e discutendo di tante cose con gli amici Tonino e Nicodemo Librandi e con i figli di quest?ultimo Raffaele e Paolo, perfettamente inseriti in azienda e impegnatissimi, perché quando si hanno 240 ettari vitati e si producono circa due milioni di bottiglie, c?è da tirarsi su le maniche e da correre, è la assoluta consequenzialità di un percorso operativo. Un lavoro che parte dalle vigne, dalla loro concezione e gestione e cura minuziosa, sia che si tratti si vigne di proprietà sia di vigne di conferenti, con alcuni dei quali è stato creato un rapporto di collaborazione e di co-gestione votata alla qualità di stampo trentin-altoatesino, si trasferisce in cantina e finisce, secondo una logica di assoluta imprenditorialità, che prevede la giusta promozione del prodotto, il collocamento sui vari mercati, nella bottiglia. Contenitore il cui valore intrinseco si carica di ulteriori legati alla valorizzazione, e posso dirlo?, al ?riscatto? di un territorio splendido ma che gira ancora a tre marce su cinque a disposizione, ad iniziative di comunicazione e progetti di tipo culturale, ad operazioni coraggiose che richiedono tempo e pazienza per essere non solo condotte in porto, ma capite nella loro giusta portata. Bene, tutta questa serie di cose, una ricerca e una sperimentazione assidua condotta nel vigneto, centro di tutto il pensiero e dell?azione della famiglia Librandi, e giustissima pertanto la recente assegnazione del Premio Veronelli a Nicodemo, viticoltore nel sangue e vigneron di tempra langhetta o borgognona - con la collaborazione di ricercatori universitari ed esperti al massimo livello, lavoro che si è tradotto in diversi convegni organizzati negli anni e in uno splendido libro curato dal professor Mario Fregoni, Gaglioppo e i suoi fratelli, che fa egregiamente il punto su tutto quanto è stato fatto nel corso di quindici anni, ed un concetto di qualità cui offre un contributo fondamentale la consulenza tecnica del più serio dei nostri enologi, Donato Lanati, con il formidabile staff dei suoi collaboratori, costituirebbe un ?bluff? o qualcosa di gratuito se poi non si traducesse in vini veri che sanno esprimere la verità e l?unicità di questa autentica Enotria tellus. Invece, e mai come quest?anno, quando mi sono trovato di fronte ad una qualità complessiva altissima, ad una gamma compatta dove ogni vino ha una precisa identità e non cannibalizza nessun un altro proponendosi come doppione, da questo lavoro serissimo quasi ?matto e disperato? per dirla in termini leopardiani, esce un?idea di vino, cirotano, calabrese, meridionale, mediterraneo, italiano che ti fa capire, ad ogni sorso, in ogni circostanza di servizio, come quel vino non sia casuale, ma finalizzazione (come lo è un grande gol dopo una veloce azione in linea, condotta secondo schemi ed estro e tecnica), di un sentimento, di una coscienza viticola, vinicola, enologica di assoluto rigore e grande anima. Troppo facile parlarvi dei ?gioielli? di casa Librandi, di quel collaudatissimo Gravello, mirabile sintesi-dialogo di Gaglioppo e Cabernet Sauvignon, elegantissimo, morbido, avvolgente nella sua versione 2006 (prodotta in centomila esemplari), oppure di uno dei miei prediletti, il Magno Megonio la cui annata 2006, ancora scalpitante, bisognosa di tempo in bottiglia, imponente e dotato già ora di quel timbro che lo rende unico ed inimitabile, promette mirabilie. Provate invece a misurarvi, con una versione 2005 da standing ovation per eleganza, morbidezza, perfetta sintesi di struttura tannica (e che tannini signori!) e dolcezza calibrata del frutto, con il vino simbolo dei Librandi, con il Cirò riserva Duca San Felice, quintessenza di Gaglioppo, dimostrazione della grandezza e della duttilità di quest?uva cirotana per antonomasia (che solo gli ingenui possono pensare possa dare il proprio meglio sui rosati e non vinificata in rosso), e ricordarvi che di questo capolavoro sono disponibili qualcosa come 180 mila esemplari, oppure rimanere di sasso di fronte all?equilibrio assoluto, alla piacevolezza contagiosa, al nitore del frutto, ad un carattere ?nordico e piemontese? che ricorda quasi un grande Dolcetto, raggiunto dal Melissa Doc Asylia rosso 2007 (80 mila esemplari), alla perfetta sintesi di corpo, solarità, giusta maturità di frutto, tannino presente ma levigato, carattere leggermente e piacevolmente selvatico ma elegante raggiunta da un Cirò rosso 2007 (diverse centinaia di migliaia di pezzi) mai così diretto, compiuto, sinuoso nel suo modo di porsi! E poi, che dire - solo un miope e uno stolto può mettere in dubbio che rappresentino, e di gran lunga, il meglio della produzione regionale per questa particolare tipologia (e preferir loro vini sulla qui qualità preferisco tacere?) ? dei due rosati, il Cirò Doc e l?Igt Val di Neto Terre lontane che con l?edizione 2007 (e posso dirlo visto che li bevo e li seguo da almeno 10-12 anni) raggiungono la loro definitiva consacrazione? Cerasuolo corallo rubino smagliante il primo, naso profumato di lampone, ribes, rosa, succoso, ben polputo, eppure freschissimo, mirabilmente equilibrato e sapido il primo, un?enfatizzazione del rosato importante il secondo, tornato ad essere Gaglioppo in purezza dopo aver accolto per anni una quota di Cabernet franc (i Librandi stanno sensibilmente riducendo la quota dei vitigni internazionali a bacca rossa presenti in vigna), vino succulento e perdonatemi la metafora, sensuale e malioso come una bella moracciona calabrese con tutte le curve, un bel 90-60-90, al punto giusto e una terza abbondante che ti fa prendere dalla vertigine quando scruti nella sua scollatura! Vino ricchissimo, imponente nelle dimensioni, nella ricchezza di polpa, nell?avvolgente rotondità carnosa da seno non rifatto, pieno di tutto quel che vorresti un rosato, anche se tutto lascerebbe pensare, dal colore cerasuolo corallo acceso ? rubino trionfante, alla sinfonia fruttosa dei profumi, alla loro densità, alla materia quasi masticabile, golosa, alla lunghissima persistenza, con un tannino presente ma non aggressivo, trattarsi di un rosso. Un rosato per estimatori ?con gli attributi?, che ho iscritto d?imperio al club ristretto dei super rosati, il Montepulciano Cerasuolo Pié delle Vigne di Cataldi Madonna, Il Magilda di Barsento, il Campo di Mare Duca Guarini, il Montepulciano Cerasuolo Cerano di Pietrantonj, talvolta il Rogito di Cantine del Notaio, il Montepulciano Cerasuolo Villa Gemma del povero Gianni Masciarelli, che mi fanno letteralmente ?pazziare? con i loro proclamati eccessi. E poi che dire, se non che degustati alla cieca faticheresti a pensare che siano nati in Calabria, tanto sono eleganti nello stile, tecnicamente ineccepibili, freschi, vivaci (anche se bevuti dopo due o tre anni dalla vendemmia), dei bianchi, dal più impegnato e impegnativo Efeso base Mantonico, il cui 2007, del nitore cristallino e dal naso petroso, profumato di muschio e frutta esotica ha solo bisogno di almeno 7-8 mesi in bottiglia per emergere con la sua sorprendente personalità ai due Greco, Cirò bianco e Asylia bianco, dotati di una piacevolezza di beva, di una sapidità, di una facilità di accompagnare i cibi che lascia senza parole? ?Filosoficamente? m?interessa meno, con la sua composizione base Chardonnay e Sauvignon, ma come non negare che con le sue 350 mila bottiglie prodotte (che puntualmente si esauriscono e creano problemi di assegnazione all?azienda) il Val di Neto Critone, è una perfetta case history, un esempio di vino moderno, ma fatto con cuore e sensibilità, in terra meridionale? Come non dire sì, si stappi e si beva con piacere, evviva!, di fronte al suo giallo paglierino scintillante e multiriflesso, al naso svettante di gelsomino e agrumi e mandorla, al gusto ricco, vivo, sapido, di grande ampiezza, ad una magnifica acidità che tempera la materia succosa del frutto? Troppo generose e amicali le mie osservazioni? Niente affatto! Chiunque abbia occhi, naso e cuore ed intelligenza per capire e relazionare il tutto al particolare contesto potrebbe cogliere la particolarità ed il fascino innegabile della realtà Librandi, farsi coinvolgere ed emozionare, percorrendo con lo sguardo la tenuta Rosaneti (nelle prime tre foto), che visitai per la prima volta quando non era ancora stata piantata una sola vite e che oggi è un giardino vitato, toccando con mano quello che questa famiglia ed i suoi collaboratori (un team ricco di giovani motivati da un vero e proprio orgoglio aziendale) anno dopo anno realizzano. Ci saranno, com?è abitudine e gusto di casa Librandi, ulteriori sviluppi e addirittura sorprese (su cui mi è obbligo tacere, ma che mi paiono in prospettiva straordinarie e che mi hanno già dato in nuce testimonianza del loro significato) e nuovi prodotti verranno ad arricchire una gamma già articolata e vivace. Novità tutte attentamente meditate, studiate in ogni dettaglio, con tutto il tempo necessario a disposizione perché arrivino a giusta maturazione e al grado di espressione ottimale per renderle delle scommesse ben calcolate e vinte e non degli inutili azzardi. Il giusto tempo per tutto, in questo universo dominato dalla luce, in questo oceano di vigneti dove in fondo, all?orizzonte? riluce e ti richiama il mare?  | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/29/2008, 17:38] | Cos'è un blog? |  | | Il professor Marino Niola, Ordinario di Antropologia Culturale, sulla Repubblica di oggi, scrive una pagina intera per spiegarcelo. Allora da bravo blogger vado su google e digito il suo nome e mi viene come prima opzione il sito del professore,... | | TrackBack> |  |  |  |
| [07/31/2008, 11:27] | I attempt to continue the tale |  | | Ah me, I am in Rome and I am bitching again. Not about the Romans, who are charming in their world-weary way but about the dismal state of wi-fi even in "international" hotels like the Excelsior. Thus am I reduced to dancing with my thumbs. BTW, before I continue, I will say that we are paying one-tenth the rack rate, far less when you consider the pathetic state of the USD. More like one-twentieth. This is a personal endorsement of the Starwood frequent flopper program. AND the air conditioning works,... | | TrackBack> |  |  |  |
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