Non fai in tempo a scrivere un paio di post sugli antociani dell'uva, e di come una colorazione blu scura sia più gradita di quella rossa, che subito ti prendono in parola e tirano fuori i pomodori neri, i "Sun Black", come strombazzato dalla Stampa e dalla televisione. Le ragioni ufficiali per cui il pomodoro nero è meglio di quello rosso, sono il maggior contenuto di antiossidanti e di vitamine che, come è noto, allungano la vita e hanno anche un leggero effetto Viagra. Le ragioni reali, come spiegato dal Reset-Italia e soprattutto dal sito del CNR (stiamo parlando del 2006, altro che novità!!), sono le seguenti:
Accidenti... c'è anche chi per partecipare ai nostri meeting chiude la "bottega" e si fa sempre quei 300-400 km , che dire ... Grazie! Soddisfazione anche quando al termine del meeting ti senti dire, accidenti Claudio quanto ne valeva la pena. Certamente l'emergente Matteo Vigotti , emergente perchè non ancora stellato (incrediBBile) ma già riconosciuto come straordinario talento nostrano da tutti gli addetti ai lavori ci ha deliziato con l'assistenza dei suoi bravissimi collaboratori di un pranzo davvero importante...
Noi privilegiati che abitiamo nella città più bella che mente umana possa concepire, abbiamo pure la fortuna di risiedere a nemmeno un’ora da uno dei litorali più gourmet del Mondo, ovvero quel lembo di costa (ed entroterra) toscana che racchiude una serie di ristoranti, trattorie e osterie che vanno da Viareggio fino giù all’Argentario (spesso [...]
[Il post non c'entra alcunche' con la canzone, ma mi piaceva il titolo]
Cose da fare a bottega quando sei morto (di noia): pigli l'auto e scappi in Langa. Cosi', per andare a vedere un paio di cantine di riferimento, per far rifornimento, per fare allenamento, per farti un po' contento. Oggi e' andata cosi'. Tra l'altro, per consueto amore del paradosso, in Langa cercavo un bianco, avevo voglia di assaggiare e comprare un bianco, ma comunque non un bianco ovvio e prevedibile; le declinazioni dello Chardonnay e dalla barrique sono infinite ed infatti in agenda avevo un Riesling, solo acciaio, di un barolista stranoto, Vajra - anzi, googlando un po' sul suo Langhe Bianco tra i primi risultati c'e' Franco Ziliani, manco a dirlo. Avevo assaggiato per caso un'annata risalente di quel Riesling, che nella maturita' esprime una potenza complessa e stratificata da grandezza; la vendemmia disponibile, 2007, non regala ancora le mineralita' goduriose che promette (in una decina d'anni, secondo Milena Vajra); ora stordisce con un bel cazzottone acido, bilanciato dall'alcol morbido. Eppure e' gia' una delizia. A listino e' sui 28 euri, quindi vino non piccolo, ma che merita d'essere dimenticato in cantina, per chi sa aspettare. Il resto della produzione riflette uno stile encomiabile, con l'austerita' tradizionalista che e' temperata, in ogni release aziendale, da sovrana eleganza.
[Update: pure Max scrive del biancone di Vajra qui. La fotina che correda non rende merito alla signora Milena, che e' di molto piu' graziosa]
Il chimichanga de carne (saccottino di carne) è un altro piatto della cucina messicana e tex-mex.
Questa ricetta di chimichanga è con carne di manzo, ma viene ottimo anche con il pollo. Inoltre, si può anche decidere di aggiungere peperoni e pancetta (soprattutto se scegliete la variante di chimichanga con il pollo).
Ecco comunque la ricetta del chimichanga di carne.
Ingredienti per 4 persone: 4 tortillas di grano di 24 cm di diametro 1 scatola di fagioli borlotti 300 gr di controfiletto di manzo 1 litro di brodo di carne 2 pomodori 8 cucchiai di salsa messicana 8 cucchiai di panna da cucina 100 gr di formaggio tipo edamer 1 cipolla piccola olio di arachidi pepe sale
Preparazione (1 ora + 45 min di cottura): lessare il controfiletto nel brodo lasciandolo cuocere per quarantacinque minuti circa. Togliere la carne dal brodo e lawsciarla raffreddare, sfilacciarla, salare e pepare. Distribuire al centro di ogni tortilla la carne, i fagioli, la salsa messicana, il formaggio tagliato a filetti e piegarla formando un saccottino. Friggere i saccottini in abbondante olio e servire caldi decorando con la panna e filetti di formaggio.
Quanti di voi usano la noce moscata? Io spesso, o almeno ogni volta penso possa starci bene. Questa adorabile spezia mi sembra che spesso sia utilizzata solo nelle solite ricette: quando si fa la besciamella, in alcuni dolci oppure quando si fanno le polpette o i tortellini.
Questa spezia originaria dell’Indonesia, con il suo inebriante profumo dovuto alla presenza di un olio aromatico, può donare ai cibi delle note veramente particolari.
Una ricettina veloce, in cui la noce moscata dà un notevole contributo in termini di esperienza olfattiva è il mango nello stagno. Si taglia il mango a pezzi non troppo piccoli, lo si mette in una ciotola e gli si versa sopra una parte di aperol, una di ginger ed infine si grattuccia a piacere (io tendo ad abbondare) la noce moscata.
Se mentre preparate questa simpatica e voloce, oltre che gustosissima, ricetta avete degli amici con voi, farete una magnifica figura se macinerete la noce moscata con un macinino professionale molto carino. Penseranno che siete dei veri cuochi :p Provare per credere!
Il castello non è quello della Isle of Mull, dove secondo questa notizia pubblicata ieri dal Corriere della Sera è stata rinvenuta dietro un’anta rotta di un armadio nel maniero Torosay una vecchia bottiglia di inestimabile valore di uno Champagne ?Veuve Clicquot? che risale nientemeno che al 1893, una reliquia di 115 anni che si prevede venga ora esposta nel centro visitatori della storica Maison Veuve Clicquot a Reims. Eppure anche in questo sorprendente castelletto di stile e architettura francese che si incontra a sorpresa, isolato tra boschi e macchia mediterranea sulle colline di Casabona, borgo antico posto ad una trentina di chilometri da Cirò marina, vengono conservate e quando vengono stappate regalano mirabilie enologiche vecchissime bottiglie di vino locale. Che per comodità definiremmo Cirò, anche se all?epoca della raccolta delle uve di cui sono espressione la denominazione d?origine era ancora nella mente di Bacco? Grazie all?amico Nicodemo Librandi, che mi ci ha portato e all?ospitalità di quell?autentico gentiluomo che è Antonio Butera Tallarico, nipote di quella straordinaria figura di ricercatore e pioniere della viticoltura e dell?enologia che è stato Giuseppe Tallarico, medico, scienziato, amico di Guglielmo Marconi, di Picasso, Stravinsky e di tanti personaggi, anche storici del secolo scorso, ho avuto la fortuna di avvistare e fotografare una serie di vecchissime annate, anche primo Novecento, di vini dell?area di Cirò e il privilegio e l?emozione di degustare, anche se aperta un paio di giorni prima, una bottiglia nientemeno che di una ?grande annata? (la mia?), ovvero il 1956. Vino affascinante, dal colore ancora vivo e splendente, pieno di energia, con tannini ben rilevati, ancora con un frutto godibile e succoso, saporito, anzi salato. Una vera sorpresa, questo ?Cirò Château Casabona?, una delle grandi rivelazioni, dei ricordi indelebili di questa mia breve ma intensa trasferta cirotana?
Premessa: per me (libertà di opinione articolo 21 della Costituzione, lo penso io che sono un cittadino), la querela è un atto fascista (spiegazione: lo è la querela, non il querelante che è quel che è o preferisce essere). Penso...
Gentili lettori, e’ con un po’ di rammarico, ma soprattutto di rabbia, che annuncio il termine della collaborazione di Aldo Gay con “I numeri del vino”. E’ un evento improvviso ma necessario per mantenere intatto lo spirito e la credibilita’ del blog. Sono a vostra disposizione attraverso la mia email per fornirvi, in forma privata, ogni delucidazione in merito.
Da questo momento, “I numeri del vino” torna alla sua programmazione storica: un giorno si’ e un giorno no.
Messo sull?avviso da questo post pubblicato su VinoWire.com dal mio amico e sodale Jeremy Parzen, leggo sull?edizione on line di Wine Spectator una notizia di ieri data dal collaboratore di James Suckling Jo Cooke, wine news riguardante il Brunello 2003 di Castelgiocondo Marchesi de’ Frescobaldi che letteralmente titola: ?Frescobaldi Brunello di Montalcino Partially Cleared Tests prove yet-to-be-bottled wine is pure Sangiovese, but bottled wine remains to be approved” Riproduco fedelmente il testo della news pubblicata da WS: ?Local magistrates have released approximately half the production of Marchesi de’ Frescobaldi’s Castelgiocondo Brunello di Montalcino 2003 from impoundment after laboratory tests concluded that the wine contained only Sangiovese, as required by Brunello DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) regulations. According to Lamberto Frescobaldi, who oversees production of all his family’s estates in Tuscany and beyond, the cleared wine consists of 469 hectoliters (equivalent to around 5,200 cases) of yet-to-be-bottled Brunello. The winery has already bottled 5,000 cases, which remain under the scrutiny of the magistrates, who have not said when Frescobaldi can expect further results. “This is a welcome step in the right direction,” said Frescobaldi. “But it’s going to take some time yet before things are cleared up completely in Montalcino.” Frescobaldi is the second winery in Montalcino to receive clearance from the magistrates; the first wine to be cleared was Antinori’s Pian delle Vigne Brunello di Montalcino 2003, in June. The Italian finance police, the Guardia di Finanza, seized Frescobaldi’s Brunello in April 2008, together with the Brunellos of Antinori (Pian delle Vigne), Argiano and Castello Banfi, as part of an investigation led by Siena public prosecutor Nino Calabrese. The producers were suspected of blending in varieties other than Sangiovese. Argiano declassified its Brunello 2003 in June and released it as a Toscana IGT, Il Duemilatre di Argiano (the 2003 of Argiano), to avoid delays as the investigation proceeded. Castello di Banfi is still awaiting clearance?. Leggo poi sul blog degli amici dell?Acquabuona la notizia che il ?Brunello di Montalcino 2003 di Castello Banfi non sta solo in qualche lontano luogo d?oltreoceano (come segnalato giorni fa da Franco Ziliani) ma anche, più modestamente e in grande quantità, alla COOP di Rieti??. Di fronte a queste notizie che possono essere interpretate in molti modi, preferisco per il momento tacere e trincerarmi dietro ad un gigantesco NO COMMENT?
Il post è apparso obbiettivamente non così presto ma ciònonostante chi era online questo pomeriggio ha recepito il messaggio al volo…quante possibilità avete altrimenti per conoscere Elena, una delle blog star della scena fiorentina che Leonardo Romanelli ha messo insieme nell’ormai famoso articolo sul giornalefondatodaantoniogramsci? Di questa stagione, che a Firenze offre davvero poco, vi assicuro [...]
Cogliendo l'inaspettato e gradito invito dei cari amici Lizzy (Elisabetta Tosi di Vino Pigro) e Giampiero Nadali alias Aristide, ci siamo ritrovati,in una serata di fine maggio, alla Locanda '800 in quel di Moron, presso Negrar (Verona). AmicidiVini nel vero...
Dove si va in vacanza? Spesso gli italiani scelgono la formula dell’agriturismo: benessere e relax all’insegna delle cose naturali. E proprio scegliendo la natura e l’ecologia che l’agriturismo Agrilandia, a Castiglioncello in provincia di Livorno, ha acquistato un impianto sfruttando l’energia solare. L’azienda Sogi Srl ha installato i moduli fotovoltaici distribuiti da Enerpoint SpA in una struttura vicina all’agriturismo che è stata adibita a stalla per i cavalli.
L’agriturismo, tramite questo impianto, riuscirà a coprire parzialmente il suo fabbisogno di energia elettrica, ma soprattutto aiuterà a non inquinare ulteriormente l’ambiente con anidride carbonica e a ridurre l’effetto serra. Il risparmio energetico è sicuramente un fattore importante e i gestori di questo agriturismo hanno investito in nome dell’ambiente e di chi ne usufruisce.
I costi per una struttura a moduli fotovoltaici di questo tipo, si sa non sono pochi, ma questo impianto riuscirà ad essere ripagato entro 9 anni.
Vacanze nel pieno rispetto dell’ambiente, quindi, consapevoli che non è importante solo la qualità dei cibi che portiamo in tavola, ma anche quella della terra dove viviamo e dove le materie prime come frutta e verdura vengono coltivate.
"Teardrop on the fire" di Anna Riuni tra i racconti segnalati da Villa Petriolo. Complimenti ad Anna!
Anna Riuni è nata - nel 1983 - e cresciuta in Provincia di Firenze, a Pontassieve. Dopo il diploma di maturità scientifica, si è iscritta, inaugurando il corso, all'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (CN). Nel 2007 ha conseguito la laurea triennale con una tesi in Marketing del Turismo enogastronomico ("Andare lenti. Percorsi e mobilità dolce nell'area della Comunità Montana Fiorentina). Attualmente sta frequentando il corso biennale di laurea specialistica in Valorizzazione e Gestione delle Risorse Gastronomiche.
racconto
"TEARDROP ON THE FIRE"
di Anna Riuni
TEARDROP Massive Attack
Love, love is a verb Love is a doing word Fearless on my breath Gentle impulsion Shakes me makes me lighter Fearless on my breath
Teardrop on the fire Fearless on my breath
Nine night of matter Black flowers blossom Fearless on my breath Black flowers blossom Fearless on my breath
Teardrop on the fire Fearless on my breath
Water is my eye Most faithful mirror Fearless on my breath Teardrop on the fire of a confession Fearless on my breath Most faithful mirror Fearless on my breath
Teardrop on the fire Fearless on my breath
Stumbling a little Stumbling a little
Amore,amore è un verbo Amore è una parola che implica un'azione Intrepida nel mio sussurro Dolce stimolo Mi fa tremare mi rende più leggero Intrepida nel mio sussurro
Lacrima sul fuoco Intrepida nel mio sussurro
Nove notti di fatti Fiori neri che sbocciano Intrepido nel mio sussurro Fiori neri che sbocciano Intrepido nel mio sussurro
Lacrima sul fuoco Intrepido nel mio sussurro
I miei occhi piangono acqua Lo specchio più fedele Intrepido nel mio sussurro Lacrima sul fuoco di una confessione Intrepida nel mio sussurro Lo specchio più fedele Intrepido nel mio sussurro
Lacrima sul fuoco Intrepido nel mio sussurro
Inciampando un poco Sbagliando un poco
La prima goccia
Un bicchiere e una mano. La Sua mano, diafana, illuminata da Quel brillante: carpiva il bicchiere con sicurezza accompagnandolo in un valzer; veloci piroette che facevano brillare il Rosso Fuoco intrappolato nel suo giaciglio di cristallo, di mille sfumature diverse.
Un bicchiere e un naso. Il Suo naso, così piccolo e perfetto: si insinuava nel giaciglio per scoprirvi il tabacco, il pepe, la frutta candita; bouquet di aromi?Il Bouquet.
Un Bicchiere e una bocca. La Sua bocca, ricca, succulenta, da mordere, da baciare: incontrò il Rosso e lo portò dentro di sé; lo mescolò a sé sentendolo, incontrandolo intimamente, scoprendovi robustezza, complessità, persistenza?scoprendovi un uomo, il Suo Uomo.
Lacrime nel bicchiere. Trasparenti, scendevano disegnando archi fino ad incontrare il Rosso Fuoco ? teardrop on the fire. Lacrime sul Suo viso. Trasparenti scendevano fino ad incontrare gli angoli della bocca Rosso Fuoco ? teardrop on the fire.
Water is my eye Most faithful mirror Fearless on my breath Teardrop on the fire of a confession Fearless on my breath
Una confessione: qualcosa di immenso che non puoi raccontare; blocca le parole, le fa diventare sussurro.
Un altro sorso di Rosso Fuoco, il sussurro diventa parola di confessione al Suo Uomo robusto, complesso: ? Non ti amo più.
Finì il Rosso Fuoco in un sorso? si spense nella sua bocca: sentì il calore ma non il sapore.
Cade?nel frattempo l?altro Rosso Fuoco cade dalla mano dell?Uomo, si frantuma sul pavimento assieme al suo fragile giaciglio di cristallo, si spande, si allarga.
Una lacrima scende dal volto dell?Uomo?lentamente, e si suicida nel mare Rosso Fuoco- teardrop on the fire.
Un Rosso Fuoco si è spento. Un altro si è rotto.
Il sapore di Quel Rosso Fuoco fu l?ultima cosa che li unì.
La seconda goccia
? Ho sete. ? Ho sete anche io. ? Beviamo allora.
Era lei che guidava la situazione, che dettava i giochi. La seguiva con lo sguardo muoversi in cucina. ? Arrivo subito. Scendo un attimo in cantina, voglio farti assaggiare una cosa. ?Ti aspetto qua, non scappo.
Era ancora bella. Più bella? Due anni senza vedersi. Eppure sembrava ieri quando? ? Eccoci qua ? disse poggiando una bottiglia polverosa sul tavolo.
La sua mano tremava? ? Cosa mi fai assaggiare di buono? Qualche cru della Côtes du Rhône o ci fermiamo in Italia?
Silenzio. Cercò il suo sguardo, ma non lo incontrò. ? Ehi, tutto a posto?
Le sfiorò la gamba con il ginocchio. ? Si scusa, mi ero distratta. No, no niente Francia?per due anni ho bevuto solo vino francese. E? italiano, un Rosso. Lo abbiamo già assaggiato assieme una volta, due anni fa. Tremava la sua voce, tremava la sua mano. ? Cos?è, sei in vena amarcord? ? disse lui scherzando, per smorzare la tensione.
E poi il broncio di lei. Quel broncio, il Suo piccolo naso che si arriccia. Un ricordo della loro vita assieme, ne trascinò a galla altri mille? Prese in mano la bottiglia e spolverò l?etichetta. Era Quella bottiglia. Non capiva. Che intenzioni aveva? La guardò, ma lei sfuggì i suoi occhi. Lui si alzò. ? A che gioco stai giocando?
Silenzio. ? Parla!
Lei si alzò lentamente, prese un bicchiere e lo poggiò sul tavolo accanto alla bottiglia. Prese in mano la bottiglia e la stappò. Girò il tappo e ne constatò le condizioni. ? Smettila di fare la sommelier e parla!Mi stai facendo impazzire!
Lei prese un bicchiere e versò un po? di vino. Rosso sì, ma non più Fuoco. Era cambiato. Lui era cambiato? O era ancora innamorato? Un bicchiere e una mano. La Sua mano, diafana, senza Quel brillante gli offriva nuovamente il Rosso, non più Fuoco. Esitò. Sapeva, ora, cosa Lei voleva fare.
Love, love is a verb Love is a doing word Fearless on my breath Gentle impulsion Shakes me makes me lighter Fearless on my breath
La guardò. Il volto di lei finalmente gli si mostrava. La Sua bocca, ricca, succulenta, da mordere, da baciare. I suoi occhi neri, black flowers blossom, fecero sbocciare una lacrima ? teardrop on the fire.
Prese il calice. Si portò alla bocca il giaciglio di cristallo e fece scivolare il Rosso non più Fuoco dentro di sé. Complessità, sì; persistenza, anche; ma non più robustezza. Due anni di riposo avevano tolto potenza al Rosso Fuoco e al suo amore. Una sensazione piacevole però, inaspettatamente morbida, vellutata?lo sciolse.
Il Rosso non più Fuoco cadde, liberando la mano di lui che prese il fianco di lei. E il sapore di Rosso non più Fuoco, che ancora era nella bocca di lui, si spanse dolcemente nella bocca di lei.
Due fuochi si riaccesero assieme. Il sapore di Quel Rosso non più Fuoco fu la prima cosa che li riunì.
Facciano pure quello che vogliano a Montalcino - dove amici (pochi e veri me ne sono rimasti, gli altri evidentemente non lo erano…) mi segnalano che sono apparsi comici manifesti di ?militanti leghisti? ilcinesi recanti questa scritta ?Brunello: crisi risolta. Grazie Lega. Grazie ministro Zaia? ? sequestrino vini, li dissequestrino, facciano i pesci in barile, continuino a presentare chi crede nel vero Brunello (forse più di loro) come un ?nemico?. Oppure non trovino il modo, e mi riferisco ai ?puristi del Brunello?, la rete di piccole e medie aziende (quante siano non si sa bene) che hanno rispettato le leggi e vorrebbero un Brunello adamantino e incontaminato, di fare gruppo, di comunicare insieme, di farsi sentire, di reagire a questa situazione a metà tra Kafka e il vaudeville ed il tran tran da piccola provincia toscana, dove tutti sanno tutto di tutti e un’immaginario (ma non troppo) Grande Fratello politico-sindacale-economico-finanziario-bancario controlla ogni movimento e unifica il pensiero… Da questa sporca vicenda usciranno a testa alta solo le persone per bene, le aziende dotate di un marchio forte, di una credibilità incrollabile agli occhi dei consumatori e degli appassionati di tutto il mondo. Tra queste, dalla più seria e prestigiosa, per esiti qualitativi non solo al di sopra di ogni possibile sospetto, ma ben al di sopra della qualità media raggiunta dagli altri, arriva un?iniziativa chiara e forte che farà discutere. Gianfranco Soldera, alias Case Basse, alias IL Brunello di Montalcino, con una lettera indirizzata agli amici comunica ?un?importante novità?, la prossima uscita in commercio, con consegna a partire dal primo settembre 2008, di un?IGT Toscana rosso 2005, denominato Pegasos. Oddio, cosa è successo a Soldera, gli ha dato di volta il cervello da indurlo, anche lui, a proporre, dalle sacre vigne ilcinesi, l?ennesimo Super Tuscan dove l?uva canonica du pays, il Sangiovese, viene imbastardita dai soliti banalissimi Merlot, Cabernet, Syrah? Niente paura! Con altri questi ?sbandamenti?, magari dovuti al caldo o a incertezze più commerciali che ?filosofiche?, sarebbero possibili o da non escludere a priori. Con Gianfranco assolutamente no, perché per lui, ?custode del Sangiovese? in quel di Montalcino, cultore della sua possibilità di grandezza (che altri non capiscono o fanno finta di non capire?), il Sangiovese continua ad essere l?alfa e l?omega, il paradigma saldissimo di ogni possible operare vinicolo in quel territorio magico. Ecco perché la sua decisione, le cui motivazioni affido direttamente alle sue parole, al testo della comunicazione giunta agli amici (quorum ego), non fa una grinza ed é perfettamente coerente e dotata di una precisa logica. ?Caro amico, della vendemmia 2005, caratterizzata da un particolare andamento climatico estivo, ho selezionato parte delle uve 100% Sangiovese dell?Azienda che hanno fermentato naturalmente in un grande tino grazie a lieviti autoctoni. Questo vino, ottenuto mantenendo le basse rese produttive che ci contraddistinguono, senza pressature né filtrazioni, ha raggiunto la piena maturazione dopo 32 mesi di affinamento in una grande botte di Rovere di Slavonia. L?ambiente particolarmente vocato, l?eccellente ecosistema, la coltivazione naturale di uva Sangiovese sana e matura prodotta in quantità contenuta, la vinificazione naturale e le grandi botti di rovere di Slavonia, gli studi e i controlli delle Università, sono il patrimonio distintivo del marchio Soldera che oggi presenta Pegasos 100% Sangiovese. Siamo lieti di unire qui la nuova etichetta, disegnata ancora da Pietro Leddi, che riprende la figura mitologica del cavallo alato Pegaso, che già ci ha contraddistinto nel passato. Data la limitata produzione di 10.000 bottiglie, Vi invitiamo ad inviarci quanto prima il Vs. cortese ordine. Vi informiamo che la consegna sarà a partire dall?1 settembre p.v. e che, come tutti i vini Soldera, anche questa Igt Toscana Rosso è certificata 100% Sangiovese?. Questa la presentazione del Pegasos da parte di Gianfranco: per chi volesse saperne di più non resta che visitare il sito Internet aziendale o inviare una mail a questo indirizzo di posta elettronica. Il prezzo del vino è di 390 euro + Iva per sei bottiglie, ovvero un totale di 468 euro per un costo unitario a bottiglia di 78 euro. Un prezzo ?solderiano? anche per questa Igt che, ne sono certo, sarà all?altezza del blasone di Case Basse e decisamente più brunellesca, anche senza riportare il nome Brunello in etichetta, di tanti ?Brunello di Montalcino? o presunti tali. Mi piace sottolineare la scelta, sicuramente simbolica, del nome, quello del più celebre dei cavalli alati, che dopo essere stato utilizzato da Zeus per trasportare le folgori sino all?Olimpo e una volta terminate le proprie imprese, ?prende il volo verso la parte più alta del cielo e si trasforma in una nube di stelle scintillanti che hanno formato una costellazione?. Forza Pegasos, vola alto sopra le miserie di Montalcino e la sua ordinaria, provinciale, mesta e grigia quotidianità!
We?re deep into July now, the skin bakes well at 99° F. I might as well tell my sister not to print this one out for our mother, as she will just think I have lost my mind. And yes, I will digress.
Over the last week many wines were opened and tasted, in the course of duty and pleasure. Right now, I am tired of alcohol, but I am sure that will pass. Occupational hazard.
The coming week will be as equally challenging, with travel, tastings, a master class in Italian wine (in Austin), prepping the young pups for Texsom in August.
This whole wine thing, right now, has become such an obsession; it creeps into your life, your work, your closets, the fridge, under the table, another closet, a shelf with 20 years worth of Italian wine magazines. It really wraps itself around the saddle of your life and takes you on quite the ride.
Before you get to thinking this post is leaning towards the visually risqué, let me explain. The images shown have been created by the artistic duo known as Dormice. Dormice are Heinrich Nicolaus, born in Munich and Sawan Yawnghwe, born in Burma. Dormice live and work in Tuscany. I find their work compelling and I am fascinated with the way they pool their creative inspiration. They have a wonderful way with the use of color and form, and that is the simple reason why their work frames this post.
As the world turns, this time towards oblivion and that way towards exhilaration, I find this to be the stuff of summer and July. This month goes too fast for me; I could use two months of July. It sears my inspiration and keeps within me an overload of energy that fuels me deep into the late autumn- early winter time.
Tuscany, Tuscany, Tuscany. What on earth are they doing to you now? Earlier in the week I was sharing a bottle of a simple Chianti Classico from Melini, Il Granaio 2003, with three sommeliers. One, a Master-somm, who was in a great mood, replied something to the effect that this wine in it?s simplicity, how did she say it, something like it was so nice to just enjoy Sangiovese and Chianti like it is meant to be. I had to agree, not because I was trying to sell it to her and everyone else we had tasted that day. But it really was an epiphany to me, because here was this quiet little Chianti that had sat in the warehouse for many months, and it had blossomed into this pretty little wine. It wasn?t a stunner, but the experience was. Because, once again, you never know when the little wine god will creep up into a bottle and reveal itself, if you are quiet and fortunate and have others around you to help row the boat in the right direction. And those kinds of things are everywhere in this wine business.
Some time ago a salesman from a huge wine company called me up and asked me to please help him spread the word on their 2001 SuperTuscan. The wine was Alleanza, from Gabbiano. Usually that wine is not on the high priority list. There?s too little of it in any event. But when I took that wine home and tasted it during an evening, just by myself, again the midnight bloom arose from the bottle and beguiled me with its dance of seduction.
Over the years, another Chianti Classico, from Querciavalle and the Losi family, has been the reason for pause and reflection. This one comes with many visits and memories, something the over-inputted salesperson doesn?t have time for. Today as I was stretched upon the float in the pool, for one brief moment I was under anther sun, this time on the road near their winery going to the spot where their oak tree was struck down many moons ago. From that stunning moment, the raison d'être of the winery was forged.
Last week, another day, Gabrizia Cellai was in town to speak of her wines from Caparzo, La Doga and Borgo Scopeto. There was a moment when we were tasting Caparzo?s simple red, their Sangiovese. No Syrah, Merlot or Colorino, just straight Sangiovese. Again, here I was, at the altar, with something so simple and straightforward, just a blissfully uncomplicated come-across.
How is it a bee sting can be more significant than running into a wall? It might be because the bee pinpoints their focus on exactly one point. Running into a wall can be hard to spot, years down the road. Tonight I ran into a wall. At a friend house someone suggested I try the Silverado Reserve Merlot 1997. So I did. Just as I have tried many other wines lately from my home state. Somewhere I had a Russian River Chardonnay, and again I quizzed myself inside, wondering what it was I had missed. Oh please, California, look to the simple pleasures of wine and life. Less is more, really. Just as Italian food is characterized not by how much you can load into the dish, but rather how well you can work with three of four ingredients, isn?t time we looked to wines like that and celebrated them for their pure simplicity and the pleasure that it brings to us?
I walked away from the table after that ?97 Merlot. It was not something I would ask for with my last meal.
The other day of couple of older guys (older than me) came into a fine wine store where we were tasting the Chianti and they were asking for ?big and bold Syrahs.? I really thought, at first, that they were liquor board guys; they had the ?look.? I was disappointed when I heard them requesting the big Syrah like it was some kind of vinous Viagra.
So we have these characters looking to blow $60 on a big red lap dance and on the other end of the scale we have these jokers who come up and say something like this: ?Anyone can find a great wine for a $100. It takes a real snoop to suss out the great ones for under $10. Yeah, that would have been a pretty fair way to go about it, back when the price of oil was around $14 a barrel. But now that snoop has fallen behind the reality of the times. Just like the restaurant that cuts back on the quality of the ingredients in their food, so there are measures that can be taken like that with wine. But why would someone continue on with such self deception? Younger generations don?t do that, in fact they see wines at $15-20 as a baseline. And yes, I have gotten off track.
What I am saying is that here we were with this little Chianti from Melini that has five years of age on it, sells for about $20, has some maturity to it, is balance, is simple, is correct. What else do you want? That?s the end of the rainbow. The lightning bolt. The Golden Fleece .
Bell'incontro, lo scorso 5 luglio, presso l'Azienda Le Fraghe di Matilde Poggi a Cavaion Veronese. Una ventina tra giornalisti, addetti ai lavori e appassionati hanno avuto l'onore di partecipare a "Tappi a confronto: la sfida del Chiaretto". Il Bardolino Chiaretto...
L?attacco è di quelli che non lasciano dubbi: l?ottima Briscola, che ci ha accompagnato con interventi geniali, divertenti, surreali, sempre originali e mai banali in questi mesi, getta la spugna, alza bandiera bianca, ci saluta e tirà giò la clèr come direbbe Jannacci. I motivi, comprensibilissimi, li spiega benissimo lei e non ci sarebbe nulla da aggiungere, se non, forse, imitare il suo esempio e fare altrettanto? Ad ogni modo, perché alla collaborazione di Briscola tengo molto e penso altrettanto ci tengano i lettori di questo blog a continuare a leggere i suoi apologhi sul vino, cercherò di convincere l?amica, una brava giornalista che si è occupata anche di uffici stampa di Consorzi, a ritornare sulle sue decisioni. ?Ho ancora un?idea? ha scritto in chiusura. Non è tanto, ma è sempre un?apertura, una speranza, uno spiraglio lasciato aperto per un ripensamento? Ad ogni modo, se non dovesse ripensarci, grazie, di cuore, per i suoi scritti, preziosi per intelligenza e ironia e per il loro stile inimitabile? f.z.
L?annuncio è ufficiale e, seppur non ne possa fregar de meno, va dato: Briscola getta la spugna. Basta con le parole del vino, si cambia. Non a caso, Briscola è rimasta in silenzio per vari mesi. Per pensare, per capire. Ha pensato, non ha capito. Ma è risultata illuminante la frase di un?amica che, seppur ben avviata sulla strada della comunicazione, un giorno ha detto: ?Preferisco litigare con un pollo?. Intendeva un vero e proprio pollo, s?è infilata in una cucina e ora fa ciò che desiderava. Briscola ha fatto ben poco altro nella sua vita oltre a scrivere e a tenere nel portafogli un tesserino color vinaccia che testimonia ciò che è. Ma è una testimonianza irrilevante: in Italia, siamo tutti giornalisti. Le tecniche? Ridicolaggini. Vedere la notizia? Ma no, che c?entra. Scriverla??? Nemmeno a parlarne. In Italia siamo tutti giornalisti, chi nel bar sottocasa chi davanti a un computer. Perché in Italia non esiste quella cosa che si chiama ?informazione?, esiste soltanto quella cosa chiamata ?commento?. Se un tizio ne ammazza un altro, la notizia come tale si esaurisce in sei parole, sulle quali intervengono il sociologo, il consulente di problemi di copia, il parroco, il direttore del circolo didattico, il sindaco, un paio d?assessori, il messo comunale e una velina. Se Caio propone una legge in Parlamento e la legge passa (questa la notizia), occorre poi sentire che ne pensa Caio (che l?ha presentata, quindi qualcosa avrà pur pensato prima di presentarla), il quale, in modo inaspettato, dichiara: ?Sono soddisfatto?. Ma non lo è Sempronio, che la pensa diversamente, e Tazio, che la pensa giusta a metà. Sul vino, il paradigma si ripete. Non basta dare la notizia, occorre darla ?ragionandola?. Del resto, il meccanismo delle guide si basa o non si basa su questo? Fino a che punto le guide sono ? oggi ? la voce di chi se ne intende e non, piuttosto, lo spioncino attraverso il quale sapere che ne pensa Pinco e che ne pensa Pallo? Personalizzazioni della notizia, che spersonalizzano la notizia. Ma non perché sia l?autorevolezza a parlare, ma perché a parlare è il vip. Sono certa che se un tronista scrivesse una guida, La Guida di ?Uomini e donne? (con tutto il rispetto per una trasmissione di cui ho seguito totalmente 7 minuti in 3 anni, comprendendo nemmeno un terzo del meccanismo? sorvolo sui 2 terzi capiti), diventerebbe un cult. Noi giornalisti (ho ancora il tesserino color vinaccia in tasca) abbiamo la grande responsabilità di aver mitizzato il nulla, di aver confuso le idee, di aver attribuito definizioni di ?Lady? a povere ragazzotte di chiara inconsistenza e di ?Mister? a emblemi di ciò che non si dovrebbe essere. E abbiamo contribuito a rendere mitologico il vino ? anzi, i vini ? che spesso di mitologico avevano la pretesa di essere considerati passabili. Meglio sarebbe stato dire al produttore: ?Amico mio, non sai farlo. Riprova?. Ma non è stato così. Per opportunismo, per buonismo, per qualunquismo. Non per giornalismo, sicuramente. Di fronte a un mercato in crisi, e quello del vino in Italia ? in molte zone d?Italia, per varie ragioni ? è certamente un mercato in crisi, dignità deontologica vorrebbe che ci ponessimo domande sulle nostre esagerazioni, sui nostri commenti, sulla finta informazione, sui publiredazionali passati come notizie, sulle ?perversioni? del vino che diventa buono per una bella etichetta, che è sicuramente ottimo perché abbinato a una linea di moda griffata, che è straordinario perché lo beve l?attore di telenovela ospite di un talk show domenicale. Il vino, in tutto ciò, dove sta? Forse nella presunzione dell?agronomo o del vignaiolo che s?inventa ?giornalista ? comunicatore ? esperto di marketing?? E perché no? Non è forse quello che lasciamo fare spensieratamente all?agronomo e al vignaiolo, per opportunismo, per buonismo, per qualunquismo? Fate un giro in rete, visitate i siti aziendali di 30 cantine, scelte a caso e giudicateli con istintiva sincerità. Dopo aver visto i soliti vigneti (non sembrerà vero, ma l?uva nasce in tutto il mondo dalle vigne e le vigne in genere sono composte da viti, pali, tiranti e filari), le solite colline (stupore!!!), le solite descrizioni di storie famigliari che risalgono un attimo dopo l?increscioso episodio di Noè ubriaco e magari dopo esservi imbattuti in assordanti rock di sottofondo o in elegiache melodie ottocentesche, in cartoon ammiccanti e in immaginifici animali tropicali, ne concluderete che in Italia circolano almeno 20 su 30 web master completamente fuori di testa e altrettanti copy writer sulla soglia dell?analfabetismo. Ma io sono convinta che dietro a ogni web master e copy writer si nasconda (si fa per dire) uno che fa un altro lavoro, magari il vino, perché no, ma che dice la sua e, pagando, la sua diventa legge. Bisognerebbe (bisognava?) dire no e fermarsi prima di scrivere certe scempiaggini sul retro delle etichette, prima ancora di scrivere ?nasce dall?amore per la terra?, giacché difficilmente un vino nasce dall?odio per una terra che dà da vivere ai suoi proprietari, prima del ?racchiude in sé il territorio?, che fa pensare a sabbia e ghiaia sul fondo della bottiglia. E se a un agronomo salta il guizzo di chiamare un vino come il 78° figlio di Giove, bisognerebbe scrivere che fa ridere il mondo, non che è un?idea mirabolante. Ma tutto questo, ahimé, non accadrà, come non è accaduto. E, visto che le regole sono queste, mi chiamo fuori, alzo bandiera bianca. Ma ho un?idea, ho ancora un?idea (l?ultima idea di Briscola). Many Kisses! Briscola (senza smile)
Correva l'anno 1968 e anche tra i vigneti di Soave arrivava la rivoluzione! Nasceva la DOC SOAVE, secondo le norme contenute nel D.P.R. 930/63. E' trascorso un quarantennio: fatiche, progetti, scommesse e ottimi risultati , ottenuti grazie al lavoro prezioso...
TigullioVino.it è un vecchio (saggio, lo possiamo dire ?) ancor pieno di energie. Sia pur con tutti gli acciacchi che si porta dietro un sito di queste dimensioni - parliamo di circa 18.000 pagine statiche fatte a manina, una per una che rendono improponibile o quanto meno spaventoso un lavoro di ristrutturazione completa - non smette di macinare degustazioni e articoli, sempre aggiornati e attuali con uno dei parchi rubriche più ampi del web enogastronomico che spaziano dalle degustazioni ai viaggi, dalle strade del vino ai parchi, dai formaggi alle ricette, dalle interviste alle malattie della vite, alle pratiche enologiche ai distillati, ecc.
Energico dicevo ma pur sempre vecchio e bisognoso di cure e attenzioni. Per il prossimo futuro, vedo indispensabili lavori di ampia ristrutturazione e rinnovamento che consentano una gestione più umana del lavoro (come accennavo poco sopra, ad oggi, ogni pagina di tigulliovino, ogni news, ogni degustazione, ogni recensione di ristorante, ogni articolo, è fatta a mano, salvo pochissime eccezioni dinamiche come l'area club e l'area eventi, un lavoro imbrobo per chiunque).
A tal proposito, anche per fare chiarezza a me stesso, mi piacerebbe condividere due o tre idee che ho in mente per superare questa situazione che di mese in mese di fa sempre più gravosa da sostenere ed ascoltare eventuali proposte alternative per poter fare il salto e proseguire il lavoro con rinnovato slancio e freschezza.
Soluzione 1 - Voltare pagina Creare un sito ex-novo, completamente dinamico, lasciando accesso ai singoli archivi del vecchio sito pur visualizzati alla vecchia maniera, senza quindi modificarne la grafica. Pro, la facilità di ripartire con una soluzione nuova, contro, la perdita di molto traffico, la non coerenza grafica tra il vecchio e il nuovo.
Soluzione 2 - Ibrido blog Focalizzare TigullioVino.it solo sulle degustazioni, sulle news e sul meeting che poi sono i tre canali principali trasferendo tutti i contenuti delle rubriche principali su appositi blog per autore. Il vantaggio maggiore con questa soluzione è di mantenere completamente intatto il brand (che per quanto sfigato ha ormai una sua rilevanza) trasferendo a sistemi di gestione del contenuto più flessibili le parti più dinamiche. Questa è forse la soluzione ottimale, sicuramente quella che vedo più "facilmente" percorribile.
Soluzione 3 - Assorbimento in Vinix come Magazine Creazione di una macroarea "Magazine" in Vinix a cura di TigullioVino.it dove si mixano contenuti di autori di TigullioVino.it con contenuti (i migliori) di autori di vinix. Si perderà probabilmente il traffico enorme generato da tutto TigullioVino.it.
Insomma, come vedete la soluzione non è semplice e il percorso è come sempre in salita, senza contare l'ulteriore investimento economico che tale importante ristrutturazione richiederà, sono certo tuttavia, che anche grazie al vostro aiuto potremo intraprendere la strada migliore.
Tre coincidenze non sono mai da sottovalutare specie se convergono così nettamente come in questi giorni. Il mercato pare un pò stanco dei vini dolci siciliani “classici” stile Passiti e Moscati di Pantelleria (o per lo meno il mercato italiano, ad Amsterdam il Ben Rye va via come l’acqua nonostante non costi esattamente poco) [...]
Corso Vittorio Emanuele, 71Tel. 0831.996286www.giasottolarco.itSempre aperto, chiuso il lunedì. Ferie nella seconda metà di giugno Della vacanza pugliese si parla un gran bene tra quelli che seguono il trend. Masserie, olivi centenari e muretti a secco, una luce particolarissima e una gastronomia di corpo e d’anima. È questa la sintesi del «rural chic» che attira sempre più turismo interno di qualità. Spuntano come funghi nuovi resort e anche i ristoranti ...
Un bel regalo, ancora uno, mi giunge dai partecipanti del concorso letterario di Villa Petriolo. Ilaria, Marco e Michela, come promesso, hanno contribuito a redarre il loro METARACCONTO, il racconto dei racconti... I giorni del vino e delle rose continuano a sprigionare aromi buoni...Grazie!
SAGGEZZA DELLA BOTTIGLIA OFFERTA
Come fare a parlare di qualcosa, come fare perché l?orecchio non si rifiuti di sentire. Comunicare diventa sempre più un baccanale in cui il rumore di fondo copre la sostanza delle cose. I sapori, gli aromi. La vita. Un vespaio di input modaioli: Elogio del Verbo, l?Aggettivo è morto, via la punteggiatura, guai agli Avverbi, tutto in breve, che i filosofi si impicchino e gli ermetici con loro.
Chissà mai se la vita è così chiara. Così limpida. Così sbattuta in faccia con evidenza tale che non abbia bisogno anche solo di un misero aggettivo. Uno ogni tanto ? così, giusto per dire che li sappiamo ancora usare.
In fondo ? sul fondo bruciato della bottiglia spazzolata ? in fondo l?aggettivo cosa fa mai. E? un ottimista. L?aggettivo aggiunge.
Passeggio matrimoniale dell?aggettivo brillo
Impertinente La storia di questo matrimonio comincia così. Lui è impertinente, lei riservata. Come direbbe Michela, è una donna del nord.
?Il profumo del geranio arrivò per primo, impertinente. Sbuffo di bimba nel grembiule rosa.? Da ?Rosso dischiuso? di Marco
Delicato E poi Michela direbbe anche che lei si può toccarla senza vederla, direbbe che è delicata, si immaginerebbe le prime parole di lui. Le sue prime parole nell?orecchio, piano piano come le note di un pianoforte.
?Miky,please, ogni sorso un petalo!?diceva. E io delicatamente eseguivo?. Da ?Ogni sorso? di Michela
Sanguigno La storia dei due non è lineare. E? da sbrogliare. E va a rilento ? come una balena. E va veloce ? come l?ape sul calice da corteggiare.
?Pupille antiche sprofondate nella pozza sanguigna? Da ?Rosso dischiuso? di Marco
Vicino Ma poi chissà se è proprio come diceva Michela, chissà se sarà lei la prima a cadere. Per adesso il profumo della bottiglia stappata è sulle labbra prima del bacio. Più vicino il vino, più vicino alla ragione.
?Le cerca lo sguardo con cecità di squalo ? lenti cerchi sempre più vicini, e ci sta cadendo, e forse c?è già caduto?. Da ?Il calice di Dio? di Ilaria
Migliore Per chi la posizione migliore? Chi ha le mani impastate più nell?esistenza, nella pasta di vita, nella tortura sfacciata della seduzione? Dentro e fuori la prima notte matrimoniale. Più e più notti, in un unico sole passato al contrario.
?Era il tempo dell?attesa, del decantare. Ci sarebbe stata un?altra generazione d?uomini, nuovo raccolto. Un?annata migliore? Da ?Rosso dischiuso? di Marco
Timido Si guardano. Lui ha gli occhi più scuri del mondo. Sono suoi i segreti più molecolari.
??serio e timido come solo gli uomini del nord a volte sanno essere?? Da ?Ogni sorso? di Michela
Lunghissimo La lunghissima notte del loro stupore. Le sostanze sfatte della carne non hanno niente da invidiare agli ubriachi. Ai sobri la compassione. Entrambi dannati.
?La notte era ancora giovane quando ci incamminammo verso casa mia, gli offrii di provare un vino che aveva fatto mio nonno?. Da ?Ogni sorso? di Michela
Arioso Dell?aria non hanno bisogno. Sono nella vita, la bottiglia è finita.
?Per Bianca è un lungo sonno quello dei sensi, una cellula che ancora se ne sta in boccio nel grembo delle sue lentiggini ariose, adolescenziali.? Da ?Il calice di Dio? di Ilaria
Impertinente, delicato, elicoidale, vicino, migliore, timido, lunghissimo, arioso. L?aggettivo si sposa. Si sposa col vino (come essere contrari). Si sposa con il Nome. Il Verbo l?accompagna all?al