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Mondo Di Vino
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[03/22/2017, 09:17] Gli Atelier del Vino ? Wine Tasting Varese ? Domenica 26 Marzo ? Ville Ponti ? Varese

Ritornano gli Atelier del Vino di Wine Tasting Varese, manifestazione nata dalla collaborazione tra Luca Savastano e Ivano Antonini, e dalla loro determinazione a trasmettere al pubblico la loro passione ed esperienza, portando in una delle più interessanti città del Nord-ovest le più importanti realtà del panorama vitivinicolo italiano e non. Nelle precedenti edizioni sono arrivati nella “città giardino” operatori del settore, giornalisti di categoria, connaisseur e semplici winelovers ? non solo dal Varesotto, ma da tutto il Nord e Centro Italia, permettendo così agli organizzatori di raggiungere anche l?obiettivo di contribuire alla crescita culturale locale del comparto.

La città di Varese, da sempre conosciuta per i suoi itinerari culturali e la bellezza della sua provincia, merita certamente di suscitare un maggior interesse anche dagli appassionati del mondo del vino: si tratta pur sempre di uno di quei territori dove l?enogastronomia di qualità può contare su una vasta schiera di professionisti di settore e appassionati winelover.

Da questa edizione una nuova location, maggiori spazi a disposizione nei vari saloni storici: all’aumento del numero di produttori si affiancano la gestibilità e un impegno ancor maggiore da parte di Luca e Ivano per assicurare la soddisfazione del pubblico.

Anche quest?anno la manifestazione ruota intorno al concetto degli Atelier: lo scopo è ancora una volta quello di comunicare al pubblico una sensazione di contatto diretto con i prodotti, anche grazie alla presenza dei responsabili delle cantine che avranno modo di trasmettere ai visitatori la passione e le conoscenze che contraddistinguono il loro operato. Oltre alle consuete proposte, suddivise tra Grand Atelier, Atelier dello Champagne, Atelier International e Atelier Gourmet, quest?anno i visitatori troveranno due importanti novità: l?Atelier della Franciacorta e l?Atelier dei Distillati.

Il tutto, naturalmente, senza dimenticare la mission iniziale: valorizzare la cultura del vino in sé nel contesto specifico delle bellezze di un territorio, che tanto ha da dare a chi lo sa scoprire.

Gli appassionati avranno modo di trascorrere una giornata tanto piacevole quanto foriera di arricchimento culturale tra i banchi di assaggio all?interno della Villa Andrea Ponti, con il suo parco secolare rappresenta una delle più affascinanti tra le tante ville che hanno meritato a Varese il nome di ?Città Giardino?.

Biglietti:

BIGLIETTO STANDARD ? 25,00

in Prevendita ? 20 comprende l?accesso a:

Grand Atelier
Atelier International
Atelier Franciacorta
Atelier Distillati
Atelier Gourmet

BIGLIETTO GOLD ? 50,00

in Prevendita ? 40 comprende l?accesso a:

Atelier dello Champagne
Vip/Lounge Area Food
Grand Atelier
Atelier International
Atelier Franciacorta
Atelier Distillati
Atelier Gourmet

Per informazioni:

www.winetastingvarese.it
info@winetastingvarese.it

Location Evento

Centro Congressi Ville Ponti
Piazza Litta, 2
21100 Varese (VA)
Sito internet: www.villeponti.it

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[03/21/2017, 22:05] Ristorante Essenza ? Milano ? Chef Eugenio Boer

Essenza, la prima avventura come chef/patron di Eugenio Boer, sin dalla sua apertura ha suscitato il nostro interesse, grazie alla cucina eclettica e divertente dello chef di origini italo-olandesi. Un vulcano di idee come Eugenio, che sforna proposte sempre nuove, meritava una nostra visita di aggiornamento. Ecco il nostro reportage dettagliato…

Archivio storico reportage:
->Meeting del 17 Febbraio 2016

Il borsino delle guide cartacee 2017
Michelin assegna 2 coperti e 1 piatto (assente nel 2016)
Espresso assegna 2 cappelli (sistema di valutazione differente)
Gambero Rosso assegna 81 – cucina 50 (nel 2016: 82 – cucina invariata)

La squadra

Lo staff in cucina

Chef: Eugenio Boer
Chef de Partie antipasti: Giuseppe Nola
Chef de Partie primi piatti: Luca Cappellari
Chef de Partie secondi: Jessica Gussoni
Pastry Chef: Ruggero Puglisi

Lo staff in sala

Maître: Damian Piotr Janczara
Commis di Sala: Lorenzo

Eccoci arrivati al Ristorante Essenza

Sala e mise en place

Dettagli floreali

Menu

Riportiamo, come sempre, i menu degustazione e quello alla carta.

Sensazioni Vegetali ? 50

L?espressione della cucina vegetariana contemporanea 
Il nostro benvenuto – Il percorso dello Chef in cinque piccoli ricordi
Rape in fiore – Rape fermentate e barbabietole
Finferli – Bavarese di finferli, aceto di sidro, Blu del Moncenisio e semi di zucca
Carciofi – Carciofi, liquore di carciofi e radice di liquirizia
Brassicaceae – Verdure di stagione in varie consistenze
Sud – Uno stacco che vi tiene con un filo nel salato e con la sua freschezza vi porta nel nostro dolce mondo
#Affamoc – Formaggio di capra, noci, melograno e cavoletti di Bruxelles
I cassetti dei dolci ricordi

Tradizione e Pensiero ? 70

Un percorso contemporaneo nella Tradizione Italiana e non solo
Il Nostro Benvenuto
Il percorso dello Chef in cinque piccoli ricordi
Testaieu come un tacos – Testaroli di farina di castagne, gambero rosa di Sanremo, pesto e prescinsèua
Like a Benedict egg – Uovo cotto a 63°, cumble di muffin, salsa olandese e brodo di prosciutto
Distillato di faraona – Tortellini di faraona e foie gras con ibisco
Risotto alla bagna caouda – Burro di nocciole, bagna caouda e verdure di stagione
Cotoletta&Appelmoes – Cubo di vitello e composta di limone di Amalfi
Sud – Uno stacco che vi tiene con un filo nel salato e con la sua freschezza vi porta nel nostro dolce mondo
Zuppa inglese – Cioccolato, Alkermes di Santa Maria Novella, crema pasticcera
I cassetti dei dolci ricordi

Essenza del Pensiero ? 90

Il Pensiero in continua evoluzione della cucina tra i nostri Classici e la ricerca
Il nostro benvenuto – Il percorso dello Chef in cinque piccoli ricordi
Il cervo e la sua storia… – Un salto indietro nel tempo in tutto e per tutto
OPCA – Ostriche, consommé di pollo ruspante, caviale Adamas e acetosa
Passeggiata nelle dune – Terrina di fagiano, capesante, anguilla affumicata e ribes rossi
Uno gnocco in vacanza in Cina – Maiale al barbeque, verze e zenzero
Riso alla cenere – Salmerino di montagna e le sue uova
Ombrina al sale – Cottura al sale e brace, broccoli, cicoria e lampascioni
Piccione in salsa Gravy – Piccione in tre cotture, salsa Gravy e patate al tartufo nero
Sud – Uno stacco che vi tiene con un filo nel salato e con la sua freschezza vi porta nel nostro dolce mondo
Rosso&Bianco – Rape rosse, lamponi e yogurt
I cassetti dei dolci ricordi

Essenza ? 110

Un viaggio di dieci portate a mano libera tra le idee in divenire della Cucina

Menu alla carta

Aperitivo

Metodo Classico Italiano ? 8
Champagne ? 12

Antipasti

Rape in fiore Rape fermentate e barbabietole ? 20
Testaieu come un tacos – Testaroli di farina di castagne, gambero rosa di Sanremo, pesto e prescinsèua ? 24
OPCA Ostriche, consommé di pollo ruspante, Caviale Adamas e acetosa ? 26
Like a Benedict egg – Uovo cotto a 63°, crumble di muffin, salsa olandese e brodo di prosciutto ? 22
Foie Gras&Puntarelle – Torchon di foie gras, puntarelle, acciughe e mandarini ? 26
Passeggiata nelle dune – Terrina di fagiano, capesante, anguilla affumicata e ribes rossi ? 28

Primi Piatti

Carciofi – Carciofi, liquore di carciofi e radice di liquirizia ? 24
Distillato di faraona Tortellini di faraona e foie gras con ibisco ? 26
?Essere Giuseppe Di Martino? – Spaghetti, aringhe, mele verdi e furikake in due servizi ? 26
Risotto alla bagna caouda – Burro di nocciole, bagna caouda e verdure di stagione ? 24
Uno gnocco in vacanza in Cina – Maiale al barbeque, verze e zenzero ? 22

Secondi Piatti

Animelle glassate –  Animelle glassate, radice di prezzemolo e levistico ? 34
Piccione in salsa Gravy – Piccione in tre cotture, salsa Gravy e patate al tartufo nero ? 38
Rombo&Rinforzo – Rombo in salsa d?astice e insalata di rinforzo ? 36
Ombrina al sale – Cottura al sale e brace, broccoli, cicoria e lampascioni ? 34
Brassicaceae – Verdure di stagione in varie consistenze ? 24

Selezione di Formaggi Nazionali

Selezione di 3 o 6 Formaggi dell?amico Fantino, affinatore in Caltignaga (NO), serviti con le nostre composte e il nostro pane alle noci e albicocche secche ? 9/18

Percorsi di Degustazione Vini

In abbinamento ai nostri Percorsi di Degustazione 3 calici ? 30
In abbinamento ai nostri Percorsi di Degustazione 5 calici ? 40
In abbinamento ai nostri Percorsi di Degustazione 7 calici ? 50

Dessert

Rosso&Bianco – Rape rosse, lamponi, yogurt ? 15
Zuppa inglese – Cioccolato, Alkermes di Santa Maria Novella, crema pasticcera ? 15
CioccoVaniLiquiSale – Fondente, liquirizia, vaniglia bourbon, olio extravergine e sale ? 15
#Affamoc – Formaggio di capra, noci, melograno e cavoletti di Bruxelles ? 15

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Aperitivo di benvenuto servito dal maître Damian Piotr Janczara

Champagne Initiale Extra Brut – Louise Huot

In accompagnamento… 

Macaron salvia e rosmarino con ganache di cuore e fegato di piccione

Tartare di salmerino e le sue uova

Cialda di risotto allo zafferano e spuma di parmigiano 36 mesi

Bitterballen e senape dolce

Madeleine alle olive taggiasche e pesto classico con pinoli tostati

Macaron al caprino, erbe e polline di fiori

Zucca e tartufo nero

Lo Chef Eugenio Boer giunge al nostro tavolo per darci il benvenuto!

Pane

Tipologia di pane: tigerbroot, pane ai grani antichi siciliani e lievito madre ottenuto da pistacchi e mandorle di Sicilia, focaccia ai 7 cereali, cracker al burro e grissini al finocchietto selvatico.

Piattooo!

Testaieu come un tacos – Testaroli di farina di castagne, gambero rosa di Sanremo, pesto e prescinsèua

MMXIII Pinot Grigio 2013 – Dario Prin?i?

Eugenio completa il piatto al tavolo

OPCA – Ostriche, consommé di pollo ruspante, caviale Adamas e acetosa

Lo Chef ci spiega il piatto

Rape in fiore – Rape fermentate e barbabietole

Ed ecco la prossima portata!

Passeggiata nelle dune – Terrina di fagiano, capesante, anguilla affumicata e ribes rossi

Romorantin 2010 – Puzelat Bohnomme 

Eugenio Boer ci illustra la prossima portata

Distillato di faraona -Tortellini di faraona e foie gras con ibisco

Essere Giuseppe di Martino – Spaghetti, aringhe, mele verdi e furikake in due servizi

Carciofi – Carciofi, liquore di carciofi e radice di liquirizia

Saint-Èmilion Grand Cru 2010 – Chateau de Ferrand 

Risotto alla bagna caouda – Burro di nocciole, bagna caouda e verdure di stagione

Ombrina al sale – Cottura al sale e brace, broccoli, cicoria e lampascioni

In cucina fervono i preparativi per la prossima portata

Piccione in salsa Gravy- Piccione in tre cotture, salsa Gravy e patate al tartufo nero

Rombo&Rinforzo – Rombo in salsa d?astice e insalata di rinforzo

Dessert in preparazione!

Sud

Vin Santo di Carmignano doc Riserva 2009 – Capezzana

CioccoVaniLiquiSale – Fondente, liquirizia, vaniglia bourbon, olio extravergine e sale

Caffè 

Piccola pasticceria dallo chef

Coccole finali

Bon bon al cocco

Bignè ripieno di freschezza

Tartufino classico e finanziere al ribes

Panna cotta alla fava tonka e vino rosso

Cucina

Una cucina del ricordo declinata in modo così tanto attuale grazie alla creatività e alla conoscenza del suo interprete da risultare sempre sorprendente e mai scontata. Le reminiscenze delle sue origini olandesi e liguri, le esperienze lavorative importanti in giro per l’Italia e l’Europa, si ritrovano nei piatti di Eugenio a volte in chiave essenziale, altre volte con spiccate complessità, altre volte in chiave ludica grazie a contrappunti aromatici e accostamenti sferzanti.

Servizio

Il maître e sommelier Damian Piotr Janczara governa la sala con discrezione, accompagnando l’ospite nella degustazione delle articolate proposte di Eugenio con professionalità.

Conclusioni

Un ristorante contemporaneo e attuale sia per ciò che riguarda la mise en place, essenziale ed elegante, che le frequenti presentazioni e rifiniture dei piatti al tavolo, ma in particolar modo per le proposte in continua evoluzione di Eugenio, che fanno divertire ai tavoli dell’Essenza la clientela meneghina, tanto variegata quanto esigente e fa divertire sempre pure noi.

Viaggiatore Gourmet

Ristorante Essenza
20149 Milano
Via Marghera, 34 (cortile interno)
Tel. +39 02 4986865
Chiuso sabato a pranzo e domenica tutto il giorno
E-mail: info@essenzaristorante.it
Sito internet: www.essenzaristorante.it

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[03/19/2017, 22:05] Cartoline dal 639 Meeting VG @ Guido Ristorante ? Tenuta di Fontanafredda ? Serralunga d?Alba (CN) ? Patron Piero e Ugo Alciati, Chef Ugo Alciati

I profumi, i colori e i sapori delle Langhe: è questo ciò che Ugo Alciati pone da sempre all’interno delle sue creazioni. Per il nostro meeting, lo chef ha voluto dunque proporre ai nostri associati i piatti strettamente legati al territorio, facendoci intraprendere un viaggio enogastronomico nel paesaggio langarolo, dai sapori tradizionali e genuini, ma anche sorprendenti. In sala il fratello Piero, con tanta cordialità, professionalità unita a simpatia, ci ha accolti riservandoci una sala esclusivamente per noi. A tavola, scenografica e dal gusto deciso la Faraona al mattone con limone e Arneis ha decisamente conquistato i palati, ma anche gli occhi dei nostri viaggiatori: la portata è stata difatti impiattata e completata in sala da Piero. Da segnalare anche l’ultima chicca con cui si è concluso il nostro pranzo, ovvero il gelato alla nocciola mantecato al momento, infatti lo chef tradizionalmente lo propone al gusto fiordilatte, ma che solamente per noi ha preparato con le tipiche e buonissime nocciole delle Langhe.

Archivio storico reportage:

-> Meeting del 14 febbraio 2015
-> Meeting del 12 marzo 2016

L’arrivo al ristorante

Villa Contessa Rosa

La Cucina di Lidia, sala con cucina a vista e cantina

Raggiungiamo la sala al piano superiore

Sala e mise en place

Ad accoglierci troviamo la maître Erica Ciravegna con la sua brigata di sala

Il tavolo Amici Gourmet

Il nostro menu personalizzato

Piatti Diva SuMisura personalizzati per Viaggiatore Gourmet da Royale.

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Aperitivo

VG presenta la prima bollicina di giornata con la responsabile della cantina Giorgia Salvano

Franciacorta Vintage Collection Brut 2011 ? Ca? del Bosco

Un brindisi a questa grande giornata!

Finger food

Tipologie di stuzzichini: crostino con cavolfiore e bagnetto verde; bombetta con crema di formaggino di latte Inalpi; pan brioche con paté di fegatini e tartufo nero; crostino con baccalà marinato e salsa di prezzemolo. Cialde di pane croccante al sesamo in accompagnamento.

Pane

Tipologie di pane: bianco, alle noci, focaccia e grissini.

Lo chef Ugo Alciati

Sauvignon Ruttars 2013 ? Villa Parens

Piattooo!!!

Insalata d’inverno con pere, acciughe e tartufo nero

Anguilla arrostita, riso selvaggio e pesto di salvia

Dolcetto d?Alba Monte Aribaldo doc 2012 ? Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Grésy

Lingua di vitello e “bagnet”

Momento pentola d?oro Baldassarre Agnelli

VG e lo chef presentano il piatto

Riso Carnaroli mantecato al fondo bruno con animelle brasate

Barbera d?Asti Trevigne 2010 ? Domenico Clerico

Ravioli di gallina bianca, Montebore e tartufo nero

Tagliatelle ai 30 rossi con funghi porcini essiccati

Barolo Docg 2005 Vigneto Boscareto ? Batasiolo

In cucina vengono ultimati i dettagli della prossima portata

Filetto crudo di vitello con crema di Parmigiano

Lo chef ci raggiunge al tavolo per assicurarsi che tutto proceda al meglio

Uovo in camicia su crema di patate con fonduta di Parmigiano e tartufo nero

Prossimo abbinamento della selezione di VG

Birra Hermes (Rossa al riso Ermes) ? Hordeum

La prossima portata viene servita in sala

Il Patron Piero Alciati si occupa dello sporzionamento

Tocco finale e il piatto è servito: Faraona al mattone con limone e Arneis

È arrivato il momento di assaggiare la selezione di formaggi dello chef

Maccagno, testun di pecora e blu di bufala

VG e la maître Erica Ciravegna presentano uno dei classici del ristorante Guido

Gelato mantecato al momento al nuovo gusto di nocciola delle Langhe

Moscato Passito di Strevi Passione 2007 ? Vini Passiti Bragagnolo

Pere al forno, amaretto morbido e zuppa di cioccolato

Caffè e coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: brutti ma buoni, meringa con la panna e cannoli con zabaione al Marsala.

Un grande GRAZIE a tutti!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

Consulta il calendario eventi qui e iscriviti!

Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della seicentotrentanovesima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Guido Fontanafredda
12050 Serralunga d?Alba (CN)
Via Alba, 15
Tel. 0173 626162
Chiuso il lunedì, aperto a pranzo solo sabato e domenica
E-mail: info@guidoristorante.it
Sito internet: www.guidoristorante.it

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

Essere un nostro associato significa ricevere inviti personali per oltre 100 eventi (annuali) imperdibili che organizziamo per i nostri soci, un ricco calendario di eventi settimanali (aperitivi, pranzi, cene, serate mixology, degustazioni di grandi vini e di cibi rari e preziosi) privati ed esclusivi (Roadshow of Excellence Tour), tappe ufficiali che in Italia ogni anno vengono ospitate dalla migliore selezione di tutti gli 8 tre stelle, dei 41 due stelle e da una buona parte dei 294 ristoranti stellati Michelin, oltre che da una attenta selezione di Hotel 5 ***** stelle, SPA resort e relais selezionati tra i più prestigiosi e rappresentativi.

Breaking News – Eventi Enogastronomici esclusivi. (Media Partner) Sponsored By Amici Gourmet Network esclusivo di appassionati Gourmet.

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[03/16/2017, 22:05] Cartoline dal 638mo Meeting VG @ VUN del Park Hyatt Hotel ? Milano ? Chef Andrea Aprea

Eleganza, raffinatezza e ricercatezza sono forse gli aggettivi che più rispecchiano il Ristorante VUN e i piatti che lo Chef Andrea Aprea crea e propone. Nel cuore pulsante di Milano lo chef partenopeo riesce ad amalgamare sapientemente i sapori del Nord con quelli del suo Sud, creando un connubio riuscitissimo. Esempio lampante di questo modo di interpretare la cucina è Riso Carnaroli Riserva San Massimo Nord? e Sud, che i nostri associati hanno potuto degustare in anteprima durante il pranzo che abbiamo organizzato presso il VUN. Il percorso proposto dallo chef per il nostro evento è stato un viaggio sensoriale a 360°, che si è concluso con un dessert molto scenografico, in cui i protagonisti sono stati i limoni della Costiera Amalfitana, e una merenda “defaticante” evergreen come gli spaghetti, aglio, olio e peperoncino. Ultima coccola per gli Amici Gourmet è stato il cocktail ideato e preparato in sala da Alessandro Iacobucci Vitoni, Bar & Lounge Manager dell’Hyatt. Un doveroso plauso anche al servizio, come al solito impeccabile sotto la direzione di un grande uomo di sala come Nicola Ultimo.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 8 Novembre 2011
-> Meeting del 14 Novembre 2011
-> Meeting del 18 Luglio 2012
-> Reportage del 1 Febbraio 2013
-> Degustazione Dom Pérignon del 25 Novembre 2013
-> Meeting del 18 febbraio 2015
-> Reportage del 22 Settembre 2015
-> Meeting del 27 aprile 2016

La squadra

Lo staff in cucina

Chef: Andrea Aprea; Sous chef: Antonio Sena; Sous Chef : Giuseppe Crescentini; Jr. Sous chef: Pietro Tiglio; Jr. Sous chef: Funiati Antonio; Demi chef de partie: Emanuele Garofalo; Demi chef de partie: Melillo Michele; Commis: Imparato Vincenzo; Commis: Alessio Bordenca; Commis: Coronato Cristian; Demi chef: Sampat Withanachchi; Commis pastry: Davide Aoisio; Commis pastry: Arculeo Dunia;

Lo staff in sala

Restaurant Manager: Nicola Ultimo; Sommelier: Michele D?Emilio; Chef de Rang: Olexandr Grebenyuk; Chef de Rang: Francesco Orru?; Demi Chef de Rang: Rebecca Cavazzuti; Commis: Emmanuele Esposito; Hostess: Mirianna Sahlim; 

Eccoci arrivati al Park Hyatt Milano, al cui interno si trova il Ristorante Vun

La lounge dell’hotel

La scenografica cupola

Ed eccoci al ristorante!

Il tavolo Amici Gourmet

Il nostro menù personalizzato

Piatti Diva SuMisura personalizzati per Viaggiatore Gourmet da Royale.

Abbinamento Vini

Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Riprese video durante il nostro evento… 

Intervista allo Chef Andrea Aprea

Aperitivo servito da Nicola Ultimo, Restaurant Manager del VUN

Metodo classico Blanc de Blancs – Villa Parens

Tipologie di stuzzichini: Spritz frizzante e ostrica; tartellette alle olive nere e arance, riso al nero e frutti di mare, patata al rafano, ketchup di barbabietola ed erba cipollina.

Tutti a tavola per la prima portata

22 Artesian Water La Rioja, distribuita in Italia da Compagnia dei Caraibi

Brindisi d’inizio!

Franciacorta ?61 Nature Docg 2009 ? Berlucchi

Pane

Tipologie di pane: cafone con lievito madre, strie al pepe nero, grissini all’olio e sale Maldon. Servito con olio extravergine di oliva (cultivar nocellara del Belice) Mandranova.

Piattooo!

Caprese dolce salato…

Selezione di pomodori sulla base del piatto, crema di basilico, crostini di pane, filetti di acciughe, spuma di mozzarella di bufala, sfera di zucchero isomalto, olio Mandranova, pepe Sarawak, sale Maldon.

Uovo di Selva, castagna, liquirizia, Parmigiano Reggiano 90 mesi ?Selezione Gennari?

Riesling Langhe 2011 ? G. D. Vajra

In cucina gli ultimi ritocchi alla prossima portata

Ecco lo Chef giunto in sala per spiegarci il piatto

Riso Carnaroli Riserva San Massimo Nord… e Sud

VG in posa con Andrea Aprea e il suo nuovo risotto

Prossima portata!

Tortello cacio e pepe, cipolla caramellata

Bianco Isola dei Nuraghi Igt 2015 ? Tenute Santa Maria

Pier Francesco Fracassi, patron della cantina Tenute Santa Maria, ci spiega il vino

Immortaliamo il momento!

Calamarata ?Selezione Gentile?, coda alla vaccinara, pecorino, zafferano dell?Aquila

Fuori pista! Fettuccia all’uovo di Selva, tartufi di mare, bagnetto verde 

In arrivo la prossima portata…

San Pietro alla mugnaia

Secondo fuori pista! Baccalà alla pizzaiola disidratata e olive verdi

 

In cucina fervono i preparativi per il prossimo piatto!

Ruché di Monferrato Laccento 2013 ? Montalbera

Cappello del prete alla cacciatora… pioppini aciduli

Ed ecco lo scenografico dolce!

Intensità di limone

La Serra Moscato d?Asti Docg 2016 ? Marchesi di Grésy

Diplomatica napoletana

Ora non ci resta che prepararci per la merenda defaticante!

Birra Evo (Gluten Free) ? Hordeum

VG, Roberto Lentini, Patron di Hordeum e il sommelier Michele d?Emilio

Lo chef prepara la merenda in Pentola d?oro Agnelli

Spaghetti aglio, olio e peperoncino

Gran finale a sorpresa!

Alessandro Iacobucci Vitoni, Bar & Lounge Manager, prepara un cocktail di sua creazione a base di Malfy Gin, importato in Italia da Compagnia dei Caraibi 

Gin Malfy, liquore alle rose Monin, zenzero fresco, orange bitter di produzione propria, limone e zucchero.

VG con Alessandro Iacobucci Vitoni e Simone Della Mura presentano il cocktail

Coccole finali in arrivo!

Tipologie della piccola pasticceria: tartelletta con banana, capperi e cioccolato bianco, lollipop mascarpone e lampone, meringa caffè e mandorla.

Caffè

Scatto di gruppo con tutto lo staff!

Un grande GRAZIE a tutti!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

Consulta il calendario eventi qui e iscriviti!

Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della 638esima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante VUN – Park Hyatt Hotel
20121 Milano (MI)
Via Silvio Pellico, 3
Tel. 02 88 21 1234
Chiuso a pranzo, domenica e lunedì tutto il giorno
E-mail: 
restaurantvun.milan@hyatt.com
Sito internet:
hyatt.com/corporate/restaurants/vun/it/vun-home

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

Essere un nostro associato significa ricevere inviti personali per oltre 100 eventi (annuali) imperdibili che organizziamo per i nostri soci, un ricco calendario di eventi settimanali (aperitivi, pranzi, cene, serate mixology, degustazioni di grandi vini e di cibi rari e preziosi) privati ed esclusivi (Roadshow of Excellence Tour), tappe ufficiali che in Italia ogni anno vengono ospitate dalla migliore selezione di tutti gli 8 tre stelle, dei 41 due stelle e da una buona parte dei 294 ristoranti stellati Michelin, oltre che da una attenta selezione di Hotel 5 ***** stelle, SPA resort e relais selezionati tra i più prestigiosi e rappresentativi.

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[03/14/2017, 22:05] Ristorante Locanda Ca? Matilde ? Rubbianino di Quattro Castella (RE) ? Chef/Patron Andrea Incerti Vezzani

Ca’ Matilde è l’esempio del sogno realizzato: lo Chef Andrea Incerti Vezzani e sua moglie Marcella Abbadini, direttrice del ristorante, sono riusciti ottenere l’ambito riconoscimento della stella Michelin, ma anche a realizzare una locanda per accogliere i loro ospiti. Andrea nasce come chef autodidatta, tanto studio, ma soprattutto passione e forza d’animo, l’hanno portato a raggiungere i numerosi riconoscimenti e traguardi che condivide con Marcella, amante del mondo enologico e ottima padrona di casa. All’interno di ogni piatto si percepisce l’amore per la loro terra ricca di tradizione culinaria, quale è l’Emilia Romagna, così come lo spirito che si respira, sempre cordiale e allegro.

Il borsino delle guide cartacee 2017
Michelin Michelin assegna una stella e due coperti
Espresso segnala il ristorante con scheda (nel 2016 altro sistema di valutazione
Gambero Rosso assegna 77 – cucina 46

La squadra

Lo staff in cucina

Chef/Patron: Andrea Incerti Vezzani
Capo Partita antipasti e dessert: Takada Hirosci
Capo Partita primi e secondi: Francesco Olibbi
Lavaggio: Maiuratan Thirukelvam 

Lo staff in sala

Direttore: Marcella Abbadini
Maître: Nicolò Ferrari
Responsabile accoglienza: Romina Abbadini
Sommelier: Gaetano Palombella
Aiuto Sommelier: Leonardo Dal Pont
Commis: Baba Car

L’ingresso del Ristorante Locanda Ca’ Matilde

L’ingresso del Ristorante

La sala

Menu

Riportiamo, come sempre, il menu degustazione. Il ristorante ha scelto di non proporre un menu alla carta, ma solo dei percorsi di degustazione costruiti in base alla disponibilità del mercato.

Gli intramontabili ? 65,00
Il percorso della nostra storia
Culatello di Canossa ?Canossello? e gnocco al vapore
Tortelli d?erbetta e di zucca mantecati al burro
Bomba di riso, ragù, funghi porcini e piselli
Stinchetto di maialino da latte con crema di patate e senape e finocchi
Il ricordo della mia torta di riso?

Acqua in bocca?
È una degustazione di pesce e varia giornalmente in relazione a ciò che offre il mercato ittico.
4 portate ? 55,00
5 portate ? 65,00
6 portate ? 70,00

Con i piedi per terra?
È l?espressione stagionale dei piatti di terra in un viaggio di sapori.
4 portate ? 49,00
5 portate ? 60,00
6 portate ? 65,00

Carta bianca
La sequenza di 7 creazioni a mano libera dedicato a chi desidera gustarsi la massima espressione della cucina di Andrea

7 portate ? 80,00

4 diverse selezioni di vino al calice, in abbinamento al menu, rispettivamente da 30, 35, 45, e 55 euro a persona.

Pane

Tipologia di pane: cracker al burro di cacao, grissini all’olio extravergine, pane a lievitazione naturale e lo gnocco al forno.

Iniziamo con un aperitivo!

Nudo Rosé Metodo Classico – Cantina Arceto

In accompagnamento…

Tipologie di stuzzichini: tarte tatin di porro e limone candito, wafer con pancetta e noci, cialda farcita con Parmigiano Reggiano e balsamico tradizionale, culatello e pan brioches, frittella di baccalà con chips di riso e maionese alla vaniglia, roll di mortadella e pistacchi.

Il Sommelier Gaetano Palombella ci presenta l’etichetta

Nebbiolo Metodo Classico – Erpacrife

Piattoooo!!

La pizza con stracciatella, sgombro marinato e puntarelle

Vouvray Blanc La Dilettante – Domaine Breton

Uovo poché, spuma di Erbazzone e ciccioli all’alloro

Clos de Treilles Anjou 2012 – Nicolas Reau

Fianchetto di manzo stagionato con insalatina di carciofi

Trocken Riesling 2015 – Dr Fischer – Bocksteinhof

Tortelli di zucca, aceto balsamico tradizionale e soffritto 

Il Sommelier avvina i bicchieri per il prossimo vino

Sfursat 2010 – Nino Negri

Tagliolini, scorfano, riccio, plancton e broccoletti

Stinchetto di maialino da latte, crema di patate ratte, finocchi croccanti e senape

Predessert!

Cremoso al frutto della passione, sorbetto e meringa di sedano. 

Passito Moscato – Cantine Viola

Il ricordo della mia torta di riso

Caffè e coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: madeleine al cioccolato all’olio, canelette alla vaniglia, tartufo alla nocciola, cannellino alla crema, intrigoni.

VG con lo Chef Andrea Incerti Vezzani

… e con la moglie Marcella Abbadini!

È giunta l’ora di andare a dormire!

La camera di VG

TV e qualche coccola dolce prima di dormire

Amenities

Buongiorno! Si inizia la giornata con una lauta colazione

La sala colazioni

La colazione di VG

La vista dal nostro tavolo

Cucina

La cucina di Andrea riesce nel complesso compito di restare in perfetto equilibrio tra il raccontare con autenticità l’opulenta tradizione locale e aprire alla contemporaneità tramite tecniche moderne e ricerca sulla materia. Anche le scomposizioni più ardite non perdono mai l’identità territoriale, così come le ispirazioni “forestiere” vengono sempre declinate in una golosa ottica emiliana.

Servizio e accoglienza

Marito e moglie, rispettivamente in cucina e in sala, hanno la giusta sintonia per far vivere all’ospite una piacevole esperienza. Staff premuroso.

Conclusioni

All’interno del ristorante-locanda si rispecchiano gli animi di Andrea e Marcella: semplicità e passione costituiscono un connubio sempre vincente.

Viaggiatore Gourmet

Ristorante Locanda Ca’ Matilde
42020 Quattro Castella (RE)
Loc. Rubbianino, 14
Tel. (+39) 0522 889560
E-mail: info@camatilde.it
Sito internet: www.camatilde.it

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[03/12/2017, 22:05] Cartoline dal 637mo Meeting VG @ Inkiostro ? Parma ? Patron Francesca Poli, Chef Terry Giacomello

Dopo aver raccontato il nuovo menu dell’Inkiostro con uno dei nostri consueti reportage dettagliati, non potevamo non tornare a Parma per far degustare i nuovi piatti di Terry Giacomello anche ai nostri associati. Francesca Poli, premurosa patron del Ristorante, ha accolto gli Amici Gourmet nella sua cantina per l’aperitivo di benvenuto. Una volta a tavola abbiamo gustato il divertentissimo percorso che lo chef ha preparato per noi: un originale riassunto di tutte le esperienze che Terry ha fatto nei migliori ristoranti del mondo, che lui reinterpreta e declina con la sua personalissima mano. Ricordo di Cala Montjoi è l’esempio più lampante di questa sua grande capacità, perché Terry è riuscito a rendere omaggio a El Bulli e al modo in cui Ferran Adrià interpretava i molluschi, concependo però una versione tutta sua, autoriale. Una giornata piacevolissima anche grazie allo staff di sala, che si è dimostrato molto presente e cortese dall’aperitivo alla merenda “defaticante”.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 25 Gennaio 2016
-> Reportage del 30 Gennaio 2016
-> Reportage del 28 Luglio 2016
-> Reportage del 14 Febbraio 2017

L’arrivo al ristorante

L’ingresso

Il bancone del bar

Il tavolo Amici Gourmet

L’angolo dei Premium Partner VG

Il nostro menù personalizzato

Piatti Diva SuMisura personalizzati per Viaggiatore Gourmet da Royale.

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Lo chef Terry Giacomello ci illustra i finger food protagonisti del nostro aperitivo

Tipologie di stuzzichini: chips di zenzero e lardo di Colonnata rosolato in burro Inalpi; ostia di olio extravergine, alga e riso soffiato; nido di pasta kataifi con mousse di formaggino e Caciotta Kremina Inalpi, melanzana.

Ci spostiamo nella cantina per l’aperitivo

Franciacorta Cuvée ?61 Magnum ? Berlucchi

Ci accomodiamo al tavolo per l’inizio della degustazione

Il sommelier Daniele Molinaro presenta il primo calice in abbinamento al menu

Franciacorta Vintage Collection Satèn 2008 ? Ca? del Bosco

Un brindisi tutti insieme e si comincia!

Pane

Tipologie di pane: grissini all?olio, grissini al burro, crackers, baguette, focaccina all?olio, panini. Olio rancido di prosciutto crudo in accompagnamento.

Piattoooo!!

Crema di prezzemolo, acciuga marinata e caviale di olio d?oliva

Zucca marinata, nocciole, bottarga di tonno e colatura di alici

Prossimo abbinamento al calice

Moscato Passito di Strevi Passione 2007 ? Vini Passiti Bragagnolo

Ultimo tocco in cucina…

Foie gras, polline e latte soffiato

Crudo di gamberi, pinoli tostati, yogurt magro, “unghie di gatto”, cristalli di lin

La Marimorena Albariño sobre Lías Rías Baixas 2014 ? Casa Rojo

Ricordo di Cala Montjoi

Birra Hermes Rossa al riso Ermes ? Hordeum

Illusione di riso allo zafferano, cavolfiore e uova di sperlano

In cucina lo chef Giacomello procede con le preparazioni…

… aiutato dalla sua brigata

Perlé Rosé 2009 Trento Doc ? Ferrari

Tagliatella d?alga, wagyu e Parmigiano

Ali di razza, prugna fermentata, sesamo nero e fico d?india

Maurizio Zannella Rosso del Sebino 2007 Magnum ? Ca? del Bosco

Terry Giacomello ci raggiunge in sala con la pentola d?oro Agnelli 

VG presenta il piatto con lo chef

Lombo di Vitello, linfa di betulla e tuberi

Sogliola, humeboshi di albicocca, mentaiko, lattuga di mare e di terra

La Serra Moscato d?Asti Docg 2016 ? Marchesi di Grésy

Pre dessert: Regina dei Prati

Corteccia

Caffè e coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: gelée, calippo all?ossicocco, popcorn di kamut, lecca-lecca con zucchero di viola, cioccolatino amarene-pistacchio, croccante pinoli e nocciole, tartufino cocco.

Piatto merenda “defaticante”: pennoni Benedetto Cavalieri, roquefort e noci

VG con lo staff dell’Inkiostro

Un grande GRAZIE a tutti!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

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Partner della seicentotrentasettesima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Inkiostro
43123 Parma
Via S. Leonardo, 124
Tel.+390521776047
Chiuso la domenica
E-mail: info@ristoranteinkiostro.it
Sito internet: www.ristoranteinkiostro.it

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

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[03/12/2017, 17:32] Italian Wine in the Second Decade of the Third Millennium Gets Off to a Shaky Start ? 2011 and 2014 - Analysis, Expectations and Opportunities
With absolutely little or no pragmatic devices, and relying on instinct, I have hit a wall in the second decade of this new century, with regards to Italian wine. Two vintages, 2011 and 2014, are beginning to feel like other vintages, 1972, 1973, 1981, 1983, 1991, 1992 and more recently, 2002. I say this, not as a collector, for I have tasted wines from Piedmont and Tuscany from some of these vintages and have been happily surprised and rewarded. But as one who looks at these wines on an inventory spread sheet, week after week, and year after year, I have noticed alarming trends over the perception of vintages. From whence do these views emanate?


For the purpose of this post, I will concentrate mainly upon Piedmont and Tuscany, even though we now have people collecting wines from everywhere. But let?s view those two regions as bellwether markers for Italian wine, in general. Even though I know that is not entirely accurate, nonetheless the regions (and indeed, the whole of Italy) are often judged (and embraced or discarded) over the perception of the potential for greatness in a vintage from Piedmont and/or Tuscany. In pre-internet days, one would rely upon magazines, books and the occasional newsletter in which to base an idea about how good or bad a vintage might perform in the long run. Often these divinations are little more than verbal prestidigitation. Surely a Burton Anderson or a Luigi Veronelli, in days past, got around and were good enough journalists to make a fairly reliable assessment of things on the ground. Talking to old vintners about 1934 or 1937, 1945 or 1952, and relating it to 1974 or 1978, was high game in those days. And for the most part, it worked well enough.

But the internets changed the game. At the dawn of the 21st century and the new millennium, information was rampant and random, and expertise was often subjective. And without proper vetting of a situation, a vintage could be lost. 2002 was a recent case, in which the buying public snubbed and decimated wines destined for collectors cellars. But it had a larger effect in that people just getting on to chat rooms and peer group discussion sites saw alarm in the prognostication over such a vintage like 2002, and they abandoned those wines with nary a sniff or a sip.

I remember a Brunello I was dealing with, Renieri. While not a collectable wine, it was (and remains) a good drinking wine. But people were starting to walk into stores with their copies of The Wine Spectator or The Wine Advocate. James Suckling, who was still at the Wine Spectator, noted, "For many producers in Italy's premier wine region, 2002 may be best forgotten. It rained for most of the summer, making it one of the area's wettest and coolest growing seasons of all time. In addition, freak hailstorms and vine diseases were widespread. When the harvest finally began in late September, it was under only partially sunny skies.?

Antonio Galloni, writing then in his ?Piedmont Report? said this about 2002: "Few subjects have aroused such passionate discussions in recent years as the quality of the 2002 vintage. It was a damp growing season, with the region receiving roughly double the normal amount of rainfall. Temperatures were on the cool side all the way through the summer. Then, in early September a violent hailstorm struck large parts of the Barolo-producing zone, inflicting its most severe damage in the towns of Barolo and La Morra, but also hitting parts of Castiglione Falletto and Serralunga. The damage was unprecedented. I can still recall driving through the region, which I often did in those days as I lived in Italy at the time, and surveying the damage. The vineyards looked like someone had literally ripped the vines out of the ground. Suddenly the weather improved dramatically and conditions were picture perfect for the rest of the fall. In vineyards that were not wiped out by hail producers were able to harvest.

The press did not mince words in its harsh early assessment of the vintage, which clearly upset producers, as some observers issued their opinions before the harvest was even concluded.? (Read the whole report here).

Suckling and Galloni were on the ground and had (and still have) a measure of expertise in the subject. But there were blogs, newsletters, chat rooms and for all intents and purposes, 2002 was D.O.A. Selling the product was unceremonious and miserable.

I?m seeing this now with the 2011 and 2014 vintages, albeit with a little less venom. But I am witnessing passive-aggressive disdain (and rejection) for wines from these vintages. First off, the 2011 vintage from Montalcino and Brunello.

Example: the 2011 Casanova di Neri Brunello, whether the ?White Label? or the ?Tenuta Nuova,? every time I have had it I?ve said to myself, ?this is a pretty damn good wine.? But the wine languishes on stock lists and in warehouses. And now the 2012 Brunellos are starting to roll in, all with high ratings and people with smart phones clamoring breathlessly for their ?allocation.? For sure, grey markets will exploit this and you will see secondary offerings for some of the ?biggies.? Meanwhile, the winemaker who made both those wines scratches his head (as do the importer and the distributor) wondering why someone will reject a wine (in the case of the 2011) that gets glowing reviews in the 2010 and 2012 vintages. Are they not going to drink the wine? Or is it merely a day-trading mentality that has taken over the marketplace? The winemaker is also a farmer ? he or she cannot plow over a whole vintage and expect to pay the light bill. Someone has to pay, someone has to play.

Enter the 2014 vintage. Already the Barbaresco is released and while the vintage, 2014, was problematic in Barolo, not so in Barbaresco. Aldo Vacca of Produttori del Barbaresco will be releasing his Riserva cru wines ( in 2019) one year after his 2013?s ( in 2018) and has said that in Barbaresco, 2014 (?a better year in Barbaresco than in Barolo?) was as good as 2013. Right now, people are ?swooning? over the 2013 Barolos, and the press is fueling that fire, rightfully so. But advance press is encouraging collectors to ?snatch up the ?13?s? with the subtext ?because the ?14?s might not be as good (or collectable)? in order to provide reluctant buyers with a sense of urgency. With prices getting higher in the Langhe for Barolo, are nervous winemakers (and wine marketers) are trying to ?out-Bordeaux? the Bordelaise wine traffickers with an exigent rational for parting with one?s money?

Meanwhile I pour over stock lists of 2014 reds from Tuscany, mainly Chianti Classico, and get not-so-subtle feedback from potential buyers, that they are sitting on their hands waiting for a better vintage (or maybe a better price?).

I was beginning to feel that 2014 was going to be a lost vintage (like the 2002 and 2011) and then a bottle of Badia a Coltibuono Chianti Classico was opened in front of me. What I smelled and tasted realigned my preconceptions. The wine was absolutely delicious. Much like the 2011 Casanova di Neri ?Tenuta Nuova? Brunello that I had recently tasted. My post-concussive skull is flummoxed with these cogitations. Here, all around me are worthy wines from unheralded vintages. Meanwhile the chase is on for the perfect ?10?s.? Oh, that is what it?s all about ? the trophy hunter and his insatiable desire for that which is just beyond his reach - here we go again.

The good news is, for people who have matured emotionally beyond the ?shiny souvenir? stage, there are a lot of good-to-great wines available for near drinking and even for some years in the cellar. Point in case. 1973 in Piedmont wasn?t regarded as such a good vintage. Winemaker Dan Petroski was born that year, and every so often, he opens up a bottle or two (or three or four or more) and likes to relive a period in time when he himself was part of the ?new crop? of ?73. And while Dan thinks wines from his birth year aren?t exactly ?great? I tend to look at it a little differently. These are wines that have weathered time and fashion. Piedmont was a poor place then; very few roads were even paved in the Langhe in 1973. It was a farming community and the farmers relied upon nature, lived or died by it. So they had to be intuitively aligned with the cards that were dealt to them every year. There was less access to manipulation, and hence the wines, year to year, would be irregular, not the same as the next vintage. That?s the stuff of character. And wine lovers like me really appreciate the differences. They're like our children (whom we all should love). But they?re different. And that is something in the world of wine we seem to have forgotten - in this age of numbers and scores and peer pressure and bright shiny things in the corner. Too bad for the storm chasers. But really good news, for us navel gazers.





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[03/10/2017, 09:30] Vecchio Samperi, il destino di un vino bizzarro (si parla di Marsala)

Qualche settimana fa ho assaggiato il Vecchio Samperi di De Bartoli, grazie al giovane De Bartoli che mi ha fatto visita a bottega. Questa per inciso è una parte del mio lavoro che amo particolarmente, quando un produttore dura la fatica di scarpinare fino da me e mi fa assaggiare le sue cose. In più c'era il prestigio storico dell'azienda e tanti ricordi personali legati a quel nome, insomma ero molto contento. E quel Vecchio Samperi era un'altra ragione di contentezza.

Il fatto è che quel vino era, è, pazzescamente buono. Si potrebbe definire un Marsala, ma vecchio stile, pre-english come dice De Bartoli, senza aggiunta d'alcol cioè prodotto nello stile ossidativo precedente alla colonizzazione commerciale fatta dagli inglesi, per quell'area. È un non-Marsala perché trascende il profilo noto di quel vino, riuscendo a superarlo, e diventando altro. E tecnicamente non è un Marsala quanto a denominazione, si chiama vino, e basta.

Già, il Marsala, si diceva. Un vino bizzarro, che ha un destino incredibile (lo dico sommessamente, facciamo finta che nessuno di Marsala stia leggendo) se pensiamo che nella sua denominazione contiene il descrittore di un difetto. Perché sì, non l'hai mai sentito dire, marsalato, di un vino che non è più buono? "È marsalato, puoi buttarlo". Cose così.

Ma allora, chi vorrà mai bere Marsala?

Comunque, avendo questo mezzodito di Vecchio Samperi, mi sono tenuto lì il bicchiere in enoteca per un paio di giorni. Ogni tanto ci mettevo il naso dentro, ne bevevo un goccio per farlo durare. Più ci stavo assieme più mi piaceva. Poi lo facevo annusare ai clienti di passaggio - "ma che cos'è??" - e ogni volta spiegavo.

Quando è finito ho continuato a parlarne con un certo trasporto mistico a tutti quelli che incontravo. Qualcuno ha cominciato a chiedere: sì va be' ma lo vendi? Dov'è? Quanto costa? Vedere?

Il fatto è che non lo avevo comprato. Nemmeno io so perché, parlavo in continuazione di un vino che non avevo in vendita. Perché anche io, da qualche parte, avevo in testa la vocina che chiedeva "chi vorrà mai bere Marsala?" - solo che io continuavo a pensare a quel vino con struggimento. Insomma ora l'ho comprato.

Non costa poco (49 euro la bottiglia da 75) e per quello lo terrò aperto, per farlo assaggiare. E probabilmente lo faccio anche per me, visto che ho una certa nostalgia di riaverlo nel bicchiere.

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[03/09/2017, 22:05] Cartoline dal 636mo Meeting Marchesi alla Scala ? Milano ? Patron Gualtiero Marchesi

Nel nostro Roadshow itinerante nei migliori ristoranti d’Italia e d’Europa, non poteva mancare una tappa presso il Marchesi alla Scala. Nel suo ristorante milanese, il fondatore della nuova cucina italiana mette in scena i suoi piatti storici e la sua immancabile passione. A raccontarci il menu, unito a molti aneddoti del suo vissuto culinario, è stato proprio Gualtiero Marchesi in persona che, con la sua inconfondibile professionalità e aura da Maestro, ha conquistato i nostri associati. Il menù proposto è stato un excursus di portate del repertorio dei grandi classici, da Uovo all’Uovo all’immancabile Riso, oro e zafferano. Un bel meeting trascorso tra i ricordi e i sapori sempre eccellenti.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 4 Gennaio 2017

L’ingresso del ristorante

Il menu esposto all’esterno

Il tavolo Amici Gourmet

Il nostro menu personalizzato

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Aperitivo

Franciacorta Brut 2010 Teatro della Scala Magnum ? Bellavista

Stuzzichini di benvenuto

Tipologie di stuzzichini: “tartellette alle 5 maionesi di Gualtiero Marchesi”, ovvero classica gialla con cappero, al nero di seppia con seppia, clorofilla e oliva taggiasca, rosa con gambero, al succo di barbabietola con triglia rossa.

Pane

Tipologie di pane: fogli di lavash, al latte, libro, integrale, armeno.

Piattooo!!

Uovo all’uovo

Riserva Lunelli 2007 Trento Doc ? Ferrari

Un bel brindisi tutti insieme!

Insalata di capesante, zenzero e pepe rosa

La brigata all’opera per la prossima portata…

Code di gambero in crema di peperoni dolci

In cucina procedono i preparativi di un grande classico del Maestro Marchesi

Bianco Dall?Isola Campania 2015 ? Joaquin

Piatto in arrivo!

In alto le cloches!

Riso, oro e zafferano

Fritto di code di scampi e verdure, salsa agro-dolce

Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi Rosé 2006 ? Ca? del Bosco

Prossima portata completata al tavolo

Branzino ai finocchi

Percristina Barolo Docg 2003 ? Domenico Clerico

VG presenta il prossimo piatto con Gualtiero Marchesi

Filetto di vitello alla Rossini secondo Gualtiero Marchesi

Predessert

Sorbetto alle fragole

Acqui Passito di Brachetto 2013 ? Vini Passiti Bragagnolo

Zabaione freddo al Marsala, spaghetti di riso fritti

Caffè e coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: bignè al cioccolato, cannoncino allo zabaione, tartelletta alla frutta candita, cioccolatino al cioccolato bianco e lampone, scorza d’arancia ricoperta al cioccolato.

Quattro chiacchiere con lo chef

Un grande GRAZIE a tutti!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

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Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della 636ma edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Teatro alla Scala Il Marchesino
20121 Milano
Via Filodrammatici, 2
Tel. (+39) 0272094338
Chiuso domenica
E-mail: ristorante@ilmarchesino.it
Sito internet: www.marchesi.it

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

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[03/07/2017, 22:05] Ristorante Berta ? Pertusio (TO) ? Chef Clara Berta

Siamo a Pertusio, un paese alle porte di Torino, lungo la via principale sorge questo ristorante storico giunto alla seconda generazione della famiglia Berta; due ingressi: uno per la panetteria-pasticceria e l’altro per il ristorante. Clara Berta e Antonino Presti, rispettivamente Chef e Patron, stanno guidando da anni questo locale, dove ogni giorno accolgono i loro ospiti con cortesia e professionalità. Nei piatti si può scorgere dedizione e tanta passione, così come il copioso impegno che ogni giorno pongono in ciò che creano.

La squadra

Lo staff in cucina

Executive Chef: Clara Berta
Chef de partie: Leonardo Gianola, Nina Mocanu, Alessandra Barlescu

Lo staff in sala

Patron e sommelier: Antonino Presti
Sommelier: Massimiliano Fiore

Eccoci al ristorante!

L’ingresso

La sala

Il nostro tavolo e la sua mise en place

Menu

Riportiamo, come sempre, il menu alla carta. Quello degustazione varia in base alla stagionalità.

La carta

Antipasti

Battuta di vitello con salsa d’ostriche Tsarskaya e Tropea al passito ? 15
Polpo grigliato con stracciatella di burrata, finocchio croccante, pomodori confit e crostini di pane alle noci ? 18
Capasanta king su crema di zucca e amaretti ? 18
Crudité di mare cauterizzata all’olio extra vergine ? 25
Fondotinta al Parmigiano con uovo a bassa temperatura, porcini e torcetto alle nocciole alle nocciole di Biella ? 18
Speck d’anatra su misticanza e fiori eduli con foie gras e frutta caramellata ? 20

Primi

Pacchero su salsa di melanzane, salsiccia croccante, pachino confit e scaglie di pecorino tartufato ? 15
Spaghetto di Gragnano con gamberi viola di Manfredonia, broccoli e bottarga di muggine ? 18
Carpaccio di gamberi con gnocco al burro, cacio cavallo e riccio di mare ? 18
Gnocco ripieno di Seirass con pesto di basilico, mandorle e calamari scottati ? 15
Risotto carnaroli con castellano, riduzione al Chianti e crumble di caffè ? 15
Tagliatella al nero di di seppia su crema di cozze tarantine e salsa allo zafferano ? 18
Agnolotti della tradizione ? 12

Secondi

Ombrina scottata con salsa al pompelmo rosa e coste arrostite ? 20
Tataki di tonno rosso marinato nella soia e pepe di Sichuan con salsa al wasaby ? 20
Pescatrice a bassa temperatura con selz di lime su crema di latte di cocco al curry e chips ? 20
Salmone arrostito al forno su maionese al nero di seppia e linfa di prezzemolo ? 18
Triglia scottata su crema di zucca, foie gras e radicchio all’arancia ? 25
Frittura di calamari e gamberi ? 15
Guancia di sanato brasata su purè all’extra vergine ? 15
Agnello marinato al vino rosso con salsa ai lamponi e Porto ? 25
Filetto di vitellina al Porto ? 20

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Pane

Tipologie di pane: noci, uvetta, bianco, crusca, grissini, salatini con würstel, pizzette e brioche salate. Tutto di loro produzione.

Aperitivo!

Luigi Coppo Metodo Classico Brut – Coppo

Stuzzichini

Tipologia di stuzzichini: panelle, arancino al nero di seppia su salsa alla pizzaiola e gambero in pasta kataifi con maionese ai peperoni.

Piattooo!

Polpo con stracciatella di burrata, crostone di crusca, crudo di finocchi e fiori eduli

In abbinamento al piatto un vino di provenienza locale

Erbaluce di Caluso Dry Ice – Silva

Capasanta king size su crema di cavolfiori, mortadella croccante e crumble al caffè

Il sommelier Massimiliano Fiore ci serve il prossimo vino

Langhe Sauvignon – Malvirà

Variante di tonno cotto e crudo

Tartare con crema di ceci e gel al lime, tataki marinato nei germogli di soia e zenzero.

Risotto al gorgonzola filtrato, perle di riccio, gamberi di Mazara e fave di cacao Venezuela

Valentino Brut Zero Rosé Riserva 2011 – Podere Rocche dei Manzoni

Tortello alla barbabietola ripieno di triglie su sauté di cozze, vongole e crema di topinambur

Il patron Antonino Presti ci serve il prossimo piatto

Filetto di ombrina scottata al burro cacao, caramello al pompelmo rosa e foie gras

Cinerino Langhe Bianco 2015 – Maurizio Abbona

La Chef Clara Berta ci serve il predessert

Semifreddo al mango su salsa al frutto della passione.

Massimiliano ci serve il vino in accompagnamento al dolce in una flûte dal particolare aspetto

Moscato d’Asti 2016 – Saracco

Elogio al cioccolato bianco e lamponi

Caffè Lavazza Alta Qualità e coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: torcetti, paste di meliga, brut bon, frolla glassata con marmellata di albicocche.

VG con lo staff al completo!

Cucina

Semplicità, ricerca sulla materia e tanta passione. Sapori territoriali e non territoriali si incontrano piacevolmente nei piatti della Chef Clara Berta.

Servizio e accoglienza

Staff giovane e dinamico, buona la sinergia che si respira. Lista dei vini dalle tante etichette autoctone.

Conclusioni

Un locale storico alle porte di Torino, dove poter degustare i sapori di una volta, ma anche lasciarsi contagiare dai nuovi accostamenti studiati da Clara.

Viaggiatore Gourmet

Ristorante Berta
10080 Pertusio (TO)
Via San Firmino, 9
Tel. 0124.617206
Chiuso lunedì tutto il giorno e mercoledì sera
Parcheggio antistante il ristorante
E-mail:ristorantebertapertusio@yahoo.it
Sito internet: www.ristoranteberta.it
 

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[03/05/2017, 22:05] Cartoline dal 635mo Meeting VG @ Blend4 ? Azzate (VA) ? Patron Ivano Antonini e Luigina Gazzola ? Chef Davide Gambitta

Siamo ritornati al Blend 4: nuovo chef, nuovi sapori e innovativa filosofia, ma sempre famigliarità, gentilezza e una passione per il vino sfrenata. Entrare all’interno del locale è come aprire la porta di casa propria, la Patron Luigina Gazzola ti travolge con il suo sorriso e la sua professionalità, così come la passione enologica immensa del marito Ivano Antonini ti rapisce. La degustazione in compagnia degli Amici Gourmet è iniziata con sapori rustici dell’aperitivo, che hanno inaugurato il nostro percorso enogastronomico, proseguito con materie prime ricercate e accostamenti dal giusto bilanciamento, come le Capesante alla vaniglia, porri e frutti della passione o i Tortelli di ossobuco di vitello ?alla milanese?. Ivano, miglior sommelier italiano nel 2008, in esclusiva per Viaggiatore Gourmet, ha inoltre impreziosito la giornata con alcune chicche della sua cantina.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 7 ottobre 2013
-> Meeting dell?11 gennaio 2014
-> Meeting del 28 febbraio 2015
-> Meeting del 27 febbraio 2016
-> Reportage del 1° dicembre 2016

La squadra

Lo staff di sala

Patron e sommelier: Ivano Antonini
Patron: Luigina Gazzola
Responsabile di sala: Melania Bote
Commis: Silvia Aliverti

Lo staff di cucina

Chef: Davide Gambitta
Sous chef: Gianpietro Vizza
Chef de partie (antipasti e dessert): Davide Azzimonti

L’arrivo al locale

L’insegna

Il menù esposto all’esterno

Sala e mise en place

Il tavolo Amici Gourmet nella cantinetta

Il nostro menu personalizzato

Piatti Diva SuMisura personalizzati per Viaggiatore Gourmet da Royale.

Abbinamento Vini
In questo meeting oltre ai vini messi a disposizione dai nostri Partner, abbiamo degustato alcune etichette dalla selezione privata del ristorante.

Aperitivo

Il Patron Ivano Antonini affetta salumi e formaggi

Crottino della Valtellina

Pecorino fresco

Guanciale

Prosciutto crudo tagliato al coltello

Ivano serve la prima bollicina di giornata

Franciacorta Brut 2010 Teatro della Scala Magnum ? Bellavista

Capocollo, finocchiona e salame

Focaccia in accompagnamento

Grissini al sesamo

VG in veste di sommelier!

Un brindisi all’inizio di questa giornata gourmet!

VG con i Patron presentano l’aperitivo con i prodotti Inalpi

Lo chef Davide Gambitta introduce i finger food preparati con i prodotti Inalpi

La Patron Luigina Gazzola ci serve il primo

Crocchetta di patate, fettina di latte Inalpi, guanciale e rosmarino

A seguire alice gratinata ripiena con Caciotta Kremina Inalpi e maionese di mare

Ultimo finger in preparazione: bignè con formaggino Inalpi e polvere di cappero

Piatto Diva SuMisura personalizzato per Viaggiatore Gourmet da Royale.

Intanto in cucina lo chef Davide Gambitta è pronto per il servizio

Ci accomodiamo al tavolo dove Ivano ci serve la prima etichetta in abbinamento alla degustazione

La Marimorena Albariño sobre Lías Rías Baixas 2015 ? Casa Rojo

Un brindisi tutti insieme e si comincia!

Pane

Tipologie di pane: toscano, focaccia e grissini al sesamo.

Piattooo!!!

Amuse-bouche: salmone marinato alla barbabietola con barbabietola disidratata, yogurt greco e caviale di aringa

Prossima etichetta dalla selezione privata del ristorante

Riesling Trittenheimer Altärchen Riesling Spätlese 1998 ? Ferdinand Krebs

Uovo fritto, cardi, fonduta di Parmigiano e mosto cotto

Ivano introduce la prossima etichetta in abbinamento

Franciacorta Parosé Pas dosé rosé 2009 ? Mosnel

Capesante alla vaniglia, porri e frutto della passione

Inversione di ruolo!

Dalla selezione privata del ristorante

Coteaux du Layon 1981 – Moulin Touchais

Riso Carnaroli Riserva San Massimo con portulaca invernale, gamberi rossi e cumino

Prossimo abbinamento introdotto da Ivano

Dalla selezione privata del ristorante

Vigneto Ninan Dolcetto d’Alba 2007 – Rossi Contini

Tortelli di ossobuco di vitello ?alla milanese?

VG e lo chef presentano il piatto

Dalla selezione privata del ristorante

Chardonnay 2003 – JNK

In cucina tutto procede bene…

Calamaro arrosto, cavolo nero, salsa al lardo e mela verde

Ivano avvina i calici per il servizio della prossima etichetta e Luigina lo… “aiuta”!

Langhe Bricco Manzoni 2006 Magnum – Rocche dei Manzoni

Ganassino di manzo ?in nero?

Lo chef Davide Gambitta ci raggiunge al tavolo…

… mentre in cucina procedono i preparativi del dessert

Etichetta in accompagnamento al dessert dalla selezione privata del ristorante

Passito di Chambave 1982 – Ezio Voyat

Charlotte alla frutta esotica

Caffè e coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: finanziere, cannoncini, zabaioni al frutto della passione e tartufi al pistacchio. Caffè Illy.

Cantucci

Ecco tutte le etichette della giornata

Momento “merenda defaticante” in pentola d?oro Baldassarre Agnelli

Piatto in arrivo!

Trippe di baccalà, sedano rapa e olive taggiasche

Piatto Diva SuMisura personalizzato per Viaggiatore Gourmet da Royale.

Perlé Nero 2008 Trento Doc ? Ferrari

VG con la squadra al completo!

Prima di salutarci consegniamo ai nostri associati i calendari con le prossime tappe

Un grande GRAZIE a tutti!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

Consulta il calendario eventi qui e iscriviti!

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Partner della seicentotrentacinquesima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Blend 4 ? Spirito Enogastronomico
21022 Azzate (VA)
Via Piave, 118
Tel. 0332457632
Chiuso il mercoledì e la domenica a cena
E-mail: info@blend4.it
Sito internet: www.blend4.it

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

Essere un nostro associato significa ricevere inviti personali per oltre 100 eventi (annuali) imperdibili che organizziamo per i nostri soci, un ricco calendario di eventi settimanali (aperitivi, pranzi, cene, serate mixology, degustazioni di grandi vini e di cibi rari e preziosi) privati ed esclusivi (Roadshow of Excellence Tour), tappe ufficiali che in Italia ogni anno vengono ospitate dalla migliore selezione di tutti gli 8 tre stelle, dei 41 due stelle e da una buona parte dei 294 ristoranti stellati Michelin, oltre che da una attenta selezione di Hotel 5 ***** stelle, SPA resort e relais selezionati tra i più prestigiosi e rappresentativi.

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[03/05/2017, 15:25] A Good Horse - And an Even Better Saddle
The other day I got a late-pay notice from a government agency. I fretted over it for a while, imagining all kinds of economic burden to my little world. And then a picture popped up on the screen, of some crazed leader laughing with his generals in front of a high powered missile, capable of potentially sending a nuclear payload into my back yard. And I forgot all about my little problem.

There are many ways to look at things, in this age of disruption. We can bemoan the loss of freedoms we once took for granted, we can activate socially and make our voices heard and we can celebrate for our side. And that is what is being done in various quarters around the country and indeed, in the world.


In this country of Texas, where I live, there is a fierce independent streak. So much it can be seen as narrow, limiting even cruel. We have a low tax rate, and in return we have low services. Our local government congressional session operates for 140 days, every other year. So, for 140 days out of 730 they politicians are active. And for 590 days they are off wreaking havoc in the private sector.

For those of us who see survival and resilience as our goal, and wanting to move forward, I put up a mental picture, which evokes an erstwhile image of that desire for freedom that draws people to this place. The idea of a good horse with an even better saddle. And in the vinous mode of imaging, this applies as well.

Can Italian wine be the trail that I lead my horse down? Well it seems to have been for some time now, even if only in a metaphorical sense. I do see wine as the horse and the saddle, from time to time.

Right now, Nebbiolo is a great work horse. I find myself drawn to it in these times, for Nebbiolo really seems to have returned to its nature of being. All those years of struggling with dark, dense, chewy Barolos are over. Maybe they needed more time in the bottle, as we found out again, last week in Napa Valley. Maybe some of them should have never been made in that brawny overly- assertive style. And maybe, just maybe, the winemakers want to drink those Barolos and Barbarescos as much as some of us do.

I?m resigned with Tuscan Sangiovese being more emphatic in these times. Yes, the saddle is newer and shinier and the grain is tighter. I?ve had too many disappointing bottles of older Chianti, and Brunello. Maybe Tuscany is a little like Texas - in that a fierceness to its boldness is a symbol of craft, not detriment. That maybe, finally, the winemakers have seen Tuscany for what it really is ? a place to make bold wines. Why not? It works out quite well for Napa Valley. There are plenty of good horses in Tuscany with handsome saddles. Give those wines 5- 10 or more years in the bottle and what develops might be seen in the future as a revolution, not a regression. I know, to some this sounds like heresy. I?m just looking out over the horizon and seeing the rainbows and the silver lining. Call me a dreamer.

And not just Italian wine. In the past week, there have been wines in glasses in front of me from Germany, from California from New Zealand. Those wines, like the people that come to America, made the trip, coming here for a reason. Maybe it was for economic purposes. Perhaps someone, far away, decided it would be a good idea - a goal - to reach these shores. Whatever the reasoning, they (and we) are here. And from the pleasant encounters I?ve had, I?d say this will continue. That is, if the mad little man with the funny hairdo doesn?t launch his missile. Nuclear winter as an antidote to global warming? I?m not praying for this.

I have no missiles, no rockets, no arsenal of mass destruction. All I can do is make sure I do have a good horse, and an even better saddle. With Italian wine, we?re in pretty good hands these days. Now we just need to go about setting the rest of the world right, eh?




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[03/03/2017, 10:12] E adesso anche la mia newsletter

Dopo circa un milione di anni mi decido, oggi, a settare la newsletter dell'enoteca, che, in un impeto di creatività, si chiama Notiziario enotecario. Chi desidera sottoscriverla può usare questo form:




powered by TinyLetter

Non so bene spiegare perché ci ho messo appunto un milione di anni, ma probabilmente ha a che fare con letture recenti, come questa: "Facebook Users Becoming Less Satisfied And Using The Service Less", uno dei molti (ormai) articoli che criticano l'effettiva utilità di altre forme di comunicazione social.

Quindi faccio qualcosa che mi viene familiare, si torna all'antico cioè alle newsletter, che sono una forma di comunicazione/racconto molto meno invasiva e (diciamolo) stressante rispetto a quel che consente, per esempio, Facebook. Comunque sia, la mia newsletter servirà a informarvi su qualsiasi evento/iniziativa/enochiacchiera che avviene a bottega, e perché no, offerte, corsi, ricchi premi eccetera.
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[03/02/2017, 22:05] Ceresio 7 Pools & Restaurant ? Milano ? Chef Elio Sironi

Il Ceresio 7 è uno di quei locali che rende Milano attuale nel panorama gastronomico europeo: un po’ per il concept, un po’ perché è un luogo dal sapore industrial-chic con uno skyline invidiabile. Lo chef Elio Sironi e il trio Grassi-Pardini-Civitelli hanno fatto breccia sin da subito con la loro proposta, perché offrono al cliente la possibilità di sorseggiare un aperitivo o un cocktail dopo cena a bordo piscina e di assaporare piatti dal gusto immediato ed eleganti, realizzati con materie prime italiane di prima qualità. Ecco il nostro consueto reportage dettagliato…

Archivio storico reportage:

-> Meeting del 20 Novembre 2013
-> Meeting del 16 Settembre 2015

Il borsino delle guide cartacee 2017
Michelin assegna tre coperti e il piatto
Espresso lo segnala (nel 2016 altro sistema di valutazione)
Gambero Rosso assegna 81 – cucina 50 (nel 2016 cucina 49)

La squadra

Lo staff in cucina

Chef: Elio Sironi
Pastry chef: Ilaria Ferrè
Sous chef: Marco Pemaro, Filippo Castellucci

Lo staff in sala

Patron: Edoardo Grassi, Marco Civitelli e Luca Pardini
Chef de rang: Omar Frasca

L’insegna del locale

La zona bar

La piscina esterna

Sala e mise en place

Aperitivo servito dal Patron Marco Civitelli

Champagne Millésimé Grand Cru – Michel Gonet

Menu

Riportiamo, come sempre, il menu degustazione e quello alla carta.

CERESIO… 7  ?PIATTI? ? 90

Tartare di ricciola finocchi, arance e pepe rosa
Tonno riserva Balfegó fichi e cipolle
Zuppa di ceci scampi crudi e plin alla caprese
Spaghetti alla carbonara curcuma e ragù di capesante
Pluma di maialino prugne e catalogna all?acciuga
Pere e mandorle cioccolato e fior di sale
Bolle di cocco al cioccolato, Maracuja e pistacchi
Degustazione di vini al calice in abbinamento al menù ? 45 p.p.

La carta

Aperture

Tonno crudo puntarelle, crumble e rape dolci ? 24
Carpaccio di gallinella carciofi, pecorino e bottarga ? 25
Battuta di ricciola finocchi, arance e pepe rosa ?23
Foie gras al torcione radicchio e mele verdi ? 27
Tartare fine di manzo acciughe e Parmigiano ?26

Primi

Spaghetti alla carbonara curcuma e ragù di capesante ? 25
Ravioli di baccalà, broccoli, olive e pecorino ? 24
Gnocchi di bufala, cardi di bosco, zucca e nocciole ? 21
Risotto al radicchio, capperi e bagnacauda ? 25
Linguine di kamut all?astice, zucchine e peperoncino ? 31

Secondi

Rombo al lime, lenticchie di Castelluccio e peperoncino ? 34
Branzino e carciofi, prezzemolo e pastinaca ? 35
Dentice al ragù di polpo, polenta e ortaggi ? 34
Crudo di mare olio, limone e soia ? 45
Guance di vitello al Barolo, radicchio e lamponi ? 32
Pluma di maialino, prugne, catalogna e acciughe ? 34
Filetto Rossini, spinaci, pinoli e foie gras ? 37

Dolci ? 13

Gianduia e nocciole, lamponi, riso soffiato
Meringata, castagne, spezie e caffè tostato
Torta sacher, cannella e arance amare
Cheesecake pere, noci e caramello salato
Crumble di mele, latte di mandorle e sorbetto al litchi
Bolle di cocco al cioccolato, Maracuja e pistacchi

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Pane

Tipologie di pane: di farina biologica con lievito madre cotto in forno a legna; focaccia cotta in forno a legna; grissini all?olio di oliva.

Piattooo!!!

Gallinella, carciofi, pecorino e bottarga

Sophie Chardonnay 2015 – Manincor

Capesante, ceci, capperi e n?duja

Greco di Tufo Pietrarosa Docg – Cantina Di Prisco

Agnolotti di baccala, broccoli, lime e olive

Marco Civitelli prepara i calici per la prossima etichetta in abbinamento

Arbois Caveau de Bacchus 2013 – Lucien Aviet et Fils

Piuma di maialino, acciughe e puntarelle

Cernia, polpo e crema di caciucco

Arriva il momento del dessert

Pere, lime, crumble all?olio e cioccolato salato

Gianduia e nocciole, lamponi, riso soffiato

Moscato Rosa 2015 – Franz Haas

Bolle di cocco al cioccolato, Maracuja e pistacchi

Caffè e coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: madeline, frutti di bosco e pistacchio; bignè al cioccolato e pepe rosa; bretone arance e ribes.

Lo chef Elio Sironi ci raggiunge al tavolo

Ed ecco VG con la brigata al completo

Cucina

Dopo aver lavorato in giro per il mondo, oggi lo chef Elio Sironi vuole portare nel piatto le sue radici, con ingredienti in gran parte italiani, così come le ricette proposte. Una scelta di sicuro azzeccata e che noi apprezziamo.

Servizio e Accoglienza

Uno staff dall’animo (e dall’età) giovane che pone il cliente a proprio agio, in una location mozzafiato che si affaccia su una Milano futurista. I tre patron sono una garanzia per ciò che riguarda l’accoglienza, le attenzioni e il rapporto con il cliente.

Conclusioni

Cucina, staff e location ci convincono sempre. Ideale per un pranzo o una serata diversi nel panorama milanese.

Viaggiatore Gourmet

Ceresio 7 Pools & Restaurant
Via Ceresio, 7
20154 Milano
Tel. 02 310 392 21
Aperto tutti i giorni
E-mail: info@ceresio7.com
Sito internet: www.ceresio7.com

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[02/26/2017, 16:17] The Trophy Life - Did you come this far to be somewhere else?
There?s this natty new watering hole with a wood burning oven on Washington Street in Yountville. I?m waiting there to meet a friend and colleague, to have a drink and go over some Italian business. As I am early, and the bar is overflowing with revelers (it is Napa Valley Premiere week), I stand outside and catch up with emails from back home. Two large multi-person vans are parked in front. Black and shiny, with quirky license plates, monikers of someone?s idea of wine country chi-chi. In reality, these vans are peripatetic conveyances for the moneyed set, with their black and shiny boots, and black pressed jeans, and their tall blonde wives with their tight faux leopard stretch jeans, long-legged, with long, shimmering hair. ?Come get in this one with us,? one of the older single men yelps to someone else?s wife. As if she was going to get in and on their way to dinner at Press, something was going to happen inside that van? She just gives him a desultory sniff and climbs into a smaller, more intimate vehicle with her curator.
Oh, the trophy life, it ain't no good life,
But it's my life.


A short while later, I zoom off, to a private indie tasting. Yes, it?s still Napa Valley, but entering the room filled with the wafting aromas of ancient Nebbiolo and local Eruca sativa, I wonder about this life. Here I am in wine country, one which I am very familiar with, and for more years than most people in the room I am entering have been alive. God, how have I been living this kind of life for so long? One of the flight of the wines at the table reflect our host?s birth year, 1973. The same year I graduated from college nearby, and which that year, in Napa Valley, with friends in some kind of post-graduation revelry, found me sipping on Joe Heitz?s and Louie Martini?s Cabernets from the 1960?s as casually as one now sips a Qupé Syrah from tap? Did I really come this far?

A few more people amble in to this private tasting, and it becomes a party. Famous wine personalities abound, there are all kinds of superstar winemakers, bloggers, master sommeliers, characters from the movie ?Somm? making cameo appearances, and famous writers, even one with handlers and entourages. The waves part as he walks in with his group, it will soon be another #trending moment, so much one winemaker quips, ?Oh, man, this is going to blow Instagram up tonight!? And indeed it does, for 15 minutes.
Life is just another scene
In this old world of broken dreams
Oh, the trophy life, it ain't no good life
But it's my life
Earlier in the week, back in Dallas I am sequestered for several days and nights, tasting wine, judging, evaluating, sipping and at food breaks, piling heaps of delicious food on my plate, stuffing myself like a Thanksgiving turkey. The wines are Italians (again) with a smattering of Greek, California, Texas and French. More wine, more quinoa, more trophies.

God, do we all really run around like this in the wine trade, looking to be here? It seems so many came this far to be somewhere else, with the endless run to another airport, to catch another plane ? to New York, to New Zealand, to a new life?

Yes, I had an aha moment. I often do in my native state. I don?t need to go all the way, up Highway 29 anymore to get it. I prefer, in fact, the Highway 29 of my 1973 bubble. It was quieter then, there wasn?t so much traffic. And those ubiquitous people-moving vans, filled with the well-dressed (and well-fed) gilded set hadn?t come into existence. My Napa Valley is intact, unlike some of those old Barolos we sifted through the other night.

The famous wine personality brought an old, old Barolo. He proceeded to open it. ?It?s corked!? he exclaimed. A collective groan impregnated the room. I felt a sigh of relief, for the old ones I brought had also passed from being enjoyable to merely ?interesting.? Proof that wine has finiteness to it. A reminder to those of us in the flesh that we too have an expiration date.

Oh, there he goes again, you say, that death talk. Just tell us about the ?58 Pio Cesare, tell us it was the bees knees. Yes it was. It was really, really nice. In fact, with so many old Nebbiolos in a room, around a table, one could close their eyes and imagine walking in Alba, or in La Morra, very easily. The somewhereness of those wines, even as old as they were, never belied the fact that they were 100% Italian; in fact their Langhe-ness was indisputable.

And, as well, so it was, as I walked to my car, later that evening, that I was somewhere else. Maybe it was the lone gardenia that had bloomed, miraculously, that day, on the bush in the front yard, where my car was parked. Reminding me that I was back home, from where I had come. After all, I didn?t come this far to be somewhere else.


Oh, the trophy life ain't no good life
Oh, but it's my life

Yeah, it's my life






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[02/19/2017, 16:54] How do you solve a problem like Prosecco?
How do you catch a cloud and pin it down? Julie Andrews as Maria von Trapp (L) and Sergio Mionetto (R)
It?s one thing to try and grow a wine category into a monster. It?s another thing to hold onto it once it has grown so big that it?s impossible to wrap one?s hands (or mind) around the giant it has become. Prosecco has become such a monster. And now Prosecco is at a critical crossroads.


It was not quite 30 years ago when I first spied a Prosecco on a distributor's inventory print-out. It was a simple wine, barely sparkling. Frizzante was the term used to describe it. I was curious, and did a little research, pre-internet style. At the time, Prosecco was very popular in Venice. There were two styles, slightly scintillating and full blown sparkling. This version I had in my hands had passed from effervescent to prostrate, almost comatose. Inotherwords, a close-out. I poured the wine down the drain and moved on.

A few years later, Prosecco resurfaced. No longer frizzante, Prosecco was a fairy tale wine, fostered by the glitterati of Venice, sipping their sparkling Bellini?s at Harry?s while waiting for their ship to come in. It was the story marketers told time and again. And the boat was heading to America.

And then 9/11 happened. And the USA went to war with anyone who didn?t agree with their world view. French fries were replaced by Freedom fries and Champagne was replaced by Prosecco.

A few years after 9/11 there was another upheaval, which spread from Wall Street to all over America?s Main Streets. And we all fell into a financial crisis, the likes of which the world hadn?t seen since the 1930?s. Fortunes were wiped out. Worse than that, small savings and retirement accounts of ordinary people. America, once again, was reeling. High priced wines were a thing of the past. Bordeaux sank. And once again, Champagne was out of sight for many bubbly lovers.

It?s been eight years since then and the world economic crisis has subsided, for now. America?s taste for Prosecco, while it has grown astronomically, has entered into a new phase. It has become a colossus, but it also has nowhere left to go. It?s kind of like King Kong on top of the Empire State Building.

From this perch, it?s a big problem for many small producers. There?s no more room for them. And more keep coming, like refugees out of Syria, hoping for a better life in a new world. And they keep coming and coming, and there is no shelf space place for them (Prosecco, that is).

I see it all the time. An importer loses a top brand and they create their own label, hoping to fill the pipeline from the relationships they have forged over the years. A producer, having outgrown their capacity for Prosecco production, turns to a generic sparkling version, and offers it on tap as sparkling Glera. Not a bad idea. And far too many conjure up a rosé version of Prosecco (and no, by law they cannot call it rosé Prosecco on the label) and push it out at all costs (usually a low-ball one, after the wine languishes in the warehouses too long).

But the 900 pound gorilla in the room is the success story. Never have I seen a category so overtaken and dominated in the market since the St. Margherita Pinot Grigio phenomenon. In fact the domination is so totally overwhelming that I have tried to advise hopeful producers to bypass the American market. The gates are closed; the wall has already been built. And the Prosecco that owns, by my reckoning, 45% of the market, La Marca, controls the category. Twice as much in dollar sales than Veuve Clicquot (so, yes Prosecco is also winning the Euro-bubbles war in America). And more than André, which for years had been a low-end but top selling bubbly in the USA. La Marca still trails behind Korbel, Barefoot and Cooks, but the Tiffany Blue label also grew 42% in the last 12 months, with no sign of slowing. It?s only a matter of time.

I?m not kidding. It?s over folks, pack up your sample bags and head out. There?s nothing to see here. We have a winner, both in popular and in electoral votes. And the winner is La Marca. Stick a fork in it ? it?s done.

Right about now, contrarians are shaking their heads, saying Big Wine is the enemy of the people, clamoring that Colfondo is the darling of the resistance. Already on Etsy, they are knitting ?Make Glera Great Again? hats, readying for marches on New York, San Francisco and Chicago.

Look, I love a producer like Ca' dei Zago ? was one of the first to blog about it five years ago. Christian Zanatta is going to be fine. (According to this truth-adjacent blogger he makes the best selling Prosecco in the world). Back here on earth, he does make a great product, full of character and verve. But the intermediate producers, the large producers, the private labels as well? Sorry Charlie, the world has decided that Prosecco just has to taste good. And La Marca has nailed that for the masses ? which is what the strategy for Prosecco has been, all along. They wanted to make a ?Champagne for the people.? Something approachable, unintimidating and accessible, both in general appeal of flavor and in value. The masterminds at Gallo did all that and adorned it with a Tiffany Blue label ? it looks expensive ? guerrilla marketing at its pinnacle. Yeah, King Kong has a very big ding dong. And isn?t that exactly what many people try to do when they dream up a wine? They want to build it into a massive brand. Not all. But it?s part of the American Dream. To be successful, maybe even get rich. Hey, maybe we can?t all get there, but for under $15.00 we can slip into a Tiffany bubble and dream a little dream.

To all my Prosecco producing friends and colleagues out there. La Marca has won. The war is over. Pack up - go home. We don?t need another Prosecco. Not now. We have other pressing problems to deal with, for the moment.


Like Astisecco?

Nah, just kidding?although the Martini and Rossi folks might have something to say about that. After all, they trail (in the Nielsen?s) behind La Marca and Cupcake as the #3 brand in the Italian sparkling category.





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[02/16/2017, 13:52] Italian Wine and its Truth-Adjacent Death Spiral
I was making my rounds in the wine job circuit. Serving tables. Sommelier. And now (1981) I was managing a wine bar in Dallas. My son was nearing school age. I needed a day job, being a single parent. A wholesale wine manager, sitting at my bar, told me I?d do great in the distribution side and offered me a job. And so I took a leap.

Over the years, it has been a good ride. I took a few years in between, working for an importer. I loved that side of it as well. But it was always distribution that called to me.


They don?t tell you these things in college, or at least they didn?t then. All I knew was that it was a steady job, with insurance and a modicum of freedom. So I could be a parent, have a life outside of work.

To those who are slaves to the vine, having a life is a bit of a mixed bag. A young salesperson yesterday told me that in the company she previously worked for, they told her to turn off her phone on the weekends, don?t look at your email. Let it be. Monday will come soon enough. I wish someone would have told me that, back then, when I was her age. But they didn?t. I spent many Sunday nights, making shelf talkers, preparing for the week, doing proposals, studying my inventory. So it goes. Or so it went.

For Italian wine in the wholesale distribution end, it has never been better. Remembering how little choices the buying public had in 1980, it was what we in Texas called slim pickins?. Now it is an embarrassment of riches.

Over the last 30 years, I have witnessed unprecedented consolidation. Just when you think it is over, another round starts. It?s like the sparrow hawk and the wild parrots in my back yard. Monday there were 11 parrots and 2 sparrow hawks. Today there are 10 parrots and 2 sparrow hawks. Mind you, 10 slightly more pissed off parrots. But 10, nonetheless. So it goes. It?s a natural progression, whether you like it or not. It is.

From my perch, I see a young sales force and I see a lot of dedication. The Millennials are coming along just fine, in their own way. Brands are being born, some are dying. Babies are being born, older folks are dying off. That?s just the way it is. It?s nature?s way.

But for Italian wine, I?ve never seen more choices than I do today. When I look at my inventory (now on Monday morning, no longer on Sunday night) and look at what is available, I am amazed at how far we have come. I guess I?m a glad half-full kind of guy, not a half-empty person. Just like I like to look at things the way they appear, not some truth-adjacent view of the world, which pits the consumer as left out in the cold, with no choices. How many Roero Arneis are enough? Ten? In 1983, we had one. Or how about wine from Etna? In 1987, you might have been able to scrape up one. Now, there isn?t enough room on the shelves for them all. And that?s in Texas. New York? San Francisco? The real estate is too valuable to put them all on the shelves. There isn't enough storage room to put them all on a wine list.

I?m looking at a list of Sauvignon Blancs from Friuli. On the same list is a slightly orange Pinot Grigio wine. All great stuff. On the same list is a single vineyard Aglianico Del Vulture. As well, there is a Grillo from Mozia, a couple of Malvasia wines from Lipari. Rosso Conero to die for. Brunello from all persuasion and corners of Montalcino. Chianti, not just Classico, bit Rufina, Montespertoli. Colli Senesi. And Classico, some going back 25 years or more. In the inventory. Now. Today. All ready and available. Sitting patiently, in cool rooms, in the warehouse, of the distributor.

Like I?ve said, time and again, we?re living in the Golden Age for Italian wine in America.

Come and take ?em.
A gaggle of masters at SouthFork Ranch - the "real home" of J.R. and Sue Ellen



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[02/12/2017, 16:12] Showcasing Italian Wine in the USA ? 3 Events to Put Your Best Foot Forward
Slow Wine ? Vino 2017 ? Gambero Rosso


February has been a busy month for Italian wine in America. The Italian holiday vacations, for the most part, are done with. Vinitaly is a couple of months away. And Italians, as 21st century road warriors, have their engines revved. The race has begun. And not just for the wine business. This week I huddled in a snow-bound hotel in lower Manhattan, during Fashion Week, amidst a gaggle of Italian designers, photographers and models. The spirit of Marco Polo, Amerigo Vespucci and Cristoforo Colombo, is well and alive, in the hearts and constitutions of Italian artists, merchants and craftsmen and women. And Italian wine is right there with them - all new, shiny and pretty.


Some recent events I have attended:

Daria Garofoli and Elene Penna - photo by Rob Forman
Slow Wine
This group, which spun-off from Gambero Rosso a few years ago, and is part of Slow Food, is the new kid on the catwalk. Many of the producers eschew the normal marketing routes, i.e. large importer and distribution models and traditional and once all-powerful critical review publications. At the Slow Wine event I attended, in Austin, Texas, there was a mellow vibe to the event. It helped that it was held in a large open Quonset hut kind of building and that the temperature outside hovered around 70° F. There were a large group of producers who didn?t have importation or distribution channels in the US, and so it was kind of a speed-dating approach, with well-tanned and trimmed Italians (straight off the slopes of Monte Bianco) telling their story to anyone who would stop, listen and sip with them. I enjoyed it, found a few new producers to follow in the future as well as the always enjoyable reunions with old friends, like Antonio Benanti from Etna, Elena Penna of Vietti of the Langhe and Daria Garofoli from the Marche. My takeaway from the Slow Wine event is that it is a mellow, easy-paced event where one could pick out one here, one there, and not feel the need to get around to all tables to taste all the highly decorated wines. But there were some compelling stories and interesting wines, made all the more interesting because Slow Wine chose a young and high energy city, located conveniently between the urban petro-sprawl, Houston, and the economic colossus, Dallas. Smart move, on Slow Wine's part, to host it in a progressive (and Slow Food/Wine) city like Austin.

Vino 2017
Sponsored by Italian Trade Agency (once ICE - now ITA) with Vinitaly International. I think the very first Vino event I came to, in New York, was in the late 1990?s. Since then it has changed with the times, and upped its social media presence. This year it was a short 24 hour event, with several educational seminars along with a grand tasting. Again, there were established wineries that had distribution in the US along with new, prospecting wineries looking to make America one of their export markets. I found several new wines of interest, in this case from Rome to the South of Italy.

The seminar on Barbaresco and Barolo, led by Ian D?Agata, was jaw dropping in that Ian?s command of Italian vineyards is exceptional. I was sitting next to a longtime friend and once sommelier, Rebecca Murphy, who would nudge me from time to time and comment on what a mind blowing experience this was to sit in the room, tasting Nebbiolo with Ian, who has such a mastery over the subject. I?d love to see him at TEXSOM in some distant future. He?s a walking encyclopedia. Or rather - in 21st century parlance - a walking, talking Italian wine Google.

I think the fact that the event was short made it sweet. It was concise, quick and to the point, kind of like NY. In all, an event worth attending. And the food in the Grand Tasting hall was very good, fresh, and warm when it needed to be. Lots of available glassware and people there to perform the food and beverage service. Two thumbs up.

Gambero Rosso
While in NY for Vino 2017, I extended my stay to coincide with GR. I?d scheduled a few meetings with winemakers, importers and journalists, so it worked out well. However, nature descended upon NY the night before the event in the form of a snowstorm. Starting around 5:30AM, snow blew in and aggressively dusted Manhattan. I was hunkered down in lower Manhattan in a hotel filled with Spanish, Chinese and Italian fashionistas, who were there for Fashion Week. And while it was a lot of fun sipping diet Coke with the slim set, I braved the mean streets of Manhattan to attend Gambero Rosso on 18th St. I have to say, I am still a bit traumatized from my youthful days in NY (in the mid 1970?s) when Manhattan wasn?t such a cool and groovy place to be. But years and experience have given me the patience and the forbearing to endure life?s little temporary discomforts. I layered up, topped off with Andy Warhol?s old Burberry rain coat that I inherited, and set off for a room full of Italians, to taste their Tre Bicchieri wines.

The Gambero Rosso event in NY was a bit more buttoned down than the Slow Wine event in Austin. But some of that comes with the territory. I hate to sound this way, but these days, Texas is a bit more laid back than NY. Mind you, there is angst in Texas. But New York takes everything to the top. Not that the revelers in the hall on 18th were stressing. For God?s sake, we?re in the wine business, it's not like we?re trying to figure out who the next Supreme Court Justice should or shouldn?t be.

Yes, Gambero Rosso is a well-lubricated event. Lots of producers, a big, bustling room; like a Dim Sum Palace in Beijing on a Sunday afternoon. It was kind of hard to figure out where to start. The map at the entrance showed the table layout, numerically, and a hand-out catalog detailed the producers at the tables. The two didn?t quite mesh, but as in many things Italian, I let go of the desire for order and started walking the hall, looking for interesting wines and people to talk with. Once I surrendered to it, it made for a lovely afternoon. There were so many wonderful friends and producers there.

More than once people would come up to me, sometimes sheepishly, just wanting to introduce themselves and tell me that they like reading this silly old blog. That was really heartwarming. You know, I?ve been typing out these posts, weekly for 11 plus years. Sometimes I think, why am I still doing this? I know why, it?s a log of my experiences on the wine trail in Italy. Duh. Nonetheless, it is always nice to know other people get something from it. And almost always it?s that they come for the stories. Not news, real or fake. Not controversies, made up or real. But good old fashioned stories.

If you are fortunate enough to live in or near an urban area when these Italian wine groups come through, make a point to get to one of them. You don?t have to be a groupie and go to them all. But it really does open up a world that one often can only get when one goes to Vinitaly (which can be difficult to get to if you have a working life and a full schedule) or to the vineyards themselves (which is the ultimate ?visit?). But over the years, you can forge deep friendships and be part of something bigger than yourself and something that can be a positive force in this over-wrought world. Sure, we aren?t going to keep the fingers of a mad man off the nuclear switch, but that isn?t why wine came into this world. Wine is part of the peace movement, it married art and agriculture and fashion and commerce and it brings all kinds of diverse people, old and young, men and women, together, and in a wonderful way. And it tastes good, too.

You never know which famous people you will run across in SOHO



written and photographed (unless otherwise noted) by Alfonso Cevola limited rights reserved On the Wine Trail in Italy
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[02/08/2017, 08:35] Un arretrato e un note to self
Ci sarebbero queste due vicende, un arretrato e un appunto per future produzioni letterarie inestimabili.

Un post scritto per Intra che per una volta non parla di produttori, di prodotti né di terroir o cose simili, ma parla di quelli come me: quelli che vendono il vino. E di come quelli come me siano (oppure no) il tramite adeguato alla diffusione di prodotti che provengono da un ambito anche etico, cioè schierato per esempio secondo il criterio di sostenibilità ecologica dell'azienda.

In ogni post c'è un testo e c'è un sotto-testo: stavolta il sottotesto era fondamentalmente questo (e non pare piacevole): ci sono commercianti migliori di altri perché si pongono il problema. Indovinate chi sono io? Quello che si pone il problema. Ve l'avevo detto che il sottotesto era spiacevole, nel senso di scomodo. Il produttore, dal suo punto di vista, non si interroga più di tanto perché probabilmente noi nella filiera siamo un fatto slegato ed individualista, non siamo parte del sistema. E poi 'sto vino bisogna pur venderlo e, come nello spot dello shampo, io guardo al risultato, avrà pensato qualcuno. Quindi qualsiasi Coop-sei-tu va benissimo, non c'è differenza sostanziale nei canali di vendita. A 'sti punti potrei dire evabbè, pace, ma invece no, non mi rappacifico.

Parliamo invece di un altro fatto divertente: giorni fa ero in giro per i miei consueti tour per territori selvaggi (Castagnole Lanze, nell'estremo Monferrato, quasi Langa) ad assaggiare cose prodotte da Gianni Doglia.

Dall'azienda ho avuto solo (solo si fa per dire, non è poco) belle conferme, e pure una sorpresa: assaggio un rosso a base merlot, due anni di botte piccola - un vino in controtendenza, potremmo dire, rispetto al culto del territorio e dell'autoctono. Ebbene, grande assaggio: vino assolutamente monferrino, perché assieme alla confortevole posa orizzontale del merlot associava la spinta verticale che non so imputare ad altro se non all'area di provenienza. Insomma il territorio che domina comunque l'uva non territoriale. Orizzontale e verticale, 'mazza che bella 'sta descrizione, ma quanto mi piace? (Chiaramente comprato al volo. In enoteca sta sotto i trenta euri, prezzo importante ma vino prodotto in 600, dicasi seicento, bottiglie).

Ripensando all'assaggio del merlottone orizzontale+verticale ricordo un descrittore olfattivo facile facile: tartufo. Caspita, dico, che nuance di tarfufo che esce dal bicchiere.

Ecco il note to self: prima o poi bisognerà dire che le descrizioni dei vini non possono essere per forza "mi piace-non mi piace", come ogni tanto qualcuno esce fuori a reclamare, provocando il mio sgomento. La semplificazione delle cose complesse, che è così rassicurante, ogni volta si rivela una discreta fregatura. Note to self: elencare le metafore collegate con l'apparente semplificazione, il gentismo, il populismo, l'uscita dall'Euro e i rettiliani.


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[02/05/2017, 13:49] What will happen to Italian wine if America enters into a trade war with Europe?
The Italians never thought it would happen. They, led by the French, were marching into a huge new market, China. In that moment, they turned their gaze from America, seeing a new, emerging market filled with hundreds of millions of potential customers for their wines. Every farmer?s daughter was going to Shanghai, Beijing, Tianjin, Guangzhou, Shenzhen, Dongguan, Taipei, Chengdu and Hong Kong with their Barolo, Brunello, their Prosecco and their Moscato. All along, China was developing cheap solar panels, racing to find a way to fulfill their own country?s need for cheap, clean, sustainable energy. And with that came the temptation to import those solar panels to their trading partners in Europe. But trading with China in the solar sector could cost thousands of jobs in Europe, where the solar energy industry had a foothold and was growing at a rapid pace. The EU threatened a steep tariff on solar panels imported from China. And China threatened to retaliate on wine with a tariff of up to 47%. A trade war loomed. And while this threat was greater to France, and even Spain, Italy also felt the slap from the big hand of China.


Could it happen today, between America and Europe, a similar threat? According to a conversation I had this past week with a prestigious family producer from Italy, yes it can. European leaders are suspicious of American leadership. There is a fog of volatility that has rolled in, the likes of which hasn?t been felt since the 1970?s. But the 1970?s didn?t have the global thread of communication of commerce the interconnectedness that we all have today. The interdependence that some leaders cast a blind eye to, but which nonetheless exists. So yes, the Italians are nervous.

From the look of things in 2017, so far, business is good. Things are humming right along. Italian wine still seems to have a good momentum coming off a relatively robust year, 2016. I say this with the knowledge of data that I am privy to, commercial data that even surprised me. As it continues to do.

?We are a satellite of America,? my Italian colleague said, over a globally inspired lunch of barbecued chicken and spinach salad, New Zealand Sauvignon Blanc and prickly pear kombucha. It took me off guard to hear those words said. I identify as an American with Italian roots, and I love the country that my grandfathers and grandmothers immigrated to over 100 years ago. I see the limitless horizon of opportunity, as many of us immigrants and children of immigrants must see and feel when they look to America and make the often perilous trek to the land of the free. ?You must understand that to us, America is a beacon of freedom for the world.? I?m sitting across a member of a venerated Italian wine family, one of the first families of Italian wine. And I?m truly astonished to hear this. And again, she says, ?We are a satellite of America.?

In a sense I understand this too well. I spend all of my working time around Italian wine, around Italian restaurants and often first, second and third generation Italian immigrants. I?m steeped in the tea of Italianitá. It was then that I felt a deep commitment, once again, tugging at my heartstrings, a little voice inside, from ages past and days not yet born saying ?Help them get over to your side, help them to get a place at the table.? No kidding, this is how I think and feel about it. It?s not about selling more wine; it?s not about being in the cool kid?s club. It?s about finding ways, often extremely difficult, given the myriad of laws and regulations in the alcohol beverage industry among the 50 states, to help my Italian cousins in this land of opportunity.

So to imagine that America might be going into a potential trade war with Europe - no matter how capriciously it might be constructed by the Steve Bannon?s of the world ? it was truly an alarming thought for the future of Italian wine in America.

Yes, things are so much better than it was 25, 35, 50 years ago in the world of Italian wine in America. Now we have the luxury of groaning when we see one too many Erbaluce?s on hipster wine lists. But I see a new battle looming on the horizon, one which might be more than just one of have a greater selection. You think it couldn?t happen here? How many jaw dropping events must one witness before one realizes they are not on solid ground but on the deck of the Titanic?

Vigilance, my Italian colleagues. We are in a social and economic climate that is heating up faster than our contentiously debated global climate shift.







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[01/29/2017, 17:08] Survivalism for the Shattered Tribe in the Fog of Winter
Could this be the week we will look back, someday, with the realization that our wine collecting days are over? For one, the span of my life, or anyone?s life for that matter, might not exceed the time it will take to open and drink all the wines we have amassed. For another, the idea of wine, in the age of disruption, just doesn't seem that high on the list of important things to concern oneself with. Or am I wrong? Perhaps this is the perfect time to open up anything, and everything that matters. We?re not getting any younger. And the asteroid is still light years away from impact, isn?t it?


My safe room, it seems, is where the wine is stored. During a recent tornado alert, we were instructed to go to the safest room in the house, one in the middle, away from windows. An interior closet. But it was already filled with wine. So, after pulling several cases out and making room for three, maybe four people, it barely passed as a room to huddle while the storm passed. That night the tornado didn?t make it to our neighborhood, but a few miles away, it cut a path through apartments and homes and destroyed many residences and lives. An act of God, they call it, at the insurance company.

I?m not sure the times we are living are actually being caused by God. There are a few too many humans on the stage, pushing the deity off. For now. But, like the tornado, and the asteroid, it?s only a matter of time. Oh, you?ve spent the better part of your adult life constructing a successful career? You?ve done all the right things, saved money, curbed your debt, stayed lean and ready? Well, get ready for this; because we?ve passed through an unidentified cosmic storm and it appears half of us have been smote with some form of mass psychosis. And the other half of us truly thinks they?ve dodged that bullet. It?s only the other folks, the ones who don?t believe like them.

So, while we wait out the storm, ala 'On the Beach', what would you open today, tonight, this week, just in case things next week get even dodgier? Where have you gone Dr. Strangelove, when we need you, to help us pick out a wine?

Strangelove, like Spock and Leary, are not here. They no longer feel the pain of human bondage, they no more feel the pleasure of wine. We still can. Even if it doesn?t quite feel right in these times, for some of the tribe.

That bottle of 1936 Est! Est!! Est!! (Amabile)  I've been saving for so many years. The Hermitage from 1989? The Bi-Centennial Commemorative Champagne from 1976? Probably dead. Oh, all the old port, the 1970, the ?85; good Lord, I have enough port for two nuclear winters. And it will probably survive us all.

There isn?t any white wine of any great consequence to cry alligator tears over; it all gets drunk up quickly. And there isn?t any safe room for rosé here. Sure, there is a bottle or two from the Jura, cowering among the Mouton and the Brunello. I need to liberate them all, soon.

"There isn't time. No time to love... nothing to remember... nothing worth remembering."
Really it is an overwhelming thing, choosing the last bottle, or bottles, of wine to drink before an apocalyptic event...

[ Horn Blaring ]

[ Machines Whirring ]

[ Whirring ]

[ Continues Whirring ]

[ Continues Whirring ]

[ Horn Blaring ]

[ Morse Code Beeping ]

[ Beeping Continues ]

[ Beeping Continues ]

[ Beeping Continues ]

[ Beeping Continues ]

[ Beeping Continues ]

[ Beeping ]

[ Continues Beeping ]


"I think I?ll have that cup of tea now."





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[01/22/2017, 06:01] A Modern Italian Woman and Her Journey on the Wine Trail
Happy Birthday, Raffaella!

A picture is worth a thousand words. In this case, 3,500. My friend and colleague, Raffaella, posted a photo from her youth. I thought I recognized that person from my youthful wanderings in Rome. A narrative was begging to be released. But it would be better coming from the woman whose image was reflected in the photograph. It?s timely, as many Italians in the wine trade are putting away their skis and golf clubs from their holiday vacations and getting back on the road. It?s also pertinent for young wine professionals, women and men, to read these words. It covers a life in wine, and in those words, there might be some guideposts for those whose experience in the wine trade hasn?t yet led them. Not yet. Thank you Raffaella, for sharing your story. It?s the story of wine, of a woman in modern times and of Italy during one of the most exciting and turbulent times in its history.


Becoming a Wine Veteran
By Raffaella Guidi Federzoni

It all started from a photo that I posted on my Facebook profile. A photo of more than thirty five years ago. A photo of myself, taken at the end of August 1979, last century.

Alfonso saw it and was puzzled by the image of a girl who looked very much in the style of those years: casual, optimistic, a touch arrogant, carefree. And young, oh, so young!

Alfonso is a very close friend of mine, a wine-friend, meaning that I met him thanks to that common denominator called wine.

Because of that photo my wine-friend asked me to write my story and here I am , writing about what happened since that day in August 1979. I will try to focus on the slice related to the wine world, which is anyway a considerable one in what can be called the whole cake of my life.

If you don?t like it or find it boring, blame Alfonso, not me.

The remote past
In August 1979 I was back after eight months spent in the USA as an au pair girl, looking after a couple of spoiled kids generated by a very intellectual couple of American academics. My parents sent me there after I gave up law school, as they didn?t know what to do with me, ?At least you will learn English?. It was a traumatic and energetic experience for the girl that I was, born and raised in a Roman upper class environment.

You have to think that in those times the cultural gap between America and Europe was wider than the Atlantic Ocean itself, especially regarding the topic ?food and wine?. To be sincere I don?t recall a single bottle of wine drunk over there, in New England. I remember huge cartons of milk or orange juice, always enriched with protein/vitamins, but not wine.

Vice-versa I remember vividly the food, rarely consumed all together, in the sense that the father had breakfast at 3.00 pm, the baby had meals five times a day, the little girl had sandwiches randomly and the mother never ate, she was too busy being neurotic about what everybody else was eating.

To cut a long story short, I came back to Italy weighing 10 kilos more after having eaten for eight months a lot of stuff, from baby food to crappy sandwiches, and having swallowed gallons of enriched milk and orange juice.

I came back to my Roman upper class family, a world that I knew very well, but that after the American spell looked dated and tedious.

All I wanted was to leave again.

The past
It would take me twenty years to go back to the US. In between I can count at least four different jobs, about a dozen of quick love affairs, half a dozen of houses, one wedding, two kids.

And, of course, the move from Rome to Montalcino.

My first official job in Rome was to be a typist in the purchase department of Bulgari, the very well known jeweler based in the heart of the Roman luxury district. After a year of slaving over a mechanical typing machine for a laughable salary I was promoted Personal Assistant of the Boss of bosses, mostly because nobody else wanted to confront him on a daily basis.

Four more years passed and I was growing more and more frustrated. I was single, a part of the occasional one-night stand, I wasn?t earning very much, I was stuck in a job with no chance of improvement, even if it looked glamorous and glittering.

All I wanted was to leave again.

Then, at the beginning of September 1983, Destiny put its big foot transversally on my path. It had the ravishing look of a blond Sassenach, romantic enough to buy a ruin in the middle of the Tuscan woods, and crazy enough to decide to live there with no money, just a pair of capable hands. Impossible to resist, I gave in to this new adventure and moved out of Rome after having found a job in that area and a flat with running water and sound walls. Craziness and Romance but with a pinch of salt.

When I left, my father said ?If you are going to be poor, at least you will be poor in Montalcino.? This because he just completed his three years course at the Roman Sommelier Association. Not that he needed to be a sommelier, he was a well-established lawyer, he just liked the wine matter.

With his bitter-sweet blessing I finally arrived in Montalcino and my first job there was to entertain visitors, showing around the large spaces of a recently built wine concern. Villa Banfi was the name of the estate established by the Mariani family, a leading US importer of Italian wines, especially Lambrusco.

Montalcino, ca. 1984
It wasn?t easy, and that is an understatement. Coming from the pampered world of jewelry and luxury with its rituals consumed mostly in a fashionable city environment, I had to confront myself with the basic country life, even if surrounded by the most spectacular views.

During the two and a half years that I spent working there I learned a lot about wine, its production, marketing and communication.

I learned about new grape varieties: Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Noir, Sauvignon Blanc. I learned about the rules of different appellations. I learned about the process of winemaking. I started to learn about tasting and describing what I was tasting.

Not that I was totally virgin on that territory, in my family wine was an essential part of every meal, but a part of Chianti, Lambrusco, occasionally Amarone and Barolo, I didn?t really had the chance of drinking a wide spectrum of different wines.

For the whites was even worst, some basic stuff coming from Apulia in the summer and that was it. Asti and Champagne only for weddings and Christmases.

You have to think that Italy in the eighties was still very fractioned about drinking habits, even for the wealthy classes.

If I look back at those years and even a touch further back, I realize that I was going with the trend. In the sense that I started to be involved in the wine world at the dawn of the Modern Italian Wine Age. I consider myself very lucky for it.

While I was working at Banfi, I had the chance of meeting very interesting people The Marianis didn?t spare anything in bringing to Montalcino wine writers and wine VIP of the caliber of Hugh Johnson, Burton Anderson, Robert Mondavi and so on. I was the sub-assistant of the PR Assistant, but I worked hard, bloody hard I must say. I enjoyed meeting people so different from my original background, not just coming from far, as the human landscape of Montalcino provided any sort of choices: Anglo-Saxons eccentrics, German ecologists, American wannabe artists, Tuscan Squires and above all, local ex sharecroppers turned into small winegrowers.

Slowly I was building up a knowledge about topics that I would have never thought to be so interesting, and a different look to Nature in general.

I was also building up a different body, more used to the rigors of Winter and the discomforts of bad roads, bad floors, bad windows.

In late Spring 1987 I gave my resignations to Banfi and went to work for the Biondi Santi family, in their Montalcino?s estate called Il Greppo. This move was like leaving Caesars Palace in Las Vegas for the Tower of London. I mean from something flamboyant, modern if not contemporary, open to everyone, to an iconic landmark, austere enough to require caution in the approach. There, instead of walking miles through rooms that looked a Nasa laboratories, I was confined behind a desk again. But the place was beautiful, with no division between the old manor house and the offices, the surroundings were gorgeous and Franco Bondi Santi, the owner, was a man totally dedicated to his vineyards and wines.

The pace of work was not so hectic as it had been in Banfi, for almost three years I carried on in learning, concentrating more in the Brunello di Montalcino, its history, its style and its nuances.

At Greppo there weren?t as many visitors as in Banfi, but the average quality of them was high. The people who came to visit were knowledgeable and prepared for a tour in the essential cellar and a quick tasting from a barrel. All they wanted was to meet the Icon in the person of Franco Biondi Sandi who was always gracious in telling again and again the same story.

I watched him and listen to all his words, which slowly deposited in my memory together with his gestures.

In 1988, in Springtime, the Community of Montalcino celebrated the 100 years of Brunello making, 100 ?official? years I should say as the wine and its name go back much further. However, it was a big event that witnessed the presence of quite a few international wine writers. It was a big come back for Montalcino and the beginning of the Contemporary Era for Brunello.

10 days after the event I got married.

The 12th of May 1989 my first son, Oliver, was born. In the November of the same year the Berlin Wall was dismantled. A few years later, in 1992 the series of political and judiciary events called in Italian ?Mani pulite? would start to roll towards an avalanche that swept away a decrepit ruling class and gave space to a new generation of politicians. I still don?t know if the form changed but the substance remained or not. Today I cynically think that the first option is the true one.

Back in my little country world, life went on.

Because the birth of my son I gave my resignation to Franco Biondi Santi and set up to be a proper Mom and housewife. It took me only less than a year to realize that I wasn?t suited to be a just a Mom, plus any extra money coming in would have been more than welcomed.

Thus, in February 1990 I bought the licence for a Wine shop in the center of Montalcino called Ars Bibendi. My father helped with a little sum of money, considering his love of wines he was hoping to have better and free supplies of his favorite drink.

I embarked in this new adventure with little knowledge of business but with a huge enthusiasm.

It would take me four years to finally understand that I was nor suited for this sort of entrepreneurship. It would take me nights of panic because I didn?t know how to pay my debts, and no answer to the question ?Why they don?t buy these wines, the best for the cheapest price it can be found around here??. It happened that I decided to buy and try to sell not just the wines from Montalcino, but also from other areas of Tuscany and Italy. This led to disaster, because the people that come to town only wanted the wines from here.

It would take me four miscarriages due to the stress to convince me to sell the business before it was too late.

Looking back to those years now, I see the experience of a wine store a sort of investment to increase my knowledge and my palate. Now that all the debts have being paid since long, I consider myself more than lucky to have experienced four years of learning and tasting in my kitchen with my husband a few friends.

I tasted all the wines that I was going to sell, sometimes more than once.

The bottles that couldn?t be sold ended up in my cellar when the business was finally sold in June 1994.

In October 1995 I gave birth to my second son, Peter.

For a while I worked as a freelance consultant for a couple of wineries. It was odd to be home for most of the time, we were living in a rented farm house with a gorgeous view outside and a freezing temperature inside. The small property that my husband still owned, in the middle of nowhere, was too far and basic for us.

It had to remain a dream.


The almost present
Stefano Cinelli Colombini was one of the first friends that we made in Montalcino, an ironic and interesting person who kept that sort of low profile typical of a true country gentleman. His family had been for generations a leading force in Montalcino, not just for winemaking, also for cultural heritage and political power, but he was (and is) always direct and friendly in his relationships without any snobbism. We liked each other, finding a common ground on many subjects. Therefore, when in January 1998 his mother Francesca Colombini phoned me with the proposal of working for the family?s estate Fattoria dei Barbi, I accepted immediately.

Well, almost immediately. First I had a brief talk with my husband, considering the pros and cons of working full time while our kids were still in their childhood. Through the past years he did work not just on his own minuscule property ? which was eventually sold ? but also as a painter-decorator-tiler, breaking his back and exhausting himself. The final job was to renovate a small town house that we managed to buy in the historical center of Montalcino. We just moved in with eight years old Oliver and two years old Peter. Our families lived far away and we couldn?t afford a baby sitter anymore.

?It?s better that you go out and work and I stay home and look after the children.? He said half joking. And then Francesca Colombini phoned? So, it didn?t take long to reach the mutual agreement regarding our roles. I would have to go out and earn a living and he would stay home, being a housewife cum maintenance man.

It has worked very well, mostly because Simon (my husband) is a super Dad, cook, gardener, butler and above all, companion.

Thus, in January 22nd 1998 I entered the offices of Fattoria dei Barbi, I remember the precise date because it was my fortieth birthday.

After nineteen years I am still there.

My first responsibility was shaping the hospitality, which meant to organize and look after tours-tastings-lodgings for all the visitors. Soon it became necessary to hire a couple of more people because the flow of tourists was getting constantly higher.

Meanwhile I carried on learning the inner mechanism of a large family estate, from the long history of the Colombinis to the locations of the vineyards, from the intellectual legacy of many generations to the personality of the Cellar Master.

Stefano was very busy to manage the transformation of the property into a more agile and efficient modern concern and didn?t have much time to dedicate to the foreign market. That?s why I got up one day with the qualification of Export Manager and my job moved very quickly from looking after the visitors to look after the markets.

In late January 1999, I went back to the US, after almost twenty years.

Since then, I have been back at least sixty times, if not more, I stopped counting long time ago. Plus I have visited regularly Canada, from the East to the West, Japan, China, Korea, Brasil, UK, Russia, UK, Germany.

While I was carrying on with my travels, the rules and situations changed, particularly in the US. What seemed in the late nineties a very stable routine in the sales of Brunello, later became a sort of roller coaster in terms of purchases and loyalty from our customers. A combination of negative exchange rate, growth of production and offer of Italian wines, political instabilities generated by September Eleven, made the American market a huge question mark and a tiresome battle field. And when America has the flu, all the rest of the world gets ill.

I resisted, insisted, persisted.

I resisted to the temptation of giving up the many times in which I thought I couldn?t make it, especially during the cruel years in which my son Oliver was desperately ill and my original family in Rome was disintegrating. It was then that the term ?Family business? was enlightened by the generosity of Francesca and Stefano, who not just kept my position at work even when I had little time for it, but also supported myself and my family practically and psychologically.

I insisted in remaining faithful to the wines that I represented. Their fame was tamed by prejudice and I was convinced that was unfair. I build up confidence not just in their quality but also in my capacity of communicating it. Confronting a single customer, or an audience of dozens of people, was my training, and I have trained hard.

I persisted in learning, not just about the wines that I was already calling ?mine?, but about any wine that I was hearing of.

Any opportunity given by my travels, during small tastings or large fairs, going around with sales people, I tried, asked and then memorized both tastes and replies.

My bonus, the huge reward of all, was the chance to meet more and more winepeople and their peculiar way of blending normality with eccentricity.

It was, is and always be, the case of Humanity giving a twist to Nature.

The Present
I am now in another hotel room, maybe New York, maybe Tokyo, it doesn?t really matter. What matters to make it working for the best is to keep what I call ?Pride & Drive.?

The Pride given by the understanding of myself, my experience, my talents, my limits. Not presumption but recognition.

The Drive given by my curiosity, empathy, interest and hardhead.

There is still so much to do. I can?t stop, not yet.

When I move around I notice a subtle difference of attitude towards myself. If once I was The Apprentice, now I am the Veteran. I am not so sure that I like it.

I am not so sure about liking when people slow down their pace in order to wait for me, or give me their arm to get out from a car.

I am still amazed when I look to myself in a mirror and discover that NO, this woman cannot be the girl who drunk and was up late last night.

I am a woman and I am vane.

And talking about being once a girl and now a woman, I have to confess that YES, I had my share of mobbing and sexual harassment, but it was never very bad.

When I was working and living in Rome, in my twenties, I dressed according to my femininity not caring if it could be misinterpreted as a provocation. Much earlier in my life I had a couple of bad episodes that tamed my vision of the male world, but I got over them.

Through the years I realized that if my look could help, it was only for the first five minutes. After a very short time, personality, attitude, knowledge, would have been the cards to play. At this not just on the working side of life, but for the whole of it.

Regarding my job of more than thirty years I have only one suggestion for girls and boys: don?t overdo in IT, it is the wine that eventually seduces, not you.

There is still a lingering discrimination in the wine world, despite the fast growing of women actually ?making? wine, and making it very good indeed. This is seen as extraordinary, not normal.

It is OK to be a female promoter, a female sales manager, even a female wine writer, but oh my God, a female wine maker, a wine maker with boobs! You have to be at least Lalou Bize Leroy, otherwise you risk to be classified a wannabe: daughter, wife, niece of a MAN who happens to be the one that started the wine business.

There are exceptions, more and more. When the exceptions will disappear into the regular way of things being, that will be a good day.

The future
Visual, social, interactive. Call it what you want, but language is here to stay and so is wine.

I would be a fool to deny the impact of new way of communication and the obligation of knowing its rules. I am well aware of the change and try to use the right instruments, but it would be a short term accomplishment if this language had not substance. The substance is the quality, the depth of words. Yes, words.

If you don?t know the meaning of words and the way of using them, you will be swept away by the next ones who are coming and pressing to be noticed and remembered. There is always somebody more flamboyant than you, more updated, more visible.

But nobody is more you than you, if you are true to yourself and to your work.

The same could be said for wine. Trends come and go, but truth is here to stay.

If you, reader, have been so brave and patient to read my words to the end, now you deserve to open a bottle and drink a good glass, maybe even two.

Cheers!




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[01/15/2017, 19:14] Is Italian Wine in Danger of Dying from Natural Causes?
I?ve just spent an afternoon looking at Nielsen wine sales reports for America. The exercise came as a response to a colleague who told me ?Santa Margherita Pinot Grigio is dead, nobody drinks it anymore.? Oh, yeah? Is that so?


Yes, so many of us pound our stake in the ground, set up our tent, seal off a cordon, and spend our careers in our little bubbles.

There are the mega-brand marketers (think Constellation with Ruffino or Treasury with Gabbiano) who look at the metrics for brand success and work to fill a channel (retail, supermarkets, big box, national restaurant chains) and who won?t stop until they make their number, which every year, the growth percentage goal is bigger than any measly GDP projection for the US.

And there are the family owned dynasties, like Banfi and Gallo, who have also built huge brands out of nothing. La Marca now controls 80+% of the Prosecco market in America, by my reckoning. That?s, relatively, an overnight success for the brand. Lambrusco was, at one time, king of the hill. It?s still a monster, just not a mega-monster like it once was.

A few years ago, the Riboli family in Los Angeles, brought in a little known wine as part of their importing wing of San Antonio Winery, a wine called Stella Rosa. It started as a red wine; highly fruited (some might even say it is sweet). Not very many marketing people gave it much hope. Boy, were they wrong. In the Top 10 Italian wine brands (in sales revenue) for 2016, Stella Rosa topped La Marca, Cupcake (yes, it is also a huge Italian brand), Cavit (some people still like to drink out of a 1.5 ?jug?), Ruffino (who now also has a Prosecco and is doing very well), Martini & Rossi (oh, did you think sweet Asti Spumante was also dead? Wrong again!), Riunite (still in the Top 10). Rounding out the Top 10 is Santa Margherita, Ecco Domani and Roscato (another sweet red).

And there are those that fall into the natural wine genre, who are totally in another camp. The common perception is that there is relatively no brand building to do, for the idea of a brand is counterproductive to the aura of small, hands on, artisanally crafted wine. But don?t kid yourself, there is brand building being done there too. It?s just done with guerilla marketing tactics, small budget, relationship-driven and peer-influenced. Just take a look at Arianna Occhipinti?s Instagram page and see how much sway she wields with her posts. And by the way, good for her, she has found a way to do what her heart tells her, and grow and become successful, without ?selling out.?

My point (which I just spent 440+ words getting to) is that there is no ?one-way? with Italian wine. While we might spend a lot of time wailing and gnashing our teeth over the definition of natural wine, there are people who are making their wine, naturally, according to how they view the world and are trying to get other people to drink it. Just like the folks at Santa Margherita (well, not exactly ?just like? those folks).

Italian wine hasn?t died from natural causes (or any other causes). In my view of things it is still in its infancy. It?s been a great childhood, for certain. Lots of love and attention. A few falls along the way. But we?re now past the age of reason for the child. Italian wine is walking, talking, and has taken on an independent streak. But, like all things Italian, it?s complicated. The one-way approach doesn?t exactly jive with those who prefer self-determination. Along with that, whether we want to admit it or not, we are entering an age of uncertainty. Look, all political positions aside, nobody knows what is going to happen with world events, And America is like the little kid with the firecracker, going around to the picnic party and setting off little blasts left and right. It?s kind of in the nature of America as we know it (maybe not as the indigenous people knew it or even think of it now, but with those who have the codes to the ICBM?s in Montana). Most definitely, we are now a nation and a culture of moving forward, albeit sometimes unpredictable and often disruptive. ?Pass the M-80?s, please? could be the underground anthem of Italian wine marketing in America, from the big bombers to the lone wolfs. It surely fits the cultural climate of America. And it works with the Italian sensibility as well.

I love it. There is never a dull moment when it comes to trying to get Italian wine into the hands (and glasses) of Americans. You want it sweet? We?ve got it. Dry, no problem. Red? We have lakes and lakes of the stuff. White? Hell, yeah! Rosé? Who do you think the French learned about rosé from? Expensive? We can do that? You want it cheap? How low do you want to go? Rare? Can do! Mass appeal? We?ve got your deal! Anything and everything.

Eventually Italian wine might pass away from natural causes (but definitely not caused by natural wine). Yeah, things do pass. But Italian wine is just beginning to get its grounding in the world. And that might be something that will help save Italy in the coming generations. I sure hope so; I know I?ve done my part to help these last 30+ years, for better or worse. Italian wine is not dead - just going from being a little kid to being a teenager. In transition - but in a lively manner - ala Italiana.

As it turns out, Santa Margherita Pinot Grigio is also ?not dead,? and it continues to command a huge share of the fine wine (retail and restaurant) market. The leadership at Santa Margherita, recently having divested their long term relationship with Terlato (who, ostensibly played a huge part in making Santa Margherita Pinot Grigio the mega-brand that it has become) and who now import the wine with their own dedicated team, also announced recently that they would be bringing another of their properties into their camp, Ca Del Bosco. Look out Franciacorta - did you just feel the earth move beneath your feet?



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[12/16/2016, 08:19] Segnali natalizi laterali

La GDO ci tiene ad informarci del Natale imminente. Così stamattina fuori dalla bottega qualcuno ha abbandonato una risma cospicua di volantini per terra, tra le auto parcheggiate. Il gran vento ha fatto il resto, tappezzando festosamente la strada di carta. Io dopo un po' mi sono scocciato di vedere 'sto scempio e ho raccolto pazientemente (quasi) tutto, rincorrendo i fogli volanti per consegnarli all'apposito cassonetto. E ribadendo in questo modo un'antica funzione nota a qualsiasi bottegaio old economy: tenere pulite le strade fuori dal negozio. Comincia un altro giorno.

Addendum. Qui ci vuole il disclaimer legalese: Il minimarket locale non ha nessuna colpa, se chi si incarica del volantinaggio a un certo punto preferisce buttare per terra quel che invece doveva lietamente inserire nelle cassette della posta.
Addendum bis, io sarei anche cliente, del minimarket locale.
Addendum ter. Per quanto io abbia raccolto, continua ad uscire carta sotto ogni auto, l'impresa pare incompleta.


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[12/01/2016, 08:29] Post un po' natalizio, un po' autocelebrativo, ma del resto uno che blogga a fare?
Dovessi spiegare cos'è la mia enoteca, in questa fase del millennio, ormai finirei per dire che è la mia cantina personale. Quel che vendo è quel che mi piace, e tratto gli scaffali della mia enoteca come fossero appunto la mia cantina, la mia riserva personale - solo che poi, in aggiunta, vendo quel che c'è dentro. 

Non ho obblighi o legami con l'industria enologica, né sento la necessità di vendere vini da un euro e novantanove: ci sono già i supermercati, per quella roba. Quindi appunto mi piace quel che vendo e vendo quel che mi piace. Raramente in cantina può esserci qualcosa meno performante (come dicono quelli bravi) e i motivi possono essere numerosi. Quel vino per esempio sta passando una fase riduttiva, oppure è troppo giovane, quindi non è pronto. In quei casi mi limito a sconsigliarlo al cliente: "lascia perdere questo [segue motivazione], piuttosto vedi quest'altro..."

Solitamente fanno una faccia strana a quel punto. A volte gli attacco la spiega che leggete adesso, altre volte no, e permangono in un divertito spiazzamento.

Gestire un'enoteca come fosse una cantina personale a volte provoca conseguenze curiose. Per esempio quando una referenza sta per finire, quando vedo la pila di casse scendere, rallento progressivamente la proposta di quell'etichetta ai miei clienti.

Cioè, un po' mi spiace che stia finendo, ecco.

A volte un certo vino finisce davvero. E allora in attesa dell'arrivo dell'annata successiva (ammesso anche che mi sia piaciuta, ve l'avevo detto che qui è un po' strana la faccenda) lascio lo spazio vuoto sullo scaffale. C'è un buco. Il cliente a volte mi chiede: e come mai lì non c'è niente? Quello è il posto del vino di [nome del produttore] - rispondo io. Adesso non c'è, ma tornerà. Quello è il posto suo, che aspetta.

Altre volte riesco a rallentare la vendita quanto basta, in attesa dell'arrivo successivo. In questo caso capita un fatto altrettanto divertente: riesco ad avere quello che si chiama profondità della carta, cioè varie annate a ritroso di una certa etichetta. Quindi propongo, in alcune confezioni regalo, vere e proprie verticali di annate per alcuni vini. A Natale è il genere di omaggio che appassiona molto l'enofilo, ma anche solo il curioso: percorrere l'evoluzione di un vino attraverso tre o quattro vendemmie è una delle robe più simili al viaggio nel tempo che ci siano concesse, allo stato attuale della scienza.

Ma a proposito di tempo, di Natale e 25 Dicembre. Questo Natale sarà il venticinquesimo che passo nella mia cantina. Sono 25 anni ormai, e ragazzi, che dire? Mi sembra ieri che ho alzato la saracinesca la prima volta.

Nell'immagine: quattro annate disponibili del Feld di Kobler, supremo traminer aromatico altoatesino. La vendemmia 2015 sta finalmente arrivando. Così capite anche perché negli ultimi tempi non vi proponevo più le residue bottiglie del 2014: stavo temporeggiando.

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[10/07/2016, 08:24] Punteggi, guide, ed altre elucubrazioni laterali di un assaggiatore
Nel frattempo di là, su Intravino, riparlo del concetto di valutazione di un vino. Dalle cose che leggo, e dall'esperienza fatta finora, posso dare una riposta alla domanda: "quando dai un giudizio sul vino, vale per sempre o per il momento dell'assaggio?" - la risposta (naturalmente) è: "vale per il momento dell'assaggio".

Questa sistemazione del concetto è almeno due volte utile, in questi giorni si presenta la terza edizione della Guida essenziale ai Vini d'Italia, alla quale ho collaborato per la parte della Liguria. Le mie valutazioni si riferiscono al momento dell'assaggio, e con questo cercano di fornire (anche) un quadro generale sul livello stilistico del prodotto, e del produttore: se un certo Pigato (per esempio) ha ottenuto 90/100, puoi stare certo che non berrai male. (Si cerca, anche, di fornire un giudizio di previsione sulle capacità evolutive di quel vino, ma questo è un esercizio molto meno agevole).

Come dice Robert Parker, si assegna un voto alto quando un vino, all'assaggio, colpisce per motivi di tipo emozionale: "il vino deve evocare emozione ? proprio come l?arte, la musica, la bellezza, deve esserci una reazione emotiva, e i grandi vini devono essere emozionali".

Poi può accadere, ad un secondo assaggio distante nel tempo, di modificare quel giudizio, che si ricorda e si riconosce dato in ragione di un sentimento legato al primo "vecchio" assaggio: "quante volte tornando indietro ad assaggiare un vino da 100 punti io confermo il punteggio? Probabilmente nel 50% dei casi", dice Parker.

Nei commenti Daniele Cernilli aggiunge: "due degustazioni in diversi momenti, su due bottiglie diverse, che sono dei microcosmi a livello microbiologico, hanno di per sé una serie di variabili elevatissima. Potremmo dire, con Eraclito, che non si assaggia mai lo stesso vino. Anche perché noi siamo diversi, evolviamo, invecchiamo, conosciamo sempre di più. Perciò, anche per sfatare un po' i punteggi, che io uso da sempre per esigenze di sintesi, come si fa per i voti a scuola, guardacaso facevo l'insegnante, impariamo a relativizzare e a contestualizzare".

L'essenza del prodotto-vino, che diviene (si trasforma nel tempo) come un'entità vivente, ci porta inevitabilmente a questa conclusione. Ma io dico sempre ai miei clienti che, nonostante tutto, tale fenomeno è parte del divertimento legato alla fruizione della bevanda odorosa.

Per chi riesce ad essere presente, e ha voglia di divertirsi con un po' di assaggi, la guida verrà presentata a Milano il prossimo sabato 8 ottobre e a Roma domenica 23 ottobre.
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[09/16/2016, 14:55] Breve storia (non) triste. Ripensandoci, non è nemmeno breve
Ai primi di agosto avevo un po' dello Chablis 2014 di Garnier aperto, qui a bottega, sempre nell'ambito di quel noto programma comunicativo intitolato "parlare di vino è divertente, ma berlo lo è di più". E infatti Garnier ha fatto la sua bella figura coi miei clientes, tutti quelli che lo assaggiavano hanno mostrato entusiasmo. E posso capire: sventaglia frutta bianca, fiori, erbe, praticamente è un ripasso del corso per assaggiatori - capitolo riconoscimenti olfattivi. E sì, siccome qui non mi vede nessuno vi dico: è anche minerale.

Com'è, come non è, l'ultima bottiglia semivuota resta in frigo, chiusa col vacu-vin (un ordigno che adopero per togliere l'aria dalle bottiglie smezzate) e lì, in frigo, me lo dimentico. Poi chiudo per le meritatissime ferie di ferragosto. Al ritorno faccio ordine, sono i primi di settembre e aprendo il frigo, toulì, mi sono dimenticato una bottiglia di Chablis in frigo. La guardo, la giro, ce ne sono ancora almeno quattro dita sul fondo, ma nel frattempo avevo altre robe da sistemare quindi richiudo il frigo e lo ri-dimentico per un paio di altre settimane. Evabbe', quando uno è stordito.

Oggi lo ritrovo. Penso: facciamo spazio, questo si butta nel lavandino. Quale vino regge tutto sto tempo al freddo, in una bottiglia quasi vuota, pure se col vacuvin? La domanda ha avuto la seguente risposta: lo Chablis 2014 di Garnier. Che oggi ha finito gloriosamente la sua esistenza abbinato agli gnocchi al pesto, nello splendore del mio tinello. Presentava un unico difetto: era troppo poco.

Morale della favola eno: it ain't over 'til it's over.
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[05/30/2016, 06:30] Score del vino e big data, debutta Wine Lister

La sintesi superficiale recita che si tratta di un nuovo sistema di score del vino che usa una scala in millesimi. Al contrario, la sintesi di Aristide vi invita ad affacciarvi sull’alba di una probabile nuova era per i sistemi di valutazione del vino: un sistema olistico che esprime una valutazione integrando non solo la qualità dei vini (l’unico parametro usato dai critici), ma anche prezzi, longevità stimata, popolarità sul mercato, performance nelle aste, forza globale del marchio. In pratica, sono i fattori presi in considerazione dagli acquirenti di vini di fascia alta – i fine wines.

Ella Lister, Fondatore e CEO di Wine-Lister.com

Tutto questo si chiama Wine Lister (@wine_lister).

Ha richiesto oltre quattro anni di lavoro per la giornalista Ella Lister (con un passato professionale nel settore finanziario, e poi scrittrice del vino e consulente per collezionisti di fine wines) e il suo team di esperti di big data.

Hanno aggregato i dati elaborati da sei partner diversi: tre siti web di critici di fama internazionale, Jancis Robinson (JancisRobinson.com), Michel Bettane e Thierry Desseauve (Bettane+Desseauve) e Antonio Galloni (Vinous). Si tratta dei siti di maggior successo, con una forte digitalizzazione della propria base di dati e recensioni, attualmente accessibili solo a pagamento.

A questi si aggiungono i dati forniti da Wine-Searcher.com, il più grande motore di ricerca globale sui prezzi dei vini, Wine Market Journal, la maggiore fonte di informazione sulle aste dei vini, e Wine Owners, la più importante piattaforma di scambi commerciali e gestione di portafogli.

Gli algoritmi creati da Wine Lister “pesano” i singoli parametri e li riassumono in un indice di valutazione – score – rappresentato su una scala di 1.000 punti. Ella Lister precisa che qui non si usa solo il 20% della “parte alta” della scala, ma tutta la scala (vedi il diagramma qui sotto). E la scala in millesimi è stata ritenuta più funzionale a discriminare le differenze tra i singoli vini e i vari parametri considerati.

La scala in 1.000 punti di Wine Lister

In passato ho espresso numerose critiche ai sistemi di valutazione basati sugli score (qui un post tra i vari pubblicati). Ma l’approccio di Wine Lister mi ha incuriosito e devo segnalare due elementi che mi interessa evidenziare:

  1. fino a oggi, lo score rappresenta un valore del vino basato sulla sola valutazione di qualità percepita, la quale è fortemente soggettiva, sia che si tratti di un singolo degustatore che di un gruppo di assaggiatori;
  2. per la prima volta si integra un dato soggettivo con una serie di dati via via più quantitativi e rilevabili in rete.

Ecco perché ho deciso di testare il sistema per comprendere meglio come sia stato articolato (è disponibile un periodo di prova gratuita di 14 giorni, mentre l’accesso costa £90/anno – ?118/anno ca. o £10/mese – ?13/mese ca.). E la sorpresa è stata notevole.

I criteri valutati da Wine Lister

Wine Lister oggi ha un database di circa 2.000 vini, l’obiettivo è di arrivare a breve a 5.000.

Considerata la base dati principale che proviene dai critici internazionali, i vini rappresentati rientrano tra i vini top nel mondo. I vini italiani – al momento in cui scrivo – sono 462.

I criteri considerati nella composizione dello score sono raccolti in tre famiglie e in dettaglio sono questi:

  • Quality – Critic data: sono gli score espressi dalle recensioni dei tre siti dei critici sopra citati, nell’insieme “pesati” allo stesso modo, poi elaborati e ricondotti alla misura in base 1.000.
  • Quality – Vintage indicators: la longevità di un vino (stimata dai critici) viene presa come un indicatore di qualità e presa come un parametro;
  • Brand – Distribution: la presenza globale dei marchi sulle carte dei vini dei più importanti ristoranti del mondo, classificati nelle guide Michelin, 50 Best Restaurants e World of Fine Wine Best Wine List Restaurants;
  • Brand – Popularity: la popolarità del marchio attraverso la misura delle ricerche effettuate sui marchi nel sito Wine-Searcher;
  • Economics – Price: medie dei prezzi di breve periodo calcolate su 3 e 6 mesi dai siti di Wine Owners e Wine-Searcher. Inoltre, performance dei prezzi su 3 anni e relativa stabilità nel tempo.
  • Economics – Liquidity: i volumi trattati sono una “spia” del successo del vino, qui vengono elaborati dal sito di Wine Market Journal.

Ma non finisce qui. A questi criteri si aggiungono valutazioni su bottiglie prodotte, rese per ettaro, età delle viti e varietà delle uve.

Infine, tutti questi dati possono essere “filtrati” attraverso quattro criteri:

  • Buzz  brands, i marchi dei quali si parla
  • Hidden gems, le gemme nascoste
  • Value picks, i migliori rapporti qualità/prezzo
  • Investment staples, i vini con le migliori performance nei portfolio di investimento

In pratica, il risultato di queste analisi e ricerche, non si traducono tanto in un singolo score, ma in una scheda rappresentata nella pagina di Wine Lister in una sorta di infografica che è più una fotografia dei punti di forza e debolezza del singolo vino.

Per darvi un’idea, qui a lato ho estratto la pagina del vino italiano che al momento gode dello score più alto (cliccare sull’immagine per ingrandire). Si tratta del Giacomo Conterno Barolo Monfortino Riserva, il quale riporta uno score globale di 973 punti. I singoli parametri riportano score individuali molto ravvicinati (è un ottimo segno, ovviamente):

  • Quality: 974
  • Brand: 973
  • Economics: 972

 

Conclusioni

Erano anni che prevedevo la fine del ciclo di vita degli score del vino. Ciò che Wine Lister rappresenta non è tanto uno score, ma un sistema olistico ricco di informazioni, una sorta di mappa delle prestazioni di un fine wine nelle percezione analitica dei mercati, raccolte analizzate e rappresentate in una singola scheda. Certo, il sistema è largamente perfettibile, ma già in questo stato “1.0” è di grande interesse e merita il vostro approfondimento.

E’ un’anticipazione di numerose applicazioni che riguarderanno i mercati del vino: scaricatevi il report sul Bordeaux – per esempio – per gettare uno sguardo sul presente di un aspetto dell’uso dei big data del vino.

E’ un manifesto contemporaneo e moderno sullo stato del vino, nella sua accezione più alta e sofisticata, una prima risposta alla lettura e interpretazione della complessità di un prodotto per troppo lasciato alla sensibilità di nasi e palati allenati, ma sempre soggettivi nella percezione e valutazione.

Mancano molti dati ancora, soprattutto dalla parte delle percezioni elaborate dai consumatori armati di social media e strumenti di annotazione e recensione. Ne vedremo delle belle nei prossimi mesi, quando il sistema potrà evolversi a ulteriori integrazioni e analisi.

In qualche modo, stiamo vivendo un mutamento che avrà una qualche storica rilevanza.

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[05/24/2016, 19:10] 40 anni fa, cambiava il mondo del vino

Viene ricordato come il ?Judgement of Paris?: il 24 maggio del 1976, in una degustazione alla cieca presso l?Hotel Intercontinental di Parigi, si confrontavano grandi vini francesi e vini californiani. L?esito di quella degustazione cambiò il mondo del vino.

(…) Questa vicenda, da allora ricordata come il ?Judgement of Paris?, ha segnato un cambiamento epocale nella storia del vino non solo per i californiani, ma per tutto il mondo, cambiando la percezione del mercato nei confronti dei vini del Nuovo Mondo. In ogni caso, e comprensibilmente, gli americani la ricordano come la più importante degustazione della storia.

Così, 10 anni fa, Aristide ricordava lo storico evento.

Nel frattempo, il mondo del vino è lentamente cambiato. Ora, siamo in attesa di una sorta di Judgement of Beijing, il giorno nel quale uno o più vini prodotti in Cina surclasseranno prodotti Europei e Americani?

_______________________
Sempre 10 anni fa, si tenne la degustazione commemorativa The Tasting that Changed the Wine World: ?The Judgment of Paris? 30th Anniversary. E gli Americani vinsero ancora. Qui il post.

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[05/24/2016, 08:01] Cronaca di un lunedì nebbiolesco
Il lunedì, che è giorno di chiusura in enoteca, lo dedico spesso ai miei tour per vigne. Ieri il tema conduttore era (soprattutto) il nebbiolo tra Serralunga e Roero. Così la prima tappa è stata da Schiavenza, uno dei soliti noti per me, ad assaggiare i nuovi arrivati 2012. Mentre le vigne singole Cerretta e Prapò si confermano salde certezze, ho avuto un discreto innamoramento per il Barolo che reca in etichetta la menzione geografica del Comune di Serralunga d'Alba: speziato e molto balsamico, mordace, col bel caratterino tipico della zona di provenienza (Serralunga vuol dire longevità, potenza). Eppure è anche molto Barolo-da-bere, che per me rappresenta la quadratura del cerchio. (Prezzo: poco sopra i 30 euro). Poi certo, il mio cuore batte sempre per quel Barolo Chinato. La tipologia è curiosa: si prende un buon Barolo, si aggiunge alcol (cioè si fa un vino liquoroso) più la consueta ricetta segreta della casa (corteccia di china, forse chiodi di garofano, cannella, chissà che altro) per un vino dolce che ha la memoria del nebbiolo e la dolcezza antica e corroborante di un fine pasto/liquore fatto in casa. Chi lo prova una volta non lo dimentica più, e ne diviene dipendente. Costa 34 euro, ben spesi.

Poi dirigo la papamobile verso l'area del Roero, dall'altra parte del Tanaro dove i nebbioli generano altri rossi forse meno austeri ma non meno interessanti. Avevo il ricordo di un recente assaggio, e un nome segnato da qualche parte, Silvano Nizza. Andiamo a vedere, allora.

Forse un parametro per valutare la qualità dei vigneti potrebbe essere la frizione dell'auto: tanto maggiore è il consumo di questa parte meccanica necessario a raggiungere il luogo, tanto più interessanti potrebbero essere i vini che da lì provengono. Per arrivare alla Frazione Balla Lora di Santo Stefano Roero si sale, si sale molto, scali le marce e ad ogni curva la strada si stringe. Quando pensi "va be' adesso mi fermo e continuo a piedi" sei arrivato alla cantina.

Tutti interessanti gli assaggi in azienda, soprattutto l'Arneis 2015 promette belle cose, e certamente il Roero che è la Docg importante della zona. Appunto sono a caccia di nebbioli e quel Nebbiolo d'Alba 2013 è lui, è quello che volevo: un anno di legno poi vetro, austero e serio senza annoiare, anzi, condizionato da una beva contagiosa. Finirà sullo scaffale a 14 euro.

Si torna a bottega col carico prezioso, e si pensa già al prossimo lunedì.
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