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Mondo Di Vino
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[09/22/2016, 22:05] Cartoline dal 590mo Meeting @Ristorante Winter Garden by Caino ? Firenze ? Chef Michele Griglio, Chef Consulente Valeria Piccini

Eccoci al Winter Garden by Caino, la proposta ristorativa gourmet dell’Hotel St. Regis di Firenze con la consulenza di Valeria Piccini, chef del ristorante due stelle Michelin Da Caino di Montemerano (GR), in uno dei palazzi rinascimentali più belli e ben conservati della città che, grazie alla sua posizione strategica, in pieno centro storico, accoglie turisti da tutto il mondo. Qui lo chef Michele Griglio, ha saputo conquistare gli Amici Gourmet con un menù goloso e saporito. Tante le portate di pesce, doverose nella carta estiva, proposte in abbinamento a ingredienti tipici della cucina tradizionale di terra della Regione, che a sua volta è stata protagonista di piatti memorabili, come la Pasta e fagioli di Valeria. Un pranzo in cui ci siamo sentiti coccolati, circondati dall’attenzione dello chef e dello staff di sala, davvero impeccabile in ogni frangente.

La squadra

Lo staff in cucina

Chef: Michele Griglio
Sous chef: Marco Tramonte, Gentian Shehi
Pastry Chef: Ugo Rossi
Chef de partie: Mauro Casciani, Luca Montagna, Luca Di Benedetto, Veronica Sbordone, Federico Rizzo, Luigi Corsucci, Arcangelo Fiorillo

Lo staff in sala

F&B Manager: Mirko Eutizi
Maître: Antonio Schena, Anna Crispino
1° Sommelier: Danilo Pirrone
Chef de Rang ? Sommelier: Antonello Scarfiello, Edoardo Ruchin
Commis de Rang: Dario De Simone, Emanuele Cellini, Angelo Castriciano, Veronica Messeri, Clarissa De Grazia, Gervasio Pezzetta, Elena Merlino

Sala e mise en place

Il tavolo Amici Gourmet

La nostra mise en place

Il nostro menù personalizzato

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Aperitivo servito dal sommelier e chef de rang Antonello Scarfiello

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2004 – Ferrari Trento

Lo staff di sala è pronto a servire i finger food

Cantucci salati, carpaccio di vitello italiano con barbabietola e caprino, pappa al pomodoro e gambero rosso

Pane

Tipologie di pane: pomodoro, integrale, bianco, focaccine al pomodoro. Servito con olio extravergine d’oliva toscano dop Selezione Maurizio Menichetti, patron di Da Caino.

Piattooo!

Il pesce azzurro! Varietà di pesce azzurro marinato con gelée di panzanella e sorbetto di arancia e peperoncino

Champagne Brut Rosé 2002 – Dom Pérignon

VG brinda con i nostri associati

Passatina di ceci rosa del Reggello, calamaretti spillo, olio al rosmarino e finta cenere

Ed ecco la portata successiva!

Ravioli di pomodoro liquido, crema di mozzarella, tartare di tonno e polvere di capperi

Confini 2008 – Lis Neris

La pasta e fagioli di Valeria

Preparativi per decantare il vino, che andremo a degustare sui secondi

Il maître Antonio Schena e il presidente dei senatori del nostro Club Enzo Fulginiti

VG con lo chef Michele Griglio e Antonio Schena presentano il risotto preparato in Pentola d’Oro Baldassarre Agnelli

Impiattamento

Risotto con funghi porcini e animelle

Ca’ Marcanda Magari 2009 – Gaja

In arrivo la nuova portata…

Voilà!

Rana pescatrice su variazione di pesche e spuma di mandorle

Cabreo Il Borgo 1987 Toscana Igt Tenute Folonari ? Ruffino

Piccione e fichi!

Pre dessert: sorbetto alla foglia di fico

Cioccolato, liquirizia e frutti esotici

Caffè e coccole finali

Caffè Torrefazione Pontevecchio Firenze, qualità Oro o Rossa (100% Arabica), Symphonia (70% Arabica 30% Robusta)

Tipologie di piccola pasticceria: tartufi al rum e cioccolata, cremino pistacchio e nocciola, tartelletta ai lamponi e vaniglia, finanziere al mirtillo, gelatina al frutto della passione.

Le etichette di giornata

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

Consulta il calendario eventi qui e iscriviti!

Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della 590esima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Winter Garden by Caino presso The St Regis Florence
21010 Firenze
Piazza Ognissanti, 1
Tel. (+39) 055 27163770
E-mail: restaurant.stregis@stregis.com
Sito internet: www.restaurantbycainoflorence.com

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

Essere un nostro associato significa ricevere inviti personali per oltre 100 eventi (annuali) imperdibili che organizziamo per i nostri soci, un ricco calendario di eventi settimanali (aperitivi, pranzi, cene, serate mixology, degustazioni di grandi vini e di cibi rari e preziosi) privati ed esclusivi (Roadshow of Excellence Tour), tappe ufficiali che in Italia ogni anno vengono ospitate dalla migliore selezione di tutti gli 8 tre stelle, dei 38 due stelle e da una buona parte dei 288 ristoranti stellati Michelin, oltre che da una attenta selezione di Hotel 5 ***** stelle, SPA resort e relais selezionati tra i più prestigiosi e rappresentativi.

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[09/21/2016, 22:05] Cartoline dal 589mo Meeting VG @Il Palagio del Four Seasons Hotel ? Firenze ? Chef Vito Mollica

Sogno di una notte di mezza estate, il titolo della celebre commedia di Shakespeare sembra calzare a pennello per descrivere la serata trascorsa dagli Amici Gourmet presso il ristorante Il Palagio del Four Seasons Hotel di Firenze, uno dei punti di riferimento per l’accoglienza di alta qualità d’Italia e del mondo. Location inedita dell’evento è stato il Faggio pendulo, nel giardino del ristorante, sotto al quale era posizionato il nostro tavolo, in un colorato tripudio di decorazioni floreali. Nuovo l’allestimento, ma non nuova la cucina di Vito Mollica, che è stata come al solito una garanzia: portate studiate, bilanciate ed eleganti, ma non macchinose, senza mai essere scontate. Insomma, una gioia per gli occhi e per il palato, il tutto racchiuso in una suggestiva cornice che ha fatto della nostra serata un’esperienza difficile da dimenticare. Se a questo poi si aggiunge un servizio magistrale e assolutamente tailor-made come quello del Four Seasons Firenze, non ci resta che aspettare impazienti la tappa invernale del nostro Roadshow al Palagio.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 24 Maggio 2012
-> Reportage del 12 Novembre 2013
-> Reportage del 8 Novembre 2013
-> Meeting del 30 Novembre 2013
-> Meeting del 22 Novembre 2014
-> Reportage del 21 Novembre 2015

La squadra

Lo staff di cucina

Executive Chef: Vito Mollica (1971); Executive Pastry Chef: Domenico Di Clemente (1975); Senior Sous Chef: Giuseppe Muttoni (1979), Sous Chef: Roberto Ceccherini (1966), Stefano Umberti (1965); Filippo Fiorentini (1983), Nicola Salvo (1984); Junior Sous Chef: Alessio Scarola (1987); Pastry Junior Sous Chef: Mariano Dileo (1984); Chef de Partie: Danilo D?Alete (1987), Fernan Morales (1972), Alessio Maselli (1986), Stefano Campanelli (1987), Elmer Sangalang (1970), Silvia Albani (1989); Demi-Chef de partie: Matilde Razzoli (1991), Rosario Bernardo (1994), Simone Quattrini (1991), Luigi Piscopo (1990), Giulio Barducci (1989), Nalaka Perera Ellage (1974), Tessa Belmestieri (1992); Commis di cucina: Alessio Amici (1993), Alessandro Cangioli (1992), Leonardo Ciccone (1994), Ludovica Dellaria (1991), Luca Gigliotti (1993), Claudia Liberati (1995), Stefano Ferrari Maffioli (1995), Alessandro Raffaele Saracino (1994), Eleonora Scaggion (1986), Camilla Testa (1989), Edoardo Tizzanini (1995), Giuseppe Tortora (1989); Stagisti di cucina: Domenico Vitale (1996), Fabio Chieca (1990), Moreno Dore (1980), Sabrina Morandi (1988), Paulin Tabaku (1982); Assistente di Vito Mollica: Patrizia Borgarelli (1972)

Lo staff di sala

Restaurant Manager: Gabriele Fedeli (1974); Assistant Restaurant Manager: Daniele Bilancetti (1983); Guest Relation: Patrizia Dell’Imperatore (1981); Sommelier: Walter Meccia (1986), Marco Lami (1982), Lorenzo Scapecchi (1986); Chef de Rang: Marco Tofani (1971), Costanza D’Avanzo (1973), Alberto Faggi (1988); Commis di sala: Marta Cecchetti (1990), Raffaella Casucci (1985), Riccardo Baldini (1987), Francesco Spineti (1995)

In giardino, sotto il Faggio Pendulo

Musica live per rendere l’atmosfera ancora più suggestiva

Il tavolo Amici Gourmet

Il nostro menù personalizzato

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Aperitivo servito dal sommelier Walter Meccia

Franciacorta Satèn 2006 Vintage Collection – Ca’ del Bosco

Tipologie di stuzzichini: chips di quinoa e cipolla con tartare di chianina; brioche con parfait di astice; chips di Parmigiano, caciotta Kremina Inalpi e pere; cromeschino di baccalà al nero di seppia.

Facce da Meeting

Pane

Tipologie di pane: pank boulangerie del Mercato Centrale di Firenze con mini baguette e pane integrale; pane di produzione di Domenico Di Clemente con sfogliato alle cipolle; sfoglia croccante; focaccia alle patate; ferrarese al sesamo bianco e olio extra vergine d?oliva; panino integrale con cereali. Servito con burro montato di panna fresca Inalpi e olio extravergine d’oliva Frantoio Muraglia.

Moscato d’Asti Vigna Vecchia 2005 – Ca’ D’Gal

Piattooo!

Insalata di mare cruda con salsa allo zafferano

Foie-gras marinato con fichi e albicocca

Sedano e anguilla affumicata con salsa all?uovo e dragoncello

Franciacorta Dosage Zéro 2006 Vintage Collection – Ca’ del Bosco

Lo chef Vito Mollica ci raggiunge al tavolo

Cervello e animelle di vitello cotte in burro chiarificato Inalpi, cavolfiore e liquirizia

Cuvée Rosé Annamaria Clementi 2005 – Ca’ del Bosco

In arrivo la Pentola d’Oro!

Lo chef all’opera mentre impiatta il risotto preparato in Pentola d’Oro Baldassarre Agnelli

Qui con VG

Risotto Riserva San Massimo ai crostacei e distillato di lamponi Capovilla, mantecato al burro di panna fresca Inalpi

Il decanter per il prossmo vino

Brunello di Montalcino 2005 Magnum – Tenute Silvio Nardi

Gulash di costine di Cinta Senese con mostarda di pere

Vito Mollica e il taglio della sella di vitello

Sella di vitello del Principe Orloff

Pollo, trippa e fagioli

Sauvignon Ruttars 2013 – Villa Parens

Fichi con gelato alla ricotta e aspic al Moscato

After eight: cioccolato e menta

Caffè e coccole finali

Caffè Torrefazione Espresso Giada di Pistoia (Turquinio Lavado 100% arabica, Cuba); Torrefazione Trinci di Cascine di Buti (Harenna 100% arabica, Etiopia)

Tipologie di piccola pasticceria: bignè al caramello croccante; tartelletta al lampone; marshmallow al cassis; biscottino di pistacchi e amarene; macarons; gelatine di frutta.

Dolci risvegli…la colazione al Four Seasons Hotel

La frutta

I cereali

I dolci

I salati

La colazione di VG

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Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della 589esima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Il Palagio del Four Seasons Hotel Firenze
50121 Firenze
Borgo Pinti, 99
Tel. (+39) 055 2626450
Email: ilpalagio@fourseasons.com
Sito internet: www.fourseasons.com

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[09/20/2016, 22:05] Le Api Osteria ? Milano ? Chef Hide Matsumoto

Una volta deciso che nella vita voleva fare lo chef, Hide Matsumoto ha cominciato a girare il mondo per collezionare esperienze di livello nei migliori ristoranti dell’epoca. Dopo una lunga permanenza in Francia, Hide è poi approdato in Italia, dove vive da ormai 17 anni. Un periodo determinante nella sua carriera, che lo ha visto appassionarsi al nostro Paese e alla sua cucina sempre di più, soprattutto grazie alla collaborazione con Davide Oldani, di cui per anni Hide è stato sous chef al D’O di Cornaredo. Ora, forte di queste esperienze, ha deciso di mettersi in gioco in prima persona, aprendo un locale a Milano, vicino al Tribunale. In sintesi, Le Api Osteria si potrebbe riassumere nel concetto di alta cucina in un’atmosfera informale, tipica di un’osteria appunto. La peculiarità del format però sta nella sua dimensione ridotta, solo 35 coperti, il che permette allo staff del locale di seguire il cliente con grande attenzione, guidandolo nella scelta dei piatti che vengono preparati nella cucina a vista da Hide e la sua giovane, affiatata brigata.

L’ingresso

Menu

Riportiamo, come sempre, il menu degustazione e quello alla carta.

Menù API ? 37

Sgombro marinato confit alle spezie Colombo con caponata e cipolla rossa sottaceto
Risotto allo zafferano con seppie e capperi
Dessert a scelta

Degustazione ? 50

Sgombro marinato confit alle spezie Colombo con caponata e cipolla rossa sottaceto
Risotto allo zafferano con seppie e capperi
Maialino da latte croccante, composta di pere al vino rosso
Dessert a scelta

La carta

Antipasti

Sgombro marinato confit alle spezie Colombo con caponata e cipolla rossa sottaceto ? 14
Polpo arrosto con zuppa di pomodoro fredda, pomodorini, capperi e cetrioli ? 14,50
Vitello tonnato con mirtilli rossi bagnati nella grappa e pera fresca ? 14
Gamberi rossi di Mazara del Vallo, germogli di soia alla curcuma e pesca ? 20

Primi

Cavatelli con vongole, cozze, zucchine e limone ? 15
Tagliolini al ragù di salsiccia, delicatamente profumati al rosmarino ? 14
Astice e seppia con risotto marinato in salsa bisque e buccia d?arancia ? 16
Ravioli d caviale e ricotta, emulsione di pomodori secchi e mosciame di tonno ? 14

Secondi

Galletto Vallespluga disossato, preparato al forno con salsa al Marsala ? 16
Maialino da latte croccante, composta di pere al vino rosso ? 18
Faraona farcita al profumo di origano e fichi al cartoccio ? 17,50
Calamari ripieni, zucchine, olive taggiasche con salsa Ciuppin alla ligure ? 17

Dessert

Dolce soffice di ricotta, vellutata di fragole fresche e meringa ? 9
Mousse al caramello, arancia fresca e pera, semi di basilico, sfoglia caramellata e salsa alle mandorle ? 9
Crema bruciata allo zafferano e albicocche ? 9
Tortino tiepido cioccolato e mandorle e sorbetto ai mirtilli ? 9

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Pane

Tipologie di pane: farina di grano duro.

Piattooo!

Gamberi rossi di Mazara del Vallo, germogli di soia alla curcuma e pesca

Sauvignon Myron Sudtirol Alto Adige doc – Weger

Tagliolini al ragù di salsiccia, delicatamente profumati al rosmarino

Vitello tonnato con mirtilli rossi bagnati nella grappa e pera fresca

Galletto Vallespluga disossato, preparato al forno con salsa al Marsala leggermente dolce

Maialino da latte croccante, composta di mele al Calvados, indivia, finferli salsa aromatizzata all’origano

Dolce soffice di ricotta, vellutata di fragole fresche e meringa

Mousse al caramello, arancia fresca e pera, semi di basilico, sfoglia caramellata e salsa alle mandorle

Caffè Costadoro

VG con lo chef Hide Matsumoto e il sommelier Cristopher Abarca Suarez

Cucina

Una brigata unita e pronta a dare il meglio di sé, diretta dalla mano sicura di Hide Matsumoto, che si muove con abilità tra la cucina della tradizione meneghina, golosa e di sostanza, e quella giapponese delle sue origini, delicata e attenta all’equilibrio e alla composizione.

Servizio e accoglienza

Lo staff de Le Api Osteria si prende davvero cura dei suoi clienti, coccolandoli con attenzione e passione. I giovani membri della brigata di sala conoscono nel dettaglio tutte le pietanze che escono dalla cucina e le raccontano al meglio, suggerendo in abbinamento etichette di nicchia di alta qualità.

Conclusioni

Vicino al Tribunale e a Corso XXII Marzo, un’osteria dove riscoprire tutta la convivialità propria di un locale che porta questo nome. Un ambiente piccolo e curato dove mettersi a proprio agio, lasciandosi coccolare dal servizio attento e dalle portate golosissime dello chef Hide Matsumoto, per assaporare l’alta cucina sentendosi come a casa propria.

Valutazioni: [* * * * *]

Cucina ? Servizio ? Location ? Cantina ? Coccole

Viaggiatore Gourmet – Media Partner

Le Api Osteria
20135 Milano
Via Carlo Foldi, 1
Tel. (+39) 02 84575100
Chiuso domenica
E-mail: leapiosteria@gmail.com
Sito internet:
leapiosteria.com

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[09/19/2016, 22:05] Cena a quattro mani @Ristorante Paradiso dell?Hotel Das Paradies ? Laces (BZ) ? Chef Peter Oberrauch, Chef Ospite Daniel Facen

Cosa accomuna Daniel Facen e Peter Oberrauch? Oltre alla professione, che li vede costantemente impegnati dietro ai fornelli nella creazione di piatti gourmet di indiscussa qualità, i due chef condividono anche le origini, nonostante da anni Daniel viva in Lombardia, dove lavora nel ristorante stellato A?Anteprima di Chiuduno (BG). La Notte delle Stelle Gourmet, il primo di una serie di appuntamenti organizzati dal Ristorante Paradiso dell?hotel 5 stelle Das Paradies di Laces (BZ) con la nostra collaborazione, li ha visti lavorare fianco a fianco, per una cena a quattro mani gustosa e colorata con le selezionatissime materie prime di Longino&Cardenal. Le portate di Oberrauch, armonici accostamenti di aromi e ingredienti, si sono alternate a quelle ?avanguardistiche? di Daniel Facen, maestro nella cucina molecolare.

Archivio storico reportage:

-> Reportage Hotel del 5 Ottobre 2015
-> Reportage del 6 Ottobre 2015

L’Hotel Das Paradies

La piscina all’aperto

La vista delle montagne circostanti

La Hall

La reception

La sala pronta per la serata

I calici del ristorante

Dettagli

Il nostro tavolo

Il nostro menù 

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

VG con Daniel Facen e Peter Oberrauch, i protagonisti della serata

Aperitivo in giardino

Castel Monreale Brut Rosé – Castel Rametz

VG brinda con Davide Marcelli, uno dei nostri associati più giovani!

I due chef brindano con VG e il proprietario dell’hotel Georg Pirhofer

Tipologie di stuzzichini: spritz; prosciutto e melone.

Pane

L´inizio ? burro, pane

Piattooo!

Entrée ? aragosta, pannacotta al porcino, pecorino, pane fusettes, speck by Peter Oberrauch

Pinot Bianco Riserva Passion 2013 – Cantina St. Pauls

Ispirazione – Plancton e ostriche by Daniel Facen

Dietro le quinte, Peter Oberrauch impiatta la prossima portata

Pasta and more ? Fagottini, quaglia, crema d´aglio, pecorino di rocca by Peter Oberrauch

Savignon Passion 2014 – Cantina St. Pauls

Mare salato ? Baccalà by Daniel Facen

Ultimi dettagli alla portata successiva

Verde- mela, basilico by Peter Oberrauch

Pinot nero Riserva Passion Magnum 2013 – Cantina St. Pauls

Tradizione & modernità – Costoletta e filetto d´agnello, radice di prezzemolo, polvere d´oliva, gremolada di tartufo by Peter Oberrauch

L´inizio della fine ? castagne, latticello, albicocca by Peter Oberrauch

Gewürztraminer Passito Passion 2014 – Cantina St. Pauls

Seduzione – pallina Paradiso by Peter Oberrauch

Daniel e Peter ci raggiungono in sala per un meritato applauso

Tutti pronti per l’ultimo drink!

Hannes Illmer e la moglie

Un brindisi con tutto lo staff

Sigaro defaticante a fine serata

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Viaggiatore Gourmet – Media Partner

Ristorante Paradiso dell?Hotel Das Paradies
39021 Laces (BZ)
Quellenweg, 12
Tel. (+39) 0473 622225
E-mail: info@hotelparadies.com
Sito internet: www.hotelparadies.com

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[09/18/2016, 22:05] Cartoline dal 588mo Meeting VG @Cannavacciuolo Café & Bistrot ? Novara ? Chef Vincenzo Manicone

Approfittando dell’atmosfera ancora vacanziera di fine estate, terminata l’afa di agosto, l’avvento di settembre è stato l’occasione per “inaugurare” una nuova tappa del VG Roadshow con una cena al Cannavacciuolo Café & Bistrot. Aperto nell’autunno del 2015, in meno di un anno il ristorante di proprietà del noto chef partenopeo ha fatto parlare di sé, riuscendo a conquistare una folta clientela di fedelissimi gourmand, appassionati della cucina di Vincenzo Manicone. È infatti dalle mani di questo giovane chef, per anni al fianco di Antonino Cannavacciuolo a Villa Crespi, che nascono le golose portate che compongono il menù e che, per la cena degli Amici Gourmet, hanno dato vita a un percorso sostanzioso e originale, con preparazioni curate e ricercati accostamenti di carne e pesce. La serata, trascorsa con piacevole leggerezza grazie all’attenta direzione del Restaurant Manager Ivan Famanni, si è poi conclusa sulla terrazza affacciata sulla piazza antistante il locale, con uno spaghetto “espresso” preparato sotto i nostri occhi dallo chef Manicone.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 5 Maggio 2016

La squadra

Lo staff in  cucina

Chef: Vincenzo Manicone
Sous chef: Marco Necchi

Lo staff in sala

Restaurant Manager: Ivan Famanni
Maître: Arianna Anselmetti
Sommelier: Marco Di Norscia
Chef de rang: Denis Palmieri
Commis: Stefano Garini

La terrazza

Il tavolo Amici Gourmet

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Aperitivo

Franciacorta Satèn 2009 – Mosnel

In arrivo una carrellata di stuzzichini!

Tipologie di stuzzichini: rocher di robiola con pistacchi e limone; macaron con fegatini e spolverata di olive taggiasche disidratate; focacce servite calde e al naturale con olio extra vergine di oliva e sale Maldon; focacce farcite con crudo di Parma, cuore di burrata e pomodorino confit; taralli napoletani con mandorla e pepe; cialda croccante di riso venere soffiato con mousse delicata al gorgonzola e sedano in osmosi.

Pane

Tipologie di pane: bianco farina tipo 0; bianco farina tipo 1 più grezza con semi vari; farina di segale; casatielli aromatizzati al pepe (impasto tipico campano in cui venivano tradizionalmente inseriti i “fondi” dei salumi avanzati; contrariamente alla ricetta originale non sono state aggiunte uova all’impasto); schiacciate al nero di seppia, al pomodoro e Parmigiano e alle cipolle stufate. Servito con burro al timo.

In arrivo la maître Arianna Anselmetti con il primo antipasto

Piattooo!

Crudo di ricciola, cipollotto al limone, insalatina di papaya e sesamo

Croccante di testina di vitello, salsa verde sedano e limone, lattuga di mare e sgombro

Brindisi al tavolo

Gnocchetti di patata, bianco e nero di seppia

Chardonnay Elijo 2013 – Villa Parens

Facce da Meeting

Linguine di Gragnano, pomodoro, burrata e astice affumicato

Triglia tra gli scogli

Anguilla, scaloppa di fegato grasso alla nocciola e zuppetta di mango e carota

Barbera d’Asti Lequilibrio docg 2013 Magnum – Montalbera

Maialino da latte, chutney di pesca e pepe rosa, patata viola e gamberi di fiume

Ciliegia, yogurt e lavanda

Una ciliegia ricreata in gelatina, servita su una base di cacao aromatizzato alla ciliegia, gelato allo yogurt e una spugna profumata alla lavanda.

Moscato Vino filtrato dolce ? Bragagnolo Vini e Passiti

Dietro le quinte, all’opera per il dessert

Fungo nel sottobosco

Caffè e coccole finali

Caffè Gustotop di Giuseppe Rossetto servito con tre varietà di zucchero: Malawai, Marauitius, bianco classico

Tipologie di piccola pasticceria: code ripiene di crema chantilly; babà napoletano con crema al rum; piccole delizie al limone (pasta frolla e gelatine di limone).

Lo chef Vincenzo Manicone alle prese con la merenda di mezzanotte, preparata in Pentola d’Oro Baldassarre Agnelli

Qui in terrazza, mentre ci presenta il piatto

L’impiattamento

Spaghetto di mezzanotte!

Lo chef Manicone con il Restaurant Manager Ivan Famanni, accoppiata vincente!

Ivan, Arianna e VG con i cadeau Inalpi per i nostri Associati

Vg con lo staff di sala al gran completo!

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Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della 588esima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Cannavacciuolo Café & Bistrot
28100 Novara
Piazza Martiri della Libertà, 1
Tel. (+39) 0321 612109
Orari:
Domenica ? giovedì: 7.30 ? 24.00
Venerdì e sabato: 7.30 ? 1.00

Lunedì il ristorante è chiuso
Email: info@bistrotnovara.it
Sito internet: www.cannavacciuolobistrot.it

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

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[09/16/2016, 21:55] Cartoline dal Milk Fest 2016 ? I cinquant?anni della Inalpi ? Moretta (CN)

Grande successo per la Milk Fest organizzata da Inalpi per festeggiare con dipendenti, conferitori e collaboratori i cinquant?anni di attività. Molti gli ospiti intervenuti, politici, esponenti del modo industriale, della finanza, dello sport e dell?arte. Tutti presenti, oltre che nel ruolo istituzionale, anche come affezionati e sinceri amici, alcuni dei quali sono stati premiati nel corso della serata. Hanno partecipato tutti i dipendenti e collaboratori, moltissimi giovani, perché Inalpi è un?azienda giovane, l?età media dei suoi 130 dipendenti è infatti di 32 anni. I 720 coperti sono stati affidati alle mani esperte dello chef bistellato dell’Antica Corona Reale di Cervere (CN) Gian Piero Vivalda che ha interpretato in modo sublime sapori e tradizioni del territorio unendoli con i prodotti Inalpi. Il servizio in sala è stato affidato al maître Davide Ostorero, che con la sua professionalità ha aggiunto valore al momento conviviale.
Un’occasione quindi per festeggiare i cinquant?anni dell?azienda con chi collabora ogni giorno, con dedizione e impegno, al successo aziendale, che è anche il successo di un territorio e delle persone che lo rendono vivo. Per Inalpi un?importante tappa nel lungo cammino, un nuovo punto di partenza per successi futuri.

L’ingresso

La sala allestita per i 720 invitati

Il menù della serata

Il Magazine aziendale

VG con con lo chef Gian Piero Vivalda e il maître Davide Ostorero dell?Antica Corona Reale di Cervere (CN)

Ci accomodiamo

Langhe Nebbiolo doc 2014 –  Azienda Agricola Musso

Pierantonio Invernizzi, Mauro Barattero, Giovanni Invernizzi, Marco Barattero e Ambrogio Invernizzi aprono la serata con un brindisi per i 50anni dell’azienda

In alto i calici!

Sullo sfondo il quadro che il maestro Ugo Nespolo ha realizzato per i 50anni dell’azienda di Moretta

Piattoooo!!!

Fassone piemontese battuto al coltello con mousse al formaggino Inalpi e salsa al tuorlo d’uovo

I gobbi della tradizione serviti al burro tradizionale Inalpi

Barbaresco DOCG 2013 – Azienda Agricola Musso

L’etichetta personalizzata con l’opera del maestro Nespolo

Prende la parola Pierantonio Invernizzi

Pierantonio premia Davide Ostorero

Il Maestro Ugo Nespolo

È il momento di premiare Dario Chiadò, membro dello staff tecnico nazionale italiana di spada

La Inalpi da anni sostiene la scherma italiana, infatti l’anno scorso la tappa italiana del Grand Prix di scherma, tenutasi a Torino, portava il nome dell’azienda di Moretta

Luigi Mastrangelo, ex capitano della Nazionale Italiana di pallavolo,  viene premiato da Pierantonio Invernizzi

Sul palco si scherza!

Tra il pubblico si cerca di copiare le gesta a muro di Mastrangelo

Lo chef Gian Piero Vivalda dell?Antica Corona Reale di Cervere (CN) viene invitato a salire sul palco

È il momento di premiare anche lui

Guancialino di vitella piemontese, purè di patate Entracque al burro tradizionale Inalpi e spinaci dell’orto

Davide Ostorero come sempre dirige il servizio in modo attento e puntuale

Fa il suo ingresso la maxi-torta per i 50anni

Ivo Druetta, chef del ristorante Villa Salina di Moretta (CN), ha realizzato la torta

Le famiglie Invernizzi e Barattero con la torta degli auguri

L’angolo dei gelati di Alberto Marchetti e Andrea Soban

Ambrogio Invernizzi, AD della Inalpi

Davide con Giovanni (Vanni) Invernizzi

Di nuovo insieme per il taglio della torta

Grazie mille alla Inalpi per la piacevolissima serata. Al prossimo anno!

Viaggiatore Gourmet – Media Partner

Inalpi
12033 Moretta (CN)
Via Cuneo, 38
Tel. 0172 94226
Sito internet:
www.inalpi.it

Un po? di dati:
50 anni di attività
130 dipendenti
500 gli allevatori che forniscono latte alpino, piemontese, italiano
500 tonnellate di latte che arrivano ogni giorno in Inalpi
20/27 volte al giorno in cui il latte viene controllato
12.000 il numero di controlli eseguiti dal latte al prodotto finito
1.000.000 gli euro investiti da Inalpi per rinnovare, adeguare e mantenere efficiente il laboratorio analisi.

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[09/15/2016, 22:05] Cartoline del 587mo Meeting VG @ La Cassolette del Mont Blanc Hotel Village ? La Salle (AO) ? Chef Jean-Marc Neuville

Un menù variegato e appagante quello realizzato dallo chef stellato Jean-Marc Neuville per il pranzo degli Amici Gourmet, perfetto per la calda giornata di agosto che ci ha visti raggiungere l’esclusivo Mont Blanc Hotel Village, per godere della fresca aria montana di La Salle (AO). Oltre allo spettacolare panorama offerto dalle vette che incorniciano l’hotel, a colpire i cuori e il palato dei nostri associati è stata la cucina dello chef Neuville, gustosa e genuina, capace di valorizzare le materie prime del territorio e la sua tradizione gastronomica con leggerezza ed equilibrio. Giusta conclusione dell’evento, un godereccio momento di relax a bordo della piscina dell’hotel, la pausa defaticante ideale prima del ritorno a casa.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 10 aprile 2009
-> Reportage del 23 luglio 2010
-> Meeting del 29 luglio 2011
-> Meeting del 9 febbraio 2011
-> Meeting del 3 marzo 2012
-> Reportage del 7 ottobre 2014
-> Meeting dell’8 agosto 2015

Carla Icardi, direttrice di Grande Cucina, quest’oggi sarà al nostro tavolo

Il tavolo Amici Gourmet

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Aperitivo

Metodo Classico Brut 2011 – Terre di San Rocco

Tipologie di stuzzichini: cracker con sale affumicato con formaggini Inalpi, pomodorini ed erba cipollina; salame Grand Bocon; verdure dell?orto in tempura; toast con fettine di latte Inalpi e guanciale.

Pane

Tipologie pane: integrale ai cereali; integrale con noci, fichi ed uvetta; pasta gialla tipo Altamura; bianco; bianco con semi di papavero; bianco tipo arabo; grissini classici friabili al burro, bianchi burro e noci, Servito con burro di panna fresca Inalpi.

Scatti per immortalare i professionisti all’opera

Lo chef Jean-Marc Neuville ci presenta il percorso di oggi

Piattooo!

Trota impanata alla farina di mais

Villa Giulia Langhe bianco 2011 – Tenute Cisa degli Asinari dei Marchesi di Grésy

Carpaccio di gamberi con agrumi e germogli di sakura

Uovo in salsa cuvée Mont Blanc Hotel Village

Riesling Langhe Doc 2011 – G. D. Vajra

Filetto di salmerino di Morgex al Rayon

Sebino Merlot 2009 Igt – Ca’ del Bosco

Foie gras d?anatra in torchon con rabarbaro confit

Avvinamento dei calici

Brunello di Montalcino 2005 Magnum – Tenute Silvio Nardi

Tortelli con ricotta di capra e motzetta

Lo chef ci raggiunge al tavolo per presentarci i secondi

Pancia di maiale glassata al ginepro

Granita di pompelmo, zenzero e gin

Lo chef pronto per servire la famosa carbonada di La Salle, preparata in Pentola d’Oro Baldassarre Agnelli

Carbonada di La Salle con polenta

Il carrello con la selezione dei formaggi valdostani

La scelta di VG

La Serra Moscato d’Asti docg 2015 – Marchesi di Grésy

Delizia ai frutti della passione

Ci spostiamo a bordo piscina per il caffè

Coccole finali!

Fiocca con frutti di bosco dell?orto

Cannolo al cioccolato e crème brûlée al rabarbaro

Gazpacho di melone al Porto

Relax a bordo piscina

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

Consulta il calendario eventi qui e iscriviti!

Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della 587esima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante La Cassolette del Mont Blanc Hotel Village
11015 La Salle (AO)
Loc. La Croisette 36
Tel. (+39) 0165 864111
E-mail: info@hotelmontblanc.it
Sito internet: www.hotelmontblanc.it

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

Essere un nostro associato significa ricevere inviti personali per oltre 100 eventi (annuali) imperdibili che organizziamo per i nostri soci, un ricco calendario di eventi settimanali (aperitivi, pranzi, cene, serate mixology, degustazioni di grandi vini e di cibi rari e preziosi) privati ed esclusivi (Roadshow of Excellence Tour), tappe ufficiali che in Italia ogni anno vengono ospitate dalla migliore selezione di tutti gli 8 tre stelle, dei 38 due stelle e da una buona parte dei 288 ristoranti stellati Michelin, oltre che da una attenta selezione di Hotel 5 ***** stelle, SPA resort e relais selezionati tra i più prestigiosi e rappresentativi.

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[09/14/2016, 22:05] Cartoline del 586mo Meeting VG @ Ristorante Les Petites Madeleines del Turin Palace Hotel ? Torino ? Chef Stefano Sforza

Un panorama eccezionale, un tramonto suggestivo e un giovane chef voglioso di far conoscere la sua cucina, ecco il giusto mix per una tappa del nostro Roadshow. Lo staff del Les Petites Madeleines, ristorante gourmet del Turin Palace Hotel, ci ha riservato un trattamento davvero speciale: ospitando la cena con gli Amici Gourmet sulla magnifica terrazza al sesto piano, che si affaccia sulla Mole Antonelliana e dalla quale si gode di una magnifica vista di quella che fu la prima capitale d’Italia. Per non parlare poi della cucina dello chef piemontese Stefano Sforza, che dopo un ricco e variegato aperitivo con tanti divertenti finger food, ci ha sorpresi con un divertente show cooking, iniziato con i suoi piatti creativi e concluso con lollipops e zucchero filato per un tuffo nell’infanzia. Un equilibrio perfetto tra tradizione e originalità dunque, in una location suggestiva nel cuore di Torino.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 27 luglio 2016

La squadra

Lo staff di cucina

Chef: Stefano Sforza (1986); Sous chef: Claudio Lochiatto (1989); Chef de partie antipasti: Alessandro Muzzu (1994); Chef de partie primi: Carlo Canale (1991); Chef de partie secondi: Kevin Toscano (1991)

Lo staff di sala

Maître: Luigina Calò (1967); Sommelier: Luca Gigliotti (1971); Commis Michele Giublesi (1991)

Sala e mise en place

La cena in terrazza ci attende!

La splendida vista dalla terrazza…

Il tavolo Amici Gourmet

Il nostro menù personalizzato

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

I partner della serata…

Il sommelier Luca Gigliotti ci serve l’aperitivo

Franciacorta Satèn Magnum – Mosnel

Aperitivo

Tipologie di stuzzichini: anguria e seppia all?olio di nocciola; finta rapa; club sandwich di rombo, peperone e acciuga; mozzarella bag; chips di tapioca, limone e cozza; focaccia con lievito madre accompagnata da salumi piemontesi.

Prendiamo posto a tavola!

Il direttore Piero Marzot ci dà il suo personalissimo benvenuto!

Pane

Tipologie di pane: nero sfogliato, alla zucca, pan frutta e con farina di riso venere.

Lo Chef Stefano Sforza ci sorprende subito con un originale show cooking!

Franciacorta EBB Extra brut 2010 Magnum – Mosnel

Piattooo!

Pom-ovo: uovo marinato nell?aceto di pomodoro, emulsione di pomodoro nero, polvere di buccia di pomodoro, ginger bubble

Il tramonto su Torino accompagna lo chef nella preparazione del secondo piatto!

Ultimi dettagli al tavolo

Lattughino, capasanta e nocciola

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2004 – Cantine Ferrari

Lo chef Stefano Sforza prepara per noi un risotto in pentola d?oro Baldassarre Agnelli

VG e lo chef presentano il piatto a base di riso Carnaroli della Riserva San Massimo

Risotto, yuzu, burro di bufala, lumachine di mare al cerfoglio

Valcanzjria Sicilia Dop Chardonnay-Carricante 2013 – Gulfi

Crema fredda di cetriolo, mazzancolla bianca, frutto della passione, semi di basilico

Barolo 2005 – Luigi Baudana

Lombo di agnello marinato nei limoni canditi, finocchio, ciliegia fermentata, erbe e fiori

Verbena

La maître Luigina Calò

Mousseline di patata dolce, caramello alla vaniglia, ciliegia, gelato alla melissa

Lo chef e la sua brigata preparano dei simpatici bastoncini di zucchero filato!

Rum Selección de maestros – Havana Club

Coccole finali

Tipologie della piccola pasticceria: macarons, cantucci, choco chips, cake pops, zucchero filato.

Chiacchiere finali con lo chef e il GM

Lo staff di questa bella serata

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

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Partner della 586esima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Les Petites Madeleines del Turin Palace Hotel
10128 Torino
Via Sacchi, 8
Tel. (+39) 011 0825321

E-mail: info@turinpalacehotel.com
Sito internet: www.turinpalacehotel.com

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

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[09/13/2016, 22:05] Ristorante Pelligrill dell?Hotel Il Pellicano ? Porto Ercole (GR) ? GM Fernando Pane, Chef Sebastiano Lombardi

Di passaggio lungo la costa toscana, il Viaggiatore Gourmet ha deciso di approfittare del sole estivo per concedersi una sosta gourmet al ristorante Pelligrill. Siamo a Porto Ercole, Grosseto, e il locale fa parte dell’Hotel Il Pellicano, esclusivo cinque stelle nel Golfo dell’Argentario. Una vera e propria istituzione, acquisita da Roberto Sciò nel 1979 e da allora approdo di importanti personalità del mondo del cinema e della cultura. Il Pelligrill rappresenta la proposta enogastronomica più informale offerta dall’hotel ai propri ospiti: una terrazza affacciata sul mare che unisce al panorama affascinante una cucina solida e di sostanza, perfetta espressione della tradizione regionale e delle grandi materie prime italiane. Una cucina casalinga, semplice e diretta, gustosa pur restando estranea a virtuosismi tecnici e complesse rielaborazioni. A “comporre” la carta del menù il giovane Sebastiano Lombardi, chef di origini pugliesi insignito della stella Michelin nel 2011 e alla guida dei due ristoranti dell’Hotel Il Pellicano dal 2015.

L’hotel visto dal mare

L’accesso al mare

L’hotel

La piscina a vista

La Hall

Il Pelligrill

La squadra

Lo staff in cucina

Executive Chef: Sebastiano Lombardi
Chef: Riccardo Cappelli
Sous Chef: Vincenzo Di Natale e Michele Panzarini
Pastry chef: Alessandro Vinci

Lo staff in sala

Restaurant Manager: Giovanni Baccaro
Maître di sala: Mario Fasano
Sommelier: Damiano Dionori
Chef de Rang: Michele Di Nuzzi

Lo chef Sebastiano Lombardi

I tavoli del Pelligrill

Menu

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Aperitivo

Champagne Grande Cuvée – Krug

Pane

Tipologie di pane: toscano (farina Molitora, acqua, lievito madre), focaccia di grano arso (farina 00, farina di grano arso, acqua, lievito, sale, olio), taralli all?uvetta, olive e cipolla. Servito con olio extravergine d?oliva monocultivar Peranzana denocciolato Frantoio Muraglia, scelto per la sua acidità molto bassa e il gusto equilibrato con note olfattive fresche, vivaci con toni delicati e dolci.

In attesa del primo piatto…

Rueda Verdejo 2012 – Palacio de Bornos

Spaghetti all’aragosta

Sauvignon Blanc Opoka Gori?ka Brda – Marjan Sim?i?

Fritto misto

Tiramisù ai frutti di bosco

Caffè e coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: cantucci (farina, mandorle, burro, vaniglia, zucchero), romias, biscotto con (burro, uova, farina, zucchero, semi di sesamo).

Caffè Gianni Frasi Santos Dolce. Caffè brasiliano di qualità arabica naturale, coltivato a 700 metri di altitudine a ovest di San Paolo. Il terreno sabbioso regala tutte le sue caratteristiche al caffè, di qualità molto alta. Il profumo del caffè, intenso, ricorda gli aromi di noci fresche e miele, regalado alla bevanda un corpo pieno e cioccolatoso.

La vista dal tavolo di VG

Un’atmosfera informale e rilassata, una terrazza affacciata sul mar Tirreno dove concedersi un pasto di alta qualità, a base di piatti genuini e rassicuranti, propri della cucina casalinga della Toscana. Il ristorante Pelligrill è una garanzia per chi vuole vivere un’esperienza di elegante essenzialità, in una location stratosferica, raccolta e affascinante.

Viaggiatore Gourmet – Media Partner

Hotel Il Pellicano
58019 Porto Ercole (GR)
Loc. Sbarcatello
Tel. (+39) 0564 858111
E-mail: reservations@pellicanohotels.com
Sito internet: www.pellicanohotels.com

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[09/12/2016, 22:05] Grand Hotel Via Veneto ? Roma ? GM Carlo Acampora

Il Grand Hotel Via Veneto è un 5 stelle lusso, tornato agli antichi splendori il 21 aprile 2009 – data del Natale di Roma – dopo un restauro di 10 anni che ha unito le facciate di due palazzi del XIX secolo, tutelate dal Ministero dei Beni culturali, in un edificio straordinario per fascino e imponenza. All?interno, gli arredi in stile Ruhlmann si riflettono sul soffitto di cristallo sovrastato da una sottile lama d?acqua dalla quale la luce filtra naturalmente illuminando la Hall. Oltrepassando la Galleria d?ingresso dominato da una planimetria di Roma del 1748 e addentrandosi nell’hotel, le pareti della struttura si trasformano in un vero e proprio omaggio ai grandi contemporanei dell?arte: Angeli, Baj, Burri, Carrà, Dalí, De Chirico, Guttuso, Marino, Miró, Nespolo, Picasso, Rabarama, Rotella e Schifano. Oltre alla possibilità di acquistare in loco tutti i prodotti a marchio Bulgari e i cosmetici Sisley Skincare, questi ultimi in vendita presso l?AQVA City SPA, vera e propria oasi di benessere all?interno della struttura, il Grand Hotel Via Veneto offre ai suoi ospiti anche una ricca proposta ristorativa. Il Time Restaurant & Wine Bar infatti è la location ideale per business lunch e aperitivi da accompagnare ai tanti cocktail per cui l?hotel è noto in tutta la capitale; d?estate invece il Summertime Sky Bar & Grill offre specialità alla griglia e insalate dell?orto biologico dell?hotel in un?atmosfera rilassata e informale; infine, in una elegantissima location dalle pareti di marmo nero scanalato a mano il Magnolia Restaurant propone le creazioni gourmet realizzate dalla fantasia dello chef stellato Franco Madama, da degustare godendo dell?intrattenimento musicale live dalla The Mag Room.

L’hotel

L’ingresso all’hotel

I portieri all’ingresso

Ingresso by night

L’ingresso principale

Le Lobby

Il quadro di Picasso, esposto nella Lobby a lui dedicata

Il soffitto a vetrata della Lobby

Camere e Suite

Le 116 camere dell?hotel, con mobili lignei intarsiati realizzati dai famosi artigiani di Cantù e bagni in marmo di Carrara, espongono gli oltre 500 scatti delle meraviglie della Città eterna realizzati in esclusiva da Francesco de Marzio appositamente per Grand hotel via Veneto. La Royal Suite è indubbiamente la camera di maggior prestigio, con esclusive poltroncine Hermès, un hammam privato e una splendida terrazza di oltre 200 mq affacciata su Porta Pinciana e la campagna romana.
Le tariffe vanno dai 350 ai 550 ? per le camere e dai 1.100 ai 6.100 ? per le suite.

La Deluxe Via Veneto

La camera di VG

Il benvenuto dell’hotel

Il salotto

Il mini bar

La sala da bagno

Le amenities

L’AQVA city SPA

L?AQVA City SPA, il centro benessere di oltre 500 mq; è l’unico in città a offrire trattamenti Sisley Skincare, da godere in una delle sei sale dedicate, ciascuna con letti in mogano, ergonomici, riscaldati e docce in marmo policromo. A queste si aggiungono un?ampia sala relax con musica e cromoterapia, la Vitality pool con 4 chaise longue in postazione idromassaggio, un Hammam in marmo policromo e sauna, di cui ogni ospite può godere prima e dopo i trattamenti Prima e dopo i trattamenti.

Link utili:

Il listino dell’AQVA City SPA.

Treatment room

Vichy shower

Area relax

Vitality pool

Fitness Center

Il Time Restaurant & Wine Bar

Questo ambiente nasce per regalare al cliente un’esperienza unica e completa. Nela carta dei drink ogni cocktail è raccontato: oltre agli ingredienti ne è descritta la storia, i personaggi famosi che lo hanno bevuto e gli aneddoti più interessanti ad esso legati. Alcuni dei cocktail proposti in carta risalgono ai primi del ‘900 e sono serviti in bicchieri d?epoca. Tra questi spicca il One Off Cocktail, preparato con bottiglie originali risalenti agli anni Cinquanta, in edizione limitata e che solo 20 fortunati ospiti potranno degustare. Completano l’offerta una fantasiosa selezione di signature drink e le tante etichette della cantina dell’hotel, che annovera scelte interessanti tra vini, spumanti, champagne e distillati.

Aperitivo al Summertime Sky Bar & Grill 

Fiore all?occhiello della selezione di cocktail serviti nel locale – frutto della fantasia del pluripremiato Domenico Maura – la collezione di Spritz. riproposti anche in versioni innovative legate alla tradizione italiana, come lo Spritz delle Osterie o quello delle Fraschette, più conosciuto come Summer Time Spritz. Per chi preferisse i grandi classici, al Summertime Sky Bar & Grill questi vengono presentati in maniera più fresca, leggera e beverina. Ad ognuno di questi drink presenti in carta è infatti aggiunto uno splash di tè di altissima qualità ogni volta diverso e scelto secondo le caratteristiche del drink da servire. Ottima anche qui la scelta di vini, spumanti e champagne.

Il menù

La terrazza

Il barman Riccardo Di Dio all’opera

Il nostro aperitivo

Our Signature Spritz, con aggiunta di Ratafià alle visciole, e Gykuro Strawberry Mojito, accompagnati dagli sfizi e dai fritti del Summertime Sky Bar & Grill

Ristorante Magnolia

Con il suo accesso indipendente di via Sicilia, il ristorante Magnolia conquista i suoi ospiti sin dall’ingresso: il portone ottocentesco si apre su una galleria dalle pareti di marmo nero su cui scorre un velo d’acqua. A sua volta la galleria è la via d’accesso allo splendido chiostro in sanpietrino originale, ideale per mangiare all?aperto nelle sere d’estate. Gli interni invece si caratterizzano per le pareti dorate finemente lavorate e i pregiati parquet. L’arte dunque è il fil rouge che lega il ristorante Magnolia al Grand Hotel Via Veneto, grazie ai piatti dello chef Franco Madama, capace di fondere sapori e colori in una composizione unica e indimenticabile.

L’ingresso

Il patio del ristorante

La sala

La coverture

La colazione di VG

Cucina

Un’offerta enogastronomica di altissima qualità quella offerta dal Grand Hotel Via Veneto, con proposte più semplici e caserecce – pensate per un pasto veloce ma gustoso – e creazioni più complesse, frutto dell’instancabile mente di Franco Madama, alla guida del ristorante gourmet della struttura, che vi racconteremo prossimamente in uno dei nostri reportage dettagliati.

Servizio e accoglienza

Il servizio del Grand Hotel Via Veneto è fatto su misura per soddisfare ogni esigenza del cliente: dal servizio di baby sitting alle indicazioni per lo shopping, dalle visite culturali agli avvenimenti sportivi, il team dell?hotel è sempre a disposizione per regalare agli ospiti una vacanza lontana da qualsiasi preoccupazione.

Conclusioni

Dal 2010 il Grand Hotel Via Veneto è stato insignito dei più prestigiosi premi internazionali dedicati all?ospitalità di alta qualità da parte di importanti enti e istituzioni, tra i quali spicca l?inserimento, dal 2011, nella Condé Nast Hot List come uno dei 101 alberghi più belli del mondo.

Viaggiatore Gourmet

Grand Hotel Via Veneto
00187 Roma
Via Vittorio Veneto, 155
Tel. (+39) 06 487881
E-mail: reservations@ghvv.it
Sito internet: www.ghvv.it

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[04/24/2016, 16:37] The 100 Day Wine Abstinence Program
Has the role wine plays in our lives become too invasive?

After a five hour drive this past week from Dallas to Houston (a bit longer than usual because of storms and accidents) I rolled into my hotel parking lot. A friend and colleague invited me to a wine tasting ? 45 rosé wines. I told him I?d pick him up in 20 minutes and would be our designated driver. My friend likes to drink wine.

Odd, going to a wine tasting in a time when I haven?t yet returned to drinking wine. I taste from time to time, but full-on enjoyment isn?t part of my plan. Yet.


The idea from this point, around day 100, is to resume wine drinking and enjoyment, when I land in Catania, spending a week on Etna and around the eastern side of Sicily. Seems like a good plan, in that I will have taken a good long time to purge myself of any toxins accrued when this self-imposed abstinence began.I'm thinking this might also be a good way to recalibrate one's palate.

Earlier in the year, I was in Rome and at a dinner party and I noticed a friend wasn?t drinking. ?I?m taking a month off.? She said. At the time, I thought that must be very difficult. Now, it doesn?t seem hard at all. In fact, I?m a bit worried that it has been too easy.


I was walking around a wine and spirit store in Austin this past week while waiting to go to lunch with the owner. He always has a unique and compelling assortment of liqueurs and spirits. But this time, when I walked over to them, something funny happened. The skin on my arms started to crawl. He keeps his shop cold, but I had a jacket on. Was I getting a visceral reaction to spirits?

One huge observation from all of this is just how much we take for granted the inclusion of wine and alcohol for some of us in the wine trade and in the wine loving public. I was at a friend?s house the other night and he went through two bottles of wine, his wife drinking maybe two glasses. Has the role wine plays in our lives become too invasive? It is after all, laden with toxins, along with beneficial attributes. But like anything, too much of a good thing isn?t always good in the end.

Not to sound like a moralist here - I?m also in pursuit of balance. And I see the extremes in both directions. What I see in the trade, is that we prop up wine and alcohol, frame it as a trophy on our Instagram and Delectable sites, and make it into a god, one which we must have union with as often as we can. A friend is waiting for a plane and before noon grabs a beer and pops it on her Facebook page. A few months ago, I wouldn?t have noticed it. Now, I am wondering what that means. Are many of us in the wine trade alcoholics?

I mentioned this once to a friend who likes to imbibe. He told me, quite candidly, ?Yes, but I?m a functional alcoholic.? I guess it sounds less catastrophic that way. But at the end of a night of eating and drinking, at the point when I?d called it quits 30-45 minutes before and switched to water, he was still opening bottles.

Again, not to go all teetotaling preacher here, I?m trying to sort this out for myself and white boarding my thoughts here.

I think at the heart of this, is an attempt to reconfigure wines importance in my life. It was never front-stage-and-center. Wine, to me, is a marker within a more inclusive cultural setting. It?s an appendage, rather than the heart. But we have done a good job of fetishizing it in today?s hyper-social media, to the point that young professionals vie for certification and recognition of mastery long before they have had the breadth and width of time and experience to even sort out if this is a viable path.

I was talking to a very bright young sommelier this past week, one who did achieve an ultimate goal, that of becoming a master sommelier, in his early 30?s. Now, some years later, as he is approaching 40, with a toddler, a demanding career and many strings pulling on him, he is looking at the meaning of all of this in a way he might not have been able to when he was in his 20?s. ?I want to spend more time with my son, before he?s all grown up. I want to sleep in my bed more often. And I want to not be pulled on by so many people and things. I want my life back!? Ah, the stuff of life. Wine?s got nothing (and everything) to do with it.

The sculptor Brancusi (born in 1876, btw) said this: ?What is real is not the external form, but the essence of a thing.? And that is what I am faced with finding on this 100 day journey without wine. It?s not about the oldest wine, the rarest wine, the unicorn wine. It?s not about the alcohol. It?s not even about anything in this world. But it?s what this is leading to, where to path is taking me now.


I reckon, when I get to Sicily, and make the trek up to Etna, maybe, just maybe I?ll be ready. As the saying goes, ?When the student is ready, the teacher will appear.?





wine blog +  Italian wine blog + Italy W
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[04/17/2016, 19:56] "Our wine is better than French wine" - Italian Prime Minister Renzi at #Vinitaly2016
From Ripley's "Believe It or Not!" desk

Photo from Palazzo Chigi Youtube
25 Years ago, writing about the 25th Vinitaly in Civilatà del bere, journalist James M. Johnson devoted ten pages to the wine exhibition. Along with that Pino Khail, editor of the magazine, issued an editorial to the growing problem of too much wine produced in a world of diminishing wine exports. The US had just fought a short war in Iraq and the economy was teetering. (View editorial HERE, complete article HERE, the photos are a veritable who's who of Italian wine in the early 1990's).

25 years later, fast-forward to a new world. Italian wines are growing and are indeed respected worldwide. Matteo Renzi, one of a breed of young, entrepreneurial global politicians, elicited thundering applause from a packed room at Vinitaly when he remarked at a session that "Our wine is better than French wine." Italy also produced more wine in 2015 than France or Spain. And in dealing with the quantities of wine available to a thirsty world, Italy is looking again (to China, not Japan, this time) to help assuage a potential glut of wine.


Photo montage from Civilta del Bere April 1991 and Palazzo Chigi Youtube
In a world which has traditionally been run by white, middle-aged men, to see a more diverse rendering of the power structure is heartening - if even a small crack in the door- good news. Looking at the pictures of 25 years ago were dominated by suited-up men, shiny ties and natty suits.

Italian wine perceptions will change when people of other cultures ( and more women) are better integrated in the process of changing the story and ultimately the direction of Italian wine. It isn?t good enough to be just ?better than French wine.? One must be able to navigate the new global wine economy. Having a New Yorker and an Asian-American (and a woman) at the helm of Vinitaly?s International outreach is a welcome change from the traditional white-male dominated model. Say what you want, this is a huge step forward.

Photo from Vinitaly 2016: Donne del Vino
Logistics aside (reports have surfaced that some of the problems from last year have been addressed and improved upon) there are still critics of the Fair in General. This year the black sheep is Olivero Toscani. His voice and his presence are much greater than yours truly, and I?m grateful to him for taking on the task of attempting to move the minds of the powerful politicians of the Veneto. But Luca Zaia is part of the old guard, a middle-aged white man in power. Neither he, nor Vinitaly, is going to be moved by Toscani?s outcries. So, grin and bear it. And keep on moving.

I stated my case a year ago, and have moved forward. If I was heard (and I was, even if some folks didn?t like what they read) then let's give thanks for the improvements and move towards the future. The past is dust. The future is the stuff of dreams.
Photo from Palazzo Chigi Youtube

So, now where do we go in the next 25-50 years? Ettore Nicoletto of the Santa Margherita group thinks Veronafiere and Vinitaly need to reach towards a more international event and in addition to the exhibition, a symposium that addresses the greatest issues of the wine industry in Italy.This is my takeaway from Vinitaly 2016 - let's hope Vinitaly leadership take Ettore's calm entreaty under advisement.

This past Vinitaly we saw Prime Minister Renzi showing his support for new platforms and new export markets (Alibaba and China) and this is great news. Being based in America, I see a home-grown generation coming up who are heading deep into wine country and who are starting to have the earning power, the influence and the sheer volume of numbers (of population) to drive Italian wine business in America even higher.

Photo from Palazzo Chigi Youtube
I did not go to Vinitaly this year. And no, I was not boycotting it. Anyone who reads this blog regularly (hey, I post once a week, every Sunday, like clockwork, it?s not a lot of reading one has to do here) knows that I am recovering from a physical episode a few months ago. Like I said, nothing major, but getting in an airplane and being exposed to possibly more germs (and infections) didn?t seem the prudent thing to do. I?ll be at Vinitaly next year.

But I am very interested in the next 25 years. I?ve seen a lot of change in the past 40. And change is accelerating. Italians are very good with the transformation process ? they are often agents of change. So let?s give the organizers and leadership of Veronafiere an ?Attaboy? for the modifications they did put in place and let?s hope along with infrastructural progress in and around Veronafiere (and Verona) the nagging issues will become a thing of the past. And let?s really look at this claim that Renzi makes, this "Our wine is better than French wine" claim, and take that message even deeper into the heartlands of China and America and anywhere else where that message will be heard. Let's make Italian wine "better than Italian wine is today." And let?s hope especially that message will be embraced in Italy, in which Italian winemakers and wine drinkers (and leaders) will buy in to this, heart and soul.

I know from this little spot in flyover country, we?ll be doing our darnedest to keep the Italian wine flag waving.




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[04/10/2016, 13:36] "Wine is not the goal"
From the "Dispatch from Dogpatch" desk

In a recent post from Italy and ViniVeri, Jeremy Parzen referenced the poet/philosopher/wine writer Sandro Sangiorgi. Odd, in that I have been doing research for an upcoming trip to Sicily and came across Sangiorgi?s Ted Talk in Palermo. It?s one of the clearest thought pieces on wines place in one?s world that I have been exposed to in a long time.


I cannot bear to look at one more vertical of Sassicaia. I?m happy for those first-timers who just arrived in Italy with their distributor/importer. But dear people, you didn?t just discover Valtellina, or the Langhe, or Alto-Adige. Just like sex, it?s been there, for millions of years. Yes, it?s new to you and you?re excited, bravo. Take a deep breath, relax.


Lately, I?m not one for crowds. Unless it?s for gelato, I shun lines. And my re-entry back to wine is taking a little longer than I had expected. I?m not missing wine, nor am I craving it. Which is probably a good thing. Poor wine gets fetishized all too much in the new social media world we?ve come to inhabit. I reckon by the time I step foot on Etna I?ll be back to tasting and enjoying wine. If not, I?ll cross that bridge when I come to it.

What I find fascinating about my new relationship with wine (can I say such a thing without it sounding so puerile?) is the new perspective I have for it and the context it has in my life. As Sangiorgi says, ?Wine can't be the goal, it can't be the aim..When we want it to become our passion and consequently one love of our life we can't consider it as a goal.? Monumental.


Without limits, with a full view of the horizon in front of me, wine is no longer something to be conquered. Wine is not something that for the next four (or four hundred) days, I have to shove down my throat, analyze, sip, spit, note and be carried away by. And that?s a very liberating thing. I?m free, finally, from the tyranny of the power the wine has imbued upon its willing acolytes.

One could say, Paradise regained. For along with this liberation, the path now is clearly marked. Beauty, art, understanding, yes, but without the need for power. Sangiorgi quotes a poem from Borges, with these stunning lines, ?Wine, show me the art of seeing my own history, as if it were already a handful of ashes in memory.?

No more do I need to ?find? something when I take a glass of wine in my hands. No longer is it important to me to look for the scent of lychee in Gewurztraminer, any more than it is important that I solve the riddle of smell when I walk in my garden and go up to one of the roses in bloom. It simply is, now. It doesn't need me to figure it out. I?m not in charge of the destiny of the rose or the wine. I?m just walking down the path, meeting another life form, whether it is growing on a stalk or living its life in liquid form.


What I am in charge of is how I place my life regarding the perspective of things that are important to me. Is wine meaningless? No. But I see it differently now. I?m not the center of wine?s universe. Nor is it the center of mine. I?m simply a traveler, walking by.

How will that affect upcoming interactions? I don?t know. But I do know that I am very excited about the future. I no longer think that I ?get? wine. I don?t need to and wine doesn?t need me too, either.

So, if the wine is rose? or it isn?t, isn?t important anymore. If the wine is sweet or dry, I no longer ask why. The battle between Prosecco and Franciacorta, or Trento DOC, sayonara, it?s in the rear-view mirror now. All those things, bio-dynamic, clear wine, rusty wine, manufactured wine, all of it. Out of my control.


What remains in my control is to find fresh, uncluttered ways to perceive what wine means in the greater framework of our life. And to not give it undue importance (and pressure) to be something it shouldn?t be. Like Sangiorgi says, ?three important elements?white, red or rosé.?

Angela Cotton dispatches this from Summa: ?Fresh air, warm sun, good people. This is wine.?

So, where are we? The sun is shining above. The wind is blowing lightly. The air is cool but not too cold. And the path is laid out. And wine is not the goal.







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[04/03/2016, 15:57] Do you have to ?love wine? to love wine?
I remember the first time a woman told me, ?I love you, but I?m not in love with you.? I couldn?t quite understand what she meant. But I eventually got the message; it was break-up time. So when I heard that line the 2nd (and 3rd and so on) time I was more prepared for what was coming.

Last week, a colleague asked me, ?Are you still not drinking wine?? It had been six weeks and I hadn?t broken the fast. I answered, ?That?s right; I?m still not drinking wine.? Something in me wasn?t, isn?t ready. Yet.


One of my fascinations with abstaining from drinking wine (or any alcoholic beverage) is the perspective it is giving me into the world of wine. It's a community I have belonged to for a career spanning more years than I care to admit. From my first foray as an adult up and down Highway 29 in Napa Valley, in the momentous year of 1976, to the countless times I?ve crawled the halls of Vinitaly, tasting, tasting, and more tasting.

I?m not one attracted to alcohol. In fact, many times, leading up to this hiatus, I found myself in a situation where wine, great wine, was flowing. And when I'd had enough, it would feel if I were to drink any more it would be nothing more than to poison myself ? alcohol poisoning. In fact, when I was leaving the hospital, thinking about all the substances that had been introduced into my system - anesthetics, steroids, anti-biotics, morphine, ibuprofen ? the thought of drinking wine, at that time, was ?Gee, I already have all these foreign toxic substances in me ? let me give it time to get some of them out of my system before I start introducing the more familiar ones back in.? At that time, wine appeared to be just one more poison to avoid.

Can one love poison? Well, I know there are people out there who thrive on toxic relationships, but is this something they love? Or something they have gotten used to, habituated to? And even though I am not inclined to addiction (at least to wine) what is the attraction? Not drinking wine has put me in the seat of the observer rather than the player. I?m interested in finding out, exactly, why do I love wine?

Often I tell myself, ?I?m not in love with wine.? In fact, when I see an article which displays 50 years of one wine being opened and tasted, I cringe. For one, that?s a lot of wine. Let?s say 20 wines, at one ounce apiece. That?s almost a bottle. Not the mention the Champagne starter and the dessert wine to finish and all the floaters that surface in a tasting like that. Sure, there?s Uber to take you back to your hotel. But where?s the Uber for your liver? Or you head, in the morning?

Maybe it?s a young person?s game. Although Mr. Suckling is no longer a spring chicken and Mr. Galloni is heading into the old-age of his youth. Yes, everyone ages, along with the wines they love.

I did those things too. I have the notes. And the pictures. I don?t know what I?d do now.

So, when I have the little conversation in the mirror, the one that goes ?And what is it you like, not even love, about wine, these days, Alfonso?? I have to think about it.

For one, the stories. Wine isn?t just about the alcohol in the bottle. There are great tales of struggle, of obstacles, of opportunities, of passions and of victories. And Italy, being the epi-center of drama, doesn?t decorate that cake lightly.

And there are the images. I really love to see how vineyards change as they age. How winemaking utilizes different tools. I was looking at pictures I took in 1985 of a cellar in Gevrey-Chambertin. If one saw a cellar like that today in Burgundy, one would think it had been abandoned or misused. Oh, the wines were lovely, all rustic and grainy textured.

Or take a look at a Cantine Sociale in Southern Italy in the 1970?s. Good lord, it was one giant industrial experiment. Plastic everywhere, sanitary conditions not so evident. Take a walk through a cantine like that today - say in Trentino - one finds a set for a Ridley Scott film. Both wineries, by the way, producing wines of interest, then and now.

But what does love have to do with it? Maybe it is the young love response. Maybe I love it, but I?m not in love with it. Maybe it is the distance and the new perspective that has me curious as to what the next step is. Just as when we meet someone and think there might be the chance that this one might be ?the one.? And it progresses, and the butterflies in the stomach surface, and the soul-licking anticipation of what is in store keeps you on the edge of your seat, hoping that what?s to come will be not just falling into something. But maybe also leading to a place where one sees the wholeness of this love, this thing. And that?s where I am for now with wine. I?m patiently anticipating the next step, waiting for the butterflies to return.




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[03/27/2016, 16:04] Easter of the Immigrants ? A Feast for the Ages
Over the past month, as my personal fog has lifted, there have been dreams. And in these dreams, many of them have had family who are no longer with us. The Grande Cinema of them all is one which has taken on a life after waking.


We?re in a large family dining room. Around the table are my dad, and his parents, my grandmother and father. Also there is my dad's sister and her husband, and my dad's uncles and aunts, wives and husbands. My mother?s mother is there as well as my mom's older sister and her two brothers and their wives.

The table is oval and large. It is covered with a white tablecloth, not too bright. There is an overhead light, a chandelier, but not too fussy. The light is warm, like that from a fireplace. There is opera music, not too tragic, playing, not too loud. Nothing is overplayed. Everything is just right.

Nearby, the kitchen emits archetypical aromas that came from an Italian-American kitchen in the 1950?s; onion, basil, roasted potatoes, olive oil, grated cheese, tomato sauce simmering, meatballs, warm bread, lamb roast. Somewhere in time and imagination it?s Easter. Easter of the immigrants.

In the kitchen, my mother is cooking. Not her mother or her mother in law, my grandmothers. No, they are sitting down, waiting. Everyone is waiting, even my father. He is displaying great patience. And his patience is about to be rewarded with a Feast for the Ages.

My mother has made fresh pasta, ribbons of egg-rich goodness. From a garden in the long-lost past, put-up tomatoes re-create the freshness of a once idyllic California summer.

And that is what everyone is waiting for. For the pasta to be ready. The roast is resting. The potatoes are nestling in the juice of the roast. The meatballs await, simmering in the sauce. The wine glasses, delicate little ones, etched gracefully with grapevines, are filled with wine from several decanters on the table. Red wine, from California and, if my uncle had anything to do with it, also from Italy.

My real-life memories from a table like this usually were more frenetic. People would be talking a little louder, maybe cutting up, telling a joke or two. But not this time. It is as if everyone is waiting for something for someone. And they are. They are waiting for my mother to bring her home-made pasta to the table.
?

My dad?s friend Mario, whom I worked for when I moved to Dallas, would tell me stories about the tables he sat around as a child and later as a young man. ?We?d go out to Escondido to my uncle?s ranch. There were oranges, avocados and fresh vegetables. They?d roast a lamb, the wine would flow. Several people would bring instruments out of their cars, everyone played something or sang and we?d sit there until the sun would set behind the Pacific Ocean. God, how I miss those days,? Mario would tell me. ?They?re all gone now. We were young and new to this country. We were filled with dreams and hope. We were becoming Americans, but we never forgot where we came from.?

We never forgot where we came from. Three generations later, it is all as if it had been a dream. My older sister still remembers. Maybe a cousin or two in California. I have pictures and the faintest of memories.
?

I remember once, when I was three or four, we were at my Aunt Mary and Uncle Lou?s house. Everyone was getting ready to go to a fair. It must have been in the springtime, for I remember the weather was perfect. I must have gone to the bathroom, maybe upstairs. For when I came out, the house was empty. Everyone was gone. Without me.

It probably was only ten or twenty minutes. But to me it seemed like an eternity. I remember crying, thinking that they didn?t want to take me. What had I done so wrong?

Eventually someone came back, I think it was my Aunt Mary, and fetched me. Aunt Mary, who did not suffer fools gladly, saw that I was upset. But she wouldn?t have any of my tears. ?Let?s go, little one, everyone is waiting for you.? And off we went, to get ice cream and balloons, and to sit in the carousel and listen to the calliope music. A day in the life. All gone as well.
?

Back, to the dream around the oval table. After the pasta arrived and the lamb and potatoes and salad and wine were all finished, several people would go outside to smoke and to watch the magnolia tree drop flowers on the roses in the garden. Inside the phonograph played the Easter Hymn from Cavalleria Rusticana. In a corner Aunt Anna was crying softly; the music recalled some memory which evoked her emotions.
Inneggiamo, il Signor non è morto.
Ei fulgente ha dischiuso l'avel.
Inneggiamo al Signore risorto?
oggi asceso alla gloria del Ciel!

Easter as it once was. Easter as it never was. Easter as it never will be again. For all the immigrants are gone and once again, we are home, alone.







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[03/20/2016, 17:11] San Gimignano ? Vernaccia, Fireflies and the Dark Energy of Hope
The vault of memory stores more than kisses, licks, slaps, bites and stings.

A long-time colleague of mine obsesses over Vernaccia from San Gimignano. A white wine from red wine-dominated Tuscany. He must put it on wine lists. A wine that has been forgotten by today?s cadre of sommeliers, searching for brighter, shinier objects. Something newer, more exciting. Sexier. Oh yeah, just wait, Vernaccia from San Gimignano will be back, as soon as someone under 30 ?discovers? it.

In the meantime, before they were born, one spring night, I found myself on a dirt path, walking towards a home. Those of us in our group, my future wife Liz and my friend and importer, Eugenio Spinozzi, were heading to dinner with the Arrigoni family. Pietraserena is a peaceful little enclave at the base of San Gimignano. So peaceful, the film director Franco Zeffirelli used the location to film some of his story about St. Francis, ?Brother Sun, Sister Moon.?


San Gimignano is an odd little town. Really a walking town, rarely are cars allowed inside the walls. An insulated (and some would say, isolated) place, for many years. So many that some of the population interbred a little too much. When we were there, in 1988, one could still see the effects of that.

As a wine, Vernaccia from San Gimignano, to a young Italophile in the 80?s, was somewhat of a Holy Grail wine. Remember, the white wine revolution in winemaking in Italy was just beginning. There were a lot of dreadful examples of white wine and Vernaccia wasn?t immune to that fate. But it didn't stop us then (or now) from pursuing the Vernaccia of our dreams. Maybe it was the legends that surround the wine, from the cozy tower town to the poetic remembrances of Michelangelo. It was an honest pursuit, for which there was little or no payback, save for the thought that it was part of history and we were doing our part to keep it alive.

Producers were all over the map. Light, insipid, thin, oxidized examples were available. Oaky versions, ramped up with the testosterone of ambition also could be found. Where was ?the? Vernaccia, the one that lights the fire of discovery, among our hopeful searches?

My friend Eugenio was sure he?d found it at Pietraserena. And I bought in to his vision 100%. Hence, our pilgrimage to unveil the dark energy that surrounded the secret garden, where our precious Vernaccia would be found.

As we parked the car a ways down from the Arrigoni homestead, it was still light. We were in the longest period of daylight, and even though we were a little late, our Italian hosts understood.

Inside, Mr. and Mrs. Arrigoni welcomed us with some light sparkling wine. No need to analyze just yet, everyone, it seemed, made sparkling wine, usually for their own consumption. A little home-cured prosciutto and some fresh vegetables arranged as antipasti: zucchini, eggplant, tomatoes, with a little olive oil and anchovy dip. Something to spur the appetite on.

As we sat down to the family table, the most memorable plate of thin twisted pasta, trofie, arrived with a fresh pesto sauce. The Arrigoni?s came from Liguria. To this day, one of the best things I have ever eaten in Italy. And along with it, their Vernaccia.

Now, I know there was food, and plenty of it, that came afterwards. And I ate the roasted meat and the grilled vegetables. And we drank some of their Chianti Colli Senesi with it. And it was lovely.

But this memory takes me back to that moment with the pasta, the pesto and the Vernaccia. That was when the sun burst overhead, the night was held up for what seemed an interminable amount of time, and we all were bestowed with a glowing, perfect, primal example of Vernaccia. It was there I understood what Michelangelo meant when he described the wine before him as one which ?kisses, licks, slaps, bites and stings.? And even though the winemaking process in his time most likely produced a different wine, here we were, in 1988, transfixed. Here indeed was a wine that did all that, and did it in a way that left an indelible mark upon us. I would never be the same. Vernaccia from here on would be held to this standard. If I strayed from Pietraserena, I would be left at the altar of disappointment time and time again. But the magic moment, one which if I had Pietreserena?s before me, would restore my hope.


That night. Oh yes, the sun finally did set. And somewhere around midnight we said our good-byes and headed out to our car. There was a moon, but it was several weeks from being full. Enough to help us find our car. As our walk led us deeper down the trail, when we turned a corner, something amazing happened. The path was lit by thousands of fireflies. It was as if we had walked into another universe. Some many that there was a slight hum to their collective wings shuffling about in this place. We were giddy, and not solely from the wine. This was one of those miraculous nights one can find oneself ensconced in Italy. The stuff of poetry and art, film, and music.

Maybe it was a one-off. Meant only for the chamber of memories. Both Eugenio and Liz are gone now; maybe they are fireflies waiting for June in San Gimignano. Dear souls, I hope so. I know this ? you cannot find this in books or study groups. Yes, those things are important now ? and critical to one?s success in their career. But if you can ever have a night like we had in San Gimignano, close the book, excuse yourself from your group and fight for a chance to have something like that in your life. It will change how you think about wine and life. And even though it may not advance your career aspirations it will enrich your life more than you could ever imagine.




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[03/13/2016, 17:20] Sangiovese and the Duel of Sex
From the "Hello, is it me you're looking for?" dept.

No one looked, no one asked, when Sangiovese frolicked in the hills of Tuscany with childhood friends, Canaiolo, Malvasia, Trebbiano and Colorino. It was a simpler time. Sure, there were reports of Sangiovese co-mingling with the Cabernets, Sauvignon and Franc, near Florence. Florence was more liberal, less discriminating in who they chose as their partners. But in the rugged country, it was loyalty to long time workmates that cast the pattern. And then along came Tachis.

Chianti was boring. Property values made walking away from historic estates a realistic alternative. Head to Florence, embrace the 20th century, have some fun along the way; that was the pattern. No one wanted to stay back at the farm.

But Sangiovese couldn?t go. Rooted to the land, and as with so many marauders over time, overcome by the international army that was hitting the shores of Tuscany.


At first it was an uncomfortable fit. Cabernet Sauvignon was so assertive. Merlot was so strong. Cabernet Franc was so opinionated. Sangiovese was diminutive by comparison. Light in color, high in acid, with a faint tinge of cherry. It was an unsettling time.

Hundreds of miles to the east, on the Adriatic, Sangiovese?s sex life was a different story. Meeting up and mingling with Montepulciano, who was friendly, ebullient, well-tanned, but not so dominant as to expect all the pleasure for oneself. Montepulciano gave Sangiovese space for pleasure and the two of them made beautiful and delicious babies.

Meanwhile, back in Tuscany, confusion reigned. Was Sangiovese to be trothed to Cabernet? To Merlot? To Syrah? To multiple partners? Every year it would be a new partner, a new combination. Tuscany was a virtual orgy, with intertwining vines producing light grapes, dark grapes, tannic grapes, fruity grapes. And the mainstream wine, Chianti, was lost in an odyssey of discovery and exploration for which there was no map or no destination.

Deeper into the Tuscany countryside there were some Sangiovese who went it alone. In Montalcino, living a monastic life, with little pleasure and no partners, save for those who led a dual life away from the eyes of the villagers. Back in the hills, there were indiscretions; Cabernet, Syrah and Merlot would pop up and take Sangiovese by force. It was murmured by the gossipers in the little hillside town, but they would get shushed and told not to tell lies. ?Let sleeping dogs lie,? was the mantra. And so they lied down and had their way with Sangiovese.

What was it about Sangiovese? Was it lack of an assertive nature? Did Sangiovese love the attention? Was it just sex? Was there a grander scheme playing out?

On the east coast, there didn?t seem to be the conflict. Sangiovese paired with Montepulciano, was accepted by all as a good partner. Sure Montepulciano was the dominant one, all rich and fruity and strong. But Montepulciano also lacked something, maybe balance. Sangiovese gave Montepulciano the possibility for longer life, more character, and companionship.

The landed classes on the Tuscan coast saw Sangiovese as the rag-tag little sibling, not up to their standards, not traveling in their section of the coach. And so they ignored Sangiovese, used Sangiovese, took advantage of Sangiovese and then pushed Sangiovese to the back of the bus, after they?d had their way. All in the name of making wine more internationally acceptable. It was as if Catherine de? Medici found a favorite French sculptor and brought him back to finish a chapel began by Michelangelo. It seemed incongruous.

And so the uncomfortable period of time ensued, not just for Sangiovese, but for Tuscany and even, to an extent, for Italy. Turning their back on their native beauties, they imported ideas and vines to redo the vinous landscape.

For a while it seemed as if the experiment would work. The new blends were well received in America, in Germany, in Russia, even in Denmark. But like stretch pants with stirrups, mullets and Lionel Ritchie music, they weren?t meant for the longer haul. Eventually, as with all trendy things, people would be attracted to beefy red wine from Napa, or newer offerings from South Africa or Chile. It wasn?t something built on the perspective of millennia that Tuscany, and Italy had built their culture around. Piero Manzoni thrilled the cognoscenti in Milan, but Leonardo da Vinci would keep them coming back for more.

Which left Sangiovese at a crossroads. Still with no lack of sex appeal among wine lovers, even with multiple partners and all the transgressions, Sangiovese longed for re-invention. A pattern more towards St. Lucia than Jeanne d?Arc. Not to burn, only to be sullied. Could Sangiovese rise above the defilement? Would there be life after all of this?

?Dio li fa, poi li accoppia.? And so it goes. God makes them, the He mates them. And for Sangiovese, there was Montepulciano. Yes, the Cabernets, Merlot, even Syrah, there were moments. But were these shotgun marriages able to stand the test of time? And was Sangiovese ever happy? Maybe back in the old neighborhood, with those childhood friends, maybe those days could be looked upon the time as one of innocence and the hope of youth. But the international ones came and left ineradicable marks.

?Alle belle donne le piu volte toccano i brutti uomini,? the old Italian saying goes. Beautiful women generally fall to the lot of ugly men. Why would Syrah want to come to Italy? Or Merlot? Or the Cabernets? So Montepulciano and Canaiolo would have to share Sangiovese with them? Perhaps. But I think Sangiovese has some say in this; this is not a passive bystander.

I think Sangiovese, even with all the transgressions, all the forced couplings and the shotgun marriages, is strong and well, and has, survived all of them. Maybe Sangiovese is still looking for the love of one?s life. And maybe, just maybe, Sangiovese loves the duel of sex, as much as the rest of us.









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[03/06/2016, 17:26] Giacomo Tachis and his Legacy of Disruptive Innovation
?One riot, one ranger?

Looking out the window on an early morning in March, leaves are falling from the trees. Spring is pushing the last of the old expressions out, making way for new growth. It?s been a month since Giacomo Tachis died. I have some things to say about his life, now that the obituaries and articles have come and gone.

You had to be there. I mean in the streets. Selling Italian wine. What it was like. What was it like? It was dark. It was gloomy. It was discouraging. The gatekeepers, like Pierre, with his aquiline nose and tarnished tastevin, would see us coming with a bag of Italian wine. They?d put up their hand, motioning us to stop there. ?This is no place for you. We are a serious establishment. We already have an Amarone on the list. Go somewhere else with your bag of (inferior) Italian wine.? You think it didn?t happen? Oh, it happened. For years.


And then along came Tachis. He disrupted things. Moreso in Italy. But in America, which was dominated by the French, he put his foot alongside ours, inside the door frame, and allowed a longer conversation. It?s true. I was there. Tachis helped us young professionals get our foot in the door. And when we did, the hinges eventually came off, the floodgates opened and wine consciousness changed in America. Pierre and his tastevin were no longer au courant.

And it wasn?t just because of Tignanello and Sassicaia. I recall taking the 1978 Le Pupille Morellino di Scansano around to restaurants and wine shops, apprising willing ears and hearts about this little wine that had been given the magic touch by the master. This was way before the time of the flying winemakers and superstar consultants. We were grasping for any way to get people to latch onto Italian wine. Morellino wasn?t exactly a household word in 1983. Tachis led the way.

I?ve heard him described as the ?father of Italian wine,? as the one who ?brought French influence to Italian wine,? as the ?father of a united Italian wine identity,? as ?father of modern winemaking,? as the ?father of Super Tuscan wines? and ?responsible for kick starting an extraordinary period for Italian wine.? I think he was Italy?s Moses. He led them out of the desert. But he could only take it so far as one person. The history of Italian wine in the 20th (and 21st) centuries is made up of many souls.

But he did do this.

He made us think different about Vino da Tavola. No longer was it the lowest of the low. Here was disruptive innovation at its best. And he elevated the value of Italian wine, from the bottom up. Think about it.

He was one of the main architects of the Super Tuscan movement. Now we look at this category askance, questioning it, probing it, even belittling it. But it was a big deal. Tuscany was in the crapper. We were offloading Chianti for $2 a bottle, good Chianti. At the same time Bordeaux wines of the same category of quality were selling for 5-7 times that in the marketplace. Enter Super Tuscans and one could have a conversation with Pierre and all the other gatekeepers. Oh, and you can thank Robert Parker for also putting his foot in the door at that time for these wines.

And the idea of ?international style.? Let?s talk about this. Again, now we mock it, we denigrate it, we downplay it. But put yourself in another time and in another pair of shoes. How many times did we go into a winemaker?s cellar in Italy and taste lifeless, tired, weak, dirty, flawed wine? It wasn?t as it is now. It was hit and miss. Sure there were lots of hits. But there were many more misses than there are now. The objective behind making wine more internationally acceptable was to bring the wines up to a par level. Not to say that was the end game. We know now that isn?t the case. But the striving for, the reaching, and bucking the trend of ?this is the way we have always done it,? by the likes of Tachis and his colleagues at the time, this was more of a good thing than bad, in my opinion. Sure, now we have an establishment, a base, defending the style. And we also have today?s disruptors trying to up-end those positions. We have a more diverse landscape for Italian wine, and no one can deny the part Tachis played in that. Tachis, the fire-starter.

Oh, and the barrique mania that arose from this movement? I was looking through an older Civiltà del bere (July-Sept 1983). In it Tachis is called the ?father of the barrique in Italy.? Tachis made his thoughts clear about the use of the ?wood-effect? in Italian wine. Telling was this quote: ?If it?s not made into a mode or an indispensable condition, it could be said to be a winner. If you have ideas that are quite clear from the technical point of view, it?s possible. If you use it only with the proper wines, it is probable. On the other hand, it is as easy to damage a wine as to improve it.?

Look, I don?t get excited about red wine from Bolgheri that tastes like it could be from Australia, Bordeaux or Napa Valley. I know there are some folks who do. And the marketplace will sort this out, regardless of my opinion. Or yours. But to have those choices, as we now do, from the highly polished gems of Tuscany to the feral and sometimes unpredictable offerings from Friuli, Sicily and Calabria, isn?t that a cause for rejoicing more than hand-wringing? Again, the market will sort this out; just ask someone like Frank Cornelissen.

My point is that, yes I can see how the disruptive innovation of Tachis is now an institution that has its many defenders. And yes, the international style is being questioned, even by some of its largest proponents. You don?t believe me? Ask Riccardo Cotarella, he?s trying to figure out how to step out of the corner that his success has painted him into.

The history of Italy is made up of people who question the status quo, go forward and create an alternate reality, which then establishes a new standard. Which is then questioned by the next generation of disruptors. And so on. Look at the arts, the sciences, music, government. This is how Italy moves through their universe.

Our father, who art in Tuscany, hallowed be thy name. No wait, Tachis was just one of us. He might have stopped at the mountain top, but he was never over the hill. He loved wine; he, like Attilio Scienza, knew the South of Italy has unlimited potential for greatness. And he knew, as the ?father of disruptive innovation? that Italy was on a course - going forward. It wouldn?t always be smooth. It has been rewardingly rocky. But the old gatekeepers, those I bumped into as a young man in America, they have been vanquished. Italy is no one?s second fiddle. And souls like Tachis helped us get closer to the Promised Land. And no one can take that away from him or from Italy. No one.






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[02/28/2016, 15:02] Life without wine
Inside the glass, this hurdling liquid, rushing into all the empty crevices, seeming to fulfill a need to order the world around us as expressed in love of wine. But are there those times when wine can be in the way, even a toxic element? Life without wine could be a scenario for more and more of us as we age.


I say this now having been free of wine for over a week now. Not because I don?t like wine, but because a recent health condition caused me to stop partaking of alcohol. I currently have a profusion of chemicals careening around my system: steroids, antibiotics, morphine, iodine, aspirin, ibuprofen. Alcohol is just one more toxic substance to me right now.

Odd, because I wax about wine on the posts of this blog, for years now. And then, something happens; a window opens to a new perspective and all of a sudden it?s a whole new day. Will I ever go back? Will wine have the hold on me that it does for so many of my colleagues? I know I can live without wine, easily. I do not crave it. I see friends of mine, who have to "get their drink on", have to have one more glass of wine at the end of the night. For some time now I have been thinking about alcohol poisoning. I?ve had this mechanism inside me, when I have been in a group and the bottles were opening and wine was flowing and I just had had enough. ?What, don?t you want to try this bottle of 1964 Carema?? a friend would ask. ?I think my body has had enough,? I would reply. And I meant it.

The last quarter of 2015 really kicked me hard, work-wise. I hit it hard, worked to make some crazy goals, made some ridiculous deals. Brought in the numbers.

And then 2016 kicked, and along with it with a hectic travel schedule. Too much. Traveling sick. Always on an airplane, always around someone who wasn?t as well as they should have been, someone sneezing, sniffling, sloughing off skins cells into the contained atmosphere of the time bombs planes have become. It was inevitable. And it got me. And went to my weak spot.

I say this not for sympathy or concern. I am on the mend and I will return to full health. It wasn't like a stroke or a heart attack or some incurable cancer. Nothing like that. More like exhaustion, not paying attention to the signs around me, pushing myself too hard. And letting alcohol, wine that is, control the process. Making it more important than it is in the scheme of things.

We see it in our encapsulated world. We praise the sommelier community for their fortitude and courage. We encourage (and often criticize) wine writers when they offer up their perspectives. We pour over tasting notes and Instagram shots of incredible tasting events, one in a life time. Galloni and Suckling have these major gala events where people come and bring their prized processions and slave over them, fawning, touching, sharing. Not a bad thing in the abstract. But has this fetishizing - this process - has it become more important than living?

Coming out of the fog I found myself in this past few weeks, I realize that balance , not only in wine, but in life, is more important than acid, than minerality, than fruit, or wood, or expression or concentration. Too much of a good thing is just that ? too much.

Nothing above me ? nothing below me ? no leaping. Not yet. Just a time to rebalance. For now.




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[02/21/2016, 18:52] Hitting the end of the runway with a bump and a needle
?We?re going to hit you with a low dose of morphine, to help you sleep.? Was I dreaming? After a day which saw no sleep, a hurried drive from Napa Valley to San Francisco, a bumpy flight (and sitting in the last row of the plane) and an even bumpier landing. As I exited the plane and headed for my luggage, it felt as if I had been hit on the side of my head by Mike Tyson.

Doubling over in pain, apparently something had ruptured. I got my luggage attended to and scurried into the car to get to my doctor, whom I had made repeated attempts to let him know I was in pain and coming immediately from California back to Texas. Apparently his staff didn?t relate the proper information, as when I got there he appeared incensed that I was talking loudly (because that was all I could do with the throat I had) and deriding his staff. After almost 20 years couldn?t he see in my eyes that something was wrong? I just looked him in the eyes, surrounded by a face that had seen too much sun from his La Jolla condo getaway, and said, ?These are the last words you?ll ever hear from me.? And walked out, heading to the hospital across the street. Second hospital in a week.

Heading into the very same ER where last year we all learned Ebola was in America, the place was busy. Apparently ER?s from as far away as three hours distances were full up and patients were being diverted to this one. Nine hours later, I?m sitting in a little room on a cramped, smallish, uncomfortable bed, awaiting transfer to a proper hospital room. In pain all this time, sometimes with it subsiding, nonetheless, starting to feel liked a caged animal. And then the words ?We?re going to hit you with a low dose of morphine, to help you sleep.? I was awake, but wouldn't be by the time they rolled me to my room, where I passed out for nine hours.

Life on the road. 2016, already I have been to Italy twice, New York Twice, California once and across Texas a time or too. Yes, I?m a bit exhausted. And when things like this happen, out rolls my old friend, strep throat. I was lucky I got back to Dallas when I did. They misdiagnosed my condition in the St. Helena hospital, and if I hadn?t gotten back home I could have developed a severe peritonsillar abscess.

So that?s what I did this past week, along with spending some marvelous times (when I wasn?t feeling so awful) at the 12th annual Symposium for Professional Wine Writers at Meadowood Napa Valley.

Highlights from that included:

Getting to hear Hugh Johnson talk about his life and his memories.

Getting to know Jamie Goode a little. His in life persona is much different than his online one. I?m glad I met him in person. I like him a lot.

Spending time with Eric Asimov. He gets pulled a lot when in these kind of situations and I know he made a conscious effort to hang out with me. I first met Eric here in 2007 and we developed a private friendship because of this place.

Coaching sessions with Irene Virbila and Toni Allegra. I love these ladies and getting mentored by them is priceless.

Meeting Eshter Mobley. I never would have guessed a wine columnist from one of my favorite newspapers from my youth would come up to me and tell me they are a fan of my blog. But Esther did and it was something that I loved. After so many years of trying to introduce and reintroduce myself to your predecessor, I gave up on that. With Esther, it was like night and day. And yes, Esther, I am now your fan as well.

Neil Beckett. Such a patient man. Someday, Neil, someday. Thanks for your understanding.

Mike Veseth. Another case where the man and his online persona are so different. In the flesh, he is animated, excited and really seems to be passionate about the economic aspect of the wine business.

And Elin McCoy. We both seem to have gotten over our shyness and introversion to actually remember and address each other. Finally, after all these years.

Ron Washam. What I learned about Ron is that he isn?t as comfortable speaking to a crowd as he is writing to them. Who knew he?s really a shy guy, too. And he likes getting an autograph as much as the next guy.

Doug Frost. Just because you are both an MS and an MW doesn?t mean you still don?t struggle with all the daily things the rest of us do. Doug is candid enough to admit it. He also has little tolerance for young newly pinned sommeliers that have no world experience, but think they know everything. Amen.

Fred Dame. This is probably the first time in ten years that I have actually had a long and extended conversation with Fred. I saw a totally different person. I don?t want to call him vulnerable, but in today?s changing business environment I saw a side of Fred that was more open and willing to go into the abyss. Really good to see that.

Kelly Hayes. Really nice getting to know Kelly a little better. Such a good, positive force. Always affirming. No dark edges. Just lots of light. Thank you Kelly.

Ray and Jay (Isle and McInerny) - I saw how even Titans of NY sat there mesmerized by the likes of Hugh Johnson.

Emily Siegel. Thank you for coming up to Eric and I without fear, although I don?t think you know what fear is, child. And you?ll be better served by not letting those demons into your world in any event. Just keep pressing forward. Looking for great things from you.

Talia Baiocchi. I was so nice that you came up to me and we chatted. Once again, the person you are online and the person you are in the flesh are different. I have so much admiration for your tenacity and your intelligence. You are the future. That makes me very happy.

Bryce Wiatrak. Antonio?s altar boy. I can see why. You are part of a wave of new young wine lovers, maybe not with a lot of world experience, yet, but with a deep interested in intellectual pursuit and with the energy to pursue multiple paths, wine and music. You?re going to do great, so glad to have spent time with you.

Andrew Chalk. We must have known each other now for 30 years. Nice to see you here. I hope you enjoyed t as much as I did. I bet you did.

Karen MacNeil. How many times have you had to reinvent yourself over the years? And yet, you still keep going back to the toolbox. Looking to tweak this here, that there. Is it insecurity, or are you a tinkerer looking for perfection? Nobody is like you ? you are a true original. Like Darrel Corti. And I mean that as a compliment. And the writing world knows it and has recognized it. You should be very proud. I know we are.

Alder Yarrow. You too are double disciplined and an over-achiever. Always thinking, always tinkering under the hood. Such a good comrade since I first came to the Symposium for Professional Wine Writers in 2007.

And Jim and Julia. What a wonderful team. So professional. If I weren?t so under the spell of Italy and her wines, Napa Valley would draw me in ever so closer. I have many stories from here. After all it was 1976 when I took my fateful drive down Hwy 29. But that?s another story from another blogpost.

In the meantime, I?m on the mend and digesting wonderful experiences from my time in Napa. Thank you all so very much.





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[02/16/2016, 08:34] Sui vini naturali e sulle loro recensioni mai scritte
Poi un giorno sarà divertente creare una serie intitolata "i post che non ho mai pubblicato". Di solito si evita di scrivere, soprattutto, per prevenire gli scazzi. Per esempio il tema dei vini naturali continua ad essere un luogo dove il dibattito sembra, troppo spesso, inutile ed improduttivo. Ho trovato abbastanza definitivo quel che scrive Giovanni, su Intravino:

«L?approccio alla degustazione di vini naturali deve essere laico, forse più che in altri casi. Il carico di contenuti non direttamente collegati alla degustazione (etica, politica, ecologia, metteteci tutto quello che credete) è ingombrante e il rischio di filtrare il giudizio sulla base di quei contenuti ahimè, molto alto. La faccenda quindi è stabilire quale sia il giusto approccio per misurare vini a cui, in altro contesto, non concederesti prove d?appello. Se un vino cosiddetto convenzionale (sono pigro inventatevi voialtri un aggettivo adeguato) fosse ossidato o avesse la volatile molto alta, non ci sarebbe appello: via, lavandino. In questo caso invece si richiede uno sforzo supplementare e l?utilizzo di un lessico alternativo. Si sente parlare di ?tensione?, di ?energia?, vengono insomma utilizzati vocaboli alternativi per evidenziare caratteri altrimenti difficili da decifrare».

In particolare, la difficoltà di arrivare ad un qualche tipo di dibattito critico ma soprattutto utile, sempre citando Giovanni, è tutta qui:

«O giudichiamo i vini tutti con lo stesso metro di giudizio oppure stabiliamo che per i vini naturali bisogna applicarne uno nuovo. Se sì, quale? E conviene? Il rischio riserva indiana è alto. Se invece giochiamo tutti lo stesso campionato bisognerà accettare di essere misurati con gli strumenti disponibili e semmai contribuire a fornirne di nuovi. [...] Si fa avanti la percezione che taluni produttori si siano fermati, abbiano individuato un mercato fatto di estimatori acritici e non vogliano proseguire, evolvere, ma stare nel buco. Questo è un rischio ed è il vero terreno di sfida».

Comunque, dopo VinNatur a Genova, il mio post che non ho mai pubblicato cominciava così:

«A margine di tutto, e al netto degli assaggi, esco da questa edizione di VinNatur con un discreto scontento. La percentuale di vini che passano il test "sì-no" è il maggior oggetto di dibattito tra gli amici che ho incontrato. Quanti sono stati quelli "sì"? Un terzo dei presenti? O piuttosto un quarto, come ho rilevato io? Troppo pochi, comunque. Pesa, su tutto, l'impressione che una parte maggioritaria di questo movimento naturale sia al centro di un percorso, che sta compiendo in mezzo a troppe difficoltà (per esempio la recente vendemmia 2014 non ha aiutato). Ma ancora troppe pungenze, volatili, imprecisioni. Lo dico con una certa tristezza, ma questo percorso sembra davvero lunghissimo e non si vede l'arrivo, che per me consiste in una naturalità del vino che elimini, una volta per tutte, le caratterizzazioni che sconfinano, purtroppo, nella caricatura».
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[02/11/2016, 11:18] Le care vecchie cose
Un effetto laterale delle vendite di fine anno è l'azzeramento di una certa parte di magazzino, soprattutto per quel che riguarda i vini un po' vecchi, cioè i vini che gli enofili chiamano maturi. La maturità in un vino è un fatto formidabile, e quando è raggiunta in modo sereno è in grado di regalare sensazioni notevoli al fortunato bevitore. Si tratta di aspettarla al varco, un po' la cerchi e un po' ci capiti incontro per caso. Di fatto, io faccio sempre in modo di avere qualcosa di disponibile, in quello stato di grazia.

Però appunto il magazzino in questi giorni langue. E allora cerco con qualche voluttà tra i miei fornitori, quelli che hanno qualcosa di maturo. In particolare i bianchi mi danno grandi soddisfazioni, quando hanno le potenzialità iniziali per affrontare qualche anno, e le attuano appunto da maturi. Così uno dei miei distributori del cuore aveva un paio di cose, e me le sono prontamente afferrate, un po' alla cieca, in modalità "stiamo a vedere".

Lo chardonnay a destra nell'immagine è un langhetto che dal 2011 ha fatto sei mesi di legno (non piccolissimo ma nemmeno grande: tonneau). Adesso ha perso il morso legnoso per assestarsi su una vena più rasserenante, di frutta tropicale, mantenendo comunque freschezza: quindi una bevuta quasi perfetta.

Il sauvignon invece è un isontino, affinato solo in acciaio, ed è un 2012: al naso ha ancora quel ricordo di foglia di pomodoro, quindi una nota verde/selvaggia abbastanza tipica del vitigno. A questa si aggiunge la frutta bianca molto matura. In bocca ha stoffa salina/acida ancora abbondante, che quasi mi fa dire: non è nemmeno al suo massimo. Però insomma, che piacere. Sui 12-13 euro in enoteca, a trovarli.

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[02/03/2016, 17:46] Anteprima Amarone 2012 / 2016

Il banco dei 78 assaggi di Amarone della Valpolicella 2012 in degustazione

La rappresentazione dell’Anteprima Amarone 2012 è andata puntualmente in scena a Verona lo scorso week-end.

La Valpolicella è una terra rigogliosa e piena di armonia: i vari produttori, grandi e piccini, cooperativi e familiari, amano danzare insieme all’ombra dei ciliegi e delle pergole tradizionali, cantando inni d’amore e fratellanza, scambiandosi vicendevolmente barbatelle di speranza e fiducia a cisterne nel prossimo loro. Si amano, non c’è che dire, e tutto scorre tranquillamente e serenamente tra le marogne di questa terra fortunata. E noi, cronisti entusiasti, non possiamo che celebrare l’armonia assoluta di questa prosperosa filiera, e tesserne lodi e felicitarci e indulgenti guardare al frutto principe dell’operosità dei vignaioli felici di questa regione.

L’Amarone, il frutto mai troppo giovane, piace così a molti che lo fanno, e l’Anteprima Amarone è la sua festa. Quest’anno si celebrava la vendemmia 2012, presenti 74 aziende (sul totale di 275 tra imbottigliatori e trasformatori, in pratica il 27% della base produttiva), con 78 etichette, delle quali 32 già in bottiglia e 46 prelevate dalla botte-incubatrice.

I numeri chiave dell’Amarone della Valpolicella

Il vostro cronista felice, ha ascoltato, compulsato, degustato e conversato. Soprattutto degustato, in effetti, ma con quel sereno distacco che occorre avere quando si rimirano le capacità del fanciullo che ti sta innanzi, il fanciullo Amarone. Cosa sarà da grande? Riuscirà negli studi? Si farà una famiglia, o magari più d’una? Sarà un elegante signore o un arrampicatore sgomitante nella buona società? Domande e ancora domande. E quindi giù assaggi, ma non più di 20 nella posizione seduta del degustatore professionale – il buon senso sconsiglia di azzardare oltre – dei quali ben 11 hanno soddisfatto il cronista. Trattasi di un campione tristemente non significativo, sulle 78 etichette servite al tavolo, ma il vino è scienza della soggettività e del momento, nonché delle scelte arbitrarie. Altro ché degustare alla cieca: allegramente si scelgono le aziende che piacciono per stile e risultati e frequentazioni. Siamo uomini, non caporali della tasting room.

Ed eccoli gli assaggi preferiti:

  1. Accordini Stefano Acinatico Amarone Classico 2012 (B) – il solito frutto molto promettente
  2. Albino Armani Cuslanus Amarone Classico 2012 (C) – bella trasparenza Maranese, acidità e potenziale eleganza
  3. Bertani Amarone Valpantena 2012 (B) – pari trasparenza ed eleganza, alta acidità
  4. Cà La Bionda Amarone Classico 2012 (B) – polposa consistenza e salinità
  5. Cantina Negrar Domini Veneti Amarone Classico 2012 (B) – carnosamente elegante, anche lui un classico
  6. Gamba Amarone Classico 2012 (C) – che estratto!
  7. Massimago Amarone 2012 (B) – fine, già elegante, lungo
  8. Novaia Amarone Classico 2012 (C) – tipica Marano, un classico
  9. Pietro Zanoni Zovo Amarone 2012 (B) – secchissimo, grande equilibrio tra frutto, acidità e gusto!
  10. Rubinelli Vajol Amarone Classico 2012 (C) – balsamico, gustosamente equilibrato
  11. Zymè Amarone Classico 2012 (C) – in questo stadio esprime dolcezza, ma elegante è il suo destino

[B=bottiglia, C=campione di botte]

La foto di gruppo inquadra molti Amarone così giovani e già pronti per la prova del consumatore. Il resto si divide tra stili molto diversi, anche se alcuni tratti territoriali di valli fortunate come Marano o Mezzane emergono e si fanno già apprezzare.

Per concludere, in alto i cuori cari appassionati, a breve (25 febbraio) si ripresenterà l’opportunità di apprezzare l’Amarone nelle sue manifestazioni ben più mature: non perdetevi “Vino in Villa” (ex “Amarone in Villa”), 68 cantine per l’evento trasversale della Valpolicella massimamente felice. Info qui.

#anteprimaamarone

 


A seguire, i comunicati ufficiali di pompa e circostanza:

ANTEPRIMA AMARONE: CHIUDE L?APPUNTAMENTO INTERNAZIONALE DEDICATO AL GRANDE ROSSO VERONESE CON TREMILA PRESENZE E STAMPA PROVENIENTE DA 15 PAESI.

Sono state circa tremila le presenze fra operatori, stampa e appassionati, alla tredicesima edizione di Anteprima Amarone che si è conclusa oggi a Verona.

L?evento ha visto la partecipazione di 210 giornalisti con una massiccia presenza estera, (15 i paesi di provenienza: Austria, Brasile, Canada, Corea del Sud, Francia, Germania, Gran Bretagna, Hong Kong, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna, Singapore, Stati Uniti e Svizzera), oltre a delegazioni AIS, FISAR e ONAV. Oltre 2200 gli ingressi registrati fra operatori e winelovers che hanno affollato le sale del Palazzo delle Gran Guardia alla scoperta dell?annata 2012, raccontata dalle 74 aziende espositrici.

Dice Olga Bussinello, Direttore del Consorzio: ?L?edizione di quest?anno ha visto un ulteriore incremento delle aziende partecipanti, segno della sempre maggiore importanza della Denominazione e della coesione fra i suoi soci. Un aspetto importante per i visitatori è  l?opportunità offerta  da Anteprima di conoscere le differenti espressioni del nostro Grande Rosso attraverso il racconto di aziende blasonate e ormai conosciute in tutto il mondo, nuove realtà produttive che incuriosiscono e produzioni di nicchia. L?annata 2012 presentata in questi giorni, riserverà grandi soddisfazioni soprattutto leggendo il forte legame con il territorio che caratterizza l?Amarone della Valpolicella.?

Anteprima Amarone 2012 è stata organizzata dal Consorzio di Tutela Vini Valpolicella con la partecipazione di 74 aziende che presentano l?annata 2012 ed una selezione di annate storiche.

L?evento, in collaborazione con la Regione Veneto, la Banca Popolare di Verona e la Camera di Commercio di Verona, ha avuto luogo al Palazzo della Gran Guardia sabato 30 e domenica 31 gennaio 2016.

Informazioni sulle aziende partecipanti sul sito www.anteprimaamarone.it


AMARONE DELLA VALPOLICELLA: BRAND AMBASSADOR DEL TERRITORIO NEL MONDO MA SOPRATTUTTO VOLANO PER LO SVILUPPO DELL?ECONOMIA LOCALE E LA SUA VALORIZZAZIONE TURISTICA.

Verona, 30 gennaio 2016. Se l?estero rappresenta una componente fondamentale del mercato dell?Amarone, la mappatura di quello interno rivela una presenza importante di questo vino nel canale Horeca (25%) ed un ruolo altrettanto importante della vendita diretta in cantina che, sebbene sia pari a circa il 12% a livello medio di aziende, arriva a superare il 20% nel caso dei produttori più piccoli. Quei produttori che faticano ad arrivare agli scaffali della GDO, canale di vendita presidiato dalle aziende di maggiori dimensioni (con oltre 10 milioni di fatturato).

Un dato positivo, emerso dall?Osservatorio dei Vini della Valpolicella curato da Wine Monitor di Nomisma e presentato nel corso del convegno inaugurale di Anteprima Amarone 2012, che, come dice Christian Marchesini, presidente del Consorzio, ?conferma il ruolo di brand Ambassador del territorio nel mondo del Grande Rosso Veronese, ma soprattutto volano per lo sviluppo dell?economia locale e la sua valorizzazione turistica?.

?Secondo il 35% dei produttori, è la denominazione d?origine a rappresentare il principale fattore di successo dell?Amarone all?estero, prima ancora della notorietà del brand aziendale (lo pensa il 21%) e dell?origine italiana (15%)?, sottolinea Denis Pantini di Wine Monitor di Nomisma, ?In effetti, quasi 1 produttore su 2 ritiene anche che la zona di produzione rappresenti il principale fattore strategico su cui puntare per valorizzare maggiormente l?Amarone all?estero.?

Per le aziende, i mercati di punta sui quali vale la pena investire nella promozione dell?Amarone (e quindi sui quali si intravvedono prospettive di crescita) figurano Stati Uniti, Cina, Russia e Canada. Aree queste, assieme al Nord Europa, dove si concentra il 60% dell?Amarone della Valpolicella che varca i confini del Bel Paese. D?altronde, circa il 45% dei produttori ritiene che sui mercati esteri si riesca a spuntare un prezzo mediamente più alto a quello del mercato nazionale (1 produttore su 5 dichiara di ottenere prezzi più alti di oltre il 10%).

La percezione dei produttori trova conferma anche nelle statistiche. Stati Uniti, Cina e Canada figurano tra i primi mercati al mondo per valore di consumo di vini rossi oltre ad essere quelli che negli ultimi cinque anni hanno registrato le crescite più alte di tali valori, assieme proprio alla Russia. Non solo. Guardando alle prospettive di sviluppo per il prossimo quinquennio, sono gli stessi mercati ad evidenziare le crescite più alte.

Andando nel dettaglio del posizionamento e delle quote di mercato dell?Amarone all?estero, la Germania  (18%), la Svizzera (14%) e il Canada (13%) si configurano come i principali paesi di destinazione. A ruota seguono gli Stati Uniti (10%), la Scandinavia (principalmente con Danimarca e  Svezia) e il Regno Unito.

Proprio alla luce della rilevanza che questi mercati detengono, l?Osservatorio sui Vini della Valpolicella ha dedicato quest?anno un approfondimento sul consumatore canadese e sulle abitudini di comportamento che esprime nei confronti dell?Amarone. Dalla survey condotta da Wine Monitor di Nomisma su un campione di circa 1.200 responsabili di acquisto delle famiglie, è emerso un tasso di penetrazione dei vini rossi italiani pari al 44%, con i rossi della Valpolicella a quota 25% e, tra questi, l?Amarone con il 19%.

L?identikit del consumatore canadese interessato all?Amarone della Valpolicella lo descrive con un buon reddito familiare (oltre 75.000 dollari canadesi annui), con alto titolo di studio e che soprattutto e, per motivi diversi, ha viaggiato in Italia. Un elemento questo che conferma la strategicità della valorizzazione del territorio della Valpolicella ? come anche segnalato dagli stessi produttori ? nella comunicazione dei suoi vini attraverso alcuni tratti distintivi chiave quali: l?italianità, la capacità di abbinarsi con i cibi e il peculiare processo di produzione.

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[01/28/2016, 12:30] Vivino, i Wine Style Awards 2016

Vivino, la più diffusa app per recensire il vino dal vostro smartphone, ha appena compilato una pagina che raccoglie le classifiche dei migliori vini (selezionati tra oltre 100 categorie differenti) così come sono stati trovati sul mercato e recensiti da consumatori ed esperti.

La classifica di Vivino tiene conto delle etichette che hanno ottenuto almeno 50 recensioni ciascuna da parte degli utenti dell’app, e spazia sulle più diffuse categorie internazionali e italiane. Come tutte le classifiche, anche questa ha i suoi limiti ma, se non altro, è direttamente creata dagli utilizzatori di Vivino senza filtri o condizionamenti di editori o inserzionisti pubblicitari.

Certo, si notano assenze importanti in tutte le categorie, statisticamente non è certo un campione rappresentativo, ma questo è un pezzo del mercato reale e digitale, bellezza…

Divertitevi qui.

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[12/13/2015, 08:29] Segnali natalizi
Nel corso del tempo ho sviluppato una specie di culto per un film di M. Night Shyamalan, Signs. Un elemento fondante della storia, da cui deriva anche il titolo, è che il mondo attorno a noi ci fornisce dei segnali per interpretare il presente o prepararsi al futuro. Capisco che sia bizzarro, ci sono molti culti più fondamentali e articolati, ma io ho quello per Signs.

Così questa mattina aprivo l'enoteca ben presto, è domenica e si lavora tutti i giorni sotto Natale. Lavorare continuativamente anche nei giorni di festa a volte non predispone al buonumore, e difatti stamattina tiravo su la serranda un po' grumpy, cioè ammusonito.

Mentre spazzavo la strada davanti alla porta passa un nugolo di bambini coi genitori, diretti alla macchina, forse a fare acquisti o chissà dove. Hanno cinque-sei anni e parlano fittamente tra loro ad alta voce di Babbo Natale. Perché insomma, almeno a sei anni ci puoi anche credere, a Babbo Natale.

Adesso è chiaro il motivo per cui credo a Signs? Il mondo ti manda segnali, a volte esattamente quando servono. Basta saperli interpretare. E comunque adesso sono di buonumore: buon Natale.
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[12/12/2015, 08:45] Appunti molto sparsi di ecologia digitale
Credo che prima o poi dovremo, tutti quanti, mettere giù una lista di precisazioni necessarie ogni volta che scriviamo qualcosa. Ho appena finito di leggere un post nel quale un redattore di pubblicazioni di settore parlava (in modo circostanziato e preciso, mi pareva) di una pubblicazione concorrente. Tutto benissimo, tranne il fatto che a quel post mancava un disclaimer: "guardate miei cari, io scrivo di tizio, ma tenete presente che lavoro per caio". Io lo so, lo scrivente dava per scontato che io sapessi, tuttavia all'ecologia della narrazione mancava quel dettaglio.

Perché, se questo è un dettaglio, comunque ne sentiamo la mancanza? Perché non siamo tutti imparati. Perché il mare dei lettori può essere (sperabilmente) magnum, cioè vasto e fatto di persone che ignorano il dettaglio. Quella conoscenza è necessaria. È anche un fatto di rispetto del lettore, chiarezza, e in ultima analisi anche un fatto di libertà: io, che mi sento libero, ti spiego pure quali possono essere i miei conflitti. Alla fine, valuta tu, o lettore.

L'elemento appena descritto è solo uno tra i tanti necessari, nei disclaimer. Il primo tra tutti ovviamente è "sono stato pagato per scrivere questo post, quindi questa è pubblicità". Spiace vederlo scritto quasi mai. Al punto che, mi pare, solo Intravino fa sponsor post in giro per la rete enogastro, si direbbe.

Per restare nei disclaimer necessari, potrei fare un po' di esempi riferiti alla mia persona, così sarà doppiamente utile. Per dire: quando io scrivo di Intravino non sono indipendente, visto che ho collaborato a fondarlo e ne faccio parte. La stessa cosa potrei dire della Guida Essenziale ai Vini d'Italia, visto che collaboro pure a quella: ogni volta che ne scrivo deve essere chiaro che ne sono parte. Infine io faccio il commerciante, cioè vendo vino: quando parlo di un vino che vendo, normalmente ne elenco le virtù - ma appunto quello è un prodotto che vendo. Va detto: ragazzi, io vendo vino, e quello in particolare ce l'ho in vendita.

Fatte le premesse, saranno le cose che affermo a qualificare il mio messaggio.

Legato a quest'ultimo aspetto c'è il fatto che la narrazione dovrebbe essere vera. Tecnicamente non ha senso che io racconti fandonie legate alla qualità del vino che vendo. Un collegato disposto dello svelamento di ogni interesse dovrebbe portare (anche) alla narrazione di pareri forzatamente veritieri. Pensiamo un attimo, per amore del paradosso, al fatto che io descriva come delizioso un vino che ho in vendita, che in realtà si riveli essere ignobile. Non sarebbe solo un boomerang, sarebbe una demenziale perdita di tempo, spazio ed energia. Un fatto privo di senso.

Ma questo, per la verità, è parte di un altro discorso probabilmente più lungo, che merita altri approfondimenti. Resta importante, prima o poi, mettere giù una lista di disclaimer necessari.

[Immagine: link]
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[11/27/2015, 09:59] Questa enoteca sta per compiere 25 anni. Manca poco, cioè

Il 17 gennaio 1991 cominciava la prima guerra del Golfo. Quel mattino mentre entravo in Camera di Commercio, a Genova, a dare il mio esame per l'iscrizione al registro esercenti il commercio, in fondo a Via Garibaldi si radunava la folla dei primi manifestanti (il consolato degli Stati Uniti è lì vicino). Qualche tempo prima mi sarei aggiunto a quelli, e invece entravo nell'Istituzione. Pure quel contesto di cronaca (o storia) pareva mi dicesse: ecco, qualcosa è appena cambiato, nella tua vita.

Ho recuperato il pezzo di carta nell'immagine che vedete qua sopra dopo aver seguito un dibattito, tra il serio e il faceto (più faceto, direi) riguardo alla risalenza della nostra passione/lavoro nell'enomondo: da quanto tempo ormai faccio sul serio? È così che mi sono accorto, in modo laterale, che la mia enoteca si avvia a compiere 25 anni. Il prossimo 17 gennaio, sono 25 anni di attività. Per la verità nel giro c'ero da prima, ma il dominus era mio padre, quindi esattamente non saprei dire davvero da quanto faccio il mestiere del vinaio. Ma nell'incertezza il riferimento migliore resta il documento burocratico.
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[11/18/2015, 11:48] Chiaretto loves pizza

L’ennesimo e geniale colpo di marketing del Consorzio di Tutela del Bardolino Chiaretto, alias Angelo Peretti e Paola Giagulli.

Dodici tappe in altrettante pizzerie italiane, tutte premiate con i ?tre spicchi? dalla guida delle ?Pizzerie d?Italia 2016? del Gambero Rosso.

?Ci sono quattro diverse opinioni ? dice il presidente del Consorzio del Bardolino, Franco Cristoforetti – quando si tratta di decidere che cosa bere con la pizza. Chi beve birra, chi rigorosamente acqua, chi una bibita gassata e chi invece non rinuncia al vino. Noi crediamo che il Chiaretto, il vino rosato del lago di Garda, stia benissimo con la pizza, perché la sua freschezza agrumata lo rende eclettico, in grado di accompagnare benissimo i vari ingredienti che la creatività del pizzaiolo unisce alla pasta. A partire dal pomodoro o dalla mozzarella, che oltretutto è proprio un matrimonio classico del Chiaretto. I salumi, le alici, i funghi, le verdure, perfino il tartufo nero sono tutti incontri gastronomici perfetti per il Bardolino Chiaretto. Provare per credere?.

Il Chiaretto di Bardolino si fidanzerà con la pizza. Imperdibile.

Nel seguito del post il comunicato stampa con tutte le informazioni.

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Comunicato stampa

Per sei mesi il Chiaretto incontra alcune delle migliori pizzerie italiane: prima tappa il 22 novembre in Piemonte

Incomincia domenica 22 novembre in Piemonte il tour che nei prossimi sei mesi porterà il Chiaretto in alcune delle migliori pizzerie italiane. Sono dodici le tappe già programmate dal Consorzio di tutela del Bardolino Chiaretto, e altre se ne potranno aggiungere. Si inizia dunque con la pizzeria Pomodoro e Basilico di San Mauro Torinese, gestita da Patrick Ricci, ?ex manager, pizzaiolo per scelta e per passione?, come lo descrive la guida delle ?Pizzerie d?Italia 2016? del Gambero Rosso, che gli ha appena conferito il suo massimo riconoscimento, i ?tre spicchi?.

Sono tutte premiate con i ?tre spicchi? anche le altre pizzerie della maratona promozionale del Chiaretto: in Campania sono previste le soste da Acqu?e Sale a Sorrento e da 50 Kalò a Napoli, in Toscana all?Apogeo Giovannini di Pietrasanta, in Lombardia all?Enosteria Lipen di Triuggio al Montegrigna by Tric Trac di Legnano, in Umbria all?Urbino dei Laghi Ristorante e Naturalmente Pizza ad Urbino, nel Lazio da In Fucina a Roma, in Sicilia alla Braciera a Palermo, in Abruzzo alla Sorgente di Guardiagrele, nelle Marche da Mamma Rosa ad Ortezzano, in Toscana da ?O Scugnizzo di Arezzo. ?Sono locali condotti da pizzaioli che stanno valorizzando l?immagine di quello straordinario patrimonio italiano che è costituito dalla pizza – dice il presidente del Consorzio del Bardolino, Franco Cristoforetti ? e noi pensiamo che il nostro Chiaretto possa essere un abbinamento ottimale?.

?Ci sono quattro diverse opinioni ? spiega Cristoforetti – quando si tratta di decidere che cosa bere con la pizza. Chi beve birra, chi rigorosamente acqua, chi una bibita gassata e chi invece non rinuncia al vino. Noi crediamo che il Chiaretto, il vino rosato del lago di Garda, stia benissimo con la pizza, perché la sua freschezza agrumata lo rende eclettico, in grado di accompagnare benissimo i vari ingredienti che la creatività del pizzaiolo unisce alla pasta. A partire dal pomodoro o dalla mozzarella, che oltretutto è proprio un matrimonio classico del Chiaretto. I salumi, le alici, i funghi, le verdure, perfino il tartufo nero sono tutti incontri gastronomici perfetti per il Bardolino Chiaretto. Provare per credere?.

Intanto, il Consorzio di tutela ha realizzato un?edizione speciale di Chiaretto in formato magnum per le pizzerie premiate dal Gambero Rosso. Sulla maxi bottiglia è scritto ?Chiaretto Loves Pizza?, il Chiaretto ama la pizza. Tutti i pizzaioli che si sono aggiudicati i ?tre spicchi? del Gambero Rosso, e anche le migliori pizzerie d?asporto vincitrici delle ?tre rotelle?, l?hanno ricevuta durante le premiazioni che si sono svolte a Napoli ed ora sta per essere inviata anche alle pizzerie che hanno ottenuto i ?due spicchi? e le “due rotelle”. ?Ma la nostra attenzione al mondo della pizza ? dice il presidente del Consorzio del Bardolino Chiaretto ? continuerà anche con altre iniziative dedicate ad un settore che rappresenta una punta di eccellenza dello stile di vita italiano?.

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[11/09/2015, 16:51] A Caldaro, per innamorarsi di una Schiava

Il Kalterersee o Lago di Caldaro nella magnifica luce autunnale

Aristide così scriveva in un post del settembre 2009, “A Merano, per innamorarsi di una Schiava“:

“Non fraintendetemi. A casa sua la chiamano Vernatsch. Noi la chiamiamo Schiava dell?Alto Adige. Era il vino ?da battaglia? di quella regione, venduto in tutti gli angoli della regione autonoma, al banco di ogni osteria. Sinonimo per anni di ?vino semplice? e umile. Credo di non offendere nessuno se affermo che non c?era un vino in Alto Adige così integrato con la loro identità. Un vino così tipico, così rurale e rustico, adatto per tutte le occasioni di festa campestre, per accompagnare speck e salumi così come buona parte dei piatti della loro gastronomia.

Così disponibile, la Vernatsch, che col tempo non la voleva più nessuno. E giù coi  prezzi, e giù con la qualità. Ora c?è un ritorno di interesse per questo vino. Ora i produttori, considerata la disponibilità di vigneti sul loro territorio, hanno cominciato a produrla con più attenzione. Ora si trovano addirittura dei cru di Vernatsch, e spesso con viti molto vecchie”.

Ora, immaginate il mio interesse e la curiosità di poter finalmente osservare da vicino dove la Vernatsch viene curata e accudita. L’occasione l’ha fornita una giornata organizzata dalla cantina cooperativa Erste+Neue, con sede a Caldaro (BZ). Il nome un po’ curioso di questa cooperativa risulta da una fusione realizzata nel 1986 tra la ?Erste Kellereigenossenschaft Kaltern? (ovvero la ?Prima Cantina Sociale di Caldaro”, fondata nel 1900) e la ?Neue Kellereigenossenschaft? (o ?Nuova Cantina Sociale?, fondata nel 1925), alle quale poi si aggiungono nel 1991 la cantina sociale Baron Josef di Pauli.

Oggi Erste+Neue conta 400 soci, che conferiscono uve da una superficie di 230 ettari (46% bianco, 54% rosso), tutti nell’area del Kalterersee DOC, contribuendo a una produzione di 1.400.000 bottiglie l’anno. Erste+Neue è il principale produttore di uva Vernatsch nell’Alto Adige, dove questa varietà copre 850 ettari dei 5.395 del vigneto complessivo Sudtirolese, quindi quasi il 16%, mentre il Kalterersee rappresenta il 38% della produzione di Vernatsch con 325 ettari. E proprio sulla Vernatsch, con cui produce Santa Maddalena e Kalterersee, si concentrano le maggiori attenzioni con un progetto di ricerca sperimentale. Il team aziendale guidato da Andrea Carpi, General Manager, con Gerhard Sanin, enologo, e Federico Curtaz, agronomo, ci ha condotto nel vigneto ai piedi della Mendola, l’altura principale che domina tutta l’area del Kalterersee, dove si stanno recuperando e riproducendo vecchie viti di Vernatsch.

?Da alcuni anni – racconta Gerhard Sanin – stiamo osservando la presenza sul territorio di vecchi vigneti caratterizzati da una modesta produzione e grappoli non troppo grandi. Si tratta di piante di 80 e anche 100 anni, che portano a vini con un colore più intenso, una maggiore presenza di tannini e buon bouquet. Si tratta del Kalterersee  delle origini?. Dalla selezione di 70 ceppi con queste caratteristiche Sanin ha realizzato un vigneto con 4000 viti innestate su una tipologia di portainnesto oggi non più utilizzata, in grado di garantire una maggiore longevità.

A partire dal prossimo anno verranno realizzate le micro-vinificazioni per comparare la resa di queste vecchie piante con quelle degli impianti moderni e valutare una selezione massale per la loro riproduzione.

Le sette annate in degustazione

La giornata ha poi trovato il suo climax durante una bella degustazione verticale di ben sette annate (2014-2007) del Leuchtenburg Kalterersee Classico Superiore DOC, l’etichetta di riferimento per la Vernatsch di Erste+Neue. Chi avrebbe mai pensato che fosse possibile un’occasione simile? Un vino – anzi, ricordate? un vinino – che di solito si definisce di pronta beva e si esaurisce nell’arco dell’annata successiva alla vendemmia, raramente lo si lascia evolvere e degustare fino a 8 anni dalla vendemmia (a meno che non ve lo dimentichiate su qualche scaffale della vostra cantina). Ebbene, il non sorprendente risultato di questa degustazione, è che potete tranquillamente “investire” sulla durata della Vernatsch, specialmente quando proviene da vigneti di una certa età (più vecchi sono, meglio è, perché il vitigno è vigoroso, e solo l’età della vigna insieme a una certa conduzione agronomica ne limita la resa potenzialmente eccessiva) e possibilmente da terreni leggeri e permeabili di origine calcarea e porfirica, come sono quelli del Kalterersee.

Mi rimarrà in mente l’annata 2010, annata secca e calda ma poi caratterizzata da un mese di agosto fresco, al punto di limitare al -25% la resa complessiva dei vigneti, uve con gradazioni zuccherine leggermente inferiori e un?acidità leggermente superiore. Una gran bella espressione di delicata frutta rossa con venature balsamiche, forse il campione più tipico del set, ampio e lungo, un po’ carnoso, in definitiva ottimo. Cinque anni sono probabilmente lo stato di maturazione ideale per questo vino (e di chissà quanti altri, se solo i produttori ce li conservassero nelle loro cantine!). E poi, molto bene anche l’annata 2012 e la non scontata 2007, dove il Leuchtenburg si dimostra ancora buonissimo, mantenendo l’eleganza e tutte le altre caratteristiche.

Peccato sia introvabile.

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Come argomento strettamente correlato, segnalo questo post del febbraio 2011: “Charta del Lago di Caldaro, la Schiava liberata“. Qui potete scaricare il file PDF della Charta del Kalterersee.

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[11/05/2015, 07:49] Il vino all?Expo 2015

Si è chiusa l’Expo 2015 di Milano, e con essa anche “Vino – A Taste of Italy”, il Padiglione del Vino realizzato dal Vinitaly.

Aristide – durante tutto il periodo della manifestazione – ha mantenuto un certo “silenzio radio” sulle polemiche, gli eventi, le perplessità e tutto l’ammasso (notevole) di comunicazione (auto-referenziale) generata dai questi 6, lunghi mesi di Expo.

Durante l’unica visita svoltasi lo scorso 2 luglio, ho avuto modo di visitare il Padiglione del Vino. Anziché raccontarvelo, lascio a voi farvi un’idea tramite un breve video che documenta una passeggiata all’interno dell’area dedicata alla degustazione dei vini:

Infine, come “servizio pubblico” ai lettori, provo a sintetizzare i risultati annunciati dagli organizzatori in una sola immagine:


Ecco il comunicato ufficiale rilasciato da Veronafiere, comprensibilmente enfatico nei toni:

Il bilancio di un?esperienza unica del Padiglione VINO ? A Taste of ITALY 

CONOSCENZA, CULTURA, FASCINO:

L?EREDITÁ DEL PRIMO PADIGLIONE DEDICATO AL VINO

NELLA STORIA DELL?ESPOSIZIONE UNIVERSALE SARÁ PORTATA NEL MONDO

 Fortemente voluto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e da Veronafiere-Vinitaly, è stato visitato da più di 2,1 milioni di persone, il 20% provenienti dall?estero, che sono state accolte sia lungo il percorso conoscitivo, sia degustativo da un team preparato e attento che ha contribuito a far vivere un?esperienza che resterà nel bagaglio culturale e di emozioni di tutti i visitatori.

Ieri a Milano, presso l?Unicredit Pavilion, la consegna a Veronafiere-Vinitaly del Premio Class Expo Pavilion Heritage Awards per il migliore Padiglione di un Unico Prodotto Alimentare.

 Verona, 31 Ottobre 2015 –  L?obiettivo del Padiglione VINO A Taste of ITALY era quello di affascinare, coinvolgere, far portare con sé un?emozione, un ricordo ed una suggestione legate alla conoscenza della cultura del vino italiano, dei territori nei quali viene prodotto, delle tradizioni di un paese che un tempo si chiamava Enotria, terra delle viti, del vino.

«Al termine di Expo possiamo dire di aver vinto la sfida ? sottolinea il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina -. Siamo la patria del Vino, con oltre 500 vitigni coltivati e con il primato di produzione riconquistato quest’anno. Con il Padiglione del Vino abbiamo mostrato al mondo la forza di questo settore, fatta di passione, storia e di una fortissima spinta all’innovazione. Un successo reso possibile da chi ha lavorato ogni giorno in questi sei mesi per rappresentare al meglio l’esperienza vitivinicola nazionale».

«Un grande lavoro di squadra, un impegno gestito in tempi strettissimi dall?ideazione alla realizzazione sino alla gestione durante i sei mesi di Expo che solo un organizzatore fieristico di grande esperienza e di specifica competenza nel settore vinicolo poteva affrontare con successo ? dice il Presidente di Veronafiere, Maurizio Danese ?. L?Expo non finisce oggi per noi. Il Padiglione è stato, grazie anche alle numerose delegazioni istituzionali e commerciali presenti, sia italiane che straniere, una straordinaria occasione di relazioni per la Fiera di Verona che può metterle a sistema a favore della propria attività, delle aziende e associazioni di categoria dei settori nei quali opera».

«L?esperienza del Padiglione VINO A Taste of ITALY prosegue ? specifica il Direttore GeneraleGiovanni Mantovani ?. A partire dal 50° Vinitaly, in programma a Verona dal 10 al 13 aprile prossimi, inizierà un percorso lungo il quale porteremo la conoscenza, la cultura ed il fascino del vino italiano e dei suoi territori, che attraverso di esso abbiamo raccontato, direttamente all?attenzione di altri paesi interessati dalle iniziative del Vinitaly International o che ci faranno richiesta per eventi legati alla promozione del made in Italy».

Fortemente voluto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e da Veronafiere-Vinitaly, il Padiglione VINO ? A Taste of ITALY, è stato visitato da 2,1 milioni di persone, il 20% provenienti dall?estero, che sono state accolte sia lungo il percorso conoscitivo, sia degustativo nella Biblioteca del Vino ? Enoteca del Futuro da un team preparato e attento che ha contribuito a far vivere un?esperienza che resterà nel bagaglio culturale e di emozioni di tutti i visitatori.

Più di 3600 le etichette proposte per 150 mila bottiglie e circa 800 mila degustazioni tra Enoteca del Futuro ? Biblioteca del Vino, ?Vino is Aperitivo?, eventi, seminari, workshop, wine tasting e visite di delegazioni internazionali e della stampa. Sono state 2000 le aziende che hanno presentato i loro vini e più di 500 gli eventi e i convegni promossi nelle Sale Convivium e Symposium.

Autorevoli partner del Padiglione VINO – A Taste of ITALY sono stati il Comitato Scientifico, presieduto da Riccardo Cotarella, con le iniziative ?Viaggio nell?Italia del Vino?, Gambero Rosso con i Tre Bicchieri, Civiltà del Bere con ?Italian Wine is More?, Club Papillon con la ?Giostra dei Wine Bar?, Cronache di Gusto con ?La bellezza del vino? e ?I vini bussola?, Doctor Wine di Daniele Cernilli con ?Il giro d?Italia in 80 vini? e le degustazioni organizzate con AIS e ONAV.

Un successo sottolineato anche dal riconoscimento ricevuto ieri a Milano presso l?Unicredit Pavilion Premio Class Expo Pavilion Heritage Awards per il migliore Padiglione di un Unico Prodotto Alimentare.

A ritirare il Premio il Presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, eletto il 27 ottobre scorso, il Presidente uscente, Ettore Riello, che è stato ringraziato per il grande lavoro svolto, anche in vista dell?Expo, il Direttore Generale, Giovanni Mantovani, l?architetto Italo Rota, che ha curato l?allestimento del Padiglione e Riccardo Cotarella, presidente del Comitato scientifico.

Class Expo Pavilion Heritage Awards

I Class Expo Pavilion Heritage Awards sono stati dedicati ai padiglioni e ai cluster che meglio hanno saputo interpretare e comunicare il tema dell?esposizione universale, ?Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita?, lasciando così la migliore eredità, in termini di impatto, interesse, cambiamento delle abitudini di consumo e rispetto per quanto il pianeta produce.

Gli Awards sono stati ideati e organizzati da Class Editori, insieme con Laureate International Universities, il network di 80 università in 29 Paesi cui fanno capo, a Milano, Domus Academy e NABA (Nuova Accademia di Belle Arti Milano). Advisor scientifici, l?Associazione mondiale degli Agronomi (WWA) e il Consiglio dell?Ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali. IBM ha supportato l?iniziativa come Official Sponsor.

Di primissimo piano la giuria internazionale che ha assegnato i riconoscimenti, dopo aver valutato anche il lavoro di un?equipe di studenti di NABA e Domus frutto di un?accurata ricerca e confronto nel corso dei sei mesi di Expo 2015: Letizia Moratti, Romano Prodi, il Cardinale Tagle, Shenggen Fan, Maria Cruz Alvarez ed il Premio Nobel Eric Maskin.

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L’immagine dell’infografica è tratta dal sito La Provincia del Sulcis Iglesiente.

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