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Mondo Di Vino
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[12/01/2016, 22:05] Cartoline dal 610mo meeting VG @Ristorante Il Cascinalenuovo ? Isola d?Asti (AT) ? Chef Walter Ferretto

Appena entrati al Cascinalenuovoáper il nostro evento l’accoglienza riservata ai nostri Amici Gourmet Ŕ stata inequivocabile: una coppia di giganteschi tartufi bianchi, che i patron Walter e Roberto Ferretto, rispettivamente chef e direttore, esibivano con orgoglio, facendo ben presagire il tema del pranzo. Come di consueto, un percorso lungo e generoso, punteggiato da un vero e proprio menu nel menu dedicato al tubero pi¨ prezioso del mondo: un elegantissimo aperitivo, il Cornetto croccante e patŔ di faraona e tartufo bianco, e poiáfonduta, gli immancabili tajarin e persino un dessert, tutti impreziositi da un’abbondate “grattata”. I piatti di Walter sono stati un omaggio al sontuoso autunno piemontese, culminati nel magistrale Riso carnaroli “gran Riserva”, rag¨ e costina di agnello, castagneáe lardo, ma non sono mancate le incursioni mediterranee da sempre parte integrante della cucina del Cascinale. Accompagnati con disinvoltura da Roberto Ferretto e il suo staff tutto al femminile, questa di Isola d’Asti si Ŕ confermata una tappa imprescindibile, in cui sentirsi sempre a casa.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 24 Marzo 2007
-> Reportage del 1 Luglio 2009
-> Reportage del 19 Luglio 2010
-> Meeting del 10 Novembre 2010
-> Meeting del 16 Novembre 2011
-> Meeting del 31 Ottobre 2012
-> Meeting del 13 Novembre 2013
-> Meeting del 19 Novembre 2014
-> Meeting del 14 Novembre 2015

L’ingresso del locale

Sala e mise en place

Il tavolo Amici Gourmet

Il profumatissimoáTartufo Bianco!

Ed ecco VG con lo Chef/Patron Walter Ferretto e il Patron Roberto Ferretto

Il nostro menu personalizzato

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Aperitivo

Metodo Classico Brut Chardonnayá? Terre di San Rocco

Cornetto croccante e patŔ di faraona e tartufo bianco

Millefoglie di lingua di vitello e foie gras

Lonzino stagionato e formaggino di latte Inalpi

Panna cotta al tonno

Spugne green-formaggino di latte Inalpi

Testina di vitello e micro peperonata

Semolino dolce e salsiccia nostrana

Lo chef arriva in salaáperáaccogliere i nostriáAmici Gourmet

Qui lo chef con VG e il prossimo super stuzzichino

Focaccina, fettine di latte Inalpiáe acciughe del Cantabrico

VG e lo chef Ferretto conál’ultimo piatto-aperitivo

Caciotta Kremina Inalpi alle erbe aromatiche

Cin cin Chef!

Un brindisi tutti insieme!

Il Patron Roberto Ferretto ci presenta il prossimo vino in abbinamento

CuvÚe Annamaria Clementi 2006 Magnum – Ca’ Del Bosco

Pane

Tipologie di pane: bianco,áintegrale con semi, focaccia bianca e grissini.

Piattooo!!

Ricciola marinata, cime di rapa, agrumi e anice stellato

Un brindisi anche con Roberto Ferretto!

Scampo, finocchio, lamponeáe pistacchio

Carciofo e BaccalÓ

Langhe Chardonnay GrÚsy 2011 – Marchesi di GrÚsy

Non il solito… bouquet

Per la prossima portata lo chef Ferretto ci onora del suo personale tocco finale: una pioggia di tartufo

Fonduta di Raschera Dop, cardo gobbo di Nizza eáanimelle di vitello

Limpronta RuchÚ di Castagnole Monferrato Docg 2011 Magnum – Montalbera

Prossima portata preparata in sala dallo chef in Pentola d’oro Agnelli

VG e lo chef presentano il piatto

Riso carnaroli “Gran Riserva”, rag¨ e costina di agnello, castagneáe lardo

Ci prepariamo a ricevere la prossima portata con il servizio puntuale delleáchef de rang Chiara Vergano…

… eáRoza Manasieva…

…ásquadra diretta diligentemente dal Patron Robertoá

Barolo 2006 Docg –áTerreDaVino

Coda di manzo al vino rosso, polenta 8 file Mulino Marino e scalogno

Ornati Langhe Doc 2000 – Tenuta Rocca

Prossimo piatto in arrivo

Questa volta Ŕ Roberto a rifinire il piatto con il Tartufo!

Fuori pista: tajarin al tartufo!

Melograno e zenzero frozen

La Serra Moscato d’Asti Docg 2015 – Marchesi di GrÚsy

Un brindisi conái due Patron

Zabajone, marroni, nocciole eátartufo bianco

Coccole finali

Krumiri

Brutti ma buoni

Tortino al cioccolato e praline di cioccolato bianco e pistacchio

Pompelmo rosa candito

Tartufi conágruŔádi cacao

CaffŔ

Salutiamo e ringraziamo la brigata di cucina con lo Chef/Patron Walter Ferretto…

… e quella di sala con il Patron Roberto Ferretto!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

Consulta il calendario eventi qui e iscriviti!

Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della seicentodecima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Albergo Ristorante Il Cascinale Nuovo
14057 Isola D?asti (AT)
Statale Asti-Alba, 15
Tel. 0141.958166
Fax 0141.958828
Chiuso domenica sera e lunedý. A pranzo aperto solo su prenotazione
E-mail: info@ilcascinalenuovo.it
Sito internet: www.ilcascinalenuovo.com

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

Essere un nostro associato significa ricevere inviti personali per oltre 100 eventi (annuali) imperdibili che organizziamo per i nostri soci, un ricco calendario di eventi settimanali (aperitivi, pranzi, cene, serate mixology, degustazioni di grandi vini e di cibi rari e preziosi) privati ed esclusivi (Roadshow of Excellence Tour), tappe ufficiali che in Italia ogni anno vengono ospitate dalla migliore selezione di tutti gli 8 tre stelle, dei 38 due stelle e da una buona parte dei 288 ristoranti stellati Michelin, oltre che da una attenta selezione di Hotel 5 ***** stelle, SPA resort e relais selezionati tra i pi¨ prestigiosi e rappresentativi.

Breaking News – Eventi Enogastronomici esclusivi. (Media Partner) Sponsored By Amici Gourmet Network esclusivo di appassionati Gourmet.

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[12/01/2016, 08:29] Post un po' natalizio, un po' autocelebrativo, ma del resto uno che blogga a fare?
Dovessi spiegare cos'Ŕ la mia enoteca, in questa fase del millennio, ormai finirei per dire che Ŕ la mia cantina personale. Quel che vendo Ŕ quel che mi piace, e tratto gli scaffali della mia enoteca come fossero appunto la mia cantina, la mia riserva personale - solo che poi, in aggiunta, vendo quel che c'Ŕ dentro. 

Non ho obblighi o legami con l'industria enologica, nÚ sento la necessitÓ di vendere vini da un euro e novantanove: ci sono giÓ i supermercati, per quella roba. Quindi appunto mi piace quel che vendo e vendo quel che mi piace. Raramente in cantina pu˛ esserci qualcosa meno performante (come dicono quelli bravi) e i motivi possono essere numerosi. Quel vino per esempio sta passando una fase riduttiva, oppure Ŕ troppo giovane, quindi non Ŕ pronto. In quei casi mi limito a sconsigliarlo al cliente: "lascia perdere questo [segue motivazione], piuttosto vedi quest'altro..."

Solitamente fanno una faccia strana a quel punto. A volte gli attacco la spiega che leggete adesso, altre volte no, e permangono in un divertito spiazzamento.

Gestire un'enoteca come fosse una cantina personale a volte provoca conseguenze curiose. Per esempio quando una referenza sta per finire, quando vedo la pila di casse scendere, rallento progressivamente la proposta di quell'etichetta ai miei clienti.

CioŔ, un po' mi spiace che stia finendo, ecco.

A volte un certo vino finisce davvero. E allora in attesa dell'arrivo dell'annata successiva (ammesso anche che mi sia piaciuta, ve l'avevo detto che qui Ŕ un po' strana la faccenda) lascio lo spazio vuoto sullo scaffale. C'Ŕ un buco. Il cliente a volte mi chiede: e come mai lý non c'Ŕ niente? Quello Ŕ il posto del vino di [nome del produttore] - rispondo io. Adesso non c'Ŕ, ma tornerÓ. Quello Ŕ il posto suo, che aspetta.

Altre volte riesco a rallentare la vendita quanto basta, in attesa dell'arrivo successivo. In questo caso capita un fatto altrettanto divertente: riesco ad avere quello che si chiama profonditÓ della carta, cioŔ varie annate a ritroso di una certa etichetta. Quindi propongo, in alcune confezioni regalo, vere e proprie verticali di annate per alcuni vini. A Natale Ŕ il genere di omaggio che appassiona molto l'enofilo, ma anche solo il curioso: percorrere l'evoluzione di un vino attraverso tre o quattro vendemmie Ŕ una delle robe pi¨ simili al viaggio nel tempo che ci siano concesse, allo stato attuale della scienza.

Ma a proposito di tempo, di Natale e 25 Dicembre. Questo Natale sarÓ il venticinquesimo che passo nella mia cantina. Sono 25 anni ormai, e ragazzi, che dire? Mi sembra ieri che ho alzato la saracinesca la prima volta.

Nell'immagine: quattro annate disponibili del Feld di Kobler, supremo traminer aromatico altoatesino. La vendemmia 2015 sta finalmente arrivando. Cosý capite anche perchÚ negli ultimi tempi non vi proponevo pi¨ le residue bottiglie del 2014: stavo temporeggiando.

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[11/30/2016, 22:00] Blend4 ? Azzate (VA) ? Patron Ivano Antonini e Luigina Gazzola, Chef Davide Gambitta

Grandi novitÓ per il Blend 4 in quel di Azzate (VA). Ad accoglierci gli storici patron Ivano Antonini e la sua sorridente consorte Luigina Gazzola. Assente invece la coppia Martini – Maesani, che ha deciso di lasciare agli amici la gestione del locale per dedicarsi a nuovi progetti. Grandi cambiamenti anche dietro ai fornelli: dall’autunno 2016, infatti, l?ex sous chef Davide Gambitta ha preso le redini della cucina e, a quanto abbiamo constatato, ricopre questo ruolo con competenza, passione e un pizzico di creativitÓ. In occasione della visita dei VG, lo staff ha creato un menu degustazione ad hoc, dove ogni portata Ŕ stata servita con i vini selezionati da Ivano dalla fornitissima cantina del ristorante. In carta, ingredienti esclusivamente stagionali selezionati da piccoli produttori provenienti da tutto lo Stivale. Su tutti, il trionfo di salumi toscani serviti all’aperitivo, tutti prodotti dalla Fattoria di Rimaggio di Pergine Valdarno (AR).

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 7 ottobre 2013
-> Meeting dell?11 gennaio 2014
-> Meeting del 28 febbraio 2015
-> Meeting del 27 febbraio 2016

Il borsino delle guide cartacee 2017
Michelin non segnala
Espresso assegna un cappello (nel 2016 un altro sistema di valutazione)
Gambero Rosso lo segnala come ottimo wine bar, assegnandogli una doppia bottiglia

Ingresso

Sala

Mise en place

Il tavolo nella cantina del Blend4

Il famoso grottino dei salumi

Le golositÓ al bancone

Lo chef Davide Gambitta all’opera

Dietro le quinte si puliscono gli sgombri!

Menu

Riportiamo, come sempre, il menu degustazione e quello alla carta.

La carta

Affinati

Tutti i salumi serviti provengono dalla Fattoria di Rimaggio di Pergine Valdarno (AR)
Acciughe di Sciacca, mozzarelline di bufala e prezzemolo ? 10,00
Prosciutto toscano tagliato al coltello ? 10,00
Selezione di salumi toscani affinati nel nostro grottino ? 10,00
Selezione di formaggi, serviti con confettura di frutta e miele. ? 12,00

Antipasti

Salmone marinato agli agrumi, caviale d’aringa, pan brioche e yogurt greco ? 13,00
Polpo arrosto, cavolfiore e capperi ? 14,00
Battuta di vitellone Blend4 ? 13,00
Lumache, topinambur, finferli trifolati e spinaci ? 14,00

Primi

Spaghettoni Gerardo di Nola, aglio, olio, peperoncino, gamberi rossi crudi e bottarga di muggine ? 15,00
Tortelli di gallinella, sedano rapa e lenticchie ? 13,00
Gnocchi di zucca, spuma di ricotta di pecora e semi di zucca tostati ? 12,00
Risotto allo zafferano, petto d’anatra, caffŔ e foie gras ghiacciato ? 14,00

Secondi

BaccalÓ confit, finocchi fondenti, olive taggiasche e scalogni in agrodolce ? 19,00
Pescato del giorno al cartoccio, verdure di stagione e salsa di alici ? 17,00
Guancia di vitello brasata, scarola, nocciole, uvetta e castagne ? 16,00
Piccione in due cotture, purŔ di patate, porcini e frutti di bosco ? 25,00

La ciccia

Tutte le bistecche sono di razza Scottona, il loro peso parte da 1,1/1,2 kg e sono servite con quattro diversi contorni a seconda della stagione

La Bistecca alla Fiorentina (frollatura 20 giorni) ? 5,00 x hg
La Bistecca alla Fiorentina (frollatura 30 giorni) ? 6,00 x hg
La Bistecca alla Fiorentina (frollatura 40 giorni) ? 7,00 x hg

Dolci

Cantucci della casa & Vin Santo ? 5,00
Torte del giorno ? 5,00
Il gelato Blend 4 ? 5,00
Tartufo di nocciole e cioccolato ? 8,00
Il bicchiere del goloso ? 8,00
Cioccolato biondo, caramello salato, pistacchio e frutto della passione ? 8,00

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Aperitivo

Cominciamo con una selezione di salumi toscani, prontamente affettati da Luigina Gazzola

Franciacorta Brut – 1701 Franciacorta

Per proseguire… Sarde gratinate con pane ed erbe fatte essiccare da noi e servite con maionese al riccio di mare, nero di seppia e ostrica; acciughe di Sciacca, mozzarelline di bufala e prezzemolo

Franciacorta Extra Brut – Arcari + Danesi

Pane

Tipologie di pane: sciocco senza sale, focaccia fatta in casa e grissini del Pastificio Patti.

Piattooo!

Salmone marinato agli agrumi, caviale d’aringa, pan brioche e yogurt greco

Riesling Mosel – Ferdinand Krebs

Polpo arrosto, cavolfiore e capperi

Lumache, topinambur, finferli trifolati e spinaci

Verdicchio Riserva Classico Il Cantico della Figura Castelli di Jesi 2012 ? Andrea Felici

Il patron Ivano Antonini serve VG

Tortelli di gallinella, sedano rapa e lenticchie

Gnocchi di zucca, spuma di ricotta di pecora e semi di zucca tostati

Ograde Venezia Giulia igt ? ?kerk

Ultimi ritocchi al risotto

Risotto allo zafferano, petto d’anatra, caffŔ e foie gras ghiacciato

Pinot Nero 2013 ? Podere della Civettaja

Piccione in due cotture, purŔ di patate, porcini e frutti di bosco

Vino da Tavola 1987 Gaiole in Chianti ? Capannelle

BaccalÓ confit, finocchi fondenti, olive taggiasche e scalogni in agrodolce

Ovada Docg Vigneto Ninan 2008 ? Rossi Contini

La sorridente Melania Bote serve il dessert

Morbido al cioccolato bianco e finocchietto selvatico, mandorle e limone

Marsala Superiore Oro Riserva Vigna la Miccia doc ? Marco de Bartoli

CaffŔ e coccole finali

CaffŔ Illy

La squadra in cucina: lo chef Davide Gambitta affiancato dai sui collaboratori, Gianpietro Vizza e Davide Azzimontiá

Gin Tonic defaticante

Hendrick?s Gin e acqua tonica Ferver Tree.

Luigina in veste di bartender

VG, Ivano e Luigina, un brindisi con i padroni di casa

Cucina

Una cucina immediata quella del giovane Davide Gambitta, i cui piatti sono dominati da pochi ingredienti, assoluti protagonisti delle ricette. Grande attenzione viene data alla stagionalitÓ dei prodotti, selezionati con cura dai migliori artigiani del gusto provenienti da tutto lo Stivale.

Servizio e accoglienza

Professionale e sorridente, la coppia Antonini – Gazzola Ŕ indubbiamente vincente. Il cliente Ŕ accolto con calore e famigliaritÓ, Ivano e Luigina poi riescono subito a entrare in sintonia con ciascuno dei loro ospiti. Impagabile l?opportunitÓ di lasciarsi guidare dal Miglior Sommelier d?Italia 2008 nella scelta dei vini da abbinate alle varie portate.

Conclusioni

Il Blend4 si trasforma, ma la sostanza non cambia. Un locale piccolo e raccolto, arredato con gusto e semplicitÓ. Al suo interno si trovano grandi professionisti, etichette eccezionali e una cucina di livello. Vale sicuramente la pena fare una deviazione!

Valutazioni: [* * * * *]

Cucina ? Servizio ? Location ? Cantina ? Coccole

Viaggiatore Gourmet

Blend 4 ? Spirito Enogastronomico
21022 Azzate (VA)
Via Piave, 118
Tel. 0332457632
Chiuso il mercoledý e la domenica a cena
E-mail: info@blend4.it
Sito internet: www.blend4.it

 

 

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[11/29/2016, 22:05] Breaking News: Dopo la ristrutturazione l?Hotel Eden di Roma riaprirÓ ad Aprile 2017 ? Gruppo Dorchester Collection

La Dorchester Collectionáha annunciato la riapertura della sua decima proprietÓ, l?Hotel Eden Roma, adáaprile 2017ácon un evento riservato alla stampa e ai new media presso l’Hotel Principe di Savoia di Milano, l’altro albergo italiano della Dorchester Collection.
Grazie a un importante progetto di ristrutturazione iniziato nel mese di novembre del 2015, l?hotel ritroverÓ un nuovo splendore, pur rispettando lo storico fascino e lo spirito del luogo. Alla riapertura, l?hotel svelerÓ 98 accoglienti nuove camere e suite, e offrirÓ un?esperienza culinaria accattivante e dinamica insieme a un?innovativa proposta dedicata agli intenditori del buon bere e dell?arte della miscelazione; sullo sfondo, una vista suggestiva e unica della CittÓ Eterna. L?Hotel Eden ospiterÓ anche una nuova SPA con quattro eleganti suite. nel cuore di Roma in cui rilassarsi e prendersi cura di sÚ, grazie a esclusivi rituali di benessere e trattamenti firmati Sonya Dakar e Officina Profumo -ş Farmaceutica di Santa Maria Novella; sarÓ inoltre presente uno spazio dedicato a manicure e pedicure e un blow?dry bar per una rapida messa in piega.
Il progetto di ristrutturazione e design coniuga uno stile moderno e contemporaneo con l?atmosfera classica e autentica di una signorile residenza romana. I lavori sono stati affidati agli interior designer Bruno Monaird e Claire Betaille dello studio 4BI &AssociÚs, e a Patrick Jouin e Sanjit Manku dello studio Jouin Manku.Moinard, che in passato si Ŕ occupato del restyling di alcune aree pubbliche de l?H˘tel Plaza AthÚnÚe e, nel 2014, del ?The Grill? al The Dorchester, ha curato l?interior design della lobby, delle camere edelle suite dell?Hotel Eden; Patrick Jouin e Sanjit Manku hanno realizzato l?interior design dei ristoranti.

Il Direttore Luca Virgilio afferma: ?L?Hotel Eden vanta una ricca storia e tradizione, nonchÚ una posizione prestigiosa nel cuore di Roma. Puressendo giÓ considerato uno dei migliori hotel al mondo, la ristrutturazione darÓ nuova vita alla proprietÓ, aprendo un nuovo importante capitolo. Il nostro obiettivo Ŕ creare una struttura d?eccellenza che continui ad attirare e sorprendere, con un?impeccabile accoglienza italiana, sia i sofisticati viaggiatori internazionali sia l?elegante clientela locale romana?.

Il progetto “Nuovo Eden”

L’ingresso

Reception Desk

Foyer Sala Borghese

La libreria

Lobby

L?elegante lobby accoglie gli ospiti con una calda luce dorata proveniente dal soffitto aureo a cassettoni e dalle pareti impreziosite da decorazioni fatte a mano.Il pavimento in marmo nei toni del bianco, nero e grigio crea un?atmosfera contemporanea che contrasta in modo armonico lo stile romano della Reception e del Concierge, dove si possono ammirare stele classiche ornate finemente. Nella libreria, il gioco diillusioni dell?affresco sopra il camino, crea una sorprendente prospettiva.

Le Camere

Per la ristrutturazione delle 98 camere e suite, l?architetto e designer di fama mondiale Bruno Moinard combina uno stile contemporaneo con il fascino dello stile classico romano della proprietÓ, con un raffinato uso di pregiati tessuti, magnifiche opere d?arte e complementi d?arredo ispirati al luogo e creati su misura. Sofisticate ed eleganti nel design, le camere e le suite offrono spazi luminosi e ariosi, con alti soffitti e grandi finestre che incorniciano la bellezza di Roma, grazie alla posizione centrale e panoramica dell?hotel. Gli eleganti nuovi bagni, nei toni del bianco e dell?oro, sono decorati con mosaici fatti a mano, preziosi marmi, dotati di spaziose vasche da bagno e cabine doccia con un rilassante getto a pioggia e lussuosi prodotti Bottega Veneta. Le camere vantano le pi¨ moderne tecnologie tra cui il controllo personalizzato di luci e climatizzazione, Wi-ş?Fi ad alta velocitÓ, televisori HD Bang & Olufsen e impianti audio con connessione Bluetooth.
Per un?esperienza ancora pi¨ lussuosa e confortevole, le suite Classic, Prestige e la Suite Villa Malta offrono ampi ingressi e spaziosi soggiorni.

Prestige Room

Classic Room

Suite living Room

Suite Bedroom

La Penthouse Suite

IláGiardino Ristorante & Bar

Il Bar sarÓ aperto dalle 11:00 del mattino fino all?una di notte e offrirÓ un?atmosfera vibrante e cosmopolita, in cui gli ospiti potranno godere diuno splendido panorama durante il giorno e ammirare il bagliore notturno delle luci della cittÓ. Il Bar Ŕ meta ideale per un aperitivo o un dopo cena con la sua offerta di cocktail classici e innovativi. Il menu include anche una selezione di pregiate birre artigianali e, per i pi¨ giovani, cocktail analcolici invitanti, spremute di frutta fresca, centrifughe ed estratti, con la possibilitÓ di pranzare e cenare ad ogni ora, grazie all?offerta proposta da Il Giardino. Dalle ore 19:00, sullo sfondo delle luci scintillanti di Roma, gli ospiti saranno intrattenuti dall?accompagnamento musicale del Bar.

Il Giardino offre un?oasi di tranquillitÓ in cui rifugiarsi dalle strade, a volte caotiche, di Roma ed Ŕ la cornice ideale per una serata rilassante da trascorrere ammirando il suggestivo tramonto sui tetti della cittÓ. Il Giardino vanta una meravigliosa terrazza all?aperto per cenare o per sorseggiare un drink con una spettacolare vista della CittÓ Eterna.

Gli ospiti potranno gustare, durante tutta la giornata, una moderna reinterpretazione della classica cucina italiana. Grazie alla scelta di prodotti freschi, stagionali e biologici, Il Giardino offre una gamma di cibi leggeri e sani per la prima colazione, il pranzo e la cena, e una selezione di piatti di pasta, pizze e cicchetti (tapas in stile italiano) per chi desidera stuzzicare qualcosa. Aperto tutti i giorni dalle 7:00 del mattino all?una di notte, Il Giardino pone particolare attenzione alle esigenze delle famiglie, grazie al menu speciale per i bambini, e alla possibilitÓ di ordinare piatti da condividere. La sera, gli ospiti saranno intrattenuti da musica di sottofondo. Gli interni raffinati e sofisticati creano angoli moderni e confortevoli per i pranzi di lavoro, con una vista mozzafiato su Roma, per un?esperienza unica. Gli elementi d?arredo si trasformeranno nel corso della giornata, cambiando l?atmosfera e il fascino dell?ambiente, per interpretare ogni momento del giorno, adattandosi alla dinamicitÓ della cittÓ.

La terrazza

La Terrazza Ŕ il fiore all?occhiello dell?Hotel Eden. Situata all?ultimo piano, offre una cucina mediterranea stagionale, creativa ed innovativa, e una vista incantevole di Roma. A capo della Brigata di cucina de La Terrazza, lo Chef Stellato Fabio Ciervo, Executive Chef, propone raffinati piatti sapientemente preparati con eccezionali materie prime, ingredienti freschi di altissima qualitÓ selezionati in base alla stagione, presentati con guizzo creativo e tocco distintivo.

La Terrazza, aperta solo di sera, pu˛ accogliere fino a 49ospiti e offre un esclusivo Tavolo dello Chef, per 8 persone, dove si pu˛ mangiare, ammirando lo Chef all?opera.Un?esperienza unica, ideale per celebrare eventi e occasioni speciali.

La ricca tradizione degli artigiani italiani ha influenzato lo stile de La Terrazza, decorata con preziosi legni laccati ed eleganti arredi fatti a mano.

La SPA suite

Nell?ambito del progetto di ristrutturazione, l?Hotel Eden realizzerÓ una nuova Spa urbana, con quattro suite e un?area manicure e pedicure in cui farsi coccolare econcedersi momenti di benessere firmati Sonya Dakar e Officina Profumo – Farmaceutica di Santa Maria Novella, una delle pi¨ antiche farmacie al mondo, fondata nel 1612, che oggi produce esclusivi prodotti di bellezza di lusso.

La presentazione Ŕ avvenuta nell’elegante Presidential Suite dell’Hotel Principe di Savoia di Milano

L’aperitivo offerto dall’Hotel

Tour dellaáPresidential suite del Principe di Savoia

VG con l’executive chef Fabio Ciervo, deláristorante la Terrazza dell’Eden di Roma

Hotel Eden, Roma

Situato nel cuore del centro storico di Roma, l?Hotel Eden vanta una posizione privilegiata, a due passi da Piazza di Spagna, una delle piazze pi¨ famose di Roma, e dalla suggestiva Villa Borghese. Un?oasi nel cuore della cittÓ con una ricca tradizione in cui, sin dall?apertura nel 1889, hanno soggiornato regnanti, dignitari e celebritÓ. L?hotel Ŕ rinomato anche per il raffinato ristorante all?ultimo piano dal quale si pu˛ ammirare una vista spettacolare sulla CittÓ Eterna e sulla cupola di San Pietro.

Dorchester Collection

La Dorchester Collection Ŕ una collezione di hotel che include alcune tra le pi¨ esclusive ed eleganti proprietÓ di lusso al mondo, in Europa e negli Stati Uniti. Ciascun unico e riflette la personalitÓ autentica della destinazione, insieme alla sua storia e cultura. Grazie alla forte esperienza e alla capacitÓ di acquisire e gestire alcuni tra i pi¨ importanti hotel del mondo, l?obiettivo della Dorchester Collection Ŕ creare una collezione straordinaria di hotel iconici, totalmente di proprietÓ o di proprietÓ parziale, e di stipulare accordi di gestione. Il portafoglio attuale della Dorchester Collection comprende i seguenti alberghi (in ordine di ingresso nel gruppo): The Dorchester, Londra; The Beverly Hills Hotel, Beverly Hills; Le Meurice, Parigi; H˘tel Plaza AthÚnÚe, Parigi; Hotel Principe di Savoia, Milano; Hotel Bel?Air, Los Angeles; Coworth Park, Ascot, UK; 45 Park Lane, Londra; Le Richemond, Ginevra; Hotel Eden, Roma.

Il servizio di prenotazioneádell’Hotel Eden Ŕ giÓ attivo sul sito internet al seguente indirizzo:
https://www.dorchestercollection.com/it/rome/hotel-ş?eden/

Viaggiatore Gourmet – Media Partner

Hotel Eden
00187 Roma
Via Ludovisi, 49
Tel. +39 06 478121
E-mail: reservations.her@dorchestercollection.com
Sito internet: www.dorchestercollection.com/it/rome/hotel-eden/

Location Presentazione

Hotel Principe di Savoia
20124 Milano
Piazza della Repubblica 17
E-mail: info.hps@dorchestercollection.com
Sito internet: www.hotelprincipedisavoia.com

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[11/28/2016, 22:05] Byblos Art Hotel Villa AmistÓ e Ristorante AmistÓ 33 ? Corrubbio di S. Pietro in Cariano (VR) ? Fam. Facchini, GM Luigi Leardini, Chef Marco Perez

Una sontuosa villa cinquecentesca a Corrubbio di Negarine, nel cuore della Valpolicella, a pochi chilometri da Verona, completamente ristrutturata dalla Famiglia Facchini, proprietaria del marchio Byblos, che l?ha trasformata in un esclusivo hotel 5 stelle luxury. Il Byblos Art Hotel Villa AmistÓ rappresenta anche la grande passione per l?arte contemporanea che anima la Famiglia Facchini: tanto le aree comuni quanto le 59 camere arredate secondo le ultime tendenze del design dall?architetto Alessandro Mendrini sono infatti accomunate da un unico fil rouge, i capolavori della collezione di famiglia. Questi poi si combinano armoniosamente agli arredi, che portano le firme dei maggiori designer internazionali, da Gio Ponti a Philippe Starck. Arte, moda e design, una felice combinazione che ha portato Villa AmistÓ a ricevere numerosi riconoscimenti internazionali e ad affiliarsi al prestigioso brand degli Small Luxury Hotels of the World. Tutt?intorno alla Villa, il grande parco progettato dall?architetto Gianfranco Paghera, dove d?estate Ŕ possibile approfittare della piscina all?aperto e del Pool Bar adiacente, e dove, sempre nella bella stagione, Ŕ possibile cenare in un?atmosfera suggestiva sotto grandi gazebi in ferro battuto decorati a mano.

Il borsino delle guide cartacee 2017
Michelin assegna quattro casette all’hotel, mentre al ristorante 3 coperti e il piatto (nel 2016 segnalava solo l’hotel)
Espresso lo segnala come novitÓ
Gambero Rosso non segnala

Lo staff dell?hotel

General Manager/ Sales and Marketing Manager: Luigi Leardini; F&B: Alice Faustini; Bar Manager: Diego Baietta; Capo Ricevimento: Sara Bertoncini; Chef Concierge: Sara Bertoncini; SPA Manager: Giorgia Galvanini; Housekeeping: Michaela Craciunescu.

La squadra del Ristorante AmistÓ 33

Executive chef: Marco Perez; sous chef: Gianpaolo Burba; secondo maţtre: Rossella Saba; chef de rang: Mirko Rossi; sous pastry chef: Ivan Zanfino.

L’ingresso

Il parco

La fontana del viale d’ingresso

Sculture in giardino

La piscina all’aperto

Il gazebo del Pool Bar

Il portico dell’hotel

La Hall

Le opere della collezione di famiglia esposte nelle aree comuni dell’hotel

La lounge

Gli interni

La sala meeting

L’Espace Byblos SPA

Espace Byblos Ŕ l?intima ed esclusiva SPA in stile pompeiano dotata di solarium, zona relax con vitality pool, sauna, bagno turco, idromassaggio, chaise-longue in mosaico, e un ampio men¨ di preziosi trattamenti per il benessere psico-fisico. Grazie alla nuova collaborazione con il marchio Anmin, da Espace Byblos si potranno sperimentare i rituali legati agli elementi acqua e fuoco abbinati ai prodotti infusi con oro 24 carati.

Il listino dei trattamenti dell’Espace Byblos SPA.

L’ingresso

La sala per i massaggi di coppia

La vitality pool

La sala fitness

Dettagli degli interni ai piani

Le camere

Le tariffe delle camere variano da 350 ? in bassa stagione a 395 ?, quelle delle suite da 480 ? in bassa stagione a 1.600 ?.

La Presidential Suite

La Mendini’s Cult Suite

La Junior Suite Executive

La Mendini’s Island Junior Suite

La camera Superior

La Suite Executive di VG

Il benvenuto dell’hotel

Il mini bar

La selezione di vini e bollicine

La camera da letto

La sala da bagno

Amenities

La sala delle colazioni

Il buffet

VG opta per una sana spremuta

La colazione di VG

Il Peter’s bar

Il Peter?s Bar Ŕ il luogo raffinato ed eleganti, ideale per sorseggiare cocktail d?autore e golosi aperitivi gourmet, anch?essi firmati dallo chef Marco Perez.

La cantina dell’hotel

Per gli appassionati del nettare degli Dei, i sommelier dell?hotel sono pronti ad accompagnare gli ospiti in degustazioni guidate nell?antica cantina a volta, che custodisce oltre 400 etichette italiane e internazionali.

Giardino d’inverno

Una veranda dall’atmosfera intima e discreta dagli eleganti arredi retr˛ che d?inverno ospita eventi mondani e incontri di lavoro.

Ristorante Atelier

Il Ristorante Atelier offre ai propri ospiti, clienti dell?hotel, ma anche visitatori esterni, un?atmosfera informale e rilassata. In carta, la proposta gastronomica privilegia i prodotti del territorio, rielaborati con accostamenti e ricette originali e innovative.

Pranzo al ristorante AmistÓ 33

La proposta gourmet del Byblos Art Hotel Villa AmistÓ Ŕ rappresentata da AmistÓ 33, il ristorante guidato dallo chef stellato Marco Perez: 25 posti a sedere in un?atmosfera intima ed elegante, dove lasciarsi guidare dai men¨ degustazione nati dalla straordinaria creativitÓ dallo chef.

Sala e mise en place

Menu

Riportiamo, come sempre, i menu degustazione e quello alla carta.

Degustazione Lasciati accompagnare tra sapori, profumi e colori
9 portate 95 ?, 6 portate 70 ?

Ricotta e tartufo, lime e menta
Salmerino e fumo
?Limonata al pomidoro? e mela verde
Puntarelle e pecorino, lenticchie croccanti
Scampi e zucca, guanciale e polenta nera
Patata e mozzarella, tartufo nero e coniglio
Risotto e robiola, trombette del morto e cenere
Tortello astice e carciofo
Cannellini e cipollotto
Maialino e bottarga, cime di rapa e acciuga ghiacciata
Bosco e muschio, menta e abete rosso
Latticello e lamponi, limone e liquirizia
Un albero di mele

Gli Indimenticabili

Una seppia in rosa 40?
CaffŔ di scampi, finocchio e lime 40?
Manzo e amatriciana 40?
Risotto e caprino, cenere e bottarga d?anitra 28?
Mezzo pacchero e cannocchie, vongole e verdure verdi 28?
Spaghettone e carote, riccio e limone 28?
Piccione e gambero, lamponi e liquirizia 40?
Manzo e ostrica, bietine e ginepro 40?
Riso nero e tiramis¨ 22?

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Ci accoglie lo chef Marco Perez

Aperitivo

Tipologie si stuzzichini: ricotta e tartufo, lime e menta; salmerino e fumo.

Franciacorta SatŔn 2009 – Gatta

Pane

Tipologie di pane: di semi integrale all’Amarone; al vapore con farina Petra 5/6/9; crakers alla canapa; grissini con polenta e semola.

Piattooo!

Finferli e malga, lenticchie croccanti

Binel Langhe Bianco Doc 2014 ? Ettore Germano

?Limonata al pomidoro? e mela verde

Risotto e barbabietola, gamberi e yogurt

Amphora 2014 ? Castello di Lispida

Tortello astice e carciofo

Cannellini e cipollotto

Morgon 2014 C˘te du Py ? Jean Foillard

Maialino e bottarga, cime di rapa e acciuga ghiacciata

VG Ŕ pronto per una degustazione “al buio”

Bosco e muschio, menta e abete rosso

Sorbetto defaticante

Marsala Vergine dop – Baglio Baiata Alagna

Latticello, lampone e limone

In arrivo la passeggiata ideata dallo chef, diversa di stagione in stagione

L’albero di mele

Tipologie di piccola pasticceria: mela Granny Smith candita a freddo con anice stellato e menta; mela Gala candita a freddo con cardamomo e pepe verde; sorbetto di mele Fuji, mentuccia e Frizzy pazzy; gelly alla mela Granny e bergamotto; pane integrale alle mele Golden e cioccolato Sur del Lago; caprino fresco di Montegalda affinato alla segale, calvados e mela Golden; chips di mela Golden e confettura di melacotogna.

L’hotel by night

Cucina

La cucina di Marco Perez ha la rara capacitÓ di riuscire a sorprendere il cliente, con piatti dominati da pochi ingredienti, portate apparentemente semplici, ma inaspettatamente piacevoli e inedite al palato. La sua filosofia Ŕ legata alla territorialitÓ, allo valorizzazione della materia prima e allo studio continuo per sperimentare nuove tecniche e consistenze che non alterino l’identitÓ del prodotto.

Servizio e accoglienza

Preciso, professionale e accurato, il servizio del Byblos Art Hotel Villa AmistÓ Ŕ all’altezza delle sue 5 stelle luxury. A ogni ospite Ŕ riservata un’accoglienza attenta e personalizzata, capace di farlo sentire il vero protagonista di questo esclusivo tempio del fashion, dell’arte e del design.

Conclusioni

Fascino ed eleganza, lusso ed eccentricitÓ, giochi di luce e cromatismi. Soggiornare al Byblos Art Hotel Villa AmistÓ significa entrare a far parte di un’opera d’arte, in cui nulla Ŕ lasciato al caso: ogni particolare, dal parco alla SPA, dai ristoranti alle camere Ŕ stato pensato e progettato nei minimi dettagli perchÚ si armonizzi con il resto della struttura e contribuisca a renderla unica.

Valutazioni: [* * * * *]

Cucina ? Servizio ? Location ? Cantina ? Coccole

Viaggiatore Gourmet – Media Partner

Byblos art Hotel Villa AmistÓ
37029 Corrubbio di S. Pietro in Cariano (VR)
Via Cedrare 78
Tel. (+39) 045 6855555
E-mail: info@byblosarthotel.com
Sito internet: www.byblosarthotel.com

Ristorante AmistÓ 3
Chiuso a pranzo; domenica, lunedý e martedý
Sito internet: www.amista33.it

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[11/27/2016, 22:05] Cartoline dal 609mo Meeting VG @ Ristorante Gaudio ? Barbariga (BS) ? Patron Giambattista e Diego Papa

Si pu˛ sempre contare sui fratelli Papaáper un meeting che non dimenticheremo facilmente. L’inconfondibile, generosa golositÓ della cucina di Diego Ŕ stato il leitmotif di un percorso ampio e articolato, in cui lo chef ha dato una convincente prova di forza. Nessun tema gourmet Ŕ stato tralasciato: una carrellata di antipasti di pesce divisi tra pi¨ contemporanei – vedi i due raffinati crudi di ostrica e dentice – e pi¨ tradizionali, e poi il tartufo, il quinto quarto, l’oca… e due capolavori della tradizione magistralmente eseguiti come i pizzoccheri e i casoncelli di Barbariga, sontuosamente serviti dalla Pentola d’oro Agnelli. Al Gaudio si conferma il giusto mix di gusto e concretezza, una cucina dall’irresistibile fascino a cui i nostri Amici Gourmet cedono sempre volentieri.

Archivio storico reportage:

-> Cartoline dell?inaugurazione del 4 giugno 2012
-> Reportage del 7 dicembre 2012
-> Meetingádel 17áottobre 2015

La squadra

Lo staff di cucina

Diego Papa
Andrea Foti
Sandy Nadarevic

Lo staff di sala

Giambattista Papa
Stefano Ghignatti
Ibra Sow
Cinzia Dester

Sala e mise en place

Il tavoloáAmici Gourmet

Il nostro menu personalizzato

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Aperitivo

Un brindisi tutti insieme!

Franciacorta ’61 JÚroboamá– Berlucchi

Benvenuto della cucina: salame home madeáe acciughe dell’alto Adriatico con burro di panna fresca Inalpi montato all’olio del Garda e baguette tradizionale

Salmone rosso selvaggio su formaggini Inalpiáe salsa al bergamotto

Sgombro alla piastra, fettina Inalpi e sablÚ

Nasello, triglia e gambero rosa in crosta di grano

Inoltre, Ŕ stata servita laáSalamella di Berlinghetto su tartelletta con Caciotta Kremina Inalpiáed erbe aromatiche.

Pane

Tipologie di pane:ácon lievito madre ai cinque cereali e con farina tradizionale; crackers, polenta essiccata e frittaáe grissini. Cialde di polenta preparate con il mais del mulino Alloisio di Barbariga.

Lo chef arriva in sala per darci il suo personale benvenuto e illustrarci il menu

Piattooo!!

Ostrica, mela verde e cardamomo

Dentice, zenzero e melograno con tuorlo d’uovo montato

Crema di cavolfiori, pinoli e olio al mandarino

Alici di lampara alla griglia, patata e latticello

Capasanta al burro di panna fresca, mais e nocciole

Langhe Chardonnay 2013 – Marchesi di GrÚsy

Eliche di semola di grano Senatore Cappelli con bottarga di muggine, bergamotto e pistacchio di Bronte

Anemoni di mare, ceci e Porto

Pezzogna, finferli e capperi disidratati con salsa alle mandorle

Lo chef arriva in sala conála prossima portata preparata ináPentola d’oro Agnelli

VG presenta il piatto con lo chef e la sua brigata

Pizzoccheri alle biete, cavolo verza e tartufo nero, con fonduta di Caciotta Kremina Inalpi

Granita di fichi

Il Borro Igt Toscana Rosso Magnum 2005 JÚroboam – Il Borro

Uovo in cocotte con porcini, patate al formaggio e tartufo bianco

Lingua di Fassona, morbida ma croccante, liquirizia e bietole rosse

Fuori pista… sempre in Pentola d’oro Agnelli!

Lo chef e VG ci presentano la prossima portata…

Ecco il fuori pista: i Casoncelli di Barbariga!

I Casoncelli sono una denominazione comunale (De.Co.).

Doppio ristretto di oca selvatica con riso Acquerello all?aneto e marroni

Strachitunt con mostarda e confettura di mele cotogne

Gelato al Malaga

Charlotte creole

Moscato Passito di Strevi Passione 2007 ? Vini Passiti Bragagnolo

CaffŔ e coccole finali

Tipologie della piccola pasticceria: cannoncino alla crema antica; bignŔ allo zabaione; frollino alle nocciole del Piemonte; bacio di dama; tartufo al cocco e cioccolato; pasta di mandorle e limone candito.

CadeauáInalpi per i nostri associati

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

Consulta il calendario eventi qui e iscriviti!

Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner dellaáseicentonovesima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Gaudio
25030 Barbariga (BS)
Via Industriale, 3
Tel. 030 97 71 128
Fax. 030 97 71 128
Chiuso il giovedý
E-mail: info@ristorantegaudio.it
Sito internet: www.ristorantegaudio.it

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

Essere un nostro associato significa ricevere inviti personali per oltre 100 eventi (annuali) imperdibili che organizziamo per i nostri soci, un ricco calendario di eventi settimanali (aperitivi, pranzi, cene, serate mixology, degustazioni di grandi vini e di cibi rari e preziosi) privati ed esclusivi (Roadshow of Excellence Tour), tappe ufficiali che in Italia ogni anno vengono ospitate dalla migliore selezione di tutti gli 8 tre stelle, dei 38 due stelle e da una buona parte dei 288 ristoranti stellati Michelin, oltre che da una attenta selezione di Hotel 5 ***** stelle, SPA resort e relais selezionati tra i pi¨ prestigiosi e rappresentativi.

Breaking News – Eventi Enogastronomici esclusivi. (Media Partner) Sponsored By Amici Gourmet Network esclusivo di appassionati Gourmet.

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[11/24/2016, 22:05] Cartoline dal 608mo Meeting VG @Ristorante Angelo Sabatelli ? Monopoli (BA) ? Chef Angelo Sabatelli

Il nostro weekend in Puglia all’insegna dell’ottimo cibo e del relax si Ŕ concluso nei migliori dei modi con il nostroámeeting al Ristorante Sabatelli. ?Un uomo percorre il mondo intero in cerca di ci˛ che gli serve e torna a casa per trovarlo? ama ripetere lo chef/patron citando una massima di George Augustus Moore. Forseáil miglior riassunto per descrivere il percorso professionaleádi Angelo Sabatelli,áil men¨áche ha ideato in esclusiva per gli Amici GourmetápoiáŔ stato il modo per raccontarcelo. La cucina di Sabatelli si ispira e dialoga costantemente con i sapori e le tradizioni tipiche pugliesi, ma allo stesso tempo in ogni piatto si sente distintamente che la sua terraáŔ al tempo stessoáilápunto di partenzaáe quello diáarrivo. In mezzo le esperienze esotiche che lo Chef ha vissuto in giro per il mondo, che gli permettono di avere un’originalitÓ tutta sua. La cucina di Sabatelli Ŕ anche arte, arte che trasmette passione, passione che racconta di un?energia inesauribile e di una profonda conoscenza.áUn’esperienza da fare!

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 4 Giugno 2014
-> Reportage del 7 Giugno 2016

L’ingresso del locale

Gli interni e la sala

Gli inconfondibili orci dell’Antico Frantoio Muraglia

Il tavoloáAmici Gourmet

Il nostro menu personalizzato

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

A darci il benvenuto troviamo lo chef Sabatelli e il sommelier Giovanni Tortora

Aperitivo

Pas DosŔ Millesimato 2011 – Masseria nel Sole

Stuzzichini

Tipologie di stuzzichini: datterino pane e pomodoro; ravanello con tonno secco e miso; topinambur e carota con tarfufo; tartare di tonno rosso con nasturzio e caviale; sfere di caciocavallo con acciuga.

Pane

Tipologie di pane: pan brioche al canestrato e miele; ai 5 cereali; pugliese di semola; grissini al riso artemide (Riso Buono); taralloni all?olio extra vergine; dita degli apostoli al finocchietto. Olio extra vergine di oliva fruttato medio (Frantoio Muraglia) e burro di panna fresca Inalpi montato in accompagnamento.

Piattoo!!

Seppia, allievo, mandorla e limone

Ostrica, gorgonzola, olio nero e melone

Gin tonic con Gilbachgin in abbinamento alla portata

?Il negativo dell?omaggio a Monk?: funghi cardoncelli, gamberi rossi, crema di patate e liquirizia di mare

AdŔnzia bianco Sicilia Doc 2014 – Baglio del Cristo di Campobello

Gnocco di tapioca e aringa, brodo di cipolla bruciata, caviale e tonno secco

Laura Giannuzzi, moglie di Angelo eámaţtre del ristorante, completa il piatto

Franciacorta SatŔn 2010 – Il Mosnel

Melanzana arrosto, burrata, pomodoro, basilico

Sauvignon áRuttars 2015 – Villa Parens

?Pancotto? alle verdure, crema di fagioli al miso

Gragnano Penisola Sorrentina 2015 ? Cantine Gambardella

Riso alle verdure acide, limone marrone

Uno scorcio della cucina, lo chef Sabatelli ha tutto sotto controllo!

ChÔteau RomassanáAoc Bandol rosÚ 2015 – Domaines Ott

Un brindisi tutti insieme!

Tortelli di trippa, cacio, menta

Lo chef Sabatelli presenta il prossimo piatto con VG

Orecchiette con rag¨ + 30 e fonduta di formaggini di latte Inalpi

Fiano bianco Igp Salento 2015 – Tenuta Serranova

Spigola, rucola e pomodoro

Primitivo Gioia del Colle Doc – Tre Pini

Costoletta di agnello in crosta di taralli, bietola al verde, tartufo

Caciotta kremina Inalpi albicocche al moscato di Trani, frutta secca e tartufo

Lo chef arriva in sala per l’impiattamento

Passito di Strevi Passione 2007 ? Vini Passiti Bragagnolo

Latte fritto, sorbetto al lampone

3, 6, 9, 12 di cioccolato, mano di Buddha, frutto della passione

CaffŔ e coccole finali

Baklava

Cremini nocciola e cioccolato fondente

Altre tipologie di piccola pasticceria: gelatine al frutto della passione con cristalli di zucchero, cotognata, mochi (tŔ verde e polvere di te verde), cioccolatini con peperoncino.

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Partner della seicentottavaáedizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Angelo Sabatelli
70043 Monopoli (BA)
Viale Aldo Moro, 27
Chiuso lunedý
Tel. (+39) 080 802396
Email: info@angelosabatelliristorante.com
Sito internet: www.angelosabatelliristorante.com

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[11/23/2016, 22:05] Ristorante MammÓ ? Capri (NA) ? Patron Goffredo Ceglia Manfredi, Chef Salvatore La Ragione

Il ristorante MammÓ a Capri nasce dal duplice desiderio delloáchef campano Gennaro Esposito, due stelle Michelin allaáTorre del Saracino di Vico Equense, di aprire un locale dedicato ai sapori e ai piatti della tradizione in una delle isole pi¨ famose e belle d?Italia e, al contempo, di dedicare tale progetto a colei che per prima gli trasmise l?amore per la cucina, sua madre. Con la collaborazione di Goffredo Ceglia Manfredi, patron dell?Hotel Punta Tragara di Capri, Gennaro Esposito ha scelto di affidare la cucina del locale a Salvatore La Ragione, al fianco del maestro per molti anni nel ruolo di sous chef. Insignito della stella Michelin nel 2014, la rete di fornitori del ristorante MammÓ si dirama tra i piccoli produttori locali: pescatori, agricoltori e casari, i veri artigiani delle eccellenze campane.

Il borsino delle guide cartacee 2017

Michelin assegna una stella e due coperti
Espresso assegna un cappello (nel 2016 un altro metodo di valutazione)
Gambero Rosso assegna 82 – cucina 50

La squadra

Patron: Goffredo Ceglia Manfredi

Lo staff in cucina

Chef: Salvatore La Ragione
Sous chef: Ciro Esposito
Chef de partie: Salvatore Donnarumma, Gianluca Chierchia
Pastry chef: Mariamichela Califano

Lo staff in sala

Manager: Paolo Federico
Maţtre: Valentino Orefice
Chef de rang: Esposito Salvatore

Sala e mise en place

Il tavolo di VG

Il maţtre Valentino Orefice ci dÓ il benvenuto

Menu

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Pane

Tipologie di pane: bianco con farina di grano tenero tipo ?1?; di semola di grano duro; ai cereali ottenuto con miscela di 7 frumenti (grano tenero, grano duro, orzo, segale, riso, grano saraceno, grano Senatore Cappelli). Tutto il pane Ŕ fatto in casa con lievito madre e cotto in forno a legna.

Piattooo!

EntrÚe: pizza alla Don Peppino

Franciacorta Flamingo ? Monte Rossa

Aluzzo (pesce azzurro locale appartenente alla famiglia dei barracuda) con marmellata di pomodori gialli e crema di zucca in agrodolce

Tagliatella di seppia con insalatina di germogli

Polpo cotto nella sua acqua, chips di patata viola

Vermicelli ai ricci

Vulcaia FumÚ Sauvignon Veneto Igt – Inama

Risotto alle cozze mantecato aglio e olio

Fagottini alla genovese

Rombo ai pinoli con salsa alle vongole veraci

Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Gelsonero doc ? Villa Dora

Agnello di Laticauda con parmigiana di melanzane e verdure

Cremoso al mango e yogurt con frutto della passione e crumble agli arachidi

Moscato d?Asti La Rosa Selvatica – Icardi

Millefoglie al cremoso di extravergine d’oliva

Mousse allo yogurt con crema pasticcera al limone

BabÓ Napoletano

CaffŔ e coccole finali

Il simpatico omaggio della casa

Prima di andare il tour della cantina

Cucina

Il concept culinario del ristorante MammÓ Ŕ quello geniale e personalissimo di Gennaro Esposito, che parte dai solidi dettami della tradizione mediterranea e i grandi classici della cucina caprese per poi coniugarli con le tendenze pi¨ contemporanee del panorama enogastronomico mondiale. Accanto alle proposte di Salvatore La Ragione, immancabili in menu alcuni dei signature dish dello chef di Vico Equense.

Servizio e accoglienza

Un?atmosfera calda e famigliare, ai tavoli del ristorante MammÓ ci si sente a casa. Gli arredi dalle tinte pastello, con un continuo gioco di richiami al bianco, al beige e all?azzurro intenso del mare e del cielo di Capri si uniscono al sorriso del personale di sala nel trasmettere aáogni ospite una sensazione di serena tranquillitÓ.

Conclusioni

La location del ristorante MammÓ Ŕ decisamente invidiabile: a pochi passi dalla celeberrima Piazzetta di Capri, dalla parete interamente a vetrata e dalla terrazza si pu˛ godere di un panorama del tutto unico, che abbraccia il Golo di Napoli e la Costiera Sorrentina.

Valutazioni: [* * * * *]

Cucina ? Servizio ? Location ? Cantina ? Coccole

Viaggiatore Gourmet

Ristorante MammÓ
80073 Capri (NA)
Via Madre Serafina, 6
Tel. (+ 39) 081 8377472
Chiuso dal 1 novembre al 17 marzo
E-mail: info@ristorantemamma.it
Sito internet: www.ristorantemamma.com

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[11/22/2016, 22:05] Cartoline dal 607mo Meeting ? Weekend Gourmet&Relax ? Ristorante I Due Camini @ Borgo Egnazia ? Savelletri di Fasano (BR) ? Chef Domingo Schingaro, Coach Chef Andrea Ribaldone

Un’atmosfera suggestiva, impreziosita da dettagli che raccontano della Puglia pi¨ autentica: sala in tufo e legno, luci soffuse delle candele e il calore dei due camini accesi. Cosý si Ŕ presentato il Ristorante I Due Camini agli occhi dei nostri associati per l’ultimo momento gastronomico del nostro Weekend Gourmet & Relax a Borgo Egnazia. Proprio tra queste mura dove lo stile classico delle masserie pugliesi incontra la modernitÓ data dai giochi di luce, Domenico Schingaro ci ha proposto una cucina d?autore?, autentica e semplice nella sua complessitÓ, in cui le tradizioni pugliesi vengono reinterpretate in chiave contemporanea per mezzo di ingredienti selezionati con estrema cura e sapienti cotture creative. Questa esperienza Ŕ stata arricchita dal sommelier Giuseppe Cupertino che ha saputo raccontarci i vini in abbinamento al percorso appositamente per noi creato e dall?accoglienza di Donato Marzolla, il restaurant manager che ci ha fatto sentire come a casa.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 24 giugno 2012
-> Reportage del 16 marzo 2015
-> Reportage Ristoranti Due Camini, Pescheria da Vito e La Nassa di San Domenico al Mare del 18 marzo 2015
-> Reportage del 3 giugno 2016
-> Weekend Gourmet & Relax – Hotel & Cooking Class del 4 novembre 2016
-> Weekend Gourmet & Relax – Welcome Dinner @ La Frasca del 5 novembre 2016

Sala e mise en place

Ad accogliere VG ci sono ilámaţtreáDonato Marzolla e iláWine Experience Manager Giuseppe Cupertino

Il tavolo Amici Gourmet

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Aperitivo

VG áe Giuseppe Cupertino danno il via aáquesta serata con l’aperitivo

Riserva Lunelli Trento Doc 2007 – Ferrari

Un brindisi!

Ci viene servito a tavola il benvenuto della cucina

Gelatina di cicala greca, cicala greca cruda, alghe, parmigiano bruciato, patata-sasso

Pane

Tipologie di pane: aálievitazione naturale con miscela di grani antichi tra cui Etiope macinata a pietra e semola Senatore Cappelli; taralli di grano arso olio evo e primitivo; chips di lasagna, áriso e nero di seppia e tapioca e zafferano. Spuma d’olio áLeccino e Coratina emulsionato in accompagnamento.

Prossimo vinoáin abbinamento…

Sauvignon áRuttars 2015 – Villa Parens

Funghi, aglio e prezzemolo

AdŔnzia bianco Sicilia Doc 2014 – Baglio del Cristo di Campobello

Animelle e gnumareddi di agnello, lampascioni, peperone di Senise

Fuori pista… la triglia!

Barbera d’Asti Lequilibrio Magnum 2011 – Montalbera

Risotto, ostriche di Manfredonia, tartufo nero e alghe

Ghemme 2008 Magnum – Torraccia del Piantavigna

Altro fuori pista: il Tarallo

Il maţtreáDonato Marzolla impiatta in sala la prossima portata

Cavolfiore del nostro orto e acciughe

Maurizio Zannella Rosso del Sebino 2008 Magnum – Ca’ del Bosco

Pecora in pignata e melagrana

Passiamo al dolce…

Acqui Passito di Brachettooá2013 ? Vini Passiti Bragagnolo

Uva, zafferano e olive

Zucca, topinamburáe malto fondente

CaffŔ e coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria:ácioccolatino con ganache di vaniglia e fava tonka, mashmallow di liquirizia e eucalipto e “sassolino” di cioccolato bianco e quintessenza di pino.

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

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Partner della seicentosettesima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante La Frasca del Relais Borgo Egnazia
72010 Savelletri di Fasano (BR)
Tel. 080 22 55 000
E-mail: info@borgoegnazia.it
Sito internet: www.borgoegnazia.it

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

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[11/21/2016, 22:05] Cartoline dal 607mo Meeting ? Weekend Gourmet&Relax ? La Frasca Restaurant @ Borgo Egnazia ? Savelletri di Fasano (BR) ? Chef Giovanni Baccaro, Coach Chef Andrea Ribaldone

La nostra full immersion gastronomica per il Weekend Gourmet & Relax a Borgo Egnazia, non poteva che incominciare con una cena sulle tradizioni culinarie pugliesi. La Welcome Dinner ha visto gli Amici Gourmet alla Frasca, il ristorante pi¨ tipico di Borgo Egnazia diretto dallo Chef Giovanni Baccaro, dove i dettagli dell?ambiente ricordano le abitazioni rurali della Puglia pi¨ vera. Ad accogliergli una suggestivaátavolata imbandita con burrata fresca, verdure sottolio, cozze, focaccia e panzerotti appena sfornati e filanti…

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 24 giugno 2012
-> Reportage del 16 marzo 2015
-> Reportage Ristoranti Due Camini, Pescheria da Vito e La Nassa di San Domenico al Mare del 18 marzo 2015
-> Reportage del 3 giugno 2016
-> Weekend Gourmet & Relax – Hotel & Cooking Class del 4 Novembre 2016

Sala e mise en place

… alcuni dettagli

Il tavolo Amici Gourmet

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Giuseppe Cupertino, Wine Experience Manager di Borgo Egnazia, ci serve l’aperitivo

Riserva Lunelli Trento Doc 2007 – Ferrari

Un brindisi tutti insieme!

Pane

Tipologia di pane:átaralli, pane casereccio e pane integrale; olio extravergine di oliva Masseria San Domenico in accompagnamento.

Piattoo!!

Bruschette con peperonata

Focaccia a odor di fuoco

Burrata

Capocollo

Caciocavallo fuso al coccio

Frittata rustica

Melanzane sott’olio

Panzerotti

Capocollo di maiale con rucola di campo, vincotto e caciocavallo e fritturina di pesce e verdure

Impepata di cozze in crosta

Prossimo abbinamento…

Sauvignon áRuttars 2015 – Villa Parens

Cavateli casarecci, purŔ di fave e cipolla rossa stufata

Agnello al forno, patate e lampascioni

PinŔro Pinot Nero Magnum 2008 – Ca’ del Bosco

Coccole finali…

Passito di Strevi Passione 2007 ? Vini Passiti Bragagnolo

Pettola con cotto di fichi, pasticciotto a mille (modo millefoglie) con vaniglia e amarene, mostacciolo (biscotto speziato alle mandorle)

Castagne foggiane e frutta mista

VG con iláWine Experience Manager Giuseppe Cupertino, lo chef Domenico Schingaro e loáChef Giovanni Baccaro

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

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Ristorante La Frasca del Relais Borgo Egnazia
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[11/20/2016, 22:05] Cartoline dal 607mo Meeting ? Weekend Gourmet&Relax @ Relais Borgo Egnazia: Hotel e Cooking Class ? Savelletri di Fasano (BR)

VG per iláWeekend Gourmet & Relaxáha scelto la splendida cornice diáBorgo Egnazia, il Relais di Savelletri di Fasano, che ogni anno visita con grandissimo piacere. Proprio per questo ha voluto condividere l?emozione di essere ospiti di questa struttura con gli Amici Gourmet, offrendo loro l?opportunitÓ di trascorrervi tre giorni di completo benessere, mentale e fisico. Le camere a noi riservate erano quelle dellaáCorte, corpo centrale di Borgo Egnazia, ampie e luminose, arredate in stile mediterraneo e dotate di una terrazza privata affacciata sul mare. A tutti i nostri associati inoltre Ŕ stata offerta l?opportunitÓ di godere dei benefici dell?esclusiva Vair SPA, con il pacchetto U PRISCH, un tris di trattamenti mirati a ristabilire il benessere psicofisico del cliente. E per non farsi mancare nulla, il programma del nostro Weekend ci ha visti anche protagonisti di una cooking class presso la Trattoria Mia Cucina,ácon gli chef Giovanni Baccaro e Rocco Levante.áDue le cene vissute presso altrettanti ristoranti della struttura, esperienze esclusive che descriveremo con dovizia di particolari in prossimi post dedicati. Stay tuned!

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 24 giugno 2012
-> Reportage del 16 marzo 2015
-> Reportage del 3 giugno 2016

Il borgo

La piscina

Gli interni

La Hall

La Lounge

La suite di VG

L’area living

Il mini bar

La sala da bagno

Le amenities

Il Bar

Il Bar by night

Vair SPA

La spiaggia

Cooking class alla Trattoria Mia Cucina, autentica espressione della cucina tradizionale pugliese

VG con lo chef Rocco Levante

Qui in compagnia anche di Giovanni Baccaro, che con il collega guiderÓ la nostra cooking class

I nostri grembiuli

Il ricettario di cucina pugliese

La nostra postazione

Lo chef dispone tutti gli ingredienti per la preparazione delle braciole

Gli Amici Gourmet si preparano alla lezione

Anche VG indossa il grembiule!

Al lavoro!

Le nostre braciole sono pronte per la cottura

VG allievo modello

VG con Giuseppe Cupertino, Wine Experience Manager di Borgo Egnazia

Metodo Classico Brut Millesimato – Due Palme

Il Presidente Enzo Fulginiti si concede un calice di bollicine prima di riprendere la lezione

Di nuovo con le mani in pasta

La manualitÓ dei veri professionisti

E ora prepariamoále orecchiette!

Gli Amici Gourmet si applicano con impegno

AncheáGiuseppe Cupertino si mette alla provaácon scarsi risultati secondo lo chef…

Ecco il frutto delle nostre fatiche

Gli addetti alla cottura delle orecchiette raggiungono la loro postazione

Il dehors della Trattoria

Pranzo all’aperto

Il nostro tavolo

La mise en place

In cucina le orecchiette sono pronte per essere scolate e saltate nel sugo

Eccole presentate in due versioni, con i sughi preparati dai nostri due maestri

Impiattamento

Ultimi ritocchi…

Il servizio

Et voilÓ! Con pomodoro scoppiato e cacioricotta di Masseria oppure nella classica versione con cime di rapa

AdŔnzia bianco Sicilia doc 2013 ? Baglio del Cristo di Campobello

In attesa del secondo, un omaggio dal forno a legna della Trattoria

Ghemme 2008 Magnum ? Torraccia del Piantavigna

╚ giunto il momento delle braciole!

Braciola al rag¨, patata schiacciata

Il dessert

CaffŔ

Borgo Egnazia by night

La couverture

Colazione in terrazza

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

Consulta il calendario eventi qui e iscriviti!

Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della 607ma edizione Meeting di Altissimo Ceto

Relais Borgo Egnazia
72010 Savelletri di Fasano (BR)
Tel. (+39) 080 2255000
E-mail: info@borgoegnazia.it
Sito internet: www.borgoegnazia.it

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[11/20/2016, 17:52] Trump's America Beckons: A Challenge for Italian Wine in the Age of Disruption
In two weeks, on December 4, 2016, Italians will vote on a referendum to change their constitution. If electors vote to approve the bill, it would activate constitutional reform in Italy, some say the most extensive since the monarchy ended. According to a report in the Wall Street Journal, ??If a ?no? vote wins, everything remains as it is,? Mr. Renzi said in a radio interview this past week. ?In this way, Italy will remain a system that favors instability and backdoor dealings.?? If ?no? prevails, Prime Minister Renzi is threatening to resign. If he does step down, most likely a caretaker government will be put in place. Once again, Italians will be denied the right to vote on their leaders. As one Italian friend told me, ?We haven?t voted for our government in almost four years, and even then we had a hung parliament,which resulted in this unholy alliance between the center-left and the center-right. We feel powerless. At least you, in America, had the option to vote for your leader ? we haven?t had that option for some time now.?


So before we even talk about America, right off, Italy has internal problems of its own. According to The Economist, Italy ?has debts of 132.7% of GDP and a banking sector weighed down by bad debts after years of sluggish growth.? Try and get a loan to buy a house, or a winery, in Italy right now and see how difficult that is. The recent acquisition of a famous winery in Piedmont underscores a tight monetary climate for local investors. Couple that with the ongoing bank meltdown in Italy along with a weak Euro (with potential for more weakness depending on the Dec. 4 result) and even without the wild card of the incoming Trump administration I?d say Italy is facing some hefty challenges.

Trump is a disrupter. The best polling minds in the U.S. could not track his path to victory. And even though his rival won the popular vote, he won the electoral vote and will be on the dais in January in Washington D.C., hand on the Bible, sworn in as America?s 45th president. Will Italian wine producers be able to maneuver through his minefield of disruption and grow, or at the very least, maintain their levels of business in the U.S.?

Lest you think this will become another Golden Age for California wine, consider this. In a recent piece on Jancis Robinson?s Purple Pages, Alder Yarrow wrote about ?Winegrowing in the wake of Trump.? In it, he quoted winegrower Steve Dutton, who farms 1,400 acres in northern California. Alder writes, ?Agriculture in California alone is a $42.5 billion industry. ?Go to the produce department in any American grocery store and almost every piece of fruit, vegetable or fruit in there was picked by hand', says Dutton. 'And if you think for a second that more than one per cent of that was picked by American hands, you are dead wrong. 99% of those fruits and vegetables were picked with immigrant hands, coming, most likely, from Mexico or somewhere. Without this source of labour, we would be out of business.??


There may be challenges on the domestic front in the vineyards (and farms) of California, and indeed, the United states. Does that present an opportunity for Italy and her wines? Too soon to tell. And while Trump campaigned, promising to disrupt trade agreements with his sights set mainly on China, Japan, and Mexico, a lot of it depends on who Trump places in charge of trade.

In a recent article in Reuters, Philip Belnkinsop argued, ?Trump has argued that international trade deals hurt U.S. workers and the country's competitiveness, but it is not clear to what extent Trump the president will resemble Trump the campaigner.

?EU and U.S. officials have for more than three years been negotiating the Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), with Brussels and Washington recognizing it will not now be completed under Barack Obama's term as earlier envisaged.

" ?TTIP is history?, Bernd Lange, chair of the European Parliament's Committee on International Trade, told online magazine vorwaerts.de when asked about the impact of Trump's win on the negotiations.?

So we have the constitutional chess pieces in flux in a country (Italy) that is in economic turmoil, a tectonic social and political upheaval in America, uncertainty as to future trade deals between the U.S. and the EU, and in the center of it all is a disrupter which the spotlight is aimed at. If you are a winery or winemaker in Italy, I?d like to share these recommendations for the next two years.


A little bad news. About 50% of eligible voters didn?t vote in the U.S. elections in 2016. As well, about 40% of all adult Americans do not drink alcohol of any kind. Of those who do, beer is the dominant beverage, followed by wine and then spirits.Wine is growing in consumption, but we are now in the Age of Disruption, which isn't reserved solely for the President-elect.

For one, I would recommend you set your growth expectations for the American market very humbly. Do not anticipate double digit, organic growth. 5% maximum would be my advice. And that?s an aggressive number.

Pare down your selections. If you are a winery, let?s say, in Tuscany, making Chianti Classico, I?d advise you keep your ranges to a handful (that is one hand-full) of wines. This isn?t time to have a lot of Toscana IGT or Gran Seleziones. A basic red, basic Chianti, a Riserva, a special red, and a white or a dessert wine. If you are not from Tuscany or Piedmont, or making a Prosecco, a Moscato or a Pinot Grigio, I?d recommend you try to find a white and a red to build on for the time being. Yes, you read it correctly, a red and a white. Bear in mind, all of Europe, as well as South America, South Africa, Australia, New Zealand, Canada and Mexico and sake producers in Japan are pretty well much in the same boat as you, maybe even further ?back of the queue.? Be sane in your anticipation for the next few years.

If a trade war erupts, with sanctions, all bets are off. The climate in America has become much more protectionist and it will be that way for a bit. Politicians are trying to return jobs to the heartland. But the heartland isn?t where great Chianti is born, or any Chianti for that matter.


The world isn?t going to stop its onward march to the future, but that trek will not be on a straight path. Like any mountain climb, there are switchbacks, zigging and zagging and occasionally one must go down into a crevice on the way to higher ground. This is one viewpoint, and one which I hold. I am a fiscally conservative observer, preferring slow growth to rapid. There is an opportunity, for those who look to the next 10-20 years, to build solid business for Italian wine in the American market. Take the next two years to grow solid relationships with your end-users. Come to America, often, and do the work at the front-lines in the battle for Italian wine in America. That hasn?t changed. We depend on agricultural products to sustain our body and our soul. And wine is a very important aspect of an emerging culture in America. It may not seem like it now, but one must look past the headlines, the fears and the dread that so many people have for tomorrow. For all we know, an asteroid, like the one that landed 66 millions of years ago at Chicxulub, is heading our way. In terms of geologic time, this little dot of time is relatively insignificant. The earth will be here long after the polar ice caps melt and Homo sapiens is gone.

In the meantime, set your sights on a realistic goal ? think marathon, not sprint. Italy, and America, have had challenges before and will have many more before recorded history ceases to exist. While we are here, let?s bring some light to the tables across America with the wonderful reds, whites, rosÚs, sparkling and dessert wines that Italy so bountifully produces. This is a time to prepare, but to also keep hopeful. As I wrote on this blog three years ago, "The loss of hope is more powerful than a gun or a sword. To give up at the beginning or at the end, either is not an option. You are never where you are not meant to be. One is always here and now. And this particular here and now, while challenging and vexing to many if not all of us, it is the battleground."

Now let?s go sell us some Italian wine in America. And good luck on December 4th.




written and photographed by Alfonso Cevola limited rights reserved On the Wine Trail in Italy
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[11/13/2016, 20:13] Fanfare for the (un)Common Somm(elier)
Brian Huynh of Gemma in Dallas - photo by Brad Murano
Over the past week, once again in Texas, in restaurants, a wine list was thrust into my hands. ?You choose, find us some wine,? my table guests requested. Oh boy, here we go again. The young sommelier at Gemma in Dallas, Brian Huynh, came over to the table to say hi. I imagined him coming over and first upbraiding me for voicing my opinions on this blog, but that isn?t what happened. Instead he smiled and asked if there was anything he could do to help us enjoy our evening. Indeed, there would be questions, but I asked him to fetch us a bottle of Smith Story RosÚ of Pinot Noir from the Rheingau in Germany, while we sorted through the menu and made our selections.


When everyone at the table had decided, Brian came back over. There were five of us, each with something a little different. One at our table had steak tartare, one had sweetbreads, two had pappardelle with rabbit sauce and one had barramundi. What wine would go well with all of these? Brian asked me what I liked. I told him I had a penchant for white wines from Europe. I liked cold, steely, minerally wines. He suggested a white burgundy, but also asked me if he could suggest something a little outside of the box. The way he did it was so subtle. It was a classic example of one in the service industry offering some well needed hospitality advice. ?I have this red wine, Nebbiolo, from Santa Ynez, Clendenen Family, a 2010. I think you might like it.? We?d already resolved that I indeed liked Nebbiolo. But here was a red wine, and New World at that. ?Let?s give it a shot,? I said. And so he went and fetched the bottle.

2010 Clendenen Family Vineyards 'Bricco Buon Natale' Nebbiolo
Perfect temperature, cellar temperature. Nice little bit of age on it, 6 years. Not an overwhelming New World facsimile of Italian Nebbiolo. No, this wine had its own unique personality, but while it wasn?t trying to be something it could never be, it was something all unto itself. And that was a well-balanced, perfectly enjoyable red wine.

What struck me was how well the sommelier inserted the wine into our evening. He wasn?t heavy handed, didn?t have any ego invested in the decision. He merely wanted to share with us something he thought we?d like. And not something I was thinking about. It was a wonderful experience which gave me hope for the role and the future of the sommelier trade. Especially when the beverage service was done with tact and in the spirit of professionalism that is taught by the Court of Master Sommeliers. And Brian can play a pretty mean violin, as well!

Gemma is a wonderful restaurant in Dallas started by Allison Yoder and her husband Stephen Rogers ? they came from Press in Napa Valley ? Great food and an exemplary wine list.




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[11/06/2016, 18:27] The First 40 Years of the Golden Age in Wine
This past week, I happened to come across a copy of the Wine Spectator. I?m an online subscriber, so I don?t often see the print version. But this was the 40th anniversary issue. And it got me to thinking about the last 40 years, and all the things that have transpired, in my world and in the wine world, in that time.


Let?s go back to the beginning of my entrÚe into the wine business. I?d gotten my degree in art, the economy was miserable, and I was living in Altadena, California, with a soon-to-be son on the way. We didn?t know it would be a boy, the test for that hadn?t been invented yet.

Nonetheless, he took the ride in his mamma?s belly up Highway 29 during the summer of ?76. And it was then that I first made my way through the various tasting rooms, writing notes about the wines I was tasting, not spitting enough, and heading to the next one. Little did I know that it was the beginning of a long and winding journey for me.


The 40th anniversary of the Wine Spectator has any number of remembrances by some of their writing staff, about their induction into the wine industry; Thomas Matthews? resonated with me. Titled, ?A Prophetic Harvest,? Matthews chronicled the arc of his life in wine in a way that seemed to parallel what many of us were going through as we came up in wine. I highly recommend you get a copy of the magazine and go to page 155 to read it in full.

Going through the stories in the magazine was like opening up a time capsule. I know now that it isn?t fashionable, or ?cool? to talk about things like this. The enoblogosphere craves controversy. It?s the new meth. But rational minds seek moments of reflection as well. Having access to some of the great influencers, many who are in the Wine Spectator pages, has been, as Matthews says, ?rich and fulfilling.? One doesn?t often think about it, as we are in the present moving forward, always moving forward. But, once in a while, a glance over the shoulder isn?t so bad. It gives one a perspective that no selfie will never achieve.

Today, it?s fashionable and ?cool? to denigrate the power and success of magazines like the Wine Spectator and Robert Parker?s Wine Advocate. We live in a world of revisionist history being recast all the time. All one needs to do is ponder the current political and social climate. Facts don?t matter. It has all landed in the lap of interpretation. You want the truth? Find yourselves a way-back machine. Today the truth matters less than what each and every one of us feels about it. If it isn?t comfortable, just invent your own convenient truth and put it out there. Someone will be sure to agree with you and make you feel better about yourself. But eventually the chickens will come home to roost.


What publications like the Wine Spectator (and the Wine Advocate) did that had never been done before ? this is the historical truth - was to provide a forum for the wine world to talk about where it was going. Momentum was picking up. Wines from all over the world were showing up on our shores, and it was the beginning of a Golden Age in Wine. Only, we didn?t know it then.

In the selling game, it gave those of us involved in building the wine business a third party endorsement. We weren?t just taking up the cudgels for whatever was in our warehouses. There were experts, external to our cause and motivations, who would act as agents of endorsement, when we were trying to interest the retailer or restaurateur in buying whatever we had in our bag.


Dunn, Silver Oak, Rombauer. Gaja, Giacosa, Antinori. Dujac, Clair Dau, Robert Carillon. None of these were household names. None of them were ?brands.? Most of them were small family operations, looking for their place on the shelf, and on the occasional wine list.

Now some of them are brands. Huge brands. Revered and hated, depending on who you are talking to. No matter. They did the heavy lifting, made the sacrifices, and succeeded or failed, in whichever way their path led them. But not without the help of people like those who worked for the Wine Spectator, which told the stories and found a way to rate which Puligny we should check out, which Nebbiolo we might want to cellar, which Napa Valley Cabernet might have the right amount of sex appeal for our next steak cook-out. Yeah, it all sounds a bit silly and na´ve now. It lacked the essential cynicism which fuels so much of what drives people today. It was a simpler time. And not so charged with the polarity of the present, where one must take sides, even if one doesn?t know anything about the subject. Yeah, 1976 is looking a lot better now than it did then.

Nonetheless, we are here, now. The little embryo inside his mamma?s belly just turned 40. And I?m going into my 36th O-N-D holiday selling season. Yeah, I know, most of the folks sitting in that sales room last Friday weren?t around 40 years ago, and that era isn?t as meaningful as the arc of their lives. Understood. But something was built, an ark of sorts, which held a lot of wine and people and information, that got us to this point. And to ignore that is to lose out on the reasons why we can do what we do, in the present.


Every generation has those markers which define their lives. And in these times, the explosion of information dominates our existence. Ferreting out the information, digesting and assimilating it, in our work life and our private lives, is an all-encompassing obsession. That is, if you want to face and embrace the fundamental truths of your life. It does come down to what you can digest and how much you can take in. And what is beneficial for you, and what is toxic.

As far as the wine game goes, we have a lot more taps at the bar to draw from. And it can be overwhelming. Yeah, it was a na´ver time, when all we had was the Wine Spectator and Robert Parker to lead us. And yet, they still have great influence; do not fool yourself into revising the truth to fit your opinions. But they have been joined at the bar by more, and other voices, tapping into your consciousness, influencing all of us. And along the way, we have entered into Phase 2 of the Golden Age in Wine, its contours revealed when the new generation, looking back over their 40-year arc, can see more clearly the truth of this new era.



written by Alfonso Cevola limited rights reserved On the Wine Trail in Italy
images are from past issues of the Wine Spectator 
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[11/03/2016, 11:32] Beyond the Aurelian Walls - Ex Archium
From the Archives - Wednesday, November 24, 2010

So you?ve had your Roman holiday. Seen the sights. Taken in the Vatican Museum, the Baths of Caracalla, the Borghese Gardens. Touched the PietÓ. You?ve driven on the deserted streets of Rome before the sunrise, past the empty and brooding Colosseum. You?ve had her, Rome. Now what?

As all roads lead to Rome, all roads lead out of Rome as well. Spin the dial, any direction will do.

East? Marche, Abruzzo.

South? Campania, Basilicata, Calabria.

North? Umbria, Romagna.

West? Sardegna, Maremma.

Does it really matter? If you are a trophy hunter, it does. You?d have to go to Tuscany or Piedmont. Maybe the Veneto. Find a stash of Barolo or Brunello, dig in the cellars, among so many Bentleys, parked, waiting to be driven around the table.


Maybe just go straight to Alba, set yourself down and start receiving the devotees from La Morra, Castiglione Falletto, Serralunga, Neive. Make your list, conquer them all. Go ahead, you?re an American, it's your right to uncover every golden nugget and bestow a sheen upon them for the masses waiting back home for their instructions.

I have never had a wine that made me a better person. No Gaja, no Conterno, no Sassicaia, has ever improved what I am because I partook of them. But a walk among the walled town of Monteprandone, a light lunch with a bottle of Rosso Piceno in a little trattoria run by a chef, famous, but brought home to the town of his childhood because he was needed. And the no bright lights, no Michelin, no Gambero Rosso rating, no 97 points. Just a flame and a stove and another beautiful day in backwater Italy. My kind of place. No, it didn't make me a better person. But it was so quintessentially Italian, I didn't need points or stars. Or pictures of empty bottles.

How about a little closer to Rome? Right as you enter Abruzzo, that beautiful long drive from Lazio, the green hills, the history, the beauty. Why even go any further? There would be enough. But Abruzzo, a small village inside the mountain, somewhere on top of it. Bitter cold in the winter. Wonderful in the summer. Again, nowhere. But crawl among the cellar of the restaurant on the hill, go find something. Valentini? Going back years and years to the time when Eduardo was making the wine. In the mood for Mascarello? Monfortino? Massetto? It?s all there, along with a simple red from Abruzzo, made to go with the food the chef grew up with, his grandmother?s cooking. Do you need the full spa treatment? Do you need the ride in the Ferrari? What will you follow it with? A ride in a Maserati? Lamborghini? Vintage Bizzarrini? Isotta-Fraschini? Will it ever be enough?

That has been the discussion among the tables I have been having with my friends who have come back from Italy or who are returning to Italy. None of us lust any more for the powerful reds from Piedmont. They are for peak moments, and life taken always as climax gets dull. The drug wears off, just looking for a new normal. It isn?t about the lost cellars where the high scorers are slumbering in some post-penetration haze.

No, our conversations center around a bottle of Valpolicella, or Lagrein. No exotic reds from Valle d?Aoste. Oh, an occasional Aglianico or Nerello appears, but not even the cult ones. Just the ones left behind after the collectors and scorers have collected and scored. What is left is the rest of Italy, outside the walls.


All the Italy I?ll ever need.






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[10/30/2016, 17:46] Safe-cracking a memory vault in search of the unicorn wine
"Able was I ere I saw Etna"

Memory is an odd bedfellow. Even without the vicissitude of time or trauma it can be a transitory butterfly, flittering about and dropping from time to time upon the landing strip of the brain. Did I really catch that train to Calabria? Did we really eat the stomach lining of a monkfish? Did I really drink that wine?

Over a wonderful lunch prepared by a longtime friend and chef, Carlo Croci, in his restaurant , Bella West, in Ft. Worth and over an embarrassment of riches brought by Piemontese winemaker Franco Massolino, the conversation veered to the past and to long forgotten memories. Carlo and I have been trading wine and stories for longer than we both would like to admit. And along the way, some great wines have passed through our kidneys.


I had to leave the group for a short moment to fetch a spare battery for my camera. As I hit the outside and the piercingly bright Texas Autumn light, there was this brief flash. I have been experiencing those more often lately, since the car accident in Sicily last June. My doctor tells me it is PTSD related, stemming from a horrific event that the psyche is attempting to block out. Ocasionally I get flashbacks. But this one was different. It was over a bottle of wine, one which I had full recollection of tasting, almost down to the last drop, but for the life of me couldn?t remember the exact name.

Back in the restaurant, safely ensconced between Franco?s 2009 Barolo Riserva ?Vigna Rionda? and Chef Croci's seared slab of Fassone Piemontese, the flashback passed. I returned to the present, with a gaggle of Barolo wines before me, pressing in for my attention. Work. Joy.

Over fresh pears, grapes and aged cheese, the conversation at the table again turned to the past. Of the many wines we?d had over the years. And why hadn?t we had lunch sooner? Why had too many years passed since we last did this? Promises to return soon, maybe even with one of remaining bottles of grappa we had distilled many years ago on his patio. A story for another time.

On the ride home, though, the thought of that wine started bugging me. Did I only imagine it?

All I remembered was the year, 1971, and the fantasy name, Gattopardo, and the place of origin, Sicily. And a vague notion that the red wine was made from the Nerello grape(s). Doing a web search, there are now all sorts of wines named Gattopardo, in homage to the singular novel written by fellow Palermitan, Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Some consider it the greatest work of writing to come out of Italy in the 20th century. Hence the adoration and the occasional need by wineries to forge a connection with people who know not so much about Sicilian wine, but who might have read the book, or more likely, seen the 1963 film ?the Leopard? by Luchino Visconti, with Claudia Cardinale, Burt Lancaster and Alain Delon.

After the web search offered no visible evidence of this wine, I went the analog route. Burton Anderson had a brief note in his 1980 groundbreaking book, ?Vino,? where he made mention of the Barone di Villagrande estate in Sicily, on Etna, near the town of Milo. He wrote, ?The Rosso and Rosato (which is called Gattopardo) are made from Nerello Mascalese at 80 percent or more with the possibility of Nerello Cappuccio at no more than 20 percent and local light grapes at no more than 10 percent. The rosÚ is to drink young, but the red is kept two or three years, most of the time in large old barrels in the Villagrande cellars, before going on sale. The Rosso can age extremely well, certainly a decade from some vintages, though from others it is best to consume within three to five years of the harvest.?

Okay, so a little more information, but problematic, as Anderson stated that the rosato was called ?Gattopardo,? not the Rosso, according to how I read his passage. But the wine I had was red, it was a rosso.

So I dug into my personal papers and archives in search of more evidence. And that was where I found a note, an invoice of sorts, from one with whom I had done a bit of business in the 1980?s, Barone Armando de Rham and his Enoteca Internazionale de Rham. Armando has passed away since then, but his wife, Barbera, is still running the place. The letter, on page two, gave me the answer I had been searching for. A mind blowing laundry list of unicorn wines in today's right, there, on the 4th line item from the bottom, stated clearly a bottle, Villagrande ? Gattopardo Rosso 1971, invoiced for 3,300 lire (about US $2.20, at the time). I know it sounds ludicrous for a wine that cost a little more than $2.00 to have assumed so much importance in my concussed little brain. But it persists to this day.


I had only one bottle and stored it in my wine locker for more than ten years. And then the moment came to pull it out from the close-knit community which it had spent the last ten years of its life with, in the cool, dark, quietness of the wine closet. I remember standing the wine up for a few days, as it had sediment.

The cork was not loose or crumbly; I pulled it out, sans drama, and decanted the wine into my Civil War era decanter, just for fun. And then proceeded to taste and enjoy the wine over the evening, or as long as the wine would stay vibrant and alive.

The color was rich, with some slight brick tinge at the edges. I remember how red the wine was. It wasn?t dark like Mouton or Opus One, but a deep, rich red. The aromas were multifarious, ranging from belladonna lily blossom to President Lincoln rose. All was harmonious in the olfactory sense, as if during these years the aromas had all made peace with each other and were getting along quite well, waiting for this moment to dance under the spotlight. And dance they did. It was like being on a mountain in the spring, under a full moon. Etna.

And then to the flavors. First sip was bright; the fruit was firm with no greenness. Not over-ripe. 1971 was a hot summer in Sicily (my first), but on Etna the harvest in the hills would extend the growing season into cooler days and nights, until picking time. There were plenty of passages to this little novella of a wine, many juicy pages, all waiting their turn.

On this night fortune shined down upon us. This was not a wilting rose of a red wine. It had something to say, and it took its time. This would be no ?gulp it down before it fades? wine. This was ?I am here, now this is what I have to say and I will say it in my cadence.? And so, we sat back and let the captain steer his ship.

Liquid, not thin, with no signs of adiposity that often accompanies age, especially a life lived well. There was an edge, a slight impatience with having waited so long only to have been opened up to a time no longer recognizable. ?Who is this that has awakened me so soon?? The wine silently clamored in my brain. But it was too late. We had drunk the wine, one bottle, all of it. A generation had passed since the wine was born. Wine from Sicily, we had no track record as to their longevity. As an American, I thought I had been more than patient in waiting all those years. But, I wonder, could I have waited even longer?

Towards the end of the bottle of old wine poured from an ancient decanter, I noticed no signs of diminished capacity on the part of the 1971 Gattopardo Rosso from Villagrande. The old wine from an even older Barone, having been procured from another Barone, Armando de Rham, seemed like a gift from Italy's noble past to tell me that, yes, we made, and we still can make Sicily great again. It was one of the greatest wine experiences of my life, and I?ve had a few. On the emotional scale of 1-10, it was a 10.

I will probably never have an experience with that wine ever again in my life. As the fates would have it, I have been given another chance to go back to Sicily and to Etna, someday, in search of the greatness that permeates Sicily and her wines. Now, one of them is only a memory, of one of the most elusive unicorn wines, which we seek and occasionally stumble upon, on the wine trail in Italy.





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[10/27/2016, 21:50] "Learning the Joyful Truths" - How wine elders can help today's young wine lovers - Ex Archium
From the Archives - Wednesday February 12, 2104
"I'd suggest that many young wine drinkers do not have access to the great benchmark wines, the paradigms of profundity that are alas beyond their reach financially. They never learned the joyful truths of hierarchy, or to be stirred to their depths by the greatest of wines. They presume on a level playing field in which most things are equally valid. Sometimes this bothers me too. But I think we need to love them, not scold them." ? Terry Theise
Life, I?ve learned, is four parts resilience and six parts patience. If the red wine is made well and is allowed to rest in the cellar, the rewards will be greater. And as with wine, why not with the youth who are embracing the life of wine?


I was a single-dad. I didn?t have a lot of time to waste. I chose being a dad, willingly. But I needed a job. Not a profession. A job. I got lucky. I landed in wine. But along the way, there were teachers, encouragers, people who had the kindness and the patience to bear with the many mistakes I made. I also got very lucky in that I was exposed in a very unself-conscious way to great and profound wines. I really have to take a moment, from time to time, and look at my notes. Did I really get to taste the 1900 Graham's? The 1931 Quinta do Noval eluded me, but the 1935 Taylor and the 1927 Cockburn didn?t. Likewise with Burgundy, with Bordeaux, with Mosel, Loire, Old California. And then there was Italy.

No, this wasn?t a competition. It was a love affair. And I had come upon it accidentally. With all the talented people from the sommelier community these days, if I were starting out, I?d never be able to experience what I did coming up in my time. And the youth of today, where are they going to get those classic and benchmark experiences? So why are we faulting them for finding a little wine from the Jura or the Eldorado Hills, Friuli or Sicily, and falling in love with them? They?re only human. They thirst to learn the joyful truths. They are just starting out. Why are we not doing more to encourage them to reach higher, to try anything and everything? Surely they will find they can enjoy a Ribolla from Friuli and then they can fall in love with a Chardonnay from Puligny. Why not?

Elisa Scavino is one of those lucky ones. Growing up drinking her family wine, what better way to train her palate and learn to love the wine from the land she grew up on? But that appreciation spreads to other places. Look at her Delectable site, she?s falling in love with trocken Riesling one day and Marsannay the next. She is learning those joyful truths.

I?ll try anything. And when no one is looking I?ll drink Wehlener Sonnenuhr Kabinett or Lambrusco di Sorbara as readily as I would an Hermitage from La Chapelle or a Vermentino from Lodi. If life were fair, we?d all have our own personal Darrell Corti to press bottles into our hands and tells us a little story or two. We had them when we were young. And now the young ones need that too.

?I think we need to love them, not scold them,? Terry Theise states. He gets it. The next 30 years will go as fast as (or faster than) the last 30 years. And that was like the wiper on a windshield. Gone, wiped clean. We need to lend a hand.

Somewhere in Sonoma a mad man writes me: ?I have taken to calling your blog, ?Wandering Off the Point On the Wine Trail in Italy.?? Yes, guilty as charged. I?ve run up on shore just like that little cruise ship off the island of Giglio. But really, who needs to know what I think about a Tuscan white that someone sent me as a sample? It?s not going to sell wine. It?s not going to help many (or any) consumers. There are other depths that need to be stirred.

I can?t fix Italy. What I can do is reach out to any and every willing young person who wants to know more about wine. They call me the ?Oldest Millennial? at work. Bucky Fuller would have been my choice but he left Spaceship Earth right about time the real oldest millennials started coming online. What the elders of the wine world need to do, more than worry about their Twitter followers or their Google+ sphere of influence, is to get face to face with the youth who want to love wine and more kinds of wine, and give them the time to help them develop their very own joyful truths.



 written and photographed by Alfonso Cevola limited rights reserved On the Wine Trail in Italy
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[10/23/2016, 23:59] What is More Important to Winelovers? The News? Or the Story?
In a recent conversation with Elaine ?Hawk Wakawaka? Brown - who started out in the world of wine as an artist and blogger and rocketed to recognition as an evocator par excellence - the idea of the story teller kept bobbing its head on the rough seas of the enoblogosphere. Elaine, if you don?t know her, is a storyteller?s storyteller. People like her are the reason the fire in the middle of the circle came about, many moons ago. Connecting the heart and the soul with the mind and the mouth, so that in the sharing of the words, the listeners (and the culture) become more enriched.


There are those who think wine blogs are dead. And there are those who think it is merely on life support, or has, at the very least, progressed to an age that if human, would be considered geriatric. Writing a blog can be a thing of joy, or it can become drudgery. Many who once wrote wine blogs have stopped, while others have morphed into print, P.R. or diving even deeper into the muddy waters of the wine trade. If we are learning anything in these times, it is that there is no one way to get to your destination. You can start as a sommelier and end up as a winemaker. Or you can start as a winemaker and end up as a wine importer. Or you can be impossible to pigeonhole ? you can be your own vision of yourself ? Something Elaine and I touched upon during our last chat.

As well, we all know there is no longer one news source. Where the Wine Spectator once ruled, now they share their kingdom with any number of independent voices. Of course, they still have their beats, sussing out newsworthy stories. Who bought, who sold, who kissed, who told ? they are a polished gem for those newsy tidbits.

The Wine Enthusiast also breaks their share of stories as well. Tom Maresca commented on his friend Charles Scicolone's blog that ?Kerin O?Keefe broke the story about the proposed Piemonte Nebbiolo DOC and that she was the first to report the proposal?s rejection just a few days ago. She has been widely hailed for these two scoops in the Italian wine press and in the twitterverse.? Indeed she did, although the blogosphere was otherwise inundated with mephitic bleating over Nebbiolo wars in the Langhe. Was it as if Kerin?s truth, in the telling, wasn?t as important as something else that would make for a bigger story, in search of more site traffic? Storytelling, yes. Truth, not as definably so.

I saw what happened last week with the post I wrote about the endangered wine list in the new age. It was as if a match was lit that started a brush fire across the wine world. I struck a collective nerve. It was one person?s opinion on the state of wine lists as he experienced it across his home state. Master sommeliers and younger, millennial sommeliers and members of the wine trade, flooded my inbox with an overwhelming show of support for my viewpoint. Was it newsworthy? I don?t think so, for it had been written so many times before. But it indicated that there has been a shift in the attitudes about wine in America, and it appears, across many places in the Western World. Storytelling? Yes. Truth? As disgorged from an experience-based perspective, with a dosage of judgement.

Every week I tussle to put words together that reflect my thoughts from the week before. I?m in the thick of it, right now, with the holiday selling period. We?re also in a combative election cycle. And we are grappling with the economic and social iniquities that have befallen us in this moment. A wine list isn?t newsworthy, any more than a heated debate regarding the future of Nebbiolo is a war.

?You want to observe war? Look not to Serralunga, but to Syria,? one onlooker was overheard to say recently. It punctuates a tendency I have noticed for some time in wine blogs (which could hasten the demise of the genre): overreaching for melodramatic effect. We don?t have enough adrenalin to attend to all the impending disasters in the world. And where in the world of wine is anything happening in a cataclysmic manner, let alone Piedmont? We want the circle. And inside the circle a fire. And around the fire, a master storyteller.

This is something I have been thinking a lot about for three weeks, when Elaine and I talked extensively. Who will remain, crouched over the fire circle and still be compelling enough of a story teller to keep the flames dancing in the eyes of the listeners? I hope we will see some new voices rise to the occasion. The more I live, the more I realize for me the important story is ?the story.? Not controversy, for the sake of controversy. Not drama, to act as an emotional defibrillator, jump starting the listener back to life. But a real, heartfelt, emotionally intelligent narrative. I know Italy, and by God, the rest of the wine world, has these tales waiting to be told. That is what will save wine blogs, and wine writing. To rekindle the fire in the circle and get our story tellers back in the circle under a cool moonless night, under the stars, with all of us willing hearts and souls, who want (and need) to bask in the glow of those ageless sagas. That, along with a delicious glass of wine.






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[10/20/2016, 18:11] ?We have become accustomed to constant change and instant boredom.? - Ex Archium
From the Archives Thursday, June 26, 2014

"The business of wine buying is being handed over to a bunch of fireflies and their life span matches their attention span. It?s no longer about good or even great wines. It?s all about the next wine. Forget about the last wine, even if it was a quixotically unpronounceable and profoundly delicious wine like Txakoli."


Such was the conversation with a colleague last night over a plate of grilled swordfish and a very boring and mundane Chianti Classico we paired it with. We were talking about a young buyer that I had tipped my colleague off to. I said, ?She?s young, she?s energetic. She wants to try all these new wines. She?s the future.? Or so I thought.

My colleague thought otherwise. "She may be the future but not as a wine buyer. Maybe as a poster child for what not to do. And she isn?t alone. There are plenty of 'gamers' out there, getting the trips and the gift cards and the long lunches, pretending to be the future."

Joyce Goldstein?s quote above, ?We have become accustomed to constant change and instant boredom,? referring to the food movement in America (and noted by Steve Heimoff in a recent post) applies not only to food, as Steve mentioned. A small winery has to encounter many kinds of wine buyers in these days. But the newly empowered wine buyer who has yet to visit a winery or have a repertoire of flavors and tastes, they are calling the shots. They are the new gatekeepers. But they haven?t spent much time outside their gates. And the problem is their lack of experience (and narcissism) might shoot them in the foot.

I recall a wine buyer in an Italian spot, trendy, full of buzz. Courted by wine salespeople, invited to this and that event, made to feel important. When I bought wines off the list that this wine buyer was enamored with, twice, the wines were undrinkable. I cringed as I sent a bottle of Barbaresco back, knowing my chances of showing wine in the future would be impinged because it appeared I was being mean or cranky. A teaching moment it was, but the student out of sight, playing with their Coravin.

This whole thing about constant change has hijacked the wine industry and often the floors of restaurants. Bordeaux wines are no longer important. Forget the fact the Bordeaux is still the epicenter of the wine business from a financial perspective. The wines? Boring. Next.

Italy hasn?t been untouched by this relentless pursuit for the next big thrill. Nebbiolo isn?t good enough for you? How about some Albarossa! Satiated with Saten? Energize with Erbaluce! Sangiovese seems supercilious? Ciliegiolo to the rescue!

The Italian vineyard isn?t a landing strip. It?s a labyrinth. And it?s not for the attention deprived. It?s a long walk, not a cat walk.

Yeah, I?m concerned. I see all these great wines being passed over by channel-surfing wine buyers. And that is making the diners nuts. They come to a restaurant (at least the ones with disposable income) for comfort and pleasure, not to be schooled by a tadpole about disgorging wine tableside.

I heard a young wine buyer (I?m sorry, I cannot call them a sommelier, I have too much respect for that position) tell me, unabashedly, that they would rather sell a Movia than a Salon. I wonder how the restaurant owner would feel about that. We have lost sight of basic building blocks. This is unsustainable.

Recollecting the night the wine chap came up to me at the table. He was so excited about showing me this sparkling red wine from the Marche. ?I think I have something for you,? he said ?that you have probably never seen in America.? I?m going along with it, thinking how great this will be. Out comes the bottle, he pops the cork, pours it. Red, frothy, juicy. ?Well, what do you think? Isn?t Vernaccia di Serrapetrona cool??

?Yes,? I answer, ?it?s very cool. Just like it was when I first brought it into this market in 1982.?

This happens all the freekin' time.

I remember a real knucklehead. He?d been to Italy on a student tour and got the bug. His deal was the ?gotcha? wine. Problem was every time he brought one out it was an old friend. It was like he was trying to reinvent history to show him as the ?discoverer? of the wine in America. Who cares?

I, for one, wish some of these (and some not are so young anymore) wine buyers would take their ego out of the equation and stop trying to be a Newton or a Darwin. Or a Lady Gaga. If you really want to be balls to the walls, take your butt to wine country and make the stuff, like Adam Lee or Hardy Wallace. Spend some time chopping in the woodshed. Oh wait, we?re not talking jazz, this is the wine business, where mastery is instantaneous.

The crazy odd thing about the wine business is how inclusive it is, not exclusive. You want camaraderie? We?ll bring a winemaker over and have lunch, become friends, come stay at their guest house in the Langhe or lux hotel in the Maremma. It?s that easy. But buy a bottle (or a case) of their wine if you like it and become a friend back to them. Maybe that?s the problem, we?re too inclusive, we let anyone in. And some of those folks think it was because they?ve actually done something, earned it. You earn it, everyday. It?s a pay-it-forward kind of thing.

The wine buyer who I referenced earlier in this blog post? She ?left? the trendy Italian spot to pursue freelance ?opportunities? and might have blown the opportunity of a lifetime. People are nice to buyers. Sometimes buyers mistake that in place of their own personal social network. It?s still a business. I bring an owner of a winery to see you, we taste through eight wines, you seem to like them. The winery owner invites you to come and visit the winery when in Italy, stay at their apartment, dine in their restaurant. What do you do?

Buy a case of the goddam wine?quit looking for the next cool thing. It?s right in front of you. Pay attention. And while you're at it, take notes on the wines you are tasting. No one is that cool.



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[10/16/2016, 17:22] The Endangered Wine List in the New Millennium
? Old man take a look at my life I'm a lot like you ?
There?s so much I want to say about what I have observed in the marketplace in the last two weeks. For one, it is the beginning of the O-N-D holiday selling season for the wine business. For another, the last two weeks we have had two, not one, but two Barones in from Tuscany and their estates in Chianti, working in the markets. And to have people whose families have been long committed to wine and Chianti, at that, has been a sobering experience.


Why sobering? One, because of the immense importance those two Barones represent in Tuscan wine life. And that, interposed with interactions with young buyers, the upcoming generation, has been just that; an exercise in which I have been, at times, taciturnly pronated. For in the rush to put together amazing wine lists, lists which the most advanced wine enthusiast, even a master sommelier, would be hard pressed to recognize all but a handful of wines. And lists across the state (and indeed the country) which I peruse and attempt to make choices, if only theoretically.

But there?s another perspective about this that I want to share. And it isn?t about the usual suspects that pop up on these new millennium wine lists.


The grief isn?t over seeing Ar.Pe.Pe on another wine list. Or Occhipinti. Or Cavalotto. Or Paolo Scavino?s ?Bric del Fiasc.? It?s the disconnect between the ?rediscovery? of wines like these and the blind spot for classic wines like Chianti Classico and Pauillac from producers who are iconic but also historical. It?s as if those wines, that have been venerated by generations of wine lovers and sommeliers, are being eradicated from the lexicon of wines once considered revered and, even more important, essential.

And while Chianti and Bordeaux aren?t the only ones on the endangered list, they seem have been singled out for their lack of edginess, for unsatisfactory coolness. They?ve been left out of the Instagram Generation.

Being a future watcher for as long as I can remember, this is puzzling. As everything under the sun usually falls within a cycle, perhaps the planet that we find ourselves on takes a longer time to rotate around this new sun. Perhaps this new age of wine lovers have studied with Cliff Notes and bypassed some of the longer lessons?

Those wineries aren?t disappearing. In Bordeaux and Tuscany, for example, all the classic places, Mouton, Lafite, Ricasoli, they all still exist. And thrive. So who is poorer for the lack of exposure on the hippest of lists in New York or San Francisco, or even down-tier markets like Dallas or Houston? In reality, there are no losers. But there is this striation in time that has jutted out in tectonic fashion. It?s as if a new mountain has been discovered, by only a few, who proclaim it to be higher than Everest. And hence, they choose no longer to climb it, preferring their own special peak, Mt. Matchless.

In a way it strikes me as a bit of wine folly. Is there fear that one?s list will look like another's? Aren?t some of these new age wine lists all starting to look a lot alike? Or maybe it is because some of these less desirable wines now belong to a larger, more corporate wine world, Big Wine? That could be some of it, a reaction to the big, so let?s find smaller alternative wines.

There is this notion of searching for one?s vision, one?s ?voice,? when making a wine list, for an authentic experience that one can share with the diner, to show them where you?ve been, who you know, what you love, who influences you.

But what if in its doing, some of these magna opera are constructed as a labyrinth? What if while we?re turning the pages, looking into the heart of the wine director, we?re really trying to find a path, and ultimately, a way out?

This past month, traveling across Texas, I've been staring at an amalgam of wine lists. There were plenty of wines I recognized, although many that were way out of my budget. It was as if the game was to find a wine (or wines) suitable for the evening, that would marry well with the food. It was somewhat perplexing. Would time allow me to go through the whole lists (some were large, hundreds of wines) without putting our meal on hold while I found the appropriate selections? If those who had created the lists been available, might that have been a different story?

I know wine. And I have a good enough of a budget not to have to just buy the cheapest thing to get us through an evening. But in this exercise I found I was feeling annoyed. My time (and my guests time as well) was being wasted in going through this maze just for a bottle of wine. And that is when I had my Aha! moment.

I thought to myself, I want a wine list that doesn't take so much effort to choose from, so that I can get on to the real reason for the evening. The getting together and the sharing of a meal. Not to be dazzled (or blinded) by the wizardry of young somms on the Adderall of ambition.

I?m truly impressed by these lists. But it seems the most important person in the equation, the customer, has been forgotten. And while society points a narrow beam of light toward the young generation and humanity appears to be hanging on your every step (they also did it to the boomers), this is not about you. It never was. It?s about service. The duty of one in a service role is to serve. To deliver. The assist. To oblige. To offer succor.

Fortunately on the wine trail in Italy, the labyrinth isn?t at the dining table with a wine list. The maze is what comes from the soil of Italy and the hearts of those who toil in the fields. There is so much authenticity that one can gleefully surrender to a lifelong walk along a path for which there may be no escape. And hopefully some of the upcoming generations will find themselves, not in the elaboration of a well-constructed but inexhaustible tome, but in the gritty, chalky soil of Tuscany, as summer is ending and autumn approaches, with a light wind coming off the nearby sea, the sun high overhead. And visible and brilliant for all who want to see.




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[10/09/2016, 15:15] The staggering weight of a 1000 year old family tree in Chianti
In a world in which there are so many more pressing issues, the fate and the future of Chianti is not even in the top 100. It?s in a quiet little pastoral zone, off the beaten path, making a product that isn?t essential, which doesn?t register high in the contemporary world and the upcoming generation. Chianti is a relic of the 20th century, a fashion that has been forgotten, and a wine that appears to be totally out of touch with today?s tastes. Inotherwords, the timing is perfect for its resurgence on the world wine stage.


Barone Francesco Ricasoli (R) and his US agent, Giulio Galli (L)

Barone Francesco Ricasoli was in Texas last week, crisscrossing the four major cities, San Antonio, Austin, Houston and Dallas. His estate, Brolio, is one of the oldest family businesses in the world and the oldest continuously operated winery in Italy. The property holdings are large, significant in fact. And the wines are varied, from a simple Chianti to a set of Gran Selezione Riserva Chianti Classicos. And the current Barone, Francesco Ricasoli, envisions a 21st century when Chianti and Brolio assume its rightful place at the table, in the world of Italian wine and in the homes and restaurants of America.

In the social structure of Italian society, Ricasoli and his Brolio are vested in the grande loge, and have been there for hundreds of years. But the 20th century upended the hierarchy of Italian life. Today, the title of Barone doesn?t convey the gravitas it once had in Italy. Still, there are all those hundreds of years of history and influence. And a couple of generations in the latter part of the 20th century cannot wipe all of it out.

But it isn?t as simple as that. What people pay attention to in these times has shifted. We aren?t as obsessed with history, with what came before, as generations once were. The little screen that dominates us and which is in front of us for so many hours in a day has blinded us to a deeper level of thought and intellectual discipline. We seek the immediate; 1/100th of a second is so much more important than the last 100 years. The slate has been wiped; the hard drive has been formatted. And it?s as if we have started over again.

And then there are places like Brolio. In the backwater of time, in a place where the energy of the land waits for the willing listener, the open heart. It can wait, has done so many times over the last millennia. Really the only ones to be deprived of this gem are those who don?t have the time or the patience, or the depth of emotional reserve to put down their mobile devices and step into a land with dirt, with spirit and with the blood of those who came before which come up through the vines and to be reborn as Sangiovese.

I?ve never been to Brolio, in all these years. Driven by it a time or two, on my way to a smaller, or trendier, place. I?ve traded in the wine going back as early as 1983, where I found a trove of older Brolio from the 1950?s for clients in Texas. I too, have been ignorant and remiss in stepping out of the moving vehicle of time and setting my foot on this land, this Brolio. That will change in the near future.

Over a plate of Texas BBQ, Francesco Ricasoli sat at our table in our kitchen and we enjoyed his wines, all of them. I was particularly interested in the two Gran Selezione wines he brought; the Colledila and the Castello do Brolio, his grand cru, his ?Lafite.?

Odd that he would call it that, for earlier in the day I was staring at the label and I thought the label seemed familiar in a larger sense. Like a coat of arms, it was heraldic. Like Lafite?s. Not that the two wines share a similarly vinous heritage. But in fact, they do share a place in history and the families are important in the world of wine. And Chianti, like Bordeaux, is so far out of the mainstream of fashion in places where there are, as Geoff Kruth likes to say, ?Hipsters drinking ironically.? For sure, you won?t find Brolio (or Lafite) in a natural wine bar. These are wines, as said earlier, totally out of touch with today?s tastes. Not cool. Not enough funk.

The surprise of the bunch, as it often is with me, was the Merlot, Casalferro. At a lunch when the Barone poured me a sip, I wasn?t paying attention to what he was pouring, talking to a colleague to my right. As I sipped, my palate lit up. I had one of those ?What is this?? moments and went to look for the bottle. Again, Merlot seduced me. For the nth time.

Francesco and I talked briefly about house style vs. the cru. In Piedmont as well as Tuscany, house style traditionally would take grapes from different vineyards and make a wine year after year, with a consistent product. Think non-vintage Champagne. And then, little by little, people in the regions started separating the lots. Terroir was ascending in importance. And while the grand cru style can be more difficult to make and with unpredictable results year after year, there is high interest in these wines.

And while I can see that, and am interested in it, I?m drawn to the house style, especially one like Brolio?s, where the historical precedent of the estate is so crucial not only to Brolio but to Tuscany. Here is where Chianti was born. And with the family decree of dignity and the responsibility of stewardship for that great heritage, Francesco Ricasoli cannot turn away from it.

But as well, the ?genius loci? of Brolio compels Ricasoli to research and experiment. And with a laboratory as expansive as Brolio, why not? This isn?t a little hobby for an investment banker or tech wizard who wants to retire to the quiet hills of Tuscany to reflect and make a little red wine for his friends. This is a farm, with scores of families, many of whom have been working the land for three or more generations. This is what Italy does. This is why wine became so important in Italy and for Italy in the world, because of a commitment that went beyond one generation. It was a livelihood not a lifestyle.

Barone Ricasoli?s family tree is staggering to observe. With that many ancestors on the present day Ricasoli?s shoulders, it can weigh heavy on one.

In the case of today?s Ricasoli, it is in good hands. The farm is going well, the estate is engaged, Tuscany, and Chianti is humming, waiting for the world to catch up with them.




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[10/07/2016, 08:24] Punteggi, guide, ed altre elucubrazioni laterali di un assaggiatore
Nel frattempo di lÓ, su Intravino, riparlo del concetto di valutazione di un vino. Dalle cose che leggo, e dall'esperienza fatta finora, posso dare una riposta alla domanda: "quando dai un giudizio sul vino, vale per sempre o per il momento dell'assaggio?" - la risposta (naturalmente) Ŕ: "vale per il momento dell'assaggio".

Questa sistemazione del concetto Ŕ almeno due volte utile, in questi giorni si presenta la terza edizione della Guida essenziale ai Vini d'Italia, alla quale ho collaborato per la parte della Liguria. Le mie valutazioni si riferiscono al momento dell'assaggio, e con questo cercano di fornire (anche) un quadro generale sul livello stilistico del prodotto, e del produttore: se un certo Pigato (per esempio) ha ottenuto 90/100, puoi stare certo che non berrai male. (Si cerca, anche, di fornire un giudizio di previsione sulle capacitÓ evolutive di quel vino, ma questo Ŕ un esercizio molto meno agevole).

Come dice Robert Parker, si assegna un voto alto quando un vino, all'assaggio, colpisce per motivi di tipo emozionale: "il vino deve evocare emozione ? proprio come l?arte, la musica, la bellezza, deve esserci una reazione emotiva, e i grandi vini devono essere emozionali".

Poi pu˛ accadere, ad un secondo assaggio distante nel tempo, di modificare quel giudizio, che si ricorda e si riconosce dato in ragione di un sentimento legato al primo "vecchio" assaggio: "quante volte tornando indietro ad assaggiare un vino da 100 punti io confermo il punteggio? Probabilmente nel 50% dei casi", dice Parker.

Nei commenti Daniele Cernilli aggiunge: "due degustazioni in diversi momenti, su due bottiglie diverse, che sono dei microcosmi a livello microbiologico, hanno di per sÚ una serie di variabili elevatissima. Potremmo dire, con Eraclito, che non si assaggia mai lo stesso vino. Anche perchÚ noi siamo diversi, evolviamo, invecchiamo, conosciamo sempre di pi¨. Perci˛, anche per sfatare un po' i punteggi, che io uso da sempre per esigenze di sintesi, come si fa per i voti a scuola, guardacaso facevo l'insegnante, impariamo a relativizzare e a contestualizzare".

L'essenza del prodotto-vino, che diviene (si trasforma nel tempo) come un'entitÓ vivente, ci porta inevitabilmente a questa conclusione. Ma io dico sempre ai miei clienti che, nonostante tutto, tale fenomeno Ŕ parte del divertimento legato alla fruizione della bevanda odorosa.

Per chi riesce ad essere presente, e ha voglia di divertirsi con un po' di assaggi, la guida verrÓ presentata a Milano il prossimo sabato 8 ottobre e a Roma domenica 23 ottobre.
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[09/16/2016, 14:55] Breve storia (non) triste. Ripensandoci, non Ŕ nemmeno breve
Ai primi di agosto avevo un po' dello Chablis 2014 di Garnier aperto, qui a bottega, sempre nell'ambito di quel noto programma comunicativo intitolato "parlare di vino Ŕ divertente, ma berlo lo Ŕ di pi¨". E infatti Garnier ha fatto la sua bella figura coi miei clientes, tutti quelli che lo assaggiavano hanno mostrato entusiasmo. E posso capire: sventaglia frutta bianca, fiori, erbe, praticamente Ŕ un ripasso del corso per assaggiatori - capitolo riconoscimenti olfattivi. E sý, siccome qui non mi vede nessuno vi dico: Ŕ anche minerale.

Com'Ŕ, come non Ŕ, l'ultima bottiglia semivuota resta in frigo, chiusa col vacu-vin (un ordigno che adopero per togliere l'aria dalle bottiglie smezzate) e lý, in frigo, me lo dimentico. Poi chiudo per le meritatissime ferie di ferragosto. Al ritorno faccio ordine, sono i primi di settembre e aprendo il frigo, toulý, mi sono dimenticato una bottiglia di Chablis in frigo. La guardo, la giro, ce ne sono ancora almeno quattro dita sul fondo, ma nel frattempo avevo altre robe da sistemare quindi richiudo il frigo e lo ri-dimentico per un paio di altre settimane. Evabbe', quando uno Ŕ stordito.

Oggi lo ritrovo. Penso: facciamo spazio, questo si butta nel lavandino. Quale vino regge tutto sto tempo al freddo, in una bottiglia quasi vuota, pure se col vacuvin? La domanda ha avuto la seguente risposta: lo Chablis 2014 di Garnier. Che oggi ha finito gloriosamente la sua esistenza abbinato agli gnocchi al pesto, nello splendore del mio tinello. Presentava un unico difetto: era troppo poco.

Morale della favola eno: it ain't over 'til it's over.
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[05/30/2016, 06:30] Score del vino e big data, debutta Wine Lister

La sintesi superficiale recita che si tratta di un nuovo sistema di score del vino che usa una scala in millesimi. Al contrario, la sintesi di Aristide vi invita ad affacciarvi sull’alba di una probabile nuova era per i sistemi di valutazione del vino: un sistema olisticoáche esprime una valutazione integrando non solo la qualitÓ dei vini (l’unico parametro usato dai critici), ma anche prezzi, longevitÓ stimata, popolaritÓ sul mercato, performance nelle aste, forza globale del marchio. In pratica, sono i fattori presi in considerazione dagliáacquirenti di vini di fascia alta – i fine wines.

Ella Lister, Fondatore e CEO di Wine-Lister.com

Tutto questo si chiama Wine Listerá(@wine_lister).

Ha richiesto oltre quattro anni di lavoro per la giornalista Ella Lister (con un passato professionale nel settore finanziario, e poi scrittriceádel vino e consulente perácollezionisti di fine wines) e il suo team di esperti di big data.

Hanno aggregato i dati elaborati da sei partner diversi: tre siti web di critici di fama internazionale, Jancis Robinson (JancisRobinson.com), Michel BettaneáeáThierry Desseauve (Bettane+Desseauve) e Antonio Galloni (Vinous). Si tratta dei siti di maggior successo, con una forte digitalizzazione della propria base di dati e recensioni, attualmente accessibili solo a pagamento.

A questi si aggiungono i dati forniti da Wine-Searcher.com, il pi¨ grande motore di ricerca globale sui prezzi dei vini, Wine Market Journal, la maggiore fonte di informazione sulle aste dei vini, e Wine Owners, la pi¨ importante piattaforma di scambi commerciali e gestione di portafogli.

Gli algoritmi creati da Wine Lister “pesano” i singoli parametri e li riassumono in un indice di valutazione – score – rappresentato su una scala di 1.000 punti. Ella Lister precisa che qui non si usa solo il 20% della “parte alta” della scala, ma tutta la scala (vedi il diagramma qui sotto). E la scala in millesimi Ŕ stata ritenuta pi¨ funzionale a discriminare le differenze tra i singoli vini e i vari parametri considerati.

La scala in 1.000 punti di Wine Lister

In passato ho espresso numerose critiche ai sistemi di valutazione basati sugli score (qui un post tra i vari pubblicati). Ma l’approccio di Wine Lister mi ha incuriosito e devo segnalareádue elementi che mi interessa evidenziare:

  1. fino a oggi, lo score rappresenta un valore del vino basato sulla sola valutazione di qualitÓ percepita, la quale Ŕ fortemente soggettiva, sia che si tratti di un singolo degustatore che di un gruppo di assaggiatori;
  2. per la prima volta si integra un dato soggettivo con una serie di dati via via pi¨ quantitativi e rilevabili in rete.

Ecco perchÚ ho deciso di testare il sistema per comprendere meglio come sia stato articolato (Ŕ disponibile un periodo di prova gratuita di 14 giorni, mentre l’accesso costa ú90/anno – ?118/anno ca. o ú10/mese – ?13/mese ca.). E la sorpresa Ŕ stata notevole.

I criteri valutati da Wine Lister

Wine Lister oggi ha un database di circa 2.000 vini, l’obiettivo Ŕ di arrivare a breve a 5.000.

Considerata la base dati principale che proviene dai critici internazionali, i vini rappresentati rientrano tra i vini top nel mondo. I viniáitaliani – al momento in cui scrivo – sono 462.

I criteri considerati nella composizione dello score sono raccolti in tre famiglie e in dettaglio sono questi:

  • Quality – Critic data: sono gli score espressi dalle recensioni dei tre siti dei critici sopra citati, nell’insieme “pesati” allo stesso modo, poi elaborati e ricondotti alla misura in base 1.000.
  • Quality – Vintage indicators: la longevitÓ di un vino (stimata dai critici) viene presa come un indicatore di qualitÓ e presa come un parametro;
  • Brand – Distribution: la presenza globale dei marchi sulle carte dei vini dei pi¨ importanti ristoranti del mondo, classificati nelle guide Michelin, 50 Best Restaurants e World of Fine Wine Best Wine List Restaurants;
  • Brand – Popularity: la popolaritÓ del marchio attraverso la misura delle ricerche effettuate sui marchi nel sito Wine-Searcher;
  • Economics – Price: medie dei prezzi di breve periodo calcolate su 3 e 6 mesi dai siti di Wine Owners e Wine-Searcher. Inoltre, performance dei prezzi su 3 anni e relativa stabilitÓ nel tempo.
  • Economics – Liquidity: i volumi trattati sono una “spia” del successo del vino, qui vengono elaborati dal sito di Wine Market Journal.

Ma non finisce qui. A questi criteri si aggiungono valutazioni su bottiglie prodotte, rese per ettaro, etÓ delle viti e varietÓ delle uve.

Infine, tutti questi dati possono essere “filtrati” attraverso quattro criteri:

  • Buzz ábrands, i marchi dei quali si parla
  • Hidden gems, le gemme nascoste
  • Value picks, i migliori rapporti qualitÓ/prezzo
  • Investment staples, i vini con le migliori performance nei portfolio di investimento

In pratica, il risultato di queste analisi e ricerche, non si traducono tanto in un singolo score, ma in una scheda rappresentata nella pagina di Wine Lister in una sorta di infografica che Ŕ pi¨ una fotografia dei punti di forza e debolezza del singolo vino.

Per darvi un’idea, qui a lato ho estratto la pagina del vino italiano che al momento gode dello score pi¨ alto (cliccare sull’immagine per ingrandire). Si tratta deláGiacomo Conterno Barolo Monfortino Riserva, il quale riporta uno score globale di 973 punti. I singoli parametri riportano score individuali molto ravvicinati (Ŕ un ottimo segno, ovviamente):

  • Quality: 974
  • Brand: 973
  • Economics: 972

 

Conclusioni

Erano anni che prevedevo la fine del ciclo di vita degli score del vino. Ci˛ che Wine Lister rappresenta non Ŕ tanto uno score, ma un sistema olistico ricco di informazioni, una sorta di mappa delle prestazioni di un fine wine nelle percezione analitica dei mercati, raccolteáanalizzate e rappresentate in una singola scheda. Certo, il sistema Ŕ largamente perfettibile, ma giÓ in questo stato “1.0” Ŕ di grande interesse e merita il vostro approfondimento.

E’ un’anticipazione di numerose applicazioni che riguarderanno i mercati del vino: scaricatevi il report sul Bordeaux – per esempio – per gettare uno sguardo sul presente di un aspetto dell’uso dei big data del vino.

E’ un manifesto contemporaneo e moderno sullo stato del vino, nella sua accezione pi¨ alta e sofisticata, una prima risposta alla lettura e interpretazione della complessitÓ di un prodotto per troppo lasciato alla sensibilitÓ di nasi e palati allenati, ma sempre soggettivi nella percezione e valutazione.

Mancano molti dati ancora, soprattutto dalla parte delle percezioni elaborate dai consumatori armati di social media e strumenti di annotazione e recensione. Ne vedremo delle belle nei prossimi mesi, quando il sistema potrÓ evolversi a ulteriori integrazioni e analisi.

In qualche modo, stiamo vivendo un mutamento che avrÓ una qualche storica rilevanza.

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[05/24/2016, 19:10] 40 anni fa, cambiava il mondo del vino

Viene ricordato come il ?Judgement of Paris?: il 24 maggio del 1976, in una degustazione alla cieca presso l?Hotel Intercontinental di Parigi, si confrontavano grandi vini francesi e vini californiani. L?esito di quella degustazione cambi˛ il mondo del vino.

(…)áQuesta vicenda, da allora ricordata come il ?Judgement of Paris?, ha segnato un cambiamento epocale nella storia del vino non solo per i californiani, ma per tutto il mondo, cambiando la percezione del mercato nei confronti dei vini del Nuovo Mondo. In ogni caso, e comprensibilmente, gli americani la ricordano come la pi¨ importante degustazione della storia.

Cosý, 10 anni fa, Aristide ricordava lo storico evento.

Nel frattempo, il mondo del vino Ŕ lentamente cambiato. Ora, siamo in attesa di una sorta di Judgement of Beijing, il giorno nel quale uno o pi¨ vini prodotti in Cina surclasseranno prodotti Europei e Americani?

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Sempre 10 anni fa, si tenne la degustazione commemorativa The Tasting that Changed the Wine World: ?The Judgment of Paris? 30th Anniversary. E gli Americani vinsero ancora. Qui il post.

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[05/24/2016, 08:01] Cronaca di un lunedý nebbiolesco
Il lunedý, che Ŕ giorno di chiusura in enoteca, lo dedico spesso ai miei tour per vigne. Ieri il tema conduttore era (soprattutto) il nebbiolo tra Serralunga e Roero. Cosý la prima tappa Ŕ stata da Schiavenza, uno dei soliti noti per me, ad assaggiare i nuovi arrivati 2012. Mentre le vigne singole Cerretta e Prap˛ si confermano salde certezze, ho avuto un discreto innamoramento per il Barolo che reca in etichetta la menzione geografica del Comune di Serralunga d'Alba: speziato e molto balsamico, mordace, col bel caratterino tipico della zona di provenienza (Serralunga vuol dire longevitÓ, potenza). Eppure Ŕ anche molto Barolo-da-bere, che per me rappresenta la quadratura del cerchio. (Prezzo: poco sopra i 30 euro). Poi certo, il mio cuore batte sempre per quel Barolo Chinato. La tipologia Ŕ curiosa: si prende un buon Barolo, si aggiunge alcol (cioŔ si fa un vino liquoroso) pi¨ la consueta ricetta segreta della casa (corteccia di china, forse chiodi di garofano, cannella, chissÓ che altro) per un vino dolce che ha la memoria del nebbiolo e la dolcezza antica e corroborante di un fine pasto/liquore fatto in casa. Chi lo prova una volta non lo dimentica pi¨, e ne diviene dipendente. Costa 34 euro, ben spesi.

Poi dirigo la papamobile verso l'area del Roero, dall'altra parte del Tanaro dove i nebbioli generano altri rossi forse meno austeri ma non meno interessanti. Avevo il ricordo di un recente assaggio, e un nome segnato da qualche parte, Silvano Nizza. Andiamo a vedere, allora.

Forse un parametro per valutare la qualitÓ dei vigneti potrebbe essere la frizione dell'auto: tanto maggiore Ŕ il consumo di questa parte meccanica necessario a raggiungere il luogo, tanto pi¨ interessanti potrebbero essere i vini che da lý provengono. Per arrivare alla Frazione Balla Lora di Santo Stefano Roero si sale, si sale molto, scali le marce e ad ogni curva la strada si stringe. Quando pensi "va be' adesso mi fermo e continuo a piedi" sei arrivato alla cantina.

Tutti interessanti gli assaggi in azienda, soprattutto l'Arneis 2015 promette belle cose, e certamente il Roero che Ŕ la Docg importante della zona. Appunto sono a caccia di nebbioli e quel Nebbiolo d'Alba 2013 Ŕ lui, Ŕ quello che volevo: un anno di legno poi vetro, austero e serio senza annoiare, anzi, condizionato da una beva contagiosa. FinirÓ sullo scaffale a 14 euro.

Si torna a bottega col carico prezioso, e si pensa giÓ al prossimo lunedý.
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[05/19/2016, 18:10] Pirati del Kalterersee

Da sinistra: Gerhard Sanin e Andrea Moser

Pirati?

Andrea Moser e Gerhard Sanin sono due Kellermeister, ovvero responsabili enologici rispettivamente della Kellerei Kaltern-Caldaro e della Erste+Neue, le due cantine cooperative di Caldaro.áCiclisti nel tempo libero, hanno dedicato la loro vita professionale alla valorizzazione dei vitigni tipici dell’Alto Adige, accettando in particolare la sfida della varietÓ Vernatsch (Schiava), l’uva con cui si produce il Kalterersee (Lago di Caldaro DOC).”

Sono stato invitato e coinvolto in una tappa della loro simpatica iniziativa:

“Portare il Kalterersee in un viaggio lungo l’Italia. Incontrare cuochi, artigiani del cibo, appassionati di vino; andare nei mercati, provare nuovi abbinamenti; raccontare l’Alto Adige in un modo nuovo, grazie all’ incrocio con altre cucine e altre culture.

╚ su questi basi che si origina il progetto Pirati del Kalterersee, attraverso il quale Andrea Moser e Gerhard Sanin porteranno da Caldaro e Capri il vino Kalterersee per farlo scoprire ad un pubblico vasto ed eterogeneo, che probabilmente finora l’ha conosciuto poco e forse distrattamente.áPer farlo hanno scelto il mezzo pi¨ semplice ed ecologico, ma al tempo stesso il pi¨ vicino alla gente: la bicicletta. Il mezzo che incarna quello spirito fresco e spontaneo, coinvolgente e per certi versi trasgressivo che appartiene proprio al Kalterersee”.

Bella questa ideaádi portare in giro su una bicicletta-tandem una certa immagineáscanzonata e rilassata del mondo del vino dell’Alto Adige. Due testimoni per due vini, il Pfarrhof Kalterersee Classico Superiore 2015 e il Leuchtenburg Kalterersee 2015. Due Vernatsch molto buone, da due cru del Lago di Caldaro.

E, per una volta, si pu˛ dire che per certe azioni di marketing occorre il fisico. Bravi.

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Alcune foto del pranzo che abbiamo condiviso con i pirati sul Lago di Garda, all’Albergo-Locanda Punta San Vigilio:

Qui il video teaser dell’evento:

Itinerario e altre informazioni qui.

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[04/27/2016, 15:25] Svitati di tutto il mondo unitevi: si assaggia MVR 2014, un rosso tappo-a-vite
Probabilmente arriverÓ un giorno nel quale non dovremo pi¨ scrivere post sull'utilitÓ dei tappi a vite rispetto ai tradizionali tappi di sughero. Probabilmente arriverÓ un giorno nel quale sarÓ pacificamente accettato un tipo di chiusura alternativa, che presenta anche un bel po' di vantaggi in pi¨ rispetto al sughero. Ma quel giorno non Ŕ oggi, quindi ci tocca fare la premessa.

Quanto a me, poi, ho scelto da tempo di dare l'esempio, quindi oltre alla preferenza di tipo verbale (diciamo) faccio seguire i fatti, comprando volentieri vini tappati con il cosiddetto screwcap, il tappo a vite. Anzi, ora che tra i miei fornitori Marta Valpiani ha scelto di imbottigliare il suo Marta Valpiani Rosso anche con lo screwcap, ho ordinato solo quel tipo di bottiglie.

Venerdý 29 aprile Elisa consegna personalmente, e in sua compagnia in enoteca stappiamo (anzi, svitiamo) il nuovo MVR vendemmia 2014, tra le 11 e le 20. Pi¨ altre varie, eventuali, eccetera. Un'ottima occasione per sentire di persona in cosa consistono quei vantaggi in pi¨ di cui dicevo sopra - che poi Ŕ anche, sempre, quell'altra solita cosa: Ŕ bello scrivere di vino, ma vuoi mettere com'Ŕ meglio assaggiare?

[Qui il link all'evento sulla pagina Facebook dell'enoteca. Ma quant'Ŕ bello sto termine? EVENTO. Figo eh]
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[04/20/2016, 11:01] La Valle dei Palmenti

Di ritorno dall’Etna, devo raccontarvi questa piccola storia sui palmenti rupestri della valle dell’Alcantara. E, per l’occasione, provo anche una nuova modalitÓ di racconto. Cliccate sull’immagine qui sotto e buona visione e lettura.

[questo post Ŕ stato aggiornato il 21.4.2016 con ulteriori informazioni sui palmenti rupestri studiati in Sardegna]

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[04/14/2016, 17:16] Alcuni appunti molto sparsi dopo Vinitaly 2016
La prima cosa da dire sarebbe questa: arriva la vendemmia 2015 e alcuni vini sentiti alla fiera veronese promettono giÓ meraviglie. Partendo dai miei altoatesini di riferimento, ad esempio il Pinot Grigio Oberfeld di Kobler e il Moscato Secco di Thurnhof, che ai primi assaggi erano giÓ formidabili.

Il primo giorno della fiera l'ho impegnato in assaggi di Liguria che riguardano la Guida Essenziale ai Vini d'Italia, con cui collaboro, e tra tutti voglio segnalare un Vermentino Riviera di Ponente, quello di Terre Bianche, che ho trovato semplicemente grandioso (naso minerale quasi da riesling): non sarÓ tra le cose che vendo, perlomeno non a breve, ma se lo trovate in giro non fatevelo scappare. Poi si preannuncia un bel momento per il Rossese di Dolceaqua grazie alle versioni superiori 2014, che hanno la solita triade top in Maccario, Terre Bianche e Ka MancinÚ.

Altro assaggio alquanto indimenticabile Ŕ il bianco a base zibibbo, secco, prodotto a Menfi (Sicilia) da Marilena Barbera, "AmmÓno" #3, probabilmente una delle migliori versioni di zibibbo secco mai assaggiate nei secoli dei secoli, insomma mette quasi soggezione. Due cose sulle bollicine: sempre bene il Franciacorta RosÚ di Gatti, la sorpresa per me viene da Valdobbiadene. Le versioni brut di Prosecco non mi hanno mai particolarmente convinto, ma stavolta faccio una bella inversione a U: Spagnol col suo Col del Sas brut ottiene la perfetta quadratura del cerchio, perfetto mix di aciditÓ e morbidezza - del resto si chiama brut ma ha pur sempre un dosaggio zuccherino sensibile, otto grammi per litro. Insomma era perfetto. Felice di vedere uno dei miei prosecchisti del cuore ha centrato anche quell'obbiettivo.

Poi altre conferme: il Lambrusco 2015 area Parma di Monte delle Vigne, classico vino che con una mano tengo il bicchiere durante l'assaggio e con l'altra compilo l'ordine immediato al produttore. Per dire.

Ci sarebbe poi la lunghissima e totalmente irrisolta questione dell'organizzazione della fiera - sto seguendo due dibattiti su Intravino, qui e qui - ma temo che anche quest'anno si arriverÓ a nulla. Il mondo si divide ormai in chi va a Vinitaly e chi (felicemente) ne sta alla larga. Io faccio parte della prima schiera, quanto basta per dire che in mezzo a carenze obbiettivamente imbarazzanti la folla a Vinitaly ogni anno pare semplicemente oceanica. Per paradossale che sia, il successo di Vinitaly determinerÓ sempre pi¨ il successo delle micro rassegne settoriali, tematiche, che si qualificano, appunto, per non essere elefantiache come Vinitaly. Fate la vostra scelta.

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