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Mondo Di Vino
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[04/25/2017, 22:05] Ristorante Aga ? San Vito di Cadore (BL) ? Chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero

Oliver Piras e Alessandra Del Favero sono nomi che negli ultimi anni hanno risuonato nei discorsi di critici, esperti e semplici appassionati dell?alta cucina italiana. Sardo lui, veneta lei, galeotte per loro furono le cucine della maison della famiglia Cerea, il tristellato ristorante Da Vittorio a Brusaporto (BG), dove entrambi erano approdati per acquisire un?esperienza all’interno di uno dei templi della gastronomia italiana. Di fatto lavorando gomito a gomito ai fornelli del ristorante tra i due è nata un?intesa che ha dato vita a un progetto, che è al tempo stesso una scelta professionale e di vita. Tra i monti delle Alpi bellunesi, nel piccolo borgo di San Vito di Cadore, Oliver e Alessandra hanno aperto un ristorante gourmet all’interno dell?albergo gestito dai genitori di lei, AGA ristorante. 15 coperti, 4 tavoli di legno e una posizione tanto bella quanto difficoltosa da raggiungere, così sperduta tra le vette, che parrebbe scoraggiare ogni proposito di visita. Eppure il continuo andirivieni dei gourmand di tutto lo Stivale e i loro giudizi entusiasti raccontano tutt’altra storia. Ecco la nostra esperienza…

Il borsino delle guide cartacee 2017
Michelin assegna una stella e due coperti
Espresso assegna due cappelli (nel 2016 altro sistema di valutazione)
Gambero Rosso assegna 81 – cucina 51

La squadra

Lo staff in cucina

Chefs e patron: Alessandra Del Favero e Oliver Piras
Chef de partie: Andrea Piras
Pastry chef: Angelo Bonfitto

Lo staff in sala

Maître e sommelier: Michele Tarroni

L’ingresso

L’insegna

Sala e mise en place

Il tavolo di VG

Menu

Riportiamo, come sempre, i menu degustazione e quello alla carta.

AGA che scorre ? 95,00

4 snack + 8 piatti

AGA pura ? 70,00

3 snack + 5 piatti

La carta

Antipasti

Tartare di manzo al profumo di brace, mais e acetosella ? 22,00
Coregone, kefir, ginepro e limone ? 20,00
Sfoglia di rapa, mela verde e cipolla agra ? 18,00 (con aggiunta di Caviale ? 26,00)

Primi

Cappelletti di lepre in brodo, ibisco bianco e rosa ? 26,00
Linguine, lumache e dragoncello ? 22,00
Riso bianco, conserva di fragole in salamoia e semi di sedano ? 22,00

Secondi

Boccalone, salmoriglio, cime di rapa e geranio ? 22,00
Piccione, tamarindo, timo e bieta ? 42,00
Capriolo, purè di patate allo yogurt di capra e alloro ? 34,00

Dolci

Latte, Lavanda e Mela ? 13,00
Non Tiramisù ? 13,00
Kiwi, Pino e Acqua Tonica ? 13,00

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Il maître e sommelier Michele Tarroni

Aperitivo

Franciacorta Nature docg – Enrico Gatti

Carota

Chips di carota, tartare di carota e carpione di carota.

Agnolotto cotto al vapore con cotechino, polvere di lime e cardamomo nero

Agone in brodo di patate arrosto

Chawanmushi

Flan di brodo di trota, insalata di trota alla griglia, rosa canina e dragoncello.

Calamaro di montagna

Albume d’uovo cotto al vapore marinato in garum di avanotti e grigliato.

Pane

Tipologie di pane: a fermentazione naturale in accompagnamento grissini fatti in casa e burro di malga montato.

Lo chef Oliver Piras ci raggiunge al tavolo

Piattooo!

Sfoglia di rapa

Sfoglia di rapa e mele con caviale, vinaigrette allo zenzero, cipolla agra e coriandolo.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc classico superiore 2015 ? La Staffa

Coregone, kefir e ginepro

Coregone marinato nel kefir, condito con crema di bacche di ginepro, olio all’aglio orsino e neve di kefir.

Volpe Rosa Campania Rosato igp 2015 – Cantina Giardino

Riso carnaroli Riserva San Massimo bollito in un brodo di formaggio di malga

Servito con delle fragoboshi (umeboshi fatto con le fragole anziché con le prugne) e semi di sedano pestati.

La chef Alessandra Del Favero aggiunge il brodo per completare la prossima portata

Cappelletto ripieno di crema di lepre in un brodo di ibisco, liquirizia e petali di rosa

Linguine, lumache e dragoncello

Gheppio Emilia Romagna 2011 biologico ? Ca? de Noci

Boccalone, cima di rapa e salmoriglio

Boccalone pesce di lago servito con pelargonio al limone, un salmoriglio alle cime di rapa e cime di rapa croccanti.

Etza Alto Adige doc – Radoar

Piccione di Massimo Greppi

Scottato in padella intero ad alta temperatura poi lasciato riposare e servito con tamarindo, timo, cedro e affiancato da un brodo di patate arrosto.

Montebetti Chianti Colli Fiorentini docg Riserva 2011 biologico ? Guido Gualandi

Friulano ? Ronco Severo di Stefano Novello

Predessert – Cocktail composta da una kombucha di mele e ristretto di mela

Non Tiramisù

Polenta d’orzo bruciato, gelato al koji (fungo utilizzato per la produzione del sake) e meringa allo yogurt.

Kiwi, pino e acqua tonica

Insalata di kiwi al forno, crema pasticcera all’acqua tonica e gelato al pino mugo il tutto servito con zucchero filato.

Caffè e coccole finali

Caffè biologico arabica 100% Torrefazione Casanova (VI). Varietà proveniente dalle Ande peruviane e dagli altipiani etiopici e indiani.

Meloncino bianco marinato negli agrumi con polvere di polipodio

Marshmallow al caffè

VG in compagnia degli chef

Cucina

In ladino Aga significa acqua. Forse proprio questo, tra tutti i quattro elementi, rappresenta al meglio la cucina di Oliver e Alessandra: un flusso continuo in costante trasformazione, che si pone al di là del costante dibattito tra tradizione e innovazione e che, pur tenendo conto delle tendenze internazionali, riesce a conciliarle con l?eredità del patrimonio gastronomico italiano, valorizzandolo. Insomma, la cucina di Oliver e Alessandra rispecchia la loro personalità: aperta al mondo, ma consapevole ed orgogliosa della propria identità.

Servizio e accoglienza

Pochi tavoli di legno, una mise en place elegante, ma semplice, sicuramente essenziale. I quindici coperti del ristorante consentono un servizio personalizzato, affidato al bravo Michele Tarroni, che consiglia gli ospiti nella scelta dei vini in abbinamento alle varie portate, guidandoli alla scoperta delle tante etichette della cantina del ristorante, tra cui spiccano referenze biologiche e piccole produzioni di nicchia da tutta Italia.

Conclusioni

Convince l?avventura di questa giovane coppia affiatata: niente grilli per la testa, solo tanto impegno, grande dedizione e una passione sconfinata per il loro mestiere. L?esperienza gastronomica che si vive in questo piccolo ristorante di San Vito di Cadore vale tutto l?impervio tragitto che si impiega per arrivarci!

Viaggiatore Gourmet

Aga Ristorante
32046 San Vito di Cadore (BL)
Via Trieste, 6
Tel. (+39) 043 6 890134
Chiuso mercoledì
E-mail: info@agaristorante.it
Sito internet: www.agaristorante.it

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[04/23/2017, 22:05] Cartoline dal 649mo Meeting VG @ Wicky?s Wicuisine Seafood ? Milano ? Chef Wicky Pryian

Un maki strepitoso a base di riso alla milanese, grana, ossobuco e granchio reale, condito da un filo di olio agli scampi: questo uno dei piatti serviti durante la cena degli Amici Gourmet presso il Wicky?s Wicuisine Seafood; un piatto che nella sua rivoluzionaria eccezionalità riassume tutta l?anima della cucina di Wicky Pryian, chef e patron del ristorante in Corso Italia 6. Le origini sono di Ceylon, una piccola isola perduta nel Golfo del Bengala che in pochi sanno posizionare sulla cartina, la tecnica e gli insegnamenti sono giapponesi, l?esperienza è internazionale e, da sette anni ? in corrispondenza dell?arrivo di Wicky a Milano ? spunti e suggestioni rimandano sempre più ai sapori e ai colori del Mediterraneo. Ad affascinarci e conquistarci ogni volta, seduti al tavolo a noi riservato nella sala elegante e minimalista, è la millimetrica esattezza che contraddistingue ogni singola portata: ordine e precisione? la cucina kaiseki esige un?attenzione maniacale al dettaglio e una disciplina rigorosa, che il Maestro rispetta a pieno, coniugandola però con le tante esperienze vissute fuori dall?Asia.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 3 aprile 2014 (nella vecchia sede)
-> Meeting del 29 Aprile 2015
-> Meeting del 18 Maggio 2016

L’ingresso

Sala e mise en place

Il tavolo Amici Gourmet nella saletta privata

Il nostro menù personalizzato

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Il bancone del sushi bar

VG con lo chef patron Wicky Priyan

Aperitivo servito dal maître Matteo Coltelli

Franciacorta Vintage Collection Satèn 2011 ? Ca? del Bosco

Un brindisi e si comincia!

Benvenuto della cucina

Sulla sinistra: carpaccio di ricciola giapponese con salsa di soia lavorata all?aceto di champagne, indivia belga al forno, olio extravergine d?oliva leccino, bottarga di merluzzo, capperi Serragghia di Pantelleria, olive verdi Pianogrillo e olive nere taggiasche. Al centro: filetto di tonno tataki con salsa al pepe del Punjab, senape giapponese, zenzero e olio extra vergine di oliva. Sulla destra: Carpaccio di salmone canadese accompagnato da una salsa marinata a base di agrumi, lemongrass, zenzero, semi di finocchio, erba cipollina, basilico, coriandolo fresco e olio di sesamo.

Piattooo!!!

Tartare di gamberi gobetti sardi alla salsa di soya sfumata con sake e mirin

Foglia di daikon marinato con aceto di riso, gambero rosso di Mazara del Vallo crudo, tartare di ventresca di tonno, caviale nero di storione

Franciacorta Dosage Zéro 2011 Magnum ? Ca? del Bosco

Melanzana perlina arrostita con capasanta giapponese, salsa di Barbabietola, tofu e topinambur accompagnata da una salsa di pera e miso

Maki di riso alla milanese con crema di granchio reale, verdure croccanti, ossobuco alla milanese, chips di Grana e patata viola, olio di scampi

VG e Matteo presentano la prossima etichetta

Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi 2006 Magnum ? Ca? del Bosco

Sushi Kan: angus, salmone, capasanta giapponese, branzino, tonno, baccalà, mazzancolla, gambero rosso

Lo chef si assicura che tutto proceda per il meglio

Langhe Doc Bric Amel 2016 ? Marchesi di Barolo

Merluzzo Bianco del Mar Tirreno, crema di asparagi bianchi piemontesi servito con acqua di pomodoro e borragine

Black cod tempura

Merluzzo nero d?Alaska in tempura servito con salsa a base Dashi.

WiKakuni Kyoto

Maialino tipico della tradizione giapponese lessato per 16 ore secondo la tecnica del Ryoutei Kaneki, mela caramellata e senape.

La Serra Moscato d?Asti Docg 2016 ? Marchesi di Grésy

Mousse di cocco naturale, gelatina di mango e frutto della passione, meringa morbida alla farina di Nocciole Piemontesi Igp

VG con lo chef e il maître Matteo Coltelli

Un grande GRAZIE a tutti!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

Consulta il calendario eventi qui e iscriviti!

Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della seicentoquarantanovesima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Wicky?s
20122 Milano
Corso Italia, 6
Tel. (+39) 02 89093781
Chiuso domenica tutto il giorno, sabato e lunedì a pranzo
E-mail: reservation@wicuisine.it
Sito internet: www.wicuisine.it

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

Essere un nostro associato significa ricevere inviti personali per oltre 100 eventi (annuali) imperdibili che organizziamo per i nostri soci, un ricco calendario di eventi settimanali (aperitivi, pranzi, cene, serate mixology, degustazioni di grandi vini e di cibi rari e preziosi) privati ed esclusivi (Roadshow of Excellence Tour), tappe ufficiali che in Italia ogni anno vengono ospitate dalla migliore selezione di tutti gli 8 tre stelle, dei 41 due stelle e da una buona parte dei 294 ristoranti stellati Michelin, oltre che da una attenta selezione di Hotel 5 ***** stelle, SPA resort e relais selezionati tra i più prestigiosi e rappresentativi.

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[04/21/2017, 08:34] Vinitaly edizione 2017. Mi si nota di più se

Fammi dire due cose pure a me su Vinitaly edizione 2017, altrimenti pare che non sono abbastanza mediattivista. Per prima cosa ovviamente gli assaggi, che sono stati (facile da indovinare) una cifra iperbolica. Nel consueto mood "ricicliamo il lavoro già fatto altrove" quindi segnalo:
«Barolo 2011 di Giorgio Scarzello. Perché va bene la profondità, le spezie, la complessità e insomma la barolitudine austera, tutte componenti che qui ci sono con abbondanza. Però poi c?è quel bum di bontà in bocca, un po? indicibile in quanto spiazzante, cioè quasi intimorisce la perfezione bilanciata di questo nebbiolo, che si infila dritto e inamovibile tra i vini che non si dimenticano. Intorno ai 35 euro in enoteca, secondo me l?affare del millennio. Poi di seguito, c?è il Pinot Bianco Flowers 2015 di Von Blumen, un altoatesino che passa 8/10 mesi in botte grande e se ne esce bel bello ad esibire sontuosità e lunghezza, importante ma non lo fa pesare, con un finale da pasticceria che lo rende simpy. Per coerenza è importante pure il prezzo, sui 20».

In quel minireport, è inevitabile, resta fuori moltissimo, e al ritorno uno consulta gli appunti allungando un'ideale lista della spesa. Per esempio ci sarebbe il Raboso di Casa Belfi, assaggiato a Villa Favorita. Belfi poi fa un prosecco sur lie altrettanto glorioso ma quel rosso brillante con bollicina era micidiale per delizia di beva. Il classico vino che induce ammirazione nei confronti del vignaiolo. Per esempio (2) ci sarebbe un solito noto di Liguria, Terre Bianche, che non contento di fare Rossese di Dolceacqua grandiosi ha infilato due bianchi 2016, Vermentino e Pigato (Riviera di Ponente) solo spettacolari: pure un po' pirazinici/minerali, e sappiamo che minerale non si dice ma ecco, l'ho ridetto. Pazienza dai.

(Cosa vuol dire pirazinico/minerale, spiegato: immagina una cosa che ricorda vagamente l'odore dell'acqua di mare quando l'onda evapora veloce sui sassi roventi della spiaggia. Forse ci sono riuscito, o perlomeno ti sarà venuta voglia di vacanze).

Vinitaly inoltre consente quegli assaggi che hanno già fatto tutti i tuoi amici da anni, e un po' per caso e un po' per sfortuna tu hai sempre saltato. Per questo dire che Damiano Ciolli in Lazio fa cose sensazionali (Silene 2015, Cirsium 2013) non mi procurerà gloria, ma ci tenevo lo stesso a partecipare: rossi raffinati, speziati, morbidi. Considerando che a tutti e due ho dato punteggi prossimi ai 90/100, ora la domanda è solo una: perché diavolo ho aspettato tanto.

Ci sarebbe da dire, poi, qualcosa sulla annosa vicenda dell'organizzazione carente della fiera. Il fatto è che quest'anno, pare, non c'è quasi niente da dire. Personalmente non ho notato grossi problemi, anzi tutto filava liscio, lo stesso mi ha fatto notare più di un amico, e quindi insomma qui abbiamo un problema: abbiamo poco da lagnarci. Una funzione della blogghitudine viene meno.

Oppure, potremmo fare i ganassa e immaginare, anche, che le vecchie lagnazioni siano servite a dare un contributo. Ma no, pare troppo autoreferenziale.

Per me vale l'eterna idea che ho di questa fiera. Quindi ritorna il mood "ricicliamo il lavoro già fatto altrove":
«mi piace l'aria da grande mercato di paese che si respira. Questo probabilmente perché molta parte di chi espone appartiene, comunque, ad un certo mondo contadino che si sta estinguendo (evolvendo, diciamo) e che mi ricorda l'infanzia; alla Fiera ritorno un po' alle radici, e le suggestioni dettate dai ricordi di mio padre che trattava con i contadini (fornitori, si deve dire oggi) ha un peso non piccolo: stringere quelle mani e guardarsi negli occhi parlando di vendemmie e lavori in cantina fa scordare ogni ressa o coda».
Sarà che ormai ho superato le venti edizioni visitate (non ho tenuto il conto preciso, accidenti).

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[04/20/2017, 22:05] Cartoline dal 648mo Meeting 8 @ Ristorante Lido 84 ? Gardone Riviera (BS) ? Chef Riccardo Camanini

Prendi il tepore di una giornata di sole, di quelle giornate terse e limpide regalate dalla primavera in arrivo, prendi lo spettacolare panorama del lago di Garda, la superficie calma e piatta dell?acqua in cui si riflettono i colli circostanti. A questo piccolo paradiso aggiungi il Lido 84, l?atmosfera calda ed elegante degli interni, l?accoglienza cordiale di Giancarlo Camanini in sala e la cucina del fratello e chef Riccardo: una combinazione perfetta che trasforma quella che poteva essere un?esperienza piacevole in un giorno da ricordare. Al Lido 84 gli Amici Gourmet si sentono ormai di casa, la tappa dai fratelli Camanini e dalla loro brigata, giovane e affiatata, è diventata infatti una delle più attese nel nostro Roadshow annuale. Del resto non poteva essere altrimenti: anche in questa occasione la cucina di Riccardo è stata capace di sorprenderci e superare il ricordo delle visite passate con un menù in cui a farla a padrone sono stati i primi piatti, vera anima della tradizione gastronomica italiana, che lo chef padroneggia in modo magistrale, con eleganza ed equilibrio.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 3 Aprile 2013
-> Meeting del 12 Aprile 2015
-> Meeting del 14 Maggio 2016

La squadra

Chef/Patron: Riccardo Camanini
Manager Patron: Giancarlo Camanini

Lo staff di cucina

Sous Chef: Marco Tacchetto
Capo Partita Secondi Piatti: Gilles Foroni
Assistente: Martina Sguerso
Capo Partita Primi Piatti: Antonino Scirè
Commis Primi Piatti: Andrea Capasso
Pasticciera: Federica D?Alpaos
Stagista Cucina: Vasil Sotirov
Stagista Cucina: Luca Pedersoli
Plonger: Shakel Ahmed

Lo staff di sala

Sommelier: Manuele Menghini
Commis Sommelier: Andrea Puliga
Chef de Rang: Aliguettu Billa
Commis de Rang: Babar Shazad
Commis de Rang: Nicholas Berardi

Sala e mise en place

Il tavolo Amici Gourmet

Il nostro menu personalizzato

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Lo chef Riccardo Camanini ci dà il suo personale benvenuto

Aperitivo servito dal sommelier Manuele Menghini

Metodo classico Blanc de Blancs ? Villa Parens

Brindisi! Cin cin!

Il benvenuto della cucina

Tipologie di stuzzichini: sfoglie di pane al nero di seppia e fegatini, peperoncino, capperi; cereali soffiati all?aceto; rape di Chioggia marinate e limone.

VG brinda con nostro presidente Enzo Fulginiti

Torniamo al tavolo, dove comincia la degustazione

Pane

Tipologie di pane: baguette integrale a lievito madre, grissini all?olio Extra-Vergine d’oliva del Lago di Garda.

Piattooo!!

Mandorla e Gin

Brodo di pesce azzurro, zenzero, olio di funghi secchi

 Tapioca, pomodori verdi Marinda, uova di salmerino, olio agrumato

Seppia, rafano, foglie di limone

Manuele presenta la prossima etichetta

Oyster 110 Campania Greco 2013 ? Joaquin

Semini in minestra di pistacchi, pomodori Marinda, cedro libanese

Lumachine, patate, olio extra vergine, anemoni di mare

Riso, salvia, burro Inalpi affumicato

VG e Manuele presentano il prossimo calice della degustazione

Pinéro Igt 2008 Magnum ? Ca? del Bosco

In cucina fervono i preparativi per la prossima portata

Et voilà!  Prossima portata servita in Pentola d?Oro Baldassarre Agnelli

Anguilla alla brace, daikon nero in ?Saor?, cren

Langhe Chardonnay Vigneto Morino 2011 ? Beni di Batasiolo

Pesce di scoglio al vapore, la sua zuppetta all?anesone, foglie aromatiche e balsamiche

Animelle di cuore di vitello fritte, zucca Butternut cruda e fredda in ?Saor?, anesone

Un brindisi al nostro splendido pranzo!

Fuori menu accolto con un applauso

Un must di Riccardo… Spaghettoni, burro e lievito di birra

La Serra Moscato d?Asti Docg 2016 ? Marchesi di Grésy

Per addolcire i nostri palati dalla cucina arriva una fresca sorpresa

Gelato al latte di montagna mantecato al momento

Dessert in arrivo!

… tra gli applausi dei nostri Amici Gourmet!

Dessert

Tipologie di dessert: crosta tostata al cioccolato fondente; banana caramellata, frutto della passione, mandorle, capperi, limone sfusato, spezie; cannoncino ?King Size?, crema all?arancia candita e vaniglia crosta; torta di rose cotta al momento, zabaione al Vov, limoni del Garda.

Torrone, miele, cioccolato fondente, frutta secca e frutta candita

Pongo di burro d?arachidi, arancia e zucchero

Fragole defaticanti servite dalla commis Shazad Babar

Ci spostiamo in giardino per il gran finale

Caffè

Caffè Arabica 100% – Costa D’Oro

Lo chef autografa i nostri menù

Bollicina finale

Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi 2004 Magnum ? Ca? del Bosco

Brindisi finale con lo chef!

Prima di salutarci vengono distribuiti i cadeau Inalpi

Un grande GRAZIE a tutti!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

Consulta il calendario eventi qui e iscriviti!

Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della seicentoquarantottesima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Lido 84
25083 Gardone Riviera (BS)
Corso Zanardelli, 196
Tel. (+39) 0365 20019
Chiuso martedì tutto il giorno, mercoledì a pranzo
E-mail: info@ristorantelido84.com
Sito internet: www.ristorantelido84.com

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

Essere un nostro associato significa ricevere inviti personali per oltre 100 eventi (annuali) imperdibili che organizziamo per i nostri soci, un ricco calendario di eventi settimanali (aperitivi, pranzi, cene, serate mixology, degustazioni di grandi vini e di cibi rari e preziosi) privati ed esclusivi (Roadshow of Excellence Tour), tappe ufficiali che in Italia ogni anno vengono ospitate dalla migliore selezione di tutti gli 8 tre stelle, dei 41 due stelle e da una buona parte dei 294 ristoranti stellati Michelin, oltre che da una attenta selezione di Hotel 5 ***** stelle, SPA resort e relais selezionati tra i più prestigiosi e rappresentativi.

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[04/19/2017, 22:05] Ristorante Marcelin ? Montà d?Alba (CN) ? Patron Angelo Valsania, Chef Andrea Ferrucci

Roero Square a Montà d?Alba è un polo di accoglienza turistica pensato per unire in un unico luogo i tratti distintivi che rendono unico il territorio langarolo e al tempo stesso essere una base da cui partire per escursioni alla scoperta del patrimonio di Langhe e Monferrato. Una piazza dunque su cui si affacciano un?enoteca, una cremeria, un piccolo hotel de charme e un ristorante, il Marcelin. Perché si sa, quando si parla di Langhe oltre a decantare la bellezza delle colline e la grandezza dei vini che vi sono prodotti, non si può dimenticare il ruolo fondamentale giocato dalla gastronomia! Un tempo bottega di un artigiano locale, Angelo Valsania, maître e patron, ha deciso di farne un ristorante gourmet, dedicato alla cucina tipica della sua terra. Se infatti le travi di legno al soffitto e le ampie finestre riprendono le architetture proprie degli edifici del territorio, in cucina Andrea Ferrucci mette a punto un menu che attinge a piene mani dalla tradizione, alla quale però aggiunge interessanti spunti dovuti alla sua esperienza personale, in giro per l?Italia.

Il borsino delle guide cartacee 2017
Michelin assegna due coperti e il piatto (nel 2016)
Espresso non segnala
Gambero Rosso assegna 79 – cucina 47 (nel 2016 solo segnalato per cambio chef)

La squadra

Lo staff in cucina

Chef: Andrea Ferrucci
Sous chef: Christian Robles
Chef de partie entremetier: Giangregorio Bartolotta
Pastry chef: Abibe Karamoko

Lo staff in sala

Patron/Maître/Sommelier: Angelo Valsania

L’insegna

Sala e mise en place

Menu

Riportiamo, come sempre, i menu degustazione e quello alla carta.

Tipicità sì, ma non? ? 49,00

Vitello tonnato nella sua essenza
Ravioli del plin al burro e salvia
Pancia di maialino croccante, gustosa e tenera, glassata con miele alle spezie, crema di limone e verza
Raffaello alla nocciola

Tra Innovazione e Creatività ? 67.00

?Ma che cavolo? (Varietà di cavoli, differenze di consistenze e aromi)
Sfoglia di calamari in ceviche di carota e curcuma
Spaghetti rossi e sottobosco
San Pietro alla mugnaia di pompelmo e abete
Piccione arrosto, radicchio al vino rosso e polvere di radici tostate
Olive taggiasche e vaniglia del Madagascar

La carta

Antipasti

?Ma che cavolo? (Varietà di cavoli, differenze di consistenze e aromi) ? 15,00
Sfoglia di calamari in ceviche di carota e curcuma ? 18,00
Tonno di coniglio, nocciola, salsa teryaki e barbabietola in agrodolce ? 16,00
Vitello tonnato nella sua essenza ? 19,00
Merluzzo fresco fondente, latte di mandorle e crudo di cavolfiore ? 17,00

Primi

Risotto alla rapa bianca, cardamomo, capesante crude e il loro corallo ? 19,00
Spaghetti rossi e sottobosco ? 16,00
Gnocchi di patate arrostiti, brodo di salmone affumicato, guanciale in trasparenza e lemongrass ? 17,00
Ravioli del plin al burro e salvia ? 16,00
?La rete del pescatore? (Pasta al nero con seppie, pescato della giornata e zenzero) ? 18,00

Secondi

Pancia di maialino croccante, gustosa e tenera, glassata con miele alle spezie, crema di limone e verza ? 22,00
Animelle di vitello dorate, arachidi, rafano e cavolo romanesco ? 23,00
Piccione arrosto, radicchio al vino rosso e polvere di radici tostate 25,00
San Pietro alla mugnaia di pompelmo e abete ? 25,00
Tonno, spuma di pistacchi e cipolla ? 26,00
Mangio formaggio? Selezione di formaggi dal carrello (quotazione a seconda della scelta)

Dessert

Morbido al cioccolato al rum, crumble al cacao e gelato alla barbabietola ? 1100
Fior di latte di capra, caramello e menta 10,00
Olive taggiasche e vaniglia del Madagascar ? 12,00
Tiepido d?arance, mentolo e gelato alle spezie ? 10,00
Raffaello alla nocciola ? 11,00

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

VG consulta la carta dei vini

Napkin per rinfrescarci prima del pranzo

Aperitivo

Bianc D?Bianc Alta Langa docg – Cocchi

Tipologie di stuzzichini: cetriolo gari con pepe del Timut e riso selvaggio soffiato; capocollo di maiale leggermente affumicato ?stile? Martina Franca; meringa al topinambur.

Spugna al prezzemolo e crema d?acciughe

Finta foglia croccante di bietola e malto con maionese allo zafferano

Cannolino alla paprika ripieno di ricotta e cipolle e cialda di riso e lapsang souchong

Gel di Campari, olive e polvere di nachos

Pane

Tipologie di pane: focaccina soffice con patate e rosmarino; goccia integrale ai semi; libretto alle nocciole; panino di semola; grissini all?olio extra vergine di oliva.

Piattooo!

Gelato al topinambur, ricci di mare, colatura di bagnetto verde

Il patron e sommelier Angelo Valsania

Monteriolo Chardonnay Piemonte doc – Coppo

Sfoglia di calamari in ceviche di carota e curcuma

Vitello tonnato nella sua essenza

Cuvée Bois Chardonnay Valle d?Aosta dop ? Les Crêtes

I nostri ravioli del plin

Tonno, spuma di pistacchi e cipolla

Pre-dessert: infuso di mela e maggiorana tiepido con sfera ghiacciata alla rosa e zenzero candito

Fior di latte di capra, caramello e menta 

Moscato d?Asti docg – Pelassa

Raffaello alla nocciola

Tiepido d?arance, mentolo e gelato alle spezie  

Olive taggiasche e vaniglia del Madagascar

Vermouth di Torino – Cocchi

Lo chef Andrea Ferrucci ci raggiunge al tavolo

Caffè e piccola pasticceria

Caffè Vergnano 100% arabica

Tipologie di piccola pasticceria: aspic di mango e capperi; tartufino di gianduja e cardamomo con grue di cacao; gelatina alla calendula; semisfera di panna cotta al cocco; alfajores con caramello e grani di sale; gelatina con ripieno di crema di latte.

Lo chef e VG

Cucina

Pugliese di origine, chef per vocazione, ancora giovanissimo Andrea Ferrucci ha cominciato a percorrere lo Stivale in lungo e in largo, collezionando esperienze al fianco di molti grandi della ristorazione italiana: Cracco, Leemann, Crippa, Marchesi? Tanti i maestri e ancor di più gli insegnamenti acquisisti, che ora costituiscono una costante fonte di ispirazione per Andrea e per la sua cucina. Tradizione langarola innanzitutto, ma letta e ?raccontata? dalla mano di Ferrucci in modo insolito e originale.

Servizio e accoglienza

Il servizio del Marcelin si muove con eleganza e precisione nei tre diversi ambienti del ristorante, pensati per rispondere al meglio alle esigenze degli ospiti: accanto alla sala principale, raffinata e luminosa, vi sono infatti la Saletta Strocchi, ambiente più intimo e raccolto che la parete dorata rende perfetto per appuntamenti romantici, e la Sala Vittorio Veneto, ampia e ariosa, pensata per accogliere i festeggiamenti nelle grandi occasioni.

Conclusioni

Una destinazione turistica per eccellenza, anche perché alla bellezza del paesaggio si aggiunge un patrimonio enogastronomico di primissimo ordine. Il Marcelin si inserisce perfettamente in questa cornice: una carta dei vini di livello, un?accoglienza elegante e una cucina, quella dello chef Andrea Ferrucci, che riprende la tradizione locale con un guizzo di creatività e originalità.

Viaggiatore Gourmet

Marcelin
12046 Montà d’Alba (CN)
Piazzetta della Vecchia Segheria, 1
Tel. (+39) 0173 975569
Chiuso domenica sera e lunedì
E-mail: info@marcelin.it

Sito internet: www.marcelin.it

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[04/17/2017, 22:05] Cartoline dal 647mo Meeting VG @ Casadonna Reale ? Castel di Sangro (AQ) ? Chef Niko Romito

Un appuntamento atteso da tempo quello che si è tenuto al Reale di Castel di Sangro (AQ) all’interno di Casadonna, l?ex monastero Cinquecentesco che dall?11 agosto 2011 è diventato la casa di Niko Romito e della sorella Cristiana. Nel cuore del Parco Nazionale d?Abruzzo, una tenuta di sei ettari che accanto al ristorante, unico tre stelle Michelin del Sud Italia, ospita 9 camere di un relais di charme, un orto, un frutteto, una vigna e il progetto cui forse lo chef tiene di più, la scuola di cucina professionale che porta il suo nome. Un lungo viaggio quello che ha portato gli Amici Gourmet a scendere lungo lo Stivale e inerpicarsi per le stradine strette al confine tra l?Abruzzo e il Molise, ma a ripagare la fatica una grande certezza: quella di stare per vivere un?esperienza unica e indimenticabile nella casa di un mostro sacro della cucina italiana contemporanea. La cucina di Romito è frutto di intuizioni geniali e di costante ricerca; pulita ed elegante, vanta una semplicità apparente che solo i grandi talenti possono raggiungere. Apparente sì, perché come lui stesso ama sottolineare, ogni singola portata cela una complessità che conquista il palato e l?intelletto, creando un coinvolgimento graduale e crescente, senza mai portare il peso di inutili complicazioni e tecnicismi. Durante il nostro pranzo, con i suoi piatti Romito ha saputo arrivare dritto al punto, in profondità, schietto ed essenziale eppure capace di emozionarci e di trasmetterci tutta l?intensità di quella passione che gli ha stregato l?anima.

La squadra

Chef/Patron: Niko Romito
Patron/General Manager: Cristiana Romito

Lo staff di cucina

Sous chef, pasticceria e panificazione: Bernardino Como
Sous chef: Bellavia Claudio
Sous chef: Angelini Antonio

Lo staff di sala

Sommelier: Gianni Sinesi
Maître: Ileana D?ercole
Assistent sommelier: Matteo Albanesi
Chef de rang: Simone Angeletti
Chef de rang: Raffaele Izzo

Lo staff di Casadonna

Responsabile colazioni: Geatano di Loreto
Responsabile accoglienza: Francesca Montanaro
Guest assistent: Rossana di Bartolomeo

L’arrivo a Casa Donna

La struttura

L’ingresso

Il salottino relax

Il bar

Sala e mise en place del Reale

Il tavolo Amici Gourmet

Il nostro menù personalizzato

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Acqua

22 Artesian Water, La rioja ? Distribuita da Compagnia dei Caraibi

Aperitivo

Riserva Lunelli 2007 Trento Doc ? Ferrari

Un brindisi e si comincia con il percorso di degustazione creato per noi dallo chef Niko Romito

Benvenuto della cucina

Tipologie di stuzzichini: soffice di pistacchio salato, ravanello marinato, pomodoro arrosto glassato al miele, fagottino di pane e ragù.

Patata sotto la cenere

Crostatina con olive nere e olio extravergine d?oliva

Lo chef ci raggiunge al tavolo per darci il suo personale benvenuto

Fuori Pista: l’evoluzione dell’assoluto

Servizio del pane

Tipologie di pane: bianco di patate con lievito madre, grissini con farina di solina (grano antico) e miele di castagno, crackers con farina di ceci e rosmarino.

Piattooo!!!

Lenticchia, nocciola e aglio

Calamaro, pepe e lattuga

Langhe Doc Bric Amel 2016 – Marchesi di Barolo

Pane

Pancetta e sedano bianco

Zuppa di baccalà, cipollotto, peperoni e cassis

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2004 ? Ferrari

Carciofo e rosmarino

Cristiana Romito, patron del ristorante, alle prese con il servizio

Tortelli di mandorla in brodo di bosco

Bianco Dall?Isola Campania 2015 ? Joaquin

Tortelli con pollo

Tortelli con ricotta di bufala, acqua distillata di bufala, pepe e capperi

Verza arrosto

Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi Rosé 2006 ? Ca? del Bosco

Fettuccelle di semola con gamberi rossi e pepe rosa

Spigola, capperi e prezzemolo

Acciughe, scampo, cime di rape e patate

Barolo Docg Sarmassa Riserva 10 anni 2006 – Marchesi di Barolo

Piccione fondente e pistacchio

Torcinello di agnello arrosto con cime di rapa

Barley Wine Dudes ? Toccalmatto

Lo chef introduce il dessert

Granitina di liquirizia e aceto di vino, cioccolato bianco e aceto balsamico

Caffè

Caffe Illy special blend creata per lo Chef Niko Romito per Casadonna Reale.

Coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: pane anice e prugna; chips di caramello, cioccolato bianco, caffè e pepe nero; frolla integrale al cacao con nocciola e sale; infuso di limone; melone invernale con zenzero.

Momento “defaticante”: chiudiamo con un gin tonic!

Filliers 28 Dry Gin e Tonica 1724 entrambi distribuiti da Compagnia dei Caraibi.

Saluti finali: uno scatto con lo chef!

Ci concediamo un po’ di relax nelle magnifiche stanze di Casa Donna

La sala da bagno

Colazione

Cappuccino

Cioccolato, ricotta, cannella e lampone

Crespella con crema pasticcera gratinata con miele e arancia

Uovo in camicia con guanciale affumicato con legno di faggio

Toast con formaggio primo sale e  prosciutto cotto

Un grande GRAZIE a tutti!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

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Partner della seicentoquarantasettesima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Reale
67091 Castel di Sangro (AQ)
Piana Santa Liberata
Tel. 0864 69382
E-mail: info@ristorantereale.it
Sito internet:
www.nikoromito.com

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

Essere un nostro associato significa ricevere inviti personali per oltre 100 eventi (annuali) imperdibili che organizziamo per i nostri soci, un ricco calendario di eventi settimanali (aperitivi, pranzi, cene, serate mixology, degustazioni di grandi vini e di cibi rari e preziosi) privati ed esclusivi (Roadshow of Excellence Tour), tappe ufficiali che in Italia ogni anno vengono ospitate dalla migliore selezione di tutti gli 8 tre stelle, dei 41 due stelle e da una buona parte dei 294 ristoranti stellati Michelin, oltre che da una attenta selezione di Hotel 5 ***** stelle, SPA resort e relais selezionati tra i più prestigiosi e rappresentativi.

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[04/16/2017, 07:59] An introvert?s guide to surviving Vinitaly
Amor litteras ad Vinitaly
My dear mom was an extrovert. Being around people recharged her batteries, not that she needed them to. She was a perpetual motion machine. But as a child of hers, who came into the world as an introvert, the opposite happens when I am around a crowd. Thus, when I visited Vinitaly after a year?s absence, I imagined all the other people who might have to brave the endless pavilions of Veronafiere and are also introverts, and thought to make a plan for all of us.


That said, it was with some trepidation that I returned to Vinitaly this year. Two years ago I was pretty harsh about the state of the condition of the fair and was, for an introvert, uncharacteristically candid about it. It set off a firestorm in the Italian wine community. Way too much attention was aimed in my direction, and so I let the little bird free and backed away into my little corner of invisibility.

Last year I was unable to come to Vinitaly with a series of throat issues which ultimately resulted in having my tonsils removed in the summer. But enough about me. Let?s dive into an introvert?s guide to surviving Vinitaly.

1) Get yourself registered early. Sometime around the first of the year, if you are in the wine trade (and really this is not a consumer event ? there are those available which I will note later in this post). When you do get registered, make sure you download the ticket before the cutoff date. Save it as a pdf. Make sure you do it, because if you don?t you will have to go through some heavy machinations at the fair, waiting in long lines, to beg forgiveness for not following instructions. Introverts don?t like lines ? they might have to talk to a stranger or worse yet, get jostled in the line.

2) Arrange your accommodations well in advance of the event. Like years. Really. But if this is your first (or only) time to go to the fair, try and arrange to stay in Verona or somewhere nearby where a cab, or a shuttle (God, no!) can take you to the fair. Don?t skimp on the price. You get what you pay for. Do this now. And make sure you ask for an interior room, not one facing a the street where a wine bar is, where people bleed out into the street drinking until 2AM and talking loud, smoking and singing soccer team or old Lucio Battisti songs.

3) Download the Veronafiere Vinitaly map. Those 18 buildings (yes, I said 18!) represent your world for four days. Make a plan. Oh, and wear comfortable shoes. Even if they look dorky. And try and find a way to not have to spend so much time traveling from one building to the next. Not an easy task, by the way. But there will be crowds, and among those crowds you will encounter:
? People strolling like they are in a park.
? People smoking, especially in the spaces between the halls.
? People in first stages of foreplay ? advanced by not spitting their wine out.
? Crowds ? and at times ? SURGING crowds.

When you must walk from one building (called Pavilions) to another try and walk around the perimeters. This will prove to be less populated (also less smoke) and also offer the introvert a change to recharge in the light and the air and the relative calm of the fair.

4) If you plan to see producers, make appointments. If the producer is famous, try and make the appointment early (before 10AM) or later (after 4PM), avoiding folks who again, surge the booths around lunch time. Allow at least an hour for an appointment.

5) Know where the good bathrooms are. I have already covered this in another post, but I need to amend that piece. Last year Veronafiere and Vinitaly previewed new ?Producer? bathrooms. The participants of the fair who exhibit have access to clean, quiet, uncrowded stalls. To an introvert, 2 minutes in one of those is like plugging a Tesla into a charging station for 20 minutes. Find a producer who will give you their access to those bathrooms. They are lifesavers.


"What a pair!"
6) After hour events. While it sounds good to cap off the day with a dinner, plan these very carefully. After a day on your feet, probably the last thing an introvert wants to do is to take a long drive in the countryside, often on a crowded bus with other tired people, to go to a dinner with 300 other people. Because once you get there, there will be:
? Speeches ? and Italians don?t give short speeches
? More wine
? More people (and names) you will never remember
? And endless courses of food (with the wine) that will force you to make small talk at the table with people you will never see again in your life.

Resist. Get yourself a salad and a glass of wine somewhere, early, before you go to your room, to power down and recuperate.

7) Transportation. The best suggestion I have heard was from Lars Leicht. He and his colleagues have arranged a car and a driver to pick them up in the morning and at the end of the day. No waiting in lines for a cab, no shuttles from the fair to downtown Verona. Quiet, clean, cars. Worth every penny. I made the rookie mistake of jumping on a shuttle at the end of the day that I thought was going to Verona. It was filled with throngs of young, wine marinated sports fans. And while I can appreciate the unbridled enthusiasm of wine-besotted youth, as an introvert, it is death by a thousand cuts. Don?t do it. Walk back to your room if you don?t have a personal car and driver (hence the reason to wear comfortable shoes).

Asa-Nisi-Masnaghetti
8) Off-site meetings. More and more importers and winery groups (importers, etc.) are doing their events in conjunction, nearby. Summa in Trentino is a haul, but a wonderful event to attend. It?s in and around an old castle and the vibe is Woodstock meets Burning Man with good food, good wine (and good coffee). As well, some importers, notably Marc de Grazia, do their events in a villa near the airport and is a laid back, mellow event where the noise levels are low, the buffet is good and one can have meaningful conversations with producers one is doing business with. This is not to take away from Vinitaly and the huge strides they have made to improve the wine fair. But it?s also a way to get a jump on the events before and during the show in Verona.


The folks at Veronafiere and Vinitaly have made valiant efforts to mitigate the crowds at Vinitaly. And they have initiated consumer friendly events in and around Verona city. One of them is Opera Wine, in conjunction with the Wine Spectator. Normally, an introvert would stay as far from that kind of event as possible. But, if you plan it correctly, you can get in and out relatively unscathed. The rooms do fill up, eventually, but an early arrival will allow one to sample and meet some great producers. So, buck up, get your smiley face on, and do it.

Regardless of our endless grousing about the shortcomings of a fair as large as Vinitaly (or Prowein or Vinexpo),  when it all comes down to it, if you are in the Italian wine trade, you must eventually make your way to Verona. It?s not as mellow as it was in 1984 (when there were only 6 ? 6! ? pavilions) but Italian wine has gotten bigger and more important in those 30+ years. Nothing (and no one) is perfect ? introverts are often harsher arbiters of events with so many moving parts ? because they want everything to be neat and orderly (they can also be a little OCD). But when you see another introvert struggling to get through another 15 hour day, it offers some small reassurance that we aren?t alone in this world ? even though it might be an introvert?s penultimate wish to be so.


With huge thanks to another introvert - "grasshopper" - for his invaluable input with this post







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[04/13/2017, 22:05] Cartoline dal 646mo Meeting VG @ Villa Maiella ? Guardiagrele (CH) ? Famiglia Tinari

La cornice è il cuore dell?entroterra abruzzese, poco distante dal Parco della Maiella. Un paesaggio dominato da una natura “selvaggia“, dove massi e rocce inframmezzano la vegetazione rigogliosa che abbraccia il casale bianco, al civico 30 di via dei Sette Dolori. Quando aprì i battenti, nel 1966, per opera dei coniugi Ginetta e Arcangelo Tinari, Villa Maiella era una fiaschetteria. Nel giro di pochi anni però, per rispondere alle esigenze degli avventori di passaggio, il vecchio casale di campagna ha subito una metamorfosi passando di mano in mano tra le generazioni della famiglia Tinari e diventando dapprima trattoria e poi, alla fine degli anni ottanta, un vero e proprio ristorante. Ad allestire la sala per l?arrivo degli Amici Gourmet abbiamo trovato Pascal, oggi alla guida del locale insieme al fratello Arcangelo (così chiamato in memoria del nonno) che invece si occupa della cucina. Entrambi alle spalle hanno esperienze importanti presso i grandi della ristorazione italiana e internazionale, ma ciò che più colpisce è la loro scelta ? sicuramente riuscita – di continuare a proporre un modello di ristorazione che mantenga intatta, tanto nella cucina quanto nel servizio, l?identità più profonda della terra abruzzese e la tradizione di un locale a conduzione famigliare, sul modello di tanti grandi, dai Santini di Dal Pescatore ai Bras di Laguiole, Francia, dove i due fratelli si sono formati. Un?esperienza, la nostra, che ci ha colpiti per l?autenticità e la spontaneità di tutti i membri della famiglia Tinari, che ci hanno  accolti a braccia spalancate nella loro dimora.

La squadra

Lo staff di cucina
Chef: Arcangelo e Angela Tinari
Sous chef: Mirko Grimaldi

Lo staff di sala
Patron: Giuseppe Tinari
Sommelier: Pascal Tinari
Chef de rang: Gianni Primavera

Sala e mise en place

Ci spostiamo al tavolo Amici Gourmet

Il nostro menu personalizzato

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Tutto pronto per la degustazione

Pascal Tinari, sommelier del ristorante e figlio di Peppino e Angela Tinari, ci serve l’aperitivo di benvenuto

Franciacorta Brut Vintage Collection 2010 Magnum ? Ca? del Bosco

Arriva anche il benvenuto della cucina!

Tipologie di stuzzichini: panna cotta di cavolfiore e succo di rapa rossa ristretto; croccante di piccione e maionese all?acetosella; pane croccante, uovo di quaglia e grani di senape; tartare di tonno e daikon.  Stagionati di maiale nero della nostra fattoria: lardo, pancetta, capocollo, salsiccia di carne, salame steccato, ventricina dell?Alto Vastese, salsiccia di fegato.

Un brindisi col Patron Peppino Tinari


Ci accomodiamo

Pane

Tipologie di pane: di farina solina (tipologia di grano coltivato sulle nostre montagne); di farina integrale, semi e noci; allo Zafferano de L?Aquila.

Prima etichetta servita al tavolo

Franciacorta Dosage Zéro 2010 Magnum ? Ca? del Bosco

Lardo dei nostri maiali su polvere di peperone rosso dolce

Piattooo!!!

Chitarra di patate con crema di pecorino

Come un carpaccio: vitello marinato al caffè e cumino montano

Fuori pista: cuore di broccoli, acciughe e olive nere

Insalatina di asparagi e riso carnaroli Riserva San Massimo

In cucina Arcangelo e mamma Angela preparano il prossimo piatto

Pak Choi e burro di panna fresca Inalpi

Langhe Bianco 2011 Sauvignon ? Marchesi di Grésy

Filetto di baccala? in tempura su spuma di finocchio

Ribolla gialla 2013 ? Villa Parens

Il prossimo piatto viene servito in sala nella pentola d?oro Agnelli 

VG presenta il piatto con Pascal e Peppino Tinari

Sagnette, lardo fritto, aglio, vongole veraci e polvere di peperone

Raviolo di burrata allo zafferano de L?Aquila

Pascal avvina i calici per il servizio della prossima etichetta

Maurizio Zannella Rosso del Sebino 2007 Magnum ? Ca? del Bosco

Carré di agnello alla brace profumato al timo

Il carciofo alla griglia e ricotta affumicata al ginepro

Piccione di Tocco da Casauria, cipolla ramata di Montoro e mela annurca

Il carrello dei formaggi

La scelta di VG

La Serra Moscato d?Asti Docg 2016 ? Marchesi di Grésy

Semifreddo al parrozzo

Millefoglie

Caffè e coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: sablé con cuore di arachidi, cioccolato bianco, crué di cacao e limone, cantucci, bignè con crema pasticcera. Caffè ?Giamaica Afribon? (miscela di arabica naturali d?Africa) – Laboratorio di Torrefazione Giamaica Caffè.

Prima di andare visitiamo la cantina del ristorante

Un grande GRAZIE a tutti!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

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Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della 646sima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Villa Maiella
66016 Guardiagrele (CH)
Via Sette Dolori, 30
Tel. 0871 809319
E-mail:info@villamaiella.it
Sito internet:
www.villamaiella.it

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

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[04/12/2017, 22:05] L?EK Bistrot Contemporaneo ? Lecco ? Chef/Patron Luca Dell?Orto e Marco Locatelli

Luca Dell?Orto e Marco Locatelli sono due nostre vecchie conoscenze. Il primo è lo chef del San Gerolamo di Vercurago e del Du Pass Gastropizzeria & Braceria, che abbiamo già visitato anche in compagnia degli Amici Gourmet, l?altro è un pizzaiolo di chiara fama, titolare del Paradiso della Pizza e del Rise live Bistrot di Vimercate (MB), maestro della lievitazione e degli impasti. Ad unirli è un?amicizia di lunga data e una passione sconfinata per la materia prima, che li porta a selezionare eccellenze da tutto lo Stivale per poi riproporle puntualmente nelle rispettive carte. Di nuovo c?è che da qualche mese Luca e Marco hanno intrapreso insieme un’altra avventura, il L?EK Bistot Contemporaneo, un format semplice ed esportabile ben oltre i confini della cittadina lacustre, come dichiarano gli stessi chef, qui nella doppia veste di imprenditori. Un reportage dettagliato del Viaggiatore Gourmet non poteva mancare.

La squadra

Lo staff in cucina

Chef/Patron: Luca Dell?Orto e Marco Locatelli
Sous chef: Leonardo Bertequini Piazzalunga, Haruka Kanemoto
Pizzaiolo: Ruby Frank Reyna Vargas

Lo staff in sala

Linda Redaelli

L’ingresso

Sala e mise en place

Menu

Riportiamo, come sempre, il menu degustazione e quello alla carta.

Per ingannare l?attesa

Acciughe del Cantabrico, burro di Malga ? 8
Prosciutto di Casa Graziano, giardiniera di Morgan ? 10
Mortadella di Capitelli, grissini ? 7
Torcione di Foie gras, composta di scalogno, arance, pan brioches ? 20

Storie di Sapori

Uovo poché, zucca, spuma di carote ? 12
Battuta di fassona, nocciola, scalogno confit ? 14
Brandade di baccalà mantecato, polenta soffiata ? 14
Gambero crudo, mandorle, mandarino ? 18

Primi Piatti

Tortello del Plin ai tre arrosti ? 12
Gnocco di patate di montagna al ragù di coniglio in bianco ? 14
Tagliatelle di seppia, alghe, zafferano ? 16
Risotto alla barbabietola, taleggio, kren ? 14

Portate Principali

Guanciale brasato, sedano rapa, castagne ? 16
Coppa di maiale, patate, salsa à l?ancienne ? 16
Vitella in crosta di grissini, salsa all?amatriciana, cavolo nero ? 23
Pescato del mercato, ceci, olio al peperoncino ? 20

La Lievitazione

La tradizionale: pomodoro San Marzano dop, mozzarella lavorata a mano, olio evo aromatizzato all?origano ? 9
Il Capitelli: pomodoro San Marzano dop, mozzarella lavorata a mano, prosciutto cotto Capitelli ? 14
L?acciuga: mozzarella lavorata a mano, pomodori con?t, acciughe, origano ? 14
La dolce: burrata, prosciutto crudo di Parma dop Casa Graziano 30 mesi, granella di nocciole ? 18
Il mare: burrata, crudité di gamberi, pistacchio, pomodori con?t, profumo di limone ? 18
Lo s?zio: gorgonzola dop, mozzarella lavorata a mano, pasta di salame di Beccalli, chips di cavolo nero ? 16
Dell?Orto: pomodoro San Marzano dop, spuma di taleggio di capra, verdure di stagione, polvere di olive nere ? 16

Per concludere

Torta al grano Saraceno, mele, mirtilli gluten free ? 6
Royal alla camomilla, mandorle croccanti, spuma al latte di montagna ? 7
Ciocco-colato, crumble salato, composta al mandarino ? 6
Tiramisù al bicchiere ? 6
Ananas arrostito al pepe, rabarbaro, yogurt
Formaggi abbinati delle Bottega del maiale, pan Tranvai ? 12

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Una bollicina in attesa di cominciare

Sospiri Riserva Pas Operé 2008 ? Ca? del Vent

Pane

Tipologie di pane: realizzato con lo stesso impasto della pizza, usando un impasto saporito e leggero con farina Integralbianco (consigliata dall’associazione Veronesi per prevenire le malattie metaboliche) e farina di grano duro Senatore Cappelli macinata a pietra dal Mulino Sobrino. I grissini sono realizzati a mano con farina zero biologica e pasta madre.

Piattooo!

Marco Locatelli ci porta una delle sue pizze, tutte fatte con sola pasta madre e una lievitazione di oltre 24 ore

Lievitato

Mozzarella lavorata a mano, pancetta cotta e affumicata Capitelli, insalata riccia condita con olio evo e fleur de sel, aceto balsamico e formaggio Salva Cremasco dop grattugiato.

Margherita rivisitata

Pomodoro San Marzano dop, burratina artigianale a crudo, olio evo bio Palusci e spolverata di origano

Blanc de Blancs Pas Operé 2012 ? Ca? del Vent

E dopo un grande classico come la pizza, un tuffo nell’Estremo Oriente

Sushi e Huramaki di riso con avocado

Senza Niente Pecorino biologico – Az. Agr. Marina Palusci

Tagliatelle di seppia, alghe, zafferano

Patio Rosé – Vinos Patio

Risotto alla barbabietola, taleggio, kren

Dietro le quinte

Tutti all’opera

… ma con il sorriso!

Pescato del mercato, ceci, olio al peperoncino

Vitella in crosta di grissini, salsa all’amatriciana, cavolo nero

Brunello di Montalcino docg 2011 – Pietroso

Coppa di maiale, patate, salsa à l?ancienne

Guanciale brasato, sedano rapa, castagne

Gli chef Marco Locatelli e Luca Dell’Orto

Tiramisù al bicchiere con savoiardi di nostra produzione

Caffè

Le Piantagioni del Caffè, varietà Lagoa do Morro: 100% arabica brasiliana dal carattere morbido e delicato, dolce nell’aroma e nel gusto. Selezionata per l?incredibile persistenza gustativa e per il retrogusto caratterizzato da spiccate note di cacao e cioccolato.

Coccole finali

Cucina

Mortadella di Capitelli, giardiniera di Morgan, burro di Malga? il menù del L?EK Bistrot Contemporaneo comincia così, con una serie di sfiziosi stuzzichini che mettono in risalto l?ottima materia prima che poi si ritrova tanto nei piatti à la carte, opera di Luca, quanto delle pizze di Marco. Una cucina diretta, ma ben curata si affianca ad una proposta di lievitati che prende le distanze dalle classiche pizzerie, in perfetta sintonia con le portate in menù.

Servizio e accoglienza

Da Luca e Marco ci si sente a casa: nel nuovo locale infatti si respira un’atmosfera accogliente, famigliare, accresciuta dai sorrisi del personale in sala e dei due stessi chef, all’opera dietro il bancone e tra i fornelli della cucina a vista. A corredare la proposta gastronomica una carta dei vini particolare e curata, con molte referenze di produttori di vini naturali selezionate per loro da Andrea Sala di That’s Wine e Io Bevo Così.

Conclusioni

Al L’EK Bistrot Contemporaneo si sta bene: uno spazio versatile, perfetto per un aperitivo che inevitabilmente si trasformerà in cena grazie alla carta ben congegnata e alla simpatia dello staff. Un format che convince e che, visto l’esordio promettente, non può che far ben sperare per il futuro. Intanto a Luca e a Marco facciamo i nostri complimenti e auguriamo un meritatissimo in bocca al lupo!

Viaggiatore Gourmet

L’EK Bistrot Contemporaneo
23900 Lecco
Piazza XX Settembre, 50
Tel. (+39) 0341 1693747/ 339 8548476
Chiuso lunedì
E-mail: info@lekbistrot.it
Sito internet: www.lekbistrot.it

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[04/10/2017, 22:05] SPAZIO 7 ? Torino ? Patron Emilio Re Rebaudengo, Chef Alessandro Mecca

Allo Spazio 7, il ristorante gourmet della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, ci eravamo stati l?anno scorso, poco tempo dopo l?arrivo dell?attuale chef, Alessandro Mecca. Avevamo conosciuto Alessandro sin dai tempi in cui lavorava a l?Estate di San Martino e la sua cucina genuina e di sostanza ci aveva convinti, tanto da spingerci a seguirlo nel suo nuovo progetto. Anche in quel caso, la nostra esperienza era stata positiva così, a distanza 12 mesi e poco più, Viaggiatore Gourmet ha deciso di tornarlo a trovare, ora che lo chef si è definitivamente ambientato e il ristorante funziona a pieno regime, facendo parlare di sé in città e non solo. Questo il reportage dettagliato della sua esperienza.

Archivio storico reportage:

-> Meeting del 27 Gennaio 2016

Il borsino delle guide cartacee 2017
Michelin lo segnala come novità e gli assegna tre coperti e il piatto
Espresso lo segnala come novità e assegna un cappello
Gambero Rosso assegna 79 – cucina 48  (nel 2016 solo segnalato)

La squadra

Patron: Emilio Re Rebaudengo

Lo staff in cucina

Chef: Alessandro Mecca
Sous chef: Fabrizio Cavassa
Pastry chef: Federico Caldara
Chef de partie antipasti: Michele Tomattis
Chef de partie primi: Francesca Ruminari
Chef de partie secondi: Fabrizio Cavassa
Stagisti: Ricardo Biasizzo, Benedetta Giaimo

Lo staff in sala

Direttore e sommelier: Marco Masera
Maître: Gianluca Calandra
Chef de rang: Massimiliano Semeraro
Commis: Mirella Sassi
Bartender: Antonio Masi

L’ingresso

La caffetteria – Bistrot & Lounge Bar

Il bancone del bar

Sala e mise en place

Dettagli

Menu

Riportiamo, come sempre, i menu degustazione e quello alla carta.

Contemporaneo ? Idea e pensiero

6 portate ? 50
8 portate ? 60

Territorio e ricerca

6 portate ? 40

La carta

Contrasto ? percezione contemporanea

Puntarella vs gamberi, ricci di mare ? 18
Porro ricostruito, lumache vs Pata Negra ? 18
Mezze maniche, fagioli vs cozze, cavolo nero e pane ? 15
Bottone, ostrica vs cipolla, polpo, limone e barbabietola ? 16
Sogliola vs foie gras, pak choi ? 24
Agnello vs coratella, spinacino ? 22

Equilibrio ? creatività controllata

Cavolfiore in essenza ? 15
Carciofi e capesante ? 16
Gnocchi, tonno e bottarga ? 16
Risotto, zucca, carota e arance ? 15
Rombo e cime di rapa ? 24
Capriolo, tartufo nero, mela e cipollotto ? 22

Classici ? da sempre in carta

Albese di filetto, tuorlo d?uovo e caldo di funghi ? 16
Vitello tonnato ? 15
Plin al fumo ? 15
Fettuccine al ragù di lepre ? 15
Collo di bue, patate sotto cenere, insalate amare e cipolla rossa ? 20
Faraona, topinambour, castagne e cavolo rosso ? 20

Pasticceria ? Dolce, acido e salato

Sacher al mandarino ? 8
Pere, nocciola e cioccolato ? 8
Alla fine è solo un bonet ? 8
L?acidità e la dolcezza della mela ? 8
Gelati e sorbetti di Gelateria Ottimo ? 6
Selezione di formaggi di Franco Parola ? 9/12/16

Abbinamento Vini
Optiamo, come di consueto, per il servizio al calice.

Il direttore e sommelier Marco Masera ci serve la bollicina in abbinamento all’aperitivo

Metodo Classico Mira ? Porta del Vento

Stuzzichini

Panino (pan brioche) con spalla cotta e cipolla caramellata con aioli

Polenta e capitone

Vitello tonnato

Piccolo fritto misto alla piemontese (animella, cervella, granella e filone)

Ostriche e cipolla

Pane

Tipologie pane: bianco da farina 1; grissini.

Piattooo!

Porro ricostruito, lumache vs Pata Negra

Puntarella vs gamberi, ricci di mare

Lo chef Alessandro Mecca dà il tocco finale alla prossima portata

Albese di filetto, tuorlo d?uovo e caldo di funghi

Sharis 2015 ? Livio Felluga

Gnocchi, tonno e bottarga

Nebbiolo 2012 Langhe doc ? Figli Luigi Oddero

Mezze maniche, fagioli vs cozze, cavolo nero e pane

Sogliola vs foie gras, radicchio

Capriolo, tartufo nero, mela e cipollotto

Pre dessert – Meringa

L?acidità e la dolcezza della mela

Alla fine è solo un bonet

Caffè Illy e coccole finali

Coccole finali

Tipologie piccola pasticceria: tartelletta ai frutti di bosco, funghetto, bacio di dama e tartufino.

VG con la squadra al gran completo

Cucina

Un menù originale, quello dello Spazio 7, dove le portate rifuggono la ripartizione tradizionale e sono invece classificate in base al concetto che è alla base di ciascuna: si parte quindi dai piatti più innovativi e insoliti, nella sezione ?Contrasto?, per poi proseguire con quelli più rassicuranti, seppur creativi, dell??Equilibrio? e concludere con le portate dedicate alla grande tradizione piemontese, cui Alessandro, da torinese doc, è fortemente legato.

Servizio e accoglienza

Una squadra giovane e ben collaudata quella messa insieme da Emilio Re Rebaudengo, erede del Sandretto cui è dedicata la Fondazione, che dopo gli studi a Londra e Madrid ha deciso di tornare a casa, rinnovando completamente il ristorante della struttura e circondandosi di una brigata precisa e preparata.

Conclusioni

La commistione tra arte contemporanea e cucina nel caso dello Spazio 7 è un fatto inevitabile: il dialogo tra questi due elementi ha inizio sin dagli arredi della sala, dove tra i tavoli e le sedie è facile imbattersi in installazioni e opere di artisti di fama internazionale. Ma soprattutto questo scambio di battute continua in cucina, dove Alessandro Mecca compone i piatti come un pittore realizza i suoi quadri.

Viaggiatore Gourmet

Ristorante Spazio 7
10141 Torino
Via Modane, 20
Tel. +390113797626
Chiuso sabato a pranzo e lunedì
E-mail: info@ristorantespazio7.it
Sito internet: www.ristorantespazio7.it

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[04/09/2017, 22:05] Cartoline dal 645mo Meeting VG @ Joia ? Milano ? Chef Pietro Leemann

Alla faccia di chi considera la cucina vegetariana una rinuncia al gusto! È sufficiente sedersi a uno dei tavoli del Joia, a Milano, e affidarsi alle mani dello chef, Pietro Leemann, per ricredersi all’istante. Lo chef scelse di aprire un ristorante vegetariano nel 1989, quando ancora in Italia l?esclusione di carne dalla dieta veniva derisa dai più e il suo indiscutibile talento ne ha fatto l?unico ristorante vegetariano in Europa premiato dalla stella Michelin. Verdure provenienti dall?orto sinergico di proprietà del ristorante, foie gras vegetale e pane realizzato con pasta madre nata al Joia 25 anni fa: per l?appuntamento degli Amici Gourmet lo chef svizzero non si è certo risparmiato, mettendo a punto un menù che potrebbe essere riassunto nel nome di una delle portate che ci hanno più colpiti, una vera e propria Porta per il Paradiso.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 25 ottobre 2006
-> Meeting del 25 maggio 2009
-> Meeting del 23 marzo 2011
-> Meeting del 20 febbraio 2012
-> Meeting del 29 aprile 2013
-> Meeting del 19 marzo 2014
-> Meeting del 3 maggio 2016

La squadra

Chef/patron: Pietro Leemann
Chef di cucina: Sauro Ricci
Pastry chef: Davide Larise
Direttore di sala/sommelier: Antonio Di Mora

L’esterno del ristorante

L’insegna

Sala e alcuni dettagli

Il tavolo Amici Gourmet con vista sulla cucina

Il nostro menù personalizzato

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Franciacorta ?61 Nature Docg 2009 ? Berlucchi

22 Artesian Water, La rioja – Distribuite da Compagnia dei Caraibi

Pane

Tipologie di pane: bianco prodotto con farina di grano duro, integrale semplice, integrale con semi, focaccia di farina di farro e rosmarino. Tutte realizzate con farine italiane biologiche e pasta madre acida attivata 25 anni fa all?interno del ristorante.

Piattooo!!!

Ortante

Elementi crudi dell?orto sinergico con gioco di contrasti

Panino al vapore

Panino cotto al vapore con curcuma e semi di sesamo nero.

Fuori pista: Albero della Vita

Albero di carote e menta con crema di zucca, crema di verza, maionese al latte di mandorle, semi e lamponi essiccati.

Lo chef Pietro Leemann

Anacronismo

La versione vegetariana del foie gras preparato in due modi, in terrina e marinato alla senape, una fetta di mela grigliata dall?albero di casa e il suo chutney, nascosti da una cupola croccante di verza.

Pinot grigio Veneto Igt 2010 ? Terre di San Rocco

Riflessioni su dove vorrei essere, qui

Minestrone scomposto all’indiana, con vellutata di cocco e curry himalayano, verdure invernali appena scottate e contrasto di lampone.

In cucina fervono i preparativi per la prossima portata

Il piatto è servito!

Paesaggio interiore

Dischi di saraceno e verza arrostiti, due salse in contrasto, la prima delicatamente affumicata, la seconda appena piccante, carpaccio di topinambur, composta di cavolo rosso e salvia confit.

Nerello Cappuccio Il monovitigno 2010 – Benanti

Ultimi dettagli al tavolo per la prossima portata

Una porta per il paradiso

Fonduta di mandorla, zucca e tartufo, giovane rapa farcita di funghi in Bellavista, fumo di aghi di pino, semi di zucca tostati e prezzemolo di cavolfiore.

Moscato Passito di Strevi Passione 2007 ? Vini Passiti Bragagnolo

Ultimo abbinamento: gin e centrifugato di mela

Gin Prairie distribuito da Compagnia dei Caraibi

Una mela al giorno

Torta di mele scomposta con crema pasticcera al limone, gelato di mandorle, salsa caramellata (con zucchero di cocco).

Una buona tisana defaticante

Servita con gelatina di limone.

Caffè e coccole finali

Caffè qualità Artusi ottenuta da Robusta Indiana e Arabica del Centro America, torrefazione è Gusto Top. Servito con cioccolato affumicato con panna alla cannella.

Un grande GRAZIE a tutti!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

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Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della seicentoquarantacinquesima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ristorante Joia
20124 Milano
Via Panfilo Castaldi, 18
Tel. (+30) 02 29522124
Chiuso domenica
E-mail: info@joia.it
Sito internet: www.joia.it

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

Essere un nostro associato significa ricevere inviti personali per oltre 100 eventi (annuali) imperdibili che organizziamo per i nostri soci, un ricco calendario di eventi settimanali (aperitivi, pranzi, cene, serate mixology, degustazioni di grandi vini e di cibi rari e preziosi) privati ed esclusivi (Roadshow of Excellence Tour), tappe ufficiali che in Italia ogni anno vengono ospitate dalla migliore selezione di tutti gli 8 tre stelle, dei 41 due stelle e da una buona parte dei 294 ristoranti stellati Michelin, oltre che da una attenta selezione di Hotel 5 ***** stelle, SPA resort e relais selezionati tra i più prestigiosi e rappresentativi.

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[04/09/2017, 06:33] Perpetuating a Legacy in the Modern Day Business of Wine in Italy
In recent days, in Tuscany, there were some terrific thunderstorms. Along with the rain, hail fell from the heavens. Not exactly an ?under the Tuscan Sun? moment. But just as I wrote these words, the sun poked its head out through the steel gray clouds.

Over the period of 30 hours, with full immersion (and submersion, as the case may be), I had the opportunity to sit and talk with three Tuscan families about their wine business. And the overriding (if not overtly intended) dilemma they all expressed to me was that of their family legacy in the business of wine.


These are all very successful families, some with deep, deep roots in Italian culture, history and entrepreneurship. Their names are not important, but their challenges - as I sensed in talking to them - strike a common chord.

One is that doing business in Italy is close to broken. Taxation has skyrocketed, while services have not kept pace in terms of efficiency and delivery. In an example one of my three winery owners noted, in his town the municipal police force has grown 18-fold while the population has actually shrunk by almost half. And this from another winery principal; that urban crime is now spreading to the countryside, with an increase in daylight crime (break-ins, robberies, and in some cases armed assault) in once quiet little hamlets and borgos.

There is a cynicism about the role of government in Italy and how it is damaged. And the Italians, while they look to America and ponder the new world order as it emanates (and changes) daily from Washington, are also not so sympathetic to the challenges we are facing as a country. ?We Italians have gone through much worse than America, and for many more centuries. And in Tuscany, well, read the history. This has never been an easy place to survive, let alone thrive,? one of my Tuscan friends told me.

Indeed, it has only been recently, since the end of WWII, that the region has seen business growth and development unparalleled in any other historical epoch. If one wanted to in the 1970?s, you could have bought Tuscan land for a pittance. And many did. One American family, the Mariani?s, bought big, bet large, and reaped the rewards.

One of my three winery owners, who came from a totally different business, told me that even in this time houses in his area of southern Tuscany can be had for very little money. There is a lull. He is concerned with restoring some of the fallen properties, just like in the 1980?s and 1990?s. Here, in Tuscany, they are focusing their energies on resolving their local matters.

With all the challenges, my three Tuscan colleagues are successful. They are building (or rebuilding) their businesses and they are hopeful. So much that they fret over another issue ? that of their legacy.

Which of us get to that point in our lives when we entertain the fantasy of our personal legacy? Will my writing be relevant, or read, in 100 years, a writer asks herself? Will my art be around, an artist asks? And the winemaker, who deals in making a wine to travel through time, do they not ask, who will carry on this work?

In reality, it is being carried on. If you tasted a Barolo or a Chianti Classico from the 1950?s, the people who worked in the fields, who harvested the grapes, and who put the wine in bottles, many of those people are no longer with us. But their life, their legacy, is in those bottles. They may not be signed, like a Rembrandt or a Caravaggio, but their life?s energy nonetheless went into making something for the ages.

The business side of winemaking in Tuscany is a little older than in some other areas. And there is often a seamless thread with other activities, other efforts. Maybe some family came through the leather business, while another came through the clothing business. Maybe it was jewelry, or maybe it was agriculture. All these crafts had to be turned into a viable business so that people could find a way to get their daily bread.

And everyone I met this week in such a short, but intense time, they all infused within me an impression that they are resolute in their need to thread the needle of time with their hard work, efforts which can be passed from one to another generation. And over and over again.

There is another family, one which I did not meet with this week, but with which they have for over 600 years, toiled. And they are still going strong. So there are pathways into what might seem like an eternity to a human. A lasting legacy, a line of ascendancy, with the chance of improving on the process and the product with every new generation.

But for those facing the wall of their mortality, whether they are 60 or 50 or 40, the time we have to carve one?s notch on their family tree is shorter than we want, always.

I really felt a thread in the conversations but really more in wasn?t said. Like an urgency was presented to these three individuals and they were really struggling with coming to grips with their limitations. It wasn?t wealth. It wasn?t drive. At the end it wasn?t even the government. It was simply time. No matter how much money or energy or cunning, there can never be enough time. And that is why we seek to extend our influence and our life force into the next generation.

?I bought this vineyard for the next 30 years,? one of the gentlemen said. ?But in 30 years, you will be old,? I replied. His look, as if to say, ?Why do you have to spoil my dream?? ?Fly your kite,? I say, ?as long as the wind is to your back.? But know when it?s your time to step off of the field.

Yes, the hard part of this legacy business is the letting go part. You never know if you left it solid and reinforced enough, able to withstand any storms that may be coming in the future. But at some point you have to let the kite go.




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[04/06/2017, 22:05] Cartoline dal 644mo Meeting VG @ Ilario Vinciguerra Restaurant ? Gallarate (VA) ? Chef/Patron Ilario Vinciguerra

La cucina partenopea, si sa, scalda il cuore. Metti una giornata di sole, una bella compagnia di Amici Gourmet e pure Gallarate si trasforma in un avamposto lombardo della città campana. A compiere la magia è Ilario Vinciguerra, 1 stella Michelin, anima e patron del ristorante che porta il suo nome, non troppo distante da Milano. In occasione della nostra tappa abituale, lo chef ha messo a punto una degustazione pensata come un itinerario, Viaggio in Campania appunto, citando il nome di uno degli antipasti, per raccontarci i sapori della sua terra. Una dichiarazione d?amore alla cucina della Regione e ai suoi piatti più noti, dai quali però Ilario prende spunto per creare, divertendosi, nuove affascinanti portate gourmet. Immancabile, tra i dessert, l?Oro di Napoli, ormai divenuta la firma dello chef al termine di ogni nostro convivio. Ospite speciale per l?occasione Roberto Beneventano, un nome noto nel mondo dello champagne, che ha selezionato le bollicine Steinbrück per accompagnare le portate del nostro menù.

Archivio storico reportage:

-> Reportage del 2 Maggio 2015
-> Reportage del 24 Maggio 2016

L’arrivo di VG al ristorante

L’insegna

La sala e alcuni dettagli

La vista sulla cantina

Il tavolo Amici Gourmet

Il nostro menù personalizzato

Piatti Diva SuMisura personalizzati per Viaggiatore Gourmet da Royale.

Abbinamento Vini
Nei meeting utilizziamo i vini messi a disposizione dai nostri Partner.

Ci spostiamo nel giardino per l’aperitivo

Si parte con la prima bollicina di giornata

Champagne Cuvée Brut Tradition ? Steinbrück

VG con lo chef Ilario Vinciguerra e Roberto Beneventano della maison Steinbrück

Un brindisi tutti insieme!

Tipologie di stuzzichini: panzerottini ripieni di ricotta di bufala e basilico, pizzelle montanare, polpo in tempura di panko, salmone marinato al gin tonic; carne marinata sotto sale e zucchero con una salsa ai pinoli; al cucchiaio spuma di Grana Padano e composta di cipolla rossa di Tropea, Caciotta Kremina Inalpi alla brace con pannocchie abbrustolite.

Ci accomodiamo al tavolo dove ci viene servito il prossimo calice in abbinamento

Biancosesto 2011 – La Tunella

Un brindisi e si comincia!

Pane

Tipologie di pane: integrale, brioche, focaccia aromatizzata al limone, grissini torinesi, taralli alla cipolla, crackers con semi di papavero.

Piattooo!!!

L’isola che non c’è

Zucchero filato con arachidi salate, pomodori disidratati, gelatina all’aceto balsamico, basilico e cialde di grana.

Calamaretti, ricotta e cime di rapa

Viaggio in Campania

Salsa di mozzarella di bufala, crostone di polenta, pancetta, fichi, noci e tuorlo marinato al tè nero.

Prossimo abbinamento al calice del nostro Partner, la maison Steinbrück

Champagne Cuvée Les Etoiles de la Gastronomie Coeur de rosé ? Steinbrück

Linguine contrast

Aromatizzate al limone, cotte in acqua di grana con polvere di pomodori disidratati.

Prossimo abbinamento presentato da VG e Roberto Beneventano

Champagne Cuvée Les Etoiles de la Gastronomie Millésimé Prestige 2006 ? Steinbrück

Cin cin!

Tortello di latte di capra e liquido di piselli

La Marimorena Albariño sobre Lías Rías Baixas 2015 ? Casa Rojo

Triglia in assoluto di cipolla

Alexander vs The Ham Factory Tinto Fino Fesquera del Duero 2013 ? Casa Rojo

Costine di agnello Aragonesa e spuma di senape

Ed ora un tripudio di dolcezze!

Coccole finali

Tipologie di piccola pasticceria: savarin con crema pasticcera e pomodorino candito, crème brûlée alla fava tonka, bignè con crosta al cacao e crema di nocciole, cioccolatini con ganache al pistacchio, biscottini al limone con crema di formaggio fresco e pistacchi, baci di dama al cioccolato fondente.

L’Oro di Napoli

Rivisitazione della pastiera napoletana, ricoperta da una gelatina dorata.

La Serra Moscato d?Asti Docg 2016 ? Marchesi di Grésy

Cheescake

Torniamo in giardino per il momento della merenda “defaticante” preparata in Pentola d?Oro Baldassarre Agnelli

Risolio

Riso bagnato con acqua di mozzarella di bufala, composta di fichi e pere e polvere di capperi di Pantelleria.

Per concludere ci concediamo un fresco vodka tonic

Vodka Absolut e Acqua Tonica 1724, distribuita da Compagnia dei Caraibi

Un grande GRAZIE a tutti!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

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Viaggiatore Gourmet – Viaggiare, conoscere, esserci!

Partner della 643sima edizione Meeting di Altissimo Ceto

Ilario Vinciguerra Restaurant
21013 Gallarate (VA)
Via Giovanni Tenconi, 3
Tel. (+39) 0331 791597
Chiuso mercoledì; domenica a cena
E-mail: info@ilariovinciguerra.it
Sito internet: www.ilariovinciguerra.it

I prossimi meeting di Altissimo Ceto:

www.altissimoceto.it/meeting-eventi/

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[04/02/2017, 17:56] Valpolicella at a Crossroads in the New Millennium
Outside a storm is passing over, the sky rumbling in a way that is at once ominous and reassuring. Texas in April is not for the faint of heart. Storms of Biblical proportions, hail, wind and torrential rains often put a damper on what only hours before might have been the most perfect of Spring days. But it is also a blunt reminder that none of us are really ?in charge.? As someone much wiser than me once said, ?We strut and point, pontificate and strike, but, rest reassured, there are always larger forces of destiny in play.?

As the world of wine turns from Bordeaux to Italy and Verona, there will be plenty of bottles opened in the coming days and weeks. None the less of them will be local bottles, in the various trattoria and bars around the city.


In one of my first visits to Vinitaly, long ago and far away, Valpolicella was the house wine of Verona. During those simpler times, Valpolicella had a secure place. But as the wine tower of Babel rose - the wine ?to drink cool, with light summery dishes,? as Cyril Ray waxed half a century ago in The Wines of Italy ? Valpolicella came out of its youthful fog into an age of hyper self-awareness. The spotlight shone on the region- eyes were on it ? and the wine was pushed to become ?fuller in flavor and deeper in colour.?

Because of its enormous popularity in the United States (just do a search for ?YouTube + Bolla Valpolicella?), money poured into the region from wine sales revenue. ?Love makes people happy,? Franco Bolla murmured to his wife in the successful TV ads, which discharged all across America in the ?70?s and ?80?s. America was entering into a love affair with Italy, and the invasion of Italian culture, music, art, fashion, food and wine was set in motion. It wasn?t limited to the Bolla family; the Veneto people are very industrious. And ambitious winemakers were looking to differentiate themselves from their neighbors.

Burton Anderson noted it in his trailblazing work, Vino, in 1980. While many books on Italian wine recounted the regions and the wines, sometimes even the grapes, Anderson told stories about the people. And he turned some of them into superstars. Vino was where I first heard about Giuseppe Quintarelli, whom Anderson recounted praise of the winemaker from another giant in Italian wine writing, Mario Soldati. Here?s what Anderson said: ?Mario Soldati, in his first volume of Vino a Vino, determined that Quintarelli?s must be the Valpolicella closest to that described by Hemingway in Across the River.?

Quintarelli, without a doubt, had an impact on Valpolicella, and wine in Italy. And while his Valpolicella reflects how simple and great a wine can be at the same time, one cannot ford the stream of Valpolicella that floods our markets using Quintarelli as the sole barometer of style or value. As Patricia Guy noted in her 2001 tome, Wines of Italy, ?At this point, the only way of knowing which style is in any given bottle of Valpolicella is by tasting and keeping a note of the wine producer?s name.?

Therein lies the conundrum for today?s wine-lover looking to find their love in Valpolicella, a ?love (that) makes people happy.? Is it light? Is it rich? Is it heavy? Is it fresh? Is it affordable?
Quintarelli is a marvelous choice. But at an average price of US $76 (Wine-searcher) it doesn?t radiate affordability for everyday. Not to say it isn?t worth it. It?s a gorgeous wine. There are other producers as well. Corte Sant?Alda?s ?Ca? Fiui? Valpolicella has an average price of US $16 (Wine-searcher) when you can find it. Organically grown and managed via bio-dynamic principles, hand harvested and fermented in large oak vats on its native yeasts. This would be my go-to Valpolicella, one which I have the funds for on a regular basis, but also one which is lively and fresh without becoming brawny and overly masculine, a problem which vexes me with the spate of inexpensive, testosterone-laden Ripasso wines that are rushed to the marketplace.

There isn?t enough room here to go into the Rape by Ripasso, which with beefed-up entries has contorted the idea of Valpolicella to the wine-going public in America. The onus isn?t just on the producers. Somewhere along the line, the consumer developed a liking for a richer, more unctuous supercharged-Valpolicella. Nino Francheschetti told Burton Anderson about Masi?s Ripasso wine, Campofiorin, ?If you want to know the truth, I started doing it because I didn?t want to waste those good Amarone lees. It was an economically motivated experiment that produced a very pleasing result. I understand other wineries are doing the same now.? What started out as a means to preserve something has presented a challenge to the original idea of Valpolicella.

And as water seeks its own level, so will wine (it is after all 86% water, +/-). The mania for a Valpolicella Ripasso, perhaps to compete with Yellow Tail Shiraz, or Argentinian Malbec, might have pushed producers past the overflow point. But anyone who carries a wine bag (in the wine trade) knows what I mean. We may all want to sit in our cave, facing east, contemplating Quintarelli, but the world in motion (and in commerce) has a different rhythm. Which means, there has been an insatiable thirst for Valpolicella Ripasso, cheap and cheerful and with enhanced octane. But tides do turn.

Perhaps the current rosé mania is partially to blame. People are looking back towards lighter, fresher wines, like the Valpolicella of Hemingway?s time, ?light dry red and cordial.? Or even, with a stretch, to the time when Dino and Sinatra swooned over spaghetti and Bolla Valpolicella in Palm Springs. Everything is cyclical. I hope the charm that brought so many young American?s to the Italian table ? as Valpolicella did ? is resurfacing.

Of course, let those who want Ripasso be satiated. After all, why waste those good Amarone lees? Maria Marta Galli (of Le Ragose fame) told Anderson, ?Valpolicella is an underestimated wine,? in 1980. Would that we could have another taste of such a beautiful thing, as Patricia Guy writes about ?Rediscovering lost flavors ? not the husky, dusky, wood-laden numbers which strut off with their prizes. Rather they are the kind of wines that you can invite home to dinner.?


Can I get an Amen?





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[03/31/2017, 09:53] Appunti per il prossimo Vinitaly

La fiera veronese si avvicina, e possiamo cominciare a fare la lista della spesa. Per esempio un ripasso di questo nebbiolo alternativo:
La storia è più o meno sempre la stessa: assaggi molte cose, una sola ti resta in mente. Puoi usare i descrittori più fantasiosi e anche dare punteggi, ma c'è questa cosa dell'elemento affettivo, quella che ti fa ripensare a un assaggio anche giorni dopo, che vale ogni primato. Così adesso salto la fase degli assaggi totali durante Barolo Barbaresco & Friends (organizzato a Genova da GoWine) e mi dedico alla faccenda veloce: the winner is.
Il resto del post continua da questa parte.
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[03/26/2017, 14:53] Who are the Future ?Thought Leaders? for Italian Wine?
With harvest behind us and winemaking for the year finished, Italians in the wine trade are living out of their suitcases. Traveling to markets around the world, attending portfolio tastings and working with salespeople in the trenches. Last week there was Prowein. This week all eyes turn to Bordeaux for their annual UGC 2016 vintage tastings. But soon there will be Vinitaly. Emails are being sent to round up prospective new clients and export markets. Seminars are being scheduled. Dinners, which will go late into the night, are being planned, in and around Verona. And there are all the people planning travel to Italy to visit and taste, before and after Vinitaly. All this eating and drinking and tasting and talking, what will come of it?


Armando de Rham with Luciano de Giacomi at Bricco del Drago
The process of making wine, while it seems, on the surface, to be an activity confined to a facility to process grapes into the precious liquid, that is only part of it. Of course, as has been told time and again, there is the vineyard and all the practices that farmers and gardeners are concerned with. There is the spiritual connection, terroir as the Omniscient Presence, the invisible Guiding Hand that makes every tiny parcel unique and particular.

And there is the ongoing conversation among wine lovers and influencers, over the direction wine is taking, as it is guided by the hand of men and women who are the servants of the vine.

I kiddingly use the term ?slaves to the wine god,? but there is a kernel inside that phrase. If one understands that connection, it makes all the difference in the world. It is the difference between taking off early on a Friday and going to lunch, popping some bottles and posting one?s trophies on Instagram or Facebook. And taking some bottle (or bottles) to see a client in the hopes of finding more homes for those wines which those men and women back in the vineyards slaved so hard over to make.

Salvo Foti in his Aeris vineyrd in Milo, on Etna
Somewhere in this process, there are people who are actually concerned with the future of wine, not just one?s immediate visceral pleasures. People who understand history, or have even made some of it, who know Italian wine wasn?t always at the top of the charts when it came to quality and appreciation.

It?s hard for someone who hasn?t been in the game for very long to understand this: Italian wines, at one point, were lacking, some would say even awful. White wines, especially. This observer noticed, around the early 1980?s, that a transformation was taking place inside wineries. Italy was coming out of its slumber. The economy was creating more opportunities, and especially in a global sense, the markets were opening up to wine from Italy that had once been dominated by France. It was, it is an extremely exciting time. Again, though, there was some direction, some thought, some philosophy that had to be put into action, in order for that transformation to proceed.

So, now we are at the mountain top. Where do we go now? Who are the 21st century Antinori?s, Gaja?s, Quintarelli?s, Mastroberardino?s? Who is leading Italian wine in to the future, not only with their wine but with their ideas?

Alessandro de Renzis Sonnino in his venerable vinsantaio
That is the stuff, at late night dinners and bottles of Vin Santo, which people will talk over in the coming days. Along with the political climate change that is affecting every one of us on earth, and the economic gyrations, the mass movement of humans across the globe. That and the fundamental questions many of us ask, often ? what am I doing here? Am I making a difference? It might take more than a bottle of Vin Santo.

Consider this: the experience a young winemaker has, over a winter break, whether trekking across Myanmar or swimming in Miami, can affect one?s perception of their place in the world. And we are in a unique time now, as subliminal factors enter into the experience of young Italians in the wine trade, who go back to Barolo or Montalcino with these experiences and alters their philosophy about wine. These modern day Marco Polos, en masse, are like tiny drops of water - drip, drip, drip - slowly impressing a concavity into the stone. Do you not find this to be an exciting time for Italian wine? For sure, there are those souls who care not to venture any further from their farm in Pontignano than maybe Florence, or in Barbaresco to perhaps Torino. And we need those people too. They are the grounding rod for the process. They prevent Chianti from turning into Shiraz or Barbaresco into Merlot.

Arianna Occhipinti - in Fossa di Lupo
I know I?ve lost some of you with this. In fact, in the last few months I?ve probably lost many more to the many distractions and chatter in our everyday lives of the here and now. The pressing issues of the day, the scandals, the dramas, the nerve wracking, heart pounding, stress inducing dilemmas at our doorstep. But take a step back, for a minute, let those daily things be, and just think about where we?re at in regards to Italian wine and what it means to you, reading this. Hasn?t it blossomed beautifully in your lifetime? Haven?t those gardeners of the soul of Italian wine done an amazing job?

We?ve come a long way in the last 7,000 or 8,000 years. And the last 70 have been probably the most impactful of them all. But those pioneers are older now. And while their light hasn?t dimmed, their time on the stage is passing. Their sons and daughters, and grandchildren, are swarming the center line. Which of them are gazing into the deep pool of time with the thirst for leading us where no one has gone before?






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[03/19/2017, 14:45] The Secret Life of a Gateway Wine - Coming of Age in a Life of Wine
Living in a country that is geographically isolated from much of the world by the Atlantic and Pacific Oceans, many in America tend to live inside their heads. It?s funny that for those of us who love wine, the head is the receptacle for the precious liquid. If only it could occasionally be utilized as a way to flush our system and give us a more outward perspective. For some, I am sure it does. But the monkey brain inside of us, it chatters away.

I was talking to a group of young wine professionals last week, just relating the differences between now and then - then being the time when I was their age. Maybe younger. I was talking about wine and what my gateway wine was, a path which eventually led me to tables where an obscene array of aged and (often) great Barolo and Barbaresco were there for pure enjoyment. By chance, my gateway wine was a bottle of Thunderbird.


I was riding with my dad, must have been 10 or 11. We lived in the desert, Palm Springs. My dad was a real estate broker. He had a ?spec? house in Rancho Mirage, coincidentally, within the Thunderbird Country Club neighborhood. My dad would go over there to check on the house, do a little painting or repair, generally putzing around, trying to stay out of trouble. The house was empty, not far from Sinatra?s house at the time. In fact we often saw their comings and goings from our house. And there was plenty of that in those days.

But on this day, it was hot. Over 100°F. And I was thirsty. So I looked into the refrigerator and saw what looked like a bottle of something that might quench my thirst. I thought it odd that the bottle said Thunderbird, same as the neighborhood. Maybe it was from the Club. So I opened it up and took a swig.

I still remember that moment. Cool, fizzy, fruity. Followed by a wave of unforgiving, burning alcohol. I took another, smaller sip. Same cool, fizzy, fruitiness. But the finish wasn?t as severe. Still, I longed to quench my thirst in the relentless heat of the desert. Thunderbird wasn?t going to quench it, not this day.

It wasn?t my first time to taste wine. Our Italian-American family had plenty of wine at the table. One uncle was a trader in the business and fancied himself an aficionado of the vine. And all these stories you hear about the Italians giving wine cut with water to their kids - not in my family. We never got the watered down version.

My grandfather was a fan of brandy. It was like a cure-all for him. Aside from warm water with fresh lemon squeezed into it, which he had every morning (he lived to be 97), brandy was the answer to everything. Upset stomach? Have a little sip. Can?t sleep? Here?s a spoonful of brandy. The kids are too active? ?Go see Nonno?, Nonna would tell us. She liked a calm house.

So, it would seem Thunderbird was positioned in that time of my life when I started seeing wine as something other than that which our family would partake of on Sunday meals. It stood out, on several accounts. And it was a portal, albeit in a very small way, on my life?s journey in wine.

Later, when I went off to college, to Santa Clara, we were surrounded by wine and winemaker families. The president of Santa Clara was a winemaker. Wine was everywhere. But it was also not as cool as it is now ? the era was late 1960-early 1970?s - there were other burning issues.

When I graduated and moved back down to Southern California, I think that was when my real wine education began. Aside from working in restaurants (the first one being a health food place, called the Loaf & Ladle ? in Pasadena), wine education fell upon me and my own resources. I was poor. I worked three jobs, had a family and wine was a luxury. But, fortunately there was a Trader Joe?s (the  original one, on Route 66, in Pasadena) down the road from me. And they had stacks of wine, from all over the world, usually for $2 or $3 per bottle.

This was my ?Promised Land.? Here was a Vouvray for $1.99. On the stack next to it was a Rheingau, also $1.99. A shiny, golden chrome-like bottle announced Sherry. Into the shopping cart it flamenco? d. nearby was a Petite Sirah from Morgan Hill, a stretch at $2.99. Ok, why not? The place was rife with easy-entry doorways into the world of wine. And so it began in earnest, this life of wine, as an adult, now going into the fifth decade of such a life.

Can an industrial produced wine, such as Thunderbird, lead to other things? Did it, in my case?

In all likelihood, it probably started at the Sunday table of my grandparents, where I saw wine integrated in our life as an accompaniment to food. To this day, it is that. Not to say there aren?t times when wine isn?t brilliantly refreshing. The other night we opened up a 2016 Rosé of Sangiovese from Alexander Valley Vineyards. The wine virtually disappeared from the bottle in minutes. Leave a bottle of Cleto Chiarli Vecchia Modena Lambrusco di Sorbara in the fridge and it will disappear. (Note to self, always have two bottles of that, at all times). Riesling? Forget about it. I don't know how they all escape the fridge so quickly, like they all leave for the Italian Riviera with the Soave's, the Gavi's and the Greco's, through some secret door.

My Thunderbird experience didn?t lead me down some rosy gateway path ? it didn?t teach me how to love wine - but what Thunderbird did was to leave an impression ? it catalyzed a young soul and made a notation for something, somewhere down the line. Sure, it wasn?t an altogether pleasant experience. But it was something that I never forgot.

And while I have never had any inkling to go back and revisit that moment, I do look back upon it in a wistful manner. Last night, over a bottle of 2005 Brunello from Barbi (opened too early, by the way), I enjoyed the wine immensely. So, for however I got here, I have learned how to love wine.

And for all the good, bad and otherwise inappropriately positioned bottles along my path, I?m in a good place with wine.

My advice to anyone who cared enough to read this far: Don?t worry about how you got here. If Barefoot brought you, so be it. If Gaja was your gateway, count yourself lucky (and pecuniarily propitious). We are overwhelmed with commercially produced, industrialized wine. And as well, we are admonished, regularly, by influencers, to only place pure, organic, special stuff into the temples that are our bodies. But you have to start ? somewhere.

The Trader Joe?s of my early adulthood doesn?t exist as it once did. What was then a clearing house, for unknown and apparently unwanted wines, was a universe waiting to be discovered. I was very fortunate. To walk into a supermarket today, where wine is sold, is to be assaulted with any number of outrageously labeled wines. Cute, at times. Offensive at other times. But somewhere on that shelf, might just be a wine that can lead to other things. If there is an independent wine shop, you might be luckier. This isn?t going to magically appear to you. You have to climb the hill, make the trek. Hey, you gotta do something to get your 10,000 steps in a day, yes?






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[03/12/2017, 17:32] Italian Wine in the Second Decade of the Third Millennium Gets Off to a Shaky Start ? 2011 and 2014 - Analysis, Expectations and Opportunities
With absolutely little or no pragmatic devices, and relying on instinct, I have hit a wall in the second decade of this new century, with regards to Italian wine. Two vintages, 2011 and 2014, are beginning to feel like other vintages, 1972, 1973, 1981, 1983, 1991, 1992 and more recently, 2002. I say this, not as a collector, for I have tasted wines from Piedmont and Tuscany from some of these vintages and have been happily surprised and rewarded. But as one who looks at these wines on an inventory spread sheet, week after week, and year after year, I have noticed alarming trends over the perception of vintages. From whence do these views emanate?


For the purpose of this post, I will concentrate mainly upon Piedmont and Tuscany, even though we now have people collecting wines from everywhere. But let?s view those two regions as bellwether markers for Italian wine, in general. Even though I know that is not entirely accurate, nonetheless the regions (and indeed, the whole of Italy) are often judged (and embraced or discarded) over the perception of the potential for greatness in a vintage from Piedmont and/or Tuscany. In pre-internet days, one would rely upon magazines, books and the occasional newsletter in which to base an idea about how good or bad a vintage might perform in the long run. Often these divinations are little more than verbal prestidigitation. Surely a Burton Anderson or a Luigi Veronelli, in days past, got around and were good enough journalists to make a fairly reliable assessment of things on the ground. Talking to old vintners about 1934 or 1937, 1945 or 1952, and relating it to 1974 or 1978, was high game in those days. And for the most part, it worked well enough.

But the internets changed the game. At the dawn of the 21st century and the new millennium, information was rampant and random, and expertise was often subjective. And without proper vetting of a situation, a vintage could be lost. 2002 was a recent case, in which the buying public snubbed and decimated wines destined for collectors cellars. But it had a larger effect in that people just getting on to chat rooms and peer group discussion sites saw alarm in the prognostication over such a vintage like 2002, and they abandoned those wines with nary a sniff or a sip.

I remember a Brunello I was dealing with, Renieri. While not a collectable wine, it was (and remains) a good drinking wine. But people were starting to walk into stores with their copies of The Wine Spectator or The Wine Advocate. James Suckling, who was still at the Wine Spectator, noted, "For many producers in Italy's premier wine region, 2002 may be best forgotten. It rained for most of the summer, making it one of the area's wettest and coolest growing seasons of all time. In addition, freak hailstorms and vine diseases were widespread. When the harvest finally began in late September, it was under only partially sunny skies.?

Antonio Galloni, writing then in his ?Piedmont Report? said this about 2002: "Few subjects have aroused such passionate discussions in recent years as the quality of the 2002 vintage. It was a damp growing season, with the region receiving roughly double the normal amount of rainfall. Temperatures were on the cool side all the way through the summer. Then, in early September a violent hailstorm struck large parts of the Barolo-producing zone, inflicting its most severe damage in the towns of Barolo and La Morra, but also hitting parts of Castiglione Falletto and Serralunga. The damage was unprecedented. I can still recall driving through the region, which I often did in those days as I lived in Italy at the time, and surveying the damage. The vineyards looked like someone had literally ripped the vines out of the ground. Suddenly the weather improved dramatically and conditions were picture perfect for the rest of the fall. In vineyards that were not wiped out by hail producers were able to harvest.

The press did not mince words in its harsh early assessment of the vintage, which clearly upset producers, as some observers issued their opinions before the harvest was even concluded.? (Read the whole report here).

Suckling and Galloni were on the ground and had (and still have) a measure of expertise in the subject. But there were blogs, newsletters, chat rooms and for all intents and purposes, 2002 was D.O.A. Selling the product was unceremonious and miserable.

I?m seeing this now with the 2011 and 2014 vintages, albeit with a little less venom. But I am witnessing passive-aggressive disdain (and rejection) for wines from these vintages. First off, the 2011 vintage from Montalcino and Brunello.

Example: the 2011 Casanova di Neri Brunello, whether the ?White Label? or the ?Tenuta Nuova,? every time I have had it I?ve said to myself, ?this is a pretty damn good wine.? But the wine languishes on stock lists and in warehouses. And now the 2012 Brunellos are starting to roll in, all with high ratings and people with smart phones clamoring breathlessly for their ?allocation.? For sure, grey markets will exploit this and you will see secondary offerings for some of the ?biggies.? Meanwhile, the winemaker who made both those wines scratches his head (as do the importer and the distributor) wondering why someone will reject a wine (in the case of the 2011) that gets glowing reviews in the 2010 and 2012 vintages. Are they not going to drink the wine? Or is it merely a day-trading mentality that has taken over the marketplace? The winemaker is also a farmer ? he or she cannot plow over a whole vintage and expect to pay the light bill. Someone has to pay, someone has to play.

Enter the 2014 vintage. Already the Barbaresco is released and while the vintage, 2014, was problematic in Barolo, not so in Barbaresco. Aldo Vacca of Produttori del Barbaresco will be releasing his Riserva cru wines ( in 2019) one year after his 2013?s ( in 2018) and has said that in Barbaresco, 2014 (?a better year in Barbaresco than in Barolo?) was as good as 2013. Right now, people are ?swooning? over the 2013 Barolos, and the press is fueling that fire, rightfully so. But advance press is encouraging collectors to ?snatch up the ?13?s? with the subtext ?because the ?14?s might not be as good (or collectable)? in order to provide reluctant buyers with a sense of urgency. With prices getting higher in the Langhe for Barolo, are nervous winemakers (and wine marketers) are trying to ?out-Bordeaux? the Bordelaise wine traffickers with an exigent rational for parting with one?s money?

Meanwhile I pour over stock lists of 2014 reds from Tuscany, mainly Chianti Classico, and get not-so-subtle feedback from potential buyers, that they are sitting on their hands waiting for a better vintage (or maybe a better price?).

I was beginning to feel that 2014 was going to be a lost vintage (like the 2002 and 2011) and then a bottle of Badia a Coltibuono Chianti Classico was opened in front of me. What I smelled and tasted realigned my preconceptions. The wine was absolutely delicious. Much like the 2011 Casanova di Neri ?Tenuta Nuova? Brunello that I had recently tasted. My post-concussive skull is flummoxed with these cogitations. Here, all around me are worthy wines from unheralded vintages. Meanwhile the chase is on for the perfect ?10?s.? Oh, that is what it?s all about ? the trophy hunter and his insatiable desire for that which is just beyond his reach - here we go again.

The good news is, for people who have matured emotionally beyond the ?shiny souvenir? stage, there are a lot of good-to-great wines available for near drinking and even for some years in the cellar. Point in case. 1973 in Piedmont wasn?t regarded as such a good vintage. Winemaker Dan Petroski was born that year, and every so often, he opens up a bottle or two (or three or four or more) and likes to relive a period in time when he himself was part of the ?new crop? of ?73. And while Dan thinks wines from his birth year aren?t exactly ?great? I tend to look at it a little differently. These are wines that have weathered time and fashion. Piedmont was a poor place then; very few roads were even paved in the Langhe in 1973. It was a farming community and the farmers relied upon nature, lived or died by it. So they had to be intuitively aligned with the cards that were dealt to them every year. There was less access to manipulation, and hence the wines, year to year, would be irregular, not the same as the next vintage. That?s the stuff of character. And wine lovers like me really appreciate the differences. They're like our children (whom we all should love). But they?re different. And that is something in the world of wine we seem to have forgotten - in this age of numbers and scores and peer pressure and bright shiny things in the corner. Too bad for the storm chasers. But really good news, for us navel gazers.





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[03/10/2017, 09:30] Vecchio Samperi, il destino di un vino bizzarro (si parla di Marsala)

Qualche settimana fa ho assaggiato il Vecchio Samperi di De Bartoli, grazie al giovane De Bartoli che mi ha fatto visita a bottega. Questa per inciso è una parte del mio lavoro che amo particolarmente, quando un produttore dura la fatica di scarpinare fino da me e mi fa assaggiare le sue cose. In più c'era il prestigio storico dell'azienda e tanti ricordi personali legati a quel nome, insomma ero molto contento. E quel Vecchio Samperi era un'altra ragione di contentezza.

Il fatto è che quel vino era, è, pazzescamente buono. Si potrebbe definire un Marsala, ma vecchio stile, pre-english come dice De Bartoli, senza aggiunta d'alcol cioè prodotto nello stile ossidativo precedente alla colonizzazione commerciale fatta dagli inglesi, per quell'area. È un non-Marsala perché trascende il profilo noto di quel vino, riuscendo a superarlo, e diventando altro. E tecnicamente non è un Marsala quanto a denominazione, si chiama vino, e basta.

Già, il Marsala, si diceva. Un vino bizzarro, che ha un destino incredibile (lo dico sommessamente, facciamo finta che nessuno di Marsala stia leggendo) se pensiamo che nella sua denominazione contiene il descrittore di un difetto. Perché sì, non l'hai mai sentito dire, marsalato, di un vino che non è più buono? "È marsalato, puoi buttarlo". Cose così.

Ma allora, chi vorrà mai bere Marsala?

Comunque, avendo questo mezzodito di Vecchio Samperi, mi sono tenuto lì il bicchiere in enoteca per un paio di giorni. Ogni tanto ci mettevo il naso dentro, ne bevevo un goccio per farlo durare. Più ci stavo assieme più mi piaceva. Poi lo facevo annusare ai clienti di passaggio - "ma che cos'è??" - e ogni volta spiegavo.

Quando è finito ho continuato a parlarne con un certo trasporto mistico a tutti quelli che incontravo. Qualcuno ha cominciato a chiedere: sì va be' ma lo vendi? Dov'è? Quanto costa? Vedere?

Il fatto è che non lo avevo comprato. Nemmeno io so perché, parlavo in continuazione di un vino che non avevo in vendita. Perché anche io, da qualche parte, avevo in testa la vocina che chiedeva "chi vorrà mai bere Marsala?" - solo che io continuavo a pensare a quel vino con struggimento. Insomma ora l'ho comprato.

Non costa poco (49 euro la bottiglia da 75) e per quello lo terrò aperto, per farlo assaggiare. E probabilmente lo faccio anche per me, visto che ho una certa nostalgia di riaverlo nel bicchiere.

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[03/05/2017, 15:25] A Good Horse - And an Even Better Saddle
The other day I got a late-pay notice from a government agency. I fretted over it for a while, imagining all kinds of economic burden to my little world. And then a picture popped up on the screen, of some crazed leader laughing with his generals in front of a high powered missile, capable of potentially sending a nuclear payload into my back yard. And I forgot all about my little problem.

There are many ways to look at things, in this age of disruption. We can bemoan the loss of freedoms we once took for granted, we can activate socially and make our voices heard and we can celebrate for our side. And that is what is being done in various quarters around the country and indeed, in the world.


In this country of Texas, where I live, there is a fierce independent streak. So much it can be seen as narrow, limiting even cruel. We have a low tax rate, and in return we have low services. Our local government congressional session operates for 140 days, every other year. So, for 140 days out of 730 they politicians are active. And for 590 days they are off wreaking havoc in the private sector.

For those of us who see survival and resilience as our goal, and wanting to move forward, I put up a mental picture, which evokes an erstwhile image of that desire for freedom that draws people to this place. The idea of a good horse with an even better saddle. And in the vinous mode of imaging, this applies as well.

Can Italian wine be the trail that I lead my horse down? Well it seems to have been for some time now, even if only in a metaphorical sense. I do see wine as the horse and the saddle, from time to time.

Right now, Nebbiolo is a great work horse. I find myself drawn to it in these times, for Nebbiolo really seems to have returned to its nature of being. All those years of struggling with dark, dense, chewy Barolos are over. Maybe they needed more time in the bottle, as we found out again, last week in Napa Valley. Maybe some of them should have never been made in that brawny overly- assertive style. And maybe, just maybe, the winemakers want to drink those Barolos and Barbarescos as much as some of us do.

I?m resigned with Tuscan Sangiovese being more emphatic in these times. Yes, the saddle is newer and shinier and the grain is tighter. I?ve had too many disappointing bottles of older Chianti, and Brunello. Maybe Tuscany is a little like Texas - in that a fierceness to its boldness is a symbol of craft, not detriment. That maybe, finally, the winemakers have seen Tuscany for what it really is ? a place to make bold wines. Why not? It works out quite well for Napa Valley. There are plenty of good horses in Tuscany with handsome saddles. Give those wines 5- 10 or more years in the bottle and what develops might be seen in the future as a revolution, not a regression. I know, to some this sounds like heresy. I?m just looking out over the horizon and seeing the rainbows and the silver lining. Call me a dreamer.

And not just Italian wine. In the past week, there have been wines in glasses in front of me from Germany, from California from New Zealand. Those wines, like the people that come to America, made the trip, coming here for a reason. Maybe it was for economic purposes. Perhaps someone, far away, decided it would be a good idea - a goal - to reach these shores. Whatever the reasoning, they (and we) are here. And from the pleasant encounters I?ve had, I?d say this will continue. That is, if the mad little man with the funny hairdo doesn?t launch his missile. Nuclear winter as an antidote to global warming? I?m not praying for this.

I have no missiles, no rockets, no arsenal of mass destruction. All I can do is make sure I do have a good horse, and an even better saddle. With Italian wine, we?re in pretty good hands these days. Now we just need to go about setting the rest of the world right, eh?




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[03/03/2017, 10:12] E adesso anche la mia newsletter

Dopo circa un milione di anni mi decido, oggi, a settare la newsletter dell'enoteca, che, in un impeto di creatività, si chiama Notiziario enotecario. Chi desidera sottoscriverla può usare questo form:




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Non so bene spiegare perché ci ho messo appunto un milione di anni, ma probabilmente ha a che fare con letture recenti, come questa: "Facebook Users Becoming Less Satisfied And Using The Service Less", uno dei molti (ormai) articoli che criticano l'effettiva utilità di altre forme di comunicazione social.

Quindi faccio qualcosa che mi viene familiare, si torna all'antico cioè alle newsletter, che sono una forma di comunicazione/racconto molto meno invasiva e (diciamolo) stressante rispetto a quel che consente, per esempio, Facebook. Comunque sia, la mia newsletter servirà a informarvi su qualsiasi evento/iniziativa/enochiacchiera che avviene a bottega, e perché no, offerte, corsi, ricchi premi eccetera.
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[02/26/2017, 16:17] The Trophy Life - Did you come this far to be somewhere else?
There?s this natty new watering hole with a wood burning oven on Washington Street in Yountville. I?m waiting there to meet a friend and colleague, to have a drink and go over some Italian business. As I am early, and the bar is overflowing with revelers (it is Napa Valley Premiere week), I stand outside and catch up with emails from back home. Two large multi-person vans are parked in front. Black and shiny, with quirky license plates, monikers of someone?s idea of wine country chi-chi. In reality, these vans are peripatetic conveyances for the moneyed set, with their black and shiny boots, and black pressed jeans, and their tall blonde wives with their tight faux leopard stretch jeans, long-legged, with long, shimmering hair. ?Come get in this one with us,? one of the older single men yelps to someone else?s wife. As if she was going to get in and on their way to dinner at Press, something was going to happen inside that van? She just gives him a desultory sniff and climbs into a smaller, more intimate vehicle with her curator.
Oh, the trophy life, it ain't no good life,
But it's my life.


A short while later, I zoom off, to a private indie tasting. Yes, it?s still Napa Valley, but entering the room filled with the wafting aromas of ancient Nebbiolo and local Eruca sativa, I wonder about this life. Here I am in wine country, one which I am very familiar with, and for more years than most people in the room I am entering have been alive. God, how have I been living this kind of life for so long? One of the flight of the wines at the table reflect our host?s birth year, 1973. The same year I graduated from college nearby, and which that year, in Napa Valley, with friends in some kind of post-graduation revelry, found me sipping on Joe Heitz?s and Louie Martini?s Cabernets from the 1960?s as casually as one now sips a Qupé Syrah from tap? Did I really come this far?

A few more people amble in to this private tasting, and it becomes a party. Famous wine personalities abound, there are all kinds of superstar winemakers, bloggers, master sommeliers, characters from the movie ?Somm? making cameo appearances, and famous writers, even one with handlers and entourages. The waves part as he walks in with his group, it will soon be another #trending moment, so much one winemaker quips, ?Oh, man, this is going to blow Instagram up tonight!? And indeed it does, for 15 minutes.
Life is just another scene
In this old world of broken dreams
Oh, the trophy life, it ain't no good life
But it's my life
Earlier in the week, back in Dallas I am sequestered for several days and nights, tasting wine, judging, evaluating, sipping and at food breaks, piling heaps of delicious food on my plate, stuffing myself like a Thanksgiving turkey. The wines are Italians (again) with a smattering of Greek, California, Texas and French. More wine, more quinoa, more trophies.

God, do we all really run around like this in the wine trade, looking to be here? It seems so many came this far to be somewhere else, with the endless run to another airport, to catch another plane ? to New York, to New Zealand, to a new life?

Yes, I had an aha moment. I often do in my native state. I don?t need to go all the way, up Highway 29 anymore to get it. I prefer, in fact, the Highway 29 of my 1973 bubble. It was quieter then, there wasn?t so much traffic. And those ubiquitous people-moving vans, filled with the well-dressed (and well-fed) gilded set hadn?t come into existence. My Napa Valley is intact, unlike some of those old Barolos we sifted through the other night.

The famous wine personality brought an old, old Barolo. He proceeded to open it. ?It?s corked!? he exclaimed. A collective groan impregnated the room. I felt a sigh of relief, for the old ones I brought had also passed from being enjoyable to merely ?interesting.? Proof that wine has finiteness to it. A reminder to those of us in the flesh that we too have an expiration date.

Oh, there he goes again, you say, that death talk. Just tell us about the ?58 Pio Cesare, tell us it was the bees knees. Yes it was. It was really, really nice. In fact, with so many old Nebbiolos in a room, around a table, one could close their eyes and imagine walking in Alba, or in La Morra, very easily. The somewhereness of those wines, even as old as they were, never belied the fact that they were 100% Italian; in fact their Langhe-ness was indisputable.

And, as well, so it was, as I walked to my car, later that evening, that I was somewhere else. Maybe it was the lone gardenia that had bloomed, miraculously, that day, on the bush in the front yard, where my car was parked. Reminding me that I was back home, from where I had come. After all, I didn?t come this far to be somewhere else.


Oh, the trophy life ain't no good life
Oh, but it's my life

Yeah, it's my life






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[02/19/2017, 16:54] How do you solve a problem like Prosecco?
How do you catch a cloud and pin it down? Julie Andrews as Maria von Trapp (L) and Sergio Mionetto (R)
It?s one thing to try and grow a wine category into a monster. It?s another thing to hold onto it once it has grown so big that it?s impossible to wrap one?s hands (or mind) around the giant it has become. Prosecco has become such a monster. And now Prosecco is at a critical crossroads.


It was not quite 30 years ago when I first spied a Prosecco on a distributor's inventory print-out. It was a simple wine, barely sparkling. Frizzante was the term used to describe it. I was curious, and did a little research, pre-internet style. At the time, Prosecco was very popular in Venice. There were two styles, slightly scintillating and full blown sparkling. This version I had in my hands had passed from effervescent to prostrate, almost comatose. Inotherwords, a close-out. I poured the wine down the drain and moved on.

A few years later, Prosecco resurfaced. No longer frizzante, Prosecco was a fairy tale wine, fostered by the glitterati of Venice, sipping their sparkling Bellini?s at Harry?s while waiting for their ship to come in. It was the story marketers told time and again. And the boat was heading to America.

And then 9/11 happened. And the USA went to war with anyone who didn?t agree with their world view. French fries were replaced by Freedom fries and Champagne was replaced by Prosecco.

A few years after 9/11 there was another upheaval, which spread from Wall Street to all over America?s Main Streets. And we all fell into a financial crisis, the likes of which the world hadn?t seen since the 1930?s. Fortunes were wiped out. Worse than that, small savings and retirement accounts of ordinary people. America, once again, was reeling. High priced wines were a thing of the past. Bordeaux sank. And once again, Champagne was out of sight for many bubbly lovers.

It?s been eight years since then and the world economic crisis has subsided, for now. America?s taste for Prosecco, while it has grown astronomically, has entered into a new phase. It has become a colossus, but it also has nowhere left to go. It?s kind of like King Kong on top of the Empire State Building.

From this perch, it?s a big problem for many small producers. There?s no more room for them. And more keep coming, like refugees out of Syria, hoping for a better life in a new world. And they keep coming and coming, and there is no shelf space place for them (Prosecco, that is).

I see it all the time. An importer loses a top brand and they create their own label, hoping to fill the pipeline from the relationships they have forged over the years. A producer, having outgrown their capacity for Prosecco production, turns to a generic sparkling version, and offers it on tap as sparkling Glera. Not a bad idea. And far too many conjure up a rosé version of Prosecco (and no, by law they cannot call it rosé Prosecco on the label) and push it out at all costs (usually a low-ball one, after the wine languishes in the warehouses too long).

But the 900 pound gorilla in the room is the success story. Never have I seen a category so overtaken and dominated in the market since the St. Margherita Pinot Grigio phenomenon. In fact the domination is so totally overwhelming that I have tried to advise hopeful producers to bypass the American market. The gates are closed; the wall has already been built. And the Prosecco that owns, by my reckoning, 45% of the market, La Marca, controls the category. Twice as much in dollar sales than Veuve Clicquot (so, yes Prosecco is also winning the Euro-bubbles war in America). And more than André, which for years had been a low-end but top selling bubbly in the USA. La Marca still trails behind Korbel, Barefoot and Cooks, but the Tiffany Blue label also grew 42% in the last 12 months, with no sign of slowing. It?s only a matter of time.

I?m not kidding. It?s over folks, pack up your sample bags and head out. There?s nothing to see here. We have a winner, both in popular and in electoral votes. And the winner is La Marca. Stick a fork in it ? it?s done.

Right about now, contrarians are shaking their heads, saying Big Wine is the enemy of the people, clamoring that Colfondo is the darling of the resistance. Already on Etsy, they are knitting ?Make Glera Great Again? hats, readying for marches on New York, San Francisco and Chicago.

Look, I love a producer like Ca' dei Zago ? was one of the first to blog about it five years ago. Christian Zanatta is going to be fine. (According to this truth-adjacent blogger he makes the best selling Prosecco in the world). Back here on earth, he does make a great product, full of character and verve. But the intermediate producers, the large producers, the private labels as well? Sorry Charlie, the world has decided that Prosecco just has to taste good. And La Marca has nailed that for the masses ? which is what the strategy for Prosecco has been, all along. They wanted to make a ?Champagne for the people.? Something approachable, unintimidating and accessible, both in general appeal of flavor and in value. The masterminds at Gallo did all that and adorned it with a Tiffany Blue label ? it looks expensive ? guerrilla marketing at its pinnacle. Yeah, King Kong has a very big ding dong. And isn?t that exactly what many people try to do when they dream up a wine? They want to build it into a massive brand. Not all. But it?s part of the American Dream. To be successful, maybe even get rich. Hey, maybe we can?t all get there, but for under $15.00 we can slip into a Tiffany bubble and dream a little dream.

To all my Prosecco producing friends and colleagues out there. La Marca has won. The war is over. Pack up - go home. We don?t need another Prosecco. Not now. We have other pressing problems to deal with, for the moment.


Like Astisecco?

Nah, just kidding?although the Martini and Rossi folks might have something to say about that. After all, they trail (in the Nielsen?s) behind La Marca and Cupcake as the #3 brand in the Italian sparkling category.





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[02/16/2017, 13:52] Italian Wine and its Truth-Adjacent Death Spiral
I was making my rounds in the wine job circuit. Serving tables. Sommelier. And now (1981) I was managing a wine bar in Dallas. My son was nearing school age. I needed a day job, being a single parent. A wholesale wine manager, sitting at my bar, told me I?d do great in the distribution side and offered me a job. And so I took a leap.

Over the years, it has been a good ride. I took a few years in between, working for an importer. I loved that side of it as well. But it was always distribution that called to me.


They don?t tell you these things in college, or at least they didn?t then. All I knew was that it was a steady job, with insurance and a modicum of freedom. So I could be a parent, have a life outside of work.

To those who are slaves to the vine, having a life is a bit of a mixed bag. A young salesperson yesterday told me that in the company she previously worked for, they told her to turn off her phone on the weekends, don?t look at your email. Let it be. Monday will come soon enough. I wish someone would have told me that, back then, when I was her age. But they didn?t. I spent many Sunday nights, making shelf talkers, preparing for the week, doing proposals, studying my inventory. So it goes. Or so it went.

For Italian wine in the wholesale distribution end, it has never been better. Remembering how little choices the buying public had in 1980, it was what we in Texas called slim pickins?. Now it is an embarrassment of riches.

Over the last 30 years, I have witnessed unprecedented consolidation. Just when you think it is over, another round starts. It?s like the sparrow hawk and the wild parrots in my back yard. Monday there were 11 parrots and 2 sparrow hawks. Today there are 10 parrots and 2 sparrow hawks. Mind you, 10 slightly more pissed off parrots. But 10, nonetheless. So it goes. It?s a natural progression, whether you like it or not. It is.

From my perch, I see a young sales force and I see a lot of dedication. The Millennials are coming along just fine, in their own way. Brands are being born, some are dying. Babies are being born, older folks are dying off. That?s just the way it is. It?s nature?s way.

But for Italian wine, I?ve never seen more choices than I do today. When I look at my inventory (now on Monday morning, no longer on Sunday night) and look at what is available, I am amazed at how far we have come. I guess I?m a glad half-full kind of guy, not a half-empty person. Just like I like to look at things the way they appear, not some truth-adjacent view of the world, which pits the consumer as left out in the cold, with no choices. How many Roero Arneis are enough? Ten? In 1983, we had one. Or how about wine from Etna? In 1987, you might have been able to scrape up one. Now, there isn?t enough room on the shelves for them all. And that?s in Texas. New York? San Francisco? The real estate is too valuable to put them all on the shelves. There isn't enough storage room to put them all on a wine list.

I?m looking at a list of Sauvignon Blancs from Friuli. On the same list is a slightly orange Pinot Grigio wine. All great stuff. On the same list is a single vineyard Aglianico Del Vulture. As well, there is a Grillo from Mozia, a couple of Malvasia wines from Lipari. Rosso Conero to die for. Brunello from all persuasion and corners of Montalcino. Chianti, not just Classico, bit Rufina, Montespertoli. Colli Senesi. And Classico, some going back 25 years or more. In the inventory. Now. Today. All ready and available. Sitting patiently, in cool rooms, in the warehouse, of the distributor.

Like I?ve said, time and again, we?re living in the Golden Age for Italian wine in America.

Come and take ?em.
A gaggle of masters at SouthFork Ranch - the "real home" of J.R. and Sue Ellen



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[02/08/2017, 08:35] Un arretrato e un note to self
Ci sarebbero queste due vicende, un arretrato e un appunto per future produzioni letterarie inestimabili.

Un post scritto per Intra che per una volta non parla di produttori, di prodotti né di terroir o cose simili, ma parla di quelli come me: quelli che vendono il vino. E di come quelli come me siano (oppure no) il tramite adeguato alla diffusione di prodotti che provengono da un ambito anche etico, cioè schierato per esempio secondo il criterio di sostenibilità ecologica dell'azienda.

In ogni post c'è un testo e c'è un sotto-testo: stavolta il sottotesto era fondamentalmente questo (e non pare piacevole): ci sono commercianti migliori di altri perché si pongono il problema. Indovinate chi sono io? Quello che si pone il problema. Ve l'avevo detto che il sottotesto era spiacevole, nel senso di scomodo. Il produttore, dal suo punto di vista, non si interroga più di tanto perché probabilmente noi nella filiera siamo un fatto slegato ed individualista, non siamo parte del sistema. E poi 'sto vino bisogna pur venderlo e, come nello spot dello shampo, io guardo al risultato, avrà pensato qualcuno. Quindi qualsiasi Coop-sei-tu va benissimo, non c'è differenza sostanziale nei canali di vendita. A 'sti punti potrei dire evabbè, pace, ma invece no, non mi rappacifico.

Parliamo invece di un altro fatto divertente: giorni fa ero in giro per i miei consueti tour per territori selvaggi (Castagnole Lanze, nell'estremo Monferrato, quasi Langa) ad assaggiare cose prodotte da Gianni Doglia.

Dall'azienda ho avuto solo (solo si fa per dire, non è poco) belle conferme, e pure una sorpresa: assaggio un rosso a base merlot, due anni di botte piccola - un vino in controtendenza, potremmo dire, rispetto al culto del territorio e dell'autoctono. Ebbene, grande assaggio: vino assolutamente monferrino, perché assieme alla confortevole posa orizzontale del merlot associava la spinta verticale che non so imputare ad altro se non all'area di provenienza. Insomma il territorio che domina comunque l'uva non territoriale. Orizzontale e verticale, 'mazza che bella 'sta descrizione, ma quanto mi piace? (Chiaramente comprato al volo. In enoteca sta sotto i trenta euri, prezzo importante ma vino prodotto in 600, dicasi seicento, bottiglie).

Ripensando all'assaggio del merlottone orizzontale+verticale ricordo un descrittore olfattivo facile facile: tartufo. Caspita, dico, che nuance di tarfufo che esce dal bicchiere.

Ecco il note to self: prima o poi bisognerà dire che le descrizioni dei vini non possono essere per forza "mi piace-non mi piace", come ogni tanto qualcuno esce fuori a reclamare, provocando il mio sgomento. La semplificazione delle cose complesse, che è così rassicurante, ogni volta si rivela una discreta fregatura. Note to self: elencare le metafore collegate con l'apparente semplificazione, il gentismo, il populismo, l'uscita dall'Euro e i rettiliani.


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[12/16/2016, 08:19] Segnali natalizi laterali

La GDO ci tiene ad informarci del Natale imminente. Così stamattina fuori dalla bottega qualcuno ha abbandonato una risma cospicua di volantini per terra, tra le auto parcheggiate. Il gran vento ha fatto il resto, tappezzando festosamente la strada di carta. Io dopo un po' mi sono scocciato di vedere 'sto scempio e ho raccolto pazientemente (quasi) tutto, rincorrendo i fogli volanti per consegnarli all'apposito cassonetto. E ribadendo in questo modo un'antica funzione nota a qualsiasi bottegaio old economy: tenere pulite le strade fuori dal negozio. Comincia un altro giorno.

Addendum. Qui ci vuole il disclaimer legalese: Il minimarket locale non ha nessuna colpa, se chi si incarica del volantinaggio a un certo punto preferisce buttare per terra quel che invece doveva lietamente inserire nelle cassette della posta.
Addendum bis, io sarei anche cliente, del minimarket locale.
Addendum ter. Per quanto io abbia raccolto, continua ad uscire carta sotto ogni auto, l'impresa pare incompleta.


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[12/01/2016, 08:29] Post un po' natalizio, un po' autocelebrativo, ma del resto uno che blogga a fare?
Dovessi spiegare cos'è la mia enoteca, in questa fase del millennio, ormai finirei per dire che è la mia cantina personale. Quel che vendo è quel che mi piace, e tratto gli scaffali della mia enoteca come fossero appunto la mia cantina, la mia riserva personale - solo che poi, in aggiunta, vendo quel che c'è dentro. 

Non ho obblighi o legami con l'industria enologica, né sento la necessità di vendere vini da un euro e novantanove: ci sono già i supermercati, per quella roba. Quindi appunto mi piace quel che vendo e vendo quel che mi piace. Raramente in cantina può esserci qualcosa meno performante (come dicono quelli bravi) e i motivi possono essere numerosi. Quel vino per esempio sta passando una fase riduttiva, oppure è troppo giovane, quindi non è pronto. In quei casi mi limito a sconsigliarlo al cliente: "lascia perdere questo [segue motivazione], piuttosto vedi quest'altro..."

Solitamente fanno una faccia strana a quel punto. A volte gli attacco la spiega che leggete adesso, altre volte no, e permangono in un divertito spiazzamento.

Gestire un'enoteca come fosse una cantina personale a volte provoca conseguenze curiose. Per esempio quando una referenza sta per finire, quando vedo la pila di casse scendere, rallento progressivamente la proposta di quell'etichetta ai miei clienti.

Cioè, un po' mi spiace che stia finendo, ecco.

A volte un certo vino finisce davvero. E allora in attesa dell'arrivo dell'annata successiva (ammesso anche che mi sia piaciuta, ve l'avevo detto che qui è un po' strana la faccenda) lascio lo spazio vuoto sullo scaffale. C'è un buco. Il cliente a volte mi chiede: e come mai lì non c'è niente? Quello è il posto del vino di [nome del produttore] - rispondo io. Adesso non c'è, ma tornerà. Quello è il posto suo, che aspetta.

Altre volte riesco a rallentare la vendita quanto basta, in attesa dell'arrivo successivo. In questo caso capita un fatto altrettanto divertente: riesco ad avere quello che si chiama profondità della carta, cioè varie annate a ritroso di una certa etichetta. Quindi propongo, in alcune confezioni regalo, vere e proprie verticali di annate per alcuni vini. A Natale è il genere di omaggio che appassiona molto l'enofilo, ma anche solo il curioso: percorrere l'evoluzione di un vino attraverso tre o quattro vendemmie è una delle robe più simili al viaggio nel tempo che ci siano concesse, allo stato attuale della scienza.

Ma a proposito di tempo, di Natale e 25 Dicembre. Questo Natale sarà il venticinquesimo che passo nella mia cantina. Sono 25 anni ormai, e ragazzi, che dire? Mi sembra ieri che ho alzato la saracinesca la prima volta.

Nell'immagine: quattro annate disponibili del Feld di Kobler, supremo traminer aromatico altoatesino. La vendemmia 2015 sta finalmente arrivando. Così capite anche perché negli ultimi tempi non vi proponevo più le residue bottiglie del 2014: stavo temporeggiando.

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[10/07/2016, 08:24] Punteggi, guide, ed altre elucubrazioni laterali di un assaggiatore
Nel frattempo di là, su Intravino, riparlo del concetto di valutazione di un vino. Dalle cose che leggo, e dall'esperienza fatta finora, posso dare una riposta alla domanda: "quando dai un giudizio sul vino, vale per sempre o per il momento dell'assaggio?" - la risposta (naturalmente) è: "vale per il momento dell'assaggio".

Questa sistemazione del concetto è almeno due volte utile, in questi giorni si presenta la terza edizione della Guida essenziale ai Vini d'Italia, alla quale ho collaborato per la parte della Liguria. Le mie valutazioni si riferiscono al momento dell'assaggio, e con questo cercano di fornire (anche) un quadro generale sul livello stilistico del prodotto, e del produttore: se un certo Pigato (per esempio) ha ottenuto 90/100, puoi stare certo che non berrai male. (Si cerca, anche, di fornire un giudizio di previsione sulle capacità evolutive di quel vino, ma questo è un esercizio molto meno agevole).

Come dice Robert Parker, si assegna un voto alto quando un vino, all'assaggio, colpisce per motivi di tipo emozionale: "il vino deve evocare emozione ? proprio come l?arte, la musica, la bellezza, deve esserci una reazione emotiva, e i grandi vini devono essere emozionali".

Poi può accadere, ad un secondo assaggio distante nel tempo, di modificare quel giudizio, che si ricorda e si riconosce dato in ragione di un sentimento legato al primo "vecchio" assaggio: "quante volte tornando indietro ad assaggiare un vino da 100 punti io confermo il punteggio? Probabilmente nel 50% dei casi", dice Parker.

Nei commenti Daniele Cernilli aggiunge: "due degustazioni in diversi momenti, su due bottiglie diverse, che sono dei microcosmi a livello microbiologico, hanno di per sé una serie di variabili elevatissima. Potremmo dire, con Eraclito, che non si assaggia mai lo stesso vino. Anche perché noi siamo diversi, evolviamo, invecchiamo, conosciamo sempre di più. Perciò, anche per sfatare un po' i punteggi, che io uso da sempre per esigenze di sintesi, come si fa per i voti a scuola, guardacaso facevo l'insegnante, impariamo a relativizzare e a contestualizzare".

L'essenza del prodotto-vino, che diviene (si trasforma nel tempo) come un'entità vivente, ci porta inevitabilmente a questa conclusione. Ma io dico sempre ai miei clienti che, nonostante tutto, tale fenomeno è parte del divertimento legato alla fruizione della bevanda odorosa.

Per chi riesce ad essere presente, e ha voglia di divertirsi con un po' di assaggi, la guida verrà presentata a Milano il prossimo sabato 8 ottobre e a Roma domenica 23 ottobre.
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[09/16/2016, 14:55] Breve storia (non) triste. Ripensandoci, non è nemmeno breve
Ai primi di agosto avevo un po' dello Chablis 2014 di Garnier aperto, qui a bottega, sempre nell'ambito di quel noto programma comunicativo intitolato "parlare di vino è divertente, ma berlo lo è di più". E infatti Garnier ha fatto la sua bella figura coi miei clientes, tutti quelli che lo assaggiavano hanno mostrato entusiasmo. E posso capire: sventaglia frutta bianca, fiori, erbe, praticamente è un ripasso del corso per assaggiatori - capitolo riconoscimenti olfattivi. E sì, siccome qui non mi vede nessuno vi dico: è anche minerale.

Com'è, come non è, l'ultima bottiglia semivuota resta in frigo, chiusa col vacu-vin (un ordigno che adopero per togliere l'aria dalle bottiglie smezzate) e lì, in frigo, me lo dimentico. Poi chiudo per le meritatissime ferie di ferragosto. Al ritorno faccio ordine, sono i primi di settembre e aprendo il frigo, toulì, mi sono dimenticato una bottiglia di Chablis in frigo. La guardo, la giro, ce ne sono ancora almeno quattro dita sul fondo, ma nel frattempo avevo altre robe da sistemare quindi richiudo il frigo e lo ri-dimentico per un paio di altre settimane. Evabbe', quando uno è stordito.

Oggi lo ritrovo. Penso: facciamo spazio, questo si butta nel lavandino. Quale vino regge tutto sto tempo al freddo, in una bottiglia quasi vuota, pure se col vacuvin? La domanda ha avuto la seguente risposta: lo Chablis 2014 di Garnier. Che oggi ha finito gloriosamente la sua esistenza abbinato agli gnocchi al pesto, nello splendore del mio tinello. Presentava un unico difetto: era troppo poco.

Morale della favola eno: it ain't over 'til it's over.
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[05/30/2016, 06:30] Score del vino e big data, debutta Wine Lister

La sintesi superficiale recita che si tratta di un nuovo sistema di score del vino che usa una scala in millesimi. Al contrario, la sintesi di Aristide vi invita ad affacciarvi sull’alba di una probabile nuova era per i sistemi di valutazione del vino: un sistema olistico che esprime una valutazione integrando non solo la qualità dei vini (l’unico parametro usato dai critici), ma anche prezzi, longevità stimata, popolarità sul mercato, performance nelle aste, forza globale del marchio. In pratica, sono i fattori presi in considerazione dagli acquirenti di vini di fascia alta – i fine wines.

Ella Lister, Fondatore e CEO di Wine-Lister.com

Tutto questo si chiama Wine Lister (@wine_lister).

Ha richiesto oltre quattro anni di lavoro per la giornalista Ella Lister (con un passato professionale nel settore finanziario, e poi scrittrice del vino e consulente per collezionisti di fine wines) e il suo team di esperti di big data.

Hanno aggregato i dati elaborati da sei partner diversi: tre siti web di critici di fama internazionale, Jancis Robinson (JancisRobinson.com), Michel Bettane e Thierry Desseauve (Bettane+Desseauve) e Antonio Galloni (Vinous). Si tratta dei siti di maggior successo, con una forte digitalizzazione della propria base di dati e recensioni, attualmente accessibili solo a pagamento.

A questi si aggiungono i dati forniti da Wine-Searcher.com, il più grande motore di ricerca globale sui prezzi dei vini, Wine Market Journal, la maggiore fonte di informazione sulle aste dei vini, e Wine Owners, la più importante piattaforma di scambi commerciali e gestione di portafogli.

Gli algoritmi creati da Wine Lister “pesano” i singoli parametri e li riassumono in un indice di valutazione – score – rappresentato su una scala di 1.000 punti. Ella Lister precisa che qui non si usa solo il 20% della “parte alta” della scala, ma tutta la scala (vedi il diagramma qui sotto). E la scala in millesimi è stata ritenuta più funzionale a discriminare le differenze tra i singoli vini e i vari parametri considerati.

La scala in 1.000 punti di Wine Lister

In passato ho espresso numerose critiche ai sistemi di valutazione basati sugli score (qui un post tra i vari pubblicati). Ma l’approccio di Wine Lister mi ha incuriosito e devo segnalare due elementi che mi interessa evidenziare:

  1. fino a oggi, lo score rappresenta un valore del vino basato sulla sola valutazione di qualità percepita, la quale è fortemente soggettiva, sia che si tratti di un singolo degustatore che di un gruppo di assaggiatori;
  2. per la prima volta si integra un dato soggettivo con una serie di dati via via più quantitativi e rilevabili in rete.

Ecco perché ho deciso di testare il sistema per comprendere meglio come sia stato articolato (è disponibile un periodo di prova gratuita di 14 giorni, mentre l’accesso costa £90/anno – ?118/anno ca. o £10/mese – ?13/mese ca.). E la sorpresa è stata notevole.

I criteri valutati da Wine Lister

Wine Lister oggi ha un database di circa 2.000 vini, l’obiettivo è di arrivare a breve a 5.000.

Considerata la base dati principale che proviene dai critici internazionali, i vini rappresentati rientrano tra i vini top nel mondo. I vini italiani – al momento in cui scrivo – sono 462.

I criteri considerati nella composizione dello score sono raccolti in tre famiglie e in dettaglio sono questi:

  • Quality – Critic data: sono gli score espressi dalle recensioni dei tre siti dei critici sopra citati, nell’insieme “pesati” allo stesso modo, poi elaborati e ricondotti alla misura in base 1.000.
  • Quality – Vintage indicators: la longevità di un vino (stimata dai critici) viene presa come un indicatore di qualità e presa come un parametro;
  • Brand – Distribution: la presenza globale dei marchi sulle carte dei vini dei più importanti ristoranti del mondo, classificati nelle guide Michelin, 50 Best Restaurants e World of Fine Wine Best Wine List Restaurants;
  • Brand – Popularity: la popolarità del marchio attraverso la misura delle ricerche effettuate sui marchi nel sito Wine-Searcher;
  • Economics – Price: medie dei prezzi di breve periodo calcolate su 3 e 6 mesi dai siti di Wine Owners e Wine-Searcher. Inoltre, performance dei prezzi su 3 anni e relativa stabilità nel tempo.
  • Economics – Liquidity: i volumi trattati sono una “spia” del successo del vino, qui vengono elaborati dal sito di Wine Market Journal.

Ma non finisce qui. A questi criteri si aggiungono valutazioni su bottiglie prodotte, rese per ettaro, età delle viti e varietà delle uve.

Infine, tutti questi dati possono essere “filtrati” attraverso quattro criteri:

  • Buzz  brands, i marchi dei quali si parla
  • Hidden gems, le gemme nascoste
  • Value picks, i migliori rapporti qualità/prezzo
  • Investment staples, i vini con le migliori performance nei portfolio di investimento

In pratica, il risultato di queste analisi e ricerche, non si traducono tanto in un singolo score, ma in una scheda rappresentata nella pagina di Wine Lister in una sorta di infografica che è più una fotografia dei punti di forza e debolezza del singolo vino.

Per darvi un’idea, qui a lato ho estratto la pagina del vino italiano che al momento gode dello score più alto (cliccare sull’immagine per ingrandire). Si tratta del Giacomo Conterno Barolo Monfortino Riserva, il quale riporta uno score globale di 973 punti. I singoli parametri riportano score individuali molto ravvicinati (è un ottimo segno, ovviamente):

  • Quality: 974
  • Brand: 973
  • Economics: 972

 

Conclusioni

Erano anni che prevedevo la fine del ciclo di vita degli score del vino. Ciò che Wine Lister rappresenta non è tanto uno score, ma un sistema olistico ricco di informazioni, una sorta di mappa delle prestazioni di un fine wine nelle percezione analitica dei mercati, raccolte analizzate e rappresentate in una singola scheda. Certo, il sistema è largamente perfettibile, ma già in questo stato “1.0” è di grande interesse e merita il vostro approfondimento.

E’ un’anticipazione di numerose applicazioni che riguarderanno i mercati del vino: scaricatevi il report sul Bordeaux – per esempio – per gettare uno sguardo sul presente di un aspetto dell’uso dei big data del vino.

E’ un manifesto contemporaneo e moderno sullo stato del vino, nella sua accezione più alta e sofisticata, una prima risposta alla lettura e interpretazione della complessità di un prodotto per troppo lasciato alla sensibilità di nasi e palati allenati, ma sempre soggettivi nella percezione e valutazione.

Mancano molti dati ancora, soprattutto dalla parte delle percezioni elaborate dai consumatori armati di social media e strumenti di annotazione e recensione. Ne vedremo delle belle nei prossimi mesi, quando il sistema potrà evolversi a ulteriori integrazioni e analisi.

In qualche modo, stiamo vivendo un mutamento che avrà una qualche storica rilevanza.

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