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Mondo Di Vino
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[07/27/2020, 12:33] 946mo Meeting VG @ Ristorante Gambero ? Patron Famiglia Gavazzi ? Calvisano (BS)

Certi di un rapporto qualit? prezzo difficilmente eguagliabile, si lascia questo locale del centro storico di Calvisano sempre con il sorriso e una grande soddisfazione. La famiglia Gavazzi, da quattro generazioni, gestisce questo scrigno del gusto con lusso non ostentato, personale di sala di grande cortesia e accoglienza, una carta vini impeccabile anche nel rincaro onestissimo.

Dal 2012 noi Viaggiatori Gourmet abbiamo un appuntamento fisso ed irrinunciabile con la cucina di Mariapaola, che riesce ogni anno a confermare le aspettative attestandosi su ottimi livelli, dimostrando grande qualit? nel tempo. Una costanza che per? non va a scapito dell?innovazione e della ricerca, infatti allo scoccare di ogni nuova stagione, il Ristorante Gambero regala il piacere di scoprire ricette inedite?che lasciano sempre piacevolmente stupiti.

 

Archivio storico reportage:

->?Meeting del 23 Novembre 2012
->?Meeting del 4 Febbraio 2013
->?Meeting dell?8 Febbraio 2014
->?Meeting del 21 Febbraio 2015
->?Meeting del 23 Gennaio 2016
->?Meeting del 23 Gennaio 2016
->?Meeting dell?11 Marzo 2017
->?Meeting del 3 Marzo 2018

-> Meeting del 9 Marzo 2019

 

La squadra

Lo staff di sala

Patron/ma?tre:?Antonio Gavazzi?

Sommelier:?Marco Stringhini

Chef de rang: Giovanni Gavazzi

Lo staff di cucina

Chef:?Mariapaola Geroldi

Chef de partie: Giorgio Lorenzetti

Chef de partie: Domenico Tomasoni?

Chef de partie: Andrea Pezzaioli?

Pastry chef:?Daniele Zani

 

L’entrata?nel centro storico di Calvisano

Il nostro tavolo

Sala e mise en place

Uno sguardo in cucina del regno di Mariapaola…

In arrivo il primo antipasto!

Minestra di pomodoro, burrata, mazzancolle ed olio al basilico.?In abbinamento un Franciacorta Sat?n Millesimato 2015Le Marchesine.

Colore giallo con leggeri riflessi dorati, un perlage finissimo e persistente. Al naso un profumo intenso, complesso di fiori di pesco, miele e nocciola. Sapore fresco e invitante, morbido e sottile.

A seguire bistecca di tonno, polvere di cappero, senape e caviale.

Segue un calice di Franciacorta Pas Dos? “Paros?” 2015Mosnel.

Eleganti e vivaci note di fiori e piccoli frutti rossi emergono da un profilo aromatico ricco e persistente, di ottima sapidit? e freschezza.

In perfetto abbinamento con capasanta, zuppa di pane, cipollotto e caviale.

Insalata tiepida di nervetti, lingua salmistrata e fagioli borlotti, piatto ricchissimo accompagnato da caviale al cucchiaio.

Come sempre beviamo acqua Filette, Premium Water Partner del nostro?Roadshow.

Uno sguardo in cucina alla ricerca dei segreti dietro l’importante tradizione di famiglia…

Come ultimo antipasto filetto di barbina tagliato al coltello, tartufo nero e foie gras.

Un tripudio di sapori con il marchio di fabbrica della famiglia Gavazzi: risotto alle punte d’asparagi e crema di formaggi servito nella Pentola d?Oro Agnelli. Come sempre molto cremoso e delicato,?una?portata strepitosa?per cui il?bis ? davvero d?obbligo!

Da leccarsi i baffi!

Degustiamo ora gnocchi di pane ed erbette, lumache saut? in abbinamento con un calice di Grillo ‘Lal?ci’ Baglio 2019Cristo di Campobello.

Un vino fresco e ben strutturato, vinificato in acciaio. Il bouquet ? lo specchio della terra siciliana, note agrumate e di fiori gialli con finale di menta e sentori marini. Al palato ? sapido e minerale con una buon persistenza aromatica e una piacevole morbidezza.

Passiamo al secondo impeccabile: trancio di baccal? in padella con salsa di acciughe, prezzemolo, capperi e cipolla fondente.

In abbinamento Roero Riserva DOCG “R?che D’Amps?j” 2015Matteo Correggia

Un vino rosso corposo, espressione inconfondibile del Nebbiolo piemontese. Dalle vesti rosse scure, al naso si percepiscono profumi pregiati di viole appassite, di mora di bosco, di cannella e di torrefazione. Bocca morbida, con un gusto pieno ed elegante.

Terminiamo le portate salate con una gemma di Parmiggiano Reggiano.

Stappiamo un vino filtrato dolce con uve Moscato d’altri tempi di Bragagnolo Vini Passiti

In abbinamento al dolce: “Come un croccantino” a base di fiordilatte delicato, nocciole per un tocco croccante, riso soffiato ed amarena come chiave di svolta.

Piccola pasticceria e caff? Pellini Oro per concludere scrupolosamente bene:

  • bign? con mousse al cacao;
  • cannoncino con crema al mascarpone.

Un GRANDE GRAZIE a tutti!

 

Cucina

Una cucina senza esitazioni che abbraccia le ricette della tradizione facendole rivivere con la personalissima mano della Chef Mariapaola, che con cura e dedizione seleziona le materie prime e sfida le cotture pi? impegnative, donando ai piatti un animo goloso e convincente.

Servizio

Antonio Gavazzi affronta, insieme all’organizzato team, un servizio e un?accoglienza ineccepibili, portando in alto la scuola della classicit? con una presenza sempre elegante e impeccabile.

Conclusioni

Un ristorante che convince per il risultato rassicurante della riuscita commistione cucina-sala, per l?ottimo rapporto qualit? prezzo e la grande attenzione che si pone all?ospite. Una sosta che sicuramente non dimenticherete!

Ristorante Al Gambero
Via Roma, 11
25012 Calvisano (BS)
Tel. 030.968009

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[07/26/2020, 13:56] 947mo Meeting @ Antica Corona Reale ? Chef Giampiero Vivalda ? Cervere (CN)

Un luogo ideale per gli amanti della cucina gourmet Piemontese. Frutto di una continua evoluzione, risultato di una lunga tradizione familiare che insiste senza esitazione da oltre cinque generazioni, partecipi di 200 anni di savoir-faire trasmesso di padre in figlio. L?Antica Corona Reale?? da sempre uno dei ristoranti a cui siamo pi??affezionati?e?tappa imprescinbile?del nostro calendario di?eventi esclusivi.

Membro del circuito Relais & Ch?teaux dal 2013, con una lunga lista di riconoscimenti alle spalle, viene ora valorizzata dallo chef-patron Gian Piero Vivalda e il suo braccio destro Christian Conidi con una perpetua vocazione avanguardista. Riesce a dar vita a dei menu vocati all?eccellenza, proponendo una cucina colorata, profumata, trasparente e contraddistinta da esecuzioni di alto livello diventando un riferimento per gourmet italiani ed internazionali, nonch? di numerose aziende legate al territorio. In questa tappa ci hanno riservato un?sontuoso men??che spaziava tra?nuove creazioni?e?classici irrinunciabili.

Archivio storico reportage:

->?Reportage del 13 febbraio 2008
->?Reportage del 28 maggio 2007?
->?Meeting del 20 gennaio 2011
->?Meeting del 16 gennaio 2012?
->?Meeting del 14 gennaio 2013?
->?Meeting del 18 gennaio 2014
->?Meeting del 26 gennaio 2015
->?Meeting del 19 gennaio 2016
->?Meeting del 6 febbraio 2017
->?Meeting del 30 Settembre 2017
->?Meeting del 19 Marzo 2018

-> Meeting del 28 Marzo 2019

La squadra

Lo staff di cucina

Chef/Patron:?Gian Piero Vivalda
Chef di cucina:?Conidi Christian
Chef de partie antipasti: Landoni Stefano, Carmelo Alicata
Chef de partie primi: Adams Richard

Chef de partie secondi:?Valentino Succo

Commis di cucina: Salzano Gabriele, Marchisio Mattia
Pastry chef:?Fornasiero Elisa
Commis di pasticceria:?Defilippi Francesca

Lo staff di sala

Ma?tre:?Ostorero Davide

Secondo Maitre:?Steri Cristian
Sommelier:?Pelazza Federico?e?Lo Bello Diego

Chef de rang:?Longhin Simone e?Morisco Edoardo

 

Il benvenuto nello splendido dehor…

Il nostro tavolo

Il menu personalizzato per i Vaggiatori Gourmet

Le aromatiche dell’orto…che profumo!

Aperitivo in arrivooo!

Arrivano i sottaceti e i sott’olio: cuore di carciofo d’Albenga sott’olio; porro di Cervere abbrustolito in aceto di mele; fagioli di Pigna semicanditi in mostarda; scalogni dell’orto in aceto di vino bianco; zucchine trombetta dell’orto in agrodolce.

Un caldo benvenuto a base di loro norcineria, cialde di polenta ottofile e burro di filiera da panna di centrifuga Piemontese. In accompagnamento i grissini stirati a mano dell’Antica Reale all’olio extravergine d’oliva monocultivar taggiasco e ciliegie.

I nostri premium partner: acqua Filette?premium water e Olio EVO Embrace all we need.

Iniziamo con un cailce Franciacorta Sat?n Millesimato 2012 – Ca’ del Bosco.

Giallo paglierino con riflessi dorati, dal perlage finissimo e persistente. Caratterizzato da un’importante cremosit? e un particolare profilo, elegante e morbido.

La norcineria! Affettati e salumi di loro produzione:bresaola di capretto alla liquirizia; salame di capriolo al Barolo; mocetta di cervo alla camomilla; prosciutto d’oca al carbone vegetale & alla polvere di lampone.

Porri abbrustoliti sottaceto.

Fiori di zucca dell’orto in pastella.

Il pane lavorato a mano, a lievitazione naturale, di produzione propria AtelierReale di due tipi:

  • cornetto sfogliato al burro fior di panna e zafferano dell’Aquila
  • pane di grano duro “Tipo 1” mono origine

Insalata russa della tradizione alle verdure dell?orto del ristorante.

Prosciutto cotto di loro produzione in gelatina di Fassona, uovo di quaglia e p?t? di tonno sott?olio homemade.

In degustazione con il loro pane homemade: Olio EVO Embrace all we need.

Martini di mazzancolle dell’Adriatico e mango via aerea. Un tripudio di sapori eleganti perfettamente equilibrati.

Per esaltare tutti i sentori marini e la dolcezza del mango un goccio di Olio EVO Embrace!

Un calice di Franciacorta DOCG Ros? Monique – Lo Sparviere.

Si presenta di colore rosa salmone con riflessi ramati e con un perlage finissimo. Al naso note di acqua di rose e frutti rossi. Un palato elegante, ampio, con una discreta acidit? e piacevoli note sapide.

Segue la Nicoise a Cervere: con?uovo poch?,?ventresca?di tonno,?tapenade di fagiolini,?rapanelli,?asparagi?di Poirino,?p?t? di olive,?pomodorini confit?e?salsa condiglione. Un piatto green, che richiama una scarpetta perfetta!

Passiamo ora a “Sottobosco in Langa“: fungo porcino farcito al guanciale affumicato su crema di Bra duro DOP d’alpeggio. Un percorso di sapori in un sol boccone!

Lo Chef Gian Piero viene a raccontarci la prossima portata…

Anche l’occhio vuole la sua parte: meravigliosi pansotti alle erbe e borragine, su pesto alle noci e olio di prezzemolo dell’orto.

Un brindisi!

I croccantissimi grissini stirati a mano dell’Ateliereale.

Lo Chef ci porta in laboratorio e mostra i segreti dietro questi filoncini di pasta di pane…

Torniamo al tavolo, ci aspettano i ravioli di ricotta vaccina, limoni canditi di Riviera e pesto alla trapanese.

Segue una coloratissima lasagnetta di sfoglia all’uovo e bietoline dell’orto, scampi di Portofino e prescinseu.

Degustiamo un Cavanera Rovo delle Coturnie Etna Rosso DOC 2013 – Firriato.

Rosso rubino trasparente e luminoso, al naso si percepiscono decise e sofisticate note di piccoli frutti rossi?e pesca, con sfumature intense di noce moscata e pepe nero. Al palato si percepiscono tannini seducenti, un vino di notevole persistenza, esprime la sua personalit? prorompente in ogni sua componente.

In abbinamento con le splendide “Lumache in ciliegia“: lumache di Cherasco in ciliegie di Pecetto in Pentola d’oro Agnelli.

In accompagnamento con il prossimo piatto un calice di Barolo Bussia DOCG 2013 – Prunotto.

Si presenta rosso granato, al naso esprime un profumo complesso e ampio con sentori di viola e sottobosco. Al palato ? pieno e vellutato, dai tannini levigati, molto ben equilibrato.

Abbinato al saporitissimo?poularde de Bresse alla Marengo, funghi porcini, gamberi rossi di Mazara e patate novelle.

L’alternativa di solo pesce: bouillabaisse di rana pescatrice e gallinella del Golfo Ligure allo zafferano dell’Aquila.

Lo Chef ci mostra le patate Bonnotte di La Noirmoutier.

Utilizzate per la portata a base di bistecchine di capretto di Roccaverano in brodetto al peperone Corno di bue di Cuneo e patata Bonnotte di Noirmoutier.

Assaggiamo anche trippa di vitella lavata a mano, Parmiggiano Reggiano 36 mesi e fagiolini croccanti.

In accompagnamento pur? di patate Bonnotte di La Noirmoutier.

Ci rinfreschiamo con la coppa di sorbetti: pesca tabacchiera dell’Etna, Fragola profumata di Tortona e limone naturale di Noli.

Degustiamo ora un Vermouth Rosso Riserva Carlo Alberto.

Lo Chef ci porta la deliziosa coppa di Gelato Reale al pistacchio di Bronte, nocciola di Cortemilia e crema alla vaniglia del Madagascar.

Un dessert o una piccola opera d’arte? “Incastro di gusti“: pesca gialla del Poretto, noci di Sorrento e cioccolato Domori.

Il giardino di primavera: fragole e fragoline di bosco delle Valli Cuneesi, vaniglia Bourbon del Madagascar e Sambuco selvatico.

Concludiamo meravigliosamente con caff? Lavazza Kaf? e?piccola pasticceria:

  • macaron al mango
  • baci di dama
  • meringhette alla panna
  • medeleine cocco e limone
  • tartellette al cioccolato bianco e lampone
  • nocciole sabbiate al cacao
  • tartufini al gianduia e granella di nocciole
  • gel? al pompelmo rosa e camomilla

Un GRANDE GRAZIE come sempre…e a presto!
ANTICA CORONA REALE
Via Fossano, 13
12040, Cervere (Piemonte)
Tel.:?+39 0172 47 41 32
Fax:?+39 0172 47 43 99
Chiusura settimanale: marted? sera e mercoled?.

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[07/26/2020, 13:53] Wicky?s Wuicuisine Seafood ? Milano ? Chef/Patron Wicky Priyan

Dallo Sri Lanka un uomo dalle molteplici vite e molti interessi appaga i nostri sensi: Wicky Priyan?executive chef/patron al?Wicky?s Wicuisine Seafood. Un luogo che vede la costante ricerca della materia prima il suo pilastro portante, in cui parlare di fusion non ? corretto in quanto si tratta di uno stile personale: il ?Wicuisine?, un manifesto di cultura del cibo e rispetto per l?esperienza del commensale.

Una cucina che non si pu? nemmeno definire solo giapponese e nemmeno solo Asiatica. Senza dubbio una cucina del mondo, in cui la disciplina giapponese, i sentori asiatici e gli ingredienti del mondo ruotano tutt?intorno con precisione millimetrica ed eleganza, rispecchiata perfettamente anche nella scelta dei dettagli in sala con i colori della terra. L?accoglienza e il servizio fanno da cornice al?perfetto?equilibrio estetico e sensoriale.

 

La squadra

Lo staff di cucina

Chef/patron:?Wicky Priyan
Sous chef:?Masa Ono

Lo staff di sala

Ma?tre/Sommelier:?Christian Dissanayake
Chef de rang:?Antonio Delle Noci

Welcome by Chef Wicky!

Primo piatto in preparazione al bancone…

Polpo, cetriolo, alga wakame.

In abbinamento Champagne Extra Brut della maison Gosset.

Colore paglierino, perlage fine e persistente. Al naso risulta complesso e intenso, con aromi floreali e di frutta. Al palato immediata la prugna e la pesca, grande purezza e persistenza.

Come primo crudo iniziamo con il Sicilian Rouge, gambero Rosso di Mazara.

Passiamo poi al tonno con nori, soia e wasabi.

Ebiimo, Kyo-miso dashi per la salute.

Scampi con salsa jalapeno.

Adesso un tripudio di sapori a base di alici fresche marinate con datterini e cipolla di Tropea.

In abbinamento un calice di Langhe Chardonnay Bastia DOC 2017Conterno Fantino.

Potenza e struttura con eleganza finezza. Naso ricco ed intenso con note di vaniglia, banana, nocciola e note tostate. Al palato pieno, morbido ed avvolgente con un persistente finale mandorlato.

In arrivo un piatto molto importante per lo chef, preparato con brodi differenti ed ingredienti cotti singolarmente. Ce lo racconta personalmente chef Wicky.

Dobin-mushi, tradizionale brodo di pesce giapponese, cotto a vapore servito con branzino, porcini, mazzancolle, zenzero e Shoji-dashi.

Segue un delizioso carpaccio di branzino profumato alle spezie.

Sapore Saga no Seki – sgombro giapponese, marinato con aceto di riso, con alghe.

Wicky in Puglia, un piatto fusion con burrata di Martinafranca e anguilla.

Salmone e pecorino: carpaccio di salmone, pecorino sardo stagionato, consomm? di zenzero, polvere shiso ume, erba cipollina e olio di oliva extra vergine.

Carpaccio 5 Continenti: tonno, ricciola e salmone accompagnati da salsa marinata a base di agrumi, lemongrass, zenzero, semi di finocchio, erba cipollina, basilico, maggiorana, olio di sesamo.

Carpaccio di capasanta.

Carpaccio di Angus. Filetto di Angus accompagnato da salsa di soia lavorata con aceto di Champagne Banyuls, salsa cremosa di Wicky, sak?, sale, olio di oliva extravergine e pepe nero.

In accompagnamento un assaggio di Sake Junmai Daiginjo 39.

Al naso emergono delicati sentori di frutta tropicale, al palato risulta morbido e avvolgente, con un retrogusto secco e fine. Un sak? ricco di profumi e armonia, di ottima qualit? che si distingue per avere un gusto liscio al palato e una finitura secca.

Sushi Kan Wicky’s brand special. Si tratta di 8 pezzi di aburi nighiri (tonno, salmone, angus, gambero siciliano, capesante, cernia gialla, baccal?, mazzancolla pugliese) serviti ciascuno con un topping diverso: con salse e condimenti come pesto di capperi, cipollotti e caviale di salmone. E? uno dei piatti ?signature? dello Chef, espressione massima della sua creativit?.

Segue un Etna rosso DOC 2017 – Fedegraziani.

Colore rubino, fragrante al naso con note di frutta rossa come fragole e lamponi pi? un’avvolgente freschezza agrumata e un finale vanigliato. Al palato una percezione tannica viva, fresco e dissetante.

In abbinamento con un incredibile pesce San Pietro con salsa di asparagi.

Per il prossimo vino degustiamo un Barolo DOCG 2015Paolo Scavino.

Rosso rubino, presenta un profumo ricco e intenso, di frutta rossa matura e spezie boschive, con sfumature minerali. Al palato ? vigoroso, caldo e strutturato, sorretto da una buona freschezza. Un vino di grande equilibrio.

In abbinamento un piatto strutturato, il Tsurumi Ramen, che regge perfettamente il confronto con il Barolo.

E’ il momento della piovra alla Kanenki Kyoto. Omaggio a uno dei suoi maestri, piovra cotta per tre ore in salsa di soia, sak?, vino bianco e sak? dolce (mirin) e finita al vapore per un?ora, servita con baccelli di soia verde.?

Wikakuni Kyoto. Maialino tipico della tradizione giapponese lessato per 16 ore secondo la tecnica del Ryoutei Kaneki, mela caramellata e senape

Per concludere in dolcezza: Moon Stone. Mousse al cocco naturale, streusel alle fave di cacao, gelatina di mango e frutto della passione, spugna al pistacchio di Bronte.

E il delizioso Miquit: un biscotto morbido al cioccolato extra Amaro 67%, mousse di cioccolato fondente e perle croccanti.

Cucina?

Una cucina che incanta per la precisione, il rigore, la preparazione e la scelta delle materie prime. Wicky Priyan non ? solo uno chef eclettico dalle colorate sfumature, ? soprattutto un maestro di cucina kaiseki. Con l?importante supporto del sous chef Masa Ono vi potete lasciare trasportare in una perfetta commistione tra Mediterraneo e Oriente.

Servizio e Accoglienza

Un locale caratterizzato da un?atmosfera sempre elegante, adornata dall?emblema della luna piena al centro, come prescrive la tradizione nipponica l?ospite viene accolto in maniera impeccabile. Ad accompagnare gli intensi sapori della Wicuisine una raffinata e sorprendente cantina guidata dal ma?tre e sommelier Christian Dissanayake.

Conclusioni

Se anche voi siete appassionati di pesce, di viaggi culinari e mix di sapori provenienti da diverse culture, questo ? il posto giusto in cui farsi coccolare. Wicky?s Wicuisine Seafood rappresenta un?quid?di?geniale?intuizione sulla scena gastronomica di Milano, in cui tutti i suoi?piatti?hanno un?anima che splende e che non vi deluder?.

 

Un grande GRAZIE a tutti!

 

Ristorante Wicky?s

20122 Milano
Corso Italia, 6
Tel. (+39) 02 89093781
Chiuso domenica tutto il giorno, sabato e luned? a pranzo
E-mail:?reservation@wicuisine.it
Sito internet:?www.wicuisine.it

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[07/26/2020, 05:00] Looking for another mountain
"Gone to look for America"


Driving through the Texas Panhandle seemed interminable. Speed up, slow down, pass through a little town. Bogdanovich redux. And repeat. Until the border. The further north and west one goes in Texas, the more red-hot it gets. And flat. Not to say there?s no life out there. There must be some life worth preserving, why else would everyone need a gun, as the endless billboards proclaim? That part of Texas is locked in a scenario that time has passed by. Every town is portraying their version of Mayfield. Everyone?s parents are Ozzie and Harriet. There is no pandemic. There is no need for a mask. Move along, nothing to see here. Leave us alone. Go back home. Leave it to Jesus.


One town I drove by, Memphis, looked like a set-in-waiting for a Sergio Leone revival. I could hear Morricone?s soundtrack as I crawled, at 35 miles per hour, through the place. Glen Rio, New Mexico was still 2+ hours away, as Elvis crooned Heartbreak Hotel on Spotify.

This week a young friend texted me and wanted to talk. I gave young friend a call. ?I want you to know I love you as a friend. But you are one privileged sonofabitch, being able to drive around like you did and then write about it as if there wasn?t anything else going on in the world.? ?Like what?? I asked. ?Like how are we young parents going to get back to work and how are we going to be able to educate our young children safely?? Young friend had a good point. I promised I would try and check my privilege (and enthusiasm) safely from the keyboard.

New Mexico finally appeared. It was noon, the day was heating up. My little car was cool as a cucumber. I pressed on, thinking maybe get to Albuquerque, or Santa Fe before calling it a day. But Albuquerque just sailed on by the windshield. And somewhere along the way north, the junction to Santa Fe went unnoticed. I was moving well, within the law, was it ever gonna get dark? Why not press on to Farmington, see if I could make some tracks?

Highway 550 from Bernalillo to Farmington goes through the heart of Navaho country. The road was nearly deserted on the Sunday after July 4th. It was eerie.

Even more so with the outdoor signs dotting the road and entrances to the pueblos, urgently advising Native Americans to stay home, don?t venture out, this is a real emergency. Virus outbreaks in the pueblos, and in Sandoval county, where I was driving through, had been ravaging the Navaho Nation.

I?m not a Native American. But I am an American who is native to this country. I?m not claiming to be anything I?m not, but I feel this. It was as if the constant sun of noon had gone behind a larger-than-life moon. It was a dark ride. I could hear souls crying, lamenting one more incursion, this one as deadly as the ones before, ever since the Spanish conquistadors arrived here 400 years ago. ?Nothing but death and destruction, they bring,? one soul whispered in my ear, as I slowed down for a curve ahead. I wanted to turn around, go home and put my head under the covers.

But I couldn?t. My young friend might say ?That?s because your white privilege, just like those Spanish bastards, gives you license to push on, while the Navaho Nation must shelter and wait for the virus to move on.? 

I was looking for another mountain, one apart from the mountain I climbed as a father, a husband, an employee, a son, a brother. It was out there, in the guise of a deferred vision quest. ?See,? I?d tell my young friend, ?I?ve gone from Kerouac to He?Mene Mox.? I imagine my young friend responding with a phrase not printable here.

But there was no turning back.



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[07/19/2020, 17:39] Finding a new Italy while "gone to look for America"
It must have been on the last leg of my road trip around America, when I realized the Italy I was missing was passing by me at 75 miles an hour. How could it be? I wasn?t in Piedmont or Tuscany, Sicily or Abruzzo. I was somewhere between Utah and Colorado. It was the American West, not the Old World. There were no ancient buildings. But there were scores of ancient rocks, mounds, mesas, mountains. It was a bit disconcerting. There were no plethora of wineries, although there were the occasional ones.

No, it was something else I had tapped into. It was the road. The trail. The journey.


All those times in Italy, we were going from one place to another, visiting wineries. Long hauls of 5-6 hours, going from Tuscany to Calabria, Alto-Adige to the Marche. Drive, drive, drive. Italy as a series of roads and autostradas, all the way down to narrow little lanes. Going from fast (140kph+) to a gravity defying crawl up a goat trail. All for the sake of wine.

Now it was different. It wasn?t about wine. Or Italy. I?d decided after the 4th of July to take a road trip to check in on an elder sister. She was about 2,200 miles from me. So, I was looking at a round trip of 4,400 miles, door to door to door. 69 hours of driving time. And when it would be completed, those 69 hours of drive time, I?d arrive at the very same age, for the plan was to be back in Texas for my birthday. It seemed so predesigned, so symmetrical, well-proportioned. So intentional. It wasn?t. But it was an odyssey of sorts.

I?d driven around America in the past. You know, the Kerouac-ian adventure with several buddies. Stopping in towns one would never had deigned to go. But we hit the road, all ?gone to look for America,? as the song went.


Now, 40+ years later, solo, with my little car packed with dried fruits and nuts and jerky and water (still and sparkling), and my towels and hand sanitizer and masks and podcasts and playlists, and the new Bob Dylan CD just for old time analog?s sake. I was getting up close and personal with my windshield.

It wasn?t so much where I was going, or even what I was going to do, as much as just the sheer act of getting out in the world in a time when there is so much upheaval, so much apprehension, so many people wanting answers and so many answers which aren?t addressing the real issues in our world. But the world wasn?t crashing in on me. In fact, I didn?t mind the four months of self-quarantine. I mean by that, while the world was experiencing unimaginable upheaval (and still is) I managed to get out of the way and tether my boat to an eddy on the river. I?d wait it out, be a good citizen, and let the storm rage above.

And it was so, just like that.

And then it wasn?t, for two weeks. I was venturing out from the cave, even though I saw blood on the ground in front of it. It was dried blood, I told myself, as I put my vehicle in drive and headed west.

The rhythm of the road soon replaced the ones we?d adopted early on in 2020. I had plenty of food and water, so no need to stop for them. Only for gasoline, the occasional pit stop and a resting spot. I could do this. With cameras charged up and SD cards empty, I had endless opportunities to take photos along the way, if I so desired. But I placed no demands upon myself, save for getting from point A to point B and so on. Without any rush, but also not to dawdle.

That rhythm I mentioned above? It kicked in, and with it, a mindscape that was alert but calm. It was all passing before my eyes. I searched for the apt metaphors, and probably should have written them down (or recorded them), but I didn?t. I just wanted to be unencumbered, wanted to see the America that was right in front of me, without making a fuss about it, bypassing any interface with my ego. I played one of my favorite roles in life, that of the invisible man. At 75 miles per hour.

And that?s where I?ll leave it for now. This was a long trip, and not one that can be approached in one blog post. There?ll be more. Soon.






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[07/19/2020, 09:37] Agriturismo Ferdy Wild ? Lenna (BG) ? Patron Ferdy Family

L’esperienza dell’agriturismo si preannuncia unica ancora prima di arrivare. L’unico accesso si raggiunge dallo storico ponticello sul Brembo, che accoglie i visitatori dalla fondazione della struttura nel 1989, da parte di Ferdinando Quarteroni e Cinzia Balestra. Dall’iniziale azienda agricola coi primi dodici cavalli, il Ferdy ? evoluto in una realt? affascinante, esclusiva e coerente, in grado di mettere in discussione qualsiasi eventuale preconcetto sul format dell’agriturismo, sulla nostra idea di lusso e sul rapporto con la montagna. Nessuna occasione viene sottovalutata, nessun dettaglio trascurato per raccontare il rapporto col territorio: dalla selezione degli animali allevati, Bruna Alpina e Capra Orobica rigorsamente autoctone, ai materiali di costruzione e alle essenze usati nel “Borgo del Benessere”, innovativa SPA contadina inaugurata nel 2012. Ovviamente da un legame cos? stretto con la natura non poteva che ispirare anche una filosofia di cucina assolutamente in linea, riassumibile nella definizione “Wild”, supportata delle emozionanti materie prime autoprodotte o dai frutti del foraging.

La Squadra

Il ponte da attraversare per raggiungere l’agriturismo Ferdy Wild.

Vista unica e suggestiva gi? da ben prima di arrivare…

Il giardino dove sono disposti i tavoli dove gli ospiti pranzano e cenano.

La nostra stanza, nuovissima!

Ogni camera ? realizzata con legni diversi, che infondono un profumo caratteristico ai suoi ambienti.

Amenities nel bagno home made a base di latte di capra Orobica.

Uno snack dal minibar!

Ci dirigiamo verso il borgo del benessere, dove ci attendono.

Un incontro sulla via per la SPA…

Eccoci al Borgo del Benessere dove ci accoglie Giulia.

Scegliamo i sali per il nostro bagno: al Pino Rosso o al Pino Bianco.

Dopo la SPA,? ci prepariamo per la nostra cena…

Una antica ghiacciaia, dietro alla stanza dove ? stato allestito un bellissimo salottino all’aria aperta.

Altri simpatici incontri mentre ci dirigiamo a cena…

Eccoci al momento della cena! Il nostro tavolo e la mise en place.

In arrivo Nicol? con un aperitivo … signature!

Shakerata artistica!

Il “Non Sono un Negroni” di Nicol?.

Nel frattempo ci prepariamo alla cena con un assaggio di infusione di erbe

Zuppetta Detox di erbe spontanee stagionali.

Aperitivo Wild!

Croque Wild in versione vegetariana con quenelle di? ricotta di capra fresca.?

The Original Croque Wild: pane all’olio con aglio orsino, pomodoro e pat? di salame crudo.

Un assaggio della Giardiniera Wild, di boccioli di tarassaco e di gambi di Romice (o rabarbaro) Alpino.

Texture…

Proseguiamo con un calice di Clo Clo by Alessandra Divella, produttrice in Gussago.

Il ?Clo Clo? Divella?? un?Metodo Classico Ros??anomalo molto elagante e fine.
Pinot nero che nasce dalla collina di Gussago a circa 400 msl, da terreni argillosi e calcarei, senza nessun tipo di pesticidi e chimica.
La fermentazione alcolica, attivata con soli lieviti spontanei, inizia in tini di cemento e prosegue, con solo una parte del vino base, ?in barrique e tonneau usati. Lo spumante affina sui lieviti e dopo la sboccatura non viene aggiunto alcun dosaggio zuccherino con una solforosa finale inferiore ai 34 mg/l.

Nicol? ci racconta del Rukh Orange Wine – Nove Lune

?Produttore PIWI – Alessandro Sala

Il Ruck, ? un vino in anfora da PIWI che regala tantissimo al naso: note orientali di Th? molto elganti e complesse arricchite da colore arancio dorato stupendo.

Il capolavoro:?Ragout Wild e tagliatelle all’uovo fresche.?

Piattoooo!!

Capra gelata su cipolla caramellata:?cipolla croccante, gelato al formagit e meringa salata.

La abbiniamo a

Passiamo all’abbinamento per il prossimo piatto…

Estro – Unione di variet? antiche

Produttore Fausto Andi

“Estro” ? uno dei pi? importanti prodotti dell’Azienda di Fausto.
“Estro” ? il nome giusto ? perch? ? un vino fuori dagli schemi ma con la capacit? di farsi voler bene fin da subito. Come racconta Fausto i “Blend” non sono nelle sue corde perch? preferisce lavorare su un unico vitigno per riuscire a valorizzare o estremizzare le sue caratteristiche, tuttavia questo signor vino, nasce dall’unione di variet? antiche tra cui la moradella e un vitigno antico georgiano recuperato scomparso dal lontano 1600! ? forse il vino che consiglio maggiormente per la sua estrema qualit? ed equilibrio in toto, gusto, secco/dolce, qualit? prezzo, abbinamento.
La cantina Andi Fausto produce circa 6500 bottiglie del vino “Estro” annualmente.

Abbiniamo l’Estro al?Tacchino tonn? Alpino con polvere dei prati, tarassaco, romice e salvia dei prati.

Una composizione elegantissima e di grande effetto, che ci ricorda la mano Marchesiana, pur mantenendo tutte le caratteristiche Wild del gusto.

Tartare Tatin di Bruna Alpina?con crema di limone, cetriolo e ravanello.

Passiamo all’interno vista la temperatura calante…

Proseguiamo la degustazione con un piatto di crudit? fresche dell’orto e…

il?Capretto Orobico di Cinzia in doppia cottura con tartufo estivo del territorio.?Piatto storico Ferdy Wild.

Il capretto ? immancabilmente accompagnato dalla buonissima polenta di mais antichi.

Nicol? e il suo carrello dei vini in mescita… un’incredibile variet? di altissimo livello per accontentare tutti i gusti!

Lo chef Marco viene a farci un saluto al tavolo.

Passiamo ad alcuni assaggi dolci:

Crostata di ricotta e vaniglia.?

Pannacotta Ferdy Wild con riduzione di more e mirtilli.

Croissant allo zafferano con gelato al latte appena munto.?

Immancabile l’assaggio di?Gelato al latte appena munto?in purezza.

Concludiamo la cena con un caff? ed un assaggio dello strepitoso?Amaro del Ferdy.

Buongiorno!

Andiamo a vedere che splendida colazione home-made ci attende… a partire dagli yogurt freschi.

Selezione di torte e biscotti freschissimi tutti fatti in casa da Cinzia.

Panino fatto al momento con Bresaola di Bruna Alpina…. anche il take away perfetto per una bella passeggiata in montagna!

Prima di ripartire, andiamo a salutare gli amici nelle stalle…

La Boutique Mercatorum dove sono in vendita tutti i prodotti dell’agriturismo pi? le bottiglie della cantina selezionate da Nicol?.

Cucina

Questa cucina Wild ? emozionante ed evocativa, oltre che irripetibile in qualsiasi altro luogo. Golosa e materica, si dimostra coerente con la propria filosofia ed efficace nel racconto sia nelle composizioni pi? moderne che in classici commoventi come le Tagliatelle al ragout Wild o lo storico Capretto Orobico di Cinzia in doppia cottura.

Servizio e accoglienza

La mano della famiglia ? ben percepibile, e l’ovvia assenza di fronzoli e sovrastrutture crea un’atmosfera leggera e complice. La passione di Nicol? per i prodotti dell’azienda e per i vini ? trascinante e contagiosa, come dimostra il suo ricercatissimo percorso di abbinamenti al calice.

Conclusioni

Un’esperienza totale, in grado di creare un vero legame tra l’ospite e il territorio: il Ferdy ? un agriturismo illuminato ed “estremo”, che emoziona nell’ambiente e in cucina.

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[07/19/2020, 09:26] 948mo Meeting VG @ Ristorante Maragoncello ? Montichiari (BS) ? Chef Mario Lerice, Patron Vania ?

Prima di tutto un?innata cordialit? e splendida accoglienza che ti avvolge dall?inizio alla fine, come la cucina di Mario Lerice materica, mediterranea in una continua sperimentazione del nuovo, ricerca di nuove ricette e abbinamenti sempre stravaganti. Un?ambiente moderno, luminoso, dai colori marini in una sobria eleganza del design interno. Il pescato detta legge, sottolineando le origini mediterranee di Mario, che nella sua apparente semplicit? vi sapr? incuriosire ed emozionare. Cotto o crudo, ogni boccone ? caratterizzato da sapori intriganti e golosi, nota di merito le pizze gourmet e tutta la panificazione perfettamente eseguita.

Ristorante Maragoncello si presenta come un?oasi del gusto, in cui l’arte del ricevere e la conseguente capacit? di interpretare e anticipare i desideri degli ospiti si sposa perfettamente con i sapori della pi? nobile tradizione culinaria.

 

La squadra

Lo staff di cucina

Chef/patron:?Mario Lerice
Sous Chef:?Davide Inserra
Pastry Chef: Riccardo Bellandi

Lo staff di sala

Ma?tre:?Vania Costa
Sommelier/Chef de rang: Luigi D’angelo

Il tavolo e la mise en place dei Viaggiatori Gourmet

Per l’aperitivo di benvenuto ci accomodiamo nello spazio all’aperto, in cui ci viene servito un calice di Franciacorta DOCG Brut Millesimato 2018, dell’azienda Lo Sparviere.

Un ottimo benvenuto a tutti i Viaggiatori Gourmet!

Iniziamo con la ricchissima pizza gourmet 48h di lievitazione, realizzata con farina Petra 5063 del Molino Quaglia, lievito madre, farcita con mozzarella di bufala DOP, basilico, gamberi rossi di Mazara e nero di seppia.

Il secondo assaggio di pizza gourmet con impasto ai cereali farina Petra, pomodoro San Marzano, acciughe del Cantabrico, stracciatella pugliese, origiano e aglio.

Arriva lo chef Mario ad illustrarci il tipo di impasto e la farcitura…

Ci accomodiamo al tavolo, in cui troviamo un meraviglioso entr?e: ricordo di una colazione, burro salato francesce, marmellata di pomodorini e pane tostato.

Al tavolo, insieme al menu, troviamo l’acqua Filette, Premium Water Partner del nostro?Roadshow.

Come primo abbinamento degustiamo Franciacorta Ros? DOCG Lo Sparviere.

Al calice si presenta rosa salmone con riflessi ramati e un perlage a catenelle finissime. Al naso si riconoscono note di acqua di rose e frutti rossi. Un vino elegante, ampio, con una discreta acidit? che ben si sposa alle piacevoli note sapide che ne esaltano l?aroma.

Vengono serviti pi? variet? di pani e focacce interamente impastate a mano e cotte nel forno della cucina.

Tipologia di pane –?Molino Quaglia:

  • pane ai cereali (petra bread e mix Senegal)
  • pane tradizionale bread Petra viva
  • pane al semolino tradizionale e ai semi di papavero (semola rimacinata)
  • focaccia all’olio extra vergine (Petra 3)
  • pane ai semi vari (bread Petra viva)

Come primo antipasto Italian Sushi realizzato con riso Riserva San Massimo integrale.

Tutti i piatti vengono sapientemente raccontati dallo Chef Mario.

Segue un sorprendente polpo del mediterraneo cotto a bassa temperatura, 80? per 10h, servito conCulaccia Selezione Branchi, salsa A.C.E., maionese artigianale e misticanza. Dal gusto sorprendentemente vivace, una carne tenerissima accompagnata perfettamente dal Franciacorta DOCG Ros? Lo Sparviere.

Passiamo ora al tonno rosso, erbette, Grana Padano e guarnizione di polvere di caff? che aggiunge quel tocco speziato che avvolge il palato elevando gli altri ingredienti.

Degustiamo un calice di Col Matiss Sauvignon – La Tunella.

Un vino delicatamente aromatico dal colore paglierino chiaro e vivace. Al naso si apre pertanto con delicati sentori vegetali cui seguono note di pesca gialla, agrumi e spezie dolci. L?assaggio ? equilibrato, coerente con gli aromi percepiti al naso, minerale e con una giusta acidit? che ne invoglia la beva.

In abbinamento con il Sauvignon l’ultimo antipasto: capasanta, crema di cavolfiore e tartufo estivo.

Assaggiamo adesso un calice di Micaela Valt?nesi Ros? – Conti Thunn.

Un vino che nasce da un blend di uve autoctone: Groppello, Barbera, Sangiovese e Marzemino, tramite la tecnica del salasso, con poche?ore di contatto tra mosto e bucce.

Arriva in sala lo chef Mario con un incredibile Riso ?Riserva San Massimo? A.O.P., crema di Parmigiano Reggiano, zenzero e battuto di gamberi rossi di Sicilia direttamente dalla Pentola d’Oro Agnelli.

L’impiattamento in sala per deliziarci golosamente…

Piatto pronto con Vania e lo Chef Mario!

Passiamo ai tagliolini Gin Lemon con caviale ?Royal Food?. La raffinatezza, il gusto unico e inconfondibile del caviale di alta qualit? si sposa perfettamente con la nota acida del gin lemon.

L’alternativa di crostacei al vapore, erbe aromatiche e panna acida al prezzemolo.

Degustiamo Dolcetto d’Alba Monte Aribaldo 2012 – Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy

Un rosso onesto che si presenta nobilmente come un vino a tutto pasto, presenta profumi vinosi intensi e una leggera nota erbacea, con un retrogusto leggermente amarognolo tipico del Dolcetto di Treiso.

In abbinamento zuppa di pesce crudo con caff? di mare. Un secondo ricco e davvero interessante, a dimostrazione della concretezza delle sperimentazioni dello chef Lerice.

Proseguendo con i secondi assaggiamo l’aragostella con burro francese, julienne di verdure e salsa dressing. Un boccone confortante davvero goloso!

Sapientemente abbinato un Barbaresco DOCG Camp Gros Martinenga 2004 Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy

Granato profondo, luminoso. Naso importante: menta, liquirizia persistente, cardamomo e agrumi. Generoso anche al palato con un tannino stratificato ma che non d? mai fastidio e un finale balsamico. Importanza e beva perfettamente coniugati.

Passiamo ora al dolce con una deliziosa cheesecake morbida al cucchiaio a base di crumble di frolla, crema cheesecake con Philadelphia, mascarpone e ricotta di pecora, frutti rossi e coulis di amarena.

In abbinamento Passito Passione – Strevi DOC 2008 dell’azienda Bragagnolo Vini Passiti. Si tratta di un Moscato d’Asti (100%) in purezza color oro intenso, al naso profondi e caldi effluvi di fiori bianchi e frutta gialla sciroppata. Al palato risulta piacevolmente denso e strutturato, dolcezza ed acidit? risultano ben bilanciate.

Segue il Ricordo di un Magnum: gelato di nocciola artigianale, salsa mou leggermente salata, arachidi e copertura con cioccolato Callebaut al latte, in accompagnamento cioccolatino bianco, crema pasticcera e lampone.

Infine veniamo coccolati con caff? Terra Bio Lavazza e piccola pasticceria composta da piccolo cannolo siciliano con ricotta di pecora, scaglie di cioccolato, pistacchi e arancia candita, tartellette di frolla con crema pasticcera e lampone, bab? al rum con crema pasticcera e ribes, cioccolatini al latte Callebaut.

Ci dirigiamo nuovamente nel dehor per la merenda…

In arrivo la frittura di paranza!

In abbinamento un cocktail rinfrescante a base di Opihr Oriental Spiced Gin, Cedrata Tassoni, scorzetta di limone e tanto ghiaccio.

Un po’ di backstage

Lo Chef ci lascia un piccolo cadeau firmato Royal Food Caviar.

Cucina

La cucina ? curata dallo chef patron Mario, sperimentatore concreto con una visione contemporanea e una formula apparentemente semplice che non delude vista l’assenza di compromessi sulla materia prima.

Servizio e accoglienza

Servizio organizzato, gentile e calda accoglienza senza inutili sovrastrutture. Vania sapr? accogliere tutte le vostre richieste con prontezza e il giusto garbo.

Conclusioni

Ristorante che incuriosisce ed emoziona per la sua spontaneit? e grande qualit?. Uno scrigno del buon gusto alla portata di tutti per una buona commistione di prezzi, servizio e intelligente carta vini.

Un grande grazie a tutti e…a presto!

 

Ristorante Maragoncello

25018 Montichiari (BS)
Via San Giovanni, 1
Tel. (+39) 030 962304/(+39) 347 9171241
Chiuso il luned?
E-mail:?info@ristorantemaragoncello.it
Sito internet:?www.ristorantemaragoncello.it

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[07/19/2020, 09:19] Ristorante Killer ? Chef Andrea Marconetti ? Milano

Dopo l?apertura di Killer Milano siamo passati in diverse occasioni per respirare un?aria frizzante e vivere esperienze che vanno ben oltre gli schemi, divertendoci sia a tavola che non. La cucina di Andrea Marconetti ha una forte personalit?, perfettamente in linea con lo stile particolare del locale, cos? i cocktail fantasiosi e soprattutto diversi dal solito di Riccardo Tesini. Ci ha colpito molto la ricca inventiva gastronomica, gli spuntini audaci innovativi nella forma e decisi nelle note speziate e aromatiche. Ci siamo divertiti sorseggiando i coloratissimi cocktail di Riccardo nel nuovo dehor, ascoltando una musica mai sbagliata in perfetto sincro con il vibe dei piatti di Andrea. Che dire, un vero piacere!

La squadra

Lo staff di cucina?

Chef/Patron: Andrea Marconetti
Sous Chef: Marco Pretti

Lo staff di sala

Ma?tre/Patron: Simone Marconetti
Chef de Rang: Davide Pallavera
Bartender: Riccardo Tesini

L?ingresso del locale…

Il piacevole dehor.

Facciamo un piccolo tour nelle sale interne

Ci si pu? anche accomodare nel banco della Showcooking Room.

Oppure nel “pollaio“…

Lo Chef Andrea viene a darci il benvenuto!

Riccardo all’opera dietro il banco bar!

Arrivano i cocktaaail!

Iniziamo degustando (da destra):

YIN – YANG a base di sesamo bianco giapponese tostato,ucco di limone, london dry gin, soda al pepe di timut e basilico thailandese;

EKIWILIBRIO composto da zucchero al Wasabi, estratto a freddo di sedano, estratto a freddo di kiwi, succo di lime, tequila 100% agave azul;

MISS PURPLE con melassa di melograno, estratto a freddo di barbabietola, estratto a freddo di radicchio rosso, succo di limone, vodka organica italiana, bitter al caff?, soda.

In abbinamento l’amuse bouche: fagottino fritto di alga nori con pomodorino ciliegino.

Escargot: lumache alla borgogna (purro, prezzemolo e aglio) con crumble di semi di senape e lime.

Un coloratissimo branzino al verde: branzino marinato alla soia e lime, maro? di fave, katsuobushi, pinoli tostati e jus verde (estratto di sedano e cetriolo).

Intrigante uovo rose?: uovo mollet marinato in succo di barbabietola, vichyssoise (vellutata di patate, porri e rosmarino), sommacco e frolla salata al prezzemolo.

In abbinamento con le prossime portate: Gevrey-Chambertin En Songe 2013Domaine Marchand-Grillot.

Si presenta di colore rosso rubino, al naso rivela un complesso bouquet aromatico di piccoli frutti rossi, note di viola e rosa, sfumature di spezie, liquirizia e sottobosco. Al palato risulta ben strutturato con una bella rotondit? e un finale molto lungo.

In abbinamento i golori gnocchi di calamaro alla napoletana: gnocchi di calamaro alla piastra, sugo di pomodro fresco, origano, capperi soffiati e crumble di pane all?acciuga.

Adesso savarin di risi e bisi: savarin di riso, piselli, cedro e mousse di pancetta.

Passiamo ai secondi, attacchiamo con ribs di maialino marinate al miso e giardiniera fatta in casa.

Passiamo ai sentori marini con il polpo in guazzetto thai: polpo, guazzetto thai (guazzetto fatto con latte di cocco, curry, lemongrass e salsa d?ostriche), coriandolo fresco e mandorle tostate.

Prima di passare ai dolci terminiamo con baccala? mantecato, cipolla rossa marinataal mirin e chiacchiera salata.

Piccole coccole in arrivo! Assaggiamo la sbrisolona con crema di yogurt, frutti rossi e miele di fiori d?arancio.

Infine concludiamo con La cassata: uno speciale gelato alla cassata, meringa e caramello salato.

Cucina

Dimenticate il classico menu con primi e secondi. Al Killer troverete una lista bella e godereccia, curiosa e innovativa perfetta per il fine fining di condivisione. Tutti piatti da scoprire insieme, in cui l?executive chef e socio fondatore Andrea Marconetti ha apportato influenze e profumi da tutto il mondo.

Servizio ed accoglienza

L?attenzione al dettaglio attira l?attenzione di tutti i clienti come il tocco divertente dei cassetti per le posate per ogni commensale, il design caratteristico e le linee minimal che caratterizzano lo stile del locale.

L?accoglienza ? veramente piacevole, cos? come ritrovarsi subito davanti al bar dove?Riccardo Tesini?si dedica, come un?alchimista, alla realizzazione di intriganti?cocktail?ben eseguiti.

Conclusioni

Al killer si respira una bella aria, la scritta al neon che lampeggia all?ingresso del ristorante ?Food kills love? ? una provocazione, una dichiarazione di guerra dentro una dichiarazione d?amore, la dichiarazione d?amore verso il cibo, che al Killer vince sopra ogni cosa.

Che dire…GRAZIE MILLE e a prestissimo!

Killer
Viale Umbria 120, Milano
Tel. + 39 02/36509626
E- mail: hello@killermilano.it

Dal luned? al sabato, chiuso la domenica

Business Lunch 12.30 ? 15:00

Pre Dinner 18.30 ? 1:00
Dinner 19.30 ? 1:00

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[07/19/2020, 09:16] Cartoline dal 944mo Meeting VG @ Locanda Cece e Simo ? Bergamo ? Patron Cesare Crippa e Simone Lorenzi

Una squadra di veri professionisti esperti nel mestiere dell?accoglienza, da Cece e Simo ogni membro del team ? unico in quanto prezioso pezzo incastonato nell?insieme di un meccanismo perfetto.
Un luogo in cui passione, sperimentazione e benessere dell?ospite sono gli ingredienti che caratterizzano la centralit? del ristorante. Proprio per questa calda accoglienza che fa sentire a casa e l?emozione che lascia l?esperienza a tavola abbiamo deciso di riprendere il nostro Roadshow di eventi, dopo i mesi di pausa, proprio da qui. Ogni dettaglio al suo posto in un pranzo che ci ha emozionato e dato tutta la voglia di riprendere a fare il nostro splendido lavoro. La Locanda Cece e Simo ci ha trasmesso una cultura enogastronomica in cui il cibo ci ha contagiati suscitando sensazioni molto intense.

Non solo ristorante.?Questa splendida Locanda, oltre ad essere un punto di riferimento in citt? per l?ottima cucina, accoglie gli ospiti, nel format B&B, per garantire un servizio di accoglienza totalizzante. Vantano anche un consolidato sistema di catering, Love Banqueting, per eventi e matrimoni nella splendida location del castello di Clanezzo.

Tanto rispetto ed ammirazione per questa meravigliosa squadra che gi? non vediamo l?ora di tornare a trovare!

 

La squadra

Patron: Cesare Crippa e Simone Lorenzi

Lo staff di cucina

Chef: Matteo Tremani

Sous Chef e Pastry Chef: Mirko Romeo

Sous Chef: Davide Guialandris

Lo staff di sala

Fabio Cantamessa

Andrea Caldara

Sommelier: Sallha Soumeya

Art Director: Simone Errante

Il nostro tavolo!

La prima sala del locale.

Il men? che ci attende.

Al tavolo, insieme al menu, troviamo l’acqua Filette, Premium Water Partner del nostro?Roadshow, l’igienizzante mani di altissima qualit? Qua la mano sviluppato dalle Distillerie Francoli e il pregiato riso carnaroli della Riserva San Massimo.

Iniziamo con l’aperitivo, accompagnato da un calice di Franciacorta Sat?n Millesimato Le Marchesine.

Colore giallo con riflessi dorati. Perlage finissimo e persistente. Profumo inconfondibilmente intenso, complesso di fiori di pesco, miele e nocciola. Al palato morbido e delicato, fresco e invitante.

Simo ci d? il benvenuto.

Anche l’altro Simo, socio titolare della divisione Catering (Love Banqueting), viene a salutarci e a darci il benvenuto.

Pizzino a lievitazione naturale con datterino, stracciatella e gambero di Mazara del Vallo per un benvenuto tutto italiano.

Scendiamo lungo lo stivale del Bel Paese con un’altro classico reso contemporaneo: cubo di melanzana alla parmigiana.

Stuzzichiamo un bocconcino dai sentori contrastanti ma perfettamente equilibrati: alice, manzo e yogurt.

Proseguiamo mantenendo un elemento protagonista: pan tomate con alici del Cantabrico.

Prosciutto crudo di Parma 30 mesi con focaccina tiepida e stracchino… da volare via!

E adesso la versione di focaccina con carpaccio di zucchine marinate e i suoi fiori.

Tutte le verdure utilizzate in cucina provengono Demetra Organismo Rigenerativo Biologico Bergamo e Terra Madre Verdura.

Cotoletta di cervello alla Milanese con maionese al limone. Un piatto una sfida intrigante, lo chef invita a stimolare il gusto con la costante ricerca degli ingredienti, tra questi un continuo gioco e studio di frattaglie.

Un delizioso boccone di animella di vitello alla brace.

Lingua croccante con salsa verde a regola d’arte.

Piovra cotta a bassa temperatura con patata fondente, mais chulpe, cipolla agra e lime. Grazie alla tecnica di cottura la carne della piovra risulta tenera e viene sprigionato tutto il suo meglio in accompagnamento con il contrasto di sapori dati dalla nota agra della cipolla e acida del lime insieme alla dolcezza della patata e del mais.

Guancia di ricciola alla brace, un assaggio delicato e sopraffino.

Insalatina di fave con pecorino e menta.

Passiamo dal menu mare a quello di terra con un assaggio di cuore di manzo con crema di mais dolce e salsa al prezzemolo.?

Per tutti i tagli di carne, salumi e frattaglie la Locanda Cece Simo si rifornisce esclusivamente dalla macelleria Lorenzi Treviolo di Bergamo.

Lumache dorate con burro, aglio e prezzemolo, intensi sapori raffinati e coinvolgenti.

Un assaggio della mitica Tartare al carrello!

Simo la condisce e la prepara in sala per noi. Al cuore del filetto di Fassona piemontese tagliato al coltello aggiunge con maestria gli ingredienti per il condimento tra cui: tuorlo d?uovo, acciuga, scalogno, un trito di erba cipollina, alcune gocce di salsa Worcester e di Tabasco, sale, pepe e una rapida emulsionata con abbondante olio di oliva.

Passiamo al prossimo vino: Franciacorta Extra Brut DOCG sempre di Le Marchesine.

Un vino decisamente strutturato e complesso. Si presenta di colore giallo paglierino con riflessi dorati. Perlagge finissimo e persistente. Al naso si avvertono note di nocciole, agrumi e pesche, il palato ? sapido e vivace, con un aroma intenso ed evoluto.

Nel piatto del Buonricordo un assaggio del loro?salame nostrano annata 2019 con polenta a grana grossa Bergamasca della azienda Salera.

Crostone di polenta con sarda di Montisola.

In arrivo la selezione di pani fatti in casa:

  • Pagnotta di farina ai 7 cereali del Molino Spadoni, lievito madre 24 ore;
  • Ciabatta di farina 0 del Molino Vigevano, preparazione con poolish, 1 grammo di lievito secco per kg di farina;
  • Grissini con esubero di lievito madre (lievito non rinfrescato) all?0lio extravergine di oliva linea “Lorenzo 5? di Manfredi Barbera (cultivar Nocellara del Belice);
  • Cracker di farina di Masi fioretto dell’azienda agricola Salera.

Ce li racconta lo chef Matteo in persona.

Ecco i grissini fatti in casa con i ritagli del lievito madre.

Piattooo!!!

Calamari scottati con crudo e cotto di asparagi e beurre blanc, una salsa calda di burro emulsionato insieme a una riduzione di vino bianco e scalogno.

Passiamo alla Riserva Franciacorta Secolo Novo de Le Marchesine, annata 2010.

Vino interessante che lascia presagire grande longevit?. Colore giallo intenso con riflessi verdolini, perlage finissimo e persistente. Aroma fine e complesso, al palato asciutto, secco con una nota acidula. Un finale pieno ed elegante.

In abbinamento un antipasto deciso: Uovo 61, morbido di patate, fonduta di stracchino all’antica e tartufo nero di Bracca.

Passiamo ora alla degustazione di un Langhe DOC Chardonnay Nudo della cantina Montalbrera.

Al calice si presenta giallo intenso con riflessi oro. Immediatamente si sprigionano sentori di banana matura, buccia di nespole e fiori di acacia. Al palato ? un vino piacevolmente persistente, rotondo e minerale?con una fitta e bianca trama tannica.

Allo Chardonnay viene abbinato il primo piatto di risotto Riserva San Massimo mantecato all’aglio orsino di raccolta, vongole e gel di zenzero.

Segue un Dolcetto d’Alba DOC –?Monte Aribaldo, annata 2012.

Buon vino da tutto pasto, dal colore rosso violaceo, profumi vinosi intensi ed una leggera nota erbacea. Fresco e armonico, molto elegante e vellutato, presenta un retrogusto leggermente amarognolo tipico del dolcetto di Treiso.

Gnocchi gratinati di polenta bianca con baccal?, salsa all’aglio dolce e ortiche. Sorprendente l’accostamento della salsa dal sapore deciso che non sovrasta affatto la delicatezza del baccal?.

In arrivo in Pentola d’Oro Agnelli… i Casoncelli alla Bergamasca!

Una piccola opera d’arte: impeccabile granchio reale ai fiori di sambuco, piselli, pistacchio e limone.

Passiamo all’ultimo vino in degustazione: Barolo DOCG 2015 di Prunotto.

Vino equilibrato dal colore rosso granato, un ampio bouquet di frutti di bosco ed erbe officinali, con note di cuoio e vaniglia. Al palato risulta pieno, con tannini vellutati e una piacevole persistenza prolungata.

In abbinamento controfiletto di manzo alla brace con peperoni e fondo all’aglio nero.

Per il menu di pesce una catalana della Locanda, dai sapori intensi ed avvolgenti.

In abbinamento un calice di Soave DOC Classico Battistelle, da viticultura eroica, diLe Battistelle.

Un calice che dimostra equilibrato e sapidit? immediata ma con affascinanti evoluzioni in cui si possono apprezzare note di fiori bianche, aromatiche e agrumi. Al palato una buona struttura e un’importante nota minerale. Nel complesso si presenta morbido, armonico e lungo nel finale.

Cece ci presenta un assaggio di Don Quijote Moscato di Scanzo Docg dell’azienda agricola Monzio Compagnoni.

Ci viene servito fresco, presenta un colore rosso granato, ciliegia cupo. Prevalgono sentori fruttati di mora, ciliegia marasca, mandorla, con un sottofondo speziato di pepe bianco tipico del vitigno e note vanigliate dovute all’affinamento in legno. Al palato si percepisce dolce ma senza eccessi, la speziatura si fa pi? accentuata con note di cannella persistenti.

Rognoncino trifolato con patata schiacciata. Il rognone viene marinato nel Moscato di Scanso insieme ad alloro, sale e pepe per 1 ora a 65 gradi sotto vuoto nel rooner. Dopo averlo raffreddato in acqua e ghiaccio si rosola con burro di malga della Alta Val Brembana ed alloro. Infine viene sfumato sempre con il Moscato di Scanzo, che ne ? principe. Viene servito in accompagnamento su una polenta morbida di patate e mais con ristretto di Moscato di Scanzo.

Abbracciamo la fine con un pre-dessert: zuppetta di frutta e verdura con pannacotta alla mela verde, che permette di pulire il palato e prepararci al viaggio finale.

Semifreddo al cioccolato Dulcey, arachidi salate e consistenza di frutti rossi. Croccante, delicato, dolce e salato!

Caff? Izzo, Torrefazione di Napoli miscela 95% Arabica e 5% Robusta, accompagnato a piccola pasticceria a base di mini tiramis? senza glutine in bicchiere, bign? al pistacchio leggermente salato.

Concludiamo con un assaggio di Amaro Mandragola, prodotto con 15 erbe differenti tra cui infusi di alloro, arancio amaro, menta, melissa, salvia, rosmarino, cannella, chiodi di garofano.

Cucina

Una cucina variegata specializzata in carni alla griglia e tipicit? italiane con un?ampia e interessante cantina di vini studiati minuziosamente per essere accostati al menu. L?offerta ? pensata per coccolare tutti i palati dai grandi classici ai piatti pi? ricercati e sfiziosi rispettando sempre la stagionalit?.

Servizio e accoglienza

Impeccabile cordialit? e premura dei due titolari Cesare ?Cece? Crippa e Simone Lorenzi in un?ambiente sereno, familiare e riservato adatto per cene private ma anche aziendali.

Conclusioni

Uno specchio di un?Italia tradizionale, vivace attenta alla tecnica, per nulla scontata con alla base un elemento fondamentale di altissima qualit?: l?accoglienza e il servizio al cliente.

 

Un grande GRAZIE a tutti!!!

Per la prossima tappa aspettiamo anche te!

 

Locanda Cece Simo

Via IV Novembre 65, Bergamo – 24128

INFO@CECESIMO.COM

Telefono: 035 400008

www.locandacecesimo.com

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[07/13/2020, 04:32] Gone Fission....


Going off the grid for a bit. Nothing's wrong, just need to step away from the world and dip my pole in cooler waters - the rods have heated up and we're approaching critical mass.

...back soon.


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[07/05/2020, 05:00] What a Jesuit priest, a Zen monk and a Yaqui shaman taught me about life, wine and Italy
From the archives

?There is a crack between the two worlds.? ? Don Juan Matus

In time, the perception of things as they are and as they seem are two sides of a wall. Spending one?s life piercing that wall is the work of ones who aspire to a simpler existence. People run around looking for all manner of things they think will fill their life with meaning, from fame and acceptance to wealth and material objects, from power and influence to a total abnegation of the corporeal and worldly. Three influences during my time of earth helped to re-shape and reinforce an inner sense that I was instilled with at birth. And as I walk the wine trail in Italy these influences have been instrumental in directing my attention towards destinations that these teachers intended.


The Jesuit priest ? He was a winemaker but we never really talked about wine. He was a solemn person, thoughtful and deliberate. He was also very busy, with a university to run. But he always had time for me when I showed up at the door of his office.

He introduced me to patience, the patience one must have when one works with grapes into wine. His specialty was sherry, which required calm and faith, both of which he had. I really had no idea what I wanted to do when I grew up or when I would grow up. Living in tumultuous times, with change and peril at any juncture, coming into adulthood in an urban area from a childhood of roaming in the desert in an almost feral manner, it was often bewildering. But it was also exciting. I needed to learn my ways through the channels, knowing which ways were clear, which were traps. One day the Jesuit sent me to Napa to run an errand for him. I arrived at a large winery to deliver a package to a Christian Brother. It was the first time I had seen a winery like this one and every time I step in it I still have the feeling I had when I first stepped in it. The smells, the light the cool air. It was a cathedral of wine. It was breathtaking. It was my church.

A few years later, again he and his colleagues sent me to deliver a package, to Rome. It was my first time to Italy. I was to take the package to the Vatican, to the head of the Jesuits. It all sounds now very Illuminati-esque, but it was a simple transfer of a work of art. Inside the secret building I was directed to, the same smells from the Christian Brothers winery arose. But this time I didn?t feel the same way. There was power here. I believe I was sent there to witness that power, not to embrace it.

In the following days, as a roamed around Rome and Italy, I thought about my small life. A seed had been planted, but I was merely a mound of dirt. Nothing had sprouted. Yet.

The Zen monk ? as part of a class, another Jesuit priest advised several of us to spend some time at a Zen monastery in Northern California. We would engage in all the activities (and non-activities) as members of the community for a set period.

It was during zazen that I experienced ?one-pointedness.?

Once after we had eaten and cleaned up, a monk talked to us. He resembled Jackie Coogan (Uncle Fester) and he had something of the big city wise guy about him. He was an extrovert, no doubt, in his previous life, which he told us, had been Hollywood. In those days I was into film-making, and had flirted with going to Hollywood for an internship. But I was sitting on the fence, something was holding me back.

I asked him how he got from Hollywood to Mt. Shasta. His explanation was less about his particular path, for as I came to learn, the notion of self became less central to the idea of life as one lets go of the material possessions, memories and personal history. He likened it to a garden, which started out with all types of beautiful flowers and transitioned to a simple rock garden with a little bamboo and a trickling brook running through it.

I think about that when I look at wine and especially at wineries. Are they Hollywood, filled with flowers and innumerable objects of beauty? Or are they that simple rock garden? I?ve often thought about which wine I am drawn to. Sometimes it is the Hollywood version. And more and more, it is the simple one, if at all.

When it came time to leave the monastery I went out into my car and pulled out a wooden sword, a bokken, and gave it to the monk.

The Yaqui shaman ? the teachings of this soul came through various channels. Through a teacher, through a Westerner, and through a ragged old man who gave me a dog in the Guadalajara train station. It was all so very much under the skin, not on the surface. It was between the shades of gray in the image that pierced my vulnerabilities.
Relating more to perception than to the other senses, and in the wine world, we rely so heavily on smell and taste. These lessons would make me a better taster but they wouldn?t teach me about tasting.

Italy is so much about tradition and history. Then, again, it is also about breaking rules and changing those accepted ways. It?s the dance of chiaroscuro, these two forces. Modern and Ancient.

Don Juan, though his channels, humiliated me on a regular basis, for my insistence on not jumping off into the abyss. I was afraid of letting go.

In the wine trade, everything leads towards the sale, getting it all. Letting go is not an option. Or so it would seem. But over the years, as I inhabit a body that is in the active process of letting go, I know a little more about what the Yaqui shaman was insisting upon. None of this really matters, not the cellar, not the by the glass placement, not the domination of the account, not the 90+ score. What does matter is the heart.

"The heart. Did you hear me?"

All the rest, all the possessions, all the desires, all the schemes, all the plans, all mean nothing.

The art piece I had been entrusted with to deliver to the Vatican, why art? The wooden sword that had been in the trunk of my car, where did it come from? And the dog the old man gave me at the train station, was it really a dog?

Things aren?t always what they seem. It may look like wine, smell like wine, taste like wine. I now know these three influences were coaxing me towards a perception away from my fears, my preconceptions, my history, pushing me through that crack between the worlds.




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[06/28/2020, 18:48] The love of your life
Well, here we are. Some of us are alone. Some of us are riding this out with others, maybe our loved ones, friends, family. It doesn?t look like we?re going anywhere for awhile. Well, actually some of us have already vacated the premises. But for those of us who are still keeping the faith (and believing the science) let?s go back in time, back to Italy or wherever your heart desires. For this is about your heart?s desire. This is about the love of your life.


I hear it said all the time, ?She was the love of my life.? Or ?He was the love of her life.? You get the idea. We bandy that phrase about so much lately that I often wonder now if it has lost its meaning or at the very least, its impact, its power. It?s such a powerful notion, ?the love of your life,? isn?t it? But like everything, these days, it has suffered from overuse. It has become oversaturated with emotions that aren?t maybe that eternal. Maybe it just sounds good to say it, as if saying it conveys a greater gravitas for one?s life and their place in this world. More likes.


Likewise, I hear a similar use of ?the love of my life? lately by people, when describing things like food and wine and places and car and books and sweaters and on and on, ad nauseum. Maybe it?s because some of us are getting a little stir crazy.

?That eggplant I grew from seed, it is the love of my life!? It kind of sounds silly doesn?t it? I mean, whenever is that eggplant going to reciprocate what you?re feeling for it? When it is doused in a rich tomato sauce and baked at 375? F for 35 minutes and comes out piping hot with melted mozzarella and a nice topping of freshly ground pepper and a laurel of basil, as if it just ran some kind of marathon in that oven? I?m really getting out there, aren?t I? Yeah, I know.

The wine, that won my heart. Was it red? Was it white? Was it Italian? Or maybe French? Possibly Californian? Was it still? Was it dry? Or was it sparking and sweet? And maybe it was neither red nor white, maybe it was ros??


In the timeless words of James Joyce, ?yes I said yes I will Yes.? All of the above. So how can all of it fit into the little overnight bag sitting on the bed, the one which you are packing with all the loves of your life?

Ah, a dilemma. Yes, if one chooses to limit oneself to one particular thing.

But, you ask, isn?t something like the love of your life rather an exclusive club?

And, I respond, in which time and place are you referring? Have you not looked around, sniffed out the present? Are we just going to limit ourselves to that little cube in the corner, in which to pack all our life?s emotions and feeling, desires, wishes, hopes, dreams?


And so, with wine, how can I say the 1964 Monfortino was the vinous love of my life? Or the 1955 Biondi Santi Brunello Riserva? Or the many wines I?ve loved and written about in the past fifteen years in these posts on the wine trail in Italy? And here it seems, in the tunnel, that very long tunnel, known only to myself as this wine blog, it appears the opening to that tunnel is getting closer and closer, and I?m seeing more light and brightness and colors and isn?t that the faintest hint of the sea way out there?

Yes, as we get closer, all that comes with us recedes, as we approach the sea and the sun and the light and the smells and the noise of the seagull swooping above the horizon, looking for his next love of his life, his Sunday supper.

And that is just about it. There is still a little gas left and we?re still driving this vehicle at less than breakneck speed. But it?s still going too fast. But not too fast for the love of our life, who is way out beyond any of us, frolicking in the waves and splashing and dancing and singing and waiting for us to show up, just to show up. One more time.








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[06/25/2020, 10:45] Vasiliki Kouzina ? Milano ? Patron Vasiliki Pierrakea, Chef Eleonora Barbone

Nel cuore di Milano, in zona Porta Romana, si cela un angolo d?incanto, chiunque entri da Vasiliki Kouzina potr? assaporare una dimensione diversa e lontana da quella di una grande metropoli, percependo la brezza del Peloponneso in tutto il suo splendore. Un luogo che ? di per s? un racconto, una storia a parte canzonata dalla splendida voce solista di Vasiliki Pierrakea che ha trovato nelle capacit? della chef Eleonora Barbone e nelle idee dello chef Gikas Xenakis il perfetto accompagnamento musicale e gustativo. Un ristorante che sa di sole e di mare, una cucina greca autentica che ti trasporta lungo tutto il viaggio della vita vissuta di Vasiliki, con ricette classiche antiche, ingredienti selezionati che ricordano piatti intimi e familiari, ma allo stesso tempo contemporanei, freschi e mediterranei. Il suo amore per la Grecia, infatti, non si ? mai esaurito e questa passione si riscontra in ogni dettaglio del ristorante, dall?accoglienza al servizio, dalla raffinata cucina ellenica alle pareti rosse in ricordo del calore dell?amore e dell?amicizia che circondano questo magico luogo.

?Cantami o Diva del pelide Achille…? ci siamo lasciati narrare una storia unica di piccoli produttori, scelte di qualit? e ricette tramandate; e nel trasporto di un?esperienza mai vissuta prima siamo volati in Grecia con le ali della fantasia e del gusto.

La Squadra

In Sala:

Vasiliki Pierrakea – maitre e patron

Sandro Gada

Loredana Lo Coco

In Cucina:

Eleonora Barbone – executive chef

L’esterno del locale in Via Clusone 6 a Milano.

La sala.

Nessun clich? della Grecia: l?ambiente ? elegante ed accogliente, prevale il colore rosso con qualche dettaglio oro, raffinata e ben riuscita la scelta di tovaglioli di lino, giochi cromatici caldi e calici di cristallo.

Tavoli e mise en place.

Uno sguardo in cucina, nel regno di Eleonora.

La taverna sottostante alla sala.

Il nostro tavolo.

Iniziamo con una degustazione di pani fatti in casa con farina di carrube e con farina d’orzo, accompagnati da za’atar, una miscela di spezie originaria del Medio Oriente.

In abbinamento degusteremo solo vini provenienti dalla Grecia.

Partiamo con il primo calice di bollicine firmato Domaine Karanika ? Xinomavro Brut Cuv?e Sp?ciale

Metodo classico con uve Xinomavro in purezza, provenienti da agricoltura biologica. Nel calice si presenta dorato e luminoso con un piacevole perlage fitto. Un vino di grande freschezza ed eleganza, si percepiscono note di cedro, mela verde e sentori di lievito. Fino al palato, leggermente minerale e con un buon equilibrio.

Lo zaatar di accompagnamento ? a base di olio con semi di sesamo tostato e paprika.

Iniziamo la degustazione con il primo tagliere di tipicit?: aplistia fantasticherie elleniche su un tagliere di ulivo di Halkida, con assaggi che raccontano la tradizione culinaria mediterranea. Questa la sfiziosa composizione:

  • taramosalata – salsa di uova di pesce sotto sale, barbabietola, basilico;
  • scordalia? – salsa all?aglio e prezzemolo;
  • tzatziki – yogurt, cetriolo sottaceto, menta;
  • mavres elies kalamon me freskia rigani – olive nere di Kalamata con origano fresco;
  • psomaki pita – pane?pita ad accompagnare il tutto.

La sfiziosissima taramosalata, a base di salsa di uova di pesce sotto sale, barbabietola a cubetti e basilico.

Olive nere di Kalamata, citt? di origine della maitre e patron Vasiliki Pierrakea, con origano fresco.

Scordalia: salsa a base di patate con aggiunta di aglio e prezzemolo per stemperare il fondo di dolcezza della patata.

Eleonora viene al tavolo a raccontarci i prossimi assaggi.

Secondo tagliere in arrivo!

Una selezione di pesci marinati: palamida, skoubri, sardella Trikalinos, xtapodi marinasimena. Si tratta di pesce palamita, sgombro, sarda e polpo marinati con un mix di?spezie che fanno la differenza. Un ottimo modo per incarnare lo spirito di?condivisione tipico della Grecia.

Spicca il gusto del pesce palamita, dalla carne saporita valorizzata da alloro e rosmarino.

Polpo profumato con salvia, ricorda tutti i sentori del mare.

Apprezziamo tutto il sapore dello sgombro esaltato dalla marinatura di spezie.

Sarda marinata, perfetta nella sua semplicit?.

Passiamo al prossimo abbinamento: Limniona Ros? 2019Domaine Zafeirakis.

Attraente colore melograno di media intensit? e raffinati aromi di fragola, ciliegia, mirtillo, fiori bianchi, caramello ed erbe. Bocca espressiva con corpo medio, acidit? discreta e leggera consistenza oleosa.

Piattooo!!!

Proseguiamo con athinaiki salata, un’insalata della vecchia Atene a base di merluzzo, maionese con alghe e pane croccante. I sentori marini sono persistenti, gli elementi sono perfettamente amalgamati dalla maionese e accompagnati dalla freschezza della salatina e dal pane di accompagnamento.

Seguono delle deliziose ntomatokeftedes, polpette di pomodoro piccanti accompagnate da una salsa yogurt.

E’ il momento del kalamarakia tiganita me me tarama kai patzari, una bowl di calamari fritti, marmellata di barbabietola e taramas con nero di seppia. La salsa taramas, a base di uova di pesce con succo di limone, cipolle,?aglio?e?olive permettono al piatto di evolversi in molteplici livelli di sapore.

Abbiniamo i calamari ad un nuovo incredibile vino:?Gramina Santorini 2017 – Vassaltis.

Al calice si presenta di un colore giallo paglierino con riflessi verdi. E’ un decisamente esuberante, vivace, salato, con note di pane tostato e burro, mineralit? intensa e complessit?. Dotato di una grande acidit?, retrogusto lungo e sensazione di frutta fresca.

Segue la portata?karpouzi, tragani feta Memmos, glistrida, meli, composta da feta croccante, anguria, portulaca, semi di zucca e miele aromatico. Un modo alternativo di assaporare la feta con una nota fresca dell’anguria che avvolge il palato in un finale zuccherino molto piacevole.

Passiamo ora ad un rosso: Limnio 2016 –?Kikones.

Attraverso il calice si pu? osservare la luce di colore rosso rubino, con riflessi violacei. Un vino fruttato, dalla tavolozza aromatica piccante, composta da prugne e ciliegie, sentori di cannella, chiodi di garofano, caff?, cacao e tabacco. Presenta tannini intensi, un corpo morbido e ben amalgamato. Nell’insieme un vino finemente elegante ed equilibrato con un finale di liquirizia dolce profumata alla menta.

Seguono dei freschissimi spaggeti apo kolokythakia, ksinomyzithra, psita ntomantinia, vasilikos?ovvero un’insalata di spaghetti di zucchine, crema di ricotta secca, pomodori grigliati e basilico fresco. Sentori tipici del mediterraneo, un piatto leggero ma molto saporito.

Una delle storiche specialit? di Vasiliki Kouzina: htapodi me meli, dentrolivano consiste in polpo al miele, alloro, cipolle caramellate e foglie di capperi, ricchezza e spezia nonch? sostanza e corposit?, lascia un lunghissimo e sensuale tocco al palato.

Pierrkea ci racconta da dove proviene la ricetta di questa delizia…

In accompagnamento assaggiamo agretti ed erbe fresche saltate in padella.

Passiamo ora alla parte dolce della cena… in abbinamento alcuni liquori Greci e vini dolci.

Assaggiamo un vino dolce naturale: Emilia Liastos Silva Daskalaki.

Presenta un gusto intenso con aromi tipici di uva passa e vaniglia, seguiti da aromi di caramello e cioccolato. Gli zuccheri sono in perfetto equilibrio con l’acidit?, per un bel finale con un lungo retrogusto.

Degustiamo il giaourti, vatomoura , fountoukia, un dolce a base di yogurt, lampone, nocciole sabbiate che si sposa perfettamente con l’abbinamento proposto: Muscat 2016 – Rio Patras.

Un vino da dessert impressionante. Una prima “esplosione” dei tipici aromi moscati al naso e alla bocca, seguita dal sapore dolce e morbido bilanciato da una perfetta acidit?.

Segue sokolata, ellinikos kafes, pagwto anthogalo, un dolce al cucchiaio a base di cioccolato fondente, caff? greco, gelato fior di latte e crumble tahina resi speciali dall?abbinamento con Emilia Liastos, da uve liatiko dell’isola di Creta della cantina Silva Daskalaki.

Per concludere ekmek kataifi, vanilia, sorbetto fragole: un dolce fresco a base di ekmek kataifi, vaniglia e sorbetto fragole. E’ decisamente quello che ci vuole per andarsene con una coccola che profuma di Grecia.

In abbinamento un intrigante Otto’s Athens Vermouth, tra le botaniche utilizzate per la sua produzione troviamo petali di rosa, assenzio romano, origano, foglie di ulivo, agrumi e kumquat.

Un Grande GRAZIE e a presto!

Cucina

Vasiliki Kuozina propone una cucina greca semplice, profonda a partire da ricette tradizionali di base, alle quali si aggiungono tanta ricerca e innovazione, ispirazione continua e contaminazioni per dare vita a piatti autentici, in una chiave di lettura contemporanea con l?accento sulla ricerca della qualit? della materia prima.

Servizio e accoglienza

Verrete accolti calorosamente dalla maitre e patron che vi far? sentire come a casa, coccolandovi dall?inizio alla fine spiegandovi non solo il menu ma anche l?interessante carta dei vini con etichette elleniche tutte da scoprire. Le luci basse e i tavolini di ottone creano un?atmosfera soft molto piacevole.

Conclusione

Un?interessante fuga sul Mediterraneo per stuzzicare l?appetito con una proposta Greca dall?interpretazione personale. L?assicurazione ? quella di lasciare il locale con l?impressione di aver sperimentato quella parte gourmet della Grecia mai provata prima.

 

Vasiliki kouzina restaurant & deli
Via Clusone 6
20135 Milano – Italia

Telefono: +39 02 94381405
Whatsapp:?+39 338 361 5018
Orari: marted? / venerd? 19.00 – 24.00
Sabato e domenica 12.30 – 15.30, 19.00 – 24.00
Luned? chiuso

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[06/21/2020, 20:39] A Gen-Del Futr?spatch from Italy, Post-SARS-CoV-?: "We Made It Through!"
Dateline June 16, 2080 ? Father?s Day

Dear great-great grandfather,

I am writing this to you (or it is meant to seem like writing) because when we learned we could travel in time, or rather we could go back in time, not forward, or rather we could send things back in time, not ourselves (yet), this seemed like a good time send this communiqu?st.

First, Happy Father?s Day, for without you, I wouldn?t be here. Secondly, thanks to the advances that have been made in the last 60 years, we?ve been able to finally get past COVID-79 and hopefully a few years of breathing space.


Little did we know how you and your living generations got past 19. It must have felt a little like what your great-grandfather, my 5th great grandfather, was experiencing. It moved fast in 1918, faster in 2020. In 2060, the year I was born, there was a global anomaly, and some of us were born with immunities, which scientists in Antarctica discovered came from less than 1% of our ancestor?s DNA. I guess I have to also thank Assuntino, along with you and everyone who passed along the immunity (I should send him a ?letter? too). I?m sorry you didn?t live to see this, but now the miracle of time travel allows me to send you back some good news.

I am living in Truscana, in a small village called Libbiano. We generate most of our power, still, from the hydro electric activity here which is so strong. But we also have gotten completely off of petro-dependency. And even with seasonal heat spikes, we have adapted. And so have the vines. In fact, it seems we have a small retro-climate, which allows for both Nebbiolo and Sangiovese to thrive in and around our locality. We have become one of the most important wine producing areas for Italy, especially since the horrible Strombolian episodes of 2029-32. Etna wines are but a memory, as are wines from Campania, Lucania (yes, we went back to the old name) and Calabria.

And while central Tuscany can still make good enough wines, the Golden Age of Chianti and Brunello are but memories lingering in cellars.

Piedmont, too. The 2nd 21C pandemic wiped out so many vineyards in the Langhe, and the temperature shift created a virus that scientists didn?t have time to address, so intent they were on trying to grapple with the human coronavirus. Again, many of what we think about Barolo and Barbaresco are now from wine vaults. That era has ended.

But we made it through! And our little region is thriving. The geothermal area was truly a ?sleeping beauty,? and it shielded us from the maladies of both the North and the South. The Italian population has altered, and we?re much more diverse than when you or Assuntino knew Italy. We now speak a version of English we call Linglesiano. That you can thank the American computer industry, for killing our language. But seeing as we sit in a place once made famous by Dante, the understanding is that language is like steam, and sometimes it can be very useful, and sometimes it can be very elusive.

I have about 250 words left so I musn?t waste them.

I am the benefactrix of all of you who came before me. We are living in a world that was brought to its knees, made to relinquish to the collective good all that had been purloined to the few for whom the pursuit of personal liberty (and materialistic gain) drove many Italians into the volcano, much like our ancestor Empedocles, although for different reasons.

My generation, ?, is ready and able to treat this wonderful planet, Terra, with the respect which it deserves. And to the people, all of them, as well. Not just the rich. Not just the white, not just the adults. All people. As you used to write in 2020 ? Every. Single. One.

We made it, dear great grandfather, even if some of you were more part of the problem than the solution. And we hope, by sending this back to you, that you will understand that your hope, your good will, your desire to open the world up to everybody, will grow. And we know it will, because here we are, back in the Garden. Paradise wasn?t waiting for all of us. Many died. Many suffered. Over many years. But we are here, we made it. We made it!

Love to you and everyone around you. Mother Akna is safe. I wish you well.

Assuntina Scaev-Alora

P.S. We are working on sending you back a bottle of our wine. Should be about to do this in less than a year. Don?t go anywhere!







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[06/21/2020, 15:15] Ceresio 7 Pools & Restaurant ? Chef Elio Sironi ? Patron L.Pardini ? E.Grassi ? M.Civitelli

Ceresio 7 sorprende a prima vista con uno skyline mozzafiato: uno scorcio invidiabile sulla citt? che regala un punto di osservazione della nuova area di porta Garibaldi con i suoi imponenti grattacieli e l?algida struttura del cimitero Monumentale. Questa cornice sorprendente, al quarto piano, valorizza una cucina elegante, dai gusti immediati. Piatti, realizzati con materie prime italiane sceltissime, serviti da una garanzia di attenzioni, accoglienza e rapporto con il cliente impeccabili. Un?atmosfera industrial-chic che offre una fuga dalla routine metropolitana, rendendo Milano contemporanea nel panorama gastronomico europeo.

La guida della cucina ? affidata alle sapienti mani e mente dello Chef Elio Sironi, il cui segno distintivo ? la ?semplicit? esigente? che contraddistingue la base di ogni portata, insieme all?italianit? e quindi al twist di tradizione e valorizzazione dei sapori.

La regia ? affidata ai ?padroni di casa?: il trio Grassi, Pardini, Civitelli?che hanno fatto?breccia?sin da subito con la loro?proposta, un rituale di accoglienza che fa sentire il cliente coccolato dall?inizio alla fine.

Ceresio 7 offre due piscine panoramiche, un lunch sui tavolini in terrazza fino all?aperitivo da sorseggiare al tramonto a bordo piscina, prima di godersi una cena stellata e un avvolgente cocktail finale in un ambiente caldo ed elegante.

 

La Squadra:

Lo staff in cucina

Chef:?Elio Sironi
Pastry chef:?Ilaria Ferr?
Sous chef:?Marco Pemaro, Filippo Castellucci

Lo staff in sala

Patron:?Edoardo Grassi, Marco Civitelli e Luca Pardini
Chef de rang:?Omar Frasca

Partiamo con un aperitivo in terrazza a bordo piscina…

Cocktails in arrivo!

Serviti con mandorle salate e patatine Patatas Nana.

CENTENARIO – Omaggio al conte Negroni
Koskue Rye gin, Bitter Riserva Martini, Vermouth & Barolo Chinato Cocchi, Farmily Asia.

MALACCA
Tanqueray gin, sherbet al pompelmo rosa e cardamomo, St. Germain, lime, mandarino Miyagawa.

In arrivo anche un finger dalla cucina: carpaccio di tonno rosso con julienne di ortaggi in sa?r.

Ci spostiamo al nostro tavolo per procedere con il pranzo.

Degustiamo il Bianco di Rosso della Diesel Farm di Marostica, Chardonnay in purezza, annata 2014, servito da Edoardo Grassi.

Dal colore giallo vivido, minerale e intenso, questo vino elegante e setoso al palato ? perfetto per iniziare.

Piattoooo!!!

Iniziamo con un intrigante gioco di colori e sapori: granchio reale al vapore, zenzero, melone e saor di ortaggi. Una carezza di benvenuto che introduce un menu perfetto per la stagione calda.

Sfizioso seguito di gratin di capesante, asparagi, indivia e pepe verde per un ottimo equilibrio di sapori.

Una piccola pausa dai sentori minerali e delicati del pesce con una portata che rivoluziona il palato a base di porcini cacio e pepe, timo, nocciola e pastinaca. La nocciola gentile accompagna molto bene la sapidit? del cacio abbinato alla delicatezza del porcino, mentre la nota leggermenta acidula e ricca della pastinaca ne eleva i sentori.

Torniamo al mare con un primo piatto d’impatto: tagliolini alla granseola, cipollotto, lime e pepe rosa. Profumatissimo e colorato, un incontro di sapori decisivi e molto intensi.

Piatto signature dello chef Elio Sironi: spaghetto al pomorodo, caprino e buccia di limone. Il formaggio fresco di capra presenta un sapore decisivo per il piatto, che eleva la salsa di pomodoro in un gioco di temperature differenti e sapori persistenti.

Proseguendo un delizioso astice alla Catalana, delicato ma deciso. Un piatto comfort per nulla banale.

Acqua pazza di mare…un tripudio di sapori a base di seppie, polpo, ricciola e triglia. Leggerezza e felicit?, profumi che ricordano la gioia delle prime giornate di sole dopo inverni lunghi.

Lo chef viene a farci un saluto al tavolo!

Un calice di Chianti Classico Riserva Capannelle annata 2015.

Equilibrato ed innovativo, gode di una grande polpa, 100% Sangiovese, con aromi decisi ma tannini sottili, dal finale lungo e persistente.

Per una conclusione perfetta con caff? e piccola pasticceria, torniamo a bordo piscina.

Cucina

Il menu segue la stagionalit? e l?offerta del mercato con grande gusto e finezza di abbinamenti, garantendo una variazione periodica, un?attenzione metodica e un?appassionata ricerca di prodotti sempre selezionati, essendo lo chef specializzato nella cucina mediterranea gourmand.

Servizio e accoglienza

Ceresio 7 ? caratterizzato da un ambiente di tendenza e di design, in cui Luca Pardini, Edoardo Grassi e Marco Civitelli vi accoglieranno con eleganza, passione, e grande esperienza garantendovi precisione, senza mai mancare di un sorriso gentile e un servizio inappuntabile.

Conclusioni

Possiamo concludere, confermando ancora una volta, quanto Ceresio 7 si possa candidare tra le terrazze pi? esclusive del panorama Meneghino, con caratteristiche internazionali ?cool? pur proponendo concretezza ed estrema qualit?.

Un GRANDE GRAZIE e a presto!!!

Ceresio 7 Pools & Restaurant
Via Ceresio, 7
20154 Milano
Tel. 02 310 392 21
Aperto tutti i giorni


E-mail:?
info@ceresio7.com
Sito internet:?www.ceresio7.com

La prenotazione ? caldamente consigliata

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[06/14/2020, 16:36] A Pool, a Piano and a Painting
The times have a way of changing what one thought was important, once upon a time. Now, more than ever, the highly charged and emotional turmoil we find ourselves immersed in has illuminated abstract concepts, like legacy, fairness and respect. Along with more mundane things, like a pool, a piano or a painting.


When I was younger and restarting my life, there were influences that compelled me to seek happiness, and peace, in both the practicable and the quixotic dimensions. I?m only human, just like the rest of us. And the notion that I could construct a fulfilling American life presented itself to me amidst the fog of longing for peace, love and family. Little did I know that road was pocked with landmines for one?s resources and one?s heart.

First it was about a swimming pool. We ?had? to have one, because the 17% interest rate on the mortgage went down to 13.25%. Hence, we had a surplus of leftover cash in which to be able to afford one. Mind you, the note on a $65,000 home with a change of 3.75% resulted in a monthly saving of $200 (but who saves at 28?). That was a huge note. But ?we? had to have a pool. Eventually I sold the house and moved. That?s how I got out of that.

Then it was a piano. And not just any piano. A baby grand piano. Another $4,700 dollar loan and monthly payments. For a piano that sat in a living room that nobody ?lived? in. Eventually I ?loaned? the piano to a jazz musician friend. And that?s the last I saw of it. And another shackle was removed.


Then it was a painting. But not just any painting. No, it was from the ?friend? who was one of the up-and-coming artists of our time in our town. So, another $3,000 plunked down, $100 a month until it was paid off. When it was, it left the wall with the person (that originally ?needed? it) who left town to pursue more happiness. At the time, it seemed traumatic. Now, it just seems like folly, of which I was able to extricate myself from, and get on with my life.

All this to illustrate that we sometimes, if not often, think we must have something to make our life better, when, in reality, just the opposite will work and maybe even be an improvement.

It is desire? Lust? What is it that drives us over the cliffs of longing? And now what is it? Do we really know? I think, deep down, many of us know what the right thing to do is. But how many of us will do it?


Looks like I?ve really strayed off the Italian wine trail this time. But is a review of a Montepulciano d?Abruzzo really something you need right now? Can it wait?

I was hanging out a shirt to dry yesterday. It was sunny and clear and hot. And I heard the sound of a sparrow hawk above me. It was catching the thermals. There were actually two of them, the usual couple that hangs out and lives nearby. I followed their movements, a little jealous of their freedom to fly. But also, so happy that these creatures had the freedom to play, not just make it through another day of surviving. And then I saw the mockingbirds, four or five of them, darting about and trying to clip the wings of the hawks. The hawks, while disrupted, didn?t let it mess up their day. They turned it into a way of making a different dive, and then catching another thermal. It was play with a purpose. And they could fly higher and faster. What could be better fun on a Saturday afternoon in the spring? They didn?t take it personally.


I?m starting to understand that when I go out. If someone isn?t wearing a mask, I could imagine that person is not mindful of the community in which they live. They are not wired for the collective good. Freedom, for them, is just that. For them. #AllAboutME. And the rest of us had better fly out of their way. Ok, I can do that. I can play with that. I was brought into the world of dance in college, I know the moves I need to make.

I will not make it personal. But I will make it intentional. Perhaps my world, all of our worlds, will get a little smaller. And if that is one of the byproducts of this era, then I must face it and accept it. Not utopian, by any stretch. But at its core, carbon-based life is stark and survival-driven. I will survive.

So, I didn?t need a pool, a piano or a painting. What I needed was resilience, awareness and perseverance. I must remember this every day now. I can do this. We all can, each in our own way. Good luck out there, the mockingbirds are swarming.






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[06/11/2020, 09:44] Cronache della fase due. Nelle Cinque Terre, per vigneti e terrazzamenti
La festa della Repubblica, il 2 giugno, ? stata l'occasione propizia per la prima uscita dopo-lockdown, e nello spirito localista che animava ancora la normativa di quei giorni, solo le gite regionali erano concesse: ? un segno, ho pensato, me ne sto nella mia Liguria - a Vernazza, nelle Cinque Terre, per la precisione, dove c'? la cantina di Cheo. Quanto tempo ? che rimandavo? Troppo. E dire che sono un po' di anni che quel cinqueterre ? uno dei miei vini del cuore. Anzi, come fosse un wine blog, ecco gli assaggi recenti.

Cinque Terre Perci? 2019. Che deve il suo nome al contadino che conduceva quel (micro) vigneto prima di Bartolomeo Lercari, che con la signora Lise Bertram oggi manda avanti l'azienda. Quello aveva un intercalare, diceva sempre "perci?", e tac, ecco fatto il nome del cru. Che contiene tra l'altro un vitigno un po' inedito, il piccabun. Il risultato ? un biancone fragrantissimo, tutto mare e luce, e non sono condizionato dalle visioni del panorama. Fiori frutti e salsedine, in bocca guizza come un'acciuga. Vabbe' sono un po' condizionato.


Liguria di Levante Rosso 2018. E a proposito di vitigni insoliti, Cheo ha un bel po' di filari di refosco dal peduncolo rosso, gambu russu lo chiama, finiti su queste terrazze a causa di un'ascendenza friulana tra i parenti. Assieme c'? syrah e cabernet sauvignon, si fa un anno met? in barrique e met? in acciaio, poi in bottiglia. Il risultato (again) ? un rosso esorbitante di frutti e succo, davvero una roba pi? unica che rara per le Cinque Terre (qui ho peraltro messo la mia rece su Intralcio) e per me ? stato ammore con due emme a prima vista. Mai pi? senza.


Vi risparmio la rece sul loro Sciacchetr? 2017 perch? ho finito le esagerazioni. Negli appunti per la prossima Guida Essenziale ai Vini d'Italia che ? in lavorazione ho scritto, tra l'altro: "bocca dalla dolcezza gloriosa, miele amaro e inedita astringenza, potenza in equilibrio con un corroborante finale di freschezza agrumata". A volte faccio l'assaggiatore serio.

Ma di un tour del genere, quel che merita sono i paesaggi. I terrazzamenti delle vigne a picco sul mare danno dignit? di fotografo pure a un incapace, quindi come se fosse un photoblog ecco un po' di immagini.

Sulla spiaggia di Vernazza potreste scorgere la lussuosa imbarcazione aziendale dei titolari. Il tipico gozzo ligure

Il panorama dai vigneti, sopra Vernazza


Il panorama come sopra, col particolare dei carrelli della monorotaia che ci porta quass?. Bello ripido, eh

Bartolome Lercari

Una botticella che contiene Sciacchetr?


La cantina, con gli spazi ristretti, tipicamente Cinque Terre

Ultimo ma non ultimo: per salire fin lass? serve accomodarsi (si fa per dire) sui carrelli della monorotaia che risale i pendii. E come fosse un videoblog, ecco com'? stare l? sopra.

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[06/08/2020, 13:39] ?cole Ducasse: Con Altissimo Ceto Punto di Riferimento Internazionale Della Formazione Culinaria

E’ un piacere ed un onore comunicarvi di essere stati scelti come ambasciatori per l’Italia di ?cole Ducasse.? Per un portale, un network (Altissimo Ceto), un club (Viaggiatore Gourmet) come i nostri che indirizzano sia il mondo dei migliori tra i professionisti, che quello degli appassionati gourmet, ? davvero un punto di testimoniata autorevolezza acquisita. Del resto da tempi non sospetti, ovvero dal 2006 vi abbiamo accompagnato in quattordici anni di meravigliosi viaggi enogastronomici quotidiani, che ci consentono oggi di essere il partner ideale nel ruolo di Brand Ambassador per una delle scuole di gastronomia pi? prestigiose al mondo.

Oggi inizia il nostro viaggio con ?cole Ducasse. Stay tuned!

 

 

Claudio Sacco – Editor in Chief

 

 

 

 

FILOSOFIA D?ECCELLENZA NELL?ARTE CULINARIA E DI PASTICCERIA

Ecole Ducasse: Punto di Riferimento Internazionale Della Formazione Culinaria

?Ho sempre cercato di trasmettere la mia visione della cucina e della cottura. Condivido il mio know-how e la mia esperienza con tutti i giovani desiderosi di apprendere, le persone in cerca di riqualificazione o professionisti che desiderano rafforzare le proprie capacit? e questo tenendo costantemente presente: la pratica dell?eccellenza?

Alain Ducasse

–> Leggi di pi?

 

La Storia

Supportata dal gruppo Sommet Education e guidata da un?affermata ambizione internazionale e ancorata al suo patrimonio francese, Ducasse Education diventa ?cole Ducasse.

Come le scuole d?arte e artigianato, il marchio riflette da vicino la filosofia dell?eccellenza portata avanti da Alain Ducasse, combinando una perfetta trasmissione di padronanza delle tecniche e abilit? culinarie con un approccio decisamente contemporaneo alla gastronomia. Fondata nel 1999, l? Ecole Ducasse diventa un punto di riferimento indiscutibile in termini di eccellenza educativa nel campo delle arti culinarie e della pasticceria.

L?offerta formativa si arricchisce per rispondere ad una domanda sempre pi? internazionale nel rigoroso rispetto del DNA Ducasse. ?Una filosofia orientata all?eccellenza, che coniuga l?insegnamento di una perfetta padronanza delle tecniche e del know-how in cucina ad un approccio decisamente contemporaneo alla gastronomia?, affermano i vertici. Qui chef, docenti d?eccezione accompagnano gli allievi nel percorso formativo.

I programmi accademici includono lauree triennali, corsi per cambiare carriera e formazione professionale continua, nonch? corsi privati per gli appassionati dell?arte culinaria e di pasticceria.

–> Leggi di pi?

L’Offerta Formativa

I Bachelors sono programmi triennali con lo scopo di trasmettere competenze tecniche, manageriali e imprenditoriali, rivolti a giovani diplomati che sognano una carriera in hotel di lusso, nel settore della ristorazione e della pasticceria.

I Programmi di Riconversione o Riqualificazione

La nostra vasta gamma di programmi offrono tutte le conoscenze e le competenze necessarie nel mondo delle arti culinarie e della cottura, con una scelta tra i nostri programmi da due a nove mesi.

? Gli Essentiels per scoprire i fondamenti del know-how francese in pochissimo tempo. Sono corsi intensivi di 2 mesi dedicati ad appassionati di cucina e pasticceria, rivolti sia ad adulti o giovani che vogliono trovare nuovi sbocchi e dare una svolta al proprio percorso professionale sia ad imprenditori del settore.

? I Dipl?mes sono veicoli per fare decollare un carriera con un allenamento pratico avanzato. Sono programmi intensivi di due, quattro o sei mesi rivolti agli appassionati di cucina e pasticceria, a chi desidera aggiornarsi o riqualificarsi professionalmente, agli imprenditori e a tutti coloro che vogliono lavorare nel mondo della gastronomia. Vantano la consulenza di alcuni tra i migliori esperti del settore: Meilleurs Ouvriers de France, campioni internazionali, chef e pastry chef di fama nazionale e internazionale, artigiani, esperti dell?h?tellerie.

? I Signature, un?esperienza eccezionale di impredimento e immersione nella filosofia di Alain Ducasse. Sono due esclusivi programmi full immersion in lingua inglese della durata di 8 mesi, progettati specificatamente per coloro che vogliono crescere nei loro ruoli professionali o cambiare carriera e per professionisti principianti che desiderano intraprendere una carriera da chef o consulente in ambito culinario.

Le ?Formations Professionelles Continues? garantiscono il continuo sviluppo professionale attraverso una gamma di formazioni tecniche specifiche, fornite nei nostri campus o fuori sede, per soddisfare le elevate esigenze del nostro settore. Vi aiutiamo a raggiungere l?eccellenza con una gamma completa di formazioni. I corsi si svolgono in lingua francese:

? Sviluppati dai nostri istruttori capi, altamente qualificati, i corsi di formazione del Campus di Parigi forniscono consigli, suggerimenti e tecniche esclusive specifiche per il settore alberghiero e della ristorazione

? Guidati da artigiani di eccellenza, i corsi della Ecole Nationale Sup?rieure de P?tisserie, situata nel sud della Francia, offrono le competenze di grandi chef in pasticceria, cioccolato, pasticceria, pasticceria o gelateria.

Visualizza i Programmi

 

3 Campus in Francia

?cole Ducasse ? Paris Campus, un nuovo campus d?eccellenza a Meudon, che verr? inaugurato fine anno per studenti che vogliono specializzarsi in arti culinarie e pasticceria. Paris Campus ? uno spazio moderno che vuole affermarsi come centro indiscusso nella formazione di alto livello. Gli spazi interni, ispirati ai quattro elementi naturali, si snodano intorno a un grande spazio centrale pensato per agevolare le interazioni e il coworking: un punto di riferimento per incontrarsi, scambiare know-how e nuove idee. Il progetto comprende anche un knowledge center, una sala di analisi sensoriali e atelier dedicati alle arti culinarie e pasticcere.

?cole Ducasse ? ?cole Nationale Sup?rieure de P?tisserie, da oltre trent?anni scuola di riferimento di Yssingeaux nell?Alta Loira. Dedicata ai professionisti della pasticceria che desideran specializzarsi nei prodotti dolciari, nella panetteria, nella cioccolateria, nella confetteria e infine nella gelateria. Qui Luc Sconfiggi, Executive Chef, MOF e Ice Cream World Champion, accoglier? gli allievi per introdurli nel suo dolcissimo mondo.

?cole Ducasse ? Paris Studio, in una location unica, nel XVI arrondissement di Parigi, ? fornita di ben quattro cucine dove si organizzano corsi ed eventi per privati ed aziende, guidati da chef di altissimo livello si potr? viaggiare per il mondo con i sapori.

Visualizza i Campus

Per Maggiori Informazioni:

T:? +39 348 87 05 600? – Referente per L’Italia:? ?daniela.amadei@ec.sommet-education.com

Network:

Facebook: https://www.facebook.com/EcoleDucasse/

Instagram: https://www.instagram.com/ecole_ducasse/

Linkedin: https://www.linkedin.com/company/ecole-ducasse/

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[06/07/2020, 21:34] The short answer? Not right now...
The longest period of time that passed between trips to Italy was in 1997. I hadn?t been back since 1992. Now, it has been a little more than a year, but who knows when we can return?

Looking at pictures from a livestream of Venice, it appears almost like it was in the 1700?s. Not many people, no large cruise ships in the water. A quiet, lilting kind of image, Venice has gone back to being La Serenissima. I?d love to see it like this. But not now.


Likewise, Rome appears to be more like I first saw it in 1971. Pictures from the Sistine chapel, where only 14 people at a time are allowed to view the paintings on the ceiling. 14! That?s even less than when I first saw it almost 50 years ago and during the heights of Ferragosto. Still, I?d love to revisit and see it without the hoards. For now, images and livestream will have to suffice.

What I can still experience, is food and wine. And while it might seem an indulgence, right now, when so many more pressing issues are upon us, we need a respite from time to time, even from the most urgent matters.

I?m not dying to go back into a restaurant, not right now. But I do make my way, once a week or so, to our local Italian oasis in Dallas, Jimmy?s. I go early, before the crowds get there, and restock. This past week, Mike, one of the owners, was throwing away a half box of overripe peaches. ?Take them,? he said, ?I?m just going to toss them.? So, I did take them, and made a couple of peach cobblers. The wine to go with that? Moscato D?Asti.

?The wine to go with that?? ? sounds almost absurd in a world turned upside down by fear and hate and inevitable change. Who cares ?what wine goes with that? anymore?

Taking a long walk this morning, and in an alley a young black man is jogging and passes me. We greet one another. I go first. I?m the old white male, so who the hell knows what I?m going to say? Relieved, he counters with a ?good morning to you,? as he speeds past me. Godspeed, young man.

My idea of Italy has become welded between a romanticized pondering of the place and the reality on the ground. What does that mean? Between the memories and the thousands of photographs, the countless trips to Abruzzo or Piedmont, Sicily or Tuscany, it still holds a draw on me. I know it isn?t a perfect place. But neither is the America my grandfather dreamt of coming to. We?re both flawed countries, in a world mangled by humankind.

How could I get to Italy right now, if the country would let me, without going on an airplane? Why would I want to do that? Why did my grandfathers and grandmothers want to risk it all to come to a strange land, America? There were no planes available then.

But that was then, you might say. And now, well, progress has?yeah, yeah. Yeah. Progress has?rendered it all a blank slate. We?re on our own now. There?s no cadre of grandmothers and mothers and aunts and sisters to protect us from the outside forces. We?ve ripped the bandage off.

I could drive to Panama, catch a steamer, some kind of a boat, and make my way to Italy, slowly. It wouldn?t be without its own challenges and risks. I could simply drive to the New York and take a freighter to Genoa or La Spezia.

And then, what? The world changes every day, these days. We are in full disruption mode and you want to go to your favorite little seaside trattoria in Castiglione della Pescaia and drink Toscana rosato, as if nothing has happened? Again, and then, what?

I?m hunkering down for now. I may be isolating myself on my little island, as I have done for almost three months now. It?s not an eternity.

There are wines sitting in my little wine closet that have waited patiently for their next chapter. The 1970 Barolo from Luigi Pira, who passed away 40 years ago. The 1974 Montepulciano d?Abruzzo from Dino Illuminati, who is close to 90 years old now. Dino is waiting. These wines have waited. We can wait.

In the meantime, some of these wines will be opened, with or without any fanfare. They are labors of love and they should be loved. And loved, again and again.

Yes, this has been a long, dry spell without touching the earth of Italy under my feet, listening to the children play in the playground, take in the unforgettable aroma of flowering Linden trees that line the Viale dei Tigli in San Benedetto del Tronto, and sip on a crisp glass of Cerasuolo or Verdicchio or Trebbiano, while the gentle waves lap the shoreline. I miss it, we all miss it. But that world is not a world we can touch. Not right now. And so, we must persevere, and sit tight.



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[05/31/2020, 19:09] Lost & Found - A letter from great-grandfather in 1920
During this down time, I?ve had the opportunity to go through boxes and papers, organizing my office. One of the packets I ran across were papers from my dad. My mom gave them to me before she died. In this packet there was a letter written to him in 1920 from my great grandfather. It was in Italian and was written in a beautiful script. His handwriting was meticulous. I gave the letter to a friend to translate. This is what it said:


Palermo, November 15, 1920
Dear Luigi,

I am writing this to you, a young boy, to hold and to give to your son and his son. I?ve had a good life in Sicily, a good business in Palermo and a fine family. We survived the war, and even though we lost our dear Serafina in 1918 from the dreadful Spanish flu, we mourn her loss, taken too soon, too young. Only 18 years of age.

I know you are too young to understand what I will write here. And there is no way of knowing if you will have sons or grandsons. But I feel I should recount my feelings about my life and what I have witnessed in these early years of the modern age.

I had no idea, when I was born at the same time as our country, Italy, was born, that we would see what we?ve seen. Electric lights, automobiles, telephones, airplanes and world to world communication. That my young son Alfonso, your father, could take a boat at such an early age, and go to America to expand our business, and that I would see him again, it was not even something I could imagine as a young boy in Sicily. But we live in an age of wonder, and who knows what you or your children, or their children, will witness in their lifetime?

Whether or not you follow your father into business, or go another way, will depend on you and the times. The future is unknowable. But here, in 1920, the future holds much promise. I hope you and your children, and their children, will find something to give them happiness and fulfillment. In an earlier era, it was enough to have a roof over one?s head and enough food to eat. But now that we have seen that man can fly, who knows what the shape of happiness will take? I only hope that all of you in the future will have lives of meaning and joy. But there is no guarantee for that. We saw that when Serafina was taken from us as she was flowering into womanhood. Nothing should be taken for granted. No one should expect things to be one way or another. One must push forward, sometimes with great challenges and obstacles. But we Sicilians are a strange race. We belong to no country and every empire. We dislike change, but our people have seen nothing but change since the beginning. We are strong willed, but we can also be short sighted. Stay alert, Luigi, and prepare your children for an uncertain future.

I hope to see you one day, in Sicily again, and watch you as you grow up and become a man. You are the future of our family in America, and that might seem like a great burden to a young boy. But in 100 years, who is to say what burdens your children and grandchildren will bear? Be prepared, isn?t that what your American boy scouts say? Yes, devi preparare.

Your loving grandfather,
Assuntino C.


One can only imagine what he might have dreamt our world to be. And that can be said for all of us, as well. Here we are, 100 years later, and the world has changed tremendously. But right now there is a shadow across earth, and it is making the future a dark place. I hope it is only a momentary lapse. But I cannot see how we get through this if only a few of us make it through unscathed, while many more must face unscalable walls. I had such hope for the world, but now, I cannot imagine writing a letter to unknown grandchildren or great-grandchildren in 2120. Who knows? The fog of uncertainty has yet to lift and reveal where we are going, and who will be going.








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And if you didn't already figure this out, this is (part I of) a fictionalized piece
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[05/24/2020, 18:06] Under the Influence...
#1,500
We?ve all had lots of time to think. I?ve written a dozen dystopian blog posts in my head. And I?ve pondered over Italy and what it means to me and others. And still, I can?t help thinking, how have these past three months influenced what Italy means to me, going forward?


Places
Through the magic of photography, I can return to many familiar places in Italy, even to those before I was born. There are albums my mother made for me, with pictures of my grandparents, uncles, aunts and father in Sicily. I recognize the rooftop of the building in Palermo where my great grandfather and his extended family lived. I sat outside there in 1971 sipping a caffe latte that my aunt Vittina made for me. Years earlier, she made coffee for her daughter and parents, and they posed for a picture. The bay of Palermo, Panormus, and the bright, brilliant sun which shines in Sicily.

The dead center of Sardegna. All quiet, all still, no wind, the sun above, beating down. A large meadow in front and the bleating of the sheep and the occasional bell clang of the large white dogs who oversee the flock. A shepherd is taking us on his daily circuit. His wife will meet us for lunch, with freshly made malloreddus and ricotta, figs and a liter of Vermentino.


People
Who is it that comes to mind? Many, many people. But the one that is popping up is Francesco Giuntini, in Rufina. We?ve grown up and older together now. But his wit, his sense of timing, his devotion to the grape and wine and Tuscany and Italy, is memorable. And his wines, they are the sentinels of his youth and his children?s youth, and ultimately of their ageing in time, as well.

The elderly waiter in Fiesole on a hot summer day. Both of us, dressed up in coats, he with a tie. Sitting in the loggia of the former monastery, eating a soup of beans and crusty white bread, washing it down with a Tuscan rosato. Humble food for such a majestic hotel. This is one of the places where I learned what ?to serve? meant. And to the career cameriere, it was everything.


Experiences

Sitting in a bathtub at midnight in Positano, spraying water all over me to cool myself while sipping a Coca-Cola from the minibar. Meanwhile, sleep was impossible, for outside revelers were singing their beloved football anthems. My wife, imploring me to come back to bed, me wishing the room (and all of Italy) had a ceiling fan. And ultimately the clamor dying down, along with the heat, for a few last precious minutes of rest.

Walking in Pozzuoli, being swarmed by youngsters wanting a 20 lire coin, hundreds of them, tugging at my jeans and my army surplus shirt. Laughing at my desert boots. We stop at a nearby caff? where I get some change for my little friends. And then we go into a shoe shop, specializing in cork sandals, and they argue over which one I should buy, to replace my ugly boots.



Longings
San Benedetto del Tronto. My Emerald Coast, my Costa del Sol. I do long for a stay there. Take a room in a hotel by the beach, get up in the morning and take a splash in the water, and sit outside and read and bake a little, waiting for lunch. Those wonderful little seafoods they grill, langosto and calamari, washed down by a glass of Trebbiano d?Abruzzo or Falerio dei Colli Ascolani. And then, inside for a little pisolino, a snooze. The dreams that one has on those long, hot summer days, with the breeze from the window, which swirls the curtains as if it were an apparition. And now, in my mind, it plays out that way.

Paths high in the hills of Trentino Alto-Adige. July, summer, all of Italy is packing for their monthly vacation to the beaches, to the mountains, to Cuba, to the Grand Canyon. And meanwhile, I look at a map and decide which day hike will be the one that we take. We find one, about 10 kilometers in length, not too drastic, but a good day of hiking. We go downstairs to our little hotel, and pack a lunch of cured meats in little buns of bread, mini-sandwiches. And apples, and water and a little sweet chocolate treat. And off to see the mountain top.


Grievings
To visit the relatives of my youth once again, to sit and play Briscula or Zicchinetta with my aunts. And for my grandmother Giulia to be there, as she was always the best cheater at cards and had the best stories. I long for, more than grieve. But as it is not to be, I lament the lost opportunity.

To take my mother to visit her relatives in the hills of Calabria. Not just a place, this Bucita is, for it has become to me a lost island, floating up in the morning dew. I?d love to have shown her the town, the fields, the buildings, to drink the wine and eat the eggplant and complete the circle. We had one moment when it might have been possible, but my wife was too sick to take the trip. And I couldn?t leave her at home. And so, we lost that connection.

My mother would be celebrating her birthday if she were alive. Alas, she would be even more ancient now than when she passed away four years ago, barely missing her 102nd birthday. But now she travels with me to Italy, from time to time, in the dream world. There we are, with my aunts and my grandmothers and my father and my sisters and everyone who is alive or no longer here, on this great big giant magic Italian pullman bus, going to all the places I?d love to show them and have them show me.


Winding up
No doubt, we?ll all get back to our Italy, whether we live there or we live on an island far, far away. People still need to bury their dead and mourn their losses. I?m in no hurry to get on a plane. We?re far from a normal scenario, in any case. But the promise of Italy, the illumination I feel when I step onto Italian soil, still shines within. In the meantime, we wait, we hope and we look forward to better days.



Happy Birthday, Mom. See you in Italy. Soon.






written, photographed and photo-curated  by Alfonso Cevola limited rights reserved On the Wine Trail in Italy
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[05/06/2020, 15:02] Fase due, e altre forme di Intralcio
Ora che ? iniziata la fase due, sto in enoteca con un orario quasi normale - pomeriggio, ma anche la mattina quando capita. Sempre meglio che far niente, e comunque mi piace stare qua, nel mio luogo deputato, nella mia enoteca. Anzi, in un momento di incoscienza, sto dilapidando gli ultimi spiccioli in acquisti di nuovi vini - ne riparleremo. Mi piace, come sempre, far entrare cose nuove, ed ora pi? che mai compro cose che mi piacciono o che mi sarebbe piaciuto comprare, solo rimandavo perch? boh, aspettavo tempi migliori. Ma 'sti benedetti tempi migliori non arrivano mai, tanto vale buttarsi avanti. E siccome sono un enotecaro indie, compro e vendo quel che mi va, a volte faccio entrare etichette che i clienti guardano un po' sconcertati: ma questo che ?? Perch? ce l'hai? La risposta a queste domande, il racconto, ? una delle cose divertenti del mio lavoro.

Con il dovuto ritardo, manco avessi molte cose da fare, annuncio anche che ? partito il progetto di Intralcio, un nome a caso, un ripostiglio di appunti di assaggio ad opera di una squadra molto nutrita (doppi sensi) di assaggiatori. Nel manifesto c'? spiegato cosa io, e tutti quanti, facciamo l?: riversiamo assaggi. Non ? un blog (basta, abbiamo gi? dato) e non ? nemmeno un magazine. E' un posto dove mettere quelle cose che forse buttavamo un po' incoscientemente nelle reti sociali, Facebook soprattutto, e lasciavamo che l? tutto affondasse nel nulla. Ecco cos'ha di buono (tra le altre cose) Intralcio, non ? una rete sociale, siccome di quelle reti sociali io ne ho davvero abbastanzissima. Molto tempo fa scrivevo qui il perch?.
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[04/06/2020, 13:57] Cronache dall'Area X. Oppure: vini da bere a casa
Raro caso di post in cui ci sono due titoli, il secondo ? quello sensato. Il primo si riferisce al libro che sto leggendo, e sembrava comunque riferibile ai tempi che viviamo. L'enoteca durante il lockdown resta chiusa se non in modalit? on demand, cio? su appuntamento, oppure con consegna a domicilio: basta una telefonata e si decide assieme che vi pu? servire (a proposito, il mio cellulare ? sempre: 347 5566554). Comunque sia venerd? che sabato prossimi l'enoteca ? aperta con orario pomeridiano, 16-19,30, che hey, arriva Pasqua.

Nel frattempo che si beve, chiusi a casa? Difficile fare una statistica ma in generale a me pare che stia fissando una specie di tendenza. Nel cartoncino da sei bottiglie, che viene acquistato per la consegna a domicilio, normalmente ci stanno un paio di rossi leggeri, un paio di bianchi altrettanto, una bottiglia di bollicine e un rosso, o bianco, un po' pi? importante e/o tosto. Si copre, all'incirca, il fabbisogno della settimana - che, lo sapete, dovete bere poco. Lo sapete, vero?

Il magazzino non si rifornisce facile, data la situazione (non ho ancora scritto coronavirus e scusate, mi faccio i complimenti da solo). Un po' per fortuna e un po' perch? a me le cose easy piacciono, combinazione di 'sti tempi ho trovato le due etichette che vedete in immagine, e taac, sono davvero i vini che servono, adesso. E infatti si avviano ad essere best seller - o almeno, io me lo auguro, ecco.

Roagna, il nome del produttore, non ? quel Roagna di Langa, quello superfigo e costoso, ? Giuseppe Roagna, quell'altro, area Roero. per la precisione, abbiamo:

Langhe Dolcetto 2018. Finalmente un tono alcolico non ingombrante, 12,5%, che mi consente di iniziare una scheda con il grado, cosa che non faccio mai. La leggiadria ? la cifra di questo rosso fragrante e croccante, coi tannini accennati e un finale di mandorlina che innamora. Jolly per molti abbinamenti possibili, compagno di tavola confortante. Di questi tempi, poi. Prezzo: euro 10,80.

Langhe Favorita 2018. "Attento a quel che cerchi, potresti trovarlo". Io cercavo un bianco fine e teso, appena petillant (eh s?, l'hanno imbottigliato con un soffio di bollicine, solo un soffio), con frutta bianca e freschezza scattante in bocca, che il bicchiere finisse in un sorso solo. Ol?, trovato, adesso devo resistere alla tentazione di aprirne un'altra bottiglia. Sui nove euro.

E questi sono solo due esempi. Restate a casa, bevete poco ma insomma, bevete bene, e per ogni altra cosa restiamo a disposizione.
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[03/20/2020, 10:42] Cronache da qui, puntata indefinita
Sta finendo la seconda settimana di fermo, e non credo che vedremo presto la fine. La cosa peggiore, ammesso che si riesca a fare una classifica, ? non capire bene quando finir?. Tanto vale attenersi a quel che dicono i dottori, e non uscire, stare a casa il pi? possibile e resistere. Per quanto mi riguarda so che posso reggere su tempi lunghi, in questo genere di prove, ma appunto: quanto lunghi? Pure il mio lavoro non regger? questo fermo per molto. Ma adesso non ci penso.

Intanto leggo, guardo film e serie (come tutti quelli che conosco, direi) e bevo cose messe via o pescate a caso nella mia enoteca. Anche il lavoro, fermo com'?, ? una scusa per uscire se e quando c'? un cliente che ti chiama per una fornitura. E comunque esco col senso di colpa. Ieri sera ho risentito la lumassina (rifermentazione naturale in bottiglia) di Cascina Prai? (prodotta assieme a Sancio, raro caso di collaboration tra cantine) ed ? stata decisamente una bevuta confortevole e confortante. Soprattutto, ? sempre la solita storia del vino che quando arriva in enoteca ? poco pronto, ma dagli un po' di tempo e taac, diventa un capolavoro. Peccato che sia anche finito. Davvero, questo 2017 appena arrivato era tipicamente citrino, immaginate un succo di lime alcolico ed effervescente. Ieri sera invece era disteso e complesso.

Bevuto nel gotto sbagliato apposta, niente calice da assaggio: non si tratta di abbruttimento da casalinghitudine, era pi? una scelta ideologica, essendo quello vino contadino e retr?, ci voleva il bicchieraccio proletario. Quindi ? un'altra forma di snobismo, s
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[03/16/2020, 14:56] Tutti a casa
Alla fine pure qui si cede al virus, e si sta a casa. Direi che non serve spiegare quale virus, nemmeno si sente il bisogno di scrivere ancora mezza parola in pi? su quel che succede - e su quanto surreale e pazzesco sia tutto. Che poi, in effetti, nemmeno ho idea di quanto tutto sia in corso di sovversione e cambiamento. Come cambieranno le cose, da adesso in poi? Non sono in grado di formulare risposte. Posso immaginare scenari, e non mi piacciono. Cerco di ridurre al minimo il rumore di fondo, e questo post serve solo per annunciare che l'enoteca ? chiusa fino a nuovo ordine. Sono possibili acquisti su appuntamento, e/o consegne a domicilio (gratis) chiamando il numero 374 5566554.

Lavorare, cio? stare aperti, con un clima da coprifuoco era impossibile. E probabilmente non aveva gran che senso: per ora ? chiaro che stare a casa previene le possibilit? di trasmissione e contagio, quindi per la salute mia e di tutti, ? meglio ridurre in ogni modo le occasioni di uscita. E fine.

Quindi tutti a casa, anche io. Credo che sar? un periodo interessante, mi dedicher? alle letture e prover? a tenere un diario. Magari, anche, delle cose che bevo e leggo, a partire dall'immagine l? sopra, pescata a caso nella mia galleria del cellulare (in questi giorni pure troppe foto cos?, ho inserito). Esco solo nelle situazioni consigliate (o consentite), lavoro ad un nuovo progetto, vivo e attendo. Spero tutto bene anche voi.
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[01/24/2020, 14:11] Grillo, nel senso del Rossese di Dolceacqua (non quell'altro)
I lavori in corso per il prossimo Genova Wine Festival hanno lati positivi e divertenti. Per esempio si cercano, e si trovano, aziende nuove e inedite. Succede anche di trovare un produttore del quale non ci sono nemmeno due righe sull'internez. Mai recensito, sconosciuto. Sito in costruzione. E allora che si fa? Facciamo noi il primo passo.

Grillo ha due ettari di vigneto nella zona del Dolceacqua (Rossese di). L'azienda in realt? fa olio, il vino ? un fatto recente - e almeno quel sito esiste. "La passione per il nostro territorio ci ha invogliato a creare un'azienda vitivinicola, che si estende per due ettari, dove nasce la nostra produzione di Rossese". E fine della presentazione, non male come minimalismo ligure, vero?

Quindi che vuoi fare, assaggiamo. Ho aperto i vini in due riprese. Prima il Rossese di Dolceacqua Superiore 2018, che dal colore profondo si annuncia un po' stipicizzato, se per tipico intendiamo il colore scarico. Il naso segue a ruota, pi? frutta che scattanza, ma comunque bella bevibilit?, certo non pesante nell'esecuzione (per fortuna). Piacevole, e da risentire. Il Rossese "base", o classico, sempre 2018, aperto il giorno dopo ha dato una gran bella prova, forse anche pi? attraente, adesso, rispetto al pur buono Superiore: ? scarico al colore e il naso ? un mix un po' selvatico di terra e frutto, la bocca ? snella, insomma scatta bene. Mi piace.

Alla fine promossi, saranno al Festival. L'impressione ? positiva anche data la vendemmia 2018, che da quelle parti non ? stata facilissima. Ai posteri (e ai visitatori del GWF) la sentenza, speriamo non ardua.
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[09/27/2019, 07:38] Gli anni passano anche qui
Ogni tanto mi chiedo a che serva esattamente Linkedin, e finisco per darmi la solita risposta: serve a creare connessioni. Tutto molto bello, ma insomma, anche molto distante e vaporoso. Qualche giorno fa per? Linkedin mi ricorda che questo blog compie quindici anni - e le prime reazioni che ho avuto erano del tipo "com'? potuto succedere?"

Poi non contento, Linkedin mi consiglia modi per diventare pi? sharp, ch? evidentemente i suoi insondabili algoritmi hanno rilevato questa necessit?. Se ? vero, ecco un altro punto di utilit? in quella rete sociale.

Certo, quindici anni di chiacchiere in questo belmondo sono stati un bel giro. E siccome non ho ancora finito, si continua, possibilmente sharp.
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[09/09/2019, 15:27] Ricomincio da Montalcino (un posto a caso)

Settembre, andiamo. ? tempo di... poi non mi ricordo come fa. Si ricomincia, insomma, ? settembre, e questa ? la non-notizia. Questo settembre per me arriva dopo un lungo periodo un po' particolare, convalescenza post-operatoria, e vi risparmio i dettagli - ma sono quelle vicende del tipo "il dottore dice che devi stare a riposo ALMENO un mese". E sono quei momenti in cui volevi essere davvero un dipendente del parastato, ma ? andata come ? andata, sei enotecaro. Quindi con qualche ritardo alziamo la serranda, e davvero si ricomincia.

Alla fine della lunga pausa riesco a fare una fuga veloce a Montalcino (un posto a caso). Bravo me, me lo dico da solo. Cos'? quella? Una breve vacanza? Una trasferta di lavoro? Tutte e due le cose assieme. E alla fine se devo prendermi un periodo pure breve per, boh, rimettermi assieme, scelgo di camminare le vigne di Montalcino. A 'sti punti il wine blogger pubblica qualche foto da paesaggio meraviglioso e settembrino come solo da quelle parti pare di trovare, e risolve la questione narrativa.



Long story short, al ritorno da laggi? ho appena scaricato una cosa di Montalcino che mi piace assai. Fattoria del Pino, cos? si chiama la new entry in enoteca, ? una produzione manco a dirlo piccola e bella, in stile con la casa (la mia, di casa, intendo) perch? qui si selezionano cose di quel genere. Poi ? emergente, ? nuova, ? fuori dai giri. Lavora in naturale, niente interventismi, pura espressione del sangiovese di quel territorio. L'azienda presenta tre etichette che elenco in ordine di peso, importanza, prezzo.



Vin Val? 2016 ? un Rosso di Toscana IGT, e proviene da un vigneto di impianto recente. Ha la grazia del frutto e la veemenza del sangiovese, un piccolo passaggio in legno (solo grande, in azienda) lascia alle note ancora fresche e fruttate uno spazio maggiore, a renderlo una piccola delizia. Sta sui 15 euro.

Rosso di Montalcino 2015 esce da un'annata abbastanza benedetta. Ci sarebbe da dire, ora, su questo vino, quella formula abbastanza abusata e nemmeno simpaticissima, "? un piccolo Brunello". Ci ho pensato un po' a come evitarla questa formula, ma si vede che non ci ho pensato abbastanza. Veramente un assaggio del tipo "comprare subito". In enoteca costa un po', sui 22 euro. Li vale tutti. E per me vale pure di pi?.

Brunello di Montalcino 2014, scelto apposta dalla famigerata annata poco fortunata. La produttrice in quella vendemmia ha ridotto le rese in misura drastica, e l'effetto ? quello che mi piace tanto: ? nelle annate difficili che esce fuori la classe dell'azienda. Questo Brunello '14 ? un capolavoro. E con lui ho una panoramica di tre annate, quanto basta per cominciare a conoscersi. E fare amicizia. Costa euri 59.



E siccome ci piace tanto, Fattoria del Pino entra a far parte delle aziende che vendo anche in rappresentanza, quindi i colleghi operatori si fanno un nodo al fazzoletto - e presto qui si apre qualcosa da assaggiare, sempre per quella cosa "bello parlare di vino, ma assaggiarlo ? meglio".
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[05/21/2019, 14:08] Mare&Mosto, ma anche diavolo&acqua santa
Si va a Sestri Levante, a girare per i tavoli di Mare&Mosto, per quella cosa che chiamiamo location, che pure in due giornate grigie e di pioggia merita abbondantemente il viaggetto. La Baia del Silenzio, la spiaggia, le barche a riva, con l'effetto mare d'inverno di questo memorabile (in quanto invernale) maggio 2019 sono tutti elementi di grande bellezza che hey, quasi ti potrebbero distrarre dagli assaggi. Fortuna che piove quindi si sta dentro al Convento dell'Annunziata, belli concentrati.

Siccome serve sempre un filo rosso che connetta la rassegna e le dia un'identit?, qui si assaggia solo Liguria. E accade un fatto insolito, vista lo schieramento tra filosofie produttive che ormai s'? determinato: da una parte le fiere di vini naturali, dall'altra tutto quanto il resto - qualunque cosa sia, e pure la prima categoria non ? facilissima da definire. Qui invece li troviamo tutti e due, i produttori: i naturali un po' radical e i convenzionali che boh, ti dicono: eh, s?, ci sono anche io.

Il diavolo e l'acqua santa assieme. E siccome a me le categorie, soprattutto quando sono schieramenti, finiscono per sembrare respingenti, mi piace saltare, qui a Mare&Mosto, di palo in frasca. Quindi assaggio serenamente Possa e Bosoni, che, vi assicuro, sono un po' come il giorno e la notte. Quale ti piace? Quale ti dispiace? Per me funziona (alle solite) nello stesso modo: dipende da che c'? nel bicchiere. Per esempio: Possa ha schierato, di nuovo, uno Sciacchetr? encomiabile. Bosoni aveva il Vermentino Etichetta Nera che (giuro) profumava di pesto. Ma mica solo basilico, eh. C'era tutta la ricetta, i pinoli il pecorino l'olio di oliva. Insomma una cosa mai vista e un bel po' spiazzante. Mi ? piaciuto? Beh, s?.

In generale di questa rassegna potrei segnalare le produzioni che vendo, come fossi un auto-influencer. Quindi meraviglioso il Cinqueterre 2018 Perci? di Cheo. Altrettando il Rossese 2018 di Terre Bianche. Ma siccome non ce la faccio, devo dire strabene di quelli che non vendo e che berrei e riberrei un giorno s? e uno no. I Rossese (tutti) di Giovanna Maccario. Quello di Ka' Mancin?. Tra l'altro ? stata una rassegna interessante per i rossi, che insomma identifichiamo un po' meno con la liguritudine, e invece sui miei appunti ci sono punteggi altissimi per Pulin 17 di Bruna (granaccia e un po' di syrah e barbera), Shalok 16 di Poggio Gorleri (granaccia). Sui bianchi per me trionfano sempre, alle solite, Maria Donata Bianchi (vermentino) e Laura Aschero (pigato). Sul fronte che definiamo naturale, ma sappiamo che la definizione sfugge tra le dita come la sabbia fine della Baia del Silenzio, per me c'e' Daniele Parma e Casa del Diavolo - con tutta la produzione.

Il fatto ? che non so risolvermi nella scelta tra i due stili. Non ne ho proprio alcuna voglia.
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[03/16/2019, 09:48] Genova Wine Festival visto da qui
Di l?, cio? su Intravino, ho dedicato al Genova Wine Festival tre post. Pure troppi, verrebbe da dire - ma comunque eccoli:

Qui racconto la genesi di tutto quanto: ? stata una vicenda a lungo pensata, e desiderata.
Qui promettevo cosa avremmo fatto, in sostanza - e abbiamo mantenuto le promesse, si pu? dire.
Qui spiego com'? andata alla fine: in modo parecchio soddisfacente.

E allora, c'? bisogno di un altro post che parli di Genova Wine Festival? S? e no: non esiste una cosa come bisogno di un altro post, a meno che questo non sia un blog personale nel quale chi scrive riversa il suo flusso di coscienza. Indovina un po', Diario enotecario ? anche quella roba l?.

Cos? mentre Intravino alla fine ? la blogzine istituzionale nella quale in un certo senso era necessario parlare di GWF, qui non c'? nessuna necessit?, nessuna istituzionalit?. Quindi uno pu? lasciarsi andare a considerazioni traverse, che magari non infilerebbe in un comunicato stampa o in un ambito istituzionale dove i discorsi si impostano.

Gi?, cosa ci ? successo nel frattempo? Siamo diventati pi? adulti? Mettere mano a GWF ? stato anche quello, fare una cosa da adulti. Ora che ? passato, per?, a me lascia quella sensazione un po' straniante, come dopo un esame scolastico. Ora che ho passato questo test, penso al prossimo. E s?, appunto, ? straniante. Poi mi pare di averne parlato in tutti i modi, ma i modi erano quelli istituzionali. Che ci ? successo, che mi ? successo? Eravamo quelli cazzari, e adesso ci escono di bocca cose come signore e signori, benvenuti nella splendida cornice.

Per questo uno tiene un blog personale, per dire: caro Diario, GWF ? stato anche altro, per me.

Per esempio, ricordo domenica sera quando tutto era finito, e le ultime cose erano state smontate. Quella sera, quando era molto tardi ed ero in uno dei miei soliti posti a bere, mi prende una grande, profonda, improvvisa tristezza. Al punto che ero arrabbiato con me stesso, e mi dicevo: ma che diavolo ti prende? E niente, era pi? forte di me, era arrivata una botta improvvisa, come se i nervi avessero ceduto - e immagino sia stato qualcosa del genere. Mesi e mesi a pensare a un progetto, e ora era tutto passato.

Il fatto ? che davvero, tutto quanto, ? cominciato molto tempo fa. Ero a Vinitaly 2018 e gi? ne parlavo, con alcuni produttori. Le aziende che hanno partecipato a GWF sono state scelte, tutte, una per una, contattandole personalmente. Ad ogni produttore abbiamo spiegato il nostro progetto, ma parlavamo di qualcosa che esisteva solo nella nostra mente, fino ad allora. Li abbiamo dovuti convincere, a volte, e a volte come ? normale non ci siamo riusciti: qualcuno non poteva partecipare, qualcuno aveva terminato il vino disponibile, qualcuno, legittimamente, potr? aver pensato: ma chi sono, questi qua? Sia come sia, ? stato un lavoro lungo, passato per infiniti contatti telefonici e di persona. Alla fine lo scopo era mettere assieme una specie di dream team di produttori che ci piacevano. Adesso che vedo la bolletta telefonica, vedo anche quanto a lungo sono stato al telefono. Insomma, ci abbiamo infilato una quantit? di energia pazzesca, in questo progetto. Mi piacerebbe adesso ringraziare, uno per uno, tutti i produttori che ci hanno creduto, e ci hanno detto di s?.

Per me poi questo lungo lavoro ? stato un fatto nuovo: lavorare con un gruppo di persone abbastanza numeroso, una squadra, e mi riferisco ai ragazzi di Papille Clandestine che hanno reso possibile concretamente tutto quanto. Io che sono un solitario, una ditta individuale e anche abbastanza individualista, ho cercato di lavorare in squadra, ho cercato di capire come ci si muove in una realt? complessa come quella - e mentre per qualcuno il lavoro di squadra ? pane quotidiano, per me era una novit? ed anche una sfida. Spero di aver fatto quel che ci si aspettava da me, ma adesso che sono nella fase dei ringraziamenti, dico grazie ai papilli che mi hanno voluto, assieme a Pietro, nel gruppo operativo di organizzatori, visto che GWF ? stato appunto una joint venture tra loro e il settore genovese di Intravino.

E siccome la rete non dimentica, e alla fine questo ? un quartierino ristretto, in questo post del 2010 (duemiladieci, ehm) scoprivo pi? o meno l'esistenza dei papilli. Ragazzi, ne ? passato di tempo, eh?

Adesso per? per non esagerare coi sentimentalismi, facciamo i buoni propositi. Si avvicina il prossimo Vinitaly, e gi? so che contatter? alcune aziende che sono nella nostra wish list, per il prossimo Genova Wine Festival. Perch? s?, pensiamo gi? all'edizione 2020.
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